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antonellasapio@libero.it

favorirne la diffusione, rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale che, impedendole, si

pongono come limiti al pieno sviluppo della persona umana.

In modo analogo non vi è espresso riferimento, negli artt. 33 e 34 in tema di ricerca ed istruzione,

alla cultura sportiva come oggetto di sapere elevato al rango di dignità scientifica. Il legislatore ha

favorito l‟insegnamento della cultura fisica nelle scuole primarie e secondarie ed elevato la ricerca

scientifica e gli studi di livello superiore nel campo delle scienze motorie all‟insegnamento

universitario.

L‟art. 32 infine statuisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell‟individuo

e interesse della collettività.

La tutela della salute, in campo sportivo, trova la sua espressione in primo luogo nel diritto

all‟integrità fisica collegato alla scelta di vita che il soggetto ha effettuato.

I PRINCIPI NORMATIVI.

e l‟evoluzione del fenomeno sportivo in Italia

La nascita coincide con un atteggiamento di

sostanziale indifferenza da parte del legislatore statale. Sebbene il CONI fosse stato istituito nel

1907 e fosse divenuto nel 1914 un‟organizzazione a carattere permanente con funzioni di controllo

di tutta l‟attività sportiva nazionale, solo nel 1942 con la legge 426 il legislatore definisce il CONI

un ente pubblico non economico e le FSN i suoi organi.

Verso la fine degli anni ‟70 si accresce la dicotomia tra sport dilettantistico e professionistico, nasce

l‟associazione italiana calciatori e il mercato dei calciatori suscita l‟interesse del Governo

conducendo all‟emanazione della l. 91/1981 sul professionismo sportivo, poi modificata dalla l.

586/1996 a seguito dell‟effetto dirompete provocato dalla sentenza “Bosman” sulle società sportive

professionistiche e calcistiche in particolare. Lo Stato mostra attenzione verso il fenomeno sportivo

anche se la maggioranza delle norme siano destinate al calcio. Alla fine degli anni ‟90 si assiste ad

una vera e propria “frenesia” legislativa. Viene emanato il decreto Melandri con l‟obiettivo di

riordinare il CONI.

Nel tentativo di arginare il fenomeno dilagante del doping viene emanata la l. 14 dicembre 2000;

viene istituita la Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping per la tutela della salute

nelle attività sportive, e il doping diventa un reato penale.

L‟avvento del Superenalotto provoca il crollo del Totocalcio e in genere dei concorsi pronostici

legati ad eventi sportivi, acuendo la crisi finanziaria del CONI, per cui lo Stato interviene

nell‟assetto del CONI con la costituzione della CONI Servizi spa.

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La crisi economica delle società calcistiche spinge ancora una volta lo Stato ad intervenire con il

cosiddetto decreto spalma-ammortamenti( d.l. 282/2002) che consente alle società professionistiche

di spalmare in 10 rate annuali di pari importo gli ammortamenti relativi all‟ammontare delle

svalutazioni dei diritti pluriennali delle prestazioni sportive dei loro atleti, determinato sulla base di

un‟apposita perizia giurata.

Nell‟estate del 2003 il caso Catania manda in crisi l‟intero sistema di giustizia sportiva e mette in

discussione l‟avvio della stagione agonistica 2003-2004. Il legislatore interviene con il decreto

Salvacalcio. Viene affermata l‟autonomia dell‟ordinamento sportivo e i limiti di tale autonomia,

riconoscendo la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e la competenza territoriale del

TAR Lazio per le controversie sportive rilevanti anche per l‟ordinamento statale.

Infine l‟obiettivo di eliminare tutte le disfunzioni createsi, è quello che ha voluto perseguire il

decreto noto come “Pescante” modificando ed integrando il testo del decreto Melandri.

I PRINCIPI FONDAMENTALI DEL CONI.

Il Consiglio Nazionale, nel 2004, ha approvato i nuovi principi fondamentali ai quali dovranno

uniformarsi gli Statuti delle FSN, delle DSA, degli EPS, delle Associazioni benemerite, delle

Associazioni e Società sportive, così come previsto dall‟art. 6 del nuovo Statuto.

I nuovi 29 principi sono suddivisi in 8 titoli dedicati:

1) ai principi e agli organi;

2) all‟assemblea e all‟esclusione dalla partecipazione ai lavori assembleari;

3) al diritto di voto;

4) al Collegio dei revisori dei conti;

5) all‟eleggibilità alle cariche federali e alle incompatibilità;

6) all‟organizzazione;

7) ai comitati regionali e provinciali;

8) ai principi regolatori dell‟attività sportiva.

Gli Statuti delle Federazioni e delle Discipline Associate devono:

 uniformarsi a questi principi fondamentali;

 essere redatti in conformità alle norme contenute nello Statuto del CONI;

 indicare l‟organismo internazionale al quale aderiscono;

 prevedere espressamente l‟adesione incondizionata al Regolamento Antidoping del

CONI(n.1). antonellasapio@libero.it

Sono organismi primari l‟Assemblea nazionale e territoriale, il Consiglio federale, il Presidente

federale ed il Collegio dei Revisori dei conti(n. 2).

I principi nn. 3, 4 e 5 disciplinano l‟attribuzione del diritto al voto a società ed associazioni sportive,

nonché ad atleti, tecnici, ed ufficiali di gara per l‟elezione dei rappresentanti negli organi direttivi

nazionali.

In n. 6 concerne la partecipazione ai lavori assembleari.

Il n. 9 regola la possibilità di concedere deleghe, con il fine di garantire la più ampia partecipazione

diretta possibile ai lavori delle assemblee.

I n. 12, 13,14 e 15 fissano i principi di eleggibilità alle cariche federali e quelle di incompatibilità.

L‟ultimo titolo, dal n. 21 al 27, riguarda la regolamentazione dell‟attività sportiva che in concreto le

Federazioni e le Discipline Associate svolgeranno.

L‟ultimo principio, il n. 27, è dedicato al sistema di giustizia sportiva ed impone alle FSN e alle

DSN di adeguare gli Statuti e i Regolamenti di giustizia ai Principi di Giustizia emanati dalla Giunta

Nazionale e ai principi del diritto processuale penale.

IL SISTEMA DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA.

I PRINCIPI DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA.

Accertata l‟esistenza di un ordinamento giuridico nazionale deve riconoscersi anche un sistema di

giustizia sportiva, istituito all‟interno dell‟ordinamento sportivo, strutturato in modo analogo a

quello della giustizia statale, con il compito di risolvere le controversie tra atleti, società sportive e

federazioni, nonché di reprimere le violazioni da parte degli associati delle norme dell‟ordinamento

e assicurare l‟applicazione della sanzione.

sportivo

Ciascuna FSN e DSA deve avere il suo sistema di giustizia autonomo, specializzato in funzione

della disciplina di appartenenza, ma necessariamente vincolato, nella struttura e nel contenuto delle

decisioni, ai principi del CONI.

Nell‟ottobre del 2003, a seguito della conversione del decreto Salvacalcio, la Giunta Nazionale ha

provveduto all‟approvazione di 7 principi di giustizia sportiva in sostituzione dei Principi di

giustizia federale fino ad allora contenuti nella seconda parte dei principi informatori degli Statuti

federali aggiornati al 1997.

Il primo principio individua gli scopi della giustizia sportiva e cioè il rispetto dei principi

dell‟ordinamento giuridico sportivo , il rispetto del fair play, la decisa opposizione ad ogni forma di

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illecito sportivo, all‟uso di sostanze e metodi vietati, alla violenza sia fisica che verbale alla

commercializzazione e corruzione.

A tal fine devono essere istituiti specifici organi di giustizia sportiva che si avvalgono di giudici

scelti in base a criteri oggettivi di professionalità, i quali devono essere terzi ed imparziali.

La terzietà, autonomia e indipendenza di giudizio e di valutazione dei giudici, negli ordinamenti

federali, è garantito con la previsione di cause di astensione e di ricusazione dei giudici e del fatto

che il loro mandato è indipendente dalla permanenza in carica degli organi che li hanno designati.

Nonostante ciò, si è avvertita l‟esigenza di creare un organismo di giustizia nominato dal CONI,

quindi svincolato dalle singole Federazioni, così da garantire ancora più terzietà, autonomia e

indipendenza di giudizio e valutazione. Nel 2001 è stata istituita la Camera di Conciliazione e

Arbitrato dello Sport presso il CONI.

Il terzo disciplina il procedimento sportivo richiamando i principi della Costituzione e del diritto

processuale.

La giustizia sportiva deve essere improntata alla massima rapidità non solo per consentire il

regolare svolgimento del programma delle competizioni sportive, ma soprattutto per garantire che la

pena sia effettivamente scontata. Per questi motivi i termini processuali sono limitati al massimo e

le decisioni di primo grado sono sempre immediatamente esecutive.

Il quarto è dedicato al Procuratore federale, cui sono attribuite le funzioni inquirenti e requirenti,

tranne quelle riservate alla procura Antidoping del CONI per le violazioni di norme in materia di

doping.

Il quinto riguarda i provvedimenti di clemenza: grazia( di competenza del Presidente federale,

qualora sia cmq già stata scontata almeno la metà della pena inflitta), amnistia e indulto( di

competenza del consiglio federale).

Il sesto stabilisce l‟inserimento negli Statuti e nei Regolamenti di giustizia della clausola

irrituale.

compromissoria, che consenta di ricorrere all‟arbitrato

L‟ultimo principio attribuisce alle federazioni la facoltà di organizzare autonomamente la giustizia

sportiva, tanto che è opportuno parlare di tanti sistemi di giustizia quante sono le FSN e le DSA

riconosciute dal CONI, al quale spetta in ogni caso vigilare sul rispetto di tutti i principi di giustizia.

LE FORME DI GIUSTIZIA SPORTIVA.

Sulla base dell‟oggetto, della natura della controversia, si è soliti procedere ad una classificazione

dei vari tipi di giustizia. antonellasapio@libero.it

Vi è la GIUSTIZIA TECNICA, che mira a garantire il corretto svolgimento delle competizioni ed il

rispetto delle norme che regolano il gioco della disciplina praticata e che sono poste dalla FSI di

appartenenza; il rispetto di queste costituisce la garanzia della par condicio tra coloro che prendono

Nel corso di gara è l‟Ufficiale di

parte alla competizione, essenziale per poter confrontare i risultati.

gara, l‟organo di giustizia tecnica il quale adotta le decisioni di tipo tecnico e quella di natura

disciplinare. Terminata la gara, le controversie sulla regolarità della stessa sollevate dai partecipanti,

tramite il cd. reclamo, sono di competenza degli organi federali di giustizia. In primo grado è

istituito un Giudice unico.

La GIUSTIZIA DISCIPLINARE è finalizzata all‟accertamento e alla punizione del comportamento

dell‟associato che violi i precetti dei Regolamenti federali e attenti all‟esistenza dell‟ordinamento

sportivo stesso; ha la stessa funzione delle sanzioni penali all‟interno dell‟ordinamento statale e può

all‟applicazione della sanzione espulsiva.

arrivare

Nelle Carte federali si trovano delle singole fattispecie di illecito disciplinare ben determinate.

vi è la frode sportiva o illecito sportivo che è l‟illecito più grave perché nell‟ordinamento

Anzitutto

sportivo il bene primario da tutelare è la gara. Poi si va dal doppio tesseramento , alla violazione

della clausola compromissoria e del principio di lealtà e correttezza.

Quest‟ultimo principio costituisce l‟enunciazione di un principio primario e fondamentale senza

ulteriore specificazione e può quindi anche assumere carattere residuale, venendo applicato laddove

non vi sia un‟altra previsione più specifica e dettagliata in cui far rientrare i fatti censurati.

In ogni Federazione e Disciplina Associata è previsto un meccanismo procedimentale per lo

svolgimento del giudizio e l‟irrogazione della sanzione, ciò che comunemente viene definito

Procedimento Disciplinare.

Il sistema di giustizia sportivo è incardinato sul principio del giusto processo, previsto dall‟art. 2.8

dello Statuto del CONI, laddove si chiarisce che l‟ente garantisce i giusti procedimenti per la

risoluzione delle controversie nell‟ordinamento sportivo, cioè la contestazione dell‟accusa, il

contraddittorio, il diritto di difesa. Vi è un Procuratore federale, che ha il compito di esercitare

d‟ufficio l‟azione nel caso in cui vengano commesse azioni in violazione dei Regolamenti,

svolgendo un‟azione requirente.

Una volta istruito il procedimento, il Procuratore presenta una richiesta di archiviazione oppure

deferisce gli inquisiti all‟organo disciplinare di primo grado. Vi è poi la possibilità di appellare la

decisione emanata dinanzi all‟organo collegiale di secondo grado.

Vi è poi una GIUSTIZIA ECONOMICA che comprende le controversie di carattere patrimoniale

tra gli associati e le società sportive. Si tratta di controversie dove le parti sono entrambe portatrici

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di un interesse personale di ari grado e natura, ed in cui la Federazione non assume il ruolo di parte

la funzione di garantire l‟equo e corretto funzionamento del

in causa, ma di terzo, cui è attribuita

meccanismo risolutivo della controversia.

La GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA indica i casi in cui è riconosciuto un rimedio impugnatorio

interno avverso le deliberazioni dell‟Organo amministrativo federale. La prassi applicativa ne

riconosce la perseguibilità solo nelle ipotesi in cui gli atti degli organi di amministrazione abbiano

un contenuto tecnico sportivo e non politico, normativo o amministrativo in senso stretto.

I RAPPORTI TRA LA GIUSTIZIA SPORTIVA E LA GIUSTIZIA ORDINARIA.

Negli Statuti e nei Regolamenti di ogni Federazione esiste una disposizione( vincolo di giustizia)

che impone ai propri affiliati e tesserati di adire per tutte le questioni derivanti dallo svolgimento

dell‟attività sportiva esclusivamente gli organi della giustizia sportiva e che preclude agli stessi al

facoltà di rivolgersi alle Autorità giurisdizionali dello Stato per la tutela dei propri interessi, con la

previsione di sanzioni che variano e vanno dalla penalizzazione di punti in classifica fino alla

radiazione dall‟ordinamento sportivo.

Tuttavia il vincolo di giustizia, nell‟ordinamento statale, si scontra con gli artt. 24, 113 e 114 Cost.,

che riconoscono a tutti i cittadini il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti

soggettivi ed interessi legittimi, sia la giurisdizione dei giudici statali, ordinari e amministrativi.

Così dottrina e giurisprudenza hanno ritenuto il vincolo di giustizia legittimo e operante solo se e

quando la controversia abbia ad oggetto diritti disponibili e non indisponibili o interessi legittimi.

Quindi, le questioni di carattere tecnico, cioè attinenti a decisioni sportive meramente tecniche, in

quanto rilevanti solo all‟interno dell‟ordinamento sportivo, sono state sempre ritenute insindacabili

dal giudice statale. Invece le questioni di carattere economico rilevano anche per l‟ordinamento

statale, così come quelle di carattere disciplinare e i provvedimenti amministrativi.

Tuttavia, gli organi federali si sono rifiutati di dar seguito ai provvedimenti dei giudici statali su

questioni prettamente sportive, sulla base di una presunta, assoluta autonomia dell‟ordinamento

sportivo rispetto a quello statale e dell‟obbligo di rispettare le direttive in tal senso emanate

dall‟Autorità sportive internazionali.

Da qui l‟opportunità di un intervento del legislatore statale che chiarisse tutte le questioni che

assumono rilevanza per l‟ordinamento giuridico dello Stato separandole da quelle giuridicamente

indifferenti per lo stesso.

L‟occasione si è presentata nell‟estate del 2003 con la vicenda legata al Catania calcio. Il Governo

ha emanato il d.l. 220/2003, con il quale ha disciplinato i rapporti tra ordinamento sportivo e statale

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e ha attribuito al CONI il potere di adottare, su proposta della Federazione competente,

provvedimenti di carattere straordinario transitorio per assicurare l‟avvio dei campionati 2003-2004.

Tale decreto ha consentito al Consiglio federale della FEDERCALCIO , di ripescare le Società

ricorrenti , retrocesse sul campo in C1, allargando il campionato di B a 24 invece che 20 squadre e

di fatto eliminando l‟interesse delle stesse a chiedere il blocco delle retrocessioni.

Il cd. decreto Salvacalcio è stato convertito con modificazioni nella l. 280/2003. Con questa legge lo

Stato ha sancito l‟autonomia dell‟ordinamento sportivo nazionale, quale articolazione

dell‟ordinamento sportivo internazionale facente capo al CIO, ad eccezione delle situazioni

giuridiche soggettive rilevanti per l‟ordinamento statale, ma anche di materie affidate all‟esclusiva

giurisdizione sportiva( art. 1).

L‟art. 2 riserva all‟ordinamento sportivo la disciplina delle questioni aventi ad oggetto: l‟osservanza

e l‟applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell‟ordinamento sportivo

nazionale e delle sue articolazioni al fine di garantire il corretto svolgimento delle attività sportive; i

comportamenti rilevanti sul piano disciplinare e l‟irrogazione ed applicazione delle relative sanzioni

disciplinari sportive.

le società, le associazioni, gli affiliati e i tesserati hanno l‟onere di adire in via

Per queste materie

esclusiva gli organi di giustizia sportiva.

L‟art.3.1 sancisce la giurisdizione del giudice ordinario sui rapporti patrimoniali tra società,

associazioni ed atleti(controversie economiche) ribadendo la facoltà per gli interessati di adire,

alternativamente, gli organi di giustizia sportiva o quelli ordinari competenti.

Inoltre l‟art. 3 dispone la devoluzione di ogni controversia, avente ad oggetto atti del CONI o delle

FSN e che non sia riservata alla giustizia sportiva, alla giurisdizione esclusiva del giudice

amministrativo, a patto che siano esauriti tutti i gradi della giustizia sportiva.

Avendo il TAR Lazio con sede in Roma competenza per gli atti amministrativi di rilevanza

nazionale è stata riservata in via esclusiva a quest‟organo la giurisdizione sugli atti del CONI e delle

FEDERAZIONI. E gli è stata attribuita anche la competenza funzionale inderogabile per il giudice

cautelare in materia di sport.

COMPROMISSORIA E L‟ARBITRATO SPORTIVO.

LA CLAUSOLA

L‟intento programmatico delle FS di amministrare la maggior parte delle controversie dei propri

affiliati, le ha portate ad introdurre nei propri Statuti o Regolamenti delle clausole con cui gli

affiliati si obbligano a deferire la controversia fra loro insorta ad appositi organi di giustizia ovvero

a rimettere la controversia a collegi arbitrali.

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Al vincolo di giustizia si affianca la clausola compromissoria, mediante al quale la risoluzione della

controversia è affidata ad appositi Collegi arbitrali.

Si tratta di un arbitrato volontario ossia che trova la propria fonte nella libera scelta delle parti. Agli

arbitri vengono devolute le controversie riguardanti gli affiliati, i tesserati; il vincolo permane fino a

permane l‟affiliazione o il tesseramento.

quando

Le clausole compromissorie svolgono efficacia sia nell‟ordinamento sportivo che in quello statale,

pertanto si pongono in alternativa sia alla giustizia sportiva che a quella statale. Nel primo caso la

competenza del Collegi arbitrali è delimitata in negativo, in maniera residuale, ossia vi rientrano

quelle materie che non sono di competenza degli organi di giustizia sportiva, quindi non vi rientrano

né le controversie tecniche( aventi ad oggetto il risultato di una gara) né quelle disciplinari( aventi

ad oggetto un provvedimento autoritativo della Federazione) in quanto tali procedimenti

presuppongono che sia parte la Federazione e quindi non arbitrabili, e cmq di competenza di

appositi organi sportivi. Invece per quel che riguarda le controversie economiche, le parti sono

libere di devolvere la risoluzione delle controversie a collegi arbitrali.

Nell‟ordinamento sportivo ciò che contraddistingue le procedure dell‟arbitrato da quelle sottese a

sportive è l‟elemento della terzietà dell‟organo giudicante rispetto le parti.

dirimere le controversie

Questo fa si che non si possa parlare di arbitrato sportivo in senso proprio, laddove il soggetto

chiamato a decidere la controversia non sia equidistate dalle parti, ovvero quando esso stesso sia

espressione di una delle parti in contesa. Agli arbitri viene conferita la funzione di giudicare e di

decidere sulle controversie con decisione efficace e vincolante fra le parti. Dal momento della

per le parti dell‟obbligo di osservare il dictum degli arbitri.

sottoscrizione del lodo nasce

L‟arbitrato sportivo ha natura irrituale, infatti benché sia il lodo emesso a seguito di arbitrato rituale

che quello emesso a seguito di arbitrato irrituale siano vincolanti tra le parti, solo al primo può

essere attribuita natura analoga a quella della sentenza e che sia valido titolo per l‟esecuzione

forzata.

Efficacia esecutiva che cmq ogni singola federazione tende ad assicurare nel proprio interno,

richiedendo che il lodo venga depositato presso appositi organi della stessa ed eseguito

spontaneamente dalle parti in contesa, pena la irrogazione di una sanzione disciplinare a carico delle

parti inadempiente.

LA CAMERA DI CONCILIAZIONE E L‟ARBITRATO PER LO SPORT DEL CONI.

La Camera di conciliazione e di arbitrato per lo sport del CONI, è stata istituita presso il CONI sulla

base della previsione contenuta nell‟art. 12 dell‟attuale Statuto CONI, con funzioni consultive, di

conciliazione e di arbitrato in materia sportiva. Si tratta di un organo che avrebbe dovuto rafforzare

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la portata della clausola compromissoria contenuta negli Statuti federali nonché l‟autonomia e la

specificità dell‟ordinamento sportivo,tramite un meccanismo di risoluzione delle controversie

esterno ai sistemi disciplinari delle singole FS.

L‟ambito di competenza è quello attinente alle controversie sportive, e quindi l‟ordinaria fonte

normativa di riferimento è costituita dalle carte federali, ma possono essere giudicate questioni che

insorgono in occasione della pratica sportiva pur senza coinvolgere la normativa federale.

La potestà di giudicare che possiede la Camera trova il proprio fondamento nella clausola

compromissoria contenuta negli statuti federali oppure nella volontà delle parti di devolvere le

controversie in arbitrato camerale.

Sono sottratti al giudizio arbitrale presso il CONI i casi di doping; altro limite è dato dalla durata

della sanzione sportiva inflitta, ed oggetto della contestazione dinanzi alla Camera,infatti

quest‟ultima è competente a decidere solo se l‟atto contestato commini una sanzione tecnico

disciplinare inferiore a 120 giorni. E‟ stabilita poi una condizione di procedibilità generale, ossia

che l‟istante, prima di adire la Camera abbia esaurito tutti i possibili ricorsi interni alla Federazione.

La principale fonte normativa che disciplina le funzioni e il procedimento camerale è il regolamento

della Camera approvato dal Consiglio nazionale del CONI. L‟art. 1 enuncia le funzioni e la struttura

della Camera che è composta da 9 membri, di cui 5 fissi e 4 a rotazione estratti da un elenco di

esperti, con un Presidente e un Consiglio di Presidenza. E‟ anche istituito un Ufficio di Segreteria

ed è stato istituito un Registro di gratuito patrocinio per assicurare un difensore anche per i

ricorrenti meno abbienti.

Dal punto di vista cognitivo la Camera esplica un previo e obbligatorio tentativo di conciliazione

sulle controversie sottoposte alla sua attenzione, e sulle quali abbia competenza. La parte istante ha

l‟onere di ricorrere alla Camera per chiedere che venga esperito il tentativo di conciliazione entro

14 giorni da quando ha avuto conoscenza dell‟atto contestato. Deve anche notificare l‟istanza alla

controparte e alla Federazione, DSA o EPS di appartenenza. il procedimento si incardina con il

deposito,presso la segreteria della Camera del ricorso e della documentazione allegata, cui va unita

la prova dell‟avvenuta notificazione.

La parte convenuta deve comparire all‟incontro di conciliazione ed ha facoltà di depositare entro il

dalla ricezione dell‟istanza una propria memoria. A proposito dei termini di

termine di 7 giorni

costituzione la norma si limita a stabilire il termine fissandone la decorrenza dalla ricezione

dell‟istanza. La decorrenza del termine potrebbe indifferentemente decorrere dalla ricezione

dell‟istanza sia da parte della segreteria che a seguito dell‟obbligatori notificazione a cura

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dell‟istante. Sembra, cmq, più conforme ai principi generali in materia di termini processuali che il

dalla notificazione dell‟istanza a cura del ricorrente.

dies a quo venisse computato con decorrenza

A seguito delle innovazioni apportate al funzionamento della Camera nel 2005, il Conciliatore non

è più obbligato a sottoscrivere il verbale di conciliazione, dandone cmq motivata comunicazione

alle parti, ma può prendere atto dell‟avvenuta conciliazione. In tal modo la conciliazione

scritta

viene considerata un atto di natura negoziale, basato sull‟accordo delle parti.

Qualora il tentativo di conciliazione non vada a buon fine, la fase di conciliazione lascia il posto

alla successiva ed eventuale fase arbitrale. L‟arbitrato si incardina con ricorso che va depositato

entro 21 giorni dalla data di chiusura della procedura di conciliazione, che deve aver avuto esito

Anche per l‟instaurazione dell‟arbitrato l‟istanza va notificata alla controparte.

infruttuoso.

Il procedimento arbitrale prevede poi una fase istruttoria, la discussione orale dinanzi all‟organo

arbitrale e la decisione della controversia tramite la pronuncia del lodo. Il Collegio può

rendere noto il dispositivo, ma entro 120 giorni dall‟accettazione della nomina da

anticipatamente

parte dell‟ultimo arbitro deve depositare il lodo completo di motivazione.

Qualora le parti non adempiano alle disposizioni contenute nell‟accordo conciliativo del lodo entro

un mese dalla date della verbalizzazione o nel diverso termine fissato dai conciliatori o dagli arbitri,

la segreteria della camera, su richiesta della parte interessata, invita l‟altra parte ad adempiere entro

il termine di 15 giorni dal ricevimento della diffida. Una volta scaduto anche questo termine il nome

dell‟adempiente viene comunicato alle Autorità sportive interessate per i provvedimenti di loro

competenza. L’AFFILIAZIONE.

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SPORTIVA

Per SOCIETA‟ si intendono tutte le organizzazioni di tipo associativo che hanno come

oggetto l‟esercizio dell‟attività sportiva. Qualsiasi s.s. entra a far parte dell‟ordinamento sportivo

con l‟affiliazione alla FSN, DSA o EPS riconosciuti dal CONI e competente per lo sport che quella

società intende praticare.

L‟ è l‟atto con il quale la società sportiva acquista il complesso di diritti e di

AFFILIAZIONE

obblighi che riguardano la sua attività sportiva in ambito nazionale ed internazionale. Costituisce

una delle condizioni per la costituzione di una società sportiva professionistica.

Il documento comprovante l‟affiliazione deve essere depositato presso il Registro delle imprese dal

notaio che ha ricevuto l‟atto costitutivo ed esercitato il controllo a lui affidato.

Con la l. 91/1981 ha assunto natura pubblicistica.

Il diniego o la revoca dell‟affiliazione da parte di una federazione potrà esserci solo se lo Statuto

della società non possiede i requisiti previsti dalla l. 91, dalle disposizioni legislative 128/2004 e dal

codice civile, nonché in presenza di clausole in contrasto con queste norme, limitando il potere

discrezionale delle federazioni ai soli requisiti tecnico-sportivi.

La revoca è anche prevista nei regolamenti federali come sanzione in caso di grave infrazione

dell‟ordinamento sportivo e non produce automaticamente lo scioglimento e la messa in

liquidazione della società, ma solo l‟inibizione allo svolgimento dell‟attività sportiva.

LE SOCIETA‟ SPORTIVE PROFESSIONISTICHE E DILETTANTISTICHE.

del settore professionistico da parte di una FSN è possibile in presenza di una notevole

L‟istituzione

rilevanza economica del fenomeno ed a condizione che la relativa attività sia ammessa dalla

rispettiva Federazione Internazionale.

I requisiti che una s.s. deve avere per essere professionistica e poter stipulare contratti con sportivi

professionisti sono:

 costituirsi nella forma di spa o srl;

 nominare il Collegio sindacale;

 prevedere che una quota parte degli utili, non inferiore al 10% sia destinata a scuole

giovanili di addestramento e formazione tecnico-sportiva;

 essere affiliato alla rispettiva FSN riconosciuta dal CONI.

Le associazioni e le società sportive dilettantistiche devono indicare nella denominazione sociale la

finalità sportiva e la ragione sociale dilettantistica e possono assumere la forma:

 associazione sportiva priva di personalità giuridica

 associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato

antonellasapio@libero.it

 società sportive di capitali o cooperativa.

LA RESPONSABILITA‟ DELLE SOCIETA‟ SPORTIVE.

La violazione delle regole federali comporta l‟insorgenza a carico del trasgressore di una

responsabilità e l‟applicazione della conseguente sanzione da parte degli organi di giustizia federali.

Per le società sportive è prevista una responsabilità:

il fatto sia commesso da chi rappresenta l‟ente ai sensi della normativa federale;

a. quando

b. quando il fatto, pur se commesso da persone estranee alla società, risulti vantaggioso per la

compagine sociale;

c. in conseguenza di fatti violenti commessi dai propri sostenitori in occasione o a causa di una

gara.

Le sanzioni applicate variano a seconda della gravità dei fatti commessi e consistono in una serie di

provvedimenti riguardanti lo svolgimento delle gare, la posizione in classifica e provvedimenti di

natura economica. l‟ordinaria

Accanto alla responsabilità derivante dalla violazione dei precetti sportivi,sussiste

responsabilità sia civile che penale.

Per andare esente da responsabilità, la s.s. deve fornire la prova di aver posto in essere le misure

idonee a garantire lo svolgimento della gara secondo le regole che le sono proprie.

Qualora sia anche organizzatrice di un evento, è da ritenere responsabile anche nei confronti dei

soggetti che non partecipino al gioco, ma a vario titolo siano presenti sul luogo dove si svolge la

competizione. antonellasapio@libero.it

I TESSERATI.

IL VINCOLO DEL TESSERAMENTO.

E‟ principio imprescindibile dell‟ordinamento sportivo quello secondo cui chi intende esercitare

riconosciuta e tutelata all‟interno dell‟organizzazione federale, debba

attività sportiva agonistica

essere a questa tesserato. Il tesseramento è l‟atto formale con il quale una FSN conferisce allo

sportivo l‟abilitazione all‟esercizio dell‟attività agonistica nelle competizioni e gare da essa

organizzate. Con questo provvedimento federale il soggetto acquisisce lo status di soggetto di diritto

sportivo e diventa centro di imputazione di una serie di diritti e doveri predeterminati dalle norme

che la Federazione si è posta.

Sono tesserati, non solo gli atleti ma anche i dirigenti e tecnici sportivi, i dirigenti e collaboratori di

associazioni sportive, nonché gli ufficiali di gara, i quali sono chiamati a partecipare alla buona

organizzazione dello sport e alla riuscita dei fini del CONI.

Sulla natura giuridica del tesseramento esistono 2 ricostruzioni: la tesi pubblicistica, che considera il

tesseramento un provvedimento amministrativo di ammissione in considerazione del fatto che le

norme federali che disciplinano l‟istituto del tesseramento hanno natura di norme di azione e quindi

sussisterebbe in capo al soggetto un interesse legittimo al tesseramento; e quella privatistica che lo

considera mero atto di natura privata con il quale nel libero esercizio dell‟autonomia negoziale il

soggetto stipula un negozio associativo.

Sono fonti primarie del tesseramento gli Statuti e i Regolamenti federali nei quali si possono

ritrovare i principi riguardanti l‟ingresso del soggetto nell‟ordinamento federale.

A queste si affiancano le norme di carattere pratico-applicativo. Da queste si possono ricavare per il

tesseramento questi principi:

a. necessità di presentazione di apposita domanda contendente la richiesta di adesione alla

Federazione e l‟impegno al rispetto delle regole da esse adottate;

b. le procedure per ottenere il tesseramento sono improntate a criteri di rigida tipicità e stretto

formalismo. Le richieste di tesseramento è di norma contenuta in un modulo di adesione che

viene compilato e sottoscritto dai soggetti interessati ed inoltrato alla Federazione;

annualità dell‟atto. Ogni anno il tesseramento va rinnovato in moda da consentire alla

c. Federazione di appartenenza del singolo tesserato la verifica della permanenza o meno

nell‟associazione.

Per gli atleti è necessario l‟intervento, come firmatoria

d. o come inoltrante, della società

sportiva di appartenenza dello sportivo.

antonellasapio@libero.it

L‟atleta si tessera alla FS per il tramite dell‟associazione sportiva alla quale intende dedicare le

proprie energie fisiche. L‟atleta si vincola con la società sportiva e si associa alla FS. Quindi l‟atleta

è vincolato con la società e tesserato con la Federazione.

Il momento temporale di nascita del rapporto con la Federazione varia negli sport che hanno

adottato un settore professionistico, rispetto a quelli in cui non è stata data ancora la qualifica ai

propri tesserati. Nel primo caso il tesseramento è conseguente al deposito del contratto di

prestazione sportiva ed al riscontro di conformità dello stesso alle norme organizzative interne,

e dei giovani, il tesseramento consegue all‟inoltro della domanda

mentre nel caso del dilettantismo

e al riscontro dell‟assenza di eventuali impedimenti previsti dalle norme federali.

Il tesserato diventa titolare di un fascio di rapporti giuridici che gli conferiscono una serie di

situazioni giuridiche attive e passive, che consistono in diritti e doveri sia nei confronti delle

Federazioni che degli altri tesserati. Per l‟atleta il tesseramento comporta l‟obbligo di prestare la

propria attività sportiva, solo ed esclusivamente, per la società per la quale di vincola. Ma, mentre

per il professionista il termine del rapporto con la società coincide ed è determinato dal contratto di

prestazioni sportive sottoscritto, per il dilettante ed il giovane tale termine è determinato da una

norma federale.

Questo impegno determinato da una norma federale è comunemente definito come vincolo, ossia

quel diritto attraverso il quale un sodalizio sportivo affiliato ad una FSN consegue la possibilità di

avvalersi, in via esclusiva, delle prestazioni sportive del soggetto che sottoscrive il cd. cartellino

ovvero una domanda di tesseramento alla rispettiva federazione di competenza per un tempo

determinato o indeterminato sulla base di quanto previsto dai regolamenti federali.

LE TIPOLOGIE DI TESSERAMENTO

è necessario un atto della FS per l‟acquisizione dello status di soggetto dell‟ordinamento

Se

sportivo, le modalità di ingresso possono variare a seconda che si tratti di atleti, dirigenti federali,

dirigenti sportivi, tecnici, ufficiali di gara o arbitri.

Per quanto riguarda gli atleti, si deve distinguere tra professionisti e dilettanti, nazionali o

comunitari e extracomunitari, o minorenni.

Le modalità di ingresso nell‟organizzazione federale dell‟atleta professionista è legata alla stipula di

un contratto di prestazione sportiva con una società sportiva. La durata del tesseramento coincide

con la durata del contratto, anche se ogni anno va rinnovato da parte della società. L‟atleta dilettante

entra a far parte dell‟organizzazione federale attraverso le manifestazioni di volontà contenuta nel

modulo di tesseramento, indipendentemente dal rapporto che ha con al società.

antonellasapio@libero.it

Per gli atleti stranieri si distingue tra atleti comunitari ed extracomunitari. Il tesseramento degli

stranieri ha sempre creato dei problemi, in quanto se da un lato bisognava tutelare il principio della

internazionalità dello sport, dall‟altra vi era l‟esigenza di tutelare le ragioni economico-sociali che

legano uno sport ad una comunità nazionale. La soluzione adottata è stata quella di limitare il

tesseramento degli stranieri ad un numero massimo prestabilito dalle singole federazioni, in

conformità con quanto deliberato dal CONI. Ora questo limite è rimasto solo per gli atleti

extracomunitari. Il tesseramento degli atleti stranieri è subordinato al rilascio da parte della FN di

appartenenza dell‟atleta di una sorta di nulla osta, cd. transfert, documento senza il quale è precluso

allo straniero il tesseramento.

Riguardo agli atleti minorenni, le singole federazioni hanno adottato diverse soluzioni. Per alcune è

sufficiente la sola firma di uno dei 2 genitori, per altre è necessaria la firma di entrambi, altre

ritengono sufficiente la sola firma dell‟atleta anche se minorenne.

Il tesseramento dei dirigenti della società, dei medici, dei massaggiatori avviene attraverso

l‟inquadramento presso la società di appartenenza.

DIRITTI ED OBBLIGHI DEL TESSERATO.

Tra i diritti dei tesserati va evidenziato il diritto di partecipare all‟attività federale, quello di essere

soggetti dell‟ordinamento sportivo, quello di concorrere alle

trattati in modo paritario agli altri

cariche federali, qualora in possesso dei requisiti richiesti.

Fra i doveri è fondamentale Il rispetto dei principi sportivi, contenuti negli Statuti e nelle norme

il dovere di esercitare l‟attività sportiva con lealtà.

organizzative interne, nonché

Vi è poi l‟obbligo di rivolgersi esclusivamente agli organi di giustizia federali per la soluzione delle

controversie attinenti all‟attività sportiva.

Per gli atleti vi è da un lato il diritto di partecipare alle competizioni e gare organizzate dalla società

per la quale sono vincolati, nonché il diritto di ricevere una adeguata preparazione e cicli di

addestramento e allenamento, dall‟altro l‟obbligo di competere solo ed esclusivamente per la

titolare del vincolo, e di non esercitare altra attività incompatibile con l‟attività sportiva.

società

Vi è inoltre nei confronti della Federazione, l‟obbligo di rispondere alle convocazioni della

nazionale ed a mettersi a disposizione della Federazione, per gli impegni a livello di nazioanle.

I tesserati devono mantenere una condotta conforme ai principi della lealtà, della probità e della

rettitudine, nonché della correttezza morale e materiale in ogni rapporto di natura agonistica,

economica e sociale. antonellasapio@libero.it

In tema di responsabilità civile saranno applicabili i comuni principi della cd. responsabilità

extracontrattuale(art. 2043 c.c.).

Attenzione particolare va posta al tema della responsabilità per gli eventi dannosi occorsi nello

svolgimento di attività sportive, per fatti posti in essere dagli atleti nei confronti degli altri atleti.

Il problema è dato dal fatto che l‟attività sportiva comporta in alcune discipline il contatto fisico,

pertanto può verificarsi la possibilità di eventi lesivi dell‟integrità fisica.

A questo proposito, le regole del gioco, dettate da ogni singola Federazione, sono considerate come

parametro di riferimento al fine di valutare la responsabilità o meno dell‟atleta.

Difatti ogni atleta è tenuto nell‟esercizio dell‟attività sportiva a conformarsi agli standard di

condotta dettati dalle regole sportive, che individuano una serie di comandi e divieti stabiliti sia per

assicurare le pari competitività e l‟uniformità dei criteri di classificazione dei risultati ottenuti, sia

per limitare i rischi che possono scaturire dalla violenza-base caratterizzante la specifica disciplina

praticata.

Ogni singola attività ha poi i suoi standard di condotta che variano a seconda del tipo di attività

praticata, tanto che si suol dividere le attività sportive in diverse categorie a seconda che la

disciplina preveda o meno il contatto fisico. Si parla di discipline a cd. violenza necessaria, ove

l‟elemento caratterizzante è proprio l‟aggressione o l‟atterramento dell‟avversario; vi sono sport a

eventuale, dove seppur è escluso l‟uso della violenza, è ammesso il contatto fisico;

cd. violenza

infine gli sport non violenti in cui non vi è contatto fisico con l‟avversario.

E‟ stata esclusa qualsiasi responsabilità per fatto illecito quando l‟evento dannoso sia diretta

conseguenza di un‟attività di gioco conforme alle regole sportive. Nel caso in cui l‟evento dannoso

si sia verificato in violazione di regolamenti sportivi e trascendendo i limiti del rischio consentito,

l‟agente sarà ritenuto responsabile dell‟evento dannoso.

Infine, gli istruttori e gli allenatori sono tenuti ai sensi dell‟art. 2048 a vigilare affinché i loro allievi

non rechino danno a terzi o non rimangano essi stessi danneggiati da fatti o atti compiuti da loro

stessi oda terzi. L‟istruttore dovrà poi verificare l‟efficienza delle attrezzature e dovrà controllare lo

stato fisico dell‟atleta, interrompendo o impedendo gli allenamenti, qualora sia in condizioni fisiche

precarie. antonellasapio@libero.it

LA SPONSORIZZAZIONE.

Il termine sponsor è da ricondurre ad un istituto del diritto romano, la sponsio, per garantire

l‟obbligazione di un terzo. L‟attuale natura del contratto di sponsorizzazione sportiva è stata

generata dall‟ingresso dell‟industria nel mondo sportivo e dai fenomeni evolutivi che hanno

accompagnato i primi negozi giuridici del settore. Si è partiti dal mecenatismo sportivo e dal

patrocinio per arrivare, in ultimo alla sponsorizzazione. L‟accezione moderna di quest‟ultimo

termine ha oggi perso le sue radici antiche per diventare una particolare forma di estrinsecazione

della pubblicità verso cui sempre pi aziende decidono di orientare i loro utili.

Si può avere la sponsorizzazione di un team, di un evento, di un atleta e ora anche di una

federazione, a seconda dello strumento di diffusione che lo sponsor predilige. Le prestazioni

oggetto del contratto possono essere di varia natura e sono comunemente ricondotte a 3 categorie,

con effetti diversi in caso di inadempimento della prestazione: tecnica, che consiste nella fornitura

di attrezzature utili ad una determinata pratica sportiva; di settore, cioè volte alla fornitura di

prodotti utilizzati nell‟attività sportiva anche se non specificamente rivolti ai cultori di un singolo

finanziaria, consistente nell‟elargizione di una certa somma per

sport; di extra settore, ossia quella

un determinato fine.

E‟ necessario che l‟accordo delle parti, che consiste nell‟incontro tra volontà dello sponsor e quella

dello sponsee.

L‟oggetto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile in relazione alle obbligazioni

assunte dalle parti contraenti. La causa, ossia la funzione economico-sociale, si identifica con il fine

pubblicitario ottenuto con la veicolazione del nome e del marchio dello sponsor e non anche con

l‟apprezzamento favorevole da parte del pubblico, cioè con un ritorno pubblicitario, che invece

costituisce l‟interesse perseguito dalle parti. Non si riscontra nessuan diposizione che imponga l‟uso

della forma scritta.

La capacità di essere sponsor risulta per una vasta serie di soggetti: anzitutto privati, società e

imprese; legittimati a concludere contratti di sponsorizzazione sono anche soggetti con un proprio e

distinto interesse alla pubblicizzazione del prodotto.

Riguardo la capacità dello sponsee, invece emerge il problema dello sportivo minore di età e dei

limiti del consenso allo sfruttamento della sua immagine. Le ulteriori pattuizioni che tipicamente si


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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