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Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

I sodalizi sportivi: società e associazioni sportive.

Nell'accezione comune sono utilizzate come sinonimo, ma nella realtà sono figure completamente diverse.

Parlando di associazioni in genere ci si riferisce agli articoli dal 14 al 42 del Codice Civile. Parlando di

associazioni sportive ci si riferisce alla legge speciale che disciplina l'associazionismo sportivo 289/2002,

articolo numero 90, comma 18.

Un'associazione è un insieme di persone o di enti che si organizzano e formano una organizzazione per

perseguire un obiettivo comune.

In Italia esistono due tipologie di attività sportive: lo sport professionistico e lo sport dilettantistico. Questa

distinzione è importante perché lo sport professionistico, per espressa previsione di legge (legge 91/1981),

può essere praticato esclusivamente da società di capitali (società per azioni e società a responsabilità

limitata) con scopo di lucro. In serie A calcio non trovano spazio le associazioni sportive: sono tutte società

per azioni (alcune, come la Lazio, sono persino quotate in borsa). Queste sono disciplinate dalle stesse

norme del codice civile e presentano una particolarità: devono accantonare una quota di utile per la

promozione del settore giovanile (non inferiore al 10%). Nello sport dilettantistico si possono trovare sia

società di capitali e cooperative sia associazioni senza scopo di lucro con e senza personalità giuridica.

Il confine dello sport dilettantistico si ricava per difetto: sono attività sportive dilettantistiche tutte quelle

che non sono definite professionistiche dalla legge speciale (91/1981). Gli sport che prevedono il settore

professionistico sono il calcio (serie A, B, Lega pro), pallacanestro (serie A), il ciclismo, il pugilato, il golf e gli

sport equestri. Il motociclismo, pur avendo recepito la disciplina per il settore professionistico, non l'ha

ancora attuata. Pallavolo, rugby, pallanuoto non prevedono il settore professionistico, pur muovendo

ingenti quantità di denaro. Per differenza, tutti gli sport che non hanno recepito la disciplina sportiva

professionistica sono considerati sport dilettantistici. La discriminante tra le due tipologie di sport non è

l'entità dei guadagni.

Le forme giuridiche ammesse per lo sport dilettantistico sono:

 Associazione sportiva priva di personalità giuridica;

 Associazione sportiva con personalità giuridica;

 Società sportiva di capitali (S.P.A. o S.R.L.) o cooperativa.

Il personal trainer è un professionista dello sport che offre il proprio servizio "alla persona" dietro il

pagamento di un corrispettivo (quindi con scopo di lucro). Un altro esempio di servizi alla persona è dato

dalle palestre.

Che differenza c'è tra società e associazioni sportive?

Sono due realtà giuridicamente diverse e la diversità incide su tutto un insieme di procedure e

responsabilità. La formazione del sodalizio sportivo è semplice per le associazioni e diventa molto più

complessa per le società sportive. E' diversa la responsabilità degli amministratori delle associazioni

sportive rispetto a quelli delle società sportive. Sono diverse le modalità di accesso ai trattamenti fiscali

agevolati.

Le associazioni sono organizzazioni collettive costituite per il perseguimento di scopi comuni di natura non

lucrativa né mutualistica. Un insieme di persone si mettono insieme, si organizzano, per il raggiungimento

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di uno scopo che non è quello di guadagnare; non è nemmeno uno scopo mutualistico (come per le

cooperative), ovvero quello di dare un vantaggio ai soci/associati, nell'ottenimento di un risultato

economico diverso dall'utile. Lo scopo, di natura ideale, non potrebbe essere perseguibile se non ci si

associasse. In un'associazione sportiva lo scopo è lo svolgimento dell'attività sportiva: gli associati non

devono aspettarsi dall'attività sportiva un qualche tipo di ritorno economico.

La differenza essenziale che esiste tra società e associazione è che nella prima due o più persone si

organizzano, apportando capitali, con lo scopo di ottenere un utile. Nel secondo caso, lo scopo che si

persegue non è economico, ma di natura ideale, senza la pretesa di un ritorno di alcun tipo.

Con il contratto di società disciplinato dall'articolo 2247 c.c. due o più persone conferiscono beni o servizi

per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili. Il contratto plurilaterale è

chiuso: non è possibile entrare a far parte della società così facilmente come accade nelle associazioni. Per

fare ciò è necessaria l'approvazione dei soci. Ottenuto l'accordo dei soci, occorre modificare lo statuto

della società attraverso l'atto notarile. Il nuovo socio, per poter entrare in società, deve comunque

acquistare le quote dagli altri soci (che quindi possono o non possono essere disposti a venderle).

Un'associazione può, teoricamente, aumentare il numero degli associati all'infinito. Il contratto di

associazione è plurilaterale, aperto (possono aderire successivamente altri associati senza che ciò comporti

modifica del contratto originario) e a scopo comune di natura ideale e non economica.

Essere associato di un circolo privato o associazione non significa limitarsi a ricevere la tessera per

partecipare all'attività sportiva: dal punto di vista giuridico la tessera indica l'adesione successiva al

contratto plurilaterale aperto a scopo ideale.

L'associazione è formata da persone (gli associati); questa da prevalenza al valore della persona, non al

valore del capitale come succede nelle società di capitali, in cui l'importanza della persona si riflette

nell'importanza della quota di capitale sottoscritta. In una associazione, caratterizzata da democraticità e

da uniformità del rapporto associativo, tutti i soci hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri nei confronti

dell'associazione: l'ultimo entrato nell'associazione ha gli stessi diritti dell'associato fondatore. Il

patrimonio può esistere come può non esistere. La liquidità con i quali gli associati sottoscrivono il

contratto di associazione compone il patrimonio dell'associazione. Lo scopo delle associazioni sportive è lo

svolgimento di attività sportiva dilettantistica, quell'attività sportiva riconosciuta dal CONI che la

Federazione sportiva di riferimento non ha qualificato come professionistica.

Le associazioni sportive sono disciplinate da uno statuto che disciplina le regole di funzionamento, la vita

dell'associazione. Questo contratto, una volta firmato dagli associati fondatori, non è immodificabile. Nel

tempo, gli associati possono modificarne il contenuto, cambiare le regole. Il contratto nel tempo può

cambiare: questa decisione deve coinvolgere la maggioranza degli associati (ogni associato, in assemblea,

esprime uno e un solo voto).

Ciò che conta è la volontà degli associati, purché l'oggetto sia lecito.

Elemento fondamentale dell'associazione è costituito dai suoi organi, le emanazioni dell'associazione ai

quali vengono delegate determinate funzioni. L'organo più importante è l'assemblea degli associati,

l'organo sovrano: poiché l'associazione è un contratto plurilaterale, formato da persone, l'organo

principale è l'assemblea di tutti i soci che va convocata almeno una volta l'anno e può prendere qualsiasi

decisione, anche quella di cambiare lo statuto. Gli associati possono, oltre che decidere come spendere i

soldi, decidere di cambiare le regole associative. L'unico vincolo che richiede la legge è che l'assemblea 14

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venga regolarmente convocata e regolarmente costituita. Le decisioni prese vincolano anche i soci che non

partecipano all'assemblea.

L'associazione è un contratto plurilaterale, aperto a nuove adesioni, democratico, avente scopo di natura

ideale e caratterizzato dall'uniformità dei diritti tra tutti gli associati. La società è un contratto chiuso in cui

due o più persone conferiscono un patrimonio per la realizzazione dell'attività allo scopo di perseguimento

di un utile.

Ci sono due tipologie di associazioni:

 Associazioni con personalità giuridica (riconosciute);

 Associazioni senza personalità giuridica (non riconosciute);

Il riconoscimento, in questo caso, viene dato dall'ordinamento giuridico.

Avere la personalità giuridica… o no.

Le associazioni riconosciute godono di autonomia patrimoniale perfetta (per le obbligazioni sociali assunte

dall'associazione risponde solo l'associazione stessa con il proprio patrimonio; non rispondono gli

associati). Il creditore di un'associazione sportiva dilettantistica riconosciuta può vantare i propri diritti

solamente nei confronti del patrimonio dell'associazione. Nelle associazioni riconosciute (personalità

giuridica) risponde per i debiti dell'associazione solo l'associazione stessa con il suo patrimonio: in questo è

molto simile alla società di capitali, che gode di autonomia patrimoniale perfetta.

Se l'associazione non ha personalità giuridica, dei debiti dell'associazione risponde, oltre all'associazione,

anche chi ha agito in nome e per conto dell'associazione stessa (solidalmente e illimitatamente). La legge

prevede la responsabilità solidale perché non esiste, al contrario della società, un registro dove il creditore

può andare a controllare il bilancio dell'associazione: viene prevista una tutela al creditore garantendogli

che nel caso in cui non paga l'associazione pagherà chi ha agito in nome e per conto della stessa. Tutte le

volte in cui l'obbligazione nasce ex lege (come nel caso di mancato pagamento dell'imposta), il

responsabile è individuato nel presidente dell'associazione; in tutti gli altri casi è responsabile chi agisce in

nome e per conto dell'associazione.

La quasi totalità delle associazioni sportive è sprovvista di personalità giuridica: a fronte della maggiore

tutela rappresentata dall'autonomia patrimoniale perfetta, la legge prevede dei requisiti molto restrittivi

per il riconoscimento giuridico.

Non basta avere un patrimonio: per ottenere il riconoscimento giuridico occorre seguire un iter particolare

per la costituzione dell'associazione.

Le società (art. 2247 c.c.) sono un contratto con il quale due o più persone conferiscono beni o servizi per

l'esercizio in comune di un'attività economica con lo scopo di dividerne gli utili. L'oggetto della società

normalmente è in denaro, il cui insieme compone il capitale sociale conferito dai soci, non

necessariamente in parti uguali (diversamente dalle associazioni). Possono inoltre essere conferiti dei

servizi a fronte dell'approntamento di capitale. Il conferimento di beni e servizi corrisponde al

perseguimento dello scopo di natura economica (scopo di lucro, a differenza delle associazioni il cui scopo

è di natura ideale).

Esistono diversi tipi di società, ognuna delle quali viene disciplinata dal codice civile. 15

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Si dividono in 3 grandi gruppi: società di persone, società di capitali e società cooperative.

Tra le società di persone si ritrovano le società semplice, la società in accomandita semplice e la società in

nome collettivo. Sono società tendenzialmente piccole dove l'apporto dei soci è prevalentemente

lavorativo e dove non si ha autonomia patrimoniale perfetta (per i debiti delle società rispondono anche

personalmente e illimitatamente tutti i soci, indipendentemente dal fatto che abbiano agito in nome e per

conto della stessa). Il creditore, prima rifarsi sui, deve pretendere i soldi dalla società: solo se la società è

incapiente può rivalersi sul capitale dei soci. Nelle associazioni invece il creditore può rifarsi a suo

piacimento sulla società o sull'associato.

Nelle società di capitali invece la società ha autonomia patrimoniale perfetta (per i debiti della società

risponde solo la società con il suo patrimonio, come per le associazioni riconosciute o con personalità

giuridica). I terzi devono però avere delle tutele: viene previsto un capitale sociale minimo (50'000€ per le

società per azioni e 10'000€ per le società a responsabilità limitata), la tenuta delle scritture contabili e il

deposito del registro di bilancio presso il registro delle imprese.

Parlando di società sportive, queste possono assumere solo la natura di società di capitali o cooperative;

non esistono società di persone sportive. Nel professionismo (91/1981) non è possibile che esistano

società cooperative sportive professionistiche in quanto la cooperativa non ha scopo di lucro ma scopo

mutualistico (creare lavoro per i soci, creare possibilità di prezzi vantaggiosi per i soci…).

Altra caratteristica delle società è che queste sono contratti chiusi (a differenza dell'associazione, contratto

di natura aperta a cui può aderire chiunque). Nelle società possono entrare dei nuovi soci ma solo se i

vecchi soci lo acconsentono. L'aspirante nuovo socio fa richiesta per entrare nel capitale sociale della

società ai vecchi soci, i quali possono, sotto il pagamento di un prezzo, accettare il suo ingresso. L'ingresso

o l'uscita di un socio comporta una variazione dello statuto, del contratto originario.

Nelle cooperative è prevista e garantita l'adesione successiva dei nuovi aspiranti soci.

I requisiti per le associazioni e le società sportive

Quando l'oggetto dell'associazione è lo sport dilettantistico, viene meno la libertà di composizione dello

statuto (art.36): ci sono dei requisiti sul suo contenuto che se non vengono rispettati impediscono

all'associazione di ottenere il riconoscimento ai fini sportivi dal CONI. Alla qualifica di società e

associazione sportiva dilettantistica consegue tutta una serie di agevolazioni, tributarie e giuslavoristiche

(vedi lezione 14). Per beneficiare delle suddette occorre rispettare dei requisiti.

E' necessario verificare tre fonti del diritto: il codice civile, l'articolo 90, comma 18 della legge 289/2002

(norma che disciplina le società e le associazioni sportive dilettantistiche) e i regolamenti federali (alcune

federazioni richiedono caratteristiche più specifiche per il riconoscimento ai fini sportivi).

Comma 18, articolo 90 della legge 289/2002

I requisiti di contenuto dello statuto di una società o di una associazione sportiva dilettantistica sono:

 Nella denominazione dell'associazione o della società deve essere espressamente indicata

l'indicazione "sportiva dilettantistica". Lo scopo è quello di far sapere a tutti coloro che entrano in 16

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contatto con il sodalizio sportivo che si tratta di una realtà sportiva dilettantistica che può beneficiare

di determinate agevolazioni;

 L'oggetto sociale: dev'essere chiaramente specificato che l'associazione o la società svolge attività

sportiva dilettantistica (pur non esistendo nell'ordinamento giuridico o nell'ordinamento sportivo una

definizione di attività sportiva dilettantistica) compresa l'attività didattica. Occorre specificare il livello

dilettantistico dell'attività, specificare l'organizzazione di manifestazioni dilettantistiche e prevedere

un'attività didattica-formativa;

 Deve prevedere l'attribuzione della rappresentanza legale dell'associazione/società, ovvero chi

assume a livello di carica la rappresentanza legale (può indicare il presidente, presidente e

vicepresidente, tutti i consiglieri; nel caso delle polisportive può indicare il presidente di ogni sezione

sportiva);

 Deve essere previsto il divieto di distribuire anche in modo indiretto utili o avanzi di gestione nonché

fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione. La società sportiva dilettantistica è una

società speciale il cui scopo non può essere quello dell'utile, altrimenti non potrebbe ricevere le

agevolazioni fiscali. Il legislatore prevede anche il divieto di distribuire l'utile in modo indiretto;

 L'ordinamento interno dev'essere ispirato ai principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti

gli associati. Il socio fondatore non può pretendere di avere più diritti del socio ultimo arrivato. Ogni

socio ha il diritto, in sede di assemblea, di esprimere un voto. E' obbligatorio prevedere l'elettività

delle cariche sociali (dev'essere previsto l'elettorato attivo e passivo a tutti i soci, purché

maggiorenni). Non è possibile prevedere delle cariche direttive di diritto. Lo statuto deve prevedere

le modalità di convocazione dell'assemblea dei soci per la discussione dell'ordine del giorno;

 Obbligo di redazione del rendiconto economico e finanziario (il bilancio) e relative modalità di

approvazione da parte degli organi statutari. Il bilancio dev'essere tenuto a disposizione del fisco per i

controlli. Le società sportive devono depositare il registro di bilancio, approvato dall'assemblea dei

soci, presso l'Agenzia delle Entrate;

 Deve prevedere le modalità di scioglimento dell'associazione/società;

 C'è l'obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio dell'ente in caso di scioglimento della

società o dell'associazione;

 Comma 18 bis: divieto per l'amministratore di una società sportiva dilettantistica o di un'associazione

sportiva dilettantistica di ricoprire la medesima carica in un'altra società o associazione sportiva

dilettantistica riconosciuta dal CONI nell'ambito della medesima Federazione sportiva, disciplina

sportiva associata o ente di promozione sportiva.

Il doping

Il doping consiste in una varietà di condotte, tutte volte a migliorare la performance sportiva dell'atleta,

consistenti in varie attività: può consistere nell'assunzione, somministrazione o utilizzo di sostanze

farmacologicamente attive finalizzate o a migliorare la performance o a occultare la precedente assunzione

di sostanze dopanti. Ci sono vari tipi di sostanze dopanti che possono essere assunte prima della

competizione o durante la preparazione per ridurre la fatica, la stanchezza fisica, l'ansia da prestazione, per

migliorare l'apporto di ossigeno o per aumentare la massa muscolare. In altri casi, il doping consiste in

pratiche mediche (al di fuori di esigenze di salute) come ad esempio le auto emotrasfusioni. Un'altra

fattispecie di doping si ha nel caso in cui l'assunzione di sostanze vietate è finalizzata non direttamente a

migliorare il rendimento quanto piuttosto ad occultare la precedente assunzione di sostanze dopanti

(come accade con i diuretici).

Tutte queste condotte configurabili come doping possono costituire illecito disciplinare e reato. L'illecito

disciplinare è qualsiasi comportamento che contrasta con la normativa federale. Il reato invece 17

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presuppone il mancato rispetto del codice penale. Commettere un reato significa tenere un

comportamento gravissimo, punito con una sanzione penale che può essere l'arresto, la reclusione,

l'ammenda o nei casi più gravi l'ergastolo. I reati, nel nostro ordinamento giuridico, sono tutti tipici

(tipicizzati): il legislatore ha previsto tutti i comportamenti che possono costituire un reato. Si può essere

puniti per la commissione di un reato solo se il comportamento è riconducibile ad una norma di legge; non

si può essere puniti per reato se non c'è la previsione normativa del comportamento messo in essere.

L'illecito civile invece è atipico. Per il riconoscimento del reato è necessario anche che sussista l'elemento

soggettivo: la punibilità dei reati presuppone che la condotta vietata sia descritta dal legislatore e deve

comunque essere sorretta o dall'intenzionalità (dolo) oppure dalla colpa (imprudenza, imperizia o

negligenza).

Il doping è punito come illecito disciplinare perché rappresenta una violazione di norme federali e di norme

sportive. Tutte le federazioni puniscono l'assunzione di sostanze dopanti: il doping costituisce un illecito

disciplinare in tutto il mondo. Il CONI vieta e sanziona l'assunzione di sostanze dopanti attraverso

l'emanazione delle norme sportive antidoping, un insieme di regole che mirano a vietare

(preventivamente) e sanzionare (consecutivamente) l'assunzione di sostanze farmacologicamente attive.

Le norme sportive antidoping sono emanate dal CONI in linea con quanto disposto nell'ambito della Carta

Olimpica (emanata dal CIO) e dalla WADA (world antidoping agency) che ogni anno aggiorna la lista delle

sostanze vietate. L'agenzia mondiale antidoping ha sede a Losanna: il suo carattere internazionale vincola

tutti gli Stati al rispetto delle regole dettate dalla medesima (e dal CIO). Nessuno Stato consente il consumo

di sostanze dopanti: questo per tutelare la competizione ad armi pari, per evitare che vengano alterati i

risultati. L'oggetto tutelato dalle sanzioni previste in ambito sportivo è la parità nelle competizioni, la

garanzia di gareggiare ad armi pari.

La responsabilità si realizza nella inflizione di sanzioni a fronte di un comportamento scorretto. Esiste una

responsabilità di tipo oggettivo (prescinde dal dolo o dalla colpa) per l'atleta, il quale risponde in ambito

sportivo indipendentemente dal fatto che ha assunto doping intenzionalmente ovvero che l'abbia assunta

per colpa. L'atleta è sanzionato per il solo fatto di essere risultato positivo ai controlli antidoping

(responsabilità oggettiva). Se quest'ultimo ha problemi di salute e deve usare una sostanza nella lista

WADA, deve chiedere un'autorizzazione al CONI al comitato per l'esenzione ai fini terapeutici (CEFT):

l'autorizzazione viene rilasciata in seguito ad una procedura molto complessa che comprova la necessità

del farmaco per questioni di salute. L'autorizzazione esclude la punibilità soltanto per le sostanze per cui ha

fatto richiesta al CEFT. C'è responsabilità oggettiva perché si vuole impedire l'alterazione anche solo

potenziale dei risultati.

Oltre ad avere valenza disciplinare, in alcuni casi il doping configura reato. In tutte le situazioni di positività

c'è illecito disciplinare ma non opportunamente reato. L'assunzione di sostanze dopanti configura un reato

soltanto quando sussiste l'elemento soggettivo e la condotta è espressamente prevista dalla legge. In

ambito penale non è ammessa la responsabilità oggettiva. Un atleta può essere punito solo se sussiste dolo

(intenzionalità). La finalità della legge sul doping è quella di tutelare la salute degli atleti. La legge in

questione è la numero 376/2000. In altri Stati la legge non punisce il doping; si configura solo l'illecito

disciplinare. L'atleta può essere punito per la commissione del reato di doping solo se viene dimostrato il

dolo, ovvero che l'assunzione delle sostanze è stata intenzionale (la sola colpa non è sufficiente): in

particolare si parla di dolo specifico. Può essere punito per reato di doping l'atleta che ha assunto le

sostanze dopanti al fine di migliorare la propria prestazione (è necessaria la dimostrazione, con un

certificato medico, della necessità dell'assunzione di quelle determinate sostanze per essere scagionati

dalla condanna di reato). 18

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La lotta al doping avviene a livello internazionale. Una intensa attività antidoping iniziò dopo le Olimpiadi di

Seul (1988) quando il CIO ha sancito nella Carta Olimpica la necessità di una lotta contro il doping a livello

mondiale. Si è assistito ad una sensibilizzazione delle Federazioni sportive che si sono attrezzate a

combattere il doping definendo in modo uniforme e congiunto quali fossero le condotte vietate e le

procedure per i controlli antidoping. Successivamente si è mosso nello stesso senso anche il Consiglio

dell'UE: nel 1989 venne emanata la convenzione di Strasburgo, recepita in Italia nel 1995 con la legge

numero 522. Fino al 1995 in Italia c'era un solo riferimento normativo che veniva utilizzato in materia di

sostanze dopanti: la legge 401/1989 puniva il compimento di atti fraudolenti (atti vietati, commessi in

modo artificioso, con raggiri) per raggiungere un risultato diverso da quello che sarebbe derivato da un

corretto e leale svolgimento della gara. Con la convenzione di Strasburgo, gli Stati contraenti furono

vincolati ad attuare un'azione congiunta per contrastare il doping a livello europeo, adottando delle misure

per sanzionare l'utilizzo dei metodi vietati. Tutti gli Stati si sono impegnati ad erogare sovvenzioni

pubbliche soltanto agli enti che si uniformassero alla normativa antidoping. Gli Stati contraenti si sono

impegnati nella realizzazione di campagne di informazione sui rischi sulla salute derivanti dall'utilizzo di

sostanze dopanti. Venne previsto anche il rafforzamento delle strutture per i controlli antidoping, con

parallelo incremento delle sanzioni.

Il CIO vieta e punisce l'utilizzo non di singole sostanze, ma di classi di sostanze (così come la WADA); le

singole sostanze sono elencate solo a titolo esemplificativo. Questo per evitare di aggiornare

frequentemente la lista delle sostanze vietate: se vengono trovate delle nuove sostanze non è necessario

aggiornare l'elenco dei farmaci vietati.

Nel 2007 è stata ratificata in Italia la convenzione dell'UNESCU adottata a Parigi nel 2005 avente ad oggetto

la prevenzione e la lotta del doping nello sport. Questa convenzione ha come obiettivo il potenziamento

della cooperazione internazionale nella lotta al doping; vengono elaborati dei codici deontologici di

condotta contro il doping, stimolando la ricerca e tutte le attività volte alla sua repressione in ambito

europeo.

Il processo disciplinare si svolge dinnanzi agli organi sportivi, secondo le regole del mondo sportivo. Il

procedimento per accertare una fattispecie di doping come valevole di reato si svolge dinnanzi la giustizia

ordinaria. Il procedimento disciplinare potrebbe chiudersi con la condanna dell'atleta mentre il

procedimento penale può anche essere archiviato (mentre non può avvenire il contrario). La valenza

dell'illecito disciplinare è estesa a livello mondiale. La tenuta di comportamenti illeciti in ambito doping non

sussiste necessariamente reato. In Italia, la legge sul doping risale al 2000 (legge 376). In assenza di una

normativa statale in materia di doping, alcuni giudici riconducevano l'intervento contro comportamenti in

ambito doping alla legge 401/1989 (che puniva il compimento di atti fraudolenti (atti vietati, commessi in

modo artificioso, con raggiri) per raggiungere un risultato diverso da quello che sarebbe derivato da un

corretto e leale svolgimento della gara).

La legge 1099/1971 riguarda la tutela sanitaria in ambito sportivo: questo fu il primo tentativo legislativo

per contrastare il fenomeno del doping. Con questa legge veniva sanzionato il rifiuto di sottoporsi al

controllo antidoping (unica condotta vietata), prima o dopo la gara, con una ammenda (sanzione inflitta

nel caso di commissione di un reato). Nel 1981 alcuni reati meno gravi vennero depenalizzati (sottratti

dall'ambito penalistico), rientrando nella categoria degli illeciti amministrativi. Tra questi comportamenti

depenalizzati rientrava anche la previsione in materia di doping (il rifiuto di sottoporsi ai controlli

antidoping). Il legislatore ha reputato opportuno introdurre una legge nazionale che puniva il doping come

reato (il quale, essendo tipico, deve essere espressamente previsto dalla legge). La legge di riferimento è la

legge 376/2000 del 14 dicembre: questa legge ha introdotto il reato di doping che può manifestarsi in una

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pluralità di condotte. Il bene tutelato è la salute individuale e collettiva. La legge mira alla prevenzione dei

danni da parte del doping (tutela anticipata); il danno alla salute derivante dalle condotte punibili risulta

una aggravante. All'articolo 1, la legge chiarisce espressamente che l'attività sportiva è diretta alla

promozione della salute individuale e collettiva. La legge definisce il doping come la somministrazione,

l'assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, l'adozione o la

sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche finalizzate e idonee a

modificare le condizioni psicofisiche e le prestazioni agonistiche degli atleti. L'autoemotrasfusione è una

delle pratiche mediche vietate dalla legge antidoping che spesso non è giustificata da condizioni mediche.

Nel caso di condizioni patologiche dell'atleta (caso in cui sussiste la necessità di assumere le sostanze

considerate dopanti) non può essere impedita l'assunzione della sostanza dopante; non si può prescindere

dalla salute. C'è un rapporto di equilibrio tra l'esigenza di prevenzione del doping e la tutela della salute

dell'atleta: se l'atleta necessita di determinate sostanze o trattamenti è necessario che le condizioni di

salute siano documentate dal medico, il quale certifica sia le condizioni patologiche dell'atleta sia il bisogno

dell'atleta dei farmaci. Quest'ultimo ha l'obbligo di tenere a disposizione delle autorità competenti i

documenti della diagnosi medica. Il CONI richiede che, oltre ad un certificato attestante le condizioni

patologiche e indicante il piano terapeutico specifico dell'atleta, questo debba avere la cosiddetta TUE,

l'autorizzazione di esenzione a fini terapeutici: solo in questo caso l'atleta può assumere la sostanza

discriminata senza incorrere in sanzioni. L'autorizzazione viene chiesta al CEFT (comitato per l'esenzione a

fini terapeutici) e viene concessa al termine di un iter rigoroso. Il solo possesso del certificato medico aiuta

l'atleta ad evitare di incorrere nella commissione del reato, ma non lo scagiona per il caso di illecito

disciplinare in quanto necessita dell'autorizzazione del CEFT.

La legge del 2000 ha introdotto un organismo prima inesistente: all'articolo 3 viene prevista l'istituzione

della commissione per la vigilanza e per il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività

sportive. Questo organismo è istituito presso il ministero della sanità ed ha una composizione molto

eterogenea; in particolare è composto da rappresentanti del mondo sportivo, dell'ambiente medico e dei

ministeri. I compiti della commissione sono:

 Individuare i farmaci, o meglio le classi di sostanze biologicamente e farmacologicamente attive, e le

pratiche mediche che costituiscono doping, includendole in tabelle pubblicate in un decreto del

ministro della sanità e in un decreto del ministro dei beni e delle attività culturali;

 Svolgere attività di ricerca sui farmaci che vengono assunti come doping, studiando l'evoluzione del

fenomeno;

 Concludere convenzioni con laboratori accreditati dal CIO per i controlli antidoping. In Italia, il

laboratorio accreditato per effettuare i controlli, è il laboratorio del CONI di Roma.

Un altro articolo importante della legge 376/2000 è l'articolo 6: questo prevede che il CONI, le Federazioni,

le società e le associazioni sportive devono adeguare i regolamenti alle disposizioni della suddetta legge,

prevedendo in particolare le sanzioni e le procedure disciplinari per i tesserati che risultino positivi o che

rifiutino di sottoporsi ai controlli. Il CONI, in attuazione all'articolo 6 della legge 376/2000, ha emanato un

proprio regolamento che vincola tutte le Federazioni sportive nazionali e stabilisce quali sono gli organi

competenti in materia di doping e quali sono i procedimenti che devono essere seguiti per effettuare i

controlli. Gli organi competenti in materia di doping sono organi del CONI e sono il CEFT (comitato per

l'esenzione a fini terapeutici) e l'ufficio di procura antidoping (con funzione ispettiva, svolge le indagini e

formula l'accusa in giudizio). Qualunque condotta legata al doping viene accertata dall'ufficio di procura

antidoping che inizia a svolgere le proprie indagini nel momento in cui gli viene comunicata la positività di

un atleta. I controlli possono essere svolti dalla commissione per la vigilanza e controllo sul doping (nel 20

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caso di competizioni che non sono organizzate dalle Federazioni e che non hanno valenza nazionale) o dal

CONI, ovviamente a sorpresa. Se l'atleta risulta positivo ai controlli viene sospeso in via cautelare finché

non si conclude il giudizio; potenzialmente potrebbe aver alterato i risultati. L'atleta può chiedere delle

controanalisi per verificare la positività. Se l'atleta risulta positivo anche in seguito alle controanalisi, la

procura rinvia a giudizio. Esiste la possibilità che la procura prosciolga l'atleta che dimostri di essere stato

autorizzato con TUE. Se l'imputato non si presenta davanti alla procura per spiegare la propria posizione

viene sospeso. Se invece collabora a procedimento disciplinare attivato (agevolando l'attività dei giudici

sportivi), ha diritto allo sconto di pena fino ad un terzo. Il procedimento è tenuto davanti al tribunale

nazionale antidoping. Questo ha due sezioni: la prima è per i giudizi in primo grado relativi alle violazioni

meno gravi (accertamenti compiuti dalla commissione per la vigilanza e per il controllo sul doping) e per

procedimenti di rilevanza nazionale, la seconda come organo di appello per i procedimenti passati in prima

sezione (come secondo grado di giudizio) e per i procedimenti di rilevanza internazionale.

Come si svolge il procedimento dei controlli antidoping?

I controlli a sorpresa, prima, durante o dopo la competizione, sono organizzati dalla Commissione per la

vigilanza e per il controllo sul doping quando si tratta di gare che non sono organizzate a livello nazionale

dalle Federazioni (competizioni organizzate a livello locale da organizzazioni che non operano sotto l'egida

del CONI). In tutti gli altri casi, i controlli sono organizzati direttamente dal CONI. I controlli vengono

predisposti e materialmente effettuati da medici tesserati alla Federazione Medico Sportiva. Se l'atleta

risulta positivo l'ufficio di procura antidoping chiede la sua sospensione in via cautelare alla Federazione di

appartenenza (l'esito delle analisi è positivo, emerge l'introduzione di una sostanza artificiale, non prodotta

dall'organismo; potenzialmente il soggetto potrebbe aver alterato i risultati della competizione). L'unica

situazione in cui l'atleta, pur essendo positivo, può continuare a gareggiare, è quella per cui quest'ultimo

sia malato (o abbia richiesto al CEFT l'autorizzazione). L'atleta può chiedere di effettuare le controanalisi:

se anche queste danno esito positivo, l'ufficio di procura antidoping chiede il rinvio a giudizio dell'atleta. A

questo punto si svolge il procedimento disciplinare di fronte al tribunale nazionale antidoping, con una

sentenza di condanna nella quasi totalità dei casi, quasi mai si assiste all'assoluzione, se non giustificata da

motivi medici. Il reato presuppone il dolo specifico.

Il reato venne previsto in un primo momento con legge del 1971 che puniva soltanto il rifiuto di sottoporsi

ai controlli antidoping (questo veniva punito con una sanzione minima, con una contravvenzione ->

ammenda). Il reato è stato depenalizzato nel 1981 ad illecito amministrativo. Con la legge 376/2000, il

legislatore ha ritenuto opportuno reintrodurre la fattispecie di reato, seppure esso preveda un maggior

numero di condotte criminose rispetto alla prima tipologia di reato prevista nel 1971. In particolare,

l'articolo 9 elenca quali sono le fattispecie che possono costituire reato di doping. Anzitutto viene prevista

una clausola ("salvo che il fatto costituisca un più grave reato") che prevede la disciplina alternativa

soltanto quando queste condotte sono fini a se stesse, che non producano danni più gravi. Questa

disciplina trova applicazione soltanto quando non ci sono conseguenze più gravi dall'assunzione di sostanze

dopanti (il reato di doping è residuale). Il doping è un delitto, non una contravvenzione (i reati si

distinguono in delitti e contravvenzioni: la distinzione è formale, basata sul tipo di sanzione che viene

inflitta. Le contravvenzioni sono reati meno gravi e sono punite con l'arresto o l'ammenda. I delitti, i reati

più gravi, sono puniti con l'ergastolo, la reclusione o la multa).

Quali sono le condotte che costituiscono reato di doping (sempre purché non sussista un reato più grave)?

 Procurare ad altri, somministrare, assumere o favorire l'utilizzo di farmaci o sostanze biologicamente

o farmacologicamente attive incluse nelle liste predisposte dalla commissione di vigilanza e controllo

21

Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

sul doping che non siano assunte dal soggetto a causa di condizioni patologiche e che siano assunte al

fine di modificare (migliorare) la performance dell'atleta;

 Adottare o sottoporsi a pratiche mediche vietate (non giustificate da condizioni patologiche

dell'atleta) per migliorare le prestazioni o per modificare (occultare) il risultato dei controlli

antidoping.

Il semplice certificato medico che attesti le condizioni di malattia dell'atleta è idoneo a escludere la sola

presenza del reato: dimostrare che l'atleta assume le sostanze per esigenze di salute è di per sé idoneo ad

escludere il dolo specifico, ovvero che il soggetto abbia assunto quelle determinate sostanze per

modificare le proprie prestazioni sportive. Se l'atleta si rifiuta di sottoporsi ai controlli antidoping

commette un illecito disciplinare ma non un reato: è solo un illecito disciplinare perché non è

espressamente elencato dal legislatore come condotta costituente reato.

In alcuni casi il reato è aggravato, così come la pena:

 Quando c'è un danno per la salute dell'atleta. La legge ha come obiettivo la tutela della salute degli

atleti e della collettività: se, a maggior ragione, si verifica un danno per la salute, il reato è ancora più

grave;

 Quando il reato è commesso nei confronti di un minorenne;

 Quando il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del CONI, ovvero di una

Federazione sportiva nazionale, di una società, un'associazione o da un ente riconosciuto dal CONI. I

componenti del CONI o del mondo dello sport dovrebbero lottare per debellare il fenomeno del

doping, non incentivarlo.

Se il reato (somministrazione o agevolazione di utilizzo) è commesso da un medico, da un fisioterapista, da

un operatore sanitario, oltre alla pena c'è una sanzione accessoria: la legge prevede l'interdizione

temporanea per un periodo di tempo deciso dal giudice in cui il soggetto non può esercitare la professione

sanitaria. Quando il reato è commesso dai componenti di CONI, Federazioni, associazioni o società

sportive, l'interdizione è perpetua: il soggetto non è più ammesso nel mondo sportivo e non potrà più

esercitare la propria professione al suo interno.

Un'altra ipotesi di reato sempre prevista dall'articolo 9, ultimo comma, legge 376/2000 non riguarda gli

atleti ma i commercianti di sostanze dopanti: questa è un ipotesi di reato ancora più grave (infatti la

reclusione prevista va da 2 a 6 anni e la multa da 10 milioni a 150 milioni di lire, mentre per i componenti

del mondo sportivo la pena va da 3 mesi a 3 anni di reclusione e la sanzione è da 5 milioni a 100 milioni di

lire) perché è potenzialmente dannoso per più persone; il commercio, oltretutto illegale, può raggiungere

un numero potenzialmente illimitato di persone. Il pericolo per la salute pubblica è maggiore. Non è

necessario che il commercio necessariamente si realizzi ma è sufficiente che la persona condannata per

questo reato abbia posto in essere una attività continuativa organizzata sul territorio (non è necessario che

venda effettivamente sostanze dopanti ma è necessario che egli si sia organizzato per farlo). Questo reato

si chiama "reato di pericolo" (per il "reato di danno" si deve dimostrare che il soggetto abbia

effettivamente venduto le sostanze dopanti): il legislatore punisce un comportamento anche se non si è

dimostrato lesivo, prevenendo il danno.

Il doping nell'ambito dell'Unione Europea

Anche l'UE è competente a far osservare le regole antidoping: si possono verificare dei danni

potenzialmente molto pregiudizievoli per gli atleti in quanto può essere danneggiata l'immagine (danno 22

Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

economico) a seguito di una squalifica per doping. Le regole antidoping possono essere contestate ai sensi

dell'articolo 3 del Trattato istitutivo dell'Unione Europea che riguarda la libera circolazione dei servizi e la

rilevanza del diritto comunitario sulle regole sulla concorrenza.

La violazione della normativa in materia di doping può essere contestata ai sensi dell'articolo 3?

Lo sport rileva come attività economica (specificità dello sport: anche quando l'attività ha valore

economico, presenta delle caratteristiche particolari e peculiari che la differenziano rispetto alle altre

attività economiche e di impresa). Alcuni principi dell'UE si applicano anche al mondo sportivo ma è

necessario tener conto delle caratteristiche peculiari dello sport che non la qualificano come una

qualunque attività economica (ci sono finalità educative, ci sono principi come il fair play…). Occorre

considerare la presenza nello sport di una normativa tecnica estranea all'attività economica. Per quanto

riguarda il doping, si tratta di una normativa che viene adottata in ambito sportivo per evitare l'alterazione

dei risultati: questa però può avere dei riflessi sull'attività economica. La normativa antidoping è sottratta

all'intervento dell'UE finché il suo intervento sia limitato alla lotta antidoping: quando le sanzioni in

materia di doping non hanno come finalità quella di restringere la concorrenza, allora è precluso

l'intervento dell'UE (quindi per quanto riguarda l'aspetto meramente sportivo). Diventa interesse dell'UE

quando la normativa antidoping ha come obiettivo quello di alterare la concorrenza.

La violenza durante le manifestazioni sportive

Durante le manifestazioni sportive si possono creare degli episodi di violenza o comunque si possono

verificare delle situazioni pregiudizievoli per la salute dei partecipanti alla gara e del pubblico dovute sia

alla sicurezza nei luoghi in cui si svolge la competizione (buche sulla strada durante una gara di ciclismo) sia

per la mancata segnalazione della competizione stessa (se la stessa gara non venisse comunicata agli utenti

stradali). Si può costituire un pericolo per l'ordine pubblico dal comportamento tifosi facinorosi.

Chi risponde dei danni causati dai tifosi?

Dal punto di vista della giustizia sportiva, le Federazioni prevedono delle sanzioni per le società nei casi in

cui ci siano pericoli per l'ordine pubblico (le Federazioni godono di autonomia in ambito di giustizia

sportiva): tutte le Federazioni prevedono il principio della responsabilità oggettiva della società sportiva

per l'opera dei propri tifosi. C'è una responsabilità oggettiva a carico della società per il comportamento

dei tifosi, la quale risponde anche nel caso in cui non si verificano dei danni (quindi anche solo per il

turbamento dell'ordine pubblico) e indipendentemente dal dolo o dalla colpa. Ci saranno provvedimenti

disciplinari (sanzioni) che il giudice sportivo, al momento dell'omologazione dei risultati delle partite, letto

il referto dell'arbitro, infligge alle società sportive.

Quando le competizioni si svolgono in un luogo pubblico (come ad esempio una gara podistica o ciclistica

su strada) è necessario chiedere l'autorizzazione ad una autorità di pubblica sicurezza: se si tratta di una

competizione sportiva che si svolge in un solo comune, dev'essere chiesta l'autorizzazione per lo

svolgimento della gara al sindaco del comune dove essa si svolge. Se invece si svolge nell'ambito di più

comuni, l'autorizzazione dev'essere chiesta alla regione. Quando la gara è su strada, il sindaco o la regione

dà l'autorizzazione allo svolgimento della gara purché vi sia una adeguata polizza assicurativa

(l'organizzatore può incorrere nella responsabilità civile nel caso in cui non ha fatto tutto il possibile per

evitare di incorrere in danni; l'assicurazione copre le conseguenze economiche relative alla sua attività)

stipulata dall'organizzatore per gli incidenti che si possono verificare. La presenza della polizza assicurativa

è richiesta per la tutela sia dei partecipanti alla gara sia del pubblico. 23

Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

Per altre competizioni che prevedono il contenimento per gli spettatori, la squadra che ospita (la squadra

di casa) la partita deve comunicare all'inizio del campionato tutte le partite che si svolgeranno presso la

propria struttura all'autorità di pubblica sicurezza, la quale dispiega la forza pubblica. Anche in assenza di

forze pubbliche occorre dimostrare l'avvenuta comunicazione all'autorità di pubblica sicurezza, pena il

provvedimento disciplinare.

Oltre a queste autorizzazioni, il legislatore è intervenuto con delle leggi per tutelare i partecipanti alle

competizioni sportive nei casi in cui ci siano episodi di violenza che mettono in pericolo l'ordine pubblico.

La responsabilità non è limitata alla società sportiva. Il legislatore ha disciplinato le conseguenze per i casi

in cui si verifichino episodi di violenza durante le manifestazioni sportive: in questo caso, il questore è

competente a infliggere determinate sanzioni. Si parla di manifestazioni sportive e non più di competizioni

agonistiche, l'ambito è maggiore: qualunque manifestazione sportiva legittima l'intervento della forza

pubblica. Il legislatore ha previsto che il questore ha il diritto di assistere alle manifestazioni sportive ed è

anche il soggetto legittimato ad infliggere le sanzioni nel caso in cui si verifichino episodi di turbativa

dell'ordine pubblico. Questo può ordinare due misure:

 Stabilire il divieto di accesso nei luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive;

 Ordinare alle persone di comparire personalmente nell'ufficio del comando di polizia nelle giornate in

cui si svolgono le manifestazioni sportive.

Il questore può infliggere le sanzioni ai soggetti che sono stati condannati (misura successiva) o denunciati

per aver partecipato ad episodi di violenza durante le competizioni sportive. Questi provvedimenti possono

essere inflitti anche ai soggetti che hanno istigato o incitato altri alla violenza, nei confronti di soggetti che

hanno lanciato corpi contundenti o oggetti pericolosi contro altre persone durante le manifestazioni

sportive e, infine, a chi ha indossato caschi protettivi (vietati durante le manifestazioni sportive perché non

consentono il riconoscimento facciale delle persone).

Il divieto di accesso è una misura che limita il diritto di circolazione (la libertà), garantito dall'articolo 16

della Costituzione. Questa libertà può essere limitata solo per esigenze di giustizia; l'obbligo di firma o il

divieto di accesso dev'essere sottoscritto dal giudice. Se il soggetto viola l'obbligo di presentarsi in caserma

può essere arrestato. Anche l'arresto viene giustificato per esigenze di giustizia e per garantire l'ordine

pubblico. Questo può essere effettuato in flagranza diretta o differita (non viene colto sul fatto di persona

ma viene individuato da strumenti di videosorveglianza entro 48 ore da quando ha commesso il fatto).

La tessera del tifoso.

La tessera del tifoso è uno strumento di fidelizzazione tra la squadra sportiva e gli atleti. Questa viene

rilasciata dalla società sportiva di appartenenza in seguito al nulla osta del questore (colui che si occupa di

controllare l'ordine pubblico). Il tifoso interessato ad ottenere la tessere fa domanda alla società,

dimostrando di non aver avuto daspo e condanne collegate allo sport negli ultimi 5 anni. La tessera del

tifoso serve ad identificare il soggetto come tifoso corretto e non pericoloso. Inoltre, garantisce

determinati dei privilegi (sconto sull'acquisto dei biglietti, non può essere oggetto di limitazione della

libertà personale).

La contrattualistica sportiva

Il contratto, nel nostro ordinamento, è l'accordo tra due o più parti per regolare, costituire ed estinguere

dei rapporti giuridici. Affinché vi sia il contratto è necessario l'accordo tra due o più parti (se c'è una sola 24

Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

parte non si parla di contratto ma di negozio giuridico) che si accordino tra di loro per un qualcosa,

rappresentato dalla costituzione, regolazione o estinzione di un rapporto giuridico. Sono necessari alcuni

elementi (pena la nullità):

 La manifestazione della volontà;

 La causa, che serve a definire la funzione del contratto stesso. Parlando di causa ci poniamo la

domanda: "A cosa serve questo contratto? Perché si stipula questo contratto?";

 L'oggetto;

 La forma, quando richiesta a pena di nullità (alcuni contratti possono esistere anche senza rispettare

una forma particolare);

Il contratto di sponsorizzazione prevede l'esistenza di due parti, lo sponsor e il soggetto sponsorizzato

(sponsee): è un accordo bilaterale. Lo sponsor è un'azienda che intende svolgere attività di marketing

finanziando o una squadra sportiva o un singolo sportivo; il suo fine è il ritorno pubblicitario. Il soggetto

sponsorizzato ottiene dei soldi e ha l'obbligo di veicolare e di diffondere il nome dell'impresa che va a

sponsorizzare. Per il soggetto sponsorizzato la finalità principale è quella di ottenere dei finanziamenti

mentre per lo sponsor la finalità è rappresentata appunto dalla necessità di migliorare la notorietà della

propria impresa o di un suo prodotto.

Qual è la normativa di riferimento in ambito di sponsorizzazione nello sport?

Accenni ci sono nella normativa di attività radio-televisiva. Le singole Federazioni sportive hanno un

regolamento che va ad occuparsi dei contratti di sponsorizzazione e il CONI svolge un'attività che va a

conformare questi contratti.

La natura giuridica del contratto di sponsorizzazione.

Il contratto di sponsorizzazione appare come un contratto atipico, di durata, a titolo oneroso, a

prestazioni corrispettive e a struttura bilaterale. E' un contratto atipico perché nel nostro ordinamento

non c'è una definizione del contratto di sponsorizzazione, è un contratto che ha trovato la sua diffusione

nella pratica, è socialmente tipico; non si ha una definizione, non c'è una disposizione normativa che va a

definirlo. E' un contratto di durata perché non va ad esaurire la sua prestazione nell'immediato ma prevede

una durata nel tempo: generalmente il contratto di sponsorizzazione ha durata almeno di un anno. E' a

struttura bilaterale in quanto si hanno due parti contraenti, lo sponsor e lo sponsee. E' a titolo oneroso

perché presenta il requisito della patrimonialità: lo sponsor chiede la diffusione della propria immagine allo

sponsee dietro pagamento allo sponsee. E' a titolo oneroso perché va a finanziare l'attività della squadra o

del singolo atleta affinché questi vadano a diffondere, a veicolare l'immagine e il nome dello sponsor. E' a

prestazione corrispettiva, un contratto in cui entrambe le parti sono impegnate ad effettuare una

prestazione, hanno degli obblighi (lo sponsor deve finanziare lo sponsee e quest'ultimo ha l'obbligo di

veicolare l'immagine dello sponsor). Anche il contratto di sponsorizzazione sportiva, riguardando lo sport, è

meritevole di tutela perché attraverso il contratto di sponsorizzazione si va a sviluppare l'attività sportiva,

attività attraverso la quale si va a valorizzare la persona. E' prevista anche la sponsorizzazione tecnica nel

caso in cui la prestazione dello sponsor è quella di fornire l'attrezzatura tecnica allo sportivo.

Lo sponsor può essere di diversi tipi: può essere unico (generalmente per squadre locali e di piccole

dimensioni) oppure si può costituire un pool di sponsor. In questo ultimo caso, ci sono diverse imprese tra

le quali individuare uno sponsor principale (il main sponsor, il maggior finanziatore della squadra) il quale

ottiene in cambio una maggiore visibilità pubblicitaria (come ad esempio il logo nell'abbigliamento 25

Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

dell'atleta o sui biglietti venduti ai tifosi). I regolamenti delle singole Federazioni vanno a disciplinare in

maniera minuziosa il posizionamento dei nomi o dei loghi degli sponsor e le dimensioni che questi possono

avere sull'abbigliamento dello sponsee. Non si può essere main sponsor di più squadre partecipanti allo

stesso campionato. Un'altra possibilità che può derivare dal contratto di sponsorizzazione è quella di

sostituire il nome della società sportiva con quello dell'impresa che sponsorizza; questa ipotesi viene

definita tecnicamente abbinamento ed è la possibilità data al main sponsor di sostituire il nome della

società sportiva con quello proprio.

Lo sponsor secondario va ad affiancare lo sponsor principale con una visibilità più ridotta (solitamente è il

fornitore ufficiale). A favore del fornitore ufficiale viene garantita una esclusiva di fornitura e viene

prevista la possibilità da parte dell'azienda di poter veicolare il proprio nome apponendo la partnership sul

prodotto (come avviene per la Nutella o la Gillette). Lo sponsor ha la possibilità di menzionare la

partnership sulla base di un accordo di licenza (possibilità di menzionare ed utilizzare le credenziali della

società sportiva). Con il fornitore ufficiale si fa riferimento a beni o servizi che possono essere usati al di

fuori dell'attività sportiva. Facendo riferimento a beni che vengono utilizzati nella pratica sportiva, si parla

di sponsorizzazione tecnica. Lo sponsor tecnico è quel soggetto che produce e fornisce alla squadra i

materiali tecnici o l'attrezzatura necessaria per lo svolgimento dell'attività sportiva, confidando nel ritorno

di notorietà che deriva dalla diffusione di quel marchio tra gli appassionati di quel determinato sport. Lo

sponsor tecnico ha la piena responsabilità nel caso in cui dovesse fornire del materiale difettoso. Da parte

sua, il soggetto sponsorizzato si obbliga all'utilizzo di quei prodotti e a non denigrarli. Il ritorno pubblicitario

sta nel fatto che nel tifoso si viene a creare una dipendenza psicologica per il prodotto indossato o

utilizzato dalla sua squadra del cuore o dal suo atleta preferito.

La regola in generale vieta la sponsorizzazione multipla per prodotti incompatibili tra loro: in questo caso

prevale il contratto di sponsorizzazione stipulato in epoca anteriore, salvo il risarcimento del danno. Esiste

un compromesso: si può far utilizzare al giocatore (membro di una squadra che ha sottoscritto un

contratto di sponsorizzazione con la società X) l'abbigliamento tecnico o l'attrezzatura di cui è testimonial

(sponsorizza un'impresa concorrente alla società X) sostenendo che durante lo svolgimento della partita il

singolo spettatore non noti il particolare durante le azioni di gioco e che l'abbigliamento tecnico è

necessario all'atleta per esprimere al massimo il proprio rendimento.

Lo sponsorizzato può anche essere una società, una Federazione o un organizzatore dell'evento sportivo:

nell'ipotesi in cui venga ad essere sponsorizzata un'intera squadra, ci sarà lo sfruttamento dell'immagine

della stessa, limitatamente allo svolgimento dell'attività sportiva. Fuori dalla dimensione sportiva

sussistono autonomi diritti d'immagine del singolo atleta. Le Federazioni sportive, soggetti di diritto privato

che non perseguono lo scopo di lucro, determinano la sponsorizzazione delle squadre nazionali. Attraverso

la sponsorizzazione, la Federazione può finanziare i notevoli esborsi relativi alla pratica internazionale

dell'attività sportiva della squadra nazionale. Nella scelta dello sponsor devono essere rispettati i principi

stabiliti dal CONI, il quale svolge un'attività di controllo sulle singole Federazioni sportive. La

sponsorizzazione può essere relativa al singolo evento o alla singola manifestazione sportiva: in questo

caso si parla di partner ufficiali della manifestazione, il cui nome va a comparire sui cartelloni e sui biglietti

dell'evento. Ulteriore contratto di sponsor può essere stipulato tra una società e uno stadio: lo sponsor

affianca il proprio nome o il marchio commerciale ad uno stadio o palazzetto che accoglie le partite di una

squadra. Questi contratti vengono generalmente stipulati dalle amministrazioni comunali e vengono

mantenuti a prescindere dalle squadre che vengono ospitate e dagli sport praticati nell'impianto. Lo

sponsor non paga una singola squadra ma l'amministrazione comunale che deve gestire l'impianto.

Il soggetto sponsorizzato nell'eseguire il contratto deve comportarsi secondo buona fede e la sua

prestazione consiste nel promuovere il marchio o il prodotto dello sponsor che ha interesse ad avere un 26

Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

ritorno promozionale. Questo contratto dev'essere eseguito in buona fede. Un esempio di contratto

eseguito in mala fede è dato dall'atleta che, sponsee di un contratto di sponsorizzazione ancora in corso,

comunica pubblicamente l'intenzione futura di cambiare sponsor concludendo un contratto con una

impresa concorrente (con conseguente ritorno di immagine negativo per lo sponsor previgente). Altra

ipotesi di mala fede è considerata la comunicazione pubblica dell'atleta di dichiarazioni lesive nei confronti

dello sponsor o dei suoi prodotti. La violazione della buona fede nell'esecuzione di un contratto prevede un

risarcimento nei confronti dello sponsor da parte dello sponsee. Il caso dubbio si è posto in considerazione

al risultato sportivo, ovvero se il fatto di sconfitta possa essere considerata una fattispecie di violazione del

principio della buona fede. Eseguendo un contratto di sponsorizzazione, lo sponsee non si impegna ad

ottenere determinati risultati ma si assume una obbligazione di mezzi (in cui occorre utilizzare tutti i mezzi

atti a veicolare l'immagine dello sponsor). Il risultato sportivo non rientra nel contratto in quanto

obbligazione: la prestazione dello sponsee non è rivolta al raggiungimento di un risultato sportivo specifico

ma alla veicolazione dell'immagine dello sponsor.

Nel caso di un provvedimento della giustizia sportiva nei confronti dello sponsee (provvedimento

disciplinare per la persona fisica, retrocessione ad esempio per una associazione o società sportiva), vi è la

possibilità da parte dello sponsor ad avere una legittimazione di impugnare davanti agli organi della

Federazione un provvedimento sanzionatorio; lo sponsor può essere legittimato ad impugnare un

provvedimento avendo ottenuto minori risultati di ritorno pubblicitario. Il mancato comportamento in

buona fede dell'atleta nei confronti del CONI o della Federazione sportiva di riferimento legittima lo

sponsor ad avanzare una richiesta di risoluzione del contratto.

Continua: il contratto di sponsorizzazione sportiva.

La vittoria o meno di una squadra non può legittimare lo sponsor a richiedere la risoluzione del contratto a

meno che la situazione non sia stata determinata dall'atteggiamento dell'amministrazione del denaro

derivante dalla sponsorizzazione (ad esempio il mancato acquisto di giocatori validi nel tentativo di vittoria

della competizione).

Se in una squadra sponsorizzata un giocatore commette comportamenti lesivi allo stesso sponsor, può

essere prevista la risoluzione del contratto, se nel momento della stipula è stata prevista la relativa

clausola. Nella prassi contrattuale infatti si assiste all'inserimento, all'interno del contratto di sponsor, di

clausole: la squadra si impegna a garantire un comportamento idoneo da parte dei giocatori per non

offendere lo sponsor.

Il merchandising.

E' un contratto con il quale il titolare di un marchio, dietro corrispettivo, concede ad altri (concessionario o

concessionari), in esclusiva o meno, l'uso di quel marchio per contraddistinguere prodotti diversi da quelli

prodotti dal concedente. Esempio di merchandising lo ritroviamo ad esempio prendendo in considerazione

la ditta Ferrari, la quale concede l'autorizzazione per utilizzare il marchio in prodotti di abbigliamento.

L'utilizzatore del marchio (concessionario) produce beni o servizi appartenenti ad un mercato diverso

rispetto a quello del concedente, traendo benefici dalla notorietà del marchio. I beni o servizi realizzati dal

concedente (Ferrari) devono essere diversi da quelli realizzati dal concessionario (riprendendo l'esempio di

prima, una impresa di abbigliamento). Il contratto di merchandising è molto utilizzato nello sport: questo

garantisce un introito notevole da poter utilizzare per garantire la gestione e lo svolgimento dell'attività

sportiva. 27


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie, sportive e della salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Zell15 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Agostinis Barbara.

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