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• la responsabilità dell'organizzatore della manifestazione verso i partecipanti e gli

estranei

• la responsabilità del gestore dell'impianto

Per quanto riguarda la responsabilità dell'atleta che reca danno ad un altro atleta in

ambito sportivo bisogna distinguere i vari sport:

• sport a "violenza necessaria": come la boxe

• sport a "violenza eventuale": come il calcio, dove la violenza è comunque

disciplinata

• sport "non violenti": come il nuoto, dove non ci deve essere nessuno scontro o

contatto fisico durante la pratica sportiva

LE SCRIMINANTI: sono limitazioni della responsabilità degli atleti e sono di 3 tipi:

• la scriminante sportiva: dove si sottolinea che lo Stato incoraggia e sostiene la

pratica sportiva perché essa contribuisce al benessere e perché lo sport è un

grande settore economico

• la scriminante dell'accettazione del rischio sportivo: dove si afferma che "non è

punibile chi lede o pone in pericolo un diritto con il consenso della persona che può

validamente disporne"

• la scriminante dell'esercizio del diritto: dove si afferma che "l'esercizio di un diritto

esclude la punibilità"

Quando si supera il rischio consentito e non è possibile invocare le scriminanti si può

avere un ILLECITO PENALE che può essere :

• colposo: se commesso senza la finalità di arrecare un danno fisico a chi subisce la

violenza

• doloso: se diretto ad arrecare un pregiudizio fisico a chi subisce la violenza

Oppure un ILLECITO CIVILE: il regime di responsabilità civile sportivo (art. 2043 c.c.)

afferma che "qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto,

obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno". Attraverso il risarcimento si

trasferisce il danno da colui che l'ha subito all'altro soggetto che l'ha commesso (funzione

riparatoria).

VIOLENZA NEI CONFRONTI DI TERZI ESTRANEI ALLA PRATICA SPORTIVA

(PUBBLICO):

In questo caso non c'è tolleranza da parte dell'ordinamento penale e quindi si applicano i

principi generali della responsabilità penale senza possibilità di invocare le esimenti

(cause di giustificazione).

Per quanto riguarda la responsabilità dell'organizzatore della manifestazione e la

responsabilità del gestore dell'impianto:

L'organizzatore ha la responsabilità su tutto quello che avviene o potrebbe avvenire

all'interno della manifestazione sportiva e ha la responsabilità su tutti i soggetti che sono

presenti alla manifestazione. Inoltre l'organizzatore firma un contratto indiretto con gli

spettatori attraverso la vendita del biglietto, con il quale gli spettatori si impegnano a

pagare il biglietto, mentre l'organizzatore si impegna a tutelare la loro salute e a fare in

modo che possano godere dello spettacolo.

La responsabilità del gestore invece è quella di tenere a norma l'impianto in cui la

manifestazione si svolgerà e deve possedere delle carte con cui può dimostrare che sono

state fatte tutte le revisioni dell'impianto ed è a norma e utilizzabile.

Se l'organizzatore della manifestazione è anche il gestore dell'impianto, le due

responsabilità coincidono.

SAFETY RULES: si tratta delle regole tecniche previste normalmente dalle singole

federazioni per l'organizzazione dell'evento sportivo. Si tratta di disposizioni provenienti

da soggetti competenti nello specifico settore. E' bene ricordare che ogni disposizione

sportiva riveste sempre un ruolo sussidiario. Le misure protettive apprestate

dall'organizzatore devono essere proporzionate alla natura ed all'intensità dei rischi, alla

condizione dei luoghi ed alla maggiore o minore presenza di pubblico.

DOPING:

Per doping si intende la somministrazione di sostanze dopanti. Questo fenomeno si è

sviluppato a partire dagli anni '60 nei paesi dell'Est, per poi diffondersi in tutta Europa a

tutti i livelli: professionistico, dilettantistico e amatoriale. La prima iniziativa contro il doping

a livello europeo è stata la risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa del

1966 con la quale si invitavano i governi degli stati membri a contrastare questo

fenomeno, seguì dieci anni dopo la Carta Europea dello sport per tutti. Importante è stato

il ruolo della Commissione Europea, che nella lotta al doping ha espresso 3 principi:

• il diritto di tutti, sia sportivi che non, alla tutela della salute

• il principio d'integrità: che deve garantire la regolarità della competizione sportiva

• l'attenzione particolare nei riguardi dei bambini

Il 16 novembre del 1989 si è giunti all'emanazione della Convenzione di Strasburgo

contro il doping, entrata in vigore con la ratifica di 4 stati membri (l'Italia ha ratificato il 29

novembre 1995 con la legge 522). La Convenzione elencava una lista di farmaci e metodi

proibiti. Si stabilì inoltre la figura dello sportivo in colui che partecipa assiduamente ad

attività sportive. Per coordinare le informazioni relative ai controlli da

effettuare sugli sportivi è stata istituita una banca dati, chiamata Adams, nella quale gli

atleti inseriscono i propri dati personali, i programmi di allenamento e la loro reperibilità,

così che le federazioni possano effettuare controlli antidoping a sorpresa.

Nel nostro ordinamento il doping ha duplice valenza:

• illecito disciplinare

• reato

- Nel caso di illecito disciplinare: le federazioni prevedono una responsabilità oggettiva

dell'atleta, infatti in ambito sportivo è sufficiente che l'atleta risulti positivo ai test

antidoping o che si rifiuti di sottoporsi ai test o che non si presenti per essere sanzionato.

Il test antidoping si effettua mediante le analisi delle urine o in alcuni casi attraverso le

analisi del sangue. Qualora ci siano problemi di salute, all'atleta è permesso prendere dei

farmaci che non siano volti a modificare la prestazione fisica. Per non incorrere in

sanzioni, l'atleta presenta un certificato del medico curante con la conferma dell'uso di

farmaci per validi motivi di salute. Se dovessero esserci dei controlli e dai risultati si

evidenziasse un'elevata quantità di un farmaco segnalato dal medico, l'atleta non rischia

sanzioni, al contrario se ci sono dosi massicce di farmaci non segnalati dal medico

curante, si presenta per l'atleta l'ipotesi di un reato. Ci sono stati dei fraintendimenti tra le

federazioni nazionali e internazionali dato che alcuni farmaci erano permessi dalle prime e

vietati dalle seconde. Per questo è stata creata la WADA (World Anti-Doping Agency) con

sede a Montrèal, che ha creato una lista di medicinali vietati, modificata e aggiornata ogni

anno.

- Nel caso di reato: la situazione è diversa, infatti l'atleta è punito anche a titolo di dolo (se

vi è l'intenzionalità) per raggiungere un fine specifico, non deve per forza concretizzarsi il

fatto, basta l'intenzionalità per essere puniti. Solo in Italia il doping è anche reato, nel

resto dei paesi è solo un illecito disciplinare. Il reato è punito con la reclusione da 3 mesi

ai 3 anni più un importo in denaro che si aggira intorno ai 2.500€ e i 50.000€.

Chiunque è punibile:

• chi consiglia

• chi procura

• chi somministra

La pena è aggravata se il comportamento:

• è rivolto a minorenni

• se c'è il coinvolgimento di un soggetto istituzionalmente ammesso alla lotta al

doping, come ad esempio un dipendente del CONI

• se reca un danno irreversibile alla salute della persona (morte)

Se il reato è commesso da un medico o fisioterapista, oltre alla pena vi è anche

un'interdizione temporanea della propria professione, mentre quando il reato è

commesso da un soggetto istituzionalmente ammesso alla lotta al doping (membro del

CONI per esempio) vi è l'interdizione perpetua della professione.

Un'altra ipotesi di reato non riguarda gli atleti, ma chi commercia le sostanze dopanti, che

viene punito con la reclusione dai 2 ai 6 anni. E' il reato più grave perché potenzialmente

ha un maggior numero di persone e un maggior pericolo per la salute pubblica. Inoltre

non è necessario che il commercio si realizzi per essere condannati, basta anche solo

l'intenzione di commercializzare le sostanze dopanti per essere condannati.

Nel nostro ordinamento l'organo competente in questo caso è la Commissione per la

vigilanza e il controllo sul doping, introdotto nel 2000, composto da:

• rappresentanti dei ministri

• rappresentanti del CONI (atleti e allenatori)

• rappresentanti medici (dottori e psicologi)

La Commissione propone l'elenco delle sostanze vietate che devono essere recepite con

un decreto da parte del Ministero della Salute. In più si occupa dei controlli antidoping e

predispone e organizza campagne antidoping.

Altri organi competenti sono:

• Tribunale Nazionale Antidoping: giudica in primo o secondo grado dopo una

sentenza degli organi federali

• Ufficio di procura antidoping: ha la funzione di accusa, cioè chiede la squalifica o il

deferimento degli atleti colpevoli

• Comitato per l'esenzione ai fini terapeutici (CEFT): è il comitato che l'atleta deve

informare sui farmaci utilizzati per non incorrere in sanzioni

CONTRATTO DI SPONSORIZZAZIONE:

CONTRATTO: è l'accordo tra 2 o più parti per regolare e costituire dei rapporti giuridici.

Affinché esista un contratto vi deve essere un accordo, ossia la volontà di entrambe le

parti a stipulare un contratto, la causa del contratto, che definisce la funzione del

contratto. Vi deve essere anche un oggetto del contratto e la forma (ma non sempre)

La sponsorizzazione è un contratto attraverso il quale lo sponsor utilizza l'immagine di un

personaggio noto, pagandolo, per pubblicizzare un proprio prodotto o l'intera azienda.

Il personaggio viene chiamato sponsy e ha l'obbligo di veicolare l'immagine dello sponsor.

Il contratto di sponsorizzazione è un contratto:

• atipico: perché non ha una regolamentazione nell'ordinamento, ma ha avuto una

sua diffusione sociale

• di durata: perché esaudisce la prestazione nel tempo, almeno 1 anno

• a struttura bilaterale: perché vi sono 2 parti nel contratto

• a titolo oneroso: perché ha il requisito di patrimonialità, cioè lo sponsor finanzia

un'attività al fine di essere sponsorizzato

• a prestazioni corrispettive: perché entrambe le parti hanno un obbligo, lo sponsor

di pagare lo sponsy e lo sponsy di veicolare l'immagine dello sponsor

Lo sponsor può essere unico quando è ovviamente il solo a fare da sponsor ad una

squadra, solitamente succede nelle squadre di piccole dimensioni. Vi può essere il pool di

sponsor, quando vi è un insieme di sponsor, tra cui vi è quello principale (main sponsor),

che è il maggior finanziatore ed ha il logo più grande, ad esempio sulle divise e sui

biglietti. Vi è anche lo sponsor secondario, che di solito è il fornitore ufficiale (acqua,

nutella), che ha l'esclusiva nella sua categoria merceologica. Lo sponsor tecnico invece

fornisce materiali necessari allo svolgimento della competizione sportiva (scarpette e

divise ad esempio), confidando nel ritorno di notorietà derivato da quel determinato

marchio. Talvolta lo sponsor

può entrare nel nome della società (Scavolini Pesaro), questo porta ad una pubblicità

ancora maggiore e quando succede viene definito abbinamento. Altre volte lo sponsor

può entrare nel nome degli stadi o dei palazzetti (Emirates Stadium dell'Arsenal), questi

contratti vengono firmati dallo sponsor con la squadra e con le amministrazioni comunali.

Lo sponsy può essere il singolo atleta che può diventare anche testimonial, mentre altre

volte può essere una società o una federazione o un evento sportivo a svolgere la

funzione di sponsy. La sponsorizzazione della federazione comprende la

sponsorizzazione della squadra nazionale di quella disciplina. La sponsorizzazione di un

evento sportivo è quella che vi è nei campionati annuali (Seria A Tim) o ai Giochi Olimpici.

ESECUZIONE DEL CONTRATTO DI SPONSORIZZAZIONE E DOVERE DI BUONA

FEDE:

Il contratto di sponsorizzazione deve essere eseguito in buona fede dallo sponsy, ovvero

lo sponsy non può nominare quale sia il nuovo sponsor tecnico prima che finisca il

contratto con un altro sponsor tecnico concorrente, perché questo creerebbe un danno di

immagine allo sponsor con la quale sta terminando il contratto e quindi lo sponsy

dovrebbe risarcire il danno causato allo sponsor penalizzato. La stessa cosa succede se

lo sponsy fa dichiarazioni negative e lesive verso lo sponsor, anche in questo caso lo

sponsy creerebbe un danno di immagine e quindi dovrebbe risarcire il danno causato allo

sponsor. Se il risultato dello sponsy

è deludente, egli non verrà punito, perché lo sponsy è tenuto solo a veicolare l'immagine

dello sponsor (obbligazione di mezzi) e non di vincere (obbligazione di risultato).

Se lo sponsor retrocede o viene sospeso, lo sponsor può pretendere una legittimazione.

Se una società che sponsorizza una squadra scopre che uno dei giocatori reca danno

all'immagine della società, può chiedere il risarcimento direttamente al giocatore.

MERCHANDISING:

E' un contratto con il quale il titolare di un marchio concede, dietro corrispettivo, ad altri

soggetti l'uso di quel marchio per contraddistinguere prodotti diversi da quelli del

concedente. I prodotti realizzati dal concedente devono essere

completamente diversi da quelli realizzati dal concessionario. Il marchio è un segno

distintivo che ha la funzione di identificare i beni e i servizi di un'impresa permettendo di

distinguere le imprese operanti nello stesso settore commerciale. Il marchio deve essere:

• lecito: cioè non deve essere offensivo

• vero

• nuovo: cioè mai utilizzato

• originale: cioè nel marchio non si possono utilizzare nomi generici che descrivono

il tipo di merce prodotta

Il contatto di merchandising è a titolo oneroso, così come quello di sponsorizzazione, a

prestazioni corrispettive con vantaggi e obblighi per entrambe le parti contrattuali e di

durata, cioè che si esaudisce nel tempo. Esempio di merchandising: cappellino con il logo

della Ferrari.

CONTRATTO DI SKY-PASS:

In questo contratto si instaura un rapporto contrattuale con il gestore dell'impianto per

poter usufruire degli impianti di risalita. Il gestore dell'impianto si obbliga affinché le piste

siano tenute in un certo modo.

GIUSTIZIA SPORTIVA:

I principi della giustizia sportiva sono:

• le federazioni devono avere uno statuto ed n ordinamento interno che rispetti

quello del CONI

• le federazioni devono avere al proprio interno degli organi obbligatori, come i

giudici federali e i giudici sportivi, che devono essere eletti in maniera identica in

ogni federazione e con criteri trasparenti

• il vincolo di giustizia: afferma che i tesserati devono risolvere le controversie

sportive davanti ad un giudice federale e non statale. Se il tesserato non rispetta il

vincolo di giustizia infrange un obbligazione federale e costituisce un illecito

disciplinare con conseguenti sanzioni

• la clausola compromissoria: stabilisce che la risoluzione delle controversie sia

definita a degli arbitri. Gli arbitri sono soggetti che fungono da giudici, però non

sono giudici dello Stato, ma sono privati e sono nominati dalle parti del contratto o

dal presidente del tribunale

• l'emanazione della grazia: per assolvere qualcuno dalla colpa commessa

In ogni federazione vi è l'obbligo affinché vi siano due gradi di giudizio, mentre il terzo

grado di giudizio spetta al CONI.

In ambito sportivo vi sono 4 indirizzi di giustizia sportiva:

• giustizia tecnica: che si occupa della violazione delle regole di gioco, tempi molto

brevi per presentare ricorso (entro 24 ore dalla violazione)

• giustizia disciplinare: accerta e punisce un illecito disciplinare in primo o secondo

grado

• giustizia amministrativa: riguarda la possibilità di far valere l'irregolarità di atti

federali innanzi ad organi superiori

• giustizia economica: si occupa delle controversi di tipo economico o problemi di

tesseramento

Solamente un procuratore federale può aprire un procedimento, il procedimento deve

essere indirizzato:

- se in ambito tecnico ad un giudice sportivo per quanto riguarda il giudizio di primo

grado, mentre ad una corte d'appello sportiva per un giudizio di secondo grado.

- se in ambito economico/disciplinare al tribunale federale per quanto riguarda il giudizio

di primo grado, mentre ad una corte d'appello federale per il giudizio di secondo grado.

Con la rivalutazione del Codice Sportivo del 2014 sono stati introdotti due organi gestiti

dal CONI inerenti alla giustizia sportiva che sono:

• la Procura Generale: ha il compito di coordinare e controllare l'attività delle

procure federali

• il Collegio di Garanzia dello Sport: è andato a sostituire il TNAS e l'Alta Corte ed

ha il compito di far valere l'illegittimità della decisione presa dal giudice di

secondo grado

Per fare ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport bisogna prima passare in appello i

due gradi di giudizio della procura federale, poi si può fare ricorso entro 30 giorni dalla

data di impugnabilità della decisione presa dal giudice di secondo grado. Il ricorso viene

preso in esame dal Presidente di Collegio, che lo rinvia al Presidente di Sezione in base

al tema di cui tratta il ricorso. La risposta del Presidente di Sezione al ricorso

viene data entro 30 giorni e il ricorso può essere annullato o respinto o accettato.

Il rapporto tra giustizia sportiva e giustizia statale è gestita dalla legge 280 del 2003 ed è

suddivisa in 3 articoli:

• il primo articolo afferma che viene costituito un ordinamento sportivo di

autonomia limitata nei confronti dell'ordinamento statale e dell'ordinamento

sportivo internazionale

• il secondo articolo afferma che l'ordinamento sportivo ha il compito di disciplinare

le questioni tecnico-disciplinari in ambito sportivo

• il terzo articolo afferma che è compito della giustizia sportiva occuparsi delle

questioni tecnico-disciplinari in ambito sportivo, tuttavia se vengono passati in

rassegna tutti e tre i gradi del giudizio senza risolvere la situazione, si può fare

appello ai giudici ordinari per le questioni economiche e ai giudici amministrativi

per le questioni inerenti al CONI e alle federazioni


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dello Sport, basato su appunti personali presi a lezione. Gli argomenti trattati sono: ordinamento sportivo, CIO, federazioni sportive internazionali e nazionali, CONI, CONI servizi SPA, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, leghe, società, associazioni, contratti in ambito sportivo, cessione degli atleti, tesseramento, affiliazione, responsabilità in ambito sportivo, scriminanti, doping, contratto di sponsorizzazione, merchandising, giustizia sportiva, diritto tributario.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie, sportive e della salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuelloddo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Agostinis Barbara.

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