Capitolo 1
La libertà di manifestazione del pensiero nella costituzione
Costituzione italiana
La Costituzione italiana è al vertice del sistema giuridico italiano e rappresenta la norma giuridica fondamentale dello Stato italiano: vi sono poi le leggi e i regolamenti. La Costituzione presenta un apposito catalogo di diritti e la riserva di disciplinare in concreto i limiti al loro esercizio spetta al legislatore. È stata votata dal popolo il 2 giugno del 1946 ed è entrata in vigore il 1° gennaio del 1948 (prima vi era lo Statuto Albertino). Fu scritta dall'Assemblea Costituente, nominata dal popolo. [2 Giugno: referendum tra monarchia e repubblica, prima volta che votano le donne]
La Costituzione è composta da 139 articoli più 18 disposizioni finali transitorie. I primi 12 articoli sono i "Principi fondamentali".
Costituzione repubblicana
- Lunga (139 articoli rispetto ai meno di 100 dello Statuto)
- Rigida (difficilmente modificabile) -> ha forza di resistenza passiva nei confronti di tutte le altre fonti normative, così da affrontare il problema dell'abuso del legislatore
- Di compromesso
- Programmatica (fatta di principi e valori)
- Composta da Assemblea Costituente
- Con sovranità popolare (la Costituzione arriva dal basso, dal popolo, mentre lo Statuto arriva dal sovrano)
Costituzione-garanzia e costituzione-programma (fonte prima dei diritti fondamentali) (volta a tracciare le linee direttive dell'azione dei poteri pubblici)
La Corte costituzionale funge da organo di controllo sulle leggi emanate dal Parlamento affinché non risultino anticostituzionali, verifica quindi che le leggi seguano la costituzione. È composta da 15 giudici.
Dimensione partecipativa: i diritti sono strumenti di partecipazione politica e sociale alla vita dello Stato e il loro esercizio avviene indipendentemente da differenze di ordine economico e sociale. Lo Stato si fa carico, in positivo, della reale possibilità da parte di tutti di esercitarli, quindi i diritti non sono più solamente libertà negative ma anche libertà positive -> diritto all'eguaglianza sostanziale.
Statuto Albertino: catalogo di diritti molto più ricco, libertà individuali + libertà collettive (libertà di riunione, di associazione ecc.) + si arricchisce con l'introduzione dei diritti sociali (diritto al lavoro, alla salute, allo sciopero, allo studio...).
Novità
Riserva di legge: l'obbligo che sia solo la legge del Parlamento a dettare la disciplina relativa all'esercizio dei singoli diritti -> la legge non è più libera di determinare a suo piacimento i motivi che giustificano l'imposizione di limiti all'esercizio dei diritti perché tali motivi sono già espressi nella Costituzione.
Riserva di giurisdizione: riserva al giudice il potere di applicare ai singoli casi concreti le limitazioni all'esercizio dei diritti.
La libertà di espressione la si trova già alle origini del pensiero classico europeo, nella civiltà greca. La libertà di espressione nella Grecia del V secolo a.C. la si ritrova nella Polis, la città che valorizza la discussione pubblica nell'Agorà. L'internet e i social vengono infatti soprannominati anche Agorà digitale, in quanto è uno spazio pubblico destinato alla discussione, un forum aperto. Aristotele nell'opera La Politica teorizza che il cittadino nell'Agorà gode di:
- Isonomia: uguaglianza di fronte alla legge
- Isegoria: libertà di parola
Secondo Aristotele inoltre l'uomo è un animale vocale, un essere parlante, che gli piace parlare. La Grecia è il perfetto esempio di democrazia diretta, ovvero dove il popolo prende le decisioni senza la mediazione di rappresentanti (referendum, piattaforma Rousseau..), al contrario della democrazia rappresentativa, dove il cittadino vota qualcuno che lo rappresenti.
La libertà d'espressione ha avuto anche i suoi lati oscuri, basti pensare a Socrate, primo martire della libertà d'espressione, accusato e ucciso per il suo voler dialogare, o Gesù, processato per il volere di tutti gli ebrei (referendum), o la morte per il delitto d'opinione.
Capitolo 2 – La stampa
La libertà d'espressione fu inizialmente riconosciuta giuridicamente con:
- 1688: Rivoluzione inglese → "Bills of Right" (carta dei diritti)
- 1776: Rivoluzione americana → 1787 Costituzione americana
- 1789: Rivoluzione francese → Art. 11 della "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino"
Con le due grandi rivoluzioni di fine '700, americana e francese, si cominciano a definirsi i primi modelli stabili di tutela della libertà di manifestazione del pensiero, destinati a sopravvivere fino ai giorni nostri. Sorgono, così, due modelli:
- Giusnaturalista (modello americano): il primo emendamento della costituzione americana dichiara che il congresso non può limitare la libertà di stampa, la legge quindi non si intromette. La libertà d'espressione è un elemento preesistente alla sua costituzionalizzazione e pertanto non è suscettibile di subire alcuna forma di limitazione a priori
- Giuspositivista (modello francese): l'articolo 11 dichiara che la libertà di stampa è controllata e stabilita dalla legge. Le libertà sono solo quelle riconosciute dal diritto positivo, che fonda sulla Costituzione e sul Parlamento -> a questo modello si ispirano le Costituzioni liberali europee del secolo scorso
Lo Statuto Albertino (1848-1944)
Lo Statuto Albertino è una carta costituzionale del Regno d'Italia promulgata dal Re:
- Breve
- Flessibile
- Liberale (il potere dello Stato è limitato a favore della libertà d'azione del singolo individuo)
- Ottriata (elargito ai sudditi dalla volontà del sovrano)
Art. 28 → norma che tutela la libertà di stampa:
- 1° comma: "La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi" → fa riferimento a una legge, come il modello francese giuspositivista -> riserva al legislatore della definizione dei limiti all'esercizio della libertà
- 2° comma: "Tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del vescovo" → censura (ogni forma di controllo preventivo sul contenuto da condividere)
La stampa era quindi tutta libera tranne quella religiosa, la censura era vietata se non per i testi sacri. MA: lo Statuto Albertino ha un carattere flessibile per cui non vi è un sistema di controllo di legittimità costituzionale delle leggi -> le maggioranze parlamentari sono libere di operare anche in violazione della carta costituzionale.
Editto sulla stampa
La legge a cui si fa riferimento nel primo comma è del 1848, che nel 1861 diventa LEGGE DELLA STAMPA del nuovo Regno d'Italia:
- Stabilisce degli obblighi per tutti gli stampati → obblighi diversi per:
- Stampa comune: libri, romanzi, trattati scientifici...
- Stampa periodica: soggetta a pubblicazione di cadenza giornaliera, mensile...
Obblighi comuni a entrambi i tipi di stampa:
- L'obbligo di deposito presso l'autorità giudiziaria, successivamente alla pubblicazione
- L'obbligo di indicare autore, editore e tipografia dove stampato, è quindi vietato il circolo di stampa anonima in quanto non ha un responsabile.
Stampa periodica: deve informare il mistero dell'interno dell'inizio della pubblicazione e comunicare il gerente responsabile, una figura responsabile delle pubblicazioni, in modo da evitare l'anonimato. Egli funge da centro di imputazione della responsabilità per l'eventuale commissione di reati a mezzo stampa: egli risponde sia del contenuto di articoli anonimi sia di articoli regolarmente firmati. Oggigiorno questa figura si chiama direttore.
Elenca i reati che possono essere commessi con il mezzo della stampa, sia quelli che offendono la sfera pubblica che quella privata -> esempi di offesa di carattere pubblico sono la diffamazione e l'ingiuria, di carattere privato le offese alle autorità, al governo o alla religione dello stato.
I principali abusi della libertà di stampa sono:
- Diffamazione: va a ledere la reputazione (la vittima non è presente)
- Ingiuria: va a ledere l'onore in presenza dell'infamato
Entrambe ledono la dignità della persona. Stabilisce le autorità giudiziarie competenti per reprimere tali reati → magistratura d’appello e giuria popolare.
Dal 1848 vi è una serie di provvedimenti in cui la libertà di stampa diventa il centro di interventi non più liberali, bensì repressivi, in quanto la stampa è al tempo il miglior mezzo di lotta politica. Nello stesso anno fu scritto infatti il manifesto del partito comunista di Marx e Engels, esempio per eccellenza di libro di lotta politica, in questo caso del proletariato contro l'aristocrazia. Come risposta il governo agì con la repressione della libertà di espressione.
Leggi di polizia
1859, 1965, 1889 -> venne introdotto l'istituto della licenza (autorizzazione) di polizia per l'esercizio dell'arte tipografica e della licenza di polizia per l'affissione degli stampati.
- Licenza per l'esercizio dell'arte tipografica → per essere tipografo bisognava avere la maturità classica e non aver avuto condanne. Così facendo lo statuto veniva formalmente rispettato in quanto venne modificata la legislazione non introducendo una censura, bensì si limitava il diritto di creare tipografie, così da controllare coloro che avrebbero esercitato la professione da tipografo. I rivoluzionari si vedevano quindi rifiutare la licenza e non potevano stampare il loro materiale di propaganda per la loro attività politica.
Fine secolo 1800: il generale Pelloux è al comando, il suo governo è stato uno dei più autoritari. Uno dei disegni di legge messi a punto dal Governo Pelloux prevedeva un aggravamento delle pene per i reati a mezzo stampa e l'introduzione della censura di stampa, così che la magistratura potesse avere il potere di non far pubblicare ogni tipo di notizia sovversiva che incitasse il popolo al disordine, praticando un controllo preventivo. Questo disegno di legge non fu mai approvato. Solo con l'avvio del periodo giolittiano appaiono i primi segnali chiari di un'attenuazione delle tendenze restrittive in materia di libertà di stampa.
Legge Giolitti n. 278
Nel 1906, Giolitti, capo del governo, emana la legge n. 278 che disciplina il sequestro degli stampati → disciplina garantista (≠ colpevolista), lo stato considera il cittadino innocente fino a quando non è colpevole al 100% secondo la magistratura. La stampa viene sequestrata solo in seguito ad una sentenza definitiva di condanna emessa dalla magistratura. (l'editto sulla stampa non diceva nulla a riguardo). Mentre la censura avviene prima della pubblicazione il sequestro avviene ex post, dopo la pubblicazione → la stampa circola fino a quando non è sequestrata.
Eccezioni in cui la stampa si sequestra anche in assenza di sentenza definitiva e irrevocabile di condanna → sequestro preventivo: pubblicazioni che violano il buon costume e stampati non hanno rispettato gli obblighi previsti dall'editto, ovvero la stampa clandestina non depositata.
Inizio della grande guerra 1915 → restrizioni delle libertà personali
Legge 83 del 1915
La legge 83 del 1915 vieta la pubblicazione di notizie di carattere militare, prevede il controllo preventivo della stampa da parte del Governo (censura: si doveva chiedere il permesso per pubblicare) e concede al Prefetto la possibilità di procedere immediatamente al sequestro di ogni stampato.
Regime fascista
Il regime fascista compie 5 interventi principali:
- Predispone il passaggio dalla figura del gerente responsabile a quella del direttore responsabile:
- 1923: il gerente responsabile per esercitare il suo ruolo deve ottenere il nulla osta dal prefetto, che fa capo al governo → le testate non erano libere di indicare un gerente qualsiasi. Il gerente deve inoltre essere un giornalista che lavora nella redazione, non soggetti del tutto estranei alla vita del periodico stesso (prima poteva anche essere un politico, senatore...)
- 1925: cambia denominazione → direttore responsabile. Il direttore non doveva solamente essere nominato dal prefetto ma doveva anche essere approvato dalla magistratura. Se il direttore commetteva minimo due reati, oppure riceveva due diffide in un anno, il direttore veniva revocato → chiusura testate giornalistiche sgradite dal regime poiché senza direttore le testate giornalistiche non potevano pubblicare: la magistratura si rifiutava poi di approvare i direttori subentranti.
Codice penale Rocco
Inoltre, l'art. 57 del codice penale Rocco del 1930 (il cui impianto ancora vige nel nostro codice penale attuale) sancisce che il direttore è chiamato a rispondere in maniera oggettiva ai reati che vengono commessi dalla stampa che lui dirige.
Responsabilità oggettiva: il direttore risponde penalmente a prescindere dal rapporto che aveva con l'evento → unicum: nessun altro ha una responsabilità di questo tipo nel codice penale. Così facendo i direttori venivano processati molto facilmente e i reati e le diffide del direttore portavano alla chiusura della testata, in quanto senza direttore i giornali non potevano pubblicare. Ad oggi questo articolo è ancora in vigore, leggermente modificato → nel 1958 viene attenuata la responsabilità del direttore, che non è più oggettiva ma per omissione di controllo, quindi sempre penalmente perseguibile, ma solo quando non controlla il contenuto che è stato pubblicato. Il direttore deve quindi essere nelle condizioni per controllare (si nomina il vicedirettore in caso di assenza per malattia, viaggi...)
- Viene istituito l’albo dei giornalisti. Viene istituito nel 1925 con la funzione di controllare coloro che saranno giornalisti e allo stesso tempo dar loro privilegi → la classe giornalistica avrebbe così visto accrescere il suo prestigio professionale, mentre il regime poteva filtrare e selezionare politicamente coloro che ne volevano fare parte → sistema del bastone e della carota, controllo e privilegi. L’ordine dei giornalisti invece non nascerà mai, al suo posto ci saranno i sindacati ad amministrare l’albo.
L’albo dei giornalisti è diviso in tre elenchi:
- Giornalisti professionisti: giornalisti in maniera continuativa, di mestiere, maggiori di 21 anni, che hanno svolto almeno 18 mesi di pratica giornalistica e che possiedono la maturità
- Pubblicisti: collaborano in maniera occasionale e non esclusiva con testate giornalistiche
- Praticanti: minori di 21 anni e/o che fanno pratica professionale
Per essere iscritti bisognava essere cittadino italiano, non avere condanne penali superiori a 5 anni, non essere di religione ebraica e non aver svolto attività politica contro gli interessi del regime.
- Disciplina dei reati a mezzo stampa nel nuovo codice penale Rocco del 1930 che sancisce i reati di opinione: vilipendio (manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti, particolarmente le istituzioni dello Stato), diffamazione (viene lesa reputazione di una persona che è assente) e ingiuria (si lede onore di persona presente), calunnia (accusare qualcuno di aver commesso un reato), istigazione e apologia di reato contro la sicurezza dello Stato e istigazione dei militari a disubbidire le leggi.
- Riforma della legislazione di pubblica sicurezza: vengono create leggi che stabiliscono e rafforzano i poteri delle autorità di pubblica sicurezza (polizia). Testi unici di pubblica sicurezza (TUPS): uno nel 1926 e uno nel 1931 si inasprisce il regime delle licenze di polizia legate all’esercizio di attività connesse alla stampa e viene trasformato l’istituto del sequestro degli stampati da strumento repressivo, azionabile dal giudice, a strumento di intervento preventivo, azionabile direttamente dalla polizia indipendentemente dall’effettiva o presunta commissione di un reato a mezzo stampa.
1926: viene recuperata la licenza di polizia per l’esercizio dell’arte tipografica e viene confermata la licenza per l’affissione e distribuzione in luogo pubblico di stampati. Il testo unico inoltre prevede che si possano sequestrare gli stampati già all’apertura del processo legge Giolitti, disciplina quindi antigarantista 1931: si istituisce la licenza di polizia per l’uso dei mezzi parlati e si stabilisce che le autorità di pubblica sicurezza possono sequestrane gli stampati anche senza processo penale aperto → riforma peggiorativa, si rafforza apparato repressivo formato da forze dell’ordine.
- Provvedimenti a favore della stampa: unico intervento non repressivo, così da favorire il consenso. Atteggiamento di politica del bastone e della carota: l’asino può essere governato con il bastone, ovvero la forza, o con la carota, facendogli vedere che ha dei vantaggi → fascismo usa la politica repressiva con chi nemico mentre nei confronti dei soggetti favorevoli al fascismo usa la carota.
Mussolini per ottenere l’approvazione da parte del popolo attua una serie di sostegni economici a favore delle imprese editoriali, destinati a rimanere per lungo tempo, anche dopo il crollo del fascismo. Primo intervento di sostegno economico alla stampa istituzione dell’Ente nazionale cellulosa e carta → Es.: il regime finanzia le testate giornalistiche. Il regime fascista pone notevole attenzione alla cultura di massa e al fenomeno della stampa perché senza il consenso degli italiani questi non si governano → costruisce consenso.
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