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riconoscimento. Rimane però in piedi l’art. 580 per chi non chiede il riconoscimento o non lo

ottiene.

Vi è poi un altro cambiamento che riguarda gli ascendenti, all’art. 536, c.1, anche per gli

ascendenti viene tolto l’attributo “legittimi”.

Per calcolare la legittima, una sentenza (Cass. 12919/2012) recente dà in una massima le

indicazioni: relictum-debitum+donatum al netto e poi si applicano le quote. Dopo va fatta

l’imputazione ex sé per cui il legittimario deve imputare alla propria quota le donazioni ricevute. A

differenza della collazione, è un calcolo meramente contabile. Le quote vanno calcolate secondo

l’orientamento della Cassazione (SU n. 13524/2006) con riguardo al momento dell’apertura della

successione.

Categorie di legittimari. Per quanto riguarda il coniuge l’art. 540, gli è riservata metà dell’asse

ereditario, salvo il caso del concorso con i figli. Art. 542, c.1, se il figlio è uno il coniuge ha 1/3, e i

figli sono più di uno, il coniuge ha ¼. Se concorre con gli ascendenti (art. 544), la metà del

patrimonio. Poi vi è la riserva qualitativa a favore del coniuge, il diritto di abitazione sulla casa

familiare.

Il coniuge separato che non subisce l’addebito ha gli stessi diritti successori del coniuge non

separato. Il coniuge cui è stata addebitata la separazione perde i diritti successori e ha diritto a un

assegno vitalizio solo se godeva degli alimenti a carico del de cuius al momento della morte.

In caso di divorzio, in linea di principio non si hanno diritti successori. La disciplina del divorzio è in

una legge speciale, n. 898/1970, all’art. 9 bis rimane la solidarietà sotto forma di diritto agli alimenti

anche post mortem.

I figli sono presi in considerazione in un istituto generale nel caso della delazione vacante che

potrebbe operare anche per la tutela dei legittimari, nella rappresentazione, istituto in cui abbiamo

de cuius, rappresentante e rappresentato. Il rappresentato è figlio, fratello o sorella del decuius. Se

il rappresentato è figlio può essere che la tutela che gli spetterebbe come legittimario passi agli

ascendenti. La rappresentazione è un istituto generale che vale anche per la tutela dei legittimari.

Per quanto riguarda le quote sono: per un solo figlio ½ dell’asse, per unico figlio concorrente con il

coniuge 1/3. Se ci sono più figli che concorrono tra loro la quota è 2/3 dell’asse da dividersi in parti

uguali. Se più figli concorrono con il coniuge ai figli complessivamente spetta la metà del

patrimonio e al coniuge ¼.

Gli ascendenti concorrono con il coniuge mentre sono esclusi in caso di figli. La riforma della

filiazione ha fatto sì che tutti i rapporti di parentela sono basati sul sangue e non sul matrimonio.

Gli ascendenti sono tutti, non più solo quelli legittimi.

AZIONE DI RIDUZIONE

L’azione di riduzione è l’azione con cui il legittimario tutela la sua posizione, va contro a tre tipi di

disposizioni: istituzioni di erede, legati e donazioni. Essa è un’azione costitutiva che mira a far

dichiarare inefficaci le disposizioni lesive di legittima. Quindi è possibile scrivere un testamento

lesivo di legittima, è valido, che potrà essere dichiarato inefficace se il legittimario deciderà di

agire. Ci sono due presupposti indicati all’art. 564. Al comma 1 si dice che il legittimario che agisce

in riduzione con un estraneo (non coerede) è necessario aver accettato con beneficio d’inventario

(è a tutela dell’estraneo convenuto nell’azione di riduzione); il secondo presupposto è quello di cui

al comma 2, la c.d. imputazione ex sé, per cui il legittimario deve imputare alla sua porzione di

legittima donazioni e legati a lui fatti dal de cuius.

Ci si chiede in quanto si prescriva l’azione di riduzione. L’idea prevalente è che si prescriva nel

termine ordinario dal giorno in cui può essere fatto valere. La tesi affermatasi nelle SU della

Cassazione nel 2004, è che dipende: la decorrenza varia a seconda che l’azione sia rivolta contro

istituzione di erede (in quel caso decorre dall’accettazione dell’eredità da parte del chiamato con

testamento lesivo di legittima) mentre per donazioni e legati dal giorno di apertura della

successione. 29/10/2015

LA SUCCESSIONE LEGITTIMA

La successione legittima o intestata (o ab intestato) è la successione basata sulla legge e si ha

quando manca in tutto o in parte la successione testamentaria. Con riguardo ai successibili c’è una

distinzione tra due categorie: il familiari e lo Stato. La successione legittima dei familiari si giustifica

sulla presunzione della volontà del de cuius che se avesse testato avrebbe assegnato i beni ai

familiari; la successione dello Stato (chiamato solo in assenza di parenti entro il 6° grado, quindi è

l’ultimo successibile, una soluzione di chiusura) si giustifica invece per il fatto che i beni non

devono restare vacanti.

Per quanto riguarda le successioni legittime, la prima previsione è l’art. 565 che è

significativamente mutato nel 2013. L’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti,

ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato secondo le norme del titolo. La Corte Costituzionale il 4

luglio 1979, con sentenza n. 55, dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo quando esclude

in mancanza di altri successibili, i fratelli naturali per contrasto con gli artt. 3 e 30 comma 3 Cost.

Adesso la parentela è naturale, a prescindere dal matrimonio. Prima il figlio naturale non era

fratello di un altro figlio naturale degli stessi genitori. Questo contrastava sia con l’assetto della

società e anche con il sentire comune.

La sentenza riconosceva comunque qualcosa di minimo, cioè di succedere in mancanza di altri

successibili legittimi. Oggi i fratelli, anche nati fuori dal matrimonio, sono invece nella nozione di

altri parenti.

Con riguardo alla successione legittima nel diritto romano nemo pro parte testatus pro partus

intestatus decedere potest, oggi invece la successione legittima rileva anche se il testamento

manchi solo in parte. Per es. potrebbe esserci un testamento che dispone soltanto di una parte

dell’eredità. Può anche accadere che un testamento disponga solo di una parte dell’eredità e il

chiamato non può o non vuole accettare, viene in rilievo la successione legittima; oppure può

essere che alcune disposizioni siano invalide o inefficaci.

Vi è una tendenza a favorire sempre di più il coniuge, ciò lo si vede anche nell’interpretazione degli

istituti (lo si vedrà più specificamente per es. sul diritto di abitazione del coniuge superstite). Con

riguardo alla successione legittima, tuttavia per es. i figli concorrono solo con il coniuge, mentre il

coniuge concorre anche con ascendenti, fratelli e sorelle (art. 582).

Al coniuge va tutto se non vi sono discendenti, ascendenti, fratelli o sorelle (artt. 581 s.). Se

concorre con i figli, ottiene la metà dell’eredità se vi è un solo figlio e 1/3 se concorre con più figli.

Se concorre con ascendenti, fratelli o sorelle, al coniuge vanno 2/3.

Al coniuge separato senza addebito conserva tutti i diritti successori del non separato. Se è

separato con addebito perde i diritti successori, salva l’eccezione dell’art. 585 che richiama il

comma 2, art. 548 riguardante l’assegno vitalizio che spetta al coniuge che al momento

dell’apertura della successione godesse degli alimenti. Il coniuge divorziato perde i diritti

successori, salvo l’art. della legge sul divorzio che ha la stessa idea di fondo del coniuge separato

con addebito: può esservi una corresponsione di una somma a carico dell’eredità, nel caso di stato

di bisogno.

Per quanto riguarda i figli se ne occupa l’art. 566. I figli concorrono solo con il coniuge, escludono

tutte le categorie di familiari. Al figlio che concorre con il coniuge spetta 1/3, se vi sono più figli 2/3.

Con riguardo ai figli vi sono stati fondamentali mutamenti: già con la riforma del 1975 vi era stata ai

fini successori una parificazione con i figli naturali, l’unica differenza era la commutazione, oggi

abolita. L’altra novità fondamentale con riguardo ai figli è che è stato superato il riconoscimento dei

figli c.d. incestuosi

. Per quanto riguarda gli ascendenti si parla di luctuosa hereditas. In una

situazione normale, i beni passano alle generazioni future. L’art. 568 parla della successione dei

genitori e si dice che colui che muore senza coniuge, prole, fratelli o sorelle o loro discendenti

succedono il padre e la madre. Se vi è il concorso degli ascendenti con il coniuge la normativa si

trova all’art. 582, per cui agli ascendenti va 1/3, se invece concorrono con fratelli e sorelle la norma

cardine è l’art. 571, si divide per capi, ma vi è la riserva della metà che vada ai genitori o a uno di

essi. Per quanto riguarda poi i fratelli e le sorelle, a loro va tutta l’eredità se mancano coniuge,

discendenti e ascendenti. Fratelli e sorelle concorrono con il coniuge (art. 582) e con gli ascendenti

(art. 571). Se mancano la successione si apre tra i parenti, senza distinzione di linea. Comunque la

successione non ha luogo tra parenti oltre il 6° grado. Vi è una tendenza a limitare i gradi di

parentela rilevanti.

La norma di riferimento per la successione dello Stato è l’art. 586, per cui in mancanza di altri

successibili, l’eredità è devoluta allo Stato. L’acquisto si opera di diritto, senza bisogno di

accettazione (lo Stato è l’unico erede necessario). Lo Stato non risponde per i debiti ereditari e dei

legati oltre al valore dei beni acquistati.

Successioni legittime anomale. Un principio fondamentale del nostro sistema è il principio

dell’unità della successione (tutti i beni per tutti i chiamati), è l’idea per cui i beni devono andare

unitariamente a tutti i chiamati, salve poi le quote di ciascuno. Le successioni legittime anomale

sono deroghe a questo principio, che sono così numerose e significative che qualcuno contesta la

vigenza del principio. Le successioni legittime anomale sono quelle che riguardano beni o diritti

determinati che vengono attribuiti in modo derogatorio a certi soggetti rispetto ad altri. X es. il diritto

di abitazione della casa familiare va tutta al coniuge, non si divide tra i successibili. Altro esempio è

il maso chiuso. Un altro esempio è la tutela post-mortale dei diritti della personalità se si

considerano successibili. Altri esempi sono x es. l’art. 2122, in materia di lavoro e si tratta delle

indennità del lavoratore e si dice a chi vanno in caso di morte: devono corrispondersi al coniuge, ai

figli e parenti entro il 3° grado o affini entro il 2° (che in linea di principio non avrebbero tutela

successoria) se vivono a carico del prestatore di lavoro. Inoltre vi è il diritto di locazione di immobili

urbani ad uso abitativo è ancora in vigore parte della l. 392/1978 (c.d. equo canone), che dice

all’art. 6 che in caso di morte del conduttore, gli succedono nel contratto coniuge, eredi e parenti o

affini con lui comunque conviventi. Vi fu anche un intervento del 1988 della corte Costituzionale

per cui può succedere anche il convivente more uxorio .

SUCCESSIONE TESTAMENTARIA

Il testamento è un atto revocabile con cui taluno dispone per il tempo in cui avrà cessato di vivere

di tutte le proprie sostanze o di parte di esse. Le disposizioni di carattere non patrimoniale che la

legge consente siano tenute in un testamento, possono essere inserite. L’elemento fondamentale

del testamento è l’idea di negozio giuridico mortis causa. Ciò vuol dire che la morte è la ragione

giustificativa dell’atto, non solo che ha effetto a partire dalla morte. Alla base dell’autonomia

testamentaria vi è l’autonomia privata.

Le principali limitazioni all’autonomia testamentaria sono: i diritti dei legittimari, la capacità di

testare, limite alla sostituzione fedecommissaria, vietata, salvo il fedecommesso assistenziale (si

giustifica nella libertà di testare del 1° istituito).

Caratteri fondamentali del testamento. È un atto personalissimo, unilaterale, esclusivo, formale,

revocabile, patrimoniale.

È personalissimo perché può essere fatto solo dal testatore, non è suscettibile di essere fatto da

un rappresentante. Sarebbe nulla la procura e anche il testamento fatto per rappresentanza.

05/11/2015

CERTIFICATO SUCCESSORIO EUROPEO

Reg. 650/2012 entrato in vigore il 17 agosto 2015 riguarda in larga parte la giurisdizione e la legge

applicabile, ma vi è dentro una parte di diritto sostanziale. Il modello di certificato successorio è

mutuato dal modello tedesco, austriaco, vigente anche nei nostri territori con sistema tavolare. I

regolamenti UE sono direttamente applicabili. I considerando sono delle spiegazioni, a volte

considerazioni generali, altre volte quasi dei commenti. L’efficacia interpretativa è grande, perché

fanno parte del regolamento. Importanti i considerando da 67 in poi e la disciplina del certificato

successorio europeo, agli artt. 62-73. 06/11/2015

Il certificato successorio è un nuovo strumento introdotto da un regolamento UE. È nota l’influenza

che ha avuto la religione cristiana sulla materia successoria ma la situazione è mutata e si parla di

una relazione tra diritto delle successioni e cultura. Leggendo il considerando numero 6 si parla di

estendere il riconoscimento reciproco a materie che sono di interesse quotidiano quali successioni

e testamenti, tenendo conto nel contempo degli ordinamenti giuridici degli Stati membri, tra cui

l’ordine pubblico, e delle tradizioni nazionali in questo settore. Le questioni più rilevanti del diritto

delle successioni sono:

1) forme testamentarie, in relazione a cui nonostante varie differenze, la tendenza

interazionale è una crescente liberalizzazione;

2) ordine dei parenti nell’ambito della successione legittima: tendenza a limitare i gradi di

parentela rilevante e presenza di tre sistemi diversi: francese (e italiano), che affonda le

radici nelle novelle giustinianee basato su discendenti, genitori e fratelli e sorelle, altri

ascendenti e altri collaterali; il secondo sistema è il sistema latino delle tre linee (Spagna,

Portogallo): discendenti, ascendenti, collaterali; sistema austro-tedesco (sistema della

discendenza): discendenti, genitori e loro discendenti, nonni e loro discendenti, bisnonni e

loro discendenti.

3) Successione del coniuge superstite per cui si riscontra una crescente considerazione,

crescente orizontalizzazione.

In altri ordinamenti il diritto delle successioni è dinamico, per es. in Francia nel 2006 vi fu una

riforma organica che ha escluso i genitori dai legittimari, quindi in assenza di figli può andare tutto

al coniuge. Vi è la possibilità che i figli maggiorenni rinunzino alla legittima. Le riforme organiche a

livello nazionale sono anche molte altre. Notevoli tendenze evolutive vi sono già in fondamentali

meccanismi successori, per es. la rappresentazione, che servirebbe solo per la premorienza,

mentre a livello internazionale vi è un ampliamento (art. 467). Il diritto è una manifestazione della

cultura umana, però non si dovrebbe arrivare all’eccesso di attribuire alla materia successoria un

carattere folkloristico.

Il certificato rappresenta una novità importante nel diritto privato per diversi motivi pratici, simbolici

e teorici.

Il certificato successorio è stato introdotto dal reg. 650/2012 entrato in vigore il 17 agosto 2015.

Per le successioni apertesi dopo questo termine i notai possono rilasciare certificati successori.

Essi accertano la qualità di erede, legatario, esecutore o amministratore di eredità e le prerogative

che competono al soggetto sulla base della legge applicabile alla successione di cui si tratta.

Questo per i soggetti che hanno l’esigenza di entrare in contatto con il mercato di altri stati

dovendo dimostrare la loro qualità per esercitare i diritti legati alla successione. Il nostro

ordinamento non offriva una risposta al problema, salvo gli atti di notorietà.

Il certificato successorio ha derivazione comunitaria: si presenta come modulo standard

predisposto a livello comunitario e uniforme in tutti gli stati membri che hanno aderito (sono fuori

UK, Irlanda e Danimarca). Questo permette una semplificazione. Deve essere riconosciuto in tutti

gli stati membri automaticamente, senza exequatur, senza poter richiedere altra prova della qualità

di erede. È uno strumento facoltativo. Lo studio e la riflessione sul certificato successorio si

inserisce in un più ampio disegno di diritto internazionale privato sulla legge applicabile e giudice

competente in successioni con elementi di estraneità. Si distingue per essere uno strumento di

diritto sostanziale uniforme nel contesto europeo. È il primo esempio di uniformazione del diritto

sostanziale successorio in Europa in un ambito altamente refrattario all’uniformazione.

Presupposti. Vi sono almeno 4 presupposti, ognuno apre quesiti di difficile soluzione:

1) Dimensione transfrontaliera della successione. Gli artt. 62-63 si dice che il certificato è

rilasciato per essere utilizzato in altro stato membro, da soggetti che in altro stato membro

hanno bisogno di dimostrare l loro qualità di erede, legatario, esecutore, amministratore.

Bisogna indagare l’utilità a far valere la qualità di erede al di fuori dei confini nazionali.

Basta una mera utilità a far valere il certificato in altro stato membro. In assenza di questo

presupposto, di fronte ad una successione puramente interna non può rilasciare un

certificato il notaio. Eventualmente potrà il giudice porre una questione, altrimenti si

aprirebbe un altro tipo di questione: di discriminazione due soggetti entrambi eredi di un de

cuius l’uno potrà ottenere il certificato perché c’è un conto in Francia, mentre l’altro no

perché non ha alcuna utilità ad ottenerlo. Ci si chiede la ratio di questa disparità di

trattamento: se queste discriminazioni non sono rilevanti per il diritto UE, lo sono per il

diritto interno. È il richiedente a dover dimostrare l’utilità.

2) Assenza di contenzioso o decisioni contrarie: se vi è una sentenza che esclude la

validità di una clausola testamentaria manca il presupposto. Un dubbio può venire sul

contenzioso stragiudiziale: quanto deve stimolare eventualmente il contenzioso? Il notaio

ha l’onere di comunicare a tutti i beneficiari il fatto che sia stato richiesto un certificato

successorio europeo, per stimolare l’eventuale contenzioso. Di fronte a un legittimario

pretermesso attraverso un testamento che di fatto lo disereda, va coinvolto? Probabilmente

sì perché non si può far circolare certificati legittimanti un affidamento con il rischio che

l’affidamento venga frustrato da un’azione di riduzione.

3) Certezza. Laddove il richiedente non sia in grado di fornire sufficiente certezza sugli

elementi che chiede essere accertati, il certificato va rifiutato.

4) Competenza del notaio. È problematico perché investe il notaio di nuovi poteri. Non vi è

problema di limiti territoriali: il notaio italiano è competente quando è competente l’autorità

giudiziaria italiana. I criteri che dettano la competenza del giudice (e quindi del notaio)

passa dal criterio della nazionalità a quello della residenza abituale. L’art. 46, l. 218/1995

(nostra legge di diritto internazionale privato) dice che è competenze il giudice del luogo di

nazionalità del de cuius. Mentre il regolamento fissa il criterio della residenza abituale del

de cuius ed il regolamento quando applicabile prevale. Il criterio della residenza abituale è

problematico perché più evanescente della nazionalità. La ratio è preferire al criterio della

cittadinanza un criterio che dia rilevanza al legame sostanziale della persona con il

territorio. Questo criterio muta nel tempo ed è opportuno ricordare al soggetto che cambia

residenza di rivedere le proprie disposizioni testamentarie. Il notaio è anche competente in

altri casi: per es. quando vi è stata un’elezione da parte del de cuius con il testamento di

una legge diversa. Si può porre il problema che il regolamento ha cercato di far combaciare

legge applicabile e giudice competente ma vi sono dei casi in cui in una successione in cui

è competente il giudice di uno stato membro si applichi la legge di altro stato membro. Per

es. art. 21 reg., criterio sulla legge applicabile alle successioni transnazionali (luogo di

residenza abituale al momento della morte), ma per il par. 2 se eccezionalmente nel caso

concreto risulta che il de cuius aveva collegamenti manifesti più stretti con altro stato, si

applica la legge dell’altro stato. Guardando invece i criteri che stabiliscono la competenza,

andando al criterio generale (art. 4), sono competenti i giudici dello stato in cui il defunto

aveva la residenza abituale, non vi è l’eccezione di cui all’art. 21, par. 2, per cui in questo

caso è competente il giudice dello stato di residenza abituale, ma è applicabile la legge

dell’altro stato con cui ha collegamento più stretto. Casi simili possono accadere quando si

applicano i criteri di cui all’art. 10 e 11). Per es. il giudice può essere competente anche se

competente è altro giudice di altro stato se in quest’altro stato non è possibile per ragioni

gravi di difficoltà un certificato successorio. Vi il un problema giuridico dell’ordine pubblico

che rappresenta un limite di compatibilità per il giudice. La lesione di legittima è lesiva

dell’ordine pubblico? Gli studiosi hanno opposte tesi. Probabilmente la sensibilità odierna è

che non contrasti l’ordine pubblico perché la normativa a tutela dei legittimari, pur

ineludibile per il diritto interno non sia problema di ordine pubblico. Tuttavia il tema rimane

aperto. Al di là di casi sporadici, la regola è la residenza abituale. Si voleva introdurre la

presunzione di residenza abituale in capo al soggetto che ha la residenza anagrafica in un

paese, ma non lo si è fatto. In merito alla residenza abituale ci si chiede cosa rilevi:

presenza fisica, intenzione di adibire un luogo a propria sede, volontà di conferire stabilità

ad una sede.

L’art. 10 ha un criterio di competenza sussidiaria se alla morte il defunto non risiedeva

abitualmente in uno stato membro ma ha nello stato membro alcuni beni, gli organi

giurisdizionali sono comunque competenti se il defunto possedeva la cittadinanza di quello

stato membro. Vi è la possibilità teorica di una doppia competenza (soggetto con doppia

cittadinanza che abbia beni in entrambi gli stati). Oppure sono competenti se ha avuto

l’ultima residenza abituale in tale stato e non siano trascorsi più di 5 anni dal cambiamento.

Procedimento. Tutto muove da una richiesta con modulo standard facoltativa con cui il

richiedente ha l’onere di fornire gli elementi che giustificano il rilascio. È possibile richiesta

congiunta di tutti gli eredi. Il notaio deve rilasciare il notaio senza ritardo. Emerge il problema

pratico perché il modello è quello dell’Erbschein che però è emesso da un giudice, non da un

notaio. Si parla di comparizione delle parti, indagini ecc. sono poteri non propri del notaio.

Si pone qui il grosso problema di che tipo di istruttoria vada fatta e quanto si possa basarsi sulle

informazioni ricevute. L’accertamento del notaio sarà prevalentemente documentale. La

valutazione sarà secondo uno standard di competenza per valutare. Il notaio ha un largo potere di

apprezzamento. I poteri prettamente giurisdizionali non possono essergli attribuiti. Laddove c’è una

controversia l’unica strada sarà il rifiuto seguito dall’impugnazione al giudice che deciderà. Può

esservi il certificato parziale su determinati elementi laddove non si ha la certezza su tutti gli

elementi. Della richiesta va data notizia a tutti i beneficiari e riservatari (anche legittimari

pretermessi, altrimenti vi sarebbe irragionevole disparità tra legittimari lesi e pretermessi). Dopo di

ciò il certificato viene emesso. Il notaio rilascia copia autentica che vale 6 mesi. Esso può essere

anche impugnato presso i giudici dello stato competente per quella successione. In caso di

modifica o revoca, annotata sul certificato si dà comunicazione a tutti coloro i quali hanno in mano

copia autentica.

Effetti. L’art. 69 reg. regola gli effetti. Il certificato è molto più di un mero strumento probatorio, è

uno strumento di diritto materiale fonte di un legittimo affidamento in capo ai terzi. Ciò emerge

dalla lettura dei par. 3-4, art. 69: il certificato esime da responsabilità il soggetto che compia attività

giuridica con colui che risulta legittimato dal certificato, ed è fonte di estinzione dell’obbligazione.

Il par. 4 dice che se una persona è legittimata a disporre di beni secondo il certificato si considera

che l’avente causa abbia acquistato da persona legittimata, a meno che si dimostri che sapeva la

falsità delle informazioni contenute dal certificato. È una nuova fattispecie di acquisto a non

domino che è fatto salvo. Il regolamento descrive un frammento di una questione molto più ampia

che ha molte ripercussioni che dovranno essere risolte dal diritto interno. Sono escluse dal

regolamento altri aspetti: pubblicità e rapporti con il vero legittimato. La fattispecie ricorda

l’acquisto dall’erede apparente ma vi sono diversità: l’ambito applicativo, perché nel certificato non

vi è il presupposto che si tratti di acquisto a titolo oneroso. Per quanto riguarda gli atti unilaterali si

pensi al terzo che vende con diritto di riscatto che esercita il riscatto contro l’erede in base al

certificato è valido se questo poi non è erede?

Il regolamento non dice nulla circa la pubblicità per quanto riguarda gli immobili, che resta di

competenza degli stati membri. Probabilmente si applica la regola che si applica per l’erede

apparente.

Se un legatario menzionato in un certificato aliena un bene legato a un terzo, ma esso non è

legatario, se un legittimario agisce in riduzione chiedendo la restituzione del bene legato, la

sentenza che accoglie la domanda si estende all’acquisto a non domino del terzo? Probabilmente

sì.

Per quanto riguarda i rapporti con il vero erede, ci si chiede che tutela ha l’erede vero che subisce

un depauperamento. Bisogna cercare delle risposte nel nostro sistema.

Se l’atto è a titolo oneroso si applica la regola dell’erede apparente che dovrà versare il

corrispettivo all’erede vero, se l’erede apparente era in buona fede. In caso di malafede vi è il

pagamento dell’indebito (art. 2048). Se la cosa è stata donata l’erede vero ex art. 2048, c.2 il terzo

è obbligato nei limiti dell’arricchimento. Qualora l’arricchimento abbia per oggetto una cosa

determinata, il terzo deve restituirla. Calando la fattispecie comunitaria nel nostro sistema se ne ha

una compromissione nei suoi effetti. Vi è comunque il risarcimento del danno, essendo un illecito.

Si è trattato di creare un documento per far circolare posizioni giuridiche soggettive.

Questa normativa sembra avere una valenza teorica, forse persino filosofica, profondissima.

L’acquisto dello status si erede nell’ordinamento italiano è spesso un aspetto solitario che non

coinvolge altri, talvolta difficilmente documentabile (per es. il legato non richiede accettazione, v

può essere accettazione tacita o presunta). Queste ipotesi non escono mai dalla conoscenza del

diretto interessato.

Spesso i notai hanno considerato la dichiarazione di successione come prova. La disciplina del

certificato successorio interviene pesantemente in questa situazione, perché investe i successori di

forte legittimazione, difficile da scardinare. Si passa dall’enfasi sulla sostanza (chi è l’erede),

all’esigenza di sicurezza nella circolazione dei beni. Segna il passaggio dell’acquisto della qualità

di successore dalla dimensione dell’ontologia alla gnoseologia. Questo va ben oltre la disciplina

dell’erede apparente. Dall’altra parte interviene in ambito in cui l’esigenza pratica è molto

insistente.

Il reg. all’art. 66 parla dell’indagine che va fatta: verifica informazioni, effettua indagini necessarie

(le faceva già anche per una qualsiasi compravendita) ecc.

Se il certificato lo chiede il chiamato all’eredità, implica accettazione e siccome deve contenere

indicazione di beni e diritti trasferiti, sulla scorta di esso si può trascrivere la successione.

Il rilascio della copia è un’attività che ha nel regolamento una disciplina minutissima e precisissima.

Non è prevista alcuna forma di pubblicità del certificato successorio. Può accadere che il certificato

venga richiesto a più notai nello stesso stato. La soluzione a ciò non può essere l’inserimento del

certificato nel registro delle successioni. Il disegno di legge sulla concorrenza prevede che il

registro delle successioni non sia più tenuto dai tribunali, ma dal consiglio notarile nazionale, quindi

unico, ma non vi è la norma che preveda l’inserimento del certificato in questo registro.

La norma del par. 3, art. 62 prevede che una volta rilasciato, per essere utilizzato in altro stato

membro, il certificato produce gli effetti anche nello stato membro delle autorità che lo hanno

rilasciato. 12/11/2015

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MartyVr92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto delle successioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Tescaro Mauro.

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