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Diritto della sicurezza del lavoro - nozioni Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto del lavoro per l'esame di Diritto della sicruezza del lavoro del professor Giordano. Argomenti trattati: datore di lavoro, delega di funzioni il dirigente il preposto e il lavoratore il documento di valutazione del rischio il servizio di prevenzione e protezione gli organi di vigilanza, la sicurezza negli appalti, cantieri edili, malattie professionali, azione di regresso, resp.... Vedi di più

Esame di Diritto della sicurezza del lavoro docente Prof. B. Giordano

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il lavoratore quindi in primis deve occuparsi della sicurezza e di quella delle altre persone

presenti sul luogo di lavoro. Ecco perché sono ridicole le scuse del datore di lavoro che

dice non si sa da dove arriva questo, non è un nostro dipendente perché era un lavoratore

a nero.

2. I lavoratori devono in particolare:

contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli

A. obblighi previsti a qtutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;

osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai

B. preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;

utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i

C. mezzi di trasporto e, nonche i dispositivi di sicurezza; utilizzare in modo appropriato i

́

dispositivi di protezione messi a loro disposizione;

segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze

D. dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonche qualsiasi eventuale

́

condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in

caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilita e fatto salvo

̀

l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e

incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;

non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di

E. segnalazione o di controllo;

non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro

F. competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri

lavoratori;

partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di

G. lavoro;

sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente Decreto Legislativo o comunque

H. disposti dal medico competente.

Responsabile del servizio di protezione e prevenzione

Valutazione del rischio: il decreto 626 del 1994 sposta l'obbligo di valutazione del rischio

dalle Asl, che poi in realtà non avevano mai potuto svolgere tale onere, al datore di lavoro.

Infatti dalla valutazione del rischio dipende la sua quantificazione e qualificazione. Bisogna

dare un valore al rischio presente.

Questa valutazione va tradotta per iscritto nel documento di valutazione del rischio che

deve essere sottoscritto e fatto proprio dal datore di lavoro.

Se il datore di lavoro non ha le competenze per effettuare la valutazione del rischio la

legge prevede che il datore nomini l'RSPP affinché valuti per conto suo il rischio e poi il

datore lo sottoscriverà. In caso di erronea valutazione vi sarà una colpa in eligendo, se

avrà scelto male sarà responsabile.

Della valutazione del rischio si occupa l'art. 28

Articolo 28 - Oggetto della valutazione dei rischi

1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle

attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonche nella

́

sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute

dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari,

tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo

Europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza,

secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151(N), nonche quelli

́

connessi alle differenze di genere, all’eta, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi

̀

alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro e i

rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei

o mobili, come definiti dall’articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto,

interessati da attivita di scavo29.

̀

1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 e effettuata nel

̀

rispetto delle indicazioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater, e il relativo obbligo

decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale

elaborazione, a far data dal 1° agosto 2010.30

2. Il documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), redatto a conclusione della

valutazione puo essere tenuto, nel rispetto delle previsioni di cui all ’articolo 53 del decreto,

̀

su supporto informatico e, deve essere munito anche tramite le procedure applicabili ai

supporti informatici di cui all’articolo 53, di data certa o attestata dalla sottoscrizione del

documento medesimo da parte del datore di lavoro, nonche, ai soli fini della prova della

́

data, dalla sottoscrizione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del

rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o del rappresentante dei lavoratori per la

sicurezza territoriale e del medico competente, ove nominato e contenere:

La scelta dei criteri di redazione del documento e rimessa al datore di lavoro, che vi

̀

provvede con criteri di semplicita, brevita e comprensibilita, in modo da garantirne la

̀ ̀ ̀

completezza e l’idoneita quale strumento operativo di pianificazione degli interventi

̀

aziendali e di

prevenzione;

e) l’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione,

del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico

competente che ha partecipato alla valutazione del rischio;

a) una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante

l’attivita lavorativa, nella

̀

quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa.

b) l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di

protezione individuali

adottati, a seguito della valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a);

c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo

dei livelli di sicurezza;

d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonche dei

́

ruoli

dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati

unicamente soggetti in

possesso di adeguate competenze e poteri;

f) l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi

specifici che richiedono una

riconosciuta capacita professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e

̀

addestramento.

Questa norma ci dice in cosa consiste la valutazione del rischio, ma ci dice anche che

bisogna individuare come si intendono migliorare i rischi esistenti.

Il documento e' una valutazione dinamica, infatti deve essere rifatto ogni volta che mutano

le condizioni di sicurezza. Deve essere fatto anche in base alle norme sul rischio delle

lavoratrici ad esempio in gravidanza. Possono rimanere uguali le condizioni di sicurezza

oggettive, ma se mutano le condizioni soggettive va rivalutato il rischio.

Esempio processo pio albergo trivulzio

Una dipendente in gravidanza dice, quello che per me era una cosa gestibile ora non è più

sopportabile(esempio gente con la scabbia o armata).

Nel 1994 è entrata in vigore questa novità che ha costituito un enorme business, molte

persone si sono trasformate in responsabili per pla valutazione del rischio. Quindi molte

valutazioni erano fittizie e malfatte.

Caso ottobre 1997

Molto significativo perché comprende in se tutto l'ambito della sicurezza. E diventato un

caso di scuola in tutta europa, non è certo un vanto.

All'ospedale galeazzi di Milano vi erano delle camere iperbariche. Le persone di siedono

dentro e respirano ossigeno. I pazienti entravano, venivano fatti accomodare

nell'anticamera a gruppi di 10 accompagnati da un'infermiere. Veniva chiuso il portellone e

iniziava il trattamento per 20 minuti. L'ossigeno e' infiammabile, perché è un gas e quindi

non deve superare un certo tenore e non si deve mai incontrare con una scintilla. Per

prevenzione bisogna entrare con delle tute ignifughe che al galeazze non venivano usati.

Per risparmiare tempo non vi era spogliatoio, camici monouso e divisione uomini e donne.

In secondo luogo, non solo le persone non devono avere indumenti perché possono

essere sintetici, ma non devono avere neanche cosmetici. Questo richiedeva un controllo

che non veniva eseguito. Per fare questo si sarebbe dovuta fare formazione ed esegete

l'attuazione di queste misure.

Quella mattina una signora anziana pensa di portare con se nella camera iperbarica uno

scaldino della misura di un pacchetto di sicurezza con uno scaldino. Si entra, si chiude e

si accende L'ossigeno. Parte l'erogazione del gas che satura l'ambiente e fa a coprire ogni

paziente. L'erogazione avviene tramite un casco indossato da ogni paziente. Questo

casco però era stato modificato perché c'era una chiusura lampo. Era stato modificato con

un'operazione di sartoria, questo ha comportato che L'ossigeno andava dappertutto

anziché fermarsi solo sul capo. Il casco era stato modificato perché così era più largo e

non scompigliava le pettinature delle signore. A questo punto abbiamo una fiamma che si

sviluppa e va a coinvolgere tutte le persone compreso l'infermiere. Il rischio si è

trasformato in danno. Dovrebbero entrare in funzione gli antincendio che avrebbe dovuto

versare acqua su tutti spegnendo subito l'incendio. Doveva venire giù l'acqua per caduta

da una botola d'acqua nella stanza superiore. L'acqua non c'era perché c'era un rubinetto

chiuso. Il gas andava misurato. La misura doveva essere del 21%. Italia uno manda un

filmato dove si inquadra il manometro che segna il livello di ossigeno e segna il 27%

quando nel manuale di medicina iperbarica c'era scritto che bisognava tenerlo sotto il 21%

perché altrimenti vi è un rischio di incendio. Loro tenevano il 27 perché così ci mettevano

meno e facevano più cicli e quindi più soldi. Fuori vi era un monitor per controllare quello

che succedeva dentro per poter spegnere l'erogazione e aprire il portellone. Il tizio non

c'era, era a prendere il caffè, tanto non succede nulla, lavoro monotono e ripetitivo. I

parenti si accorgono che qualcosa non va e telefonano ai vigili del fuoco, che sapendo che

al galeazzi c'è la camera iperbarica fanno partire le squadre ritelefonando al galeazzi per

avere più informazioni. Il centralinista dei vogili del fuoco richiama e al galeazzi dove non

sanno nulla.

Punto in termini di responsabilità della sicurezza:

Il magistrato per prima cosa deve cercare il documento di valutazione dei rischi. Il datore

di lavoro fratello di ligresti aveva incaricato un geometra che aveva scritto solo pericolo di

incendio. Chiaramente era una valutazione insufficiente, anzi inesistente e quindi omessa.

bisognava dire la fonte del rischio, la misura di fuoco eccetera. Qui vi è la responsabilità

non solo del datore di lavoro, ma anche dell'Rspp. Il datore di lavoro voleva scaricare le

responsabilità sull'rspp, ma in realtà vi è una corresponsabilità.

Poi vi è la responsabilità dell'infermiere in quanto preposto. Tutto quello che si doveva fare

non è stato fatto, l'omissione del documento di valutazione del rischio ha inficiato tutto.

Poi vi è la responsabilità del primario in quanto dirigente che organizzava tutto e doveva

vigilare su quanto organizzato.

A questo punto il problema era individuare se c'era stata un'esplosione o una diffusione

progressiva della fiamma. Il responsabile dell'ufficio tecnico sì discolpava dicendo che lui

era responsabile per la mancanza d'acqua ma non per la prevenzione.

Questo caso dimostra quanto è importante il documento di valutazione del rischio, non è

solo un adempimento formale. E che in questo caso le responsabilità sono sia omissive

che commissive, sia della prevenzione che della protezione. Il direttore sanitario viene

assolto perché non aveva compiti in materia di sicurezza ma di igiene del lavoro secondo

quanto previsto dalla legge.

Ultimo Comma articolo 31

- Servizio di prevenzione e protezione

8. Nei casi di aziende con piu unita produttive nonche nei casi di gruppi di imprese, puo

̀ ̀ ́ ̀

essere istituito un unico servizio di prevenzione e protezione. I datori di lavoro possono

rivolgersi a tale struttura per l’istituzione del servizio e per la designazione degli addetti e

del responsabile.

Nei gruppi di imprese e possibile organizzarsi in modo più centralizzato.

Questo ha una ricaduta nella responsabilità della holding. Per ogni unità produttiva

sappiamo che vi è un datore di lavoro. Questo Comma prevede che i datori di lavoro di

diverse unità produttive di un'unica azienda possono avvalersi di un unico servizio di

prevenzione e protezione; questo vale anche per il caso di più aziende collegate e quindi

di un gruppo di società.

Quindi nelle strutture complesse vi può essere una sovrastruttura che si occupa di

prevenzione e protezione, quindi si crea una disarticolazione dei modelli decisionali.

Viene individuato un modello decisionale nella capogruppo.

Esempio

La capogruppo decide di istituire un servizio che vale per tutte le società del gruppo e

questo sistema si rivela inefficace. Qui entra in campo il diritto societario e il principio di

effettività del odice civile.

Ma vi è anche una responsabilità della capogruppo dell'ente?o solo una responsabilità

dell'ente impresa? Se la capogruppo ha esercitato questa facoltà prevista dall'art. 31

ultimo Comma bisogna valutare la responsabilità sia dell'azienda che della capogruppo

Esempio ups

Caso: dita tranciate dal nastro trasportatore. Datore di lavoro e' UPS Italia. Il datore di

lavoro ha dato in appalto il servizio. Il problema era quello di vedere quali erano state le

scelte che portavano alla responsabilità di ups Italia e quali scelte invece potevano

comportare la responsabilità della capogruppo.

Il momento centrale di imputazione della responsabilità e la politica aziendale.

Articolo 32 - Capacita e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di

̀

prevenzione e protezione interni ed esterni

1. Le capacita ed i requisiti professionali dei responsabili e degli addetti ai servizi di

̀

prevenzione e protezione interni o esterni devono essere adeguati alla natura dei rischi

presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività

lavorative.

Artt. 33 e 35 prevedono compiti molto importanti.

Il 33 prevede i compiti del servizio:

Individuare fattori di rischio e elaborare le misure e i sistemi di controllo concretizzando la

valutazione del rischio, il documento e le misure che sono state adottate o che vanno

adottate. È l'organo tecnico che elabora le procedure di sicurezza e propone i programmi

di formazione e informazione.

Ultimo Comma

Il servizio è utilizzato dal datore di lavoro. Il datore ha l'obbligo di utilizzare il servizio. Il

servizio non può finire a binario morto e quindi deve trarre utilità dal servizio stesso.

L'art. 35 prevede la riunione periodica in materia di sicurezza. A proposito del servizio la

legge ha voluto stabilire che queste persone devono obbligatoriamente riunirsi almeno

una volta l'anno. E la sede in cui sono presenti tutti i soggetti che hanno competenze in

materia di sicurezza. Questa riunione deve essere verbalizzata per iscritto e vi devono

partecipare:

Il datore o un suo rappresentante, il medico competente, l'RSPP e rls.

Articolo 35 - Riunione periodica

1. Nelle aziende e nelle unita produttive che occupano piu di 15 lavoratori, il datore di

̀ ̀

lavoro, direttamente o tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, indice

almeno una volta all’anno una riunione cui partecipano:

a) il datore di lavoro o un suo rappresentante;

b) il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;

c) il medico competente, ove nominato;

d) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

a) b) c) d)

3. Nel corso della riunione possono essere individuati:

a) codici di comportamento e buone prassi per prevenire i rischi di infortuni e di malattie

professionali;

b) obiettivi di miglioramento della sicurezza complessiva sulla base delle linee guida per

un sistema di gestione

della salute e sicurezza sul lavoro.

2. Nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone all’esame dei partecipanti:

il documento di valutazione dei rischi;

l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria;

i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l’efficacia dei dispositivi di protezione

individuale;

i programmi di informazione e formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori ai fini

della sicurezza e della protezione della loro salute.

Nella realtà si è venuta a creare una sovrapposizione di funzioni tra RSPP e delega di

funzioni del datore di lavoro. Questa sovrapposizione non è prevista dalla legge e

neanche vietata, ma in realtà Si tratta di una sovrapposizione di funzioni contraria al

sistema. Se questi soggetti coincidono vi è un conflitto di interessi. Sono due soggetti che

devono dialogare nella riunione periodica anche in contraddittorio tra loro, se coincidono il

sistema viene meno. Per questo tale coincidenza viene rigettata anche dalla

giurisprudenza di cassazione. Se hai accettato sia la delega per iscritto che la funzione di

RSPP(responsabile dei servizi di prevenzione e protezione) cavoli tuoi: ti prendi la

responsabilità sia come delegato che come responsabile della sicurezza.

Quel sistema di indelegabilita della nomina dell'RSPP e un sistema di fondo che verrebbe

minato nella sua Ratio in caso di coincidenza con la nomina al delegato.

Vi sono dei caso in cui il datore di lavoro può essere anche RSPP previsti dall'art. 34 che

però lo prevede solo per casi eccezionali e che quindi per il principio di specialità

conferma la regola generale.

Medico competente articoli 38 e seguenti

Non è sempre previsto, ma solo mai caso in cui è necessaria una sorveglianza sanitaria.

Deve essere un medico del lavoro ecc.

Questo compito si concretizza su diverse direttrici:

Rapporto relativamente al servizio sanitario nazionale, può emettere dei provvedimento

impugnabili dinnanzi alla ASL e in particolare davanti ad una sua commissione che

diventa organo di secondo grado.

Ha compiti di sorveglianza sanitaria. Si diceva fino al 2009 che il medico competenze

avesse competenze dal momento della nascita del rapporto di lavoro. Questo divieto di

esercitare visite in fase pre assentiva è stato cancellato ed è stata introdotta la visita

medica preventiva in fase preassuntiva. Prima i faceva ma veniva fatta dal servizio

sanitario nazionale, e questo era previsto per evitare discriminazioni. Per evitare che il

datore di lavoro conoscesse dati sanitari che poteva valutare ai fini dell'assunzione. La

Ratio era antidiscriminatoria, ad esempio il datore avrebbe potuto decidere di non

assumere una donna perché era incinta. Questo divieto così fondamentale e caduto.

Questa Ratio deve essere mantenuta in virtù del principio di uguaglianza.

La visita medica prevista dalla lettera e bis dell'art. 41 tra le competenze del medico

competente e la visita medica preventiva in fase preassuntiva. Mentre ciò che era

previsto prima era una visita medica in fase preassuntiva. Se il soggetto viene colpito

negativamente dalla valutazione del medico(es. donna incinta) può appellarsi alla

commissione della. ASL.

Questo sta capitando molto spesso per i lavoratori che fanno uso di cocaina e devono

guidare un muletto in un supermercato.

Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Articoli 47 e seguenti

E uno dei soggetti che rappresenta i lavoratori. E una figura eletta dai lavoratori e si deve

occupare di rappresentarli in materia di salute e sicurezza. La legge prevede anche

l'election day, poi mai attuato. Questa nomina è stata convogliata verso i rappresentanti

sindacali. Ad es. tutte le imprese edili della Brianza possono farsi rappresentare da un

determinato soggetto, quindi c'è di tipo territoriale, del sito produttivo eccetera. La legge

prevede anche che ve ne siano un certo numero commisurato alla realtà aziendale.

Criticità:

Col tempo questa figura è stata assorbita dai rappresentanti sindacali. Il prof. E molto

scettico. Lo statuto dei lavoratori già dal 1970 prevede che il sindacato come soggetto

avesse competenze in materia di sicurezza e salute. Nel 1994 è stato considerato che

questo già c'era ma che non aveva funzionato, per questo con il decreto 626 il legislatore

scelse di introdurre un nuovo soggetto, non chiamandola rappresentante sindacale ma ras

presentante dei lavoratori per la sicurezza. S quando parliamo di RLS sta per sicurezza e

non per sindacato. La sicurezza riguarda tutti i lavoratori e non solo quelli iscritti al

sindacato, non è una prerogativa esclusiva della rappresentanza sindacale ma è un diritto

di tutti i lavoratori. Il lavoratore non iscritto può far sentire la sua voce in materia di

sicurezza anche se la sua opinione non è in linea con quella del sindacato. I sindacati tra

l'altro non hanno sempre fatto bene in materia di sicurezza. Negli anni 60 in relazione

all'amianto i sindacati hanno fatto in modo che fosse prevista una indennità latte per chi

lavorava esposto all'amianto o al piombo. Era un'indennità commisurata ad un litro di latte

al giorno. Questo incentivava i lavoratori a voler lavorare in quei reparti, alla fine ci

andavano tutti a turno e così invece di ammazzarne 50 ne hanno ammazzati 500. Questo

ha insegnato che il sindacato si può occupare di sicurezza, ma la sicurezza non è

sindacabile. Sindacare vuol dire trattare o sindacare, ma sulla sicurezza non si tratta

perché è un obbligo del datore di lavoro che se non viene ottemperato comporta

l'applicazione di una sanzione penale. Non ci si accorda in materia di sicurezza. Oggi

questo principio è stato aggredito dal fatto che le rappresentanze sindacali siano state

inserite nella funzione di rLS.

Articoli 50 e 51 prevedono le attribuzioni di questo soggetto tra cui il poter prendere

visione del documento di valutazione del rischio senza poterlo divulgare, perché coperto

dal segreto industriale. I sindacalisti chiedono di farlo vedere ad un tecnico, ma questo

non è possibile.

51: organismi paritetici,

Possibilità che le due parti sociali(datore e lavoratore) nell'ambito delle proprie

organizzazioni possano costituire un organismo paritetico.

-bis. Gli organismi paritetici svolgono o promuovono attivita di formazione, anche

̀

attraverso l’impiego dei fondi interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23

dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e dei fondi di cui all’articolo 12 del

decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, nonche, su richiesta delle imprese,

́

rilasciano una attestazione dello svolgimento delle attivita e dei servizi di supporto al

̀

sistema delle imprese, tra cui l ’

asseverazione della adozione e della efficace attuazione

dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all’articolo 30, della quale gli

organi di vigilanza possono tener conto ai fini della programmazione delle proprie attivita;

̀

Una speciale commissione tecnica può fare una valutazione del modello di gestione e

organizzazione. Asseverare: accertare che quel modello di gestione corrisponde ai

requisiti di legge. Ma attenzione la legge prevede anche che il modello venga

efficacemente attuato. Questa e Una bella responsabilità, l'organismo paritetico non può

valutare questo anche perché si tratta di una valutazione in divenire. La responsabilità qui

e sia dei lavoratori che del datore di lavoro.

Appalto

"Il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa

appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità

produttiva della stessa, nonche nell ’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda

́

medesima, sempre che abbia la disponibilita giuridica dei luoghi in cui si svolge l ’

appalto o

̀

la prestazione di lavoro autonomo:..."

Se Questo lavoro lo faccio fare nella mia unità produttiva sono il dominus e quindi ho gli

oneri di cui all'art. 26.

Nel 2009 il datore di lavoro e stato ritenuto responsabile del lavoro dato in appalto quando

"ha la disponibilità Giuridica di quei luoghi, non la disponibilità di fatto. Il confine di questo

perimetro non è solo topografico, ma anche topografico giuridico.

L'art. 26 e la norma generale, poi vi è una norma speciale per i cantieri edili.

Il datore di lavoro committente:

Deve verificare l'idoneità tecnico professionale delle aziende appaltatrici , questa

A. verifica avviene con l'acquisizione di due certificazioni. Questa verifica dice come devo

fare a scegliere il soggetto appaltatore. Nel caso in cui non scelga bene sarà

responsabile per culpa in eligendo.

Fornire agli stessi soggetti informazioni dettagliate sui rischi specifici che l'appaltatore

B. potrà trovare nell'ambiente a cui sarà tenuto ad operare e sulle misure di prevenzione

e di emergenza.

Comma 2:

Nelle ipotesi di cui al Comma 1 il datore committente e l'appaltatore hanno l'onere di

cooperare e coordinare la loro attività. I rischi e le misure adottati dai due soggetti devono

essere uniformi. Il secondo Comma quindi si occupa dei datori di lavoro(sia gli appaltatori

che i subappaltatori). Hanno tutti gli stessi obblighi in quanto operano nel medesimo luogo

di lavoro.

Terzo comma

Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al

comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure

adottate per eliminare o, ove cio non e possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze

̀ ̀

ovvero individuando, limitatamente ai settori di attivita a basso rischio di infortuni e

̀

malattie professionali di cui all’articolo 29, comma 6-ter, con riferimento sia all’attivita del

̀

datore di lavoro committente sia alle attivita dell ’impresa appaltatrice e dei lavoratori

̀

autonomi, un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza

professionali, adeguate e specifiche in relazione all’incarico conferito, nonche di periodico

̀

aggiornamento e di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, per sovrintendere a tali

cooperazione e coordinamento.

Questo Comma stabiliva che il datore di lavoro committente deve porre in essere il

documento di valutazione del rischio e delle interferenze. Il cd. DUVRI. Lui sa quali sono i

rischi in casa propria e sapendo anche che tipo di lavoro sta dando in appalto deve fare

un nuovo documento di valutazione del rischio specifico in relazione al rischio

interferenziale. Questo perché quando si uniscono 2 tipi diversi di lavoro e di rischio si

crea un effetto moltiplicatore del rischio. Rischio 1 + rischio 1 non è uguale a rischio 2, ma

può arrivare a cento o mille. Non è quindi sufficiente mettere insieme due documenti di

valutazione del rischio, ma occorre farne uno nuovo che valuto la sinergia dei rischi.

Articolo 17 - Obblighi del datore di lavoro non delegabili

1. Il datore di lavoro non puo delegare le seguenti attivita:

̀ ̀

la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto

dall’articolo 28;

Quindi il Dvr non è delegabile mentre il DUVRI si perché non è espressamente prevista

l'indelegabilita da parte dell'art. 17 che fa riferimento solo al DVR.

Con il decreto del fare(2013) e stata introdotta la novità di poter nominare, come

alternativa al DUVRI, un soggetto che abbia le competenze di un preposto che si occupi di

sovrintendere le interferenze. Questa seconda parte, non prevedendo l'obbligo di dare

una valutazione del rischio interferenziale, risulta contraria alle disposizioni comunitarie.

Infatti le direttive comunitarie dicono che è obbligatorio valutare il rischio interferenziale.

Questo rimette il datore di lavoro committente in un'ottica di vigilanza e controllo sulla

attività data in appalto. Se si creano pericoli, rischi o danni questo comporta una

responsabilità da parte del datore di lavoro committente. Questo incaricato che deve

avere la qualifica minima di preposto e un incaricato. Il documento, se viene redatto, e

allegato al contratto di appalto o di opera. Per allegare al contratto di appalto si richiede

che il contratto di appalto sia scritto. Ma il codice civile non prevede la forma scritta per il

contratto di appalto. Ergo l'art. 26 obbliga a redigere il contratto di appalto per iscritto. La

norma sulla sicurezza ha trasformato il contratto di appalto anche sotto il profilo della

forma, se sono un datore di lavoro committente ho l'obbligo di redigere il contratto di

appalto per iscritto a pena di nullità a cui devo allegare il DUVRI, infatti se non viene fatto

per iscritto vi e contrasto con una norma imperativa.

Il Comma 3 bis aggiunge che questa norma non si applica ai servizi di mera natura

intellettuale, alle mere forniture di materiali o attrezzature, ai lavori o servizi la cui durata

non e superiore a cinque uomini-giorno, sempre che essi non comportino rischi derivanti

̀

dal rischio di incendio di livello elevato, ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 10

marzo 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 64 alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7

aprile 1998, o dallo svolgimento di attivita in ambienti confinati, di cui al regolamento di cui

̀

al decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, o dalla presenza di

agenti cancerogeni.

Cosa vuol dire uomini giorno: il numero di persone necessarie per il numero di giorni per

eseguire quell'attività. Quindi 1 uomo per 5 giorni sono 5 uomini giorno. E 5 uomini per un

giorno sono sempre 5 uomini giorno.

Per evitare la frode, la legge mi dice nell'arco di un anno. Perché i furbi facevano dei

piccoli contratti di 3 giorni e poi si rinnovavano.

Appalto nella PA

Non è il datore di lavoro ad occuparsi della sicurezza ma un altro soggetto

Quando c'è un appalto pubblico e in tutti i casi in cui il datore di lavoro non coincide con il

committente(sdoppiamento di quella figura inscindibile che è il datore di lavoro

committente) il soggetto che affida il contratto redige il DUVRI che però non è specifico

ma prevede i rischi standard. Quindi in questo caso abbiamo 2 DUVRI uno generico e uno

specifico fatto con il datore di lavoro non committente. Questa seconda fase scatta

quando non abbiamo più il bando di gara, il datore di lavoro non committente in questa

fase si deve relazionare con l'azienda che ha vinto l'appalto.

Comma 4 articolo 26

Ferme restando le disposizioni di legge vigenti in materia di responsabilita solidale per il

̀

mancato pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali e assicurativi,

l

’ imprenditore committente risponde in solido con l ’ appaltatore , nonche con ciascuno degli

́

eventuali subappaltatori, per tutti i danni per i quali il lavoratore, dipendente

dall ’

appaltatore o dal subappaltatore, non risulti indennizzato ad opera dell ’

Istituto

nazionale per l ’ assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) o dell ’

Istituto di

previdenza per il settore marittimo (IPSEMA). Le disposizioni del presente comma non si

applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attivita delle imprese

̀

appaltatrici o subappaltatrici.

Questa responsabilità solidale e di tutti(datore di lavoro, appaltatore e subappaltatore) se

per il danno non risponde l'inail. Generalmente l'INAIL risponde sempre, ma poi l'INAIL

agisce in rivalsa contro tutti e tre in solido. Questa e la Ratio della norma, ovvero una

deroga alla conformazione data dal codice civile al contratto di appalto. Qui non vi è una

separazione tra i contratti, ma si prevede una responsabilità solidale per evitare la la

conformazione dell'appalto possa togliere tutela al lavoratore. Per evitare che so

costituissero delle società fittizie allo scopo di sottrarsi dalla responsabilità si è prevista la

responsabilità di tutti.

5. Nei singoli contratti di subappalto, di appalto e di somministrazione, anche qualora in

essere al momento della data di entrata in vigore del presente Decreto, di cui agli articoli

1559, ad esclusione dei contratti di somministrazione di beni e servizi essenziali, 1655,

1656 e 1677 del Codice civile(N), devono essere specificamente indicati a pena di nullita ̀

ai sensi dell’articolo 1418(N) del Codice civile i costi delle misure adottate per eliminare o,

ove cio non sia possibile, ridurre al minimo i rischi in materia di salute e sicurezza sul

̀

lavoro derivanti dalle interferenze delle lavorazioni. I costi di cui al primo periodo non sono

soggetti a ribasso. Con riferimento ai contratti di cui al precedente periodo stipulati prima

del 25 agosto 2007 i costi della sicurezza del lavoro devono essere indicati entro il 31

dicembre 2008, qualora gli stessi contratti siano ancora in corso a tale data. A tali dati

possono accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e gli

organismi locali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente piu ̀

rappresentative a livello nazionale.

Deve essere inserita una clausola nel contratto di appalto che definisca i costi che devono

essere impiegati per ridurrà al minimo il rischio per la sicurezza A PENA DI NULLITÀ.

Questi costi devono essere sottratti dal prezzo che viene richiesto al committente che nel

valutare quale appaltatore scegliere non deve prendere in considerazione questo costo a

ribasso. Questo significa che la legge prevede che i costi sulla sicurezza non sono quello

su cui si può risparmiare per offrire un prezzo più basso e vincere la gara, perché il costo

va indicato e non viene considerato.

Se ci sono 2 offerte una 80 e una 90.

La ditta a lo fa per 90 e indica 15 come costo sicurezza

La ditta b lo fa per 80 e indica 5 come costo sicurezza.

Ma in realtà bisogna valutare entrambe come 75 e poi scegliere quella che spende di più

come sicurezza.

Qui fa riferimento alla nullità dell'art. 1418 del codice civile. Ma perché nullità? Perché la

sicurezza entra a far parte ope legis dell'oggetto del contratto. Quindi l'oggetto del

contratto non è l'opera, ma la costruzione dell'opera in modo sicuro.

Titolo IV

Cantieri edili temporanei

E una definizione riduttiva perché il titolo è dedicato ai cantieri temporanei o mobili e

quindi non vi rientrano necessariamente solo i cantieri edili. Per esempio in lavoro di

forestazione e un cantiere temporaneo o mobile. Vi rientrano ad esempio le attività in studi

televisivi o il palco di un concerto. Uno dei settori molto insicuri e quello dei luna park.

Direttiva cantieri(disciplina a livello comunitario) recepita e poi trasformata nel titolo IV. La

direttiva precisa che occorre una disciplina speciale in materia di infortuni, perché è un

ambito in cui vi è un pericolo maggiore a causa della compresenza di più imprese nel

medesimo luogo di lavoro.

Questo maggiore rischio lo fanno scattare dei soggetti particolari previsti dall'articolo 89

che da delle sue definizioni e definisce gli obblighi di questi soggetti.

Da la definizione di cantiere e di committente.

committente: il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata,

indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione. Nel caso di appalto

di opera pubblica, il committente e il soggetto titolare del potere decisionale e di spesa

̀

relativo alla gestione dell’appalto;

Nell'art. 26 manca la definizione di committente. Può questa essere applicata anche al

26? Il committente dell'art. 26 e il datore di lavoro che quale datore di lavoro ha bisogno di

un'opera o di un servizio. Qui abbiamo un committente che non deve essere

necessariamente il datore di lavoro. Infatti il Comma 1 dice:Agli effetti delle disposizioni di

cui al presente capo si intendono per..

Quindi le seguenti disposizioni si applicano solo al presente capo.

Esempio un proprietario di un immobile e committente dei lavori di ristrutturazione in casa

sua.

Articolo 298 - Principio di specialità

Quando uno stesso fatto e punito da una disposizione prevista dal Titolo I e da una o

̀

1. piu disposizioni previste negli altri titoli, si applica la disposizione speciale.

̀

responsabile dei lavori: soggetto che puo essere incaricato dal committente per svolgere i

̀

compiti ad esso attribuiti dal presente decreto; nel campo di applicazione del decreto

legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, il responsabile dei lavori e il

̀

responsabile del procedimento;

Questa situazione ricorda la delega. Allora molti hanno proposto di fare una delega, ma

non è riconducibile in realtà alla delega perché la legge parla di incarico e poi non vi sono

tutte le forme previste dall'articolo 16. Anche se a questo riguarda l'articolo 93 prevede

una norma importante.

Articolo 93 - Responsabilita dei committenti e dei responsabili dei lavori

̀

Il committente e esonerato dalle responsabilita all’adempimento degli

̀ ̀connesse

1. obblighi limitatamente all’incarico conferito al responsabile dei lavori.

E)coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la progettazione dell’opera, di

seguito denominato coordinatore per la progettazione: soggetto incaricato, dal

committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti di cui all’articolo 91;

f) coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la realizzazione dell’opera, di

seguito denominato coordinatore per l’esecuzione dei lavori: soggetto incaricato, dal

committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti di cui all’articolo 92,

che non puo essere il datore di lavoro delle imprese affidatarie ed esecutrici o un suo

̀

dipendente o il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) da lui

designato. Le incompatibilita di cui al precedente periodo non operano in caso di

̀

coincidenza fra committente e impresa esecutrice;

In materia di cantieri edili vengono introdotti questi due soggetti specifici. Un tecnico che

coordini già a livello di progettazione la sicurezza. La sicurezza deve essere già prevista

nel progetto. Inoltre vi è un altro soggetto che coordini l'esecuzione del progetto di modo

che vengano rispettate tutte le disposizioni in materia di sicurezza.

impresa affidataria: impresa titolare del contratto di appalto con il committente che,

nell’esecuzione dell’opera appaltata, puo avvalersi di imprese subappaltatrici o di

̀

lavoratori autonomi. Nel caso in cui titolare del contratto di appalto sia un consorzio tra

imprese che svolga la funzione di promuovere la partecipazione delle imprese aderenti

agli appalti pubblici o privati, anche privo di personale deputato alla esecuzione dei lavori,

l’impresa affidataria e l ’impresa consorziata assegnataria dei lavori oggetto del contratto di

̀

appalto individuata dal consorzio nell’atto di assegnazione dei lavori comunicato al

committente o, in caso di pluralita di imprese consorziate assegnatarie di lavori, quella

̀

indicata nell’atto di assegnazione dei lavori come affidataria, sempre che abbia

espressamente accettato tale individuazione;

i-bis) impresa esecutrice: impresa che esegue un’opera o parte di essa impegnando

proprie risorse umane e materiali;

Il coordinatore per l'esecuzione non lo può fare il datore di lavoro dell'impresa affidatario o

esecutrice. Questo soggetto deve essere diverso dai soggetti che va a controllare, e non

può essere neanche un suo dipendente e neanche il suo RSPP.

Quando l'appaltatore e un consorzio l'impresa affidatario a cui facciamo riferimento non è

il consorzio ma la singola impresa a cui sono stati affidati i compiti in quello specifico

contratto di appalto.

L'impresa esecutrice e quella che esegue con mezzi propri l'opera richiesta nel contratto

di appalto.

Articoli 90, 91 e 92 prevedono gli obblighi del committente o del responsabile dei lavori,

del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione.

Il committente deve nominare questi soggetti quando vi sarà la presenza anche non

contestuale di più imprese. Infatti se io sono committente e do in appalto dei lavori ad un'

unica impresa non dovrò nominare alcun coordinatore perché il datore di lavoro di

quell'impresa sarà responsabile della sicurezza e non c'è niente da coordinare.

La nomina del coordinatore per la progettazione non la devo fare quando: importo

inferiore a cento mola euro e quando devo fare un lavoro privato senza bisogno di

autorizzazione. Bisogna valutare non il singolo appalto ma i lavori, se no uno fa 10 appalti

da 90 mila euro.

Il permesso di costruire e quello che c'è bisogno quando non serve la dia o la scia come

riformata. L'urbanistica e competenza delle regioni. In Lombardia se l'ALER vuole rifare le

facciate basta una DIA e quindi ci sono migliaia di lavoratori che lavorano in appalti senza

coordinatore. Quindi l'applicazione della norma ha una soglia che cambia da regione a

regione. Il problema e che quando non nomino il coordinatore in Lombardia non commetto

un reato, mentre lo commetto se non lo nomino per lo stesso appalto in Lombardia. Poi in

realtà il valore economico dell'appalto non è un criterio idoneo per definire dove c'è più

bisogno di sicurezza e più rischio e dove ce n'è meno.

Caso

Infortunio sul lavoro in cui industria tipografica nella manutenzione di un rullo metallico

cade addosso ad un dipendente e gli crea delle lesioni gravi. Oggi sentiremo dei lavoratori

presenti che spiegano l'attività lavorativa. Testi della difesa e consulente tecnico della

difesa. Dopodiché potrebbe esserci già la sentenza.

Lesioni colpose gravissime ex art. 590 commi 1 2 3 e 5. Si ritengono responsabili il

presidente del cda e un membro del cda come datore di lavoro.

Oltre alla colpa generica il pubblico ministero contesta la colpa specifica in quanto vi è

violazione dell'articolo 71 e 28 Comma 2 del testo unico. Il primo riguarda le misure di

sicurezza sui luoghi di lavoro. E il 28 Comma due riguarda la valutazione del rischio.

Quindi vi è una colpa specifica perché la macchina non è stata fissata in modo che non

cadesse addosso al lavoratore. Non è stato valutato che quel cilindro durante la

manutenzione poteva cadere.

Articolo 91 - Obblighi del coordinatore per la progettazione

1. Durante la progettazione dell’opera e comunque prima della richiesta di presentazione

delle offerte, il coordinatore per la progettazione:

redige il piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100, comma 1, i cui

A. contenuti sono dettagliatamente specificati nell’ALLEGATO XV;

predispone un fascicolo adattato alle caratteristiche dell’opera70, i cui contenuti sono

B. definiti all’ALLEGATO XVI, contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e

della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche

norme di buona tecnica e dell’allegato II al documento UE 26 maggio 1993. Il fascicolo

non e predisposto nel caso di lavori di manutenzione ordinaria di cui all ’articolo 3,

̀

comma 1, lettera a) del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in

materia di edilizia, di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.

380(N).

Deve predisporre i documenti(perché è fascicolo) prima della presentazione delle offerte.

Articolo 92 - Obblighi del coordinatore per l’esecuzione dei lavori

Durante la realizzazione dell’opera, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori:

1.

Alcuni dei suoi obblighi sono obblighi di verifica.

Verifica il PSC e il POS siano idonei e fedeli rispetto all'evoluzione dei lavori.

La lettera c prevede che il coordinatore debba organizzare tra datori di lavoro compresi o

lavoratori autonomi la cooperazione e il coordinamento e controlla che avvenga un

corretto scambio di informazioni.

La lettera e è quella che fa andare in galera i coordinatori:

segnala al committente o al responsabile dei lavori, previa contestazione scritta alle

imprese e ai lavoratori autonomi interessati, le inosservanze alle disposizioni degli articoli

94, 95, 96 e 97, comma 1, e alle prescrizioni del piano di cui all’articolo 100, ove previsto,

e propone la sospensione dei lavori, l’allontanamento delle imprese o dei lavoratori

autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto. Nel caso in cui il committente o il

responsabile dei lavori non adotti alcun provvedimento in merito alla segnalazione, senza

fornire idonea motivazione, il coordinatore per l’esecuzione da comunicazione

̀

dell’inadempienza alla Azienda Unita Sanitaria Locale e alla Direzione Provinciale del

̀

Lavoro territorialmente competenti; sospende, in caso di pericolo grave e imminente,

direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti

effettuati dalle imprese interessate.

La norma presuppone un onere di controllo del cantiere(visitandolo) da parte del

coordinatore che deve evidenziare eventuali inosservanze delle disposizioni in materia di

sicurezza. Lo deve contestare e successivamente informare il committente.

Inoltre il coordinatore deve:

Proporre la sospensione dei lavori,

• l’allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o

• la risoluzione del contratto.

La legge consente che il committente non faccia nulla senza dire niente, che faccia a, b o

c motivando o che non faccia nulla motivando.

Se il committente non fa nulla il coordinatore deve denunciarlo alla ASL.

Problemi:

Quali sono i termini per esercitare queste attività?

La legge non dice nulla perché i termini dipendono dalle caratteristiche specifiche del

caso, comunque la cosa migliore e farlo prima possibile perché quando si crea una

consapevolezza della sussistenza di un rischio si integra l'elemento soggettivo colpa

cosciente o dolo eventuale e quindi il coordinatore se aspetta ad agire e poi succede

qualcosa sarà ritenuto responsabile.

Il committente o il responsabile dei lavori ricevono queste 3 proposte dal coordinatore e

hanno 3 possibilità:

Sospensione dei lavori: se il committente prende questa decisione va ad influire anche

• sugli altri eventuali contratti di appalto e quindi una ripercussione molto intensa sugli

interessi delle altre imprese. Blocco tutto il cantiere.

Allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere. Ma qui abbiamo un

• contratto e sul piano contrattuale l'allontanamento e un istituto sconosciuto. Non può

certamente essere fatto manu militare. Può essere fatto solo sotto forma di una diffida

ad andarsene. Ma questa persona potrebbe rifiutarsi. Quindi si tratta di una norma in

materia di sicurezza che si inserisce nella disciplina contrattuale. Il cantiere non si ferma

e allontano solo quella specifica impresa.

Esempio caso di omicidio IEO istituto oncologico europeo.

Risoluzione del contratto: il mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza e quindi

• una causa di risoluzione del contratto espressamente prevista dalla legge. Ma quale

contratto? Il committente ha stipulato un contratto con l'impresa appaltatrice e quindi in

caso di mancato rispetto delle norme da parte dell'impresa affidataria si può sciogliere il

contratto di appalto. Ma generalmente l'appaltatrice stipula altri contratti con altre

imprese subappaltatrici che magari stanno agendo a regola d'arte. Il committente può

sciogliere solo il contratto con l'appaltatrice e non i contratti tra appaltatrice e

subappaltatrici.

Come si risolve? Si può risolvere solo prevedendo già nel contratto di appalto una

clausola risolutiva espressa dove si specifica che il committente si riserva di sciogliere il

contratto di appalto anche se il mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza viene

posto in essere da una delle imprese subappaltatrici. In questo modo si specifica e si da

una corretta attuazione alla disposizione.

Lettera F

Se il coordinatore se so accorge di un pericolo grave ed imminente, direttamente

riscontrato, ha anche un potere di intervento sospendendo le singole lavorazioni. Quindi al

coordinatore la legge da anche un potere molto incisivo, che corrisponde ad un suo

obbligo e quindi anche ad una sua responsabilità penale.

La differenza rispetto alla lettera E sta nel fatto che si tratta di un potere più incisivo,

fortemente sanzionatorio e preventivo che consiste nella possibilità di sospendere le

singole lavorazioni e non più tutti i lavori. Quindi in questo caso l'impresa non subisce

alcun danno.

Ma la lettera E e la F sono cumulabili? Si perché la lettera F si può utilizzare anche come

una sorta di misura cautelare, per poi adempiere in un momento successivo agli oneri

meno immediati. Anche tutti gli obblighi delle altre lettere sono cumulabili.

Quindi sono cumulabili ma uno non assorbe l'altro, faccio la e ma poi devo comunque

adempiere anche alla lettera e.

Articolo 93 - Responsabilita dei committenti e dei responsabili dei lavori

̀

Il committente e esonerato dalle responsabilita all’adempimento degli

̀ ̀connesse

1. obblighi limitatamente all’incarico conferito al responsabile dei lavori

La designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per

2. l’esecuzione dei lavori, non esonera il committente o il responsabile dei lavori dalle

responsabilita connesse alla verifica dell ’adempimento degli obblighi di cui agli articoli

̀

91, comma 1, e 92, comma 1, lettere a), b), c) d) ed e).

Non viene indicata la lettera F. Il committente quindi non ha l'onere di verificare che il

coordinatore ponga in essere l'adempimento di cui alla lettera F.

Quindi abbiamo una responsabilità per culpa in vigilando del committente tranne per

l'ipotesi di cui alla lettera F, perché non si può chiedere al committente di vigilare

sull'immediatezza perché altrimenti dovrebbe sempre stare li a arrivare prima del

coordinatore. Sarebbe un obbligo inesigibile. Nell'ipotesi della lettera F vi è una

responsabilità solo del coordinatore, mentre nelle altre ipotesi può esservi una

corresponsabilità.

L'esistenza di un cantiere e solo il primo requisito dell'applicazione del titolo IV del testo

unico. Il secondo requisito e che vi sia un contratto di appalto o di un contratto d'opera e

quindi della compresenza sul medesimo luogo di lavoro di più imprese che comporta un

aumento esponenziale dei rischi in relazione alla sicurezza.

Le malattie professionali

Devo provare innanzi tutto l'evento lesivo e dal punto di vista probatorio questo e

sufficiente che vi siano degli indizi purché siano gravi precisi e concordanti. Una volta

accertato questo tipo di evento(sordità o tumore professionale) bisogna chiedere alla

scienza astrattamente come si può realizzare tramite dati di carattere clinico, statistico,

epidemiologico, diagnostico ecc.

uno dei dati su cui la giurisprudenza è intervenuta nella sentenza Franzese e quello

epidemiologico e statistico. Questi dati non possono fondare la prova in concreto, ovvero

che l'evento in concreto derivi dal luogo di lavoro.

I dati scientifici ci dicono in primo luogo da cosa può derivare questo evento, quindi la

CAUSALITÀ.

La scienza spesso deve distinguere nell'ambito delle malattie professionali tra le

patologie:

Monocausali

• Pleuricausali.

Classico esempio il tumore che secondo il medico può derivare sia dal fumo che

dall'esposizione a sostanze tossiche.

Noi dobbiamo fare riferimento alla teoria della conditio sine qua non. Quindi il criterio

condizionali stinco postula il principio di equivalenza causale, sulla basa dell'art. 41 c.p.

Tutte le cause sono tali e quindi non è necessario accertare se una delle cause ha avuto

una forza causale superiore alle altre. Le cause si equivalgono e quindi valgono tutte allo

stesso modo, nonostante una abbia influito al 99% e un'altra all'1%.

c.p. art. 41. Concorso di cause.

Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti

dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalita fra l'azione od

̀

omissione e l'evento.

Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalita quando sono state da sole

̀

sufficienti a determinare l'evento. In tal caso, se l'azione od omissione precedentemente

commessa costituisce per se un reato, si applica la pena per questo stabilita.

́

Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente o simultanea

o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui.

L'evento può essere cagionato da un'azione o da un'omissione secondo quanto previsto

dall'art. 40 Comma 1 il quale prevede che non impedire un evento che si ha l'obbligo

giuridico di impedire equivale a cagionarlo. Nella causalità omissiva abbiamo una doppia

fictio iuris( ovvero 2 ragionamenti ipotetici):

Bisogna immaginare che se si fosse realizzata quell'azione che costituisce adempimento

dell'obbligo giuridico l'evento non si sarebbe verificato.

E quindi realizzando quell'azione sarei riuscito ad impedire l'evento.

Bisogna poi valutare la colpevolezza.

Esempio:

Nelle malattie professionali occorre la prova nella legge scientifica che non adottando

quella misura di prevenzione si sarebbe verificato quel determinato evento lesivo. Occorre

anche che la legge scientifica mi dica anche le conoscenze storiche. Non basta che un

determinato tumore derivi dall'amianto, serve invece capire se quanto ha iniziato a

verificarsi l'evento il datore di lavoro doveva esserne a conoscenza e quindi evitare

l'evento.

Occorre inoltre accertare che sul piano concreto vi sia stata quella esposizione es ad

amianto. Occorre quindi accertare quello che era il luogo di lavoro, e si tratta di un punto

molto difficile per il giudice perché bisogna ricostruire com'era il luogo di lavoro anni fa e

quindi si tratta di un'indagine di carattere storico, attraverso le fatture di

acquisto,fotografie, testimonianze di vecchi operai e verbali di accertamento di valutazioni

dei commissari di lavoro.

Bisogna valutare se si facevano delle visite e se vi erano misure di prevenzione e

protezione. Inoltre occorre provare la posizione di garanzia, ovvero individuare il garante

di quel rapporto di lavoro.

Esempio del disastro di stava: successione negli anni di posizioni di garanzia che sono

state ritenute nella storica sentenza tutte responsabili.

AMIANTO

L'amianto provoca sia malattie tumorali che altra malattie come l'asbestrosi che consiste

nel deposito delle polveri di amianto dei polmoni e provoca dei problemi gravi di

respirazione.

Il più grave e il mesotelioma pleurico e il carcinoma polmonare.

Questi tumori vengono causati dall'esposizione ad amianto e quindi dall'inalazione di fibre

di amianto che producono negli anni il tumore.

Nel l'asbestrosi serve un'esposizione continuativa nel tempo, mentre per il mesotelioma

pleurico vi sono anche poche fibre che hanno provocato il tumore. La responsabilità nel

l'asbestrosi non sarà solo di colui che è stato il datore di lavoro per 2 mesi, ma lo saranno

anche quelli precedenti.

Per il mesotelioma bisogna valutare quando è iniziata l'esposizione, perché da quel

periodo di latenza la scienza mi dice che questo tumore è iniziato. Il tumore c'era ma era

latente, c'era ma non si vedeva ancora. Il periodo di latenza e una convenzione e non un

elemento scientifico, la scienza ipotizza che il tumore possa essere stato avviato dalla

prima esposizione perché non si può sapere quale fibra e in quale momento ha provocato

effettivamente il tumore.

Il secondo problema causale riguarda la quantità dell'esposizione.

Questo innesca il tema della dose risposta . Un'esposizione molto alta in un organismo

che è molto debole anche per un periodo molto breve può causare il mesotelioma

pleurico.

Es. moglie che lava la tuta del marito sporca di amianto muore di mesotelioma pleurico. In

questo caso vi è una malattie professionale indiretta perché chi avrebbe dovuto prevenire

le malattie professionali tramite una serie di misure come il lavaggio delle tute che se

adottate avrebbero evitato l'evento. Altro esempio e quello del parrucchiere di Reggio

Emilia.

Non bisogna valutare solo la quantità delle fibre, ma anche la loro qualità perché solo le

più piccole provocano il mesotelioma. Negli anni 60 non c'erano le mascherine per filtrare

le fibre piccole, ma solo per le fibre grandi. Ergo non vi è responsabilità del datore di

lavoro perché negli anni 60 scientificamente si pensava che fossero solo le fibre grandi a

provocare il mesotelioma pleurico. Mentre invece è il contrario.

Fino a 20 anni fa la scienza non sapeva che L'amianto era cancerogeno e su questo

giurisprudenza e poco elegante dottrina ha dibattuto sul fatto che occorre la prevedibilità

dell'evento in concreto realizzatesi, non sarebbe bastato poter prevedere la mera nocività

dell'amianto. Quindi non possiamo imputare la prevedibilità delL'incidenza del tumore. La

giurisprudenza ha superato questa impostazione prevedendo che ciò che occorre

prevedere e l'evento astratto e non l'evento concreto e quindi solo il danno alla salute e

non nello specifico il mesotelioma pleurico. Poi hanno dimostrato che la mortalità

dell'amianto per asbestosi era tabellata da decenni e già prima degli anni 50 un.

Professore di medicina del lavoro aveva pubblicato la prova scientifica della cancerogenita

dell'amianto.

Azione di rivalsa.

Articolo 38 della costituzione: tutela del lavoratore e in particolare della salute e della sua

integrità. Già a livello costituzionale vi è una disciplina di garanzia del lavoratore.

cost. art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al

mantenimento e all'assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi, adeguati alle loro

esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidita e vecchiaia, disoccupazione

̀

involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati

dallo Stato.

L'assistenza privata e libera.

̀

TU in materia di previdenza ha disciplinato l'azione di rivalsa, ovvero la possibilità di

recuperare delle somme pagate da parte di un soggetto che ha adempiuto a queste

obbligazione. Azione con cui un soggetto che non è obbligato adempie in sostituisco e del

soggetto obbligato rivalendosi su questo soggetto.

Nella materia della sicurezza sul lavoro il datore di lavoro deve risarcire il lavoratore per il

danno che gli ha cagionato. Proprio perché questa e un'ipotesi di rilevanza sociale,

l'ordinamento giuridico si occupa di rendere sicura la risarcibilità di questo danno.

Perché l'ordinamento giuridico si occupa si prevede un sistema assicurativo proprio in

questo ambito?

Ci sono dei caso come la circolazione stradale in cui lo stato prevede un obbligo di

assicurazione ma ci rivolgiamo ad assicurazioni private, invece in questo caso per la

grande rilevanza sociale l'associazione obbligatoria e a livello pubblico: l'INAIL.

Il costituente prima e il legislatore dopo vogliono che il lavoratore non sia posto in

condizioni di difficoltà di attuazione della tutela. Il legislatore vuole quindi rendere effettiva

la tutela proteggendo il soggetto debole che altrimenti dovrebbe agire in via civile con le

sue sole forze contro il datore di lavoro rispetto al quale si trova in una situazione di

debolezza economica ma anche etico sociale perché deve fare causa a colui che gli paga

lo stipendio. Per questi motivi interviene un istituto che prevede l'obbligo di assicurarsi in

capo a tutti i datori di lavoro, l'INAIL gestisce con tutti i premi assicurativi l'indennizzo

immediato del lavoratore in caso di danno da infortunio. Quindi quando si verifica il danno

da infortunio l'istituto indennizza subito per poi rivalersi sul danneggiante.

Questa e la particolarità dell'assicurazione pubblica rispetto al privato.

Perché è quando l'assicurazione pubblica dopo aver pagato al posto del datore di lavoro

agisce con azione di rivalsa?

Esistono 2 tipi di azioni di rivalsa:

Azione di regresso

• Azione di surroga

Azione di regresso(più importante)

L'INAIL innanzi tutto ha il monopolio e quindi il datore di lavoro e obbligato ad assicurarsi

con l'assicurazione pubblica a cui poi può volendo aggiungere altre assicurazioni private.

Questo è stato oggetto di diverse questioni di legittimità costituzionale.

Presupposti:

L'azione di regresso si esercita nei confronti del datore di lavoro e di altri soggetti

A. responsabili di infortunio come dirigenti e preposti e di altri soggetti che potrebbero

aver con causato l'infortunio. Quindi si rivolge innanzi tutto a chi è responsabile

penalmente dell'infortunio. Mentre il premio è pagato dal datore di lavoro, quando il

lavoratore è stato danneggiato da 3 soggetti l'INAIL si rivale su tutti e tre i soggetti

responsabili. La Ratio di questo e che il legislatore sa bene che l'istituto deve potersi

rivalere su tutti i soggetti responsabili in quanto il reato crea anche un'obbligazione

civile secondo l'articolo 185 del c.p.p già prevista dal diritto romano(obbligatio ex

delicta).

Il secondo presupposto e che si sia verificato un evento che consiste in un reato

B. procedibile di ufficio: omicidio colposo, lesioni colpose o disastro colposo ecc. Viene

escluso il reato procedibile a querela, l'istituto ha azione di regresso solo quando lo

stato esercita l'azione penale obbligatoria. Nella definizione reato entrano anche tutte

le contravvenzioni che provocano un danno al lavoratore, oltre ai delitti citati

nell'esempio.

Un altro requisito e l'indennizzabilità.

C. Prima vi era un altro requisito ovvero la pregiudiziale penale, mentre ora l'azione di

D. regresso si realizza a prescindere dall'accertamento penale. Prima non poteva rivalersi

in caso di assoluzione, mentre ora può farlo anche in caso di assoluzione o

archiviazione.

Azione di surroga

Qui si agisce non per regredire, ma per surrogarsi ovvero per sostituirsi.

Requisiti:

E l'azione che si esercita nei confronti di soggetti diversi da quelli che abbiamo detto

• prima, sono gli altri soggetti che comunque hanno danneggiato il lavoratore. Ad esempio

un incidente stradale in itinere o un'aggressione sul luogo di lavoro. L'assicurazione

interviene per proteggere subito il lavoratore e gli si sostituisce per aggredire il soggetto

danneggiante.

La differenza processuale tra queste due azioni sta nel fatto che la prima e strettamente

• legata al rapporto di lavoro e quindi interviene anche se il datore non ha pagato il

contributo assicurativo ed è di competenza del giudice del lavoro. L'azione di surroga e

di competenza del giudice civile ordinario.

Questo quadro di fonda su una serie di principi

Automatizzo degli indennizzi.

A. Non vi è una correlazione tra i costi e le prestazioni, ovvero tra il costo

B. dell'assicurazione obbligatoria e della copertura assicurativa.

Il principio di solidarietà sociale. E cioè l'importanza di intervenire non sulla base di un

C. rapporto economico, ma nell'ambito dell'articolo 3 Comma 2, 38 e non soltanto 41

Comma 2.

Questo meccanismo è controllato dallo Stato.

D. Perché funzioni questo automatismo, fondato su uno svincolamento da qualsiasi limite

E. e proporzione, l'iscrizione a questa assicurazione e obbligatoria. Infatti solo l'obbligo di

tutti i datori di lavoro può garantire l'equilibrio finanziario di questa enorme operazione

sociale.

Tutto il sistema è stato sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale per violazione

dell'articolo 41 Comma 2 perché il datore di lavoro prima paga l'assicurazione che poi si

rivarrà sullo stesso datore di lavoro per l'indennizzo dato al lavoratore. Per questo il datore

di lavoro di assicurava una seconda volta per poter pagare l'azione di rivalsa. La corte ha

rigettato la questione dicendo che il sistema trova il suo referente costituzionale

nell'articolo 38 cost. Il datore di lavoro inoltre dice la corte dovrà pagare due volte solo

quando ha commesso un reato procedibile d'ufficio.

Su questo sistema non solo si è adita la corte cost. Ma anche la corte di giustizia in

relazione al monopolio dell'INAiL nell'ambito dell'impresa assicurativa che violerebbe

libera concorrenza. La corte di giustizia ha rigettato la questione perché in primis di tratta

di un istituto pubblico che si occupa di tutelare diritti dei cittadini e rende sicuro non solo il

lavoratore ma anche il datore di lavoro che sa che i suoi danno saranno coperti senza

limitazioni pagando il premio assicurativo mensile.

La competenza di queste azioni ricade sul giudice del lavoro la prima e sul giudice

ordinario civile la seconda. Ma esiste un'altra possibilità ovvero quella che a parte l'azione

civile vi sia anche un'azione penale.

In questo caso l'INAIL può costituirsi parte civile perché è il soggetto pubblico che intanto

ha pagato e deve riprendersi questi soldi dal soggetto che ha pagato.

La legge 123 del 2007( delega del testo unico) già prevedeva questa possibilità e poi il

testo unico ha definitivamente chiarito questa possibilità all'articolo 61.

SEZIONE II - DISPOSIZIONI IN TEMA DI PROCESSO PENALE

Vi è tutto un altro titolo che si occupa delle disposizioni sul processo penale che è l'ultimo

titolo. Qui il legislatore ha voluto inserire la norma nelle disposizioni generali.

Articolo 61 - Esercizio dei diritti della persona offesa

1. In caso di esercizio dell’azione penale per i delitti di omicidio colposo o di lesioni

personali colpose, se il fatto e commesso con violazione delle norme per la prevenzione

̀

degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbia determinato una

malattia professionale, il pubblico ministero ne da immediata notizia all'INAIL ai fini

̀

dell’eventuale costituzione di parte civile e dell’azione di regresso.

2. Le organizzazioni sindacali e la associazioni dei familiari delle vittime di infortuni sul

lavoro hanno facolta di esercitare i diritti e le facolta della persona offesa di cui agli articoli

̀ ̀

91 e 92 del Codice di procedura penale(N), con riferimento ai reati commessi con

violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del

lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale.

Il primo requisito e l'esercizio dell'azione penale e prevede che quindi siano state chiuse le

indagini e che l'imputato sia stato rinviato a giudizio. Quando il PM esercita l'azione penale

deve darne notizia all'INAIL sia ai fini della costituzione di parte civile che ai fini dell'azione

di regresso. Cioè diglielo all'INAIL che probabilmente starà facendo una causa davanti al

giudice del lavoro e quindi sarà interessata a sapere che ho concluso positivamente le

indagini per poter avere delle informazioni e documentazioni da poter assumere nell'altro

processo.

Il problema della norma e che prevede solo lesioni e omicidio colposo, mentre non

prevede altri reati che sono previsti come presupposto dell'azione di regresso da parte

dell'INAiL ovvero tutti i reati perseguibili d'ufficio.

Se il PM ha le prove che un altro organo pubblico ha diritto all'azione di regresso glielo

deve dire.

L'articolo 61 Comma 2 anche associazioni private come le associazioni dei familiari delle

vittime e associazioni sindacali possono costituirsi parte civile in quanto persona offesa.

Altra cosa poi e provare il danno subito.

Esempio un sindacato si costituisce parte civile per omicidio all'esselunga, gli avvocati si

oppongono perché non aveva iscritti in quel luogo di lavoro, il prof respinge perché il

sindacato ha diritto in quanto associazione.

La norma attribuisce l'interesse ad agire e legittimazione ad agire a questi

soggetti(legittimatio ad causam) salvo poi provare l'entità dei danni se ci sono dei danni.

Decreto 231

Nasce per evitare la costituzione di fondi esterni al bilancio che servono a qualcuno per

corrompere soggetti terzi. Quindi questo sistema viene costituito per responsabilizzare

l'ente in relazione alla gestione finanziaria. Il legislatore costruisce un sistema interno

all'ente che deve prevenire l'istituzione di determinati flussi finanziari, se verranno

commesso determinati reati(reati societari e contro la PA, ma vengono continuamente

estesi) l'ente ne sarà responsabile. Esempio truffa a danno dell'ente pubblico.

Prima non vi erano strumenti per parlare di una responsabilità diretta dell'ente, ma vi

erano sistemi di responsabilità civile(non preventivo ma repressivo).

Esempio

Una società di un gruppo torinese ha un amministratore che denuncia la sua segretaria

dicendo che gli aveva fatto pagare delle fatture ad un ferramenta per lavori che non

c'erano stati. Andando a scavare le cose erano diverse. Le fatture erano state emesse da

un ferramenta marito della segretaria ma poi il ferramenta si teneva solo il 5% e il resto

veniva riconsegnato all'amministratore per pagare le mazzette.

Sistema

Art. 1 soggetti destinatari: La responsabilità degli enti si applica a tutti gli enti anche

1. senza personalità giuridica. Escluso lo stato, gli enti pubblici non economici e gli enti di

rilievo costituzionale.

La normativa impone a questi enti una responsabilità per l'operato dei soggetti apicali,

2. dei sottoposti e anche dei soggetti esterni che operano nell'interesse dell'ente. L'ente

risponde perché ha c dei propri obblighi diretti.

L'ente non risponde se prova che: quindi abbiamo un onere della prova a carico

3. dell'ente. Attuare il sistema 231 non è obbligatorio, ma se l'ente dimostra di aver

attuato correttamente quanto previsto dal modello verrà esclusa la sua responsabilità.

L'ente deve provare un elemento oggettivo e uno soggettivo.

Elemento oggettivo

Il primo consiste nel modello di gestione e di organizzazione(oggettivo); questo modello e

la fotografia di come hai organizzato e gestito il tuo ente al fine di evitare reati della

medesima specie di quello che si è verificato. Si impone l'idea di un modello con un

risultato ovvero dimostrare l'efficacia del modello a prevenire ed evitare che si

verificassero reati della medesima specie di quello verificatesi.

Oltre ad essere idoneo il modello deve essere efficacemente attuato. E l'ente a dover

dimostrare concretamente come la sua realtà era organizzata

Articolo 6

1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera a),

l'ente non risponde se prova che :

a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del

fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello

verificatosi;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro

aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di

iniziativa e di controllo;

c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di

organizzazione e di gestione;

d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera

b).

2. In relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i

modelli di cui alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze:

a) individuare le attivita' nel cui ambito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle

decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;

c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la

commissione dei reati;

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul

funzionamento e l'osservanza dei modelli;

e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure

indicate nel modello.

3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le

esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle

associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di

concerto con i Ministeri competenti, puo' formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla

idoneità dei modelli a prevenire i reati.

4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono

essere svolti direttamente dall'organo dirigente.

4-bis. Nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato

per il controllo della gestione possono svolgere le funzioni dell'organismo di vigilanza di

cui al comma 1, lettera b). (1)

5. E' comunque disposta la confisca del profitto che l'ente ha tratto dal reato, anche nella

forma per equivalente.

La norma prevede un obbligo di risultato. Questa e la regola generale, che troverà poi

un'eccezione in materia di sicurezza sul lavoro.

Il reato deve essere stato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente. Siccome i reati

che costituivano la base della responsabilità dell'ente erano reati dolosi, si prevedeva che

non fosse sufficiente la struttura del reato in se per se ma si è aggiunto che il reato deve

essere commesso nell'interesse e a vantaggio dell'ente.

Interesse: l'attività criminosa trova nell'ente un destinatario finale ovvero un soggetto che

otterrà un interesse da quel reato che non deve essere necessariamente un interesse

economico, ma può essere anche un interesse di immagine o di carriera. Es. interesse a

che le azioni vengano quotate meglio in borsa. Può essere un vantaggio patrimoniale o

morale.

L'interesse viene valutato ex ante, mentre il vantaggio viene valutato ex post.

Secondo elemento soggettivo

L'ente deve predisporre un organismo di vigilanza, ovvero una o più persone che

all'interno dell'ente hanno l'onere di controllare l'efficacia e il funzionamento del modello

organizzativo e di gestione. L'organo di vigilanza preferibilmente viene costituito da un

gruppo di competenze in grado di vigilare e più indipendente e autonomo possibile rispetto

all'ente.

In mancanza dei due elementi oggettivo e soggettivo, l'ente risponderà in ambito penale.

Vi sono due misure di sanzioni

Interdettive, comprendono il divieto di contrattare con la PA, divieto di pubblicità,

interdizione dall'attività commerciale ecc.

pecuniarie, pagamento di una somma di denaro che il legislatore ha stabilito in quote.

Il decreto prevede anche delle misure cautelari in cui si anticipano gli effetti delle sanzioni

Interdittive.

Questo sistema va avanti e non è stato modificato se non introducendo moltissimi altri

reati.

Il decreto 231 dal 2007 si applica anche secondo quanto previsto dalla legge delega per il

testo unico in materia di sicurezza a 3 fattispecie di reato colpose: omicidio lesioni gravi e

gravissime se commesso in violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.

dd) «modello di organizzazione e di gestione»: modello organizzativo e gestionale per la

definizione e l’attuazione di una politica aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi

dell’articolo 6, comma 1, lettera a), del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231(N),

idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del Codice penale(N),

commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul

lavoro;

Quando entra in vigore questa definizione già si sa da 7 anni cos'è il modello di

organizzazione e gestione. Questo modello deve essere idoneo a prevenire i reati di

omicidio colposo e lesioni gravi e gravissime colpose...definendo e attuando una politica

aziendale per la salute e sicurezza.

Qui viene definito per la prima volta come nucleo delle scelte di attuazione del modello

231 la politica aziendale. Stiamo quindi parlando di un atto intenzionale che integra una

fattispecie DOLOSA. Qui iniziano i problemi perché non combaciano il dolo e la colpa.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto del lavoro per l'esame di Diritto della sicruezza del lavoro del professor Giordano. Argomenti trattati: datore di lavoro, delega di funzioni il dirigente il preposto e il lavoratore il documento di valutazione del rischio il servizio di prevenzione e protezione gli organi di vigilanza, la sicurezza negli appalti, cantieri edili, malattie professionali, azione di regresso, resp. degli enti per gli infortuni sul lavoro, la prescrizione, la resp. sociale dell'impresa, gli obblighi dei soggetti esterni, formazione ed informazione dei lavoratori, i costi della sicurezza + testimonianze ed esperienze processuali(casi ilva, tyssen krupp e eternit).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FedeUnimiFacLegge13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della sicurezza del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Giordano Bruno.

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