Diritto della sicurezza sociale
Previdenza sociale e sicurezza sociale
Previdenza sociale: assicura tutela al lavoratore che si trova in una condizione di difficoltà in un determinato momento.
Sicurezza sociale: tutela qualsiasi cittadino indipendentemente che lavori o meno.
Assegno sociale
Assegno sociale: è di natura assistenziale. I destinatari sono coloro che hanno più di 65 anni, con reddito minimo e che non possiedono i requisiti per beneficiare della pensione di vecchiaia.
Origine e sviluppo del diritto del lavoro
Gli istituti del diritto del lavoro (disciplina i rapporti del lavoro dipendente/subordinato) e della sicurezza sociale sono figli dell'industrializzazione (nasce a fine '700-'800 in Inghilterra e si sviluppa in seguito in Occidente) in seguito all'esigenza di tutelare i lavoratori, soprattutto delle fabbriche. Questi diritti infatti nascono su misura di una tipologia ben specifica di lavoratore: l'operaio della fabbrica. Da qui risale la causa della crisi attuale del diritto del lavoro: il lavoratore, oggi, non si sente più tutelato in modo adeguato perché non è il modello a cui fa riferimento il diritto del lavoro.
La previdenza sociale
La previdenza sociale nasce prima del diritto del lavoro e segna, con le prime leggi di previdenza sociale, la rottura del liberalismo assoluto. La prima legge di previdenza sociale del 1883 risale alla Germania di Bismarck e dà l'avvio all'assicurazione sociale obbligatoria. L'idea era, visto il crescente numero di infortuni, rendere obbligatoria la stipula di un'assicurazione finanziata dalle imprese e dai lavoratori mediante i propri redditi, che tutelasse da una parte il lavoratore e dall'altra il sistema produttivo e l'impresa che viene svincolata da ogni rischio di responsabilità.
L'assicurazione sociale si svilupperà in seguito in tutti i paesi europei. In Italia la prima legge che segna l'inizio della previdenza sociale con l'assicurazione obbligatoria per gli infortuni è la n°80 del 17 marzo del 1898.
Diritto del lavoro
L'istituto del diritto del lavoro nasce invece dopo la messa in discussione dei principi dello stato liberale e il superamento del principio di eguaglianza formale delle parti nei rapporti lavorativi. Il principio secondo cui lo stato non può intervenire nella tutela del cittadino crolla invece prima, con la nascita della previdenza. Il diritto del lavoro nasce quindi con lo stato sociale.
La prima legislazione in diritto del lavoro nasce durante la Repubblica di Weimar (il periodo della Germania che va dal 1919 al 1933, in cui si tenne un'assemblea nazionale per redigere una nuova costituzione in seguito alla sconfitta della Germania nella seconda guerra mondiale). È il periodo del crollo dei sistemi totalitari e della nascita del regime repubblicano. In Italia vengono riprese le impronte del sistema previdenziale risalente al periodo corporativo.
La costituzione italiana del 1 gennaio del 1948 si differenzia da quelle ottocentesche per la sua dimensione sociale e per l'importanza attribuita al principio secondo cui lo stato deve intervenire nei rapporti economici.
Norme costituzionali e diritto del lavoro
Contiene due tipi di norme:
- Norme di principio (per la cui attuazione è necessario l'intervento del legislatore. Un esempio è il diritto al lavoro (art. 4 cost.): un disoccupato non può recarsi dal giudice e reclamare questo suo diritto).
- Norme di diritto (sono precettive, ovvero hanno diretta applicazione ai cittadini).
I primi articoli della costituzione sono fondamentali per il diritto del lavoro.
- Art 1: La repubblica è fondata sul lavoro.
- Art.3: principio di eguaglianza sostanziale che fa crollare il principio secondo cui le parti del rapporto lavorativo siano uguali.
- Art. dal 35 in poi: comprende i diritti sociali relativi all'ambito del lavoro e ai rapporti economici.
- Art. 36: norma di diritto (norma precetto).
- Art 38: è il fondamento della previdenza.
- Art. 39-40: riguardano il diritto sindacale.
Leggi in materia di lavoro
Le leggi in materia di lavoro dunque devono essere coerenti con i principi costituzionali e la corte costituzionale interviene nel verificarne la coerenza. La loro derivazione risale al fascismo e il loro fondamento è costituito dalla legislazione speciale in materia del lavoro, risalente al dopoguerra, e dal codice civile del 1942.
La legge più importante in materia di lavoro è lo statuto del lavoratori (legge n° 300 del 1970). È una legge ordinaria che regola i rapporti all'interno delle aziende e tutela le libertà sindacali. Contiene una disposizione importante (art. 18) che tutela i lavoratori in caso di licenziamento illegittimo.
Dal 1970 ad oggi ci sono state diverse riforme tra cui la più importante è il D.Lgs n°276 del 2003 (legge Biagi) che ha introdotto elementi di flessibilità in ambito lavorativo. Un'altra importante innovazione è la normativa dell'Unione Europea, infatti molte leggi statali sono di recepimento delle direttive europee (ad es. sul contratto a termine o contro la discriminazione).
Le leggi sul diritto di lavoro hanno natura inderogabile, ovvero attribuiscono al lavoratore un diritto al quale lo stesso non può rinunciare e non possono essere modificate in peggio attraverso il contratto lavorativo (ad es. la legge prevede che ai lavoratori spettano tot. di ferie all'anno, non è ammesso che il contratto ne preveda di meno). Risponde all'esigenza di tutela della parte che si trova in una posizione di debolezza contrattuale, in questo caso il lavoratore.
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