Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Ridotta capacità lavorativa

Reazioni aspecifiche di ipersensibilità delle mucose

Secchezza o irritazione della pelle

Lievi sintomi di tipo asmatico o allergico

Percezione di odori o sapori sgradevoli

Riduzione della produttività Assenteismo

Più frequente ricorso a medicazioni o al medico di

Reazioni psicosociali famiglia

Iniziative per modificare l'ambiente interno

Modificazioni subacute della sensibilità agli (aumento di fondo della reattività ad allergeni e

agenti ambientali sostanze chimiche)

La sintomatologia della SBS è molto varia: dipende dai singoli soggetti, dalle condizioni

dell'edificio o anche dalle condizioni ambientali di un singolo ufficio o reparto; investe però

almeno il 20% delle persone che vi soggiornano e permane cronicamente se l'atmosfera

interna non viene corretta. I disturbi più frequenti sono: mal di testa, sonnolenza e difficoltà

di concentrazione; nausea, capogiri; infezioni riguardanti le vie respiratorie, senso di

costrizione toracica, difficoltà respiratoria; problemi al naso e alla gola, senso di ostruzione

nasale, prurito, senso di irritazione e gola secca; patologie irritative (tracheiti, bronchiti) e

allergiche (asma) dell'apparato respiratorio; oppressione, stanchezza, malessere; febbre

da umidificatore; irritazione della pelle, eritema, secchezza e prurito, dermatite allergica;

dolore degli occhi, senso di secchezza, bruciore e prurito.

Quando si parla di ricambio d'aria ci si riferisce, in realtà, al microclima, ossia all'insieme di

quelle caratteristiche che rendono confortevole e sana l'aria; quindi non solo la

composizione qualitativa, ma anche la sua temperatura e l'umidità. Questi due parametri,

infatti, giocano un ruolo fondamentale sulla nostra salute e sulla diffusione delle sostanze

tossiche. Tutti i composti volatili (che evaporano facilmente) si diffondono all'aumentare

della temperatura; analogo discorso per l'umidità: se gli inquinanti sono solubili in acqua

(formaldeide, ozono) un elevato tasso di umidità ne favorisce la propagazione.

Temperatura bassa e umidità elevata favoriscono la crescita delle muffe e acari, gli

ambienti molto secchi, invece, sono un ottimo terreno di coltura per alcuni patogeni. Inoltre

i continui sbalzi di temperatura e/o umidità, passando dall'interno all'esterno o da un locale

all'altro, costringono il nostro corpo ad uno sforzo per riportarsi in condizioni di equilibrio, in

queste fasi di "riassestamento" l'organismo è più vulnerabile all'attacco di virus e batteri

patogeni.

Ecco in sintesi i requisiti minimi previsti dalla legge:

• Numero adeguato di ricambi d'aria naturali con 1/8 almeno di superficie aerante

3

apribile; 1,5 ricambi ora per gli impianti di condizionamento, cioè 15 m /ora per

persona.

• Temperatura tra 17,5 e 21,5° C in inverno; da 19 a 24°C in estate

• Umidità relativa 45 -55%

• Velocità dell'aria non superiore a 0,2 m/sec 2 3.

• Un lavoratore stabile deve disporre di uno spazio minimo di 2 m e 10 m

Altro “disturbo” da considerare in questo contesto è il Terrore psicologico o mobbing

lavorativo. Anche questa è, più che altro, una particolare condizione di disagio , quindi

non è propriamente riconducibile ad una patologia in senso stretto.

Il mobbig lavorativo consiste, sostanzialmente, in una comunicazione ostile e non etica

diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un

singolo che, a causa del mobbing stesso, è spinto in una posizione in cui è privo di

appoggio e di difesa e lì costretto per mezzo di continue attività mobbizzanti.

Queste azioni si verificano con una frequenza piuttosto alta (almeno una volta la

settimana) e su un lungo periodo di tempo (una durata di almeno sei mesi)”, è questa la

definizione che del mobbing dà Heinz Leymann, il primo a studiarlo come violenza

psicologica nel luogo di lavoro e responsabile di patologie per chi lo subisce. La parola, in

realtà, è presa in prestito dall’etologia, to mob (assalire con violenza), infatti, è

l’espressione introdotta da Konrad Lorenz per indicare il comportamento aggressivo di

alcune specie di uccelli nei confronti dei loro contendenti che tentano di assalire il nido.

Gli studiosi del settore pongono l’accento sulla gradualità della manifestazione del

mobbing.

Si individuano, così, 6 fasi che nella realtà non sono ben distinte e possono intrecciarsi o

confondersi reciprocamente.

Conflitto mirato

Si manifesta qualora si addossino alla stessa persona le colpe per i ritardi, gli errori, gli

inconvenienti, che si verificano nel normale svolgimento aziendale.

Pretesti

È la fase nella quale si creano le occasioni per isolare ulteriormente la vittima.

Problemi psicosomatici

Al mobbizzato compaiono i primi problemi consistenti nell’insonnia, nodo alla gola, tremore

alle gambe, sfinimenti, iniziale depressione, mal di schiena, vomiti.

Caso aziendale

Il caso varca le soglie dell’ufficio di appartenenza e viene portato alla conoscenza

dell’intera azienda.

Direzione del personale

La direzione del personale convoca ripetutamente il mobbizzato, con eventuale minaccia

di sanzioni disciplinari in caso di persistenza del suo comportamento.

Uscita dal mondo del lavoro

Le cause sono varie: prepensionamento per malattia professionale, licenziamento,

dimissioni, suicidio.

Il mobbing causa conseguenze negative sia per chi ne è vittima sia per la collettività. Si va

da gastriti e ulcere gastriche da stress a cattiva digestione, dall’ansia accompagnata da

tachicardia alla cefalea ricorrente, dai disturbi intestinali (coliti spastiche) agli eritemi

cutanei ricorrenti (esantema neurogeno). Un lungo elenco di disturbi che aggravano la

tendenza all'isolamento della persona colpita. Dal canto loro le organizzazioni aziendali

soffrono ingenti danni economici e l’intera collettività si deve fare carico dei costi diretti e

indiretti conseguenti alla malattia. Ma chi sono i più colpiti dal mobbing?

In Italia, secondo gli ultimi dati Ispesl, i casi dichiarati sono 1500 negli ultimi dieci anni. E

se nelle piccole aziende i mobbizzati sono aumentati del 2% in questo decennio, nelle

grandi imprese l’aumento tocca punte del 39%. Ed è solo la punta dell’iceberg perché

esiste una vastissima area di sommerso che, secondo una stima generale, potrebbe

riguardare altri due lavoratori ogni cento.

I luoghi a rischio mobbing sono università, industria ma anche esercito, scuola e sanità.

Perché? L’università- come descritto da Emilia Costa, direttore del Servizio speciale di

Psicologia clinica e psicofarmacologia della Sapienza di Roma, in un recente convegno - è

la culla del mobbing per la rigida gerarchia tradizionale. La gestione delle cattedre

universitarie, infatti, determina l’assoluta monarchia del cattedratico: dal momento che

quello che dice il capo è legge, tutti obbediranno perseguitando il malcapitato.

L’industria,dal canto suo, con le privatizzazioni, le fusioni, le ristrutturazioni, le recessioni, il

processo di globalizzazione, e' costretta a scelte strategiche e nuova organizzazione del

lavoro che non consentono il rispetto delle regole precedenti e, troppo spesso, anche del

personale dipendente.

La scuola, invece, è a rischio soprattutto per le continue riforme che inducono a frequenti

cambiamenti nell'organizzazione e nei programmi di non facile gestione. Chi non si allinea

può diventare il capro espiatorio di turno. In sanità le continue riforme del sistema

sanitario, la decentralizzazione e la centralizzazione, gli accorpamenti o gli scorpori delle

Asl o degli ospedali, l'introduzione del direttore manager.

Sono tutte situazioni di instabilità e incertezza che favoriscono il mobbing. Infine l’esercito

è caratterizzato in quasi tutti i corpi dalla rigidità del sistema e della gerarchia che possono

essere di per sé mobbizzanti perché favoriscono il sadismo, tipicamente espresso nel

nonnismo e in maltrattamenti gratuiti e comportamenti ingiustificatamente punitivi. Questi

comportamenti possono portare a strategie di espulsione dal sistema ed essere di

ostacolo alla carriera.

Anche gli operatori delle forze dell’ordine sono dunque statisticamente ricompresi nella già

ampia sfera di coloro che cadono facilmente vittime di stati di stress distruttivi che, in casi

estremi, portano addirittura al suicidio.

I carabinieri, in modo particolare, contribuiscono in modo negativo ad aumentare lo

sviluppo di quel fenomeno che è attualmente indicato come “Mal di divisa”.

Essi infatti almeno stando alle recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa Martino, si

suiciderebbero più degli altri tutori dell'ordine, tanto che il 66% dei casi di suicidio nelle

forze armate ha riguardato carabinieri.

Effettivamente esiste una correlazione tra attività lavorativa e suicidio, al punto che i dati

epidemiologici evidenziano una frequenza nettamente superiore nelle professioni che più

richiedono un impiego di energie mentali e negli appartenenti alla carriera militare. Per

questi ultimi l’eminente neuropsichiatria italiano Enrico Morselli individua due determinanti

del gesto suicida: da una parte la mobilità territoriale dei suoi appartenenti, dall'altra la

disciplina dell'istituzione, spesso irrazionalmente perseguita. Ma lasciando da parte gli

studi “classici” , secondo uno studio epidemiologico che ha monitorato l'andamento del

fenomeno suicidario tra gli appartenenti alle forze armate italiane dal 1976 al 1991 è

risultato che le morti per suicidio rappresentano la terza causa di decesso.

La frequenza di suicidi più elevata fino a qualche anno fa, era tra i militari di leva, con una

media del 70% rispetto a quelli avvenuti tra gli ufficiali e i sottoufficiali che sono il 30% del

totale. Un ulteriore dato significativo riguarda una frequenza maggiore dei decessi fuori

dalle strutture militari, durante permessi o licenze.

Ad essere più facilmente portato a mettere in atto comportamenti di tipo suicidiario risulta

essere la figura del sottoufficiale. Una spiegazione può risiedere nel ruolo intermediario tra

l'area decisionale e progettuale dell'istituzione militare e l'area esecutiva. Un ruolo che

risente di una doppia sollecitazione, dall'alto e dal basso, alla quale deve quotidianamente

rispondere e che finisce per essere particolarmente stressogeno.

Va tuttavia riconosciuta all'istituzione militare una capacità di protezione da comportamenti

suicidiari, tenuto conto della maggiore frequenza delle morti avvenute fuori servizio.

Dal punto di vista della prevenzione, si possono distinguere tre livelli:

Prevenzione primaria

Due i versanti d'azione nell'ambito della prevenzione primaria. Innanzitutto l'incremento

della qualità dello screening selettivo all'ingresso del periodo di leva. Alla abituale visita

psicoattitudinale si è sostituita perciò una seduta psicodiagnostica in grado di rilevare

efficacemente i segni di disturbo o di sofferenza psichica. Dall'altro lato la prevenzione si

esplica nella fase che potremmo definire di accoglienza del giovane militare nell'istituzione.

Si cerca perciò di promuovere l'adattamento dell'individuo all'ambiente dell'istituzione

militare e si cerca di facilitarne la vita di gruppo.

Prevenzione secondaria

Le iniziative di prevenzione secondaria vengono affidate a due strutture istituzionali che

attivano le strategie di fronteggiamento del disagio: gli speciali reparti degli Ospedali

militari e i Consultori psicologici. Si tratta di iniziative che si attivano all'atto della

precoce manifestazione di sintomi di disagio.

Prevenzione terziaria

Quest'ultimo livello di prevenzione entra in scena ad opera delle strutture sanitarie

dell'istituzione militare. Si tratta sia dell'opera specialistica di riabilitazione delle patologie

di interesse psicologico ma anche psichiatrico, non invalidanti, sia delle iniziative sanitarie

intese ad evitare il riproporsi degli episodi di disagio .

La cosa più importante comunque, è scegliere una via sicura di risoluzione. Ovvero, più

che improntare strategie rivendicative di offesa verso il "bullo" (collega o superiore che sia)

è meglio avere dei punti di riferimento.

I mezzi e gli specialisti ci sono e secondo gli psicologi che si basano sulla terapia

cognitivo-comportamentale, la strada vincente è quella di fare tesoro anche di

un'esperienza negativa per riprendere il proprio posto; magari cercando d'identificare in se

stessi, e prima possibile, i segni dello stress ricorrente, il desiderio di isolarsi dai colleghi o

peggio ancora la voglia di scatenare una rabbia a lungo repressa. Ma anche la legge viene

in aiuto. L’articolo 2087 del Codice Civile parla chiaro e richiama il datore di lavoro alle sue

responsabilità, quelle cioè di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la

personalità morale dei lavoratori.

In effetti gli obblighi che la legge pone a carico del datore di lavoro per garantire

l’incolumità dei propri dipendenti, sono diversi e oltremodo rigorosi.

In modo particolare si pone l’attenzione, in tal senso, sulle disposizioni legislative seguenti:

D.P.R. n. 303/1956

D.L. n. 277/1991 ( di attuazione della direttiva CEE in materia di protezione dei

lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici

durante il lavoro)

D.M. 05/09/1994, elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del T.U. Leggi

sanitarie.

D.M. 06/09/1994, normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6

comma 3 e dell’art. 12 comma 2 della legge n. 257 del 1992 relativa alla cessazione

dell’impiego dell’amianto.

Oltre ovviamente al Dlgs n. 626/1994 (che precisa l’obbligo di valutare i rischi da malattie

professionali) e a più volte citato T.U. del 1965 in materia di disposizioni sull’assicurazione

obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Di indubbia rilevanza tra questi è il D.L. n. 277/1991 che, agli articoli 4 e 40, suggerisce di

adottare la seguente procedura tecnico-amministrativa:

A) Predisposizione di una relazione, che illustri l'attività svolta nello stabilimento, al fine di

poter valutare i fattori di rischio presenti.

B) Effettuazione delle procedure valutative dei rischi, come illustrate in seguito; esse

richiedono anche l'impiego di idonea strumentazione;

C) Redazione delle schede personali di rischio per ogni singolo lavoratore oppure in

alternativa, dell' elenco nominativo dei lavoratori, raggruppati per mansioni con i

corrispondenti livelli espositivi;

D) Consultazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti, ai quali verranno illustrate le

leggi, la procedura adottata ed i risultati ottenuti;

E) Stesura del piano con i possibili interventi migliorativi (tecnici, organizzativi e

procedurali); un idoneo protocollo sanitario da parte del medico competente; la

delimitazione delle zone a rischio; 1' eventuale fornitura dei dispositivi di protezione

individuale.

Lo stesso decreto agli articoli 40 e 42 – poi ripresi dal Dlgs n. 626/1994 agli artt. 21 e 22 –

pone in risalto, ai fini prevenzionali, l’importanza e l’obbligo per l'Azienda, di provvedere ad

informare gli addetti o loro rappresentanti sui fattori di rischio presenti nell'attività dell' unità

produttiva e di impartire allo stesso personale una adeguata formazione sul ciclo di

lavorazione e funzionamento delle macchine ed attrezzature e sull'uso corretto dei mezzi

personali di protezione.

Debbono essere fornite con dati e precisazioni le informazioni su:

A) i rischi derivanti all'udito dall'esposizione al rumore (mappatura e scheda personale di

esposizione);

B) le misure adottate in applicazione delle previste norme;

C) le misure di protezione cui i lavoratori debbono conformarsi;

D) la funzione dei mezzi individuali di protezione, le circostanze in cui ne è previsto l'uso e

le modalità di uso a norma dell' art. 43;

E) il significato ed il ruolo del controllo sanitario di cui all'art.44 per mezzo del medico

competente;

F) i risultati ed il significato della valutazione di cui all'art.40.

La formazione riguarderà :

A) l'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale dell'udito e delle vie respiratorie;

B) l'uso corretto, ai fini della riduzione al minimo dei rischi per l'udito, degli utensili,

macchine, apparecchiature che, utilizzati in modo continuativo, producono un'esposizione

quotidiana personale di un lavoratore al rumore pari o superiore a 85 dBA.

Anche se non obbligatorio, si consiglia di ripetere l'informazione e la formazione

periodicamente, ad intervalli prefissati, anche nei riguardi dei neo assunti oltre che gli

eventuali lavoratori autonomi e/o titolari di imprese che operino all'interno dello

stabilimento.

Sia per le procedure di informazione che di formazione deve rimanere agli atti un foglio

presenza firmato da ogni partecipante.

Il datore di lavoro, in qualità di Azienda è inoltre obbligato a fornire i dispositivi di

protezione individuale a tutti i lavoratori e questi ultimi sono obbligati ad usarli qualora i

rischi per malattie professionali non possano essere evitati o sufficientemente ridotti da

norme tecniche preventive appropriate (D.P.R. n. 547/'55 art.377 D.P.R. n. 303/'56 art. 4 -

D.L. n. 277/'91 art. 43 - D.L. n. 626/'94 Artt. 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46).

I dispositivi di protezione individuali debbono essere scelti, con il consenso dei lavoratori,

tenendo conto del rischio specifico e delle condizioni di lavoro ed essere conformi a

requisiti di qualità certificata così come previsto dal D.L. n. 475/'92

Infine, sempre il D.L. 277/91, prevede che si debbano segnalare – in ordine al tipo di

stabilimento - sia macchine, sia zone di lavoro particolarmente rumorose quando in special

modo si superano i 90 dBA di esposizione giornaliera. Ciò ai fini della prevenzione dei richi

all’udito derivanti dal rumore; per ottemperare a tale obbligo si possono installare in

posizioni idonee e ben visibili, cartelli segnaletici di sicurezza di forma e colore secondo

D.P.R. 524/82.

Le zone di lavoro a rischio rumore si possono delimitare anche con strisce colorate sui

pavimenti.

Anche per le zone di lavoro dove si possono sviluppare polveri con rischi per le vie

respiratorie è bene installare cartelli segnaletici per consigliare ai lavoratori l'uso di

dispositivi di protezione individuale.

Fondamentale importanza riveste il D.L 277/91 anche dal punto di vista sanitario. Esso

auspica infatti che debba predisporsi il controllo sanitario periodico (una volta l’anno) dei

lavoratori che superano i limiti fissati nel medesimo decreto; ad ad analogo controllo

sanitario dovrà essere sottoposto in via preventiva lo stesso personale al momento

dell'assunzione, precisando inoltre, che il controllo sanitario deve essere affidato ad un

medico competente (specializzato in medicina del lavoro o iscritto negli Albi Professionali

Regionali) scelto e nominato dall'azienda.

Il medico competente deve predisporre un idoneo protocollo sanitario, in base alle

informazioni acquisite sulle materie prime impiegate, sulle macchine, sui processi ed

attrezzature presenti, durante gli obbligatori sopralluoghi semestrali.

Si ritiene opportuno mettere in rilievo il compito del medico competente che è tenuto a

fornire informazione ai lavoratori ed ai loro rappresentanti, a visitare l'ambiente di lavoro

almeno due volte l'anno e partecipare alla programmazione del controllo dell'esposizione

dei lavoratori ai rischi lavorativi.

Sulla scorta di esperienze acquisite, per esempio nel settore dei laterizi, si può suggerire

un protocollo sanitario per ogni addetto così concepito:

1) Visita medica:

valutazione oggettiva dello stato di salute, preceduta da anamnesi patologica generica e

professionale con raccolta di dati relativi alle mansioni, ai rischi da essa derivati e alle

relative misure preventive adottate; di norma viene effettuata una volta l'anno.

2) Spirometria:

valutazione della funzionalità respiratoria, eseguita con spirometro, degli indici funzionali

respiratori; di norma viene effettuata una volta l'anno.

3) Audiometria:

valutazione della funzione uditiva eseguita mediante audiometria liminare tonale con tono

pulsato in cabina silente per via aerea di base completata, là dove ritenuto necessario,

dalla determinazione della soglia uditiva per via ossea; da effettuarsi in funzione dei livelli

espositivi riscontrati.

4) Radiografia toracica:

valutazione dei possibili effetti specifici bronco polmonari dovuti a polveri aerodisperse; la

frequenza del controllo è in funzione della presenza di silice cristallina nella frazione

respirabile; potrebbe essere richiesta anche annualmente.

5) Visiotest:

da effettuarsi ogni anno solo sugli addetti che conducono carrelli elevatori, autogrù, ecc.

6) Elettrocardiogramma:

valutazione della funzione cardiaca, quando esista il rischio di stress termico.

Si tenga presente la necessità di visite semestrali per gli addetti adibiti a mansioni di

saldatore, anche saltuariamente.

Dopo il controllo sanitario il medico competente dovrà rilasciare per ogni addetto una

certificazione di idoneità specifica alla mansione che potrà anche essere condizionata da

prescrizioni specifiche quali l'uso di mezzi personali di protezione (cuffie, mascherine,

creme-barriere protettive, guanti, occhiali) .

Il medico rilascerà poi all'azienda una relazione sanitaria generale per evidenziare le

condizioni di salute di tutto il personale presente nell'unità produttiva.

Occorre ricordare che il D.L. 277/91 prevede che l'azienda informi il medico competente

per un suo parere tutte le volte che:

• Si cambino le materie prime impiegate.

• Si modifichino le macchine e/o le attrezzature impiegate nel ciclo di lavorazione.

• Si vadano a variare in modo significativo le mansioni del personale.

Il medico competente avrà la possibilità di effettuare la vaccinazione antitetanica, che è

obbligatoria predeterminate attività lavorative, a tutti i lavoratori, che non l'abbiano fatta

preventivamente annotando su opportuno registro i richiami e informando direttamente

l'U.S.L. territorialmente competente. Denuncia di malattie professionali

A questo punto passiamo alla procedura burocratica da espletare in materia:

Il lavoratore che deve fare denuncia per causa di servizio, deve denunciare, appunto, per

iscritto, anche attraverso l’invio del certificato medico a mezzo raccomandata, al datore di

lavoro la malattia professionale entro 15 giorni dalla sua manifestazione, pena la perdita

dell’indennizzo per il tempo antecedente la denuncia.

La data di manifestazione della malattia professionale è quella del primo giorno di assenza

dal lavoro a causa di essa; qualora non vi sia assenza, la data è quella del certificato

medico di accertata o sospetta malattia professionale

Il lavoratore può denunciare all’INAIL, di sua iniziativa, la malattia professionale e può

chiedere alle Direzioni Provinciali del Lavoro, nei casi gravi, di accertare le circostanze in

cui si è manifestata la malattia.

Il datore di lavoro, anche se artigiano, deve inviare all’INAIL la denuncia di malattia

professionale entro 5 giorni da quello in cui ne ha avuto notizia; alla denuncia, redatta

sull’apposito modulo fornito dall’INAIL, deve allegare un certificato medico contenente:

- le generalità ed il domicilio del lavoratore,

- il luogo dove egli eventualmente è ricoverato,

- la relazione particolareggiata sulla sintomatologia accusata dal lavoratore.

Una volta cessata l'esposizione al rischio, il lavoratore colpito da malattia professionale

conserva il diritto alle prestazioni assicurative; condizione essenziale per detta tutela è il

manifestarsi della malattia entro il periodo massimo indicato nella tabella.

Nel caso in cui il suddetto periodo venga superato, per il lavoratore sussisterà l’onere di

provare che la malattia è stata causata dal lavoro.

Qualora il lavoratore sia affetto da silicosi od asbestosi non è previsto alcun termine.

Se il datore di lavoro omette la denuncia, il lavoratore può provvedere, in proprio o

attraverso il patronato INCA, alla segnalazione dell'infortunio all'INAIL.

Si precisa che l’assicurazione INAIL esonera il datore di lavoro dall’obbligo di risarcire i

danni in sede civile, nei confronti dei lavoratori colpiti da infortunio sul lavoro o da malattia

professionale; tuttavia, vi sono però dei casi in cui il datore di lavoro deve risarcire i danni

anche in sede civile.

Detti casi sono:

• Condanna penale del datore di lavoro per il fatto dal quale è scaturito l’infortunio;

• Sentenza penale che stabilisca che l’infortunio sia avvenuto per fatti imputabili ad

uno dei sorveglianti o ad altri dipendenti;

• Estinzione del reato per amnistia o morte dell’imputato;

• Mancata soggezione dell’infortunio o della malattia professionale all’obbligo

assicurativo;

• Emanazione di un provvedimento di archiviazione a seguito di mancata promozione

dell’azione penale nei confronti del datore di lavoro o di un suo dipendente.

Esplicata dunque la procedura di inoltro della denuncia all’Istituto assicuratore, se l’INAIL

riconoscerà la malattia professionale al lavoratore, stabilendo una rendita per il danno

subito, scatterà per l’Azienda un aggravio del premio assicurativo (per almeno tre anni),

oltre all’aspetto etico-morale ed alla responsabilità civile e penale del datore di lavoro.

Da quest’ultima osservazione appare evidente la considerazione, di preservare l’integrità

fisica dei lavoratori, di cercare di migliorare l’ambiente di lavoro perché evitando l’insorgere

di malattie professionali si ottengono anche dei risparmi economici.

Ai fini concreti della tutela, possiamo invece dire che il riconoscimento della causa di

servizio consiste nell’ottenere una o più prestazioni economiche, sanitarie e benefici

contrattuali.

Il lavoratore, purché non autonomo, e i parasubordinati hanno diritto alle prestazioni INAIL

anche se il datore di lavoro non ha adempiuto agli obblighi legislativi o non è in regola con

il pagamento dei contributi assicurativi.

Il lavoratore autonomo può godere di tali diritti solo se in regola con gli obblighi legislativi

ed il versamento dei contributi.

Il lavoratore fruisce degli stessi diritti anche nel caso in cui l’infortunio si sia verificato per

sua colpa; tale diritto viene meno qualora il lavoratore abbia agito con dolo o abbia

simulato l’evento o ne abbia aggravato conseguenze.

Il lavoratore perde ogni diritto alle prestazioni, sia economiche che sanitarie, qualora non

faccia richiesta di indennizzo all’INAIL entro tre anni dal giorno del verificarsi dell’infortunio

o del manifestarsi della malattia professionale.

Nel caso in cui il danno subito porti alla morte del lavoratore, i tre anni decorrono dal

giorno della morte dello stesso.

Prestazioni economiche: erogate dall’INAIL.

Il lavoratore infortunato o affetto da malattia professionale e, per essi, impossibilitato al

lavoro, riceve alcune prestazioni dal datore di lavoro ed altre dall’INAIL.

Il datore di lavoro versa:

• l’intera retribuzione per il giorno in cui si è verificato l’infortunio

o si è manifestata la malattia professionale;

• il 60% della retribuzione per i tre giorni successivi,

salvo le condizioni di miglior favore fissate dai contratti collettivi;

• l’eventuale integrazione dell’indennità temporanea erogata

dall’INAIL per raggiungere il 100% della retribuzione giornaliera.

L’INAIL eroga:

• l'indennità temporanea, a partire dal quarto giorno successivo a quello in cui si è

verificato l’infortunio o si è manifestata la malattia professionale, essa è pari al 60%

della retribuzione media giornaliera per i primi 90 giorni di inabilità e al 75% della

stessa dal 91° giorno in poi.

L’indennità temporanea viene erogata fino a quando il lavoratore non è in grado di

riprendere il lavoro e viene corrisposta, nei casi di lunga durata, in rate posticipate

di non oltre sette giorni. Il saldo non deve essere erogato oltre il ventesimo giorno

dalla data dell’infortunio o della cessazione dell’indennità temporanea.

Il lavoratore ha diritto all’indennità temporanea anche in caso di inabilità assoluta

conseguente a ricaduta.

Numerosi contratti collettivi prevedono che il pagamento dell’indennità temporanea

sia fatto direttamente dall’azienda che sarà successivamente rimborsata dall’INAIL.

• La rendita per inabilità permanente per infortuni e le malattie professionale

antecedenti al 25 luglio 2000 che abbiano provocato una diminuzione della capacità

lavorativa superiore al 10%.

L’entità della rendita è commisurata all’ammontare della retribuzione e alla gravità

del danno, con riferimento ad apposita tabella che, per le più importanti

menomazioni, indica il corrispondente grado di inabilità.

La rendita è soggetta a variazioni nel caso di peggioramento o miglioramento dei

postumi.

Non è soggetta a tassazione.

• L'indennizzo per inabilità permanente: è la nuova prestazione introdotta per tutti

gli eventi a partire dal 25 luglio 2000 che tiene conto nell’indennizzo del danno

biologico considerato come lesione dell’integrità psico-fisica del lavoratore.

Se la menomazione è di gravità compresa tra il 6% e il 15%, l’indennizzo viene erogato in

conto capitale. I parametri di valutazione sono il sesso, la percentuale del danno e l’età

dell’infortunato.

Questo tipo d’indennizzo prescinde dalla retribuzione dell’assicurato.

I lavoratori invece che subiscono una menomazione di gravità superiore al 15%

percepiscono una rendita calcolata in due quote: una quota per danno biologico con

riferimento alla percentuale di danno e una quota aggiuntiva per le conseguenze

patrimoniali che tiene conto della retribuzione del lavoratore commisurata alla

menomazione.

Nessun indennizzo è previsto per danni di gravità inferiore al 6% (franchigia).

• La rendita ai superstiti spetta ai familiari in caso di morte conseguente

all’infortunio o alla malattia professionale; tale rendita è cumulabile con la pensione

di reversibilità.

La rendita decorre dal giorno successivo a quello della morte, è rivalutata

annualmente e non è soggetta a tassazione.

• L’assegno funerario è un assegno “una tantum” che spetta in caso di morte

conseguente ad infortunio o malattia professionale, al coniuge superstite, in sua

mancanza agli ascendenti, oppure ai fratelli e/o sorelle viventi a carico oppure a

chiunque dimostri di aver sostenuto le spese funerarie.

L’importo massimo dell’assegno è fissato per legge e rivalutato ogni anno.

• Lo speciale assegno continuativo mensile spetta ai superstiti nel caso di

decesso di titolare di rendita con inabilità superiore al 65%, avvenuto per cause

estranee all’infortunio o alla malattia professionale.

Esso consiste in un assegno mensile erogato dall’INAIL a condizione che i

superstiti non percepiscano altre prestazioni economiche previdenziali o altri redditi

(esclusa la casa d’abitazione) d’importo pari o superiore all’assegno stesso.

La domanda deve essere presentata entro 180 giorni dal decesso dell’assicurato.

• • L’integrazione alla rendita.

Nel caso di ricaduta, durante il periodo delle cure e fino a quando il lavoratore

titolare di rendita non può lavorare, l’INAIL integra la rendita di inabilità fino alla

misura massima dell’indennità per inabilità temporanea assoluta.

L’integrazione è dovuta anche al lavoratore che si trovi in stato di disoccupazione.

• Le quote integrative spettano al titolare di rendita che abbia il coniuge e/o figli a

carico. Per ogni persona a carico spetta il 5% della rendita.

Il diritto alla quota integrativa spetta per i figli che non prestano lavoro retribuito,

fino a 18 anni o fino a 21 se studenti di scuola media o professionale, fino a 26 se

studenti universitari.

Se il figlio è inabile la quota integrativa spetta senza limiti di età fino alla durata

dell’inabilità.

• L’assegno per assistenza personale continuativa spetta al titolare di rendita per

inabilità al 100% che presenti menomazioni tali per cui abbia bisogno di essere

assistito da altra persona, a meno che a ciò non provvedano altre istituzioni.

L’assegno è rivalutato annualmente e non è cumulabile con altri assegni di

accompagnamento riconosciuti a qualsiasi titolo; può essere concesso o

soppresso anche oltre il termine massimo stabilito per la revisionabilità della

rendita.

• La liquidazione in capitale non è prevista nel nuovo sistema di indennizzo, resta

in vigore solo per i casi ricadenti nel precedente regime per rendite per danni

inferiori al 16% e diventate definitive trascorso il decennio.

• L’assegno di incollocabilità è previsto per gli invalidi con inabilità superiore al

33% dichiarati inidonei e cioè incollocabili presso aziende private e pubbliche. E’ un

assegno mensile il cui valore viene rivalutato annualmente con decreto ministeriale.

Per la valutazione del 33% occorre, anche per gli eventi successivi al 25 luglio

2000, far riferimento alle tabelle di valutazione dei danni previste nel testo unico.

• La rendita di passaggio viene corrisposta, in aggiunta alle altre prestazioni, al

lavoratore affetto da asbestosi o silicosi con inabilità permanente di qualunque

grado, purché non superiore all’80%, che abbia abbandonato volontariamente, per

ragioni di salute, la lavorazione che ha provocato la malattia.

Viene corrisposta per una anno dalla data di abbandono della lavorazione. Il diritto

alla rendita vale anche per coloro che hanno lasciato per prepensionamento.

La rendita di passaggio viene calcolata sulla base dei 2/3 della retribuzione media

giornaliera percepita dal lavoratore negli ultimi 30 giorni di occupazione nella

lavorazione che ha generato la malattia.

Per ottenere la rendita di passaggio occorre presentare domanda entro 180 giorni

dalla data di abbandono, precisando se si è nuovamente occupati o disoccupati.

La rendita può essere corrisposta una seconda volta entro dieci anni dalla sua

cessazione quando anche la nuova lavorazione, purché non silicotigena, risulti

dannosa.

Dal 1° ottobre 2000 l’Inps provvede al pagamento per conto dell’INAIL di tutte le

rendite e le prestazioni collegate.

PRESTAZIONI INTEGRATIVE

Le prestazioni integrative si aggiungono a quelle assicurative e sono dirette alla

qualificazione, riqualificazione, addestramento e perfezionamento professionale dei

lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale. Tali prestazioni sono di

competenza delle regioni.

L’INAIL eroga prestazioni economiche ai grandi invalidi in occasione delle festività di fine

anno (i titolari di rendite INAIL non fruiscono di tredicesima).

RIVALUTAZIONE DELLE RENDITE

Dal 1° luglio 2000 la rivalutazione delle prestazioni INAIL è annuale e legata alla

variazione dei prezzi al consumo (Istat).

DELEGA PER LA RISCOSSIONE DIRETTA DELLE PRESTAZIONI

Il lavoratore può riscuotere le prestazioni economiche anche attraverso una delega:

• al coniuge,

• ad un parente,

• ad un affine (ad es. il cognato o la cognata),

ad una delle persone con cui è comune il diritto ad esigere l’indennità.

Nel caso di legittimo impedimento, la delega può essere rilasciata ad altre persone ma

deve essere vistata dal Sindaco o dall’Autorità Consolare Italiana in caso di residenza

all’estero.

ASSICURAZIONE PER LE CASALINGHE

L'assicurazione INAIL copre solo gli infortuni dai quali derivi per le casalinghe una inabilità

permanente superiore al 33%; tale assicurazione è comunque obbligatoria

Prestazioni sanitarie: vengono erogate dal servizio sanitario nazionale attraverso le

Aziende Sanitarie Locali (ASL).

I lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale hanno diritto ad avere

gratuitamente le cure occorrenti per la completa guarigione e, tutte le cure utili per il

recupero, il più completo possibile, della salute e della capacità lavorativa.

Le prestazioni sanitarie erogate sono le seguenti:

• pronto soccorso: qualora nonsiano sufficienti le attrezzature sanitarie

aziendali, il lavoratore deve esseretrasportato, con spese a carico del datore di

lavoro, al più vicino ospedale opresso i medici o i centri di cura convenzionati;

• cure mediche: le ulterioricure mediche, chirurgiche e riabilitative,

ambulatoriali o ospedaliere, sonoprestate senza limiti di tempo e senza il

pagamento dei ticket, finché illavoratore non sia clinicamente guarito e, anche dopo

la guarigione clinica, ovefacilitino il recupero della capacità lavorativa;

• cure mediche: le ulterioricure mediche, chirurgiche e riabilitative,

ambulatoriali o ospedaliere, sonoprestate senza limiti di tempo e senza il

pagamento dei ticket, finché illavoratore non sia clinicamente guarito e, anche dopo

la guarigione clinica, ovefacilitino il recupero della capacità lavorativa;

• protesi: la fornitura delleprotesi è a carico dell’INAIL; esse possono venire

periodicamente rinnovate.

Il miglioramento funzionale che illavoratore ottiene con il loro ausilionon può

comportare la riduzione del grado diinabilità.

• Curetermali: si può fruire di uno o più cicli di cure termali overitenuto necessario.

Gli oneri delle cure sono a carico del servizio sanitariomentre le spese accessorie

(viaggio, diaria, retta alberghiera) sono a caricodell’INAIL. Le cure, solitamente

prescritte dal medico di famiglia, sonoconcesse dal sanitario INAIL se ritenute utili

alla guarigione clinica e alrecupero della capacità lavorativa, ma anche per

stabilizzare le condizioni eper prevenire possibili evoluzioninegative .

Discostando ora di poco lo sguardo dall’ambito della tutela assicurativa sul lavoro e

considerando un altro settore, che pure è giusto menzionare in questa trattazione,

osserviamo come, sottoposto a simile tutela sia anche il “ lavoro agonistico”. Infatti

costituisce oggetto di tutela assicurativa anche le malattie professionali e gli infortuni sul

lavoro contratti dagli sportivi professionisti.

L’ assicurazione obbligatoria degli sportivi professionisti è stata introdotta dal D.Lgs n.38

del 2000 di riforma dell’INAIL, il cui art. 6, introducendo una presunzione assoluta di

pericolosità per lo svolgimento dell’attività sportiva professionistica, estende l’obbligo

assicurativo agli sportivi professionisti titolari di rapporto di lavoro dipendente con datori di

lavori, anche nel caso di previsioni contrattuali o di legge, di tutela con polizza privatistica.

Precedentemente al suddetto intervento legislativo, l'art. 8 della legge n. 91/81 obbligava

le società sportive a stipulare una polizza assicurativa individuale privata, a favore degli

sportivi professionisti, oltre che contro il rischio della morte, anche in caso di infortuni

suscettibili di pregiudicare il proseguimento dell'attività sportiva professionale riservando,

poi, la definizione dei limiti assicurativi alla negoziazione tra le federazioni stesse e i

rappresentanti delle categorie interessate, in relazione all'età ed al contenuto patrimoniale

del contratto. Sul punto è, peraltro, appena il caso di ricordare che l'art.4, comma 197 della

Legge n.350/2003 (Finanziaria 2004), ha introdotto un secondo comma all'art.8 Legge

n.91/81, secondo cui le disposizioni di cui al primo comma non si applicano alle società

che hanno adempiuto all'obbligo di cui all'art.6 del decreto legislativo 23 febbraio 2000,

n.38.

Successivamente alla riforma del 2000, è intervenuto il decreto legislativo n. 79 del 13

marzo 2002, recante alcune disposizioni integrative al predetto decreto di riforma dell'Inail

in materia d'indennità giornaliera di inabilità temporanea assoluta per gli sportivi

professionisti dipendenti.

In particolare, il decreto aggiunge il comma 1 bis all'art. 6 del d.lgs. n. 38/2000, stabilendo

che dalla data di decorrenza dell'obbligo assicurativo per gli sportivi professionisti (16

marzo 2000), le retribuzioni stabilite ai fini della determinazione del premio Inail valgono

anche ai fini della liquidazione dell'indennità giornaliera d'inabilità temporanea assoluta. La

retribuzione da assumersi per il calcolo del premio d'assicurazione è quella stessa erogata

dai rispettivi datori di lavoro agli sportivi, comunque entro i limiti previsti dall'art. 16, comma

3, del D.P.R. n. 1124/65 (Testo unico sugli infortuni), da valere, pertanto, anche ai fini della

liquidazione dell'indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta.

Con delibera n. 560 del 2001, peraltro, il Consiglio di Amministrazione dell'Inail aveva già

provveduto ad istituire, con effetto dal 16 marzo 2000, il sottogruppo "0590 - Attività degli

sportivi professionisti (atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi, preparatori atletici)"

nell'ambito della "Tariffa Industria", stabilendo altresì un tasso medio nazionale, mediante

il quale determinare il premio assicurativo, del 79 per mille.

All'obbligo assicurativo in esame sono tenute le società destinatarie delle prestazioni

sportive, e cioè le Società professionistiche operanti nell'ambito delle discipline sportive

professionistiche.

Si ricorda che, per obbligo di legge, le suddette società devono essere costituite nella

forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata ed ottenere, prima del

deposito dell'atto costitutivo, l'affiliazione ad una o più Federazioni Sportive Nazionali

riconosciute dal CONI.

I datori di lavoro debbono denunciare all'Istituto assicuratore, almeno cinque giorni prima

dell'inizio delle attività, la natura delle attività stesse per l'assicurazione contro le malattie

professionali, e debbono fornire all'Istituto medesimo tutti gli elementi e le indicazioni che

siano da esso richiesti per la valutazione del rischio e la determinazione del premio di

assicurazione.

Quando per la natura dei lavori o per la necessità dei loro inizio non fosse possibile fare

detta denuncia preventiva, alla stessa deve provvedere il datore di lavoro entro i cinque

giorni successivi all'inizio dei lavori.


PAGINE

32

PESO

229.18 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PADOVA, TREVISO)
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della previdenza sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Vianello Riccardo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (padova, treviso)

Riassunto esame Diritto dell'Unione Europea, prof. Cortese, libro consigliato Diritto dell'Unione Europea, Daniele
Appunto
Contabilità pubblica - Compendio
Appunto
Riassunto esame Diritto Processuale Civile, prof. Consolo, libro consigliato Spiegazioni di diritto processuale civile
Appunto
Riassunto esame Istituzioni di Diritto Pubblico, prof. Leondini, libro consigliato Lineamenti di Diritto Pubblico, Falcon
Appunto