Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

sostanze e secondo la propria capacità di lavoro professionale.

I RAPPORTI FRA GENITORI E FIGLI

I coniugi hanno l’obbligo di mantenere i figli, istruirli ed educarli tenendo conto

delle loro capacità, aspirazioni ed inclinazioni naturali. L’obbligo al manteni-

mento dovrebbe cessare con il raggiungimento della maggiore età, ma la Cas-

sazione ha spesso espresso il principio che il diritto del figlio al mantenimento

si protrae finchè esso abbia raggiunto un’indipendenza economica.

I figli sono soggetti alla potestà dei genitori fino alla maggiore età o all’emanci-

pazione. I figli hanno l’obbligo di rispettare i genitori e di contribuire in relazione

alle proprie sostanze al mantenimento della famiglia finchè convivono con

essa.

I REQUISITI DEL MATRIMONIO

Le condizioni necessarie per contrarre matrimonio sono:

L’età. Il codice civile prevede la maggiore età. Tuttavia, il Tribunale per i mi-

norenni, su richiesta dell’interessato, può ammettere i 16 anni, accertata la ma-

turità psicofisica.

La capacità mentale in quanto non può contrarre matrimonio l’interdetto per in-

fermità di mente. Può chiedere l’impugnazione del matrimonio, il coniuge, che

anche se non interdetto provi di essere stato incapace di intendere e di volere

al momento della celebrazione del matrimonio. Invece, il matrimonio dell’inabil-

itato rimane valido.

IMPEDIMENTI

Gli impedimenti dirimenti cioè che hanno il potere di sciogliere il matrimonio

sono:

Le persone ancora vincolate da un precedente matrimonio civile;

Le persone legate tra loro da vincoli di parentela, affinità o adozione;

Gli interdetti per infermità di mente;

Chi è stato condannato per omicidio consumato o tentato ai danni del coniuge

della persona che vorrebbe sposare;

I minori di età.

Gli impedimenti impedienti che non comportano la nullità del matrimonio, ma

solo una sanzione nei confronti degli sposi e dell’ufficiale celebrante, è rappre-

sentato solo dall’inosservanza del lutto vedovile. La donna non può contrarre

nuovo matrimonio se non sono trascorsi dieci mesi dallo scioglimento o dall’an-

nullamento del precedente.

L’INVALIDITA’

L’ invalidità del matrimonio (inesistenza, nullità ed annullabilità) consiste

nell’atto viziato dall’origine.

Lo scioglimento del matrimonio riguarda la cessazione del rapporto di coppia

e le cause sono la morte o il divorzio.

Il matrimonio è inesistente:

Quando manca la celebrazione;

Quando il matrimonio è celebrato tra persone dello stesso sesso;

Quando manca il consenso degli sposi.

L’annullabilità prevede che l’atto esiste e produce i suoi effetti, salvo che non

venga impugnato entro i termini convenuti. Le cause di annullabilità riguardano

l’incapacità, la violenza, l’errore e la simulazione.

L’incapacità può riguardare l’età , l’interdizione e l’incapacità di intendere e di

volere.

L’età. Il matrimonio può essere impugnato dai coniugi, dai genitori e dal PM. Il

coniuge non può impugnarlo se ha raggiunto la maggiore età da oltre un anno.

L’impugnazione del genitore e del PM deve essere respinta se il minore abbia

raggiunto la maggiore età o vi sia stato concepimento ed in ogni caso sia stata

accertata la sua volontà di mantenere in vita il vincolo matrimoniale.

L’interdizione. Il matrimonio può essere impugnato dal tutore, dal PM e da tutti

coloro che vi abbiano un interesse legittimo, se al tempo del matrimonio vi era

già una sentenza passata in giudicato.

L’incapacità di intendere e di volere di chi al momento della celebrazione era

per qualsiasi motivo incapace di intendere e di volere.

La violenza. Il matrimonio può essere impugnato dal coniuge il cui consenso fu

estorto con violenza. L’azione non può essere proposta se vi è stata la

coabitazione per un anno dopo la cessata violenza.

L’errore. Il matrimonio può essere impugnato dal coniuge il cui consenso è sta-

to dato per errore.

L’errore per essere considerato essenziale deve riguardare:

L’esistenza di una malattia fisica o psichica tali da impedire lo svolgimento del-

la vita coniugale;

L’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclu-

sione non inferiore a cinque anni;

La dichiarazione di delinquenza abituale o professionale;

La circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti riguardanti la

prostituzione a pena non inferiore a 2 anni;

Lo stato di gravidanza causato da persone diverse dal soggetto caduto in er-

rore.

La simulazione consiste in un accordo tra i coniugi diretto a celebrare solo ap-

parentemente il matrimonio per altre finalità.

La nullità è la forma di invalidità più grave dell’atto e riguarda il matrimonio

contratto tra gli sposi in violazione dei requisiti essenziali della diversità di ses-

so, della libertà di stato civile, della parentela, affinità, adozione e del delitto. È

nullo il matrimonio contratto dopo la dichiarazione di morte presunta di un coni-

uge, qualora ritorni o ne sia accertata l’esistenza. La richiesta della nullità può

essere presentata dai coniugi, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero

e da tutti coloro che vi abbiano interesse, senza limiti di tempo per decadenza o

prescrizione o possibilità sanatoria.

IL MATRIMONIO PUTATIVO

Il matrimonio putativo è quello invalido celebrato in buona fede da almeno

uno dei coniugi che lo considerava valido al momento della celebrazione. Di

regola l’annullamento produce effetti retroattivi. La legge, però, deve tenere

conto che il matrimonio ha creato una comunità familiare. Gli effetti del matrimo-

nio putativo sono così disciplinati:

Se i coniugi hanno contratto matrimonio in buona fede, o il loro consenso è sta-

to estorto con violenza o determinato da timore di eccezionale gravità derivante

da cause esterne agli sposi, l’annullamento opera soltanto ex nunc;

Se i coniugi hanno contratto matrimonio in mala fede, questo ha gli effetti del

matrimonio valido rispetto ai figli nati o concepiti durante lo stesso, salvo che la

nullità dipenda da bigamia o incesto.

IL REGIME PATRIMONIALE FAMILIARE

Il regime legale dei rapporti patrimoniali tra i coniugi è costituito dalla comu-

nione dei beni. I coniugi possono decidere per la separazione dei beni, per la

comunione convenzionale o per la costituzione di un fondo patrimoniale. Tale

accordo deve avvenire mediante un negozio giuridico chiamato convenzione

matrimoniale che deve essere stipulata per atto pubblico sotto pena di nullità.

Le convenzioni possono essere modificate con l’accordo delle parti.

IL REGIME DELLA COMUNIONE LEGALE E CONVEN-

ZIONALE

Oggetto della comunione dei beni sono:

Gli acquisti compiuti dai coniugi durante il matrimonio;

I frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti o non consumati allo

scioglimento della comunione;

I proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi, se allo scioglimento del-

la comunione non sono stati consumati;

Le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora

si tratti di aziende costituite prima del matrimonio da uno soltanto dei coniugi

ma gestite successivamente da entrambi, la comunione riguarda solo gli utili e

gli incrementi.

Non cadono in comunione e sono beni personali dei coniugi:

I beni acquistati dal coniuge prima del matrimonio;

I beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione o suc-

cessione;

I beni ad uso strettamente personale di ciascun coniuge;

I beni che servono all’esercizio della professione del coniuge;

I beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno,

I beni acquistati con il prezzo di trasferimento di beni personali o con il loro

scambio.

Gli atti di ordinaria amministrazione spettando disgiuntamente ad entrambi i co-

niugi, mentre gli atti di straordinaria amministrazione spettano congiuntamente.

Gli atti compiuti senza il consenso dell’altro coniuge non sono però sempre in-

validi.

Se l’atto riguarda beni immobili è in tal caso annullabile, ma l’azione di annulla-

mento va proposta entro un anno dalla data in cui il coniuge non coscienziente

ha avuto conoscenza dell’atto;

Se l’atto riguarda beni mobili, esso resta valido, ma il coniuge è obbligato a ri-

costruire lo stato di comunione per equivalente in denaro.

La comunione legale si scioglie per le seguenti cause:

Morte di uno dei coniugi;

Sentenza di divorzio;

Dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi;

Annullamento di matrimonio;

Separazione personale;

Separazione giudiziale dei beni;

Mutamento convenzionale del regime patrimoniale;

Fallimento di uno dei coniugi.

La comunione convenzionale presuppone necessariamente il regime di comu-

nione legale, di cui costituisce un’integrazione. Con la comunione conven-

zionale si possono conferire beni già facenti parte del patrimonio personale dei

coniugi ed estendere i beni acquistati dopo il matrimonio ad uso personale.

IL FONDO PATRIMONIALE

Il fondo patrimoniale è formato dai beni che un coniuge o entrambi o un terzo

vincolano al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. La proprietà dei beni

destinati al fondo patrimoniale spetta ad entrambi i coniugi a meno che non sia

stato stabilito diversamente. I beni costituenti il fondo, se sono di proprietà dei

coniugi, non si possono alienare, ipotecare, dare in pegno senza il consenso di

entrambi i coniugi. La destinazione del fondo termina con l’annullamento, lo

scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. In questi casi,

quando vi siano figli minori, la destinazione del fondo dura fino al compimento

della maggiore età dell’ultimo figlio.

LA SEPARAZIONE DEI BENI

Il regime della separazione dei beni può riguardare l’intero complesso di beni

di ciascun coniuge. Riguardo ai beni separati ciascun coniuge ha il godimento

e l’amministrazione di quelli che gli appartengono. Gli atti di amministrazione

compiuti da un coniuge riguardo ai beni dell’altro sono validi solo se gli è stata

rilasciata una procura. La procura può essere con o senza obbligo di rendicon-

to dei frutti. Nel primo caso il coniuge che rappresenta l’altro è tenuto nei con-

fronti di quest’ultimo in base alle regole del mandato. Nel secondo caso egli e i

suoi eredi sono tenuti a consegnare i frutti esistenti, senza rispondere per quel-

li già consumati. Nel caso in cui nessuno dei coniugi può provare la proprietà

esclusiva sono di proprietà indivisa per pari quota di entrambi i coniugi.

L’IMPRESA FAMILIARE

L’impresa familiare è quella in cui prestano attività di lavoro continuativo il co-

niuge dell’imprenditore, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo

grado, salvo che non sussista alcun rapporto contrattuale, né di lavoro, né di

società.

La partecipazione all’impresa familiare attribuisce i seguenti diritti patrimoniali:

Diritto al mantenimento, secondo le condizioni patrimoniali della famiglia;

Diritto alla partecipazione degli utili dell’impresa, in proporzione alla quantità e

qualità del lavoro prestato;

Diritto, nella stessa proporzione, sulla quota dei beni acquistati con gli utili;

Diritto, nella proporzione suddetta, ad una quota degli incrementi dell’azienda.

I diritti amministrativi riguardano le deliberazioni a maggioranza sui seguenti

punti:

Impiego degli utili e degli incrementi;

Gestione straordinaria ed indirizzi produttivi dell’impresa;

Cessazione dell’impresa.

L’impresa familiare è individuale e il titolare risponde con tutto il suo patrimonio

nei confronti dei creditori ed è soggetto a fallimento in caso di insolvenza. I fa-

miliari partecipanti all’impresa partecipano al rischio di impresa indirettamente:

Se l’impresa familiare è in perdita, lavorano senza remunerazione;

Se l’impresa familiare è aggredita dai creditori, essi perdono il diritto conseguito

sui beni aziendali.

Nel caso in cui l’impresa venga ceduta, ciascun partecipante gode del diritto di

prelazione.

LA SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI

L’istituto della separazione personale dei coniugi fu creato dalla Chiesa per

temperare le conseguenze del principio dell’indissolubilità del matrimonio. La

separazione comporta il mantenimento del vincolo matrimoniale, salvo il venir

meno della convivenza. Dopo tre anni dalla data di separazione è possibile

chiedere il divorzio.

La separazione legale, cioè quel procedimento formalizzato davanti al giudice,

è l’unico che ha rilevanza in Italia, mentre la separazione di fatto è irrilevante.

La separazione legale può essere giudiziale o consensuale.

La separazione giudiziale prevede la mancanza di accordo fra i coniugi, i quali

ricorrono al giudice per decidere la loro situazione di conflitto. Il codice civile

del 1942 prevedeva la possibilità di chiedere la separazione giudiziale solo in

casi determinati individuati nella colpa dell’altro coniuge: condanna penale alla

reclusione superiore a 5 anni, adulterio, volontario ed ingiustificato abbandono

del domicilio coniugale, minacce, sevizie, ingiurie gravi, e a carico del marito

quando questi, senza giusto motivo, non avesse fissato la residenza coniugale.

Dinanzi alla colpa di un coniuge, l’altro coniuge poteva rinunciare a chiedere la

separazione, sperando in un ravvedimento dell’altro. Il coniuge convenuto

poteva, a sua volta, in via riconvenzionale, chiedere al Tribunale di pronunciare

la separazione per colpa dell’attore.

La riforma del diritto di famiglia del 1975 prevede che la separazione giudiziale

può essere chiesta per fatti che rendono intollerabile la convivenza o recano

pregiudizio all’educazione della prole e ciò anche indipendentemente dalla

volontà di uno o di entrambi i coniugi. La separazione può essere addebitabile

a uno dei coniugi, tenendo conto del suo comportamento contrario ai doveri

che derivano dal matrimonio. La pronuncia della separazione con addebito

comporta conseguenze per il coniuge a cui è stata addebitata: egli perde il dirit-

to al mantenimento e perde i diritti successori, salvo il diritto ad un assegno vi-

talizio, se versa in stato bisognoso.

Le condizioni della separazione stabilite nella sentenza possono essere

soggette a revisione nel tempo, a seguito del mutamento dei presupposti che

determinano la decisione.

La separazione consensuale avviene quando i coniugi concordano fra loro la

separazione, successivamente omologata dal Tribunale. I coniugi debbono

comparire davanti al presidente del Tribunale che tenterà ugualmente la ricon-

ciliazione, e se questa non riesca, autorizzerà i medesimi a vivere separati alle

condizioni da esse concordate.

Nella separazione giudiziale, di norma entrambi i genitori chiedono l’affidamen-

to dei figli ed è compito del giudice decidere a quale genitore affidarlo con es-

clusivo riferimento all’interesse morale e materiale della prole. È stato introdotto

recentemente il principio dell’affidamento condiviso che comporta anche l’eser-

cizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genitori. Per quanto riguar-

da il mantenimento dei figli, il nuovo art. 155 dispone che ciascuno dei genitori

provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.

La riforma del diritto di famiglia aveva previsto che l’abitazione nella casa famil-

iare spetta di preferenza, ove sia possibile, al coniuge ai cui vengono affidati i

figli. Con l’introduzione dell’affidamento condiviso per l’assegnazione della

casa familiare bisogna tenere conto prioritariamente dell’interesse dei figli. Tale

assegnazione verrà a cessare se l’assegnatario non abiti più stabilmente nella

casa familiare, o convive more uxorio o abbia contratto nuovo matrimonio.

L’art 145 del c.c. prevedeva a carico del marito l’obbligo pieno e totale di man-

tenere la moglie. La Costituzione che prevedeva l’eguaglianza dei coniugi ave-


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

15

PESO

151.37 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di Famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Magna Graecia - Unicz o del prof Amagliani Roberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza

Diritto del lavoro della Comunità europea, Roccella, Treu - Appunti
Appunto
Riassunto esame Diritto Amministrativo, prof. Apicella, libro consigliato Sistema di Giustizia Amministrativa, Saitta
Appunto
Diritto del lavoro - Appunti
Appunto
Riassunto esame Filosofia del diritto, libro adottato Introduzione alla filosofia del diritto, Castignone
Appunto