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va dichiarato illegittima questa norma. Viene stabilito che il giudice può dis-

porre a favore del coniuge a cui non sia addebitabile la separazione un asseg-

no di mantenimento a carico dell’altro coniuge qualora egli non abbia adeguati

redditi propri, la cui entità è determinata in relazione alle circostanze ed ai red-

diti dell’obbligato.

Con la separazione cessa il dovere alla coabitazione e del dovere di fedeltà.

Per quanto riguarda gli altri doveri dell’assistenza morale e materiale, nonché

della collaborazione nell’interesse della famiglia, essi appaiono fortemente at-

tenuati durante la separazione.

Per la cessazione degli effetti della separazione non occorre alcun atto formale,

ma è sufficiente la mera conciliazione dei coniugi.

IL DIVORZIO

Il divorzio è causa di scioglimento del matrimonio valido ed opera ex nunc. Il

sistema italiano del divorzio con la legge del 1970 appariva un sistema misto

fondato sia sull’idea del divorzio-sanzione che sull’idea divorzio-rimedio.

Dal punto di vista divorzio-sanzione lo scioglimento del matrimonio era ammes-

so:

Per la condanna di un coniuge all’ergastolo o alla reclusione superiore a 15

anni per delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di

particolare valore morale o sociale;

Per la condanna per il delitto di incesto, violenza carnale, atti di libidine violenti,

ratto a fine di libidine, e ratto di persona minore di 14 anni o inferma a fine di li-

bidine o di matrimonio, delitti tutti commessi in danno di un discendente o figlio

adottivo, per sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione di un discen-

dente o di un figlio adottivo;

Per la condanna per omicidio volontario in danno di un discendente o di un

figlio adottivo o per il tentato omicidio nei confronti di questi soggetti;

Per due o più condanne per i delitti di lesione personale e per i delitti di vio-

lazione degli obblighi di assistenza familiare, maltrattamenti in famiglia o verso

fanciulli e circonvenzione di persone incapaci in danno del coniuge o di un

figlio anche adottivo;

Per l’assoluzione di un coniuge per vizio totale di mente, quando il giudice ab-

bia accertato la sua inidoneità a mantenere o ricostruire la convivenza

familiare.

La legge del divorzio del 1970 ammetteva poi il divorzio dopo 5 anni di sepa-

razione legale o di fatto iniziata da almeno 2 anni prima dell’entrata in vigore

della legge. Il divorzio veniva ammesso subito nel caso di matrimonio non con-

sumato e nel caso in cui l’altro coniuge, cittadino straniero avesse ottenuto

all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio, o avesse contratto

all’estero nuovo matrimonio.

L’idea di divorzio rimedio era contemplata per rottura irreversibile del rapporto

matrimoniale dovute a cause diverse.

La riforma del diritto di famiglia, modificando, la separazione giudiziale da sep-

arazione per colpa a separazione per intollerabilità oggettiva della convivenza,

ha allargato i presupposti per il divorzio.

Per quanto riguarda il divorzio-rimedio, si ha la riduzione da cinque a tre anni

del periodo di separazione.

La domanda di divorzio viene proposta con ricorso al Tribunale nel luogo dove

il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Nel ricorso deve essere indicato

il presupposto per il quale si chiede il divorzio, che poi dovrà essere accertato

dal Tribunale. Se la domanda è congiunta ed indica anche le condizioni con-

cordate inerenti alla prole ed ai rapporti economici, essa è decida dal Tribunale

con sentenza, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e

valutata la rispondenza delle condizioni nell’interesse dei figli. Se non esiste

accordo fra i coniugi, entrambi devono comparire dinanzi al presidente del Tri-

bunale che, tentata la riconciliazione, dà i provvedimenti temporanei ed urgenti

più opportuni. Dopodiché il procedimento si trasforma in una normale causa

civile contenziosa, da istruirsi e successivamente da decidersi con sentenza del

Tribunale. Se si tratta di matrimonio civile, il Tribunale ne pronuncia lo sciogli-

mento; se si tratta di matrimonio concordatario, il Tribunale, non potendo

sciogliere tale matrimonio regolato dal principio canonistico della

indissolubilità, ne pronuncia la cessazione degli effetti civili; comunque ordina

all’ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di pro-

cedere alla annotazione della sentenza.

Per quanto riguarda l’affidamento dei figli minori e al concorso nel loro manteni-

mento, istruzione ed educazione la disciplina è uguale a quella della sepa-

razione. La legge del divorzio stabilisce che l’abitazione nella casa familiare

spetta di preferenza al genitore cui vengano affidati i figli o con il quale i figli

convivono oltre la maggiore età, inoltre in ogni caso, ai fini dell’assegnazione il

giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della

decisione e favorire il coniuge più debole. In caso di inadempienza del coniuge

alla corresponsione dell’assegno, di una procedura esecutiva contro il terzo

tenuto a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato,

senza necessità di uno specifico provvedimenti giudiziale al riguardo.

Il Tribunale poteva disporre tenuto conto delle condizioni economiche dei coni-

ugi e delle ragioni della decisione l’obbligo per uno dei coniugi di somminis-

trare all’altro un assegno periodico in proporzione alle proprie sostanze e ai

propri redditi.

L’assegno si riteneva in giurisprudenza che avesse triplici funzioni:

Assistenziale, quando doveva servire di mantenimento per il coniuge economi-

camente debole, che non godesse di propri mezzi di sostentamento;

Compensativa, quando doveva servire a compensare un coniuge del maggiore

contributo personale ed economico dato, attraverso l’attività domestica o appor-

ti finanziari o altrimenti, sia alla famiglia che alla formazione del patrimoni;

Risarcitoria, quanto tenendo conto delle ragioni della decisione, doveva servire

a indennizzare in qualche modo il coniuge non colpevole.

La riforma della legge sul divorzio del 1987 ha modificato la norma in esame, in

quanto ha disposto l’obbligo alla somministrazione dell’assegno divorziale

quando un coniuge non abbia mezzi adeguati o comunque non può procu-

rarseli per ragioni oggettive.

LA FILIAZIONE

La filiazione è una situazione che intercorre tra una persona e ciascuno dei

genitori. La filiazione legittima opera nell’ipotesi di figlio nato da genitori uniti in

matrimonio, filiazione naturale si verifica nell’ipotesi di figlio nato da genitori

non uniti in matrimonio e la filiazione adottiva nell’ipotesi di adozione per

provvedimento giudiziario. Questi tipi di filiazioni differiscono soprattutto per il

modo con cui vengono accertate e rese pubbliche. Riguardo alle ipotesi di fili-

azioni che trovano fondamento nel concepimento ad opera dei genitori,

bisogna distinguere lo stato di filiazione sostanziale da quello formale. Lo stato

sostanziale di filiazione si acquista con la nascita, quello formale per la fili-

azione legittima mediante la redazione dell’atto di nascita, che accerta che la

persona è figlio di quel padre e di quella madre, mentre per la filiazione natu-

rale con il riconoscimento. Soltanto rispetto alla filiazione adottiva, lo stato

sostanziale si acquisisce contestualmente a quello formale con provvedimento

giudiziario.

Per far valere i diritti inerenti allo stato di filiazione è necessario che venga for-

malmente accertato e il modo dell’accertamento formale varia a seconda che si

tratti di filiazione matrimoniale o extramatrimoniale. Nel caso di filiazione legitti-

ma l’accertamento è tipo normativo, cioè si attua con adempimenti di obblighi

anagrafici. Nel caso di filiazione naturale l’accertamento è di tipo volontario,

poiché nel denunciare la nascita del figlio naturale non è consentito men-

zionare i genitori se questi non ne abbiano effettuato spontaneamente il ri-

conoscimento. Quando l’accertamento normativo o volontario sia stato omesso,

il figlio può ricorrere al giudice per ottenere l’accertamento giudiziale dello stato

di figlio.

Il figlio legittimo assume il cognome del padre. Il figlio naturale assume il cog-

nome del primo genitore che lo ha riconosciuto. Quando invece la filiazione nei

confronti del padre è stata riconosciuta o accertata successivamente al ri-

conoscimento da parte della madre, il figlio naturale, se vuole, può assumere il

cognome del padre con facoltà di aggiungerlo o di sostituirlo a quello della

madre.

Il figlio, finché dura la sua minore età e sempre che non sia stato emancipato è

sottoposto alla potestà dei genitori. Se sono morti o non possono esercitare la

potestà sui figli si procede alla nomina del tutore da parte del giudice tutelare.

La potestà dei genitori implica il potere di decidere ed eseguire tutte le attività

utili alla cura e all’educazione del minore e il potere di rappresentare il figlio

negli atti di esercizio dei suoi diritti e di amministrarne i beni. Sono sottratti al

potere dei genitori gli atti personalissimi di natura patrimoniale come il testa-

mento e la donazione, di natura familiare come il matrimonio e il riconoscimen-

to del figlio naturale.

In caso di filiazione legittima la potestà è esercitata di comune accordo da en-

trambi i genitori. Per quanto riguarda la filiazione naturale, la potestà spetta al

genitore che ha riconosciuto il figlio. Se il riconoscimento è fatto da entrambi i

genitori, l’esercizio della potestà spetta congiuntamente ad entrambi qualora

siano conviventi. Se i genitori non convivono l’esercizio della potestà spetta al

genitore con il quale il figlio convive e se non convive con alcuno di essi al pri-

mo che ha fatto il riconoscimento.

Il divieto di riconoscimento spetta rispetto al figlio incestuoso, nato cioè da per-

sone tra le quali esiste un vincolo di parentela anche soltanto naturale, in linea

retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, oppure un vincolo di

affinità in linea retta, a meno che i genitori al tempo del concepimento igno-

rassero il vincolo esistente tra loro o il matrimonio da cui deriva l’affinità sia

dichiarato nullo. Il figlio irriconoscibile non ha diritto all’accertamento giudiziale

della paternità o maternità naturale, ma po’ agire per ottener il mantenimento,

l’istruzione e l’educazione. Il figlio irriconoscibile non è sottoposto alla potestà

dei genitori.

LA FILIAZIONE LEGITTIMA

Se la nascita avviene da genitori legittimi, nell’atto di nascita si devono enun-

ciare il nome e il cognome e gli altri elementi di identità del padre e della

madre. In caso di indicazioni false o menzognere, chi ha fatto la dichiarazione

risponde per falso in atto pubblico o per alterazione di stato. Le false indicazioni

contenute nell’atto di nascita possono impugnate mediante esercizio di azioni

giudiziali civili denominate azioni di stato che sono: l’azione di contestazione,

l’azione di disconoscimento e l’azione di reclamo.

L’azione di contestazione è un’impugnativa di carattere generale delle indi-

cazioni non vere contenute nell’atto di nascita da cui si deduce uno stato di fili-

azione non conforme a verità. L’azione di contestazione dello stato di figlio le-

gittimo per difetto della paternità risultante dall’atto di nascita è ammissibile solo

quando siano trascorsi 300 giorni dalla data dell’annullamento o dello sciogli-

mento del vincolo matrimoniale o quando siano decorsi 300 giorni dalla pro-

nuncia della separazione giudiziale o dalla omologazione di separazione con-

sensuale. L’azione di contestazione è inammissibile in tutti i casi in cui operi la

presunzione legale di paternità del marito della madre integrata dalla presun-

zione di concepimento durante il matrimonio.

Il possesso di stato è costituito da una serie di fatti che sono idonei a dimostrare

le relazioni di filiazione e di parentela fra una persona e la famiglia cui la per-

sona pretenda di appartenere. Anche l’atto di nascita ha funzione probatorio

dello stato di filiazione.

Il disconoscimento di paternità è un’azione tendente ad impugnare l’indi-

cazione della paternità contenuta nell’atto di nascita nonostante che in questo

sia indicato come padre il marito della madre. L’azione è consentita solo:

Se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso tra il 300 e il 180 giorno

prima della nascita;

Se durante il periodo suddetto il marito era affetto da impotenza;

Se nello stesso periodo la moglie abbia commesso adulterio o abbia tenuto

celata al marito la sua gravidanza o la nascita del figlio.

Legittimati ad agire sono:

Il padre, nel termine di un anno dalla nascita del figlio;

La madre, nel termine di sei mesi dalla nascita del figlio;

Il figlio, entro un anno dal compimento della maggiore età o dal momento in cui

viene a conoscenza di fatti che rendono ammissibili il disconoscimento di pater-

nità;

Un curatore speciale, su istanza del figlio minore che abbia compiuto 16 anni.

Se non abbia compiuto 16 anni per lui può agire il pubblico ministero.

L’azione di reclamo serve per ottenere una sentenza che accerti lo stato di

figlio legittimo di un soggetto. In questo caso l’accertamento della filiazione ha

natura giudiziale e non è più contestabile dopo che la sentenza sia passata in

giudicato.

LA FILIAZIONE NATURALE

L’accertamento della filiazione naturale può avvenire mediante una

dichiarazione di nascita che ha valore di riconoscimento. Il riconoscimento può

essere effettuato anche con un atto separato dalla dichiarazione di nascita, da-

vanti ad un ufficiale dello stato civile o davanti al giudice tutelare o in un atto

pubblico o in un testamento.

Il figlio ha il diritto di chiedere l’accertamento giudiziale della maternità e della

paternità quando il genitore non lo riconosca spontaneamente. L’azione può

essere promossa nell’interesse del minore dal genitore che esercita la potestà

o dal tutore. Quando l’azione viene promossa nell’interesse del minore è com-

petente a decidere su decidere su di essa il tribunale per i minorenni.

LA LEGITTIMAZIONE DELLA FILIAZIONE NATURALE

Con la riforma del diritto i diritti dei figli naturali nei confronti dei genitori sono

stati equiparati quelli dei figli legittimi. A seguito di tale equiparazione ha perso

rilievo l’istituto della legittimazione.

Il matrimonio susseguente alla nascita del figlio naturale determina come effetto

ex lege la legittimazione se ed in quanto il figlio sia riconosciuto da entrambi i

genitori. Il riconoscimento può avvenire nell’atto stesso di matrimonio oppure

anteriormente o posteriormente alle nozze. Quando vi è impossibilità o un

gravissimo ostacolo a legittimare il figlio per susseguente matrimonio, la legitti-

mazione può avvenire mediante provvedimento del giudice. Il giudice provvede

con sentenza emessa in camera di consiglio su domanda promossa dai geni-

tori o da uno di essi. La sentenza produce gli stessi effetti della legittimazione

per susseguente matrimonio ma soltanto dalla data del provvedimento. La do-

manda deve essere promossa dai genitori congiuntamente o anche da uno

solo di essi e deve costituire la stesa ragione giustificatrice del provvedimento.

È necessario l’assenso dell’altro coniuge se il richiedente è unito in matrimonio.

Inoltre, è necessario il consenso del figlio legittimando, se ha compiuto 16 anni,

o dell’altro genitore o del curatore speciale se il figlio non ha ancora raggiunto

tale età, sempre che il figlio non sia già riconosciuto.

L’ADOZIONE

L’adozione consiste nella costituzione di un vincolo giuridico di filiazione non

fondato sul fatto naturale del concepimento ad opera dei genitori. L’adozione

può riguardare persone di maggiore età o i minori.

Chi ha superato la maggiore età può essere adottato anche da una persona

singola. L’adozione è consentita alle persone che non hanno discendenti legit-

timi o legittimati, che hanno compiuto trentacinque anni e che superano almeno

di diciotto anni l’età di coloro che intendono adottare. Per conseguire

l’adozione, oltre la domanda dell’adottante occorre il consenso dell’adottando

nonché l’assenso dei loro rispettivi coniugi se coniugati e non legalmente sepa-

rati e l’assenso dei genitori dell’adottando. Sulla domanda di adozione

provvede il tribunale in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero. Il de-

creto può essere impugnato entro 30 giorni con reclamo alla corte d’appello.

L’adozione delle persone maggiori di età non è sostitutiva del rapporto di fili-

azione legittima o naturale di cui la persona adottata era già titolare prima

dell’adozione. L’adottante non acquisisce alcun diritto ereditario nei confronti

dell’adottato, il quale invece consegue nei confronti dell’adottante diritti succes-

sori. L’adottato, inoltre, assume il cognome dell’adottante e lo antepone al pro-

prio.

L’adozione dei minori è un istituto introdotto per la prima volta in Italia nel 1967

ed attualmente regolato dalla legge del 1983. Quando si tratta di adozione di

minori in situazione di abbandono l’adozione è conseguibile mediante un com-

plesso procedimento che inizia con la dichiarazione di stato di adattabilità pro-

nunciata dal Tribunale. Prima di pronunziare lo stato di adattabilità il presidente

del Tribunale per i minori deve disporre approfondite indagini tramite i servizi di

assistenza sociale, sulle condizioni giuridiche e di fatto del minore nonché

sull’ambiente in cui vive, al fine di verificare se sussiste lo stato di abbandono.

A conclusione delle indagini qualora risulti la situazione di abbandono, il tri-

bunale per i minorenni dichiara lo stato di adottabilità. Entro 30 giorni dalla

dichiarazione dello stato di adottabilità, il pubblico ministero, i genitori, i parenti

entro il quarto grado e il tutore possono proporre ricorso avverso il provvedi-

mento sullo stato di adattabilità allo stesso tribunale che lo ha pronunciato. Chi

viene dichiarato in stato di adattabilità può essere adottato da coniugi uniti in

matrimonio da almeno 3 anni e che siano idonei ad educare, istruire ed eco-

nomicamente in grado di mantenere i figli minori che intendono adottare. L’età

degli adottandi deve superare di almeno diciotto e di non più di quarantacinque

anni l’età dell’adottando.

Il Tribunale per i minori dispone le indagini necessarie ad accertare le attitudine

educative dei coniugi, la loro situazione personale ed economica, la salute,

l’ambiente familiare ed i motivi per i quali i coniugi desiderano adottare il mi-

nore. Se gli accertamenti hanno esito positivo, il tribunale dispone l’affidamento

preadottivo del minore. La dichiarazione di adozione viene pronunziata con de-

creto motivato dal tribunale per i minori dopo che sia trascorso un anno dall’affi-

damento. Il PM, i coniugi adottandi ed il tutore possono impugnare il decreto

relativo all’adozione entro 30 giorni dalla comunicazione, con reclamo alla


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di Famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Magna Graecia - Unicz o del prof Amagliani Roberto.

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