Che materia stai cercando?

Diritto della comunicazione - Radiotelevisione 2a parte Appunti scolastici Premium

Slide (2a parte) per l'esame di diritto della comunicazione, professor Tommaso Cherubino, corso di laurea in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è la radiotelevisione, gli sviluppi tecnologici e il contesto giuridico, le normative passate e quelle vigenti.

Esame di Diritto della comunicazione docente Prof. T. Cherubino

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

12 ORGANI DI GOVERNO DELLA CONCESSIONARIA PUBBLICA

Abbiamo visto che la nomina del Consiglio di Amministrazione RAI e

del Presidente spettava al Parlamento, mentre la nomina del

Direttore generale spettava al Governo (socio di maggioranza IRI).

Con legge 206 del 1993, legge transitoria ma tutt’ora vigente, si riduce il

C.d.A. RAI da 16 a 5 componenti, i quali sono nominati d’intesa

dai Presidenti delle due Camere, tra persone di riconosciuto

prestigio professionale e indipendenza, che si siano distinte in

economia, scienza, cultura, giurisprudenza. Il Direttore viene

nominato dal C.d.A., di fronte al quale egli risponde per i profili

aziendali di Sua competenza, ovvero i più significativi.

La norma del 1993 mirava ad attuare maggiore autonomia ed

indipendenza dalla politica del C.d.A. e del Presidente RAI

Nella realtà, non si sono ridotte le interferenze politiche

nell’amministrazione della Concessionaria pubblica.

13 RADIOTELEVISIONE VIA CAVO E VIA SATELLITE

1) Il D.Lgs. 73 del 1991 distingue tra: a) attività di installazione e gestione

reti e impianti di diffusione, attività riservata allo Stato che la può

esercitare anche attraverso soggetti privati (autorizzazioni o licenze); b)

attività diretta a distribuire programmi e contenuti (esercitabile da

chiunque in possesso di apposita autorizzazione).

2) Quanto all’attività radio tv via satellite, la legge 249 del 1997 sancisce che

sia soggetta anch’essa ad apposita autorizzazione, rilasciata

dall’Autorità, a soggetti che non possono comunque raccogliere più del

30% dei proventi pubblicitari totali del settore satellitare. Si estende al

satellite la disciplina riferita alle soglie massime di concentrazione, con

particolare riferimento agli incroci radio tv-stampa.

Altro interessante aspetto toccato dalla legge del 1997 è la c.d.

PIATTAFORMA DIGITALE, cioè l’infrastruttura (complesso di

apparati) necessaria a trasformare i segnali televisivi analogici in segnali

digitali compressi ed all’invio dei medesimi ad una rete via cavo o via

satellite (soluzione che consente una trasmissione di dati molto più

consistente dal punto di vista quantitativo).

Dunque, una infrastruttura, quella della piattaforma digitale, che consente di

fornire al pubblico servizi radio-tv via satellite e via cavo attraverso un

unico decoder.

La legge 249 del 1997 deroga anche alle norme antitrust, al fine di favorire la

costituzione di un’unica società a capitale italiano in questo nuovo settore

del mercato della comunicazione, prevedendo però la possibilità per la

concessionaria del servizio pubblico di partecipare a questa piattaforma

unica, che vede insieme satellite e cavo.

14 LA COMUNICAZIONE POLITICA

Una delle lacune più evidenti della legge 223 del 1990 era quella di non

disciplinare la comunicazione politica: a colmare la lacuna interviene la

legge 28 del 2000, che disciplina non solo la comunicazione politica,

specie quella televisiva, ma anche le condizioni di accesso ai mezzi in

periodi di particolare “attenzione democratica”.

La norma si ispira ai principi di PARITA’ DI TRATTAMENTO e di

IMPARZIALITA’ (nel gergo giornalistico PAR-CONDICIO): dunque si

distingue tra comunicazione politica e messaggio autogestito.

Per comunicazione politica si intendono quei programmi nel corso dei quali si

mettono a confronto in forma dialettica le varie opinioni (dibattito a più

voci); per messaggi autogestiti s’intendono le comunicazioni volte ad

illustrare una singola opinione politica (una sorta di propaganda).

La DISCIPLINA GENERALE (per i periodi non elettorali) prevede

l’obbligatorietà dei programmi di comunicazione politica per le emittenti

nazionali (pubbliche e private), e che i messaggi autogestiti vengano

diffusi obbligatoriamente solo dalla concessionaria pubblica, e

facoltativamente dalle altre emittenti.

La norma stabilisce anche che i messaggi autogestiti debbano avere una durata

minima da 1 a 3 minuti in tv e da 30 a 90 secondi in radio, che debbano

essere contenuti in appositi contenitori (programmi) facilmente

riconoscibili, che non possano superare gli spazi dedicati alla

comunicazione politica, che debbano essere attribuiti, a condizioni di

parità, gratuitamente dalle emittenti che trasmettono a livello nazionale.

La DISCIPLINA SPECIALE per le campagne elettorali ricalca la disciplina

generale, ma la specifica anche per quanto riguarda l’individuazione

puntuale dei soggetti politici tra cui ripartire i relativi spazi, la definizione

dei periodi in cui presentare le candidature e in cui chiudere la campagna

elettorale, la definizione delle regole da applicare in caso di consultazione

referendaria (tempi uguali per contrari e favorevoli).

Ancora, la disciplina speciale regolamenta i programmi tv diversi da quelli di

comunicazione politica, ponendo ad essi limiti e doveri:<<I registi e

conduttori sono tenuti ad un comportamento corretto ed imparziale nella

gestione del programma, così da non esercitare, anche in forma surrettizia,

influenza sulle libere scelte degli elettori>>.

Poi, limiti e obblighi per la comunicazione politica a mezzo stampa, la cui

tipologia viene rigidamente predeterminata in: dibattiti, tavole rotonde,

presentazione dei programmi e dei candidati, confronto tra i candidati.

Infine, la legge disciplina anche le materie de:

1) I sondaggi, la cui diffusione è consentita sino a 15 giorni prima della

consultazione elettorale, previa comunicazione dei criteri e delle modalità

con cui sono stati predisposti i sondaggi;

2) le c.d. comunicazioni istituzionali delle P.A., mediante le quali le

pubbliche amministrazioni informano i cittadini (giornali comunali, siti

internet etc), comunicazioni vietate in periodo elettorale, salvo quelle del

tutto imparziali ed indispensabili per l’assolvimento delle funzioni

istituzionali.

15 ATTIVITA’ RADIOTELEVISIVA IN TECNICA DIGITALE SU

FREQUENZE TERRESTRI

Con legge 66 del 2001 si avvia la sperimentazione del digitale, non un

mezzo diverso dalle radiofrequenze, ma una tecnica di trasmissione

dati più potente dal punto di vista quantitativo e che,

potenzialmente, avrebbe potuto risolvere il problema centrale del

sistema radio-tv, ossia la scarsità del mezzo tecnico.

Punto di partenza della legge è l’approvazione da parte dell’Autorità di

un piano di assegnazione delle frequenze digitali, sulla base del

quale il Ministro delle Comunicazioni rilascia un’apposita

abilitazione alla sperimentazione, soprattutto verso i soggetti

diversi dalle emittenti operanti,

Si sono poi imposte due figure distinte, uno l’operatore di rete, l’altro

il fornitore di contenuti o servizi, facendo gravare solo sul

fornitore di contenuti gli obblighi e le responsabilità inerenti al

contenuto dei programmi trasmessi (tutela minori, obbligo di

rettifica, limiti pubblicitari, etc..)

I fornitori di contenuto operano sulla base di un AUTORIZZAZIONE di durata

di 12 anni, rilasciata dal Ministero delle Comunicazioni. Ad essi vengono

imposti una serie di obblighi e limiti tra cui:

a) Divieto di irradiare più del 20% dei programmi radiovisivi numerici;

b) Divieto di dare un autorizzazione per il livello locale ad un fornitore di

contenuti che operi su livello nazionale (eccezion fatta per la

concessionaria pubblica);

c) Obbligo di contabilità separate per ogni autorizzazione;

Gli operatori di rete operano sulla base di una LICENZA della durata di 12 anni,

rilasciata dal Ministero. Essi si vedono rispettare altri obblighi:

a) parità di trattamento tra fornitori di contenuti (molto spesso controllati o

collegati dall’operatore di rete);

b) separazione strutturale e contabile tra operatori di rete e fornitori di servizi

(molto spesso dello stesso gruppo);

c) Non discriminazione negli aspetti tecnici di qualità trasmissiva ed accesso

alla rete;

d) Riservatezza sulle informazioni acquisite dai fornitori di contenuti.

Si tratta dunque di una disciplina che si presenta largamente ricalcata sul

modello della disciplina delle telecomunicazioni, in cui il fornitore di servizi

ha un diritto di accesso alla rete in condizioni di parità e trasparenza.

Oggi più che mai, a quasi 7 anni dalla prima legge sul digitale, è lecito chiedersi

se quanto a suo tempo detto di miracolistico sulle potenzialità del digitale

terrestre, si sia rivelato vero ed abbia apportato un alcunché di pluralistico al

sistema televisivo italiano.

16 “SERVIZIO PUBBLICO” TRA DIRITTO INTERNO E COMUNITARIO

Come visto, sino a pochi anni fa il servizio pubblico radiotelevisivo era

oggetto di una riserva allo Stato, poi abbiamo assistito al venir meno di

tale riserva e all’avvio di un sistema misto (pubblico-privato), sempre

riferito a principi costituzionali.

Oggi non è più così, oggi il diritto comunitario ha investito direttamente

l’aspetto radiotelevisivo del servizio pubblico (si pensi alla disciplina

della pubblicità), dandone una vera e propria “legittimazione

comunitaria”, data la sensibilità e la grande portata della materia,

soprattutto in termini di democraticità.

Questa tendenza espansiva è stata giustificata dall’art. 86 del Trattato CE,

in base al quale le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse

economico generale sono sottoposte alle regole del Trattato, in particolare

a quelle sulla libera concorrenza.

Sulla base di questo articolo, il “potere comunitario” in materia ha

sottratto potere alle decisioni dei singoli stati.

Naturalmente resistenze molto forti a questo potere della U.E. sono venute da tutti

gli Stati membri, che, per la particolare materia della radio-tv, hanno

approvato un apposito Protocollo sul sistema di radiodiffusione pubblica

negli Stati membri, protocollo annesso al già citato Trattato di Amsterdam:

1) Il Protocollo riconosce e giustifica l’esistenza di servizi pubblici

radiotelevisivi;

2) Però, il Protocollo sottolinea che gli Stati membri possono continuare a

dare aiuti di Stato al settore, sottratto dunque da generale divieto

comunitario degli aiuti di Stato;

In conclusione, si può dire che il sistema servizio pubblico nazionale radio-tv, dei

vari Stati, appare oggi più condizionato che in passato dal diritto

comunitario, che pare garantire meglio gli aspetti più importanti (esigenze

democratiche, sociali, culturali).

Ci attende dunque un nuova disciplina dell’emittenza pubblica, capace di

rispondere ai principi posti dal Protocollo di Amsterdam, capace di

coniugare in modo equilibrato le esigenze del servizio pubblico e quelle

del libero mercato concorrenziale.


PAGINE

26

PESO

144.84 KB

AUTORE

Menzo

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Cherubino Tommaso.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto della comunicazione

Diritto della comunicazione - Radiotelevisione 1a parte
Appunto
Diritto della comunicazione - Radiotelevisione 1a parte
Appunto
La censura
Appunto
Cesare Beccaria, la pena di morte
Appunto