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Diritto della comunicazione - lezioni Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto della comunicazione per l'esame del professor Berti, con analisi dei seguenti argomenti: il fatto illecito, la concorrenza, le caratteristiche e le norme legali della pubblicità, la responsabilità del giornalista, l’azione extracontrattuale, la responsabilità dell’editore.

Esame di Diritto della comunicazione docente Prof. C. Berti

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ESTRATTO DOCUMENTO

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Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono

essere pubblicate nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le

medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni

contestate.

Qualora, trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma, la rettifica o dichiarazione non

sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto

comma, l'autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma

dell'articolo 21, può chiedere al pretore, ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile,

che sia ordinata la pubblicazione. (il giudice deve verificare solo che la rettifica non sia stata

pubblicata, o sia stata pubblicata in modo non conforme, non deve valutare la fondatezza o meno

nel merito del danneggiato, non deve valutare la natura diffamatoria dell’articolo)

La mancata o incompleta ottemperanza all'obbligo di cui al presente articolo è punita con la

sanzione amministrativa da lire 15.000.000 a lire 25.000.000.

La sentenza di condanna deve essere pubblicata per estratto nel quotidiano o nel periodico o

nell'agenzia. Essa, ove ne sia il caso, ordina che la pubblicazione omessa sia effettuata.

I coniugi della sentenza potevano, ex art. 48 sopra indicato, chiedere la rettifica al direttore del

giornale

In definitiva l’art. 8 sindaca il corretto o meno esercizio del diritto di rettifica

Spesso però la rettifica è disincentiva dalla reiterazione della notizia che può avere più effetti

negativi che positivi

Il diritto esercitato con l’istituto della rettifica è il diritto di risposta non una tutela

giurisdizionale, il giudice non entra nel merito, non assume una funzione risarcitoria. La rettifica

deve essere autorizzata dal direttore responsabile che non si può rifiutare di pubblicare la rettifica

né il giudice può rifiutarla quando chiesta correttamente

(...inseirire la lezione mancante….)

Data sentenza relativa alle 31 righe

Seconda ipotesi:

120.cpc Pubblicità della sentenza.

Nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito [c.p. 277] può contribuire a riparare il

danno, il giudice, su istanza di parte, può ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante

(non è consentita l’inserzione integrale della sentenza)

inserzione per estratto in uno o più

giornali da lui designati [c.c. 7, 314].

Se l'inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice, può procedervi la parte a favore

della quale è stata disposta, con diritto a ripetere le spese dall'obbligato.

ai sensi dell’art. 120 cpc. Non è una

La pubblicazione in questo caso ha natura risarcitoria

rimedio tipico avverso la diffamazione a mezzo stampa. Il danno deve essere accertato e viene

ridotto mediante la pubblicazione. Se c’è stata rettifica

Pubblicazione integrale: art. 9 L. sulla stampa, il giudice può disporre la pubblicazione sia in

estratto che in integrale una sentenza in relazione all’art. 2058 e

In termini astratti è possibile pubblicare integralmente

alla rimessione all’equità del giudice nella valutazione del risarcimento del danno

Nota: non possono essere interpretate analogicamente né le norme penali né le norme assolute

CRITERI DI LIQUIDAZIONE DEL DANNO DA MASS MEDIA

Danno patrimoniale:

 danno emergente, presente e futuro

 valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso. E’

lucro cessante,

sempre danno futuro 17

La prova del danno patrimoniale, in questo caso, è difficile da dimostrare, ovvero è difficile

dimostrare il nesso causale

CAUSALE, problema duplice

1. Individuazione del responsabile, ovvero chi deve pagare

2. Selezione delle conseguenze risarcibili, ovvero quanto si deve pagare

1223.cc Risarcimento del danno. (si dice è una norma causale in quanto seleziona le

conseguenze risarcibile a fronte dell’accertata responsabilità di un soggetto. Non

stabilisce chi risponde ma quanto si debba risarcire)

Il risarcimento del danno per l'inadempimento [c.c. 1480, 1483] o per il ritardo [c.c. 1218]

deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno [c.c.

1518], in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta [c.c. 1382, 1385, 1453, 1494,

1515, 1516, 1526, 1662, 1696, 1905, 2057, 2058, 2059].

Danno non patrimoniale (danno tipico, ovvero deve essere espressamente previsto,anche da norme

costituzionali):

 danno morale, art. 2059 c.c. (e 185 c.p.), danno subbiettivo, valutato equitativamente dal

giudice, consiste nelle sofferenze fisiche e psichiche del danneggiato. Deve costituire reato

perché sia risarcibile,

 lesione all’integrità psicofisica della persona. La parte

danno biologico, art. 2043, consiste in un

va da un medico legale che certifica la malattia

 danno esistenziale

 es. a causa di quella pubblicazione lesiva “nessuno mi telefona

danno alla vita di relazione¸

più…”

 lesione di interessi costituzionalmente rilevanti (assistente - Campione)

nota: florilegio, raccolta di brani scelti

Per quanto riguarda il danno non patrimoniale, l’equità del giudice è orientata alla natura della notizia

stessa, sul comportamento del danneggiante, tanto più riprovevole è la sua condotta, tanto più è

risarcibile il danno, oggetto di indagine è il comportamento

Diritto civile del 20.03.07 Assistente

Codice di autodisciplina pubblicitaria ordinamento secondario e derivato che trova la propria

nell’ordinamento

legittimazione statale e la sua validità è dimostrata dalla conformità al codice civile

art. 1322 c.c.

Clausola di accettazione non corrisponde alla figura arbitraggio sia può determinare esso stesso il

contenuto del contratto in questo caso

Bisogna considerare se la pronuncia del Giurì possa essere considerata alla stregua di una clausola

arbitrale o compromesso con le quali la parte derogano ad un terzo o ad un collegio il potere di decidere

di definire una lite che sia insorta tra le parti tra le stesse concluso.

Anche questa soluzione si presta a delle critiche in effetti

Si può adire al giudice della pubblicità.

Molto spesso i contratti pubblicitari non sono fatti per iscritto ma sono fatti con formulari 1341

Disciplina la forma del contratto

1341. Condizioni generali di contratto.

Le condizioni generali di contratto [c.c. 1342, 2211] predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei

confronti dell'altro, se al momento della conclusione del contratto [c.c. 1326, 1679] questi le ha

conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria diligenza [c.c. 1176, 1370, 1932].

In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che

stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità [c.c. 1229], facoltà di

recedere dal contratto [c.c. 1373] o di sospenderne l'esecuzione [c.c. 1461], ovvero sanciscono a carico

dell'altro contraente decadenze [c.c. 2965], limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni [c.c. 1462],

restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi [c.c. 1379, 1566, 2596], tacita proroga o

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rinnovazione del contratto, clausole compromissorie [c.p.c. 808] o deroghe alla competenza

dell'autorità giudiziaria #CC 1469-bis, 1469-sexies; CPC 6, 28, 29, 30#.

2596. Limiti contrattuali della concorrenza.

Il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto [c.c. 1341, 2725]. Esso è valido se

circoscritto ad una determinata zona o ad una determinata attività, e non può eccedere la durata di

cinque anni [c.c. 1379].

Se la durata del patto non è determinata o è stabilita per un periodo superiore a cinque anni, il patto è

valido per la durata di un quinquennio [c.c. 2125, 2557] (1).

Si tratta di regolare il modo di fare la concorrenza lecita di fornire delle basi comuni e di conformarsi a

quella che è la correttezza del mercato, non c’è un contratto di scambio

Clausola d’uso =

1340. Clausole d'uso.

Le clausole d'uso s'intendono inserite nel contratto, se non risulta che non sono state volute dalle parti

[c.c. 1368, 1374]. Significa che queste so intendono inserite nel contratto

Usi contrattuali = sono quei comportamenti contrattuali normalmente applicati da una pluralità di

soggetti in un determinato spazio tempo, si intendono inserite nel contratto salvo che le parti non

abbiano deciso diversamente. Questo comporta che non deve essere approvato per iscritto, anche se non

c’è scritto i soggetti sono vincolati

usi normativi =

Che differenza c’è tra l’uso contrattuale (vincola solo le parti) e l’uso normativo?

8. Usi.

Nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi [preleggi 1, n. 4, 9] hanno efficacia solo in

quanto sono da essi richiamati.

[Le norme corporative prevalgono sugli usi, anche se richiamati dalle leggi e dai regolamenti, salvo che

in esse sia diversamente disposto

gli usi normativi valgono nei confronti di tutti è una fonte del diritto, vincola le parti anche se sono

contrarie all’uso normativo. L’uso normativo comporta che le parti siano vincolate

1374. Integrazione del contratto.

Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze

che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l'equità [preleggi 8; c.c. 1340,

1367, 2187].

Sentenza del 22 giugno 1978 “foro padano”

Meritevole di tutela

La clausola di accettazione può essere ricondotta a quelle previste dal codice civile. Il tribunale di

Milano dice che occorre creare un sistema cogente di normazione sul fenomeno pubblicitario, una

disciplina uniforme che accolga in se le regole che devono rispettare coloro che si affacciano ad operare

in questo campo. PUBBLICITÀ AMICA CHIPS DI ROCCO SIFFREDI

Casi:

 Giudice ordinario, Approccio indiretto, mediato, pubblicità concorrenziale, il giudice valuta

la concorrenza o l’attività economica, perché altera un profilo concorrenziale, teoricamente due

responsabilità:

1. responsabilità extracontrattuale: NO, in quanto non si rileva il danno ingiusto

non c’è confusione ma crea

2. concorrenza sleale, SI, in quanto discredito in quanto

associa due “prodotti” distinti, le patatine l’atto sessuale

e

 Giuri, Approccio diretto, valuta la pubblicità in sé, pubblicità scorretta, legittimati ad agire

sono più soggetti (utente, singolo consumatore, associazioni dei consumatori, imprenditori,

Comitato di Controllo) art. 1 (lealtà pubblicitaria. Norma di chiusura del sistema, tutela la

pubblicità in generale), 9 (violenza, volgarità e indecenza) e 10 (convinzioni morali, civile e

religiose) codice di autodisciplina pubblicitaria.

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in relazione all’accoppiata patatina / organo sessuale

1. Agisce il Comitato di controllo

della donna e quindi ritenendo lesa la dignità umana della donna in quanto persona.

Ragioni della difesa,

utilizzo dell’ironia

1. in quanto nessuna norma vieta di parlare di argomenti sensibili, il

problema è del come questi problemi vengono presentati. Rigettata in quanto

Non c’era associazione evidente. In quanto Rocco non è un testimonial.

2. Rigettata in

quanto il Giurì ha invece riconosciuto Rocco come un testimonial in quanto conosciuto

Il Giurì accoglie la tesi del Comitato di controllo ex artt. 9 e 10 (non il primo), la

manifestazione del maschilismo e del sessismo in una pubblicità può essere inibito in quanto non

è funzionale al ruolo della pubblicità (la stessa manifestazione del pensiero detta come opinione

non può essere inibito) PUBBLICITÀ BENETTON

Pubblicità degli abiti insanguinati di un bosniaco deceduto in guerra:

Censure:

 Immagine particolarmente violenta, si vede il foro del proiettile

 Pubblicità ritenuta tale da provocare discredito della pubblicità, tale da provocare una reazione di

discreto, di ostilità nei confronti della pubblicità stessa

 Artt. 9 e 10, indecenza e volgarità

 Sfruttamento di eventi bellici per provocare clamore incidendo nella mente dei consumatori solo

con il marchio, senza essere solidale alle vittime, senza veicolare un messaggio sulla negatività

della guerra

 Il messaggio può ingenerare l’idea che Benetton sia attiva contro la guerra spendendo parte dei

proventi commerciali a favore di attività con possano contrastare eventi bellici

Difesa della Benetton,

 recede dall’UPA e ritiene il

Carenza di competenza: si dichiara non soggetta al Giurì in quanto

Giurì non competente a pronunciarsi. Problema di validità

 Manifestazione del pensiero: dichiara sia una forma di manifestazione del pensiero per la quale

il Giurì è nuovamente incompetente a giudicare

GIURI’

 Qualificazione: riconosce sia pubblicità istituzionale, marchio associato ad una idea,

l’associazione aiuta la promozione del prodotto. Non pone perciò un problema di qualificazione

 Competenza: si dichiara competente

 le immagini non sono tali da poter urtare la sensibilità umana, non c’è

Lesione artt. 9 e 10: NO,

violazione dagli artt. 9 e 10

 art. 1, SI’,

Lesione la pubblicità è diretta a provocare angoscia allo scopo di attrarre il massimo

di attenzione, ma genera discredito sulla pubblicità. Realizza il proprio obbiettivi con mezzi fini a

se stessi senza porsi fini di carattere etico

RESPONSABILITÀ DA PROSPETTO INFORMATIVO

(...VERIFICARE….)

 Responsabilità extracontrattuale

 Responsabilità per non corretto utilizzo dei dati personali

Danno non patrimoniale (danno tipico perché è risarcito solo laddove la legge lo prevede, ovvero

deve essere espressamente previsto, anche da norme costituzionali) è tutto

ciò che non rientra nel danno patrimoniale. 2056, 1223, 1224, 1226, :

 danno morale, art. 2059 c.c. (e 185 c.p.), danno subbiettivo, valutato equitativamente dal

giudice, consiste nelle sofferenze fisiche e psichiche del danneggiato. Deve costituire reato

perché sia risarcibile (es. diffamazione). In questo caso si dice che il giudice accerta

incidentalmente il reato ed in conseguenza di ciò veniva riconosciuto il danno collegato. Non

venivano perciò risarciti il danno biologico/esistenziale/di relazione

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 art. 2043, consiste in un lesione all’integrità psicofisica della persona. La parte

danno biologico,

va da un medico legale che certifica la malattia

 danno esistenziale

 es. a causa di quella pubblicazione lesiva “nessuno mi telefona

danno alla vita di relazione¸

più…”

 lesione di interessi costituzionalmente rilevanti,

Un tempo il danno non patrimoniale veniva identificato nel solo art. 2059 in conseguenza di un fatto

reato, ora invece a tutte quelle norme, sopra indicate, e che abbiano un contenuto immediatamente

precettivo (quindi non solo derivanti da fatti reato (anche artt. 2 e 32 (salute) e 3 Cost.)

Il giudizio di rilevanza è contenuta nella Cost. pur con l’estensione delle norme costituzionali

In definitiva il danno non patrimoniale resta tipico, e

anche nelle ipotesi non connesse a fatti reato

2056. Valutazione dei danni.

Il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli articoli 1223,

1226 e 1227.

Il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso.

1223. Risarcimento del danno.

Il risarcimento del danno per l'inadempimento [c.c. 1480, 1483] o per il ritardo [c.c. 1218] deve

comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno [c.c. 1518], in quanto

ne siano conseguenza immediata e diretta [c.c. 1382, 1385, 1453, 1494, 1515, 1516, 1526, 1662,

1696, 1905, 2057, 2058, 2059].

1226. Valutazione equitativa del danno.

Se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con

valutazione equitativa.

1227. Concorso del fatto colposo del creditore.

Se il fatto colposo [c.c. 2043] del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è

diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che ne sono derivate [c.c.

1914] (1).

Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria

diligenza [c.c. 1175, 1375]

valutazione è quello dell’art. 1226, ovvero un criterio equitativa. Nella valutazione

Il criterio di

equitativa si farà riferimento alla modalità del fatto, alla diffusione del periodico, qualità del soggetto

offeso, contenuto della notizia, se il mezzo ha pubblicato la rettifica, ecc.

radiato dall’albo dei giornalista

Caso del giornalista Farina,

Si suppone che abbia violato il codice deontologico dei giornalisti

Articolo 136 DL 196/03. Finalità giornalistiche e altre manifestazioni del pensiero.

1. Le disposizioni del presente titolo si applicano al trattamento:

a) effettuato nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative

finalità;

b) effettuato dai soggetti iscritti nell'elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti di cui agli articoli

26 e 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 69;

c) temporaneo finalizzato esclusivamente alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e

altre manifestazioni del pensiero anche nell'espressione artistica.

Articolo 137. Disposizioni applicabili.

1. Ai trattamenti indicati nell'articolo 136 non si applicano le disposizioni del presente codice relative:

a) all'autorizzazione del Garante prevista dall'articolo 26;

21

b) alle garanzie previste dall'articolo 27 per i dati giudiziari;

c) al trasferimento dei dati all'estero, contenute nel Titolo VII della Parte I.

2. Il trattamento dei dati di cui al comma 1 è effettuato anche senza il consenso dell'interessato previsto

dagli articoli 23 e 26.

3. In caso di diffusione o di comunicazione dei dati per le finalità di cui all'articolo 136 restano fermi i

limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all'articolo 2 e, in particolare, quello

dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Possono essere trattati i dati

personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro

comportamenti in pubblico.

Articolo 138. Segreto professionale.

1. In caso di richiesta dell'interessato di conoscere l'origine dei dati personali ai sensi dell'articolo 7,

comma 2, lettera a), restano ferme le norme sul segreto professionale degli esercenti la professione di

giornalista, limitatamente alla fonte della notizia.

Articolo 139. Codice di deontologia relativo ad attività giornalistiche.

1. Il Garante (del trattamento dei dati personali) promuove ai sensi dell'articolo 12 l'adozione da parte

del Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti di un codice di deontologia relativo al trattamento

dei dati di cui all'articolo 136, che prevede misure ed accorgimenti a garanzia degli interessati

rapportate alla natura dei dati, in particolare per quanto riguarda quelli idonei a rivelare lo stato di

salute e la vita sessuale. Il codice può anche prevedere forme semplificate per le informative di cui

all'articolo 13.

2. Nella fase di formazione del codice, ovvero successivamente, il Garante, in cooperazione con il

Consiglio, prescrive eventuali misure e accorgimenti a garanzia degli interessati, che il Consiglio è

tenuto a recepire.

3. Il codice o le modificazioni od integrazioni al codice di deontologia che non sono adottati dal

Consiglio entro sei mesi dalla proposta del Garante sono adottati in via sostitutiva dal Garante e sono

efficaci sino a quando diviene efficace una diversa disciplina secondo la procedura di cooperazione.

4. Il codice e le disposizioni di modificazione ed integrazione divengono efficaci quindici giorni dopo la

loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ai sensi dell'articolo 12.

5. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nel codice di deontologia, il Garante può vietare il

trattamento ai sensi dell'articolo 143, comma 1, lettera c). non giuridico. L’apparato statuale non

Le norme del codice deontologico hanno un carattere etico,

interviene per applicare le norme etiche che riguardano i soli associati. Sono rilevanti solo ai fini

dell’accesso all’albo dei giornalisti

Viceversa, la violazione del codice di autodisciplina pubblicitaria (CAP) non ha natura deontologica,

per il nostro ordinamento. L’iscrizione all’altro dei giornalisti, perciò,

una violazione è rilevante

comporta l’adesione alle norme deontologiche che vengano richiamate dal

(...N.B.: INSERIRE QUALCOSA DEL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI….)

____________________________________________________________________________

 

INIZIO CORREZIONE APPUNTI

03.04.2007

Terzo possibile rimedio avverso la comunicazione pubblicitaria: poteri e competenza autorità garanzia

D.Lgs 74/92 recentemente inglobato nel codice del consumo. Con esso il legislatore interviene in

materia di autodisciplina pubblicitaria.

Con questa disciplina il legislatore attribuisce (287/90) …

AGCM: può, su richiesta, emanare un ordine provvisorio di cessazione della pubblicità o di

impedimento della pubblicazione di una nuova pubblicità

Il Giurì vincola..

vincola…

Il Garante 22

Distinzione

 Provvedimento giurisdizionale

 Provvedimento amministrativo, può essere oggetto di censura davanti al giudice amministrativo

che per l’AGCM è il TAR del Lazio che ha una competenza esclusiva (per tutte le pubblicità

ovunque pubblicate, es. anche in Trentino)

D.Lgs 206/05

Codice del consumo

Articolo 26. Tutela amministrativa e giurisdizionale.

1. L'Autorità Garante della concorrenza e del mercato, istituita dall'articolo 10 della legge 10 ottobre

1990, n. 287, di seguito chiamata Autorità nella presente sezione, esercita le attribuzioni disciplinate

dal presente articolo.

….

Articolo 27. Autodisciplina.

1. Le parti interessate possono richiedere che sia inibita la continuazione degli atti di pubblicità

ingannevole o di pubblicità comparativa ritenuta illecita, ricorrendo ad organismi volontari e autonomi

di autodisciplina (semplice legittimazione ad agire davanti ad un organismo privato).

2. Iniziata la procedura davanti ad un organismo di autodisciplina, le parti possono convenire di

astenersi dall'adire l'Autorità fino alla pronuncia definitiva (ciò per evitare una doppia pronuncia.

Parti che possono rivolgersi).

3. Nel caso in cui il ricorso all'Autorità sia stato già proposto o venga proposto successivamente da

altro soggetto legittimato, ogni interessato può richiedere all'Autorità la sospensione del procedimento

in attesa della pronuncia dell'organismo di autodisciplina. L'Autorità, valutate tutte le circostanze, può

disporre la sospensione del procedimento per un periodo non superiore a trenta giorni. (hanno adito

entrambe le strade)

non può irrogare sanzioni amministrative, al massimo c’è la pubblicazione

Il Giurì

Il Garante al contrario può irrogazione sanzioni amministrative sino ad un massimo di 100.000 euro

Il Comitato di Controllo può fare l’ordinanza di desistenza (...verificare….)

L’Autorità Garante può chiedere la prova scientifica dei fatti pubblicizzati (es.: della crescita dei

capelli)

Articolo 19. Pubblicità ingannevole e comparativa

1. Le disposizioni della presente sezione hanno lo scopo di tutelare dalla pubblicità ingannevole e dalle

sue conseguenze sleali i soggetti che esercitano un'attività commerciale, industriale, artigianale o

professionale, i consumatori e, in genere, gli interessi del pubblico nella fruizione di messaggi

pubblicitari, nonché di stabilire le condizioni di liceità della pubblicità comparativa.

2. La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta.

Palese:

riconoscibile come pubblicità, es. di divieto: pubblicità relazionale, pubblicità subliminale (peraltro

vietata con norma specifica), product placement (acqua di Celentano, pubblicità inserite nel film

Blade Runner)

Veritiera:

Articolo 21. Elementi di valutazione.

1. Per determinare se la pubblicità sia ingannevole se ne devono considerare tutti gli elementi,

con riguardo in particolare ai suoi riferimenti:

a) alle caratteristiche dei beni o dei servizi, quali la loro disponibilità, la natura, l'esecuzione, la

composizione, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, l'idoneità allo scopo, gli

usi, la quantità, la descrizione, l'origine geografica o commerciale, o i risultati che si possono

23

ottenere con il loro uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove o controlli effettuati

sui beni o sui servizi;

b) al prezzo o al modo in cui questo viene calcolato ed alle condizioni alle quali i beni o i servizi

vengono forniti (es. per i prodotti finanziari, tasso di interesse dichiarato mediante un calcolo

impegnativo che il consumatore trova difficoltà a fare);

c) alla categoria, alle qualifiche e ai diritti dell'operatore pubblicitario, quali l'identità, il

patrimonio, le capacità, i diritti di proprietà intellettuale e industriale, ogni altro diritto su beni

immateriali relativi all'impresa ed i premi o riconoscimenti.

Corretta:

1. Correttezza di tipo generale

di generale discredito della pubblicità stessa (nell’autodisciplina pubblicitaria, art. 1

2. Capacità

delle regole di comportamento

Autolimite del Garante sulla correttezza, è un fattore che integra sulla base delle altre norme espresse,

non è una norma precettiva che può essere utilizzata in modo disgiunto dalla ingannevolezza

Esempio:

Articolo 25.Bambini e adolescenti.

1. È considerata ingannevole la pubblicità, che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini

ed adolescenti, possa, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza o che abusi della

loro naturale credulità o mancanza di esperienza o che, impiegando bambini ed adolescenti

in messaggi pubblicitari, salvo il divieto di cui all'articolo 10, comma 3, della legge 3 maggio

2004, n. 112, abusi dei naturali sentimenti degli adulti per i più giovani.

Articolo 23. Trasparenza della pubblicità.

1. La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale. La pubblicità a mezzo di

stampa deve essere distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità

grafiche di evidente percezione.

2. I termini «garanzia», «garantito» e simili possono essere usati solo se accompagnati dalla

precisazione del contenuto e delle modalità della garanzia offerta. Quando la brevità del

messaggio pubblicitario non consente di riportare integralmente tali precisazioni, il

riferimento sintetico al contenuto ed alle modalità della garanzia offerta deve essere integrato

dall'esplicito rinvio ad un testo facilmente conoscibile dal consumatore in cui siano riportate

integralmente le precisazioni medesime.

3. È vietata ogni forma di pubblicità subliminale.

Agendo all’AGCM, questi deve chiedere un all’AGCOM

parere obbligatorio ma non vincolante

Articolo 20. Definizioni.

1. Ai fini della presente sezione si intende:

a) per pubblicità: qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso, in qualsiasi modo, nell'esercizio di

un'attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allo scopo di promuovere la vendita di

beni mobili o immobili, la costituzione o il trasferimento di diritti ed obblighi su di essi oppure la

prestazione di opere o di servizi;

b) per pubblicità ingannevole: qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua

presentazione sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che

essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento

economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea ledere un concorrente;

c) per pubblicità comparativa: qualsiasi pubblicità che identifica in modo esplicito o implicito un

concorrente o beni o servizi offerti da un concorrente;

d) per operatore pubblicitario: il committente del messaggio pubblicitario ed il suo autore, nonché, nel

caso in cui non consenta all'identificazione di costoro, il proprietario del mezzo con cui il messaggio

pubblicitario è diffuso ovvero il responsabile della programmazione radiofonica o televisiva.

Teoria dei due ordinamenti separati: 24

La medesima pubblicità, può essere valutata in modo diverso in quanto i parametri di valutazione della

pubblicità fanno riferimento a norme diverse

 Garante: codice di autodisciplina pubblicitaria (CAP)

 Giurì: codice del consumo

Qualora anche solo una delle autorità censurasse la pubblicità questa non potrà essere pubblicata

____________________________________________________________________________

 

INIZIO CORREZIONE APPUNTI

COMPETENZE DELL’AUTORITÀ GARANTE

Disciplina della pubblicità

1. Norma privatistica: quanto può essere derogata dalle parti

2. Norma pubblicistica: si tratta di norme imperative che sono dettate per la salvaguardia di

principi di carattere generale

In materia di pubblicità ingannevole contenute nel D.lgs 74/92 poi recepite da un sistema normativo

complesso dato dal D.lgs. 206/05, codice del consumo, che riunisce tutte le discipline a tutela

dell’utente e del consumatore fra le quale è inserite anche la disciplina sulla pubblicità (diritto di

recesso, vendita di beni di consumo, ecc.)

Rapporto fra legge e codice: specie a genere

Con il codice del consumo si consente una portata interpretativa maggiore rispetto alla stessa norma

inserita nel codice civile

Caratteristiche del codice del consumo:

 Tutela minima: normativa minima al di sotto della quale non si può scendere

 Disciplina protettiva: normativa protettiva del codice del consumo a tutela dei consumatori

 Disciplina imperativa: normativa inderogabile, ovvero non può soffrire deroghe in peius

Il codice

Dovere di carattere generale imposto a tutti gli operatori che sono intenzionati a diffondere una

pubblicità

Articolo 19 D.lgs 206/05 Finalità.

1. Le disposizioni della presente sezione hanno lo scopo di tutelare dalla pubblicità ingannevole e dalle

sue conseguenze sleali i soggetti che esercitano un'attività commerciale, industriale, artigianale o

professionale, i consumatori e, in genere, gli interessi del pubblico nella fruizione di messaggi

pubblicitari, nonché di stabilire le condizioni di liceità della pubblicità comparativa.

2. La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta.

Il legislatore predetermina il contenuto di un determinata attività (in questo caso della pubblicità)

Il concetti del comma due sono concetti di carattere generale. Una norma può essere imperativa pur

contenendo espressioni di carattere generale. Tuttavia, più la clausola è generale più è difficile

interpretare il comportamento dovuto (es. “essere buoni”)

Il comma due si estende anche, ad es., ai contratti pubblicitari in quanto la legge si propone di realizzare

pubblicità palese, veritiera e corretta

Correttezza pubblicitaria: concetto nuovo in materia pubblicitaria

 Art. 2598 c.c. scorrettezza concorrenziale

 Art. 19/2 D.lgs 206/05, scorrettezza pubblicitaria

Introduce altri spazi di scorrettezza, non previsti dall’art. 2598, es. quando la pubblicità non lede

gli interessi degli altri imprenditori (quindi possiamo avere un comportamento sia scorretto dal

punto di vista concorrenziale che da quello pubblicitario). Si tratta di norme connotate da una

estrema indeterminatezza

 Articolo 22 D.lgs 206/05. Condizioni di liceità della pubblicità comparativa.

1. Per quanto riguarda il confronto, la pubblicità comparativa è lecita se sono soddisfatte le

seguenti condizioni:

a) non è ingannevole ai sensi della presente sezione (1);

b) confronta beni o servizi che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi obiettivi;

25

c) confronta oggettivamente una o più caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili e

rappresentative, compreso eventualmente il prezzo, di tali beni e servizi;

d) non ingenera confusione sul mercato fra l'operatore pubblicitario ed un concorrente o tra i

marchi, le denominazioni commerciali, altri segni distintivi, i beni o i servizi dell'operatore

pubblicitario e quelli di un concorrente;

e) non causa discredito o denigrazione di marchi, denominazioni commerciali, altri segni

distintivi, beni, servizi, attività o circostanze di un concorrente;

f) per i prodotti recanti denominazione di origine, si riferisce in ogni caso a prodotti aventi la

stessa denominazione;

g) non trae indebitamente vantaggio dalla notorietà connessa al marchio, alla denominazione

commerciale ovvero ad altro segno distintivo di un concorrente o alle denominazioni di origine

di prodotti concorrenti;

h) non presenta un bene o un servizio come imitazione o contraffazione di beni o servizi protetti

da un marchio o da una denominazione commerciale depositati.

2. Il requisito della verificabilità di cui al comma 1, lettera c), si intende soddisfatto quando i

dati addotti ad illustrazione della caratteristica del bene o servizio pubblicizzato sono

suscettibili di dimostrazione.

3. Qualunque raffronto che fa riferimento a un'offerta speciale deve indicare in modo chiaro e

non equivoco il termine finale dell'offerta oppure, nel caso in cui l'offerta speciale non sia

ancora cominciata, la data di inizio del periodo nel corso del quale si applicano il prezzo

speciale o altre condizioni particolari o, se del caso, che l'offerta speciale dipende dalla

disponibilità dei beni e servizi.

Una pubblicità comparativa dovrà quindi rispettare l’art. 22 ma anche i criteri dell’art. 19/2 ovvero:

 corrette sotto il profilo concorrenziale

 palese, veritiera e corretta

Il concetto di correttezza pubblicitaria è stato introdotta dal 74/92 ed allora si diceva che tale

correttezza era riferita solo alla concorrenza sleale, con il codice del consumo del 2005, il riferimento è

stato esteso alla pubblicità comparativa

COMPETENZA DELL’AUTORITÀ GARANTE

In ambito pubblicitario si tratta di diritti disponibili

L’autorità preposta al controllo della pubblicità, alla valutazione sulla conformità di una pubblicità al

codice del consumo. Un consumatore, quando una pubblicità viola il codice del consumo, deve

rivolgersi a tale autorità

L’Autorità è un’autorità quale si ricorre in quanto l’interesse alla

garante amministrativa alla

pubblicità corretta viene tutelata come interesse legittimo non diritto soggettivo. Il giudizio

dell’Autorità garante può essere impugnato davanti al TAR

Il provvedimento non è una sentenza ma un provvedimento amministrativo

Articolo 26 Tutela amministrativa e giurisdizionale.

1. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, istituita dall'articolo 10 della legge 10 ottobre

1990, n. 287, di seguito chiamata Autorità nella presente sezione, esercita le attribuzioni disciplinate

dal presente articolo.

2. I concorrenti, i consumatori, le loro associazioni ed organizzazioni, il Ministro delle attività

produttive, nonché ogni altra pubblica amministrazione che ne abbia interesse in relazione ai propri

compiti istituzionali, anche su denuncia del pubblico, possono chiedere all'Autorità che siano inibiti gli

atti di pubblicità ingannevole o di pubblicità comparativa ritenuta illecita ai sensi della presente

sezione, che sia inibita la loro continuazione e che ne siano eliminati gli effetti.

3. L'Autorità può disporre con provvedimento motivato la sospensione provvisoria della pubblicità

ingannevole o della pubblicità comparativa ritenuta illecita, in caso di particolare urgenza. In ogni

caso, comunica l'apertura dell'istruttoria all'operatore pubblicitario e, se il committente non è

conosciuto, può richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso il messaggio pubblicitario ogni

informazione idonea ad identificarlo. L'Autorità può inoltre richiedere all'operatore pubblicitario,

ovvero al proprietario del mezzo che ha diffuso il messaggio pubblicitario, di esibire copia del

26

messaggio pubblicitario ritenuto ingannevole o illecito, anche avvalendosi, nei casi di inottemperanza,

dei poteri previsti dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4, della legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. L'Autorità può disporre che l'operatore pubblicitario fornisca prove sull'esattezza materiale dei dati

di fatto contenuti nella pubblicità se, tenuto conto dei diritti o interessi legittimi dell'operatore

pubblicitario e di qualsiasi altra parte nella procedura, tale esigenza risulti giustificata, date le

circostanze del caso specifico. Se tale prova è omessa o viene ritenuta insufficiente, i dati di fatto

dovranno essere considerati inesatti.

5. Quando il messaggio pubblicitario è stato o deve essere diffuso attraverso la stampa periodica o

quotidiana ovvero per via radiofonica o televisiva o altro mezzo di telecomunicazione, l'Autorità, prima

di provvedere, richiede il parere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

6. L'Autorità provvede con decisione motivata. Se ritiene la pubblicità ingannevole o il messaggio di

pubblicità comparativa illecito accoglie il ricorso vietando la pubblicità non ancora portata a

conoscenza del pubblico o la continuazione di quella già iniziata. Con la decisione di accoglimento può

essere disposta la pubblicazione della pronuncia, anche per estratto, nonché, eventualmente, di

un'apposita dichiarazione rettificativa in modo da impedire che la pubblicità ingannevole o il

messaggio di pubblicità comparativa ritenuto illecito, continuino a produrre effetti.

7. Con la decisione che accoglie il ricorso l'Autorità dispone inoltre l'applicazione di una sanzione

amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 100.000 euro, tenuto conto della gravità e della durata della

violazione. Nel caso dei messaggi pubblicitari ingannevoli di cui agli articoli 24 e 25 la sanzione non

può essere inferiore a 25.000 euro (1).

8. Nei casi riguardanti messaggi pubblicitari inseriti sulle confezioni di prodotti, l'Autorità,

nell'adottare i provvedimenti indicati nei commi 3 e 5, assegna per la loro esecuzione un termine che

tenga conto dei tempi tecnici necessari per l'adeguamento.

9. La procedura istruttoria è stabilita, con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 1,

della legge 23 agosto 1988, n. 400, in modo da garantire il contraddittorio, la piena cognizione degli

atti e la verbalizzazione.

10. In caso di inottemperanza ai provvedimenti d'urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli effetti,

l'Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 50.000 euro. Nei casi di

reiterata inottemperanza l'Autorità può disporre la sospensione dell'attività di impresa per un periodo

non superiore a trenta giorni.

11. In caso di inottemperanza alle richieste di fornire le informazioni o la documentazione di cui al

comma 3, l'Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 20.000 euro.

Qualora le informazioni o la documentazione fornite non siano veritiere, l'Autorità applica una

sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 euro a 40.000 euro.

12. I ricorsi avverso le decisioni adottate dall'Autorità rientrano nella giurisdizione esclusiva del

giudice amministrativo. Per le sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alle violazioni del

presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nel capo I, sezione I, e

negli articoli 26, 27, 28 e 29 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. Il

pagamento delle sanzioni amministrative di cui al presente articolo deve essere effettuato entro trenta

giorni dalla notifica del provvedimento dell'Autorità.

13. Ove la pubblicità sia stata assentita con provvedimento amministrativo, preordinato anche alla

verifica del carattere non ingannevole della stessa o di liceità del messaggio di pubblicità comparativa,

la tutela dei concorrenti, dei consumatori e delle loro associazioni e organizzazioni è esperibile in via

giurisdizionale con ricorso al giudice amministrativo avverso il predetto provvedimento.

14. È comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario in materia di atti di concorrenza

sleale, a norma dell'articolo 2598 del codice civile, nonché, per quanto concerne la pubblicità

comparativa (ovvero non impedisce che tali comportamenti possano essere denunciato anche (quindi sia

l’uno che l’altro) al giudice ordinario qualora via sia anche il contegno di concorrenza sleale), in materia

di atti compiuti in violazione della disciplina sul diritto d'autore protetto dalla legge 22 aprile 1941, n.

633, e successive modificazioni, e del marchio d'impresa protetto a norma del decreto legislativo 10

febbraio 2005, n. 30, e successive modificazioni, nonché delle denominazioni di origine riconosciute e

protette in Italia e di altri segni distintivi di imprese, beni e servizi concorrenti.

(1) Comma così rettificato con Comunicato 3 gennaio 2006 (Gazz. Uff. 3 gennaio 2006, n. 2).

Quando la pubblicità è scorretta: sia quanto viola il 2598 che il codice del consumo. Il giudice ordinario

può quindi pronunciarsi, in materia di correttezza, sulla relazione della pubblicità scorretta in violazione

di norme imperative. Ciò consente al giudice oridinario che non è direttametne competente a giudicare

in relazione al codice del consumo ma essendo nella sua giurisdizione l’art. 2598, è sempre competente

27

2598/3 contiene una clausola generale che estende la competenza

(...inserire lezione mancante del 23.04.2007….)

PROSPETTO INFORMATIVO

Documento con il quale il soggetto comunica alla Consob con il quale vengono date informazioni …

prevede l’obbligo di redigere un

(D.lgs. 58/98 inserire in b.d.) TUF (Testo Unico della Finanza)

prospetto informativo

Azioni, titolo cartolare di credito il cui titolare è socio (organo rappresentativa: Assemblea societaria).

L’azionista partecipa gli utili ed alle perdite

Obbligazioni, titolo cartolare di credito che rappresentano un debito della società verso

l’obbligazionista il quale ha diritto agli interessi pagati dalla società mediante le cedole

deve essere sottoposto al vaglio della Consob la quale è un’autorità

Prospetto informativo

amministrativa indipendente (come ad. es. AGCOM, AGCM, ecc. alle quale lo stato affida determinati

settori amministrativi che non rispondono al Governo del loro operato in quanto non sono organi

politici, cadendo il Governo non vengono meno le predette autorità)

Sindaci, gli spettano funzioni di controllo sulla gestione effettuata dagli amministratori, segnalando atti

non conformi alla legge e sottoponendoli all’attenzione dell’assemblea ed eventualmente all’autorità

giudiziaria

Consob, vigile affinché le informazioni contenute non siano ingannevoli e sia redatto in conformità alla

legge. Valuta inoltre i messaggi pubblicitari utilizzati per il collocamento azionario

Le regole inerenti il prospetto informative sono diverse se il collocamento viene effettuato nei confronti

di banche e società finanziari

Terzo soggetto nell’ambito della responsabilità da prospetto informativa sono gli intermediari, coloro

che provvedono alla collocazione sul mercato dei titoli. Sono soggetti che provvedono a collocare sul

mercato i titoli i cui prospetti informativi sono redatti dalle società emittente e verificati dalla Consob

(perciò essi non partecipano né alla produzione né al controllo dei prospetti)

 SIM

 SICAV

 banche

 promotori finanziari, sono dipendenti delle società o agenti (lavoratore autonomo attuato

mediante contratto di agenzia, ovvero imprenditore autonomo che assume su di sé il rischio della

propria attività lavorativa)

Crack Enron, revisore Artur Andersen (...verificare….)

Propedeuticità dei controlli

1. Sindaci, controlli interno

2. Assemblea dei soci, controllo interno

3. Revisori contabili esterni, controllo esterno

4. controllo eventuale di correttezza da parte dei soggetti che effettuano il collocamento

OPA, è possibile solo se l’azionista raggiunge un determinato minimo percetuale

Disciplina della sollecitazione all’investimento

Articolo 94. 58/98 Obblighi degli offerenti.

1. Coloro che intendono effettuare una sollecitazione all'investimento ne danno preventiva

comunicazione alla CONSOB, allegando il prospetto (va immaginato come le condizioni generali del

contratto, una serie di informazioni nelle quale vengono date le informazioni sulle caratteristiche

sull’investimento che viene sollecitato ) destinato alla pubblicazione.

28

2. Il prospetto contiene le informazioni che, a seconda delle caratteristiche dei prodotti finanziari e

degli emittenti, sono necessarie affinché gli investitori possano pervenire a un fondato giudizio sulla

situazione patrimoniale, economica e finanziaria e sull'evoluzione dell'attività dell'emittente nonché sui

prodotti finanziari e sui relativi diritti.

Sistemi di controllo:

 Controllo per quote di maggioranza (scatole cinesi)

 Controllo per collegamento contrattuale

 Controllo per amministratori comuni

Articolo 96 58/98 Bilanci dell'emittente.

1. L'ultimo bilancio approvato e il bilancio consolidato (ovvero bilanci che comprendono anche le

società collegate. Ciò per evitare che fallimenti di un società controllante si ripercuotano sulle società

controllate senza che tale pericolo fosse prima evidente) eventualmente redatto dall'emittente sono

corredati delle relazioni nelle quali una società di revisione esprime il proprio giudizio ai sensi

dell'articolo 156. La sollecitazione all'investimento non può essere effettuata se la società di revisione

ha espresso un giudizio negativo ovvero si è dichiarata impossibilitata (si ha quando le informazioni

sono insufficiente o la contabilità non sia stata regolarmente tenuta) a esprimere un giudizio.

Articolo 21 58/98 Criteri generali.

1. Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori, i soggetti abilitati (banche, ecc) devono:

a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse dei clienti (quindi non delle

società emittenti) e per l'integrità dei mercati.

b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre

adeguatamente informati;

c) organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di

conflitto, agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento;

d) disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente

svolgimento dei servizi;

e) svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e adottare misure idonee a salvaguardare i

diritti dei clienti sui beni affidati.

2. Nello svolgimento dei servizi le imprese di investimento, le banche e le società di gestione del

risparmio possono, previo consenso scritto, agire in nome proprio e per conto del cliente.

Articolo 23 58/98 Contratti.

1. I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento e accessori sono redatti per iscritto (a

pena di nullità, c.d. di protezione, è una forma di garanzia per il cliente per consentirgli di avere

piena contezza del contenuto del contratto) e un esemplare è consegnato ai clienti. La CONSOB,

sentita la Banca d'Italia, può prevedere con regolamento che, per motivate ragioni tecniche o in

relazione alla natura professionale dei contraenti, particolari tipi di contratto possano o debbano essere

stipulati in altra forma. Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto è nullo.

2. È nulla ogni pattuizione di rinvio agli usi (che sarebbero (ma in questo caso non lo sono efficaci solo

sé ed in quanto richiamati) per la determinazione del corrispettivo dovuto dal cliente e di ogni altro

onere a suo carico. In tali casi nulla è dovuto.

3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 la nullità può essere fatta valere solo dal cliente (Nullità relativa

(es. anche codice del consumo) quanto può essere fatta valere dal consumatore).

La banca risponde anche in caso di illecito penale compiuto dal promotore finanziario dipendente della

banca

La responsabilità in tali casi può essere diversa (ad es. a seconda dei comportamenti posti in essere dal

collocatore, dalla sua qualifica (semplice dipendente o promotore):

1. precontrattuale, in relazione alla buona fede

29

2. contrattuale, 1223 e seguenti (no 1224 e 1225)

3. extracontrattuale, 2056, diverso dal danno contrattuale

Nella sentenza del 1990:

 viene respinta l’eccezione di prescrizione, significando che il termine quinquennale decorre, non

già dal momento dell’acquisto del titolo, bensì dal momento in cui è stato possibile far valere il

diritto

 viene riconosciuto il danno da interesse contrattuale negativo (danno emergente e lucro

cessante)

 viene riconosciuta una responsabilità precontrattuale

 Quindi, come: quanto investito, più quanto smobilizzato per l’acquisto dei titoli

1. Danno emergente,

viene riconosciuto il rendimento dell’investimento alternativo

2. Lucro cessante,

Duplice strategia processuale in caso di investimento fallimentare conseguente, ad. esempio, dei

crack finanziari recenti quali Parmalat, Cirio e Bond Argentini:

1. contro le società responsabili (Parmalat, Cirio, ecc.)

2. contro i promotori finanziari di tali titoli. In alcuni casi le banche erano creditrici delle predette

società e per poter rientrare dei loro crediti, vendevano i titoli oggetto dell’investimento

fallimentare. Due soggetti responsabili che svolgono il ruolo dei intermediazione:

 banca

 promotore finanziario che ha “venduto” il titolo

 altri soggetti che soffrono anch’essi d responsabilità

vengono inoltre coinvolti

Per ovviare i pericoli degli investimenti ci sono i prospetti informativi, ovvero: art. 94 TUF, è un

documenti che indicare:

1. la caratteristiche del soggetto emittente il titolo

dell’obbligazione

2. le caratteristiche

Distinzione:

 non erano oggetto di sollecitazione all’investimento, ma si

Cirio ( )e Bond Argentini (2000)

trattava di un collocamento privato, non soggetto ad approvazione della Consob e potevano

E’ prevista una “offering circular” che è una sorta di

essere venduti solo a investitori privati.

prospetto ma in versione ridotta

 oggetto di sollecitazione all’investimento e potevano

Parmalat (responsabilità dal 2000) era

essere venduti anche ai privati in quanto provvisti di prospetto informativo e verifica della

Consob

Articolo 94. Obblighi degli offerenti.

1. Coloro che intendono effettuare una sollecitazione all'investimento ne danno preventiva

comunicazione alla CONSOB, allegando il prospetto destinato alla pubblicazione.

2. Il prospetto contiene le informazioni che, a seconda delle caratteristiche dei prodotti finanziari e

degli emittenti, sono necessarie affinché gli investitori possano pervenire a un fondato giudizio sulla

situazione patrimoniale, economica e finanziaria e sull'evoluzione dell'attività dell'emittente nonché sui

prodotti finanziari e sui relativi diritti.

3. Quando la sollecitazione riguarda prodotti finanziari non quotati né diffusi tra il pubblico ai sensi

dell'articolo 116, la pubblicazione del prospetto è autorizzata dalla CONSOB secondo le modalità e nei

termini da essa stabiliti con regolamento. Negli altri casi, la CONSOB, entro quindici giorni dalla

comunicazione, può indicare agli offerenti informazioni integrative da inserire nel prospetto e

specifiche modalità di pubblicazione dello stesso. Decorso tale termine, gli offerenti possono procedere

alla pubblicazione (1).

4. Gli offerenti hanno facoltà di chiedere il rilascio dell'autorizzazione prevista dal comma 3, ai fini del

riconoscimento all'estero del prospetto pubblicato in Italia.

30

5. Tenuto anche conto delle caratteristiche dei singoli mercati, la CONSOB, su richiesta della società di

gestione del mercato, può affidarle compiti inerenti al controllo del prospetto per sollecitazioni

all'investimento riguardanti strumenti finanziari quotati ovvero oggetto di domanda di ammissione alla

quotazione in un mercato regolamentato.

5-bis. La CONSOB determina quali strumenti o prodotti finanziari, quotati in mercati regolamentati

ovvero diffusi fra il pubblico ai sensi dell'articolo 116 e individuati attraverso una particolare

denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, devono avere un contenuto tipico

determinato .

In seguito al Crack è stato introdotto l’art 100 bis attribuendo una responsabilità di carattere

precontrattuale per responsabilità da prospetto informativo

Articolo 100/bis. Circolazione dei prodotti finanziari.

1. Nei casi di sollecitazione all'investimento di cui all'articolo 100, comma 1, lettera a), e di successiva

circolazione in Italia di prodotti finanziari, anche emessi all'estero, gli investitori professionali che li

trasferiscono, fermo restando quanto previsto ai sensi dell'articolo 21, rispondono della solvenza

dell'emittente nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali, per la durata di un

anno dall'emissione. Resta fermo quanto stabilito dall'articolo 2412, secondo comma, del codice civile.

2. Il comma 1 non si applica se l'intermediario consegna un documento informativo contenente le

informazioni stabilite dalla CONSOB agli acquirenti che non siano investitori professionali, anche

qualora la vendita avvenga su richiesta di questi ultimi. Spetta all'intermediario l'onere della prova di

tecniche dell’investitore, ovvero

(Il dovere di informazione prescinde completamente dalle conoscenze

esiste un’unica categoria, quella degli investitori. Anche la dicitura “titolo acquistato presso il mercato

non regolamentato” non vale ad eludere la responsabilità informativa della banca) aver adempiuto agli

obblighi indicati dal presente comma

Ovvero si è attribuita una responsabilità alla banca in relazione al dovere informativo che non si

esaurisce solo nella consegna del titolo. Se la banca è a conoscenza di fatti che rendono “pericoloso” il

all’investitore privato

titolo deve comunicarlo che corrisponde all’interesse

Il danno della banca relativo ad una responsabilità precontrattuale,

contrattuale negativo,

Il danno è rapportabile all’intero capitale investito quanto c’è un inadempimento contrattuale

e investitore c’è generalmente un

Fra banca contratto quadro (di mandato, di consulenza, di

ovvero l’investitore è un cliente della banca. La

amministrazione titoli, di negoziazione titoli),

(contratto “mamma”) che si instaura fra banca e cliente

relazione negoziale viene attuato poi dai singoli

investimenti (contatti “figli”). Con la relazione negoziale sorgono tutti gli obblighi informativi della

bancha nei confronti dell’investitore ed a questo punto, una mancanza informativa (questa è già una

fase contrattuale) diviene un inadempimento contrattuale, rendendo perciò la banca responsabile per

l’intero capitale investito

Tale inadempimento consente lo scioglimento del contratto di acquisto del titolo, ovvero la risoluzione

che ha effetti retroattivi. Una pronuncia di risoluzione per inadempimento si risolve il singolo ordine con

la restituzione dell’investimento

effetto retroattivo (ex tunc), consentendo

All’azione di risoluzione è accessoria l’azione di ripetizione dell’investimento

Quindi due strade

1. Risoluzione, già vista

2. Invalidità (si tratta di domande fra loro cumulabili, sebbene la Cassazione ha emesso pronunce

relative principalmente alla risoluzione per inadempimento):

 Nullità per violazione agli art. 94 e ss. del TUF (sono norme imperative a carattere

pubblicistico che dettano regole di comportamento che generano inadempimento)

 per difetto di forma (laddove l’investitore voglia comunque eseguire un

Nullità

investimento inadeguato, la banca deve ricevere un secondo ordine, ovvero, se si tratta di

ordine verbale deve essere registrato). Per forma può intendersi anche una modalità di

informazione e il contratto non si è compiutamente formato con le modalità ex lege. La

31

è’ qualsiasi comportamento predeterminato dalla legge, il contratto

forma del contratto

formatosi ne mancato rispetto della modalità in formativa è assenza del requisito della

forma

 mancanza dell’accordo

Nullità per

 mancanza dell’oggetto

Nullità per

 (sulla natura o sull’oggetto del contratto)

Annullabilità 1429 1439¸ errore essenziale o

dolo (se vi è raggiro)

 l’investitore deve provare che la

Annullabilità per conflitto di interessi, banca aveva un

proprio interesse in conflitto con quelli dell’investitore

Nota: genera nullità la violazione di norme imperative che sono necessarie per la validità del contratto,

in relazione al fatto che il messaggio possa turbare i cittadini

32

40 ANNI DELL’AUTODISCIPLINA

ESITI DELLA MOSTRA SUI PUBBLICITARIA

Nota: catalogo “Pubblicità con giudizio” (peraltro titolo della mostra)

Funzione (aspetto economico) e ruolo dell’autodisciplina:

Il diritto della pubblicità e cresciuto smisuratamente da quando organismi pubblici se ne sono occupati.

nasce dall’interno del mondo degli operatori, su base convenzionali si è creato un

Autodisciplina:

sistema volto a predisporre delle procedere per intervenire sui messaggi ritenuti non conformi

Il ns. sistema è quello che ha assunto la veste più giuridica di tutti, basandosi:

 sui contratti,

 su norme giuridiche contenute nel codice di autodisciplina

 ecc.

Le motivazioni assunte dal Giurì sono basate prevalentemente su ragioni giuridiche. Si sono dovuti

dotare di strutture adatte per capire se il lancio della campagna pubblicitaria era corretto.

Priorità: possibilità di giudicare messaggi sia per quanto attiene alla loro correttezza intesa come verità,

ma anche per ciò che attiene la tutela della sfera non economica ma etica del cittadino

Emettere un giudizio sulla ingannevolezza di un messaggio ha come presupposto la verifica del

messaggio sulla veridicità del messaggio tuttavia alcuni giudizi sono opinabili in quanto non tutto è

valutabile nella dicotomia di vero e falso

È fondamentale non confondere la correttezza del messaggio dalla gradevolezza del messaggio

Il messaggio pubblicitario non è un prodotto della ‘artista, sebbene possa avere velleità artistiche, ma

non per questo rileva come prodotto della manifestazione del pensiero; ciò in quanto è uno strumento

accessorio all’attività economica. Nasce prima l’obbiettivo economico e successivamente la necessità

della qualità artistica

Tecnicalità: la ripetitività del messaggio, in quanto viene diffuso in modo elevato, al di sotto di una

certa diffusione ha poco effetto. Esso è invasivo

Pervasività: capacità di raggiungere un gran numero di utenti e li raggiunge anche se non desiderano

vederlo. Ciò comporta che il messaggio pubblicitario e gli operatori del settore debbano farsi carico

nella creazione di messaggi di questa caratteristica della pubblicità.

Il messaggio pubblicitario è l’ultimo prodotto di una catena e il blocco della pubblicità è un danno

gnomico importante per l’azienda interessata

Il codice di autodisciplina è un sistema alternativo ma l’UE richiede che il consumatore possa

comunicare con chi si occupa di autodisciplina

Istituto di autodisciplina pubblicitaria: la mostra era suddivisa in sei sezione

Tutto ciò che ha a che fare con la sfera sessuale vengono valutate con freddezza dal Giurì. La domanda

vi sono temi preclusi alla pubblicità? La risposta è no, il punto è come si rappresenta il tema

Il giurista deve farsi portatore di un comune sentire e i comportamenti sessuali considerati ancora

trasgressivi, devono essere valutati dal giurista come parametro di riferimento

Nella valutazione della pubblicità bisogna prescindere dalle valutazioni personali e soggettive ma deve

essere valutato in modo oggettivo ed necessariamente in relazione all’impatto che la pubblicità ha sul

pubblico e il fatto che tali pubblicità possano screditare la pubblicità nel suo insieme

Ruffolo:

Uno degli intenti è la tutela della pubblicità in sé anche se vi sono ovviamente altri obiettivi. Talune

pubblicità sono scorrette perché offendono la pubblicità nel suo complesso (Ruffolo). Si tratta di una

dignità della pubblicità che va tutela, tale tutela è uno dei corollari del plagio pubblicitario in sé, ovvero

anche la copia di una pubblicità

Inversione dell’onere della prova: l’inserzionista deve sempre poter provare la veridicità della propria

pubblicità

Comparazione: per essere lecita deve comparare aspetti rilevanti e comunque aspetti omogenei fra loro.

È necessario anche non cadere nell’eccesso di denigrazione

tali pubblicità sono spesso condannate quanto collegano l’utilizzo di alcool al

Bevande alcoliche:

successo sessuale, alla prestazioni sportive, ecc.. Nota: le aziende produttive di alcool hanno limitato tali

esagerazione


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Docente: Berti Carlo
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BalboFonseca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Berti Carlo.

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