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Diritto dell'Unione Europea - il processo dell'integrazione europea Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto dell'Unione Europea per l'esame del professor Converti sul processo dell'integrazione europea. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il processo d' integrazione europea (le leggi comunitarie e la ratifica dei trattati internazionali).

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. A. Converti

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PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

La situazione politico-economica degli stati europei alla fine del secondo conflitto mondiale era gravemente

compromessa. La ricostruzione economica di questi era il problema principale di tutti gli stati del continente ma

anche (e soprattutto) degli Stati Uniti d’America per due motivi:

profilo economico: la ripresa economica dell’Europa avrebbe permesso la creazione di nuovi mercati verso i

♪ quali orientare le esportazioni statunitensi.

Profilo politico: non mancavano negli Stati Uniti coloro che vedevano nella ricostruzione dell’Europa una fascia

♪ di stati legati economicamente e politicamente all’America

In questo contesto si inseriva la proposta di aiuti all’Europa avanzata degli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra

che ha trovato espressione ufficiale nel discorso pronunciato dal segretario di stato americano, generale Marshall,

il 5 giugno 1947. Tale proposta incontrò il favore delle principali potenze dell’Europa occidentale (Gran Bretagna e

Francia) che si fecero promotrici di una conferenza internazionale destinate a creare i presupposti per usufruire

dell’aiuto economico statunitense. Al piano Marshall finirono per aderire 16 stati europei che il 16 aprile del 48’

istituirono l’OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) con sede a Parigi. Tale organismo mirava

ad attuare le soluzioni più idonee a creare un programma di ricostruzione economica e di sviluppo della produzione

industriale attraverso la liberalizzazione degli scambi commerciali internazionali tra i paesi membri. L’OECE non era

in grado di fronteggiare le esigenze di una più stretta collaborazione economica fra i maggiori stati europei che era

essenziale per lo sviluppo della loro economia. Esigenze avvertite maggiormente dalla Francia e dalla Germania, la

quale cercava un accordo con il governo francese per riavere il controllo della produzione dell’acciaio e il carbone.

Inizialmente la Francia si dimostrava contraria ma nel 1950 il governo avanzò alla RFT la proposta di mettere in

piano Schuman

comune le risorse europee nella produzione del carbone e dell’acciaio ( ). Tale proposta era aperta a

tutti i paesi europei. La Gran Bretagna rifiutò immediatamente. Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi e Italia aderirono.

Il negoziato relativo al piano Schuman portò nel 1951 ala firma, tra i sei governi rappresentanti, di un trattato che

CECA

istituiva la (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) con lo scopo di porre fine all’antagonismo franco-

tedesco e sviluppare la creazione del carbone e dell’acciaio creando un mercato comune senza ostacoli alle frontiere

e senza impedimenti alla libera concorrenza. Il trattato istitutivo prevedeva una Alta Autorità CECA cui era

affidato il potere esecutivo ma anche normativo, una Corte di Giustizia (potere giurisdizionale), un’Assemblea con

poteri consultivi e di controllo politico. Alla CECA hanno successivamente aderito Gran Bretagna, Irlanda,

Danimarca, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria, Svezia e Finlandia. Firmato per un periodo di 50 anni, il trattato

CECA è pervenuto a scadenza nel 2002 e tutte le sue attività sono confluite nella CE.

CED

Contemporaneamente alla CECA, nel 1952 a Parigi venne istituita la (Comunità Europea di Difesa) che

prevedeva l’integrazione dei corpi d’armata dei 6 stati membri (Germania, Francia, Italia, Belgio, Lussemburgo, Paesi

Bassi) sottoposti al comando di un Commissariato nominato di comune accordo e investito di poteri di controllo e di

azione. Il trattato non entrò mai in vigore per la mancata ratifica da parte del Parlamento francese; soltanto con la

firma del trattato di Maastricht si è tentato di rilanciare la cooperazione nel campo della politica estera e della

difesa comune (PESC).

Il 12 aprile del 56’ vennero presentati due progetti:

la creazione di un mercato comune, CEE.

♪ La creazione di una comunità europea dell’energia atomica, CEEA o EURATOM.

CEE o Comunità Economica Europea: istituita con il Trattato di Roma nel 1957, aveva come obiettivo principale

l’instaurazione di un mercato comune, tra gli stati aderenti (all’epoca soltanto 6), in cui avrebbero avuto libera

circolazione i vari fattori della produzione. Con il Trattato di Maastricht si è deciso di cambiare denominazione in

Comunità europea per sottolineare che non si tratta solo di un’unione di tipo economico. L’approdo ad un mercato

comune presupponeva la creazione di un’unione doganale tra gli stati, unione che fu realizzata nel 1968 con

l’instaurazione di una tariffa doganale comune. Ciò nonostante si era ancora troppo lontani dalla effettiva libera

circolazione delle merci, dei capitali, delle persone. Tale trattato a differenza della CECA ,che prevedeva un

termine di durata, è a tempo illimitato.

CEEA o Comunità Europea dell’Energia Atomica (detta anche EURATOM): istituita contemporaneamente alla CEE

dal Trattato di Roma del ’57 si propone di elaborare, nel campo degli utilizzi pacifici dell’energia nucleare, una

politica comune che garantisca la sicurezza degli approvvigionamenti, la diffusione delle conoscenze e la sicurezza

delle installazioni. Malgrado sia ancora operativa, la CEEA fa sentire sempre meno la sua presenza nell’ambito

comunitario.

I trattati istitutivi delle Comunità europee avevano creato, per ciascuna organizzazione, delle istituzioni diverse,

Trattato sulla fusione degli esecutivi

seppur con funzioni sostanzialmente simili. Soltanto con la firma del nel 1965

si giunse alla riunificazione degli organi esecutivi (commissione CEE ed EURATOM e Alta autorità CECA) e di quelli

legislativi (i tre Consigli). Il Parlamento Europeo e la Corte di Giustizia, invece, sono già nati come organi comuni alle

tre organizzazioni.

Negli anni ’70 il processo di integrazione europea è stato caratterizzato dall’adesione alla Comunità di altri stati

quali la Danimarca, la Gran Bretagna e l’Irlanda, alcune delle quali avevano già provato ad entrare nella CE ma

ebbero risposta negativa perchè appartenenti ad un’associazione di libero scambio creata nel 1959:l’EFTA.

* La Gran Bretagna decise di non partecipare ai negoziati del 1950 che seguirono al piano Schuman e che

portarono alla nascita della CECA. Solo nel 1961 il governo decise di avanzare una domanda di adesione che si

scontrò con il veto di De Gaulle (per ben 2 volte, nel ’63 e nel ’67), preoccupato delle relazioni troppo strette con

gli Stati Uniti. L’adesione della Gran Bretagna infatti avrebbe accentuato l’influenza americana in Europa. La

concezione gaullista che privilegiava un’Europa delle patrie rispetto alla creazione di un’Europa federale, portò ad

crisi della sedia vuota

un duro confronto con le istituzioni comunitarie che culminò nella cd. (assenza e

boicottaggio delle sedute degli organi comunitari con l’arresto dell’attività della Comunità. Si protrasse per 6

Compromesso di Lussemburgo

mesi). La crisi fu formalmente risolta dal : stabilì che il principio dell’unanimità

avrebbe sostituito il criterio del voto di maggioranza tutte le volte in cui sarebbero stati in gioco interessi molto

importanti anche per uno solo degli stati membri. Si evitò di specificare chiaramente quali interessi potevano

essere definiti come “molto importanti”, lasciando agli stati un ampio margine di libertà di scelta.

Nel 1980 si aggiunse anche la Grecia la cui proposta fu immediatamente presa in considerazione nonostante

continuassero a sussistere gravi difficoltà di ordine economico. Nel 1985 aderirono Spagna e Portogallo nonostante

fu difficile accertare le loro condizioni economiche.

Atto Unico Europeo : firmato a Lussemburgo il 17 febbraio 1986 da nove Stati membri e il 28 febbraio 1986 dalla

Danimarca, dall'Italia e dalla Grecia, costituisce la prima modifica sostanziale del trattato che istituisce la

Comunità economica europea (CEE). L'AUE è entrato in vigore il 1° luglio 1987. L’obiettivo più importante era la

realizzazione entro il 31 dicembre 1992 del mercato interno, cioè di uno spazio senza frontiere interne nel quale

fosse assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. L’atto Unico ha previsto

modifiche istituzionali, fra cui:

Il passaggio dall’unanimità alla maggioranza qualificata per le decisioni del Consiglio nel mercato interno, della

♪ politica sociale, della coesione economica…

L’assegnazione al Parlamento europeo di un potere di parere conforme in materia di adesione e per gli accordi

♪ di associazione.

* Procedura del parere conforme : consente al Parlamento europeo di esprimere il proprio accordo o disaccordo

in merito all’approvazione di determinati atti proposti dal Consiglio dell’UE. Il Consiglio non può legiferare in

alcune materie se il Parlamento non concorda pienamente con il contenuto dell’atto. In mancanza di tale parere

favorevole l’atto non può essere adottato.

L’introduzione di una procedura di cooperazione tra la Commissione, il Parlamento e il Consiglio.

♪ Procedura di cooperazione

* : attribuisce al Parlamento il potere di chiedere delle modifiche alle posizioni comuni

del Consiglio, sebbene a questi spetti cmq la decisione finale. La procedura di cooperazione prevede una doppia

lettura del parlamento in merito agli atti che il Consiglio deve emanare.

Durante la prima lettura, il Parlamento esamina una proposta della Commissione ed esprime un parere

accompagnato da proposte di modifica. La Commissione valuta le modifiche e trasmette la proposta al Consiglio

che, deliberando a maggioranza qualificata, adotta una posizione comune.

In fase di seconda lettura il Parlamento può:

approvare la posizione comune o non pronunciarsi entro il termine stabilito . In tal caso i Consiglio adotta

 l’atto conformemente alla posizione comune.

rigettare il testo adottato dal Consiglio a maggioranza assoluta dei suoi membri.

 apportare emendamenti , a maggioranza assoluta dei suoi membri, alla posizione del Consiglio. L’obiettivo di

 queste modifiche mira al ripristino totale o parziale della posizione approvata dal Parlamento in prima

lettura, in moda da assicurare la coerenza della sua posizione nelle due fasi.

Nell’ultimo caso, la Commissione riesamina entro un mese la posizione comune e la trasmette al Consiglio,

corredata delle modifiche proposte dal Parlamento che ha ritenuto di accogliere.

Il consiglio può entro tre mesi accogliere la proposta riesaminata deliberando a maggioranza qualificata,

adottare (deliberando all’unanimità) l’originaria posizione senza tener conto degli emendamenti del Parlamento,

modificare la proposta riesaminata e adottare l’atto all’unanimità

Istituzionalizzazione del Consiglio europeo

♪ La creazione di un Tribunale di primo grado che ha affiancato la Corte di giustizia.

Trattato di Maastricht : è il documento firmato a Maastricht nel 1992 dai rappresentanti degli stati membri, la cui

denominazione ufficiale è Trattato sull’Unione europea. La portata innovativa di questo trattato risiede nella nuova

struttura a tempio dell’UE, composta da tre pilastri: la dimensione comunitaria (CE), la politica estera e di sicurezza

comune (PESC) e la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (GAI). Il primo pilastro è di tipo

comunitario: l’obiettivo dell’integrazione è perseguito attraverso gli strumenti decisionali che si fondano sulla

dialettica tra le istituzioni politiche (Parlamento, Commissione); il secondo ed il terzo pilastro sono, invece,

intergovernativi: la cooperazione è perseguita attraverso strumenti del diritto internazionale (accordi).

* Pilastri dell’UE: espressione comunemente usata nel linguaggio comunitario per descrivere la struttura

tripolare dell’UE così come delineata dal trattato di Maastricht. Sono:

dimensione comunitaria

La , disciplinata dalle disposizioni contenute nei trattati istitutivi delle comunità

 europee.

PESC

la : è una politica volta ad incentivare una maggiore cooperazione tra gli Stati comunitari in materia

 di politica estera, sicurezza militar e di difesa comune. Entra a far parte degli obiettivi comunitari con il

trattato di Maastricht, anche se gestita al di fuori delle strutture istituzionali delle Comunità. Gli articoli

relativi alla PESC (art. 11-28) non sono integrati nei trattati istitutivi. Si prefigge diversi obiettivi:

la salvaguardia dei valori comuni, degli interessi fondamentali, dell’indipendenza e dell’integrità

● dell’Unione in conformità con la carta delle Nazioni Unite

il rafforzamento con ogni misura possibile dell’Unione

● il mantenimento della pace ed il rafforzamento della sicurezza internazionale in conformità con la

● carta delle Nazioni Unite

la promozione della cooperazione internazionale

● lo sviluppo ed il consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, il rispetto dei diritti

● umani e delle libertà fondamentali

Gli strumenti attraverso i quali è attuata la PESC sono elencati all’art. 12 del Trattato sull’UE. Si tratta di:

principi e orientamenti generali; strategie, azioni, e posizioni comuni; cooperazione sistematica. Il principio

generale in materia di adozione degli atti relativi alla PESC è stabilito dall’art. 23, che impone sempre

l’unanimità in seno al Consiglio dell’Unione, salvo limitate eccezioni (nomina di un rappresentante speciale

dell’UE, decisioni relative all’attuazione di un’azione comune).

 GAI . Fu creato nel 1992 con il Trattato di Maastricht con il nome di Giustizia e affari interni (Gai): nel

1999 con il Trattato di Amsterdam trasferì le aree dell'immigrazione illegale, dei visti, dell'asilo e della

cooperazione giudiziaria in materia civile nel primo pilastro (Comunità Europea). Dopo il ‘99 si deve parlare

quindi più propriamente di "Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale".

Nel quadro dello spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, si prefigge di garantire un livello di

protezione elevato dei cittadini dell'Unione europea favorendo e rafforzando una cooperazione rapida ed

efficace delle autorità giudiziarie e di polizia (articolo 29 del trattato sull'Unione europea).

Essa intende prevenire ma anche lottare contro il razzismo e la xenofobia da un lato e, dall'altro, la

criminalità organizzata, in particolare il terrorismo, la tratta degli esseri umani, i crimini contro i bambini

e il traffico di droga e di armi, la corruzione o la frode.

Viene applicata soprattutto per mezzo delle agenzie create dall'Unione nel quadro del terzo pilastro

(Eurojust, Europol e la Rete giudiziaria europea).

Un passo avanti nello sviluppo della GAI, necessario per costruire lo " Spazio di libertà, di sicurezza e di

giustizia" dell'Unione, si avrà con l'adozione della Costituzione Europea che prevede l'abolizione dei tre

pilastri e la "comunitarizzazione" della GAI che funzionerà con il Metodo comunitario.

Importantissima, inoltre, l'introduzione dell'Unione Economica e Monetaria che ha portato in meno di dieci anni (il

1 gennaio 2002) all'introduzione di una moneta unica per i 12 paesi che a tale unione hanno poi aderito: l'Euro. Al suo

timone si è collocata la Banca Centrale europea. Gli stati che hanno aderito il 1° maggio ’04 non adotteranno, per il

momento, l’euro come moneta nazionale. Il loro ingresso è rimandato fino a quando non dimostreranno di poter

rispettare pienamente i criteri di convergenza stabiliti a Maastricht. Gli indicatori di rispetto dei criteri di

inflazione

convergenza sono: l’ , il tasso di inflazione rilevato in tutti gli stati membri non può superare di 1,5% quello

finanze pubbliche

dei 3 stati membri con il più basso tasso rilevato su base annua; le , l’indebitamento della pubblica

amministrazione non deve essere superiore al 3% del PIL; i tassi di interesse, non devono essere superiori del 2%

moneta

rispetto a quelli che possono vantare la migliore performance in termini di stabilità di prezzi; la , nei due

anni precedenti alla verifica dei criteri di convergenza la moneta nazionale non deve aver subito svalutazioni

volontarie.

Altre innovazioni molto significative sono: l’istituzione della cittadinanza europea (diritto di ogni cittadino dell’UE di

circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri), l’affermazione del principio di sussidiarietà,

l’ampliamento delle politiche comunitarie (sanità pubblica, educazione e cultura), la revisione dei poteri attribuiti ad

alcune istituzioni comunitarie –in particolare- l’ampliamento delle funzioni del Parlamento europeo (procedura di

codecisione).

*Procedura di codecisione: rappresenta un’assoluta novità in campo legislativo, per la prima volta, il Parlamento

europeo e il Consiglio dell’UE sono posti sullo stesso piano. Tale iter si articola in diverse fasi:

1° fase. Secondo l’art. 251 la proposta legislativa della Commissione viene presentata al Consiglio e al

● Parlamento europeo, che formula un proprio parere. Se il parere non contiene emendamenti al testo

iniziale o se il Consiglio accetta tutte le modifiche proposte, l’atto può essere immediatamente adottato.

Se ciò non avviene il Consiglio delibera a maggioranza qualificata una posizione comune che verrà

sottoposta all’esame del Parlamento.

2° fase. Il Parlamento può entro tre mesi:

● a) approvare o non pronunciarsi. In ogni caso il Consiglio adotterà l’atto.

emendare la posizione comune, a maggioranza assoluta. Il Consiglio, entro tre mesi, può approvare

b) gli stessi (a maggioranza qualificata se sono stati accettati dalla Commissione altrimenti

all’unanimità) oppure avviare una procedura di conciliazione;

c) respingere la posizione comune a maggioranza assoluta. Anche in questo caso è prevista la

procedura di conciliazione.

3° fase. Interviene il Comitati di conciliazione, composta dai membri del Consiglio e dai rappresentanti del

● Parlamento europeo. Esso ha il compito di predisporre un testo di compromesso, alla cui stesura partecipa

anche la Commissione con funzione di mediatore. Se non si raggiunge un compromesso il testo è

definitivamente abbandonato. Se invece è predisposto un testo comune:

a) può essere adottato dal Consiglio (a mag. qualificata) e dal Parlamento (a mag. assoluta) nel termine

di 6 settimane dalla scadenza del tempo concesso al Comitato di conciliazione;

b) non si riesce a raggiungere un accordo tra Parlamento e Consiglio e il testo è abbandonato.

*Principio di sussidiarietà: “Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene,

secondo il principio di sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non

possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati e possono dunque, a motivo delle dimensioni e degli

effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario”

Il Trattato di Maastricht ha anche introdotto la figura del Mediatore europeo. È nominato dopo ogni elezione del

Parlamento per la durata della legislatura e dispone di un mandato rinnovabile. Per tutta la durata del suo mandato

non può esercitare alcuna attività professionale. È abilitato a ricevere le denunce di qualsiasi cittadino dell'Unione

europea o di qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o che abbia la sede sociale in uno Stato membro,

denunce che devono riguardare casi di cattiva amministrazione nell'operato delle istituzioni o degli organi

comunitari (salvo la Corte di giustizia ed il Tribunale di primo grado). Si parla di cattiva amministrazione quando

un’istituzione omette di compiere un atto dovuto, ad esempio, il rifiuto di fornire informazioni, di un ritardo

amministrativo ingiustificato, di un trattamento iniquo o discriminatorio o di una mancanza di trasparenza.

Il mediatore può aprire un'indagine di sua iniziativa o in seguito ad una denuncia. Le denunce possono essere

trasmesse direttamente al mediatore o tramite un deputato europeo. Qualora il mediatore constati un caso di

cattiva amministrazione egli ne investe l'istituzione interessata, procede alle indagini, ricerca una soluzione che

possa rimuovere il problema e propone eventualmente raccomandazioni a cui l'istituzione è tenuta a rispondere

entro tre mesi con un parere circostanziato. Se l'istituzione interessata non accetta di tenere conto delle

raccomandazioni proposte, non può in alcun caso imporre una soluzione. Tuttavia potrà trasmettere una relazione

speciale sulla questione al Parlamento europeo affinché prenda le misure necessarie.

Il mediatore presenta al Parlamento europeo una relazione annuale sulle indagini svolte.

Trattato di Amsterdam : è il terzo trattato con il quale sono state apportate modifiche significative ai trattati

istitutivi delle Comunità europee.

Il trattato di Amsterdam è il risultato della Conferenza intergovernativa lanciata il 29 marzo 1996 in occasione del

Consiglio europeo di Torino. Esso è stato adottato dal Consiglio europeo di Amsterdam (16 e 17 giugno 1997) e

successivamente firmato, in data 2 ottobre 1997, dai ministri degli affari esteri dei quindici Stati membri. È

entrato in vigore il 1° maggio 1999 (primo giorno del secondo mese successivo alla ratifica da parte dell'ultimo

Stato membro) in seguito alla ratifica da parte di tutti gli Stati membri secondo le loro rispettive norme

costituzionali.

La più importante novità nell’ambito delle politiche comunitarie è l’impegno assunto per la promozione di un più alto

livello occupazionale; nel trattato istitutivo della Comunità europea è stato aggiunto un nuovo titolo dedicato

interamente alle politiche occupazionali.

Le innovazione più significative di tale trattato sono sicuramente quelle che hanno radicalmente trasformato la

cooperazione in materia di giustizia e affari interni. Quasi tutti i settori che rientravano nel terzo pilastro sono

stati trasferiti nel primo, comunitarizzando materie che in precedenza erano state trattate esclusivamente in

ambito intergovernativo (rilascio di visti, concessione d’asilo, cooperazione doganale e più in generale tutte le

questioni attinenti alla libertà di circolazione delle persone). La radicale modifica delle disposizioni contenute nel

Trattato sull’UE si riflette anche nella nuova denominazione. Non più CGAI, ma Cooperazione in materia di Polizia e

Giudiziaria in materia Penale.

Comunitarizzazione

* : con questo termine si indica il sistema secondo cui un determinato settore che,

nell'assetto istituzionale dell'Unione, è soggetto al metodo intergovernativo (secondo e terzo pilastro), viene

trasferito al metodo comunitario (primo pilastro). Il metodo comunitario si basa sull'idea secondo cui la difesa

dell'interesse generale dei cittadini dell'Unione è meglio garantita quando le istituzioni comunitarie svolgono

appieno il loro ruolo nel processo decisionale, sempre nel rispetto del principio di sussidiarietà. La Costituzione

europea, in via di ratifica, prevede la fusione dei tre pilastri esistenti, pur conservando procedure particolari

nel settore della politica estera e di sicurezza (PESC) e della politica di difesa. Ciò consentirà di

comunitarizzare la maggior parte dei settori che, per il momento, sono retti dal metodo governativo.

Il trattato di Amsterdam formalizza anche la possibilità di una integrazione differenziata attraverso il meccanismo

della “cooperazione rafforzata”. Questo principio attribuisce agli stati membri che intendono perseguire

determinate politiche comuni, la possibilità di procedere anche in assenza di una volontà comune. Le prime

esperienze di cooperazione al di fuori del quadro comunitario si sono avute nell’ambito della libera circolazione delle

persone con la firma della convenzione di Schengen da parte di soli 5 stati e con l’unione economica monetaria, che

ha visto l’esclusione della Grecia per il mancato rispetto dei criteri di convergenza e la deroga per Danimarca e GB.

Le condizioni necessarie per attivare la cooperazione rafforzata sono:

sia diretta a promuovere la realizzazione degli obiettivi dell'Unione e della Comunità, a proteggere e servire i loro

● interessi e a rafforzare il loro processo d'integrazione

rispetti il quadro istituzionale unico dell'Unione;

● rispetti i limiti delle competenze dell'Unione o della Comunità e non riguardi i settori che rientrano nell'ambito

● della competenza esclusiva della Comunità.

riunisca almeno otto Stati membri;

● rispetti le competenze, i diritti e gli obblighi degli Stati membri che non vi partecipano;

● sia aperta a tutti gli Stati membri

La procedura di autorizzazione della cooperazione rafforzata presenta diversità a seconda dei pilastri considerati.

Nel primo l’iniziativa spetta alla Commissione su richiesta degli stati interessati. Il Consiglio decide a maggioranza

qualificata, previa consultazione del Parlamento.

Nel secondo la richiesta è formulata dagli stati direttamente al Consiglio. Essa è rinviata alla Commissione per un

parere relativo alla sua coerenza con le politiche dell’unione, e al Parlamento a soli fini informazione. Il Consiglio

delibera a maggioranza qualificata. In questo pilastro è previsto il c.d. “freno di emergenza”: uno stato può opporsi

alla delibera per speciali e importanti motivi di politica nazionale. Il “freno” era previsto anche nel I e nel III

pilastro ma è venuto meno con il trattato di Nizza.

Nel terzo pilastro la richiesta è trasmessa dagli stati interessati alla Commissione che ha la facoltà di proporre o

meno una proposta. La Commissione ha l’obbligo di motivare la mancata presentazione della proposta. In questo caso

gli stati possono rivolgersi direttamente al Consiglio per ottenere l’autorizzazione.

Trattato di Nizza : ha modificato il Trattato di Maastricht e i Trattati di Roma. È stato approvato al Consiglio

europeo di Nizza l'11 dicembre 2000 e firmato il 26 febbraio 2001. Dopo essere stato ratificato dagli allora 15

stati membri dell'Unione europea è entrato in vigore il 1° febbraio 2003.

Obiettivo principale del trattato era quello di studiare il nuovo assetto istituzionale da conferire all’Unione in

previsione di un allargamento che avrebbe portato l’Unione europea da 15 a 25 stati.

L'adesione di un nuovo Stato all'Unione europea è regolamentata dall'articolo 49 del trattato sull'Unione

europea. Uno Stato che desideri divenire membro dell'Unione deve ottemperare a due condizioni precise:

essere uno Stato europeo;

● rispettare i principi di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

● nonché dello Stato di diritto (articolo 6 § 1 del trattato sull'Unione europea).

L'adesione viene decisa dal Consiglio il quale si pronuncia all'unanimità previa consultazione della Commissione e

sulla base di un parere conforme del Parlamento europeo.

Le condizioni e la data di adesione, gli eventuali periodi transitori necessari e gli adattamenti dei trattati sui

quali è fondata l'Unione sono oggetto di un accordo, sotto forma di trattato concluso fra il paese candidato e

gli Stati membri. Per rendere formale l'adesione, il trattato di adesione deve essere ratificato da tutti gli

Stati membri e dal paese candidato, in base alle rispettive norme costituzionali.

Praticamente, l'adesione non avviene automaticamente poiché dipende dalla particolare situazione di ogni paese

candidato. Pertanto, è prevista una fase di preadesione più o meno lunga, durante la quale i paesi candidati

provvedono ad adeguare le loro istituzioni, le loro normative e le loro infrastrutture per poter essere in grado

di ottemperare ai loro obblighi in qualità di Stati membri al momento dell'adesione.

In tale contesto, alcuni criteri sono stati definiti in occasione del Consiglio europeo di Copenaghen, nel 1993, e

in seguito migliorati in occasione del Consiglio europeo di Madrid nel 1995. Per aderire all'UE, un nuovo Stato

membro deve ottemperare a tre criteri distinti:

il criterio politico: la presenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i

 diritti dell'uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela;

il criterio economico: l'esistenza di un'economia di mercato affidabile e la capacità di far fronte alle

 forze del mercato e alla pressione concorrenziale all'interno dell'Unione;

il criterio "acquis comunitario": l'attitudine necessaria per accettare gli obblighi derivanti

 dall'adesione e, segnatamente, gli obiettivi dell'unione politica, economica e monetaria

Affinché il Consiglio europeo possa decidere di aprire i negoziati, deve risultare rispettato il criterio politico.

* “Aquis comunitario”: è l'insieme dei diritti e degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che

accomunano e vincolano gli stati membri dell'Unione Europea e che devono essere accolti senza riserve dai

paesi che vogliano entrare a farne parte. I paesi candidati devono accettare l'"acquis" per poter aderire

all'Unione europea e per una piena integrazione nell'unione devono accoglierlo nei rispettivi ordinamenti

nazionali, adattandoli e riformandoli in funzione di esso; devono poi applicarlo a partire dalla data in cui

divengono membri della UE a tutti gli effetti.

Ci sono tuttavia, per alcuni paesi, delle deroghe all'acquis, deroghe che sono però eccezionali e limitate: ad

esempio alcuni paesi (Gran Bretagna, Danimarca e Svezia) non hanno adottato l'euro, riservandosi di farlo

eventualmente in seguito; altri (Irlanda e Gran Bretagna) non hanno aderito agli Accordi di Schengen.

L’aquis è in costante evoluzione ed è costituito:

dai principi, dagli obiettivi politici e dal dispositivo dei trattati;

 dalla legislazione adottata in applicazione dei trattati e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia;

 dalle dichiarazioni e dalle risoluzioni adottate nell'ambito dell'Unione;

 dagli atti che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune;

 dagli atti che rientrano nel contesto della giustizia e degli affari interni;

 dagli accordi internazionali conclusi dalla Comunità e da quelli conclusi dagli Stati membri tra essi nei

 settori di competenza dell'Unione.

Una breve cronologia dei paesi che si sono resi protagonisti di tali allargamenti:

1951 (CECA) - 1958 (CEE): Belgio, Germania ovest, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

 1973: Regno Unito, Irlanda e Danimarca (inclusa la Groenlandia ma non le Isole Fær Øer).

 1981: Grecia.

 1985: Il 1 febbraio si ritira la Groenlandia in seguito all'esito di un referendum del 1982.

 1986: Spagna e Portogallo.

 1990: Riunificazione tedesca; l'unione della Repubblica Federale Tedesca con la Repubblica Democratica

 Tedesca in un nuovo stato unificato, costituisce un allargamento dell'Unione Europea senza che aumenti il

numero degli stati membri.

1995: Austria, Svezia e Finlandia.

 2004: con delibera 13 dicembre 2002, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia,

 Repubblica Ceca e Ungheria.

2007: Bulgaria e Romania (trattato d'adesione firmato il 25 aprile 2005)

Altri Paesi candidati all’adesione sono la Turchia, la Croazia e la Macedonia.

Nell'ambito del Consiglio europeo di Nizza è stata anche solennemente proclamata la Carta dei diritti fondamentali

dell'Unione europea, che però non è entrata a far parte del trattato. Un documento che sancisce in maniera visibile

il carattere fondamentale e la portata dei diritti umani per i cittadini dell’Unione. La Carta raccoglie per la prima

volta in un testo organico i diritti civili, politici, economici e sociali che risultano in particolare dalla Convenzione

europea per i diritti umani (CEDU), dal trattato sull’UE, nonché dalla giurisprudenza della Corte di giustizia e dalla

Corte dei diritti umani di Strasburgo.

La Carta segmenta i diritti riconosciuti in sei categorie di valori: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà,

cittadinanza, giustizia. I diritti dell’uomo si presentano come indivisibili e, accanto ai “tradizionali” diritti civili e

politici, uno spazio è riservato ai diritti di terza generazione (diritto all’ambiente, diritto dei consumatori).

Al momento la Carta è un documento senza valore giuridico vincolante; solo fino a quando non entrerà in vigore la

Costituzione europea, documento in cui la Carta è stata inglobata.

IL QUADRO ISTITUZIONALE

Le istituzioni principali della Comunità sono 4: il Parlamento, la Commissione, il Consiglio e la Corte di Giustizia.

La ripartizione delle competenze fra le 4 istituzioni non è identica alla ripartizione che si ha all’interno dello stato

tra il potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Il potere esecutivo è diviso tra la Commissione e gli stati membri.

La funzione legislativa è stata per lungo tempo esercitata dal Consiglio e dalla Commissione secondo le procedure

indicate dai Trattati di Roma. Poi si è aggiunto il Parlamento e, in taluni casi, il Consiglio europeo.

Parlamento europeo : Il Parlamento europeo è l’assemblea rappresentativa di tutti i cittadini dei paesi membri

dell’Unione e partecipa, nella sua qualità di organo eletto, al processo legislativo. Dal 1979, ogni cinque anni i

deputati europei sono eletti a suffragio universale diretto.

I trattati stabiliscono il numero dei seggi spettanti a ciascun Paese membro nell’ambito del Parlamento europeo.

Ovviamente tiene conto della popolazione rispettiva degli stati membri. Esiste quindi un sistema di ponderazione

che secondo l’articolo 190 del Trattato CE si concretizza come segue:

Stato membro Seggi Stato membro Seggi

Germania 99 Austria 18

Francia 78 Bulgaria 18

Italia 78 Finlandia 14

1

Regno Unito 78 14

Danimarca

Spagna 54 Slovacchia 14

Polonia 54 Irlanda 13

Romania 35 Lituania 13

Paesi Bassi 27 Lettonia 9

Belgio 24 Slovenia 7

Repubblica Ceca 24 Cipro 6

Grecia 24 Estonia 6

Ungheria 24 Lussemburgo 6

Portogallo 24 Malta 5

Svezia 19 Totale: 785

non

1 Include Gibilterra, ma le altre dipendenze della corona

britannica

La più alta quota di seggi attribuita alla Germania tiene conto del fatto che dopo la riunificazione la consistenza

demografica del Paese è divenuta molto più grande di quella degli altri Paesi. Inutile dire che ad ogni allargamento

della Comunità è corrisposto un aumento del numero dei membri del Parlamento. Tale numero oggi è di 785 (con

l’ingresso di Romania e Bulgaria se ne sono aggiunti 53 ai precedenti 732!).

Le norme comunitarie forniscono varie indicazioni circa l’elezione e il funzionamento del Parlamento. Soprattutto

sono rilevanti le indicazioni che stabiliscono l’ovvia incompatibilità tra membro del PE e membro di altre istituzioni

comunitarie (Corte e Commissione) e la posizione di membro del governo di uno degli stati membri.

Il sistema comunitario non vietava il “doppio mandato” cioè la possibilità di essere allo stesso tempo membro del PE

e di quello nazionale. A partire dalle elezioni del 2004 la carica di parlamentare europeo è incompatibile con quella

del parlamentare nazionale.

Il PE si organizza per idee politiche e non per gruppi nazionali, formando al suo interno dei gruppi parlamentari:

Gruppo del Partito popolare europeo

● Gruppo del Partito socialista europeo

● Alde (liberali e democratici)

● Unione per l’Europa delle Nazioni

● Verdi

● Sinistra europea

● Indipendenza e democrazia

● Identità, sovranità e tradizione (dal 2007)

Il PE assomiglia nel suo funzionamento ai parlamenti nazionali.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del turismo e dello sport (GIULIANOVA)
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Converti Alberto.

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