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A) LIBERTA’: Il presupposto per il funzionamento di tale spazio è che tutte le persone devono

essere in grado di circolare liberamente e liberamente esercitare le proprie legittime attività

nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali.

Tali libertà sono riconosciute in primis al cittadino dell’Unione ma non possono

essere considerate patrimonio esclusivo di questo.

Le tradizioni impongono che ne possa godere ciascun individuo e a maggior

ragione colui che si trovi a ottenere accesso a questo spazio comune a motivo

di esigenze legittime (di natura economica, motivi personali, etc).

È quindi necessario per la realizzazione di tale obiettivo:

 Che non vi siano controlli sulle persone alle frontiere interne;

 Che l’Unione provveda a garantire il controllo delle persone e la sorveglianza

efficace dell’attraversamento delle frontiere esterne;

 Che l’Unione provveda ad instaurare progressivamente un sistema integrato di

gestione delle frontiere esterne.

E questo è possibile attraverso misure quali (Art. 77 n°2 TFUE):

- La politica comune dei visti e altri titoli di soggiorno di breve durata;

- Controlli ai quali sono sottoposte le persone che attraversano le frontiere esterne;

- Le condizioni alle quali i cittadini dei Paesi terzi possono circolare liberamente

nell’Unione per un breve periodo;

- Qualsiasi misura necessaria per l’istituzione progressiva di un sistema integrato di

gestione delle frontiere esterne;

- L’assenza di qualsiasi controllo sulle persone, a prescindere dalla nazionalità, all’atto

dell’attraversamento delle frontiere interne.

B) SICUREZZA: La permeabilità delle frontiere nazionali interne si traduce in una condizione

effettiva di libertà se quest’ultima si accompagna alla consapevolezza di vivere e operare in

un contesto di legalità.

Lo spazio di sicurezza è quindi quello entro il quale le autorità pubbliche,

separatamente e congiuntamente, sono in grado di utilizzare gli strumenti legittimi

per combattere e limitare l’azione di chi comprime tali libertà.

L’Unione si vede quindi conferite le competenze necessarie a garantire un livello elevato di

sicurezza attraverso misure di (Art. 67 n°3 TFUE):

 prevenzione e di lotta contro la criminalità, il razzismo e la xenofobia,

attraverso;

 coordinamento e cooperazione tra le forze di polizia e autorità giudiziarie e altre

autorità competenti,

 riconoscimento reciproco delle decisioni necessarie penali e, se necessario, il

ravvicinamento delle legislazioni penali.

2 Questo obiettivo si sviluppa in modo assai articolato, su due ambiti di attribuzioni:

a. [CAPO 4] attiene allo sviluppo di una stretta cooperazione fra le autorità

giudiziarie penali nazionali, attraverso (Art. 82):

a.i. la definizione di norme e procedure per assicurare il

riconoscimento in tutta l’Unione di qualsiasi tipo di sentenza e di

decisione giudiziaria;

a.ii. la prevenzione e risoluzione dei conflitti di giurisdizione tra

Stati membri;

a.iii. il sostegno alla formazione dei magistrati;

a.iv. la cooperazione tra le autorità giudiziarie.

b. [CAPO 5] attiene allo sviluppo di una cooperazione di polizia che associa le

autorità competenti degli Stati membri. Le misure ritenute necessarie

riguardano:

b.i. La raccolta, l’archiviazione, il trattamento, l’analisi e lo

scambio delle pertinenti informazioni;

b.ii. Sostegno alla formazione del personale e alla cooperazione

relativa allo scambio del personale, delle attrezzature e alla ricerca;

b.iii. Le tecniche investigative comuni ai fini dell’individuazione di

forme gravi di criminalità organizzata (Art. 87 TFUE).

C) GIUSTIZIA: Il presupposto della giustizia implica che libertà e sicurezza si esercitino in

uno spazio entro il quale sia assicurato a ciascuno il diritto di rivolgersi ai tribunali.

In tale spazio infatti i responsabili di attività criminose non si dovrebbero

avvantaggiare delle differenze normative tra i sistemi penali e processuali.

Inoltre, in tale spazio, i provvedimenti giudiziari civili e penali delle autorità

nazionali devono poter essere rispettati secondo il cd. principio del

riconoscimento reciproco.

D) COMPETENZE RESIDUALI: Sono competenze considerate consequenziali all’esercizio

degli altri poteri d’azione conferiti:

a. Una prima attribuzione attiene alle misure da adottare per assicurare la cooperazione

amministrativa tra i servizi competenti nazionali e fra tali servizi e la Commissione

(Artt. 6 lett g TUE e 74 TFUE);

b. Una seconda attribuzione riguarda il compito dell’Unione di incentivare e sostenere

l’azione degli Stati nel campo della prevenzione della criminalità (Art. 84 TFUE).

3 Si tratta di poteri d’azione esercitati a titolo di competenza di coordinamento, sostegno e

completamento rispetto alla competenza degli Stati.

In tali ambiti, quindi, l’Unione si affianca all’azione statale, non si sostituisce.

NB. Niente può sollevare gli Stati membri dalla responsabilità loro incombente ai fini

del mantenimento dell’ordine pubblico e della salvaguardia della sicurezza interna

(Art. 72 TFUE).

Gli strumenti giuridici di costruzione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

strumenti di costruzione

L’ambito degli di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia,

secondo aspetto di discontinuità rispetto all’assetto precedente

rappresenta il .

Fin dal Trattato di Maastricht (momento di istituzione dell’Unione) l’Unione si fondava su una

struttura suddivisa in pilastri.

L’obiettivo di fare dell’Unione uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia fu ripartito dal

Trattato di Amsterdam, fra:

- PRIMO PILASTRO le Comunità

- TERZO PILASTRO la cooperazione giudiziaria penale e di polizia

Secondo una linea di demarcazione che sostanzialmente distingueva fra situazioni riguardanti in

generale la libera circolazione delle persone e i fatti giuridici a questa connessi.

Questa struttura in pilastri è venuta formalmente a mancare e tutte le materie risultano oggi

unificate entro l’unico contenitore rappresentato dall’Unione, seppure ancora fondato su due diversi

trattati.

Comunque, già dal Trattato di Amsterdam era evidente che il processo di integrazione dei mercati e

delle economie non potesse prescindere da forme di cooperazione: nel campo della sicurezza

interna; nell’ambito giudiziario civile e penale; fra le autorità nazionali.

Tuttavia questo tipo di attività allora fuoriusciva dalle competenze della Comunità, così gli

Stati avevano creato una sede diversa da quella istituzionale: la cd. cooperazione intergovernativa.

Peraltro, già il sistema degli Accordi di Schengen aveva valorizzato la complementarità dei due

piani di cooperazione:

a)quello relativo alla creazione di uno spazio comune nel quale attuare il principio di libera

circolazione delle persone;

b)quello della protezione di questo spazio di libertà.

Tale interdipendenza si era poi rafforzata nella prassi, la quale ha anche esteso alla cooperazione

intergovernativa i principi della cooperazione integrata istituzionale (cd. principio di leale

cooperazione, cd. principio di coerenza, cd. principio del riconoscimento reciproco, etc).

I poteri di azione riconosciuti all’Unione al fine di conseguire uno spazio europeo di libertà,

sicurezza e giustizia si traducono nell’adozione di atti normativi vincolanti (Art. 2 TFUE), che si

devono mantenere entro gli orientamenti strategici della programmazione legislativa e operativa

fissati dal Consiglio europeo (Art. 68 TFUE).

4

Il Consiglio di Stoccolma ha nel Dicembre del 2009 dettato i criteri ispiratori per l’azione

dell’Unione nel quinquennio 2010-2014:

- promuovere la cittadinanza e i diritti fondamentali, fra i quali primeggia la libertà di

circolazione;

- rafforzare un’Europa del diritto e della giustizia perseguendo le vie del riconoscimento

reciproco delle decisioni giudiziarie.

Salvo diversa disposizione del TUE (cosa che accade nella materia della cooperazione

l’adozione degli atti vincolanti dell’Unione si

amministrativa ex Artt. 74 e 76 TFUE), per

adotta la cd. procedura legislativa ordinaria. terzo aspetto

Questo assetto rappresenta il

di discontinuità con la situazione pregressa.

Per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, proprio in quanto ripartito formalmente in due

diversi pilastri dell’Unione, erano previste due diverse procedure:

METODO COMUNITARIO che determinava l’adozione di un atto comunitario

o con il concorso delle tre istituzioni nel primo pilastro;

METODO INTERGOVERNATIVO che si traduceva in atti adottati dal Consiglio

o all’unanimità nel terzo pilastro.

Le materie comprese entro lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia possono essere oggetto di

cooperazione rafforzata, secondo la disciplina generale ex Artt. 20 TUE e 326-334 TFUE.

Tuttavia qui di prevede anche una via alternativa che vede la possibilità per gli Stati di organizzare

tra loro e sotto la responsabilità, forme di cooperazione e di coordinamento tra i dipartimenti

competenti delle rispettive amministrazioni responsabili per la salvaguardia della sicurezza

nazionale (Art. 72 TFUE).

Infine, con il Trattato di Lisbona, si dispone che l’Organizzazione possa perdere competenze in

quanto dimesse da essa stessa (Art. 2 TFUE).

I principi cui deve informarsi l’azione dell’Unione in materia.

All’intera azione dell’Unione in materia di spazio di libertà, sicurezza e giustizia si applicano i

principi stabiliti dal Trattato dell’Unione.

Particolare enfasi hanno poi quelli espressamente richiamati nelle disposizioni del Titolo V

del TFUE:

1)Principio di coerenza (Art. 7 TUE) che vede intrecciate:

a. La dimensione interna che si traduce in atti unilaterali dell’Organizzazione,

la cui efficacia è rivolta allo spazio europeo;

5 b. La dimensione esterna volta ai rapporti con Paesi terzi e indirizzata verso

una risposta globale ai problemi di sicurezza.

Tale indirizzo deve essere promosso tramite la cooperazione regionale, sede più

adeguata per affrontare problematiche transfrontaliere come la migrazione, la gestione

delle frontiere e la criminalità organizzata.

2)Principio di sussidiarietà e proporzionalità (l’Art. 69 TFUE richiama l’Art. 5 TUE e

Protocollo n.2) ricorda che spetta ai parlamenti nazionali vigilare sul rispetto della

sussidiarietà.

3)Principio di solidarietà (Art. 67 n°2 TFUE) in particolare a proposito della solidarietà tra

Stati membri sulla quale deve fondarsi la politica comune in materia di asilo, immigrazione

e controllo delle frontiere esterne.

4)Lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell’Unione poi deve attuarsi nel rispetto dei diversi

ordinamenti giuridici e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri (Art. 67 n°2

TFUE)

5)Principio del riconoscimento reciproco, il quale è il fondamento della costruzione

dell’Unione come spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Esso è una tecnica di

coordinamento fra ordinamenti, fondata sulla presunzione dell’equivalenza tra beni e valori

di enti di governo differenti.

Questo principio è impiegato nei settori della cooperazione giudiziaria civile e penale.

Il TFUE generalizza l’impiego del principio del riconoscimento reciproco, allorché affida al

Consiglio il compito di adottare misure che definiscano le modalità di valutazione oggettiva

ed imparziale dell’attuazione da parte degli Stati delle politiche comuni in materia al fine di

favorire la piena applicazione del principio stesso (Art. 70 TFUE).

6)Principio di trasparenza e di controllo democratico, volto:

a. Al dialogo franco con la società civile sugli obiettivi;

b. A preservare la fiducia nelle autorità garantendo la legittimazione democratica.

7)Principi fondamentali della persona.

In questa prospettiva ha preso corpo il progetto di decisione quadro del 28 Aprile 2004 in materia

di determinati diritti processuali in procedimenti penali nel territorio dell’Unione.

La proposta di atto normativo era stata precedura da un documento della Commissione (Libro

verde sulle Garanzie procedurali a favore di indagati e imputati in procedimenti penali nel

territorio dell’Unione europea) indirizzato a valutare quali norme minime in materia dovessero

essere indirizzate agli Stati, al fine di agevolare l’applicazione del principio di riconoscimento

reciproco.

La proposta di decisione quadro sembra essere stata nei fatti sostanzialmente accantonata .

I diritti fondamentali della persona, sono tuttavia, già tenuti in conto negli atti dell’Unione che

maggiormente incidono sullo statuto delle persone, questo accade di solito attraverso un rinvio

generico all’Art. 6 TUE e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

6

SETTORI DI INTERVENTO DELL’UNIONE NELLO SPAZIO DI LIBERTA’, SICUREZZA

E GIUSTIZIA

La libera circolazione delle persone.

Il principio di libera circolazione e soggiorno delle persone da uno Stato all’altro dell’Unione si

applicava in origine a vantaggio dei:

Lavoratori subordinati;

o Lavoratori autonomi che, in forma occasionale o stabile, prestassero la propria opera in

o un Paese membro.

Questo era giustificato dal fatto che era indubbia la natura mercantile propria della Comunità (che

inizialmente del resto era denominata Comunità economica europea).

Con gli anni, tale spazio di libertà venne esteso, e oggi il diritto della persona di circolare

liberamente e in sicurezza nell’Unione europea è affermato in via generale.

Si tratta di un diritto immediatamente applicabile sulla base del godimento della cittadinanza

dell’Unione.

Per i non cittadini, invece, è un obiettivo da conseguire tramite le politiche dell’Unione.

Ne consegue una disciplina giuridica che comporta diversi regimi:

a)Di portata generale per i cittadini degli Stati membri;

b)Di portata particolare relativo a cittadini che ne facciano uso per attività

economica;

c) Di portata particolare per persone che abbiano cittadinanza in Stati terzi o siano

apolidi.

Della prima e della seconda questione si occupano gli Artt. 9-11 TUE e Artt. 20-25 TFUE. Della

terza questione si occupano gli Artt. 77-80 TFUE.

Cittadinanza dell’Unione, libertà di circolazione, tutela della famiglia.

Gli Artt. 9 TUE e 20 TFUE definiscono cittadino dell’Unione

Chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro

Quanto al diritto dei cittadini dell’Unione di circolare e di soggiornare liberamente, la direttiva

2004/38 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 Aprile 2004, prende atto del fatto che il

diritto di circolare non può essere pienamente realizzato senza tener conto delle necessità familiari

del cittadino dell’Unione.

Il familiare circola a titolo di tale propria caratteristica e può trattarsi sia di cittadino di Stato terzo

rispetto all’Unione, sia di cittadino di Stato membro.

Familiare è:

7 - il coniuge;

- il partner cha abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base

della legislazione di uno Stato membro;

- i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge (o partner);

- gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge (o partner).

Stato membro ospitante è lo stato membro, diverso da quello di cittadinanza nel quale il cittadino

dell’Unione si reca al fine di esercitare il diritto di libera circolazione o di soggiorno e dove

contemporaneamente intenda farsi accompagnare o raggiungere dai propri familiari.

Lo Stato membro ospitante deve agevolare l’ingresso e il soggiorno di ulteriori categorie di

persone, conformemente alla propria legislazione.

Pur sottoponendole a rigorosi requisiti e garanzie procedure, il TFUE e la direttiva, consentono

restrizioni a circolazione e soggiorno per ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di

sanità pubblica.

Il diritto del cittadino dell’Unione e dei suoi familiari, nei confronti dei quali sia stato emanato un

provvedimento di interdizione dal territorio di uno Stato membro, di presentare una nuova domanda

dopo il decorso di un congruo periodo e, in ogni caso, dopo 3 anni a decorrere dall’esecuzione del

provvedimento definitivo di interdizione.

La materia del ricongiungimento, o riunificazione, familiare è riferibile al settore dell’immigrazione

di cittadini di Paesi terzi rispetto all’Unione, in particolare nel settore del controllo delle frontiere

esterne (Art. 79 TFUE).

Va al riguardo detto che nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia si deve ricomprendere anche il

cd. Spazio Schengen (Accordo 14 Giugno 1985) relativo alla soppressione graduale dei controlli

alle frontiere esterne degli Stati membri.

Fra i paesi dell’Unione va sottolineato che Danimarca, Irlanda e Regno Unito hanno,come in

relazione all’intero Titolo V della Parte Terza TFUE, una posizione particolare, mentre i dieci

Stati aderenti dal 2004, così come i due aderenti nel 2007, entrano progressivamente nello Spazio

Schengen secondo la loro capacità di adeguarsi alle esigenze da questo richieste.

Il sistema si incardina sul cosiddetto SIS (Sistema d’Informazione Schengen) che, basato su

tecnologie informatiche, consente l’accesso delle autorità a banche dati nazionali coordinate al fine

di fornire segnalazioni su alcune persone per favorire la cooperazione.

In ciascuno Stato aderente allo Spazio Schengen è stata anche istituita una base nazionale

operativa (N-SIS) dipendente dal Ministero dell’interno e supportata da un ufficio cd. S.I.R.E.N.E.

che ha la funzione di consentire i migliori contatti fra i diversi uffici giudiziari.

Immigrazione e ricongiungimento familiare.

La direttiva 2003/86 del Consiglio è dedicata al diritto al ricongiungimento familiare da parte di

persone diverse dai cittadini dell’Unione.

Questi soggetti, propriamente stranieri, si vedono comunque organizzare dall’Unione misure

in materia di ricongiungimento familiare in conformità con l’obbligo di protezione della famiglia e

di rispetto della vita familiare.

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La direttiva mira a garantire un trattamento equo ai cittadini di Paesi terzi che risiedono legalmente

nel territorio degli Stati membri.

A questo fine prevede che il ricongiungimento familiare sia uno strumento necessario alla vita

familiare, in quanto contribuisce a creare stabilità socioculturale nell’integrazione con i cittadini dei

Paesi terzi.

Tale azione si articola:

da un lato attraverso misure finalizzare alla libera circolazione dei

- cittadini, congiuntamente a misure di accompagnamento relative

al controllo delle frontiere esterne, all’asilo e all’immigrazione;

da un altro con misure in materia di asilo, immigrazione e tutela dei

- diritti dei cittadini di Paesi terzi.

La riunificazione familiare può essere rifiutata per motivi debitamente giustificati. In particolare la

persona interessata non dovrebbe costituire una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza

interna.

NB. Nella nozione di ordine pubblico può rientrare anche una condanna per reato grave.

In definitiva, la possibilità per la persona di usufruire dei diritti derivati dall’ordinamento

dell’Unione va sottoposta dagli Stati membri al bilanciamento tra la salvaguardia dell’interesse

generale alla sicurezza e la protezione dei diritti individuali, anche con riferimento alla

Convenzione europea dei diritti dell’uomo, valutando nel caso concreto se prevalga l’uno o gli altri.

Secondo le condizioni fissate dalla direttiva 2003/86, gli Stati membri autorizzano l’ingresso e il

soggiorno dei seguenti familiari:

a)Coniuge del soggiornante;

b)Figli minorenni del soggiornante e del coniuge, compresi quelli adottivi.

È detto soggiornante, il cittadino di un paese terzo legalmente soggiornante in uno Stato membro

che chiede o i cui familiari chiedono in ricongiungimento familiare (Art. 2 lett. c).

In virtù della stessa direttiva gli Stati possono autorizzare l’ingresso e il soggiorno di altri familiari.

Se si tratta di ascendenti diretti di primo grado del soggiornante o del coniuge, quando siano

a carico di questi e non dispongano di adeguato sostegno familiare nel Paese di origine.

Nonché se si tratta di figli adulti non coniugati (Art. 4 n°2 lett. a e b).

Oltre alla possibilità di respingimento della domanda di ingresso e soggiorno dei familiari per

motivi di ordine pubblico, sicurezza pubblica e sanità pubblica, la direttiva prevede che stesso

risultato si raggiunga in caso di matrimonio poligamo.

Qualora il soggiornante abbia già un coniuge convivente sul territorio di uno Stato membro,

lo Stato membro interessato non può autorizzare il ricongiungimento familiare di un altro coniuge

(Art. 4 n°4, 1°comma).

Quanto ai figli minorenni del soggiornante e di tale altro coniuge (e quindi avuti in comune

durante il matrimonio poligamico) si puntualizza che gli Stati membri ne possono limitare il

ricongiungimento familiare in deroga a quanto all’opposto si fa obbligo di operare nel senso del

9

ricongiungimento, in generale per i figli del soggiornante (Art. 4 n°4, 2°comma con riferimento

all’Art. 4 n°1 lett. c).

Le persone beneficiarie di protezione internazionale e i loro familiari.

Ci si occupa infine del ricongiungimento familiare del rifugiato e cioè

Il cittadino di un Paese terzo o l’apolide cui sia riconosciuto lo status di rifugiato ai senti della

Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 1951,

modificata dal Protocollo di New York del 1967.

Facciamo quindi riferimento alle persone beneficiarie di protezione internazionale, per le quali

invece valgono tutt’altre disposizioni rispetto a quelle che regolano l’immigrazione di chi è alla

ricerca di un miglioramento economico, nella quale ad esempio rientra la questione

dell’accoglimento degli sfollati.

L’approccio dell’Unione europea alle richieste di asilo e all’ottenimento dello status di rifugiato in

presenza di fondate aspettative di persecuzione per motivi basati su:

Razza

- Religione

- Nazionalità

- Opinione politica

- Appartenenza a determinato gruppo sociale

-

ha prodotto una serie di misure non sempre valutate positivamente. Le osservazioni si sono rivolte

in particolare:

alla direttiva 2005/85 del Consiglio cd. direttiva procedure, recante Norme minime per

 le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello

status di rifugiato.

Al regolamento 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di

 determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di asilo

presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo. Questo viene

criticato in quanto l’elencazione dei criteri consentono di determinare un unico Stato

dell’Unione competente ad esaminare la domanda di rifugio di stranieri.

Più generoso è il dettato della nostra Costituzione, che all’Art. 10, 3°comma dispone:

lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche

garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo sul territorio della Repubblica secondo le

condizioni stabilite dalla legge.

Per quanto riguarda invece gli Stati membri, questi sono da ritenersi reciprocamente sicuri. Il

controllo sulla sicurezza in questione è reso comunque possibile dal sistema di garanzia organizzato

dall’ Art. 7 n°1 TUE

, che consente di constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave

da parte di uno Stato membro dei valori su cui l’Unione si fonda ed elencati all’Art. 2 TUE.

Questi sono i valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia,

dell’uguaglianza, etc.

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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto dell'Unione Europea sulla parte speciale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia , le materie funzionali al conseguimento di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e le competenze attribuite all’Unione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Di Federico Giacomo.

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