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Riassunto esame Diritto dell'Unione Europea, prof. Sinagra, libro consigliato Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, Zanghì Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, di Zanghì Claudio , riguardante nozioni generali come: evoluzione storica, evoluzione geografica, evoluzione istituzionale, evoluzione politica e la prima revisione del trattato, elaborazione... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. A. Sinagra

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ESTRATTO DOCUMENTO

2

Finalmente, il 25 marzo 1957 nasceva la Comunità Economica Europea (CEE) e

il 1° gennaio 1958 la Comunità Europea per l’Energia Atomica (CEEA) o

(EURATOM).

La Gran Bretagna, che era rimasta estranea alla CECA, nel 1955 partecipò

inizialmente ai lavori del Comitato, allontanandosi poi, non condividendo le scelte

economiche.

Subito dopo la firma del Trattato di Roma del 1957, la Gran Bretagna promosse la

nascita dell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA), cui aderirono Stati che

non’erano entrati nella CECA

L’EFTA, fu istituita nel 1959 a Stoccolma.

I rapporti fra CEE ed EFTA hanno subito nel tempo successive modifiche per il

passaggio di alcuni Stati membri dell’EFTA nella CEE.

L’OECE, realizzati i suoi obiettivi, si trasforma nel 1960 in Organizzazione di

Cooperazione e Sviluppo Economico (OCSE), in cui erano inseriti anche paesi non

europei, Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda.

Dopo l’Atto Unico si è cercato di migliorare i rapporti economici fra i due gruppi

creando una zona di libero scambio; l’accordo è stato raggiunto nel 1992 ad Oporto tra tutti

gli Stati membri nonché l’Austria, la Fillandia, l’Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia,

la Svezia e la Svizzera, ritiratasi in seguito, per l’esito negativo del referendum.

Nel corso dei negoziati ben 5 paesi dell’EFTA fecero domanda per entrare nella

CECA, e quindi l’Accordo rimase in vigore soltanto con l’Islanda, Liechtenstein e la

Norvegia.

2) L’EVOLUZIONE GEOGRAFICA

a) Dall’Europa a 6 all’Europa a 15

I Trattati di Roma prevedevano l’idea di una Comunità allargata, disponendo che

ogni Stato Europeo poteva presentare domanda di adesione alla Comunità.

Nel 1961 la Gran Bretagna presentava domanda ma, dopo due anni di trattative e, a

seguito del veto Francese, dovette rinunciare.

Nel 1967 l’Irlanda, Danimarca, Norvegia e la stessa Gran Bretagna presentavano

domanda di adesione.

Il mutato atteggiamento francese consentì di riaprire i negoziati.

Nel 1973 il Trattato di adesione entrava in vigore con l’esclusione della Norvegia.

La Grecia aveva presentato domanda nel 1961, ma solo nel 1981 il Trattato entrò in

vigore, a seguito della mutata situazione politica.

Anche Portogallo e Spagna fecero domanda di adesione e nel 1985 divennero

membri della CEE.

A seguito di ciò, il Portogallo, correttamente come avevano già fatto

precedentemente l’Irlanda e la Gran Bretagna, cessava i rapporti con l’EFTA.

Dopo il Trattato di Maastricht si avviarono i negoziati con Austria, Fillandia,

Svezia e Norvegia, per i primi tre Stati, gli accordi furono sottoscritti a Corfù nel 1995 la

Norvegia, a seguito del referendum, rimaneva esclusa.

b) Le condizioni per l’allargamento e lo sviluppo economico

Con le modifiche introdotte ad Amsterdam, gli Stati che intendevano far parte

dell’Unione dovevano, oltre ai requisiti di natura economica, possedere i requisiti politici:

3

il rispetto del principio di libertà, di democrazia, dello stato di diritto, il rispetto dei

diritti umani e delle libertà fondamentali, principi già fissati dal Consiglio Europeo di

Copenaghen del 1993.

Dopo la caduta del muro di Berlino, Ungheria, Polonia, Lettonia, Estonia,

Lituania, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca e Slovenia avevano prodotto domanda

di adesione.

Nel vertice di Firenze del 1996 fu espresso parere favorevole, tranne che per

Bulgaria, Romania, Lettonia e Lituania per non avere una situazione economica

sufficientemente matura.

Malta, che precedentemente si era avvicinata più al mondo arabo, presentò domanda

nel 1998 nell’abito del secondo gruppo di Paesi candidati in cui s’inserì anche Cipro.

I due gruppi in fase di pre-adesione si fusero in un solo gruppo nel Trattato di Nizza.

c) L’allargamento dell’Unione a 25 Stati

Il Trattato d’adesione dei 10 Stati che avevano chiesto di aderire si è concluso

positivamente nei termini previsti e cioè il 1° maggio 2004.

Al Trattato è allegato L’Atto di Adesione le cui disposizioni costituiscono le

effettive condizioni giuridiche che disciplinano l’adesione dei nuovi Stati e le conseguenti

modifiche dei Trattati vigenti.

L’Atto di Adesione è costituito da 62 articoli suddivisi in cinque parti, 18 Allegati e

10 Protocolli per un totale di quasi 5000 pagine.

All’atto finale sono poi allegate 2 Dichiarazioni dei Plenipotenziari, 40

Dichiarazioni comuni formulate dai singoli Stati o gruppi di Stati, e il materiale epistolare

precedente l’accordo.

Delle cinque parti segnaliamo la prima, che contiene i principi generali e fra questi

le modalità di applicazione del sistema Schengen, l’art. 5 che vincola i nuovi Stati alle

decisioni ed agli accordi conclusi, l’art. 6 che vincola i nuovi Stati con le convenzioni

concluse con Paesi terzi.

La seconda contiene le modifiche di composizione e funzionamento delle singole

Istituzioni.

La terza contiene gli adattamenti di tipo permanente di una serie di atti comunitari

(es. movimento di persone di servizi e di beni; norme societarie; politica sociale; politica

regionale; PESC; ecc.).

d) Prospettive future

Il Consiglio di Salonicco del 2003, ha auspicato la conclusione dei negoziati con

Bulgaria e Romania e l’obiettivo che i due Stati possano entrare nell’Unione nel 2007.

Per la Croazia e la Turchia sono stati previsti negoziati a partire dal 2005.

Per i mini Stati di San Marino, Liechenstein, Monaco e Andorra il problema di

ammissione non si pone perché, pur escludendo un ipotesi di partecipazione diretta, si è

provveduto con specifici accordi; come non si è posto alcun problema al momento.

dell’unificazione delle due Germanie, considerando il fatto come un semplice allargamento

di territorio.

3) L’EVOLUZIONE ISTITUZIONALE

L’evoluzione storica e geografica della Comunità, si accompagna naturalmente anche

ad un’evoluzione Istituzionale. 4

Al momento della firma dei Trattati nel 1957, comprendevano per la CECA:

• l’Alta autorità;

• Il Consiglio speciale dei ministri;

• L’Assemblea comune;

• La Corte di giustizia.

Per CEE e EURATOM:

• Una Commissione;

• Un Consiglio dei Ministri;

• Un’Assemblea Parlamentare;

• Una Corte di Giustizia.

Si verificava, quindi, una triplicazione delle competenze.

Il problema si avvertiva soprattutto per la Corte di Giustizia e per l’Assemblea

Parlamentare.

Con una Convenzione allegata al Trattato di Roma la Corte di Giustizia e

l’Assemblea Parlamentare, divennero istituzioni comuni ai tre Enti.

Con lo stesso Atto, anche il Comitato Economico e Sociale fu unificato.

Nel Trattato di Bruxelles del 1965 fu istituito un Consiglio Unico ed una

Commissione Unica delle Comunità Europee.

Il Consiglio Unico sostituisce il Consiglio dei Ministri della CECA e

dell’EURATOM, mentre la Commissione Unica ha sostituito l’Alta Autorità e le due

Commissioni.

Fu, altresì costituita una Corte dei Conti unica.

La Commissione ed il Consiglio unico entrarono in funzione nel 1967 mentre la

Corte dei Conti nel 1977, dopo l’Accordo sul bilancio della Comunità.

L’Assemblea Parlamentare adottò poi il metodo di elezione a suffragio universale

diretto nel 1976.

L’Assemblea Parlamentare ha poi modificato il suo titolo in Parlamento

Europeo (1982).

Un’ulteriore evoluzione si è avuta nell’istituzione di un Tribunale di primo grado.

Seguì poi l’istituzione di un organo di cooperazione detto il Consiglio europeo che

riunisce i Capi di Stato o di Governo, il Presidente della Commissione delle Comunità

Europee, assistiti dal Ministro per gli affari Esteri e da un membro della Commissione.

Il Trattato di Maastricht, infine, ha confermato il precedente organigramma

integrandolo con il Comitato delle Regioni e con il Sistema Europeo delle Banche

Centrali e la Banca Centrale Europea.

4) L’EVOLUZIONE POLITICA E LA PRIMA REVISIONE DEL TRATTATO

Dopo il Trattato di Roma, un riferimento circa la possibilità per una

cooperazione politica si trova nelle dichiarazioni dei Capi di Stato nel vertice di Parigi

del 1961.

Negli anni successivi, ci furono varie iniziative da parte degli ambasciatori Foucht e

Cattanei, e del Presidente della Commissione Davignon.

Il rapporto Tindemans e l’impulso dei ministri Genscher e Colombo, condussero

alla predisposizione di un piano presentato al Consiglio europeo di Londra nel 1981. 5

Un'altra iniziativa di rilievo fu quella nata dall’iniziativa di alcuni parlamentari fra i

quali spicca la figura di Altiero Spinelli.

Finalmente nel 1983 il Parlamento approvava la risoluzione che prefigurava il

contenuto del progetto del Trattato che fu votato nel 1984.

Nel 1985 le conclusioni presentate dall’irlandese Doge per il Comitato per le

questioni istituzionali, e quelle presentate da Adonnino per l’Europa dei cittadini

costituirono le basi per ulteriori elaborazioni.

Nella conferenza di Lussemburgo, sempre del 1985 fu elaborato un Trattato

sulla politica estera e la sicurezza comune.

La conferenza prosegui i lavori fino al 28 febbraio 1986 (Aja).

Progressivamente ratificato, l’Atto Unico entrò in vigore il 1° luglio 1987.

L’Atto unico Europeo è composto di due parti distinte ma per evitare la separazione

formale fra l’aspetto economico e quello politico è stato redatto sotto forma di Atto Unico

Il Titolo I contiene le modifiche apportate ai Trattati.

Il Titolo II contiene le modifiche istituzionali ed in particolare quelle relative alla

nuova giustizia istituita.

Il Titolo III contiene le disposizioni relative alla

cooperazione europea in materia di politica estera. 6

CAPITOLO II

IL TRATTATO ISTITUTIVO DELL’UNIONE EUROPEA

1) ELABORAZIONE DEL TRATTATO

La conclusione dell’Atto Unico Europeo aveva lasciato scontenti alcuni dei principali

partner europei per non aver realizzato quel salto di qualità verso l’unione politica

europea, né tanto meno quello relativo all’unione economica e monetaria.

Il rilancio di quest’ultima veniva affermato dal Consiglio europeo nella riunione di

Hannover del 1988 e, successivamente, dal Comitato presieduto da Delors, e ciò condusse

alla conferenza di Roma del 1990 che redigerà la parte relativa all’unione economica.

Parallelamente ai lavori sull’unione economica, si svolsero quelli per dotare la

Comunità di una effettiva dimensione politica.

L’opportunità per rilanciare i lavori fu data dalla caduta del muro di Berlino e la

conseguente riunificazione delle due Germanie, e quindi dal crollo dei sistemi politici

dell’Est.

Il Consiglio nel 1990 dà mandato ai Ministri degli affari Esteri di elaborare proposte

in vista della Conferenza intergovernativa sull’Unione politica da riunirsi parallelamente

alla Conferenza intergovernativa sull’unione economica.

Dopo quasi due anni di lavori il testo definitivo fu firmato a Maastricht nel 1992.

2) LA PROCEDURA DI RATIFICA

Il testo prevedeva che la procedura dovesse concludersi entro l’anno allo scopo di

allineare entrata in vigore del Trattato di Maastricht con quella per la realizzazione del

mercato interno previsto per il primo gennaio 1993.

La procedura prevedeva anche che il Trattato dovesse essere sottoposto a

referendum in tre paesi: Danimarca, Francia e Irlanda.

In Danimarca l’esito fu negativo per le preoccupazioni danesi in materia di unione

monetaria, cooperazione giudiziaria e sicurezza comune.

I Ministri degli Esteri della Comunità pur escludendo la possibilità di rinegoziare il

Trattato, lasciarono ugualmente aperta una porta per una successiva adesione.

Il referendum danese è stato ripetuto nel 1993, questa volta con esito positivo.

La partecipazione della Francia all’Unione, ha richiesto l’adozione di una legge

costituzionale con nuove disposizioni in cui si prevede il trasferimento di sovranità ed altre

disposizioni sul diritto di voto e di eleggibilità dei cittadini francesi.

Analogamente avveniva per la partecipazione della Germania con particolare rilievo

per il trasferimento delle competenze dalla Bundesbank alla Banca Centrale Europea.

Anche in Irlanda e Portogallo, Spagna e Svezia, una revisione costituzionale ed un

referendum hanno autorizzato la ratifica del trattato.

In Belgio, pur non ponendosi problemi di costituzionalità è stato necessario far

approvare il Trattato dalle comunità francese, fiamminga e germanica.

Nell’Ordinamento italiano, i trattati godono di una copertura costituzionale in

virtù dell’art. 11 della Costituzione.

I Trattati Comunitari, anche se eseguiti con leggi ordinarie, possono derogare dalla

Costituzione ed essere equiparati alle norme costituzionali. 7

Finalmente il 1 novembre 1993 entrarono in vigore gli atti adottati a Maastricht

e il depositario di tali atti, come i precedenti trattati, fu indicato nella Repubblica

Italiana.

3) GLI ATTI ADOTTATI A MASTRICHT

l’Atto finale della Conferenza di Maastricht ha adottato un Trattato sull’Unione,

composto da protocolli e dichiarazioni allegate.

Protocolli

Alcuni protocolli tendono a salvaguardare posizioni specifiche in Danimarca,

Francia, Gran Bretagna, e Irlanda del Nord, altri si riferiscono ad organi creati dal

Trattato stesso, quali quelli che contengono lo Statuto del Sistema Europeo di Banche

Centrali e della Banca Centrale, lo Statuto dell’Istituto Monetario Europeo o il

Comitato delle Regioni.

Due protocolli attengono alla politica sociale e alla coesione economico sociale.

L’uno è concluso con tutti i Paesi membri, l’altro con 11 Paesi ad eccezione della

Gran Bretagna.

Dichiarazioni allegate

Tendono ad interpretare o integrare le norme del Trattato.

Il testo de Trattato

Alcuni articoli del Trattato riguardano principi generali e obiettivi dell’Unione

Europea nella sua globalità, compresa cioè la Comunità Europea ed i nuovi settori di

cooperazione fra gli Stati.

Altri riferiscono rispettivamente ai Trattati CE, CECA e EURATOM.

Altri ancora riguardano il primo la politica estera e la sicurezza comune e la

cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni.

Gli ultimi, infine, contengono le disposizioni finali con le norme per la modifica del

Trattato. Di tutto ciò e stato pubblicato un Testo consolidato.

4) IL TRATTATO DI AMSTERDAM

La Conferenza intergovernativa

Lo stesso trattato di Maastricht aveva previsto la convocazione di una conferenza per

esaminare, conformemente agli obiettivi stabiliti, le disposizioni comuni e le disposizioni

per le quali erano previste revisioni.

La conferenza intergovernativa (GIG) fu aperta a Torino nel 1996 e si concluse

ad Amsterdam nel 1997.

Dopo varie revisioni il testo è stato firmato ad Amestardam nel 1997.

La procedura di ratifica

In Italia, per le stesse considerazioni esplicitate per la ratifica del Trattato di

Maastricht, veniva ratificato il Trattato di Amsterdam, con legge ordinaria.

Negli altri Paesi venivano adottate le stesse procedure già collaudate per il Trattato

di Maasstricht.

Con il deposito dell’ultimo strumento di ratifica (Francia), il trattato di

Amsterdam è entrato in vigore il 1° maggio 1999. 8

Le modifiche introdotte

Fra le modifiche che è opportuno Ricordare:

• quelle che attengono ai diritti fondamentali;

• la procedura che permette al Consiglio di constatare l’esistenza di una

violazione grave e persistente di uno Stato membro dei principi

fondamentali dell’uomo;

• le modifiche alla libera circolazione delle persone, accordi di Schengen;

• La norma che prevede l’accessibilità ai privati degli atti del Parlamento,

del Consiglio e della Commissione.

Nell’ambito della politica estera ci si è accontentati di una più stretta collaborazione

tra l’UE ed UEO.

Fra le competenze dell’Unione sono comprese le missioni umanitarie e di soccorso,

il mantenimento della pace, e le missioni delle unità di combattimento nella gestione

delle crisi anche rivolte al mantenimento della pace (missioni Petersberg).

La PESC diviene competenza dell’Unione e il Segretario generale del Consiglio

assume il ruolo di Alto Rappresentante per la PESC, assiste la Presidenza ed il Consiglio

e conduce il dialogo politico con gli Stati Terzi.

Sui temi della giustizia, si limita alla cooperazione di polizia giudiziaria in materia

penale tralasciando gli affari interni.

Le competenze in materia di cooperazione doganale e lotta alle frodi vengono

assorbite nel pilastro comunitario.

La lotta alla criminalità organizzata viene perseguita con una cooperazione tra le

forze di polizia, Europol.

5) IL TRATTATO DI NIZZA

Il trattato di Amsterdam, aveva lasciato insoluti alcuni problemi, primo fra tutti

quello del riassetto istituzionale.

Il Protocollo allegato e la Dichiarazione, ribadivano la promessa di affrontare tale

problema prima di un nuovo allargamento dell’Unione.

Il Consiglio Europeo di Colonia (1999) annunciava la convocazione di una

conferenza intergovernativa per l’anno successivo e il seguente Consiglio di Helsinki la

fissava per il febbraio 2000. La commissione aveva, nel frattempo, costituito un gruppo

di personalità indipendenti con il compito di elaborare concrete proposte di modifiche dei

Trattati. Per la data prefissata di febbraio, anche il Parlamento presentava una propria

proposta. Gli argomenti consistevano nella nuova composizione della Commissione

in vista di un Unione ampliata e nella contropartita per gli Stati più grandi che, quasi

certamente, avrebbero perduto il secondo commissario, nonché nella riduzione delle

ipotesi di delibere da adottarsi all’unanimità a favore della maggioranza qualificata.

I lavori, tra mille difficoltà, si conclusero l’anno successivo quando finalmente fu

possibile firmare il Trattato (26 febbraio 2001) sotto la presidenza della Svezia.

Come per i precedenti, il trattato sarebbe entrato in vigore il primo giorno del

secondo mese successivo a quello in cui è depositato lo strumento di ratifica dello Stato che

procede per ultimo.

Tale giorno coincise con il 1° febbraio 2003 (l’Italia ha ratificato il 9/7/2003). 9

Le modifiche di maggior rilievo

Il Trattato pone le basi per risolvere i problemi istituzionali in relazione all’ipotesi di:

• Un’Unione composta di 27 Stati;

• Procede alla ripartizione dei seggi nelle varie Istituzioni: Parlamento,

Commissione, Corte di Giustizia; Tribunale di primo grado, Corte dei

Conti, Comitato economico e sociale e Comitato delle Regioni.

L’ipotesi a 27 Stati è stata abbandonata perché Romania e Bulgaria

anno dovuto rinviare i tempi per la loro adesione.

Nel Trattato sono stati ampliati i poteri del Presidente della Commissione, estesa la

competenza del Tribunale di 1° grado nell’intenzione di realizzare una tutela giurisdizionale

a doppio grado di giudizio.

Per quanto concerne la cooperazione rafforzata si sono realizzate nuove disposizioni

aggiunte per realizzare forme meno rigide, estese anche al settore della politica estera

precedentemente esclusa.

6) IL TRATTATO CHE ADOTTA UNA COSTITUZIONE EUROPEA

Nel processo di un evoluzione politica dell’integrazione europea, particolare rilievo

si deve alla Dichiarazione del Consiglio Europeo di Laaken (2001).

Nel Consiglio di Laaken, si è ritenuto che i lunghi e complessi lavori preparatori per

il Trattato di Nizza e gli scarsi risultati conseguiti, avevano definitivamente dimostrato che

il metodo intergovernativo per la revisione dei Trattati dell’Unione, avevano raggiunto i

propri limiti e che i tradizionali negoziati, essenzialmente diplomatici, non erano in grado di

fornire soluzioni adeguate ai bisogni di una Unione costituita da 25 Stati.

Si decise perciò di istituire una nuova Convenzione. La presidenza è stata attribuita

a Valerì Giscard D’Esten, affiancato da due Vice- presidenti; Giuliano Amato e Jan Luc

Dehaene.

E’stato istituito altresì un “Presidium” composto dal Presidente, dai Vice-presidenti

e da altri 10 membri.

Dopo alcune revisioni il testo definitivo è stato adottato il 18 luglio 2003 .

La conferenza intergovernativa, si è aperta a Roma il 4 novembre 2003 e vi hanno

partecipato tutti gli Stati membri, quelli aderenti, mentre i paesi candidati (Bulgaria e

Romania) e la Turchia vi hanno partecipato come osservatori.

Il Trattato, infine, è stato firmato a Roma il 29 ottobre 2004, in Campidoglio,

nella stessa sede che aveva ospitato la firma del Trattato di Roma del 1957 e

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione con il titolo ufficiale “Trattato che

adotta una costituzione per l’ Europa”.

Il testo riunisce in un documento unico i precedenti Trattati UE, CE e le successive

modifiche. Il Trattato CECA si era precedentemente estinto mentre il Trattato

EURATOM mantenne la sua autonomia per la specificità della materia.

La prima parte del Trattato attiene ai principi fondamentali e agli obbiettivi

dell’Unione, la seconda riproduce la Carta dei diritti fondamentali, nella terza sono

comprese tutte le disposizioni dei trattati UE e CE, nella quarta, infine, disposizioni

generali e finali.

Delle Dichiarazioni, ricordiamo la Dichiarazione dell’Italia sui problemi del

mezzogiorno. 10

CAPITOLO III

L’UNIONE EUROPEA

A) OBIETTIVI E PRINCIPI GENERALI

1 …..dell’Unione

Gli obiettivi assegnati all’Unione ed indicati all’art. 2. riguardano anzitutto gli

aspetti economici ed in particolare: il progresso economico e sociale, un elevato livello di

occupazione, uno sviluppo equilibrato e sostenibile, il rafforzamento della coesione

economica e sociale, l’instaurazione di un unione economica e monetaria, il tutto

attraverso uno spazio senza frontiere interne.

Seguono quindi gli obiettivi a carattere politico quali: la politica estera di

sicurezza comune (compresa la definizione di una politica di difese comune); la tutela dei

diritti e degli interessi dei cittadini degli Stati membri attraverso l’istituzione della

cittadinanza europea; lo sviluppo dell’Unione quale spazio di libertà, sicurezza e

giustizia (Amsterdam).

2….. della Comunita’

Sulla base dell’art. 3 del Trattato, nuove azioni comuni sono previste per la

Comunità, tra le quali citiamo: le misure relative alla circolazione delle persone; il

rafforzamento della competitività dell’industria, nonché specifiche misure nell’ambito

dell’energia, della protezione civile e del turismo.

Rientrano fra le modifiche apportate quelle relative alla politica sociale, quelle

sull’unione economica e monetaria, nonché quelle relative alla cittadinanza dell’Unione

Europea.

Inoltre occorre citare i nuovi settori di competenza quali: la sanità pubblica; la

protezione dei consumatori; le reti transeuropee; l’industria; la ricerca e lo sviluppo

tecnologico; l’ambiente nonché la cooperazione allo sviluppo.

Notare l’uso di termini quali: politica comune; contributo; misure.

3 I principi di sussidiarieta’ e di proporzionalita’

Un particolare rilievo assume il noto principio della sussidiarietà, già contenuto

nell’Atto Unico, riaffermato nel trattato di Maastricht e poi precisato nel Protocollo

allegato al Trattato di Amsterdam ed infine nel Trattato che adotta una Costituzione

Europea.

In base a tale principio, la Comunità interviene in quei settori che non sono di

sua esclusiva competenza solo quando la sua azione è considerata più efficacie di

quella intrapresa dai singoli Stati o viceversa (art. 5).

In esso si ribadisce che la Comunità deve agire nei limiti delle competenze che le

sono state attribuite e degli obiettivi che le sono stati assegnati dal Trattato

Assai importante è poi il principio di proporzionalità nel quale si precisa che

l’azione della Comunità non deve eccedere ciò che è necessario per realizzare gli

obiettivi del presente Trattato.

L’esigenza di dare maggiore certezza al principio di sussidiarietà, ha determinato la

formulazione di alcune indicazioni per chiarire le modalità di applicazione del principio.

Inoltre, per un efficace controllo del rispetto del principio di sussidiarietà, la

Commissione si è impegnata a redigere annualmente un rapporto all’attenzione del

11

Consiglio e del Parlamento. Quest’ultimo organizza un pubblico dibattito con la

partecipazione del Consiglio e della Commissione.

Sul principio della sussidiarità si è preferito redigere un protocollo ad hoc.

Prospettive future

L’espressione sussidiarietà è stata introdotta nel linguaggio giuridico contemporaneo

dalle Encicliche papali “Quadragesimo anno” (1931) e “Pacem in terris” (1962).

Il principio, inoltre, già utilizzato in Stati a struttura federale (Germania) non è nuovo

neanche in campo comunitario, essendo gia stato evocato nell’Atto Unico.

Da un lato esso costituisce uno strumento efficace contro i rischi del centralismo

comunitario, dall’altro determina la legittimazione dell’intervento comunitario.

4 I tre pilastri dell’ unione europea sono:

Primo pilastro: la dimensione comunitaria cioè l’insieme delle 3 comunità, CE,

CECA e EURATOM;

• Secondo pilastro: la politica estera e di sicurezza comune, PESC;

• Terzo pilastro: la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni,

CGAI, divenuta in seguito alle modifiche introdotte dal Trattato di Amsterdam,

cooperazione di polizia e giustiziaria in materia penale.

La differenza tra i tre pilastri è data dal fatto che per le politiche avviate dal primo

pilastro, si applica il così detto metodo Comunitario che marginalizza il ruolo dei

Governi. Negli altri due pilastri la collaborazione è di carattere tipicamente

intergovernativo (metodo intergovernativo).

B) LA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE

1. Gli obiettivi

Il secondo pilastro del Trattato istituisce una politica estera e di sicurezza comune

disciplinata dalle disposizioni del titolo quinto.

Già negli anni 60 la visione gollista dell’Europa delle patrie, espressa nel piano

Fouchet, attribuiva un ruolo importante alla realizzazione di una politica estera e di difesa

comune.

Negli anni 70, i progressi verso l’Unione Europea sono stati lentamente assimilati

dagli Stati membri che hanno cercato di realizzare l’armonizzazione delle politiche estere

attraverso la cooperazione politica.

L’Atto Unico aveva posto le basi per tali obiettivi ma non si andò oltre i principi di

cooperazione politica.

Un esempio delle e incongruenze e difficoltà a proporre una politica comune emerse

durante il conflitto fra Argentina e Gran Bretagna per il possesso delle isole

Malvinas/Falkland infatti, mentre 10 membri della Comunità esprimevano la volontà di

adottare un embargo per l’esportazioni di armi e materiali versi l’Argentina, L’Italia e

l’Irlanda rifiutarono tali misure motivandole con il pericolo della distorsione dei traffici.

Nel 1990 a seguito dell’invasione del Kuwait da parte delle truppe irachene, la

reazione fu immediata e, acor prima dell’intervento dell’ONU, la Comunità decise

l’embargo nei confronti dell’Irak e la cooperazione militare fu condotta in ambito UEO.

Oggi la politica estera e di sicurezza comune (PESC), è stabilita ed attuata

dall’Unione Europea (art. 11). 12

La PESC rappresenta il secondo pilastro del trattato. Nella preparazione del trattato

di Maastricht, l’asse franco-tedesca ha insistito sulla necessità di una politica estera e di

sicurezza comune da estendere a tutti i settori. In realtà non si andò oltre i principi di

cooperazione politica già attuati. Anche oggi la PESC rimanene un pilastro esterno ai

metodi comunitari.

La cosiddetta clausola di solidarietà impegna gli Stati membri ad agire

congiuntamente. Sia il trattato di Amsterdam e soprattutto quello di Nizza hanno

riformulato le disposizioni ampliandole. Gli obiettivi sono estesi alla sicurezza in tutte le sue

forme: la salvaguardia di interessi e valori comuni, il rafforzamento della sicurezza, il

mantenimento della pace ed il rafforzamento della sicurezza internazionale in conformità ai

principi dello statuto delle Nazioni Unite.

2 Gli strumenti della politica estera di sicurezza comune

Gli obiettivi per la politica estera e di sicurezza comune sono indicati nell’art. 12.

Per realizzare tali obiettivi il Trattato di Maastricht prevedeva il ricorso a due

procedure distinte per il diverso grado di incidenza che esercitano sulle politiche nazionali:

• La cooperazione sistematica fra gli Stati membri (art. 30).

• L’ adozione di azioni e posizioni comuni realizzate gradualmente nei settori

nei quali gli Stati hanno importanti interessi comuni.

La difficoltà della Conferenza preparatoria è stata quella di individuare la distinzione

tra il meccanismo della cooperazione fra gli Stati e quello relativo alle azioni comuni.

Nell’impossibilità di realizzare una comune intesa, la Conferenza ha ritenuto, al

momento, di considerare la cooperazione tra gli Stati.

3 Gli organi

Il Consiglio Europeo definisce i principi, prende le decisioni, adotta le strategie

comuni per la PESC ma è il Consiglio, a livello di Ministri degli esteri (Consiglio affari

generali) l’organo centrale per la realizzazione della politica estera e di sicurezza comune.

Il diritto di iniziativa appartiene ad ogni Stato membro ma anche la Commissione

può agire in caso di urgenza convocando il Consiglio.

La responsabilità di attuazione delle decisioni è della Presidenza assistita dal

Segretario Generale del Consiglio che esercita le funzioni di Alto rappresentante della

PESC (signor PESC) con mandato quinquennale:

La Presidenza ha la rappresentanza esterna nell’ambito di conferenze e

organizzazioni internazionali. Per ragioni politiche il Consiglio può nominar un

Rappresentante speciale.

Anche il Parlamento Europeo è coinvolto nella PESC, è tenuto costantemente

informato e può rivolgere interrogazioni al Consiglio.

4 Le procedure

Il potere decisionale per le procedure e l’attuazione della PESC spetta al

Consiglio Europeo e al Consiglio. Le decisioni sono prese all’unanimità ma non è di

ostacolo l’astensione di qualche Stato che motiva la propria astensione “costruttiva”. Se le

astensioni superano 1/3 dei voti la decisione non si adotta. Per adottare azioni e posizioni

comuni basta la maggioranza qualificata (ponderazione dei voti, ogni Stato ha una

quantità di voti in base agli abitanti). 13

5 Pprospettive future

Il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa conferma la PESC fra le

competenze condivise dall’Unione e dagli Stati membri. Un Ministro degli esteri

dell’Unione sostituirà il signor PESC.

6 La sicurezza comune

Maastricht ha introdotto la nozione di difesa comune. L’Unione si prefigge di

definire una politica di difesa comune e, successivamente, passare alla realizzazione della

difesa comune.

Amsterdam ha reso meno incerta la politica di difesa comune.

I rapporti tra UEO e UE non sono facili per l’esigenza di armonizzare un’istituzione

permanente militare con un’organizzazione di integrazione europea che vuole completare i

suoi obiettivi con un sistema di difesa europea. Le misure per fare dell’UEO la componente

di difesa dell’unione agendo in complementarietà con la NATO hanno avuto risultati

modesti

Il Consiglio di Helsinky (dicembre 1999) ha ribadito che l’Unione contribuirà al

mantenimento della pace e della sicurezza internazionale conformemente alla Carta

delle Nazioni Unite.

E’ stata decisa inoltre la creazione di una forza militare dell’Unione europea al fine di

svolgere l’insieme dei compiti affidati alle missioni Petesberg (1992) che hanno per

obiettivi le missioni umanitarie e il mantenimento della pace.

Attualmente il Comitato politico e di sicurezza composto da alti funzionari è il

fulcro della politica europea e estera per la sicurezza. Formula pareri per il consiglio.

L’Alto Rappresentante, Segretario generale, assiste il consiglio, sviluppa la PESC

nell’ambito di una politica estera efficiente e coerente.

Il Comitato Militare è composto dai Capi di Stato Maggiore della difesa, offre

consulenze militari e formula raccomandazioni.

Lo Stato Maggiore dell’Unione assicura il tempestivo allarme e pianifica le

strategie.

La maggior novità per il Trattato che adotta una costituzione europea è la previsione

di una Agenzia europea degli armamenti sotto l’autorità del Consiglio dei ministri con il

compito di individuare gli obiettivi di capacità miliare degli Stati.

C) LA COOPERAZIONE DI POLIZIA E GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE

1 COOPERAZIONE SULLA GIUSTIZIA E GLI AFFARI INTERNI NEL

TRATTATO DI MAASTRICHT

Il Terzo pilastro di Maastricht è formato dalla giustizia e affari interni.

Per la lotta al terrorismo e per l’ordine pubblico il Consiglio Europeo istituì nel 1975

a Roma il gruppo Trevi che riuniva i Ministri degli Interni degli Stati membri e

successivamente direttori di polizia e esperti.

Fu poi creato a Londra un gruppo per l’immigrazione che si è occupato dei visti

Attraverso l’accordo di Schenghen del 1985 e la convenzione del 1990 del

medesimo accordo si è dato luogo ad altre forme di cooperazione.

Il Trattato di Maastricht enumerava i settori di interesse comune in vista delle libertà

totali delle persone: cooperazione giudiziaria, doganale, per la lotta al terrorismo al traffico

di droga, la cooperazione fra le polizie. Quest’ultima è l’Europol e si occupa di traffico di

14

stupefacenti, d’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani, veicoli rubati,

contraffazione di monete..

Su proposta del Consiglio europeo di Tempre nel 1999 si istituisce un organismo di

cooperazione giudiziaria Eurojust. E’ un ente composto da 25 Pubblici Ministeri; ha lo

scopo di migliorare la cooperazione giudiziaria e l’esecuzione di domande di estradizione.

E’ prevista anche una Procura europea.

Nel 2002 l’Unione si è attribuita la possibilità di squadre investigative comuni.

I presupposti sono indagini relative a reati che implicano inchieste che hanno legami

con altri membri.

Il mandato di arresto europeo semplifica l’estradizione. Il criminale deve essere

consegnato con il suo consenso entro 15, 60 gg. o al massimo 90 allo Stato che ha emesso il

provvedimento.

Gli atti dell’unione in materia di Cooperazione di polizia e giudiziaria penale:

• le posizioni comuni (spariscono le azioni comuni);

• le decisioni quadro (richiamano da vicino le direttive);

• le convenzioni (strumento classico della cooperazione intergovernativa).

Gli obiettivi nell’ambito della cooperazione giudiziaria che hanno dato luogo ad

iniziative specifiche sono: la lotta contro il razzismo, la criminalità organizzata, la tratta

di esseri umani, contro i minori, la droga e le armi (a Lisbona è stato istituito un

osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze)

Un ruolo rilevante svolge la Rete giudiziaria europea che ha il compito di fornire

informazioni giuridichee agevolare il coordinamento fra le diverse autorità

Nel 2002 è stata adottata la prima normativa in materia di terrorismo.

D) LA COOPERAZIONE RAFFORZATA

La cooperazione rafforzata (diritto degli Stati membri che intendono perseguire

politiche comuni a procedere anche in assenza di una volontà comune a tutti i membri) è

stata introdotta dal trattato di Amsterdam che escludeva da questa la PESC; con il

trattato di Nizza si estende anche ad essa.

Gli atti così adottati vincolano solo gli Stati contraenti, gli altri però non ne

ostacolano l’attuazione. Gli Stati che vogliono ricorrere alla cooperazione devono essere

almeno 8. La cooperazione non deve riguardare settori nei quali la Comunità abbia

competenza esclusiva, cioè modifiche al trattato.

La procedura per la cooperazione prevede la domanda degli Stati e l’intervento

della Commissione che può presentare una proposta al Consiglio oppure la Commissione

motiva la propria decisione negativa. Gli Stati possono rivolgersi al Consiglio che decide a

maggioranza previa consultazione del Parlamento Europeo. L’ampiamento del numero di

Stati a una cooperazione intrapresa è possibile. La domanda và notificata al Consiglio ed

alla Commissione. Questa entro 3 mesi comunica il proprio parere al Consiglio che entro 4

mesi si pronuncia.

E) IL SISTEMA SCHENGEN

Il sistema Schengen si occupa di libera circolazione delle persone, di

cooperazione di polizia e giudiziaria, coordinamento contro la criminalità organizzata.

15

Considerato che G.Bretagna e Irlanda non partecipavano e la Danimarca ne rifiutava

la comunitarizzazione si è pensato ad un sistema agevole per realizzare una integrazione del

sistema Schengen alle disposizioni comunitarie. Nel Protocollo è stata stabilita una forte

cooperazione tra i 13 stati dell’accordo e la possibilità che gli altri Stati possano partecipare

in qualunque momento alle disposizioni di Schengen.

Anche Danimarca, Finlandia e Svezia hanno aderito mentre Norvegia e Islanda sono

divenuti membri associati in quanto fanno parte all’unione nordica.

Non partecipano agli accordi Gran Bretagna e Irlanda che non condividono una

regolamentazione comune delle situazioni connesse alla libera circolazione delle persone.

F) I DIRITTI DELL’UOMO

I trattati istitutivi della Comunità europea non contenevano alcun riferimento ai diritti

umani. Con l’adozione dell’Atto unico i diritti umani fanno il loro ingresso nel sistema

comunitario e nel trattato di Maastricht vengono codificati enunciando fra i primi articoli,

che l’Unione rispetta la Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950.

Lo stesso trattato indica il rispetto dei diritti umani fra gli obiettivi della PESC.

Il problema dell’adesione degli Stati alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo è

stato ampiamente trattato e molto controverso.

Per divenire membro dell’Unione europea ogni Stato deve avere un Governo fondato

su principi democratici e che rispetti i diritti umani fondamentali. Anche gli Stati già

membri sono soggetti al controllo del rispetto di tali principi. E’ il Consiglio che, su

proposta di 1/3 degli Stati o della Commissione e dopo il parere del Parlamento europeo,

può constatare l’esistenza di una violazione ed applicare sanzioni. Con il trattato di Nizza si

dispone che il Consiglio sempre su proposta di 1/3 degli stati ecc., rivolga appropriate

raccomandazioni.

La carta dei diritti fondamentali approvata a Nizza nel 2000 non introduce nuovi

diritti ma riafferma quelli già presenti in molteplici testi. Inoltre in attesa dell’entrata in

vigore della Costituzione europea, che ne incorpora il testo, non ha alcun valore giuridico

per gli Stati membri

G) LA CITTADINANZA DELL’UNIONE EUROPEA

1 L’attribuzione della cittadinanza

L’idea di una cittadinanza europea era stata più volte manifestata. Con Maastricht il

problema trova posto in pochi articoli denominati Cittadinanza dell’Unione. In essi si

determina che è cittadino dell’Unione ogni persona che abbia la cittadinanza di uno Stato

membro.

La Danimarca ha però ritenuto che la cittadinanza dell’Unione differisce da quella

intesa dalla costituzione e ordinamento danese e ciò ha fatto modificare il testo chiarendo

che la cittadinanza dell’unione non sostituisce quella nazionale.

Un problema che si pone è quello della doppia cittadinanza di cui una del Paese

dell’Unione. In questo caso la Corte ritiene che questa sia prevalente.

Nel trattato di Amsterdam gli Stati si dichiarano decisi ad istituire una cittadinanza

comune per rafforzare la tutela di diritti ed interessi.

2 i diritti fondamentali dei cittadini sono:

• la libertà di circolazione a prescindere dai motivi che spingono a circolare 16

• il diritto di voto e eleggibilità alle elezioni comunali è riconosciuto ai

cittadini residenti in uno Stato membro diverso dal proprio, equiparandoli ai

cittadini dello Stato di residenza.

• il principio della protezione diplomatica e consolare. Ogni cittadino di uno

Stato membro può ottenere assistenza in una missione diplomatica di

qualunque altro Stato dell’Unione.

• diritto di petizione al Parlamento europeo; deve riguardare il ricorrente e

l’oggetto deve essere una materia che rientri nel campo di attività della

comunità

• il diritto di rivolgersi al Mediatore europeo; questa è una figura nuova

nominata dal Parlamento per 5 anni con competenza a tutti i casi di cattiva

amministrazione. I suoi poteri si limitano a stendere una relazione

sull’amministrazione e darne comunicazione al Parlamento.

• diritto ad una buona amministrazione e di accesso ai documenti.

H) L’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA

All’Aja nel 69 ci fu lo studio per la realizzazione dell’unione economica e monetaria.

Nel 1971 il rapporto Werner consentì di adottare un piano per attuarla entro un

decennio. L’anno successivo gli stati determinarono il limite di fluttuazione dei cambi min

e max del 2.25% (serpente monetario europeo) ma con la crisi petrolifera alcuni stati

dovettero uscire. Superata la crisi venne istituito nel 1978 lo SME (sistema monetario

europeo). Viene così riproposto il serpente ma con oscillazioni più ampie.

L’ECU era un’unità di conto non una moneta; le varie monete confluivano in

percentuale diversa in un paniere.

Al Consiglio Europeo di Madrid del 1989 viene presentato il rapporto Delors che

propone un regime di cambi fissi, disciplina politiche di bilancio accompagnate dalla

creazione di una moneta unica. Si propone il 1990 come inizio del processo di realizzazione.

Contemporaneamente vengono convocate le due CIG incaricate di porre le basi per il

trattato dell’unione, una delle due come si è detto si occupava dell’unione economica

monetaria.

L’Istituto Monetario Europeo venne costituito a Francoforte nel 1994, poi

sostituito dalla Banca Centrale Europea.

La previsione della moneta unica era prevista entro il 31 dicembre 1996 qualora

almeno 7 stati avessero raggiunto le condizioni previste dal trattato.

Le condizioni prevedono cinque criteri di stabilità di prezzi e di monete.

La moneta unica è stata adottata dal 1.1.1999 per la contabilità pubblica, le

transazioni interbancarie, i titoli di stato ecc e dal 1.1.2002 l’Euro viene messo in

circolazione; il 1.3.2002 vengono ritirate le monete nazionali:l’Euro è l’unica

moneta. 17

CAPITOLO IV

ISTITUZIONI ED ORGANI DELL’ DELL’UNIONE EUROPEA

A) LA STRUTTURA DELL’UNIONE

La struttura dell’Unione Europea si può così riassumere:

• Consiglio europeo;

• Parlamento europeo;

• Commissione europea;

• Il Consiglio dell’Unione;

• Il comitato dei Rappresentanti Permanenti;

• La struttura giurisdizionale;

• La corte dei Conti;

• Il Comitato delle Regioni;

• Il Comitato Economico e sociale;

• La Banca Europea per gli investimenti;

• Gli Organi dell’Unione Economica e monetaria;

• Comitati consultivi ed agenzie comunitarie.

B) IL CONSIGLIO EUROPEO

Il Consiglio europeo è l'organo politico composto dai Capi di Stato e di Governo

degli Stati membri, nonché del presidente della Commissione europea.

Il Consiglio europeo non è un’istituzione comunitaria e non va confuso né con il

Consiglio d’Europa, che è un’organizzazione internazionale, né con il Consiglio

dell’Unione europea che è un’istituzione UE.

L’Atto Unico recita: “Il Consiglio europeo dà all’Unione gli impulsi necessari al

suo sviluppo e definisce gli orientamenti politici generali”.

Esso si riunisce almeno due volte l'anno, sempre nel Paese membro che occupa la

presidenza di turno dell'UE e sempre verso la fine del mandato presidenziale semestrale di

quest’ultimo.

Il Paese che assume la Presidenza può, all'occorrenza, convocare una o più riunioni

straordinarie.

Le riunioni del Consiglio sono spesso indicate col termine di “vertice europeo”.

Competenze

Politica dell’occupazione, politica estera di sicurezza comune, cooperazione rafforzata,

tutela dei diritti umani e nomina il Presidente della Commissione.

C) IL PARLAMENTO EUROPEO

Istituzione delle Comunità europea, prevista dai trattati istitutivi, originariamente

denominata Assemblea; l’attuale denominazione è stata adottata il 30 marzo 1962. 18

Il Parlamento europeo attuale, si compone di 732 membri provenienti da tutti i 25

Stati dell’Unione, eletti a suffragio universale rimangono in carica per 5 anni.

Il compito principale del Parlamento è adottare leggi europee. Esso condivide

tale responsabilità con il Consiglio dell’Unione europea, mentre le proposte legislative

sono formulate dalla Commissione europea.

Il Parlamento ed il Consiglio congiuntamente approvano il bilancio annuale.

Il Parlamento ha il potere di sciogliere la Commissione europea.

I membri del Parlamento europeo, si suddividono in sette gruppi politici europei, e

rappresentano quindi tutte le posizioni sull’integrazione europea.

Le sedute principali si svolgono a Strasburgo, le altre a Bruxelles.

Il Parlamento elegge il Mediatore europeo, che indaga sulle denunce dei cittadini

relative a casi di cattiva amministrazione delle istituzioni UE.

Il funzionamento

Secondo quanto disposto dall’art. 10 del regolamento interno dell’istituzione, la

sessione del Parlamento europeo ha durata annuale. Il quorum per la validità della seduta è

di un terzo dei membri del Parlamento.

All’inizio della sessione viene eletto il Presidente del Parlamento europeo, che

dirige i dibattiti e gode di vasti poteri disciplinari, e l’Ufficio di Presidenza del Parlamento

europeo .

Le deliberazioni del Parlamento europeo sono adottate a maggioranza assoluta dei

suffragi espressi, a meno che i trattati non dispongano diversamente; di solito si vota per

alzata di mano, ma può anche essere richiesto l’appello nominale.

La maggior parte dei lavori del Parlamento europeo è svolta all’interno di commissioni

permanenti specializzate, individuate dal regolamento interno dell’istituzione.

Tali commissioni sono suddivise a loro volta in sottocommissioni, e sono incaricate

di esaminare tutte le questioni di loro competenza sottoposte dal Parlamento.

I membri delle commissioni durano in carica due anni e mezzo.

Potere legislativo

Il Parlamento europeo condivide il potere legislativo con il Consiglio dell’Unione

europea.

Ha la facoltà di adottare leggi comunitarie (direttive, regolamenti, ecc.).

Può approvare, modificare o respingere il contenuto della norma comunitaria.

Il Parlamento dispone anche di un potere d’iniziativa politica. Esso, infatti, può

chiedere alla Commissione di presentare proposte legislative al Consiglio.

I poteri deliberativi

Si attuano mediante e la procedura di parere conforme che impedisce al Consiglio

di deliberare senza il parere del Parlamento.

Per l’adozione degli atti di legislativi, si distinguono:

• La codecisione: procedura legislativa ordinaria che pone il Parlamento allo

stesso livello del Consiglio;

• Le procedure legislative speciali: in cui il Parlamento svolge un ruolo

esclusivamente consultivo (politica agricola, industriale ecc.

Potere di bilancio

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione costituiscono insieme l’autorità di

bilancio dell’Unione europea.


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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, di Zanghì Claudio , riguardante nozioni generali come: evoluzione storica, evoluzione geografica, evoluzione istituzionale, evoluzione politica e la prima revisione del trattato, elaborazione del trattato, procedura di ratifica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Sinagra Augusto.

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