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a) La corte può anche emettere un’ordinanza cautelare nei confronti dello stato.

• Sentenza: si tratta di una sentenza meramente dichiarativa che può poi sfociare in una doppia

condanna se lo stato non ottempera (si attiva la procedura d’infrazione riguardo la sentenza

stessa).

Sanzioni e obbligo risarcitorio dello stato inadempiente:

• Sanzioni: la commissione ha la possibilità, previo parere conforme del consiglio, di infliggere

allo stato inadempiente misure di natura sanzionatoria.

• Risarcimento: si ha responsabilità patrimoniale dello stato inadempiente verso il singolo in

presenza di tre condizioni.

1. Che la norma violata sia preordinata a conferire diritti ai singoli;

2. Che la violazione sia grave e manifesta;

3. Che vi sia un nesso tra violazione e danno.

LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI

La creazione di un mercato comune è sicuramente uno degli obiettivi primari della comunità

europea (nata appunto per motivi economici e commerciali).

• Merce: tutti i prodotti valutabili in denaro e perciò idonei ad essere oggetto di una transazione

commerciale.

Esclusione : in particolare i prodotti che soggiacciono alla sicurezza (armi).

o

• Territorio: la sfera di applicazione territoriale coincide in via di principio con quella dell’intero

trattato, salvo alcune eccezioni.

• Destinatari delle norme: sono in via di principio gli stati membri e le istituzioni comunitarie,

inoltre è indubbio che i singoli beneficino dell’effetto diretto di tali norme.

La libera circolazione delle merci è un aspetto primario del mercato libero ed è stato realizzato in

tre fasi.

1) Unione doganale : comporta il divieto di applicare all’importazione e all’esportazione con paesi

membri dazi doganali e misure di effetto equivalente nonché l’adozione di una tariffa doganale

comune con i paesi terzi.

Caratteristiche:

a) Libera circolazione dei prodotti. Anche quelli dei paesi terzi una volta importati nell’area

comunitaria.

b) Preferenza per prodotti comunitari.

c) Disciplina doganale uniforme controllata dalla corte tramite il rinvio pregiudiziale.

d) Le entrate dovute alla tariffazione doganale vengono destinate al bilancio comune.

e) Stadio produttivo determinante: criterio utilizzato per identificare il paese d’origine di un

prodotto che subisce un processo produttivo riguardante più stati.

2) Abolizione dazi e tasse ad effetto equivalente :

a) Dazi : l’abolizione dei dazi è stata una tappa fondamentale dell’unione doganale, infatti la

disposizione che la sancisce è dotata di effetto diretto.

b) Tasse di effetto equivalente : è un qualsiasi onere pecuniario (altrimenti non è tassa

equivalente ma misura equivalente) che, pur non essendo un dazio doganale, ottiene lo

stesso effetto (rendere più onerosa l’importazione o esportazione).

I - Deroghe: poche e molto precise e rigorose. I servizi resi da un’amministrazione, purché

non abbiano portata generale ma siano individuali e che abbiano un costo

proporzionato. Oneri derivanti da norme comunitarie o internazionali che devono

comunque essere proporzionati.

3) Divieto imposizioni fiscali discriminatorie : è il divieto di applicare qualsiasi tributo interno (di

qualsiasi natura o consistenza) nei confronti dei prodotti importati che abbiano l’effetto di

favorire i prodotti nazionali ed ostacolare gli scambi.

a) Una tassa di questo genere è vietata solo per la parte che colpisce il prodotto importato più

di quello nazionale.

b) Nel caso di imposte calcolate in base a diversità non chiare tra i prodotti spetta allo stato

l’onere della prova di fronte alle censure della commissione.

c) Riguarda anche i prodotti concorrenti.

4) Misure di effetto equivalente : emblematico il caso Dassonville dove la giurisprudenza

comunitaria ha identificato la misura di effetto equivalente qualsiasi norma statale che possa

ostacolare, direttamente o indirettamente, in fatto o in potenza, gli scambi comunitari.

- Non occorre accertare che ostacoli direttamente gli scambi o che sia discriminatoria, ma basta

che sia solo potenzialmente in grado di farlo.

- Norma destinata agli stati ma che vale anche per gli accordi tra privati e imprese.

a) Misure distintamente applicabili : sono quelle che hanno luogo nel momento

dell’importazione / esportazione, e pertanto non investono i prodotti nazionali.

I - Controlli: ad esempio sanitari, se operati i n modo sistematico corrispondono ad una

misura equivalente. Salvo rientrare nella deroga per motivi specifici.

II - Documentazione: il fatto di richiedere documenti specifici per importare o esportare

(caso vettori in Italia).

III - Ostacoli alle importazioni parallele: sono quelli che favoriscono determinati operatori

che si occupano di import / export, magari nazionali, scoraggiando o impedendo le

importazioni parallele.

b) Misure indistintamente applicabili : sono quelle che non hanno luogo nel momento

dell’importazione / esportazione e che pur applicandosi a tutti i prodotti, anche nazionali,

producono l’effetto di ostacolare i prodotti importati.

I - Prezzi: quando certe tipologie di prezzi sfavoriscano il prodotto importato

impedendogli di essere concorrenziale.

II - Qualità e presentazione del prodotto: le normative che riguardano questi due aspetti del

prodotto e che incidono sull’import / export, sono considerate misure di effetto

equivalente.

• Mutuo riconoscimento: è la regola per cui la commercializzazione di un prodotto in

un qualsiasi stato membro ne consente la commercializzazione senza intralci in tutti

gli altri.

III - Modalità di commercializzazione: sono le misure che non riguardano i prodotti ma

l’attività commerciale. Diventano rilevanti non se ostacolano le importazioni, ma se

ostacolano la vendita dei prodotti importati.

IV - Divieto restrizioni quantitative alle esportazioni: solo nel caso che riguardino le

esportazioni verso altri paesi comunitari (paesi terzi esclusi dalla norma). Il divieto

non ha lo stesso valore delle restrizioni alle importazioni e nel caso siano

indistintamente applicabili la per l’applicabilità del divieto è richiesto un elemento

discriminatorio.

Monopoli: in questo caso il campo d’azione del divieto si restringe ai soli prodotti in

regime di monopolio e alle sole restrizioni relative all’approvvigionamento e allo

smercio. Inoltre deve essere un monopolio che si estende a tutto il territorio nazionale

e che riguardi scambi di merci.

5) Deroghe : ipotesi che consento di derogare ai vari divieti di restrizione agli scambi in ragione di

moralità pubblica, ordine pubblico, sicurezza pubblica, tutela della salute, tutela del patrimonio

artistico e storico e tutela della proprietà industriale (brevetti, marchi, diritto d’autore, disegni e

modelli).

- E’ una norma di stretta interpretazione che riguarda solo i casi specificati.

- Nel caso in cui in uno degli ambiti sopra specificati esista già una normativa derogatoria di

natura comunitaria, gli stati devono obbligatoriamente adottare quella.

- Le deroghe devono essere proporzionate al perseguimento degli scopi previsti.

LIBERA CIRCOLAZIONE DI PERSONE…

Nel trattato troviamo a riguardo tre gruppi di norme che prevedono la libera circolazione delle

persone che esercitino attività lavorative: lavoratori subordinati, lavoratori autonomi (stabilimento),

prestazione di servizi. La giurisprudenza della corte ha però ampliato la libertà di circolazione a

tutte i cittadini che dispongono di adeguate risorse economiche e di un’assicurazione malattia.

1) Libera circolazione dei lavoratori : prevede che siano abolite le discriminazioni riguardo la

nazionalità e che questi abbiano diritto all’acceso al lavoro, a prendere dimora, a spostarsi e

rimanere nello stato in questione.

a) Lavoratore: una persona che esegue a favore e sotto la direzione di un'altra delle

prestazioni in cambio di una contropartita. Anche quando cessa il rapporto l’interessato

conserva dei diritti. Viene inoltre considerato lavoratore colui che cerca lavoro.

I - Deve essere cittadino di un paese membro.

II - La prestazione deve avvenire in uno stato membro.

III - L’attività deve essere subordinata a un’altra persona.

b) Accesso: il diritto di accesso può essere subordinato solamente all’esibizione di carta

d’identità o passaporto. I controlli inoltre sono ammessi purché non siano discriminatori e

che non siano sanzionati dall’espulsione.

c) Soggiorno : l’accesso ad uno stato membro consente di soggiornarvi per tre mesi. Oltre tale

periodo possono rimanere i lavoratori dipendenti coi familiari, i prestatori o beneficiari di

servizi, i lavoratori autonomi e qualsiasi cittadino con sufficienti risorse economiche e

assicurazione malattia. Dopo 5 anni di soggiorno regolare nello stato membro, si acquieta il

diritto di soggiorno permanente.

d) Discriminazioni: vige il divieto generale alle discriminazioni sulla nazionalità, anche quelle

simulate. Nelle discriminazioni riguardanti l trattamento la corte è sempre stata attenta a

verificare i casi in cui potessero essere adeguate o giustificate da considerazioni

indipendenti dalla cittadinanza. Devono inoltre essere compresi nella parità di trattamento

anche tutti i vantaggi e le agevolazioni fiscali nonché i diritti sindacali.

e) Famiglia del lavoratore : i figli e il coniuge del lavoratore che si trasferisce in altro stato

godono anch’essi di alcuni diritti come quello di trovare un lavoro, di soggiornare, di

beneficiare dell’istruzione.

f) Cessazione rapporto lavorativo : in tal caso rimane il diritto di risiedere nel paese ospite se si

ha raggiunto l’età pensionabile, se si risiede da almeno tre anni e se si ha lavorato lì per

almeno 12 mesi.

g) Sicurezza sociale: deve essere garantita ai lavoratori migranti. L’obiettivo ultimo è quello di

coordinare le varie normative nazionali ma in mancanza di una disciplina comune spetta ai

singoli stati applicare la propria normativa nazionale in osservanza dei principi del diritto

comunitario:

I - Parità di trattamento tra cittadini e migranti, eliminare le misure discriminatorie

II - Determinare la legge applicabile a livello nazionale, e quindi indipendentemente dalla

residenza;

III - Totalizzare i periodi assicurativi e quindi garantire al lavoratore che sia stato soggetto

di più stati membri, il cumulo dei periodi assicurativi maturati nei vari stati;

h) Limitazioni alla libertà di circolazione:

I - Pubblico impiego: la disciplina sulla libera circolazione dei lavoratori non si applica al

pubblico impiego. Tale restrizione va interpretata in senso comunitario per evitare che

le categorie di pubblico impiego presenti nei vari stati non si identifichino tra di loro.

In tal senso la corte ha chiarito che l’applicazione di tale limitazione va sempre

valutata caso per caso.

II - Ordine pubblico, pubblica sicurezza, ragioni sanitarie: anche queste limitazioni vanno

lette in maniera restrittiva, non possono applicarsi per ragioni economiche né per

ragioni non connesse a normali esigenze di sicurezza. I provvedimenti restrittivi alla

circolazione devono collegarsi a comportamenti specifici tenuti dal soggetto e non a

precedenti. Riguardo alla salute la comunità ha emanato una circolare contenente le

patologie per cui è possibile negare l’accesso, se però tali patologie sopraggiungono

successivamente all’ingresso non è possibile espellere il soggetto.

2) Libertà di stabilimento (riguarda i casi di lavoro autonomo – vs subordinato – prestato

stabilmente – vs servizi):

Soggetti: riguarda le persone fisiche e giuridiche che hanno ottenuto la cittadinanza nel loro

paese d’origine secondo i criteri e le modalità di quest’ultimo.

Eccezione: riguardo alle attività che nel paese ospitante partecipino, sia pure occasionalmente,

all’esercizio dei pubblici poteri.

a) Stabilimento principale : lo svolgimento di un’attività economicamente rilevante in un paese

diverso da quello d’origine.

b) Stabilimento secondario : l’apertura di un centro secondario di attività in un paese diverso da

quello d’origine.

I - Persone fisiche: le due distinzioni di cui sopra nono comportano alcuna limitazione alle

persone fisiche che hanno la possibilità di trasferire o di creare centri di attività

stabile.

II - Persone giuridiche: per le persone giuridiche, invece, i problemi si hanno riguardo alle

società già costituite che vogliono trasferirsi (quindi “ricostituirsi) in altro stato. Ciò si

potrebbe attuare solo trasferendo la sede effettiva (o reale) della società, col rischio

però che non detenga più le caratteristiche per diventare persona giuridica nello stato

in cui si trasferisce. La corte ha stabilito inoltre che le norme riguardanti il diritto di

stabilimento non hanno il potere di influire su tale situazione che perciò deve

risolversi con convenzioni e patti. Il risultato è che in virtù della libertà di stabilimento

le società possono solo aprire filiali, agenzie e succursali.

Filiale: controllata dalla società madre ma dotata di personalità giuridica propria nel

paese in cui opera (diversamente da succursali e agenzie che non sono persone

giuridiche autonome).

c) Parità di trattamento : vieta le discriminazioni e sancisce che gli stabilimenti realizzati da

migranti devono essere trattati al pari di quelli nazionali. Prevalenza del diritto comunitario,

nel senso che la normativa nazionale non può portare ostacolo alla libertà di stabilimento.

Evitare inoltre le discriminazioni dissimulate (cioè quelle indistintamente applicabili che

conducono però ad una restrizione della libertà di stabilimento) – parallelismo con le misure

di effetto equivalente.

d) Coordinamento e mutuo riconoscimento : riguarda i casi in cui per lo svolgimento di

determinate attività sia richiesta una qualifica professionale che nello stato di provenienza

non era richiesta. A tal fine è sufficiente dimostrare di aver praticato tale attività nello stato

di provenienza per un determinato periodo di tempo. Oppure riguardo a determinate attività

è sono state previste delle norme di coordinamento sul contenuto della formazione che il

soggetto deve avere e sul reciproco riconoscimento dei diplomi.

I - Materia societaria: le normative di coordinamento in materia societaria hanno portato a

delle vere e proprie modifiche nei codici dei paesi membri. Si è anche arrivati a creare

un nuovo tipo di società (sommabile ai vari tipi esistenti) europea che le società che

operano in più paesi membri possono scegliere di adottare.

3) Libera circolazione dei servizi : la prestazione di servizi comporta l’esercizio solo temporaneo

ed occasionale (che non esclude però la possibilità di avere un ufficio stabile) di un’attività non

salariata in un altro stato membro.

- Definizione: un’attività non subordinata, fornita contro remunerazione, da un prestatore

stabilito in uno stato membro diverso da quello in cui la prestazione deve essere eseguita. Inoltre

deve riguardare prestazioni che non siano regolate dalle norme sulla circolazione di merci,

capitali e persone.

- Soggetti: cittadini aventi la nazionalità di uno stato membro e stabiliti in un paese della

comunità. Tale disciplina non si applica se la prestazione di tale servizio avviene tra cittadini di

uno stesso stato ed all’interno di questo.

- Carattere transfrontaliero: non deve svolgersi tutto all’interno di un solo stato: spostamento

del prestatore, spostamento del destinatario, spostamento del solo servizio, spostamento di

entrambi;

a) Misure discriminatorie : sono vietate tutte le misure discriminatorie riguardanti la nazionalità

o la residenza, divieto di portata sostanziale poiché sono vietate anche le misure dissimulate,

cioè quelle che pur non essendo vere e proprie misure discriminatorie per stranieri, si

traducono di fatto in quelle.

Valore relativo del trattamento nazionale: poiché una stessa condizione posta dalla

legislazione nazionale può tradursi in una discriminazione o in un onere più gravoso per

cittadini di altri stati membri.

b) Deroghe

: la libera circolazione dei servizi, nel caso di norme distintamente applicabili può

essere derogata solo nei casi espressamente previsti dal trattato. Nel caso di norme

indistintamente applicabili, invece, le deroghe possono verificarsi solo nel caso in cui:

vengano giustificate dall’interesse generale ed applicate ad ogni persona, non siano presenti

misure idonee allo steso scopo nello stato da cui proviene il prestatore, lo stesso risultato

non possa essere raggiunto con norme meno restrittive.

…E CAPITALI

Inizialmente erano previste restrizioni a seconda del tipo di capitali che si intendeva trasferire, poi la

direttiva dell’88 ha enunciato il principio di libera circolazione dei capitali, di qualsiasi genere.

1) Sono vietate tutte le restrizioni alla circolazione dei capitali, anche indirette, dissimulate o

indistintamente applicabili.

a) Deroga 1: riguardo ai rapporti con stati terzi in investimenti diretti e soprattutto mobiliari.

b) Deroga 2: fatte salve alcune prerogative degli stati membri in materia tributaria, fiscale ecc.

(es. sono ammesse norme tributarie distinte in base alla residenza).

2) Misure di salvaguardia comunitarie: possono essere adottate dal consiglio su proposta della

commissione e sentita la banca centrale, nei casi di ingenti spostamenti di grossi capitali con

paesi terzi che pregiudichino l’economia europea.

UNIONE ECONOMICA E MONETARIA

1) Politica economica: ogni stato mantiene ed attua la propria politica economica nel rispetto dei

principi e delle disposizioni del trattato. Il consiglio è chiamato ad elaborare gli indirizzi di

massima sull’attività economica degli stati membri e della comunità

a) Sorveglianza : il consiglio è coadiuvato dalla commissione che raccoglie tutte le

informazioni dagli stati membri.

b) Intervento : nel caso in cui uno stato non persegua gli indirizzi della comunità il consiglio ha

il potere di inviargli necessarie raccomandazioni.

c) Sostegno : di parallelo con la funzione di intervento c’è anche la funzione di intervento per

gli stati che lo necessitino in particolari settori.

d) Bilancio : gli stati devono contenere il più possibile il disavanzo pubblico e la commissione è

chiamata a vigilare sui vari bilanci.

2) Politica monetaria: affidata completamente ad un meccanismo istituzionale comunitario

(Banca Centrale Europea e Sistema Europeo di Banche Centrali – BCE, SEBC) al quale gli stati

hanno devoluto tutte le loro funzioni in materia monetaria.

Prezzi: l’obiettivo primario del SEBC risiede nella stabilità dei prezzi da conseguirsi in

un’economia di mercato aperta e di libera concorrenza.

Unione monetaria: è avvenuta in tre fasi. 1 - Liberalizzazione completa e definitiva della

circolazione dei capitali. 2 - Modificazioni strutturali di adeguamento all’unione economica e

monetaria. 3 - Introduzione della moneta unica in affiancamento con quelle statali e del

01/01/02 in sostituzione delle stesse.

a) SEBC : è l’organo cui è affidata la gestione della politica monetaria. Ovviamente non sono

rare le interferenze con l’ambito politico, concretizzate nella possibilità del consiglio di

fornire al SEBC orientamenti generali.

Composizione: è composto dalle banche centralo nazionali e dalla BCE

I - BCE: opera come organo dirigenziale del SEBC tramite il consiglio direttivo (membri

del comitato esecutivo + governatori banche centrali nazionali) e il comitato esecutivo

(Presidente, Vice e 4 membri eletti dai governi degli stati membri).

II - Indipendenza: aspetto fondamentale relativo al funzionamento del SEBC è la sua

indipendenza e l’indipendenza delle banche centrali dai rispettivi governi.

Caratteristica che si attua con la durata in carica dei dirigenti (minimo 5 anni) e le

ristrette possibilità di revocazione dall’incarico.

III - Regolamenti: l’adozione di regolamenti da parte della BCE è limitata a poche ipotesi

espressamente previste.

IV - Decisioni: la BCE adotta anche decisioni che sono dotate di effetto diretto e sono

obbligatorie in ogni loro parte per gli stati membri.

DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA APPLICABILE ALLE IMPRESE

La sana concorrenza rappresenta uno degli obiettivi primari per la comunità ed al tempo stesso uno

strumento per controllare il mercato. L’obiettivo è quello di realizzare un regime di concorrenza

unico a livello comunitario e con caratteristiche analoghe a quello dei paesi membri.

Esclusione: dalla disciplina sulla concorrenza sono esclusi gli accordi collettivi sul lavoro, i prodotti

agricoli (rientranti in una espressa deroga), alcune categorie di accordi interprofessionali e la difesa

e sicurezza nazionale (mercato armi e munizioni)

Impresa: qualsiasi entità che svolga un’attività economicamente rilevante, industriale o

commerciale o di prestazione di servizi.

Eccezione: fanno eccezione le attività pubbliche che riguardino settori esclusi dalle leggi di

mercato.

Intese vietate (art. 81): sono vietati gli accordi, le associazioni d’imprese e le pratiche concordate

che possano pregiudicare il commercio o la concorrenza all’interno del mercato comune.

1) Caratteristiche: possono riguardare rapporti concorrenziali tra qualsiasi tipo di impresa e

possono assumere qualsiasi forma, elemento necessario è solo la concertazione dell’attività.

a) Accordo: nozione molto ampia che privilegia la sostanza alla forma. Poiché sia vietato basta

che sia stata manifestata l’intenzione di comportarsi u un determinato modo.

b) Associazioni di imprese: sono quelle, anche non vincolanti, adottate da raggruppamenti di

imprese nei riguardi degli associati e che abbiano effetto sulla concorrenza.

c) Pratica concordata: è un qualsiasi comportamento coordinato tra imprese che rappresenti

una cooperazione consapevole a danno della concorrenza. Non è necessario che sia scritto

né che vi sia un piano d’azione.

2) Pregiudizio: elemento fondamentale per cui un’intesa rientri nella fattispecie di quelle vietate è

che rechi pregiudizio al commercio comunitario. L’entità del pregiudizio deve essere valutata da

una pluralità di elementi caso per caso. Inoltre è necessario che il pregiudizio abbia una certa

consistenza ma non che si sia già verificato (potenziale).

3) Portata territoriale: l’intesa vietata è quella che altera, restringe o falsa il mercato comune.

Avendo una portata territoriale ben definita tale divieto deve essere valutato nel concreto,

attraverso un doppio controllo.

a) Oggetto : occorre innanzitutto verificare se l’intesa ha un oggetto anticoncorrenziale. In caso

di risposta affermativa nono occorre operare il secondo controllo.

b) Effetti : In caso di oggetto anticoncorrenziale occorrerà analizzare gli effetti di tale intesa sul

mercato. Sarà vietata nel caso che produca effetti sensibili, di una certa portata.

I - Regola de minimis : gli effetti sul mercato e sulla concorrenza devono essere sensibili,

sicché gli effetti minimi vengono esclusi dal divieto (attenzione, non vuol dire che

siano escluse le piccole imprese).

c) Ipotesi tipizzate : sono poi elencate una serie di intese vietate senza che occorre svolgere il

doppio controllo.

4) Accordi vietati: gli accordi vietati sono nulli di pieno diritto ex tunc e il singolo può chiedere il

risarcimento dal danno che gli sia derivato da tale accordo.

5) Esenzioni: lo stesso articolo prevede che alcuni tipi di intese siano esentati. Il potere di

attribuire le esenzioni è affidato alla commissione ed ai giudici nazionali. A tal fine la

commissione ha emanato delle circolari dove vengono elencate le caratteristiche principali su

cui deve basarsi l’esenzione.

Commissione: avendo attribuito anche ai giudici nazionale il potere di rilasciare le esenzioni,

alla commissione spetta la competenza d’ufficio e la riserva su casi di particolare importanza.

a) Esenzioni per categorie : per far fronte alla sempre crescente richiesta di esenzione, la

commissione ha stipulato un elenco di determinate categorie di intese esenti senza bisogno

di notifica. Rientrano in questo ambito gli accordi verticali se non viene superata la quota

del 30 % del mercato, lasciando comunque escluse le restrizioni hard core e fatto comunque

salvo il potere di revoca dell’esenzione successivo.

Abuso di posizione dominante (art. 82): lo sfruttamento abusivo di una posizione dominante sul

mercato comune o sui una parte sostanziale di esso è stato dichiaro incompatibile con il mercato

comune

1) Caratteristiche: nello stesso articolo vengono elencate una serie di ipotesi di abuso (prezzi,

condizioni di vendita, discriminazione nei rapporti, ecc…). In generale l’abuso si realizza

quando un’impresa in posizione dominante mette in atto una serie di comportamenti diversi da

quelli propri di un mercato concorrenziale, riducendo il livello di concorrenza a proprio favore.

2) Posizione dominante: si identifica nella presenza di una serie di elementi quali possono essere

la capacità di ostacolare la concorrenza e di condizionare consumatori e concorrenti per

determinati periodi di tempo. Tale posizione rende più restrittiva la valutazione dei

comportamenti rispetto alle aziende che non siano dominanti.

a) Collettiva : posta in essere da più imprese

3) Mercato rilevante: è la parte di mercato in cui occorre valutare l’eventuale posizione

dominante dell’impresa.

a) Geografico: è l’area in cui l’impresa interessata agisce ed in cui le condizioni di concorrenza

sono sufficientemente simili da realizzare un’area contigua.

b) Del prodotto : comprende tutti i prodotti che possono considerarsi sostituibili dal

consumatore in ragione delle caratteristiche, dei prezzi e dell’uso.

Controllo sulle concentrazioni: per evitare che un’impresa, concentrandosi con altri operatori,

acquisti un potere di mercato tale da pregiudicare la concorrenza, vengono posti in essere dei

controlli ex ante sulle concentrazioni.

1) Dimensione comunitaria: il regolamento riguardo le concentrazioni si applica solo alle

concentrazioni con dimensione comunitaria, ed il criterio di tale identificazione è basato sul

fatturato.

2) Sussidiarietà: ogni concentrazione viene valutata dall’autorità più appropriata con preferenza

verso il basso.

3) Concentrazioni: fusione tra due o più imprese prima indipendenti; controllo parziale o totale di

una o più imprese da parte di soggetti che controllano già altra/e imprese; costituzione di

un’impresa comune che svolge le funzioni di un’entità economica autonoma.

Procedimento: competente a emanare regolamenti in materia è il consiglio o la commissione su

delega del consiglio. E spetta alla commissione il potere di decidere sui ricorsi.

1) Legittimati ad agire: i soggetti legittimati a presentare un esposto – denuncia alla commissione

sono gli stati membri e le persone, fisiche o giuridiche, che vi abbiano interesse. La

commissione può anche agire d’ufficio.

2) Indagine preliminare: una volta attivata la procedura la commissione procede ad una indagine

preliminare in cui raccoglie le prove che ritiene necessarie. Se le prove raccolte non evidenziano

nessun comportamento scorretto, la commissione respinge la denuncia motivando in fatto ed in

diritto

a) Poteri di controllo : in fase d’indagine la commissione dispone di ampi poteri d’indagine.

I - Può chiedere il rilascio delle informazioni che ritiene necessarie a qualsiasi soggetto

(con l’ipotesi di sanzioni nel caso di non rilascio o di informazioni inesatte).

II - Può procedere a verifiche in loco, tramite funzionari provvisti di mandato (generico) o

di una decisione (specifica) informando anche lo stato membro che deve prestare

assistenza al funzionario comunitario e assicurare l’efficacia di tale azione.

3) Contraddittorio: se l’indagine preliminare dà esito positivo si entra nella seconda fase del

procedimento che comincia con l’invio degli addebiti alle imprese coinvolte, e con la

comunicazione degli stessi al soggetto che ha sporto denuncia denunciante, e si svolge in

contraddittorio tra la commissione e le imprese coinvolte.

4) Decisione: il risultato del procedimento può tradursi in una delle 4 decisioni elencate dal

regolamento.

a) Inapplicabilità dei divieti di cui agli artt. 81 e 82.

b) Constatazione ed eliminazione delle infrazioni : tramite una decisione che obbliga le imprese

a cessare il comportamento scorretto e se del caso gli infligge un’ammenda o gli impone di

realizzare modifiche strutturali.

c) Rendere obbligatori gli impegni presentati : nel caso in cui le parti presentino reciproci

impegni a cessare, mediante loro autonome procedure, le azioni scorrette, la commissione

rende vincolanti e obbligatori questi impegni cessando il procedimento.

d) Provvedimenti cautelari : per soddisfare l’esigenza che, in attesa di una decisione definitiva,

non si verifichino pregiudizi o situazioni irreparabili.

Rapporti comunità – nazioni: il regolamento disciplina anche la materia dei rapporti tra giudice

nazionale e comunitario relative alla concorrenza.

1) Prevalenza diritto comunitario: tale regolamento prevede per i giudici nazionali l’obbligo di

applicare il diritto comunitario ai comportamenti delle imprese tali da incidere sul mercato

comunitario.


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nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tosato Gianluigi.

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