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L

E ISTITUZIONI COMUNITARIE

L A COMMISSIONE

La Commissione unica delle Comunità europee, istituita nel 1965 col Trattato di fusione

degli esecutivi, ha ereditato le competenze precedentemente attribuite dal Trattato di Parigi

all’Alta Autorità della CECA e dai Trattati di Roma alla commissione della CEE e

dell’EURATOM. La commissione è l'istituzione politicamente indipendente che rappre-

senta e tutela gli interessi generali dell'Unione europea. È la forza motrice del sistema isti-

tuzionale dell'UE, propone cioè le leggi, le politiche e i programmi d'azione ed è responsa-

bile dell'attuazione delle decisioni del Parlamento e del Consiglio (organo esecutivo). La

Commissione ha sede a Bruxelles, in Belgio, ma ha uffici anche a Lussemburgo, rappre-

sentanze in tutti i paesi dell'UE e delegazioni in molte delle capitali del mondo.

I membri della Commissione vengono chiamati informalmente "commissari". Sono perso-

nalità politiche nei rispettivi paesi d'origine, possono essere stati anche ministri di governo,

ma in qualità di membri della Commissione si impegnano ad agire nell'interesse generale

dell'Unione e non sollecitano né accettano istruzioni dai governi nazionali.

Ogni cinque anni viene nominata una nuova Commissione, entro sei mesi dalle elezioni del

Parlamento europeo. Questa è la procedura (art. 214):

il Consiglio, a maggioranza qualificata, designa la persona che intende nominare quale

presidente della commissione; tale designazione è approvata dal Parlamento europeo;

il presidente designato, di comune accordo con i governi degli Stati membri, sceglie gli

altri membri della Commissione;

il nuovo Parlamento incontra quindi tutti i membri ed esprime un parere sull'intero

"collegio". Una volta approvata, la nuova Commissione inizia ufficialmente a lavorare

nel gennaio successivo.

La Commissione è politicamente responsabile dinanzi al Parlamento, che può destituirla

con una mozione di sfiducia (art. 201). Tale provvedimento può essere adottato dal Parla-

mento non prima che siano trascorsi tre giorni dal deposito della mozione: la stessa si con-

sidera approvata quando abbia riportato la maggioranza dei due terzi dei voti espressi, che

rappresentano la maggioranza dei membri che compongono il Parlamento europeo. In con-

seguenza dell’adozione del provvedimento, i membri della Commissione saranno tenuti a

dimettersi. È da notare che i membri della commissione nominati per sostituire quelli sfi-

duciati durano in carica non 5 anni ma fino alla data in cui sarebbe scaduto il mandato dei

commissari costretti a dimettersi collettivamente.

Tale previsione ha lo scopo di non sfalsare la durata in carica della Commissione e del Par-

lamento, che con il Trattato di Maastricht sono state volutamente equiparate.

La Commissione assiste a tutte le sedute del Parlamento, nel corso delle quali può essere

chiamata a chiarire o giustificare le sue politiche e risponde regolarmente alle interrogazio-

ni scritte e orali che le sono rivolte dagli eurodeputati.

Il lavoro quotidiano della Commissione è svolto dal complesso del suo personale, fatto di

funzionari amministrativi, esperti, traduttori, interpreti e segretari. I funzionari europei so-

no circa 24 000.

A decorrere dal 1° novembre 2004, la Commissione sarà formata da un cittadino di ciascu-

no Stato membro. In tal modo si è consentito ai nuovi Stati membri di avere un’adeguata

rappresentanza in seno all’istituzione, mentre c’è stata una riduzione ad un rappresentante

per gli Stati maggiori che ne avevano due. Per quanto riguarda la nomina dei vicepresidenti

la competenza spetta al Presidente che li nomina, previa approvazione del collegio.

I commissari sono nominati a titolo individuale e devono esercitare le loro funzioni in pie-

na indipendenza (art. 213). La loro indipendenza è tutelata da una serie di norme che crea-

no dei precisi obblighi a carico dei singoli commissari e, correlativamente, per gli Stati

membri. Pertanto la commissione è un organo formato da individui e non da rappresentanti degli

Stati, ed agisce nell’esclusivo interesse della Comunità. Le volizioni dei singoli componen-

ti della Commissione che concorrono a formare la volontà dell’organo collegiale, non so-

no, dunque, riferite agli Stati membri dell’appartenenza, ma restano volizioni individuali e

solo la volontà collegiale dell’organo viene in rilievo divenendo così imputabile alla Co-

munità nel suo complesso. Infine, i membri della commissione non possono, per la durata

delle loro funzioni, esercitare alcun’altra attività professionale, remunerata o meno che sia.

Il trattato fornisce un elenco tassativo dei casi in ci un membro della Commissione cessa

definitivamente le sue funzioni (art. 215). Essi sono:

• scadenza del mandato;

• decesso;

• dimissioni volontarie: devono essere presentate per iscritto al Consiglio dell’Unione e

inviate al Presidente della Conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri

con un atto nel quale l’interessato dichiara di voler cessare ogni attività al servizio della

Commissione, indicandone i motivi;

• dimissioni d’ufficio: possono essere dichiarate dalla Corte di Giustizia, su istanza del

Consiglio o della Commissione, quando un membro di quest’ultima non soddisfa più il

requisito della nazionalità o altri requisiti indispensabili a ricoprire la carica oppure

quando abbia commesso una colpa grave.

Sino alla nomina dei membri della commissione che devono sostituire quelli dimissionari,

questi ultimi sono tenuti di regola al proseguimento delle loro funzioni senza alcun tipo di

limitazione, al fine di assicurare il proseguimento dei lavori intrapresi. Nel caso di mozione

di censura da parte del Parlamento, invece, i commissari possono proseguire solo

nell’esercizio delle funzioni di ordinaria amministrazione.

Discorso a parte merita il caso delle dimissioni dell’intero collegio, così come accaduto il

15 marzo 1999. Non essendo contemplata tale possibilità nei trattati istitutivi, si possono

considerare due soluzioni:

• assimilare le dimissioni collettive della Commissione alla somma di più dimissioni in-

dividuali. In tal caso sorgono diversi problemi poiché le dimissioni volontarie compor-

tano il proseguimento per il commissario dimissionario in tutte le funzioni sino alla

nomina del sostituto. Diversa è anche la procedura di nomina del nuovo collegio: se si

tratta di dimissioni individuali, la procedura segue un iter molto più veloce, in quanto è

richiesta solo una delibera a maggioranza qualificata del Consiglio;

• assimilare le dimissioni collettive della Commissione all’ipotesi di censura da parte del

parlamento. In tal caso sorge un problema più strettamente politico. La sostituzione di

un membro dimissionario non prevede l’intervento del Parlamento europeo, in quanto

il legame politico tra le due istituzioni non è intaccato, a meno che non si tratti della fi-

gura del Presidente che è il tramite tra le due istituzioni. Se la commissione è censurata

dal Parlamento, invece, significa che in occasione della nomina del nuovo collegio de-

ve essere ripristinata la fiducia politica del secondo nei confronti della prima, per cui si

applica la procedura prevista dall’art. 214.

Attribuzioni della Commissione

La Commissione europea assolve quattro funzioni fondamentali:

1. Propone gli atti legislativi al Parlamento e al Consiglio (art. 211 Trattato CE). Il

trattato conferisce alla Commissione il "diritto d'iniziativa" , ossia la competenza esclu-

siva a redigere proposte di atti normativi europei che dovrà poi presentare al Parlamen-

to e al Consiglio. L'obiettivo di queste proposte deve essere la difesa degli interessi del-

l'Unione e dei suoi cittadini, non certo quello dei singoli paesi o settori industriali. Per-

ché decida di presentare una qualche proposta, la Commissione deve essere a cono-


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Docente: Mari Luigi
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Mari Luigi.

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