Che materia stai cercando?

Diritto dell'UE Appunti scolastici Premium

Appunti del corso di Diritto della Comunità internazionale e dell'UE, riguardanti gli ultimi due moduli del corso, incentrati sul diritto dell'Unione Europea. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Lang dell’università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto della Comunità internazionale e dell'Unione Europea docente Prof. A. Lang

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

partecipazione del Regno Unito alla CEE e minacciò di esercitare un diritto di veto se il

consiglio avesse dovuto decidere sulla domanda di ammissione. Dire che il consiglio si

pronuncia all’unanimità significa che ogni stato deve esprimersi perché ha un diritto di

voto, quindi ogni stato ha anche un diritto di veto, cioè può opporsi e il suo voto

comporta l’impossibilità di giungere all’unanimità e quindi il rigetto della domanda. La

Francia, con De Gaulle al potere, mostrò l’intenzione di opporsi. Non si arrivò al voto

del consiglio. In contemporanea alla domanda di ammissione del Regno Unito segue

quella dell’Irlanda, della Danimarca e della Norvegia, sempre negli anni 60. Quando De

Gaulle abbandona il potere e sale al potere Pompidou, viene meno l’ostilità nei

confronti del Regno Unito e si arriva poi all’adesione di quest’ultimo e viene meno

l’ostilità politica della Francia. Il consiglio da un voto favorevole a tutti i quattro gli stati

e quando si pronunciano a redigere il trattato di adesione, emergono degli aspetti che

continueranno a caratterizzare il processo di allargamento nel corso del tempo.

Innanzitutto, la decisione di aderire alla CEE e la decisione circa l’allargamento non è

una questione tecnica ma aveva un forte significato politico. Una testimonianza era

l’ostilità della Francia, che non si opponeva per motivazioni economiche, commerciali o

altro ma politiche. Voleva infatti mantenere una supremazia nel lungo periodo

all’interno della CEE e vedeva nel Regno Unito un modello concorrente che poteva

minacciare la supremazia. La decisione di allargamento era una decisione di natura

politica che chiedeva di essere esaminata dalle più alte istanze, cioè dai capi di stato e

di governo.

Un altro aspetto che si è imposto sin dall’inizio è che si aderisce a tutte e tre le

comunità e non si può scegliere.

Un altro aspetto è che non è possibile un’adesione selettiva ad alcune politiche della

comunità ma non ad altre. Il Regno Unito aveva cercato di fare questo ma gli stati

membri delle organizzazioni hanno messo in chiaro che si dovevano accettare le

regole del gioco dell’organizzazione stessa. Le modifiche dei trattati, gli adattamenti

che si potevano apportare al momento dell’adesione riguardano aspetti tecnici e di

dettaglio. Per esempio attraverso l’accordo di adesione viene modificato l’elenco degli

stati membri, delle lingue perché si modifica la disposizione. Vengono modificati

articoli, come il 255 che indica il territorio degli stati ai quali il trattato si applica. Sono

modifiche limitate e funzionali che consentono la partecipazione dello stato ma già

modifiche sostanziali che riguardano le competenze delle istituzioni e le loro

caratteristiche. Lo stato aderente deve prendere l’organizzazione così com’è.

Sin dall’inizio è stato reso chiaro che il trattato di adesione poteva contenere dei

periodi transitori. Dato che partecipare all’organizzazione voleva dire applicare l’intero

diritto dell’organizzazione e poiché è difficile riuscire ad adeguarsi ad un numero

cospicuo di norme e politiche poste in essere, si è deciso che nel trattato di adesione

sono previsti questi periodi transitori, periodi di tempo entro i quali lo stato nuovo

deve mettersi al pari degli altri circa il rispetto delle regole dandogli del tempo per fare

tutto ciò. Non dovrebbe essere fonte di stupore se pensiamo che la stessa abolizione

dei dazi doganali ha richiesto alcuni anni.

I periodi transitori servono per facilitare l'applicazione dell’acquis, ossia l'insieme del

patrimonio giuridico dell'Ue, l'insieme del diritto dell'Ue.

Ancora un altro portato del primo allargamento che poi si è confermato in seguito è

che anche quando gli stati sono molti che chiedono l’ammissione, si negozia un unico

trattato di adesione. In quel caso erano 4 gli stati, è stato negoziato un unico trattato

che aveva capitoli specifici per ognuno di questi stati. Questo trattato è stato posto

alla ratifica di tutti gli stati già membri dell’UE e degli stati aderenti perché come ci

“l’accordo è sottoposto a ratifica da tutti gli stati

dice l’articolo 237, secondo comma

contraenti conformemente alle norme costituzionali”. L’Italia ha ratificato questo

accordo, con l’autorizzazione delle camere (perché di natura politica). L’Italia ha

ratificato il trattato di adesione di 4 stati. Il Regno Unito, la Danimarca e l’Irlanda

hanno ratificato il trattato mentre la Norvegia no, perché ha organizzato un

referendum perché la sua costituzione lo prevede per chiedere alla popolazione di

autorizzare alla ratifica e la popolazione era contraria. Si è posto un problema: c’è un

trattato che deve essere ratificato da tutti gli stati ma ne manca uno. Si è considerato

quel trattato di adesione unico, come quattro trattati distinti uniti in unico strumento e

si è detto che l’accordo di adesione del Regno Unito, Irlanda e Danimarca è stato

approvato da tutti. La Norvegia non ha approvato l’accordo quindi non si è formato il

consenso necessario per l’entrata in vigore dell’accordo con la Norvegia. Quindi la

Norvegia non è stato membro ma non ha caducato il trattato in relazione agli altri

stati.

Mettiamo che lo stesso trattato che non è stato ratificato dalla Norvegia non fosse

stato ratificato dall’Italia. Cosa sarebbe successo? Nessuno degli altri stati avrebbe

potuto diventare membro dell’organizzazione perché il consenso degli stati già membri

è determinante, quali che siano le motivazioni e i disaccordi. Il consenso degli stati già

membri non può essere superato. Anche se la domanda fosse stata approvata dal

Consiglio, ma ci fosse stata la mancata ratifica.

Da sei si è passati a nove stati. Il secondo allargamento riguarda la Grecia. Il terzo

allargamento riguarda Spagna e Portogallo. Cos’hanno in comune questi stati? Sono

stati delle dittature fino ai primi anni 70. Erano anche stati più poveri. È stato chiaro

che gli stati dovevano mostrare un certo interesse nel collaborare con altri stati

europei perché la CEE era una comunità di valori. Non era sufficiente che uno stato

europeo dimostrasse di voler partecipare all’organizzazione ma doveva essere uno

stato democratico. Questo è stato reso noto da una serie di disposizioni delle

istituzioni che di per sé non dicevano che la Grecia non potesse diventare membro

affinché non fosse stata democratica ma affermavano questo valore dicendo che gli

stati democratici potevano partecipare all’organizzazione e lasciando intendere che

uno stato non democratico avesse fatto domanda di adesione alle comunità, la

domanda non sarebbe stata accettata. Questo non per questioni relative al mercato

comune ma non condivideva l’organizzazione di governo con principi considerati

impliciti. Possiamo citare due dichiarazioni di soggetti diversi che hanno affermato

tutto ciò:

1977 del parlamento europeo, consiglio e commissione, cioè tre istituzioni della

 CEE, CECA e EURATOM che dichiarano che esse rispettano e rispetteranno i

diritti fondamentali della personale (libertà espressione, riunione, famiglia), cioè

tutti temi non economici. Li rispettano anche se non c’è un legame diretto con

gli aspetti economici di cui si occupano queste istituzioni.

la dichiarazione del consiglio europeo (diverso dal Consiglio, composto dagli

 stati.), composto dai capi di stato e di governo (cioè rappresentanti di massimo

livello). Inizialmente non era previsto, i trattati non lo prevedevano ma nella

prassi gli stati si sono resi conto che certe questioni di comune interesse

dovevano essere discusse al più alto livello possibile, cioè dai capi

dell’esecutivo. Questo perché i ministri, quando dovevano discutere circa una

certa questione, hanno una competenza specifica e possono parlare solo nel

settore di competenza, non nelle questioni generali. Invece si è resa necessaria

l’esigenza di discutere al massimo livello circa questioni generali, tra le quali

anche l’adesione. Hanno deciso di chiamarsi consiglio europeo, mentre

precedentemente si chiamavano “vertici”, il nome della diplomazia diffuso per

il

indicare l’unione di alto livello degli stati. Il consiglio nel 1978 dice che “

rispetto e il mantenimento della burocrazia rappresentativa e i giudizi dell’uomo

in ciascuno degli stati membri sono elementi essenziali per la partecipazione

alla comunità europea”. Vogliono quindi solo stati democratici.

Di conseguenza i paesi del Mediterraneo che volevano presentare domanda sapevano

che solo quando avessero accettato la Convezione dei diritti umani del consiglio

d’Europa, avessero accettato i principi democratici e fossero diventati stati

democratici avrebbero potuto presentare domanda di adesione all’organizzazione.

Un aspetto che è emerso in questo secondo e terzo allargamento era che i periodi

transitori che il trattato di adesione comprendevano non servivano più solo per

consentire allo stato aderente di avere più tempo per applicare gli obblighi previsti ma

volevano tutelare gli interessi degli stati già membri. Sono stati previsti dei periodi

transitori per la libera circolazione dei lavoratori nel mercato del lavoro perché

essendo questi stati aderenti più poveri rispetto alla media degli stati già membri,

questi ultimi avevano paura dell’enormità di gente che, approfittando della libera

circolazione, cercavano delle posizioni migliori. Hanno previsto quindi un periodo di 7

anni in cui vi erano delle restrizioni in questo ambito. È stato un accordo con la Grecia

e si è mantenuto poi in seguito per tutti gli altri allargamenti.

Arrivano anche le modifiche dei trattati: la prima importante modifica è realizzata con

l’atto unico europeo, cioè un atto di revisione, di modifica del trattato istitutivo. Per

ora si parla solo dei trattati per la disposizione che stanno esaminando, ma ci sono

state altre modifiche [CM 248].

L’atto unico europeo aumenta i poteri del parlamento europeo perché quest’ultimo,

con l’elezione a suffragio universale diretto del 1979 ha cominciato a rivendicare

maggiori poteri. Questi poteri gli sono stati accordati dagli stati. Il parlamento può

chiedere ma gli deve essere conferito dagli stati. Con l’atto unico europeo sono stati

attributi molti poteri, soprattutto il potere per il coinvolgimento anche per la

procedura di adesione. Questa disposizione è entrata in vigore a cavallo

dell’adesione di Spagna e Portogallo. Cambia il primo comma dell’articolo 237 che

stabilisce che la decisione sulla candidatura è sempre del consiglio, che prevede la

consultazione della commissione, sia un parere conforme del parlamento. Deve dare il

suo parere, ma un parere conforme è vincolante perché significa che il consiglio non

può disattendere il parere del parlamento. Il consiglio non può superare l’opinione del

parlamento europeo. Il consiglio quindi non può fare entrare uno stato se il parlamento

dice di no. Avrebbe potuto il consiglio superare il parere favorevole del parlamento? Il

consiglio si deve pronunciare all’unanimità. Se non c’è unanimità il consiglio non può

decidere e quindi non può approvare la candidatura e quindi la parola finale spetta

comunque al consiglio (es Palestina). Esprimono anche interessi diversi. Il parlamento

quelli dei cittadini, il consiglio quelli degli Stati. Non c’è mai stato oggi un parere

negativo del parlamento ma è capitato che il consiglio abbia rinviato la votazione

nonostante il parere favorevole del parlamento.

Il passaggio successivo fu un’ulteriore modifica dei trattati di Maastricht del 1992,

in vigore dal 1993. È importante nella storia dell’integrazione dell’UE perché unifica le

tre comunità in un’unica struttura nell’UE e mette insieme le norme sull’adesione.

Abbiamo sempre a quel tempo tre comunità ma non abbiamo più tre norme diverse

per l’adesione, cioè non si aderisce alle tre comunità ma si aderisce all’Unione con

un’unica disposizione. Vengono abrogati l’articolo 98 della CECA, articolo 237 CEE e

l’altro articolo dell’EURATOM. Abrogate queste disposizione, riunite in un unico articolo

“O”, è la stessa procedura del 237 con la differenza secondo cui “ogni stato

Europeo diventa membro dell’unione e non più membri della CEE”. Si unifica quella

procedura che già nella pratica era stata unificata, si da una corrispondenza di quanto

la prassi aveva evidenziato come soluzione utile per segnare il fatto che le comunità

erano separate ma così coordinate che non si poteva scegliere a quale aderire.

06/03/18

Art O > l'apertura dell'Ue verso nuovi stati membri era presente sin dall'inizio e

l'allargamento ha fatto emergere questioni politiche e tecniche che hanno trovato una

regolamentazione a livello primario. Il trattato di Maastricht modifica i trattati di Roma

e quindi un trattato di revisione. Il depositario è sempre l'Italia, depositario di tutti i

trattati dell'Ue. La modifica che questo accordo apporta alle procedure di adesione

riguarda la creazione dell'Unione europea che comprende le tre comunità e ora

l'adesione diventa possibile alla sola UE. È una sorta di evoluzione della prassi, perché,

nonostante le tre comunità e le due procedure diverse per annessione, gli stati

dovevano aderire alle tre comunità contemporaneamente, perché erano tutte parte di

questo processo di evoluzione. L’UE dà una struttura unitaria alle tre comunità.

Questa disposizione viene applicata in concreto per l'allargamento dei paesi del centro

e nord Europa, ossia Austria, Svezia, Finlandia e Norvegia. La Norvegia però

nuovamente, a seguito di referendum, non è potuta aderire. Un unico trattato

prevedeva un capitolo per ogni paese, ma è stato modificato il trattato di adesione

solo in riferimento alla Norvegia.

I paesi nordici hanno avuto un altro elemento caratterizzante, perché per la prima

volta stati più ricchi e prosperi aderiscono all'organizzazione. Questo ha avuto

conseguenze sulla fase transitoria. Negli allargamenti a sud era previsto un periodo di

allargamento. Nei paesi del Nord quindi i periodi transitori sono più limitati solo per

facilitare l'integrazione dei nuovi stati nell'UE e non viceversa.

Siamo negli anni novanta e sono nati nuovi stati dell'Europa Orientale che necessitano

di stabilità economica e politica. L’UE individua nella possibilità di diventare membri

dell'organizzazione un modo per stabilizzare il continente ed evitare che possano

sorgere tensioni tra stati dell'Europa centro orientale, causando una minaccia alla

sicurezza dell'Ue. L'allargamento diventa quindi uno strumento politico per influenzare

l'evoluzione degli Stati dell'Europa centro orientale in termini di stabilità, contribuendo

alla stabilità istituzionale. Bisogna definire questi criteri, stabilendo che tipo di stato

l'Ue ha in mente come stato europeo che può diventare membro dell'organizzazione.

Già negli anni settanta quando c'era la prospettiva d'ingresso sei paesi del

mediterranei, si parlava di rispetto della democrazia e diritti fondamentali. Questo non

basta più per allargamento ad est, ma ci vuole qualcosa di più elaborato e vengono

definiti i criteri di Copenaghen, città dove si è riunito il consiglio europeo nel giugno

del 1993 indicando i criteri di ingresso nell'UE. Questi paesi devono soddisfare delle

condizioni per diventare membri e queste condizioni sono rese pubbliche dall'Unione,

che si atterrà a questi criteri nel valutare le candidature degli Stati che vogliano

aderire.

Questi criteri sono di tre tipi

● Economico

● Politico

● Giuridico o dell'acquis comunitario

CONCLUSIONE DELLA PRESIDENZA, CONSIGLIO EUROPEO DI COPENAGHEN 1993 (pag

246)

“Il consiglio europeo ha dato l'accordo (politico), affinché i paesi associati (questi paesi

avevano già accordi commerciali. Questo però non bastava agli Stati che volevano

guardare ad ovest e non più ad est, non erano membri dell'Unione) dell’Europa

centrale e orientale che lo desiderano, diventino membri dell'Unione europea.

L'adesione avrà luogo non appena un paese associato sarà in grado di assumere gli

obblighi connessi, adempiendo le condizioni economiche e politiche richieste.”

Viene richiesta stabilità istituzionale > criterio politico, che attiene alla struttura dello

stato e al rispetto dei diritti fondamentali.

La seconda parte riprende, arricchendoli, gli stessi criteri indicati per i paesi

dell'Europa mediterranea > viene aggiunto il rispetto dei diritti delle minoranze per

parte dei diritti fondamentali, perché per i paesi dell'Europa orientale il problema delle

minoranze era molto più sentito, perché nei nuovi paesi ci sono minoranze che hanno

come madrepatria di riferimento un altro stato dell'Europa centrale e la paura che lo

stato di riferimento della minoranza intervenisse per il mancato rispetto della

minoranza era molto sentita. Non garantire adeguatamente i diritti delle minoranze

era visto con timore.

Un altro aspetto nuovo è la stabilità istituzionale, cioè il fatto che le istituzioni dei

nuovi stati. Nel creare questi nuovi organi dovevano assicurare la stabilità, es tramite

controllo e bilanciamento dei poteri.

Oltre al criterio politico c'è quello economico, che richiede un'economia di mercato

funzionante e la capacità di rispondere alle pressioni concorrenziali e alle forze di

mercato all'interno dell'Unione. Quei paesi avevano diverse strutture economiche,

quindi bisogna creare strutture, norme ed un'economia che fosse compatibile. Fino a

quel momento, negli altri allargamenti, non si erano date indicazioni sul tipo di

economia, perché gli altri paesi avevano già l'economia degli altri stati europei.

Infine, l'appartenenza all'unione presuppone la capacità di assumersi globalizzazione

obblighi di tale appartenenza, inclusi gli obiettivi di un'unione economica, politica e

monetaria.

L'unione definiva un criterio che essa stessa doveva soddisfare, indicata nell'ultimo

comma. La capacità dell'Unione di assorbire nuovi membri, mantenendo allo stesso

tempo inalterato il tiro dell'integrazione europea, riveste parimenti grande importanza.

L'Europa non deve snaturarsi.

Al tempo si volevano percorrere le strade di allargamento e approfondimento.

Il quinto allargamento ha definito i criteri di Copenaghen e aiutato anche i paesi

dell'Europa centro-orientale a soddisfare questi poteri, cioè si è delineata una vera

politica di allargamento. Non solo l'allargamento aveva perso la sua natura

meramente tecnica, ma che ci fosse la necessità che la stessa UE desse assistenza ai

paesi che volevano diventare membri dell'Ue emerge solo adesso. Si tratta di aiuti

finanziari, cioè tramite finanziamenti, e tecnica. Si aiutano a solidificare le istituzioni,

renderle più forti, rispettare i diritti umani, modificare la struttura economica, aiutarli

ad attuare le norme dell'Ue. L'assistenza tecnica invece è tutto ciò che aiuta gli stati a

raggiungere un obiettivo, diverso dalla mera erogazione di denaro, e consiste in

consulenze, per es per aiutare i paesi a remare una normativa compatibile con quella

dell'Ue. Vengono quindi definiti obiettivi e condizioni che lo stato aderente deve

rispettare, ma anche aiuto affinchè li rispetti. Ci sono voluti una decina d'anni e si è

arrivati all'adesione in due momenti diversi, anche se spesso vengono uniti in un solo

allargamento. I paesi baltici, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l'Ungheria e

la Slovenia, Malta e Cipro sono i primi coinvolti nel processo. Non condividevano le

stesse caratteristiche, le stesse questione dei paesi continentali, ma anche Malta e

Cipro sono stati coinvolti. Alcuni anni dopo sono entrate anche Bulgaria e Romania,

che avevano una struttura istituzionale più debole e c'è svolto più tempo per

rafforzarla.

Cipro è divisa in due. Nell'UE c’è l'intera Isola, ma il protocollo di adesione del 2004

riconosce che il governo di Nicosia non controlla tutto il territorio e sulla parte non

controllata non si applica il diritto dell'Unione europea. Si sta cercando di migliorare la

situazione nella parte nord di Cipro e favorire la riunificazione dell'isola. Si riteneva che

la riunificazione sarebbe arrivata prima dell'adesione, era l'obiettivo da perseguire, ma

non si è riusciti a realizzarlo e prima dell'accordo della firma di adesione c'è stato un

referendum a Cipro per la riunificazione dell'isola, obiettivo sponsorizzato dalle NU. Era

stato proposto un nuovo assetto dell'isola, ritenuto però svantaggioso dalla

popolazione che l'ha quindi bocciato. A quel punto però Cipro è entrata anche se il

governo non controlla ancora tutto il territorio. Una linea che separa in due territori

non è considerata come un confine, perché altrimenti significherebbe riconoscere che

Cipro Nord è uno stato.

L'ultima adesione è stata quella della Croazia, unico caso in cui uno stato ha aderito

d'asilo. Nel frattempo sono state ancora modificare le procedure di allargamento. La

procedura successiva è indicata nel trattato di Amsterdam del 1997, che risponde alla

prassi sviluppata, ossia che ogni stato europeo che rispetti i principi sanciti nell'art 6

può entrare. L'art 6 prevede che l'unione si basi sui principi di libertà, democrazia,

rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dello stato diritto, principi

che sono comuni a tutti gli stati membri. Questa cosa prima era implicita, ora viene

esplicitata. Il passo successivo, compiuto dieci anni dopo, è quello dell'attuale versione

dei trattati, col trattato di Lisbona, che apporta qualche modifica in linea con prassi e

volontà di dare maggiore spazio agli stati . I valori del trattato sono gli stessi, ma non

solo li rispetta, ma deve anche promuoverli (ricorda la carte delle NU). Inoltre viene

indicato che si tiene conto dei criteri di ammissibilità con svenuti dal consiglio

europeo, inserendo nuovamente nel trattato l'esigenza emersa e che si è affermata

nella prassi. Questi criteri previsti dal consiglio europeo, per ora sono quelli di

Copenaghen. Un altro aspetto aggiunto in questa disposizione riguarda il ruolo dei

parlamenti nazionali, a cui si dà più spazio rispetto al passato. La prima fase di

procedura di adesione è sempre stata in mano alle istituzioni europee, che dovevano

dare parere conforme. Gli stati intervenivano in un secondo momento. Intervenivano

indirettamente nella prima fase, poiché il consiglio è composto dagli Stati. Ogni stato

decide come mostrare la propria volontà, se considerando le istanze del parlamento

nazionale o meno. Comunque questa prima fase è sempre stata nelle mani delle

istituzioni, facendo intervenire solo non momento della ratifica i parlamenti nazionali.

Col trattato di Lisbona si dà più spazio alle istanze nazionali, come un modo per

correggere certe inadeguatezze dei governi nazionali, poiché spesso era l’UE a

informare i parlamenti, non lo faceva il governo del paese. Tuttavia informarli ma non

dare loro possibilità di decidere, crea disarmonia.

Oggi vari stati hanno chiesto di aderire all'Ue e l'Ue ha ribadito che i Balcani hanno un

futuro nell'UE. Questo elemento politico di stabilizzazione che già c'era

nell’allargamento ad est si ripresenta. Questa prospettiva per i Balcani è un modo per

assicurare la stabilizzazione dei Balcani. In questo processo c'è anche la Turchia, che

aveva fatto domanda di adesione alla CEE nell’87. Negli anni sessanta aveva concluso

in un accordo di associazione accordi stretti pur fuori dall'organizzazione e nel

preambolo di questo accordo era scritto che la Turchia a tempo debito sarebbe

diventata membro. Questo accordo di associazione del 1963 è ancora applicabile e

resta la visione di una possibile adesione. Nel 1987 la richiesta fu congelata, perché si

stavano riformando le istituzioni della CEE. In quegli anni anche il Marocco lo richiese,

ma la sua domanda fu respinta non essendo stato europeo. Quella della Turchia fu solo

congelata. Ci si chiede se sia uno stato europeo oppure no. Una parte del territorio

turco è Europa e da un lato è una parte di Asia. Tuttavia per parlare di stati europei

spesso si guarda i valori, la struttura di riferimento, uno stato che sia geograficamente

contiguo.

I negoziati di adesione sono iniziati nel 2005, quindi è stata data una valutazione di

massima positiva alla Turchia, molti stati europei sono critici nei confronti della Turchia

membro dell'Unione come Austria, Germania, Francia, Paesi Bassi ma quando si è

trattato di votare all'unanimità del Consiglio nessuno si è mostrato contrario. A livello

istituzionale c'è volontà ribadita di considerare la Turchia come potenziale membro e

dall'altra potenziali Stati che minacciano il veto ma non l'hanno mai esercitato. I

negoziati dal 2005 hanno avuto ritardi vari e difatti sono bloccati. Ancora di recente

l'unione ha ribadito l'apertura verso i Balcani. Gli stati sono in condizioni diverse e si è

sviluppato anche un lessico diversificato.

Alcuni hanno presentato domanda di adesione che è stata accettata, questi sono

candidati, come Montenegro e Serbia.

Ci sono poi stati candidati che hanno presentato domanda, è stata accettata ma

questa negoziati non sono ancora iniziati. Questi sono Albania e la ex Repubblica

jugoslava di Macedonia. La Commissione propone da otto anni i negoziati con la

Macedonia, dando conto del grado di rispetto dei criteri da parte dei paesi. Ogni anno

il Consiglio di riunisce e quando devono decidere all'unanimità la Grecia si oppone.

Attualmente infatti tra i due paesi c'è un contrasto perché la Grecia non accetta il

nome della Macedonia. La Grecia infatti sostiene che la Macedonia sia una sua regione

e che la costituzione della Macedonia contiene dei germi che potrebbero arrivare a

rivendicare anche la zona della Macedonia storica. Questa è in parte in Grecia, in parte

in Albania e in parte in Bulgaria.

Negli anni 90, la ex rep Jugoslava di Macedonia e la Grecia hanno raggiunto un

accordo, in cui la Grecia non si oppone al fatto che lo stato si chiami Ex Repubblica

Jugoslavia di Macedonia.

I negoziati per risolvere la questione del nome vanno avanti con alterne vicende,

recentemente sono stati trovati però una serie di nomi, es rep della Macedonia del

Nord, Macedonia superiore, Macedonia di Vadar, rep della Macedonia (Skopje), rep di

nuova Macedonia.

L'attuale presidenza di turno della Commissione europea è la Bulgaria e quindi in

quanto stato balcanico è attenta alle esigenze dell'area, che ha fatto infatti

dell'integrazione dei paesi dell'area un suo fine, è molto attiva per trovare un accordo

sul nome.

Ci sono infine i potenziali candidati, ossia stati dell'area dei Balcani, in relazione ai

quali non c'è stata ancora un presa di posizione. Questi sono la Bosnia Erzegovina, che

ha grandi problemi di rapporti tra le comunità, e Kosovo, le cui relazioni con la Serbia

sono molto difficili.

Questo allargamento comporta l'erogazione di assistenza finanziaria e tecnica a favore

di questi paesi per aiutarli a rispettare i criteri di componga una struttura dello stato

ed economica.

C'è un ulteriore forte interesse nel futuro a medio termine dei paesi balcanici dell'Ue e

deriva dagli investimenti di Cina e Russia nel territorio. La Cina ha comprato il Pireo.

Per giungere al Pireo la Cina sta rafforzando le infrastrutture dei paesi balcanici.

La Russia ha sempre attuato una politica di divisione degli Stati europei e ha interesse

a non avere un fronte unitario. Il rischio di tagli degli approvvigionamenti non è

teorico, se pensiamo a quello che succede ora in Ucraina e in passato in Ucraina e

Bielorussia.

Dal punto di vista dell'Ue i paesi del Caucaso, pur essendo geograficamente in Europa,

sono compresi in un'altra politica, la politica di vicinato, che si accompagna alla

politica di allargamento. L'UE ha quindi detto che i paesi che sono immediatamente

affini all'Ue con eccezione dei paesi balcanici, non hanno una prospettiva di adesione a

medio termine ma si vogliono creare con questi paesi delle relazioni più strette,

tramite accordi internazionali. C'è però il problema della Russia, che vede in questa

politica europea una minaccia speculare a quella che la Russia persegue nei confronti

di questi paesi. Per ora l'Ue ha un negoziato anche con Armenia, Georgia, Bielorussia e

Azerbaijan.

Situazione della Silvania. Non sono rispettati alcuni diritti fondamentali, come la libertà

di stampa che permette di criticare il governo. Questa è fondamentale per parlare di

regime democratico. La libertà di stampa può essere proibita o può anche prevedere

sanzioni eccessive per diffamazione. Non c'è neanche il rispetto delle minoranze

etniche. Il diritto di sciopero non è un diritto assoluto, in questo caso è stato sospeso,

ma bisogna vedere in concreto in che termini con questa legge lo sciopero non è

consentito.

Il fatto che non si riesca formare un governo è un campanello d'allarme, ma non

necessariamente un problema. Pensiamo al Belgio, paese che più a lungo al mondo è

rimasto senza un governo sicuramente se il paese non prevede un correttivo, questo

problema potrebbe richiedere una riforma per rendere più efficace la risposta delle

istituzioni in caso di parlamento spaccato. Anche l'instabilità sociale non è

necessariamente un problema, bisognerebbe valutare la risposta data da un certo

stato ad un problema sociale.

La mancanza di continuità geografica ci fa chiedere perché uno stato voglia entrare

nell'organizzazione, ma il trattato richiede che lo stato sia europeo, non contiguo.

Dunque non è un motivo che possa giustificare l'impossibilità dell'adesione.

C'è il problema della struttura economica che pone la necessità di una riforma. Ma non

avere ancora le caratteristiche della struttura economica degli altri stati europei non

può portare ad una risposta negativa. Solo quando uno stato è membro

dell'organizzazione si valuta se rispetta i criteri alla politica economica e monetaria ci

vogliono due anni di osservazione per capire se uno stato può partecipare alla moneta

unica. Tuttavia non deve rispondere al momento all'adesione all'Ue, ma a lungo

termine.

07/03/18

Solo il primo comma dell'art 49 del TUE ha subito modifiche. È sempre necessaria la

conclusione di un accordo tra Stati membri e aderente che deve rispettare le norme

costituzionale. Gli stati membri e ogni stato aderente devono rispettare le regole

costituzionali in materia di ratifica.

Il secondo comma invece non viene modificato.

Città del Vaticano non potrebbe essere parte dell'Ue

● Governo autoritario

● No pari diritti tra uomini e donne

IL RECESSO

L'art 50 del trattato sull'UE introduce una disposizione sul recesso. Questa non c'era

all'inizio, non veniva prevista nel 1957 alcuna forma di recesso, ossia procedura

tramite la quale uno stato può scegliere di non essere più membro. Il trattato di Roma

è stato concluso a tempo indeterminato e l'idea che sottende l’UE è una progressione

verso forme più strette di relazioni. Molto si era discusso se il recesso sarebbe stato

comunque possibile nel silenzio dei trattati. Il trattato istitutivo della CEE era un

trattato internazionale e l'idea era che se ci fosse stato l'accordo di tutti gli Stati

affinché uno recedesse, questo potesse farlo, sulla base della convenzione di Vienna.

Ma cosa succedeva se non c'era il consenso di tutti? La dottrina si divideva. Il trattato

non diceva nulla sul recesso, ma la sua filosofia e le posizioni degli Stati membri

dell'organizzazione non pensavano che ci fosse un implicito diritto di recesso, mentre

altri sostenevano che ci fossero degli elementi che rendessero possibile un recesso,

richiamando il principio rebus sic stantibus, cioè se cambiano le condizioni alla base

del trattato. (Il recesso riguarda le organizzazioni internazionali mentre la denuncia

riguarda un accordo internazionale).

L'art 50 è stato inserito nel Trattato di Lisbona, firmato nel 2007 e in vigore dal 2009.

Questo articolo è stato inserito nell'ambito di una modifica dei trattati avvenuta negli

anni duemila, quando si discuteva sull'istituzione di una costituzione europea. Nel

2002-2003 è stato attuato un processo di riforma dei trattati, in un processo chiamato

“trattato che forma una Costituzione per l'Europa” e sarebbe stato un trattato che

avrebbe abrogato i trattati per riscrivere i trattati dell'Ue. C'è già l’OIL, organizzazione

internazionale del lavoro, che ha una costituzione, per il ruolo del nome è centrale.

Costituzione dà un'idea di vicinanza agli Stati. Gli stati hanno le costituzioni e forse si è

voluto troppo. Quello che è strano è che in un testo che si chiamava Costituzione ci

fosse una disposizione sul recesso, cosa molto rara perfino negli Stati federali. Per

esempio, la Malesia è un'eccezione che ha una possibilità di recesso come atto

federale. Stati Uniti, Germania, Austria non hanno disposizioni sul recesso. Era quindi

strano da una parte prevedere un trattato che si chiamava costituzione e dall'altro la

possibilità di recesso. L'idea era che questa norma servisse come valvola di sfogo, nel

fare che l'organizzazione proseguisse verso un'integrazione più stretta, dunque chi

non voleva poteva scegliere di uscire. Serviva per rafforzare l’integrazione, perché si

creava un’arma di ricatto contro lo stato recalcitrante. L'idea alla base di questa norma

era di consentire agli Stati membri dell'organizzazione di dire allo stato, che non

voleva una maggiore integrazione, che poteva recedere. Se uno stato minacciava il

veto per motivi pretestuosi, non condivisi dagli altri, aveva un'alternativa.

Questo trattato che adotta una Costituzione per l'Europa non è stato ratificato da tutti

gli Stati e non è mai entrato in vigore. La maggioranza delle modifiche che avrebbe

apportato sono però state preservate e portate nei trattati istitutivi tramite il trattato

di Lisbona. Sono stati omessi i riferimenti più delicati

● Non c'è più il termine costituzione

● Non c'è più il termine legge per designare gli atti dell'Unione

● La norma sul recesso è rimasta

Art 50

1. Ogni stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme

costituzionali di recedere dall'Unione > non deve dare ragioni, l'unico criterio è

che sia conforme alle norme costituzionali dello stato recedente. Si diceva che

fosse necessaria nella Costituzione una norma per il recesso, ma la prassi va in

senso opposto. Il Regno Unito non ha adottato delle norme per poter recedere.

L'Italia non ha norme sul recesso e non sono quindi necessarie norme

specifiche. Il riferimento alle norme costituzionali significa che la manifestazione

della volontà dello stato di recede deve avvenire nel modo previsto dalla

costituzione. È uguale e contrario rispetto all'adesione ad un trattato. Nel caso

italiano sarebbe il presidente della Repubblica a manifestare la volontà del

recesso, ma previa l'autorizzazione delle camere. Non fa parte delle prerogative

del governo manifestare la volontà dello stato, ma resta comunque il ruolo di

controfirmare. Quindi il recesso è questione di competenza nazionale, ogni stato

però deve rispettare le regole che prevede. Rimane nelle mani dello stato

manifestare la sua volontà

2. Lo stato membro che decide di recedere notifica tali intenzioni al consiglio

europeo. È un atto recettizio, cioè va comunicato. Non produce effetto se non lo

dice nessuno. Il consiglio europeo è composto da capi di stato e di governo, è la

più alta istanza politica europea. Alla luce degli orientamenti indicati dal

Consiglio europeo, l'unione negozia e conclude con tale stato un accordo volto a

definire le modalità di recesso tenendo conto del quadro delle future relazioni

con l'Unione. L'accordo è negoziato conformemente all'art 218, paragrafo tre

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La competenza a

concludere e negoziare l'accordo è gestita dal consiglio dei ministri, composta

da rappresentanti degli Stati. Il consiglio designa un negoziatore che spesso è la

Commissione europea. Il negoziatore riceve un mandato, dicendo i margini di

manovra, il quale negozia. La firma è competenza del consiglio, la conclusione

dell'accordo, non si parla di ratifica, è competenza del Consiglio richiedere

l’opinione del parlamento europeo per i trattati più rilevanti. Serve un accordo

tra unione composta da tutti gli stati tranne lo stato recedente e lo stato

recedente. L'accordo risolve le questioni connesse al fatto che lo stato sta

lasciando l'organizzazione. Nel recesso c'è l'obbligo di accettazione del

consiglio. Non viene ratificato dagli Stati perché non sono coinvolti. Mentre nella

decisione l'accordo e tra stati membri è stato aderente, le condizioni del recesso

sono oggetto di un accordo negoziato tra Unione e stato recedente, non tra gli

stati membri dell'Unione e stato recedente. È un accordo dell'Unione infatti, non

un accordo degli Stati. Gli stati recedenti poi dovranno approvare questo

accordo. Si tratta di un accordo bilaterale in cui da una parte c'è l'unione

composta da tutti gli Stati meno uno e dall'altra parte c’è lo stato recedente.

L'unione deve approvare a maggioranza qualificata con voto del consiglio,

mentre lo stato manifesta il consenso sulla base delle sue regole interne. Per

l'adesione la mancata ratifica di uno degli stati già membri o dello stato

aderente impedisce che lo stato aderisca all'Unione, per il recesso invece c'è

una soluzione.

3. Il comma tre dice che i trattati cessano di essere applicabili allo stato

interessato a decorrere dalla entrata in vigore dell'accordo di recesso. Quando

l'accordo entra in vigore l'effetto c’è la cessazione della qualità di membri. Se

l'accordo però non è stato approvato, i trattati cessano di essere applicati due

anni dopo la notifica. La notifica quindi è importante: è il momento a partire dal

quale decorrono i due anni, ossia momento dal quale i trattati cessano di essere

applicati e lo stato recedente diventa stato terzo, a meno che il parlamento

europeo d'intesa con lo stato interessato decida di prolungare tale termine. Il

parlamento deve però decidere all'unanimità, quindi ogni stato ha potere di

veto, la decisone circa la proroga è nelle mani dello stesso parlamento europeo,

non dello stato recedente, perché anche se un piccolo stato dell’unione si

oppone non ci sarà alcuna proroga. L'esito è quindi sicuro perché una volta

notificato il recesso, non si può arrestare. La norma definisce alcuni dettagli

circa il periodo della notifica e il recesso vero e proprio. Lo stato recedente

continua ad essere membro dell'Unione, partecipa al consiglio europeo e

sottostà agli atti ma c’è un'eccezione

4. Il comma quattro dice che ai fini dei paragrafi due e tre, il membro del consiglio

europeo e del consiglio che rappresenta lo stato membro non partecipa né alle

deliberazioni né alle decisioni del consiglio europeo e del consiglio che lo

riguardano. Spesso si parla di consiglio articolo 50 (o UE 27) per le decisioni del

Consiglio a cui non può partecipare il Regno Unito. Nel secondo comma

dell'articolo quattro si dice che per maggioranza qualificata s'intende quella

definita conformemente all'art 218, paragrafo tre, lettera B del TFUE. I cittadini

dello stato recedente parlamentari europei o cittadini dello stato recedente nella

Commissione o giudici dell'Unione continuano a lavorare normalmente e non è

prevista la loro astensione. Solo gli organi di stato, Consiglio europeo e

consiglio, dove la persona fisica che siede non agisce seguendo le sue

competenze ma i rappresentanti dello stato sono toccati da queste regole.

Invece gli altri organi, composti da individui che agiscono non in quanto cittadini

dello stato recedente, ma eletti dai cittadini dell'Unione o designati dal consiglio

e Commissione per garanzie di indipendenza e imparzialità e agiscono a titolo

individuale e non come cittadini di uno stato continuano a svolgere la loro

attività.

5. Se lo stato membro che ha receduto dall'Unione e chiede di aderirvi

nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all'art 49 > è ormai

diventato uno stato terzo e verrà trattato come tutti gli stati terzi. Ovviamente

risponderà più rapidamente ai criteri rispetto a paesi che non sono mai stati

dell'Unione, ma deve comunque compilare questionario, essere valutato, essere

oggetto di voto e apprezzamento da parte degli altri. Se la richiesta di denuncia

venisse ritirata durante un negoziato non si saprebbe bene cosa fare, le sono

posizioni oscillanti. Sia il presidente del consiglio europeo, sia il presidente della

commissione, sia la presidenza di turno hanno lasciato l’apertura al

cambiamento d'opinione del Regno Unito, sulla base del diritto dei trattati se

tutti i membri sono d'accordo allora nulla questio. Si contrappongono quindi due

tesi, una dice che il recesso è sempre ritirabile finché non produce i suoi effetti.

Un'altra tesi dice che l'effetto del recesso è quello di manifestare la volontà di

recedere. È un atto che inizia una nuova procedura e non è possibile reiterarlo.

Il recesso ha finito di creare i suoi effetti nel momento in cui viene fatta la

notifica. Se c'è il consenso di tutti gli altri, la decisione di recesso può però

essere sicuramente ritirata.

Brexit

Il Regno Unito ha indetto un referendum il 23 giugno del 2016. Questo referendum era

già stato promesso nel 2013 da Cameron. Era un referendum sull’appartenenza

all'Unione europea a fini di politica interna, ossia vincere le elezioni, promettendo in

occasione delle elezioni per il parlamento inglese che se il partito conservatore avesse

vinto sarebbe stato indetto un referendum con l'idea di negoziare l'appartenenza del

Regno Unito all'Ue per promuovere la volontà di rimanere alle nuove condizioni.

Questa posizione di Cameron non era unica nel Regno Unito, infatti il Regno Unito è

l'unico stato dell'Ue che ha votato per lasciare l'unione. La prima volta era stata nel

1975 con una modalità simile a questa a riproposta da Cameron, perché nel Regno

Unito i laburisti erano favorevoli alla CEE, ma è il partito conservatore che ha

permesso l'adesione alla CEE. Quindi il leader dei laburisti Wilson aveva impostato una

campagna elettorale dicendo che se vinceranno, rinegozieranno l'appartenenza del

Regno Unito alla CEE e poi voteranno per confermare l'appartenenza

all'organizzazione. Così fece, vinse le lezioni, ottenne delle concessioni dalla CEE. Ai

tempi c'era un problema, perché il Regno Unito ha sempre avuto un'agricoltura diversa

rispetto agli altri stati. Il settore agricolo era meno importante che negli altri stati e

quando era diventato mentre della CEE non si era tenuto conto di questa

caratteristica. All'epoca la politica agricola europea era molto più importante di oggi.

Le spese per gli agricoltori erano a carico dell'Ue il Regno Unito pagava quindi più di

quanto ricevesse. Wilson ottenne certi vantaggi per la contribuzione al bilancio della

CEE e fu indetto un referendum con esito a favore del rimanere della CEE alle nuove

condizioni. Nel Regno Unito i referendum non sono comuni. Prevale di base il ruolo del

parlamento. Nel Regno Unito ci sono stati tre referendum nella sua storia, due

sull'unione europea e uno sulla approvazione di una nuova legge in materia elettorale.

Cameron promise questo referendum, seguendo la scia di Wilson. In effetti ci fu una

rinegoziazione ma con il referendum forse Cameron sperava di cavalcare lo stesso

slancio di Wilson ma questa volta l'esito del referendum è stato per l'uscita.

Questo referendum non aveva valore vincolante. Nel Regno Unito non c'è una

disciplina generale sui referendum ma ogni referendum viene definito tramite una

legge che indica questione e valore del referendum. La legge che ha stabilito questo

referendum lo indicava come atto consultivo. Per una decisione così importante per il

futuro del paese è strano che non si siano indicate delle somme più alte rispetto al

cinquanta più uno. L'esito è stato molto frammentato, perché se a livello di paese il

51.1% voleva lasciare l'unione europea, in Irlanda del Nord, Scozia e Gibilterra i remain

hanno vinto. Il primo ministro ha fatto campagna per il remain, ma questa campagna è

stata poco sentita, con poco impegno, mentre più emotiva era stata la campagna per

il leave. Cameron quindi si è dimesso, dichiarando che non avrebbe potuto essere lui il

premier a lasciare l’UE. Il risultato è stato molto inaspettato. La reazione immediata da

parte delle istituzioni è stata una presa di coscienza, per quanto rammaricati,

avrebbero rispettato le decisioni che il Regno Unito avrebbe manifestato. A questo

punto è iniziato un periodo lungo che si è concluso solo nel marzo 2017 in cui il Regno

Unito ha decidere cosa fare.

C'era un problema di diritto interno su come comunicare il recesso, ma anche un

problema sulle condizioni con le quali si vuole recedere, le condizioni per i rapporti

futuri con l'Ue. Avevano condotto il referendum come se concludesse un problema,

sicuri del remain. Il Regno Unito per un po’ non ha voluto comunicare la decisione di

recesso, perché sarebbe partito il conto alla rovescia di due anni, le istituzioni invece

volevano che questa decisione arrivasse. Ma il processo può iniziare solo quando lo

stato notifica la sua decisione di recesso, arrivata il 29/03/2017.

La lettera di notifica è arrivata solo il 29 marzo 2017 a Donald Tusk, dopo il

cambiamento del primo ministro inglese. May aveva fatto campagna per il remain, ma

non era mai stata particolarmente europeista. In uno dei primi discorsi che ha fatto ha

detto “Brexit means Brexit” e quindi si è iniziato a parlare di tipi di Brexit

● Hard Brexit significa senza accordo

● Soft Brexit con accordo per regolare le relazioni

Uscire senza accordi non è cosa da poco, significa interrompere gli accordi che ci sono

stati per quarant'anni, crea problemi economici perché ci saranno dazi per le merci tra

Unione e Regno Unito, i cittadini diventano stranieri e quindi sono soggetti alle norme

sull'immigrazione e tutti gli stati hanno norme severe sull'immigrazione dicendo che lo

stato deve concedere di entrare e rimanere in uno stato, non c'è un diritto per farlo. La

City è un grande centro finanziario globale e ma le imprese che sono lì sanno di avere

come riferimento il mercato europeo, non solo la gran Bretagna. Quindi non è solo

questione di prodotto finito sottoposto a dazi, ma le imprese manifatturiere hanno

creato una catena integrata con altri paesi europei. L'hard Brexit avrebbe quindi dei

costi molto alti e si è discusso di questo molto a lungo. Dal punto di vista del diritto

inglese stesso c'erano delle difficoltà nel capire chi volesse manifestare la volontà

dello stato a recedere dall'Unione. La May ha detto che avrebbe dato seguito all'esito

del referendum, che è stato trasformato da consultivo a vincolante per decisone del

primo ministro, questo ha portato ad una discussione interna circa il suolo del

parlamento e c’è stato un ricorso al tribunale inglese da parte di due cittadini, che

lamentavano il fatto che il parlamento non fosse ospitato in questa procedura. Vinsero

in primo e secondo grado e la corte suprema inglese disse che era necessaria

un'autorizzazione del parlamento perché il governo potesse manifestare la volontà di

recedere dall'Unione. Il Regno Unito non ha una Costituzione scritta e quindi decidere

le regole costituzionali sulla manifestazione del consenso richiede uno studio della

prassi e dell'equilibrio tra i vari poteri. La house of commons sostiene il recesso,

mentre la house of lords ha cercato di porre delle condizioni per garantire una soft

Brexit.

Il 25/03/17 ci furono i sessant'anni della firma dei trattati di Roma. Da quel 29 marzo

inizia il conto alla rovescia dei due anni ma nel frattempo va negoziato l'accordo di

recesso, ma per negoziare bisogna aprire i negoziati aperti solo a giugno. C'è voluto

così tanto tempo perché la May ha deciso di fare le lezioni perché voleva un mandato

più forte. Queste elezioni si sono tenute a inizio giugno e sono stati quindi passati

alcuni mesi per la campagna elettorale. Le elezioni sono andate male, perché i

conservatori non hanno ottenuto una maggioranza più ampia di quella precedente e

hanno dovuto ricorrere all'appoggio di partiti non conservatori, in particolare il partito

dell'Irlanda del Nord. Dal punto di vista dell'Ue sono state avviate le tappe che l'art 50

del trattato prevede.

● Consiglio europeo adotta orientamento, nomina un negoziatore e dà a questo

un mandato

Il 29 aprile c'è stato un consiglio speciale art 50, che ha definito gli orientamenti. Ha

poi approvato la nomina della Commissione come negoziatore ed è stato identificato

Michelle Barnier come persona fisica che negozia, negoziatore ufficiale per la Brexit.

Sono state identificate delle linee guida, approvate dal consiglio affari generali. Questi

atti sono pubblici, cosa particolare perché di solito i mandati negoziali non erano

pubblici per non indebolire la posizione negoziale del negoziatore ma l'esigenza di

trasparenza nei confronti del pubblico ha portato a rendere pubblici questi atti. A

giugno sono poi iniziati i negoziati.

La prima fase dei negoziati riguarda l'accordo di recesso. I primi temi sono stati

● Diritti dei cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito e diritti dei cittadini del

Regno Unito che vivono nell'Unione europea. Per fare in modo che chi vive

all'estero non venga espulso

● Questioni finanziarie. Questa è stata una contrapposizione forte tra le parti

perché al recesso si deve accompagnare il pagamento delle spese che il Regno

Unito ha in passato pagato per l'unione e la liquidazione degli impegni finanziari

dei cittadini esistenti.

● Pensiamo all'impatto he Brexit ha sull’Irlanda e il fatto che questa decisone e

stata presa senza rivolgersi all’Irlanda. Infatti, il recesso del Regno Unito non

deve avere influenza sull’Irlanda e gli accordi di pace devono essere mantenuti.

Ma questi accordi nascono perché gli stati erano membri dell'Ue, e quindi le

questioni tra i due estati si sono calmate per la libertà di movimento e la solidità

di fatto ha facilitato la soluzione della questione irlandese. Ma con l'uscita del

Regno Unito si creerà un confine tra i due paesi e questi confini rischiano di

compromettere la stabilità del paese e gli accordi di pace. Il Regno Unito per es

vuole uscire dall'Unione europea ma non vuole una frontiera tra Regno Unito e

Irlanda. Questo aspetto è stato il più difficile da negoziare anche perché il Regno

Unito non fa proposte e il mese scorso l’UE ha pubblicato la bozza di accordo di

recesso in cui ha dato forma a una delle tre opzioni in discussione. Queste

opzioni sono frontiera, soluzione creativa che il Regno Unito dovrà proporre e

Irlanda del nord che resta nell'Unione doganale e non si crea frontiera tra

Islanda del nord e Irlanda ma c'è tra Irlanda del nord e resto del continente. Si è

arrivati ad un accordo di massima. Il Regno Unito non ha fatto particolari

proposte, ma la Commissione ha proposto di mantenere l'Irlanda del Nord nel

mercato comune e controllare la circolazione di merci e persone tra Irlanda del

nord e resto del Regno Unito, questa ha suscitato la reazione di Irlanda del Nord

e Regno Unito. È una proposta provocatoria per ottenere un accordo dalla Gran

Bretagna. La situazione è ancora indefinita e siamo nel mezzo della fase

negoziale.

12MARZO

Riprendiamo dal recesso e sul tema Brexit: quali sono i motivi che Cameron aveva

messo in evidenza per giustificare la richiesta e l’esigenza di una rinegoziazione per la

partecipazione della GB all’UE? È stato motivato da esigenze di politica interna e

ricalcava l’esperimento che era stato fatto da Wilson negli anni 70. Cameron voleva

dare al Regno Unito maggiori poteri rispetto a quelli dell’UE e ridare al parlamento

nazionale un maggiore spazio perché le istituzioni dell’UE possono adottare atti

vincolanti, in materie che toccano la vita delle persone (es consumatori, lavoro, ecc), e

quindi quelle stesse materie non possono più essere regolate dai parlamenti nazionali.

Ora sono materie regolate da disposizioni di fonte. Cameron riteneva che le norme

dell’UE fossero troppo rigide e non flessibili per consentire un aumento della

competitività del suo mercato. Vedeva nelle norme di tutela del lavoro uno di questi

ostacoli perché uno dei settori in cui l’UE ha adottato varie norme è quello della tutela

del lavoro per definire standard comuni in tutti gli stati (lavoro notturno, video

terminali, macchinari particolari che possono ferire i lavoratori, cioè garanzie) e la GB

ha visto queste normative come restrittive. Le normative in materia di sicurezza del

lavoro incidono sul costo del lavoro e sul costo del prodotto che si trasla sul prodotto.

La GB ha sempre criticato la competenza dell’UE in questo ambito. Un altro aspetto su

cui voleva riprendere il controllo era quello della migrazione, della circolazione delle

persone, tema super caldo. Il Regno Unito è sempre stato un paese di immigrazione,

grazie alla domanda di lavoro. Il Regno Unito ha voluto definire delle soglie, dei numeri

di ingresso massimi di stranieri che non ha mai mantenuto, perché i datori

assumevano stranieri e c’era quindi un’esigenza nel mercato del lavoro. Vedeva nei

lavoratori provenienti dall’Europa dell’est un motivo di preoccupazione perché

accettavano lavori a salari bassi rispetto ai cittadini del Regno Unito e questa narrativa

secondo cui essi rubano lavoro agli inglesi è molto diffusa. Il parlamento del Regno

Unito ha chiesto alla May di fornire delle statistiche circa il numero dei lavoratori

dell’est che lavoravano in GB. I lavoratori dell’est chiedevano prestazioni maggiori allo

stato, ma la May ha risposto che non avevano quei dati. Il governo proponeva

argomenti contro i lavoratori per limitare il loro accesso accusandoli di rubare agli

inglesi le prestazioni sociali ma senza fornire dei dati. Se non ci sono dati vuol dire che

la preoccupazione in questione è infondata o gonfiata. Era vero che ci fossero e

creassero delle pressioni sulla comunità in quanto elemento di novità. Per attuare

misure restrittive era necessario fornire dei dati.

Il referendum era facoltativo ma T. May ha detto che avrebbe seguito l’esito del

referendum, effettuando poi la denuncia dei trattati e il recesso. In un famoso discorso

del gennaio 2017 dichiarò gli obiettivi da realizzare, considerando anche quelli di

Cameron: maggiori spazi decisionali al parlamento, rafforzare la posizione del Regno

Unito nel mondo, concludendo negoziati coi paesi terzi per orientare le sue

esportazioni verso i paesi terzi, controllare l’immigrazione. Però tra i vari punti c’era

anche quello di proteggere i diritti dei lavoratori, in particolare la May sosteneva che il

Regno Unito avrebbe applicato la normativa dell’UE in materia di tutela dei lavoratori.

Uno degli aspetti che secondo Cameron giustificava la rinegoziazione era alleggerire la

normativa in materia di protezione del lavoro mentre la May la voleva mantenere. Gli

altri stati dell’UE volevano che il Regno Unito rispettasse queste regole perché erano

preoccupati della concorrenza che avrebbe potuto comportare la GB. Questo perché si

voleva evitare che la GB si approfittasse dei costi di lavoro più bassi.

Dare potere al parlamento inglese: i parlamenti nazionali hanno meno poteri quando

gli stati sono nell’UE rispetto a quelli che avrebbero se fossero paesi terzi all’UE. La

May sottolinea che il parlamento inglese debba decidere come etichettare i prodotti.

L’UE in questo campo applica regole comuni. Che significa questo? Qual è l’effetto?

Avrebbe costi maggiori per l’esportazione, perché le regole di commercializzazione dei

prodotti sono quelli del luogo in cui il prodotto è commercializzato. Se uno stato

esporta la sua produzione in vari mercati deve adeguarla a tutte le legislazioni degli

stati in cui vende e lo stato che importa deve controllare che le merci siano etichettate

secondo le proprie regole, e tutto ciò comporta costi maggiori. Ci sono delle regole

comuni nell’UE ma non nel commercio internazionale (es UE – Usa).

Tornando alla Brexit e considerando la norma del trattato e la procedura che è seguita

per arrivare al recesso, solo a giugno sono iniziati i negoziati per definire le condizioni

di recesso e queste condizioni hanno riguardato innanzitutto 3 aspetti:

Diritti dei cittadini dell’UE nel Regno Unito e del Regno Unito nell’UE > passare

 da stato membro a stato terzo comporta che i cittadini diventano cittadini di

paesi terzi e passano dalla disciplina della libera circolazione delle persone,

fondata sul diritto di ciascuno, a una disciplina dell’immigrazione fondata sul

controllo dello stato. Lo straniero non ha diritto di ingresso, soggiorno e ricerca

di lavoro ma è necessaria la conferma dello stato.

Liquidazione dei beni finanziari > il bilancio dell’UE è fondato su una

 programmazione pluriennale e gli stati si impegnano, sulla base di una

programmazione di 7 anni, tra loro a raggiungere certi obiettivi. Quindi è

necessario fare in modo che questi impegni potessero essere soddisfatti anche

col recesso del Regno Unito.

Posizione dell’Irlanda del Nord > è nel Regno Unito, l’isola dell’Irlanda non ha

 confini, le merci e le persone circolano liberamente. È di importanza

fondamentale per la pacificazione dell’Irlanda del nord con l’Irlanda.

L’appartenenza all’UE ha consentito la soluzione ai problemi che si è conclusa

con gli accordi del venerdì santo: prevedono che l’Irlanda possa indire un

referendum per l’unificazione dell’isola. Emerge periodicamente la questione

come impatto risolutivo per i problemi legati alla Brexit. Reintrodurre un confine

potrebbe acuire le tensioni e fare un passo indietro. Nessuno vuole queste

questioni ma non si trova una soluzione perché se la GB diventa stato terzo,

sarà creato un confine tra GB e Irlanda del Nord, perché non si è tenuti al

rispetto delle regole di circolazione di merci e regole. Se non ci fosse un confine

tra Irlanda del Nord e Irlanda come non c’è oggi, quando ci sono regole diverse

applicate, questo indebolisce il mercato perché non ci sarebbe un controllo di

sicurezza. La commissione europea ha messo sul tavolo un accordo di recesso

in cui c’è un protocollo con un’idea, cioè di far si che l’Irlanda del nord rimanga

nel mercato comune e non ci sia una frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda, ma

ci deve essere. Ci sarà una frontiera in mare.

Questi tre temi sono oggetto della prima fase di negoziati. Ora siamo nella seconda

fase che si concretizza nel definire un periodo transitorio definito dal Regno Unito. Se

pensiamo all’articolo 50, in assenza di accordo questi cessano di porre effetto dai due

anni. Il Regno Unito non vuole una proroga ma vuole un periodo transitorio che faccia

da ponte per arrivare ad un momento in cui sarà fuori effettivamente dall’UE, cioè dal

29 marzo 2019. Dovranno essere definite nuove regole.

L’UE ha accettato il periodo transitorio ma con le sue condizioni: dovrà durare

massimo fino al 2020, meno dei due anni stabiliti dal Regno Unito perché nel 2020

finisce il quadro finanziario attuale. Per l’UE sarà poi un paese terzo, non parteciperà

agli organi ma sarà tenuto a rispettare il diritto dell’UE, il Regno Unito non è entusiasta

ma mancano controproposte da parte del regno unito stesso.

Dopo il periodo transitorio le relazioni saranno impostate sulla base di un nuovo

accordo. Il problema è che non si sa bene come saranno impostate queste relazioni.

L’UE non voleva discutere ancora la questione, per aspetti testuali dei trattati e di

opportunità.

Questo perché per concludere un accordo, il Regno Unito deve essere stato terzo. È

anche una questione di opportunità per tenere separati i tavoli negoziali di recesso e

nuove relazioni cosa che il Regno Unito vuole condurre parallelamente per

compensare su entrambi i tavoli. Il Regno Unito vuole poter bilanciare eventuali

concessioni, mentre l’UE vuole tenere ben distinti i due piani per tutelare la posizione

in fase di recesso. L’UE aspetta la proposta del Regno Unito circa la forma delle nuove

relazioni: il Regno Unito non vuole partecipare all’unione doganale, al mercato

comune, cioè al modello norvegese. Il modello più ampio è quello norvegese in

quanto parte del mercato comune e unione doganale > libera circolazione. Il modello

svizzera è un passo indietro, escluso. Il modello Canada è ancora più indietro perché

non riguarda la libera circolazione delle persone ma solo delle merci e solo alcuni

servizi, non finanziari. Il modello Norvegia è escluso perché l’UE non vuole l’unione

doganale e libera circolazione. L’UE vuole un modello Canada plus, che riguardi gli

scambi di prodotti, i servizi. Si sta discutendo in questi giorni: è stata fatta una

proposta al consiglio europeo circa le future relazioni. Il Regno Unito ancora non ha

proposto nulla di particolare. Il Regno Unito vuole agire autonomamente sul piano

delle relazioni col resto del mondo. Uno dei motivi che hanno portato al recesso è

quella di negoziare i migliori accordi coi paesi terzi, perché la conclusione di accordi

commerciali coi paesi terzi è dell’UE (Trump – dazi: l’UE ha chiesto di essere esonerata

e anche il Regno Unito. L’UE ha detto che quest’ultimo non può agire autonomamente

in quanto ancora membro dell’UE). La May qualche mese fa è andata in India per

concludere un accordo una volta che il Regno Unito fosse un paese terzo e anche l’UE

sta concludendo accordi con l’India. Il presidente indiano era favorevole e in cambio

volevano un maggior numero di visti per studiare e lavorare nel Regno Unito ma la

May ha rifiutato perché uno degli elementi Brexit è ridurre il controllo

sull’immigrazione. Ciascuna parte quindi fa le concessioni che interessano. Si vedrà se

questa promessa di migliorare i rapporti coi paesi terzi si concretizzerà.

Ad oggi i negoziati continuano, fino a ottobre c’erano delle riunioni con comunicati

stampa ma sono sessioni negoziali continue senza comunicati stampa perché erano

sempre uguali negli ultimi tempi. I negoziati quindi continuano ma con un carattere

meno ufficiale.

Un altro aspetto da sottolineare è che la norma sul recesso riguarda l’intera

appartenenza all’UE: è possibile abbandonare l’organizzazione ma non si può rifiutare

alcune politiche dell’UE. Il riferimento è all’euro, che crea dibattito anche in Italia. Il

trattato disciplina l’adozione sulla moneta unica e gli obblighi seguenti e un

referendum avrebbe problemi tecnici. Un referendum consultivo non è previsto in

Italia, dove è possibile solo un referendum abrogativo ma non è possibile perché crea

impegni di rilevanza internazionale. Non si può fare un referendum abrogativo sui

trattati internazionali. Non è disciplinato un referendum consultivo ma si potrebbe

anche fare una legge sulle modalità. Questo non è compatibile coi trattati vigenti

dell’UE che non prevedono di rifiutare solo singole politiche secondo l’articolo 50. Uno

stato violerebbe il principio di leale collaborazione che ha accettato, cioè quello di

rispettare le regole comuni e non porsi in contrasto con le disposizioni dell’UE.

Non è una questione interna allo stato ma ha un impatto per l’organizzazione come

forma di violazione degli obblighi che l’Italia ha assunto. Se l’Italia vuole lasciare

l’euro, deve lasciare l’UE. Non si vuole però lasciare l’UE e quindi uscire dall’euro non è

possibile perché crea problemi con l’organizzazione.

ISTITUZIONI

Parliamo delle istituzioni. L’organizzazione ha poteri attribuiti dagli stati secondo il

principio di attribuzione. [CM TABELLA PAGINA 274,275] Guardiamo i trattati, che

l’Unione dispone di un quadro

elencano, in particolare all’articolo 13 le istituzioni: “

istituzionale che mira a promuovere i valori, perseguirne gli obiettivi e seguirne i suoi

interessi, quelli dei cittadini e dei suoi stati membri, garantirne la coerenza, l’efficacia

e la continuità delle sue politiche e delle sue azioni”.

Un quadro istituzionale è un termine utilizzato nei trattati per designare le istituzioni.

le istituzioni sono gli organi più importanti. Un’organizzazione internazionale ha degli

organi che perseguono obiettivi comuni. Nell’UE gli organi sono vari e numerosi e i più

importanti sono chiamate istituzioni.

Il quadro istituzionale dell’UE vale per seguire i suoi interessi, dell’UE, degli stati e dei

cittadini > i trattati sottolineano la pluralità dei beneficiari dei soggetti interessati.

Il trattato elenca le istituzioni (7):

Il parlamento europeo

 Il consiglio europeo

 Il consiglio

 La commissione europea

 La corte di giustizia

 La banca centrale europea

 La corte dei conti

Procede poi l’articolo ribadendo il principio di attribuzione ma dettagliato nei riguardi

“Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni

delle istituzioni stesse e ci dice:

che le sono conferite dal trattato secondo le procedure, condizioni e finalità da essi

previsti. Le istituzioni attuano tra loro una leale cooperazione.”.

Non solo l’organizzazione ha le competenze attribuite dagli stati ma le singole

istituzioni hanno i poteri che i trattati assegnano ad esse, non definiscono i propri

poteri ma sono dettati dai trattati. Le istituzioni cercano comunque di interpretare i

loro poteri in modo estensivo ma agiscono solo se hanno una base sul trattato.

Tralasciamo la BCE e la corte dei conti perché sono istituzioni tecniche e si occupano di

questioni specifiche:

La BCE amministra l’euro > gestisce la moneta unica

 La corte dei conti effettua un controllo ex posto sulle spese delle istituzioni >

 come si finanzia l’UE.

Il grosso dell’attività è svolto dalle altre istituzioni.

La corte di giustizia è il giudice dell’UE, è un organo di individui, cioè i giudici dell’UE

sono cittadini degli stati membri, la corte conta 28 giudici, ognuno avente la nomina di

stato membro ma agiscono a titolo individuale per l’interesse della buona

amministrazione della giustizia, come interesse generale. L’Italia ha appena nominato

il nuovo giudice dopo la fine del mandato del precedente, ed è stato nominato Antonio

Tizzano.

La commissione europea è un organo di individui. Il membro di nazionalità italiana alla

commissione europea è Federica Mogherini. Si è voluto anche un vicepresidente della

commissione come modo per garantire meglio gli interessi dell’Italia ma la

commissione agisce in termini di interessi generali e quindi i commissari non agiscono

come rappresentanti degli stati. Essere rappresentante vuol dire agire in nome e per

conto del rappresentato. I commissari hanno la nazionalità di stati membri ma non

sono rappresentanti degli stati.

Il parlamento europeo è un organo di individui eletto a suffragio universale diretto. I

membri del parlamento europeo sono 751, 750 deputati più il presidente, che è uno

dei deputati. Il parlamento come primo atto elegge il suo presidente tra i membri del

parlamento stesso. I deputati sono eletti a suffragio universale diretto, agiscono per

conto dei cittadini che li hanno eletti, non hanno vincolo di mandato.

Il consiglio europeo e il consiglio sono organi di stato. Le persone che siedono in questi

organi agiscono come rappresentanti di stato. È evidente nel consiglio dei ministri,

composto da un rappresentante per stato a livello ministeriale. Chi siede al consiglio è

chi ha una funzione ministeriale in quello stato in quel periodo, che resta in carica per

lungo periodo se il governo sta in carica a lungo o può cambiare spesso se si formano

nuovi governi. Il consiglio esprime la volontà degli stati, ciascuno difende il proprio

interesse e il consiglio rappresenta la somma degli interessi degli stati

Il consiglio europeo, invece, è composto dai capi di stato o di governo, più il presidente

della commissione, più un presidente. Chi siede al consiglio europeo lo fa perché copre

un incarico particolare nel suo stato membro, cioè quello di essere il capo

capo di stato di governo,

dell’esecutivo. La formula che il trattato utilizza è o se siede

il capo di stato o di governo dipende dalla forma costituzionale dello stato di

riferimento. Per l’Italia il capo dell’esecutivo è il capo di governo, cioè sarà il

presidente del consiglio dei ministri che parteciperà al consiglio europeo. Ci sono altri

stati che hanno formazioni presidenziali e quindi è il capo di stato che siede al

consiglio europeo (es. Francia, Cipro, Lituania e Romania).

Tra consiglio europeo e consiglio c’è una notevole differenza: il consiglio europeo è

composto dalle persone fisiche che hanno la qualifica di capo di stato o di governo,

quindi la massima istanza politica dell’UE che persegue e rappresenta gli interessi

degli stati; il consiglio è composto dai ministri, un organo internazionale classico in cui

è presente lo stato, attraverso i suoi organi.

13MARZO

CARATTERISTICHE DELLE ISTITUZIONI

Dal punto di vista sistematico delle fonti le istituzioni sono disciplinate sia nel TUE sia

nel TFUE. Nel TUE c’è un articolo per ciascuna istituzione che segue un’impostazione

costante mentre le norme più articolate sono contenute nel TFUE.

PARLAMENTO EUROPEO

Se ne parla nell’articolo 14 del TUE e nel TFUE corrisponde alla prima parte che si apre

riguardo alle istituzioni.

L’importanza deriva dalla stratificazione e dall’evoluzione dei trattati. Il TFUE è il

trattato di Roma del 1957 più volte modificato, in cui erano contenute le disposizioni

che stabilivano le caratteristiche che istituivano le istituzioni.

Col TUE si è voluto caratterizzare le istituzioni. L’articolo 14 stabilisce gli aspetti

essenziali delle istituzioni, le regole di dettaglio sono definite oltre nel trattato. Dal

punto di vista giuridico formale hanno uguale valore e non ci sono contraddizioni. Dal

punto di vista dell’immagine c’è questa distinzione.

Le disposizioni del TUE seguono uno schema unitario: indicano le funzioni al primo

comma per ogni istituzione. È una sintesi delle competenze. Queste sono regolate da

altre disposizioni del trattato.

Poi si passa ad individuarne la composizione. Ora ci concentriamo sull’aspetto di

funzionamento delle singole istituzioni.

“Il parlamento europeo esercita congiuntamente al consiglio

ART 14 – PRIMO COMMA

la funzione legislativa e la funzione di bilancio; esercita la funzione di controllo politico

e consultive alle condizioni stabilite nei trattati. Elegge il presidente della

commissione.”

Il parlamento europeo non ha il monopolio della funzione legislativa dell’UE. Ha scelto

il suo nome “parlamento” perché il suo nome originario era “assemblea” divenuta poi

“assemblea parlamentare” e a partire dal trattato sull’atto unico europeo che modifica

il trattato di Roma, anche quest’espressione di parlamento europeo entra nel trattato.

Gli stati accettano questa dizione e la sostituiscono al termine assemblea. Prende il

nome di parlamento dopo l’elezione a suffragio universale diretto. Quando il trattato

CECA è entrato in vigore l’assemblea era composta dai rappresentanti dei parlamenti

nazionali: ogni parlamento decideva chi doveva essere designato al parlamento

europeo.

Gli stati avevano varie soluzioni: c’erano alcuni stati che designavano parlamentari di

maggioranza, alcuni di opposizione o altri anche delle delegazioni rappresentative

delle diverse anime del parlamento nazionale.

Il trattato di Roma della CEE prevedeva che il parlamento dovesse essere eletto a

suffragio universale diretto: si è arrivata all’elezione nel 1979. Da quando il

parlamento è eletto in questo modo, si è sentito investito di una legittimazione più

forte rispetto alle altre istituzioni e ha sempre voluto aumentare i suoi poteri. Il suo

atto simbolico comincia dal nome.

Non ha le stesse caratteristiche e poteri dei parlamenti nazionali. C’è questa tendenza

a equivocare e portare le categorie di diritto interno anche all’UE ma negli ordinamenti

nazionali la funzione legislativa (es Italia) è del parlamento mentre nell’UE l’articolo 14

il parlamento ha funzione legislativa congiuntamente al consiglio. Adottano norme

aventi portata generale. L’organo che rappresenta i cittadini e gli stati svolgono

insieme la funzione legislativa.

Come è composto il parlamento? Da rappresentanti dei cittadini dell’UE, perché

quest’ultimi hanno diritto di elettorato attivo e passivo. Dove votano e si candidano?

Non è disciplinato dall’articolo 14 ma hanno diritto all’elettorato nello stato di

residenza. Se ci sono cittadini italiani residenti a Malta possono partecipare alle

elezioni e votare per eleggere la quota maltese di parlamentari o per corrispondenza

votare per la quota italiana. Lo stesso avviene per un residente in Italia non italiano.

Il cittadino può candidarsi nello stato in cui si trova. Il cittadino francese in Italia può

candidarsi come parlamentare europeo anche nella quota italiana, per dare un senso

di appartenenza non legato alla nazionalità.

Il numero dei parlamentari non può essere superiore a 750 più il presidente. Questi

751 deputati eletti a suffragio universale, vengono distribuiti tra gli stati con delle

quote per ciascuno in modo proporzionale rispetto agli stati con una soglia compresa

tra 6 e 96. Lo stato più grande, che è la Germania, ha 96 deputati, lo stato più piccolo,

Malta ne ha 6. Se ripartiamo il numero di candidati con la popolazione, tra candidati

eletti e votanti, si ha bisogno di meno voti per essere eletti a Malta piuttosto che in

Germania.

Come sono organizzati i parlamentari?

*“il Consiglio europeo adotta all’unanimità, su iniziativa del Parlamento europeo e con

l’approvazione di quest’ultimo, una decisione che stabilisce la composizione del

Parlamento europeo, nel rispetto dei principi di cui al primo comma”.

Cioè il fatto che le quote di parlamentare assegnate a ciascuno stato deve essere

legata “più o meno” alla grandezza e alla popolazione dello stato in questione. Più o

meno perché gli stati sono incommensurabili e non c’è un parametro certo per

prevedere un numero fisso di elettori per eletto.

Questo ci porta a un’altra riflessione: modificare il numero dei parlamentari dipende

dagli stati. È scritto nei trattati qual è il numero di parlamentari europei. Quindi per

modificare il numero bisogna modificare i trattati. L’effetto della Brexit su questa

disposizione non si riduce alla necessità di modificare un trattato perché il parlamento

continuerà a essere rappresentante dei cittadini dell’UE anche senza il Regno Unito e

si distribuiranno i parlamentari in modo diverso. La competenza della distribuzione

spetta al consiglio europeo.

La dicitura* ci fa chiedere perché il parlamento europeo è citato due volte? Il primo

atto è quello della proposta del parlamento al consiglio europeo ma il parlamento deve

poi approvare. Può il consiglio europeo modificare la proposta del parlamento? Si può

modificarla, il consiglio europeo non è vincolato da un’iniziativa ma il parlamento è

garantito nel senso che l’atto (prima di diventare definitivo) deve essere ex posta,

approvata dal parlamento.

Se il consiglio europeo non modifica la proposta del parlamento, il parlamento

approverà quella stessa proposta salvo imprevisti. Se il consiglio modifica la proposta,

il parlamento è garantito comunque perché può non dare la sua approvazione. Il

parlamento può accettare una soluzione diversa da quella da lui proposta ma

comunque gradita. Il potere decisionale spetta al consiglio europeo ma è condizionato

dal parlamento che deve avviare l’iniziativa e approvare quanto il consiglio europeo

quanto deciso. L’atto è imputabile al consiglio europeo ma il parlamento è garantito.

L’atto attualmente in vigore del 2013, per ora non modificato, è la decisione del

consiglio europeo. È pubblicato sulla gazzetta ufficiale dell’UE, che è la fonte di

cognizione del diritto dell’UE, cioè è il luogo in cui vengono pubblicati gli atti e la

pubblicazione è essenziale per la produzione di effetti. Ci sono due sedi della gazzetta

ufficiale, la sede L (qui L181) e la sede C, la sede L raccoglie gli atti vincolanti. Questa

è la decisione vigente e applicabile, sottoscrive gli impegni che ha seguito e

attribuisce le quote agli stati.

L’Italia ha i suoi 73 deputati. Questo ci porta a capire perché c’è questa formula dei

750 deputati più il presidente. Inizialmente il trattato prevedeva 750 deputati.

Il consiglio nel mentre si negoziavano i trattati stava discutendo come ripartire i

deputati. 72 deputati mettevano l’Italia in una posizione diversa rispetto a Francia e

GB in quanto meno popolosa. L’Italia si è risentita di questo fatto e ha ottenuto la

vittoria di passare da 72 a 73 deputati.

La ragione di ciò è per venire incontro alle esigenze italiane. Questo atto dovrà essere

modificato perché quando la GB lascerà l’UE i suoi deputati non saranno più eletti.

Il parlamento sta cercando di promuovere che la quota sia eletta nell’intera unione,

non distribuita tra gli stati ma una quota decisa da tutti gli stati ma per ora non c’è

consenso.

La legislatura dura 5 anni e non esiste uno scioglimento anticipato del parlamento.

Oggi sono 750. La competenza a eleggere il rappresentante subentrante spetta agli

stati.

I parlamentari sono organizzati in base ai gruppi politici. Il gruppo politico di

maggioranza relativa è il gruppo popolare con 219 membri. Ci sono 2 inglesi. Il

secondo è il gruppo dei socialisti democratici al parlamento europeo hanno 189

deputati. Poi a scalare ci sono gli altri. I non iscritti non sono un gruppo parlamentare,

cioè non possono presentare mozioni per modificare l’ordine del giorno o essere

rappresentanti nei vari organismi del parlamento. Hanno solo una segreteria che gli

aiuta nell’amministrazione delle questioni generali ma non è un gruppo politico. Essere

gruppo politico vuol dire raccogliere parlamentari che hanno un’ideologia in

comune. I gruppi politici sono regolati dal regolamento interno del parlamento, cioè

l’atto che il parlamento si da per assicurare la sua organizzazione e sono costituiti da

parlamentari eletti in almeno un quarto degli stati membri e devono essere almeno

25, e ciò assicura che non ci sia una componente nazionale predominante nei gruppi

politici. Quelli del parlamento europeo sono gruppi politici, non partiti politici ed è una

debolezza del parlamento europeo. Questo è un problema di difficoltà materiale e crea

difficoltà anche nel modo in cui sono condotte le campagne nazionali perché tendono

a toccare più temi di interesse nazionale che temi di interesse generale dell’unione e i

candidati fanno prettamente i propri interessi nazionali che non rapportarsi per

collaborare a livello europeo. Se si guarda alla composizione, anche il gruppo partito

politico più piccolo (gruppo Europa delle nazioni e delle libertà) è composto da

deputati eletti in più di 7 stati membri e raggiunge il quarto. I gruppi politici

raccolgono deputati provenienti da più stati.

Qual è l’ordine in cui sono messi gli stati a livello di unione europea? Sono messi in

ordine in base alfabetico della lingua madre. Il nome della lingua madre in alfabeto

latino di ogni paese è messo in ordine in modo oggettivo. Rispetta la diversità

linguistica degli stati.

In che modo è composto il parlamento europeo? Abbiamo due gruppi consistenti, altri

più piccoli. Il terzo gruppo è il gruppo dei conservatori riformisti europei (destra) e il

gruppo di alleanza dei democratici e liberali per l’Europa (centro).

Una delle caratteristiche del parlamento europeo è che non c’è mai un partito di

maggioranza e uno di opposizione perché il gruppo di maggioranza è composto da

membri di orientamenti diversi e questo porta, tenendo conto delle regole di votazione

del parlamento (adotta gli atti con la maggioranza dei suffragi espressi, metà + 1 dei

presenti), è difficile che si formino maggioranze stabili perché i partiti più piccoli,

contengono forze anti integrazione europea di destra e sinistra e i gruppi più grandi si

alleano in modo stabile con queste formazioni. Le decisioni del parlamento europeo

sono spesso non riconducibili a destra o sinistra ma frutto di accordi di parlamentari di

diversa estrazione su temi in discussioni che possono creare alleanze particolari,

funzionali all’adozione di singoli atti.

Le prossime elezioni ci sono l’anno prossimo. Il parlamento siede in una seduta

annuale che si riunisce una volta al mese a Strasburgo. Ci sono 12 riunioni plenarie

mentre le commissioni (gruppi più stretti che lavorano su temi specifici) si tengono a

Bruxelles, luogo in cui ha sede commissione europea e consiglio. Il segretariato ha

sede a Lussemburgo. Il parlamento ha 3 sedi, testimonianza di un portato storico

perché sono gli stati che devono decidere dove hanno sede le istituzioni e sin

dall’origine non hanno mai deciso la sede definitiva del parlamento europeo. La

Francia ha costruito a Strasburgo il emiciclo adatto a ospitare tutti i parlamentari

europei però questo emiciclo è pieno solo una settimana al mese. Questo causa uno

spostamento di documenti, di persone enorme solo per una settimana. Questo ha dei

costi e tutti sono d’accordo per trovare una razionalizzazione della sede del

parlamento ma decidendo all’unanimità la Francia si oppone e vuole una sede a

Strasburgo. La questione non è quindi facilmente risolvibile perché gli stati hanno

diritto di veto. Ci sono delle agenzie nel Regno Unito che devono essere dislocate (es

agenzia per i medicinali) e c’è stato un momento in cui la Francia avrebbe posto

Strasburgo come sede dell’agenzia e poteva essere un modo per dare alla Francia un

compenso ma la Francia rimane irremovibile e non si arriva ad una conclusione sulla

sede del parlamento.

“il parlamento europeo elegge tra i suoi membri il presidente e

ULTIMO COMMA –

l’ufficio di presidenza”. Il presidente è eletto tra i deputati.

La prima azione che il parlamento fa quando si riunisce è quella di eleggere il

presidente, che rimane in carica per 2 anni e mezzo. Significa che ogni legislatura ha 2

presidenti. È sempre stato inteso come un’alternanza tra i gruppi maggioritari: c’è

sempre stato uno del gruppo dei socialisti e uno dei popolari, con ogni tanto qualche

terzo incomodo (es gruppo Alde). Quest’alternanza si è interrotta in questo parlamento

per la presidenza precedenza perché egli era Schulz ed era il presidente uscente dei

socialisti democratici. Era già presidente durante la settima legislatura, ma a inizio

ottava legislatura fu nuovamente rieletto e la ragione fu un bilanciamento rispetto alle

altre istituzioni perché sia commissioni che consiglio europeo avevano dei presidenti di

centro destra, riconducibili al gruppo dei popolari.

Il suo mandato è cessato in anticipo rispetto al termine naturale per questioni legate

alle elezioni in Germania ed è stato eletto un nuovo presidente secondo la regola

dell’alternanza ma deciso all’ultimo a causa del fatto che i candidati più forti erano

italiani e di due orientamenti diversi. È mancato un lavoro diplomatico. Tutti i

parlamentari cercano di collaborare per far convergere gli interessi e le manifestazioni

di voto verso il candidato. L’Italia ne aveva due di orientamenti diversi e ha fatto si che

il nostro paese fosse in difficoltà nel sostenere uno o l’altro ed è stato alla fine eletto

Daiani, nel gruppo dei popolari europei. Non è stato eletto in Italia e ha potuto

mantenere la sua carica al parlamento europeo ma si è fatto sostituire anche da

vicepresidenti per mantenere la sua autonomia.

L’essere parlamentare europeo è attività esclusiva, non si può essere parlamentare

europeo e nazionale. Nel passato era possibile il cumulo dei mandati ma i deputati

erano più impegnati per questioni nazionali che per l’UE.

È rilevante nel momento in cui il deputato accetta l’incarico ma non durante la

campagna elettorale durante la quale è possibile che deputati nazionali o presidenti

del consiglio nazionale o membri del governo nazionali si candidino alle elezioni del

parlamento europeo. Il doppio mandato non è condizione di incandidabilità. Possono

farlo ma è condizione di ineleggibilità. Nel momento in cui viene eletto deve rinunciare

alla funzione nazionale.

La legge elettorale è definita oggi a livello nazionale ma gli stati devono prevedere

delle leggi elettorali proporzionali. Questo stabilisce il trattato TFUE, secondo principi

comuni a tutti gli stati membri. Non c’è la procedura uniforme ma si parla di principi

comuni. Deve essere proporzionale e questo ha avuto effetto sul Regno Unito perché

la legge nazionale per il parlamento è di tipo maggioritario.

Le elezioni avvengono nello stesso periodo ma non nello stesso giorno, da giovedì alla

domenica successiva in maggio – giugno perché ci sono abitudini diverse nei vari stati

e non si è riusciti ad accordarsi su un unico giorno. Gli stati decidono quando fissare la

data effettiva dell’espressione del voto e per quanto tempo lasciare aperte le urne con

l’obbligo degli stati di non iniziare lo spoglio delle schede prima della fine di tutte le

elezioni (i paesi bassi violano questa regola).

Il segretario generale della commissione ha una notevole potenza nell’UE ed è sempre

stato esercitato da persone di notevole qualità e competenza. C’è stata recentemente

una modifica, è cambiato ed è stato eletto un tedesco, che era il capo di gabinetto che

sembra sia stato prima nominato vice segretario e poi segretario generale. Non è

avvenuto in modo trasparente perché gli altri membri non erano a conoscenza.

Questo ha sollevato varie critiche e perplessità perché il parlamento europeo, per la

sua funzione di controllo politico sulle istituzioni, dice che non sono state violate le

regole della designazione ma il fatto che sia avvenuto senza trasparenza ha

comportato molte critiche.

Il parlamento europeo è multilingue: ciascuno può parlare nella sua lingua e ci sono le

traduzioni simultanee per ogni lingua. Questo comporta una regolamentazione dei

singoli interventi che sono molto fiscali. I parlamentari hanno cinque minuti per

esprimere la loro posizione e poi gli viene tolta la parola. Questo poco tempo e

traduzione ha effetti sulla retorica perché non ha senso essere sardonici quando poi

nella traduzione poi si perde la vivacità del tono.

CONSIGLIO EUROPEO

La norma all’articolo 15 è redatta similmente con la redazione delle competenze; ci

parla in positivo e negativo.

“il consiglio europeo dà all’unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce

gli orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita le funzioni legislative”.

Si sottolinea che l’organo composto da organi di stato e di governo ha una valenza

importante ma non adotta atti legislativi cioè atti di portata generale che regolino la

vita dei consociati. È un organo politico.

Composizione > è composto da 30 membri, dai capi di stato o di governo degli stati,

dal suo presidente e dal presidente della commissione. Si riunisce due volte a

semestre marzo – giugno, ottobre – dicembre (si riunirà la settimana prossima).

Alla fine di ogni sessione il consiglio europeo adotta un atto che si chiama

conclusione. Il consiglio ha un presidente eletto dal consiglio europeo stesso a

maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo per simmetria rispetto al

parlamento. Nel passato il consiglio europeo era presieduto da uno dei capi di stato e

di governo a turno per 6 mesi ma questa pratica è stata abbandonata col trattato di

Lisbona (2007) che ha deciso per una carica permanente di 2 anni e mezzo. Si credeva

che la pratica dei 6 mesi indebolisse l’istituzione perchè lo stato che aveva la

presidenza tendeva a dare più peso ai temi che erano nel suo interesse nazionale.

Garantiva parità agli stati ma indeboliva l’istituzione.

Il presidente è un lavoro a tempo pieno, non può svolgere altre attività. Per ora è

sempre stato un primo ministro in carica che si è dimesso per diventare presidente

della commissione europea. L’attuale presidente del consiglio europeo è D. Tusk.

Tusk è stato riconfermato contro il volere del proprio paese. È stato il primo caso di

questo tipo perché il nuovo governo in Polonia aveva un orientamento diverso da Tusk

e non voleva riconfermare il candidato ma il consiglio delibera a maggioranza

qualificata quindi è stato eletto.

La Polonia avrebbe voluto un altro candidato polacco ma non aveva presentato

persone che avessero il consenso degli altri stati.

“il consiglio europeo si pronuncia per consenso, salvo nei

ART 14 paragrafo 4 – VOTO:

casi in cui i trattati dispongano diversamente. Il consiglio europeo elegge il presidente

a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta.

In caso di impedimento o colpa grave, il consiglio europeo può porre fine al mandato

secondo la medesima procedura”.

Il consiglio europeo è un organo intermittente: non esiste se non quando si forma, cioè

quando convocato dal presidente, 4 volte l’anno. Ci sono anche riunioni straordinarie

per questioni di particolare rilevanza (es crisi internazionale). Il consiglio oggi non c’è

perché non è in riunione. Non ha una struttura istituzionale. È più un vertice

internazionale.

Perché il presidente del consiglio europeo non lo fa il presidente della commissione?

Non lo fa perché ad oggi non è possibile in quanto ci sono delle procedure da seguire

per svolgere questa carica, che sono procedure distinte e il candidato presidente della

commissione non è stato proposto come presidente del consiglio europeo. Il trattato ci

dice che il presidente non può esercitare un mandato nazionale, ma non dice che non

può esercitare un altro mandato perché i trattati sono stati scritti lasciando aperta

questa possibilità. La commissione è un organo indipendente che deve perseguire

l’interesse dell’UE mentre il consiglio è un organo che deve seguire l’interesse degli

stati. Cumulare le due cariche vorrebbe dire snaturare la commissione, inserire

elementi di controllo da parte degli stati sugli organi che sono più espressione delle

istanze dell’UE mentre ci sono altri che vorrebbero unire le due funzioni in quanto i

trattati non lo impediscono.

CONSIGLIO

Articolo 16, stessa tecnica.

“il consiglio è composto da un rappresentante di ciascuno stato

Composizione:

membro a livello ministeriale, abilitato a impegnare il governo dello stato membro che

rappresenta e ad esercitare il diritto di voto”.

È composto dagli stati. La persona fisica è un rappresentante di stato, che agisce in

nome e per conto del rappresentato, cioè lo stato. Che caratteristiche deve avere?

Deve essere di livello ministeriale.

Non è necessariamente un ministro. Al consiglio partecipano solitamente 3 categorie

di persone:

Ministri > membri della compagine ministeriale

 Sottosegretari di stato > persone che non sono membri del governo ma hanno

 rango ministeriale

Ambasciatori > rappresentante permanente dello stato presso l’UE perché

 hanno rango ministeriale.

Lo stato di volta in volta decide chi inviare alla riunione del consiglio in base alla

discussione. Anche il consiglio è un organo intermittente. Si riunisce in modo tematico.

Ci sono state 3604 riunioni fino a oggi. Il consiglio successivo sarà il numero 3605

(prossima riunione).

Le riunioni del consiglio hanno dei temi, si riuniscono 60 – 80 volte l’anno nelle varie

formazioni. Ci sono oggi 10 formazioni tematiche che servono per organizzare i lavori.

I rappresentanti dello stato sono competenti a esprimere la volontà dello stato quale

che sia l’oggetto in discussione, cioè possono partecipare a tutte le riunioni. Ogni

ministro è in grado di esprimere la volontà dello stato.

Le regole di voto insieme al consiglio sono una fonte di contrasto infinita. La regola

il consiglio delibera a maggioranza qualificata

generale prevede al paragrafo 3 che “

tranne nei casi in cui i trattati dispongono diversamente” . In alcuni casi il consiglio

delibera all’unanimità, ad esempio riguardo la procedura di allargamento. La regola

generale è a maggioranza qualifica ma in certi casi delibera a maggioranza semplice,

cioè metà + 1 devono votare a favore per adottare un atto. C’è una ponderazione più

“[..] minimo

complessa se vota a maggioranza qualificata, espressa nel paragrafo 4:

15 stati devono votare che rappresentano il 65% della popolazione dell’Unione”.

14/03/18

Per l'Italia è possibile che anche un presidente di regione sia inviato a rappresentare

l'Italia su questioni che hanno rilevanza per una specifica regione. Gli stati sono

sempre presenti, ma uno stato, sulla base dei trattati, può essere assente o delegare

un altro, questo incide sul quorum, ossia metà più uno, ma nella prassi non succede

mai che non ci sia un quorum perché se non c'è un ministro c'è il rappresentante

permanente.

La presidenza delle formazioni del consiglio, ad eccezione della formazione affari

esteri, è esercitata dai rappresentanti degli Stati membri secondo un sistema di

rotazione paritaria. La formazione affari esteri riguarda politica estera e di difesa ed è

presieduto dall’alto rappresentante. Questo serve per creare un collegamento tra

organi di stati e Commissione europea, organo permanente. È vero che il presidente

dirige i lavori ma l'alto rappresentante ha anche un ruolo nell'attuale la politica estera

dell'Unione. È membro della Commissione e quindi ha l'indipendenza come

caratteristica, è però mandatario del consiglio per realizzare la politica estera. Quindi

la formazione affari esteri ha una la presidenza stabile perché l'alto rappresentare

resta in carica cinque anni. Le altre formazioni sono presiedute a turno dagli Stati.

Troviamo la regola nell'art 236 del TFUE che dice che il consiglio europeo adotta a

maggioranza qualificata e stabilisce una decisione sulla presidenza del consiglio,

eccettuata quella affari esteri.

Art 236

“Il Consiglio europeo adotta a maggioranza qualificata:

a) una decisione che stabilisce l'elenco delle formazioni del Consiglio, eccettuate

quella «Affari generali» e quella «Affari esteri», conformemente all'articolo 16,

paragrafo 6 del trattato sull'Unione europea;

b) una decisione sulla presidenza delle formazioni del Consiglio, eccettuata quella

«Affari esteri», conformemente all'articolo 16, paragrafo 9 del trattato sull'Unione

europea.!

Le presidenze sono esercitate da gruppi di tre stati per diciotto mesi ma di fatto per

ogni tipo di presidenza ci sono tre stati che si susseguono gli uni agli altri. Devono

presentare un programma comune dei diciotto mesi successivi, ma alla fine seguono

l'uno all'altro. In questo periodo ci sono Estonia, Bulgaria e Austria. L’Italia avrà questo

ruolo nel 2028. È una scelta politica che fa il consiglio. Inizialmente le presidenze

duravano sei mesi e gli stati si succedevano gli uni gli altri in ordine alfabetico ma gli

stati erano solo sei. Visto che oggi sono molti di più si è stabilito un criterio più

elaborato che vuole garantire alternanza tra stati grandi e piccoli, dell'est e

dell’Europa centrale. La presidenza quindi è predefinita sulla base di un elenco definito

dal consiglio europeo a maggioranza qualificata. Saranno quindi i ministri di turno

competenti per materia a presiedere i lavori.

È successo qualche volta che avesse la presidenza un paese in crisi di governo. È

successo a Danimarca, Italia, Repubblica Ceca e Belgio. Questo però non ha effetti per

il diritto dell'Ue, perché il governo anche se dimissionario o sfiduciato resta in carica

per amministrare gli affari correnti, in caso di difficoltà c'è sempre il rappresentante

permanente. Ovviamente per uno stato che affronta una crisi di governo durante la

presidenza può essere più difficile portare avanti le sue istanze, ma sono comunque in

grado di gestire la situazione.

Sono state definite le presidenze fino al 2030.

Il tema delle regole di voto è sempre stato molto caldo per gli stati e di fatto ci sono

interessi diversi perché da una parte si cerca di trovare un meccanismo che garantisca

all’organo di funzionare e quindi di approvare gli atti. Un meccanismo per adottare atti

è un meccanismo che prende decisioni a maggioranza per non ascoltare tutti gli stati,

ma dall'altro lato ci sono esigenze di uguaglianza degli stati. L'unico meccanismo che

consente di garantire l'uguaglianza degli Stati è l'unanimità e gli stati piccoli hanno

sempre sponsorizzato questo meccanismo dell’unanimità. Anche gli stati favorevoli a

più voti a maggioranza qualificata tengono all'unanimità in temi sensibili. Ci può

essere la maggioranza semplice o qualificata, quest'ultima in base a parametri che si

ritengono importanti. Per fare in modo che le decisioni del consiglio non rappresentino

solo gli stati, ma anche la popolazione europea, si sceglie un meccanismo per pesare i

voti degli Stati in modo diverso a seconda della loro dimensione in termini di

popolazione e consentire agli stati grandi di avere più peso degli stati più piccoli, pur

non facendoli annientare dagli stati più grandi. La regola attuale di voto è sintetizzata

nella doppia maggioranza per cui votano a maggioranza qualificata

- con il 55% dei membri del consiglio,

- con un minimo di quindici rappresentanti di stati membri

- che totalizzano almeno il 65% della popolazione dell'Unione.

Questo perché si vuole garantire che ci sia una maggioranza degli Stati che

rappresenti la maggioranza della popolazione.

Ogni anno a fine anno il consiglio stabilisce il peso relativo degli stati sulla base della

popolazione. Ogni stato comunica al consiglio a fine anno qual è la popolazione di

quello stato e questo valore è congelato per l'anno successivo. Viene consolidato in

una tabella e sommando i valori percentuali si capisce se si ha il 65%. Per l'Italia la

popolazione deriva dall’ISTAT. Viene calcolata la popolazione residente. L'Italia aveva

cercato di far passare l'idea che solo i cittadini dell'Unione residenti fossero

conteggiati, non gli stranieri. Questo perché l'Italia ha una percentuale di stranieri

residenti inferiore agli altri Stati dell'Unione quindi era un modo per pesare

maggiormente rispetto agli altri Stati grandi. Questa modalità di conteggio della

maggioranza porta ad avere degli atti che sono adottati dagli Stati ma tenendo conto

anche della popolazione e quindi dando un peso relativo maggiore rispetto agli stati

grandi. Al tempo stesso il numero di quindici paesi fa sì che i paesi grandi non si

possano imporre sui paesi piccoli.

In realtà però il consiglio non delibera quasi mai e la presidenza cerca il consenso degli

stati. È raro che ci siano delle votazioni.

Art 17

“1. La Commissione promuove l'interesse generale dell'Unione e adotta le iniziative

appropriate a tal fine. Vigila sull'applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle

istituzioni in virtù dei trattati. Vigila sull'applicazione del diritto dell'Unione sotto il

controllo della Corte di giustizia dell'Unione europea. Dà esecuzione al bilancio e

gestisce i programmi. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione,

alle condizioni stabilite dai trattati. Assicura la rappresentanza esterna dell'Unione,

fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune e per gli altri casi previsti

dai trattati. Avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell'Unione per

giungere ad accordi interistituzionali.

2. Un atto legislativo dell'Unione può essere adottato solo su proposta della

Commissione, salvo che i trattati non dispongano diversamente. Gli altri atti sono

adottati su proposta della Commissione se i trattati lo prevedono.”

La commissione promuove l'interesse generale dell'Unione. Ha mandato di cinque anni

e le persone che possono ricoprire l'incarico di commissario devono essere scelti in

base alla loro competenza generale e il loro impegno europeo e tra personalità che

offrono tutte le garanzie d'indipendenza. L'organo assiste in modo indipendente senza

dare ascolto a stati e industria, ossia senza dare ascolto a interessi diversi da quelli

generali dell'Unione. C'è una discrepanza tra trattato e prassi, che tuttavia è coerente

con quello che dice il trattato. Il trattato dice che la Commissione nominata tra la data

di entrata in vigore del trattato di Lisbona e il 31 ottobre 2014 è composta da un

cittadino (non usa il termine rappresentante) per ogni stato membro compreso

presidente e alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di

sicurezza. Cessa decorrere dal primo novembre 2014 la Commissione sarà costituita

da membri equivalenti ai 2/3 degli stati membri, a meno che il Consiglio europeo,

deliberando all’unanimità non decida di modificare tale numero.

Il consiglio europeo ha deciso nel 2013 che la Commissione sarebbe stata formata da

un numero pari agli Stati membri, anche se il trattato prevedeva ⅔. Infatti, il trattato

dava la possibilità al consiglio europeo di alzare o abbassare il numero ma si è

mantenuto un commissario per stato perché il Trattato di Lisbona che prevedeva la

possibilità di ridurre il numero dei membri era stato bocciato in Irlanda. Il primo

referendum era stato bocciato, ma dopo che l’unione aveva rassicurato l'Irlanda di

avere un commissario anche in futuro, il referendum è passato. Avere un commissario

della propria nazionalità garantisce lo stato, anche se non lo rappresenta, perché

conosce la situazione dellostato, può diventarne interprete e spiegarla agli altri

commissari. A questo tengono molto gli stati perché certe peculiarità degli stati sono

difficilmente comprensibili agli stranieri se uno non è vissuto in un particolare

contesto. Ma allora perché gli stati nel trattato avevano ridotto il numero? Perché ci

sono due tendenze opposte. Una ha la prevalenza e vuole un delegato per stato e

l’altra vuole una Commissione più efficace e una Commissione di così tanti

componenti è troppo numerosa perché i singoli commissari hanno un dossier di

responsabilità e non ci sono ventotto dossier di uguale importanza, quindi si crea

spesso l'impressione che alcuni commissari e stati siano meno importanti di altri.

Attualmente prevale la tendenza ad un commissario cittadino di uno stato. Per

cambiare regole ci vuole una decisione del consiglio europeo stesso.

Il trattato definisce al comma 7 la procedura per la nomina della commissione. Il

numero di cinque anni di mandato è collegato alle elezioni del parlamento europeo oe

quindi a vivendo dopo le elezioni del parlamento europeo. È il consiglio europeo che

compie il primo atto deliberando a maggioranza qualificata, che propone al

parlamento un candidato alla carica di presidente. Bisogna tenere conto delle lezioni

del parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate. Nella

storia c'è sempre stata una certa corrispondenza tra l'esito delle lezioni che mostrava

il gruppo politici più consiste al parlamento e di solito il parlamento europeo aveva un

orientamento simile a questo. Il parlamento, che cerca sempre di accrescere il suo

ruolo, ha inventato il concetto del “candidato presidente della Commissione”, quindi i

principali partiti politici che si sono presentanti alle elezioni hanno indicato anche il

loro candidato presidente. Questo non è scritto nei trattati, ma i partiti nazionali che si

rifacevano ai gruppi politici partecipavano in cordata per dei candidati presidenti. I

popolari europei hanno scelto Junker, i socialisti Schulz, i verdi hanno individuato due

candidati Bauvais e Skakeller… Ha avuto la maggioranza il gruppo dei popolari. Prima

il parlamento ha eletto il suo presidente e poi ha promosso come candidato deel

parlamento fosse Junker perché era il candidato del gruppo politoco maggioritario.

Non c'è quindi una vera maggioranza e opposizione in parlamento, perché il

parlamento guidato da un socialista caldeggia la nomina di un popolare. Inizialmente

gli stati non erano molto favorevoli, ma poi è stato accettato anche per perché Junker

è stato a lungo primo ministro lussemburghese ma ora gli stati vorrebbero evitare che

il parlamento alle prossime elezioni agisca ancora in questo modo e vogliono avere

pieno controllo.

Il secondo passo è il consenso del parlamento europeo perché il candidato è eletto dal

parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. L'elezione implica

di scegliere e quindi di avere delle alternative. Non si parla di nominare e quindi si crea

un’ambiguità di fondo. Il parlamento ne ha approfittato e ha dato la sua

interpretazione delle cose. Quindi il parlamento ha un candidato o da approvare, o

vota a favore o contro. Serve la maggioranza dei membri e se approva si procede. Se

invece il parlamento non approva allora il consiglio deve individuare un nuovo

candidato presidente, non è mai successo.

Una volta approvato il presidente della Commissione si tratta di scegliere la

commissione. Il consiglio, in accordo con il presidente eletto sceglie delle altre

personalità che propone di nominare come membri della Commissione. Dette

personalità sono selezionate in base alle proposte presentate dagli stati membri. Ogni

stato comunica, nella prassi, un candidato al consiglio e il consiglio si fida delle

valutazioni dei singoli stati. Non è il presidente della commissione che sceglie i

commissari, ma sono gli stati a comunicarlo. Gli stati hanno sempre cercato di

influenzare il presidente della Commissione per ottenere i settori di maggiore interesse

ma non ci sono mai riusciti. Una volta che questo elenco di alte personalità è

presentato, viene comunicato al parlamento europeo, che deve fare un voto di

approvazione. Nella prassi avvengono delle audizioni dei singoli commissari, sentiti

dalle varie commissioni parlamentari, che li interrogano sui due elementi di

indipendenza e competenza. Vengono sentiti uno per uno ma il voto è poi sull'intera

lista, è un voto collettivo. È tuttavia successo più di una volta che il parlamento abbia

fatto capire al presidente della Commissione che singoli commissari non andavano

bene e la prima Commissione Barroso, designata nel 2004, il giorno stesso in cui era

fissata la riunione di votazione, ha visto Barroso che decideva di non presentarla al

voto ma di chiedere agli stati a cui appartengono i commissari meno graditi al

parlamento di modificarli. Uno di questi riguardava l’Italia, che aveva designato

Buttiglione, a cui era stato affidato il dossier giustizia e affari interni, che riguarda

quello che nello stato è il ministero degli interni. Al parlamento non era piaciuto che

Buttiglione aveva detto che le donne devono restare a casa a fare le mamme. Hanno

quindi dovuto individuare un nuovo candidato. Anche l'attuale Commissione ha vissuto

eventi simili, perché alcuni stati hanno di dovuto cambiare il commissario designato

perché il parlamento aveva fatto trapelare un rischio di mancata approvazione. Alla

fine, c'è il voto di approvazione del parlamento ma non è l'ultimo atto. Manca infatti la

nomina da parte del consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata.

Quindi la Commissione è nominata dal consiglio europeo ma attraverso un processo

che vede la partecipazione delle altre istituzioni. C'è quindi una notevole differenza tra

Commissione europea e governi nazionali, spesso viene descritta come esecutivo

dell'Unione, ma non è così né per le sue competenze né per la sua composizione .

Lo scioglimento anticipato della Commissione è possibile, in caso di mozione di

censura, ossia votazione del parlamento che ha delle maggioranze particolari che può

determinare le dimissioni collettive di tutta la Commissione. La mozione di censura è

rivolta all’intera Commissione e non esiste per singoli commissari. Queste possibilità

esistono fin dai tempi dei trattati di Roma, ma il trattato di Roma non prevedeva il

coinvolgimento del parlamento nella nomina della Commissione. C'era all'epoca una

simmetria tra i poteri del parlamento che poteva dimissionare la Commissione e il suo

coinvolgimento nullo nella nomina. Tuttavia, ancora oggi non si può dire che la

Commissione ha la fiducia del parlamento, perché il voto di fiducia della Commissione

dipende dal consiglio europeo. Il parlamento però ha la mozione di censura, ma non

viene indicato per quale motivo. Nella storia ci sono state un paio di mozioni di

censura, ma nessuna è mai stata votata. C'è stata però nella storia un caso di

dimissioni collettive perché c'erano motivi di pensare che il parlamento avrebbe

previsto una mozione di censura. Le dimissioni collettive non sono direttamente

previste dal trattato, ma possono succedere e sono state disciplinate come se fossero

una somma di dimissioni individuali.

È possibile anche una modifica della Commissione nel corso dei cinque anni, sia come

dimissioni volontarie, ossia il commissario rassegna le dimissioni per motivi personali e

l'attuale commissione ha avuto due dimissioni, oppure ci sono le dimissioni d'ufficio,

cioè dimissioni non spontanee ma stabilite per sanzionare il commissario. L'art 247

dice che qualsiasi membro della Commissione che non risponde più alle condizioni

necessarie all'esercizio delle sue funzioni o che abbia commesso una colpa grave può

essere dichiarato dimissionario dalla corte di giustizia, su istanza del consiglio che

delibera a maggioranza semplice o della commissione. Il ruolo della corte di giustizia è

fondamentale per l’indipendenza per non dare la competenza ad un organo politico

come il consiglio, che potrebbe mettere a rischio l'indipendenza dell'organo.

Il posto divenuto vacante è coperto da un nuovo membro della stessa nazionalità,

nominato dal consiglio di comune accordo col presidente della commissione previa

consultazione del parlamento. Il consiglio può decidere di non coprire quell'incarico

qualora stia per scadere quella Commissione e la procedura è diversa rispetto alla

nomina della Commissione, perché qui nella prassi c'è l'audizione da parte del

parlamento europeo, che interroga il nuovo commissario. L'accordo con il presidente

della Commissione riguarda nuovamente il tipo di responsabilità che il commissario

riceve, ci sono casi in cui il commissario ha lo stesso dossier del precedente, sia casi in

cui gli viene affidato un dossier diverso. È quindi una decisione del Consiglio.

Le istituzioni sono strutturate in modo diverso in base al ruolo. È significativo come

operano, perché speso le attività dell’unione sono svolte da più istituzioni. Il metodo

comunitario tradizionale prevede il potere decisionale fondamentale in consiglio,

parlamento e commissione. Questa è la caratteristica dell’Ue, ma negli anni recenti,

data la crisi, il peso maggiore, la maggiore rilevanza è stata presa dal Consiglio

europeo, che però è somma degli interessi nazionali e non rispetta l’interesse generale

dell’Unione. Questo perché l crisi ha previsto l’intervento in materie non disciplinate

dai trattati e alla fine le soluzioni sono state ideate dal consiglio europeo, organo con

connotazione intergovernativa e questo è uno degli aspetti negativi dell’attuale

situazione dell’UE.

11/04/18

GLI ATTI DELL’UE

L'azione delle istituzioni avviene attraverso l'adozione di atti. Qualunque attivitá

dell'istituzione passa attraverso l'adozione di un atto, che può definire spostamenti di

fondi, il regime giuridico applicabile a rapporti, decidere l'invio di una missione militare

(es missione Sofia per il sostegno e controllo del Mediterraneo ed evitare il trasporto di

armi in Libia).

Il principio di attribuzione e il principio in forza del quale le istituzioni possono svolgere

le attività assegnate loro dagli Stati.

Un'organizzazione internazionale può adottare atti vincolanti quando il suo trattato

istitutivo lo prevede, quindi sono gli stati. A definirlo.

L'art 288 del TFUE (vecchio trattato di Roma modificato, all'epoca c'era già questa

norma) descrive le caratteristiche degli atti. Per esercitare le competenze dell'Unione

le istituzioni adottano regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri.

Questi sono atti tipici, ossia atti nominati espressamente nel trattato. Sappiamo infatti

che quando si adotta il regolamento avrà delle caratteristiche particolari determinate

dal trattato. Sono atti nominati, cioè espressamente chiamati così dal trattato. Questi

atti sono tutti tipici e nominati (atti innominati sono quelli non menzionati ma adottati

nella prassi, come le dichiarazioni adottate dalle istituzioni) ma si dividono in due

categorie.

● Vincolanti > l'idea degli atti vincolanti c'era già nella giurisdizione Schumann in

cui si parlava dell'alta autorità che poteva adottarli. Le istituzioni possono

adottare solo con delle determinate caratteristiche e con un controllo

giurisdizionali, cioè sono impugnabili.

● Non vincolanti > raccomandazioni e pareri > esprimono la posizione dell'Unione

ma non possono obbligare lo stato, le altre istituzioni o i privati cittadini a fare

qualcosa, poiché non essendo in grado di incidere sulla sfera giuridica di

soggetti, non serve spiegarli nel dettaglio.

La distinzione dipende dalla specificazione delle norme stessa. Il primo comma indica

gli atti e quelli successivi spiegano uno per uno questi fatti. La summa divisio è tra atti

vincolanti e non vincolanti.

IL REGOLAMENTO

● Portata generale > disciplina questioni generali, definite in modo generale e

astratto.

● Obbligatorio in tutti i suoi elementi > tutti i suoi articoli sono vincolanti e gli

stati non possono scegliere di rispettare solo alcune norme, ma tutte sono

ugualmente obbligatorie

● Direttamente applicabile in tutti gli stati membri > non serve alcun

procedimento nazionale di ricevimento. Pensiamo all'adattamento > quando

entrano in vigore sul piano dell'Ue entrano automaticamente in vigore anche

negli ordinamenti interni, senza atto di ricevimento da parte degli stati questo

spiega una delle caratteristiche del diritto dell'Ue, cioè il multilinguismo. Tutti gli

atti dell’Ue sono disponibili nelle ventiquattro lingue dell’UE. Questo perché tutti

gli stati devono rispettarli e tutti i cittadini devono capirli, conoscerli. Gli atti,

avendo portata generale, vincolano anche singoli e imprese devono essere

conoscibili.

Esempi di regolamento

Li troviamo sulla gazzetta ufficiale, fonte di cognizione per portare conoscenza del

pubblico atti. La serie L contiene gli atti vincolanti, la serie C informazioni utili.

Troviamo sulla gazzetta la traduzione in tutte le lingue sebbene il gaelico sia lingua

ufficiale dell’UE non c’è la traduzione.

Analizziamo il regolamento 1128 del 30/06/17. I numeri identificativi degli atti sono

composti da due parti, la prima indica l'anno e la seconda il numero progressivo.

Quindi è il 11283esimo regolamento adottato nel 2017. È adottato congiuntamente dal

Parlamento e dal Consiglio. L'esercizio della funzione legislativa è congiunta tra le due

istituzioni e hanno adottato questo atto il 14 giugno 2017, data in cui si è conclusa

l'adozione. La pubblicazione è stata successiva. Gli atti dell'Unione hanno una

caratteristica diversa dalle leggi interne, ossia un lungo preambolo che inizia con una

citazione del trattato, per es in questo caso il 114 del TFUE. Questa è la base giuridica

dell'atto, fondamentale nel diritto UE perché è alla base del principio di attribuzione.

L'atto è stato adottato sulla base del fondamento della competenza presente nel TFUE.

Un atto che non avesse un fondamento esplicito è sottinteso sarebbe ultra vires, cioè

oltre i poteri e sarebbe annullabile. Poi sono indicate in sintesi tappe della procedura e

poi una parte descrittiva in cui le istituzioni spiegano le ragioni che hanno giustificato

l'adozione di un particolare atto con un particolare contenuto. Si danno delle

spiegazioni, si indica il perché delle scelte fatte.

Poi c’è la parte vera e propria in cui si aboliscono diritti e obblighi organizzati articoli.

Questo è relativo alla portabilità transfrontaliera di servizi di contenuti online nel

mercato interno. L'Italia da sola non potrebbe prendere una decisione del genere,

perché si riferisce al territorio di un altro paese. Questa decisione si lega invece a

quanto era già fatto in UE con il roaming. È un risultato che può essere ottenuto

dall'UE, mentre altri stati separati dovrebbero accordarsi singolarmente tra loro

tramite trattati. Questo atto riguarda non solo gli stati, ma anche noi consumatori e gli

operatori che forniscono servizi.

Spesso gli atti hanno una struttura simile

● Oggetto e ambito di applicazione > cosa vuole fare l'atto, in questo caso

permettere di avere accesso ai servizi all'estero, se temporaneamente presenti

nello stato estero diverso da quello di residenza. Siccome il diritto Ue è

multilingue vengono messe le definizioni per renderlo ugualmente applicabile

ovunque

● La questione è abbastanza specifica ma è generale perché riguarda in generale

qualsiasi abbonato a qualsiasi servizio di questo genere, sia quelli che hanno già

un rapporto contrattuale sia i rapporti contrattuali futuri. I titolari dell'obbligo

violato in questo caso sono i fornitori e titolari di diritti sono gli abbonati. Questo

atto quindi non riguarda gli stati. Lo stato non può incidere sul contenuto di

questa normativa per diminuire la portata. È direttamente applicabile.

● Si applica dal 21 marzo 2018 > compromesso con il prestatore di servizi che

può anche accertarsi che la persona che abbia concluso il contratto sia

residente nello stato in cui fa il contatto e che si trovi solo temporaneamente

all'estero.

● Ci sono poi le disposizioni finali. Entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo

alla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. La pubblicazione è necessaria per la

conoscibilità degli atti a portata generale. Questo è essenziale come si evince

da un caso (pg 315 CM) in cui la pubblicazione di un regolamento sarà elemento

centrale nella risoluzione del caso Heinrich. Se l'atto non dice nulla, entra in

vigore dopo venti giorni dalla pubblicazione, questa sarebbe la regola generale

ma viene ribadita nell'atto. Il momento in cui l'atto produce effetto non è

l'adozione, ma il momento in cui viene reso pubblico. C'è una differenza tra

momento di entrata in vigore e applicabilità, cioè entra in vigore dopo venti

giorni dalla pubblicazione ma si applica solo da marzo 2018. Diretta applicabilità

significa che lo stato non deve fare provvedimenti di esecuzione, ma vuol dire

che l'abbonato può anche portare in giudizio il fornitore di servizi che non

garantisce i diritti attribuiti dal regolamento.

Trattato di Dublino > in realtà un regolamento che nasce per codificare il regime

applicabile durante la vigenza della Convenzione di Dublino firmata nel 1991, poi

sostituita dal Dublino 2 del 2003 e del Dublino 3 del 2013. Oggi si parla spesso della

modifica del trattato di Dublino, ma un conto è modificare un trattato e un altro conto

è un regolamento. La procedura della modifica è parallela a quella dell'adozione,

quindi deve essere un atto del parlamento. Normalmente bisognerebbe riaprire le

trattative per un trattato, ma questo non è un trattato e un regolamento e per

modificarlo si usano delle regole diverse. È un atto come quello di prima

● Preambolo > il regolamento stabilisce i criteri dei meccanismi di determinazione

dello stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese

terzo apolide.

● Vi sono poi i criteri per determinare lo stato membro competenze, da applicare

nell'ordine in cui sono inseriti nel trattato.

Lo stato di arrivo irregolare è lo stato competente solo per i primi dodici mesi, poi può

lasciare il paese. Quando è stato adottato non c'erano flussi consistenti di arrivi

irregolari e ai tempi erano via terra dall'est Europa.

L'art 297 del TFUE ci dice che gli atti legislativi sono pubblicati nella gazzetta ufficiale

dell'Ue ed entrano in vigore dalla data stabilita o in mancanza di tale data dal

ventesimo giorno dopo la pubblicazione. Entra in vigore quindi è in grado di produrre

effetti.

LE DIRETTIVE

Le direttive sono gli atti più peculiari dell'Ue.

● Vincola lo stato membro a cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da

raggiungere, salvo restando la competenza degli organi nazionali in merito a

forma e mezzi

● Vincola solo gli stati e può rivolgersi ad un solo stato

● Stabilisce l'obbligo di un risultato, ma non indica i mezzi, è lo stato che può

sceglierli.

Per capire cos’è una direttiva bisogna integrare alla lettura del trattato la prassi.

Leggendo il trattato potremmo pensare che vincola uno stato, ma la maggior parte

delle direttive vincola tutti gli stati. Non ci sono però eccezioni sul fatto che le direttive

vincolano gli stati. I regolamenti non hanno destinatari in senso formale, ma sono fatti

in senso generale e astratto. Sono gli atti più caratteristici perché consentono di

integrare l'attività dell'Unione degli Stati con l'effetto di regolare la materia (pensiamo

alle etichettature dei prodotti alimentari). L'obiettivo è raggiunto tramite un'azione

sinergica dell'Ue, ma poi ogni stato stabilisce nel dettaglio sulla base delle sue

peculiarità. Avremo quindi 28 regole diverse ma non opposte, hanno gli stessi obiettivi.

Con il regolamento invece le regole sono tutte uguali in tutti gli stati. I regolamenti

però sono numericamente inferiori rispetto alle direttive, gli stati preferiscono le

direttive per modulare un atto e calarlo nell'ordinamento interno.

Esempio > direttiva adottata il 06/07/16 e pubblicata il 19/07/16, questa si concentra

su misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi

dell'Unione.

● Lungo preambolo spiega le ragioni dell'adozione dell'atto

● Poi disposizione, oggetto, definizioni

● L'oggetto è per tutelare rete per migliorare il funzionamento del mercato

interno. Indica una soglia minima sotto la quale gli stati non possono scendere,

ma questo non vieta gli stati di tutelare maggiormente.

● I destinatari sono gli stati membri > non è un solo stato

● Entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione.

C'è una disposizione standard delle direttive ma non dei regolamenti, ossia il

recepimento, cioè l'attività che lo stato deve svolgere per ottenere l'obiettivo che la

direttiva prevede. Gli Stati membri adottano e pubblicano entro il 9 maggio 2018 le

disposizioni legislative, regolamentari o amministrative necessarie per conformarsi alla

presente direttiva. Possono essere leggi o atti amministrativi, questo dipende

dall'ordinamento interno, ciò che conta è che si realizzi l’obiettivo di questa direttiva.

L'obbligo di attuare sorge nel momento di entrata in vigore dell'atto, cioè dopo il

ventesimo giorno dalla pubblicazione.

Il contenuto della direttiva può essere il più vario a seconda dei casi. In questo caso gli

stati devono identificare gli operatori di servizio essenziali delle reti da proteggere,

devono adottare una strategia nazionale in materia di sicurezza della rete, individuare

delle autorità competenti…Ci sono tutta una serie di misure per realizzare

quell'obiettivo e gli stati devono adottare i provvedimenti di recepimento per renderla

completamente operativa.

Le direttive vincolano gli stati e non i singoli (salvo in alcuni rari casi). La direttiva non

viene direttamente applicata, ma viene applicato il procedimento nazionale che dà

attuazione alla direttiva.

LE DECISIONI

● Obbligatoria in tutti i suoi elementi

● Se indica dei destinatari è obbligatoria solo nei loro confronti

Sono a loro volta divide in due categorie

1. Con destinatari

2. Senza destinatari

Una decisione senza destinatari è per esempio l'atto che sposta il bilancio,

destinandolo ad una finalità inizialmente non prevista o non prevista con questa

consistenza. Le decisioni generali che non hanno destinatari sono usate poco dalle

istituzioni e riguardano soprattutto criteri di funzionamento delle istituzioni come uso

del bilancio o numero di parlamentari da eleggere in ogni stato membro. È una

decisone quella che nomina la commissione. Sono decisioni gli atti della politica estera

e di sicurezza comune

Le due decisioni individuali sono rivolte una ad un individuo e l'altra è rivolta all'Italia.

13/04/18

Le decisioni vengono descritte in modo più vago, dicendo che è obbligatoria in tutti i

suoi elementi e se designa destinatari è obbligatoria soltanto nei confronti di questi. È

una decisione di tipo generale se non ha un destinatario. Ad esempio lo sono la

decisione sulle presidenze del consiglio e quella che distribuisce i seggi del

parlamento.

Altre decisioni hanno destinatari individuati.

Vediamo come esempio un atto della commissione destinata all'Italia. Solo la

traduzione in italiano fa fede, infatti gli atti individuali sono redatti nella lingua

del destinatario. Hanno un oggetto più specifico, dal punto di vista formale sono

simili agli altri atti dell'Unione. In questo caso bisogna destinare una somma a carico

del bilancio dell'Ue a favore dell'Italia. La repubblica italiana è destinataria della

decisione. Il fatto che sia un atto individuale ha un effetto sul regime di pubblicità. Gli

atti a portata generale vengono resi pubblici con la pubblicazione nella gazzetta

ufficiale, in quelli individuale è invece necessaria la notificazione al destinatario.

È quindi stata notificata all'Italia e può entrare in vigore solo dopo questa azione. Gli

altri soggetti dell'ordinamento hanno infatti meno interesse a conoscerlo.

Possono essere rivolte agli Stati o anche alle persone fisiche e giuridiche. Esempio di

decisione una lettera alla Lang in cui le negavano l'accesso al documento, quindi era

una decisione individuale rivolta ad un singolo. Per le persone fisiche la lingua è quella

usata dal destinatario. Un altro tipo di decisioni individuali per le persone pubbliche

sono i concorsi pubblici dell'Unione europea o le questioni che riguardano i tirocini. Le

decisioni possono anche essere rivolte alle persone giuridiche, di solito non sono

pubblicate sulla Gazzetta ufficiale.

Es decisione in materia di concorrenza. Il testo in lingua francese è il solo facente fede,

ma lo vediamo in italiano perché alcune venivano tradotte perché ritenute anche di

interesse generale. Questo atto ha un lunghissimo preambolo per spiegare le ragioni

per le quali la commissione adotta questa decisione in cui incolpa la Solvay di aver

violato un trattato. Questo atto è stato comunicato alla Solvay ma è stata comunicata

ai terzi tre anni dopo, probabilmente per spingere altri imprese a non comportarsi in

modo errato. Elemento fondamentale però è che sia stata comunicata al destinatario

per vincolarlo. Essendo un atto a portata individuale è comunicata direttamente a lui.

La differenza quindi tra atti individuali e atti a portata generale è che si distinguono

anche per la pubblicità. Negli atti individuali solo il destinatario deve necessariamente

essere informato, per quelli a portata generale il requisito della pubblicità è soddisfatto

attraverso la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, come si può ricavare dal caso

Heinrich.

CASO HEINRICH

Al controllo di sicurezza Heinrich viene fermato perché ha delle racchette da tennis

come bagaglio a mano. Lui si ostina però e in qualche modo riesce a salire sull'aereo

con queste, viene però fatto scendere dall'aereo. I motivi erano che portare a bordo

racchette da tennis era vietato da un regolamento. Heinrich contesta questa cosa dal

giudice nazionale per il pregiudizio subito, contesta la fondatezza della decisione di

non fargli prendere il volo. Vuole sapere se questa condotta fosse conforme o meno.

C'è un regolamento in materia di sicurezza della navigazione aerea che prevedere

varie restrizioni per gli oggetti da portare a bordo. Questo regolamento era stato fatto

nel 2002, dopo l’11 settembre. Questo regolamento non sappiamo se ha o meno una

lista di oggetti che non possono essere portati a bordo perché c'è un allegato ma

questo non è mai stato pubblicato. Allora il punto fondamentale è se questo elenco

non è mai stato pubblicato, si può pretendere che un singolo non possa

portare a bordo questo oggetto? La corte deve interpretare le norme e, come la

corte aveva già fatto, parte dal generale e sottolinea l'importanza della pubblicazione

degli atti. Il fondamento dell'obbligo di pubblicazione è il principio della

certezza del diritto, bisogna conoscere le norme altrimenti non si può pretendere il

loro rispetto.

Il passo ulteriore della corte è di chiedersi se questo allegato crei obblighi

per i singoli. Il problema è che questo riguarda gli stati, cioè che gli stati non devono

ammettere a bordo questi oggetti. Ma questo è anche in grado di creare obblighi per i

singoli? Sì, perché i singoli quindi non possono portare a bordo certi oggetti.

Dire che lo stato non ammette a bordo questi oggetti o che i singoli non possono

portare a bordo sono due frasi interscambiabili. Quindi il divieto di portare a bordo

oggetti pone obblighi nei confronti dei singoli e poiché pone obblighi nei confronti dei

singoli allora deve essere pubblicato. La conseguenza quindi è che non è opponibile ai

terzi, non si può pretendere che un singolo rispetti un obbligo che non sapeva di avere

perché non era possibile informarsi, non c'era un elenco accessibile ai terzi. Ci sono

delle ipotesi in cui il documento sulla sicurezza della navigazione aerea prevedeva

delle parti non conoscibili ai terzi che non dovevano essere note ma non può essere

mantenuto riservato un obbligo per i singoli. Di conseguenza quel

particolare obbligo non è opponibile al signor Heinrich. Quindi un atto che non

è pubblicato non può produrre effetti. Un atto non pubblicato esiste ma non produce

effetti.

L'unione agisce nelle materie di sua competenza quando gli stati le hanno

attribuito questo potere. A questo fine bisogna vedere l'inizio del TFUE e vediamo

in quali materie l’Ue può agire e il ragionamento che deve essere fatto dalle istituzioni

quando decidono di adottare un atto.

Il TFUE organizza il funzionamento dell'Unione e determina i settori, le modalità, le

limitazioni dell'azione dell'Unione. Il trattato definisce varie categorie di competenza

all'articolo 2. Le norme rilevanti sono l'articolo 2 e i seguenti.

L'art 2 definisce le competenze in modo generale

● Esclusive > solo l'Ue può legiferare in un determinato settore, gli stati non

possono più adottare in questa materia degli atti, salvo che l'unione deleghi agli

stati di adottare atti in quella materia. I settori sono descritti all'art 3 e spiegati

poi in altre parti del trattato. Sono 5: unione doganale, definizione delle regole

di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno, politica

monetaria per gli stati la cui moneta è l'euro, la conservazione delle risorse

biologiche del mare e la politica commerciale comune, cioè importazioni ed

esportazioni con paesi terzi. Solo l'unione può adottare norme in queste

materie.

1. Quando i trattati attribuiscono all'Unione una competenza esclusiva in un

determinato settore, solo l'Unione può legiferare e adottare atti giuridicamente

vincolanti. Gli Stati membri possono farlo autonomamente solo se autorizzati

dall'Unione oppure per dare attuazione agli atti dell'Unione

● concorrenti > il settore più consistente. La competenza a legiferare è svolta

sia dall'unione che dagli stati membri, entrambi possono intervenire per

realizzare gli obiettivi che i trattati prevedono. Se l'UE ha adottato degli atti in

materie di competenza concorrente, gli Stati devono seguirle per il primato del

diritto dell'Ue. Ha competenza concorrente quando i trattati le attribuiscono

competenza nei settori che non rientrano negli articoli 3 e 6. Quindi anche quelli

di cui non si parla sono concorrenti. Es mercato interno, politica sociale,

trasporti, ambiente, energia, protezione dei consumatori…

2. Quando i trattati attribuiscono all'Unione una competenza concorrente con quella

degli Stati membri in un determinato settore, l'Unione e gli Stati membri possono

legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti in tale settore. Gli Stati membri

esercitano la loro competenza nella misura in cui l'Unione non ha esercitato la propria.

Gli Stati membri esercitano nuovamente la loro competenza nella misura in cui

l'Unione ha deciso di cessare di esercitare la propria.

● In materia di politica economica e monetaria sono gli stati ad avere o potenza,

ma l'unione definisce le modalità delle politiche economiche (art 3). Quindi

l'oggetto della competenza è il coordinamento, non la politica in quanto tale.

3. Gli Stati membri coordinano le loro politiche economiche e occupazionali secondo le

modalità previste dal presente trattato, la definizione delle quali è di competenza

dell'Unione.

● L'unione ha competenza per definire e attuare una politica estera e sicurezza

comune, compresa una politica di difesa comune. Questa materia e disciplinata

dal TFUE. È una particolare competenza dell'Unione.

4. L'Unione ha competenza, conformemente alle disposizioni del trattato sull'Unione

europea, per definire e attuare una politica estera e di sicurezza comune, compresa la

definizione progressiva di una politica di difesa comune.

● In alcuni settori l'unione ha competenza per svolgere azioni intese a sostenere,

coordinare e completare l'azione degli Stati membri, senza tuttavia sostituirsi

alla loro competenza. Sono ad es cultura, turismo, istruzione, industria, tutela e

miglioramento della salute umana…

5. In taluni settori e alle condizioni previste dai trattati, l'Unione ha competenza per

svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare l'azione degli Stati

membri, senza tuttavia sostituirsi alla loro competenza in tali settori.

Gli atti giuridicamente vincolanti dell'Unione adottati in base a disposizioni dei trattati

relative a tali settori non possono comportare un'armonizzazione delle disposizioni

legislative e regolamentari degli Stati membri.

Pensiamo che l'unione voglia adottare atti per proibire la pesca di avannotti. Che tipo

di competenza è questa? Un divieto di pesca degli avannotti è pesca o mantenimento

delle risorse biologiche del mare? Si tratta di una misura per proteggere le risorse

biologiche del mare ed è quindi una competenza esclusiva. Ma in base a quale regole

e come deve essere modulato l'esercizio concreto della competenza? L'unione agisce

attraverso i suoi atti quindi per vietare la pesca degli avannotti deve adottare un atto.

Non c'è una parte del trattato relativa alla tutela delle risorse biologiche del mare, ma

c'è una parte relativa alla pesca. Per vietare la pesca degli avannotti l’Unione dovrà

adottare un atto, ma bisogna vedere le materie specifiche del trattato riguardanti

questo tema. Il Titolo III è dedicato ad agricoltura e pesca, definisce una serie di

obiettivi che l’unione deve perseguire. L'art 43 stabilisce le procedure che devono

essere adottate per l'adozione di atti, è una norma del trattato che dice quali

istituzioni possono adottare quali atti, con quali procedure, con quale contenuto.

Articolo 43 (ex articolo 37 del TCE)

1. La Commissione presenta delle proposte in merito all'elaborazione e all'attuazione

della politica agricola comune, ivi compresa la sostituzione alle organizzazioni

nazionali di una delle forme di organizzazione comune previste dall'articolo 40,

paragrafo 1, come pure l'attuazione delle misure specificate nel presente titolo.

Tali proposte devono tener conto dell'interdipendenza delle questioni agricole

menzionate nel presente titolo.

2. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa

ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale, stabiliscono

l'organizzazione comune dei mercati agricoli prevista all'articolo 40, paragrafo 1, e le

altre disposizioni necessarie al perseguimento degli obiettivi della politica comune

dell'agricoltura e della pesca.

3. Il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta le misure relative alla fissazione

dei prezzi, dei prelievi, degli aiuti e delle limitazioni quantitative, nonché alla

fissazione e ripartizione delle possibilità di pesca.

4. L'organizzazione comune prevista dall'articolo 40, paragrafo 1, può essere sostituita

alle organizzazioni nazionali del mercato, alle condizioni previste dal paragrafo 2:

a) quando l'organizzazione comune offra agli Stati membri che si oppongono alla

decisione e dispongono essi stessi di un'organizzazione nazionale per la produzione di

cui trattasi garanzie equivalenti per l'occupazione ed il tenore di vita dei produttori

interessati, avuto riguardo al ritmo degli adattamenti possibili e delle specializzazioni

necessarie; e

b) quando tale organizzazione assicuri agli scambi all'interno dell'Unione condizioni

analoghe a quelle esistenti in un mercato nazionale.

5. Qualora un'organizzazione comune venga creata per talune materie prime senza

che ancora esista un'organizzazione comune per i prodotti di trasformazione

corrispondenti, le materie prime di cui trattasi, utilizzate per i prodotti di

trasformazione destinati all'esportazione verso i paesi terzi, possono essere importate

dall'esterno dell'Unione.

Il parlamento e il consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

stabiliscono altre disposizioni necessarie al perseguimento degli obiettivi legati ad

agricoltura e pesca. Nel comma 2 l'atto, il regolamento o la direttiva (si parla di

disposizioni necessarie, non si dice il tipo di atto) è un atto di parlamento e consiglio.

Seguendo invece il comma 3 sarà il consiglio ad adottare il regolamento. Non incide

però sulla natura del regolamento, che mantiene le sue caratteristiche

indipendentemente dalla istituzione che lo adotta. Nel caso degli avannotti si applica il

terzo comma si parla di “limitazioni” ed effettivamente si limiterebbe la pesca degli

avannotti. Il consiglio decide sulla base della maggioranza qualificata.

Poniamo che l'UE voglia adottare norme per limitare l'emissione di CO2 degli

autoveicoli. Viene messa una tassa sull'emissione di CO2. Bisogna capire come

realizzare questo obiettivo. È una competenza esclusivamente? No. È una competenza

concorrente? Sì. Rientra nella casella ambiente, ma potrebbe essere rilevante anche la

casella trasporti o energia. Il trasporto privato però non rientra nella categoria

trasporti, infatti l'uso privato non vi rientra. Non è neanche però energia e ambiente.

(Perché non è energia e ambiente?)

La norma di riferimento a questo punto è l'art 191, dedicato alla politica dell'Unione in

materia ambientale.

Articolo 191 (ex articolo 174 del TCE)

1. La politica dell'Unione in materia ambientale contribuisce a perseguire i seguenti

obiettivi:

— salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente,

— protezione della salute umana,

— utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali,

— promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi

dell'ambiente a livello regionale o mondiale e, in particolare, a combattere i

cambiamenti climatici.

2. La politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela,

tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione. Essa è

fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della

correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul

principio «chi inquina paga».

In tale contesto, le misure di armonizzazione rispondenti ad esigenze di protezione

dell'ambiente comportano, nei casi opportuni, una clausola di salvaguardia che

autorizza gli Stati membri a prendere, per motivi ambientali di natura non economica,

misure provvisorie soggette ad una procedura di controllo dell'Unione.

3. Nel predisporre la sua politica in materia ambientale l'Unione tiene conto:

— dei dati scientifici e tecnici disponibili,

— delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni dell'Unione,

— dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione,

— dello sviluppo socioeconomico dell'Unione nel suo insieme e dello sviluppo

equilibrato delle sue singole regioni.

4. Nell'ambito delle rispettive competenze, l'Unione e gli Stati membri collaborano con

i paesi terzi e con le competenti organizzazioni internazionali. Le modalità della

cooperazione dell'Unione possono formare oggetto di accordi tra questa ed i terzi

interessati.

Il comma precedente non pregiudica la competenza degli Stati membri a negoziare

nelle sedi internazionali e a concludere accordi internazionali.

Realizza quindi un obiettivo della politica di tutela ambientale assegnata all'unione.

L'art 192 definisce la procedura che deve essere seguita ai fini dell'adozione degli atti

in materia ambientale. Parlamento e consiglio, secondo la procedura legislativa

ordinaria e previa consultazione del comitato economico e sociale e del comitato delle

regioni, decidono in merito alle azioni che devono essere intraprese dall'unione per

realizzare obiettivi dell'articolo 191. Se si ricorre in una delle ipotesi previste al punto 2

del 192 bisogna adottare una procedura speciale, che spetta al consiglio. Nel caso di

emissioni di CO2 da parte di auto private si segue il punto 2 perché è una misura

avente natura fiscale, quindi il consiglio delibera all'unanimità secondo una procedura

legislativa speciale e previa consultazione del parlamento europeo. Si sceglie

l'unanimità perché in alcune materie sensibili gli stati hanno voluto mantenere il

controllo. Se venisse seguita la procedura del primo comma le istituzioni violerebbero

il trattato e qualunque stato potrebbe contestare questa decisione.

Ipotizziamo che le istituzioni decidano di mettere un corso di diritto dell'Ue in ogni

corso di laurea di ogni stato membro. Non è né una competenza esclusiva né

concorrente. All'art 6 si parla di istruzione. In questo caso l'unione ha competenza

Articolo 6

L'Unione ha competenza per svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o

completare l'azione degli Stati membri. I settori di tali azioni, nella loro finalità

europea, sono i seguenti:

a) tutela e miglioramento della salute umana;

b) industria;

c) cultura;

d) turismo;

e) istruzione, formazione professionale, gioventù e sport;

f) protezione civile;

g) cooperazione amministrativa.

L'art 165 del trattato sotto il titolo istruzione, formazione professionale e gioventù,

dice che

1. L'Unione contribuisce allo sviluppo di un'istruzione di qualità incentivando la

cooperazione tra Stati membri e, se necessario, sostenendo ed integrando la loro

azione nel pieno rispetto della responsabilità degli Stati membri per quanto riguarda il

contenuto dell'insegnamento e l'organizzazione del sistema di istruzione, nonché delle

loro diversità culturali e linguistiche.

L'Unione contribuisce alla promozione dei profili europei dello sport, tenendo conto

delle sue specificità, delle sue strutture fondate sul volontariato e della sua funzione

sociale ed educativa.

L'unione sviluppa la dimensione europea dell'istruzione, come l'insegnamento delle

lingue o l’Erasmus. L'unione potrebbe imporre quindi il diritto Ue in tutti i corsi di

laurea? No, ma l'unione potrebbe sostenere l'azione degli Stati, ad es finanziando

quegli stati che decidono di inserire un corso di diritto dell'Ue in qualsiasi corso di

studi. Se l'unione volesse istituire un premio per questi paesi che istituiscono un corso

di diritto dell'Ue, parlamento europeo e consiglio potrebbero adottare azioni di

incentivazione, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative

e regolamentari degli stati membri. Invece il consiglio potrebbe adottare

raccomandazioni, cioè atti non vincolanti.

L’UE si chiede se può adottare una direttiva comune per avvicinare le normative

nazionali in materia di sciopero. Ora ci sono regole molto diverse tra gli stati. Gli

scioperi hanno un impatto su scambi di merci e prestazioni di servizi. Non rientra

quindi tra le competenze esclusive, ma potrebbe rientrare tra quelle concorrenti?

Potrebbe rientrare nella politica sociale, che in effetti è il settore rilevante. In tema di

politica sociale il trattato parla al comma 5 dell'art 154, dice che le disposizioni

dell'articolo non si applicano alle retribuzioni, al diritto di associazione, al diritto di

sciopero né al diritto di serrata. Nonostante rientri tra le politiche sociali, gli stati

hanno voluto escludere la possibilità per gli stati di adottare disposizioni in questa

materia. Per es molto si discute del fatto che l'unione possa decidere un salario

minimo applicabile in tutta l'unione, ma non può. Al massimo può fare

raccomandazioni, non vincolanti.

18APRILE

Riprendiamo il discorso sulle competenze dell’UE. È un sistema coerente rispetto alle

caratteristiche fondate sul principio di attribuzione. Le competenze sono varie ma non

tutte hanno le stesse caratteristiche e attribuite all’UE in modo esclusivo. La lista dei

settori di competenza esclusiva è tassativa, non se ne può aggiungere altri. La

maggior parte delle competenze sono concorrente, nelle quali l’UE interviene ma

anche gli stati regolano quelle materie. È la categoria generale in cui ricadono le

competenze qualificate. C’è anche la categoria delle competenze di sostegno dove

l’UE può intervenire per sostenere l’azione degli stati ma non per adottare atti. Ci sono

nei trattati degli elenchi di queste materie ma sono orientativi per capire in quali

settori l’UE può intervenire e come e per capire con che tipo di atto può intervenire

bisogna guardare le norme sulle politiche, cioè la norma specifica che fonda la

materia.

Il trattato attribuisce all’UE la competenza ma ne attribuisce anche i limiti. Le

istituzioni cercano di usare in modo estensivo queste competenze, sfruttandole al

massimo e trovando ogni possibile collegamento tra base giuridica e politica che

vogliano realizzare. Non è possibile però un’estensione assoluta. Se le istituzioni

ignorassero un divieto di regolamentazione del diritto di sciopero, la direttiva sarebbe

viziata, annullata perché adottata al di là dei poteri che il trattato assegna alle

istituzioni stesse. Non hanno il compito di definire la base delle loro competenze ma

agiscono quando il trattato assegna delle competenze, coi loro limiti.

Esiste nel trattato una base giuridica, cioè una norma che fa da chiusura del sistema

“se un’azione dell’Unione

proposta all’articolo 352 del TFUE: clausola di flessibilità.

appare necessaria, nel quadro delle politiche definite dai trattati, per realizzare uno

degli obiettivi di cui ai trattati senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di

azione richiesti a tal fine, il consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della

commissione e previa approvazione del parlamento europeo, adotta le disposizioni

appropriate. Allorché adotta le disposizioni in questione secondo una procedura

legislativa speciale, il consiglio delibera altresì all’unanimità su proposta della

commissione e previa approvazione del parlamento europeo. La commissione

richiama l’attenzione dei parlamenti nazionali sulle proposte fondate sul presente

articolo.”

Se un’azione dell’UE appare necessaria nel quadro delle politiche definite dai trattati,

cioè è necessaria una certa politica ma i trattati non hanno espressamente previsto

che le istituzioni adottassero un atto in una particolare materia ma questo atto si è

reso necessario per realizzare un obiettivo dell’UE, la base giuridica definisce una

procedura che consente all’UE di adottare atti anche senza base giuridica. È una

procedura rigorosa perché è difficile arrivare all’unanimità in seno al consiglio. È

necessaria l’approvazione del parlamento, il quale non approvando da l’abrogazione

dell’atto. Ha grandi garanzie significative degli stati, dei soggetti coinvolti. È una

clausola di chiusura generale.

MODIFICA DELLE COMPETENZE – articolo 48 TUE

Le competenze dell’UE sono nei trattati e le istituzioni possono interpretarle in modo

estensivo ma non possono andare oltre a ciò che i trattati prevedono. Come è possibile

modificare le competenze? (Es. si ritiene che una direttiva dell’UE in materia di diritto

di sciopero sarebbe una buona cosa ma non è attualmente possibile, come rimuovere

l’ostacolo?) Questo ci porta al tema della revisione dei trattati, con cui si designa la

modifica dei trattati stessi. Il trattato di Lisbona ha definito una norma articolata. Il

quesito che ci poniamo esaminando la norma è “chi è competente a modificare le

regole?” la procedura di revisione è lunga e articolata e prevede varie modalità, prima

del trattato di Lisbona era più semplice, e prevedeva che la modifica fosse fatta dagli

stati, i quali redigevano un trattato di revisione, ratificato dagli stati stessi secondo le

norme costituzionali e la revisione entrava in vigore dopo l’approvazione di tutti gli

stati membri. Erano le parti contraenti del trattato che potevano modificarlo.

Col trattato di Lisbona si modifica la procedura e ci poniamo infatti il problema di chi

modifica le regole del gioco. La procedura di revisione prevede varie ipotesi [PPT –

“i trattati possono essere modificati conformemente alla procedura di

sintesi]

revisione ordinaria o possono essere modificati conformemente alla procedura di

revisione semplificata”

Esistono due tipi di procedure:

Ordinaria

 Semplificata: si applica solo nelle ipotesi definite dal trattato stesso. Se non ci

 sono queste ipotesi si applica la regola generale, cioè quella ordinaria. È una

procedura speciale che si applica solo quando sussistono i presupposti indicati.

Non c’è piena discrezionalità.

La procedura di revisione ordinaria si caratterizza per il fatto che il potere di adottare

la decisione è affidata a una conferenza intergovernativa composta da stati e il

trattato dev’essere ratificato dagli stati membri ed entra in vigore solo dopo la ratifica

di tutti gli stati. È un modello di diritto internazionale.

“il governo di qualsiasi stato membro, il parlamento europeo o la commissione,

possono sottoporre al consiglio progetti intesi a modificare i trattati.”

L’iniziativa per la modifica dei trattati può avvenire da un governo degli stati, cioè

deve arrivare da un esecutivo (che gestisce anche le relazioni internazionali). Il

consiglio non è menzionato tra gli organi che possono proporre una modifica perché è

composto da stati ma basta un solo stato che proponga una modifica. Il consiglio lo

trasmette al consiglio europeo e notificati ai parlamenti nazionali, perché sono organi

dotati di potere legislativo negli stati e ogni modifica incide sulle competenze dei

parlamenti nazionali. Immaginiamo che si voglia trasformare la politica ambientale in

una competenza esclusiva dell’UE, mentre ora è concorrente. Questo vuol dire che i

poteri dei parlamenti nazionali sono limitati perché non possono più proporre atti. Si

parla del governo come membro dell’organo che da avvio alla procedura e che ha un

ruolo importante nel suo svolgimento e parlamenti nazionali informati del progetto di

modifica, che in questo tipo di procedura sono coinvolti alla fine perché all’esito del

procedimento si scrive un trattato di revisione ratificato dai parlamenti nazionali.

“qualora il

Si inserisce nella procedura ordinaria una variante: al terzo comma si dice

consiglio europeo, previa consultazione del parlamento europeo e della commissione,

adotti a maggioranza semplice una decisione favorevole all’esame delle modifiche

proposte, il presidente del consiglio europeo convoca una convenzione composta da

rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei capi di stato o di governo degli stati

membri, del parlamento europeo e della commissione. La convenzione esamina

progetti di modifica e adotta per consenso una raccomandazione a una conferenza dei

rappresentanti dei governi degli stati membri [..].”

Se non ci fosse scritto a maggioranza semplice, il consiglio avrebbe dovuto decidere

consenso.

per

È possibile che i progetti di revisione siano discussi da una convenzione, intesa come

riunione che ha la funzione di dibattere e discutere sulle modifiche ai trattati. È

composta dai rappresentanti di tutti i soggetti coinvolti, sia delle istituzioni ma anche

degli stati, a duplici livelli, cioè a livello di parlamenti nazionali e rappresentanti

dell’esecutivo. Riunisce vari soggetti dell’UE. Discute del soggetto e fa una

raccomandazione rivolta alla conferenza intergovernativa degli stati. La convenzione

ha funzionato in alcuni casi per dibattere su modifiche da apportare ai trattati, come

quella negli anni 2000 che ha riguardato la Carta dei diritti fondamenti dell’UE,

allegata al trattato e con lo stesso valore dei trattati e la seconda nel 2002 – 2003 per

una revisione dei trattati fallita che aveva portato a un testo che si chiamava “trattato

che istituisce una commissione per l’Europa”, non è stato ratificato da Francia e Paesi

Bassi e il succo è stato trasfuso nel trattato di Lisbona del 2007. Si è voluto dare più

spazio a soggetti esterni agli stati perché le conferenze intergovernative sono

composte da esecutivi e le modifiche erano fatte solo dagli esecutivi. Si è voluto infatti

ampliare il dibattito anche a rappresentanti delle istituzioni (non composte da stati) e

gli stati stessi. La procedura di discussione che è molto utile e consente di formare una

volontà variegata e più esigenze richiede tempo. Il trattato prevede che sia possibile

non convocare la conferenza intergovernativa, ma il voto deve essere esplicito.

“il consiglio europeo può decidere a maggioranza semplice, previa approvazione del

parlamento europeo, di non convocare una convenzione qualora l’entità delle

modifiche non lo giustifichi. In questo caso, il consiglio europeo definisce il mandato

per una conferenza dei rappresentanti dei governi degli stati membri”.

Si può saltare questa fase se l’entità delle modifiche è di minor rilevanza e facendo un

bilanciamento tra tempo e risultato, avere una convenzione non da risultato utile

all’oggetto della convenzione. È la variante della procedura ordinaria, senza

convenzione.

Con convenzione è l’ipotesi standard, senza convenzione richiede un voto espresso.

Sono le stesse maggioranze (consiglio europeo > maggioranza semplice;). Il

parlamento è consultato se designata la convenzione, deve approvare la decisione di

non convocare la convenzione. È dato molto più ruolo allo spazio del parlamento per

evitare della convenzione. Ma il parlamento è escluso dalla conferenza

intergovernativa degli stati che negozia il trattato.

Dal punto di interessi del parlamento è più favorevole la procedura standard con la

convocazione della convenzione perché interviene anche il parlamento. Il parlamento

deve però approvare la decisione di non avere la convenzione, cioè deve porre il

consiglio di veto per seguire l’altra procedura.

Previa approvazione e consultazione hanno risultati diversi: previa approvazione è il

veto posto dal parlamento, previa consultazione, il parlamento dice la sua opinione ma

il consiglio può non seguire quello che il parlamento ha espresso.

La consultazione è obbligatoria ma non vincolante. Deve essere richiesta ma il

contenuto dell’opinione non deve essere necessariamente seguito dal consiglio.

Deve il parlamento esprimersi o può anche non dire nulla? Nel passato non si diceva

nulla ed è successo che il consiglio ha deciso senza il parere del parlamento. La corte

di giustizia ha detto che il parlamento ha l’obbligo di agire in buona fede, cioè può

privarsi del parere in termini ragionevoli. Il consiglio può decidere senza il parere del

parlamento purchè sia passato un tempo ragionevole e il consiglio abbia cercato di

capire i motivi. Per adempiere all’obbligo del consiglio, bisogna che sia dato al

parlamento un termine ragionevole per presentare il suo parere. Se non lo fa entro il

termine, può adottare circostanze particolari che implicano ulteriori termini, dopodiché

il consiglio decide anche senza: principio di reale cooperazione delle istituzioni che

agiscono in buona fede reciprocamente per adempiere agli obiettivi dell’UE.

Fase della conferenza intergovernativa: “essa è composta dai negoziatori degli stati

che convocati dal presidente del consiglio ha lo scopo di stabilire di comune accordo le

modifiche da apportare ai trattati”.

Riceve la raccomandazione della convenzione se c’è stata e negozia il testo delle

modifiche la conferenza intergovernativa ha libertà di decidere anche diversamente

dal testo della convenzione.

Questa ha una particolare autorevolezza ma non è vincolante. Non c’è prassi perché

non ci sono state delle revisioni del trattato con la convocazione di conferenza

intergovernativa dopo il trattato di Lisbona ma solo alcune brevi. In base ai principi

generali, la raccomandazione provenendo dalla convenzione deve essere considerata

almeno in minima parte.

La conferenza dei rappresentanti dei governi degli stati membri ha il compito di

definire le modifiche da apportare ai trattati. Le modifiche entrano in vigore dopo

essere state ratificate dagli stati membri conformemente alle rispettive norme

costituzionali. La conferenza produce un trattato di revisione. I parlamenti nazionali

intervengono, anche con referendum. Il potere di modifica è nelle mani degli stati.

Procedure di revisione semplificate sono due e c’è una differenza nel loro oggetto:

6:“il governo di qualsiasi stato membro, il parlamento europeo o la

Comma

commissione possono sottoporre al consiglio europeo progetti intesi a modificare in

tutto o in parte le disposizioni della parte terza del trattato sul funzionamento

dell’Unione europeo relative alle politiche e azioni interne dell’Unione. Il consiglio

europeo può adottare una decisione che modifica in tutto o in parte le disposizioni

della parte terza del TFU. Il consiglio europeo delibera all’unanimità previa

consultazione del parlamento europeo, della commissione e in caso di modifiche

istituzionali, della BCE. [..]”.

Se l’oggetto di proposta di riforma sono le disposizioni della parte terza del trattato,

cioè quelli sulle politiche, sulle singole competenze dell’UE, e se la modifica non è

intesa a estendere le competenze si può usare questa procedura semplificata.

“Quando il TFUE o il Titolo V del presente trattato prevedono che il consiglio

Comma 7:

deliberi all’unanimità in un settore o in un determinato caso, il consiglio europeo può

adottare una decisione che consenta al consiglio di deliberare a maggioranza

qualificata in detto settore o caso. Il presente comma non si applica alle decisioni che

hanno implicazioni militari o che rientrano nel settore della difesa.

l’altro oggetto di procedura semplificata è il cambio delle regole di voto in seno al

consiglio. Si passa infatti alla maggioranza qualificata e non più all’unanimità. Si vuole

cambiare le regole di voto del consiglio.

“quando il TFUE prevede che il consiglio adotti atti legislativi secondo una procedura

legislativa speciale, il consiglio europeo può adottare una decisione che consenta

l’adozione di tali atti secondo la procedura legislativa ordinaria” . C’è un cambio di

procedura. L’essenza è che queste procedure sono seguite per la procedura di

approvazione degli atti. È il trattato che lo prevede.

Gli oggetti di riforma sono specifici.

Le caratteristiche:

Al comma 6 c’è l’iniziativa per cambiare la modifica della parte terza ma non portando

un aumento e un’estensione delle competenze dell’UE: il consiglio europeo può

adottare una decisione che modifica in tutto o in parte le disposizioni della parte terza

del TFUE. Delibera all’unanimità. Chi decide, a chi è imputabile l’atto di modifica dei

trattati? Al consiglio europeo ma ci sono enormi garanzie per gli stati. Non è un

trattato che modifica i trattati ma ci vuole comunque l’approvazione degli stati

conformemente alle norme costituzionali. Non si parla di ratifica ma di approvazione,

cioè lasciando agli stati la libertà dei mezzi. Poiché non è un trattato quello che deve

essere approvato si parla più genericamente di approvazione. Questo vuol dire che se

anche un solo stato si oppone l’atto del consiglio europeo non produce effetti. È il

consiglio europeo che può modificare la parte terza del trattato pur non estendendo le

competenze dell’UE ma sono gli stati che devono approvare l’atto.

Il paragrafo 7 descrive la procedura per le altre ipotesi: cambi di procedura per

l’adozione degli atti. È il consiglio europeo che può realizzare la modifica attraverso la

propria decisione.

“Ogni iniziativa presa dal consiglio europeo è trasmessa ai parlamenti nazionali. In

caso di opposizione di un parlamento notificata entro sei mesi dalla data di tale

trasmissione, la decisione di cui al primo o al secondo comma non è adottata. In

assenza di opposizione, il consiglio europeo può adottare detta decisione”.

Il consiglio europeo adotta una decisione che prevede oggetti specifici. Questa

decisione va trasmetta a tutti i parlamenti nazionali e se anche uno solo non è

d’accordo, quella decisione non entra in vigore. Se non c’è l’opposizione, l’atto del

consiglio europeo può produrre i suoi effetti.

Il potere di modifica è del consiglio europeo ma ci sono garanzie per gli stati perché è

richiesta l’approvazione di tutti i parlamenti nazionali. Il potere di modificare i trattati è

nelle mani del consiglio europeo e non degli stati ma i parlamenti nazionali hanno un

ruolo importante.

Mettiamo che si voglia consentire all’unione di adottare atti in materia di diritto di

sciopero sui trasporti. Si tratta di modificare l’articolo 153, quinto comma TFUE, che è

posto nella terza parte del trattato. Che procedura si segue? Riguarda la parte terza

ma estende le competenze, eliminando un divieto. Si applica la procedura ordinaria.

Non sarà il consiglio europeo a poter decidere ma gli stati con la conferenza

intergovernativa. Questo per dire che nonostante i cambiamenti di procedura di

revisione dei trattati e la possibilità per le modifiche, ci sia un maggior ruolo del

consiglio europeo, il compito di definire le competenze dell’UE e di ampliarle, spetta

agli stati. Gli stati sono i signori dei trattati, che definiscono le regole del gioco e

possono modificarle. Si parla di stati collettivamente, non di stati singoli anche se

devono poi dare ognuno il proprio consenso. Si diceva che vista la complessità della

procedura non ci sarebbero state revisioni dei trattati per molti anni. L’ultima

significativa è quella del trattato di Lisbona. Non ci sono ora proposte concrete.

Torniamo al TFUE e parliamo delle procedure che vengono seguite per l’adozione

degli atti: ogni volta che l’UE vuole intervenire deve vedere la competenza, i poteri

che ha e le regole procedurali da seguire per l’adozione degli atti. È il trattato la base

giuridica che definisce tutti gli elementi.

Ad esempio, avevamo visto la materia di istruzione e formazione professionale: la

prima parte definiva il contenuto di ciò che l’UE poteva o non poteva fare.

“per contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo:

Il parlamento europeo e il consiglio, deliberando in conformità della procedura

 legislativa ordinaria e previa consultazione del comitato economico e sociale e

del comitato delle regioni, adottano azioni di incentivazione, ad esclusione di

qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli stati

membri.”

È definita qui la procedura, con questa forma. Gli atti che sono prodotto della

procedura legislativa ordinaria possono essere regolamenti, direttive o decisioni.

Quando un regolamento è del consiglio e del parlamento vuol dire che si è seguita

questa particolare procedura. il consiglio, su proposta della commissione

Ma, è anche definita un’altra procedura “

adotta raccomandazione”.

Vedendo la pesca, all’articolo 43 TFUE, ci dice che il parlamento e il consiglio adottano

delle disposizioni secondo la procedura legislativa ordinaria ma c’è l’alternativa che

prevede che il consiglio adotti misure, su proposta della commissione: qua c’è un’altra

procedura. La base giuridica posta a fondamento dell’atto identifica anche la

procedura da seguire, cioè chi decide secondo quale modalità. Questi sono vincolanti,

cioè non possono seguire procedure diverse.

Il frutto di questo atto è un regolamento e ha delle caratteristiche generali dell’articolo

288. L’atto ha le caratteristiche che derivano dal suo nome ma possono essere

adottati secondo procedure diverse.

Perché sono importanti le procedure? Perché indicano chi fa cosa e i poteri effettivi

delle istituzioni. descrivono quello che si chiama l’equilibrio interistituzionale, cioè

il rapporto reciproco di potere che esiste tra le diverse istituzioni. le istituzioni

rappresentano interessi generali legati alla loro formazione. Esprimono interessi diversi

che si riflettono nella composizione degli organi. Ad esempio, il consiglio agisce per

tutelare gli interessi dei suoi membri. Non è detto che l’interesse degli stati

corrisponda all’interesse dell’unione, che può essere qualcosa che va oltre la mera

somma degli interessi degli stati. Queste componenti devono bilanciarsi nelle

procedure che assegnano a ciascuna il proprio ruolo. Le procedure si caratterizzano

per l’interazione che si crea nelle istituzioni e per il diverso peso che ciascuna di esse

riveste. Possiamo trovare dei tratti comuni alle procedure:

Solitamente è la commissione che propone e formula le proposte di atti perché

 la commissione, che rappresenta l’interesse generale dell’UE, è quella meglio

propensa a cercare una sintesi tra posizioni che non siano necessariamente

espressione di un partito politico o di un interesse nazionale.

Il consiglio ha un ruolo determinante al ruolo decisionale, talvolta da solo, a

 volte col parlamento, soprattutto quando si segue la procedura legislativa


PAGINE

93

PESO

171.15 KB

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e istituzioni europee
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarazanotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della Comunità internazionale e dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Lang Alessandra.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto della comunità internazionale e dell'unione europea

Diritto della Comunità internazionale
Appunto
Appunti lezioni per l'esame di diritto pubblico
Appunto
Diritto costituzionale
Appunto
Appunti di Diritto Privato
Appunto