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“NORME IN MATERIA AMBIENTALE”

Analisi della parte III del D.Lgs 152/2006

FONTI COMUNITARIE DELLA NORMA

Un’interpretazione corretta della norma non può prescindere dalla fonte superiore dalla quale

deriva, fonte, che, nel caso di specie, si identifica con le norme comunitarie di cui sia il previgente

D. Lgs. n. 152/1999 sia l’attuale D. Lgs. n. 152/2006 costituiscono il recepimento. Tali fonti

comunitarie sono rappresentante dalle direttive n. 2000/60 (che istituisce un quadro per l'azione

comunitaria in materia di acque), n. 91/271 (concernente il trattamento delle acque reflue urbane), e

n. 76/464/CEE (concernente l'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose scaricate

nell'ambiente idrico della Comunità). Analizzando nello specifico le menzionate direttive si evince

che:

- la direttiva 76/464/CEE, all’articolo 1, lettera e) definisce «inquinamento» lo scarico effettuato

direttamente o indirettamente dall’uomo nell’ambiente idrico di sostanze o di energia le cui

conseguenze siano tali da mettere in pericolo la salute umana , nuocere alle risorse viventi e al

sistema ecologico idrico , compromettere le attrattive o ostacolare altri usi legittimi delle acque.

Il seguente articolo 3 dispone “Per quanto riguarda le sostanze appartenenti alle famiglie e ai

gruppi di sostanze di cui all’elenco I, in appresso denominate «sostanze dell’elenco I» : qualsiasi

scarico nelle acque di cui all’articolo 1 che potrebbe contenere una di tali sostanze è soggetto ad

un' autorizzazione preventiva rilasciata dall’autorità competente dello Stato membro interessato”.

- la direttiva n. 91/271 non riporta alcuna definizione di scarico.

- la direttiva n. 2000/60 non riporta alcuna definizione di scarico ma il (52) considerando afferma

che “Le disposizioni della presente direttiva riprendono quelle relative alla riduzione

dell'inquinamento provocato da sostanze pericolose, di cui alla direttiva 76/464/CEE(18). Pertanto,

detta direttiva dovrebbe essere abrogata una volta che sia data piena attuazione alle disposizioni

della presente direttiva.”

E ancora l’art. 22 “I seguenti atti sono abrogati 13 anni dopo l'entrata in vigore della presente

direttiva: direttiva 76/464/CEE” con la conseguenza che la direttiva 76/464 è tutt’oggi (e fino al

2013 efficace.

Dalla lettera delle direttive è agevole dedurre, allora, che per scarico deve intendersi qualsiasi tipo

di scarico, sia esso diretto o indiretto, e che tale scarico necessita di un’apposita autorizzazione per

esistere legittimamente.

Alle medesime conclusioni è pervenuta la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, attraverso

le due sentenze, Van Rooij (C – 231/97) e Nederhoff (C – 232/97), entrambe del 29 settembre 1999

che affrontano la definizione di “scarico”, in particolare per quanto riguarda l’inclusione o meno in

detta definizione dei c.d. “scarichi indiretti” o comunque non effettuati tramite condotta.

La Corte, in relazione al procedimento van Rooij, ha affermato che la nozione di “scarico” deve

essere interpretata nel senso che in essa rientra sia l’emissione di vapori inquinati che si condensano

e cadono su acque di superficie, sia l’emissione di vapori inquinati che dapprima si condensano su

terreni e tetti e successivamente raggiungono le acque di superficie attraverso un canale di deflusso

delle acque piovane.

Per arrivare alle conclusioni di cui sopra, il Giudice ha sottolineato come la definizione di “scarico”

dell’art. 1, n. 2, lett. d) della direttiva 76/464/CEE faccia riferimento alla “immissione, nelle acque

di cui al paragrafo 1, delle sostanze enumerate nell’elenco I o nell’elenco II dell’allegato; per

comprendere tale definizione, sarebbe necessario prendere in considerazione anche la correlata

nozione di “inquinamento” contenuta nella direttiva 76/464/CEE; detta nozione viene esplicitata

come lo “scarico effettuato direttamente o indirettamente dall’uomo nell’ambiente idrico di

sostanze o di energie le cui conseguenze siano tali da mettere in pericolo la salute umana”.

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Da ciò deriverebbe quindi che la nozione di “scarico” di cui sopra debba essere intesa nel senso che

essa riguarderebbe necessariamente “ogni atto imputabile ad un soggetto, attraverso il quale,

direttamente o indirettamente, viene introdotta nelle acque alle quali si applica tale direttiva, una

delle sostanze pericolose enumerate nell’elenco I o nell’elenco II del suo allegato”.

Non c’è dubbio quindi che la Corte abbia considerato rilevante una definizione di “scarico” tale da

comprendere anche scarichi non solo certamente indiretti e non convogliati o convogliabili.

La direttiva, nella lettura della Corte europea, intenderebbe quindi sottoporre a controllo, tramite la

richiesta di preventiva autorizzazione, ogni forma di inquinamento dell’ambiente idrico cagionato

dall’uomo tramite il rilascio delle sostanze individuate dalla direttiva stessa, facendo coincidere il

concetto di “scarico” con quello di immissione nell’ambiente idrico in qualsiasi modo effettuata.

CRITERI GENERALI DELLA DISCIPLINA DEGLI SCARICHI

Il capo III (artt. 100- 108) contiene le linee generali della tutela qualitativa della risorsa idrica e

della disciplina relativa agli scarichi, che, nella sostanza, riprende quelle delineata nel D. Lgs. n.

152/1999.

Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e

devono comunque rispettare i valori limite (previsti nell'Allegato 5 alla parte terza del presente

decreto). L'autorizzazione può in ogni caso stabilire specifiche deroghe ai suddetti limiti e idonee

prescrizioni per i periodi di avviamento e di arresto e per l'eventualità di guasti nonché per gli

ulteriori periodi transitori necessari per il ritorno alle condizioni di regime (art. 101, comma 1°).

Le Regioni, nell’esercizio della loro autonomia, tenendo conto dei carichi massimi ammissibili e

delle migliori tecniche disponibili, definiscono i valori-limite di emissione, diversi da quelli di cui

all'Allegato 5, sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantità massima per unità di

tempo in ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini. Non possono

però stabilire valori limite meno restrittivi di quelli fissati nell'Allegato 5 (art. 101, comma 2°).

DISCIPLINA DEGLI SCARICHI

Esaminiamo ora brevemente il regime previsto per gli scarichi di acque termali, per gli scarichi sul

suolo, nel sottosuolo, nelle acque sotterranee, in acque superficiali, in reti fognarie e per gli scarichi

di sostanze pericolose.

- Scarichi di acque termali (art. 102)

(9)

Gli scarichi termali sono ammessi, fatta salva la disciplina delle autorizzazioni adottata dalle

regioni:

a) in corpi idrici superficiali, purché la loro immissione nel corpo ricettore non comprometta

gli usi delle risorse idriche e non causi danni alla salute ed all'ambiente;

b) sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, previa verifica delle situazioni

geologiche;

c) in reti fognarie, purché vengano osservati i regolamenti emanati dal gestore del servizio

idrico integrato e vengano autorizzati dalle Autorità di ambito;

d) in reti fognarie di tipo separato previste per le acque meteoriche

Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue termali e' definito dalle regioni; tali

scarichi sono ammessi in reti fognarie nell'osservanza dei regolamenti emanati dal gestore

del servizio idrico integrato ed in conformità all'autorizzazione rilasciata dall'Autorità di

ambito (art. 124, comma 5°).

(9) Per acque termali si intendono le acque minerali naturali di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), della legge 24 ottobre 2000, n. 323, utilizzate per le finalità consentite

dalla stessa legge (art. 74, comma 1°, lettera m) 16

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- Scarichi sul suolo (art. 103)

E' vietato lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, fatta eccezione:

a) per insediamenti, installazioni o edifici isolati che producono acque reflue domestiche (in

quanto le Regioni individuano sistemi individuali o altri sistemi pubblici o privati adeguati

che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale).;

b) per gli scaricatori di piena a servizio delle reti fognarie;

c) per gli scarichi di acque reflue urbane e industriali per i quali sia accertata l'impossibilità

tecnica o l'eccessiva onerosità, a fronte dei benefici ambientali conseguibili, a recapitare in

corpi idrici superficiali, purché gli stessi siano conformi ai criteri ed ai valori-limite di

emissione fissati

d) per gli scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali nonché dagli

impianti di lavaggio delle sostanze minerali, purché i relativi fanghi siano costituiti

esclusivamente da acqua e inerti naturali e non comportino danneggiamento delle falde

acquifere o instabilità dei suoli;

e) per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in reti fognarie separate;

f) per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici, dalle operazioni di manutenzione

delle reti idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto.

Al di fuori delle ipotesi elencate, gli scarichi sul suolo esistenti devono essere convogliati in

corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero destinati al riutilizzo. In caso di mancata

ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico si considera a tutti gli effetti

revocata.

- Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee (art. 104)

(10)

E' vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo. L'autorità competente

però può, dopo indagine preventiva, autorizzare gli scarichi nella stessa falda delle acque

utilizzate per scopi geotermici, delle acque di infiltrazione di miniere o cave o delle acque

pompate nel corso di determinati lavori di ingegneria civile, ivi comprese quelle degli

impianti di scambio termico.

Al di fuori delle ipotesi descritte, gli scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee,

esistenti e debitamente autorizzati, devono essere convogliati in corpi idrici superficiali

ovvero destinati, ove possibile, al riciclo, al riutilizzo o all'utilizzazione agronomica. In caso

di mancata ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico e' revocata.

- Scarichi in acque superficiali (art. 105)

(11)

Gli scarichi di acque reflue industriali in acque superficiali devono rispettare i valori-limite

di emissione fissati in funzione del perseguimento degli obiettivi di qualità.

- Scarichi in reti fognarie (art. 107)

Gli scarichi di acque reflue industriali che recapitano in reti fognarie sono sottoposti alle

norme tecniche, alle prescrizioni regolamentari e ai valori-limite adottati dall'Autorità

d'ambito competente in base alle caratteristiche dell'impianto, e in modo che sia assicurata la

tutela del corpo idrico ricettore nonché il rispetto della disciplina degli scarichi di acque

reflue urbane.

(10) Per acque sotterranee si intendono tutte le acque che si trovano al di sotto della superficie del suolo, nella zona di saturazione e in diretto contatto con il suolo e il

sottosuolo (art. 74, comma 1°, lettera l)

(11) Per acque superficiali si intendono le acque interne ad eccezione di quelle sotterranee, le acque di transizione e le acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato

chimico, in relazione al quale sono incluse anche le acque territoriali (art. 74, comma 2°, lettera a) 17

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Gli scarichi di acque reflue domestiche che recapitano in reti fognarie sono sempre ammessi

purché osservino i regolamenti emanati dal soggetto gestore del servizio idrico integrato ed

approvati dall'Autorità d'ambito competente.

Non e' ammesso lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura, ad eccezione di

quelli organici provenienti dagli scarti dell'alimentazione, misti ad acque provenienti da usi

civili, trattati mediante l'installazione, preventivamente comunicata all'ente gestore del

servizio idrico integrato, di apparecchi dissipatori di rifiuti alimentari che ne riducano la

massa in particelle sottili, previa verifica tecnica degli impianti e delle reti da parte del

gestore del servizio idrico integrato che e' responsabile del corretto funzionamento del

sistema.

- Scarichi di sostanze pericolose (art. 108)

(12)

Tenendo conto della tossicità, della persistenza e della bioaccumulazione della sostanza

considerata nell'ambiente in cui e' effettuato lo scarico, l'autorità competente in sede di

rilascio dell'autorizzazione può fissare, nei casi in cui risulti accertato che i valori limite

impediscano o pregiudichino il conseguimento degli obiettivi di qualità previsti nel Piano di

tutela, anche per la compresenza di altri scarichi di sostanze pericolose, valori-limite di

emissione più restrittivi di quelli fissati.

AUTORIZZAZIONE AGLI SCARICHI

Criteri generali

Il procedimento di autorizzazione allo scarico costituisce tipicamente il momento in cui l’autorità

amministrativa effettua il vaglio preventivo circa la possibilità o meno di assentire, e a quali

condizioni, l’emissione di acque reflue nel corpo recettore, realizzando, in questo modo, il

necessario controllo a priori sull’impatto ambientale derivante dall’attività antropica.

Regime delle competenze

Salva diversa disciplina regionale, rimane ferma la generale competenza a rilasciare le

autorizzazioni in capo alle Province; ma, a differenza di quanto previsto in precedenza, nel caso di

scarico in pubblica fognatura, la competenza è dell’autorità d’ambito, che deve provvedere entro 60

giorni (non più 90) dalla ricezione della domanda.

È previsto inoltre una fattispecie di silenzio assenso: qualora detta autorità, infatti, risulti

inadempiente nei termini indicati, l’autorizzazione si intende temporaneamente concessa per i

successivi 60 giorni, salvo revoca.

Le Regioni definiscono il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue termali, che sono

ammessi in pubblica fognatura nell’osservanza dei regolamenti emanati dal gestore del servizio

idrico integrato ed in conformità all’autorizzazione rilasciata dall'Autorità d'ambito.

Disciplina della domanda di autorizzazione

Tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati (art. 124, comma 1°) ad eccezione degli

.

gli scarichi di acque reflue domestiche in reti fognarie

Per quanto riguarda il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue domestiche e di reti

fognarie, servite o meno da impianti di depurazione delle acque reflue urbane, e' definito dalle

Regioni (art. 124, comma 3°).

L'autorizzazione e' rilasciata, in forma espressa, al titolare dell'attività da cui origina lo scarico.

(12) Per sostanze pericolose si intendono le sostanze o gruppi di sostanze tossiche, persistenti e bio-accumulabili e altre sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a

preoccupazioni analoghe (art. 74, comma 2°, lettera ee) 18

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Analisi della parte III del D.Lgs 152/2006

Ove uno o più stabilimenti conferiscano ad un terzo soggetto, titolare dello scarico finale, le acque

reflue provenienti dalle loro attività, oppure qualora tra più stabilimenti sia costituito un consorzio

per l'effettuazione in comune dello scarico delle acque reflue provenienti dalle attività dei

consorziati, l'autorizzazione e' rilasciata in capo al titolare dello scarico finale o al consorzio

medesimo, ferme restando le responsabilità dei singoli titolari delle attività suddette e del gestore

del relativo impianto di depurazione in caso di violazione delle disposizioni della parte terza del

presente decreto. L’ultima parte del comma 2° dell’art. 124 prevede, in aggiunta al disposto di cui al

D. Lgs. n. 152/1999, ove fra uno o più stabilimenti effettuino scarichi in comune senza essersi

costituiti in consorzio, l’autorizzazione allo scarico è rilasciata al titolare dello scarico finale, fermo

restando che il rilascio del provvedimento di autorizzazione o il relativo rinnovo sono subordinati

all'approvazione di idoneo progetto comprovante la possibilità tecnica di parzializzazione dei

singoli scarichi.

Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione e' presentata alla provincia ovvero

all'Autorità d'ambito se lo scarico e' in pubblica fognatura. L'autorità competente provvede entro 60

giorni dalla ricezione della domanda. Qualora detta autorità risulti inadempiente nei termini sopra

indicati, l'autorizzazione si intende temporaneamente concessa per i successivi 60 giorni, salvo

revoca (art. 124, comma 7°).

Salvo quanto previsto dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, l'autorizzazione e' valida per 4

anni dal momento del rilascio. Un anno prima della scadenza ne deve essere chiesto il rinnovo. Lo

scarico può essere provvisoriamente mantenuto in funzione nel rispetto delle prescrizioni contenute

nella precedente autorizzazione, fino all'adozione di un nuovo provvedimento, se la domanda di

rinnovo e' stata tempestivamente presentata (art. 124, comma 8°).

In relazione alle caratteristiche tecniche dello scarico, alla sua localizzazione e alle condizioni locali

dell'ambiente interessato, l'autorizzazione contiene le ulteriori prescrizioni tecniche volte a garantire

che lo scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, avvenga in conformità

alle disposizioni della parte terza del presente decreto e senza che consegua alcun pregiudizio per il

corpo ricettore, per la salute pubblica e l'ambiente (art. 124, comma 10°).

Le spese occorrenti per l'effettuazione di rilievi, accertamenti, controlli e sopralluoghi necessari per

l'istruttoria delle domande di autorizzazione allo scarico previste sono a carico del richiedente.

L'autorità competente determina, preliminarmente all'istruttoria e in via provvisoria, la somma che

il richiedente e' tenuto a versare, a titolo di deposito, quale condizione di procedibilità della

domanda (art. 124, comma 11°).

Per insediamenti, edifici o stabilimenti la cui attività sia trasferita in altro luogo, ovvero per quelli

soggetti a diversa destinazione d'uso, ad ampliamento o a ristrutturazione da cui derivi uno scarico

avente caratteristiche qualitativamente e/o quantitativamente diverse da quelle dello scarico

preesistente, deve essere richiesta una nuova autorizzazione allo scarico, ove quest'ultimo ne risulti

soggetto. Nelle ipotesi in cui lo scarico non abbia caratteristiche qualitative o quantitative diverse,

deve essere data comunicazione all'autorità competente, la quale, verificata la compatibilità dello

scarico con il corpo recettore, adotta i provvedimenti che si rendano eventualmente necessari (art.

124, comma 12°).

Domanda di autorizzazione agli scarichi di acque reflue industriali

La domanda di autorizzazione agli scarichi di acque reflue industriali deve essere corredata

dall'indicazione delle caratteristiche quantitative e qualitative dello scarico e del volume annuo di

acqua da scaricare, dalla tipologia del ricettore, dalla individuazione del punto previsto per

effettuare i prelievi di controllo, dalla descrizione del sistema complessivo dello scarico ivi

comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, dall'eventuale sistema di misurazione del

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flusso degli scarichi, ove richiesto, e dalla indicazione delle apparecchiature impiegate nel processo

produttivo e nei sistemi di scarico nonché dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il

rispetto dei valori limite di emissione (art. 125, comma 1°).

Approvazione dei progetti degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane

Le regioni disciplinano le modalità di approvazione dei progetti degli impianti di trattamento delle

acque reflue urbane. Tale disciplina deve tenere conto dei criteri di cui all'Allegato 5 alla parte terza

del presente decreto e della corrispondenza tra la capacità di trattamento dell'impianto e le esigenze

delle aree asservite, nonche' delle modalità della gestione che deve assicurare il rispetto dei valori

limite degli scarichi. Le regioni disciplinano altresì le modalità di autorizzazione provvisoria

necessaria all'avvio dell'impianto anche in caso di realizzazione per lotti funzionali (art. 126).

Inosservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione allo scarico

Fermo rimanendo l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e delle sanzioni penali, in

caso di inosservanza delle prescrizioni dell'autorizzazione allo scarico l'autorità competente

procede, secondo la gravità dell'infrazione (art. 130):

a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale devono essere eliminate le inosservanze;

b) alla diffida e contestuale sospensione dell'autorizzazione per un tempo determinato, ove si

manifestino situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente;

c) alla revoca dell'autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la

diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazione di pericolo per la salute pubblica

e per l'ambiente. CONTROLLO DEGLI SCARICHI

I soggetti tenuti al controllo degli scarichi (le regioni e gli enti locali, titolari delle funzioni e dei

compiti di polizia amministrativa) vengono menzionati dall’art. 128, comma 1°, il quale si limita a

prevedere che l’autorità competente effettua il controllo sugli scarichi sulla base di un programma

che assicuri un periodico, diffuso, effettivo ed imparziale sistema di controlli.

Per gli scarichi in pubblica fognatura il gestore del servizio idrico integrato organizza un adeguato

servizio di controllo secondo le modalità previste nella convenzione di gestione (art. 128).

L'autorità competente al controllo e' autorizzata a effettuare le ispezioni, i controlli e i prelievi

necessari all'accertamento del rispetto dei valori limite di emissione, delle prescrizioni contenute nei

provvedimenti autorizzatori o regolamentari e delle condizioni che danno luogo alla formazione

degli scarichi. Il titolare dello scarico e' tenuto a fornire le informazioni richieste e a consentire

l'accesso ai luoghi dai quali origina lo scarico (art. 129).

In caso di mancato esercizio dei controlli il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio diffida

la regione a provvedere entro il termine massimo di 180 giorni ovvero entro il minor termine

imposto dalle esigenze di tutela ambientale. In caso di persistente inadempienza provvede, in via

sostitutiva, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio (previa delibera del Consiglio dei

Ministri) nomina un commissario "ad acta" che pone in essere gli atti necessari agli adempimenti

previsti dalla normativa vigente a carico delle regioni al fine dell'organizzazione del sistema dei

controlli, con oneri a carico dell'Ente inadempiente (art. 132). 20

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SISTEMA SANZIONATORIO

Il titolo V del decreto che stiamo esaminando, contiene disposizioni in materia di irrogazione delle

sanzioni amministrative pecuniarie, sorveglianza e accertamento degli illeciti, irrogazione delle

sanzioni penali, obblighi del condannato e circostanze attenuanti. Sono previste sanzioni

amministrative e penali, distinte in base alla diversa potenzialità lesiva della condotta nei confronti

dell’interesse protetto. Si tratta di una serie di ipotesi sanzionatorie generalmente consistenti

nell’inosservanza di obblighi, divieti e prescrizioni di natura formale o amministrativa fissati

direttamente dal decreto legislativo, ovvero da leggi regionali o provvedimenti delle autorità

competenti.

L’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie spetta, con ordinanza-ingiunzione, alle

regioni o alla provincia autonoma nel cui territorio è stata commessa la violazione fatte salve le

(13)

attribuzioni affidate dalla legge ad altre pubbliche autorità (art. 135, comma 1°).

Ai sensi dell’art. 136 le somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie sono

versate all'entrata del bilancio regionale per essere riassegnate alle unità previsionali di base

destinate alle opere di risanamento e di riduzione dell'inquinamento dei corpi idrici. Le regioni

provvedono alla ripartizione delle somme riscosse fra gli interventi di prevenzione e di risanamento.

Quanto alle sanzioni amministrative pecuniarie, le principali sono:

- da 3 000 mila a 30 000 mila euro per chiunque superi i valori limite di emissione

nell'effettuazione di uno scarico (art. 133, comma 1°);

- da 6 000 mila a 60 000 mila euro per chiunque effettua scarichi di acque reflue domestiche o

di reti fognarie senza autorizzazione. Nell'ipotesi di scarichi relativi ad edifici isolati adibiti

ad uso abitativo la sanzione e' da 600 a 3 000 euro (art. 133, comma 2°);

- da 1 500 a 15 000 mila euro per chiunque effettua o mantiene uno scarico senza osservare le

prescrizioni indicate nel provvedimento di autorizzazione o fissate ai sensi dell'articolo 107,

comma 1° (art. 133, comma 3°);

- da 1 500 a 6 000 mila euro per chiunque violi le prescrizioni concernenti l'installazione e la

manutenzione dei dispositivi per la misurazione delle portate e dei volumi, oppure l'obbligo

di trasmissione dei risultati delle misurazioni. Nei casi di particolare tenuità la sanzione e'

ridotta ad un quinto (art. 135, comma 8°);

- da 1 500 a 15 000 mila euro per chiunque non ottemperi alla disciplina dettata dalle regioni

(art. 135, comma 9°).

Quanto alle sanzioni penali, le principali sono:

- l'arresto da due mesi a due anni o l'ammenda da 1 500 a 10 000 euro per chiunque apra o

comunque effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione, oppure

continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l'autorizzazione sia stata sospesa o

revocata (art. 137, comma 1°).

Quando le condotte descritte riguardano gli scarichi di acque reflue industriali contenenti le

sostanze pericolose la pena e' dell'arresto da tre mesi a tre anni (art. 137, comma 2°);

- l'arresto fino a due anni per chiunque effettui uno scarico di acque reflue industriali

contenenti sostanze pericolose senza osservare le prescrizioni dell'autorizzazione, o le altre

prescrizioni dell'autorità competente (art. 137, comma 3°);

- l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da 3 000 euro a 30 000 euro per chiunque superi i

valori limite nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali (art. 137, comma

5°);

- l'arresto sino a tre anni per chiunque non osservi i divieti di scarico previsti dagli articoli 103

e 104 del presente decreto (art. 137, comma 11°)

(13) Ad eccezione delle sanzioni previste per coloro che violino le prescrizioni concernenti l’installazione o la manutenzione dei dispositivi per la misurazione della portata

e dei volumi, oppure l’obbligo di trasmissione dei risultati delle misurazioni, per le quali e' competente il comune (art. 135, comma 1°) 21

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Analisi della parte III del D.Lgs 152/2006

Con la sentenza di condanna il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere

subordinato al risarcimento del danno e all’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza,

bonifica e ripristino (art. 139). Nei confronti di chi, prima del giudizio penale o dell'ordinanza-

ingiunzione, ha riparato interamente il danno, le sanzioni penali e amministrative previste nel

presente titolo sono diminuite dalla metà a due terzi (art. 140).

CONCLUSIONI

In conclusione, si può dire che (non solo) in tema di difesa del suolo e di tutela della acque

dall’inquinamento, la prima analisi del c.d. T.U. ha evidenziato non solo diverse incongruenze e

problematiche, ma anche ritocchi sostanziali che rischiano di andare in direzione opposta

all’obiettivo di riordino della materia ambientale. L’apparato definitorio, basilare chiave di lettura

dell’intera disciplina di settore, risulta duplicato nelle varie sezioni con refusi, ridondanze e

incongruenze.

Nonostante le affermazioni fatte dal Governo nel presentare quest’opera riorganizzativi della

materia, siamo, in realtà, ancora molto lontani dal poter parlare di Testo Unico Ambientale, in cui le

varie discipline siano effettivamente coordinate, semplificate e compenetrate, in un’ottica di tutela

ambientale integrata. 22

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Analisi della parte III del D.Lgs 152/2006 CAPITOLO IV

“DECRETI CORRETTIVI AL TESTO UNICO

AMBIENTALE”

INTRODUZIONE

Il testo unico ambientale ha subito ha avuto alcune difficoltà di applicazione, tant’è che sono state

numerose le richieste di modificare e sospendere parzialmente alcune delle sue disposizioni.

Recentemente sono stati quindi emessi due decreti legislativi correttivi; il primo decreto legislativo

correttivo è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 30 agosto 2006, in forza

della delega, assegnata al Governo, ai sensi dell’art. 1, comma 6°, delle legge 15 dicembre 2004,

consiste in tre piccoli ritocchi al testo unico ambientale, ma non è ancora comparso in Gazzetta

Ufficiale.

Il 12 ottobre 2006 il Consiglio dei Ministri ha dato il prima via libera al secondo schema di decreto

legislativo; si tratta di un testo normativo di soli due articoli, che reca però numerosi emendamenti

, qualificati come modifiche urgenti, che

al decreto in questione, pari a 51 commi dell’art. 1 (14)

interessano in forma integrativa, sostitutiva o soppressiva varie disposizioni della Parte III e IV del

richiamato decreto legislativo, ivi compresa la soppressione dell’Allegato 1 al Titolo V della Parte

IV.

Ritengo quindi interessante, alla luce di quanto esposto fin ora in materia di scarichi, illustrare le

novità introdotte da questo secondo schema di decreto legislativo correttivo.

In concreto, i primi 19 commi investono la disciplina sulla tutela delle acque dall’inquinamento e

di gestione delle risorse idriche, con particolare riguardo alla regolamentazione degli scarichi (a

partire, dalle definizioni generali, per es. di scarico, acque reflue industriali, urbane….). Il comma

20, disciplina il Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche e l’Osservatorio nazionale

sui rifiuti. Tutti i restanti commi (dal 21 al 51), modificano le norme in materia di gestione dei

rifiuti e bonifica dei siti contaminati.

Dalla relazione illustrativa di accompagnamento, si apprende che l’urgenza delle modifiche (che

illustreremo) deriva non solo dai pareri resi dalle competenti Commissioni parlamentari e dalla

Conferenza unificata “sul primo decreto”, ma soprattutto dalla necessità di determinare “la chiusura

di numerose procedure di infrazione comunitaria, allo stato pendenti nei confronti dell’Italia”,

evitando così il rischio di “pesanti condanne da parte della Corte di Giustizia”.

Gli interventi modificativi della normativa vigente proposti con tale decreto legislativo sono stati

ritenuti urgenti, sia al fine di recepire i rilievi effettuati nei pareri resi dalle Competenti

Commissioni parlamentari e dalla Conferenza Unificata sul primo decreto correttivo, sia per

adeguare diverse disposizioni del D. lgs. 152/2006 al diritto comunitario, con l’obiettivo anche di

determinare la chiusura di numerose procedure di infrazione comunitaria allo stato pendenti nei

confronti dell’Italia ed evitare così il rischio di pesanti condanne da parte della Corte di Giustizia

dell’Unione Europea.

(14) Esistono in circolazione due testi, uno dei quali risulta più breve (47 commi). Qui commenteremo il testo di 51 commi, perchè sembra più aggiornato. 23

Artioli Alice

Matricola n. 052920 “NORME IN MATERIA AMBIENTALE”

Analisi della parte III del D.Lgs 152/2006

ESAME DI ALCUNE PROPOSTE DI MODIFICA AL T.U.A.

La nozione di scarico

Il presente paragrafo prende in esame la definizione di scarico di acque reflue introdotta dal D. Lgs.

n. 152/2006 al fine di determinare l’estensione attuale di tale concetto e, di conseguenza, segnare il

campo di applicazione della disciplina delle acque. Per poter condurre tale analisi, risulta necessario

un confronto fra il disposto normativo attuale e quello previgente.

In materia di tutela delle acque la correzioni si può condividere come urgente il ripristino della

nozione di scarico, di cui all’art. 74, comma 1°, lettera ff), che, nella versione proposta, è conforme

ad una giurisprudenza ed una dottrina consolidate, e la definitiva eliminazione del dubbio sul

presunto ritorno all’arcaico “scarico indiretto”, nonché la riformulazione di alcune delle definizioni

contenute nell’art. 74 del medesimo T.U.

Sostanzialmente si ritorna alla definizione di scarico contenuta nel precedente Decreto Ronchi

(all’art. 2, comma 1, lettera bb), che aveva permesso di dirimere qualsiasi dubbio circa

l’identificazione di ciò che deve essere considerato uno “scarico”; permettendo, con ciò, di porre un

confine ben preciso tra scarichi idrici e rifiuti allo stato liquido. Questo è un punto estremamente

importante: si chiarisce di nuovo che lo scarico è “diretto” e si azzerano tutte le speculazioni

(pericolosissime) sul presunto ritorno allo “scarico indiretto” che è la fonte di gravissime illegalità

per lo smaltimento di rifiuti liquidi in viaggio spacciati come scarichi indiretti.

Il confine giuridico e sostanziale tra “rifiuti liquidi” e “scarico” riveste un’importanza strategica

nella disciplina interattiva tra rifiuti ed acque fin dal tempo della “legge-Merli”. Oggi cattive

interpretazioni, maliziose prassi applicative e diffusi equivoci si innestano nel sistema di detto

confine giuridico sul quale sul quale trova pratica vitalità un insieme di realtà interconnesse e

presenti su tutto il territorio nazionale: dalle aziende grandi e piccole che producono reflui di ogni

tipo in vasca o cisterne, agli autospurgo che silenziosi percorrono ogni giorno il territorio nazionale

tra aziende e case private, alle fosse di raccolta delle case sparse in campagna ai grandi laghetti

aziendali di rilevanti dimensioni, dalla gestione dei depuratori privati ma soprattutto pubblici allo

spandimento di liquami sui terreni, e tanto altro ancora.

Fino alla criminalità associata ed organizzata che, nel settore dei rifiuti liquidi, ha trovato nuove

insperate fonti di guadagno praticamente senza limiti e con rischi modestissimi, attesa anche la

facilità con la quale è possibile far sparire i rifiuti liquidi in pozzo artesiani, campi ed inghiottitoi

naturali che sono potenzialmente altrettanto infiniti.

Rispetto al decreto 152 del 1999l, il nuovo decreto del 2006 ha provveduti alla soppressione di due

elementi:

1) un elemento “gestionale”: la cosiddetta convogliabilità diretta

2) un elemento fisico: lo stato del refluo

Tale diversità ha indotto molti a ritenere che si sia ritornati all’istituto giurisprudenziale dello

“scarico indiretto” come enucleato sotto la vigenza dell’ormai obsoleta “legge Merli” (L.

319/1976).

La necessità di capire esattamente quale sia lo scarico appare determinante in ragione del fatto che

la disciplina sui rifiuti non si applica agli “scarichi idrici”; essa, invece, si applica ai “rifiuti liquidi

costituiti da acque reflue” (articolo 185, comma 1°, lettera b), D.Lgs. 152/2006). Il reperimento di

tale puntuale linea di discrimine è determinante al fine di comprendere quali siano i regimi

amministrativi e sanzionatori applicabili (quelli previsti dalla parte terza, sulla tutela delle acque o

dalla parte quarta, sulla gestione dei rifiuti, D. Lgs. 152/2006). 24

Artioli Alice

Matricola n. 052920 “NORME IN MATERIA AMBIENTALE”

Analisi della parte III del D.Lgs 152/2006

Quindi, mentre ieri era semplicissimo comprendere il confine tra acque di scarico e rifiuti allo stato

liquido, oggi questa indagine appare di più difficile conduzione. Il correttivo operato dal nuovo

testo risolve definitivamente questo rilevante equivoco interpretativo, sul quale si sono esercitati in

questi mesi non solo soggetti interessati a livello aziendale ma anche tecnici appartenenti alla

pubblica amministrazione e qualche organo di vigilanza ì, e riporta la regola nella sua giusta e

corretta dimensione, stroncando ogni ipotesi di strisciante illegalità connessa.

Pertanto, occorre sottolineare che (a livello pratico ed oggettivo), il cd. “scarico indiretto” è

costituzione virtuale e non realistica perché comunque tale tipologia di “scarico” dovrebbe

comunque sempre transitare attraverso una fase intermedia di “stallo” dove il liquido viene

conservato per essere poi prelevato da un qualunque mezzo che lo andrebbe a “scaricare”, in azione

differita, verso il cd. “corpo ricettore”.

D. Lgs. 152/2006

Art. 74, comma 1°, lettera ff)

Scarico: “qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in

rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante,, anche sottoposte a preventivo

trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti dall’art. 114”.

Proposta di modifica

Scarico: “qualsiasi immissione diretta, tramite condotta, di acque reflue liquide, semiliquide e

comunque convogliabili nelle acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria,

indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di

depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti dall’art. 114”.

Ancora degno di positivo rilievo è la modifica dell’art. 74, comma 1°, lettera h) la cui attuale

previsione è sostituita dalla seguente: “h) ‘acque reflue industriali’: qualsiasi tipo di acque reflue

scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni,

diverse dalla acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento”. Questa modifica

stabilizza la nozione di acque reflue industriali ricollocandole nella giusta dimensione applicativa ed

evitando equivoci e distorsioni tese a spacciare pericolose acque di scarico di origine industriale

come innocue immissioni di tipo assimilabili alle domestiche (anche con l’avvallo di alcune

amministrazioni portatrici di interpretazioni fuorvianti).

Autorizzazione allo scarico

Invece non sembra né un ritocco né una modifica urgente, ma una vera e propria modifica

sostanziale, l’introduzione di una norma generale sull’obbligo autorizzatorio e sull’applicabilità dei

valori limite di emissione in riferimento allo scarico dell’impianto, inteso come “unità tecnica

permanente in cui si realizza una linea di produzione all’interno di uno stabilimento”, e, quindi, una

nozione distinta da quella dello stabilimento (v. art. 1, commi 6, 7, 9 e 10).

L’attuale comma 2° dell’art. 124 viene modificato come segue: “L’autorizzazione è rilasciata al

titolare dell’attività da cui origina lo scarico. Ove uno o più stabilimenti conferiscano, tramite

condotta, ad un terzo soggetto, titolare dello scarico finale, le acque reflue provenienti dalle loro

attività, oppure qualora tra più stabilimenti sia costituito un consorzio per l’effettuazione in

comune dello scarico delle acque reflue provenienti dalle attività dei consorziati, l’autorizzazione è

rilasciata in capo al titolare dello scarico finale o al consorzio medesimo, ferme restando le

responsabilità dei singoli titolari delle attività suddette e del gestore del relativo impianto di

depurazione in caso di violazione delle disposizioni della parte terza del presente decreto”. 25

Artioli Alice

Matricola n. 052920


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto dell'ambiente, in cui vengono analizzati i seguenti argomenti: il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la gestione delle risorse idriche, i distretti idrografici, l’Autorità di bacino, i piani di bacino, l’evoluzione della nozione di scarico, gli obiettivi di qualità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e gestione delle aziende e dei sistemi turistici
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'ambiente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Mastrodonato Giovanna.

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