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perché crea un precedente giudiziario (mero precedente).

Art. 8 - Errore sulla norma tributaria

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] La commissione tributaria dichiara non applicabili le sanzioni non penali previste dalle leggi

tributarie quando la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'

ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce.

La commissione può dichiarare non applicabile la sanzione (tranne quelle penali) quando la violazione dipende da

obiettive condizioni di incertezza.

Es. se un contribuente ha completamente torto si può dimostrare al giudice che gli errori del contribuente sono stati

fatti perchè il contribuente aveva dubbi sull’applicazione della norma.

Quali sono i casi?

• La norma violata è stata introdotta con un decreto legislativo poco prima.

• Quando sulla norma che si sostiene violata sono state emanate + circolari contrastanti tra di loro (circolari

interpretative) es. una norma in tema di irpef, se palermo la interpreta in un modo diverso dall’agenzia di

bari si pagherebbero meno tasse, quindi la norma va interpretata in maniera univoca. Di solito succede che

il ministro emette una circolare e poi una successiva per chiarire di nuovo. Quindi ci sono dubbi

sull’interpretazione della legge perché il ministro all’apice della struttura ha detto di interpretare la norma

una volta in un modo e un’altra volta in un altro, quindi si crea il dubbio circa la portata e l’ambito di

applicazione della legge.

Art. 10 - Le parti

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] Sono parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie oltre al ricorrente, l' ufficio del

Ministero delle finanze o l' ente locale o il concessionario del servizio di riscossione che ha emanato

l' atto impugnato o non ha emanato l' atto richiesto ovvero, se l' ufficio è un centro di servizio, l'

ufficio delle entrate del Ministero delle finanze al quale spettano le attribuzioni sul rapporto

controverso.

Parte: non c’è l’attore e il convenuto, ma in I grado davanti alla commissione provinciale :

• Il ricorrente: che presenta il ricorso

• Il resistente: che si oppone in ricorso (che in I grado è sempre un ente pubblico)

Il processo viene introdotto dalla proposizione del ricorso, a differenza nel processo civile dove l’attore è gravato

dall’onere della prova : quindi è attore in senso formale e sostanziale del processo.

Invece nel processo tributario il ricorrente è solo attore in senso formale e il resistente è attore solo in senso

sostanziale.

Si emette l’avviso di accertamento: ci deve essere una motivazione il contribuente impugna e l’attore formale non è

anche attore sostanziale perché non spetta a lui la prova ma spetta al resistente. (gravato dell’onere della prova).

Il ricorrente: è un privato, ente pubblico, comune, università…chiunque sia destinatario di un atto

dell’amministrazione tributaria.

Il resistente:

• Ufficio periferico dell’amministrazione finanziaria: agenzia dell’entrate

• Ente locale (tipo per ici o tarsu) comune provincia regione

• Commissionario per il servizio della riscossione (serit spa)

• Centro di servizi. Ora non +.

Sia il ricorrente che il resistente devono avere l’interesse alla controversia. L’interesse dell’agenzia delle entrate è

quello di non pagare di + e far confermare l’accertamento. L’interesse per il concessionario del servizio della

riscossione, essendo una società privata che esercita un pubblico servizio, vuole che il ricorrente perda (il che è

ovvio per l’agenzia delle entrate e per gli enti locali) ma anche questa ha interesse perché gli entra l’agio, che si

paga tramite ruolo, quindi può essere parte perché ha interesse a far perdere il ricorrente.

Per es. se fai una dichiarazione di redditi ma hai un debito di 10 e questi verranno riscossi tramite ruolo e cartella di

pagamento ( sanzione + interessi + compenso esattoriale)

Se la serit chiede 15 e non 10 per sbaglio (non è giusto)

Il contribuente doveva pagare 15 ma non 10 e dice che è pronto a pagare 10 e non 15, c’è un errore non

dell’agenzia dell’entrate che aveva chiesto il giusto compenso ma della serit che per sbaglio chiede 5 in +. Così

succede che:

• Il contribuente ottiene lo sgravio

• O fa ricorso al giudice tributario e la parte resistente non sarà l’agenzia delle entrate ma la serit che ha

sbagliato.

Se il contribuente ritiene che sia la serit che l’agenzia delle entrate hanno sbagliato allora chiama in giudizio

entrambi questi soggetti.

Ma come si cita in giudizio? Tramite la notificazione ai soggetti.

Chi sta in giudizio deve avere capacità d’agire (+ 18) ma benché tu puoi stare in giudizio devi essere affiancato da

un assistente tecnico o sostituito dal difensore. (nel processo civile si sta in giudizio tramite il proprio procuratore)

Il rappresentante è un soggetto che si sostituisce ad un altro nel processo rappresenta completamente l’altro.

L’assistente è un soggetto che affianca la parte e deve essere di solito un esperto del processo (avvocati)

Io posso scegliere un avvocato ed essere difeso da lui come assistente e non come procuratore, cioè vengo solo

affiancato, ma di solito si da sia la procura che l’assistenza, pago un soggetto per difendermi e rappresentarmi di

modo che ci va lui al processo.

La procura viene apposta in un atto processuale (in calce o di lato al margine del ricorso).

Art. 7 - Poteri delle commissioni tributarie

[4] Non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale.

Nel processo tributario non sono presenti le dichiarazioni orali. Ma nel corso degli anni un orientamento dottrinale

tente ad ammettere la testimonianza, ex art. 24 della cost. la cassazione non ammette la testimonianza orale, ma

ammette la testimonianza scritta. Es: dichiarazione di un terzo allegata al processo verbale fa parte degli atti del

processo. Il contribuente può utilizzare le dichiarazioni dei terzi così come l’ufficio ma con l’aggiunta della firma

autenticata: atto notorio davanti ad un pubblico ufficiale o a un notaio. Però dice la cassazione che le dichiarazioni

dei terzi hanno natura di indizi, non di prove, quindi sono necessari altri indizi concordante. Una sentenza fondata

solo su dichiarazioni di terzi sarebbe censurabile nel grado successivo. Con la riforma del codice di procedura

civile del 2009 viene accolta per la prima volta la testimonianza scritta. Sorge un problema interpretativo: la

testimonianza scritta è ammessa anche nel processo tributario? In effetti l’articolo 1 del decreto 546/92 fa rinvio

esplicito al c.p.c. a patto che le norme del decreto non dispongano nulla sul punto e che le norme del c.p.c. siano

compatibili con i principi generali e la logica del processo tributario.

Sulla questione ancora il decreto legislativo non prevede nulla, né distingue tra testimonianza scritta e orale. Il

diritto tributario si trova in un’area appartenente al diritto pubblico ed ecco perché si usa il ricorso e non la

citazione per impugnare un atto amministrativo, ma attiene ai diritti soggettivi perché si tratta di versamento di

somme di denaro. Quindi la peculiarità del diritto tributario potrebbe giustificare un processo differente da quello

civile e amministrativo. Quindi ogni volta bisogna chiedersi se la disposizione del codice siano compatibili. Per

introdurre la testimonianza scritta (secondo la riforma del 2009) sarebbe necessaria una modifica del decreto

legislativo.

Tra l’altro sarebbe facile per il contribuente trovare una testimonianza a favore contro il fisco, ecco perché vale solo

come indizio.

Una norma che contiene un principio generale non è immediatamente applicabile ma richiede l’emanazione di

ulteriori norme specifiche. Per esempio la legge costituzionale 3/2001 introduce l’autonomia finanziaria: come

principio generale. Ma solo nel 2009 è stata emanata la legge delega sul federalismo fiscale. Ora si attendono i

decreti legislativi. Diverse sono le disposizioni generali: disposizioni che trovano applicazioni per tutta la materia

come ad esempio la modalità di riscossione dei tributi.

Art. 11 - Capacità di stare in giudizio

Testo in vigore dal 1° giugno 2005

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall'art. 3-bis, D.L. 31 marzo 2005, n. 44, modificato in sede di

conversione

[1] Le parti diverse da quelle indicate nei commi 2 e 3 possono stare in giudizio anche mediante

procuratore generale o speciale. La procura speciale, se conferita al coniuge e ai parenti o affini

entro il quarto grado ai soli fini della partecipazione all' udienza pubblica, può risultare anche da

scrittura privata non autenticata

[2] L' ufficio del Ministero delle finanze nei cui confronti è proposto il ricorso sta in giudizio

direttamente o mediante l' ufficio del contenzioso della direzione regionale o compartimentale ad

esso sovraordinata.

[3] L'ente locale nei cui confronti è proposto il ricorso può stare in giudizio anche mediante il

dirigente dell'ufficio tributi, ovvero, per gli enti locali privi di figura dirigenziale, mediante il

titolare della posizione organizzativa in cui è collocato detto ufficio.

Oggi oltre questi soggetti indicati dal 2 e 3 co. Bisogna aggiungere: ufficio periferico di un agenzia (entrate

territorio o dogane) e qualsiasi altro soggetto abilitato a pretendere tributi (imposte tasse contributi esclusi i

contributi previdenziali perché per quelli esiste un rito specifico) es. camera di commercio, consorzi di bonifica,

università, l’elenco dei resistenti si presenta quindi come un elenco aperto.

Nel primo comma la procura deve essere redatta per atto pubblico o scrittura privata autenticata, ma la procura

speciale al coniuge parente o affine entro il 4 grado solo per la partecipazione all’udienza pubblica (caso molto

raro) può risultare da una semplice scrittura privata. Il parente che ha ricevuto la procura speciale deve nominare il

difensore, quindi la procura speciale sostituisce il ricorrente ma a differenza del difensore , può difendersi da se

solo nei casi marginali in cui non è necessaria l’assistenza tecnica. Se il procuratore è abilitato all’assistenza tecnica

(es. avvocato) non deve necessariamente nominare un assistente tecnico.

Art. 11 2 co. : capacità di stare in giudizio per l’ufficio periferico dell’agenzia delle entrate: sta in giudizio

direttamente o altrimenti tramite l’ufficio del contenzioso della direzione regionale. Per direttamente si intende che

sta in giudizio il direttore dell’ufficio periferico o un soggetto da lui delegato.

Le direzioni compartimentali non esistono +. Oggi esistono gli uffici periferici e la direzione regionale delle entrate

presso cui vi è l’ufficio del contenzioso. Su richiesta dell’ufficio periferico sta in giudizio l’ufficio del contenzioso

della direzione regionale (spesso in secondo grado nelle cause di fronte alle commissioni tributarie regionali)

L’avvocatura dello stato difende davanti alla cassazione, solo una volta è stato presente davanti ad una

commissione tributaria regionale. La direzione regionale in Sicilia è presente solo a Palermo.

Art. 11 co. 3: enti locali (regioni province comuni) possono stare in giudizio anche tramite il dirigente del’ufficio

dei tributi. Normalmente sta in giudizio il sindaco, il presidente della provincia o della regione. Gli enti locali in cui

manca il dirigente stanno in giudizio mediante il titolare della posizione organizzativa in cui è collocato l’ufficio

tributario. Alcuni enti locali che non sono attrezzati nominano per l’assistenza tecnica un professionista esterno. Lo

può nominare il sindaco o il direttore dell’ufficio tributi. Quindi le possibilità di nominare l’assistente tecnico

spettano al legale rappresentante, cioè colui che ha la capacità a stare in giudizio.

Il contribuente deve avere l’assistente tecnico sempre tranne rari casi.

Ufficio periferico: propria rappresentanza.

Enti locali: possono avvalersi di un assistente tecnico.

Art. 12 - L' assistenza tecnica

Testo in vigore dal 3 dicembre 2005

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall' art. 3-bis, comma 9, D.L. 30 settembre 2005, n. 203,

modificato in sede di conversione

[1] Le parti, diverse dall' ufficio del Ministero delle finanze o dall' ente locale nei cui confronti è

stato proposto il ricorso, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato.

[2] Sono abilitati all'assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie, se iscritti nei relativi albi

professionali, gli avvocati, i dottori commercialisti, i ragionieri e i periti commerciali, nonché i

consulenti del lavoro purché non dipendenti dall'amministrazione pubblica. Sono altresì abilitati all'

assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie, se iscritti nei relativi albi professionali, gli

ingegneri, gli architetti, i geometri, i periti edili, i dottori agronomi, gli agrotecnici e i periti agrari,

per le materie concernenti l' estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell' estimo fra i

compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, la consistenza, il classamento delle

singole unità immobiliari urbane e l' attribuzione della rendita catastale e gli spedizionieri doganali

per le materie concernenti i tributi amministrati dell'Agenzia delle dogane. In attesa dell'

adeguamento alle direttive comunitarie di esercizio di attività di consulenza tributaria e del

conseguente riordino della materia, sono, altresì, abilitati alla assistenza tecnica, se iscritti in

appositi elenchi da tenersi presso le direzioni regionali delle entrate, i soggetti indicati nell' articolo

63, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29-9-1973, n. 600 , i soggetti iscritti

alla data del 30-9-1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria,

artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in

giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioniere limitatamente

alle materie concernenti le imposte di registro, di successione, i tributi locali, l' IVA, l' IRPEF, l'

ILOR e l' IRPEG, nonché i dipendenti delle associazioni delle categorie rappresentate nel Consiglio

nazionale dell' economia e del lavoro (C.N.E.L.) e i dipendenti delle imprese, o delle loro

controllate ai sensi dell' articolo 2359 del codice civile, primo comma, numero 1) , limitatamente

alle controversie nelle quali sono parti, rispettivamente, gli associati e le imprese o loro controllate,

in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di

diploma di ragioneria e della relativa abilitazione professionale; con decreto del Ministro delle

finanze sono stabilite le modalità per l' attuazione delle disposizioni del presente periodo. Sono

inoltre abilitati all' assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie i funzionari delle

associazioni di categoria che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 31-12-1992, n.

545, risultavano iscritti nell' elenco tenuto dalla Intendenza di finanza competente per territorio, ai

sensi dell' articolo 30, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26-10-1972, n. 636.

(comma così modificato dall'art. 3-bis, co. 9, D.L. 30.09.2005, n. 203, mod. in sede di conversione).

[3] Ai difensori di cui al comma 2 deve essere conferito l' incarico con atto pubblico o con scrittura

privata autenticata od anche in calce o a margine di un atto del processo, nel qual caso la sottoscrizione autografa è

certificata dallo stesso incaricato. All' udienza pubblica l' incarico può

essere conferito oralmente e se ne dà atto a verbale.

[4] L' ufficio del Ministero delle finanze, nel giudizio di secondo grado, può essere assistito dall'

Avvocatura dello Stato.

[5] Le controversie di valore inferiore a 5.000.000 di lire, anche se concernenti atti impositivi dei

comuni e degli altri enti locali, nonché i ricorsi di cui all' art. 10 del decreto del Presidente della

Repubblica 28-11-1980, n. 787 , possono essere proposti direttamente dalle parti interessate, che,

nei procedimenti relativi, possono stare in giudizio anche senza assistenza tecnica. Per valore della

lite si intende l' importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l'

atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il

valore è costituito dalla somma di queste. Il presidente della commissione o della sezione o il

collegio possono tuttavia ordinare alla parte di munirsi di assistenza tecnica fissando un termine

entro il quale la stessa è tenuta, a pena di inammissibilità, a conferire l' incarico a un difensore

abilitato.

[6] I soggetti in possesso dei requisiti richiesti nel comma 2 possono stare in giudizio personalmente

senza l' assistenza di altri difensori.

Prima nell’articolo 12 era prevista la possibilità che il soggetto si difendeva da solo, ma non tutti hanno la

conoscenza tecnica di potersi difendere da soli, quindi non può essere rivolto a tutti. Sono esclusi dall’assistenza

tecnica solo l’ente locale e il ministero delle finanze perché si pensa abbiano già le competenze.

Il legislatore ha identificato 3 categorie di professionisti per la difesa di qualsiasi controversia fiscale:

• Avvocati

• Dottori commercialisti ed esperti contabili, inscritti nell’albo dei dottori commercialisti (abilitati)

• Consulenti del lavoro (inscritti nell’albo dei consulenti del lavoro)

Il legislatore poi ha identificato anche architetti, geometri etc. per abilitarli alla difesa solo per talune cause fiscali

tipo catastazione dell’immobile. Questi professionisti possono essere assistenti tecnici solo per particolari tipologie

di controversie.

Il legislatore ha introdotto norme per far si che il ricorrente possa difendersi da se stesso senza l’assistenza tecnica:

• Quando il contribuente riveste la qualifica di professionista abilitato

• Quando il valore della controversia ha un valore inferiore a 5 milioni di lire. Se il valore della causa è al di

sotto di questa quantità il contribuente ha la possibilità di difendersi da se.

Cos’è il valore della lite? L’importo del tributo preteso dall’amministrazione al netto delle sanzioni e interessi. Solo

quando le sanzioni vengono irrogate dallo stesso atto impositivo per il quale era stato dato il tributo o per il ruolo

possono essere compresi.

Procedimenti di irrogazione:

• Ordinario per atto di contestazione

• Irrogazione per avviso di accertamento

• Irrogazione per iscrizione a ruolo

Nei primi due casi le sanzioni non vengono prese in conto per determinare il valore della lite.

Se la sanzione è irrogata per atto di contestazione e il contribuente lo impugna, non essendoci il tributo, il valore

della lite è l’intero ammontare della sanzione evidenziato nell’atto di contestazione.

Il 5 co. dell’art. 12 dice che il presidente (che è colui che esercita il potere su tutti) è un organo monocratico, per es.

il presidente della sezione. Poi abbiamo il collegio (organo collegiale).

Entrambi questi soggetti possono ordinare alle parti di munirsi di assistenza tecnica e gli fissano il termine entro il

quale possono munirsi di un soggetto abilitato alla difesa. Questo avviene nel caso in cui il ricorso è stato fatto

male o la questione è complessa. Se il soggetto non nomina il difensore entro il termine il ricorso è dichiarato

inammissibile: quindi l’atto che è stato impugnato con ricorso mantiene la sua validità ( cosa molto grave per il

tizio).

Questa norma viene spesso utilizzata dai giudici, questo vale per le controversie al di sotto dei 5 milioni.

• L’assistente tecnico è un professionista ciò vuol dire che questo si accompagna al contribuente (che è il

gestore del processo)

• Rappresentante del contribuente: per tutela curatela o procura.

Una società sta in giudizio per il suo rappresentante legale (come tutti gli enti collettivi) mentre la persona fisica sta

in giudizio per se stessa o per assistente tecnico.

Eccezione: se voglio dare una procura (speciale: solo per quella causa) ad un parente ai soli fini della

partecipazione all’udienza pubblica: qui la procura può essere fatta per scrittura privata non autenticata, per cui non

si vieta che la faccia per atto pubblico ma ciò consente un grande risparmio al soggetto.

In questo caso il procurato che va in udienza non può prendere la parola (salvo che non ci sia una controversia con

meno di 5 milioni o lui sia un avvocato o un soggetto abilitato)

Allora che senso ha se non può parlare?

Questo procuratore parente non avvocato è abilitato a nominare in udienza l’assistente tecnico in modo orale,

ovviamente in udienza l’avvocato deve essere presente per accettare il mandato altrimenti è inutile la nomina.

Art. 13 - Assistenza tecnica gratuita ( abrogato )

(Articolo abrogato dall'art. 299, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115) .

La logica di questo articolo era assicurare l’esercizio di difesa in ogni caso ex art. 24 cost. dove si dice appunto che

il contribuente de ricevere un’assistenza. Prima appunto c’era una disciplina per l’assistenza gratuita ora questa è

stata abrogata perché si applicano le norme per altri rami del diritto: processo civile.

Art. 14 - Litisconsorzio ed intervento

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] Se l' oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte

nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi.

[2] Se il ricorso non è stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti indicati nel comma 1 è

ordinata l' integrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine

stabilito a pena di decadenza.

[3] Possono intervenire volontariamente o essere chiamati in giudizio i soggetti che, insieme al

ricorrente, sono destinatari dell' atto impugnato o parti del rapporto tributario controverso.

[4] Le parti chiamate si costituiscono in giudizio nelle forme prescritte per la parte resistente, in

quanto applicabili.

13

[5] I soggetti indicati nei commi 1 e 3 intervengono nel processo notificando apposito atto a tutte le

parti e costituendosi nelle forme di cui al comma precedente.

[6] Le parti chiamate in causa o intervenute volontariamente non possono impugnare

autonomamente l' atto se per esse al momento della costituzione è già decorso il termine di

decadenza.

Normalmente nel processo tributario c’è una parte ricorrente e una resistente, o comunque un ricorrente e due

resistenti: tipo nel caso in cui si impugna il ruolo, non sapendo il contribuente se il vizio della cartella è

riconducibile all’agente della riscossione o all’ufficio delle entrate.

Ma è possibile che il ricorrente sia + di 1?

Per esempio più parti ricorrenti vs parte/i resistente/i.

Un ricorso è collettivo quando: + soggetti ricorrono contro lo stesso atto, un atto notificato a + soggetti, questi

anziché presentare singoli ricorsi autonomi possono decidere di fare un ricorso collettivo.

Es. imposta sulle successioni: ad ognuno degli eredi viene notificato l’atto di rettifica e liquidazione: gli eredi in

questo caso anziché ricorrere da soli possono ricorrere insieme..

Es. 2: avviso di rettifica e di liquidazione per imposta di registro tra compratore e venditore: questi due soggetti

potrebbero fare un ricorso collettivo.

Es.3 un soggetto che ricorre contro + atti a lui notificati in un unico ricorso. Ricorso cumulativo: tipo verifica

fiscale della guardia di finanza. Riceve 3 avvisi di accertamento in tema di iva per il 2005-06-07 può fare un solo

ricorso perché gli atti sono emessi dallo stesso ufficio.

Litisconsorzio: più parti devono necessariamente essere ricorrenti, se il ricorso non viene presentato da + parti nel

corso del giudizio può essere chiamato in causa .

Una sentenza emessa nei confronti di un solo ricorrente viene considerata come inutildata. Quindi va

necessariamente emessa nei confronti di + ricorrenti (più parti , privati) se viene emessa per una sola di queste la

sentenza non produce effetti perché li può produrre solo per + soggetti privati.

La giurisprudenza ha individuato dei casi di litisconsorzio necessari:

• Controversie su operazioni catastali: quelle per qualità classe e destinazione dei terreni e per classe

categoria di fabbricati (perché proprio sulla base di questi parametri si attribuisce la rendita) su questi si

calcola l’irpef. Se l’agenzia dell’entrate attribuisce una classe a un fabbricato e il contribuente dice che la

classe è + bassa, ha diritto a impugnare questo provvedimento. Se questo terreno appartiene a 2 fratelli

(hansel e gretel) per conproprietà qui è necessario il litisconsorzio di entrambi i soggetti per avere

un’attribuzione che poi vale per sempre. Quindi se il ricorso è introdotto da tutti e due allora è ammissibile,

se il ricorso è introdotto da 1 solo dei due, il giudice prima della sentenza chiama in causa il secondo e

impone alla parte che ha fatto il ricorso l’onere di chiamare l’altro.

• Rimborso di ritenute fiscali: se il soggetto ha subito una ritenuta fiscale eccessiva operata dal sostituto, sia

il sostituto che il sostituito possono chiedere il rimborso al fisco )perché hanno versato di + per esempio

per sbaglio). Se questa lite è avviata da uno solo essendo un litis consorzio necessario, non si può

effettuare, alla lite devono partecipare entrambi, altrimenti l’altro soggetto potrebbe fare lo stesso ricorso da

solo.

• Le società di persone non sono soggetti passivi né di irpef ne di ires, ma sono chiamati lo stesso in causa

per la tassazione dei soci per la regola della trasparenza vengono chiamati a pagare le tasse per i soci per la

quota della società anche se l’utile non è stato distribuito, prima si deve stabilire il vero reddito della

società, l’amministrazione emette un avviso di accertamento nei confronti della società e poi tanti avvisi di

accertamento quanti sono i singoli soci. Si dovrà procedere con una sola lite nei confronti dello stesso

tributo, e la sentenza avrà ad oggetto il reddito della società e dei soci (se i soci non partecipano il giudice

depone l’integrazione del processo)

Nell’ipotesi dove c’è mera solidarietà paritaria tra due soggetti è litisconsorzio necessario?

No per la giurisprudenza.

Es. due eredi ricevono l’avviso di accertamento oppure il caso di compratore e venditore per l’imposta di registro.

Se il venditore ricorre il compratore deve esserci per forza? No.

L’obbligazione solidale paritaria non crea un litisconsorzio necessario, nelle obbligazioni solidali gli effetti

vantaggiosi per un condebitore si estendono anche agli altri condebitori, quindi anche se un erede non ha fatto

causa, la sentenza favorevole per uno si estende a tutti gli altri.

Intervento: nel processo tributario l’intervento è sempre considerato come intervento ad audiuvandum: il processo

è stato avviato da un soggetto e in questo giudizio si può inserire un altro soggetto, che interviene solo per

sostenere le ragioni del ricorrente (mai ovviamente per sostenere le ragioni del fisco) interviene per agevolare

l’esito positivo della controversia.

Se un erede non è parte del processo può intervenire perché se l’esito è negativo il fisco pretenderà il tributo da

entrambi (sempre per il fatto che essendo un obbligazione solidale paritaria il fisco potrebbe pretendere il

pagamento rivalendosi verso un solo soggetto che considera esaudiente anche chiedendogli l’intero, sarà poi

questo a rivalersi sugli altri)

Art. 14 - Litisconsorzio ed intervento

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] Se l' oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte

nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi.

[2] Se il ricorso non è stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti indicati nel comma 1 è

ordinata l' integrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine

stabilito a pena di decadenza.

[3] Possono intervenire volontariamente o essere chiamati in giudizio i soggetti che, insieme al

ricorrente, sono destinatari dell' atto impugnato o parti del rapporto tributario controverso.

[4] Le parti chiamate si costituiscono in giudizio nelle forme prescritte per la parte resistente, in

quanto applicabili.

Nell’art 14 co. 1 l’avverbio inscindibilmente è del diritto amministrativo dove alcune cause non possono essere

avviate se non dando ricorso alla parte avversaria. Per es. nel caso della graduatoria: devo notificare l’atto o almeno

ad uno dei controinteressati (perché nelle graduatorie altrimenti si dovrebbero avvisare milioni di persone) quelli

che nella graduatoria sono sopra di me.

C’è quindi un legame con il diritto amministrativo.

Nel comma 2 nei confronti: vuol dire che indico la parte resistente, ma qui è il caso dell’appello, cioè quando

l’ufficio perde la causa nel primo grado, se l’ufficio appella deve chiamare in causa tutti i ricorrenti (perché siamo

nel 2 grado).

Nel co. 3 se l’ufficio emette un avviso di liquidazione per imposta di registro e l’ufficio lo emette solo per il

venditore senza notificarlo agli altri (a volte lo fa perché sono molti o gli altri sono poveri quindi il fisco se la

prende con chi ha + possibilità di pagare)

In ogni caso gli altri possono intervenire perché se il coobbligato solidale che è stato chiamato nel processo

tributario perde gli effetti sfavorevoli si estendono, quindi questo tizio al quale al quale non è stato notificato nulla,

poi interviene nel processo.

Tipo il compratore: che ha fatto ricorsi perché ha ricevuto l’atto può chiamare il venditore in causa per evitare che

poi magari il venditore può dire che il compratore ha usato un avvocato sbagliato, o che poteva appellare (insomma

soleva questioni per evitare la rivalsa del compratore)

Qui il ricorrente chiama in causa il secondo per evitare inutili cause di contestazioni.

Comma 4: la chiamata in causa può avvenire dal giudice o da chi è già parte. Il ricorrente si costituisce in giudizio

per ricorso.

Il resistente per controdeduzione.

Art. 15 - Spese del giudizio

Testo in vigore dal 26 ottobre 1996

[1] La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la

sentenza. La commissione tributaria può dichiarare compensate in tutto o in parte le spese, a norma

dell' art. 92, secondo comma, del codice di procedura civile.

[2] I compensi agli incaricati dell' assistenza tecnica sono liquidati sulla base delle rispettive tariffe

professionali. Agli iscritti negli elenchi di cui all' art. 12, comma 2, si applica la tariffa vigente per i

ragionieri.

[2-bis] Nella liquidazione delle spese a favore dell' ufficio del Ministero delle finanze, se assistito

da funzionari dell' amministrazione, e a favore dell' ente locale, se assistito da propri dipendenti, si

applica la tariffa vigente per gli avvocati e procuratori, con la riduzione del venti per cento degli

onorari di avvocato ivi previsti. La riscossione avviene mediante iscrizione a ruolo a titolo

definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza (comma aggiunto dall' art. 12, comma 1,

lettera b), D.L. 8-8-1996, n. 437 modificato in sede di conversione) .

______________

NOTA:

Art. 15 - Spese del giudizio - Testo in vigore dal 26 ottobre 1996

[1] La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza. La

commissione tributaria può dichiarare compensate in tutto o in parte le spese, a norma dell' art. 92, secondo

comma, del

codice di procedura civile.

[2] I compensi agli incaricati dell' assistenza tecnica sono liquidati sulla base delle rispettive tariffe professionali.

Agli

iscritti negli elenchi di cui all' art. 12, comma 2, si applica la tariffa vigente per i ragionieri.

[2-bis] Nella liquidazione delle spese a favore dell' ufficio del Ministero delle finanze, se assistito da funzionari

dell'

amministrazione, e a favore dell' ente locale, se assistito da propri dipendenti, si applica la tariffa vigente per gli

avvocati e procuratori, con la riduzione del venti per cento degli onorari di avvocato ivi previsti. La riscossione

avviene

mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza (comma aggiunto dall'

art.

12, comma 1, lettera b), D.L. 8-8-1996, n. 437 modificato in sede di conversione) .

Stessa regola del codice di procedura civile. La sentenza si pronuncia anche sulle spese del giudizio. Le udienze

possono essere pubbliche o in camera di consiglio, ciascuna delle parti presenta la nota spesa. Se nessuna delle

parti presenta la nota spesa, lo stesso giudice deve sempre pronunciarsi anche sulle spese, si impone di condannare

la parte soccombente alle spese del giudizio.

n.b. liquidare= quantificare.

Nel comma 1 compensazione: l’amministrazione paga le sue, e il ricorrente paga o per il totale o parziale: che sia

20% 30%. Si condanna la parte soccombente a pagare quella vincente.

Molto spesso c’era compensazione senza fornire un motivo, accolto il ricorso del contribuente, essendo

soccombente l’amministrazione si condanna questa alla compensazione. La norma impone che ci sia una

motivazione della compensazione.

Regola: condanna, ma se si compensa bisogna motivare.

Lite temeraria: quando o l’attore o il convenuto si inseriscono nel processo solo per dare fastidio all’altra parte,

cioè fanno il primo e il secondo grado fondando la loro pretesa si considera fuori dalla realtà.

Vale sia per il ricorrente che l’avvia sia per il resistente. Qui è previsto oltre il rimborso anche il risarcimento del

danno perché c’è il danno aggiunto rispetto alle spese del giudizio. Tipo per il contribuente che riceve un avviso di

accertamento per un milione di euro, questo non fa più nessun investimento finanziario perché teme di pagare la

somma pesante al fisco, ma poi in giudizio si scopre che la causa era basata su una cavolata e lui vince, allora gli si

deve risarcire il danno.

Si può quantificare il danno?

Il giudice precisa in sentenza che la lite è temeraria, poi il danno andrà quantificato dal giudice ordinario, di modo

che si quantifica il danno e si stabilisce se darlo o no.

Art. 16 - Comunicazioni e notificazioni

Testo in vigore dal 4 luglio 2006

Testo risultante dopo le modifiche apportate dall'art. 37, comma 28, D.L. 4 luglio 2006, n. 223

[1] Le comunicazioni sono fatte mediante avviso della segreteria della commissione tributaria

consegnato alle parti, che ne rilasciano immediatamente ricevuta, o spedito a mezzo del servizio

postale in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul plico non sono apposti

segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'avviso. Le comunicazioni all' ufficio

del Ministero delle finanze ed all' ente locale possono essere fatte mediante trasmissione di elenco

in duplice esemplare, uno dei quali, immediatamente datato e sottoscritto per ricevuta, è restituito

alla segreteria della commissione tributaria. La segreteria può anche richiedere la notificazione dell'

avviso da parte dell' ufficio giudiziario o del messo comunale nelle forme di cui al comma seguente.

[2] Le notificazioni sono fatte secondo le norme degli articoli 137 e seguenti del codice di

procedura civile , salvo quanto disposto dall' art. 17.

[3] Le notificazioni possono essere fatte anche direttamente a mezzo del servizio postale mediante

spedizione dell' atto in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul plico non

sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'atto, ovvero all' ufficio

del Ministero delle finanze ed all' ente locale mediante consegna dell' atto all' impiegato addetto che

ne rilascia ricevuta sulla copia.

[4] L' ufficio del Ministero delle finanze e l' ente locale provvedono alle notificazioni anche a

mezzo del messo comunale o di messo autorizzato dall' amministrazione finanziaria, con l'

osservanza delle disposizioni di cui al comma 2.

[5] Qualunque comunicazione o notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella

data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione o dalla comunicazione

decorrono dalla data in cui l' atto è ricevuto.

NOTA:

Art. 137 - Notificazioni - Testo in vigore dal 1° gennaio 2004. Testo risultante dopo le modifiche apportate

dall'art.

174, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196

Le notificazioni, quando non è disposto altrimenti, sono eseguite dall'ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su

richiesta del pubblico ministero o del cancelliere.

L'ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all'originale

dell'atto

da notificarsi.

Se la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, tranne che nel caso previsto dal

secondo

comma dell' articolo 143, l'ufficiale giudiziario consegna o deposita la copia dell'atto da notificare in busta che

provvede

a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce

all'originale

e alla copia dell'atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto

dell'atto. (comma aggiunto dall'art. 174, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196) .

Le disposizioni di cui al terzo comma si applicano anche alle comunicazioni effettuate con biglietto di cancelleria ai

sensi degli articoli 133 e 136 (comma aggiunto dall'art. 174, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196) .

le comunicazioni e notificazioni sono strumenti idonei a portare qualcosa a conoscenza di qualcuno: atti di

trasmissione della conoscenza previsti dalla legge.

Se io voglio far conoscere qualcosa ad un soggetto e perché questa conoscenza abbia valore giuridico deve per

forza esserci una comunicazione o notificazione.

La notificazione: è molto complessa delicata e strumento rigido, emessa e utilizzata da una parte per far conoscere

qualcosa all’altra. Questo strumento si usa per assicurare il contraddittorio tra le parti ex art. 11 della cost e la tutela

del diritto di difesa art. 24.

Quando invece è il giudice che vuole portare a conoscenza qualcosa alle parti allora usa la comunicazione.

3 tipi di notificazioni:

1- notificazioni per ufficio giudiziario: in ogni città presso l’autorità giudiziaria ordinaria + alta in grado, esiste

l’ufficio degli ufficiali giudiziari. A palermo l’autorità + alta è la corte d’appello. Questi soggetti svolgono l’attività

di notificazione, io consegno l’atto in doppio originale (le firme vuol dire che devono essere apposte per due volte

e non una volta sola e poi fotocopiato). L’ufficio giudiziario chiede un compenso per queste prestazioni. L’ufficio

trattiene una copia e l’altra la consegna al destinatario indicato da me. Nell’altro originale compila la relata di

notifica (relazione) dove riferisce l’avvenuta notifica, così c’è la prova che esiste, che ‘è avvenuta.

È una modalità molto sicura e formale. Quello che l’ufficio giudiziario dichiara vale fino a querela di falso.

L’ufficio giudiziario per far pervenire la copia al destinatario può seguire due differenti modalità.

• consegnarla fisicamente

• inviare a sue spese e a cura del destinatario dell’atto una busta contenente l’atto da notificare mediante

raccomandata (questo sarà scritto nella relata di notifica)

2 – servizio postale: attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno senza busta. Per evitare che si dica di aver

ricevuto la busta ma senza nulla o con fogli bianchi, questa va spedita direttamente al soggetto privato (non

dall’ufficio giudiziario). Questo metodo assicura una minore sicurezza perché la raccomandata si potrebbe perdere,

anche se è un metodo molto + semplice.

3- consegna a mano dell’atto al soggetto destinatario, questa modalità è ammessa solo quando il destinatario è un

ufficiale dell’agenzia delle entrate o un ente locale: non è quindi una modalità generale. Se la mia parte avversa è la

camera di commercio o l’università non potrò usare questo metodo.

Nel comma 3 dell’art 16 si dice plico senza busta : questo per il principio della riservatezza come per la cartella di

pagamento in una busta nera per evitare che il portiere sappia.

Per il notificante il comma 5 dice che c’è una sentenza della cassazione : se si consegna l’atto all’ufficiale

giudiziario per me che lo consegno l’atto o la notifica si intende avvenuta nel momento di consegna da parte mia

all’ufficiale giudiziario, o alla posta, questo vale per il calcolo dei termini del ricorso del notificante.

Per il destinatario dell’atto notificato vale per il calcolo dei termini (per esempio 30 giorni) la data dell’effettiva

consegna.

L’art 16 serve per portare a conoscenza un atto a un altro soggetto in primo grado il ricorrente usa la notificazione.

Le comunicazioni sono un modo per comunicare e sono utilizzate dalla segreteria della commissione.

Per esempio: L’avviso con il quale la segreteria del giudice tributario avvisa le parti che ad una data ora avverrà

l’udienza. Le comunicazioni infatti sono uno strumento usato prettamente dalla segreteria della commissione.

La notifica invece è utilizzata dalla parte ricorrente che notifica anche quando fa appello, la prima parte sia privata

che pubblica che propone l’appello deve far notifica all’altra parte.

Art. 17 - Luogo delle comunicazioni e notificazioni

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] Le comunicazioni e le notificazioni sono fatte, salva la consegna in mani proprie, nel domicilio

eletto o, in mancanza, nella residenza o nella sede dichiarata dalla parte all' atto della sua

costituzione in giudizio. Le variazioni del domicilio o della residenza o della sede hanno effetto dal

decimo giorno successivo a quello in cui sia stata notificata alla segreteria della commissione e alle

parti costituite la denuncia di variazione.

[2] L' indicazione della residenza o della sede e l' elezione del domicilio hanno effetto anche per i

successivi gradi del processo. (se non ci sono variazioni del difensore).

Il domicilio eletto è quello del difensore (avvocato). Se il ricorrente ha eletto domicilio nella sede dell’avvocato: la

segreteria dovrà farla dovrà fare le sue comunicazioni in questo nuovo domicilio questo anche per la parte

resistente pena : la nullità della comunicazione.

Se l’agenzia delle entrate sbaglia l’indirizzo è un vizio di notifica che inficia l’atto e essendo un atto recettizio vale

solo nel momento in cui è ricevuto. Se però il contribuente viene lo stesso in possesso dell’atto il vizio si sana.

n.b. se la relata di notifica è in parte bianca o illeggibile la cassazione dice che non è valido.

Se il ricorrente fa ricorso vuol dire che anche se era stato consegnato al suo indirizzo ne ha avuto notizia e poi l’ha

ricevuta: quindi l’ha letto e lo impugna. Ma il contribuente non impugna l’avviso di accertamento e aspetta i 60

giorni, così l’accertamento diviene definitivo e viene notificato il ruolo: il contribuente impugna il ruolo come

illegittimo perché lui non ha ricevuto l’atto prima del ruolo . (quindi il contribuente non può sapere da dove è nato

il ruolo).

Malgrado ciò i vizi di notifica sono molto gravi, è una penalità per l’agenzia delle entrate, anche perché

l’accertamento è unico e non si può reiterare, quindi se si sbaglia una volta si sbaglia per sempre e si è persa

l’occasione.

Art. 18 - Il ricorso

Testo in vigore dal 30 agosto 1993

[1] Il processo è introdotto con ricorso alla commissione tributaria provinciale.

[2] Il ricorso deve contenere l' indicazione:

a) della commissione tributaria cui è diretto;

b) del ricorrente e del suo legale rappresentante, della relativa residenza o sede legale o del

domicilio eventualmente eletto nel territorio dello Stato, nonché del codice fiscale;

c) dell' ufficio del Ministero delle finanze o dell' ente locale o del concessionario del servizio di

riscossione nei cui confronti il ricorso è proposto;

d) dell' atto impugnato e dell' oggetto della domanda;

e) dei motivi.

[3] Il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore del ricorrente e contenere l' indicazione dell'

incarico a norma dell' art. 12, comma 3, salvo che il ricorso non sia sottoscritto personalmente, nel

qual caso vale quanto disposto dall' art. 12, comma 5. La sottoscrizione del difensore o della parte

deve essere apposta tanto nell' originale quanto nelle copie del ricorso destinate alle altre parti, fatto

salvo quanto previsto dall' art. 14, comma 2.

[4] Il ricorso è inammissibile se manca o è assolutamente incerta una delle indicazioni di cui al

comma 2, ad eccezione di quella relativa al codice fiscale, o non è sottoscritto a norma del comma

precedente.

Il ricorso: atto introduttivo del processo che nasce con la proposizione del ricorso. Il contribuente che inizia il

ricorso è considerato attore in senso formale però, perchè non gli compete l’onere della prova.

C’è un elencazione degli elementi a pena di inammissibilità : è un vizio processuale che porta alla conseguenza di

non fare iniziare il processo, se manca anche uno solo di questi elementi o non sono dettagliati come previsto dalla

norma o non raggiungono l’obiettivo dell’elemento il ricorso è inammissibile.

Comma 4: il ricorso va sottoscritto dall’assistente tecnico, a meno che ci sono due ipotesi: eccezioni alla

obbligatorietà dell’assistenza tecnica e il ricorso sarà formato dal ricorrente.

Comma 2:

1 commissione a cui diretto: alla quale ci si rivolge. Nel primo rigo ci sarà questo elemento.( spettabile, onorevole

commissione tributaria di Palermo)

2 indicare il ricorrente: dati anagrafici (nome cognome indirizzo salvo che non abbia eletto il suo domicilio) se non

si specifica l’indirizzo si perde subito il ricorso perché c’è un elemento incerto.

La mancata indicazione del codice fiscale non è prevista la sanzione di inammissibilità( nonostante sia tra gli

elementi obbligatori) il ricorso parte ma la mancanza del codice fiscale comporta comunque la violazione di una

norma e la segreteria della commissione fa una comunicazione all’agenzia delle entrate che irrogherà una sanzione

al ricorrente per mancanza del codice fiscale. Meglio revocare l’avvocato o sbattersi la sedia addosso perché

mancando il codice fiscale il ricorso perde di credibilità. Perché poi si pensa che il ricorso non abbia senso poiché è

fatto male. È difficile provare il dolo del professionista che sbaglia (infatti su questo argomento ci sono solo dieci

sentenze della corte di cassazione.

3: questi 3 soggetti : ufficio ministero delle finanze ente locale e concessionario sono quelli che possono resistere

in primo grado.

La proposizione non è solo per notifica in effetti a questi soggetti noi notifichiamo questo atto ma solo poi si forma

la proposizione in giudizio.

4: atto impugnato: avviso di accertamento n…. emesso da… (es. min.delle finanze) sia il soggetto (che abbiamo

detto prima al punto 3) sia gli estranei dell’atto per identificarlo, bisogna avere l’identificazione dell’atto

impugnato: il numero.

Oggetto della domanda: il petitum: è ciò che si chiede al giudice.

Cosa si può chiedere? O l’annullamento dell’atto

Condanna al rimborso.

In + posso chiedere la condanna alle spese processuali (domanda eventuale)

5: motivi : causa pretendi: la ricostruzione logico-giuridica attraverso la quale il ricorrente contrasta l’atto

impugnato, il giudice non potrebbe mai darci ragione non dicendo i motivi.

I motivi devono essere attinenti la legittimità

Oppure attinenti al merito: chi ha ragione e chi ha torto (se la base imponibile è 500 e non 100)

Per quanto riguarda i motivi sulla legittimità: che io nel ricorso sto cercando di dimostrare che l’atto impugnato è

illegittimo cioè emesso contro e al di fuori della legge, sono motivi messi prima perché se il giudice ritiene l’atto

impugnato illegittimo è nullo e non c’è bisogno di andare avanti, questi motivi assorbono il resto, in quanto una

volta nullo è finito qui il ricorso.

Il 3 comma dice che il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore + contenere l’incarico (in calce o a margine).

La procura rilasciata dal soggetto è sottoscritta da lui, ma poi seguita dalla firma del’assistente tecnico per

autenticare la firma del suo cliente e assumersi la responsabilità che la firma del soggetto che ha firmato il ricorso è

quella del suo cliente, in caso di contestazione quindi se la firma è falsa o di un altro è colpa dell’assistente tecnico,

infatti si dovrebbe chiedere un documento a colui che firma.

Art. 19 - Atti impugnabili e oggetto del ricorso

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

Testo modificato dall’ art.35 del decreto legge del 4.7.2006, n. 223 – in vigore dal 12.8.2006

[1] Il ricorso può essere proposto avverso:

a) l' avviso di accertamento del tributo;

b) l' avviso di liquidazione del tributo;

c) il provvedimento che irroga le sanzioni;

d) il ruolo e la cartella di pagamento;

e) l' avviso di mora;

e-bis) l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del decreto del Presidente della

Repubblica 29 settembre 1973, n.602 e successive modificazioni;

e-ter) il fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del decreto del Presidente della Repubblica

29 settembre 1973, n.602 e successive modificazioni;

f) gli atti relativi alle operazioni catastali indicate nell' art. 2, comma 3;

g) il rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri

accessori non dovuti;

h) il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti

tributari;

i) ogni altro atto per il quale la legge ne preveda l' autonoma impugnabilità davanti alle

commissioni tributarie.

[2] Gli atti espressi di cui al comma 1 devono contenere l' indicazione del termine entro il quale il

ricorso deve essere proposto e della commissione tributaria competente, nonché delle relative forme

da osservare ai sensi dell' art. 20.

[3] Gli atti diversi da quelli indicati non sono impugnabili autonomamente. Ognuno degli atti

autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri. La mancata notificazione di

atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all' atto notificato, ne consente l'

impugnazione unitamente a quest' ultimo.

______________

NOTA:

Art. 77 - Iscrizione di ipoteca - Testo in vigore dal 9 giugno 2001 - Testo risultante dopo le modifiche apportate

dall'art. 1, comma 1, lettera o), D.Lgs. 27 aprile 2001, n. 193

1. Decorso inutilmente il termine di cui all' articolo 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca

sugli

immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell'importo complessivo del credito per cui

si

procede .

2. Se l'importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento del valore dell'immobile

da

sottoporre ad espropriazione determinato a norma dell' articolo 79, il concessionario, prima di procedere

all'esecuzione,

deve iscrivere ipoteca. Decorsi sei mesi dall'iscrizione senza che il debito sia stato estinto, il concessionario

procede

all'espropriazione (articolo così sostituito, con effetto 1° luglio 1999, dall'art. 16, D.Lgs. 26 febbraio 1999, n.

46) .

Art. 86 - Fermo di beni mobili registrati - Testo in vigore dal 9 giugno 2001- Testo risultante dopo le modifiche

apportate dall'art. 1, comma 1, lettera q), D.Lgs. 27 aprile 2001, n. 193

1. Decorso inutilmente il termine di cui all'articolo 50, comma 1, il concessionario può disporre il fermo dei beni

mobili

del debitore o dei coobbligati iscritti in pubblici registri, dandone notizia alla direzione regionale delle entrate ed alla

regione di residenza (comma così sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera q), D.Lgs. 27 aprile 2001, n. 193) .

2. Il fermo si esegue mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari a cura del

concessionario, che ne dà altresì comunicazione al soggetto nei confronti del quale si procede.

3. Chiunque circola con veicoli, autoscafi o aeromobili sottoposti al fermo è soggetto alla sanzione prevista

dall'articolo

214, comma 8, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

4. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e dei lavori pubblici, sono stabiliti

le

modalità, i termini e le procedure per l'attuazione di quanto previsto nel presente articolo (articolo così sostituito,

con

effetto 1° luglio 1999, dall'art. 16, D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46) .

nel comma 1 : il ricorso avverso: qui il nostro avversario non è l’agenzia delle entrate ma un pezzo di carta tipo un

avviso di accertamento. Il rapporto o contrasto deve sussistere tra due pezzi di carta: uno del ricorrente e l’altro

l’atto impugnato. I due soggetti vanno in giudizio per difendere i loro pezzi di carta, è sbagliato impostare il ricorso

su problemi di natura personale, ma è giusto che si scontrino due documenti e non due persone. Anche perché chi

ha redatto per esempio l’avviso di accertamento è il signor. A ma chi difende è quasi sempre il signor B quindi non

si può attaccare il signor A personalmente.

1: avviso di accertamento del tributo: atto emesso anche dal comune in tema di TARSU con il quale viene accertato

un massimo imponibile: per esempio dichiarato 100 viene accertato 150, o d’ufficio quando non si dichiara nulla:

cioè dichiaro zero e l’ufficio accerta per 150 poiché sono un evasore totale. Una volta rideterminata la base

imponibile, bisogna quantificare l’imposta: dichiarato 30 accertato 130, vengono comunque applicate le aliquote

irpef da 30 a 130 (poiché è un imposta progressiva) non si applica l’aliquota + bassa di zero.

+ questo avviso deve contenere:

• aliquote

• sanzioni

• interessi richiesti

• deve contenere una motivazione: altrimenti è nullo (poiché altrimenti lede il diritto di difesa del ricorrente)

può essere emesso per imposte dirette (l’avviso dia accertamento e liquidazione è per le imposte indirette e non

solo aumenta la base imponibile ma liquida (determina) l’imposta da pagare.

2: avviso di liquidazione del tributo: liquidare = quantificare.

è un avviso con il quale viene quantificata una somma da pagare, cioè un’imposta. Muore caio e lascia erede tizio,

tizio fa la dichiarazione di successione e l’agenzia delle entrate liquida l’imposta di successione con l’avviso di

liquidazione nel quale sulla base di ciò che TU hai dichiarato come asse ereditario si deve pagare una tot. Imposta,

non si accerta quindi se è fasullo o meno, ne si va a vedere il merito ma si quantifica l’imposta su ciò che si è

dimostrato. Dopo l’avviso di liquidazione l’agenzia delle entrate può controllare nel merito e vede che hai

dichiarato molto di meno così ridetermina il valore (di villa certosa per es.) e dice che non vuole 100 ma 300 e

manda un avviso di accertamento e liquidazione. Ma se è solo avviso di liquidazione: è una mera quantificazione

dell’imposta senza che ci sia una violazione della base imponibile.

3: provvedimento che irroga sanzioni:

• all’interno dell’avviso di accertamento

• ma si solito si applica nell’atto di contestazione che viene notificato.

L’atto di contestazione anche se non è contenuto nell’elenco è impugnabile? Si.

Vedi la lettera I che si riferisce ad ogni altro atto e dice che se ci saranno in futuro atti nuovi che il legislatore

considera ricorribili o impugnabili non c’è bisogno di modificare il decreto. Ma si fa grazie a questa lettera I che

allarga la possibilità di ricorrere contro altri atti, perché l’atto di contestazione essendo stato previsto come

impugnabile è implicitamente citato nel decreto.

n.b. viene notificato al contribuente l’atto di contestazione, il contribuente può fare ricorso o presentare deduzioni +

contestare l’atto e l’amministrazione finanziaria entro un anno e non lo fa, non fa nulla, o emette un avviso di

contestazione per tutto o una parte, quest’atto di contestazione ha natura di avviso di irrogazione di sanzione.

4: il ruolo e le cartelle di pagamento. Il ruolo è un ordine cumulativo di pagamento, e la cartella è un estratto o una

porzione del ruolo ed è innovativo. La cartella è un titolo esecutivo? No, lo è il ruolo, ma essendo la cartella parte

del ruolo lo è pure lei perché serve a far diventare nominativo ciò che è cumulativo.

Lettera E: non esiste l’avviso di mora, ma oggi viene emesso l’avviso di intimidazione ad adempiere che non è

comunque impugnabile.

Ebis: iscrizione di ipoteca sugli immobili è una misura cautelare a tutela del credito che viene posta in essere

dall’amministrazione finanziaria così come il fermo dei beni mobili registrati, il fisco se dimostra che c’è pericolo

può usare questi mezzi, e sono atti che si possono impugnare.

Lettera F: le controversie che attengono all’attribuzione o alla quantificazione e variazione della rendita catastale. Io

dico che il valore è cento il fisco fa un avviso di accertamento dicendo che il valore +è 150. vedi rendita catastale.

G: es. un soggetto ritiene di avere pagato di +, doveva pagare 100 e paga 130 (per es. per errore perchè ha

interpretato male la norma) ma si rende conto che ha pagato di più (sigh)

Presento un’istanza di rimborso per dimostrare che non è vero che dovevo pagare 130 ma 100 e chiedo la

restituzione (ovviamente qui non è previsto il calcolo degli interessi).

L’amministrazione finanziaria può fare:

• rimborso (raramente) GASP

• provvedimento di rigetto dell’istanza di rimborso (motivato) perché dovevi pagare 130 : rifiuto espresso di

restituzione del tributo: notificato al contribuente: possibile impugnazione.

• Tace (non rimborsa, ne emette provvedimento) trascorsi 90 giorni dalla presentazione dell’istanza si forma

il silenzio rifiuto. (cioè non ti spetta il rimborso). Qui quindi non si impugna un atto ma il silenzio

dell’amministrazione che si è formato dal 91 giorno in poi, è un rifiuto tacito e si può impugnare entro i 10

anni di prescrizione ordinaria, e si chiede la condanna al rimborso: questo vale sia contro il silenzio tacito

che espresso, e non si chiede il semplice rimborso.

Lettera G: comporta la condanna al rimborso e non all’annullamento dell’atto, quindi la sentenza non si conclude

con annulla l’atto ma con condanna a…

Lettera H: ipotesi normativo fiscale: ci sono molte agevolazioni: o si riduce il tributo (anziché pagare il 30% si paga

il 15%) oppure esistono esenzioni (non si applica il tributo). È agevolazione anche per il credito d’imposta che non

è un minor prelievo fiscale in capo al contribuente ma qui il legislatore deve inquadrare un determinato

comportamento, tu puoi scomputare le imposte e poi così utilizzare un tot che ti dico io (fisco) per compensazione.

Ad es: se si fanno investimenti per il mezzogiorno e l’imprenditore pone in essere determinate circostanze allora

hai dei crediti di imposta. Se l’amministrazione finanziaria ritiene che non gli spetta l’agevolazione emette un

decreto di diniego, ma il contribuente potrebbe averla già usata, questo avviene quando l’agevolazione è richiesta

con l’istanza e questa gli viene però negata.

Revoca agevolazione: era già stata riconosciuta ma viene negata per un fatto sopravvenuto.

Es: agevolazione per la prima casa per l’iva e l’imposta di registro in presenza di determinate circostanze: come per

es. non si può rivendere la casa nei successivi primi 5 anni, se la casa viene rivenduta: l’amministrazione revoca

l’agevolazione.

Sia per diniego che per revoca il contribuente si può rivolgere al giudice.

Rigetto di domande di condono. Condono è la definizione del rapporto tributario pendente a condizioni

particolarmente favorevoli. Es : hai un rapporto pendente con il fisco per una casa? Bene se paghi tot: tutto è

risolto. Questo si fa per recuperare liquidità per lo stato.

In queste leggi di condono si prevede chi può accedere al condono solo chi si trova in determinate situazioni (non è

per tutti, alcuni non possono accedere alla definizione agevolata per scelta politica)

Se uno a cui non spetta la ottiene: l’amministrazione finanziaria fa il rigetto della domanda di condono per

mancanza dei presupposti ma il contribuente ha diritto a impugnare quest’atto al giudice.

Lettera I: il legislatore del 92 prevedendo che in futuro potrebbero essere emessi altri atti successivi al 92 stesso e

prevedendo che in sede di introduzione di questi atti la legge dica che spetta il compito alla commissione tributaria:

il legislatore ha emesso questa norma per chiarire che gli atti nuovi possono essere impugnati alla commissione

tributaria.

Ma ci sono stati in realtà altri provvedimenti introdotti dopo il 92?

Si.

Rientrano tra gli atti impugnabili alla commissione tributaria:

• Il provvedimento di sospensione del rimborso : il contribuente chiede il rimborso perché ha pagato di +,

l’amministrazione finanziaria nel mentre procede contro il contribuente per altre ragioni. Tipo lui chiede il

rimborso iva del 2006 e il fisco nel mentre fa l’accertamento per indagini nel mancato pagamento dell’irpef

del 2006. Da un lato il contribuente ha diritto al rimborso e dall’altro per altra causale il fisco vanta crediti a

seguito della richiesta di rimborso. L’amministrazione non emette un diniego ne un rimborso ma emette il

provvedimento di sospensione del rimborso: cioè ti spetta ma non si provvede al rimborso perché ritengo

di avere un credito su di te per altre causali. Contro questo provvedimento si può ricorrere. Da un lato c’è

un credito certo liquido ed esigibile del contribuente e dato che non è stato emesso il diniego vuol dire che

davvero gli spetta: quindi è un credito certo (va onorato subito) ma il fisco ha un aspettativa di credito cioè

non è un credito consolidato come quello, perché potrebbe essere non riscuotibile. Non sono due posizioni

paritarie ma nonostante ciò la legge consente all’amministrazione finanziaria di non onorare il suo credito e

sospendere il rimborso. Quindi il provvedimento di sospensione è impugnabile.

Due correnti dottrinali:

• Il diritto del fisco di sospendere il rimborso per un credito del contribuente è possibile solo se il fisco ha un

aspettativa di credito per sanzione.

• Gli altri ritengono che si può fare anche per un credito di imposta e per interessi. Quindi per questa tesi

l’amministrazione finanziaria può sospendere il credito anche per interesse e per un imposta e non solo per

una sanzione. Ma non trova accoglimento questa tesi perché solo l’aspettativa di un credito per sanzione

può sospendere il rimborso perché è una norma presente proprio nel decreto per sanzioni.

• Provvedimento di compensazione: sia per il contribuente che per l’amministrazione hanno un credito certo

liquido ed esigibile e si emette un provvedimento per compensazione di credito d’imposta. Questo è

impugnabile se il contribuente dimostra che il fisco non ha un credito certo.

1tesi: questa compensazione può avvenire solo per il credito per sanzioni.

2 tesi: per tutti i crediti ma non può essere perché è presente nel decreto sulle sanzioni.

• Recupero del credito d’imposta: il legislatore ha introdotto questo nuovo atto: il contribuente a volte utilizza

il credito d’imposta senza necessità della richiesta dell’utilizzo. Es. chiedo agevolazione e l’amministrazione

dice che mi spetta, allora la uso, ma a volte l’agevolazione. Ma a volte l’agevolazione è prevista ex lege e il

contribuente è quindi legittimato ad acquistare il credito e abbatte i suoi debiti fiscali. Qui deriva per legge

l’agevolazione, senza richiesta, se l’amministrazione finanziaria esaminando la situazione si rende conto

che non spettava ma il contribuente ne ha già goduto allora è possibile emettere il recupero del credito per

recuperare il credito che ha usato illegittimamente: e gli impone di provvedere a pagare un importo pari al

credito che egli ha usato illegittimamente: questo provvedimento è impugnabile.

TASSATIVITa’: L’art. 19 nell’elencare questi atti è tassativo?

O possiamo sempre applicarlo anche ad altri atti anche se non sono espressamente impugnabili e così possono

diventarlo davanti alle commissioni tributarie?

Questo elenco dell’art. 19 è un elenco che è entrato in vigore prima che la giurisdizione delle commissioni

tributarie venisse estesa a tutti i tributi, quindi questo elenco era presente quando la giurisdizione non si estendeva

a tutti i tributi ma solo per iva irpef e imposta diretta sugli affari e per gli altri tributi la giurisdizione spettava al

giudice ordinario.

In questa fase venne fatto questo elenco? No! Dopo la modifica della giurisdizione delle commissioni tributarie

(art. 2) che è stata estesa e doveva essere esteso l’elenco inserendo anche atti con nomen diverso tipici delle

procedure di accertamento e riscossione degli altri tributi (accise etc)

Il legislatore ha modificato l’art. 2 e non l’art. 19, quindi gli atti di procedimento per le accise non sono tutelati?

Tipo avviso di pagamento per le accese? Ma nell’elenco appunto non c’è questo nomen: allora non c’è difesa per

questo atto? si può rivolgere al giudice ordinario.

Questo elenco è si tassativo ma dobbiamo ritenere ricompreso nell’elenco quegli atti che pur avendo un nomen

giuridico diverso producono effetti simili agli atti impugnabili dell’art. 19. Quindi l’interpretazione dell’elenco

dell’art. 19 non è rigida ma anche gli altri atti con diverso nome ma effetti uguali come l’avviso di pagamento ha gli

stessi effetti dell’avviso di liquidazione. Quindi si applica estensione all’avviso di pagamento.

Problema: la giurisdizione delle commissioni tributaria viene attivata per l’annullamento o per la condanna. Il

giudice dovrebbe essere posto nelle condizioni in un ricorso di annullare o no senza possibilità di fare

l’annullamento parziale se la giurisdizione tributaria fosse una mera giurisdizione di annullamento si potrebbe solo

annullare o no ma il giudice tributario ha la possibilità di entrare nel merito infatti può accogliere parzialmente il

ricorso e quantificare l’imposta.

Es. un soggetto presenta la dichiarazione per 200 e imposta dovuta è 5: l’amministrazione finanziaria procede

all’accertamento e scopre che il reddito è 300 e l’imposta da pagare passa a 10, così nell’avviso di accertamento

chiede la differenza tra ciò che il contribuente ha dichiarato e ciò che si è accertato, il contribuente ricorre e il

giudice non rigetta o accoglie ma per il giudice il vero reddito è 250 quindi il giudice sta entrando nel merito della

quantificazione del tributo quindi devi pagare 8 di imposta, quindi parzialmente l’atto è viziato e accoglie

parzialmente il ricorso.

Per questo il processo tributario viene chiamato di IMPUGNAZIONE MERITO altrimenti si potrebbe solamente

annullare o meno senza possibilità ulteriori. Ma invece qui si può fare tante cose. Il giudice prima di entrare nel

merito deve valutare la legittimità dell’atto ( se era tempestivo, motivato firmato) cioè se ha i requisiti di conformità,

aspetti particolari. Se non rispetta i parametri è annullato l’atto, una volta superata questa fase si entra nel merito

dell’obbligazione tributaria cioè indaga sulla reale obbligazione tributaria quindi se il contribuente ha dichiarato

giusto o se bisogna annullare l’atto, ma se il giudice non lo ritiene corretto può calcolare una nuova imposta che va

da quella dichiarata dal tizio fino a quella richiesta dall’ufficio (ha questa forbice nella quale può determinare la

nuova imposta). Se l’atto è illegittimo viene direttamente dichiarato annullato senza entrare nel merito della

questione.

Art. 19 comma 2: ogni atto tra quelli elencati (tassativamente) deve anche contenere il termine il giudice e le forme.

Perché?

Favorisce il contribuente che anche se non è assistito dal consulente tecnico (tipo controversia al di sotto dei 5

milioni di lire) deve sapere certi dettagli. A volte in questi atti potrebbe essere indicato un giudice sbagliato, se il

contribuente si adegua alle istruzioni non gli si può dire di avere sbagliato giudice con la conseguenza

inammissibilità del ricorso, cioè era scritto Napoli ma andava fatta a Roma e non è colpa del contribuente. Per

evitare questi disguidi il contribuente deve essere informato.

Art 19 comma 3 ogni altro atto non presente nell’elenco non è impugnabile autonomamente. Es. il processo

verbale di verifica, contestazione, richiesta di chiarimenti.

Domanda: qual è la differenza tra imposta e diniego di agevolazione?

Quando l’agevolazione riguarda un credito di imposta e questo spetta ex lege senza nessuna istanza e avendo

questo diritto di credito lo porto a compensazione e l’amministrazione finanziaria emette il recupero del credito.

Se l’agevolazione è richiesta (quindi non è data ex lege) con un istanza l’amministrazione può dire no (diniego) e

questo diniego può essere impugnato.

La revoca dell’agevolazione è per un fatto sopravvenuto dopo che già l’aveva concessa.

Sul terzo comma dell’art. 19 ci sono state nel 2002 strane pronunce della corte di cassazione.

Cioè la corte di cassazione si è espressa nel senso di dare la possibilità di impugnare anche glia vvisi bonari,

soprattutto per gli enti locali (per tarsu, ici, tassa di occupazione di suolo pubblico), l’ente locale dovrebbe iscrivere

a ruolo le somme e al contribuente arriva la cartella di pagamento ma l’ente locale per non pagare l’agio e anticipare

i tempi di riscossione: l’ente locale per posta ordinaria (mezzo molto incerto, e atto che giuridicamente non ha

valore e non si può sapere quando è stata effettuata la consegna) avanza una richiesta di pagamento sperando che

essendo una somma che comunque andrà pagata si paga lo stesso subito anche se il mezzo non è quello ufficiale,

così il comune ha subito liquidità e risparmia sull’agio.

Nel caso di specie esaminato dalla corte di cassazione: il contribuente riceve questa richiesta (praticamente uguale

alla cartella di pagamento) e il contribuente impugna quest’avviso bonario (bonario perché non è una raccomandata

ne può prevedere sanzioni in caso di mancato pagamento) e la corte si è pronunciata nel senso che: quando un atto

ancorchè bonario contiene tuttavia tutti gli elementi della pretesa: il contribuente per evitare che venga iscritta a

ruolo una somma ha diritto ad impugnare l’avviso bonario: così se il giudice dovesse dichiarare nullo l’avviso

bonario il contribuente evita l’atto + pesante della cartella di pagamento.

Domanda: ma se nel art. 19 c’è il ruolo e l’avviso bonario ha gli stessi elementi del ruolo si può considerare che ha

effetti simili? No!

Perché l’avviso bonario si può dire che non si è ricevuto mentre per il ruolo ha effetti sicuri.

Es. io impugno l’avviso bonario, nel mentre si iscrive la somma a ruolo (perché ricorda che il ricorso non blocca il

ruolo) quando poi arriva la cartella si può impugnare non avrebbe senso questo avviso bonario, cioè non andrebbe

impugnato perchè poi viene ad esserci un grande contrasto perché ci sono 2 ricorsi su un uguale pretesa.

Art. 19 terzo comma: non posso impugnare l’atto richiamando vizi di un altro atto ma solo vizi propri.

Quali sono i vizi propri di un atto?

Procedimento è accertamento. Sequenza di atti posti in essere parte dal contribuente e parte dal fisco in vista della

base imponibile e dell’imposta da pagare. La caratteristica: se in questa sequenza di atti ce ne è uno illegittimo

questo travolge tutti gli atti successivi. L’atto precedente quello viziato è valido quello successivo no perché perde

la base di legittimazione, quindi arriva al contribuente un avviso di accertamento e questo si fonda sul processo

verbale di contestazione e il processo verbale si basa sulla verifica che è svolta seguendo alcune regole, se il

processo verbale è viziato o la verifica è durata + di 30 giorni allora è illegittimo e gli atti successivi sono illegittimi

fino all’avviso di accertamento: questo è un vizio proprio anche se non è proprio dell’atto comunque l’avviso di

accertamento è l’ultimo di una catena unica quindi risente degli atti precedenti nel medesimo procedimento.

Nell’impugnazione io dirò qual è il vizio e a che punto del procedimento è stato il vizio.

Annullabilità: sono atti posti in difformità con il modello legale.

Dimostra il vizio degli atti non impugnabili autonomamente nel momento in cui impugno il primo atto successivo

che è impugnabile autonomamente, quinsi se non si può impugnare il processo verbale di constatazione e questo è

viziato: allora impugno l’avviso di accertamento che è il primo atto successivo impugnabile della serie

procedimentale.

Se non ricorro poi c’è il ruolo e non posso impugnare per fare valere il vizio dell’atto del processo verbale. Quindi

è perso.

Ma nel caso in cui si salta l’atto ricorro contro il ruolo dicendo che la sequenza procedimentale p stata saltata

perché non è stato fatto un atto del procedimento e si è andati direttamente a ruolo tipo quando si salta l’avviso di

accertamento, se si salta quindi non c’è bisogno di dimostrare che non devo pagare ma che è stato saltato un atto e

l’amministrazione deve dimostrare che c’è stato la notifica e non si è saltata.

Art.19 ult.cpv: se l’atto precedente non è stato notificato e lo doveva essere l’atto successivo perde la sua

legittimazione, tipo la notifica è stata fatta erroneamente e c’era bisogno nel procedimento allora l’atto successivo

diventa viziato, la sequenza non può essere alterata.

Art. 20 - Proposizione del ricorso

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] Il ricorso è proposto mediante notifica a norma dei commi 2 e 3 del precedente art. 16.

[2] La spedizione del ricorso a mezzo posta dev' essere fatta in plico raccomandato senza busta con

avviso di ricevimento. In tal caso il ricorso s' intende proposto al momento della spedizione nelle

forme sopra indicate.

[3] Resta fermo quanto disposto dall' art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 28-11-

1980, n. 787 , sui centri di servizio.

La presentazione del ricorso ha due fasi: proposizione e deposito

La prima fase la proposizione si compie facendo pervenire una copia alla controparte cioè alla parte pubblica.

Perché il ricorrente può essere:

• Soggetto passivi dell’obbligazione tributaria o dell’obbligazione sanzionatoria

• Sostituto

• Responsabile d’imposta

Il ricorso deve essere portato a conoscenza della controparte questo per garantire il contraddittorio: tramite notifica.

Possono esserci + controparti? Si per esempio il ruolo, un soggetto ricorre contro il ruolo può investire sia

l’amministrazione Finanziaria sia l’agente della riscossione a seconda di che tipo è il vizio, per gli atti emessi

dall’agente della riscossione (tipo ipoteca sui beni immobili e fermo di veicoli mobili registrati) qui la controparte è

solo l’agente.

Il ricorso si intende portato già a conoscenza della controparte quando il soggetto ricorrente spedisce la

raccomandata (non nel momento in cui la riceve) questo vale per i termini (tipo 60 giorni per ricorrere dalla data di

notifica dell’atto)

n.b. il 3 comma non trova + applicazione.

Art. 21 - Termine per la proposizione del ricorso

Testo in vigore dal 30 agosto 1993

[1] Il ricorso deve essere proposto a pena di inammissibilità entro sessanta giorni dalla data di

notificazione dell' atto impugnato. La notificazione della cartella di pagamento vale anche come

notificazione del ruolo.

[2] Il ricorso avverso il rifiuto tacito della restituzione di cui all' articolo 19, comma 1, lettera g),

può essere proposto dopo il novantesimo giorno dalla domanda di restituzione presentata entro i

termini previsti da ciascuna legge d' imposta e fino a quando il diritto alla restituzione non è

prescritto. La domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere

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presentata dopo due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il

presupposto per la restituzione.

Il termine per la proposizione del ricorso (cioè l’atto con cui si porta a conoscenza della controparte la copia del

ricorso) proposto a pena di inammissibilità: cioè gli effetti dell’atto rimangono definitivi.

• Per il notificante è rilevante la data della consegna della posta

• Per chi riceve il termine opera dalla data in cui effettivamente riceve.

L’unico modo legale attraverso il quale il contribuente sa che esiste il ruolo, questa data coincide con la conoscenza

della cartella di pagamento perché il soggetto non può venire a conoscenza del ruolo da solo, ma conosce e

impugna la cartella di pagamento quindi contemporaneamente il ruolo e la cartella.

Il ruolo attraverso il rifiuto tacito può essere proposto dopo il 60 giorno del provvedimento di rigetto della

domanda di rimborso.

Entro che termine va presentato il ricorso? Entro i termini previsti da ciascuna legge di imposta. Dovrà presentare il

ricorso entro i termini previsti dalle singole leggi di imposta contro il silenzio e il rifiuto (se il termine è previsto) o

comunque fino a quando il diritto alla restituzione non è prescritto (10 anni secondo il c.p.c.)

Per il contribuente passano 90 giorni, e aspetta per avere il rimborso e non presenta il ricorso e fa passare un anno,

nell’arco di questo anno l’ufficio emette un provvedimento di rigetto esplicito (emesso quindi oltre il termine di 90

giorni che già vuol dire che c’è un silenzio rifiuto) e si pone la questione se il soggetto ricorre contro il rigetto

esplicito non è contraddittorio rispetto al silenzio?

• Se ricorro contro il silenzio il giudice può dire che dovevo ricorrere contro i motivi del provvedimento

esplicito

• Se ricorro contro il provvedimento il giudice può dire che il provvedimento non ha effetti perché già

l’amministrazione si era espressa con il silenzio.

Che fare?

Ricorrere contro entrambi: 60 giorni quello esplicito e contro il diniego tacito (10 anni) insieme.

Ricorro contro + atti con un solo ricorso.

Art. 21 2 co. Ult. Cpv. la domanda di restituzione va fatta entro 2 anni dal pagamento salvo che la legge non

disponga un termine diverso, cioè salvo che non ci sia un termine specifico tipo per le imposte di registro è di 3

anni (per es.) e per le imposte sui redditi è di 48 mesi. Per gli altri tributi invece per i quali non è previsto un

termine esplicito vale la regola generale dei due anni.

Può avvenire che il presupposto per avere la restituzione può essere in una legge successiva (tipo per

successiva corretta interpretazione della legge) e allora il mio diritto al rimborso nasce per la nuova legge (che

interpreta retroattivamente la norma a mio favore) qui i due anni decorrono dalla data in vigore della nuova

legge ( che mi da il diritto al rimborso che prima non avevo)

Es. di incostituzionalità: io pago per legge vigente poi eccezione di incostituzionalità la corte costituzionale

accoglie l’eccezione e annulla la norma.

Posso chiedere rimborso? No.

Tranne nel caso in cui il termine per chiedere il rimborso non è spirato.

Ma se io ho pagato e ho presentato istanza: il rapporto è pendente e mi restano 10 anni: interviene la corte

costituzionale: e io vincerò il ricorso perché è stata dichiarata incostituzionale e il mio rapporto è pendente

perché avevo fatto istanza.

Art. 22 - Costituzione in giudizio del ricorrente

[1] Il ricorrente, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, a pena d' inammissibilità

deposita, nella segreteria della commissione tributaria adita o trasmette a mezzo posta, in plico

raccomandato senza busta con avviso di ricevimento, l' originale del ricorso notificato a norma

degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile ovvero copia del ricorso consegnato o

spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a

mezzo del servizio postale.

[2] L' inammissibilità del ricorso è rilevabile d' ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la

parte resistente si costituisce a norma dell' articolo seguente.

[3] In caso di consegna o spedizione a mezzo di servizio postale la conformità dell' atto depositato a

quello consegnato o spedito è attestata conforme dallo stesso ricorrente. Se l' atto depositato nella

segreteria della commissione non è conforme a quello consegnato o spedito alla parte nei cui

confronti il ricorso è proposto, il ricorso è inammissibile e si applica il comma precedente.

[4] Unitamente al ricorso ed ai documenti previsti al comma 1, il ricorrente deposita il proprio

fascicolo, con l' originale o la fotocopia dell' atto impugnato, se notificato, ed i documenti che

produce, in originale o fotocopia.

[5] Ove sorgano contestazioni il giudice tributario ordina l' esibizione degli originali degli atti e

documenti di cui ai precedenti commi.

Se ci fermiamo alla prima fase il processo non è ancora iniziato perché non ho fatto nulla davanti al giudice ma è

stato solo notificato alla controparte. Il rapporto si instaura quando il ricorso lo deposito tant’è che dopo che ho

proposto il ricorso (cioè notificato) se dovesse presentarsi (tipo per temuta condanna) posso non procedere alla

seconda fase del ricorso.

Ma anche l’ufficio può ritirare l’atto e non andare avanti nel ricorso.

30 GIORNI. Da quando?

Dalla proposizione del ricorso cioè da quando è portato la raccomandata (non quando è arrivata) o quando è

portato l’atto dall’ufficiale giudiziario, siccome è un termine a carico del ricorrente vale nel momento in cui l’ha

consegnata.

30 giorni da quando deposita fisicamente la copia del ricorso, o la spedisce per posta.

Questo deposito realizza l’inizio del rapporto processuale perché il giudice è stato investito della causa e la causa

deve andare avanti.

Nella notifica si consegnano 2 originali e 1 torna indietro con la relata di notifica (questo per l’ufficiale giudiziario)

oppure ha la ricevuta della raccomandata o della consegna.

• Se la notifica è per ufficiale giudiziario il contribuente deposita presso la segreteria del giudice la relata di

notifica nel secondo originale ( che è prova del ricorso e della consegna) con unico atto informa il giudice

della proposizione del ricorso con la notifica e del contenuto del ricorso.

• Il contribuente quando ha solo la ricevuta della consegna a mano (l’originale del ricorso l’ha dato alla

controparte) quindi consegna la copia del ricorso e la ricevuta dell’avvenuta consegna a mano + fotocopia

della ricevuta rilasciata dall’ufficio che ha ricevuto il ricorso.

• Se l’ha consegnato per posta, consegna la copia del ricorso e fotocopia della ricevuta della consegna.

Tutto ciò entro 30 giorni dalla proposizione del ricorso il giudice sa così se è stato rispettato il termine, perchè

guarda le carte del ricorso.

Il fatto che il termine di 30 giorni sia spirato anche se il resistente non rileva il vizio: il ricorso sarà dichiarato

inammissibile d’ufficio in ogni stato e grado del processo.

Il 2 co. Dell’art. 22 si estende all’inammissibilità dell’art. 21 cioè l’inammissibilità per ricorrenza dei termini vale

anche per i 60 giorni tra notifica dell’atto e deposito del ricorso.

Vedi art. 18 co. 4. Questa ipotesi di inammissibilità possono essere rilevate d’ufficio in ogni grado e stato del

processo quindi questa regola dell’art. 22 vale per tutti i termini anche degli altri articoli.

• Se il giudice riceve il ricorso con la relata di notifica è sicuro che l’altra copia del ricorso è stata consegnata

alla parte notificata, l’ufficio giudiziario attesta la conformità tra la copia data e quella trattenuta, cioè

assicura che gli originali sono identici e che è stato consegnato in data xyz.

• Quando si fa per consegna a mano o raccomandata il giudice non è sicuro che la propria copia che gli è

stata consegnata sia uguale a quella data al tizio. Cioè c’è un interesse del giudice che la copia del ricorso a

lui presentata sia identica all’originale notificato alla controparte. Il terzo comma del’articolo 22 dice che il

ricorrente quando deposita la copia del ricorso al giudice deve in calce (alla fine) rendere una dichiarazione

cioè che questa copia è conforme all’originale e firma il professionista. Cosa succede quindi se dimentica la

dichiarazione di conformità? I casi di inammissibilità sono tassativi e solo il legislatore può prevederli,

tranne che il giudice facendosi consegnare dall’ufficio l’originale scopre che è diverso: allora è

inammissibile.

È inammissibile dice il 30 comma se non è conforme ma non se manca la dichiarazione del tizio.

4 comma dell’art. 22: fascicolo: carpetta di cartone dove è indicato il contribuente e il giudice al quale si rivolge

dentro cui ci sono i documenti del comma 1 + l’atto impugnato. Il quale atto impugnato se notificato, cioè non è

previsto il caso in cui l’atto impugnato non sia notificato, nel caso di silenzio rifiuto allora si deposita la copia

dell’istanza + ricevuta di presentazione dell’istanza.

+ bisogna aggiungere i documenti che produce: allegare i documenti a sostegno della tesi del contribuente (in

originale o in fotocopia)

È obbligato a presentare subito i documenti?

No lo può fare anche dopo

Se non consegna la copia dell’atto impugnato va incontro all’inammissibilità?

No, perché non è tassativamente previsto.

Ai sensi dell’art. 18 2 comma lettera D: il ricorso deve contenere l’indicazione dell' atto impugnato e dell' oggetto

della domanda altrimenti è inammissibile ma non c’entra nulla con la copia.

Art. 23 - Costituzione in giudizio della parte resistente

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] L' ufficio del Ministero delle finanze, l' ente locale o il concessionario del servizio di riscossione

nei cui confronti è stato proposto il ricorso si costituiscono in giudizio entro sessanta giorni dal

giorno in cui il ricorso è stato notificato, consegnato o ricevuto a mezzo del servizio postale.

[2] La costituzione della parte resistente è fatta mediante deposito presso la segreteria della

commissione adita del proprio fascicolo contenente le controdeduzioni in tante copie quante sono le

parti in giudizio e i documenti offerti in comunicazione.

[3] Nelle controdeduzioni la parte resistente espone le sue difese prendendo posizione sui motivi

dedotti dal ricorrente e indica le prove di cui intende valersi, proponendo altresì le eccezioni

processuali e di merito che non siano rilevabili d' ufficio e instando, se del caso, per la chiamata di

terzi in causa.

Oggi il primo comma bisogna leggerlo come l’ufficio periferico dell’agenzia, l’ente locale e non il concessionario

ma l’agente della riscossione.

Si costituiscono in giudizio (prendono contatto con il giudice) entro 60 giorni che decorrono dalla data in cui

effettivamente ricevo il ricorso.

La norma non dice a pena di inammissibilità, questa è una disparità di trattamento perché le due parti non vengono

trattate allo stesso modo (quando invece esiste l’art. 111 della costituzione)

Questo termine non è perentorio ma ordinatorio (ma una volta sperato il termine non impedisce che l’atto produca i

suoi effetti)

Ma fino a quando si può costituire in giudizio allora?

• Secondo la prima tesi dato che non c’è termine: il resistente si può costituire in giudizio anche il giorno

stesso della sentenza. Le udienze sono in camera di consiglio perché è un processo scritto, la regola è la

camera di consiglio ma solo in via eccezionale la norma prevede che una delle parti può chiedere la

discussione in pubblica udienza ma è solo un eccezione e non una regola. Se l’udienza è in camera di

consiglio non ha senso dire che il resistente si può costituire fino all’ultimo giorno perché si impedisce il

contraddittorio, quindi come faccio a difendere se non so che dice l’altra parte? Perché se si costituisse

l’ultimo giorno io non ho la possibilità di replicare con mie considerazioni.

Allora si è detto che è eccessivo costituirsi fino all’ultimo giorno e si è detto che questo si può fare quando

l’udienza è pubblica, ma in ogni caso come si fa a replicare se non si ha manco il tempo di riflettere? Non ci

sono le condizioni per esempio per scrivere qualcosa (perché la costituzione in giudizio va fatta per iscritto

e non si potrebbe nello stesso giorno che si riceve rispondere per iscritto, a volte sono documenti immensi

da leggere)

n.b. frattura tra attore formale (contribuente) e attore in senso sostanziale (convenuto amministrazione

finanziaria che esprime la sua pretesa sul contribuente).

- la seconda tesi scegliamo un altro termine in cui ci si può costituire in giudizio sino a 10 giorni liberi prima

del’udienza.

Che sono i giorni liberi? Il tempo si misura non con il dies ad quo ma il dies ad quem, i giorni liberi non si

considera l’ultimo giorno ma il giorno dopo. Se l’udienza è fissata per il 20 ottobre non considero il dies ad quem

e dieci giorni prima corrisponderanno al 9 ottobre e non al 10 ottobre.

Perché 10 giorni? Perché è un termine entro il quale le parti possono presentare memorie difensive e ciascuna

delle parti può chiedere che l’udienza sia pubblica. Fin quando il resistente non si costituisce è contumace, ma se si

costituisce 10 giorni liberi prima non si è comunque nelle condizioni di replicare perché anche per me il termine

spira lo stesso giorno quindi non ho tempo di esaminare l’atto e rispondere, la scelta se chiedere o no la pubblica

udienza è una scelta che si fa in merito a tutti gli atti presentati ma questa possibilità di giudicare sull’opportunità

della pubblica udienza non c’è se la posso fare solo il giorno della scadenza.

• La terza tesi sostiene 20 giorni prima dell’udienza (la nostra tesi) il termine qui è previsto da una norma del

decreto che dice che fino a 20 giorni prima si possono presentare i documenti, qui in questo modo è

garantito il contraddittorio, perché la parte ha 10 giorni per le memorie e per scegliere se vuole fare o no il

processo in pubblica udienza. Scattato questo termine ove l’ufficio si costituisce se l’atto viene lo stesso

presentato il giudice non lo tiene in considerazione perché è stato irritualmente presentato.

Art. 23 secondo comma: presso al segreteria del giudice ci dovranno essere 3 fascicoli:

• Ricorrente

• Resistente

• Giudice

Ciascuna delle parti può andare a consultare in qualsiasi momento il fascicolo. Cosa contiene il fascicolo? Le

controdeduzioni (cioè l’atto con il quale la parte resistente si costituisce in giudizio) fin quando non ci sono le

contraddizioni la parte è contumace quindi non ci sono le controdeduzioni, e devono essere in tante copie quante

sono le parti in giudizio compreso la parte stessa che le presenta (perché sarà la copia che andrà al giudice)

Per parti in giudizio si intendono tutti: attori ricorrenti e resistenti.

Perché vengono presentate + copie? Le controdeduzioni non vengono notificate alla controparte ma questa le deve

conoscere o non si può difendere, quindi si pone a carico della parte ricorrente l’onere di andare a vedere

fisicamente presso l’ufficio se ci sono controdeduzioni per ritirare la propria copia, qui c’è l’abilità del

professionista perché sta a lui vedere se ci sono le controdeduzioni o no.

Per il resistente presenta i documenti che ritiene utili a sostegno della propria tesi: ma questi sono presentati in una

copia: allora il ricorrente che può ritirare la propria copia della controdeduzione per avere la copia del documento

deve fare la richiesta + pagare poi può avere le fotocopie, mentre la parte pubblica ha diritto ad avere la fotocopia

dei documenti gratuitamente mentre il privato deve pagare i diritti alla segreteria.

Art. 23 terzo comma: contenuto controdeduzioni: è una norma imperfetta perchè la sua violazione dalla parte

resistente non comporta una violazione (rispetto invece al ricorrente) ovviamente perdono di credibilità se non ci

sono gli elementi. È comunque l’atto di risposta al ricorso. Deve contrastare punto per punto i motivi del ricorso

(dice la cassazione in merito al fatto di prendere posizione sui motivi dedotti)

• Contestare in modo specifico il ricorso, se i motivi non sono specifici non succede nulla, ma ovviamente

dicente insostenibile il ricorso

• Indica le prove di cui intende avvalersi e non usa il verbo avvalersi, cioè basta che dentro le

controdeduzioni la parte resistente evidenzi le prove a sostegno della propria difesa, potendo poi fornirle in

un secondo momento, le prove che non indica non potrà mai fornirsene.

• Propone eccezioni, tipo di eccezioni: la parte resistente evidenzia al giudice che il ricorso non ha un

elemento essenziale o che il difensore è un cardiologo e non può difendere ovviamente il tizio.

• Terzo soggetto: cartella di pagamento, notificata dal concessionario del servizio della riscossione, il

resistente potrebbe dire di voler essere affiancato dal concessionario, quest’ultimo ha interesse perché

punta all’agio: si chiama in causa il terzo che dovrebbe portare a suo favore (perché ha lo stesso interesse)

Art. 26 - Assegnazione del ricorso

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] Il presidente della commissione tributaria assegna il ricorso ad una delle sezioni; al di fuori dei

casi di cui all' art. 29, comma 1, il presidente della commissione potrà assumere gli opportuni

provvedimenti affinché i ricorsi concernenti identiche questioni di diritto a carattere ripetitivo

vengano assegnati alla medesima sezione per essere trattati congiuntamente.

Ogni commissione tributaria, provinciale o regionale ha un presidente il quale è anche presidente della prima

sezione e vari presidenti delle sezioni successive alla prima.

Notifica del ricorso alla parte resistente: deposito fascicolo alla segreteria della commissione, dalla notifica

decorrono 60 giorni perché il resistente si costituisca in giudizio, la commissione deve aspettare che scadano i 60

giorni per la costituzione in giudizio della parte resistente e il presidente allora assegna il ricorso ad una sezione.

Fuori dai casi dell’art. 21 il caso in cui il contribuente è sottoposto ad una verifica di + anni, questi ricorsi vendono

riuniti (perché di solito sono per la stessa violazione) tipo se sono controversie in tema di iva il presidente potrebbe

assegnarle sempre alla stessa sezione di modo che una sezione si va specializzando su un determinato argomento

ciò comporta che sarà difficile una volta formato un orientamento in quella sezione cambiare idea cioè viste

fattispecie simili il giudice continuerà a pronunciarsi allo stesso modo, fossilizzando il diritto, ma questa è una

possibilità non c’è scritto che nella norma avviene così, anche se di solito accade.

Non si possono trattare congiuntamente due ricorsi di contribuenti diversi ma si possono fare + ricorsi dello stesso

soggetto, con giustamente: dallo stesso giudice ma non per forza nella stessa udienza, anche se può capitare.

Art. 27 - Esame preliminare del ricorso

Testo in vigore dal 15 gennaio 1993

[1] Il presidente della sezione, scaduti i termini per la costituzione in giudizio delle parti, esamina

preliminarmente il ricorso e ne dichiara l' inammissibilità nei casi espressamente previsti, se

manifesta.

19

[2] Il presidente, ove ne sussistano i presupposti, dichiara inoltre la sospensione, l' interruzione e

l'estinzione del processo.

[3] I provvedimenti di cui ai commi precedenti hanno forma di decreto e sono soggetti a reclamo

innanzi alla commissione

questa norma vale sia per il primo che per il secondo grado.

Mettiamo che il presidente abbia affidato il ricorso alla 5 sezione (e non tipo alla prima cioè a se stesso perché lui

ricordiamo è anche presidente della prima sezione, e potrebbe affidarsi il ricorso a se stesso) cosa deve fare il

presidente della sezione?

Sottoporre il ricorso al c.d. esame preliminare al fine di accertare se il ricorso è manifestamente inammissibile.

Il presidente prende il ricorso e lo legge e vede se i termini di notifica e presentazione in giudizio sono stati

rispettati. Perché c’è un esame preliminare del ricorso? È un filtro che tende ad evitare che ricorsi non fisicamente


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AUTORE

luca d.

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AGRIGENTO, PALERMO, TRAPANI)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Alberghina Fausto.

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