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Parliamo del contratto collettivo sotto vari profili.

Il contratto collettivo nasce con una funzione primordiale che precede quella delle determinazioni

delle condizioni di lavoro, è che era quella di regolazione della concorrenza. Infatti all'inizio del

900 i primi contratti collettivi, definiti concordati di tariffa, servivano ad evitare che l'elemento del

costo del lavoro e delle condizioni di lavoro,divenisse un fattore di concorrenza tra le imprese.

Oggi questo tema della funzione primordiale torna di nuovo in auge e riacquisisce una certa

importanza perché come vedremo, gli sviluppi più recenti della contrattazione collettiva hanno

fatto sì che questa funzione primitiva del contratto collettivo, è stata messa in discussione da

alcuni cambiamenti recenti.

Il nostro ordinamento prevede il contratto collettivo sotto diverse forme e in particolare il contratto

collettivo che continua a riprodursi nell'ordinamento a cui noi facciamo riferimento è il contratto

collettivo di diritto comune; si chiama contratto collettivo di diritto comune perché fa

riferimento,come disciplina normativa che ne regola l'esercizio, alle regole del diritto privato

contenute nel codice civile, in particolare agli articoli 1321 e seguenti, i quali regolano appunto i

principi del contratto collettivo. Perché nel nostro ordinamento il contratto collettivo è definito a

livello legislativo,e regolato dai principi del diritto comune? In realtà il legislatore costituente aveva

previsto un altro modello di contratto collettivo,in particolare all'articolo 39 della costituzione

aveva indicato uno schema di contratto collettivo che doveva avere un'efficacia erga omnes,

un'efficacia generalizzata nei confronti di tutti i lavoratori, a condizione che fosse stipulato da

sindacati riconosciuti che quindi acquisivano una personalità giuridica,e per acquisire questa

personalità giuridica dovevano avere uno statuto a base democratica.

Questo modello di contratto collettivo, detto anche contratto collettivo del modello costituente, o

contratto collettivo di cui all'articolo 39 seconda parte della costituzione, in realtà nel nostro

ordinamento rimane un modello tracciato dal legislatore costituente, che tuttavia non è stato

attuato da parte del legislatore ordinario. Quali sono le conseguenze della previsione del modello

previsto dalI'art 39 seconda parte della costituzione e della sua mancata attuazione? le

conseguenze sono determinate dal fatto che anzitutto il contratto collettivo, che invece vive e si

riproduce nel nostro ordinamento giuridico, è regolato solo dalla disciplina comune dei contratti,

perché una disciplina del contratto collettivo diversa da quella prevista dall'articolo 39 della

costituzione, non sarebbe compatibile con essa. Infatti l'articolo 39 seconda parte della

costituzione, per quanto anche se non è stato attuato dal legislatore ordinario,produce l'effetto di

condizionarlo tutte le volte in cui questo intenda disciplinare quegli aspetti del contratto collettivo

(cioè l'efficacia erga omnes del contratto collettivo) in modo difforme da quanto previsto dal

modello costituente. La conseguenza di questa mancata attuazione è che sul piano della efficacia

soggettiva, il contratto collettivo di diritto comune produce tutti gli effetti che producono i contratti

di diritto privato, e quindi produce l'effetto di essere circoscritto nella sua applicazione ai soggetti

che hanno stipulato un contratto collettivo, e a coloro che da questi vengono rappresentati.

Quindi il contratto collettivo di diritto comune produce effetti solamente nei confronti di coloro che

sono iscritti alle associazioni sindacali che lo hanno stipulato. Questa è la regola generale!

Tuttavia nell'ordinamento giuridico sono stati elaborati una serie di correttivi a questa regola

generale, che oggi ci consentono di estendere in modo significativo l'efficacia soggettiva del

contratto collettivo. Un primo meccanismo che il nostro ordinamento aveva messo in piedi per

estendere l'efficacia soggettiva del contratto collettivo, era stato ideato verso la fine degli anni 50,

quando la legge numero 741 del 1959,detta anche legge Vigorelli, aveva previsto un

meccanismo mediante il quale il Parlamento delegava al governo la facoltà di emanare dei

decreti legislativi (che avevano la medesima forza della legge), che recepivano la parte

economica dei contratti collettivi. Attraverso questo meccanismo, per la parte economica che

riguarda i contratti collettivi, quest'ultimi acquistavano un'efficacia erga omnes, cioè un'efficacia

generale. In poche parole con la legge Vigorelli i contratti collettivi entrarono a far parte del

contenuto di decreti legislativi, che hanno un'efficacia equiparata a quella della legge. Questo

meccanismo tuttavia non non è sopravvissuto come meccanismo ordinario, al vaglio della corte

costituzionale; infatti dopo che con una legge successiva dell'anno seguente, il Parlamento ha

delegato nuovamente il governo al recepimento della parte economica dei contratti collettivi,

questo meccanismo nella sua ripetizione, è stato sottoposto al vaglio della corte costituzionale

perché si temeva che contrastasse di fatto con l' articolo 39 secondo parte della costituzione,

perché si finiva per far acquisire un'efficace erga omnes ai contratti collettivi di diritto comune


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Paoly84

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paoly84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Niccolò Cusano - Unicusano o del prof Cermelli Claudia.

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