Introduzione al diritto del lavoro
La materia normalmente si divide in due tronconi che sono: la materia del diritto sindacale e la materia del rapporto individuale di lavoro a cui corrispondono 2 diversi manuali indicati come mia preferenza. In particolare, il manuale del diritto sindacale del professor Gino Giugni e per il diritto del lavoro ho scelto il manuale del professor Ghea.
Primo modulo: Il diritto del lavoro e le fonti
Oggi cominciamo con la prima lezione e con il primo modulo che vi dovrebbe inquadrare il diritto del lavoro nell'ambito del sistema delle fonti, sia delle fonti di carattere internazionale che nell'ambito delle fonti di diritto interno.
Il diritto del lavoro italiano nel contesto internazionale
Iniziamo inquadrando il diritto del lavoro italiano nel sistema delle fonti del diritto internazionale: il tema deve essere affrontato in una prospettiva storica ed evolutiva, perché la materia dei diritti sociali ha avuto un'evoluzione diversa nel tempo e ha ricoperto nell'ambito delle fonti internazionali, ruoli diversi in diversi momenti storici. Infatti, l'emersione dei diritti sociali è stata lenta nell'ambito delle fonti internazionali, sia per quanto riguarda le politiche del lavoro nell'ambito delle fonti del diritto internazionale in senso proprio, e qui mi riferisco in particolare alle fonti dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, che come sapete è quell'organismo che opera a Ginevra e che attraverso una serie di convenzioni ratificate dagli stati membri aderenti all'organizzazione, ha stabilito una fonte comune di diritti sociali e di obblighi per gli stati membri, rispetto alla loro attuazione.
Questa lentezza si è manifestata non solo nell'ambito del diritto internazionale in senso proprio, ma anche nell'ambito del diritto dell'Unione Europea, perché come vedremo con maggiore dettaglio, l'evoluzione del diritto del lavoro nell'ambito dell'Unione Europea, è stata un'evoluzione lenta, che ha modificato nel corso del tempo, il peso e l'importanza delle politiche sociali nell'ambito delle più complessive politiche dell'Unione Europea.
Riconoscimento dei diritti sociali nelle organizzazioni internazionali
Per quel che riguarda le fonti di diritto internazionale in senso proprio, mi riferisco in particolare all'attività dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL o ILO secondo la sigla inglese), questo movimento lento verso una piena acquisizione dei diritti sociali è dovuto a ragioni di carattere storico, legate alla necessità di contemperare l'esigenza di riconoscimento dei diritti sociali, espressa dai diversi stati aderenti alla convenzione. Non va dimenticato che all'interno dell'OIL, convivevano paesi con contraddizioni giuridico-culturali molto diverse, e soprattutto paesi in cui i diritti sociali rivestivano un ruolo molto diverso, basti fare l'esempio dei paesi anglosassoni, soprattutto gli Stati Uniti d'America e anche la Gran Bretagna, che nella seconda metà del novecento, assegnarono ai diritti sociali, un ruolo diverso da quello che era stato assegnato dai paesi dell'Europa continentale. Questo anche perché, data la situazione politica che vedeva contrapposti il blocco occidentale e quello dell'Europa orientale, aveva condotto questi ordinamenti ad avere un atteggiamento di freddezza nei confronti del riconoscimento dei diritti sociali.
Con la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda, gli equilibri sono cambiati, perché la necessità di questo atteggiamento timido e freddo, nei confronti dell'emergere dei diritti sociali, non è sembrata più così pressante, e di conseguenza anche nell'ambito delle politiche dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, si sono visti negli ultimi decenni, dei passi più decisi nei confronti del riconoscimento dei diritti sociali.
L'impatto della globalizzazione sui diritti sociali
Tra l'altro questa evoluzione corrisponde anche a una serie di nuove esigenze, che si sono manifestate con l'avvento della globalizzazione dei mercati, e che vede il contrapporsi di una serie di ordinamenti nell'ambito del mercato globale, ciascuno dei quali caratterizzato da una diversa protezione dei diritti sociali, con conseguenti differenze di costi e fenomeni, quali il dumping sociale, oppure quello che viene chiamato lo shopping, da parte delle grandi imprese transnazionali, nell'ambito di diversi ordinamenti.
Proprio per far fronte a questa situazione di competizione, che ha condotto alcuni ordinamenti a offrire sul mercato del lavoro globale, forza lavoro assai meno onerosa, anche per una limitata protezione dei diritti sociali, si è sentita l'esigenza a livello internazionale, di individuare un plafond comune di diritti sociali, che vedono riconosciuto una protezione a livello internazionale, e questo ha spinto l'Organizzazione Internazionale del Lavoro a svolgere un ruolo nuovo, che fino alla fine degli anni '90 in realtà non era stato sentito come necessario, cioè quello di tentare, se non una armonizzazione, tra i diritti sociali degli stati aderenti alla convenzione.