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Diritto del lavoro - la cooperazione Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto del lavoro per l'esame del professor Caliandro sulla cooperazione e sul diritto del lavoro. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il diritto civile, il contratto collettivo, lo Statuto dei lavoratori, la distinzione tra subordinazione e Autonomia.

Esame di Diritto del lavoro docente Prof. S. Caliandro

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ad essi?

L'art. 39 della Costituzione, viene attualmente applicato solo nel suo primo comma. Infatti, in base

al secondo comma, i sindacati dovrebbero registrarsi in un albo, ma ciò non è mai avvenuto. I

sindacati, hanno sì un regolamento interno e uno statuto, ma non sono registrati. Nel caso fossero

registrati, il CCNL avrebbe effetto anche su tutti gli appartenenti a quella categoria, sia essi iscritti o

meno (comma 3).

Ai non iscritti, rimangono quindi due strumenti:

− per Adesione Esplicita (avremo una formula di adesione al Contratto Collettivo per estensione al

Contratto di Categoria) o Implicita (non viene fatto riferimento esplicito al Contratto

Collettivo);

− per Via Giurisprudenziale. Questa a sua volta fa riferimento a 3 articoli:

art. 3 Cost.: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza

distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni

personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e

sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno

sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione

politica, economica e sociale del Paese.

Art 36 Cost.: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità

del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e

dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha

diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 2099 c.c.: La retribuzione del prestatore di lavoro può essere stabilita a tempo o a cottimo e

deve essere corrisposta nella misura determinata [dalle norme corporative], con le modalità e

nei termini in uso nel luogo in cui il lavoro viene eseguito. In mancanza di [norme corporative o

di] accordo tra le parti, la retribuzione è determinata dal giudice.

In base a questo ci si rifà al CCNL per via giudiziaria, ossia tramite giudice.

I primi 3 articoli della Costituzione esplicano che è dovere principale della Repubblica, garantire un

lavoro e un principio di uguaglianza.

Art.1 Cost.: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 2 Cost.: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo,

sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri

inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3 Cost.: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza

distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e

sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di

fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e

l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del

Paese.

Allo stesso modo, l'art. 4 e l'art. 41, che vanno visti in modo speculare, evidenziano che chi lavora

ha diritto al lavoro e la Repubblica ha il diritto di tutelare i lavoratori. Inoltre, sono i datori di lavoro

che devono garantire che ogni lavoratore non sia danneggiato nella sua sicurezza, nella sua libertà e

che gli sia garantita una dignità.

Art. 4 Cost.: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni

che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività

o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 41 Cost.: L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla

libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e

privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

L'evoluzione del diritto del lavoro segue due binari: la legislazione e l'applicazione delle norme.

La prima legislazione sul lavoro si ebbe nel 1886 in cui si cercava di tutelare i bambini e le donne in

miniera. Questa legge si costruì perché se ne sentì la necessità e in ugual modo viene fatto ogni

volta che si vuol creare una legge: prima si fa un rilevamento statistico per analizzare un problema o

un diritto non tutelato, poi si fa un atto di legislazione. In più è vincolante il livello di civilizzazione

di una nazione (es. Cina che non rispetta tuttora i diritti dei lavoratori). Le rivendicazioni nascono

dal bassa, ma non necessariamente diventano legge, lo diventano solo se il legislatore ne prende

visione. Statuto dei Lavoratori

La legge 300 del 1970 definisce lo Statuto dei Lavoratori.

Lo statuto dei lavoratori, pur facendo riferimento al lavoro tipico, basato sul modello fordiano, fa in

modo che la Costituzione e le sue leggi a tutela dei lavoratori entrino nelle fabbriche.

Con questa legge alcuni diritti Costituzionali diventano patrimonio di tutti i lavoratori. La legge 300

del '70 fa riferimento al lavoro subordinato e non tiene presente del numero di lavoratori nelle varie

aziende.

Il TITOLO I “DELLA LIBERTA' E DIGNITA' DEL LAVORATORE” nei suoi principali articoli

cerca di tutelare al dignità e la libertà del lavoratore e di tutelare il patrimonio aziendale. I primi sei

articoli servono a garantire al lavoratore che, mentre svolge la sua attività lavorativa, non può essere

violato nella sua intimità, ma allo stesso tempo da la possibilità al datore di controllare il prorpio

patrimonio aziendale.

Art. 1 – Libertà di Opinione; Art. 2 – Guardie Giurate; Art. 3 – Personale di Vigilanza; Art. 4 –

Impianti Audiovisivi; Art. 5 – Accertamenti Sanitari; Art. 6 – Visite personali di Controllo; Art. 8 –

Divieto di Indagini sulle Opinioni; Art. 9 – Tutela della Salute e dell'Integrità Fisica.

TITOLO II “DELLA LIBERTA' SINDACALE”

Art. 14 – Diritto di Associazione e di Attività Sindacale; Art. 15 Atti discriminatori.

TITOLO III “DELL'ATTIVITA' SINDACALE”

Art. 19 – Costruzione delle rappresentanze sindacali aziendali (RSA e RSU); Art. 20 - Assemblea;

Art. 21 – Referendum; Art. 25 – Diritto di Affissione; Art. 27 – Locali delle rappresentanze

sindacali aziendali.

RSA (Rappresentanza Sindacale Aziendale). Secondo l'art. 19 chiunque può aderire o costituire una

RSA, mentre prima di questa legge, la Commissione Interna fungeva da rappresentanza del

sindacato.

Nel 1993, con il protocollo Giugni, si cercò di semplificare la rappresentanza sindacale in azienda,

cercando anche di applicare il secondo comma dell'art. 39 della Costituzione. Vennero istituite le

RSU (Rappresentanza Sindacale Unica) e per far si che queste vengano istituite nelle aziende, è

necessario che le varie rappresentanze sindacali, rinuncino a formare le RSA. Vengono fatte in

seguito ad un accordo concertativo fatto dai sindacati dei lavoratori, quelli dei datori e dal governo.

Per costituire una RSU, occorre che la varie rappresentanze sindacali che sottoscrissero il protocollo

del 1993, nominino 1/3 dei rappresentanti e i restanti 2/3 siano eletti dai lavoratori stessi.

TITOLO IV “DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI”

Art. 28 – Repressione della condotta antisindacale. [1° comma] Nel caso in cui siano violati i diritti

dei lavoratori, questi, possono essere tutelati, facendo un ricorso di urgenza (quindi in tempi rapidi

di circa una settimana).

Art. 1343 C.C.: Causa Illecita del contratto. La causa è illecita quando è contraria a norme

imperative, all'ordine pubblico o al buon costume.

Art. 1344 C.C.: Contratto in frode alla legge. Si reputa altresì illecita la causa quando il contratto

costituisce il mezzo per eludere l'applicazione di una norma imperativa.

Art. 1345 C.C.: Il contratto è illecito quando le parti si sono determinate a concluderlo

esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe. (es. stipendio non pagato ma registrato

per scaricare maggiori spese)

Questi tre articoli sono casi di Nullità del Contratto.

Art. 1374 C.C.: Integrazione del contratto. Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel

medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in

mancanza, secondo gli usi e l'equità.(ad es. se nel contratto è riportato che non vengono pagate le

13°, il giudice può intervenire per annullare il contratto e obbligare il datore a risarcire il danno)

Art. 2060 C.C.: Disposizioni Generali del lavoro. Il lavoro è tutelato in tutte le sue forme

organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali.

Art. 2077 C.C.: Efficacia del contratto collettivo sul contratto individuale. I contratti individuali di

lavoro tra gli appartenenti alle categorie alle quali si riferisce il contratto collettivo devono

uniformarsi alle disposizioni di questo.

Le clausole difformi dei contratti individuali, preesistenti o successivi al contratto collettivo, sono

sostituite di diritto da quelle del contratto collettivo, salvo che contengano speciali condizioni più

favorevoli ai prestatori di lavoro.

Art. 2113 C.C.: Rinunzie e Transazioni. Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti

del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi

collettivi concernenti i rapporti di cui all'articolo 409 del codice di procedura civile, non sono

valide.

L'impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione

del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la

cessazione medesima.

Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto

scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà.

Ci sono diritti fondamentali e alienabili dei lavoratori, sui quali nessuno può disporre, nemmeno il

Contratto Collettivo. E' però possibile transigere su alcuni di questi, se il rapporto di lavoro si sta

per estinguere e sevi è una liquidazione in denaro (es. per le ferie non fatte, i giorni di riposo... non

è invece possibile per la tutela della salute).

Tutte queste leggi, fino a qui trattate, rientrano nel principio del FAVOR LAVORATORIS, cioè a

favore dei lavoratori.

Distinzione tra Subordinazione e Autonomia

Art. 2094 C.C. Art. 409 C.p.C. Art. 2222 C.C.

Lavoro Subordinato Lavoro Parasubordinato (rientra Lavoro Autonomo

nel lavoro autonomo)

Art. 409 C.p.C. (Codice di procedura Civile):

Si osservano le disposizioni del presente capo nelle controversie relative a:

1) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all'esercizio di una impresa;

2) rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore

diretto, nonché rapporti derivanti da altri contratti agrari, salva la competenza delle sezioni

specializzate agrarie;

3) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si

concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche

se non a carattere subordinato;

4) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente

attività economica;

5) rapporti di lavori dei dipendenti di enti pubblici ed altri rapporti di lavoro pubblico, sempreché

non siano devoluti dalla legge ad altro giudice.

E' importante ricordare che fan parte del lavoro subordinato le agenzie, le rappresentanze

commerciali e i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Nel lavoro parasubordinato, il lavoratore ha sempre dall'altra parte un committente.

Art. 2094 C.C.: Prestatore di Lavoro Subordinato. E' prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga

mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o

manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore.

I quattro requisiti fondamentali per stabilire la subordinazione sono:

− retribuzione;

− collaborazione nell'impresa;

− dipendenza (economica);

− essere sotto la direzione dell'imprenditore.

Art. 2086 C.C.: Direzione e gerarchia dell'impresa. L'imprenditore è il capo dell'impresa e da lui

dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori.

Art. 2104 C.C.: Diligenza del prestatore di lavoro. Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza

richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall'interesse dell'impresa e da quello superiore

della produzione nazionale.

Deve inoltre osservare le disposizioni per l'esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite

dall'imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende.

Art. 2106 C.C.: Sanzioni Disciplinari. L'inosservanza delle disposizioni contenute nei due articoli

precedenti può dar luogo alla applicazione di sanzioni disciplinari, secondo la gravità

dell'infrazione. (Vedi anche l'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori)

Nella subordinazione c'è una forma piramidale dei poteri.

Art. 2222 C.C.: Contratto d'opera. Quando una persona si obbliga a compiere verso un

corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di

subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il

rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV.

Tutto ciò che non è subordinazione è autonomia. Nel contratto di lavoro autonomo assistiamo ad

una “locatio operis”, ossia ad una commissione d'opera. All'interno della locatio operis esiste una

obbligazione di risultati e una obbligazione di mezzi.

L'obbligazione dei risultati è il raggiungimento di quello che viene chiesto dal committente. In caso

di non raggiungimento dell'opera richiesta, si può verificare un adempimento del contratto, in cui il

committente può decidere se riavere l'opera e pagare meno (es. imbianchino che mi dipinge la

parete di rosso invece che di bianco e in cui io posso decidere se farla rinbiancare oppure tenerla di

quel colore, pagandola ad un prezzo inferiore).

L'obbligazione di mezzi consiste nell'adottare tutti i mezzi possibili per adempiere alla richiesta del

committente. Questo tipo di obbligazione e quindi la diligenza, viene parametrata in base alle

conoscenze tecnico-scientifiche (es. chirurgo che non ha adottato tutte le misure necessarie

disponibili per operare di appendicite, con un risultato di morte).

Nel mondo della subordinazione, le cose cambiano; le obbligazioni di mezzi, ricadono sul datore di

lavoro (es. in un ospedale, se c'è un'imperizia, ci si rifà sia sul medico che sull'azienda). Vi è una

diversa diligenza esigibile tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. Anche sotto il profilo della

responsabilità, c'è un restringimento delle possibilità al suo interno.

Vi è una distinzione tra Locatio Operis (lavoro autonomo) e Locatio Operarum (lavoro

subordinato).

Sinnallagma: doppia obbligazione tra i contraenti, tra datore di lavoro e lavoratori subordinadi.

Contratto e Autonomia Contrattuale

Nell'autonomia contrattuale i due contraenti possono liberamene stabilire un accordo tra le parti,

senza i vizi del consenso.

Art. 1322 C.C.: Autonomia del contratto. Le parti possono liberamente determinare il contenuto del

contratto nei limiti imposti dalla legge.

Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina

particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento

giuridico.

Questa legge, porta ad una possibilità infinita di contratti, causando spesso atipicità del contratto.

Nel contratto è quindi possibile inserire ulteriori clausole, senza però andare contro la legge e senza

intaccare il Favor Lavoratoris.

Art. 1346 C.C.: Requisiti dell'oggetto del contratto. L'oggetto del contratto deve essere possibile,

lecito, determinato o determinabile.

Secondo la forma, il contratto può essere “ad substantiam” (ai fini della validità dell'atto) in cui si

richiede la forma scritta (in caso contrario può causare la nullità del contratto) ed “ad probatinem”

(ai fini di prova) in cui nell'esistenza di una forma scritta, ci possono essere delle prove testimoniali.

Art. 1353 C.C.: Contratto Condizionale. Le parti possono subordinare l'efficacia o la risoluzione

del contratto o di un singolo patto a un avvenimento futuro e incerto.

Art. 1354 C.C.: Condizioni Illecite o Impossibili. È nullo il contratto al quale è apposta una

condizione, sospensiva o risolutiva, contraria a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon

costume.

La condizione impossibile rende nullo il contratto se è sospensiva; se è risolutiva, si ha come non

apposta.

Art. 1362 C.C.: Intenzione dei contraenti. Nell'interpretare il contratto si deve indagare quale sia

stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole.

Per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento

complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto.

E' quindi importante valutare il comportamento attuativo del contratto; non solo la parte letterale (il

contratto), man anche lo svolgimento.

Art. 1363 C.C.: Interpretazione complessiva delle clausole. Le clausole del contratto si interpretano

le une per mezzo delle altre, attribuendo il senso che risulta dal complesso dell'atto.

Art. 1366 C.C.: Interpretazione di buona fede. Il contratto deve essere interpretato secondo buona

fede.

Art. 1372 C.C.: Efficacia del contratto. Il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere

sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge.

Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi che nei casi previsti dalla legge.

Art. 1418 C.C.: Cause di nullità del contratto. Il contratto è nullo quando è contrario a norme

imperative, salvo che la legge disponga diversamente.

Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall'articolo 1325,

l'illiceità della causa , l'illiceità dei motivi nel caso indicato dall'articolo 1345 e la mancanza

nell'oggetto dei requisiti stabiliti dall'articolo 1346.

Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge.

Art. 1419 C.C.: Nullità parziale. La nullità parziale di un contratto o la nullità di singole clausole

importa la nullità dell'intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza

quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità.

La nullità di singole clausole non importa la nullità del contratto, quando le clausole nulle sono

sostituite di diritto da norme imperative.

E' però importante fare distinzione tra nullità e annullabilità

Art. 1441 C.C.: Legittimazione dell'azione di annullamento. L'annullamento del contratto può

essere domandato solo dalla parte nel cui interesse è stabilito dalla legge.

L'incapacità del condannato in stato di interdizione legale può essere fatta valere da chiunque vi ha

interesse.

Nullità – ha effetto “ex tunc” (dall'inizio) – si verifica quando va contro alle norme imperative

(accordo tra le parti, oggetto, causa e forma – art. 1325 C.C.)

Annullabilità – ha effetto “ex nunc” (da quel momento in poi) – si verifica a causa dei vizi del

consenso (errore, violenza e dolo – art. 1427 C.C.)

Nel caso di annullabilità, come dice l'art. 1441, solo il contraente (il lavoratore) può chiedere la

sanabilità (es. lavoratore in nero) e sono se vi sono verificati dei vizi del consenso. All'interno dei

vizi del consenso, esiste l'errore:

Art. 1429 C.C.: Errore essenziale. L'errore è essenziale:

1) quando cade sulla natura o sull'oggetto del contratto;

2) quando cade sull'identità dell'oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello stesso

che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante

del consenso;

3) quando cade sull'identità o sulle qualità della persona dell'altro contraente, sempre che l'una o

le altre siano state determinanti del consenso;

4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto.

Art. 1431 C.C.: Errore riconoscibile. L'errore si considera riconoscibile quando, in relazione al

contenuto, alle circostanze del contratto ovvero alla qualità dei contraenti, una persona di normale

diligenza avrebbe potuto rilevarlo.

Capacità del Lavoratore e delle Parti

Art. 1425 C.C.: Incapacità delle parti. Il contratto è annullabile se una delle parti era legalmente

incapace di contrattare.

E' parimenti annullabile, quando ricorrono le condizioni stabilite dall'articolo 428, il contratto

stipulato da persona incapace d'intendere o di volere.

Art. 1426 C.C.: Raggiri usati dal minore. Il contratto non è annullabile, se il minore ha con raggiri

occultato la sua minore età; ma la semplice dichiarazione da lui fatta di essere maggiorenne non è

di ostacolo all'impugnazione del contratto.

La capacità dei soggetti viene definita agli art. 1 e 2 del Codice Civile.

Art. 1 C.C.: Capacità Giuridica. La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita.

I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita.

Art. 2 C.C.: Capacità di Agire. La maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno. Con

la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita una età

diversa.

Sono salve le leggi speciali che stabiliscono un'età inferiore in materia di capacità a prestare il

proprio lavoro. In tal caso il minore è abilitato all'esercizio dei diritti e delle azioni che dipendono

dal contratto di lavoro.

Nei minorenni la capacità di agire viene regolata dalla Patria Potestà.

La capacità di intendere e di volere è un requisito fondamentale per cui le parti possono decidere e

stipulare contratti. Chi non ha questa capacità, è assistito da una Patria Potestà.

Diligenza

La diligenza (dal latino diligere, "scegliere") è l'assiduità, la precisione, lo scrupolo perseguiti nello

svolgimento di un lavoro o di un compito.

Come abbiamo detto precedentemente, la responsabilità della diligenza cambia in fattore se siamo

lavoratori autonomi o subordinati. Nella fattispecie, il lavoratore subordinato ha l'obbligo di

lavorare con diligenza, ma in caso di errore, non è il primo ne l'unico a rispondervi, bensì fa in

primo luogo testo al datore di lavoro.

Art. 2104 C.C.: Diligenza del prestatore di lavoro. Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza

richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall'interesse dell'impresa e da quello superiore

della produzione nazionale.

Deve inoltre osservare le disposizioni per l'esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite

dall'imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende.

Per il prestatore di lavoro, la diligenza non è soltanto il rispetto di una diligenza media, ma è anche

quella di adoperarsi ad un ordine di servizio. C'è quindi una diligenza media, ma anche una

diligenza di lavoro. Viene valutata sulla base tecnico-scientifica, ma anche dal rapporto gerarchico

di lavoro. Il lavoratore è un soggetto da cui si hanno delle aspettative sia di diligenza che di

collaborazione, anche se è necessario però fare attenzione e distinguere l'essere collaborativi

dall'essere vessati.

Art. 2105 C.C.: Obbligo di fedeltà. Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio

o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai

metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Art. 2125 C.C.: Patto di non concorrenza. Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell'attività

del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta

da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non

è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.

La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni

negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata.

Il patto di non concorrenza richiede: la forma scritta; chi non concorre deve essere pagato; il vincolo

con limiti di oggetto, tempo e luogo.

Patto di Prova

Il patto di prova è un accordo con il quale si chiede ad un lavoratore di lavorare un per un

determinato periodo in prova all'interno dell'azienda.

Art. 2096 C.C.: Assunzione in prova. Salvo diversa disposizione [delle norme corporative],

l'assunzione del prestatore di lavoro per un periodo di prova deve risultare da atto scritto.

L'imprenditore e il prestatore di lavoro sono rispettivamente tenuti a consentire e a fare

l'esperimento che forma oggetto del patto di prova.

Durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere dal contratto , senza l'obbligo di

preavviso o d'indennità. Se però la prova è stabilita per un tempo minimo necessario, la facoltà di

recesso non può esercitarsi prima della scadenza del termine.

Compiuto il periodo di prova, l'assunzione diviene definitiva e il servizio prestato si computa

nell'anzianità del prestatore di lavoro.

Il periodo di prova, richiede quindi: una forma scritta; la possibilità di svolgere l'atto di prova,

l'oggetto determinato o determinabile.

Quanto può durare un atto di prova?

1) L'art. 2096 non prevede una durata di tempo;

2) Generalmente il periodo di prova ha una durata massima che è definita nel Contratto Collettivo;

3) L'Art. 10 della legge 604 del '66, definisce una durata massima di 6 mesi, dopo di che se supera

questo periodo, il lavoratore non potrà essere più licenziato “ad mutum” ossia senza preavviso ed

indennità, ma con giustificato motivo.

Licenziamento

Nel licenziamento occorre distinguere la tutela obbligatoria (legge 604 del '66) dalla tutela reale

(art. 18 dello Statuto, legge 300 del '70).

Il datore di lavoro ha tre poteri: organizzativo, direttivo e disciplinare (dove rientra il

licenziamento).

Art. 2086 C.C.: Direzione e gerarchia dell'impresa. L'imprenditore è il capo dell'impresa e da lui

dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori.

Art. 2103 C.C.: Mansioni del lavoratore. Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni

per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia

successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza

alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore

ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva,

ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla

conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore

a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad una altra se non per

comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Ogni patto contrario è nullo.

Ius Variandi: Con l'espressione ius variandi si intende la tipica facoltà, di natura sia privatistica che

pubblicistica, che consente al suo titolare di ritornare sulle sue scelte ed effettuarne altre, anche in

assenza di mutamenti della situazione oggettiva.

In linea di massima si tratta di una facoltà unilaterale, cioè, attribuita ad un solo soggetto attivo, ed

esercitata nei confronti di un soggetto passivo nei limiti delle tutele che la legge riconosce a

quest'ultimo. (wikipedia)

E' il potere che il datore di lavoro ha di variare la collocazione del lavoratore in modo orizzontale e

per ragioni tecniche, organizzative e produttive.

In più è possibile che il lavoratore si alzato di prestigio nella sua mansione, ma mai declassato. Il

demansionamento può provocare oltre a danni economici (che vengono calcolati con

proporzionalità) anche danni psichici di cui il lavoratore può richiedere il risarcimento. A questo

riguardo, secondo il diritto di proporzionalità (art. 36 Cost.) se un lavoratore svolge una mansione

superiore, dovrebbe guadagnare di più. Se lavoro per 3 mesi in una mansione superiore, che non sia

per sostituire un avente diritto a quel posto (es. donna in maternità), quella mansione diventa mia.

Lo Ius Variandi, in mano al datore di lavoro, si compone quindi del potere organizzativo, direttivo e

disciplinare.

Art. 2106 C.C.: Sanzioni disciplinari. L'inosservanza delle disposizioni contenute nei due articoli

precedenti può dar luogo alla applicazione di sanzioni disciplinari, secondo la gravità

dell'infrazione.

La sanzione per la violazione dell'obbligo di fedeltà e di diligenza (artt. 2104 – 2105) deve essere

proporzionale all'infrazione che viene commessa.

Il potere disciplinare va ad indagare gli obblighi e le cause di fedeltà e di diligenza.

Mobbing: Atteggiamento lesivo messo in atto dai colleghi di pari livello.

Bossing: Atteggiamento lesivo attuato dall'alto della scala gerarchica che impedisce di svolgere

efficacemente il proprio lavoro (però non coincide sempre con il demansionamento).

Art. 2087 c.c.: Tutela delle condizioni di lavoro. L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio

dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono

necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

In questa tutela oltre al mobbing e al bossing, rientra anche la tutela sulla salute (sia fisica che

psichica) e sulla sicurezza. Questo tipo di tutela, oltre ad essere esplicitata in questo articolo, è

scritta anche nell'art. 32 della Costituzione. In base a questo articolo, viene espresso che il datore di

lavoro è titolare della gerarchia d'impresa, ma è anche il garante delle cose sopra riportate; vi è

quindi un bilanciamento di diritti e di doveri.

Art. 1175 c.c.: Comportamento secondo correttezza. Il debitore e il creditore devono comportarsi

secondo le regole della correttezza.

Datore e lavoratore devono reciprocamente essere corretti tra loro e quindi rispettare le leggi.

Potere Sanzionatorio

Nel modello sanzionatorio, ci sono delle gradualità che vengono riprese dai Contratti Collettivi.

Art. 7 della legge 300 del '70: Sanzioni Disciplinari.

Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse

può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a

conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare

quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano.

[Il datore di lavoro ha l'obbligo di affissione del Codice Disciplinare (contenente le regole di

comportamento) nei luoghi di lavoro, in modo che possa essere alla portata di tutti i lavoratori. Se

non viene affisso, in caso di sanzioni a carico del lavoratore, queste sono nulle.]

Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore

senza avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa.

Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o

conferisce mandato.

Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte

sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa

non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la

sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Caliandro Stefano.

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