Diritto del lavoro
Il diritto del lavoro raccoglie tutte le regole esistenti tra lavoratore e datore di lavoro.
Modelli tradizionali a confronto
Esistono vari modelli sociali, in particolare due sono quelli più importanti:
Economia liberale di mercato
- Modello americano: Il liberismo (o liberalismo economico) è una teoria economica, filosofica e politica che prevede la libera iniziativa e il libero mercato mentre l'intervento dello Stato nell'economia si limita al massimo alla costruzione di adeguate infrastrutture (strade, ferrovie, ponti, autostrade, tunnel, in certi casi perfino edifici, ecc.) che possano favorire il mercato.
- Gli individui competono quindi nel mercato nazionale e internazionale, e dalla loro competizione si genera spontaneamente crescita economica e migliori condizioni di vita e di lavoro. È una forma di mercato in cui è il mercato che alimenta la crescita spontanea delle condizioni di lavoro per cui non c’è bisogno che lo stato preveda pensioni pubbliche, assistenza ai disoccupati, ecc., perché sarà compito dei singoli cittadini occuparsene.
Economia coordinata di mercato
- Modello sociale europeo: Il modello sociale europeo è una struttura politica e socio-economica comune alla maggior parte degli stati europei, caratterizzata da un Welfare state che garantisce a tutti un'elevata protezione sociale e diritti di cittadinanza. Tutto ciò per coniugare crescita economica e buone condizioni di lavoro con la garanzia di un adeguato tenore di vita ad ogni singolo cittadino, al fine di evitare eccessive differenze sociali.
- Il sistema sociale si basa quindi su “sistemi di welfare universali” e cioè garantisce un’assistenza pubblica ai cittadini sotto tutti gli aspetti: sanità, occupazione, disoccupazione, ecc. Quindi un sistema pubblico di welfare che interviene a supporto dei cittadini basandosi sul trasferimento sociale, cioè andando a prelevare i soldi a chi li ha = è un patto sociale. Un modello del genere per funzionare bene ha un presupposto che non sempre è sottinteso ovvero che tutti paghino le tasse. In questo modello si ha un’alta protezione assicurata ai lavoratori (salario minimo garantito, ecc.) e la presenza di dialogo sociale, cioè la partecipazione dei sindacati dei lavoratori e delle rappresentanze dei datori di lavoro nella politica economica dello stato. Lo stato inoltre dovrebbe garantire piena occupazione. Il modello sociale europeo è in netto contrasto con quello americano e con la "tipica mentalità statunitense", caratterizzata dalla cosiddetta "sfrenata meritocrazia".
American works
Creare lavoro togliendo soldi all’assistenza sociale.
Modello europeo
Si dice modello sociale europeo ma in realtà in Europa si osserva non un unico modello, ma 4 modi diversi di intendere l’economia di mercato:
Modello nordico
- Paesi scandinavi: Questo modello possiede il massimo livello di previdenza sociale. La sua caratteristica principale è la sua natura universale, che si basa sul principio di diritti per il semplice fatto di essere nati.
- Il modello nordico è caratterizzato anche da importanti investimenti sul controllo dell'evasione fiscale oltre che da politiche per favorire un'equa ridistribuzione della ricchezza. I paesi che attuano il modello nordico sono caratterizzati anche da una quota elevata di pubblico impiego.
- Viene detratto il 60% del reddito dei cittadini per utilizzarlo nel welfare: questa parte di reddito viene utilizzata per la disoccupazione e per tutte quelle iniziative di governo destinate ad incrementare le probabilità di trovare lavoro: maggior orientamento, corsi di formazione e riqualificazione personale. I paesi scandinavi investono tantissimo su questi aspetti.
- Altro aspetto è che il mercato del lavoro è molto flessibile: è facile assumere e licenziare un lavoratore. Si dice in altro modo che l’impiego è “meno stabile”: se un datore vuole liberarsi di un lavoratore lo può fare con una certa facilità.
- L’ultimo aspetto è che le organizzazioni sindacali hanno tantissimi iscritti e sono molto forti (caratteristica specifica dei soli paesi nordici): (70/80% dei lavoratori) sono tantissimi gli iscritti e, di conseguenza, il potere dei sindacati è molto forte: dispersione dei salari (dislivello di salari nonostante si faccia lo stesso lavoro).
Modello continentale
- Austria, Belgio, Germania, Olanda e Lussemburgo: Il modello continentale è simile al modello nordico, ma con alcune differenze. Maggiore quota destinata alle pensioni, piuttosto che alle politiche di lavoro; l’assistenza pubblica è collegata a quello che si è versato al sistema: se non ho mai lavorato non ho diritto ad alcun trattamento di disoccupazione; viceversa, se ho contribuito ho diritto ad una copertura.
- Per quanto riguarda il mercato del lavoro, le politiche attive sono meno importanti rispetto al modello nordico e nonostante un tasso di adesione basso, i sindacati hanno comunque importanti poteri decisionali nei contratti collettivi (questo nasce da un privilegio che gli è stato affidato); qui la protezione del lavoro è però più rigida (è più difficile assumere e licenziare); un altro aspetto importante del modello continentale sono gli alti sussidi di invalidità, in aggiunta al reddito minimo garantito, per la tutela dei più deboli.
Modello anglosassone
- UK e Irlanda: Sta a metà strada tra il modello europeo e quello americano. Si caratterizza per una più bassa spesa sociale: tende a spendere meno per la spesa sociale cercando di garantire un livello minimo di sussistenza, ma non di più. Soprattutto ci sono meno soldi alle pensioni e più soldi alle politiche attive per il lavoro (caratteristica principale).
- Per quanto riguarda i sindacati, essi contano poco-niente (non c’è un salario fissato, c’è una contrattazione tra soggetto e datore di lavoro, quindi si creano possibili disparità salariali).
Modello mediterraneo
- Simile a quello continentale, ma: la caratteristica è che si spende molto per le pensioni, ma meno per l’assistenza sociale. Esistono poi tante tipologie di sussidio, non un’unica: certi lavoratori che appartengono a certe categorie hanno benefici maggiori rispetto ad altri di altre categorie (quando sono in uno stato di disoccupazione) → Sistema segmentato: alcune variabili possono essere: l’età, la zona dell’Italia, la grandezza dell’impresa per cui lavoro, ecc.
- Altra caratteristica è che abbiamo una forte protezione per l’impiego e scarse politiche attive per il lavoro. Poiché, rispetto ai modelli precedenti, in quello mediterraneo vi sono molte meno tutele per chi è senza lavoro, le politiche del mercato del lavoro sono per forza di cose caratterizzate da una rigida legislazione sulla tutela del lavoro (ed in passato anche di un frequente ricorso al pensionamento anticipato.) I sindacati tendono ad avere importanza apparente, che è ancora una volta una delle spiegazioni sul fatto che i redditi siano ancora più bassi rispetto al modello anglosassone.
Differenze tra i modelli sociali europei
Se si volessero classificare i modelli in base alla loro efficienza, cioè alla loro capacità di creare lavoro, e alla loro equità, cioè alla capacità di evitare il rischio di povertà:
Crisi del modello sociale europeo
I modelli coordinati di mercato (=europei) in periodo di crisi non sono in grado di abbattere la disoccupazione: quanto si entra in crisi incrementa la disoccupazione. Questo accade anche nel modello americano, ma gli americani sono più rapidi a trovare una soluzione.
Il tasso di disoccupazione alto è un dramma, dal punto di vista macroeconomico, poiché manda a quel paese totalmente il modello sociale europeo (in generale) → non funziona con la disoccupazione. Perché?
La competizione globale porta ad una sofferenza del sistema produttivo europeo: il sistema manufatturiero europeo è andato in collasso quando ha trovato dei competitore non europei che producono lo stesso bene a prezzi totalmente inferiori. Mentre una volta le “cineserie” erano cose che si rompevano facilmente e di scarsa qualità, oggi riescono a produrre similmente allo standard europeo. Quindi il sistema europeo che ha trovato la competizione del sistema extra europeo è andato in sofferenza. Le aziende che hanno retto l’impatto della globalizzazione no sono certo state quelle elettroniche, ma si sono salvate le aziende manifatturiere che riescono a produrre ciò che i cinesi non riescono: cioè prodotti altamente sofisticati di alta qualità richiesti da certe nicchie di mercato (ad esempio la Ferrari).
Quindi la sofferenza del sistema produttivo comporta un’alta disoccupazione ed un sovraindebitamento dei governi. In più, caso tipico dell’Italia, sono ricadute sul paese le spese folli degli anni ’80. Tutto ciò comporta un’insostenibilità dei sistemi di welfare pubblico (non si riesce più a pagare la disoccupazione, le pensioni e la sanità perché non si hanno i soldi) e una conseguente difficoltà di sostenimento di politiche per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. Cosa posso fare? Devo solo cercare di ridurre la spesa sociale e rilanciare l’economia e l’occupazione attraverso forme di flessibilità del lavoro.
Funzioni del diritto di lavoro
Quindi.. a cosa serve il diritto del lavoro? Nasce con la rivoluzione industriale e serve a garantire buone condizioni di lavoro; ma anche garantire una equa competizione tra le imprese evitando quello che si chiama “dumping sociale”: cioè una competizione basata sullo sfruttamento del lavoro (se non ci fosse ad esempio una regola fornita dal diritto del lavoro che impone la parità tra generi, le imprese tenderebbero ad assumere donne pagandole meno). MA ad oggi, il diritto è cambiato, quindi a queste funzioni si è aggiunta la necessità di incrementare l’occupazione e allo stesso tempo creare più flessibilità per le imprese che competono sul mercato.
Tipologie di lavoratori
A chi si applica il diritto del lavoro? Non a tutti i lavoratori si applica il diritto del lavoro. Le modalità si possono rappresentare con due insiemi.
- Lavoro subordinato
- Lavoro parasubordinato
- Lavoro autonomo
Lavoratore subordinato
Il lavoratore subordinato (2094 cc) è colui che collabora nell’impresa alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. Per la legge quindi il lavoratore subordinato lavora in un’impresa ma non può fare quello che vuole, è alle dipendenze e risponde agli ordini di qualcuno: è soggetto ad una eterodirezione.
- Eterodirezione: risponde agli ordini di qualcuno;
- Ha un’obbligazione di mezzi (deve fare il suo meglio ma il datore non può licenziarlo se non vende perché può non dipendere da lui).
Lavoratore autonomo
Il lavoratore autonomo (2222 cc) è colui che con lavoro prevalentemente proprio realizza un’opera o un servizio senza vincolo di subordinazione. Il lavoratore autonomo ha un risultato da realizzare, un compito; il lavoratore subordinato è invece colui che mette a disposizione le proprie energie al datore di lavoro, non ha uno scopo definito.
- Lavoro prevalentemente proprio;
- No eterodirezione: è libero, non a vincolo di subordinazione;
- Ha un’obbligazione di risultato.
Professioni intellettuali
Le professioni intellettuali fanno parte dei lavoratori autonomi ma con la caratteristica di avere un’obbligazione di mezzi (perché l’obbligazione non dipende interamente da loro; tra loro e il risultato possono esserci molte variabili che non possono controllare): ad esempio l’avvocato ha l’obbligo di fare il suo meglio per vincere la causa, ma non deve per forza raggiungere il risultato, perché il verdetto non dipende da lui.
- È un lavoratore autonomo ma ha un’obbligazione di mezzi.
Differenze tra lavoratore autonomo e subordinato
Bastano queste definizioni per distinguere tra lavoratore autonomo e subordinato? Ad esempio il direttore generale di un’impresa (per definizione è colui che esercita il potere di datore di lavoro su tutta l’impresa o su una parte della stessa — è colui che comanda all’interno dell’azienda, ma la stessa non è di sua proprietà in quanto non è imprenditore): è autonomo o subordinato? Per lungo tempo si è detto che il dirigente fosse un lavoratore autonomo, ad oggi si parla invece di lavoratore subordinato. Questa definizione funzionava nel sistema latifondista dove il dipendente era una persona che non aveva margine di autonomia, ma svolgeva un lavoro ben preciso che gli era stato affidato e viceversa il dirigente veniva considerato come lavoratore autonomo. Con il passare e l’evolversi del tempo le cose sono cambiate perché il lavoro è diventato molto più complicato. Tutto ciò ha messo in crisi queste distinzioni: non si può distinguere lavoratore subordinato e autonomo sulla sola eterodirezione. Tuttavia è importante operare una distinzione tra i due tipi di lavoratori perché hanno diritti diversi: ad esempio solamente il lavoratore subordinato ha le tutele che derivano dal diritto di lavoro; il lavoratore autonomo non ha alcuna tutela.
Il metodo dei giudici
Quindi per capire chi è subordinato o autonomo sono intervenuti i giudici i quali hanno inventato un metodo chiamato “metodo tipologico per approssimazione”: basta che un lavoratore presenti alcune di queste caratteristiche e viene contraddistinto dal giudice come subordinato. → i giudici hanno creato un modello astratto di lavoratore subordinato il quale presenta tot caratteristiche:
- Retribuzione fissa
- Obbligo di mezzi
- Eterodirezione
- Orario prefissato
- Non ha rischio di impresa
- Non ha la proprietà di attrezzature o strumenti
- Deve chiedere l’autorizzazione per assentarsi
- È sottoposto ad un potere di controllo e disciplinare da parte del datore
Essendo un metodo per approssimazione non serve che il lavoratore abbia per forza tutte queste caratteristiche, ma che la maggior parte, cioè gli indici più importanti siano presenti.
Lavoratore parasubordinato
È formalmente un lavoratore autonomo ma per come svolge il proprio lavoro assomiglia ad un lavoratore subordinato. Non è un autonomo puro. È un autonomo che assomiglia, per alcuni versi, a quello subordinato. Questa categoria viene definita come “co.co.co” (collaboratori coordinati continuativi) : si coordina al committente ma non è a lui subordinato. Ha un grado di autonomia superiore al subordinato, ma deve coordinarsi con altri; inoltre la collaborazione non è occasionale (come autonomo) ma continuativa, stabile (sia per periodi brevi che lunghi: può anche essere tutti i giorni per un mese o due volte alla settimana). Una figura tipica è l’agente di commercio: opera in modo autonomo ma deve seguire delle linee stabilite con la casa distributrice. Stessa cosa vale per il consulente.
Problemi con i lavoratori parasubordinati
Problema: Le imprese dagli anni ’90 hanno iniziato ad approfittarsi di queste figure: anziché assumere dipendenti firmavano contratti di co.co.co, in questo modo avevano la possibilità di non applicare alcuna tutela prevista per i lavoratori subordinati. Ovviamente era una frode alla legge e in più se il lavoratore si andava a lamentare dal giudice sicuramente sarebbe stato poi licenziato e si sarebbe creato un’immagine negativa nei confronti del successivo datore di lavoro.
La riforma Biagi
Nel 2003 è intervenuta la legge: con il decreto legislativo 276 del 2003 meglio nota come “riforma Biagi” ha creato quello che viene definito il cosiddetto “lavoro a progetto” (co.co.pro) per rimediare alle frodi del co.co.co. Questo consiste nel fatto che tutte le collaborazioni coordinate continuative devono essere collegate ad un progetto gestito in autonomia dal collaboratore con la possibilità di prevedere misure di coordinamento. Questo progetto deve corrispondere ad un risultato ben definito diverso dalla semplice messa a disposizione di energie.
Diritti del lavoratore a progetto
Creando la figura del co.co.pro il legislatore ha riconosciuto anche delle tutele:
- Stesse tutele di salute e sicurezza di un lavoratore subordinato;
- Ha un compenso minimo garantito, una retribuzione proporzionata al suo lavoro;
- Ha una tutela minima in caso di gravidanza, malattia o infortunio (minore rispetto al lavoratore subordinato, ma presente rispetto al lavoratore autonomo);
- Assicurazione per malattie o infortuni professionali, legati al lavoro.
Il lavoro a progetto non si applica ad alcuni lavoratori: agenti di commercio (non sono mai co.co.pro ma hanno regole proprie), professioni intellettuali, amministratori delle società.
Lavoratori a partita IVA
Con il termine lavoro autonomo in regime di Partita IVA si indica normalmente tutta quella serie di collaborazioni che legano una persona ad un imprenditore/datore di lavoro e che non prevedono né una posizione di sottoposizione gerarchica del...
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Diritto del lavoro - II Modulo Prof. Emanuele Menegatti. Appunti presi a lezione.
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