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Diritto del lavoro e procedura civile Appunti scolastici Premium

Relazione di Diritto del lavoro per far conoscere la figura del CTU nell'ambito del processo del lavoro con analisi dei seguenti argomenti: la disciplina del nuovo processo del lavoro con l'introduzione della L.11-8-1973, n.533, gli obiettivi fondamentali del legislatore.

Esame di Diritto del lavoro docente Prof. A. Pandolfo

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depositare la relazione in un termine non

superiore a 20 giorni.

Questi termini così brevi sono previsti anche in sede

d’Appello. L’art.441 c.p.c., infatti, dispone: “Il

collegio può nominare un consulente tecnico

rinviando ad altra udienza da fissarsi non oltre

30 giorni”. Aggiunge poi al secondo comma: “il

consulente deve depositare il proprio parere

almeno 10 giorni prima della nuova udienza”.

Anche tale termine non ha natura perentoria e può

essere prorogato dal giudice anche implicitamente

con il rinvio dell’udienza di discussione e la sua

inosservanza comporta nullità della consulenza se ed

in quanto la relazione sia stata depositata in epoca

inferiore ai suddetti 10 giorni e la relativa eccezione

sia stata sollevata nella prima istanza o difesa

successiva dell’atto o alla notizia di esso.

Diversamente, nell’ipotesi in cui il consulente tecnico

ometta del tutto di depositare il proprio parere prima

dell’udienza, la parte interessata al sollecito

svolgimento della causa ha solo la facoltà di

sollecitare il potere del giudice perché proceda alla

sostituzione del consulente.

Se però da un lato il legislatore del 73 si è

preoccupato di istituire un processo eccezionale per la

sua speditezza, dall’altro non ha trascurato di attuare

il principio della ricerca della verità, il quale deve

essere garantito maggiormente nel processo del

lavoro, dove vengono messi in gioco diritti

costituzionalmente garantiti, quali il diritto al lavoro e

ad una retribuzione sufficiente a garantire la dignità

del lavoratore e della sua famiglia.

Proprio a tale scopo il legislatore del 73 ha attribuito

al giudice eccezionali poteri in materia

istruttoria, che comprendono anche un’ampia

facoltà di iniziativa, in deroga al principio dispositivo.

Anzitutto il Giudice può disporre, su istanza di parte,

l’accesso sul luogo di lavoro e può stabilire che le

prove testimoniali si svolgano in quella sede, ove

questo possa giovare ad un migliore chiarimento dei

fatti. Può ancora chiedere, alle associazioni sindacali

indicate dalle parti, informazioni e osservazioni, che le

associazioni possono fornire per iscritto od oralmente,

inviando un proprio rappresentante.

Una trattazione sui poteri istruttori del giudice non

può prescindere da una riflessione circa la

consulenza tecnica d’ufficio, la quale, pur non

potendo certo essere considerata a stretto rigore

come un mezzo di prova in senso proprio, rientra

tuttavia certamente tra i mezzi istruttori in senso

lato. Non è infatti casuale la sua collocazione

sistematica nell’ambito della sezione codicistica

dedicata all’istruzione probatoria, per se prima di

quella relativa all’assunzione dei mezzi di prova in

generale.

Secondo la tradizionale nozione che ne viene data, la

CTU costituisce un subprocedimento che determina

l’ingresso nel processo di un ausiliario del giudice, cui

il giudice stesso fa ricorso per integrare le proprie

conoscenze nell’attività di valutazione ed

apprezzamento delle prove che le parti hanno già

offerto.

Ne consegue che la CTU non è fonte di prova

nella disponibilità delle parti, ma, essendo uno

strumento che consente al giudice di acquisire un

bagaglio di conoscenze ed esperienze tecniche che

sfuggono all’ordinaria preparazione di un magistrato,

rientra nella piena disponibilità, anche temporale, di

quest’ultimo.

L’art.424 c.p.c., infatti, dispone che il giudice, se la

natura della controversia lo richiede, in qualsiasi

momento, può nominare uno o più consulenti tecnici,

scelti in albi speciali. Dunque, la nomina del

consulente può essere disposta dal Giudice

d’ufficio in qualsiasi momento, senza incontrare

limite alcuno nel regime delle preclusioni previsto dal

rito del lavoro per l’assunzione dei mezzi istruttori.

Tuttavia, le conclusioni sopra esposte circa l’inidoneità

della CTU ad integrare un mezzo probatorio

diventano sfumate ed evanescenti nel caso di

consulenza relativa a fatti determinabili solo con

ricorso a determinate cognizioni tecniche. La

giurisprudenza ha infatti chiarito che, laddove un

fatto non sia percepibile nella sua intrinseca natura,

se non con cognizioni o strumentazioni tecniche che il

giudice non possiede, la CTU può costituire una vera

e propria fonte di prova. In tali casi si parla di CTU

percipiente, per distinguerla da quella deducente.

A mero titolo esemplificativo, dobbiamo pensare alle

indagini che deve svolgere il CTU sul luogo di lavoro

quando deve leggere i dati ricavati dai sistemi di

registrazione degli orari svolti dai dipendenti di

un’azienda.

Analizzata la CTU dal punto di vista probatorio ed

arrivati alla conclusione che la consulenza

normalmente è uno strumento di valutazione delle

prove offerte dalle parti (CTU deducente), ma a volte

è un vero e proprio mezzo di prova (CTU percipiente),

è doveroso soffermarsi sui principi e gli istituti che

caratterizzano l’ingresso nel processo del consulente

tecnico d’ufficio.

Normalmente, l’ammissione della consulenza

costituisce un provvedimento discrezionale da parte

del Giudice, che solo in limitati e residuali casi è

tenuto ad una nomina obbligatoria. E’ ad esempio

doverosa la nomina del CTU nelle cause di primo

grado relativamente a domande previdenziali o

assistenziali che richiedono accertamenti tecnici.

La discrezionalità in ordine all’ammissione comporta

poi che il giudice ben può disporre la CTU anche

senza istanza di parte, ovvero può rigettare la

richiesta di ammissione.

L’individuazione del nominativo del consulente

va fatta, nella normalità dei casi, nell’ambito degli

iscritti all’albo del tribunale. Il giudice che intenda

nominare un consulente iscritto in un albo di un

diverso tribunale o non iscritto in alcun albo, è invece

tenuto a sentire il presidente ed indicare nel

provvedimento i motivi della scelta. Tuttavia,

l’omissione di tali formalità ed incombenti non

comporta alcuna nullità, né della sentenza, né

della CTU. La norma, infatti, è semplicemente

finalizzata ad evitare abusi da parte del giudice ed a

privilegiare la nomina di tecnici dei quali si è verificata

la competenza al momento dell’esame della domanda

di iscrizione all’albo.

Scelto il consulente, il giudice emette

provvedimento di nomina del CTU e fissa l’udienza

di comparizione. Tale provvedimento viene

successivamente notificato al CTU a mezzo biglietto di

cancelleria.

Venuto a conoscenza della causa in cui il consulente

deve espletare la propria attività, egli, esaminata la

materia oggetto della consulenza, può accettare

l’incarico presentandosi all’udienza, oppure, nel caso

in cui ricorra una situazione di incompatibilità o se la

materia esula dalle sue condizioni tecniche, dovrà

presentare istanza di astensione al giudice che l’ha

nominato, adducendone i motivi, almeno 3 giorni

prima dell’udienza di comparizione.

A tale riguardo, si deve precisare che ricorre una

situazione di incompatibilità quando il CTU o la moglie

è parente fino al quarto grado di una delle parti,

oppure quando il CTU ha rapporti di credito o

debito con una delle parti. Ma il caso più

frequente e più interessante è quando un consulente

del lavoro viene nominato CTU in una controversia di

lavoro, in cui una delle parti è suo cliente (è

consulente del lavoro di una delle parti).

In tale caso, pertanto, il CTU dovrà presentare istanza

di astensione al giudice che lo ha nominato almeno 3

giorni prima dell’udienza di comparizione. Nel caso in

cui il consulente non osserva il dovere di astenersi,

ciascuna delle parti, che conosce la situazione di

incompatibilità in cui versa il nominato CTU, può

proporre istanza di ricusazione almeno 3 giorni

prima dell’udienza di comparizione. Oltre tale

termine, la parte non ha altri mezzi processuali per

far valere l’eventuale situazione di incompatibilità del

consulente, con la conseguenza che la consulenza

rimane ritualmente acquisita al processo.

Anche se la parte viene a conoscenza della situazione

di incompatibilità dopo la scadenza del termine, il

giudice non potrà pronunciare la nullità della

relazione. L’unico potere della parte è solo quello di

prospettare al giudice l’esistenza di gravi ragioni

che giustifichino un provvedimento di

sostituzione del consulente.

Quanto alle ipotesi concrete di “gravi motivi”, la

casistica desunta dalla pratica offre un quadro certo

non edificante. I casi tipici nei quali la fattispecie in

esame può trovare applicazione si riferiscono ad

ipotesi di conflitto di interessi tra il CTU ed una

delle parti in causa, ovvero imperizia del CTU

evidenziatasi nel corso del procedimento e per la

quale egli avrebbe dovuto astenersi.

Nel caso di sostituzione per gravi motivi, l’art.64 c.p.c.

stabilisce che al CTU si applicano “le disposizioni del

codice penale relative ai periti” e che “in ogni caso,

qualora il consulente tecnico incorra in una colpa

grave nell’esecuzione degli atti che gli sono richiesti, è

punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda

fino a £20.000.000. In ogni caso è dovuto il

risarcimento dei danni causati alle parti”.

Nel caso in cui non sussista una situazione di

incompatibilità, il CTU si presenta all’udienza fissata

dal giudice, il quale gli conferisce il mandato da

espletare, e il CTU presta il giuramento di rito.

Ai sensi dell’art.194 comma 2 c.p.c. e 90 comma 1

disp. att. c.p.c., il CTU deve dare comunicazione

alle parti costituite di giorno, ora e luogo dell’inizio

delle operazioni peritali. Detta comunicazione non

deve essere posta in essere nei confronti del

contumace. Eccezione a tale principio e

conseguente necessità di comunicare al contumace

l’inizio delle operazioni peritali, si ha quando la

collaborazione del contumace è indispensabile per

l’espletamento del mandato, come nel caso di incarico

consistente nell’ispezione sulla persona del

contumace o su beni nella sua disponibilità.

L’omessa comunicazione o la inesatta comunicazione

dell’inizio delle operazioni comporta la nullità della

perizia a seguito di relativa eccezione da parte del

difensore di una delle parti, purché la contestazione

avvenga alla prima udienza utile.

Quanto alle modalità di svolgimento

dell’incarico, il CTU può, anche senza l’espressa

autorizzazione del giudice, avvalersi dell’ausilio di

collaboratori e specialisti per il compimento di

particolari indagini o l’acquisizione di elementi di

giudizio. E’ comunque bene richiedere al giudice tale

autorizzazione nel caso in cui la collaborazione

comporti un aggravio di spesa, onde evitare che in

sede di liquidazione delle spettanze non venga

riconosciuta come rimborsabile tale spesa.

Mi sembra opportuno precisare che, ove vi sia l’ausilio

di collaboratori, il CTU debba valutare la loro opera

assumendosene la responsabilità giuridica, scientifica

e morale, laddove trasfonda i risultati di tali

collaborazioni nella propria relazione; l’attività del

collaboratore non può, comunque, integralmente

sostituire quella del CTU.

Il consulente può chiedere al giudice di essere

affiancato da altro consulente specialista in altra

disciplina, laddove si devono svolgere delle attività

attinenti ad altre materie specialistiche. In tal caso il

giudice dovrà conferire apposito incarico al

collaboratore del CTU e pertanto si sarà in presenza

di due distinte consulenze tecniche d’ufficio.

Ai sensi dell’art.194 c.p.c. il consulente può essere

autorizzato dal giudice a domandare chiarimenti alle

parti, ad assumere informazioni dai terzi.

La giurisprudenza ha interpretato tale norma in modo

molto ampio e conseguentemente ha esteso i poteri

del CTU.

Secondo la giurisprudenza maggioritaria, il CTU può

assumere informazioni senza bisogno di

autorizzazione del giudice, solo quando le stesse

tendono ad accertare fatti accessori, che non

integrano fatti e statuizioni posti a fondamento delle

domande e delle eccezioni delle parti, che come tali

devono essere dedotti e provati dalle parti. Il CTU,

infatti, non può sostituirsi alle parti.

Più precisamente, ai sensi dell’art.2697 c.c., l’onere

probatorio incombe solo su chi vuol far valere un

diritto in giudizio e né il Giudice né tanto meno il CTU

possono sostituirsi alla parte che ha interesse a far


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

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