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Diritto del lavoro (diritto sindacale)

Il diritto del lavoro: sistema giuridico o sottosistema giuridico, scopo e contenuto, sensibilità del diritto del lavoro. Libertà sindacale: riconoscimenti europei, riconoscimenti costituzionali. Libertà sindacale negativa.
Associazionismo sindacale, soggetti titolari della libertà sindacale, sindacalismo datoriale, manifestazioni della libertà sindacale.
Il... Vedi di più

Esame di Diritto Del Lavoro docente Prof. F. Focareta

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Nasce una relazione contrattuale: l'operaio lavora in cambio di una mercede. È una relazione giuridica di scambio, che

però non avrà nessuna disciplina che non sia la disciplina generale dei contratti. La classe dei mercanti ritiene che non ci

siano bisogno di regole ulteriori. Basta l'accordo tra operaio e datore di lavoro, una relazione giuridica tra uguale, sul

principio della libertà contrattuale. laissez faire).

Sono ingerenze autoritarie dello stato i tentativi di imporre ulteriori regolamentazioni (è l'economia del

In realtà si cercherà di dare una veste giuridica più precisa a questa relazione; si cercavano contratti che per analogia

colmassero le lacune della volontà contrattuale. Alcuni propendevano per il contratto di locazione delle opere, secondo cui

il lavoratore affittava la propria forza lavoro per un certo periodo al datore di lavoro che ne disponeva. Altri configuravano

un contratto di compravendita, che però ripugnava soprattutto ai cattolici.

Si imporrà e sarà regola per almeno un secolo l'astensionismo assoluto del legislatore.

In questo vuoto pneumatico (e ricercato!) di regole troverà spazio il diritto del lavoro. no work, no pay.

Dove oggi nel mondo la situazione è simile a quella dell'Europa del Settecento, si vorrebbe tornare al In

Cina vengono trattenuti i primi mesi di retribuzione nel caso il lavoratore se ne vada. In Messico le aziende manifatturiere

statunitensi assemblano i prodotti (senza pagare i dazi perchè c'è il mercato unico); in Messico però sterilizzano

temporaneamente le donne appena assunte.

In Europa la libertà assoluta nel mercato aveva portato ad emergere la questione sociale. Nel 1877 il Parlamento dispone

un'inchiesta sulle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori. Si scopre che da nessuna parte si lavora meno di 12 ore al

giorno; che in alcuni settori (come le filande) l'orario lavorativo era di 15­16 ore al giorno. I riposi settimanali non

esistevano e il salario non garantiva alcuna sopravvivenza decorosa alle famiglie.

Non c'era alcuna attenzione alla salute e alla prevenzione per i lavoratori; all'ordine del giorno infortuni sul lavoro e

malattie.

Fuori dalla fabbrica si sta ancora peggio: miserabili condizioni abitative per masse di immigrati e lavoratori ammalati

lasciati a casa senza reddito, idem per i lavoratori infortunati.

Quando viene promossa la commissione d'inchiesta, la situazione era immutata da un secolo, durante il quale si occupano

dei lavoratori la Chiesa, alcuni politici sensibili e la letteratura europea (non quella russa perchè la Russia è rimasta al

feudalesimo).

Qualche decennio dopo arriva la De Rerum Novarum, i partiti socialisti etc etc. La cultura liberale rimane però la cultura

più rappresentata nelle aule parlamentati, e quindi egemone, che continua a sostenere la difesa la libertà contrattuale.

La corte suprema della Virginia nel 1848 dichiara incostituzionale una legge che limitava l'orario massimo di lavoro nei

panifici (dove il lavoro è particolarmente gravoso perchè si lavora di notte) perchè limitava la libertà del lavoratore – non

dell'impresa!. La limitazione era a 65 ore settimanali.

Queste argomentazioni si basano ideologicamente sul postulato falso che il lavoratore nullatenente abbia la libertà e la

forza di contrattare condizioni di lavoro e compenso.

L'incubo del lavoratore era perdere il lavoro e morire di inedia; nascono allora le società di mutuo soccorso in cui ogni

lavoratore versa qualcosa per aiutare i lavoratori. La prima mutua nasce per garantire l'acquisto della bara per il

lavoratore morto di infortunio, altrimenti sarebbe stato buttato nelle fosse comuni!

Le mutue iniziano a garantire un reddito prima per gli infortuni gravi, poi per le malattie, poi per anzianità.

I lavoratori si tassano e creano fondi comuni poi utilizzati per fronteggiare queste situazioni di bisogno.

Il legislatore continuerà ad essere assente dalla scena. I lavoratori costituiscono anche organizzazioni sindacali,

inizialmente in contesti di lavoratori professionalizzanti. Sono quasi nuove corporazioni.

Nel 1872 nasce il primo sindacato, quello dei tipografi.

L'astensionismo del legislatore diventa ad un certo punto insostenibile sia dal punto di vista economico (si metteva a

rischio la stessa riproduzione fisica della forza lavoro) che dal punto di vista dell'ordine pubblico (Bismarck, pur

reazionario, impose in Germania il primo intervento dello stato a favore degli infortunati, altrimenti i lavoratori sarebbero

insorti; in Italia si arriva a fine Ottocento a Milano ad assistere all'eccidio di Bava Beccaris), ed anche giuristi e politici

liberali si rendono conto che lo stato deve intervenire.

Con lo statuto albertino del 48 vengono abrogate le corporazioni. Nel 1864 ci sarà la legge 1797 che abroga in tutta Italia

le corporazioni e porta alla c.d. liberalizzazione delle arti e dei mestieri. Questa legge vieta anche le intese nocive ai

consumatori e lesive della libertà del singolo lavoratore (limiti a qualsiasi accordo tra più soggetti diretti a condizionare il

mercato). Anche le coalizioni sindacali sono perciò vietate, perchè usano la forza (scioperi) o non contrattano in

condizioni di parità (uno vs. uno).

Questi sono più o meno gli stessi argomenti utilizzati dalla corte di giustizia europea. Alcuni casi misero in discussione la

capacità dell'unione europea sviluppo della concorrenza e della libera circolazione e garanzia delle libertà sindacali e del

diritto di sciopero.

Vengono messi in discussione diritto di sciopero e libertà di contrattazione perchè se non controllati e limitati possono

danneggiare la concorrenza.

Oggi nella costruzione europea viviamo le stesse antinomie che genera il diritto del lavoro alla fine dell'Ottocento perchè

radicate geneticamente nel nostro sistema normativo.

Si afferma un liberalismo giuridico e sociale armato verso i tentativi di coalizione dei lavoratori. Non a caso le prime

organizzazioni del lavoro hanno prima forma politica (i partiti socialisti), poi i sindacati (mutue, che assolvono ad un

bisogno di assistenza). Questa situazione in parte verrà modificata ma solo in parte perchè la logica di fondo resterà

quella. Con il codice zanardelli (1889) non ci sarà un riconoscimento del diritto di coalizione e di sciopero, ma vengono

eliminate le sanzioni penali repressive di questi due fenomeni.

Lo stato resta sempre lontano da qualsiasi intento regolativo dei rapporti di lavoro ma allenta un po' la presa, anche

perchè organizzazioni sindacali e scioperi erano diffusissimi negli altri paesi.

Un comportamento tipico dello sciopero è il picchettaggio, un comportamento dissuasivo nei confronti dei crumiri che può

essere di violenza verbale o fisica. Però: la catena umana che impedisce al lavoratore di entrare è violenza? Il dileggio è

violenza? Minaccia (una fattispecie sanzionata penalmente)? La giurisprudenza dell'epoca era severa.

Il primo intervento dello stato non è per regolare i rapporti di lavoro, ma con quegli interventi che poi verranno definiti

“di legislazione sociale” diretti all'equilibrio tra protezione minima dei lavoratori e delle famiglie ed esigenze della

produzione. È una legislazione ispirata dai partiti di maggiore forza.

Riduce il lavoro minorile e femminile notturno (le c.d. “mezze forze”), limita l'orario di lavoro, crea progressivamente un

tessuto normativo diretto a fronteggiare situazioni di bisogno dei lavoratori (previdenza sociale, diritto sindacale e diritto

del lavoro).

Il primo intervento normativo epocale è l'obbligo per i datori di lavoro di assicurarsi sugli infortuni sul lavoro.

Al datore di lavoro viene addossato il rischio imprenditoriale, che comprende il rischio che corrono i lavoratori. Il modo in

cui si impone all'imprenditore di addossarsi il rischio è l'obbligo di concludere una polizza assicurativa.

Tutto ciò non tocca ancora il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro.

In questo scenario esce la legge ?/1893 che istituisce i collegi dei probiviri in ogni provincia. In questo modo non nasce un

diritto che risolva i conflitti, ma crea istituzioni che abbiano la stessa funzione. Il presidente viene scelto tra persone di

specchiata fama e non necessariamente giuristi; il collegio doveva decidere secondo equità e, laddove presenti, secondo gli

usi.

Si stavano diffondendo concordati di tariffa (contratti collettivi allo stato embrionale), che avevano il carattere di usi.

Tra equità ed usi viene distillato nei collegi dei probiviri il primo diritto del lavoro.

I probiviri rappresentano un'esperienza regolativa dal basso.

Enrico Redenti, un giurista, studioso di diritto processuale civile, raccoglie i responsi dei collegi probiviri italiani; pubblica

una sintesi delle decisioni più diffuse. Emergono ora le prime regole fondamentali del diritto del lavoro. Queste regole non

hanno nulla a che fare con il codice civile!

Viene affermato il principio dell'obbligatorietà del preavviso del licenziamento, la regola che la malattia sospende il

rapporto ma non autorizza alla risoluzione per inadempimento o per impossibilità sopravvenuta.

Il contratto individuale non può derogare in peius rispetto alle norme collettivi.

Sono principi a tutela di un contraente considerato strutturalmente debole!

La decisioni dei probiviri più rivoluzionarie riguardano lo sciopero, un comportamento a cui non si possono applicare ­si

ritiene­ le norme del codice civile. Sul piano pubblico lo sciopero non era più un reato e non veniva punito se non in caso

di violenza. Ma sul piano privato lo sciopero è ancora un inadempimento che può portare alla risoluzione!

La giurisprudenza dei probiviri esclude lo sciopero dalla categoria di inadempimento che di per sé può dare luogo alla

risoluzione.

I concordati di tariffa avevano secondo i probiviri un'efficacia collettiva; viene scardinato così il dogma per cui l'accordo ha

effetto solo tra le parti.

I giuristi liberali, tra cui Messina, sono allucinati. Messina tenta di elaborare una teoria dogmatica del contratto collettivo,

prendendo dalla Germania.

Ludovico Barassi scrive “Il contratto di lavoro” (1901), inventandosi così un contratto che abbia una dignità dogmatica e

sistematicità.

Producono regole non sono i giuristi e i probiviri, ma anche l'autonomia collettiva. Inizia a svilupparsi in modo diffuso

soprattutto nel Nord all'inizio la contrattazione collettiva. I primi contratti collettivi sono di inizio Novecento, ma già a

fine Ottocento si erano diffusi i concordati di tariffa.

All'inizio erano anche tariffari che stabilivano una tariffa oraria per ciascuna attività, poi inglobano altre materie:

maternità, malattia, ferie, orario di lavoro. A ogni tornata contrattuale si arricchiscono di nuovi contenuti. I contratti

collettivi possono riguardare singole aziende, singoli mestieri.

Vengono applicati in assenza di regole giuridiche statuali. Vengono applicati perchè il diritto sindacale è effettivo e si

autoimpone e perchè i collegi dei probiviri raccolgono gli accordi e li utilizzano come primo criterio orientativo delle loro

decisioni.

Il contratto itala fiom del 1906 è considerato il primo contratto collettivo di lavoro.

Si sviluppano anche le organizzazioni sindacali a inizio novecento, superata quella fase in cui l'associazionismo dei

lavoratori si concretizzava soltanto nei partiti e nelle mutue.

Il sindacalismo di mestiere era nato poco prima, sulla scorta delle corporazioni che erano state sciolte lasciando soli i

lavoratori nella contrattazione.

I lavoratori più forti e consapevoli quando pensano di riaggregarsi si riaggregano nelle stesse modalità che già

conoscevano. È la prima forma di sindacalismo e i primi contratti di tariffa vengono stipulati da questi sindacati.

È un modello organizzativo che sopravvive anche oggi (per es. sindacato degli attori a Hollywood, sindacato dei dirigenti

d'azienda, dei piloti di volo, dei conducenti di treni, dei poliziotti in Italia).

Il primo sindacato nella forma moderna è la fiom (1901) per la metalmeccanica. Nel 1906 nasce la cgil che aggrega i

sindacati di categoria (metalmeccanica, tessile, chimico..).

Contemporaneamente si sviluppa un fenomeno associativo di risposta dei datori di lavoro (confindustria). Nel 1906 nasce

a torino, poi si sviluppa in tutta italia.

Le camere del lavoro originariamente nascono nell'ottocento come camere del lavoro miste; datori di lavoro,

rappresentanti degli enti locali, delle società di mutuo soccorso etc etc gestiscono l'attività di collocamento, di gestione di

manodopera (sono uffici privati di collocamento). Nel 1906 nasce la prima camera del lavoro fatta solo da sindacati, a

milano.

Questi collegi sindacali si affiancano ai collegi dei probiviri.

Lo stato, astensionista, sta a guardare. C'è giolitti al governo, che si disinteressa consapevolmente di queste vicende.

Mentre nella società il fenomeno del lavoro dipendente ha regole, sul piano giuridico dove tutto viene ricondotto al

contratto non c'è giustificazione normativa di un dato fondamentale, che è il fatto che i dipendenti lavorano in condizioni

di subordinazione.

Questo potere di un soggetto contrattuale sull'altro non trova giustificazione nel codice civile perchè lì lo scambio deve

essere sinallagmatico. Invece nella realtà c'è una soggezione personale!!

i giuristi socialisti della cattedra spingono per un intervento legislativo, per l'elaborazione di un diritto operaio,

inutilmente sul piano normativo ma influenti sul piano culturale. Si riteneva che non qualunque lavoratore, ma che

l'operaio in particolare avesse necessità di tutela. Nel 1924 dopo che per vent'anni nelle università si era discussa

l'opportunità del diritto operaio viene votata la legge sull'impiego privato.

È una legge che risponde ad esigenze politiche e ideologiche di dividere il mondo del lavoro; l'associazionismo operaio è

forte e aggressivo, lo stato ha il terrore delle rivoluzioni socialiste. Per indebolire il fronte del lavoro bisogna dividerlo: il

ceto impiegatizio, per cultura, abitudini, estrazione sociale già più vicina ai datori di lavoro, gode ora di regole di tutela,

fidelizzandoli rispetto all'establishment politico e ancora più lontani dagli operai in catena di montaggio. C'era però anche

un'esigenza pratica perchè mentre gli operai avevano ottenuto delle regole dalla contrattazione collettiva e dai sindacati

gli impiegati non avevano una disciplina normativa. L'operazione politica ha tanto successo che ancora oggi gli impiegati

sono ben attaccati alla loro qualifica, nonostante dal punto di vista normativo non ci siano distinzioni tra operaio e

impiegato se non ci sono differenze di quadro.

Altro non farà il legislatore se non intervenire con alcune norme repressive dei fenomeni collettivi (lo sciopero torna ad

essere un reato, il fenomeno sindacale è represso, viene introdotto un sindacato unico, viene creata una magistratura

speciale, quella del lavoro, sia per controversie individuali che per controversie collettive).

Operai, impiegati e dirigenti vengono inseriti nella stessa trama normativa nel codice civile del 1942.

le norme poste a tutela del lavoro (anche se la tutela è leggera) sono inderogabili perchè si parte dal

presupposto che il lavoratore non abbia un potere contrattuale pari a quello del datore di lavoro.

Nel cc trova regolazione anche il contratto collettivo, prima ignorato dal legislatore se non come fenomeno

concreto posto in essere dai mercati corporativi. Il contratto collettivo stipulato dall'associazione sindacale è

una fonte obiettiva del diritto con le sue regole scritte nel codice civile. Una norma fondamentale sarà l'art.

2077 dove è scritta la regola dell'inderogabilità in peius del trattamento posto a tutela del lavoratore.

Per quanto riguarda il rapporto individuale di lavoro il cc tenta un'operazione importante dal punto di vista

ideologico. La scenografia del c.c. è la cultura corporativista dove l'impresa è letta in chiave istituzionale e il

lavoro è un interesse nazionale [cfr, Ranthenau, I batteri sul Reno]. Non c'è niente a che fare con la logica

contrattuale.

nel cc la cultura giuridica liberale prevale su quella corporativa.

Come per tutti i rapporti che riguardano l'impresa la cultura corporativa non riesce ad imporsi, e d'altronde il

cc viene scritto da giuristi che nel fascismo avevano giurato fedeltà al fascismo (tutti i professori di diritto

tranne 11 in italia), ma comunque formati in una cultura giuridica liberale.

Mentre la scelta politica si cambia per opportunismo o per convinzione, la formazione e la cultura rimangono.

Quando i giuristi liberali scrivono il codice, lo scrivono con una scenografia corporativa e con un linguaggio e

un contenuto contrattuale (l'unico che i giuristi liberali conoscevano).

Si arriva alla costituzionalizzazione del lavoro. C'è un cambiamento di paradigma fondamentale. Il lavoro

diventa il protagonista principale, ribaltando così i ruoli rispetto al codice civile. Nella costituzione si dà per

scontata la dimensione contrattuale e la si supera; viene tutelata la persona e la famiglia del lavoratore, e la

tutela non solo garantisce condizioni minime di lavoro e di vita, ma promuove il lavoratore cittadino come

protagonista della vita democratica del paese, sia individualmente che collettivamente (libertà sindacale,

diritto di sciopero). Solo il cittadino libero dal bisogno può partecipare alla vita democratica! Addirittura la

costituzione introduce limitazioni alla libertà d'impresa (art. 41 comma 2).

rispetto al cc in cui il lavoro ha una funzione ancillare rispetto all'attività d'impresa, c'è un cambiamento

paradigmatico.

Le norme costituzionali sono direttamente precettive, e così vengono interpretate dalla giurisprudenza.

Nella costituzione si passa dalla tutela del lavoro alla tutela del lavoratore. Tra l'altro cambia il contesto,

perchè il lavoro diventa l'elemento fondante della repubblica italiana.

Ci vorrà molto tempo prima che si produca una legislazione lavoristica ispirata al paradigma costituzionale; il

primo intervento è agli inizi degli anni '60. nei primi decenni della ricostruzione si era tornati ad

un'astensionismo del legislatore di tipo ottocentesco, e forse anche per questo negli anni '60 si assiste ad un

boom economico.

Viene emanata una legge sul contratto a termine di cui abusava, una regolazione del lavoro a domicilio, del

contratto di manodopera (fenomeno del caporalato). Si limitano i poteri del datore di lavoro, i licenziamenti

(1966) prevedendo l'obbligo di motivare il licenziamento e una sanzione in caso di inadempimento.

Viene redatto lo statuto dei lavoratori [statuto perchè allude ad uno status più che ad un contratto) per

garantire i diritti fondamentali.

Solo nel 1977 si attua la parificazione uomo­donna.

Sempre negli anno 70 viene introdotto un particolare processo per il lavoro (non una magistratura speciale

come durante il fascismo) con caratteristiche fondamentali: celerità, oralità, gratuità, notevoli poteri istruttori

per la ricerca della verità materiale. Tuttora una sentenza arriva dopo massimo 2 anni, negli anni 70 era

ancora più veloce.

La crisi del '73 fu epocale perchè prima ogni anno si stava meglio e la crescita sembrava infinita. Nel giro di

un mese con lo shock petrolifero e il cartello sul petrolio la gente smette di andare in macchina nel we e si

facevano le file per comprare il cherosene per il riscaldamento. Finisce quella che Hobsbawm aveva chiamato

“l'età dell'oro dell'occidente”.

Il diritto del lavoro ne prende atto. Si afferma un diritto del lavoro dell'emergenza e poi, quando si prende

atto che la crisi non è un fenomeno temporaneo, diritto del lavoro della crisi per difendere l'occupazione.

Per vent'anni si aumenterà il debito pubblico per garantire lo stesso tenore di vita degli anni 60.

Ci si accorge della natura strutturale e non congiunturale della crisi, e si afferma un diverso diritto del lavoro.

Si supera almeno in parte la logica garantista e si afferma una priorità occupazionale (cassa integrazione,

tipologie flessibili...). Si passa però non da una stagione di garantismo rigido ad una stagione di liberismo

assoluto; quello che si fa è introdurre un meccanismo che tenga insieme garanzia e flessibilità: il garantismo

collettivo.

Da un garantismo individuale in cui è il singolo ad essere portatore di diritti indisponibili e inderogabili si

passa ad un garantismo collettivo in cui la contrattazione collettiva può regolare e modificare l'assetto dei

diritti caso per caso per meglio rispondere alle necessità contingenti.

Irrompe il diritto comunitario. Dall'inizio degli anni '90 nel nostro paese a seguito di vari richiami dell'UE si

inizia a dover dare attenzione alle direttiva comunitarie in materia di lavoro (1991, disciplina sui

licenziamenti collettivi per es). Le materie su cui intervengono le direttive comunitarie sono fondamentali:

 licenziamenti collettivi

 trasferimento d'azienda

 sicurezza sul lavoro

Il sindacato ha un potere forte e riesce ad imporsi come interlocutore del potere politico (neocorporativismo):

contratta le leggi, diventa un attore a pieno titolo del sistema economico e politico (l'entrata nell'euro

dell'Italia è frutto di un accordo neocorporativo, l'accordo Ciampi).

A partire dal 2003 il garantismo collettivo non piace più.

Cfr. Il libro bianco, Biagi, dal quale viene fuori la legge Biagi che introduce molti rapporti di lavoro nuovi e

che esalta la libertà individuale e l'autonomia contrattuale del singolo, che si cerca di rivalutare come

strumento regolativo dei rapporti di lavoro.

La legislazione tende a favorire processi di scomposizione dell'impresa, che inizia a scorporare le produzioni

più nocive e meno redditizia perchè più elementari, decentrate da qualche altra parte in forma di aziende più

piccole (luoghi di lavoro che proliferano e in cui ci sono meno diritti perchè lo statuto dei lavoratori si applica

ad aziende dove ci sono più di 15 lavoratori).

Sul mondo del lavoro garantito, quello ancora dentro l'impresa, questo processo non incide. Questo avviene

già 10 anni fa. I costi e le diseconomie vengono esternalizzate perchè se vendo meno moto compro meno

marmitte.

Nell'azienda iniziano a stare lavoratori speciali (a progetto per es) o lavoratori autonomi, a cui non si applica

lo statuto del lavoratore subordinato. out­sourcing.

Ancora però ci sono troppi lavoratori, e fa Tutte le funzioni non strategiche (magazzino,

logistica, gestione dati, gestione contabilità e amministrazione...) vengono trasferite ad una società x con la

quale si stipula un contratto d'appalto per la gestione per es del magazzino. I lavoratori del magazzino

vengono trasferiti con il ramo d'azienda e diventano con il contratto d'appalto dipendenti della società x.

service.

Le società x, quando vengono costituite dalla azienda principale, si dicono

L'azienda principale conserva solo il nucleo dei lavoratori che conservano il know­how aziendale

(commerciale, ingegnere progettista, montatore specializzato).

Ogni azienda si crea così il suo diritto del lavoro.

La legge fornero si muove su due direttrici:

1. limitazioni sull'uso dei contratti atipici,

bonifica e introduce importanti delle associazioni in

partecipazione e altre forme contrattuali di cui si era abusato (per es lavoro a progetto)

2. concessione di una nuova libertà di gestione del mercato del lavoro interno (assunzioni e licenziamenti);

generalizzata la possibilità di assumere lavoratori con contratti a termine senza una motivazione

(carattere organizzativo o temporaneo) per la stipula (solo per il primo contratto però); quindi la

prima assunzione sarà sempre a termine! I licenziamenti non vengono liberalizzati ma viene

ridimensionato l'apparato sanzionatorio per il licenziamento arbitario e ingiustificato.

Il tentativo è quello della liberalizzazione della disciplina dei rapporti di lavoro, con conseguente maggiore

libertà dell'impresa e maggiore subordinazione del lavoratore.

Il diritto del lavoro sente l'esigenza di trovare un equilibrio tra tutela della dignità del lavoro e garanzia di

spazi sufficienti di libertà e flessibilità dell'impresa.

flexecurity

La può essere una soluzione di uscita da questo binomio: si garantisce un reddito a chi attende di

rientrare in azienda o cerca un altro posto, ma ha il problema che necessita grandi investimenti che l'italia

non ha.

Altra soluzione è quella di ridurre i vincoli alle dinamiche occupazionali e implementare soltanto quei diritti

fondamentali che vanno salvaguardati al massimo grado (salute, vita, dignità etc etc). Il diritto, anche nei

rapporti di lavoro, dovrebbe occuparsi solo di questo.

­ ­ ­

[sistema giuridico o sottosistema giuridico]

Il diritto sindacale nasce con l'affermarsi sul piano sociale e poi anche ordinamentale di uno strumento particolare di

creazione del diritto che è il contratto collettivo. Nasce come sistema giuridico quando non ci sono solo contratti collettivi

(per es contratti di tariffa), ma quando si afferma una vera e propria contrattazione collettiva delle condizioni di lavoro. Il

metodo di produzione di regole sul lavoro diventa una costante sociale diffusa nel paese.

L'affermarsi del contratto collettivo, che condizionerà fino ad oggi tutto il diritto sindacale, è anche un riaffermarsi dei

principi privatistici, della logica del contratto, della signoria dell'autonomia individuale, ora però in una dimensione

collettiva. Avviene prima in concreto poi i giuristi (Messina, che riprende i tedeschi Lotman ed altri)cercano una

sistemazione teorica.

Si costituisce un sistema di relazioni industriali (ci si riferisce con questo termine al fenomeno sociale nel quale ci sono

determinati soggetti collettivi che operano, determinati comportamenti ricorrenti e rilevanti, determinate relazioni di fatto

e giuridiche tra i soggetti).

Il diritto sindacale si afferma come forma giuridica di questo sottosistema sociale, quello delle relazioni industriali. La

lettura di questo fenomeno può essere anche un'altra, più dotta e sofisticata [Giugni]: alle relazioni industriali e al diritto

sindacale viene applicata la teoria della pluralità degli ordimenti giuridici di Santi Romano. Il diritto sindacale è allora allo

stesso tempo fonte e prodotto di un ordinamento giuridico autonomo.

[scopo e contenuto]

Il diritto sindacale ha lo scopo di ricondurre a norme e procedure il conflitto [e questa è poi la funzione del diritto in

generale] tra capitale e lavoro, tra proprietari dei mezzi di produzione e lavoratori salariati; il contrasto di interessi

immanente al processo produttivo è ammesso dai marxisti come dai sociologi americani.

Questa lettura tiene però conto di un assetto di produzione, di un modo di fare impresa più ottocenteschi che

contemporanei. Oggi è meglio dire che il diritto sindacale si occupa della relazione, pur ancora conflittuale, tra

sovraordinazione e subordinazione, ma che non necessariamente è una relazione tra proprietario dei mezzi di produzione

e lavoratore. Non a caso è diffusissimo l'impiego pubblico e la forma della cooperativa, in fortissima espansione; in

quest'ultimo caso i soci lavoratori sono proprietari dei mezzi di produzione, eppure ci sono comunque conflitti dovuti ai

rapporti di autorità­subordinazione.

Nella maggior parte delle imprese non sono i proprietari a prendere le decisioni, è il manager, che è un dipendente

dell'impresa!

[sensibilità del diritto del lavoro]

Un diritto così calato nel pieno conflitto sociale è naturalmente molto sensibile ai cambiamenti nei sistemi di valori. I

cambiamenti che ci sono stati nel diritto sindacale sono stati sempre il primo segnale del cambiamento del sistema sociale

nel suo complesso. Non a caso il passaggio al fascismo è segnato dai primi interventi in materia sindacale e dalla Carta del

Lavoro.

Il tramonto del sistema corporativo è riaffermato immediatamente da una espansione della libertà sindacale. Anche

attualmente il diritto sindacale è il primo termometro da monitorare, sia nell'ambito nazionale che europeo.

Libertà sindacale

La libertà sindacale è la norma fondativa del diritto sindacale.

Oggi ha due riconoscimenti espliciti: sindacale è libera”

art. 39 comma 1 Cost.: “L'organizzazione

1. art. 12 Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea sulla libertà di riunione e di associazione

2. in campo politico, sindacale e civico”

“segnatamente

I contenuti delle due norme sono estremamente diversi.

Questo è il punto d'arrivo: oggi ai livelli più alti la libertà sindacale è consacrata.

Riconoscimenti europei

 Convenzione di San Francisco (OIL n. 47/1948): la libertà sindacale è una libertà pubblica secondo

questa convenzione, e dunque sottratta alla repressione dello stato.

 A Ginevra nel 1949 un'altra convenzione ­ratificata in Italia nel 1957­ definisce la libertà sindacale

una libertà da tutelare anche nei confronti dei privati (e dunque dei datori di lavoro).

L'Unione Europea nasce con obiettivi mercantili e solo successivamente sociali e in parte anche lavoristici. Il

modello sociale proposto si fonda ora anche su diritti sociali. L'UE è però in ritardo rispetto alle convenzioni

nazionali, diversamente da come accade per esempio per il diritto antidiscriminatorio.

Nel 1986 nello spazio sociale europeo si riconosce nei documenti europei importanza al dialogo sociale,

sinonimo non perfetto della contrattazione collettiva, come strumento di produzione normativa. Già il diritto

di sciopero era stato riconosciuto nella carta sociale europea.

Nel 1989 la Carta dei diritti sociali fondamentali afferma in modo programmatico e deliberato la dimensione

sociale del progetto europeo; si riconosce la libertà sindacale, anche negativa (bisogna tutelare anche la

libertà del lavoratore di non iscriversi o di recedere da un sindacato senza per questo essere penalizzato), si

impegnano gli stati membri a rimuovere gli ostacoli all'efficacia dei contratti collettivi. Questa Carta non verrà

sottoscritta dall'Inghilterra, per la quale il riconoscimento della libertà sindacale negativa è una violazione dei

diritti.

Queste norme entrano nella Carta dei Diritti fondamentali di Nizza, inglobata nei Trattati Europei e perciò

con valore costituzionale per l'UE.

Riconoscimenti costituzionali

L'art. 39 Cost. dà una garanzia molto più ampia di quella offerta dall'Europa.

Nel suo insieme, l'art. 39 è una norma complessa e contraddittoria. Ingloba due concezioni delle relazioni

sindacali. libertà sindacale e ad pluralismo sindacale assoluti.

1. Il comma 1 allude ad una Si usciva dal Sindacato

Unico Fascista con iscrizione obbligatoria per poter lavorare. La prima cosa che fanno i padri

costituenti è riaffermare nel modo più incondizionato il principio della libertà sindacale, da sempre

esistente nei paesi anglosassoni ma anche nell'età giolittiana (anche perchè allora le uniche norme

regolative erano quelle contenute nel codice civile).

2. Poiché però i padri costituenti si erano formati durante il corporativismo, non erano insensibili ad un

e della normatività

risultato concreto che il corporativismo aveva raggiunto, quello dell'obbligatorietà

dei contratti collettivi di lavoro. Sanno bene che se il diritto sindacale viene lasciato alla sua natura

originaria di contratto e quindi lasciato alla normazione del diritto privato accadrà quello che era

accaduto nell'età giolittiana, cioè un'applicazione a macchia delle fonti contrattuali. Il chè non solo

non garantisce una uguale tutela ai lavoratori, ma diventa anche un fattore concorrenziale per le

imprese che privilegia chi applica contratti a condizioni più sfavorevoli per il lavoratore.

Il comma 2 riconosce la libertà sia nei confronti dello stato che nei confronti dei privati.

La libertà positiva è quella di aderire ad un sindacato, di fondare un sindacato, di svolgere proselitismo

sindacale, di svolgere in senso generale attività sindacale. L'esercizio di questa libertà non deve pregiudicare il

lavoratore, né nei confronti dello stato né nei confronti dei privati.

La libertà sindacale negativa. Certo la libertà sindacale negativa è riconosciuta; ci si pone il problema però

se sia anche tutelata, per esempio nei confronti del datore di lavoro?

Tra i giuristi, l'unicoconvinto che l'art. 39 contenga già questo riconoscimento e tutela è Pedrazzoli; gli altri

sono dubbiosi, anche perchè i padri costituenti non avevano consapevolezza di questo concetto, e nelle

esperienze liberali a cui guardavano questa libertà non era riconosciuta.

Con l'art. 15 dello Statuto dei Lavoratori la libertà sindacale negativa è finalmente tutelata, e così il dibattito

sull'art. 39 è ormai spento. Le clausole di sicurezza sindacale, diffuse nei paesi anglosassoni, per cui

l'assunzione, il lavoro o il trattamento economico sono subordinati all'iscrizione ad un sindacato, sarebbero

nel nostro paese tutti nulle.

Oggi la libertà negativa è anche il diritto a che non siano applicati determinati trattamenti economici e lavorativi (più

sfavorevoli di quelli applicati ai lavoratori iscritti) in quanto non iscritto ad un sindacato.

Tra l'altro con la contrattazione separata si arriva ad accordi non condivisi da tutti i sindacati; la contrattazione collettiva

non concede diritti (trattamenti di favore etc etc), o li concede sempre meno; provoca invece cessione di diritti. Tanto più

deve essere tutelato il lavoratore che vuole escludersi dai risultati di una determinata contrattazione collettiva, dalle

regole negoziate da un sindacato diverso.

L'associazionismo sindacale. Tradizionalmente l'attività sindacale si è sviluppata nelle forme associative.

Nella maggior parte degli ordinamenti la libertà sindacale è riconosciuta alle associazioni sindacali.

Nel nostro ordinamento, data la formulazione dell'art. 39 (“l'organizzazione sindacale”) la libertà sindacale è

garantita anche a quei fenomeni sindacali che non assumono forma associativa (aggregazione estemporanea,

comitato di lotta etc etc). A livello europeo non c'è questa tutela!

Si è liberi dunque prima di tutto nel scegliere le forme della propria organizzazione sindacale (al comma 2 in

realtà c'è già un onere).

Titolari della libertà sindacale. I lavoratori autonomi non lo sono (chiaramente sono sempre liberi di

associarsi ex art. 18 Cost.). La libertà di associazione è però limitata dalla legge e limitabile dal legislatore

ordinario; la libertà sindacale non è limitabile dal legislatore ordinario!

Tuttavia alcuni lavoratori autonomi, per la condizione concreta in cui esercitano la loro attività, hanno la

libertà sindacale; sono i lavoratori a progetto, lavoratori parasubordinati. La corte costituzionale e la corte di

cassazione in vari interventi hanno riconosciuto a costoro la libertà sindacali in virtù del rapporto di

parasubordinazione nei confronti del committente.

Non tutti i lavoratori subordinati hanno libertà sindacale: i militari per esempio (carabinieri, guardia di

finanza, esercito etc etc) non possono svolgere attività sindacale.

Altri lavoratori subordinati hanno una libertà sindacale limitata: per esempio i poliziotti (che da qualche

tempo a questa parte sono stati smilitarizzati; ora sono pubblici dipendenti e non un corpo militare). Possono

aderire o fondare organizzazioni sindacali di soli poliziotti; non c'è libertà di scelta delle forme organizzative.

Sindacalismo datoriale. Il sindacalismo dei datori di lavoro è un sindacalismo di risposta; il datore di lavoro

agisce “sindacalmente” anche come singolo, nel momento in cui tratta un contratto aziendale con più singoli

contemporaneamente.

L'associazionismo datoriale è compreso tra i fenomeni di libertà sindacale.

Una certa parte della dottrina sostiene che non lo sia, perchè basta l'art. 18 (libertà di associazione) e l'art. 41

(tutela dell'iniziativa economica privata). Altri ritengono che quest'attività sindacale sia meritevole di tutela ex

art. 39 (tutela del lavoro in tutte le sue forme e manifestazioni).

Questa diatriba non ha più di tanti rilievi pratici, posto che nessuna legislazione ordinaria ha mai pensato di

limitare l'associazionismo datoriale.

La libertà di riunione e di associazione è riconosciuta all'art. 12 della Carta dei Diritti fondamentali

dell'Unione Europea.

 individuo”:

“ogni la prospettiva è singolare, non plurale come invece era nell'art. 39 Cost.

 di associazione”:

“libertà la libertà sindacale è tutelata solo se l'organizzazione sindacale prende le

forme di un'associazione (e non invece quella di un comitato di lotta etc etc)

 ad ogni individuo la libertà di fondare sindacati e di aderirvi”:

“garantita è garantita solo la libertà

sindacale positiva, e non invece anche quella negativa

 “propri interessi”: in Italia i sindacati fanno attività ulteriori alla semplice tutela degli interessi dei

lavoratori associati; qui l'attività sindacale è ridotta ad una dimensione contrattuale e negoziale

Forma giuridica del sindacato. Una delle strade percorribili è quella della persona giuridica, con tutto ciò

che essa comporta (per es. statuti a base democratica); questa è una strada mai percorsa per diversi motivi:

 appena dopo la divisione tra CGIL, CISL e UIL, la CGIL si oppone perchè era ancora fresca la

memoria del periodo corporativo, in cui la tessera della CGIL comportava il confino. L'idea di portare

gli elenchi degli iscritti alle prefetture non entusiasmava, specialmente perchè l'amministrazione

statale era stata a seguito del patto politico di Togliatti mantenuta uguale a quella fascista (la gente

era la stessa)

 una volta evaporate queste paure, la CGIL auspica una legge attuativa dell'art. 39 ma la CISL e la UIL

si oppongono perchè il meccanismo maggioritario richiesto dalla Costituzione per l'approvazione dei

contratti e che prevedeva un organismo composto da rappresentenze degli iscritti proporzionali al

numero di associati avrebbe escluso CISL e UIL, che insieme non uguagliavano la CGIL.

Il codice civile non si occupa della realtà delle associazioni non riconosciute perchè sono un corpo sociale, una

forma di aggregazione che poco interessa ai fini commerciali, per i quali è stato pensato il codice. Non a caso

si pone il problema del finanziamento ai partiti politici: siccome anch'essi sono associazioni non riconosciute

si danno solo le regole che vogliono inserire negli statuti.

Non sottostare a regole imposte dall'ordinamento è una scelta rientrante nella libertà sindacale.

Tuttavia quando dalla CGIL (6milioni di iscritti) si sono staccate la CSIL (2milioni di iscritti) e la UIL

(1milione di iscritti) dal punto di vista dello stretto diritto civile tutte le quote sociali (con le quali si erano

costruiti palazzi etc etc) dovevano rimanere alla CGIL, ma di fronte all'evidente ingiustizia della cosa fu

avviato un contenzioso risolto con un accordo con il quale la CGIL cedeva parte del fondo a CSIL e UIL.

I sindacati hanno una forte connotazione ideologica, anche se oggi tende a svanire, e fino a un decennio fa

l'adesione era anche ideale (CGIL sindacato di sx erede della cultura marxista, CISL sindacato cattolico, UIL

sindacato laico, repubblicano, socialdemocratico...). Per questo nella giurisprudenza non c'è traccia di conflitti

tra iscritti e associazione, e se ce n'erano erano risolti internamente da un collegio di probi viri o di garanzia

(organismo di giurisdizione interna). Oggi, venuta meno l'adesione ideale al sindacato, diventano numerosi

ed espliciti i conflitti tra iscritti, funzionari e organizzazione, portati all'attenzione della giurisdizione

ordinaria.

Manifestazioni della libertà sindacale

 contrattazione collettiva

 sciopero

 concertazione tra politica e sindacati, che trova un importante risultato nel protocollo del 1993 che

ridisegna il sistema di relazioni industriali e si accompagna a scelte di modifica dei redditi che hanno

consentito poi all'Italia l'entrata nell'euro

 percorsi partecipativi a livello aziendale (specialmente la CISL crede a questa dimensione

partecipativa e in Germania con la coodeterminazione)

 enti bilaterali [molto solido e partecipativo ma di scarsa applicazione pratica per ora]; prendono

origine dai comitati paritetici delle varie qualifiche che non hanno mai operato nella realtà. In alcuni

settori (edilizia e artigianato) gestiscono la cassa edile, che consente un trattamento economico agli

edili quando non lavorano causa maltempo (praticamente una cassa integrazione), e il

corrispondente artigianale. L'organismo bilaterale gestisce le risorse, è finanziato da datore di lavoro e

lavoratori, e interviene al bisogno.

È il caso dei fondi pensione (aperti o chiusi), dei sistemi previdenziali integrativi di cui si discute.

Per quanto attiene all'aggettivo sindacale, il contenuto è profondamente mutato nel corso del tempo, e

soprattutto dal novecento ad oggi, dilatandosi. Si è fortemente assottigliato il confine tra libertà sindacale e

libertà politica, a tutto vantaggio dell'attività sindacale e a svantaggio dell'attività politica in senso stretto.

L'attività sindacale si è spostata dalla tutela del lavoratore nei confronti del datore di lavoro alla tutela e alla

rappresentanza politica degli interessi dei lavoratori; questo processo è avvenuto nelle democrazie mature

anche per altri corpi sociale e altri interessi.

Il mondo del lavoro ha cercato di acquisire una rappresentenza politica in parlamento che tutelasse sul piano

normativo gli interessi dei lavoratori; poi le cose sono cambiate: le stesse organizzazioni sindacali si sono fatte

promotori del processo normativo, scavalcando la mediazione politica e in confronto diretto con il governo.

Sul piano teleologico si definisce sindacale – e dunque rientra nell'area di interesse della libertà sindacale ­

qualsiasi attività che mira a tutelare i lavoratori; sul piano strutturale l'unico criterio distintivo è la forma

collettiva, di coalizione, non individuale dell'attività.

Fisco, sanità, scuola, tariffe dei servizi pubblici, politica economica del governo, disciplina del mercato del

lavoro sono entrate nell'interesse dei sindacati.

Da vent'anni in italia si parla di passaggio alla tutela sul mercato del lavoro, e non solo nel rapporto di lavoro.

Una scelta di questo impone uno sguardo sulle politiche economiche e sulla legislazione del mercato del lavoro. Il

sindacato partecipa alle scelte legislazione; la legislazione è contrattata. Il sindacato non agisce solo sull'an, ma anche sul

contenuto della legge (per es legge sullo sciopero sui servizi pubblici essenziali, il cui testo è scritto da tecnici incaricati

dalle confederazioni sindacali). Questo è un fenomeno neocorporativo.

Questi esiti (approccio neocorporativo e legislazione neoistituzionale) pongono alcuni problemi per l'attività sindacale.

Alcuni problemi di carattere strutturale:

 muoversi su questi piani acuisce la debolezza strutturale che il sindacato ha in termini di rappresentatività; la

sindacalizzazione in Italia era altissima fino agli anni '80, e poi cala fino ad oggi, sia in termini di iscritti che in

termini di capacità di rappresentanza effettiva delle istanza del mondo del lavoro e di raccogliere consenso sulle

scelte che opera (in passato il consenso era scontato; ora le negoziazioni introducono maggiori sacrifici e

deroghe peggiorative alla legge. Il sindacato viene chiamato al tavolo a svolgere compiti paralegislativi perchè si

pensa sia più facile passare attraverso il sindacato per imporre legislazioni peggiorative;

 sovraccarico funzionale della contrattazione collettiva, chiamata a occuparsi di troppe cose e non tutte gradevoli;

ciò si traduce in deficit di consenso;

 queste tecniche neocorporative pongono problemi di costituzionalità: un sindacato che entra a pieno titolo nel

processo legislativo svolge una funzione non propria sul piano costituzionale, al di là dei contenuti più o meno

condivisibili

Ci sono anche altri problemi:

 siccome le leggi alla fine le fa il parlamento, non c'è garanzia per il sindacato di acquisire i risultati della

contrattazione. Molti degli impegni presi dal governo con il sindacato (per es nel protocollo Ciampi) vengono

disattesi dalla legislazione del parlamento, e non ci sono sanzioni in questo caso [NB se il datore di lavoro

disattende i suoi impegni è sottoposto alle sanzioni normative e allo sciopero]. L'impegno preso dal governo non

è un obbligo contrattuale;

 rischio che quando non si raggiunge un accordo il governo scavalca la dinamica contrattuale e fa per conto suo;

non c'è possibilità di sanzione neanche in questo caso (per es decreto di san valentino del 1984). Le invasioni di

campo nell'area della contrattazione collettiva minacciano la libertà sindacale;

 progressiva istituzionalizzazione del sindacato, che trae la sua legittimazione non dalla sua capacità di

rappresentare i lavoratori (cfr. dinamica degli iscritti del sindacato: il numero di iscritti è uguale a quello degli

anni 80, ma più della metà sono pensionati e degli altri moltissimi si iscrivono quando vanno a comprare un

servizio da un sindacato – per es CAF dove si fanno le dichiarazioni dei redditi) ma dal ruolo che gli viene

riconosciuto a livello istituzionale, molto più pervasivo nella società.

NB la perdita di iscritti non è soltanto per le politiche svantaggiose a livello di consenso, ma anche per il cambiamento

della base del mondo del lavoro, prima composto di grandi fabbriche con migliaia di lavoratori già sindacalizzati, ora

delocalizzato e terziarizzato. In settori frammentari è difficile la sindacalizzazione perchè siccome non vige la disciplina

dei licenziamenti se ti iscrivi a un sindacato vieni subito buttato fuori. Quanto a tutti i lavoratori a tempo determinato, a

progetto etc etc, non hanno la sicurezza tale da permettersi un'attività sindacale.

Il sindacalismo italiano – organizzazione

Quello dei sindacati di mestiere sopravvive tra i lavoratori che credono molto nella propria professionalità

(sindacati dei medici, dei piloti di aereo, dei dirigenti d'azienda...).

La forma prevalente in Italia è però quella del sindacato di categoria, che si organizza per settori produttivi

(non è un sindacato aziendale, prevalente invece in Giappone per esempio). La logica del sindacato di

categoria è questa: nella contrattazione nazionale i lavoratori delle aziende forti rinunciano ad ottenere tutto

quello che potrebbero avere (Cfr contratto lamborghini) per fare ottenere qualcosa piuttosto che niente ai

lavoratori delle aziende deboli.

Il sindacato di categoria

Accorpa tutti i lavoratori a prescindere dal livello, con esclusione dei dirigenti, che operano in un determinato

settore produttivo, detto categoria (termine con accezione diversa da quella usata dal codice civile).

Il CCNL viene stipulato dai sindacati di categoria e dalle associazioni datoriali dello stesso settore produttivo.

Differenza con il sindacato unico fascista. C'è una differenza fondamentale con il sindacato unico fascista

perchè lì la categoria esisteva in rerum natura, era definita ontologicamente. Si riteneva che le categorie

fossero un dato economico oggettivo, che preesiste rispetto all'azione sindacale (esisterebbe anche se non ci

fosse alcun sindacato).

Questa concezione ontologica della categoria collide con l'art. 39 (libertà di organizzazione sindacale), perchè

stabilire sul piano sindacale chi rappresentare rientra nella libertà sindacale. È 'azione sindacale a

Sono le scelte sindacali a determinare l'esistenza e la definizione di una categoria!

definire chi compone la categoria, perchè compone la categoria x1 chiunque sia tutelato e rappresentato dal

sindacato x2.

Per es, il settore informatico: dove si colloca l'olivetti, prima nel settore? Quale sindacato rappresenta le software houses?

Il sindacalismo italiano deve scegliere dove collocare i lavoratori del settore informatico, anche perchè questi lavoratori

sono estremamente diversi! Non è individuabile come settore a priori, anche perchè è un settore a bassa sindacalizzazione,

che difficilmente si aggregano perchè orgogliosi del proprio lavoro, si sentono pionieri, portatori di un sapere.

Verranno accorpati al settore della vendita? Dei servizi? Dei costruttori di macchinari? Alla categoria della gomma

plastica? Del silicio e della chimica? I maggiori sindacati decidono liberamente che venissero accorpati a metalmeccanici.

Siccome il settore informatico viene accorpato a quello dei metalmeccanici, si pone poi il problema del settore delle

telecomunicazioni, che viene anch'esso inserito tramite inserimento nel settore informatico, in quello metalmeccanico. È

un settore che coinvolge prima decine poi centinaia di migliaia di giovani lavoratori.

Tuttavia questi non costruiscono niente, vendono pacchetti e abbonamenti telefonici dai call center etc etc.

con un'altra scelta libera del sindacato, si è infine inventata una nuova categoria contrattuale, quella delle

telecomunicazioni, con un nuovo e diverso contratto collettivo nazionale.

In temi ancora più recenti, a causa della debolezza di questa categoria, in alcune federazioni sono stati accorpati ad un

nuovo sindacato, quello dei “lavoratori della conoscenza”, quelli che lavorano con i simboli (studioso, giornalista,

insegnante e telecomunicazioni).

Il sindacalismo confederale

Da noi il sindacato nasce prima come sindacato di categoria, poi subito come confederazioni sindacali (CGIL,

CISL, UIL etc etc), che raccolgono in un'unica categoria i vari settori produttivi. Nei manuali si parla di

strutture verticali (sindacati nazionali con articolazioni territoriali e regionali; NB il sindacato regionale conta

meno di quello territoriale) e strutture orizzontali (le confederazioni nazionali, che si articolano in

confederazioni territoriali e regionali).

CGIL Chimici Tessile Metalmeccanico telecomunicazioni

Confederazione Sindacato nazionale Sindacato nazionale Sindacato nazionale Sindacato nazionale

nazionale dei chimici del tessile metalmeccanici telecomunicazioni

Confederazione Sindacato regionale Sindacato regionale Sindacato regionale Sindacato regionale

regionale dei chimici del tessile metalmeccanici telecomunicazioni

Confederazione Sindacato territoriale Sindacato territoriale Sindacato territoriale Sindacato territoriale

territoriale dei chimici del tessile metalmeccanici telecomunicazioni

Livello aziendale

La struttura del sindacato provinciale di categoria. Il sindacato provinciale non stipula accordi e contratti

provinciali; i contratti collettivi di categoria regionali e provinciali esistono in realtà marginali dove le parti

contrattuali non sono particolarmente forti (artigianato, agricoltura...).

Esistono poi (circa nel 30% dei casi) contratti aziendali, dove siedono il sindacato provinciale e le

rappresentanze sindacali aziendali.

Il lavoratore prende la tessera del sindacato di categoria provinciale, non della confederazione! Anche per

questa ragione il sindacato provinciale è più influente di quello regionale, perchè prende le iscrizioni e quindi

le quote per primo.

La struttura del sindacato nazionale di categoria. Il sindacato nazionale di categoria fa la cosa più

importante, cioè scrive il contratto nazionale di categoria, rinnovato con cadenze regolari.

Esiste un segretario del sindacato e un segretario della confederazione ad ogni livello. Per es, nella confederazione CGIL,

settore metalmeccanico, Landini è segretario dei metalmeccanici della CGIL, la Camusso è segretaria della CGIL.

La struttura delle confederazioni. Questa struttura si ripete per ogni confederazione (CGIL, CISL, UIL etc

etc). Le confederazioni fanno accordi interconfederali, che hanno diversi oggetti specifici e non hanno

cadenza fissa. L'ultimo accordo interconfederale è del 28 giugno 2011, per ridisegnare il sistema delle

relazioni industriali. Nel 2003 con un accordo interconfederale aveva creato le RSU.

Le confederazioni poi si siedono al tavolo con il governo per le c.d. Contrattazioni nazionali.

Stessa struttura c'è per i datori di lavoro.

Nulla impedisce che un determinato sindacato o confederazione decida di accorpare alcune categorie, nell'ambito nel

proprio sindacato o della confederazione. Resta quindi l'unità contrattuale, ma la CGIL manderà la stessa persona a

contrattare per due o tre diversi contratti nazionali.

Tensioni nella struttura sindacale. Questa struttura sindacale ha retto benissimo per decenni, oggi è messa

in forte tensione per queste ragioni:


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9 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Il diritto del lavoro: sistema giuridico o sottosistema giuridico, scopo e contenuto, sensibilità del diritto del lavoro. Libertà sindacale: riconoscimenti europei, riconoscimenti costituzionali. Libertà sindacale negativa.
Associazionismo sindacale, soggetti titolari della libertà sindacale, sindacalismo datoriale, manifestazioni della libertà sindacale.
Il sindacalismo italiano – organizzazione: di categoria, confederale. La contrattazione collettiva: articolata, territoriale, di prossimità, concertazione.
Il contratto collettivo nazionale di lavoro: contenuto, efficacia soggettiva, rapporto con le altre fonti.
Efficacia soggettiva dei contratti collettivi aziendali. Rapporto tra contratti collettivi di diverso livello, tra contratto collettivo e contratto individuale, tra contratto collettivo e legge.
Il diritto di sciopero


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rebecca_righi92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Del Lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Focareta Franco.

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