Lezione del 4 maggio
Disciplina sull'orario di lavoro
Regolare l'orario di lavoro significa regolare vari profili di interesse e di tutela per il lavoratore, stabilire un limite massimo alla durata dell'orario di lavoro serve a tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori. Più è lungo l'orario di lavoro, maggiori sono i rischi cui è sottoposto il lavoratore, naturalmente tutto ciò dipende dalle varie professioni (autotrasportatori, lavori con l'uso di macchinari). La disciplina dell'orario di lavoro serve a limitare la durata della giornata lavorativa per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Regolare la disciplina dell'orario di lavoro serve anche ad un'altra finalità, cioè serve per parametrare la retribuzione che spetta al lavoratore: più si lavora, più il lavoratore deve essere retribuito per l'orario di lavoro che svolge. È vero che c'è una parte della retribuzione indipendente dalla durata dell'orario di lavoro, però normalmente la durata della prestazione lavorativa è commisurata anche alla durata della prestazione lavorativa.
Diverse nozioni di orario di lavoro
Orario normale di lavoro; orario di lavoro multi periodale, durata massima dell'orario di lavoro, orario di lavoro straordinario, orario di lavoro supplementare. La disciplina sull'orario di lavoro vede un forte coinvolgimento della contrattazione collettiva, infatti, la legge molto spesso rinvia ai contratti collettivi una grossa fetta della regolamentazione dell'orario di lavoro. Per contro, esiste anche il non lavoro, la parte che riguarda il riposo: il periodo di non lavoro viene articolato in diverse fasce, cioè le pause, il riposo giornaliero, riposo settimanale, ferie.
Il lavoro notturno è considerato dal legislatore un lavoro più gravoso, perché implica un impegno psicofisico diverso. La disciplina dell'orario di lavoro notturno è regolata e disciplinata in modo più rigido rispetto al lavoro svolto durante il giorno, perché mette a repentaglio in modo più evidente la salute e sicurezza dei lavoratori. Per un lungo periodo di tempo il lavoro notturno è stato considerato in un'ottica antisociale, per un lungo periodo di tempo era anche vietato alle donne. Fino agli anni '80 c'era una disciplina in Italia che vietava il lavoro notturno delle donne. Quindi, si dava un disvalore sociale al lavoro notturno. Ancora oggi in molti casi il lavoro notturno è vietato alle donne in gravidanza. Il divieto al lavoro notturno è stato rimosso da una sentenza della corte di giustizia europea che ha condannato l'Italia per la previsione di divieto di lavoro notturno per le donne perché si riteneva che questo divieto fosse una disciplina discriminatoria (mentre secondo il legislatore italiano aveva l'intento di proteggere le donne).
Fonti di regolamentazione dell'orario di lavoro
Da quali fonti è regolato l'orario di lavoro? In primo luogo, la Costituzione ed in particolar modo nell'articolo 36 e fissa il principio di riserva di legge in materia di durata massima dell'orario di lavoro. Cioè stabilisce il principio secondo il quale la legge deve stabilire la durata massima dell'orario di lavoro, non è possibile lasciare alla singola volontà delle parti (lavoratore e datore di lavoro) scegliere quanto lavorare, ma la legge deve prevedere una durata massima della giornata lavorativa.
L'articolo 36 si occupa anche del riposo e fissa come principi che trovano fonte in una disposizione della Costituzione il diritto al riposo settimanale e ferie annuali. Quindi, se ferie e riposo settimanale sono regolate dalla Costituzione è evidente che il legislatore ha voluto garantire una maggiore tutela.
Il decreto 66/2003 contiene tutta la regolamentazione sull'orario di lavoro vigente in Italia. Questa disciplina recepisce anche una regolamentazione comunitaria degli anni '90, una direttiva comunitaria che ha in qualche modo cambiato il volto della disciplina nazionale. Questa disciplina riguarda tutti i lavoratori, sia pubblici che privati, anche se ci sono una serie di eccezioni regolata da discipline speciali, per esempio la regolamentazione del personale che opera nelle navi è specifica, così il personale dell'aviazione, la polizia, la vigilanza, vigili del fuoco, protezione civile. Qui ci possono essere esigenze diverse. Laddove c'è una specificità ci possono essere deroghe rispetto all'orario normale di lavoro.
Definizione di orario di lavoro
Cosa intendiamo per orario di lavoro? Agli inizi del secolo, la prima legislazione sull'orario del lavoro del 1923 veniva considerato lavoro effettivo ogni lavoro che richiede un'applicazione assidua e continuativa. In questa nozione degli inizi del secolo era orario di lavoro quando il lavoratore era proprio presente e applicato a svolgere una determinata mansione. Col tempo ci si è reso conto come orario di lavoro non può essere solo questo. Quindi, negli anni questa nozione è cambiata e oggi per orario di lavoro si intende qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della sua attività. L'essere a disposizione è considerato un essere all'interno del perimetro dell'orario di lavoro.
Quindi fra la disposizione di inizio secolo e quella attuale è cambiato che il legislatore si è reso conto del fatto che ci sono periodi nei quali anche se il lavoratore fisicamente non lavora, però di fatto essere a disposizione rientra nell'orario di lavoro. Questo cambiamento è stato sollecitato da alcune sentenze della Corte di giustizia degli anni 2000 nel quale c'era tutto il problema di lavoratori che svolgono funzioni di custodia, di vigilanza in momenti in cui non si fa nulla o il caso degli infermieri durante la notte non fanno niente, ma sono a disposizione del datore di lavoro.
Gli spostamenti da casa alla sede di lavoro normalmente non vengono considerati come orario di lavoro, al contrario viene considerato orario di lavoro ad esempio il fatto di prendere la documentazione in ufficio e spostarsi in un altro luogo di lavoro, quindi questo tipo di spostamento sì. Un altro dibattito riguarda il tempo tuta. Cos'è il tempo tuta? Ci sono lavori nel quale la vestizione del lavoratore può richiedere anche mezz'ora di tempo (lavoratori che lavorano in laboratori chimici esposti a rischio), quindi l'orario di lavoro inizia dal momento in cui il lavoratore è vestito o da quando arriva nel laboratorio? Qui tutta una serie di sentenze anche della cassazione hanno ritenuto che il tempo tuta è orario di lavoro.
Calcolo dell'orario di lavoro
Come si calcola l'orario di lavoro? Si può calcolare su base giornaliera, settimanale o anche su una base più ampia. Qual è l'orario che viene normalmente preso in riferimento in una settimana? Nella legge del 1923, la prima sulla regolamentazione dell'orario di lavoro, si faceva riferimento alla durata della settimana lavorativa che prevedeva otto ore giornaliere o 48 ore settimanali. Oggi nel settore pubblico l'orario di lavoro è fissato in 36 ore settimanali, mentre nel settore privato nel decreto 66/2003 si prevede che l'orario normale di lavoro è fissato in 40 ore settimanali. Normale significa che quest'orario può oscillare, si può aumentare o ridurre. Si prevede che i contratti collettivi possono stabilire una durata lavorativa della settimana inferiore alle 40 ore. Normalmente in tutti i contratti collettivi l'orario di lavoro oscilla tra le 37 e 38 ore.
Orario multi periodale
Cosa significa orario multi periodale? Fa riferimento alla durata media dell'orario lavorativo. Si prende in riferimento non la settimana, ma un arco temporale più ampio, ad esempio il mese per cui ci possono essere settimane in cui il lavoratore lavora 42 ore e settimane in cui il lavoratore ne lavora 38. Il legislatore consente di riferire la durata dell'orario di lavoro non alla singola settimana (rispetto alla settimana si parla di orario normale di lavoro) ma consente di prendere in riferimento un arco più ampio e si può calcolare la media delle settimane lavorative. Ci saranno settimane in cui si lavora di più e settimane in cui si lavora di meno. L'arco ampio disposto dalla legge su cui calcolare l'orario multi periodale per la legge è fino a 4 mesi. Ma la legge consente ai contratti collettivi la possibilità di aumentare il periodo di riferimento, prendendo a riferimento non un paio di mesi ma l'intero anno. Ad esempio, il contratto collettivo nazionale delle Poste italiane prevede questo tipo di flessibilità multi periodale, in questo caso si fa riferimento al periodo di 4 mesi e si fissa come limite massimo le 42 ore settimanali e le 9 ore giornaliere. Si prevede che nei periodi di minor lavoro, l'orario di lavoro non deve scendere al di sotto delle 30 ore e l'orario giornaliero oscilla tra le 4 e 9 ore.
Il lavoratore deve acconsentire a questi mutamenti dell'orario di lavoro? Ad esempio nel part-time il lavoratore doveva dare il proprio consenso per eventuali spostamenti dell'orario. L'orario multi periodale è regolato non nel contratto individuale, ma nella legge e nel contratto collettivo. In questo caso il lavoratore deve acconsentire, perché lavora a tempo pieno e questi mutamenti sono fisiologici nell'orario di lavoro. mentre nel part-time c'è la tutela della volontarietà della scelta di lavorare con quel tipo di contratto.
Limiti dell'orario di lavoro multi periodale
Fino a che punto può oscillare il lavoro multi periodale? Quante ore si possono chiedere al lavoratore? Sono fissati dei limiti massimi della singola giornata lavorativa che della settimana lavorativa. In media, per un periodo di sette giorni comprensivi dello straordinario, la durata dell'orario di lavoro non può superare le 48 ore. Un altro limite dal quale ricaviamo il limite massimo della durata dell'orario di lavoro riguarda il diritto al riposo giornaliero. La legge non fissa il limite all'orario giornaliero di lavoro, ma le ore di riposo necessarie. In particolare si fissa che il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Quindi si fissa l'orario massimo di lavoro giornaliero in 13 ore. Questo è un limite di lavoro giornaliero indiretto. Normalmente l'orario giornaliero di lavoro viene fissato in 8 ore. Quindi moltiplicando le 13 ore per 6 giorni lavorativi, al lavoratore potrebbe essere richiesto un estremo di 78 ore lavorative.
Lavoro straordinario
Per evitare lo straordinario si utilizza anche la banca delle ore, cioè magari si chiede al lavoratore delle ore di lavoro in più, ma anziché costare al lavoratore in più gli vengono corrisposti dei giorni di ferie con il quale compensa le ore di lavoro in più. È uno strumento di flessibilità che consente al datore di lavoro di non pagare lo straordinario. Il lavoro straordinario è quello prestato oltre il normale orario di lavoro. Il legislatore ha previsto che il lavoro straordinario deve essere contenuto perché comunque la finalità è evitare gli eventuali abusi che possono mettere a repentaglio la salute e sicurezza del lavoratore. Si prevede che annualmente, a meno che non ci sia una disciplina del contratto collettivo diversa, il lavoro straordinario non dovrebbe superare le 250 ore.
Ci sono casi in cui si ammette il lavoro straordinario collegato ad esigenze particolari che sono previste direttamente ed elencate dalla legge. In questo caso il lavoro straordinario viene richiesto senza il consenso del lavoratore. Normalmente per il lavoro straordinario ci vuole il consenso del lavoratore, se lo qualifico come lavoro multi periodale non ci vuole il consenso del lavoratore. Il lavoro straordinario costa una percentuale in più stabilita dai contratti collettivi che è una maggiorazione sullo stipendio. Mentre il lavoro multi periodale lo pago allo stesso modo, anche se in alcuni giorni mi può lavorare molto di più.
Lezione del 22 aprile
Part-time: evoluzione e regolamentazione
Anche per il part-time si sono avute continue modifiche nel corso degli ultimi quindici anni. Come in tutti i contratti che implicano flessibilità man mano si sono sempre più contrapposte le istanze dei datori di lavoro che richiedevano sempre più flessibilità e la necessità di garantire un pacchetto di tutele ai lavoratori. Anche qui nel tempo si è giunti ad un assetto di disciplina che si è sedimentato negli anni e che attualmente sarà oggetto di riscrittura nella seconda parte del job act che dovrebbe essere approvata nelle prossime settimane.
Innanzitutto dobbiamo cercare di vedere gli obiettivi che da sempre sono connessi alla regolamentazione di questo contratto di lavoro, perché questo contratto di lavoro soddisfa sia le esigenze di flessibilità delle imprese, ma in molti casi anche interessi di natura altra. L'interesse all'utilizzo del lavoro part-time da parte delle imprese è abbastanza intuitivo, per un datore di lavoro può essere funzionale avere un lavoratore che lavora solo per una parte della giornata o della settimana, pensiamo al caso del ristorante che può avere necessità di due o tre camerieri in più durante il fine settimana; vi può essere necessità di un lavoratore che lavora solo di mattina o solo di pomeriggio perché in quella parte della giornata vi è maggiore affluenza, un maggiore quantitativo di lavoro da svolgere.
Ma il lavoro part-time può soddisfare anche gli interessi del lavoratore. Di norma è preferito dalle donne perché consente di conciliare la propria esperienza familiare con il rapporto di lavoro. Sarà preferito anche dai lavoratori studenti. Il part-time è considerato uno strumento in grado di favorire la crescita occupazionale. Lo slogan è lavorare meno per lavorare tutti. Quindi il part-time potrebbe essere pensato come uno strumento per promuovere l'occupazione completa.
Nell'ambito del pubblico impiego, nell'ambito del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni spesso il contratto di lavoro part-time è stato utilizzato come strumento di riduzione dei costi. A partire dagli anni '90 con alcune finanziarie il Governo ha imposto alle pubbliche amministrazioni che una quota di assunzioni dovevano essere effettuate necessariamente con contratti di lavoro part-time, perché così la pubblica amministrazione poteva ridurre il costo del lavoro.
Un influsso decisivo alla disciplina nazionale è pervenuto dalle istituzioni comunitarie. Anche il lavoro part-time è stato oggetto di una disciplina comunitaria approvata negli anni '90 la n. 97/81 che ha regolato in Europa alcune prescrizioni minime per garantire la tutela dei lavoratori part-time. In particolar modo, il suggerimento che ci viene da questa direttiva ma anche dagli atti comunitari che si sono occupati della disciplina sul part-time è quello di promuovere il part-time.
Il lavoro a tempo determinato è uno strumento a tempo determinato che in qualche modo va controllato, perché dietro il lavoro a tempo determinato ci possono essere abusi, si snatura la natura normale dei contratti di lavoro che è quella a tempo indeterminato. Mentre per il part-time le istituzioni comunitarie hanno sempre suggerito che è uno strumento che va sempre promosso.
Nella direttiva comunitaria si fa riferimento all'obbligo a tutti gli Stati membri di rimuovere tutti gli ostacoli di natura amministrativa o contrattuale che sussistono per la stipula di contratti di lavoro part-time. Attenzione, il part-time promosso dalle istituzioni europee è quello volontario, cioè il part-time scelto dal lavoratore per soddisfare un'esigenza di vita propria. Laddove il part-time viene subito, cioè il lavoratore vorrebbe lavorare a tempo pieno ma è l'impresa che gli propone un contratto di lavoro part-time, in questo caso la logica di una promozione a tutti i costi non ha ispirato le istituzioni comunitarie e la direttiva 97/81.
Le esigenze di flessibilità del lavoratore e del datore di lavoro possono contrastare. Per esempio, io sono un lavoratore part-time che viene assunto per lavorare cinque ore la mattina; se io sono un lavoratore che vuole lavorare a tempo pieno è chiaro che se il datore di lavoro mi dice stai due ore in più e me le paga quest'interesse può essere accettato dal lavoratore che vuole guadagnare di più; ma se sono una lavoratrice che ha scelto di lavorare part-time e il lavoratore mi chiede delle prestazioni di lavoro supplementare e mi chiede di restare due ore in più, in questo caso è una richiesta che mi danneggia.
Conciliare interessi di impresa e lavoratore
Quindi come conciliare i diversi interessi da parte dell'impresa e del lavoratore? Per fare questo il legislatore ha disciplinato una serie di elementi. Un contratto di lavoro si considera a tempo parziale quando vi è una diminuzione rispetto all'orario normale di lavoro. Quindi, se per un determinato profilo professionale l'orario di lavoro è previsto in 38 ore settimanali, basta che nel contratto individuale di lavoro si prevede anche un'ora in meno a settimana per parlare di contratto di lavoro part-time. Esistono tre tipi di part-time: orizzontale, verticale e misto.
Il part-time orizzontale è quello in cui il lavoratore lavora tutti i giorni con una riduzione dell'orario di lavoro su base giornaliera. Quello verticale è quello in cui il lavoratore lavora solo alcuni giorni della settimana, del mese o dell'anno, ma in quei giorni lavora a tempo pieno (ad esempio il cameriere al ristorante nel fine settimana). Il part-time misto è quello in cui il lavoratore lavora solo in alcuni giorni del mese, settimana o anno ad orario ridotto. Il lavoro part-time può anche essere combinato con il lavoro a termine, perché si può essere assunti a tempo determinato con contratto part-time.
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