ECONOMIA E MANAGEMENT
UNIVERSITÀ DI BOLOGNA, CAMPUS DI FORLÌ
DIRITTO DEL LAVORO
ESAME DEL 27/01/2022
Il diritto del lavoro regola il contratto tra il datore di lavoro e il lavoratore subordinato e in senso lato si
occupa anche delle relazioni industriali.
Le relazioni industriali sono i rapporti tra i sindacati dei lavoratori, organizzazioni che rappresentano e
tutelano i lavoratori, come ad esempio CGIL, UIL, CISL, e le associazioni datoriali, organizzazioni che
rappresentano e tutelano gli imprenditori, come ad esempio Confindustria, oppure i rapporti tra sindacati e
datori di lavoro, che hanno a che fare con dei rappresentanti del sindacato in azienda.
Le relazioni industriali hanno due principali manifestazioni:
- Contrattazione collettiva: procedura che porta al contratto collettivo, un accordo tra sindacati e
associazioni datoriali, oppure al contratto collettivo aziendale, un accordo tra sindacati e datore di lavoro,
fatto per e nell’azienda. Sia la legge che il contratto collettivo hanno funzione di regolare i rapporti di
lavoro.
Il contratto collettivo cerca di fare meglio della legge a favore dei lavoratori, cioè i sindacati si impegnano
per regolare aspetti che non ci sono nella legge oppure per migliorare quelli che sono già presenti nella
legge.
Ad esempio, la legge non regola come deve essere pagato il lavoratore che va in trasferta per l’azienda,
mentre i contratti collettivi dicono come deve essere trattato e pagato.
Allo stesso tempo, nel caso delle ferie, per la legge il lavoratore ha diritto a quattro settimane all’anno
pagate, mentre molti contratti aggiungono dei giorni in più. Il contratto collettivo è una garanzia in più per il
lavoratore rispetto alla legge.
- Azioni di lotta dei sindacati: il sindacato per ottenere ciò che vuole può protestare; la protesta si chiama
sciopero, un altro aspetto tipicamente regolato dalle relazioni industriali.
Il diritto del lavoro si occupa anche della sicurezza sociale che riguarda tutti quegli interventi per colmare
situazioni di bisogno dei lavoratori (welfare), quali: disoccupazione, sospensione temporanea per crisi, per
la quale esiste la Cassa Integrazione, malattia, per cui si fa ricorso a indennità per infortunio e malattia,
vecchiaia, per la quale esiste la pensione.
AUTONOMIA E SUBORDINAZIONE
Diritto del lavoro
• Il diritto del lavoro si occupa di regolare il contratto di lavoro; la peculiarità del diritto del lavoro è il fatto
che, nel regolare quel contratto, propone un trade-off, uno scambio.
Innanzitutto, riconosce un vincolo di subordinazione tra datore di lavoro e lavoratore, cioè il lavoratore
deve rispettare gli ordini del datore che egli può legittimamente dare, è un rapporto gerarchico; questo
viene fatto perché l’imprenditore, per poter organizzare i mezzi per la produzione, deve per forza avere una
superiorità gerarchica, dunque la possibilità di dare ordini, e il lavoratore è obbligato a obbedire. Se così
non fosse ci sarebbe un’impresa anarchica; il vincolo serve per rendere l’attività economica organizzabile, il
contratto di lavoro permette l’organizzazione dell’impresa.
Dall’altra parte il diritto del lavoro protegge il lavoratore, dicendo che egli deve essere tutelato dalla legge
e anche dai contratti collettivi, perché è in una situazione di debolezza rispetto al datore di lavoro.
• Il lavoratore ha bisogno di protezione per due ragioni. 1
Noemi Ammirati
Perché è subordinato al datore di lavoro e deve rispettare gli ordini; ad esempio, limiti al vincolo di
subordinazione, argini sono le regole sugli orari di lavoro, oppure i licenziamenti, per i quali ci devono
essere delle ragioni valide, e questo serve per limitare la subordinazione del lavoratore.
Perché ha una debolezza contrattuale, la quale deriva dalla sua particolare situazione nel mercato del
lavoro; il lavoratore è un contraente debole rispetto al datore di lavoro, che vuol dire che quando un
lavoratore e un datore di lavoro siedono per firmare il contratto di lavoro, il lavoratore fa fatica a imporre le
proprie condizioni piuttosto che il contrario. Questa debolezza deriva dal mercato del lavoro: quando c’è
disoccupazione, cioè l’offerta di lavoro supera la domanda, chi detta le condizioni è il datore di lavoro;
questo è vero soprattutto per lavori facilmente rimpiazzabili, cioè quelli con le professionalità più semplici,
poco qualificati, che molte persone possono imparare.
• Il diritto di lavoro protegge il lavoratore colmando lo squilibrio contrattuale, fornendo certe condizioni che
devono essere per forza rispettate, e in questo modo cerca di dare un po’ più di potere al lavoratore.
Il lavoratore viene protetto attraverso i minimi di trattamento inderogabili, che sono condizioni minime di
lavoro inderogabili, cioè neanche con il consenso del lavoratore possono cambiare; se un contratto viola
una norma imperativa quella clausola del contratto è nulla e si applica quella di legge.
• Il legislatore si preoccupa del lavoratore, dei diritti dei lavoratori per due ragioni:
Innanzitutto, per rispettare i diritti fondamentali; non è possibile separare il lavoro che l’imprenditore
vuole acquisire dall’essere umano che lo fornisce. Questo essere umano ha diritti riconosciuti da
dichiarazioni internazionali e nazionali, come ad esempio dignità, salute, sicurezza, non discriminazione. Il
legislatore non può ignorarli perché obbligato a rispettarli, e per far ciò vengono messi dei limiti in modo
tale da non mettere a rischio quei diritti; collegate a tutte le regole di tutela del lavoro ci sono principi di
rispetto dei diritti fondamentali delle persone, per questo il diritto del lavoro si occupa di dare tutela al
lavoratore.
Secondariamente, lo Stato si deve preoccupare di tutelare i lavoratori per correggere le imperfezioni del
mercato in generale, dunque per aiutare il sistema economico; le regole di tutela del lavoro migliorano le
performance dell’economia anziché peggiorarla: se un lavoratore viene pagato troppo poco egli ha un
potere di acquisto bassissimo, e da qui deriva che non c’è più acquisto quindi crolla il mercato interno.
Un fattore che permette di determinare quando un paese è più ricco di un altro è la produttività del lavoro.
Il fatto che in un periodo di tempo un lavoratore di un paese produce meno rispetto a uno di un altro paese
può avvenire per tutta una serie di variabili, come istruzione, infrastrutture, tecnologia; dove le condizioni
di lavoro sono pessime la produttività di lavoro è più bassa. Se l’impresa è organizzata bene il lavoratore
diventa più produttivo; dove il lavoro è ben tutelato i lavoratori sono più produttivi; i bassi standard di
tutela si scaricano sulla produttività, in questo senso certe tutele del lavoro aiutano l’economia.
Campo di applicazione del diritto del lavoro
Si può lavorare in tanti modi, l’universo del lavoro è diviso in tre macro contenitori: lavoro subordinato,
lavoro autonomo (in espansione), imprenditore. Uno stesso lavoro potrebbe essere svolto in tre modi
diversi: ad esempio un idraulico potrebbe lavorare in autonomia, essere alle dipendenze di una azienda di
idraulica o essere il datore di quell’azienda.
Il diritto del lavoro, con tutte le sue tutele, non è per tutti, ma è indirizzato solo al lavoro subordinato;
questo perché certe tutele per il lavoro potrebbero non essere appropriate per il lavoro autonomo.
Ad esempio le ferie retribuite, in quanto nessuno gli paga le ferie, decide da sé quando non lavorare;
oppure per il fatto che mentre il lavoratore subordinato è un contraente debole, quello autonomo è un
contraente forte, in quanto è in grado da solo di contrattare le proprie condizioni di lavoro. 2
Noemi Ammirati
- Lavoratore subordinato: (articolo 2094 c.c.) chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa,
prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. È
colui che svolge il lavoro ricevendo istruzioni su come lavorare, non è libero di organizzare la propria
prestazione normalmente; in questo contesto si parla di eterodirezione, cioè il lavoratore è eterodiretto da
qualcun altro.
- Lavoratore autonomo: (articolo 2222 c.c.): chi si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un
servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del
committente; ciò significa che auto organizza il proprio lavoro, non deve rendere conto a nessuno, e
soprattutto lavora principalmente da solo, non organizza altri lavoratori per fornire i propri servizi, cosa che
lo contraddistingue dall’imprenditore.
Nel tempo la legge ha riconosciuto qualche tutela all’autonomo non imprenditore soprattutto ai fini della
previdenza sociale: per gli autonomi esistono contributi previdenziali obbligatori, cioè sono obbligati a
versare periodicamente soldi all’INPS per garantirsi poi una pensione per quando non potranno più
lavorare. In questo senso è una tutela. I contributi per la pensione sono versati anche dal cliente, che paga
una parte della pensione del professionista o dell’autonomo per quando andrà in pensione.
- Imprenditore: (articolo 2082 c.c.) chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine
della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Non ha vincolo di subordinazione perché è il datore di
lavoro nell’impresa, dirige i lavoratori subordinati a lui; in questo caso non c’è lavoro prevalentemente
proprio, esercita un’attività economica organizzata, cioè organizza i mezzi per la produzione, gestisce
l’impresa.
Quando il livello di protezione del lavoro diminuisce anche il costo del lavoro diminuisce; da qui
l’importanza della classificazione: prendendo come punto di riferimento il costo del lavoro per lavoratori
normali, i lavoratori con tutele speciali, quali ad esempio disabili, lavoratrici in maternità, sono più costosi
del 10%; allo stesso tempo esistono categorie intermedie il cui costo del lavoro è minore del 10/20%
rispetto ad un subordinato, mentre i lavoratori autonomi sono meno costosi del 20/30%.
Altri indici di subordinazione
Elemento distintivo tra lavoratore autonomo e subordinato è l’eterodirezione, basato su direzione,
controllo e potere disciplinare: il lavoratore subordinato riceve ordini su come lavorare, è sotto il controllo
del datore di lavoro, il quale può controllare come lavora, e se il lavoratore sbaglia può essere punito dal
datore. Questo sistema è funzionale all’organizzazione d’impresa.
In un’azienda grande solitamente c’è un direttore generale che gestisce l’impresa, è la figura di vertice di
un’impresa che però appartiene ad un altro; allo stesso tempo un proprietario di impresa potrebbe
richiedere l’operato di un informatico che gestisca ogni dettaglio logistico.
Se si considera l’eterodirezione il direttore e l’informatico non sono subordinati, perché lavorano da soli
senza che nessuno li gestisca; il primo imprenditore che ha chiesto di gestire l’impresa non è interessato al
coordinamento del lavoro, ma solo al risultato, quindi il controllo, gli ordini su come lavorare scompaiono.
Tanti lavoratori oggi corrispondono a queste caratteristiche, sono automatizzati, hanno molto spazio nel
lavoro.
A causa di ciò nasce il dubbio se tali lavoratori siano autonomi o subordinati: o si considerano tutti
autonomi oppure occorre riconoscere che l’eterodirezione non è più capace da sola di distinguere tra
autonomo e subordinato; il modello legale diventa fragile. Con l’avvento di questa domanda i giudici del
lavoro hanno voluto ragionare diversamente, cambiare il modo con cui si identifica il lavoro subordinato.
Una questione che potrebbe nascere tra dirigente e proprietario dell’impresa è quella sulle ferie se pagate
o no dall’imprenditore; per superare le numerose controversie su questo tema i giudici hanno cercato altri
criteri, caratteristiche per identificare chi è lavoratore subordinato e chi autonomo. 3
Noemi Ammirati
A questo proposito hanno elaborato altri indici di subordinazione; queste caratteristiche vengono in gioco
solo quando l’indice di subordinazione previsto dalla legge, cioè l’eterodirezione non è chiaro, percettibile.
- Etero-organizzazione: si cerca di capire se l’attività del lavoratore, anche se non direttamente, viene
organizzata da un datore di lavoro, cioè il lavoratore è inserito nell’organizzazione datoriale. Organizzata
vuol dire che il tempo di lavoro è stabilito unilateralmente dall’impresa, il luogo di lavoro è deciso dal
datore, gli strumenti di lavoro sono forniti dall’imprenditore; la cornice organizzativa entro cui il lavoro
viene svolta viene stabilita a monte dal datore.
- Dipendenza da un solo imprenditore: viene elaborato nel caso in cui il primo indice non basti (come per il
dirigente che non ha vincolo di orario). Si cerca di capire se il lavoro del lavoratore sia funzionale,
necessario per l’organizzazione dell’impresa produttiva altrui; il lavoratore di fatto dipende solo da
un’impresa presso la quale lavora.
Indicatori tipicamente negativi che lo rendono subordinato sono che: non ha propri dipendenti, non ha
rischio di impresa, cioè la sua retribuzione non dipende dalle fortune dell’impresa, non possiede strumenti
di lavoro, attrezzature e capitale, non ha clientela propria, ma lavora per i clienti dell’impresa. Sono vincoli
associati al lavoro subordinato.
Quello che le parti scrivono nel contratto non vale niente, cioè se nei fatti sono presenti alcune di quelle
caratteristiche, il giudice può cambiare quanto stabilito dalle parti, che non vale più niente.
- Continuità legale: il contratto di lavoro, nella sua struttura essenziale, base prevede uno scambio tra due
obbligazioni, che sono l’obbligo di lavoro, cioè del lavoratore che fornisce la sua prestazione, e l’obbligo
retributivo, che è quello del datore di lavoro.
Intorno a questi due obblighi ce ne sono due aggiuntivi: per il lavoratore l’obbligo di mettere
costantemente a disposizione il proprio lavoro all’orario di lavoro previsto, che significa che deve
presentarsi a lavoro quando è richiesto, non può scegliere quando lavorare, ed è un obbligo giuridico,
quindi se non lo fa viene punito; dall’altra parte il datore di lavoro è obbligato a ricevere la prestazione di
lavoro, che vuol dire che non può dire al lavoratore di non andare a lavorare per un giorno, cioè non può
ridurre arbitrariamente la sua prestazione.
Questa mutualità di obblighi distingue il lavoro subordinato tipico dal lavoro occasionale, prestato ogni
tanto. Il lavoro subordinato tipico prevede un rapporto costante e continuativo, ed è un obbligo per tutte e
due le parti.
Questa caratteristica va a beneficio per entrambe le parti: per il lavoratore c’è il beneficio di avere un
rapporto stabile e quindi un reddito stabile garantito, per il datore di lavoro il beneficio c’è perché
diversamente dovrebbe sostenere i costi di transazione, cioè se dovesse assumere ogni giorno nuova
manodopera per rimpiazzare il lavoratore che non si presenta, avrebbe costi aggiuntivi ogni giorno, e
soprattutto difficoltà nell’organizzare il lavoro giornaliero.
La continuità legale è diversa dalla continuità di fatto di un rapporto. La continuità legale presuppone un
obbligo perché il diritto lo vuole, e riguarda il lavoro subordinato; con la continuità di fatto due parti si
trovano per circostanza a lavorare insieme anche per molto tempo senza che ci sia un obbligo giuridico di
farlo, e riguarda sia il lavoro subordinato che il lavoro autonomo.
Metodo di classificazione
Gli indici di subordinazione vengono applicati dai giudici, i quali per stabilire se un rapporto di lavoro è
subordinato o autonomo hanno a disposizione due metodi, sussuntivo e tipologico; il primo fa una
qualificazione per identità ma viene usato molto poco, il secondo fa una qualificazione per approssimazione
ed è sempre usato. 4
Noemi Ammirati
Metodo sussuntivo: i giudici partono sempre da un modello astratto di lavoratore subordinato, cioè dal
lavoratore subordinato tipico, il quale presenta tutti gli indici di subordinazione; questo modello ipotetico
va confrontato col rapporto da qualificare in concreto, per poi vedere se ci sono tutti gli indici del modello
astratto nell’esempio concreto. In questo modo pochi sarebbero classificati come subordinati, perché pochi
presentano tutti gli indici; ad esempio ci sono casi, come per l’informatico o il direttore generale, per i quali
non è molto chiara neanche la tipologia di lavoro.
Metodo tipologico: il giudice non richiede la presenza di tutti gli indici, ma si accontenta che sia presente la
maggior parte di essi; viene considerato il modello legale di lavoratore subordinato insieme alla figura
socialmente prevalente.
Lavoratori autonomi
Il modello tradizionale o genuino di lavoro autonomo è quello che auto-organizza il proprio lavoro senza
interferenza da parte del committente, quindi non c’è né etero-direzione né etero-organizzazione. Manca
anche la continuità legale del rapporto, cioè non c’è l’obbligo giuridico per le parti di proseguire il rapporto
nel tempo.
Così come il lavoro subordinato è cambiato, e i lavoratori subordinati sono diventati un po’ più
indipendenti, è cambiato anche il lavoro autonomo: esistono delle ipotesi, tipologie di lavori autonomi che
non sono più totalmente autonomi ma si devono coordinare col cliente, committente.
Questa
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