Diritto del lavoro
Lezione 1 – 28/09/2015
Nascita del diritto del lavoro
La materia del diritto del lavoro è diversa dalle altre, perché, mentre le altre (come il diritto privato, il diritto commerciale) fondano la loro origine nel diritto romano, il diritto del lavoro ha un'origine più recente: nasce sul finire dell'800 (prima non era una materia conosciuta); anche sul finire dell'800, nonostante questa materia iniziasse ad avere una ragion d’essere, non era considerata come tale: c'era qualcosa che riguardava i rapporti del lavoro, ma non c'era una materia identificata come "diritto del lavoro".
Perché parliamo di una materia con origini recenti? Noi cominciamo a parlare dell'esistenza del diritto del lavoro con l'avvento delle rivoluzioni industriali, che cominciano a prendere le loro sembianze nella metà del 1800; vi è un fenomeno senza precedenti: la rivoluzione industriale. Fino a quel momento le economie del mondo intero erano caratterizzate da un'assoluta prevalenza dell'agricoltura (il modello economico di riferimento gravitava intorno all'agricoltura, alla coltivazione della terra) e dell'allevamento; questo determinava un certo assetto economico: o vi erano i latifondi, oppure ci poteva essere il piccolo proprietario terriero con una sua autonomia.
Ma questo modello, nel suo insieme, non consentiva nemmeno di prefigurare ciò che sarebbe poi accaduto. Nell'800 accade che l'uomo inventa le macchine industriali (come la locomotiva a vapore), che colloca poi in un opificio industriale (industria). Accade che questo fenomeno, legato sempre alle nostre capacità di inventare delle cose, come appartenenti al genere umano, trasforma la storia dell'umanità, perché il fenomeno che si verifica è che ci saranno milioni di persone che dalle campagne andranno a vivere nelle città, dove sorgono le industrie (abbandono delle campagne). Questo fenomeno caratterizza la storia di tutta l'Europa e avrà poi delle differenze: l'Inghilterra è il leader di questa rivoluzione, che poi arriverà gradualmente in tutta Europa (in Italia arriverà verso il 1870). Questo fenomeno ha una sua gradualità.
La residualità del modello economico fondato sull'agricoltura si avrà intorno al 1950: permane un sistema radicato al sistema agricolo almeno fino al 1950 (il fenomeno sarà molto più lento al sud e più veloce al nord). Che cosa accade, quindi, con questo mutamento che ha connotazioni uniche nella storia dell'umanità?
Fase iniziale
Nella fase iniziale, contestuale alla rivoluzione industriale, gli stabilimenti industriali sono giganteschi rispetto a quelli attuali: la fabbrica (termine utilizzato fino a 20, 30 anni fa) è il luogo dove lavorano 2000, 3000 operai; che cosa succede se non c'è nessuna regola che riguarda il diritto del lavoro? Il diritto non si era occupato di questo fenomeno, nonostante le fabbriche fossero sorte. Non vi era un orario di lavoro: non vi era una legge che stabilisca quale sia; non vi era una disciplina su quale dovesse essere la retribuzione del lavoratore: è il datore di lavoro che decide tutto sui suoi dipendenti.
Non vi era una disciplina che regolasse il licenziamento: è sempre il datore di lavoro a decidere. Che cosa succede se un lavoratore si fa male? Non vi era nessun tipo di assicurazione. Si è fatto male perché non c'era nessuna misura di sicurezza nel posto di lavoro: se il lavoratore si fa male in modo grave, non avrà diritto a nessun sistema assicurativo pubblico, non potrà far causa al datore di lavoro per i danni, e quindi poteva essere licenziato tranquillamente, in quanto non era più utile al datore di lavoro, dato che si era fatto male (perché non vi era nessuna regola sul licenziamento). Si poteva far lavorare anche minori e donne incinte: perché non vi erano nessuna regola che disciplinasse questo.
Quindi, è evidente che c'è un vuoto totale normativo: è la fase zero del diritto del lavoro. Le ragioni di questo vuoto sono le stesse che fanno nascere il diritto del lavoro: alla base del diritto del lavoro c'è la necessità di regolamentazione delle esigenze che a quel tempo non c'erano. Perché vi è un'esigenza di regolamentazione e perché questa esigenza doveva essere soddisfatta? Questa domanda ha senso perché ci sono principi etici, che vanno al di là dello stesso diritto del lavoro: la tutela della persona (non si può accettare un sistema in cui la retribuzione, l'orario di lavoro e la sicurezza, ecc. sono decisi dal datore di lavoro sul piano etico): la persona deve essere messa al centro, e non può essere sacrificata per alcuni ideali; accanto a questo, vi è un altro elemento non secondario che impone di guardare bene agli effetti che derivano da una scelta eccessivamente semplificante o indifferente rispetto alle esigenze di protezione minima del lavoro: bisogna ricordare lo stato sociale.
Stato sociale
Lo stato sociale e il diritto del lavoro sono molto legati fra loro (due facce della stessa medaglia): il diritto del lavoro è uno dei presupposti dello stato sociale. Lo stato sociale nasce per le stesse esigenze etiche dette prima; che cosa succede quando una persona non è più in grado di lavorare come prima perché troppo anziana o perché ha perso la forza che aveva prima a causa di un infortunio? Qual è la risposta dello stato rispetto a queste domande? Lo stato potrebbe dire che non è un suo problema. L'etica molto spesso induce gli stati a ritenere che questo non sia un problema del singolo, ma della collettività. È l'etica che guida quindi questa scelta; ma non è solo l'etica, perché lo stato sociale nasce in Germania sul finire dell'800, in un sistema nel quale non è ancora definito il quadro di quei principi solidaristi che si affermeranno qualche decennio dopo; ma nasce non solo per l'etica, ma per preservare l'ordine pubblico.
Lo stato sociale ha questa origine: è la risposta ad un problema di ordine pubblico che può assumere connotazioni tali da mettere in condizioni il funzionamento stesso dello stato. In riguardo allo stato sociale, è da ricordare l’elaborazione teorica e pratica di un conservatore e reazionario come Bismark. Immaginiamo che nella Germania di quel periodo, nelle fabbriche, non ci sia nessuna regola che riguarda il diritto del lavoro: se un operaio perdeva il lavoro in seguito ad un incidente, difficilmente poteva trovare un altro lavoro, non avrebbe preso nessun tipo di assicurazione, e, se aveva due figli e una moglie a carico, che cosa poteva fare?
Questo esempio va moltiplicato per tantissimi operai, poiché tantissime erano le situazioni simili a questa: operai che non sanno di che vivere perché non possono lavorare. Immaginiamo cosa può succedere dal punto di vista dell'ordine pubblico. Lo stato sociale nasce come risposta etica, ma nasce anche come risposta finalizzata a governare un paese: non è la forza pubblica l'elemento attraverso cui si governa un paese; l'uso delle forze dell'ordine serve a reprimere casi particolari. Il grande passo avanti che viene fatto a livello di prima elaborazione è quello di comprendere che le regole che riguardano il diritto di lavoro, lo stato sociale, sono regole che devono contraddistinguere qualunque paese civile, perché, solo in un paese che ha quelle regole, è possibile garantire la tenuta di quello stato, l'ordine pubblico e una convivenza pacifica. Tutto questo è alle origini del diritto del lavoro, ma il punto è che ciò che può sembrare ovvio, a volte stupisce, perché l'ovvio farà molta fatica ad affermarsi, particolarmente in Europa.
Periodo totalitario
Negli anni 20 del 900, in Europa, vi era un’impreparazione delle classi dirigenti dell'epoca rispetto a questi problemi. Le classi dirigenti europee non erano preparate a questo, e, per esempio, non rientrava proprio nell'ottica mentale delle classi dirigenti europee che ci fosse un sistema pensionistico, e lo stesso valeva per tutte le altre regole, che dovevano essere oggetto di accordo tra privati. Le dittature, l'avvento dello stato totalitario, che assume poi diverse connotazione (fascista, nazista, franchista, dittatura in Portogallo) sono le risposte di chi ha paura del cambiamento: perché di fronte a un fenomeno storico che non aveva precedenti, la reazione italiana, per esempio, è stata quella di costruire uno stato totalitario (fascismo)?
Perché l'unico modo di governare il disordine è l'uso della forze: questa è la dimostrazione di una forte impreparazione culturale delle classi dirigenti, che hanno favorito il fascismo e che non lo hanno contrastato. Si tratta di una questione legata in modo stretto alla formazione di una nuova classe dirigente. La scarsa preparazione delle classi dirigenti ha portato ai regimi totalitari e da lì la compressione dei diritti fondamentale della persona.
Il sindacato
Nel nostro discorso non ha fatto ancora apparizione il vero protagonista del diritto del lavoro I, il sindacato: il sindacato non è diritto del sindacato; noi parliamo di diritto sindacale perché nella storia ha fatto apparizione il sindacato (anche se sindacato e diritto sindacale non sempre coincidono). Tornando all'esempio di vuoto regolativo che si materializza in un qualsiasi ruolo di lavoro quando c'è l'avvento della rivoluzione industriale, una delle risposte a questo vuoto è rappresentata dalla nascita del sindacato, che è una risposta a quelle esigenze di regolazione di cui abbiamo parlato prima, ma da una prospettiva diversa: nel rapporto di lavoro vi sono profili rispetto ai quali non c'è altra strada che l'intervento diretto della legge (ad esempio, la sicurezza sul lavoro, il sistema pensionistico); quando parliamo del rapporto di lavoro in senso stretto, che prescinde da questi aspetti (come l'orario e il trattamento retributivo), su questi temi si svilupperà la risposta del sindacato, che nasce in relazione a ciò che appartiene al rapporto di lavoro in senso stretto.
Ad esempio, il lavoratore percepisce una retribuzione molto bassa e va dal datore chiedendo un aumento: il datore gli risponde che non gli va bene lo stipendio che già ha, verrà licenziato; se invece di un lavoratore, sono 100 i lavoratori che vanno dal datore a chiedergli un aumento, minacciando di fermare il lavoro, se non glielo avesse aumentato: questa è una cosa diversa, perché difficilmente riuscirà a sostituire 100 lavoratori sul momento, senza che perda molto tempo.
Che cosa accade? La nascita del sindacato è proprio la percezione che il singolo non ha un potere contrattuale di fronte al datore di lavoro: se il lavoratore è coalizzato con tutti gli altri lavoratori ha un maggior potere contrattuale rispetto a quello che ha individualmente. Questa è l'origine istintiva, che poi diventa razionale, del sindacato: la comprensione che il singolo lavoratore è caratterizzato da una debolezza contrattuale rispetto al datore di lavoro (il lavoratore è contrattualmente debole) e può acquisire una maggiore forza se si coalizza in gruppi di lavoratori, che sono portatori di un interesse comune: di lì a poco si comincerà a parlare di un interesse collettivo.
Il giurista Bassarelli, già nel primo 900, diceva che "l'interesse collettivo è la sintesi ma non la somma degli interessi individuali": in poche parole riesce a dare una definizione che ha molta meditazione dietro. L'interesse collettivo è sintesi, ma non somma, degli interessi individuali: la sintesi è anche la capacità di rinunciare a qualcosa di un interesse che poi comunque si realizza (preferisco rinunciare a qualcosa piuttosto che perdere tutto quello che ho).
Quando parliamo del sindacato dobbiamo tener conto delle due componenti, i due strumenti attraverso cui il sindacato si materializza: la contrattazione collettiva e lo sciopero. Questi sono gli strumenti tradizionali del sindacato, frutto di una lunga utilizzazione nel corso del tempo. La contrattazione collettiva è questa: non basta il contratto individuale, non basta che il lavoratore tratti individualmente qualcosa con il datore di lavoro, ma, il contratto collettivo ha la funzione di regolare in tutti i suoi aspetti principali il rapporto di lavoro; viene stipulato dalle parti contrapposti (datore di lavoro che stipula contratto con le associazioni di sindacato o può essere contratto collettivo tra associazioni di sindacato e datore di lavoro); questa è la funzione di maggior impatto.
Lo sciopero è lo strumento attraverso il quale il sindacato esercita una forma di pressione sul datore di lavoro al fine di vedere accolte le proprie rivendicazioni: ad esempio, il sindacato vuole un aumento, e il datore non glielo concede, quindi il sindacato fa sciopero: il datore, a questo punto, sarà disposto a trattare per dare un aumento. La storia del sindacato è una storia che è stata oggetto di fasi duramente repressive: il sindacato nella fase totalitaria è stato represso penalmente, così come lo sciopero, che è stato oggetto di repressione penale durante il fascismo: veniva considerato come un reato terroristico. In quel periodo sono arrivati a reprimere una libertà.
Lezione 2 – 29/09/2015
Nascita del sindacato
Lo sciopero è una forma di autotutela. L'approccio classico è un approccio storico descrittivo: vedere come siamo arrivati fin qui, e poi, una volta conclusa questa panoramica, addentrarci nella disciplina. L'approccio storico descrittivo è importante perché, se ci concentriamo sulla nascita del sindacato, vediamo che ci sono 3 fasi:
Fase originaria
- Si comincia a delineare qualcosa che chiamiamo sindacato; il sindacato ha davanti a sé un grande ostacolo, rappresentato dallo stato liberale 800esco. Lo stato liberale 800esco è uno stato nel quale non è ammesso che esistano corpi intermedi fra lo stato e il cittadino: vi è lo stato e il privato cittadino, e, in mezzo, non ci deve essere nulla, nemmeno le associazioni, che in questa dinamica non possono esistere; nulla deve interporsi tra stato e cittadino. Lo stato liberale vede con grande diffidenza il sindacato, perché è un qualcosa che sta in mezzo e, nella visione liberale classica, è una cosa inaccettabile.
Questo dimostra che lo schema dello stato liberale è in forte difficoltà nella sua capacità di decifrare il fenomeno che ha davanti, che è un fenomeno che non si ferma. Stiamo parlando di uno stato liberale, che, per definizione, ha un atteggiamento che non è mai un atteggiamento repressivo in prima battuta: non possiamo dire che lo stato liberale ebbe un atteggiamento repressivo verso il sindacato, ma cercò di emarginarlo: non con l’uso della forza, se non in casi particolari. Per lo stato liberale si può tollerare il sindacato per diffidenza ma non si avvierà mai una forma repressiva verso di esso. Lo schema è quello della personalità giuridica: possono esistere delle associazioni solo se sono dotate di personalità giuridica (il soggetto di diritto può chiedere il riconoscimento della personalità giuridica allo stato e gliela può concedere): lo schema della personalità giuridica non si presta ad inquadrare il fenomeno sindacale.
Il discorso della personalità giuridica consente di dire che il sindacato, che è un’associazione, non è riconosciuta, quindi non è legittimata dallo stato (il sindacato può esistere, ma non in termini di personalità giuridica). Lo sciopero nello stato liberale formalmente non si affermerà: ad esempio, nelle ferrovie di inizio 900, ci sono i macchinisti, che sono dei lavoratori: questo è uno dei settori nei quali si manifesta quasi subito una tensione che assume le forme della rivendicazione sindacale; non si dice che è vietato lo sciopero, ma si dice che il ferroviere è un pubblico ufficiale, è un funzionario dello stato, quindi, se il treno non parte, si tratta di un reato commesso da un funzionario dello stato: è un modo per dire che se fa sciopero commetterà un reato verso lo stato.
Già prima dell’unificazione del 1861 vi era il Codice Penale Sardo che si occupava di ciò: prevedeva, ad esempio, che in alcune circostanze, se lo sciopero assumeva condizioni violente allora era illegale (ma i comportamenti considerati violenti erano assurdi: si trattava di una tecnica più raffinata che non voleva reprimere direttamente lo sciopero, ma che cerca di marginalizzarlo). Il Codice Zanardelli cerca poi di introdurre degli elementi penalmente rilevanti nello sciopero, ma non in via diretta. Questo non è il clima ideale per la creazione del sindacato. Ma, nonostante gli ostacoli che lo stato liberale fa, il fenomeno sindacale crescerà in Italia in modo esponenziale nei primi decenni del 900: la crescita del sindacato e la crescita dello sciopero interesseranno le aree del paese di più intensa industrializzazione (nord e centro).
Fase del regime fascista
- La crescita esponenziale del sindacato nel primo 900 avrà una risposta diversa dal fascismo: uno dei primi atti fondativi del fascismo ha il proprio epicentro nel diritto del lavoro, nella libertà sindacale e nel diritto di sciopero. Il fascismo può essere letto come una risposta repressiva alla nascita del sindacato nel nostro paese.
Il Patto di Palazzo Vidoni è un accordo che viene sottoscritto in un palazzo romano con l’obiettivo della repressione del sindacato nei luoghi di lavoro; uno dei primi effetti di questo patto fu quello di reprimere le commissioni interne e metterle fuori legge, possibilmente arrestando i sindacalisti. Questo è uno dei primi atti del fascismo. Le Leggi Fascistissime, poi, si faranno carico di abolire le commissioni interne e limitarne ulteriormente l'attività.
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