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operazioni e da tutti i servizi aventi natura finanziaria e bancaria, offerti in Italia ai clienti, anche al

di fuori delle proprie dipendenze e mediante tecniche di comunicazione a distanza.

Art.115 Tub: 1. Le norme del presente capo si applicano alle attività svolte nel territorio della Repubblica dalle banche e

dagli intermediari finanziari.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze può individuare, in considerazione dell'attività svolta, altri soggetti da sotto-

porre alle norme del presente capo.

3. Le disposizioni del presente capo, a meno che siano espressamente richiamate, non si applicano ai contratti di credito

disciplinati dal capo II e ai servizi di pagamento disciplinati dal capo II-bis.

Art.116 Tub: 1. Le banche e gli intermediari finanziari rendono noti in modo chiaro ai clienti i tassi di interesse, i prezzi

e le altre condizioni economiche relative alle operazioni e ai servizi offerti, ivi compresi gli interessi di mora e le valute

applicate per l'imputazione degli interessi. Per le operazioni di finanziamento, comunque denominate, è pubblicizzato il

tasso effettivo globale medio previsto dall’articolo 2, commi 1 e 2, della legge 7 marzo 1996, n. 108. Non può essere

fatto rinvio agli usi.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la CONSOB e la Banca d'Italia, stabilisce, con riguardo ai titoli di

Stato:

a) criteri e parametri per la determinazione delle eventuali commissioni massime addebitabili alla clientela in occasione

del collocamento;

b) criteri e parametri volti a garantire la trasparente determinazione dei rendimenti;

c) gli ulteriori obblighi di pubblicità, trasparenza e propaganda, da osservare nell'attività di collocamento.

3. Il CICR:

a) individua le operazioni e i servizi da sottoporre a pubblicità;

b) detta disposizioni relative alla forma, al contenuto, alle modalità della pubblicità e alla conservazione agli atti dei do-

cumenti comprovanti le informazioni pubblicizzate;

c) stabilisce criteri uniformi per l'indicazione dei tassi d'interesse e per il calcolo degli interessi e degli altri elementi che

incidono sul contenuto economico dei rapporti;

d) individua gli elementi essenziali, fra quelli previsti dal comma 1, che devono essere indicati negli annunci pubblicita-

ri e nelle offerte, con qualsiasi mezzo effettuati, con cui i soggetti indicati nell'articolo 115 rendono nota la disponibilità

delle operazioni e dei servizi.

4. Le informazioni pubblicizzate non costituiscono offerta al pubblico a norma dell'articolo 1336 del codice civile.

1. I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti.

Art. 117:

2. Il CICR può prevedere che, per motivate ragioni tecniche, particolari contratti possano essere stipulati in

altra forma.

3. Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo.

4. I contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di

credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora.

5. (abrogato)

6. Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei

tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e con-

dizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati.

7. In caso di inosservanza del comma 4 e nelle ipotesi di nullità indicate nel comma 6, si applicano:

a) il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive,

dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell'econo-

mia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il

cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione;

b) gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momen-

to della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l’operazione è

effettuata o il servizio viene reso; in mancanza di pubblicità nulla è dovuto.

8. La Banca d'Italia può prescrivere che determinati contratti, individuati attraverso una particolare denomi-

nazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, abbiano un contenuto tipico determinato. I contratti dif-

formi sono nulli. Resta ferma la responsabilità della banca o dell'intermediario finanziario per la violazione

delle prescrizioni della Banca d'Italia.

Art.118: 1. Nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente,

la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un

giustificato motivo. Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente

per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo.

2. Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secon-

do modalità contenenti in modo evidenziato la formula: ‘Proposta di modifica unilaterale del contratto’, con preavviso

minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente. Nei rap-

porti al portatore la comunicazione è effettuata secondo le modalità stabilite dal CICR. La modifica si intende approvata

ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tal caso, in sede di

liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.

3. Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se

sfavorevoli per il cliente.

4. Le variazioni dei tassi di interesse adottate in previsione o in conseguenza di decisioni di politica monetaria riguarda-

no contestualmente sia i tassi debitori che quelli creditori, e si applicano con modalità tali da non recare pregiudizio al

cliente.

Art.119 Tub: 1. Nei contratti di durata i soggetti indicati nell'articolo 115 forniscono al cliente, in forma scritta o me-

diante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente stesso, alla scadenza del contratto e

comunque almeno una volta all'anno, una comunicazione chiara in merito allo svolgimento del rapporto. Il CICR indica

il contenuto e le modalità della comunicazione.

2. Per i rapporti regolati in conto corrente l'estratto conto è inviato al cliente con periodicità annuale o, a scelta del clien-

te, con periodicità semestrale, trimestrale o mensile.

3. In mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, gli estratti conto e le altre comunicazioni periodiche alla

clientela si intendono approvati trascorsi sessanta giorni dal ricevimento.

4. Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno dirit-

to di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documenta-

zione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i co-

sti di produzione di tale documentazione.

Art.120: 01.Il titolare del conto corrente ha la disponibilità economica delle somme relative agli assegni circolari o ban-

cari versati sul suo conto, rispettivamente emessi da o tratti su una banca insediata in Italia, entro i quattro giorni lavora-

tivi successivi al versamento.

1. Gli interessi sul versamento di assegni presso una banca sono conteggiati fino al giorno del prelevamento e con le se-

guenti valute:

a) dal giorno in cui è effettuato il versamento, per gli assegni circolari emessi dalla stessa banca e per gli assegni bancari

tratti sulla stessa banca presso la quale è effettuato il versamento;

b) per gli assegni diversi da quelli di cui alla lettera a), dal giorno lavorativo successivo al versamento, se si tratta di as-

segni circolari emessi da una banca insediata in Italia, e dal terzo giorno lavorativo successivo al

versamento, se si tratta di assegni bancari tratti su una banca insediata in Italia.

1-bis. Il CICR può stabilire termini inferiori a quelli previsti nei commi 1 e 1-bis in relazione all’evoluzione delle proce-

dure telematiche disponibili per la gestione del servizio di incasso degli assegni.

2. Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in es-

sere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata

nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori.

3. Per gli strumenti di pagamento diversi dagli assegni circolari e bancari restano ferme le disposizioni sui tempi di ese-

cuzione, data valuta e disponibilità di fondi previste dagli articoli da 19 a 23 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n.

11. 1.

Art.120bis: Il cliente ha diritto di recedere in ogni momento da un contratto a tempo indeterminato senza penalità e

senza spese. Il CICR individua i casi in cui la banca o l’intermediario finanziario possono chiedere al cliente un rimbor-

so delle spese sostenute in relazione a servizi aggiuntivi da questo richiesti in occasione del recesso.

1.

Art.120ter: E’ nullo qualunque patto o clausola, anche posteriore alla conclusione del contratto, con il quale si con-

venga che il mutuatario sia tenuto al pagamento di un compenso o penale o ad altra prestazione a favore del soggetto

mutuante per l’estinzione anticipata o parziale dei mutui stipulati o accollati a seguito di frazionamento, anche ai sensi

del decreto legislativo 20 giugno 2005, n. 122, per l'acquisto o per la ristrutturazione di unità immobiliari adibite ad abi-

tazione ovvero allo svolgimento della propria attività economica o professionale da parte di persone fisiche. La nullità

del patto o della clausola opera di diritto e non comporta la nullità del contratto.

2. Le disposizioni di cui al presente articolo e quelle contenute nell’articolo 40-bis trovano applicazione, nei casi e alle

condizioni ivi previsti, anche per i finanziamenti concessi da enti di previdenza obbligatoria ai loro iscritti.

Surrogazione

Art.120quater: Portabilità di un finanziamento. 1. In caso di contratti di finanziamento conclusi da intermediari bancari e finanziari, l'eser-

cizio da parte del debitore della facoltà di surrogazione di cui all'articolo 1202 del codice civile non è precluso dalla

non esigibilità del credito o dalla pattuizione di un termine a favore del creditore.

2. Per effetto della surrogazione di cui al comma 1, il mutuante surrogato subentra nelle garanzie, personali e reali, accessorie al credito cui la surro-

gazione si riferisce.

3. La surrogazione di cui al comma 1 comporta il trasferimento del contratto, alle condizioni stipulate tra il cliente e l’intermediario

subentrante, con esclusione di penali o altri oneri di qualsiasi natura. L'annotamento di surrogazione può essere richiesto al conservatore senza forma-

lità, allegando copia autentica dell'atto di surrogazione stipulato per atto pubblico o scrittura privata.

4. Non possono essere imposte al cliente spese o commissioni per la concessione del nuovo finanziamento, per l’istruttoria e per gli accertamenti cata-

stali, che si svolgono secondo procedure di collaborazione tra intermediari improntate a criteri di massima riduzione dei tempi, degli adempimenti e

dei costi connessi. In ogni caso, gli intermediari non applicano alla clientela costi di alcun genere, neanche in forma indiretta, per l’esecuzione delle

formalità connesse alle operazioni di surrogazione.

5. Nel caso in cui il debitore intenda avvalersi della facoltà di surrogazione di cui al comma 1, resta salva la possibilità del finanziatore originario e

del debitore di pattuire la variazione senza spese delle condizioni del contratto in essere, mediante scrittura privata anche non autenticata.

6. È nullo ogni patto, anche posteriore alla stipulazione del contratto, con il quale si impedisca o si renda oneroso per il debitore l'esercizio della

facoltà di surrogazione di cui al comma 1. La nullità del patto non comporta la nullità del contratto.

7. Nel caso in cui la surrogazione di cui al comma 1 non si perfezioni entro il termine di trenta giorni dalla data della richiesta di avvio delle procedure

di collaborazione da parte del mutuante surrogato al finanziatore originario, quest’ultimo è comunque tenuto a risarcire il cliente in misura

pari all’1 per cento del valore del finanziamento per ciascun mese o frazione di mese di ritardo. Resta ferma la possibilità per il finanziatore

originario di rivalersi sul mutuante surrogato, nel caso in cui il ritardo sia dovuto a cause allo stesso imputabili.

8. La surrogazione per volontà del debitore e la rinegoziazione di cui al presente articolo non comportano il venir meno dei benefici fiscali.

9. Le disposizioni di cui al presente articolo:

a) si applicano, nei casi e alle condizioni ivi previsti, anche ai finanziamenti concessi da enti di previdenza obbligatoria ai loro iscritti;

b) non si applicano ai contratti di locazione finanziaria.

10.Sono fatti salvi i commi 4-bis, 4-ter e 4-quater dell’articolo 8 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con modificazioni dalla legge 2

aprile 2007, n. 40.

Art.1202 Codice Civile: Il debitore, che prende a mutuo una somma di danaro o altra cosa fungibile al fine di pagare il

debito, può surrogare il mutuante nei diritti del creditore, anche senza il consenso di questo.

La surrogazione ha effetto quando concorrono le seguenti condizioni:

1) che il mutuo e la quietanza risultino da atto avente data certa;

2) che nell'atto di mutuo sia indicata espressamente la specifica destinazione della somma mutuata;

3) che nella quietanza si menzioni la dichiarazione del debitore circa la provenienza della somma impiegata nel pagamento.

Sulla richiesta del debitore, il creditore non può rifiutarsi di inserire nella quietanza tale dichiarazione.

La surrogazione è il fenomeno del subingresso di un terzo nei diritti del creditore verso un debitore, per effetto del paga-

mento del debito da parte del terzo stesso. È uno degli istituti che dà vita alle modificazioni soggettive del rapporto ob-

bligatorio dal lato attivo.

La surrogazione per volontà del debitore è disciplinata dall'art. 1202 del codice civile secondo cui: "Il debitore, che

prende a mutuo una somma di danaro o altra cosa fungibile al fine di pagare il debito, può surrogare il mutuante nei di-

ritti del creditore, anche senza il consenso di questo". Lo stesso articolo 1202 richiede i seguenti requisiti per questo tipo

di surrogazione:

• che il mutuo e la quietanza risultino da atto avente data certa;

• che nell'atto di mutuo sia indicata espressamente la destinazione della somma mutuata;

• che nella quietanza si menzioni la dichiarazione del debitore circa la provenienza della somma

impiegata nel pagamento. Sulla richiesta del debitore, il creditore non può rifiutarsi di inserire nella quietanza

tale dichiarazione.

Con riferimento ai mutui bancari, la surrogazione realizza la cosiddetta portabilità del mutuo, ossia permette al debitore

di sostituire la banca che ha erogato inizialmente il mutuo con una nuova banca, che ad esempio propone condizioni mi-

gliori, mantenendo viva l’ipoteca originariamente costituita. Nel caso in cui si decida di trasferire il mutuo ad altro in-

termediario non è quindi più necessaria la cancellazione della vecchia garanzia e l’attivazione di una nuova, con ridu-

zione di formalità e soprattutto di costi notarili. La banca che subentra provvederà a pagare il debito che residua e si so-

stituirà a quella precedente. Il debitore rimborserà il mutuo alle nuove condizioni concordate. Le recenti disposizioni

normative rendono il ricorso a tale facoltà più agevole. È infatti prevista la nullità delle clausole contrattuali che ne im-

pediscono ovvero ne rendono oneroso l’esercizio per il cliente. Per verificare le opportunità di surroga del mutuo si

deve confrontare il vecchio contratto di mutuo con le caratteristiche della nuova proposta. La verifica si esegue richie-

dendo un preventivo per questa operazione a più Istituti di Credito o utilizzando servizi di comparazione sul web.

Vi sono delle sanzioni a carico della banca che ostacola l'operazione, che deve avvenire entro 30 giorni.

Anatocismo

Art. 1283. In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda

giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per

sei mesi.

Con il termine anatocismo si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta

produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi ven-

gono definiti "composti". Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare (ossia sommare al capitale di debito resi-

duo) gli interessi ad ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati.

La legge autorizza il pagamento degli interessi legali sulle quote di debito (capitale e interessi), che non sono state rego-

larmente pagate a scadenza.

Malgrado l'anatocismo sia un istituto conosciuto dagli albori del prestito ad interesse, la normativa italiana non ha rag-

giunto un sufficiente grado di completezza, tant'è che la disciplina si basa ancora sul codice civile del 1942, ed in parti-

colare sull'art. 1283 c.c. Secondo questa norma, gli interessi scaduti, in assenza di usi contrari, possono produrre a loro

volta interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, sem-

pre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi. In linea di principio, il codice civile vieta un regime di capitaliz-

zazione composta degli interessi, ovvero il pagamento degli interessi su interessi di periodi precedenti.

Nonostante la tutela approntata dal citato articolo, che subordina l'anatocismo alla compresenza di alcuni presupposti

ben determinati, per circa mezzo secolo nella prassi bancaria italiana hanno trovato applicazione pressoché generalizza-

ta, nei contratti di apertura di conto corrente, le clausole di capitalizzazione trimestrale degli impieghi. Ciò grazie (an-

che) all'avallo della giurisprudenza, tanto di legittimità quanto di merito, che ha affermato la validità delle clausole di

capitalizzazione trimestrale, escludendo l'esistenza di un contrasto con la previsione di cui all'art. 1283 codice civile,

sulla base dell'affermazione dell'esistenza di un uso idoneo a derogare al divieto di anatocismo stabilito da tale norma.

Nel 1999 la Corte di Cassazione, invertendo il proprio orientamento giurisprudenziale, ha più volte affermato la nullità

della clausola di capitalizzazione trimestrale, sostanzialmente argomentando nel senso della inesistenza di un uso nor-

mativo idoneo a derogare all'art. 1283 c.c..

Per evitare scompensi tra il lavoro dei giudici e la prassi, il legislatore ha ritenuto opportuno, con il decreto legislativo 4

agosto 1999, n. 342, modificare l'art. 120 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in

materia bancaria e creditizia): tale intervento ha introdotto in materia il principio della eguale cadenza di capitalizzazio-

ne dei saldi attivi e passivi, nel contempo stabilendo – con norma transitoria – una sanatoria per il pregresso, facendo

salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova

disciplina.

La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima, per eccesso di delega e conseguente violazione dell'articolo

77 Costituzione, dalla Corte Costituzionale (sentenza 17 ottobre 2000, n. 425,[1]).

Il cosiddetto "decreto salva banche" fu presentato il 23 luglio 1999, sotto il Governo D'Alema I, convertito in legge n.

1999[2]

342 del 4 agosto . La Consulta, con la citata sentenza, ha abrogato l'art. 25, comma 3, dichiarato

incostituzionale per: l'irretroattività della legge, la disparità di trattamento fra soggetti del testo Unico Bancario e

creditori sottoposti all'anatocismo, il non rispetto dell'autonomia e indipendenza della magistratura.

Dopo la sentenza della Consulta, del 17 ottobre 2000, un secondo decreto fu approvato il 29 dicembre 2000, n. 394, a

firma del Presidente del Consiglio Amato e della Repubblica, Ciampi, e convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24[3].

Il decreto fornisce l'interpretazione autenticadella legge antiusura n. 108 del 1996.

Venuta meno la norma transitoria, finalizzata ad assicurare validità ed efficacia alle clausole di capitalizzazione degli in-

teressi inserite nei contratti bancari stipulati anteriormente alla entrata in vigore della nuova disciplina, paritetica, della

materia, la Corte di Cassazione ha continuato, con una ulteriore serie di sentenze (tra le altre, si veda la sentenza 13 di-

cembre 2002, n. 17813), a ribadire il suo approccio più recente, peraltro estendendo i principi enunciati inizialmente con

riferimento al conto corrente bancario anche ai contratti di mutuo. Infine, con sentenza n. 21095/2004 (Cass. Civ.,

SS.UU., 4 novembre 2004, n. 21095), la suprema Corte ha confermato in modo netto il revirement del 1999, così conso-

lidando il nuovo trend giurisprudenziale.

Con la modifica dell'articolo 2935 di febbraio 2011 si pone fine alla questione, dando forma interpretativa alla legge per

poterne consentire la retroattività. La prescrizione decorre dal singolo addebito in c/c. In ogni caso non si rimborsano

importi già pagati. Prescrizione decennale dall'ultima operazione.

Usura

Contro l'usura sono applicate norme sia di diritto penale che di diritto civile.

Dal punto di vista penale chi si fa dare o promettere interessi usurai commette reato.

Dal punto di vista civile si fa riferimento all'articolo 1815: Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corri-

spondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell'articolo 1284.

Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

La legge italiana prevede sia un limite relativo che una valutazione caso per caso da parte del giudice, e la nullità delle

clausole che prevedono interessi da usura.

Stabilisce un limite relativo per il tasso di usura, riferito al Tasso Effettivo Globale Medio (art.2), rilevato ogni tre mesi

dall'Ufficio Italiano Cambi. L'UIC è costituito presso la Banca d'Italia, di proprietà degli istituti di credito.

Il codice penale disciplina in modo differente i reati di anatocismo e di usura. La capitalizzazione composta degli inte-

ressi può comunque portare a un interesse complessivo superiore alle soglie dell'usura.

STRUMENTI DI TRASPARENZA BANCARIA

• Forma scritta.

• Documento sui principali diritti del cliente ovvero il rendiconto, le informazioni, il recesso,

ecc... ufficio reclami, serve per adire le forme di arbitrato. 4 fasi:

◦ lettera inviata all'ufficio reclami, il quale deve rispondere per iscritto;

◦ arbitro bancario e finanziario;

◦ mediazione;

◦ giudice civile.

• Fogli informativi: per ogni prodotto della banca corrisponde un foglio informativo.

• Documento di sintesi: frontespizio del contratto. Parte del contratto contenente gli aspetti

principali dello stesso.

• Guide: redazione di libretti, manuali che spiegano ad esempio come richiedere un mutuo. Ci

sono per i prodotti bancari principali.

• TEG: Tasso Effettivo Globale, solo per i prestiti. Serve per confrontare più finanziamenti.

→ solo per finanziamenti al consumo (es. acquisto di auto).

TAEG

Cosa succede se la banca non rispetta una di queste norme/regolamenti?

Se il contratto non rispetta la forma scritta la conseguenza è una sola, nullità.

Negli altri casi il mancato rispetto comporterà, alternativamente o congiuntamente, sotto il profilo

civilistico il risarcimento del danno, ma il contratto resta valido. Sotto il profilo amministrativo la

Banca d'Italia può sanzionare la banca a prescindere dal danno fatto.

IL CREDITO AL CONSUMO

Credito ai consumatori

Articolo 121

1. Nel presente capo, l’espressione:

a) “Codice del consumo” indica il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206;

b) “consumatore” indica una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, arti-

gianale o professionale eventualmente svolta;

c) “contratto di credito” indica il contratto con cui un finanziatore concede o si impegna a concedere a un consumatore

un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria;

d) “contratto di credito collegato” indica un contratto di credito finalizzato esclusivamente a finanziare la fornitura di un

bene o la prestazione di un servizio specifici se ricorre almeno una delle seguenti

condizioni:

1) il finanziatore si avvale del fornitore del bene o del prestatore del servizio per promuovere o concludere il contratto

di credito;

2) il bene o il servizio specifici sono esplicitamente individuati nel contratto di credito;

e) “costo totale del credito” indica gli interessi e tutti gli altri costi, incluse le commissioni, le imposte e le altre spese, a

eccezione di quelle notarili, che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito

e di cui il finanziatore è a conoscenza;

f) “finanziatore” indica un soggetto che, essendo abilitato a erogare finanziamenti a titolo professionale nel territorio

della Repubblica, offre o stipula contratti di credito;

g) “importo totale del credito” indica il limite massimo o la somma totale degli importi messi a disposizione in virtù di

un contratto di credito;

h) “intermediario del credito” indica gli agenti in attività finanziaria, i mediatori creditizi o qualsiasi altro soggetto, di-

verso dal finanziatore, che nell’esercizio della propria attività commerciale o professionale svolge, a fronte di un com-

penso in denaro o di altro vantaggio economico oggetto di pattuizione e nel rispetto delle riserve di attività previste dal

Titolo VI-bis, almeno una delle seguenti attività:

1) presentazione o proposta di contratti di credito ovvero altre attività preparatorie in vista della conclusione di tali con-

tratti;

2) conclusione di contratti di credito per conto del finanziatore;

i) “sconfinamento” indica l’utilizzo da parte del consumatore di fondi concessi dal finanziatore in eccedenza rispetto al

saldo del conto corrente in assenza di apertura di credito ovvero rispetto all’importo dell’apertura di credito concessa;

l) “supporto durevole” indica ogni strumento che permetta al consumatore di conservare le informazioni che gli sono

personalmente indirizzate in modo da potervi accedere in futuro per un periodo di tempo adeguato alle finalità cui esse

sono destinate e che permetta la riproduzione identica delle informazioni memorizzate;

m) “tasso annuo effettivo globale” o “TAEG” indica il costo totale del credito per il consumatore espresso in percentua-

le annua dell’importo totale del credito.

2. Nel costo totale del credito sono inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito,

compresi i premi assicurativi, se la conclusione di un contratto avente ad oggetto tali servizi è un requisito per ottenere

il credito, o per ottenerlo alle condizioni offerte.

3. La Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, stabilisce le modalità di calcolo del TAEG, ivi inclusa la

specificazione dei casi in cui i costi di cui al comma 2 sono compresi nel costo totale del credito.

Articolo 122

1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai contratti di credito comunque denominati, a eccezione dei seguenti

casi:

a) finanziamenti di importo inferiore a 200 euro o superiore a 75.000 euro. Ai fini del computo della soglia minima si

prendono in considerazione anche i crediti frazionati concessi attraverso più contratti, se questi sono riconducibili a una

medesima operazione economica;

b) contratti di somministrazione previsti dagli articoli 1559 e seguenti del codice civile e contratti di appalto di cui al-

l’articolo 1677 del codice civile;

c) finanziamenti nei quali è escluso il pagamento di interessi o di altri oneri;

d) finanziamenti a fronte dei quali il consumatore è tenuto a corrispondere esclusivamente commissioni per un importo

non significativo, qualora il rimborso del credito debba avvenire entro tre mesi dall’utilizzo delle somme;

e) finanziamenti destinati all’acquisto o alla conservazione di un diritto di proprietà su un terreno o su un immobile edi-

ficato o progettato;

f) finanziamenti garantiti da ipoteca su beni immobili aventi una durata superiore a cinque anni;

g) finanziamenti, concessi da banche o da imprese di investimento, finalizzati a effettuare un’operazione avente a ogget-

to strumenti finanziari quali definiti dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successi-

ve modificazioni, purché il finanziatore partecipi all’operazione;

h) finanziamenti concessi in base a un accordo raggiunto dinanzi all’autorità giudiziaria o a un’altra autorità prevista

dalla legge;

i) dilazioni del pagamento di un debito preesistente concesse gratuitamente dal finanziatore;

l) finanziamenti garantiti da pegno su un bene mobile, se il consumatore non è obbligato per un ammontare eccedente il

valore del bene;

m) contratti di locazione, a condizione che in essi sia prevista l’espressa clausola che in nessun momento la proprietà

della cosa locata possa trasferirsi, con o senza corrispettivo, al locatario;

n) iniziative di microcredito ai sensi dell’articolo 111 e altri contratti di credito individuati con legge relativi a prestiti

concessi a un pubblico ristretto, con finalità di interesse generale, che non prevedono il pagamento di interessi o preve-

dono tassi inferiori a quelli prevalenti sul mercato oppure ad altre condizioni più favorevoli per il consumatore rispetto a

quelle prevalenti sul mercato e a tassi d'interesse non superiori a quelli prevalenti sul mercato;

o) contratti di credito sotto forma di sconfinamento del conto corrente, salvo quanto disposto dall’articolo 125-octies.

2. Alle aperture di credito regolate in conto corrente, qualora il rimborso delle somme prelevate debba avvenire su ri-

chiesta della banca ovvero entro tre mesi dal prelievo, non si applicano gli articoli 123, comma 1, lettere da d) a f), 124,

comma 5, 125-ter, 125-quater, 125-sexies, 125- septies.

3. Ai contratti di locazione finanziaria (leasing) che, anche sulla base di accordi separati, non comportano l’obbligo di

acquisto della cosa locata da parte del consumatore, non si applica l’articolo 125-ter, commi da 1 a 4.

4. Alle dilazioni del pagamento e alle altre modalità agevolate di rimborso di un debito preesistente, concordate tra le

parti a seguito di un inadempimento del consumatore, non si applicano gli articoli 124, commi 5 e 7, 125-ter, 125-quin-

quies, 125-septies nei casi stabiliti dal CICR.

5. I venditori di beni e servizi possono concludere contratti di credito nella sola forma della dilazione del prezzo con

esclusione del pagamento degli interessi e di altri oneri.

Il credito al consumo è cambiato radicalmente da giugno 2011 ed il cliente bancario è adesso più tutelato.

Infatti la normativa sul credito al consumo, con le sue maggiori garanzie a favore del cliente consumatore, si estende ora

anche alle aperture di credito in conto corrente (che finora erano state un po' in ombra), oltre che ai mutui chirografari.

Inoltre è assicurata un'informazione molto più completa e tempestiva al debitore, a cui deve essere comunicata imme-

diatamente la sua eventuale situazione di sconfinamento.

Definizione

• Per credito al consumo si intende la concessione di credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanzia-

mento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei al-

l’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

In pratica è credito al consumo qualsiasi operazione di finanziamento (fidi in c/c, mutui, …) compiuta da un

privato per fini personali e comunque diversi dall’acquisto o ristrutturazione di immobili.

• La nuova normativa è applicabile dal 01.06.2011.

Requisiti soggettivi

• Persone Fisiche (quando non agiscono in veste di imprenditori o liberi professionisti)

• condomìni

Requisiti oggettivi

Il credito per essere al consumo deve avere le seguenti caratteristiche:

• compreso tra i 200 e i 75.000 euro

• non finalizzato all’acquisto o conservazione di immobili

• se riguarda un prestito garantito da beni mobili (per es. da titoli) il valore della garanzia deve essere inferiore a

quello del finanziamento

• se riguarda un prestito garantito da ipoteca la durata del finanziamento deve essere inferiore a 5 anni

Pubblicità e Trasparenza

• Consegna al cliente del documento denominato “informazioni europee di base sul credito ai consumatori”, con

ricevuta scritta di consegna

• Obbligo di consegna gratuita della bozza di contratto personalizzato

Monitoraggio del credito

Nel caso di sconfinamento consistente che si protragga per oltre un mese va inviata al cliente consumatore una comuni-

cazione scritta contenente:

• l’importo dello sconfinamento

• il tasso di interesse, le penali e le altre spese da calcolare sullo sconfinamento

Lo sconfinamento si definisce consistente se è pari o superiore a 300 € in assenza di fido, oppure al 5% del fido accor-

dato in caso di affidamento.

Diritti del consumatore

• Recesso: entro 14 giorni dalla data di conclusione del contratto. La restituzione del capitale e degli interessi

maturati deve avvenire entro 30 giorni. Il consumatore deve rimborsare anche le spese non ripetibili corrisposte

dalla banca alla PA. Nei contratti a tempo indeterminato il recesso è sempre permesso, senza alcuna spesa o

penalità

• Rimborso anticipato: è possibile in qualsiasi momento, anche in misura parziale. Il consumatore avrà

conseguentemente diritto alla riduzione del costo totale del credito (interessi e spese) in proporzione alla vita

residua del contratto

Diritti del finanziatore

In caso di rimborso anticipato il finanziatore ha diritto ad un indennizzo equo non superiore al’1% dell’importo rimbor-

sato se la vita residua del contratto è superiore a un anno, allo 0,5% se inferiore(*).

L’indennizzo non è dovuto se:

• il rimborso è effettuato in esecuzione di un contratto di assicurazione destinato a garantire il credito

• in caso di apertura di credito in c/c

• l’importo rimborsato anticipatamente corrisponde all’intero debito residuo e a condizione che l’importo sia pari

o inferiore a 10.000 euro

(*) L’indennizzo non può essere superiore agli interessi che avrebbe pagato il consumatore per la vita residua del con-

tratto.

Articolo 123 (Pubblicità):

1. Fermo restando quanto previsto dalla parte II, titolo III, del Codice del consumo, gli annunci pubblicitari che riportano il tasso d'interesse o altre

cifre concernenti il costo del credito indicano le seguenti informazioni di base, in forma chiara, concisa e graficamente evidenziata con l’impiego di

un esempio rappresentativo:

a) il tasso d’interesse, specificando se fisso o variabile, e le spese comprese nel costo totale del credito;

b) l’importo totale del credito;

c) il TAEG;

d) l’esistenza di eventuali servizi accessori necessari per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni pubblicizzate, qualora i costi relativi a tali

servizi non siano inclusi nel TAEG in quanto non determinabili in

anticipo;

e) la durata del contratto, se determinata;

f) se determinabile in anticipo, l’importo totale dovuto dal consumatore, nonché l’ammontare delle singole rate.

2. La Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, precisa le caratteristiche delle informazioni da includere negli annunci pubblicitari e le

modalità della loro divulgazione.

Articolo 124 (Obblighi precontrattuali)

1. Il finanziatore o l’intermediario del credito, sulla base delle condizioni offerte dal finanziatore e, se del caso, delle preferenze espresse e delle

informazioni fornite dal consumatore, forniscono al consumatore, prima che egli sia vincolato da un contratto o da un’offerta di credito, le

informazioni necessarie per consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato, al fine di prendere una decisione informata e

consapevole in merito alla conclusione di un contratto di credito.

2. Le informazioni di cui al comma 1 sono fornite dal finanziatore o dall’intermediario del credito su supporto cartaceo o su altro supporto durevole

attraverso il modulo contenente le “Informazioni europee di base sul credito ai consumatori”. Gli obblighi informativi di cui al comma 1 si

considerano assolti attraverso la consegna di tale modulo. Il finanziatore o l’intermediario forniscono qualsiasi informazione aggiuntiva in un

documento distinto, che può essere allegato al modulo.

3. Se il contratto di credito è stato concluso, su richiesta del consumatore, usando un mezzo di comunicazione a distanza che non consente di fornire

le informazioni di cui al comma 1, il finanziatore o l’intermediario del credito forniscono al consumatore il modulo di cui al comma 2

immediatamente dopo la conclusione del contratto di credito.

4. Su richiesta, al consumatore, oltre al modulo di cui al comma 2, è fornita gratuitamente copia della bozza del contratto di credito, salvo che il

finanziatore o l’intermediario del credito, al momento della richiesta, non intenda procedere alla conclusione del contratto di credito con il

consumatore.

5. Il finanziatore o l’intermediario del credito forniscono al consumatore chiarimenti adeguati, in modo che questi possa valutare se il contratto di

credito proposto sia adatto alle sue esigenze e alla sua situazione finanziaria, eventualmente illustrando le informazioni precontrattuali che devono

essere fornite ai sensi dei commi 1 e 2, le caratteristiche essenziali dei prodotti proposti e gli effetti specifici che possono avere sul consumatore,

incluse le conseguenze del mancato pagamento. In caso di offerta contestuale di più contratti non collegati ai sensi dell’articolo 121, comma 1, lettera

d), è comunque specificato se la validità dell’offerta è condizionata alla conclusione congiunta di detti contratti.

6. I fornitori di merci o prestatori di servizi che agiscono come intermediari del credito a titolo accessorio non sono tenuti a osservare gli obblighi di

informativa precontrattuale previsti dal presente articolo, fermo restando l'obbligo del finanziatore di assicurare che il consumatore riceva le

informazioni precontrattuali.

7. La Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, detta disposizioni di attuazione del presente articolo, con riferimento a:

a) il contenuto, i criteri di redazione, le modalità di messa a disposizione delle informazioni precontrattuali;

b) le modalità e la portata dei chiarimenti da fornire al consumatore ai sensi del comma 5, anche in caso di contratti conclusi congiuntamente;

c) gli obblighi specifici o derogatori da osservare nei casi di: comunicazioni mediante telefonia vocale; aperture di credito regolate in conto corrente;

dilazioni di pagamento non gratuite e altre modalità agevolate di rimborso di un credito preesistente, concordate tra le parti a seguito di un

inadempimento del consumatore; offerta attraverso intermediari del credito che operano a titolo accessorio.

Articolo 124-bis (Verifica del merito creditizio)

1. Prima della conclusione del contratto di credito, il finanziatore valuta il merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni adeguate, se

del caso fornite dal consumatore stesso e, ove necessario, ottenute consultando una banca dati pertinente.

2. Se le parti convengono di modificare l'importo totale del credito dopo la conclusione del contratto di credito, il finanziatore aggiorna le

informazioni finanziarie di cui dispone riguardo al consumatore e valuta il merito creditizio del medesimo prima di procedere ad un aumento

significativo dell'importo totale del credito.

3. La Banca d'Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, detta disposizioni attuative del presente articolo.

Articolo 125 (Banche dati)

1. I gestori delle banche dati contenenti informazioni nominative sul credito consentono l'accesso dei finanziatori degli Stati membri dell’Unione

europea alle proprie banche dati a condizioni non discriminatorie rispetto a quelle previste per gli altri finanziatori abilitati nel territorio della

Repubblica. Il CICR, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, individua le condizioni di accesso, al fine di garantire il rispetto del

principio di non discriminazione.

2. Se il rifiuto della domanda di credito si basa sulle informazioni presenti in una banca dati, il finanziatore informa il consumatore immediatamente e

gratuitamente del risultato della consultazione e degli estremi della banca dati.

3. I finanziatori informano preventivamente il consumatore la prima volta che segnalano a una banca dati le informazioni negative previste dalla

relativa disciplina. L’informativa è resa unitamente all’invio di solleciti, altre comunicazioni, o in via autonoma.

4. I finanziatori assicurano che le informazioni comunicate alle banche dati siano esatte e aggiornate. In caso di errore rettificano prontamente i dati

errati.

5. I finanziatori informano il consumatore sugli effetti che le informazioni negative registrate a suo nome in una banca dati possono avere sulla sua

capacità di accedere al credito.

6. Il presente articolo non pregiudica l'applicazione del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

Articolo 125-bis (Contratti e comunicazioni)

1. I contratti di credito sono redatti su supporto cartaceo o su altro supporto durevole che soddisfi i requisiti della forma scritta nei casi previsti dalla

legge e contengono in modo chiaro e conciso le informazioni e le condizioni stabilite dalla Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR.

Una copia del contratto è consegnata ai clienti.

2. Ai contratti di credito si applicano l’articolo 117, commi 2, 3 e 6, nonché gli articoli 118, 119, comma 4, e 120, comma 2.

3. In caso di offerta contestuale di più contratti da concludere per iscritto, diversi da quelli collegati ai sensi dell’articolo 121, comma 1, lettera d), il

consenso del consumatore va acquisito distintamente per ciascun contratto attraverso documenti separati.

4. Nei contratti di credito di durata il finanziatore fornisce periodicamente al cliente, su supporto cartaceo o altro supporto durevole una

comunicazione completa e chiara in merito allo svolgimento del rapporto. La Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, fissa i

contenuti e le modalità di tale comunicazione.

5. Nessuna somma può essere richiesta o addebitata al consumatore se non sulla base di espresse previsioni contrattuali.

6. Sono nulle le clausole del contratto relative a costi a carico del consumatore che, contrariamente a quanto previsto ai sensi dell’articolo 121, comma

1, lettera e), non sono stati inclusi o sono stati inclusi in modo non corretto nel TAEG pubblicizzato nella documentazione predisposta secondo quanto

previsto dall’articolo 124. La nullità della clausola non comporta la nullità del contratto.

7. Nei casi di assenza o di nullità delle relative clausole contrattuali:

a) il TAEG equivale al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia

e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto. Nessuna altra somma è dovuta dal consumatore a titolo di tassi di

interesse, commissioni o altre spese;

b) la durata del credito è di trentasei mesi.

8. Il contratto è nullo se non contiene le informazioni essenziali ai sensi del comma 1 su:

a) il tipo di contratto;

b) le parti del contratto;

c) l’importo totale del finanziamento e le condizioni di prelievo e di rimborso.

9. In caso di nullità del contratto, il consumatore non può essere tenuto a restituire più delle somme utilizzate e ha facoltà di pagare quanto dovuto a

rate, con la stessa periodicità prevista nel contratto o, in mancanza, in trentasei rate mensili.

Articolo 125-ter (Recesso del consumatore)

1. Il consumatore può recedere dal contratto di credito entro quattordici giorni; il termine decorre dalla conclusione del contratto o, se successivo, dal

momento in cui il consumatore riceve tutte le condizioni e le informazioni previste ai sensi dell’articolo 125-bis, comma 1. In caso di uso di tecniche

di comunicazione a distanza il termine è calcolato secondo l’articolo 67-duodecies, comma 3, del Codice del consumo.

2. Il consumatore che recede:

a) ne dà comunicazione al finanziatore inviandogli, prima della scadenza del termine previsto dal comma 1, una comunicazione secondo le modalità

prescelte nel contratto tra quelle previste dall’articolo 64, comma 2, del Codice del consumo;

b) se il contratto ha avuto esecuzione in tutto o in parte, entro trenta giorni dall’invio della comunicazione prevista dalla lettera a), restituisce il

capitale e paga gli interessi maturati fino al momento della restituzione, calcolati secondo quanto stabilito dal contratto. Inoltre, rimborsa al

finanziatore le somme non ripetibili da questo corrisposte alla pubblica amministrazione.

3. Il finanziatore non può pretendere somme ulteriori rispetto a quelle previste dal comma 2, lettera b).

4. Il recesso disciplinato dal presente articolo si estende automaticamente, anche in deroga alle condizioni e ai termini eventualmente previsti dalla

normativa di settore, ai contratti aventi a oggetto servizi accessori connessi col contratto di credito, se tali servizi sono resi dal finanziatore ovvero da

un terzo sulla base di un accordo col finanziatore. L’esistenza dell’accordo è presunta. E’ ammessa, da parte del terzo, la prova contraria.

5. Salvo quanto previsto dai commi 1 e 2, ai contratti disciplinati dal presente capo non si applicano gli articoli 64, 65, 66, 67-duodecies e 67-ter

decies del Codice del consumo.

LA MICRO IMPRESA E IL MICROCREDITO

(Microcredito)

Articolo 111

1. In deroga all’articolo 106, comma 1, i soggetti iscritti in un apposito elenco, tenuto dall’organismo

indicato all’articolo 113, possono concedere finanziamenti a persone fisiche o società di persone o società

cooperative, per l’avvio o l’esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa, a condizione che i

finanziamenti concessi abbiano le seguenti caratteristiche:

a) siano di ammontare non superiore a euro 25.000,00 e non siano assistiti da garanzie reali;

b) siano finalizzati all’avvio o allo sviluppo di iniziative imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del

lavoro;

c) siano accompagnati dalla prestazione di servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti

finanziati.

L’iscrizione nell’elenco di cui al comma 1 è subordinata al ricorrere delle seguenti condizioni:

a) forma di società di capitali;

b) capitale versato di ammontare non inferiore a quello stabilito ai sensi del comma 5;

c) requisiti di onorabilità dei soci di controllo o rilevanti, nonché di onorabilità e professionalità degli

esponenti aziendali, ai sensi del comma 5;

d) oggetto sociale limitato alle sole attività di cui al comma 1 nonché alle attività accessorie e strumentali;

e) presentazione di un programma di attività.

3. I soggetti di cui al comma 1 possono erogare in via non prevalente finanziamenti anche a favore di

persone fisiche in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale, purché i finanziamenti

concessi siano di importo massimo di euro 10.000, non siano assistiti da garanzie reali, siano accompagnati

dalla prestazione di servizi ausiliari di bilancio familiare, abbiano lo scopo di consentire l’inclusione sociale

e finanziaria del beneficiario e siano prestati a condizioni più favorevoli di quelle prevalenti sul mercato.

4. In deroga all’articolo 106, comma 1, i soggetti giuridici senza fini di lucro in possesso delle caratteristiche

individuate ai sensi del comma 5, possono, se iscritti in una sezione separata dell’elenco di cui al comma 1,

svolgere le attività indicate ai commi 1 e 3 a condizione che i finanziamenti siano concessi a condizioni più

favorevoli di quelle prevalenti sul mercato. L’iscrizione nella sezione speciale è subordinata al possesso dei

requisiti previsti dal comma 2, lettere c) ed e).

5. Il Ministro dell’Economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, emana disposizioni attuative del

presente articolo, anche disciplinando:

a) requisiti concernenti i beneficiari e le forme tecniche dei finanziamenti;

b) limiti oggettivi, riferiti al volume delle attività, alle condizioni economiche applicate e all’ammontare

massimo dei singoli finanziamenti, anche modificando i limiti stabiliti dal comma 1, lettera a) e dal comma 3;

c) le caratteristiche dei soggetti che beneficiano della deroga prevista dal comma 4;

d) le informazioni da fornire alla clientela.

Definizione di microimpresa. Una microimpresa è definita come un'impresa il cui organico sia inferiore a

10 persone e il cui fatturato o il totale di bilancio annuale non superi 2 milioni di euro.

Articolo 125-quinquies Inadempimento del fornitore

1. Nei contratti di credito collegati, in caso di inadempimento da parte del fornitore dei beni o dei servizi il

consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore, ha diritto alla risoluzione

del contratto di credito, se con riferimento al contratto di fornitura di beni o servizi ricorrono le condizioni di

cui all’articolo 1455 del codice civile.

2. La risoluzione del contratto di credito comporta l’obbligo del finanziatore di rimborsare al consumatore le

rate già pagate nonché ogni altro onere eventualmente applicato. La risoluzione del contratto di credito non

comporta l’obbligo del consumatore di rimborsare al finanziatore l’importo che sia stato già versato al

fornitore dei beni o dei servizi. Il finanziatore ha il diritto di ripetere detto importo nei confronti del fornitore

stesso.

3. In caso di locazione finanziaria (leasing) il consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione

in mora del fornitore dei beni o dei servizi, può chiedere al finanziatore di agire per la risoluzione del

contratto. La richiesta al fornitore determina la sospensione del pagamento dei canoni. La risoluzione del

contratto di fornitura determina la risoluzione di diritto, senza penalità e oneri, del contratto di locazione

finanziaria. Si applica il comma 2.

4. I diritti previsti dal presente articolo possono essere fatti valere anche nei confronti del terzo al quale il

finanziatore abbia ceduto i diritti derivanti dal contratto di concessione del credito.

Il promotore finanziario

I promotori finanziari ricoprono un ruolo delicato in quanto fungono da tramite tra intermediario e cliente; infatti per

l’offerta fuori sede, per le tecniche di comunicazione a distanza che consentono una comunicazione individualizzata

ed una interazione immediata con l’investitore i soggetti abilitati devono avvalersi di promotori finanziari.

Utilizzando la definizione data dall’articolo 31 del Testo unico della finanza diciamo che è promotore finanziario

la persona fisica che, in qualità di dipendente, agente o mandatario, esercita professionalmente l’offerta fuori sede.

In queste poche righe è racchiusa tutta la specificità di questa professione.

L’attività di promotore finanziario è svolta esclusivamente nell’interesse di un solo soggetto poiché il soggetto

abilitato che conferisce l’incarico è responsabile in solido dei danni arrecati a terzi dal promotore finanziario, anche se

tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale.

Per poter esercitare questa professione si deve essere iscritti all’Albo unico nazionale dei promotori finanziari.

Per poter conseguire l’iscrizione all’Albo è necessario essere in possesso dei requisiti di onorabilità stabiliti dal

Ministro dell’Economia e delle Finanze, che riguardano il non essere stati condannati a pene detentive a causa della

trasgressione di leggi in materie economico-finanziarie, e dei requisiti di professionalità, che riguardano l’essere

muniti di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore di durata quinquennale e aver

superato la prova valutativa indetta dalla Consob, ovvero essere in possesso di determinati requisiti stabiliti in funzione

della pregressa esperienza professionale, che esentano il richiedente l’iscrizione dal sostenere la prova valutativa.

I promotori finanziari, che nello svolgimento della loro attività violano le norme disciplinanti la professione, sono puniti,

in base alla gravità della violazione e tenuto conto dell’eventuale recidiva, con una delle seguenti sanzioni: richiamo

scritto, sanzione amministrativa pecuniaria da 516 euro a 25.822 euro, sospensione da uno a quattro mesi dall’albo e,

infine, radiazione dall’albo.

Le sanzioni sono applicate dalla Consob, che è l’autorità preposta a vigilare sull’attività dei promotori. A tal fine la

Consob può chiedere ai promotori finanziari, o ai soggetti che si avvalgono di promotori finanziari, la comunicazione di

dati e notizie e la trasmissione di atti e documenti fissando i relativi termini; la Consob può inoltre effettuare ispezioni e

richiedere l’esibizione di documenti e il compimento degli atti ritenuti necessari.

Il mediatore creditizio

Il mediatore creditizio è la persona fisica o giuridica che professionalmente mette in contatto, anche attraverso attività di

consulenza, banche o intermediari finanziari con la potenziale clientela per la concessione di finanziamenti sotto

qualsiasi forma. Caratteristica dei mediatori è che possono svolgere la loro attività anche a titolo non esclusivo ovvero

abitualmente e non sono legati alle parti da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza. I mediatori

creditizi iscritti all'albo, possono svolgere anche l'attività di mediazione e consulenza alla gestione del recupero dei

crediti da parte delle banche o di intermediari finanziari di cui all'art. 107 del Testo unico bancario. Sono soggetti alla

disciplina di trasparenza prevista dal testo unico bancario e dalle relative disposizioni attuative. L’albo dei mediatori

creditizi è consultabile sul sito dell’UIC.

Agente in attività finanziaria

L’agente in attività finanziaria è la persona fisica o giuridica che professionalmente promuove e conclude, su mandato

delle società finanziarie, i contratti riconducibili alle attività di concessione di finanziamenti, intermediazione in cambi,

servizi di pagamento, assunzione di partecipazioni. L’esercizio dell’attività in agenzia finanziaria è subordinato alla

iscrizione nell’elenco degli agenti in attività finanziaria tenuto dalla Banca d'Italia.

Parte assicurativa

Art. 1882. Nozione.

L'assicurazione è il contratto col quale l'assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l'assicurato,

entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al

verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

Tramite un contratto di assicurazione ci si garantisce contro il verificarsi di un evento futuro e incerto (rischio),

generalmente dannoso per la propria salute o patrimonio. L'assicurazione ha lo scopo precipuo di "trasformare il rischio

in una spesa". Infatti attraverso la stipula di un contratto, l' assicurando "quantifica" il danno patrimoniale che esso

avrebbe se l'evento garantito (il rischio) si verificasse.

Più precisamente, si parla dell'esistenza di un'alea di rischio (rischio aleatorio). Affinché si possa concludere

un contratto di assicurazione, occorre che l'eventuale verificarsi del rischio non sia controllabile da nessuna delle

due parti (né da parte di colui che intende assicurarsi, né da parte della società di assicurazione).

Attraverso il versamento del premio, la società accolla a sé la gestione dell'eventualità del verificarsi dell'evento (detto

"sinistro") al concretizzarsi dello stesso, corrispondendo all'assicurato (ovvero agli eventuali eredi e/o beneficiari da

quest'ultimo indicati) il capitale (o larendita nel caso ad esempio di assicurazioni sulla vita) pattuito.

Un contratto d'assicurazione deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

1. è oneroso, l'assicuratore assume su di sé un rischio dietro pagamento di un premio,

2. è aleatorio, per entrambi i soggetti (assicurato e assicuratore) esiste l'incertezza dell'accadimento o non

di un dato evento;

3. è soggetto ad un vincolo di reciprocità tra l'assicurato e l'assicuratore (Giudice di pace Sez. VI,27

novembre 1999 Sentenza n° 6266: la massima recita:

«Clausole abusive – Polizza che riserva al solo assicuratore la facoltà di recedere in caso di sinistro – Nullità della

clausola ma non del contratto – Nozione di consumatore».

Art. 1883. Esercizio delle assicurazioni.

L'impresa di assicurazione non può essere esercitata che da un istituto di diritto pubblico o da una società per azioni e

con l'osservanza delle norme stabilite dalle leggi speciali.

Requisiti del contratto in generale

L'articolo 1325 del Codice Civile enuclea gli elementi essenziali del contratto. La mancanza anche di un solo elemento

invalida giuridicamente il contratto. La nullità del contratto è determinata anche dalla causa illecita (art. 1343), da

motivi illeciti (art. 1345), dall'illiceità dell'oggetto (art. 1346) o della condizione (art. 1354); dall'impossibilità,

dall'indeterminatezza e indeterminabilità dell'oggetto (art. 1346); dalla presenza, dalla violenza materiale o assoluta,

dall'inosservanza della forma ecc.

Una forma più attenuata d'invalidità del contratto è l'annullabilità, che si presenta per incapacità di agire delle parti e

quando la volontà dei contraenti sia viziata da errore, violenza o dolo.

In questo caso, il contratto produce i suoi effetti fino a quando non è impugnato; la sentenza costitutiva che ne dichiara

l'annullamento ha effetto retroattivo ed obbliga le parti a ripristinare le condizioni, di fatto e di diritto, che esistevano

prima della sottoscrizione del contratto annullato.

Il contratto è inefficace quando elementi esterni, di fatto, ne impediscono l'applicabilità, così ad esempio: il difetto

di procura ai sensi dell'art. 1398 Codice civile, il mancato consenso del creditore ai sensi dell'art. 1406 Codice Civile,

un termine non ancora sopraggiunto (come prescritto dall'art. 1184 Codice Civile), la presenza di

una condizione sospensiva non ancora verificatasi (cfr. art. 1353 Codice Civile, il difetto di accettazione nella cessione

del credito (art. 1294 Codice Civile), il difetto di pubblicità ex art. 2644 Codice Civile, la mancanza di data certaex art.

2704 Codice Civile.

Art. 1886. Assicurazioni sociali.

Le assicurazioni sociali sono disciplinate dalle leggi speciali. In mancanza si applicano le norme del presente capo.

Art. 1887. Efficacia della proposta.

La proposta scritta diretta all'assicuratore rimane ferma per il termine di quindici giorni, o di trenta giorni quando occorre una visita

medica. Il termine decorre dalla data della consegna o della spedizione della proposta.

Art. 1888. Prova del contratto.

Il contratto di assicurazione deve essere provato per iscritto.

L'assicuratore è obbligato a rilasciare al contraente la polizza di assicurazione o altro documento da lui sottoscritto.

L'assicuratore è anche tenuto a rilasciare, a richiesta e a spese del contraente, duplicati o copie della polizza; ma in tal caso può

esigere la presentazione o la restituzione dell'originale.

Art. 1889. Polizze all'ordine e al portatore.

Se la polizza di assicurazione è all'ordine o al portatore, il suo trasferimento importa trasferimento del credito verso l'assicuratore,

con gli effetti della cessione.

Tuttavia l'assicuratore è liberato se senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti del giratario o del portatore della

polizza, anche se questi non è l'assicurato.

In caso di smarrimento, furto o distruzione della polizza all'ordine, si applicano le disposizioni relative all'ammortamento dei titoli

all'ordine.

Art. 1890. Assicurazione in nome altrui.

Se il contraente stipula l'assicurazione in nome altrui senza averne il potere, l'interessato può ratificare il contratto anche dopo la

scadenza o il verificarsi del sinistro.

Il contraente è tenuto personalmente ad osservare gli obblighi derivanti dal contratto fino al momento in cui l'assicuratore ha avuto

notizia della ratifica o del rifiuto di questa.

Egli deve all'assicuratore i premi del periodo in corso nel momento in cui l'assicuratore ha avuto notizia del rifiuto della ratifica.

Art. 1891. Assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta.

Se l'assicurazione è stipulata per conto altrui o per conto di chi spetta, il contraente deve adempiere gli obblighi derivanti dal

contratto, salvi quelli che per loro natura non possono essere adempiuti che dall'assicurato.

I diritti derivanti dal contratto spettano all'assicurato, e il contraente, anche se in possesso della polizza, non può farli valere senza

espresso consenso dell'assicurato medesimo.

All'assicurato sono opponibili le eccezioni che si possono opporre al contraente in dipendenza del contratto.

Per il rimborso dei premi pagati all'assicuratore e delle spese del contratto, il contraente ha privilegio sulle somme dovute

dall'assicuratore nello stesso grado dei crediti per spese di conservazione.

Art. 1895. Inesistenza del rischio.

Il contratto è nullo se il rischio non è mai esistito o ha cessato di esistere prima della conclusione del contratto. ( il premio va

restituito).

Art. 1896. Cessazione del rischio durante l'assicurazione.

Il contratto si scioglie se il rischio cessa di esistere dopo la conclusione del contratto stesso, ma l'assicuratore ha diritto al pagamento

dei premi finché la cessazione del rischio non gli sia comunicata o non venga altrimenti a sua conoscenza. I premi relativi al periodo

di assicurazione in corso al momento della comunicazione o della conoscenza sono dovuti per intero.

Qualora gli effetti dell'assicurazione debbano avere inizio in un momento posteriore alla conclusione del contratto e il rischio cessi

nell'intervallo, l'assicuratore ha diritto al solo rimborso delle spese.

Art. 1897. Diminuzione del rischio.

Se il contraente comunica all'assicuratore mutamenti che producono una diminuzione del rischio tale che, se fosse stata conosciuta al

momento della conclusione del contratto, avrebbe portato alla stipulazione di un premio minore, l'assicuratore, a decorrere dalla

scadenza del premio o della rata di premio successiva alla comunicazione suddetta, non può esigere che il minor premio, ma ha la

facoltà di recedere dal contratto entro due mesi dal giorno in cui è stata fatta la comunicazione.

La dichiarazione di recesso dal contratto ha effetto dopo un mese.

Art. 1898. Aggravamento del rischio.

Il contraente ha l'obbligo di dare immediato avviso all'assicuratore dei mutamenti che aggravano il rischio in modo tale che, se il

nuovo stato di cose fosse esistito e fosse stato conosciuto dall'assicuratore al momento della conclusione del contratto, l'assicuratore

non avrebbe consentito l'assicurazione o l'avrebbe consentita per un premio più elevato.

L'assicuratore può recedere dal contratto, dandone comunicazione per iscritto all'assicurato entro un mese dal giorno in cui ha

ricevuto l'avviso o ha avuto in altro modo conoscenza dell'aggravamento del rischio.

Il recesso dell'assicuratore ha effetto immediato se l'aggravamento è tale che l'assicuratore non avrebbe consentito l'assicurazione; ha

effetto dopo quindici giorni, se l'aggravamento del rischio è tale che per l'assicurazione sarebbe stato richiesto un premio maggiore.

Spettano all'assicuratore i premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui è comunicata la dichiarazione di

recesso.

Se il sinistro si verifica prima che siano trascorsi i termini per la comunicazione e per l'efficacia del recesso, l'assicuratore non

risponde qualora l'aggravamento del rischio sia tale che egli non avrebbe consentito l'assicurazione se il nuovo stato di cose fosse

esistito al momento del contratto; altrimenti la somma dovuta è ridotta, tenuto conto del rapporto tra il premio stabilito nel contratto e

quello che sarebbe stato fissato se il maggiore rischio fosse esistito al tempo del contratto stesso.

Art. 1892. Dichiarazioni inesatte e reticenze con dolo o colpa grave.

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l'assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe

dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito

con dolo o con colpa grave.

L'assicuratore decade dal diritto d'impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza della dichiarazione o la

reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare l'impugnazione.

L'assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha domandato l'annullamento e, in ogni caso, al

premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a

pagare la somma assicurata.

Se l'assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione

inesatta o la reticenza.

Dichiarazioni inesatte con dolo e colpa grave (intenzionali) sono causa di annullamento dovuto a circostanze essenziali che andavano

comunicate all'assicuratore in precedenza. Se l'assicuratore ne viene a conoscenza ha tre mesi di tempo per poter intervenire sul

contratto. Resta comunque il diritto al premio.

Art. 1900. Sinistri cagionati con dolo o con colpa grave dell'assicurato o dei dipendenti.

L'assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente, dell'assicurato o del beneficiario, salvo

patto contrario per i casi di colpa grave.

L'assicuratore è obbligato per il sinistro cagionato da dolo o da colpa grave delle persone del fatto delle quali l'assicurato deve

rispondere.

Egli è obbligato altresì nonostante patto contrario, per i sinistri conseguenti ad atti del contraente, dell'assicurato o del beneficiario,

compiuti per dovere di solidarietà umana o nella tutela degli interessi comuni all'assicuratore.

Comporta l'annullamento del contratto, se il dolo è stato determinante

DOLO →

Se non è determinante risarcimento del danno

annullamento del contratto, solo quando è stato essenziale e percepito dall'altra parte

ERRORE in caso contrario, non vi è rimedio.

Indivisibilità del premio

Art. 1901. Mancato pagamento del premio.

Se il contraente non paga il premio o la prima rata di premio stabilita dal contratto, l'assicurazione resta sospesa fino alle ore

ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto.

Se alle scadenze convenute il contraente non paga i premi successivi, l'assicurazione resta sospesa dalle ore ventiquattro del

quindicesimo giorno dopo quello della scadenza.

Nelle ipotesi previste dai due commi precedenti il contratto è risoluto di diritto se l'assicuratore, nel termine di sei mesi dal giorno in

cui il premio o la rata sono scaduti, non agisce per la riscossione; l'assicuratore ha diritto soltanto al pagamento del premio relativo al

periodo di assicurazione in corso e al rimborso delle spese. La presente norma non si applica alle assicurazioni sulla vita.

Se l'assicurato transla il rischio sull'assicuratore, l'assicuratore transla il rischio su tutti gli altri assicurati, che con i loro

premi coprono i sinistri. Il premio che si paga è scaturito dal rischio di tutti gli altri. Più assicurati ci sono e meno alto è

il rischio dell'assicuratore.

Se l'assicurazione non riesce a trasferire il rischio su un vasto numero di soggetti si appoggia ad altri assicuratori. Ciò

avviene in 2 modi: ripartizione del rischio o assicurazione dell'assicuratore.

Il contratto di assicurazione contro i danni e la sua funzione indennitaria

Nelle assicurazioni contro i danni, il contratto d'assicurazione assume un carattere indennitario avendo lo scopo di garantire

all'assicurato l'indennizzo di un danno subito, ovvero tutelare il proprio patrimonio dalle conseguenze economiche di un determinato

evento. Alla luce di ciò, il danno rappresenta al contempo il presupposto ed anche il limite dell'assicurazione. Perché l'assicurazione

abbia i suoi effetti è necessario che si verifichi un danno compreso tra quelli "garantiti" dalla polizza (= contratto), ma il danno

rappresenta anche il limite massimo dell'indennizzo; questo perché nessun lucro o illecito arricchimento potrà mai derivare,

all'assicurato, da un sinistro secondo il noto principio indennitario. Il principio in parola trova conferma in diversi articoli del Codice

Civile:

Art. 1904. Interesse dell'assicurato. Il contratto d'assicurazione contro i danni è nullo (artt. 1418, 1895 Codice Civile) se, nel

momento in cui l'assicurazione deve avere inizio, non esiste un interesse dell'assicurato al risarcimento del danno.

Secondo il principio indennitario il contratto è nullo se al momento del sinistro l'assicurato non ha interesse alla tutela del bene

assicurato, in altri termini se è assente un rapporto economico tra l'assicurato ed il bene per cui in caso di sinistro, l'assicurato non ha

da patire alcun pregiudizio economico, il contratto è nullo. L'interesse dell'assicurato verso un determinato bene non si produce

solamente con la mera proprietà, ma è sufficiente che vi sia un qualsiasi diritto di godimento o di garanzia o di usufrutto perché

questo si determini. Può accadere allora che su un medesimo bene siano stipulate identiche polizze da parte di più soggetti, tutti

ugualmente interessati secondo il proprio diritto. Se nel corso del contratto dovesse venire meno l'interesse dell'assicurato verso la

cosa, il contratto cesserà anticipatamente. Spetta all'assicurato dimostrare il suo cessato interesse verso il bene assicurato.

Art. 1905. Limiti del risarcimento. L'assicuratore è tenuto a risarcire, nei modi e nei limiti stabiliti dal contratto, il danno sofferto

dall'assicurato in conseguenza del sinistro (artt. 1223, 1900, 1908, 1917 Codice Civile). L'assicuratore risponde del profitto sperato

solo se si è espressamente obbligato.

L'articolo sottolinea un principio fondamentale in materia assicurativa: il principio indennitario, in base al quale l'assicuratore non

può mai versare all'assicurato un'indennità (somma) superiore al danno subito. Qualora ciò si verificasse, si realizzerebbe per

l'assicurato un'ipotesi di vero e proprio arricchimento.

Art. 1908. Valore della cosa assicurata. Nell'accertare il danno (art. 1905 Codice Civile) non si può attribuire alle cose perite o

danneggiate un valore superiore a quello che avevano al tempo del sinistro (artt. 1907, 1909 Codice Civile). Il valore delle cose

assicurate può essere tuttavia stabilito al tempo della conclusione del contratto, mediante stima accettata per iscritto dalle parti (art.

2725 Codice Civile). Non equivale a stima accettata la dichiarazione di valore delle cose assicurate contenuta nella polizza o in altri

documenti (art. 515 Codice Civile, art. 1021 Codice della Navigazione). Nell'assicurazione dei prodotti del suolo il danno si

determina in relazione al valore che i prodotti avrebbero avuto al tempo della maturazione o al tempo in cui ordinariamente si

raccolgono.

Il legislatore ha dettato delle precise regole per l'accertamento del valore delle cose oggetto del contratto. Nel caso di polizza stimata

l'assicuratore risarcisce il danno tenendo conto del valore attribuito dalle parti. Ma, nel rispetto del principio indennitario, qualora tale

stima risulti esagerata l'assicuratore potrà dimostrare che il valore reale delle cose è inferiore rispetto a quanto stabilito nella polizza e,

di conseguenza, potrà non rispettare la stima.

Art. 1909. Assicurazione per somma eccedente il valore delle cose. L'assicurazione per una somma che eccede il valore reale della

cosa assicurata (art. 1908 Codice Civile) non è valida se vi è dolo da parte dell'assicurato (art. 1910 Codice Civile); l'assicuratore, se

è in buona fede ha diritto ai premi del periodo in corso (art. 1898 Codice Civile). Se non vi è stato dolo da parte del contraente, il

contratto ha effetto fino alla concorrenza del valore reale della cosa assicurata, e il contraente ha diritto di ottenere per l'avvenire una

proporzionale riduzione del premio.

Il ben noto principio indennitario trova anche in quest'articolo la sua ragione di essere, se l'assicurato intenzionalmente esagera il

valore del bene per trarne, in caso di sinistro, un ingiusto profitto, l'assicurazione non è valida. Spetta all'assicuratore la prova del

comportamento doloso da parte dell'assicurato. Per quanto riguarda la buona fede dell'assicuratore, questi ha diritto ai premi di

assicurazione in corso, se era all'oscuro del reale valore del bene assicurato, ma giurisprudenza vuole che in mancanza di buona fede

da parte dell'assicuratore (se, cioè, sussiste accordo tra assicurato ed assicuratore) il contratto sia parimenti nullo. In assenza di dolo il

contratto produce i suoi effetti fino al valore reale del bene assicurato e per le rate future l'assicurato ha diritto alla riduzione del

premio in proporzione.

Art. 1910. Assicurazione presso diversi assicuratori. Se per il medesimo rischio sono contratte separatamente più assicurazioni presso

diversi assicuratori, l'assicurato deve dare avviso di tutte le assicurazioni a ciascun assicuratore. Se l'assicurato omette dolosamente di

dare l'avviso, gli assicuratori non sono tenuti a pagare l'indennità. Nel caso di sinistro, l'assicurato deve darne avviso a tutti gli

assicuratori a norma dell'art. 1913, indicando a ciascuno il nome degli altri. L'assicurato può chiedere a ciascun assicuratore

l'indennità dovuta secondo il rispettivo contratto, purché le somme complessivamente riscosse non superino l'ammontare del danno

(art. 1980 Codice Civile). L'assicuratore che ha pagato ha diritto di regresso (art. 1299 Codice Civile) contro gli altri per la

ripartizione proporzionale in ragione delle indennità dovute secondo i rispettivi contratti. Se un assicuratore è insolvente, la sua quota

viene ripartita fra gli altri assicuratori.

L'articolo in esame disciplina la cosiddetta “coassicurazione indiretta “, ed anche in questo caso, il legislatore ha voluto ribadire il

principio indennitario delle assicurazioni, impedendo che con fraudolenza l'assicurato potesse trarre un indebito arricchimento

tacendo l'esistenza di più assicurazioni sul medesimo bene. Il primo comma dispone che l'assicurato debba dare avviso, senza

particolare forma, a tutti gli assicuratori, sia a quelli che già assicurano il bene e sia agli assicuratori che eventualmente dovessero

subentrare in un momento successivo. Detto obbligo sussiste in ogni caso, quindi anche quando la somma delle diverse assicurazioni

non determina sovrassicurazione. In caso di dolo, gli assicuratori, ai quali spetta l'onere della prova, non sono obbligati al

risarcimento del danno. Perché sussista il dolo, è opinione comune, non sono richiesti particolari artifici o raggiri da parte

dell'assicurato, è sufficiente che questi ometta intenzionalmente di dare avviso all'assicuratore dell'esistenza di medesime

assicurazioni. Va da sé che nel caso di dolo, gli assicuratori non sono tenuti al risarcimento del primo sinistro, per eventuali sinistri

successivi, poiché gli assicuratori ormai sono a conoscenza dell'esistenza di altri contratti, essi sono obbligati all'indennizzo secondo i

rispettivi contratti. Nel terzo comma, anche se non si fa menzione di eventuali sanzioni in caso di omesso avviso agli assicuratori a

seguito di un sinistro, è opinione comune ritenere che l'assicurato vada incontro alle conseguenze dell'art. 1913 esplicitamente

richiamato, ed anche del disposto dell'art. 1915, valido in ogni caso. L'assicurato, in caso di sinistro, può chiedere a ciascun

assicuratore (quindi anche solo a qualcuno degli assicuratori) l'indennizzo, ma l'assicuratore che ha pagato ha diritto di rivalersi su

tutti gli altri. Se l'assicurato può richiedere a ciascun assicuratore l'indennità dovuta, ogni assicuratore separatamente, può avanzare

tutte le eccezioni secondo il rispettivo contratto. Ogni contratto ha vita a sé, perciò ciascun assicuratore può provvedere

separatamente dagli altri all'accertamento, alla valutazione ed alla liquidazione del danno. L'ultimo comma dell'articolo in questione

stabilisce che ciascun assicuratore che ha pagato, può rivalersi sugli altri per una ripartizione proporzionata secondo i rispettivi

contratti; quindi nel caso in cui il contratto di uno o più assicuratori non preveda una o più garanzie oggetto della prestazione, questi

non sono tenuti al pagamento in solido. Quest'interpretazione può dare origine a non pochi problemi, per questo motivo gli

assicuratori, generalmente, disciplinano il caso di coassicurazione indiretta con l'inserimento in polizza di opportune clausole, in virtù

del fatto che l'art. 1910 non rientra fra quelli previsti all'art. 1932 Codice Civile. Una puntualizzazione si rende necessaria a proposito

dell'adempimento dell'obbligo di avviso. La legge non dispone un termine entro il quale l'assicurato deve dare avviso a tutti gli

assicuratori dell'esistenza di più contratti, si può ritenere quindi che il termine ultimo sia il momento dell'accadimento del sinistro.

Art. 1915. Inadempimento dell'obbligo di avviso o di salvataggio.

L'assicurato che, dolosamente non adempie l'obbligo dell'avviso o del salvataggio perde il diritto all'indennità.

Se l'assicurato omette colposamente di adempiere tale obbligo, l'assicuratore ha diritto di ridurre l'indennità in ragione del pregiudizio

sofferto. (1)

Art. 1916. Diritto di surrogazione dell'assicuratore.

L'assicuratore che ha pagato l'indennità è surrogato, fino alla concorrenza dell'ammontare di essa, nei diritti dell'assicurato verso i

terzi responsabili.

Salvo il caso di dolo, la surrogazione non ha luogo se il danno è causato dai figli, dagli affiliati, dagli ascendenti, da altri parenti o da

(2).

affini dell'assicurato stabilmente con lui conviventi o da domestici

L'assicurato è responsabile verso l'assicuratore del pregiudizio arrecato al diritto di surrogazione.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche alle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro e contro le disgrazie accidentali.

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza del 18 luglio 1991, n. 356, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di

questo articolo nella parte in cui consente all’assicuratore di avvalersi, nell’esercizio del diritto di surrogazione nei

confronti del terzo responsabile, anche delle somme da questi dovute all’assicurato a titolo di risarcimento del danno

biologico.

(2) La Corte Costituzionale, con sentenza n. 117 del 21 maggio 1975, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di

questo comma, nella parte in cui non annovera, tra le persone nei confronti delle quali non è ammessa surrogazione, il

coniuge dell’assicurato.

Art. 1917. Assicurazione della responsabilità civile.

Nell'assicurazione della responsabilità civile l'assicuratore è obbligato a tenere indenne l'assicurato di quanto questi, in

conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità

dedotta nel contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi.

L'assicuratore ha facoltà, previa comunicazione all'assicurato, di pagare direttamente al terzo danneggiato l'indennità dovuta, ed è

obbligato al pagamento diretto se l'assicurato lo richiede.

Le spese sostenute per resistere all'azione del danneggiato contro l'assicurato sono a carico dell'assicuratore nei limiti del quarto della

somma assicurata. Tuttavia, nel caso che sia dovuta al danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali si

ripartiscono tra assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse.

L'assicurato, convenuto dal danneggiato, può chiamare in causa l'assicuratore.

Art. 1918. Alienazione delle cose assicurate.

L'alienazione delle cose assicurate non è causa di scioglimento del contratto di assicurazione.

L'assicurato, che non comunica all'assicuratore l'avvenuta alienazione e all'acquirente l'esistenza del contratto di assicurazione,

rimane obbligato a pagare i premi che scadono posteriormente alla data dell'alienazione.

I diritti e gli obblighi dell'assicurato passano all'acquirente, se questi, avuta notizia dell'esistenza del contratto di assicurazione, entro

dieci giorni dalla scadenza del primo premio successivo all'alienazione, non dichiara all'assicuratore, mediante raccomandata, che

non intende subentrare nel contratto. Spettano in tal caso all'assicuratore i premi relativi al periodo di assicurazione in corso.

L'assicuratore, entro dieci giorni da quello in cui ha avuto notizia dell'avvenuta alienazione, può recedere dal contratto, con preavviso

di quindici giorni, che può essere dato anche mediante raccomandata.

Se è stata emessa una polizza all'ordine o al portatore, nessuna notizia dell'alienazione deve essere data all'assicuratore, e così

quest'ultimo come l'acquirente non possono recedere dal contratto.

ASSICURAZIONE SULLA VITA

Art. 1919. Assicurazione sulla vita propria o di un terzo.

L'assicurazione può essere stipulata sulla vita propria o su quella di un terzo.

L'assicurazione contratta per il caso di morte di un terzo non è valida se questi o il suo legale rappresentante non dà il consenso alla

conclusione del contratto. Il consenso deve essere provato per iscritto.

Art. 1920. Assicurazione a favore di un terzo.

È valida l'assicurazione sulla vita a favore di un terzo.

La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata

all'assicuratore, o per testamento; essa è efficace anche se il beneficiario è determinato solo genericamente. Equivale a designazione

l'attribuzione della somma assicurata fatta nel testamento a favore di una determinata persona.

Per effetto della designazione il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione.

Se non specificato nel contratto o nel testamento, nel silenzio l'indennizzo spetta agli eredi.

Art. 1921. Revoca del beneficio.

La designazione del beneficiario è revocabile con le forme con le quali può essere fatta a norma dell'articolo precedente. La revoca non può tuttavia

farsi dagli eredi dopo la morte del contraente, né dopo che, verificatosi l'evento, il beneficiario ha dichiarato di voler profittare del beneficio.

Se il contraente ha rinunziato per iscritto al potere di revoca, questa non ha effetto dopo che il beneficiario ha dichiarato al contraente di voler

profittare del beneficio. La rinuncia del contraente e la dichiarazione del beneficiario devono essere comunicate per iscritto all'assicuratore.

Art. 1922. Decadenza dal beneficio.

La designazione del beneficiario, anche se irrevocabile, non ha effetto qualora il beneficiario attenti alla vita dell'assicurato.

Se la designazione è irrevocabile ed è stata fatta a titolo di liberalità, essa può essere revocata nei casi previsti dall'articolo 800.

Art. 1923. Diritti dei creditori e degli eredi.

Le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare.

Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori e quelle

relative alla collazione all'imputazione e alla riduzione delle donazioni.

Non si può fare azione esecutiva o cautelare. Non si può quindi pignorare il beneficiario dal diritto nei confronti dell'assicuratore.

Rispetto ai premi pagati revocatoria ordinaria, restituzione dei premi pagati, dovuti dalla compagnia, che scalerà l'indennizzo. Si

può esercitare sempre con l'aggiunta anche delle azioni di collazione, imputazione e riduzione (nei confronti del beneficiario).

Esempio:

Ripartizione eredità

100.000 spettano agli eredi

100.000 premi pagati

100.000 beneficiario x

300.000

300.000 vengono ripartiti in 2/3 agli eredi legittimi (es. moglie e figlio) e 1/3 al beneficiario x.

Gli eredi per ottenere i 2/3 devono dimostrare il danno fraudolento o agire per collazione, imputazione e riduzione nei confronti dei

beneficiari.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pietro Paolo Piccoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dei prodotti bancari e assicurativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Lembo Massimo.

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