FORME E SCOPI DELL’AZIONE PUBBLICA NELL’ECONOMIA
Il principio di concorrenza.
C’è stato un cambiamento nelle tecniche impiegate per affrontare quelli che sono percepiti
come i problemi più importanti dell’economia, e questo cambiamento si iscrive in un
orientamento generale suggerito da uno specifica ipotesi di carattere economico:
l’efficienza dei mercati aperti alla concorrenza.
La promozione e la salvaguardia della concorrenza costituisce un principio dell’azione
pubblia in campo economico.
Questo principio è enunciato nell’art 119 del trattato dell’unione europea e come tale
deve essere rispettato dagli stati membri.
Il principio pone il parametro a quale dovranno fare riferimento le singole regole, nel senso
che queste ultime dovranno attuare o quanto meno non ostacolare l’attuazione del
principio.
È esplicitato dal trattato dell’unione europea che, pur affermando il principio dell’economia
di mercato aperta e in libera concorrenza ammette che alle regole che ne derivano si
deroghi quando ciò sia necessario per realizzare scopi di interesse generale.
Si può quindi concludere che il pri cipio di concorrenza trova attuazione subordinatamente
ai principi che riguardano:
la promozione e la difesa della salute
- della sicurezza
- della dignità della persona
- la conservazione dell’ambiente
- e in generale gli interessi dei singoli de delle collettività protetti dalla costituzione
-
DISTINZIONE: ALLOCAZIONE E GESTIONE
È bene tenere distinte le questioni allocative che riguardano le decisioni circa la
destinazione da dare alle risorse da quelle gestionali che riguardano il modo di attuare le
decisioni del primo tipo.
Decisioni pubbliche riguardo a cosa produrre e a che condizioni offrire ciò che è stato
prodotto (decisioni allocative) possono essere attuate sia per mezzo di imprese pubbliche
sia ricorrendo a soggetti privati.
La scelta tra l’operatore economico pubblico e la concessione all’impresa privata, come
strumenti per attuare le decisioni di tipo allocativo, implica valutazioni che riguardano
l’efficienza dei diversi modi possibili di produrre i servizi (decisioni gestionali).
L’economia di mercato, caratterizzata dal carattere decentrato delle decisioni (prese sulla
base del prezzo) viene solitamente contrapposta al sistema di decisione accentrato, che è
proprio del settore pubblico.
Le decisioni pubbliche riguardo all’allocazione delle risorse sono dettate da valutazioni di
carattere socio- economico che sono il prodotto del processo politico. Si definisce
accentrato poiché l’impiego delle risorse che ne risulta non è il risultato delle decisioni di
una molteplicità di operatori economici indipendenti, mossi dai prezzi formatisi nella
spontaneità del mercato.
Fallimenti del mercato:
alcune disfunzioni che sono il prodotto della logica di mercato, si tratta delle
- situazioni nella quali la libertà di mercato agisce come fattore anti concorrenziale
come nel caso dei monopoli e dei cartelli.
Alcuni scopi che il mercato non realizza perché essi sono estranei alla sua logica, e
- per i quali non è possibile rivolgersi al mercato.
In entrambi i casi l’intervento dei poteri pubblici viene considerato necessario,
indipendentemente dall’opinione che si abbia sull’intervento pubblico nell’economia.
Nei casi sopra elencati è stata sostanzialmente abbandonata la strada tradizionale che in
presenza dei monopoli il pubblico assumeva i monopoli stessi rendendoli legali e quindi
inoffensivi, grazie al controllo dell’autorità democraticamente legittimata.
A queste misure correttive è subentrato oggi il metodo della regolazione economica che
tente a neutralizzare l’elemento monopolistico (l’infrastruttura non duplicabile) ed a creare
mercati di concorrenza.
Nella legislazione che, per la gestione di servizi pubblici economici locali, scoraggia
l’impiego di strumenti organizzativi propri degli enti locali che ne hanno la responsabilità
( aziende o società a totale partecipazione pubblica) e ne prescrive la gestione a mezzo di
imprese scelte mediante gara.
Nell’economia di mercato le decisioni allocative si compiono sulla base dei prezzi, ma vi
sono scopi che non possono essere conseguiti se le decisioni circa l’offerta dei beni e
servizi sono determinate dai prezzi.
Il sistema attuale dei servizi pubblici locali poggia al contrario sulla gestione a mezzo di
imprese che operano in condizioni di indipendenza rispetto ai poteri pubblici.
L’ipotesi sulla quale si regge questa scelta procede da due presupposti:
che la ricerca del profitto che muove l’impresa privata la renda più efficiente di un
1) operatore economico che è influenzato dai poteri pubblici.
Che questa maggior efficienza si traduca in benefici diretti per la collettività
2) interessata, quando la gestione del servizio è assegnata all’impresa che nella gara
indetta per la scelta del gestore è risultata la miglior offerente.
AZIONE PUBBLICA DIRETTA E AZIONE REGOLATRICE
La contrapposizione stato mercato va intesa non nel senso della riduzione dell’area
dell’intervento pubblico ma bensì nel senso del mutamento dei modi dell’intervento in
favore dei modi di intervento che mettano a profitto gli elementi positivi della competizione
economica.
La preferenza per la regolazione economica rispetto a i modi di intervento diretto dei
poteri pubblici nella sgera della produzione di beni e servizi.
Il modello della regolamentazione economica può essere definito come quello in cui
l’intervento dell’autorità è rivolto a modificare il funzionamento di mercati non
concorrenziali, attraverso regole che conformano il l’attività delle imprese che vi operano in
modo rrtale da avvicinarla a quella che sarebbe se si svolgesse in condizioni di
concorrenza.
Nel sistema della regolazione economica l’intervento pubblico può dirsi indiretto nel senso
che i risultati positivi per l’economia sono attesi dal buon funzionamento dei mercati così
regolati.
L’intervento è invece diretto quanto l’attività economica è assunta nella sfera della
responsabilità pubblica, per essere svolta attraverso operatori economici pubblici o che
comunque rispondono ai poteri pubblici.
Il metodo della regolamentazione economica è stat adottato in alcuni settori (elettricità,
gas, telecomunicazioni, trasporto ferroviario,) in conseguenza di direttive europee che
hanno imposto l’apertura di mercati caratterizzati da situazioni di monopolio legale, la
sottoposizione di questi mercati ad u sistema di regole volte a promuovere la concorrenza.
I SERVIZI PUBBLICI
Ex. Trasporto urbano
Il mercato non fornirebbe prestazioni adeguate secondo uno standard assunto in sede
politica, il servizio è quindi reso a condizioni diverse da quelle che risulterebbero dal
mercato e il costo che risulta non è coperto dai ricavi dell’attività ma è compensato con
risorse pubbliche.
Vi sono casi in cui l’impresa privata non è interessata a svolgere una data attività a causa
di caratteristiche oggettive di questa che rendono tecnicalmente difficile se non impossibili
condizionare la fruizione del servizio al pagamento di un corrispettivo (ex. Servizio di
illuminazione stradale)
Il soggetto pubblico che assume la responsabilità del servizio può provvedere alla
prodizione di questo per mezzo di strumenti propri, oppure affidarla ad imprese private che
agiscono per incarico del soggetto medesimo e ricevono compensazioni per i costi non
coperti dai ricavi.
La tariffa e il prezzo
La tariffa è stabilita dall’amministrazione in base a criteri diversi da quelli seguiti da un
imprenditore con interesse commerciale.
La tariffa è un corrispettivo, nel senso che essa è dovuta dall’utente a fronte di una
prestazione che l’utente stesso ha richiesto.
Diritti esclusivi e concorrenza per il mercato
Quando il pubblico sottrae al mercato una certa attività economica e affida l’ergoazione ad
un soggetto distinto dall’ente che ne ha la responsabilità, l’erogatore ha un diritto esclusivo
di svolgere l’attività all’interno del territorio considerato.
Si parla di concorrenza per il mercato quando l’ente che la responsabilità del servizio ne
affida la gestione ad un’impresa che viene scelta mettendo in gara coloro che aspirano a
gestirlo.
L’idea cui si ispira la concorrenza per il mercato è che può essere sostitutiva alla
concorrenza nel mercato, dato che la gara dovrebbe permettere di scegliere l’impresa che
si impegna a fornire il servizio alle condizioni più convenienti fra quelle proposte da una
pluralità di imprese tutte interessate ad ottenere l’incarico.
Le condizioni economiche e le caratteristiche delle prestazioni costituiscono l’oggetto del
contratto di servizio di durata variabile che viene posto in gara.
La gara serve a promuovere efficienza ed efficacia ( efficienza: misura il rapporto fra le
risorse impiegate / efficacia esprime la capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati).
La possibilità della buona riuscita nell’erogazione del servizio è influenzata anche
dall’attitudine dell’ente affidante a controllare l’esatto adempimento del contratto e dalla
sostituzione dell’affidatario prima della scadenza come incentivo per un corretto
adempimento da parte dell’affidatario.
L’impiego della organizzazione propria applicata alla gestione e alla fornitura dei servizi
pubblici si realizza quando l’ente responsabile del servizio si avvale di un’entità ad Hoc
(società o azienda) sulla quale esercita un controllo sostanzialmente corrispondente a
quello che esso esercita sui propri uffici. Si tratta del cosiddetto in house providing.
L’analisi costi benefici è utile sia per valutare la convenienza relativa di eventuali scelte
alternative fermo restando lo scopo perseguito, sia per decidere in ordine alle opportunitò
dello scopo stesso. La traduzione di questi benefici in quantità monetarie, corrispondenti ai
costi generati dall’attività progettata dà luogo al cosiddetto bilancio costi benefici.
È uno strumento conoscitivo a disposizione del decisore.
Si avvale di dati di esperienza che permettono di monetizzare le variabili rilenvanti.
Altro criterio è quello della disponibilità a pagare da parte di coloro che risentiranno più
direttamene le conseguenze del progetto.
La disponibilità a pagare misura le preferenze di coloro che risentiranno delle
conseguenze della decisione ipotizzata, in questo modo vengono rese conoscibili le
preferenze dichiarate dagli interessati.
Il saldo del bilancio, per coloro che sostengono la disponibilità a pagare corrisponde
all’aumento o alla diminuzione della ricchezza aggregata.
La caratteristica fondamentale è che è uno strumento decisionale neutro che sottrarrebbe
le scelte pubbliche al dominio della politica.
L’ASSUNZIONE DELLE DECISIONI PUBBLICHE: L’ANALISI DI IMPATTO DELLA
REGOLAZIONE
L’analisi di impatto della regolazione (AIR), raccomandata dall’OCSE per gli interventi
normativi di maggior rilevanza è introdotta nel nostro ordinamento dalla LEGGE N.
246/2005. L’analisi è diretta a misurare la conseguenze che deriverebbero da innovazioni
che modificano le regole entro le quali si svolgono le attività dei consociati e in particolare,
degli attori economici.
L’AIR consiste nella valutazione preventiva degli effetti di ipotesi di intervento normativo
ricadenti sulle attividà dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul
funzionamento delle pubbliche amministrazioni mediante comparazione di opzioni
alternative.
Il DPCM 170/2008 delinea l’AIR come documento che fornisce la motivazione
dell’intervento normativo progettato, posto a confronto con le possibili alternative, inclusa
quella del non intervento. È da notare che il dpcm citato permette di escludere l’AIR nei
casi di urgenza.
Si iscrive nella tendenza della semplificazione, intesa non soltanto come perfezionamento
procedurale che minimizzi il dispendio di attività dei soggetti interessati ma, come
riduzione degli adempimenti amministrativi cui è subordinato lo svolgimento delle attività
dei privati per favorire lo sviluppo delle attività produttive.
LE AUTORIZZAZIONI A SCOPO PRECAUZIONALE.
Con l’aggettivo precauzionale si intende qui indicare lo scopo di prevenire il pregiudizio
che le modalità di svolgimento di singole attività economiche potrebbero arrecare ad
interessi meritevoli di tutela.
Quando la legge subordina l’esercizio di un’attività al conseguimento di un’autorizzazione
amministrativa a scopo precauzionale, l’attività in questione è sottoposta al regime di
divieto salvo permesso.
Il regime presuppone l’esistenza di regole sostanziali che dettano prescrizioni che devono
essere osservate a tutela di interessi altrui e della collettività. Date queste regole il regime
autorizzatorio è il congegno che permette di controllare l’osservanza delle regole stesse
prima che l’attività abbia inizio, così da evitare il rischio di compromissione degli interessi
suddetti.
Vanno distinte dalle autorizzazioni che condizionano l’accesso ai mercati sulla base di
valutazioni circa il rapporto ottimale tra la domanda e offerta. Queste autorizzazioni sono
dirette da a conformare i mercati, vengono attuate secondo disegni programmati dalle
autorità che limitano la libertà di iniziativa economica privata.
Gli effetti economici della autorizzazioni precauzionali:
come costi (in termini di tempo e risorse) cui le procedure amministrative danno
1) luogo per coloro che intendono svolgere le attività soggette ad autorizzazione
come costi per l’amministrazione stessa e per la collettività.
2)
SEMPLIFICAZIONI E LIBERALIZZAZIONI.
La semplificazione riguarda l’alleggerimento delle procedure amministrative. Sono
misure di semplificazione quelle che eliminano i passaggi superflui, o che agevolano gli
adempimenti degli operatori economici.
La liberalizzazione propriamente detta riguarda l’apertura dei mercati alla libera
concorrenza e si realizza quando vengono eliminate le barriere legali che limitano
l’accesso, riservando l’attività economica ad un numero limitato di imprese.
La deregolamentazione opera sul piano sostanziale, cioè quando vengono soppresse le
regole sostanziali a cui è subordinato lo svolgimento dell’attività economica.
L’unione europea incoraggia la semplificazione amministrativa e la riduzione delle
autorizzazioni.
La “direttiva dei servizi” che chiede agli stati membri di rivedere le proprie disposizioni in
materia di prestazioni di servizi, semplificandole e mantenendo in vita solo le
autorizzazioni indispensabili.
Nel nostro ordinamento è stato introdotto l’istituto della dichiarazione di inizio attività
(DIA) in seguito denominata SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) che
sopprime per alcune attività il controllo preventivo sulla presenza dei requisiti di legge e lo
sostituisce con una comunicazione nella quale l’interessato rende noto all’amministrazione
l’avvio dell’attività e attesta la presenza dei requisiti prescritti dalla legge per lo
svolgimento dell’attività.
I PRINCIPI DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA
ECONOMIA DI MERCATO APERTA
Economia di mercato aperta o di concorrenza vanno intese, a proposito delle politiche
pubbliche, nella quale i mercatati sono parti e le imprese sono esposte alla concorrenza
almeno potenziale di nuovi entranti.
Il principio dell’economia di mercato in libera concorrenza è affermato dal diritto dell’unione
nell’art 119 del Trattato sul funzionamento dell’unione europea, e va inteso come
principio che richiede misure dirette a rendere possibile la competizione tra le imprese e
che vieta le misure che ostacolano la competizione ad armi pari tra le imprese.
Principio di non discriminazione tra le imprese
Per quanto riguarda il principio della non discriminazione in un economia di mercato
aperta e in libera concorrenza, vieta agli stati membri l’adozione di misre che
compromettano il diritto delle imprese degli altri stati di svolgere la propria attività in ogni
parte del mercato interno, in condizioni di eguaglianza rispetto alle imprese nazionali.
Il principio vieta agli stati di adottare misure contrarie alle regole della concorrenza ad
esempio l’assegnazione di aiuti di stato.
Il principio di non discriminazione realizza la libertà di:
stabilimento (art.49)
1) libertà di prestazione di servizi (art. 56)
2)
in alcuni settori caratterizzati da situazioni di monopolio, il diritto europeo ha elaborato
regole particolari, disegnando modelli alquanto dettagliati di organizzazione economica,
che gli stati sono tenuti ad attuare. Ciò è avvenuto nei settori di servizi di pubblica utilità
che sono oggetto di regolazione economica.
Servizi di interesse economico generale
Nel quadro del diritto europeo, le misure dirette a promuovere ed a conservare condizioni
di concorrenza non escludono la possibilità di adottare metodi di azione diversi, intesi a
realizzare gli scopi specifici che i poteri pubblici si prefiggono e che non potrebbero essere
conseguiti se non derogando alle regole della concorrenza.
Il diritto europeo ammette la possibilità che i poteri pubblici perseguano “missioni”
attraverso imprese incaricate di servizi di interesse economico generale.
Queste imprese possono sottrarsi alle regol
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