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Il passaggio dallo stato assoluto allo stato liberale di diritto

Per risalire alle origini di questo processo di trasformazione è necessario fare riferimento al rapporto tra le assemblee rappresentative, composte dal clero e dalla nobiltà, e la Corona. Quest’ultima convocava le suddette assemblee per fare fronte a straordinarie esigenze di cassa dell’Erario, ed in cambio concedeva la soppressione di balzelli e gabelle. Così facendo si veniva a creare il primo proto-parlamento, cui venivano riconosciuti statuti e libertà, frutti di una contrattazione.

Questa dinamica si è concretizzata principalmente con tre grandi varianti:

  • In Spagna, poiché la Corona poteva usufruire delle risorse derivanti dalle colonie, lo scambio non si è mai realizzato.
  • Nel Regno Unito, lo scambio si è realizzato gradualmente grazie alla reciproca contrattazione.
  • In Francia, il passaggio è stato traumatico, con la Rivoluzione Francese (14 luglio 1789).

Per ottenere definitivamente i diritti economici che la borghesia perseguiva senza sosta, era necessaria una stabilizzazione del ruolo dei parlamentari, e dunque un riconoscimento dei diritti politici dei cittadini. Alla conclusione di questa trasformazione il potere è stato tripartito, ed è diventato espressione di due poli di forza contrapposti, la sovranità regia e la sovranità popolare, che si trovano a rappresentare rispettivamente lo Stato e la Società civile.

In questo equilibrio il Parlamento dispone di potere legislativo in campo di libertà individuali e di diritti economici, che non possono essere violati dal Governo e dal Re a meno che non vengano autorizzati con apposite ratifiche ed autorizzazioni. Se questi atti sconfinano i limiti stabiliti interviene il Giudice (anch’egli facente parte della Società civile) a ripristinare il diritto violato. Così le libertà individuali e i diritti economici nello Stato Liberale di diritto sono garantiti dalla Legge, la cui efficacia la rende più forte degli atti del Governo. Ad ulteriore tutela di tali diritti intervengono anche delle caratteristiche della legge:

  • Generalità ed astrattezza, per cui i diritti e le eventuali limitazioni hanno uguale struttura per chiunque ed in qualsiasi circostanza (principio di uguaglianza formale, Art 3 Cost).
  • Bilateralità, che fa corrispondere ad ogni situazione giuridica attiva una correlativa situazione strumentale, volta a garantirne la realizzazione.

Questi caratteri sono fatti valere dal Parlamento anche nei confronti del Governo, che quindi viene posto al pari del privato cittadino. Tuttavia, a differenza di quest’ultimo, lo Stato non gode di diritti di libertà, per cui può fare solo ciò che gli è espressamente consentito.

La costituzione economica liberale

A questo punto si può introdurre il funzionamento della Costituzione economica liberale nello Stato di diritto. Le libertà dello Stato, come appena detto, sono limitate all’essenziale, per cui egli ricopre un ruolo minimo. Il cittadino, invece, gode di una completa libertà politica, di pensiero e di iniziativa economica che prima non gli erano concesse. L’unico limite in assoluto a queste libertà è il rispetto delle libertà altrui e dei diritti fondamentali. A sua volta la libera iniziativa economica non può definirsi tale in assenza di una libera circolazione del lavoro e delle merci, del riconoscimento del diritto di proprietà e della tutela dei frutti derivanti dalle attività economiche.

Per quanto riguarda il diritto di proprietà è opportuno ricordare che l’espropriazione è consentita solo per motivi di interesse generale e contro il pagamento di un congruo risarcimento. Infine vediamo che con la costituzione liberale alcuni beni precedentemente extra-commercium come la terra vengano immessi sul mercato. Tramite la tutela del godimento dei frutti e dei profitti percepiti dal privato si realizza anche una garanzia del risparmio privato nei confronti dello Stato. Per questa ragione l’imposizione fiscale, strumento dello Stato deve necessariamente essere contenuta.

Per raggiungere questo obiettivo il Parlamento sottopone l’imposizione fiscale ed il bilancio ad una legge di approvazione, che quindi comporta un controllo diretto sulle operazioni compiute dal Governo in materia fiscale. Inoltre il risparmio è anche tutelato da un eventuale processo inflazionistico causato dall’eccessiva emissione monetaria perché all’epoca esisteva il gold standard, cioè la possibilità di convertire il valore della carta moneta in oro.

La rottura dell’equilibrio dello stato liberale di diritto

La crisi dell’equilibrio su cui poggiava lo Stato liberale di diritto è dovuta a due diverse dinamiche: la contrapposizione tra i due campi di forza (Stato e Società civile) e la disgregazione del volere della sovranità popolare, dovuta al suffragio. Così in seguito a questo processo la sovranità regia cede di fronte alla crescente pressione del campo di forza opposto, e la sovranità popolare resta incontrastata a governare la Nazione, dando vita allo Stato democratico di diritto. Il passaggio dallo Stato liberale allo Stato democratico si è svolto con modalità diverse nei vari Paesi, ma spesso è stato altrettanto traumatico di quello dallo Stato assoluto allo Stato di diritto, come accadde in Francia con la Comune di Parigi.

Nei paesi anglosassoni il dualismo della contrapposizione dei campi di forza si è conservato, nell’Europa continentale invece è stato cancellato a favore del monismo del Parlamento, che pone l’intero sistema sotto il proprio controllo.

Stato democratico di diritto dualista (modello americano e inglese)

Nel modello americano (Common Law) l’equilibrio viene salvaguardato dalla posizione reciprocamente autonoma che assumono il potere legislativo e quello esecutivo, scaturenti entrambi dalla Sovranità popolare. L’unica sostanziale modifica che i coloni applicano al modello inglese è la sostituzione al Monarca del Presidente della Repubblica. Il riconoscimento del suffragio universale, che ovunque ha segnato il passaggio allo Stato democratico, in America non ha avuto grandi ripercussioni grazie ad una progressiva e graduale integrazione delle classi minori che non ha modificato l’omogeneità della classe elettorale. In questo schema il Giudice, anch’egli espressione del volere del popolo, si pone come arbitro tra le parti, senza spostarsi a favore di nessuna.

Il modello inglese è simile ma più complesso, e rappresenta il trait d’union tra modello americano ed europeo. Il sistema elettorale uninominale ed il two parties system fanno sì che il capo del governo sia il leader del partito che vince le elezioni, e che la sua nomina avvenga automaticamente al momento della proclamazione dei risultati elettorali. Questa posizione basata su un riconoscimento “diretto” del capo del governo da parte dei cittadini, lo rende più simile al Presidente americano che a quello europeo. (In Europa vige un sistema indiretto, plurinominale e pluripartito). Inoltre, altro elemento che lo avvicina al modello americano è la centralità della posizione del Giudice, che così argina l’attività legislativa cercando di ridurla all’essenziale.

Stato democratico di diritto monista (modello europeo)

In Europa (Civil Law) il processo di trasformazione si conclude con l’esclusione della Corona dai poteri di rilevanza, e il contrasto tra potere esecutivo e legislativo non conserva l’equilibrio, ma si dissolve a favore di quest’ultimo, così il Parlamento diviene il vero sovrano, e la legittimazione degli altri poteri deriva da esso. Questa supremazia parlamentare si afferma con l’introduzione di due importanti istituti: la fiducia al Governo la trasformazione della legge di approvazione del bilancio non solo come atto di approvazione ma anche di indirizzo politico. L’unica eccezione in Europa è data dalla Germania, dove la “battaglia” viene vinta dal Governo, che così conserva la propria autonomia almeno fino alla repubblica parlamentare di Weimar, nel 1919.

Nel modello costituzionale della Civil Law il cittadino resta solo all’interno della Società civile, e perfino il Giudice viene attratto nell’orbita dello Stato, come avveniva nell’assolutismo. Vengono inoltre unificate due funzioni, che per definizione dovrebbero essere conflittuali tra loro, sotto l’egida parlamentare, quella esecutiva e quella legislativa, nata inizialmente proprio per ostacolare la prima. Lo strumento legislativo si estende non più solo alla garanzia dei diritti fondamentali ed economici, ma anche al campo politico, nel quale prima di allora gli atti non avevano mai avuto forza di legge. Le libertà negative non sono più garantite in alcun modo, e la maggioranza parlamentare può utilizzare la legge per distruggere le libertà ed i diritti economici che in origine aveva il compito di salvaguardare.

Lo stato democratico di diritto monista, caratteri principali

Nello Stato democratico monista, all’interno del Parlamento “sovrano” avviene uno scontro tra conservatori e laburisti che può essere rappresentato come una contrapposizione tra diritti economici (negativi) e diritti sociali (positivi), che dunque coinvolge la Costituzione economica. Lo Stato liberale non conosce affatto i diritti sociali poiché vede il campo in cui questi operano di competenza del dovere morale degli individui, e non come un suo compito. I diritti sociali si contrappongono agli economici perché la loro realizzazione richiede un aumento notevole delle spese statali, e quindi un conseguente aggravio fiscale che incide sul risparmio degli individui.

Coloro che all’epoca vincevano le elezioni avevano il potere di stravolgere l’intera costituzione a proprio piacimento, e si sviluppavano sempre di più movimenti radicali che intendevano sopprimere i diritti economici. Di fronte a questa possibilità lo scontro politico tra le fazioni diveniva sempre più cruento, fino a raggiungere risultati drammatici. Lo Stato democratico di tipo monista si afferma con tempi diversi nelle varie Nazioni. In Francia ciò avviene immediatamente in seguito al conato rivoluzionario, con la Costituzione della terza Repubblica. Negli altri paesi bisognerà aspettare la metà del XX secolo, mentre in Russia si passerà immediatamente dallo Stato Assoluto degli Zar allo Stato totalitario di stampo comunista.

Raggiungimento di un nuovo equilibrio

Il punto di equilibrio grazie al quale si affermerà lo Stato democratico non viene raggiunto naturalmente, come nel modello anglosassone, ma tramite la tecnica giuridica. Vengono cioè introdotti degli strumenti per recuperare la stabilità, questi sono:

  • La Costituzione rigida
  • La Corte Costituzionale (strumento di garanzia)
  • Il Presidente della Repubblica (strumento di garanzia)
  • L’autonomia e l’imparzialità del potere giudiziario

Metamorfosi della legge nello stato monista

La sovranità del Parlamento ha comportato che nessun ambito di legislazione possa essergli precluso. La legge, cioè, può disciplinare qualsiasi attività, pubblica o privata, nei limiti della Costituzione rigida. Il legislatore può intervenire anche in campo amministrativo, affermando, quindi, il principio di legalità, ma riducendo l’efficacia dell’azione, che perde tempestività e precisione.

La legge quindi diventa uno strumento positivo ed assume a suo contenuto non solo la garanzia dei diritti fondamentali, ma anche gli atti tipici del Governo. Si trasforma, dunque, in legge direttiva e legge provvedimento. I provvedimenti, essendo emanati dal Parlamento, assumono inoltre forza di legge, divenendo inoppugnabili di fronte al Giudice. Governo e maggioranza parlamentare hanno interesse a fare ricorso a questo quasi illimitato... (testo non completo)

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Scienze giuridiche IUS/05 Diritto dell'economia

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