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la prima. Lo strumento legislativo si estende non più solo alla garanzia dei diritti fondamentali ed

economici, ma anche al campo politico, nel quale prima di allora gli atti non avevano mai avuto

forza di legge. Le libertà negative non sono più garantite in alcun modo, e la maggioranza

parlamentare può utilizzare la legge per distruggere le libertà ed i diritti economici che in origine

aveva il compito di salvaguardare.

Lo Stato democratico di diritto monista, caratteri principali

Nello Stato democratico monista, all’interno del Parlamento “sovrano” avviene uno scontro tra

conservatori e laburisti che può essere rappresentato come una contrapposizione tra diritti

economici (negativi) e diritti sociali (positivi), che dunque coinvolge la Costituzione economica.

Lo Stato liberale non conosce affatto i diritti sociali poiché vede il campo in cui questi operano di

competenza del dovere morale degli individui, e non come un suo compito. I diritti sociali si

contrappongono agli economici perché la loro realizzazione richiede un aumento notevole delle

spese statali, e quindi un conseguente aggravio fiscale che incide sul risparmio degli individui.

Coloro che all’epoca vincevano le elezioni avevano il potere di stravolgere l’intera costituzione a

proprio piacimento, e si sviluppavano sempre di più movimenti radicali che intendevano sopprimere

i diritti economici. Di fronte a questa possibilità lo scontro politico tra le fazioni diveniva sempre

più cruento, fino a raggiungere risultati drammatici. Lo Stato democratico di tipo monista si afferma

con tempi diversi nelle varie Nazioni. In Francia ciò avviene immediatamente in seguito al conato

rivoluzionario, con la Costituzione della terza Repubblica. Negli altri paesi bisognerà aspettare la

metà del XX secolo, mentre in Russia si passerà immediatamente dallo Stato Assoluto degli Zar allo

Stato totalitario di stampo comunista.

Raggiungimento di un nuovo equilibrio

Il punto di equilibrio grazie al quale si affermerà lo Stato democratico non viene raggiunto

naturalmente, come nel modello anglosassone, ma tramite la tecnica giuridica. Vengono cioè

introdotti degli strumenti per recuperare la stabilità, questi sono:

- La Costituzione rigida

- La Corte Costituzionale (strumento di garanzia)

- Il Presidente della Repubblica (strumento di garanzia)

- L’autonomia e l’imparzialità del potere giudiziario.

Metamorfosi della legge nello Stato monista

La sovranità del Parlamento ha comportato che nessun ambito di legislazione possa essergli

precluso. La legge, cioè, può disciplinare qualsiasi attività, pubblica o privata, nei limiti della

Costituzione rigida. Il legislatore può intervenire anche in campo amministrativo, affermando,

quindi, il principio di legalità, ma riducendo l’efficacia dell’azione, che perde tempestività e

precisione.

La legge quindi diventa uno strumento positivo ed assume a suo contenuto non solo la garanzia dei

diritti fondamentali, ma anche gli atti tipici del Governo. Si trasforma, dunque, in legge direttiva e

legge provvedimento.

I provvedimenti, essendo emanati dal Parlamento, assumono inoltre forza di legge, divenendo

inoppugnabili di fronte al Giudice.

Governo e maggioranza parlamentare hanno interesse a fare ricorso a questo quasi illimitato potere

(ricordiamo la Costituzione) per dare maggiore effettività alla propria ideologia politica,

aumentando sempre di più l’attività legislativa, ma incontrano il doppio limite della lentezza

procedurale e dell’asimmetria informativa. Per risolvere questo problema sono stati attribuiti dei

poteri legislativi per necessità e urgenza, e per delega, al Governo. L’esercizio diretto di poteri

legislativi da parte del Governo ha avuto uno sviluppo inusitato, soprattutto in Italia con il Decreto

Legge e il Decreto Legislativo Delegato. 3

La legge perde i suoi caratteri iniziali, poiché a fianco di un principio di uguaglianza formale, ne

nasce uno sostanziale, che ammette l’esistenza di casi particolari, nei quali la legge deve

comportarsi diversamente, e la bilateralità crolla di fronte alla concessione di poteri legislativi al

Governo. Modelli di costituzioni economiche moniste

Per classificare i modelli di costituzione economica degli Stati di tipo monista bisogna basarsi sulla

relazione che intercorre tra diritti sociali ed economici.

In line di massima possiamo affermare che:

- Se Diritti economici > Diritti sociali Cost. Democratico – liberale

- Se Diritti economici < Diritti sociali Cost. Social – democratica

- Se Diritti economici Diritti sociali Cost. Democratico – sociale

Per differenziarle dal modello dualista (Liberale – Democratico), chiameremo queste categorie di

costituzioni economiche Democratico liberali, che si possono definire come il punto di approdo

delle costituzioni di tipo monista.

La costituzione Democratico – liberale

Diritti economici > Diritti sociali

Negli Stati democratici per garantire i diritti economici non è più sufficiente riconoscerli come

libertà negative, ma è necessario un concreto intervento dello Stato per tutelarli. Questo avviene a

causa di un’evoluzione dei tempi che rende impraticabile il sistema del gold standard (1971), utile

ad impedire l’erosione del risparmio ad opera di politiche pubbliche come l’eccessiva emissione

monetaria, e del sorgere di nuovi status giuridici come il lavoratore ed il consumatore che

necessitano una particolare tutela.

L’iniziativa economica resta inalterata, ma i limiti posti ad essa aumentano. Accanto al principio

del minimum ledere e del rispetto dei diritti fondamentali, sorgono delle sottocategorie come la

dignità della persona, la salute, il rispetto per l’ambiente.

Il Diritto di proprietà privata continua ad essere riconosciuto, e viene addirittura incentivato con

misure giuridiche quali il frazionamento dei latifondi, e l’espropriazione di beni appartenenti alle

classi nobiliari e al clero.

La tutela dei frutti e utili conseguiti, come già detto, viene messa in pericolo dall’abolizione del

gold standard, e diviene quindi necessario controllare non solo il bilancio, ma anche l’emissione

monetaria. Per raggiungere tale obiettivo le costituzioni democratico – liberali inseriscono

l’autonomia della politica monetaria attribuita ad una banca centrale indipendente dal Governo.

La presenza dello Stato nel mercato viene ancora vista con diffidenza, ma ora viene riconosciuta,

purché avvenga sottoforma di impresa pubblica, che abbia pari diritti e pari doveri rispetto

all’impresa privata, e che dunque possa anche fallire. Vengono anche introdotti sussidi, aiuti e

incentivi che però sono ispirati al principio di non discriminazione, per non minare il gioco della

concorrenza. Lo Stato può intervenire dall’esterno solo in caso di fallimenti del mercato o,

transitoriamente, in casi straordinari. Per affrontare i casi di fallimenti del mercato dovuti ai

monopoli naturali, che il prototipo liberale aveva aggirato, vengono apposte delle riserve a

determinate attività che vengono sottratte al mercato e affidate allo Stato in regime di monopolio

pubblico. Così facendo, però, il monopolista pubblico, prefiggendosi il pareggio e non il lucro,

perde interesse nel cercare di ridurre i costi che perciò aumentano a spese delle finanze statali. In

Italia per ovviare a questo problema, il compito di reperire i fondi necessari al funzionamento

tramite prezzi e tributi è stato affidato ai poteri locali, che per questa ragione acquistano interesse

nel mantenere i prezzi bassi per ottenere consensi ed essere rieletti.

Tale tutela assicurata al Risparmio privato definisce la priorità dei diritti economici sui diritti

sociali, che invece vengono realizzati solo se residuano risorse, e possibilmente senza gravare sul

bilancio pubblico. Per questo le risorse destinate tale scopo vengono reperite attraverso dei nuovi

strumenti: 4

• Prestazioni da parte del datore di lavoro alla controparte economicamente più debole,

che si sostanziano nell’inclusione automatica di clausole contrattuali nel rapporto di lavoro.

• Promozione di mutualità private (sindacati), libere associazioni di lavoratori della stessa

categoria che erogano attività assicurative e previdenziali ai partecipanti contro delle

esenzioni fiscali.

• Intervenire con finanziamenti diretti solo nel caso in cui gli altri due strumenti non

dovessero funzionare.

Come abbiamo detto l’erogazione di tali servizi dipende dalla disponibilità finanziaria, quindi

potrebbe anche accadere che le risorse destinate al soddisfacimento dei bisogni sociali non siano

inferiori rispetto a quelle erogate nelle costituzioni socialdemocratiche.

La costituzione Social – Democratica

Diritti economici < Diritti sociali

La prevalenza dei diritti sociali nelle costituzioni socialdemocratiche si riconosce per l’assenza di

norme macro economiche e per il riconoscimento da parte del legislatore dei diritti sociali. Questo

insieme di diritti sociali sono indirizzati alla ricerca di una uguaglianza sostanziale, motivo per cui

devono essere riconosciuti indiscriminatamente a tutta la collettività. Per evitare queste

discriminazioni l’erogazione di prestazioni sociali è riservato solo allo Stato. Questo monopolio non

sempre è stabilito per legge, tuttavia eventuali iniziative private sono scoraggiate dalla presenza di

ausili pubblici di cui solo l’ente pubblico può usufruire, che rendono difficile la concorrenza. Il

settore dei servizi è tendenzialmente in mano pubblica, e il funzionamento del mercato è confinato

alla produzione ed allo scambio di merci. Il mercato del lavoro è in mano pubblica, le forti

concentrazioni di capitale privato sono scoraggiate dalla politica fiscale che colpisce anche il

patrimonio. I movimenti di capitali verso l’estero sono vietati per fini speculativi, per cui ci

troviamo in presenza di un mercato chiuso, che tuttavia garantisce una grande stabilità e

prevedibilità. Non esistono vincoli costituzionali alla spesa pubblica, così lo Stato può provvedere a

fornire le prestazioni sociali anche in assenza di risorse disponibili, indebitandosi o emettendo

moneta.

Questo sistema gode di un sostanziale equilibrio, che però dipende dal carattere chiuso del mercato

nazionale. Per questa ragione, non avendo capitale sufficiente per finanziare le innovazioni lo Stato

non è tecnologicamente avanzato. Negli ultimi anni gli Stati che avevano fatto ricorso a questo

modello (Austria e Paesi Scandinavi) se ne sono progressivamente disancorati aderendo all’UE

(anni 60), cioè aprendo il mercato e minando l’equilibrio del compromesso social-democratico.

Questo modello si estingue negli anni 70’ per cause esogene, e viene sostituito con un modello di

Costituzione Democratico liberale. Il successo iniziale di questo modello è dovuto alla bassa densità

di popolazione e ad un alto livello culturale.

La costituzione Democratico sociale

Diritti sociali

Diritti economici

Questo modello di Costituzione, a differenza dei precedenti, si caratterizza per l’assenza di

equilibrio. L’equiordinazione dei diritti sociali ed economici può essere configurata più come una

situazione di stallo che come un punto di equilibrio. In questa legislazione possono trovarsi settori

economici che vivono in palese conflitto di interessi. Per questo ordine di ragioni il modello

democratico sociale oggi continua ad esistere solo teoricamente.

Differenze tra modello dualista e modello monista

La crisi della costituzione social democratica e la residualità di quella democratico sociale pongono

in primo piano il confronto tra il modello anglo americano dualista e la costituzione democratico

liberale tipica dei Paesi continentali.

• Innanzitutto la costituzione liberale democratica si caratterizza per un sistema giuridico a

basso tasso di legislazione orientato al giudice, mentre la costituzione democratico liberale

presenta un sistema ad alto tasso di legislazione orientato al legislatore. 5

• Per la precedente ragione gli operatori economici di un sistema dualista devono muoversi

entro uno schema di lecito/illecito, domandandosi solo che il proprio comportamento non

danneggi nessuno. Tutto ciò che non è espressamente vietato è lecito. Anzi, al contrario, è la

pubblica amministrazione che per compiere qualsiasi atto che produca effetti sui privati deve

prima rivolgersi ai cittadini, e sentirli, anche in contraddittorio, per comporre risolvere i

conflitti di interessi (due process of law). Vi è dunque una maggiore certezza del diritto.

Gli operatori economici dei sistemi monisti, invece, devono osservare uno schema di

legittimo/illegittimo, valutazione che comporta margini di discrezionalità per i quali è

necessario rivolgersi alla P.A. Aumentano dunque notevolmente i costi e i tempi

dell’iniziativa economica privata.

• Un’altra differenza la riscontriamo nel fatto che nei sistemi monisti l’attività

dell’amministrazione si svolge in esecuzione della legislazione speciale di diritto

amministrativo, mentre in quelli dualisti la P.A. cura i suoi interessi come qualsiasi

soggetto privato, con il ricorso al diritto comune, che assume forza giuridica solo grazie

all’intervento del giudice che interviene per obbligare i cittadini a compiere determinati atti

(enforcement) o per vietarli (veto).

• Il rispetto del precedente giudiziario (case law) riduce notevolmente la potenziale incidenza

dell’innovazione, rendendo il diritto più stabile e più certo nel sistema dualista. La neutralità

del giudice è assicurata dalla elettività della carica e dal ricorso alle giurie popolari, così la

funzione giurisdizionale è espressione di autogoverno su base locale e statale, cioè esiste

una organizzazione dal basso della società, mentre nel sistema monista non si realizza il

distacco tra enti locali e P.A.

• Molto importante è il comportamento nei fallimenti del mercato. Nel sistema dualista essi

vengono affrontati tramite legislazioni antitrust e creazione di autorità specifiche di

regolazione (authorities). Nei casi di monopolio naturale lo strumento più utilizzato dopo la

crisi di Wall Street è la trasformazione obbligatoria (public utilities act del 1935) in società

quotate in borsa (public company) delle società monopoliste. In questa public company la

proprietà spetta agli investitori istituzionali che raccolgono i fondi presso i risparmiatori ed

affidano il controllo al management, formato da esperti del mestiere. Inoltre, per ovviare

alla necessità di un mercato azionario evoluto serve una grande informazione specializzata,

che circoli con una Autorità di controllo sulla borsa (S.E.C.), e la presenza di una

Autorità di regolazione (A.R.) che eserciti un controllo sui prezzi facendosi intermediaria

tra l’impresa ed i clienti e cercando un accordo, questo processo è chiamato cross

examination. Inoltre il corretto operato delle A.R. è garantito dalla possibilità dei clienti di

agire in giudizio collettivamente (class action) nel caso in cui sospettino qualche

irregolarità. Nei sistemi monisti i fallimenti del mercato si aggirano facendo ricorso

all’espropriazione ed alla creazione di monopoli pubblici.

• Come già detto nei sistemi democratico liberali vi è un riconoscimento, anche se limitato, di

alcuni diritti sociali, mentre nei sistemi liberali ciò non avviene. Tuttavia ciò non toglie che

esistono delle politiche chiamate di Welfare, che tutelano le classi meno abbienti. La

caratteristica di queste politiche è che sono attuate tramite strumenti di diritto comune, e che

non configurano per il destinatario alcun diritto a prestazione. Lo Stato dunque può decidere

di attuare queste politiche ma non ne è costretto. Nel caso in cui però decida di attuarle

dovrà comportarsi indiscriminatamente, altrimenti, trattandosi di atti governativi, e non di

leggi, il cittadino che si senta discriminato potrà rivolgersi al giudice. Queste politiche sono

molto eque, ma per contro sono causa di una grande emarginazione sociale tipica dei Paesi

anglo-americani.

• Un’ultima, ma per questo non meno importante differenza riguarda le politiche monetarie.

Nei sistemi monisti, con la fine del gold standard (1971), il controllo dell’emissione

monetaria è stato affidato alla Banca Centrale, indipendente dal Governo. Invece nei sistemi

dualisti essa continua ad essere di competenza del Governo, che infatti l’ha usata in più di

un’occasione per finanziare le spese belliche. La fine del gold standard non ha influenzato

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molto la politica anglo-americana, poiché le loro valute fungono da strumento di transazioni

internazionali, ed in quanto tali non subiscono pesantemente gli effetti inflazionistici. In

particolare la Sterlina inglese dopo il 1930 perde il suo ruolo protagonista, e con gli accordi

di Bretton Woods del 1943 tende a seguire l’andamento del Dollaro sui mercati dei cambi.

La Costituzione economica Italiana

La Costituzione Italiana nasce dalla trasformazione da monarchia a repubblica parlamentare. Prima

esisteva lo Statuto Albertino del 1848, che è inizialmente riconducibile alla classica costituzione

dualista liberale. Tuttavia a causa della debolezza della monarchia sabauda questo impianto dualista

trapassa rapidamente ad un sistema monista a governo parlamentare.

Con l’istituzione della giustizia amministrativa i diritti economici vengono sottratti alla tutela del

giudice ordinario e trasformati in meri interessi legittimi, la cui lesione ad opera dello Stato non da

luogo al risarcimento. Inoltre a seguito delle Grandi Guerre lo Stato si vede costretto ad intervenire

pesantemente nell’economia, creando, per esempio, l’IRI, e iniziando a sperimentare le prime

politiche economiche anticongiunturali.

Poiché il passaggio da monarchia a repubblica non si è presentato come cesura, ma come

continuazione, la prima ha lasciato alla seconda la giurisprudenza vigente (cioè l’insieme di status

attivi e passivi) e la stessa amministrazione. Sono quindi rimasti gli interessi legittimi, contrapposti

ai diritti soggettivi.

Possiamo individuare la formazione della nostra costituzione in tre passaggi principali:

• 1948 – 1970 Costituzione di impronta democratico – liberale

• 1971 – 1992 (Maastricht) Costituzione di impronta dem. – sociale

• 1992 – Oggi Ritorno al Democratico – liberale

Per verificare che effettivamente la nostra Costituzione oggi è di stampo democratico – liberale, è

opportuno porre a in evidenza la relazione esistente tra diritti economici e sociali e le norme

costituzionali di equilibrio macro economico.

Ricordiamo che la nostra Costituzione non è frutto di un equilibrio naturale (come nel modello

anglo americano), ma di una tecnicizzazione che si è articolata principalmente in quattro punti:

• La rigidità della Costituzione

• La creazione di organi di garanzia come il PdR e la Corte Cost.

• L’indipendenza e l’autonomia della Magistratura

• Il principio di legalità (La legge come fonte primaria del diritto)

Questi elementi la distinguono da un modello liberale – democratico.

Inoltre essa distingue, dal punto di vista delle garanzie riconosciute, due posizioni giuridiche

fondamentali:

- Le libertà personali e politiche (Titolo I), tutelate quali diritti inviolabili

- I diritti sociali ed economici (Titoli II e III), meno garantiti.

Gli interessi legittimi

L’interesse legittimo è una posizione giuridica soggettiva che il cittadino ha verso lo Stato, ereditato

dalla precedente giurisprudenza. Esso non distingue la tutela dei diritti economici da quella dei

sociali, poiché entrambi possono essere interessi legittimi, con il particolare che gli interessi

legittimi economici sono chiamati affievoliti, quelli sociali invece pretensivi (da “pretendere”).

Essendo trattati dalla Costituzione (art 24, 28 e 113) alla stregua dei diritti soggettivi, gli interessi

legittimi dovrebbero essere risarcibili. In realtà, però, fino al 1998/2001 (sentenza della Corte di

Cassazione e del Consiglio di Stato), gli interessi legittimi non sono stati considerati risarcibili, ma

solo indennizzabili, a causa di una diversa interpretazione della norma costituzionale. 7


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Maxxi88

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Economia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto dell'Economia, di Gaspare. Tratta i seguenti argomenti: il passaggio dallo Stato assoluto allo Stato liberale di diritto, la Costituzione economica liberale, la rottura dell’equilibrio dello Stato liberale di diritto, Stato democratico di diritto dualista (modello americano e inglese).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maxxi88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof crisci stefano.

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