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RIFORMA DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

REFERENDUM COSTITUZIONALE 7 OTTOBRE 2001

A seguito dell'esito favorevole del referendum è stata promulgata la legge di revisione

costituzionale recante "modifiche al titolo v della parte seconda della Costituzione" la

quale rappresenta l'inizio di un disegno riformatore tendente alla trasformazione in senso

federale dell'ordinamento.

Tale referendum ha dato luogo alla prima applicazione della cosultazione popolare al

procedimento per l'approvazione di leggi cost o di revisione cost.

RAGIONI ISPIRATRICI DELLA RIFORMA

Il tilolo V conteneva,prima della revisione,alcuni istituti divenuti incompatibili con

l'impostazione più decisamente regionalistica e autonomistica che l'ordinamento si è

dato nel corso di questi anni basti pensare ai controlli preventivi di leggittimità

costituzionale delle leggi regionali.

La prima ragione che ha reso necessaria la revisione del titolo v è quindi quella di

eliminare gli statuti in essa compresi che appaiono non più conformi all'impostazione del

nuovo sistema.

La seconda ragione è data dall'esigenza di adeguare l'ambito delle competenze

regionali,tanto legislative quanto amministrative, alla nuova impostazione che

l'ordinamento si è dato il quale ha piano piano previsto un aumento delle competenze

regionali

La terza ragione è data dall'esigenza di adeguare i principi costituzionali in materia di

finanza regionale all'orientamento che sta emergendo nel senso di stabilire che ciascuna

regione per regola vive di mezzi propri salve compensazioni dello Stato verso le

situazioni più svantaggiate.

I LIMITI DELLA RIFORMA

Un sistema di forte regionalismo necessità di una presenza delle regioni stesse in sede

parlamentare (ci si riferisce alla regioni come enti non come territori la cui

rappresentanza è garantita da deputati e senatori) emerge dunque la questione

ampiamente dibattuta della camera delle regioni (ma anche della dirversa composizione

della corte costituzionale la quale dovrebbe essere integrata da una componente

regionale.

IL PRINCIPIO DI PARI DIGNITA' COSTITUZIONALE

La pari dignità costituzionale, in sostanza, è un principio di natura organizzatoria che

pone sullo stesso piano le entità tutte essenziali e costitutive della Repubblica. L'art 14

pone sulle stesso piano non solo Stato ed enti territoriali ma anche una pluralità di enti

autonomi elencandoli a partire da quello più vicino al cittadino.

Art 14. La Repubblica è costituita dai comuni,dalle province,dalle città

metropolitane,dalle regioni e dallo Stato.

I comuni le province le citta m e le regioni sono enti autonomi con propri

statuti,poteri e funzioni secondi i principi fissati dalla costituzione

La posizione di pari dignità costituzionale degli enti trova conferme anche in altre parti in

cui è articolata la riforma del titolo v ed in particolare:

- nell'abrogazione oltre che dell'art 128 del 129 non essendo configurabili comuni e

province come vere e proprie circoscrizioni di decentramento statale

e regionale

- nella garanzia territoriale ulteriormente rafforzata all'interno del testo con la previsione

del necessario ottenimento del consenso delle popolazioni

interessate all'iniziativa legislativa concernente le variazioni delle circoscrizioni

territoriali. La mancata approvazione tramite il referendum dell'inizitiva

legislativa è da ritenersi preclusiva dell'ulteriore corso dele procedimento legislativo

tendente allo scopo.

- nel rilievo assunto dal cd potere estero delle Regioni per cui la Regione può concludere

accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro

Stato nei casi e con le forme disciplinate da leggi dello Stato.

Alla posizione accordata agli enti territoriali non corrisponde adeguata tutela

costituzionale non essendo ancora province e comuni autorizzati a sollevare conflitto di

attribuzioni dinnanzi alla corte costituzionale.Una qualche apertura la si può riscontare in

una legge del 2003 secondo cui il consiglio delle autonomie locali può proporre alla

giunta regionale di deliberare sulla promozione di questioni di legittimità costituzionale

nei cofronti di legge statale

IL NUOVO CRITERIO DI RIPARTO DELLA FUNZIONE LEGISLATIVA TRA STATO E

REGIONI

La riscrittura dell'art 117 della cost. avvenuta con legge 3 del 2001 ha portato

all'inversione del criterio di elencazione delle competenze d Stato e Regioni. Mentre il

precedente sistema si fondava sulla residualità a favore dello Stato di tutte quelle

materie che non erano espressamente affidate alla competenza legislativa delle regioni

la riforma ha introdotto il principio della residualità a favore delle Regioni della

competenza legislativa enumerando di contro le materie rimesse alla competenza delle

Regioni.

La competenza legislativa delle Regioni risulta adesso di due tipi:

Generale (o residuale) che concerne ogni materia non espressamente riservata alla

legislazione dello Stato.

Concorrente o ripartita. Si parla di potestà legislativa concorrente in quanto spetta sia

Allo Stato che alle Regioni. Allo Stato spetta fissare i principi fondamentali della materia

e alla Regione di svolgerli in armonia coi primi secondo i peculiari interessi della

collettività di appartenenza. La legislazione statata pertanto espressa nelle cd legge

cornice costituisce un limite all'attività legislativa delle regioni.

Con il nuovo riparto di attribuzioni legislative le regioni possono intervenire nelle materie

coperte da riserva di legge a meno che non si tratti di materie attinenti la postestà

legislativa esclusiva dello Stato.

LIMITI ALLA POTESTA' LEGISLATIVA REGIONALE

- Anzitutto la Costituzione e leggi costituzionale che del resto sono i limiti generali di tutta

l'attività legislativa.

- Il rispetto dei principi di sussidiarietà ed adeguatezza che sono principi che

manifestano l'esigenza di rendere unitaria la disciplina legislativa giustificano

l'esercizio della potesta legislativa dello stato in ambiti estranei a quelli a lui riservati.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto regionale e degli enti locali sulla riforma del titolo V della Costituzione in cui sono analizzati questi argomenti: referendum Costituzionale 7 ottobre 2011, ragioni ispiratrici e limiti della riforma, principi di pari dignità costituzionali, nuovo concetto di riparto della funzione legislativa tra Stato e regioni, limiti della potestà legislativa delle regioni, regionalismo differenziato, potestà regolamentare regionale, autonomia amministrativa e finanziaria delle regioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto regionale e degli enti locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Santo Fabiano.

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