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Riassunto esame Diritto Costituzionale, prof. Haider, libro consigliato Ordinamento Giudiziario, Di Federico

Riassunto per l'esame di Diritto Costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Ordinamento Giudiziario, Di Federico. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la funzione giurisdizionale, il Consiglio di Stato, l'impedimento della formazione dei giudici speciali, l'art. 103 afferma che la cost affida la giurisdizione per la... Vedi di più

Esame di Diritto costituzionale docente Prof. U. Haider Quercia

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ESTRATTO DOCUMENTO

• Il CSM può fare proposte al ministro della giustizia. Da pareri al ministro della giustizia

sui disegni di legge in materia di giustizia: però non è previsto che li fornisca anche il

parlamento e li può dare solo dietro esplicita richiesta ministeriale.

Art 10.2 L 195/1958 prevede che il CSM possa fare proposte al ministro della giustizia sulle

modificazioni delle circoscrizioni giudiziarie e su tutte le materie riguardanti l’organizzazione e

il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Tale disposizione consente al CSM di segnalare all’organo politico la necessità di provvedere in

termini amministrativi o legislativi x migliorare la funzionalità dell’org giudiziaria.

Il CSM può dare pareri non solo al ministro della giustizia ma anche alle camere, sui disegni di

legge in materia di giustizia e ordinamento giudiziario.

Il CSM non può fornire pareri al parlamento senza intermediazione ministeriale

I pareri del CSM vengono dati solo su richiesta dell’organo attivo e nell’interesse di questo. La

funzione consultiva deve essere sollecitata in modo tale che non si può ipotizzare una spontanea

manifestazione giuridica da parte dell’organo consultivo.

La forma delle delibere del CSM:

art 17.1 L 195/1958 stabilisce che tutti i provvedimenti riguardanti i magistrati sono adottati in

conformità alle deliberazioni del CSM con decreto del PdR controfirmato dal ministro, ovvero

con decreto del ministro della giustizia.

La corte ha chiarito che la veste del decreto presidenziale o ministeriale non implica alcuna

limitazione all’autonomia di determinazione costituzionalmente garantita al CSM ma solo la

trasformazione di essa in un atto amministrativo.

Le deliberazioni del CSM esplicano effetti esterni solo a partire dalla data di emanazione dei

relativi decreti presidenziali o ministeriali.

Nei rapporti con organi esecutivi, tali deliberazioni, sono dal momento stesso della loro

comunicazione, produttive della pretesa da parte del CSM all’adozione dei relativi decreti.

Con riguardo al procedimento di affermazione dell’atto si può affermare che si impone al

ministro della giustizia e al PdR un vincolo di legittimità consistente nel dovere di conferire al

decreto presidenziale 1 contenuto decisionale uguale a quello adottato dalla deliberazione del

CSM.

Tale deliberazione (del CSM) costituisce l’elemento sostanziale preponderante costituendo la

trasfusione della stessa nel decreto un mero atto di integrazione di efficacia.

In dottrina si è osservato che l’articolo 17.1 L 195/1958 (secondo cui gli atti del CSM devono

essere trasfusi in un decreto presidenziali e quindi controfirmati dal ministro della giustizia)

costituisca un omaggio alla concezione secondo la quale solo l’esecutivo o il suo vertice

potrebbero emettere atti materialmente amministrativi.

La forma d.p.r (decreto del presidente della repubblica) non costituisce solo un omaggio alla

tradizione ma è indispensabile anche per garantire l’impugnabilità e quindi il controllo contbile e

giurisdizionale delle deliberazioni del CSM davanti alla corte dei conti o al giudice

amministrativo. Esigenza che si ritrova nell’ art 100, 24 e

113

La sindacabilità degli atti del CSM:

art 17.2 L 195/1958 prevedeva che attraverso i provvedimenti del CSM si potesse ricorrere al

consiglio di stato per motivi di legittimità.

In seguito all’approvazione della L 1034/1958 istitutiva della competenza in primo grado dei

tribunali amministrativi regionali , la giurisprudenza ha esteso a tali provvedimenti il regime del

doppio grado di giurisdizione.

L’art 4 della L 74/1990 è intervenuto a modificare l’articolo 17.2 della L 195/1958 sostituendo

la competenza dei tribunali amministrativi delle diverse regioni con quella del solo tribunale

amministrativo regionale del Lazio

Obiettivo: garantire l’uniformità della giurisprudenza fin dalle pronunce di primo grado.

Attualmente l’art 17.2 L 195/1958 prevede che contro i provvedimenti del CSM è ammesso

ricorso in primo grado al tribunale amministrativo regionale del Lazio per motivi di legittimità.

Contro le decisioni di primo grado è consentita l’impugnazione al consiglio di stato.

Il sindacato del giudice amministrativo sugli atti del CSM non da luogo ad una interferenza

sull’autonomia costituzionale garantita al CSM.

Se si negasse un sindacato giurisdizionale sugli atti del CSM, si dovrebbe constatare la

presenza di una grave lacuna nell’ordinamento, di una lesione alla grande regola prevista

nell’art 24 cost; in base al quale tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e

interessi.

Se non fosse ammesso il sindacato sugli atti in questione, verrebbe meno la tutela

giurisdizionale per un’intera categoria di cittadini.

La corte costituzionale ha espressamente affermato che davanti al giudice amministrativo può

venire in considerazione non solo la violazione di legge ma anche l’eccesso di potere , il quale

consente che al giudice un penetrante sindacato sul provvedimento di trasferimento d’ufficio

per incompatibilità ambientale.

Nella giurisprudenza amministrativa si registra una tendenziale espansione del sindacato sui

provvedimenti assunti dal CSM.

I provvedimenti del CSM non si sottraggono al sindacato.

Centrale diventa la motivazione del provvedimento, la cui analisi concede al giudice

amministrativo di ricostruire e controllare l’iter logico-giuridico seguito dal CSM; ciò che

andrebbe evitato è lo sconfinamento di tale giudice nell’ambito della sfera discrezionale che

spetta al consiglio.

La scuola superiore della magistratura:

pria della riforma dell’ordinamento giuridico del 2005 il tirocinio degli uditori giudiziari era

disciplinato dall’art 48 del dpr 916 del 1958. Esso stabiliva che le norme per il tirocinio degli

uditori giudiziari venisse disciplinato dal CSM con l’aiuto del ministro della giustizia.

Per la formazione e l’aggiornamento professionale di coloro che dopo il tirocinio sono entrati

nei ruoli della magistratura ordinaria la costituzione e la legge non attribuiscono al CSM le

competenze.

Oggi in base alla L 150/2005 formazione e aggiornamento saranno di competenza

esclusiva di 1 apposita scuola della magistratura, che concorrerà con il CSM anche

nell’organizzazione del tirocinio dei nuovi magistrati.

SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA:

• ente fornito di autonomia contabile, gestionale, organizzativa e funzionale;

• Ha tre sedi;

• Organi: comitato composto da 7 magistrati, 3 professori universitari e 2 avvocati;

presidente (eletto dal comitato al proprio interno) e un segretario generale.

• Si occupa di aggiornamento e formazione professionale dei magistrati in servizio, i quali

hanno l’obbligo di partecipare ai corsi da essa organizzati almeno 1 volta ogni 4 anni.

Una volta che i magistrati hanno superato il concorso il tirocinio durerà 18 mesi, 6 di quei 18

mesi dovranno essere trascorsi presso la scuola, dove i magistrati svolgono corsi di

orientamento pratico-teorico.

La scuola superiore della magistratura è stata istituita nel 2006 ma non è ancora entrata in

funzione.

Si può parlare di autonomia delle giurisdizioni speciali?

L’autonomia è garantita dalla costituzione alla sola magistratura ordinaria.

Tuttavia la costituzione pur garantendo l’unità della giurisdizione, ammette l’esistenza di alcuni

giudici speciali e ne definisce la posizione costituzionale.

• Art 100.3 cost: è previsto che la legge assicuri l’indipendenza del consiglio dello

Stato e della corte dei conti di fronte al governo.

• Art 108.2 cost: garantisce l’indipendenza dei giudici speciali.

L’autonomia della magistratura è costituzionalmente fondata, mentre quella delle autonomie

speciali è lasciata al legislatore ordinario.

Il legislatore per garantire l’indipendenza delle giurisdizioni speciali ha introdotto organi di

autogoverno anche per esse; inoltre la corte ha dichiarato che tali organo sono necessari a

garantire l’indipendenza.

Con la L 186/1982 si è istituito il consiglio di presidenza della giustizia amministrativa;

Con la L 117/1988 si è istituito il consiglio di presidenza della corte dei conti;

Con la L 545/1992 si è istituito il consiglio di presidenza della giustizia tributaria;

Con la L 561/1988 di è istituito il consiglio della magistratura militare.

Il consiglio di presid della giustizia amministrativa e tributaria sono costituiti solo ma membri

togati.

Con la L205/2000 la composizione del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa

venne modificata, attualmente ne fanno parte :

• il presidente del consiglio di stato,

• 4 magistrati in servizio presso il consiglio di stato,

• 6 magistrati in servizio presso i tribunali amministrativi regionali,

• 4 cittadini 2 eletti dal senato e 2 dalla camera,

• 4 magistrati con funzioni supplenti.

Anche la composizione del consiglio della presidenza della giustizia tributaria venne cambiata in

modo da garantire 1 adeguata proporzione tra membri laici e togati:

• 11 membri eletti dal giudice tributario

• 4 eletti dal parlamento

• 2 dalla camera

• 2 dal senato

la composizione del consiglio di presidenza della corte dei conti è stata modificata, ora ne fanno

parte i membri di diritto, 4 laici e 4 togati.

• L’INDIPENDENZA DELLA

MAGISTRATURA E DEI

SINGOLI

MAGISTRATI

Indipendenza:

Essere indipendenti : possibilità per un soggetto di fare delle scelte senza dover temere per

questo delle ripercussioni negative di alcun genere.

Dal punto di vista giuridico l’indipendenza è una qualità particolare che assiste l’attività di 1

determinato soggetto o di un determinato organo. Ciò presuppone che nell’ordinamento ci siano

delle regole che permettono all’organo di compiere scelte senza alcuna delimitazione da parte

dell’ordinamento o di altri organi.

Nella costituzione il concetto di indipendenza assume un significato peculiare per il singolo

magistrato e per l’ordine giudiziario nel suo complesso.

L’indipendenza dell’ordine giudiziario e dei singoli

giudici:

La costituzione non vuole tutelare solo l’autonomia dell’ordine giudiziario nel suo complesso

ma anche la sua indipendenza.

L’indipendenza della magistratura è un aspetto decisivo dello stesso principio liberale della

separazione dei poteri, che la nostra costituzione assume come principio fondamentale

d’organizzazione.

L’indipendenza è una qualità riferibile sia all’ordine giudiziario complessivamente considerato,

sia ai singoli magistrati che ne fanno parte.

Indipendenza dell’ordine giudiziario dagli organi

politici. In particolare, rapporti tra CSM e parlamento:

art 104 cost: l’indipendenza dell’ordine giudiziario deve essere garantita nei confronti di

ogni altro potere.

L’ordine giudiziario deve difendere la propria indipendenza soprattutto contro gli organi

politici.

Esiste un principio di leale collaborazione fra organi e poteri di varia natura: tale principio può

riguardare anche i rapporti tra ordine giudiziario e potere politico.

Rapporti tra CSM e parlamento: sui disegni di legge in materia giudiziaria il CSM fornisce

pareri al Ministro, ma esistono anche rapporti di intesa e collaborazione tra parlamento e CSM.

Tali relazioni non hanno un carattere necessario , né paragonabile a quello che

intercorre tra CSM e ministro della giustizia.

Il CSM non è 1 organo di consulenza delle camere sulle

materie relative alla giustizia:

i regolamenti parlamentari affermano che le commissioni parlamentari possono disporre di

indagini conoscitive dirette ad acquisire notizie, informazioni e documenti utili all’attività delle

camere e a questo fine consentono che venga convocata qualsiasi persona o soggetto in grado

di fornire elementi utili ai fini dell’indagine. In assenza di una specifica menzione, che isoli 1

organo o un soggetto specifico da tale massa di potenziali infornatori che possono aiutare

l’attività delle camere, nessun rapporto istituzionale con queste ultime può crearsi.

La soggezione del giudice alla legge come impossibilità

di disapplicazione della legge:

art 101.2 cost: i giudici sono soggetti soltanto alla legge. (disposizione + impo della tutela

della loro indipendenza)

• in cosa consiste la soggezione alla legge? Il giudice soggetto alla legge è colui che non

può disapplicarla

• identificare il significato in cui viene utilizzato il termine legge: potrebbe intendersi come

sinonimo di diritto, oppure come legge in senso formale ancorando così la soggezione

del giudice alle sole fonti primarie.

Questa seconda affermazione è quella più quotata.

I giudici non possono disapplicare le fonti primarie ma possono solo sospendere il giudizio e

sollevare la questione davanti alla corte costituzionale se dubitano della conformità

costituzionale di tali atti.

I giudici non sono soggetti alle fonti secondarie.

La soggezione del giudice solo alla legge come misura

della sua indipendenza:

art 101.2 cost è la + impo disposizione costituzionale a tutela dell’indipendenza dei singoli

giudici. Si può leggere in 2 modi:

• si pone in evidenza che nell’esercizio delle funzioni il magistrato incontra solo il vincolo

della legge: ciò sottolinea la sua indipendenza. Da questo punto di vista l’art 101.2

disegna un rapporto diretto tra giudice e norma di legge.

• l’art 101.2 rivela che l’indipendenza funzionale del giudice non equivale all’arbitrio ma

ha senso solo nell’ambito di ciò che la legge prevede.

Queste due “letture” si integrano a vicenda, e sono entrambe indispensabili.

L’indipendenza del giudice e la sua soggezione alla legge sono 2 facce della stessa medaglia.

Condizioni minime per garantire l’indipendenza dei

magistrati: indipendenza dei giudici ordinari e speciali:

l’indipendenza deve essere garantita a tutti i magistrati quindi sia ai giudici ordinari che a quelli

speciali, quale caratteristica essenziale della giurisdizione.

È la costituzione stessa a prevedere alcune basilari garanzie per i giudici ordinari, per i giudici

speciali, invece, la costituzione all’art 108.2 opera un rinvio alla legge ordinaria; ciò può

comportare x questi ultimi una disciplina diversa da quella vigente per i primi.

La corte costituzionale ha affermato che il requisito dell’indipendenza è difficilmente

configurabile in termini precisi perché la sua regolamentazione propone problemi diversi

secondo la diversità delle strutture statali e le epoche storiche .

Ciò ha indotto la dottrina ad affermare che non esiste nella costituzione una nozione unitaria di

indipendenza.

Distinzioni e classificazioni in tema d’ indipendenza: da

dove provengono i pericoli e cosa è necessario tutelare

Si distinguono 2 coppie concettuali omogenee di nozioni relative all’indipendenza:

• la prima coppia è costituita dalla nozione di indipendenza interna e indipendenza

esterna:

il concetto esterno/interno servono a consentire l’identificazione dei sogg rispetto ai quali

l’indip va garantita.

La garanzia dell’indip esterna serve a proteggere la magistratura nel suo complesso ma anche il

singolo magistrato.

La garanzia dell’indip interna serve a tutelare il singolo magistrato dai possibili attentati alla sua

indipendenza che provengono dall’interno della magistratura.

• la seconda coppia concettuale è data dalla nozione di indipendenza istituzionale e

indipendenza funzionale:

se oggetto della tutela è l’organizzazione avremo a che fare con 1 indip istituzionale; la garanzia

di questo tipo di indipendenza serve a proteggere l’ordinamento interno della magistratura da

interventi che finiscano per mettere indirettamente in pericolo l’indipendenza e l’autonomia della

loro attività.

L’indipendenza funzionale ha per oggetto le caratteristiche della funzione giurisdizionale. La

garanzia dell’indip funzionale assicura che nell’esercizio della funzione giudiziaria il magistrato

non subisca interferenze di alcun genere.

Queste 2 coppie possono essere tra di loro incrociate:

(indp esterna può essere istituz o funz/ indip interna può essere istituz o funz.)

Indipendenza esterna e la separazione dei poteri:

la garanzia dell’indipendenza esterna riguarda l’ordine giudiziario e ciascun singolo magistrato,

i principi e le regole relative all’indipendenza esterna della magistratura sono applicazione del

fondamentale principio di separazione dei poteri.

La separazione dei poteri come elemento classico della tradizione costituzionale liberale può

subire attenuazioni in vari settori dell’ordinamento ma non nei confronti della magistratura.

Indipendenza esterna istituzionale:

garantire l’indipendenza esterna istituzionale significa impedire collegamenti tra magistratura o

singolo magistrato e qualsiasi soggetto, potere, ente.. i quali siano posti nella condizione di

potenziali interferenze.

Significa sottrarre la carriera del magistrato a interferenze provenienti da poteri e forze esterni

alla magistratura che potrebbero pesare sulla sua autonoma capacità di decisione e di scelta.

La costituzione detta alcune regole fondamentali a garanzia dell’indipendenza esterna

istituzionale:

• inamovibilità;

• nomina per concorso;

• divieto di iscrizione a partiti politici;

• retribuzione;

• divieto di partecipare ad associazioni;

• svolgimento del magistrato di incarichi diversi da quelli strettamente attinenti alla

funzione giurisdizionale.

INAMOVIBILITA’:

art 107.1 cost stabilisce che i magistrati sono inamovibili e che non possono essere dispensati

o sospesi dal servizio, ne destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito alla decisione del

CSM, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o

con il loro consenso.

La garanzia della inamovibilità è fondamentale per l’indipendenza del magistrato.

L’art 107.1 non si limita a prevedere l’inamovibilità come generica garanzia ma prevede che le

dispense dal servizio, le sostituzioni e i trasferimenti siano disposti dal CSM. Inoltre in questo

articolo troviamo l’assegnazione del magistrato all’organo o ad un determinato ufficio.

NOMINA PER CONCORSO:

art 106.1 cost prevede che le nomine dei magistrati abbiano luogo per concorso.

Tale disposizione indica la normale modalità di accesso alla magistratura.

Da un lato la scelta compiuta dal costituente è volta a consentire a tutti di eccedere a

questa funzione, dall’altro, a garantire il miglior accertamento della qualificazione

tecnica necessaria.

La regola del concorso costituisce anche il metodo-principe per garantire l’indipendenza dei

giudici al momento dell’ingresso in magistratura. Colui che vince il concorso, non deve il suo

risultato a nessuno se non a se stesso.

La nomina per concorso concorre a rafforzare e a integrare l’indipendenza dei magistrati.

Art. 106.2 e 3 cost prevedono altre forme di reclutamento dei magistrati: la legge può

ammettere la nomina (anche elettiva) di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite ai

singoli giudici.

Questa disposizione giustifica l’attribuzione della funzione giurisdizionale a sogg dotati di

competenze tecniche, che non sono magistrati di carriera, ma che si affiancano a questi ultimi

per alleggerirne il carico di lavoro.

In base alla cost non sono possibili forme di accesso laterare alla magistratura quali quelle che

si avrebbero consentendo l’accesso in magistratura senza concorso ad avvocati esperti o ad altri

professionisti del diritto.

ECCEZIONE: costituita dalla possibilità che su designazione del CSM siano chiamati

all’ufficio di consiglieri di casszione, prof ordinari di università in materie giuridiche, avvocati

con 15 anni d’esercizio della professione e che siano iscritti negli albi speciali per le giurisdiioni

superiori

(L 303/1998).

La nomina è conferita con decreto del PdR su proposta del CSM.

Le verifiche sui requisiti degli aspiranti candidati:

Il legislatore deve garantire che gli aspiranti magistrati posseggano determinati requisiti di

capacità morale, tali da renderli idonei ad adempire ad una funzione così delicata quale quella

giudiziaria.

Art 2.4 decreto legislativo 160 del 1941 prevede che il CSM non ammetta al concorso i

candidati che non risultino di condotta incensurabile.

Un’interpretazione della disposizione finalizzata alla tutela dell’indipendenza della magistratura

dovrebbe vedere in questo potere del CSM una particolare modalità di garanzia del fatto che al

concorso accedano candidati non soggiacienti influenze esterne.

ISCRIZIONE DEL MAGISTRATO AI PARTITI POLITICI

Art 98.2 cost prevede che la legge possa stabilire per i magistrati limitazione al diritto di

iscriversi a partiti politici.

Il d.lgs 109 del 2006 in tema di responsabilità disciplinare stabilisce che è disciplinarmente

sanzionata l’iscrizione o la partecipazione a partiti politici da parte del magistrato. (tale

disposizione è attuata dall’art 98 cost.)

PARTECIPAZIONE DEI MAGISTRATI ALLE ELEZIONI POLITICHE E

AMMINISTRATIVE

Sul tema dei magistrati in politica si tratta di bilanciare tra di loro 2 beni di rilievo costituzionale:

il diritto del cittadino-magistrato di non essere del tutto escluso dalla vita politica, e l’esigenza

dell’indipendenza esterna del magistrato.

Nel bilanciamento deve prevalere la necessità di garantire l’indipendenza del magistrato,

impedendo che instauri rapporti e vincoli di natura stabile con una determinata parte politica.

X le elezioni politiche l’art 8.2 dpr n 161/1957 prevede che i magistrati, anche in caso di

scioglimento anticipato delle camere, non sono eleggibili.

Questa disposizione è preordinata ad assicurare la libertà di voto dei cittadini.

La limitazione dell’ineleggibilità alla circoscrizione non può applicarsi ai magistrati delle

giurisdizioni superiori, la cui competenza nn è territorialmente limitata.

Si prevede che i magistrati non siano eleggibili se all’atto dell’accettazione della candidatura non

si trovino in aspettativa.

Il collocamento in aspettativa viene deliberato dal CSM che non esercita alcun potere

autorizzatorio, limitandosi a prendere atto della richiesta del magistrato.

Lo SCOPO di questa norma è quello di evitare che il magistrato eserciti la funzione

giurisdizionale e partecipi alla vita politica.

I magistrati che sono stati candidati ma non sono stati eletto non possono esercitare per un

periodo di 5 anni le loro funzioni nella circoscrizione nel cui ambito di sono svolte le elezioni.

Non è da ritenere arbitrario il limite di 5 anni oltre al quale possono ritenersi eliminate le

possibili implicazioni personalistiche della partecipazione ad una campagna elettorale.

Diversa è la disciplina normativa prevista per le elezioni amministrative.

Per le elezioni regionali ai sensi dell’ art 122 le cause di ineleggibilità del presidente e degli altri

componenti della giunta regionali sono disciplinati dai limiti fondamentali della repubblica.

La legge statale stabilisce che il legislatore deve prevedere una causa di ineleggibilità qualora gli

interessati cessino dalle attività che determinano l’ineleggibilità non oltre il giorno fissato x la

presentazione alle candidature.

La causa di ineleggibilità non ha effetto se tali soggetti si dimettono, vengono revocati

dall’incarico o collocati in aspettativa non oltre 90 giorni prima del giorno fissato x le

candidature.

Nascono problemi quando la legge regionale in tema di ineleggibilità e incompatibilità non

contempli l’ineleggibilità dei magistrati ne rinvii alla L154/1981.

In tal caso si possono sostenere 2 diverse interpretazioni:

• la legge sia incostituzionale x omissione legislativa;

• il magistrato si possa candidare senza alcun limite.

Va considerato che le leggi regionali prevedono che la carica di componente della giunta

regionale sia incompatibile con le altre cariche.

Ne consegue che il magistrato non può essere nominato assessore se non si mette in aspettativa.

I MAGISTRATI E LA MASSONERIA

Caso diverso è l’appartenenza dei magistrati ad associazioni segrete o caratterizzate da 1 org

gerarchica p da forti vincoli interni.

È possibile garantire l’indipendenza dell’ordine giudiziario, comprimere un diritto fondamentale

del magistrato, in questo caso il diritto di associazione? (art 18 cost)

La sezione ha ritenuto lesiva x l’indipendenza dei magistrati l’adesione ad un’associazione

segreta vietata dall’art 18 cost, la loggia massonica P2.

La sezione disciplinare del CSM ha affermato che non pare revocabile in dubbio la

inconciliabilità dell’appartenenza all’ordine giudiziario con l’appartenenza all’ordine massonico

non segreto.

LA RETRIBUZIONE

L’indipendenza economica è un aspetto che non è trascurabile. La legge deve garantire al

magistrato di percepire una retribuzione adeguata e suff.

Si tratta di una retribuzione che deve garantire istituzionalmente l’indipendenza della funzione

esercitata.

INCARICHI EXTRA GIUDIZIARI

La preoccupazione di evitare che la posizione del magistrato possa essere compromessa

dall’esistenza di legami con soggetti esterni dall’ordine giuridico è alla base della disciplina del

conferimento ai magistrati di compiti ulteriori e diversi rispetto a quelli relativi all’esercizio della

funzione giurisdizionale.

X quanto riguarda la mag ordinaria, la norma che disciplina la materia del conferimento degli

incarichi extragiudiziari ai magistrati è l’art 16 del rd 12 del 1941; dopo aver affermato che i

magistrati non possono esercitare determinate attività la disposizione prevede che l’accettazione

di incarichi sia soggetta ad autorizzazione del CSM.

La procedura per il rilascio dell’autorizzazione e i criteri seguiti a tal fine sono stabiliti in una

circolare del CSM, dove di prevede che gli incarichi debbano essere compatibili con le esigenze

del servizio.

Quali incarichi extragiudiziari possono assumere i magistrati e quali problemi pongono?

• possono svolgere incarichi di natura amministrativa;

• incarichi di insegnamento presso università e scuole di specializzazione;

• possono essere presenti nei collegi arbitrali;

• possono svolgere la funzione di arbitro unico o di presidente del collegio arbitrale negli

arbitrati nei quali era parte l’amministrazione dello stato.

SVOLGIMENTO DI INCARICHI DIVERSI DA QUELLI GIUDIZIARI

Vi sono casi in cui i magistrati per esercizi di incarichi estranei alle loro funzioni, devono essere

collocati fuori ruolo.

Il collocamento fuori ruolo viene concesso per consentire ai magistrati di svolgere incarichi

presso doversi organismi nazionali e internazionali.

Il CSM si attiene ad una serie di parametri da lui stabiliti:

• i collocamenti fuori ruolo sono consentiti solo nei casi in cui i compiti e le funzioni di

riferimento siano previsti dalla legge o da norme dell UE, da trattati internazionali o da

altre norme primarie;

• il consiglio potrà respingere la richiesta di collocamento fuori ruolo nell’ipotesi in cui

l’incarico da conferire al magistrato non corrisponda ad 1 interesse dell’amministraz

della giustizia;

• i collocam fuori ruolo non possono essere autorizzati prima della 2 valutazione di

professionalità;

• prima di essere autorizzato ad un nuovo collocam fuori ruolo il magistrato deve

rimanere in ruolo x 5 anni

• non può essere autorizz il collocam fuori ruolo di un magistrato che sia impagnato in

procedim, processi o affari tali che il suo allontanamento posso nuocere al

funzionamento dell’ufficio.

Il collocam fuori ruolo del magistrato x lo svolgim di 1 incarico giurisdizionale non pone

problemi di compatibilità con il principio di indipendenza poiché la funzione esterna non è

svolta contemporaneamente alla funzione giudiziaria.

La legislazione che obbliga o consente di avvalersi di magistrati per lo svolgimento di incarichi

presso alcuni organismi merita osservazione.

È necessario evitare che il collocamento consenta la creazione di carriere parallele, per questo

motivo la durata degli incarichi dev’essere temporaneamente limitata e deve essere disciplinato

con precisione il rientro in magistratura.

Il legislatore stabilisce che il ricollocamento in ruolo avviene nella medesima sede, se vacante, o

in altra sede e nelle medesime funzioni.

Indipendenza esterna funzionale:

l’indipendenza esterna funzionale del giudice consiste nell’autonoma potestà decisionale non

condizionata da interferenze dirette.

Essa concerne l’ordine giud nel suo complesso art 104 i singoli organi ordinari art 107 e

speciali art 108 al fine di assicurare che l’attività giurisdizionale sia esercitata senza influenze

esterne.

Questo tipo di indipendenza si fonda sull’art 101.2 cost.

Il significato di tale norma esprime l’esigenza che il giudice non riceva se non dalla legge

l’indicazione delle regole da applicare nel giudizio e che nessun’autorità possa dare al giudice

ordini o suggerimenti circa il modo di giudicare in concreto.

L’indipendenza funzionale esterna consiste nella possibilità per il giudice di formarsi un

convincimento sui fatti e sulle norme cui è confrontato senza interferenze provenienti

dall’esterno dell’ordine giudiziario. L’indipendenza funzionale esterna presuppone l’esistenza

di una riserva di funzione giurisdizionale direttamente attribuita al giudice dalla costituzione.

La riserva di funzione si esplica nello spazio lasciato al giudice, da una parte, nella valutazione

del fatto e delle prove (libero convincimento) dall’altra, nell’interpretazione e applicazione delle

norme di diritto (riserva giurisdizionale).

IL LIBERO CONVINCIMENTO DEL GIUDICE

La tutela dell’indipendenza funzionale esterna impone di verificare quale spazio deve essere

garantito alla formazione del libero convincimento del giudice, ossia la valutazione dei fatti e

delle prove dedotte in giudizio.

Profilo che la dottrina ha enunciato nell’art 101.2 cost.

Il principio di indipendenza della magistratura è scalfito da una norma che subordina ad un atto

vincolante di un autorità amministrativa l’esercizio della funzione giurisdizionale in un

momento di particolarmente delicato, quale è quello della scelta del perito.

LA RISERVA DI GIURISDIZIONE AL COSPETTO DELLE LEGGI RETROATTIVE,

DELLE LEGGI DI INTERPRETAZIONE AUTENTICA E DELLE LEGGI-

PROVVEDIMENTO

La riserva di giurisdizione si distingue dal libero convincimento: possibilità di trovare uno

spazio costituzionalmente riservato all’attività del giudice, in particolare uno spazio sottratto alla

disponibilità e agli interventi del legislatore.

La dottrina si divede tra coloro che ammettono l’esistenza di una riserva di giurisdizione in

senso lato e coloro che sostengono possa parlarsi solo di riserva di giurisdizione in senso

stretto.

Art 101 ss cost si ricava il divieto di influire sui giudizi incorso o sulle decisioni dei giudici,

sottraendo a quest’ultimi le controversie aventi come oggetto l’interpretazione di norme

giuridiche.

Altra dottrina ritiene che possa parlarsi di riserva di giurisdizione in relazione a quegli specifici

disposti costituzionali che riservano esclusivamente all’autorità giurisdizionale di trattare

determinate materie.

La giurisprudenza costituzionale, ha ragionato sulla distinzione di funzione legislativa e

funzione giurisdizionale . essa afferma che queste due funzioni operano su piani diversi:

• legislativa: fornisce le regole generali ed astratte.

• Giurisdizionale: applica queste regole alle singole fattispecie.

vi sono tipi di leggi che nonostante siano astratte e generali interferiscono con la funzione

giurisdizionale: le leggi retroattive.

Successivamente le interferenze rispetto alla finzione giurisdizionale possono provenire dalle

leggi di interpretazione autentica, ovvero dalle leggi tramite le quali il legislatore interpreta le

leggi precedenti.

Secondo la giurisprudenza costituzionale, una reale interferenza non vi sarebbe: si ha una legge

interpretativa quando, rimanendo immutato il tenore testuale della disposizione interpretata, se

ne chiarisca e precisi il significato o si privilegi rendendola vincolante.

Il legislatore, introduce nell’ordinamento un “quid novi” che rende obbligatorio il significato da

lui dato alla norma precedente che resta in vigore.

Rimangono dei problemi, quando il legislatore cerca di introdurre una norma nuova incidendo

sull’attività giurisdizionale in corso o su quella già esaurita. In questi casi, ci si chiede se

l’indipendenza della funzione giurisdizionale costituisca in qualche modo un limite alla funzione

interpretativa del legislatore.

(in passato il giudice non poteva sostituirsi totalmente al giudice nell’interpretare la legge)

Talvolta il legislatore incontra il limite del giudizio in corso o il limite del giudicato,

prospettandosi l’incostituzionalità di quelle leggi di interpretazione autentica che comportino la

perdita di efficacia delle decisioni passate in giudicato.

Si stabilisce che la legge interpretativa non lede la funzione giurisdizionale.

Il limite del giudicato sempre essere progressivamente abbandonato nella giurisprudenza

costituzionale.

La corte costituzionale ha precisato che la legge interpretativa non lede la funzione

giurisdizionale a condizione che risulti che intento legislativo non è la correzione concreta

dell’attività giurisdizionale ma la creazione di una regola astratta.

Il legislatore non può prendere espressamente in considerazione anche le sentenze passate in

giudicato. Se vi è un rapporto di consequenzialità necessaria tra creazione della norma e

incidenza sui giudicato, anche 1 intervento di tal genere va considerato ammissibile.

Non vi è interferenza della legge nella funzione giurisdizionale se la norma introdotta continua a

muoversi sul piano che le è proprio indipendentemente dal fatto che indica sui giudizi in orso o

su cause già decise.

La distinzione rilevante è quella tra: legge interpretativa a vocazione astratta, ammissibile e legge

interpretativa a contenuto provvedi mentale, incostituzionale.

Si può affermare che il concetto di riserva di funzione giurisdizionale si risolve, solo

nell’esistenza di una riserva di sentenza: l’unica legge sicuramente incostituzionale è quella che

pretende di sostituirsi alla sentenza come atto riservato dell’organo giurisdizionale.

Queste conclusioni sono coerenti con la giurisprudenza costituzionale in tema di leggi aventi un

contenuto concreto e particolare cioè le leggi-provvedimento, quelle che possono interferire con

la funzione giurisdizionale.

Le leggi provvedimento sono idonee a sostituirsi ad ogni attività di concreta esecuzione-

applicazione di norme, quindi possono entrare in tensione con la funzione giurisdizionale,

potendo presentarsi come prodotte in violazione del principio della divisione dei poteri e delle

funzioni.

L’uso delle leggi-provvedimento non dovrebbe spingersi fino al punto di consentire al

legislatore di risolvere direttamente col la dorma della legge determinate controversie: così si

conferma solo l’esistenza di una riserba di sentenza, posta a favore della funzione

giurisdizionale.

LA SEGRETEZZA DELLA CAMERA DI CONSIGLIO è UNO STRUMENTO DI

TUTELA DELL’INDIPENDENZA FUNZIONALE ESTERNA?

L’indip funz esterna deve essere garantita dalla segretezza quale modalità di assunzione delle

sentenze collegiali.

• Rispondere positivamente equivarrebbe a prevedere che la tutela dell’indipendenza

implichi l’impersonalità delle decisioni, cioè l’imputabilità della sentenza non ai giudici-

persone fisiche ma al collegio impersonalmente inteso.

• La giurisprudenza costituzionale risponde negativamente a questo quesito: essa lo ha

fatto occupandosi dell’ art 16 L 117/1998 che al fine di valutare la responsabilità dei

singoli componenti degli organi collegiali prevede che dei provvedimenti collegiali

debba essere compilato un verbale da cui risulti se la decisione è stata presa

all’unaminità o se vi è stato dissenso.

INDIPENDENZA INTERNA

Con l’espressione “indipendenza interna” si vuole alludere sia a determinate caratteristiche

dell’organizzazione burocratico-amministrativa della magistratura, sia a determinate

caratteristiche del suo modo di funzionare.

• Nel primo caso si allude ad uno struttura non modellata sulla base del principio

gerarchico (indipendenza interna costituzionale)

• Nel secondo senso ci si riferisce al fato che la magistratura è un ordine privo di un

vertice funzionale.

La costituzione stabilisce che ciascun giudice ha la titolarità immediata della funzione

giurisdizionale e della costituzione di evince che la rappresentanza di ciascun iudiceè idonea a

rappresentare la parola definitiva dell’ordinamento.

Ne risulta che ciascun giudice è titolare della finzione giurisdizionale e la decisione di ciascun

giudice è idonea a diventare definitiva.

INDIPENDENZA INTERNA ISTITUZIONALE

La disposizione costituzionale che sancisce l’indip int istituz è l’art 107.3 secondo cui i

magistrati si distinguono fra loro solo x diversità di funzioni.

Questa disposizione non impone una assoluta pianificazione tra magistrati: l’uguaglianza tra

essi riguarda la propria posizione soggettiva in quanto magistrati.

Nel senso che possono sussistere tra essi distinzioni proprio quanto alle funzioni esercitate.

Funzioni svolte dai magistrati:

• Requirenti

• Giudicanti


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ratz82

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Ordinamento Giudiziario, Di Federico. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la funzione giurisdizionale, il Consiglio di Stato, l'impedimento della formazione dei giudici speciali, l'art. 103 afferma che la cost affida la giurisdizione per la tutela nei confronti della Pubblica Amministrazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ratz82 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guglielmo Marconi - Unimarconi o del prof Haider Quercia Ulrike.

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