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economiche pubbliche e private (art. 41 cost. comma 3) o il raggiungimento di obiettivi (art. 44 cost.) o di

adottare provvedimenti concreti con atti amministrativi dalle camere e di sottoporli soltanto alla

legittimità cost. (art. 43 cost.). Ma la costituzione quando adotta il termine legge vuole riservare al

parlamento tale facoltà di legiferare? La giurisprudenza della corte cost. sentt. 64/65 , 4/56 ha dichiarato

che ove si accogliesse tale principio verrebbero meno i poteri di legiferare da parte delle regioni (art. 23

imposizione dei tributi, art. 119 cost. autonomia finanziaria), ed è da intendere una più ampia

interpretazione. La dottrina e la giurisprudenza hanno fissato 2 criteri con riferimento alla riserva di

legge:

1) Assoluta, quando la disciplina è riservata al parlamento es. nel campo penale art. 25 cost. in

quello dei diritti e delle libertà fondamentali artt. 13, 14, 15, 16, 21, 25 comma 1. Anche gli atti

governativi aventi forza di legge sono stati parificati (sent. Corte cost. 39/71) alla legge formale in

quanto vi è sempre o una successiva verifica del parlamento decreti legge o una delega del

parlamento stesso. Nella riserva assoluta, è escluso l’esercizio del potere del regolamento.

2) Relativa, quando la materia può essere disciplinata oltre che da legge formale anche da altra

fonte, solo dopo che la legge ha determinato le linee essenziali. Quindi con i regolamenti

autorizzati, e i regolamenti di attuazione.

Si ha riserva di legge rafforzata quando la cost. non solo rinvia semplicemente alla legge (riserva di legge

semplice) ma disciplina essa stessa la materia limitando la discrezionalità del legislatore. Es. art. 16 la

legge può stabilire limitazioni alla libertà di circolazione e soggiorno, in via generale per motivi di sanità

e di sicurezza; art. 97, la legge deve disciplinare l’organizzazione dei pubblici uffici in modo che siano

assicurati il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione, art. 10 la condizione

giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità dei trattati internazionali e le leggi che

disciplina l’estradizione dello straniero non può ammetterla per reati politici.

Riserva di legge implicita nella cost. è data dall’art., 72 comma 4, escludendo i disegni di legge

costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare i trattati di

approvare bilanci e consuntivi possano essere adottate che con procedimento ordinario del parlamento

per la discrezionalità dell’indirizzo politico.

Riserva di legge costituzionale quando la costituzione riserva in modo espresso che talune materie

debbano essere regolate con iniziativa legislativa, es. art. 116 adozione di statuti regionali; 132 fusione di

regioni; art. 137 le forme le condizioni e i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità cost. e le

garanzie ed indipendenze della corte cost.

13. Le cause di cessazione del governo.

Il governo no è organo a termine. Esso è sorretto dalla costante fiducia del parlamento. Quando il governo

presenti le dimissioni esse sono sempre da ricondurre alla fiducia del parlamento, o dei gruppi

parlamentari. La cessazione del governo in seguito al venir meno della maggioranza (crisi di governo) si

ha: 1) da un voto di sfiducia di una delle 2 camere, atto formale della crisi di governo, il governo deve

dimettersi;

2) dal ritiro dell’appoggio al governo di uno o più gruppi parlamentari se non possa contare sulla

maggioranza;

3) dalla decisione del governo di dimettersi quando riporti il convincimento di non godere più della

maggioranza in parlamento, o se il governo potrebbe contare su una maggioranza diversa da

quella iniziale e non la vuole;

Il voto contrario di una delle 2 camere a norma dell’art. 94 su una proposta di governo impone l’obbligo

di dimissioni. Il governo è tenuto a dimettersi quando presentandosi alle camere non ottiene la fiducia

iniziale.

Le crisi possono essere parlamentari ed extra parlamentari. Sono parlamentari quando in seguito a

mozione di sfiducia il governo è costretto a dimettersi. Sono extra parlamentari perché non trovano

motivo nel parlamento ma dal mutato assetto politico della coalizione che regge il governo. Su questa

seconda crisi si sono sollevati dubbi di costituzionalità in quanto i motivi restano oscuri e non vengono

fatti conoscere al popolo. Il governo può dimettersi:

1) per morte del presidente del consiglio o per la cessazione o sospensione dalla carica per motivi

personali, o ragione della preminenza del presidente sui ministri;

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2) per elezione di un nuovo presidente della repubblica per correttezza costituzionale , che li

respinge;

3) in seguito ad elezioni generali. Una norma di correttezza costituzionale impone, anche se vede il

governo vincente, di dimettersi ed il presidente della repubblica respingerà tali dimissioni.

Dalla crisi di governo deve va distinto il rimpasto che si ha quando il presidente del consiglio cambia uno

o più ministri che non condividono il suo indirizzo politico. Il governo dimissionario rimane in carica

fino all’insediamento del nuovo governo. Egli fa solo l’ordinari amministrazione. Sia il vecchio che il

nuovo governo sono nella stessa situazione . Il primo perché non gode di fiducia, il secondo perché deve

ottenere fiducia. Il nuovo governo però può esercitare alcuni poteri in più che saranno sanati con la

fiducia. Nelle due situazioni, le camere sospendono ogni riunione, perché il governo è sempre presente

con un suo delegato in parlamento,ad eccezione delle commissioni che esaminano progetti di legge che

non interferiscono con la crisi di governo.

14. La responsabilità dei ministri

L’art. 95 comma 2 dice che i ministri sono responsabili collegialmente degli atti del consiglio dei ministri

, e individualmente degli atti dei loro dicasteri. L’art. 89 cost. dice che nessun atto del presidente della

repubblica è valido se non è controfirmato dal ministro proponente, che ne assume la responsabilità. Gli

atti che hanno valore legislativo e gli altri atti indicati dalla legge sono controfirmati anche dal presidente

del consiglio. Rilievo assume la responsabilità ministeriale dell’istituto della controfirma, perché la

maggior parte degli atti del presidente della repubblica sono imputabili ad esso solo formalmente mentre

sostanzialmente sono imputabili ai ministri. Il presidente della repubblica può esercitare controllo di

legittimità ma deve emanarli, anche se non vengono accolti i rilievi. Ne consegue che la responsabilità è

quella degli atti propri. Se l’atto è formalmente e sostanzialmente imputabile al presidente della

repubblica la controfirma del ministro o del presidente del consiglio assume valore di controllo sulla

validità formale e di responsabilità dell’atto stesso. Se tale atto è contrario alla costituzione il ministro o il

presidente del consiglio può rifiutarsi di controfirmare con l’eventuale contenzioso dinanzi alla corte

cost.

Gli atti ministeriali hanno la responsabilità giuridica e politica. La responsabilità giuridica si divide in

civile , penale, amministrativa.

1) E’ civile in quanto i ministri come i funzionari di stato a norma dell’art. 28 cost. rispondono per

danni arrecati a terzi nell’esercizio delle loro funzioni;

2) E’ penale nel caso di reati ministeriali vale a dire per i reati comuni (concussione, corruzione,

ecc) commessi dai ministri nella loro funzione. A norma dell’art. 96 cost. come modificata dalla

legge cost. 1/89, il presidente del consiglio ed i ministri, anche se cessati, sono sottoposti per i

reati commessi nella loro funzione, alla giurisdizione ordinaria, ( giudizio di un apposito collegio

istituito presso il tribunale del capoluogo di distretto della corte di appello: tribunale dei ministri.

Previa autorizzazione delle camere, se il soggetto non era parlamentare. Le camere possono a

maggioranza assoluta negare l’autorizzazione ove reputino che l’inquisito abbia agito per la tutela

di interessi dello stato.

3) I ministri ed il presidente del consiglio sono responsabili dinanzi alla corte dei conti per i danni

provocati dagli atti amministrativi.

4) La responsabilità politica ricade a norma dell’art. 95 cost. sia ai ministri che al presidente del

consiglio. Essa è visibile con gli atti di controllo delle camere e la mozione di sfiducia.

15. Gli organi ausiliari.

La costituzione alla sezione III , al titolo III parla di organi ausiliari relativo al governo. Alcuni come la

corte dei conti è di ausilio sia al governo che al parlamento. Diremo meglio che gli organi di cui si discute

sono di ausilio sia la governo che al parlamento, e per il CNEL anche delle regioni. Gli organi ausiliari

sono: Il CNEL; il consiglio di stato; la corte dei conti; e l’avvocatura dello stato. Si dicono ausiliari

perché coadiuvano con funzioni di iniziativa, di controllo o consultiva, con gli organi deliberanti.

(Mortati).

- Il CNEL, previsto dall’art. 99 cost. è istituito con legge 33/57. Questo organo fu voluto perché

annoverando i rappresentanti delle categorie produttive del paese, diveniva il raccordo tra questi e

lo stato. Esso non ha prodotto i risultati che si desideravano, anche perché la creazione di comitati

quali il cipe lo aveva sminuito. La riforma intervenuta con legge 936/86, ha di fatto rinvigorito il

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consiglio e, portando a 111 più il presidente la composizione, interviene su richiesta del governo o

delle camere in diversi campi dell’economia del sociale, nei contratti collettivi, ecc. Ha anche

potere di iniziativa legislativa.

- Il consiglio di stato, è organi di consulenza giuridico - amministrativo . La legge 127/97 ha fissato

il parere tassativo su: emanazione di atti normativi del governo e dei ministri in merito all’art. 17

legge 400/88, e per l’emanazione di testi unici; lo decisione dei ricorsi straordinari al presidente

della repubblica ; schemi dei contratti tipo accordi e convenzioni predisposte dai ministri. Il parere

deve essere reso nei 45 giorni dal ricevimento dell’atto. Decorso il termine l’amministrazione può

procedere senza tale parere. Per l’esame degli schemi di atto normativi del governo è stata istituita

dalla medesima legge una nuova sezione consultiva che si affianca alle 3 consultive preesistenti.

- La corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti previsti dall’art. 3 legge

20/94, ed il suo visto è requisito di efficacia per l’esecutorietà dell’atto. Tale visto è stato abolito

per i decreti legge ed i decreti legislativi. Esercita controllo sulla gestione contabile e sul

patrimonio dello stato e riferisce annualmente al parlamento sull’esito del controllo effettuato.

Esercita controllo sulle pensioni civili e militari. Gli è stata riconosciuta la qualità di potere dello

stato perché esercita tale funzione in modo imparziale cioè estraneo all’amministrazione dello

stato ed autonomo. Con il decentramento le sue funzioni si sono rivolte anche alle regioni, con una

interpretazione molto estensiva . Con sentenza della corte cost. n. 29/65, si è riconosciuto alla

corte dei conti la garanzia dell’imparzialità dell’equilibrio economico finanziario del settore

pubblico, della corretta gestione delle risorse collettive sotto il profilo dell’efficacia, efficienza e

dell’economicità.

- L’avvocatura dello stato assiste e difende lo stato e le amministrazioni pubbliche nei giudizi cui

sono parte. Anche le regioni possono chiedere il patrocinio dell’avvocatura (art. 107 DPR 606/77).

Svolge anche funzioni consultive e possono chiedere pareri anche le amministrazioni non statali,

e quelle sottoposte a tutela e vigilanza dello stato. Uno dei compiti è quello di assistere e

difendere lo stato nei giudizi innanzi alla corte cost. L’avvocatura è articolata in una sede centrale

a Roma ed nelle avvocature distrettuali nelle sedi di corte d’appello.

IV

IL POTERE GIUDIZIARIO

Con la funzione giurisdizionale lo stato garantisce l’osservanza e la conservazione delle norme ritenute

essenziali ai fini dell’ordinato svolgimento della vita sociale. Al fine di dare giusta interpretazione a casi

dubbi, e di accertare la volontà normativa, o di applicare la sanzione in caso di disapplicazione di legge,

lo stato ha posto 3 tipi diversi di giurisdizione. Civile, Penale, Amministrativa, ed se ne aggiunta una

quarta quella costituzionale.

- La giurisdizione civile regola controversie sorte tra privati o tra privati e pubblica amministrazione

ed aventi per oggetto diritti soggettivi;

- La giurisdizione penale mira a realizzare gli interessi della collettività organizzata a stato a che

determinati valori o istituti (la vita,la proprietà) vengano salvaguardati ed a irrogare la pena a

colori che violino tale valori od istituti;

- La giurisdizione amministrativa tutela gli interessi legittimi dei cittadini che siano stati lesi dalla

pubblica amministrazione ed assicura la giustizia amministrativa;

- Sulla giurisdizione costituzionale è competente della corte costituzionale per le quali si rinvia.

A norma dell’art. 1 dell’ordinamento giudiziario (R.D. 12/41) la giustizia, nelle materie civili e penali,

è amministrata: Dal giudice di pace; dal tribunale ordinario; dalla corte d’appello; dalla corte di

cassazione; dal tribunale per i minorenni; dal magistrato di sorveglianza. Sono i giudici ordinari (civili

e penali) che esercitano le funzioni giurisdizionali art. 102 cost. , vale a dire quelli che

istituzionalmente sono collegati al CSM (sent. Corte cost. n. 4/86). Tutti gli altri sono giurisdizione

speciale: tribunali militari, TAR, Consiglio di stato, corte dei conti; ecc.

1. Il principio della unicità della giurisdizione .

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L’art. 102 cost. dice che la funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolate

dalle norme sull’ordinamento giudiziario, e organizza la magistratura ordinaria in un ordine autonomo e

indipendente da ogni altro potere (art. 104). Il principio di unicità della giurisdizione è inquadrata in

questi due articoli. Ma la costituzione stessa da delle deroghe , nell’art. 103 cost. che la funzione

giurisdizionale possa essere esercitata dal Consiglio di stato e dagli organi di giustizia amministrativa

previsti in ogni regione art. 125; dalla corte dei conti nella materia contabile e in ogni altra materia

prevista da legge; dai tribunali militari che in tempo di guerra trovano limite nella legge e in tempo di

pace giudicano sui militari in servizio per i reati militari; dalla corte cost. ; dalle camere in sede di

giudizio per la contestazione sulle elezioni o in seduta comune per le accuse nei confronti del presidente

della repubblica. Tutte le altre giurisdizioni a norme della disp. Trans. VI della cost. entro 5 anni

avrebbero dovuto essere revisionate. Ciò significa che se ancora esistono o sono di altra natura i giudizi

espressi o sono incostituzionali. L’art. 102 cost. ha fatto divieto di introdurre nuovi giudici straordinari e

speciali, mentre ha previsto l’istituzione di sezione specializzate presso gli organi ordinari.

2. Giudici straordinari; giudici speciali; sezioni specializzate.

Il divieto di istituire nuovi giudici è di notevole portata di civiltà giuridica, e discende dal principio

secondo il quale ciascun individuo deve preventivamente quale sarà il suo giudice naturale (art. 25 cost.).

Caso a parte la norma dell’art. 45 Cod. Proc. Pen. (sicurezza e incolumità pubblica, libertà di

determinazione della persona che partecipano al processo). Suscita qualche perplessità di legittimità cost.

la legge 248/2002 legittimo sospetto, che con tale terminologia potrebbe autorizzare l’uso di larga

discrezionalità in violazione dell’art. 25 cost.

Il divieto di istituire giudici speciali trova la sua 1 giustificazione nel principio secondo il quale tutta la

funzione giurisdizionale deve essere esercitata dai magistrati ordinari. La costituzione, però, per la

speciale competenza ha tenuto in vita il consiglio di stato, la corte dei conti, i tribunali militari.

Il consiglio di stato costituito da 7 sezioni di cui 4 svolgono funzioni consultive e 3 svolgono funzioni

giurisdizionali. Con la creazione delle sezioni staccate nelle regioni il consiglio di stato ha funzione di

appello alle sentenze.

La corte dei conti, composta da 10 sezioni di cui 1 di controllo e 9 di giurisdizione, più una sezione

giurisdizionale per ogni regione, e 2 nel trentino alto adige, giudica nella materia contabile e nelle altre

materie specifiche della legge. Essa giudica sui conti tenuti dai soggetti dello stato, con esclusione dei

tesorieri delle camere. (giudizio di responsabilità contabile). Sulla responsabilità dei danni all’erario da

pubblici funzionari, (giudizio di responsabilità civile), in materia di pensioni civili e militari e di pensioni

di guerra, parifica i rendiconti generali consuntivi dello stato e delle amministrazioni autonome prima che

siano presentati al parlamento.

I tribunali militari distinti in tribunali militari e corte militare d’appello, composta da militari hanno

giurisdizione per i reati commessi da appartenenti alle forze armate. Avverso le sentenze si può proporre

appello in 2 grado ed in cassazione. In tema di tribunali militari in tempo di guerra nulla è stato innovato.

I TAR, non solo hanno assorbito le competenze delle giunte provinciali amministrative in sede

giurisdizionale, ma funzionano come sezioni staccate del consiglio di stato come disposto dall’art. 125

comma 2 cost. nelle regioni sono istituiti organi di giustizia amministrativa di 1 grado. Ad essi è

attribuita la competenza a giudicare sugli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello stato degli

enti pubblici a carattere ultraregionale, degli enti pubblici territoriali e non territoriali, lesivi di interessi

legittimi e viziati di incompetenza per eccesso di potere e di violazione di legge. Spetta ai TAR giudicare

sui ricorsi elettorali regionali provinciali e comunali. La competenza dei Tar è stata ampliata.

In Sicilia a norma dell’art. 23 1 comma statuto, (gli organi giurisdizionali centrali avranno in Sicilia le

rispettive sezioni per gli affari concernenti la regione), il consiglio di giustizia amministrativa giudica in

appello sui Tar siciliani. Questa appare ad alcuni come una sorta di sezione staccata del consiglio di stato,

e sulla legittimità costituzionale sorgono seri dubbi.

L’art. 90 statuto trentino alto adige ha istituito tribunale regionale di giustizia amministrativa con sezione

autonoma per la provincia di Bolzano. 29

Altra giurisdizione speciale sono i tribunali superiori delle acque pubbliche, (composto da magistrati

consiglieri di stato e tecnici) che giudica in unico grado su controversie per lesioni di interessi legittimi e,

in grado di appello, sui ricorsi in materie di acque pubbliche (es. alla demanialità delle acque).

Le commissioni tributarie , provinciali e regionali, ordinate in virtù del decreto legislativo 545/92, hanno

competenza su controversie tra i contribuenti e le amministrazioni finanziarie.

Fra i giudici speciali vi sono le camere, il presidente della repubblica; la corte costituzionale, con

esercizio di giurisdizione domestica “autodichia”. Consistente nella potestà di giudicare nei riguardi del

personale interno ad essi dipendente Questa potestà è stata ritenuta in contrasto con l’art. 102, comma 3;

con l’art. 108 comma 2; con l’art. 24 ; con l’art. 113 commi 1 e 2. Di parere contrario la cortte cost. che

ha dichiarato inammissibile la problematica nei confronti degli organi immediatamente partecipi al potere

sovrano dello stato.

Le sezioni specializzate, istituite presso gli organi di giustizia ordinari con la partecipazione dei cittadini

non togati (art. 102, comma 2 cost.) ciò perché in alcune materie si rende necessario integrare il collegio

con esperti. Sez. spec. Sono il tribunale dei minori, i tribunali regionali delle acque pubbliche; le sez. di

sorveglianza delle corti d’appello ecc.

Le corti di assise, (di primo grado e di appello) rientrano nei casi di cui all’art. 102 comma 2 cost. con la

partecipazione diretta del popolo. Esse sono costituite da 2 magistrati ordinari e da 6 giudici popolari. Il

numero pari fa sì che in caso di parità di voto, prevale la posizione più favorevole.

3. Il problema dell’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali.

L’indipendenza dei giudici ordinari è prevista dalla costituzione, i giudici speciali a norma dell’art. 108

comma 2, devono essere indipendenti con legge dello stato, ivi anche il pubblico ministero presso le

giurisdizioni speciali. In attuazione della norma costituzionale, le leggi 186/82 e 205/2000, hanno istituito

un consiglio di presidenza per le giurisdizioni speciali composto dal presidente del consiglio di stato, che

lo preside, da 4 magistrati in servizio presso il consiglio di stato, da 6 magistrati in servizio presso i TAR,

da 4 cittadini eletti 2 dalla camera e 2 dal senato scelti tra i professori universitari in materie giuridiche e

tra avvocati con 20 anni di professione, cui spetta di deliberare sullo stato giuridico dei magistrati del

consiglio di stato, e tar, ed in particolare sulle assunzioni, assegnazione di sede, funzioni trasferimenti,

promozioni, sui provvedimenti disciplinari,ecc. Analogo organo è stato istituito per la corte dei conti.

Fanno parte di tale consiglio oltre i magistrati della corte stessa 4 cittadini scelti dai presidenti delle due

camere tra i professori universitari in materie giuridiche e tra avvocati con 15 anni di professione. La

magistratura militare ha un suo organo presieduto dal 1 presidente della corte di cassazione con le stesse

attribuzioni del CSM. La legge ha disciplinato l’autonomia dei giudici speciali.

L’art. 100 comma 3 cost. prevede che la legge preveda espressamente l’autonomia del consiglio di stato e

della corte dei conti dei loro componenti di fronte al governo. Infatti la loro composizione negli organici è

riservata per metà ai magistrati dei due organi e per i restanti posti si procede con nomina del governo tra

i più alti funzionari. Questo ha creato problemi sulla indipendenza dei magistrati. La corte cost. con sent.

N. 1/67, ha dichiarato che tra i nominati ed il governo esiste solo il rapporto della nomina che una volta

nominati essi sono solo tenuti ad obbedire alla legge.

Gli organi di giustizia tributaria hanno un loro consiglio di presidenza con attribuzioni ridotte per la

particolare composizione delle commissioni tributarie.

4. La ripartizione fra i vari organi delle funzioni giudiziarie.

Possiamo suddividere la funzione giurisdizionale a seconda degli organi che la esercitano:

1) la giurisdizione civile: è esercitata dai giudici di pace, dal tribunale; dalla corte d’appello; dalla

corte di cassazione; (tutti organi di magistratura ordinaria).

2) la giurisdizione penale, è esercitata dai giudici di pace, dal tribunale; dalle corti di assise di 1

grado e di appello; dalla corte di cassazione; ed inoltre dai tribunali militari, dalle camere in seduta

comune in sede di promovimento delle accuse nei confronti del presidente della repubblica e della

corte costituzionale nei giudizi sulle accuse promosse nei confronti del presidente della

repubblica; 30

3) La giurisdizione amministrativa è esercitata dal consiglio di stato; dalla corte dei conti (con anche

giurisdizione contabile); dai TAR; dal tribunale superiore delle acque pubbliche ; da Consiglio di

giustizia amministrativa in Sicilia; dal tribunale regionale di giustizia amministrativa per la

regione Trentino alto adige,;

4) La giurisdizione costituzionale è esercitata dalla corte costituzionale in sede di giudizio di

legittimità costituzionale delle leggi o atti aventi forza di legge, sui conflitti di attribuzione e sulla

ammissibilità dei referendum abrogativi.

Vi sono le giurisdizioni in materia tributarie, delle acque pubbliche, e la giurisdizione delle camere per la

convalida delle elezioni.

Si rende necessaria la ripartizione delle giurisdizioni, al fine di evitare indebita ingerenza. Al giudice

ordinario si ricorre per la tutela dei diritti soggettivi. Al giudice amministrativo si ricorre per la tutela

degli interessi legittimi. Anche questa distinzione appare superata. Infatti, mentre si espande la

competenza del consiglio di stato e dei TAR su materie anche di lesioni di diritti soggettivi, con la

giurisdizione in materia di pubblici servizi, urbanistica e di edilizia, con la competenza del risarcimento

del danno ingiusto. (d. lgv. 80/98).

Al giudice ordinario si è data competenza, ( d. Leg.vo 80/98, ) su controversie attinenti il rapporto di

lavoro dei dipendenti pubblici.

Ai TAR ed al consiglio di stato si è data competenza sulla giurisdizione di merito, cioè sulla opportunità

convenienza utilità ed equità degli atti pubblici.

Per la giurisdizione della corte dei conti (una species della responsabilità contrattuale) ed il tribunale

superiore delle acque pubbliche (controversie di interessi soggettivi) la giurisdizione per questi aspetti

può essere riconducibile a quella civile.

In ultimo è stata data la possibilità di tutelare gli interessi diffusi.

5. Le giurisdizioni non statali.

A norma dell’art. 806 cod. proc. civ. le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro

insorte mediante una sentenza (lodo arbitrale) che deve essere dichiarata esecutiva dal tribunale. Gli

arbitri sono dei privati nominati dalle stesse parti. Si segnala la tendenza a tali arbitrati promossi

soprattutto per ingenti somme patrimoniali per la speditezza della sentenza, segnalando la crisi del

sistema giudiziario.

L’art. 34 comma 4 concordato tra santa sede e stato italiano stabilisce che nel caso di nullità o di dispensa

dal matrimonio competente è il tribunale ecclesiastico. Con sentenza della cassazione n. 1824/93, si è

ritenuta superata la giurisdizione dei tribunali ecclesiastico in quanto il nuovo concordato dell’ 84 ha di

fatto abrogato implicitamente tale articolo. Il nuovo accordo dell’84 ha di fatto stabilito che le sentenze

dei tribunali ecclesiastici devono essere dichiarate efficaci dalle corti di appello. Ad esse spetta di

accertare: che il giudice ecclesiastico era il giudice competente a conoscere la causa in quanto ritrattava di

matrimonio celebrato in conformità dello stesso; se le parti hanno avuto il diritto di agire e di resistere in

giudizio; che ricorrano le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana. Alle corti d’appello è

precluso il riesame di merito della causa.

Perplessità sorgono in contrasto agli artt. 24 e 25 cost. sulla giustizia sportiva. In essa tutti gli iscritti alle

federazioni devono devolvere le controversie in ordine al carattere tecnico, disciplinare ed economico, e

comunque attinenti alle discipline sportive con l’espulsione dalla federazione sportiva se non osservi tale

giurisdizione.

Vi sono poi le giurisdizioni internazionali alla quale uno stato può ricorrere quale membro della comunità

internazionale o un cittadino (es. alla corte di giustizia europea dei diritti dell’uomo). La corte

internazionale di giustizia, organo dell’Onu con sede all’Aja giudica su controversie tra stati per :

l’interpretazione di un trattato; su fatti che costituirebbero la violino i diritti internazionali; ecc.La corte

di giustizia della comunità europea con sede a Lussemburgo creata con i trattati cee giudica su

inadempienze dei trattati degli stati membri.

6. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura ordinaria.

La costituzione ha assicurato ai magistrati l’autonomia e l’indipendenza da altri poteri dello stato,

affinché esercitassero una effettiva garanzia per i cittadini. L’autonomia si realizza:

Con l’istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura cui spetta in via esclusiva di deliberare sullo

stato giuridico del personale; sui trasferimenti; sui procedimenti disciplinari, sulle assunzioni sulle

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promozioni ecc. Con questo organo la magistratura si da un autogoverno. Forma di autogoverno che non

è piena (sentt. Corte cost. 168/63; 44/68; 4/86; 379/92):

Altre attribuzioni del CSM sono: Nominare e revocare i giudici di pace, nonché i componenti estranei

alla magistratura delle sezioni speciali ; designano la nomina a magistrato di cassazione, per meriti

insigni, di professori ordinari universitari in materie giuridiche e di avvocati con 15 anni di professione ed

iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori; nomina della commissione per i concorsi a

magistrato. Il consiglio può fare proposte al ministro di giustizia per modifiche circoscrizionali

giudiziarie; sull’organizzazione e il funzionamento dei servizi della magistratura. Al ministro per la

giustizia restano residue competenze: Può chiedere i provvedimenti inerenti lo stato giuridico dei

magistrati; può chiedere informazioni sul funzionamento della giustizia; esercita le attribuzioni

demandate dalla legge sull’ordinamento giudiziario; ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare. Tale

facoltà è data anche al procuratore generale della cassazione che la esercita entro 1 anno dalla

conoscenza dei fatti; le proposte delle nomine agli uffici direttivi deve essere formulata di concerto tra il

csm ed il ministro della giustizia.

Il CSM a norma dell’art. 104 cost. è presieduto dal presidente della repubblica, e ne fanno parte di diritto

il 1 presidente ed il procuratore generale della corte di cassazione . Il CSM è composto ai sensi della

legge 44/2002 da 27 membri di cui eletti in unico collegio nazionale 16 componenti la magistratura divisi

tra 2 magistrati della suprema corte di cassazione; 4 magistrati che esercitano funzioni di Pubblico

ministero; 10 magistrati giudicanti. All’elezione partecipano tutti i magistrati ,con voto personale, diretto

e segreto, che non siano sospesi. Gli uditori sono esclusi se non hanno al momento del voto la funzione

giudiziaria. Vengono eletti i magistrati che hanno riportato più voti; se con pari voti, il più anziano in

ruolo, se pari il più anziano in età.

L’elezione dei componenti del parlamento degli 8 componenti avviene in seduta comune a scrutinio

segreto, con la maggioranza dei 3/5 dell’assemblea. Per gli scrutini successivi al secondo basta la

maggioranza dei 3/5 dei votanti. La costituzione ha voluto che il vice presidente del csm sia eletto dalla

componente del parlamento. Questo a significare il raccordo tra le forze del parlamento e quelle della

magistratura. La carica di presidente del csm è stata affidata anche nella nuova riforma al presidente della

repubblica a conferma del prestigio e dell’imparzialità della carica. I membri eletti nel csm sono

incompatibili con la carica di parlamentare, di componente la corte costituzionale , ecc. I componenti del

csm non sono punibili per le opinioni espresse. Questo anche per la garanzia della funzione (sent. 148/93

corte cost.). Sulla sua natura di organo costituzionale appaiono dubbi soprattutto sul fatto che i

provvedimenti emanati possono essere impugnati alle sezioni unite della cassazione. Questo fa si che non

possa essere organo costituzionale in quanto le decisioni degli organi costituzionali non possono essere

appellate. La natura di organo costituzionale deriva dall’art. 105 cost.. Esso è un organo costituzionale in

quanto organo indefettibile del nostro sistema, cioè mancando esso le garanzie di indipendenza che la

cost. ha voluto dare ai magistrati mancherebbero. L’autonomia della magistratura si evincono anche

dall’art. 101 cost; 107 comma 3 i magistrati non sono gerarchicamente subordinati.

Disciplina particolare ha il pubblico ministero. A norma dell’art. 107 comma 4 cost. Il PM esercita le sue

funzioni non più sotto la direzione del ministro ma sotto la sua vigilanza. Essendo rimasto il principio

dell’unità ed indivisibilità del PM, all’interno di ogni ufficio vi è il capo dell’ufficio che esercita un

potere gerarchico. Avoca a se le indagini, le conferisce a questo o quel pm, esercita le funzioni assegnate

all’ufficio. Ciò fa dubitare della natura giuridica fra gli organi giurisdizionali.

Altra garanzia è che i magistrati sono inamovibili, art. 107 , se non con il loro consenso e con quello del

CSM. Tale consenso non è richiesto se si deve procedere a rimozione per incompatibilità d’ufficio.

In magistratura si entra per concorso. Questo per assicurare i migliori a sottraggono gli stessi magistrati

ad influenze di terzi, soprattutto se eletti. La legge 374/91 ha stabilito che i giudici di pace siano nominati

dal presidente della repubblica.

A norma dell’art. 109 cost. l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. Ciò fa si

che nelle la magistratura abbia alle proprie dipendenze la pubblica sicurezza adibita alla repressione dei

reati. 7. Altre disposizioni costituzionali relative alla funzione giurisdizionale.

Altre disposizioni sono contenute sia nel titolo I (rapporti civili), nella parte I (diritti e doveri dei

cittadini), della costituzione. L’art. 111 dispone che tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere

motivati, e che contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciate dagli

organi giurisdizionali ordinari o speciali è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge.

32

Si può derogare solo per le sentenze militari in tempo di guerra. L’art. 112 dice che il pubblico ministero

ha l’obbligo di esercitare l’azione penale. L’art. 101 dice che la giustizia è amministrata in nome del

popolo. Le disposizioni del titolo I l’art. 24 dice tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri

diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado di processo. Sono assicurati

ai non abbienti con apposito istituto i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. L’art.

25 nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito. Nessuno può essere punito se non in

forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. L’art. 26 l’estradizione del cittadino

può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. L’art. 27 la

responsabilità penale è personale.

Tra queste disposizioni meritano attenzione:

1) il ricorso in cassazione per violazione di legge contro le sentenze i provvedimenti sulle libertà

personali. E’ una ulteriore garanzia per l’imputato che ritenga i provvedimenti contra legem. Ecco

il motivo dei provvedimenti motivati art. 111 comma 1 cost.

2) L’estradizione consiste nel consegnare un cittadino ad un altro paese. Questo avviene per trattato

internazionale tra gli stati. Attualmente è in vigore la convenzione di Parigi del 57 entrata in

vigore in Italia nel 63 con ratifica. Essa chiarisce che non si può consegnare un cittadino per reati

politici. Il fatto di conoscere quali siano i reati politici mette in difficoltà l’ordinamento. E’

comunque previsto anche nell’art. 10 cost. che non si possano consegnare cittadini per reati

politici o , con eccezione prevista dalla legge cost. n. 1/67 per reati di genocidio. In nessun caso si

può consegnare il cittadino ai paesi ove vige la pena capitale.

3) Al carattere personale della responsabilità penale, in base al quale nessuno può essere ritenuto

responsabile penalmente se non per un fatto commissivo od omissivo a lui direttamente

imputabile.

4) La presunzione di non colpevolezza. L’imputato non è colpevole sino alla condanna definitiva. La

norma costituzionale posta a tutela della persona umana , presenta aspetti pratici di notevole

rilievo per la custodia cautelare alla quale sono fissati limiti la cui durata è stata commisurata alla

natura del delitto.

5) Alla funzione della pena che non possono esistere trattamenti contrari al senso di umanità e

devono tendere alla rieducazione.

L’art. 111 cost. è stato modificato dalla legge cost. 2/99 che ha introdotto il giusto processo,

consistente nella garanzia del contraddittorio tra le parti in parità davanti ad un giudice terzo.

8. LA responsabilità dei giudici.

La responsabilità penale dei giudici è prevista dagli artt. 238 e 357 codice pen. Il primo punisce il giudice

o il funzionario p.m. per omissioni, rifiuto o ritardo di un atto del suo ufficio quando concorrono le

condizioni richieste per esercitare contro di essi l’azione civile; il secondo ricomprende i giudici pubblici

ufficiali.

La responsabilità civile è prevista dalla legge 117/88. stabilisce che chi ha subito danno ingiusto per

effetto di un provvedimento posto in essere dal magistrato può agire contro lo stato per ottenere il

risarcimento del danno. Lo stato entro 1 anno effettua rivalsa nei confronti del magistrato, con una

somma pari ad 1/3 dello stipendio annuale.

L’azione disciplinare può essere proposta dal ministro di grazia o dal procuratore generale della

cassazione ed è fatta valere dalla sezione disciplinare del csm quando manchino ai loro doveri o tengano

comportamento da renderli immeritevoli della fiducia della funzione.

Problemi sorgono per la responsabilità politica essendo il magistrato non condannabile politicamente in

quanto non vi è un organo che possa far valere tale atto.

9. Il problema della politicità del giudice.

La funzione giudiziale non entra a comporre alcune delle frasi in cui si articola l’indirizzo politico. La

produzione dell’effetto della legge dipende dall’interpretazione che il giudice dà, essendo lo stesso

immerso nel sociale in cui vive ed opera, allora diventa il giudice stesso operatore politico. Non esiste

dunque un indirizzo politico dei giudici ma esistono i giudici quali operatori politici perché chiamati ad

incidere sulla realtà sociale. Il giudice deve esser libero da ogni influenza e suggestione che opossa

33

pervenire da altri organi in particolare dal potere esecutivo (sent. 128/74 corte cost.). Il giudice deve

essere soggetto alla sola legge.

V

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBBLICA.

1. L’elezione e la durata del mandato.

A norma dell’art. 83 cost. il presidente della repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune,

integrato da 3 componenti delle regioni ed 1 dalla valle d’aosta per assicurare la rappresentatività delle

minoranze . L’elezione ha luogo a scrutinio segreto ed a maggioranza dei 2/3 dell’assemblea. Solo dopo

la 3 elezione si passa alla maggioranza assoluta. La nostra cost. ha adottato per l’elezione del presidente

della repubblica una forma di 2 grado. Il corpo elettorale elegge i parlamentari e questi eleggono il

presidente. In america avviene la stessa cosa. In Francia è un pò diverso si parla di semio

presidenzialismo perché il presidente è eletto dal popolo. In svizzera si eleggono due organi l’assemblea

ei i membri del consiglio nazionale. In germania il bundestag elegge il cancelliere. E così via Il

presidente della repubblica italiano è espressione dell’intera assemblea per questo si è dovuto avere la

maggioranza dei 2/3 dell’assemblea. Per essere eletti presidente della repubblica si deve essere cittadini

italiani, aver compiuto 50 anni, e godere dei diritti civili e politici. Sono esclusi da questa carica i

membri di casa savoia che non possono essere eletti ne ricoprire cariche pubbliche disp XIII trans. e

finale. Dura In carica 7 anni ed il suo mandato inizia dal giorno in cui presta giuramento di fedeltà alla

repubblica alle camere. Da quel momento entra nell’esercizio delle sue funzioni. Il lungo mandato trova

spiegazione perché non essendo organo politico ma moderatore non si rende necessario il suo rinnovo

prima. Anzi con tale periodo essendo eletto dalle camere in un determinato periodo e restando in carica

anche con nuove camere fa si che non sia vincolato ad alcun partito politico. Il presidente della

repubblica può essere rieletto ma ciò non avviene per evitare che un lungo mandato irrigidisca il suo

potere. La convocazione per l’elezione del presidente della repubblica viene indetta dal presidente della

camera 30 giorni prima della scadenza del mandato e se le camere sono sciolte entro 15 giorni dalle

elezione delle nuove camere. I poteri del presidente sono prorogati (art. 85 cost.).

2. Le incompatibilità; la cessazione dall’ufficio; la supplenza.

A norma dell’art. 84 comma 2 cost. L’ufficio di presidenza della repubblica è incompatibile con qualsiasi

altra carica. Ola cessazione dall’ufficio può avvenire: per scadenza del settennio; per impedimento

personale(nel caso sia impossibilitato ad esercitare la funzione) ; per morte o dimissioni;per decadenza

dalla carica ( mancanza dello status di cittadino; mancanza dei godimenti politici). In caso di cessazione

anticipata il presidente della camera indice nuove elezioni entro 15 giorni o nel tempo necessario se si

sono sciolte le camere. Quando il presidente sia permanentemente o temporaneamente assente, il

presidente del senato assume le funzioni di presidente della repubblica (supplenza), si pensi ad una

malattia grave o alla visita all’estero per lungo periodo. Quando il presidente della repubblica è

all’estero, appositi corrieri con navi o aerei militari assicurano che gli atti siano firmati nelle ambasciate

italiane all’estero. La Dottrina ha elevato una serie di polemiche su tale caso in quanto il presidente deve

essere a conoscenza dei fatti che producono gli atti restando in Roma. Il supplente del presidente acquista

la carica senza dover fare alcun giuramento o di alcuna investitura I poteri del supplente sono quelli del

capo dello stato. Correttezza costituzionale impone che il supplente si astenga da effettuare atti che

turbino l’equilibrio dei rapporti fra organi costituzionali es. sciogliere le camere.

3. Irresponsabilità del presidente della repubblica e suoi limiti. In particolare: la controfirma

ministeriale.

Bisogna distinguere la responsabilità politica da quella giuridica (civile e penale).

Il presidente della repubblica non è responsabile politicamente. Gli atti prodotti non sono validi se non

controfirmati dal ministro proponente e se sono atti legislativi anche dal presidente del consiglio (art. 89

cost. ). Ciò fa si che la responsabilità politica decada sui ministri e sul presidente del consiglio.

34

Diversamente per la responsabilità giuridica (civile e penale). Il presidente della repubblica per gli atti

commessi dalla sua persona, come privato cittadino, è responsabile per gli atti o i fatti commessi. Egli

risponde come un qualunque cittadino, ed in materia penale solo dopo la scadenza del mandato. E’

affidata a lui la possibilità di dimettersi. Risponde invece ai sensi dell’art. 90 cost. per alto tradimento ed

attentato alla costituzione. Ora non essendoci nel codice penale alcun articolo su tali reati, non si applica

l’art. 25 cost. nel quale nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore

prima del fatto commesso. E’ questa una rottura della costituzione. A norma dell’art. 25 legge cost. 1/53,

la corte cost. nel pronunciare sentenza di condanna determina la sanzione penale nei limiti del massimo

della pena ancorché le sanzioni costituzionali civili ed amministrative. Spetta al parlamento in seduta

comune mettere sotto accusa a maggioranza assoluta dei suoi membri il presidente della repubblica.

4. L’assegno e la dotazione.

La legge ha assegnato al presidente la rendita di 200 milioni annue da corrispondere in 12 mensilità, oltre

che la dotazione patrimoniale dei beni indisponibili destinati alla residenze e agli uffici del presidente,

palazzo quirinale, le tenute di castelporziano e capocotto ed altri immobili, oltre che 2.500 milioni per la

lista civile di cui godeva il re, per le spese di rappresentanza.

5. Le attribuzioni

Il presidente della repubblica è al di fuori dei 3 poteri fondamentali dello stato. La dottrina gli ha

identificato un potere autonomo potere presidenziale. Molti dei poteri gli vengono dall’art. 87 ma anche

da altri articolo della cost. Egli , in relazione al:

1) potere legislativo ed alla relativa funzione,

a) indice le elezioni delle camere e ne fissa la prima riunione (art.87) e può convocare in via

straordinaria ciascuna camera (art. 62);

b) può inviare messaggi alle camere (art. 87);

c) autorizza con suo decreto la presentazione alle camere dei disegni di legge di iniziativa

governativa (art. 87);

d) può, prima di promulgare una legge, chiedere con messaggio motivato alle camere una

nuova deliberazione(art. 74);

e) può nominare 5 senatori a vita (art. 59);

f) può sciogliere le camere, sentiti i loro presidenti, o una sola di esse (art. 88);

g) promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti (art. 87);

h) indice referendum abrogativo ed il referendum costituzionale (art. 87);

2) in relazione al potere esecutivo ed alla funzione amministrativa:

a) nomina il presidente del consiglio dei ministri e su proposta di questi i ministri (art.. 92),

nomina altresì i commissari straordinari del governo ed i sottosegretari ;

b) nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello stato (di regola di grado più elevato)

(art. 87);

c) accredita e riceve i rappresentanti diplomatici (art. 87);

d) ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorre l’autorizzazione delle camere (art. 87);

e) ha il comando delle forze armate e preside il consiglio supremo di difesa (art. 87);

f) dichiara lo stato di guerra deliberato dalla camere (art. 87);

g) conferisce le onorificenze della repubblica (art. 87);

h) ha una serie di competenze in ordine alle funzioni amministrative del potere esecutivo;: così ad

esempio decide (udito il parere del consiglio di stato) sui ricorsi straordinari a lui rivolti contro

agli atti amministrativi illegittimi; rimuove i sindaci; scioglier i consigli regionali ecc.

3) In relazione al potere giudiziario ed alla relativa funzione:

a) presiede il CSM,(art. 87) ed emana i decreti relativi allo stato giuridico dei magistrati;

b) concede la grazia e commuta le pene (art. 87) Spetta al presidente della repubblica

nominare 5 componenti della corte costituzionale (art. 139), e 5 senatori a vita (art. 59).

35

6. I messaggi ed il potere di esternazione.

I messaggi del presidente della repubblica sono normati dagli artt. 74 e 87, comma 2 cost. Il primo è

quando il presidente rinvia alle camere una legge e richiede una nuova deliberazione. L’art. 87 comma 2

cost. dispone che il presidente della repubblica può inviare messaggi alle camere. E’ escluso che il capo

dello stato porti il messaggio personalmente perché la presenza fisica come avveniva per la corona,

potrebbe alterare gli equilibri istituzionali. (Rescigno). Con tale messaggio, controfirmato da un ministro

o dal presidente del consiglio per la validità, il presidente della repubblica si fa portatore di interessi

nazionali per ravvisare la grave necessità di taluni problemi. Essendo il messaggio di grande portata

sarebbe auspicabile la mancata esternazione in altre forme che in quella del messaggio stesso. Per tale

motivo sarebbe opportuno che incontrasse dei limiti all’esternazioni. Si dovrebbe evitare che il presidente

della repubblica esterni il proprio pensiero se non nel messaggio alle camere; secondo perché rappresenta

l’unità nazionale. Egli potrebbe intervenire con messaggi atipici con estrema prudenza al fine di evitare

che tale messaggio abbia o possa avere riflessi politici. Non essendo il presidente uno spettatore muto, i

suoi poteri gli attribuiscono ampie funzioni, mettendo al risalto la sua forza politica. Dunque il presidente

può e deve manifestare il suo pensiero nelle forme e nei limiti della costituzione.

6. Lo scioglimento delle camere.

Lo scioglimento delle camere può esser determinato dal contrasto fra parlamento e governo a seguito di

mozione di sfiducia da parte delle camere (scioglimento successivo), per chiari ed inequivocabili segni

che le camere non rispecchino la volontà popolare (dopo una elezione a livello nazionale), dalla

incapacità delle camere di esprimere una maggioranza di governo, da una crisi di governo che la

maggiorparte dei partiti ritengano di risolvere con la consultazione elettorale (scioglimento anticipato o

preventivo).

Nel caso in cui il governo venga battuto da mozione di sfiducia delle camere, il presidente della

repubblica può o rinviare un nuovo governo alle camere; o lo stesso dimissionario, o scioglie le camere

successivamente non avendo potuto trovare soluzione alla crisi (scioglimento successivo) ed affida al

corpo elettorale la soluzione.

Nel caso di scioglimento anticipato delle camere, il presidente deve motivare tale scioglimento, da ragioni

obiettive e deve tendere a ristabilire il corretto funzionamento del meccanismo costituzionale inceppato

dalla frattura che si determina tra le camere ed il corpo elettorale. All’infuori di tale situazione lo

scioglimento può esserci solo dall’opportunità di far risolvere problemi gravi a camere neo elette.

Prima di sciogliere le camere il presidente della repubblica sente i presidenti delle camere(art. 88). Tale

atto è obbligatorio ma non vincolante in quanto per la posizione che occupano i presidenti delle camere,

sanno quale è la tendenza manifestata nelle camere. Il presidente della repubblica non può sciogliere le

camere nell’ultimo semestre a meno che sia anche l’ultimo semestre delle camere. (art. 88 comma 2

come modificato dalla legge cost. n. 1 /91). Si è ritenuto che tale impedimento esista per il fatto che

volendo essere rieletto il presidente adoperi il suo potere per sciogliere le camere e confidare nella

possibilità di essere rieletto dalle nuove camere. Altri sostengono (Mortati, Reposo) che il presidente sia

depotenziato di rappresentatività , nell’ultimo semestre, da apparire meno idoneo alle valutazioni di

scioglimento.

7. Classificazione degli atti presidenziali.

Gli atti presidenziali si distinguono in 3 categorie: Atti formalmente presidenziali e sostanzialmente

governativi; atti formalmente e sostanzialmente presidenziali; atti complessi (voluti dal presidente e dal

governo).

1) Atti formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi. Appartengono a questi atti le

nomine di alti funzionari; i decreti legge, decreti legislativi; la nomina dei ministri;

l’autorizzazione a presentare un disegno di legge alle camere. In questi atti il presidente può

esercitare solo controllo di legittimità, ma se il governo insiste il presidente deve firmare.

2) atti formalmente e sostanzialmente presidenziali. Appartengono a questa categoria i 5 senatori a

vita; i 5 componenti della corte cost.; la nomina di 8 esperti nel CNEL; il rinvio al parlamenti di

una legge; la promulgazione di una legge; i messaggi. In tali atti la discrezionalità del presidente è

autonoma. Il governo esercita solo la funzione di controllo dio legittimità dell’atto

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3) atti complessi. Appartengono a tale categoria la nomina del presidente del consiglio<, lo

scioglimento delle camere, la concessione di grazia che richiede l’accordo tra presidente e

ministro di giustizia. Per lo scioglimento delle camere anticipate il presidente non potrebbe di sua

iniziativa rompere il rapporti di fiducia tra parlamento e governo,senza provocare gravi

ripercussioni ad es. nella non controfirma del presidente del consiglio.

8. La posizione giuridica.

Il potere del presidente della repubblica è potere neutro. Potere che non entra nel gioco politico, è posto

al di sopra. Egli nel ruolo che gli hanno dato i costituenti identifica l’unità nazionale e en è il simbolo.

Tuttavia, egli non è il maestro del cerimoniere (Riuni) ma esercita una concreta influenza sul corretto

svolgimento delle attività costituzionali. Il presidente della repubblica nell’esercizio delle sue funzioni

vigila sul funzionamento della costituzione ed interviene nel momento in cui le regole non vengono

rispettate. Esposito dice che il capo dello stato è un uomo che ha le sue idee, le sue passioni, le sue

opinioni. Il potere del presidente della repubblica deve essere esercitato come uomo non di parte, ma

garante della costituzione e dell’unità nazionale. E’ bene dunque che al presidente della repubblica gli si

diano poteri limitati che sono quelli della costituzione. I presidenti della repubblica ai sensi dell’art. 59

diventano senatori a vita. Ed una convenzione costituzionale affida ad essi il ruolo di consigliertimper la

scelta del presidente del consiglio.

VI

LA CORTE COSTITUZIONALE.

Le costituzioni rigide prevedono alcuni strumenti per controllare la legittimità costituzionali delle leggi al

fine di togliere efficacia a quelle leggi in contrasto con essa. La nostra costituzione ha creato un organo

che è la corte costituzionale (art. 137). Essa giudica la legittimità delle leggi; i conflitti tra i poteri dello

stato; sulla ammissibilità di referendum abrogativi, sulle accuse promosse al capo dello stato (integrata da

16 membri aggregati ).

1. la composizione ed il funzionamento.

La corte cost. è composta a seconda che si decida sulla incostituzionalità di leggi o atti avente forza di

legge, sui conflitti di attribuzione dei poteri e sull’ammissibilità dei referendum abrogativi o sul giudizio

di accusa mosso nei confronti del capo dello stato.

Nei primi 3 casi, la corte è costituita da 15 membri nominati per 1/3 dal parlamento in seduta comune;

per 1/3 dal presidente della repubblica; per 1/3 dalle supreme corti ordinarie ed amministrative. La legge

87/53 e la legge cost. 2/67 hanno disposto:

1) che i giudici nominati dalle supreme corti siano così suddivisi: 3 da magistrati della corte di

cassazione; 1 dal consiglio di stato 1 dalla corte dei conti;

2) i giudici nominati dal parlamento devono essere votati a scrutinio segreto ed avere la

maggioranza dei 2/3 del parlamento per il 1 e 2 scrutinio. Dal 3 basta la maggioranza 3/5.

3) I giudici nominati dal presidente della repubblica sono scelti da questi con decreto

controfirmato dal presidente del consiglio. Tale decreto ha la forma e la sostanza dell’atto del

presidente della repubblica.

I giudici sono scelti tra:

a) i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinarie o amministrative;

b)i professori ordinari universitari in materie giuridiche;

c) gli avvocati con 20 anni di esercizio professionale.

Nei giudizi di accusa del presidente della repubblica, al numero dei componenti la corte si aggiungono 16

membri sorteggiati dall’elenco compilato mediante elezione, con le stesse procedure dei componenti la

corte ed aggiornato ogni 9 anni (art. 135, comma 7 ).

I giudici ordinari della corte sono nominati per 9 anni decorrenti dal giorno del giuramento (art. 135)

nelle mani del presidente della repubblica dinanzi alla presenza dei presidenti delle camere , e non sono

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immediatamente rieleggibili. A norma della legge 20/62 i giudici ordinari ed aggregati che costituiscono

il collegio giudicante continuano a farne parte sino all’esaurimento del giudizio, anche se sia

sopravvenuta la scadenza del nuovo incarico. Vi è una sorta di proroga nei giudizi penali.

Le udienze delle corti sono pubbliche a meno che il presidente per ragioni di stato o di moralità ecc. può

disporne la segretezza (art. 15 legge 87/53). La corte funziona con l’intervento di 11 giudici. Le

deliberazioni in camera di consiglio avviene dai giudici presenti a tutte le udienze, e vengono prese a

maggioranza assoluta dei votanti. Nel caso di parità di voto prevale quello del presidente. Nei giudizi

sulle accuse il collegio deve essere composto da 21 membri con la maggioranza dei membri aggregati. In

caso di parità di voto prevale l’opinione più favorevole all’accusato. La corte può chiedere, in deroga a

leggi , l’audizione di testimoni o il richiamo di atti e documenti.

2. Lo status di giudice costituzionale.

L’ufficio di giudice costituzionale è incompatibile con la carica di parlamentare, di consigliere regionale;

con l’esercizio della professione di avvocato, o con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge (art. 135

comma 5). Non possono assumere o conservare altri ufficio impieghi, non possono avere funzioni di

amministratori in società che abbiano fine di lucro; se sono magistrati in servizio o professori non

possono continuare l’esercizio delle loro funzioni; non possono fare attività politica da quando assumono

la carica di giudice cost., se iscritti mantengono l’iscrizione ma non possono partecipare attivamente.

I giudici cost. hanno una serie di garanzie di indipendenza:

1) non possono essere rimossi dal loro ufficio se non per decisione della corte stessa per malattia o

incapacità fisica, a maggioranza dei 2/3 dei componenti;

2) finché durano in carica godono delle guarentigie dell’art. 68 comma 2 cost. per i membri delle camere

ivi anche a giudizio penale, se non dopo autorizzazione della corte stessa;

3) non sono sindacabili per i giudizi ed i voti espressi nell’esercizio delle funzioni;

4)spetta alla corte accertare la sussistenza dei requisiti dei propri componenti e dei giudici aggregati eletti

dal parlamento (art 135 ult. Comma);

5) i giudici ordinari hanno una retribuzione mensile non inferiore a quello del più alto magistrato della

giurisdizione ordinaria ed è determinata dalla legge.

3. Il presidente della corte costituzionale.

Una particolare posizione assume quella di presidente della corte. Egli è eletto dalla corte a maggioranza

assoluta. Se nessuno riporti maggioranza, si procede ad una nuova votazione e dopo questa si va al

ballottaggio tra i due più votati. Viene eletto chi ha riportato più voti. In caso di parità è eletto il più

anziano in carica ed in mancanza il più anziano in età. A norma dell’art. 135 comma 4 cost. il presidente

eletto rimane in carica per 3 anni ed è rieleggibile fermo restando la validità del mandato.

Il presidente rappresenta la corte , la convoca , preside le sedute, sovrintende alle attività delle

commissioni ed esercita gli altri poteri che gli vengono dalla legge e dai regolamenti. Egli: Nomina nei

giudizi di legittimità un giudice per l’istruzione e la relazione e convoca la corte entro 20 giorni per la

discussione;può con provvedimento motivato dimezzare i termini dei provvedimenti; fissa con decreto il

giorno delle udienze pubbliche e convoca la corte se nessuno si costituisce, può convocare la corte in

consiglio; regola la discussione e può determinare i punti sulla quale si deve svolgere; nelle deliberazioni

vota per ultimo perché il suo voto è prevalente. Nei giudizi di accusa in caso di voto in parità prevale

quello più favorevole all’imputato. Il presidente si configura come una preminenza sulla corte stessa pur

nella piena applicazione del principio di collegialità.

Sezione I

I GIUDIZI SULLA LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALI DELLE LEGGI E DEGLI ATTI

AVENTI FORZA DI LEGGE.

4. I vizi di legittimità costituzionale delle leggi.

Si distinguono in vizi formali e vizi materiali.

Sono vizi formali quelli inerente la procedura della legge. Ad es. l’art. 72 comma 1 dispone che ogni

disegno di legge, presentato ad una camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una

38

commissione e poi dalla camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Qualora la camera approvasse la legge senza farla passare in commissione vi sarebbe un vizio formale.

La corte con proprie sentenze ha stabilito che è competente a giudicare sulla legittimità formale della

legge che risulti viziata per violazione di norme costituzionali sul procedimento.

Sono vizi materiali quando la legge ordinaria od un atto avente forza di legge sia in contrasto con la

costituzione, o quando l’organo che ha emanato la legge non sia competente. Es. del 1 caso quando con

legge ordinaria si autorizzi la limitazione della libertà di corrispondenza senza richiedere l’autorizzazione

preventiva dell’autorità giudiziaria , in contrasto con l’art. 15 cost. es. del 2 caso si ha quando la regione

emana leggi di competenza dello stato, con incompetenza a legiferare. Lo stato può impugnare le leggi

emanate dai consigli della provincia di trento e bolzano per violazione della costituzione, dello statuto

regionale o del principio di parità fra gruppi linguistici.

La giurisprudenza della corte ha individuato alcuni criteri che individuano l’eccesso di potere legislativo.

Essi sono: 1) l’assoluta illogicità incoerenza od arbitrarietà della motivazione della legge o della

palese contraddittorietà rispetto ai presupposti;

2) l’irragionevolezza delle statuizioni legislative rispetto alla realizzazione concrete del

fine;

3) l’incongruenza fra mezzi e fini che la legge intende conseguire.

I suddetti criteri possono ricondursi nei vizi di eccesso di potere quale vizio attinente alla legittimità

dell’atto.

Si può pertanto dire che i vizi formali sono riconducibili al procedimento della formazione della legge;

i vizi materiali si riconducono: o al contenuto dell’atto cioè alle norme in quanto contrastanti con le

norme costituzionali; o al soggetto che ha emanato l’atto legislativo al di fuori della sfera di competenza

ad esso riservata dalla costituzione; o all’esercizio del potere legislativo per un fine diverso da quello

assegnatogli dalla costituzione o in modo non conducente al conseguimento del fine o non rispondente al

criterio della ragionevolezza (eccesso di potere).

Anche le leggi cost. possono essere sottoposte al controllo della corte per vizi formali o materiali.

L’illegittimità della legge può avvenire con 2 procedimenti: o per via d’eccezione ( o incidentale) o per

via d’azione (per impugnativa diretta) questo è prerogativa dello stato per impugnare leggi delle regioni o

provinciali.

5. gli atti soggetti al sindacato di legittimità costituzionale.

L’art. 134 dispone che la corte giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi

e degli atti aventi forza di legge, dello stato e delle regioni. Secondo una interpretazione restrittiva la corte

giudica sulle leggi; sugli atti avente forza di legge. Sono esclusi gli atti amministrativi, i regolamenti

anche se riconducibili a fonte primaria. Questa scelta del costituente ha escluso il giudizio su altri atti. In

altre democrazie ad es. in francia esiste il controllo preventivo dei regolamenti, in austria vi è il sindacato

di costituzionalità sui regolamenti regionali o federali, in germania per ogni atto d’imperio anche le

sentenze lesivo di un diritto del cittadino; ecc.

L’interpretazione restrittiva è prevalsa a quella estensiva (Mortati) che vedeva anche i regolamenti se

derogando alla legge ne acquisissero la stessa efficacia. L’illegittimità di un regolamento può essere fatta

valere anche in via incidentale per violazione di costituzione o in via amministrativa dinanzi ai TAR.

Sono esclusi dal giudizio della corte le leggi europee, chè sebbene siano atti aventi forza di legge essi non

sono atti aventi forza di legge dello stato.

La corte dunque giudica:

- sulle leggi ordinarie dello stato e delle regioni (art. 134 comm 1 cost.) e delle province autonome

di trento e bolzano (art. 97 st. trentino alto adige);

- leggi costituzionale sotto il profilo formale e materiale se si accoglie la tesi dei limiti assoluti della

revisione costituzionale (sent. 1146/88);

- atti aventi forza di legge dello stato – decreti legge , decreti legislativi; dubbio sorgono sulla

impugnabilità del decreto legge per la sua temporaneità (60 giorni per la conversione o la

inefficacia ex tunc). Al riguardo vi è al manifesta inammissibilità del decreto legge che può essere

fatto valere dalle regioni solo in via d’azioni motivando il danno che si viene ad avere nella

regione.

- L’illegittimità della reiterazione dei decreti legge appare a parere della corte come in contrasto con

l’art. 77 cost. (sent. 360/96). 39

- La sindacabilità dei decreti di attuazione degli statuti speciali, dei bandi militari quando le camere

conferiscono i poteri necessari al governo in caso di guerra;

- E’ da escludere il sindacato della corte sui referendum abrogativi, la competenza è dell’ufficio

centrale per il referendum presso la corte di cassazione.

6. IL procedimento in via incidentale: a) la posizione della questione.

La cost. art. 137 ha rinviato ad una legge costituzionale per le modalità del giudizio di legittimità. Essa

stessa però ha previsto art. 127 condizioni forme e termini di proponibilità di tali giudizi quando si tratti

di leggi regionali. La legge cost. 1/48 ha escluso il ricorso diretto dei soggetti che lamentano violazioni di

diritti. Lo ha ammesso soltanto tra controversie di legittimità costituzionale fra stato e regioni. La legge

87/53 e le norme integrative attuate dalla corte nella seduta del 15-16/3/56, disciplinano tali giudizi.

La legge cost. 1/48 dispone che i giudizi di legittimità costituzionale di una legge dello stato siano rilevate

d’ufficio o di parte e non siano manifestamente infondate è rimessa alla corte. La legge 87/53 ha

stabilito che nel corso del giudizio innanzi ad una autorità giurisdizionale : a) la parte con istanza, (ivi il

P.M.) b) d’ufficio dall’autorità giurisdizionale innanzi alla quale verte il giudizio. Alla corte si può

accedere tramite una autorità giurisdizionale e in occasione o nel corso di un giudizio. In altri paesi,

come la spagna in austria ecc. il ricorso e diretto.

La corte ha adottato una interpretazione estensiva sul significato di autorità giurisdizionale e giudizio.

In esso si inserisce ogni autorità che eserciti una funzione qualificata come giurisdizionale, ammettendo

la proponibilità della questione dinanzi alla Corte dei conti; al CSM; alla commissione di ricorsi in

materia di brevetti; alle commissioni tributarie; alle sezioni di controllo della corte dei conti (che opera un

controllo esterno rigorosamente neutrale e disinteressato); nel senso lato del termine giudizio: innanzi al

giudice di sorveglianza per l’esecuzione della pena; giudice istruttore in sede civile; al giudice per

l’esecuzione immobiliare; Anche innanzi a se stessa può essere sollevata questione. Anche gli arbitri

rituali, pur essendo estranei alla giurisdizione statale,possono sollevare questione. La questione di

illegittimità costituzionale è sollevata con istanza indicando:

1) le disposizioni della legge o dell’atto avente forza di legge viziate da illegittimità costituzionale;

2) le disposizioni della costituzione o delle leggi costituzionali che si assumono violate (art. 23

commi 2 e 3 legge 87/53).

Il vizio di legittimità si può rinvenire non in una legge ma in una norma interposta per violazione della

legge delega o in una legge emanata dalla regione in violazione dell’art. 117 cost. ( la legge statale

delinea i principi fondamentali). L’istanza respinta può essere riproposta in altri gradi di giudizio.

7. Segue: b) i poteri del giudice a quo.

Stabilisce la legge cost. 1/48 che il giudice deve accertare che la questione non sia manifestamente

infondata, e la legge 87/53 dispone che il giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla

risoluzione dalla risoluzione della questione. L’istanza di questione di legittimità è una eccezione

pregiudiziale che si ha quando chi si oppone alla pretesa oggetto del giudizio fa valere un fatto diverso da

quello che ne sta a fondamento giuridico e sulla quale il giudice è tenuto a pronunciarsi.

Il giudice innanzi alla quale è sollevata la questione nel pronunciarsi deve accertare :

1) che il giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione

(rilevanza della questione). In altri termini il giudice dovrà esaminare se la questione sia sollevata

per una legge o atto avente forza di legge che incide sul procedimento o se sia una questione

secondaria e non rilevante per il giudizio;

2) Ritenuta la rilevanza della questione il giudice dovrà accertare che essa sia manifestamente

infondata. Al giudice non spetta accertare se vi sia o no illegittimità costituzionale,(perché si

sostituirebbe al giudice costituzionale), deve accertare che la questione non sia manifestamente

infondata. Se al giudice appare un dubbio o se l’infondatezza non appare manifesta, egli dovrà con

40

atto motivato sospendere il giudizio (art. 23 comma 4, legge 87/53 ) e trasmettere gli atti alla corte

costituzionale.

Il giudice dovrà aver cura di notificare l’ordinanza con l’indicazioni delle norme ritenute incostituzionali

e delle norme costituzionali violate, alla corte cost. alle camere , al presidente del consiglio dei ministri

al presidente della giunta regionale (se legge regionale) al presidente del consiglio regionale interessato.

Tale notifica viene fatta per portare a conoscenza delle parti la violazione delle norme cost. e prima che

intervenga la corte se volessero modificare o abrogare la legge stessa. Il presidente della corte pubblicherà

l’ordinanza nella gazzetta ufficiale o nel bollettino ufficiale della regione.

Se il giudice a quo (introduttore del giudizio) respinge l’eccezione di illegittimità cost. deve motivare con

ordinanza dar conto adeguatamente dei motivi che lo hanno portato a respingere l’istanza.

8. Segue: il giudizio innanzi alla corte costituzionale

Entro 20 giorni dall’avvenuta notifica dell’ordinanza emessa dal giudice a quo, le parti possono

esaminare gli atti e depositare deduzioni. I termini che vanno dall’ultima notifica e la pubblicazione nella

gazzetta ufficiale non sono computati nel conteggio. Entro lo stesso termine può depositare deduzioni

attraverso l’avvocatura dello stato il presidente del consiglio. Lo stesso può fare nel caso di legge

regionale il presidente della giunta regionale con un avvocato libero professionista. Il presidente del

consiglio e quello della giunta regionale non hanno interesse specifico, ma quello generale di mantenere

l’ordinamento vigente. Essi possono presentare deduzioni , non sono obbligati ad intervenire. Anche le

parti del giudizio a quo possono non presentarsi. In tal modo viene ad evidenziarsi il carattere della

giurisdizione obiettiva del processo costituzionale e la funzione di garanzia costituzionale del processo

stesso. E’ da notare che il processo va avanti anche se le parti hanno raggiunto transazione, o sia

prescritto ecc. Trascorsi i 20 giorni il presidente della corte nomina un giudice istruttore per l’istruzione e

la relazione e convoca entro 20 giorni la corte. Se non si è costituito alcuno la corte decide in camera di

consiglio. La corte funziona con 11 giudici e deliberano in camera tutti i giudici che sono stati presenti

alle udienze con la maggioranza assoluta dei votanti. L’opinione dissenziente non può essere resa

pubblica. Nel caso di parità di voti il voto del presidente prevale. La corte giudica in via definitiva con

sentenza. Tutti gli altri provvedimenti sono adottati con ordinanza.

9. Il procedimento in via d’azione (o principale).

A norma dell’art. 127 comma 1 cost. come modificato dalla legge cost. 3/2001 il governo della repubblica

quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della regione può promuovere la questione

di legittimità cost. dinanzi alla corte entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge medesima. Secondo il

vecchio testo cost., le leggi approvate dal consiglio regione dovevano essere trasmesse al commissario

del governo le quali le inviava al governo per il visto. Il governo poteva rimandare la legge alle regioni se

vi riscontrava vizi e qualora avesse la regione approvato nuovamente la legge il governo la impugnava

dinanzi alla corte per invasione di competenza e per i vizi costituzionali.

A norma dell’art. 127 comma 2, cost. come modificato dalla legge cost. 3/2001, la regione quando ritenga

che una legge o atto avente forza di legge dello stato o di altra regione leda i suoi interessi può adire alla

corte entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge. Prima della nuova legge cost. la regione poteva

ricorrere in via principale, alla corte cost. entro 30 giorni per atti o leggi emanate dallo stato ed entro 60

giorni per quelle regionali, solo per invasione della sfera di competenza.

Con la nuova norma cost. sia lo stato che la regione possono adire la corte in via d’azione

successivamente alla pubblicazione. Per quanto riguarda la disparità di trattamento tra stato e regione si

può pensare che in via d’azione possano ricorrere simmetricamente solo per l’invasione della sfera di

competenza, mentre l’ambiguità del linguaggio (ecceda , leda, - art. 127) fa pensare che vi sia disparità

tra stato e regione con la posizione di guardiano dello stato.

Il nuovo sistema di via d’azione dovrebbe applicarsi alle regioni a statuto speciali e alle province

autonome di trento e bolzano, in forza dell’art. 10 legge cost. 3/2001 sino all’adeguamento degli statuti, si

applicano le norme della legge cost.

10. Le decisioni della corte costituzionale.

A norma dell’art. 18 della legge 87/53, la corte giudica in via definitiva con sentenza. Le sentenze sono

pronunciate in nome del popolo italiano e devono contenere oltre le indicazioni dei motivi di fatto e di

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diritto, anche il dispositivo, la data della decisione e la sottoscrizione del presidente e del giudice che le

ha redatte. Essendo la corte chiamata a decidere sulla incostituzionalità della legge, essa la accerta con

sentenza. La corte non può decidere che su ciò che viene chiesto. Nel caso in cui la corte accerti la

incostituzionalità della legge, la dichiara illegittima. Nel caso in cui la corte non vede ragioni di

illegittimità non può dichiarare la legittimità della norma, precludendo per il futuro che altre ragioni

possano spingere alla richiesta di incostituzionalità. Essa dunque può decidere sulla infondata questione,o

con la manifesta infondatezza. Vanno tenute nel debito conto le decisioni processuali, con le quali la

corte non definisce la questione di legittimità costituzionale, bensì il giudizio costituzionale cui la

questione ha dato luogo. Fra le tante la improponibilità, la cessazione della materia del contendere; la

manifesta inammissibilità; la restituzione degli atti al giudice a quo e le decisioni su questioni

irritualmente poste e quelle su questioni di per se non scrutinabili nel merito. Nel giudizio in via

incidentale la corte può pronunciare ordinanze interlocutorie per disciplinare lo svolgimento del processo,

o ordinanze istruttorie con la quale si richiamano atti in divieto di leggi. L’art. 137 comma 3 dice che

contro le decisioni della corte cost. non è ammessa alcuna impugnazione. In caso di omissioni od errori

materiali la corte in camera di consiglio corregge tali errori.

11. I tipi di sentenze: a) le sentenze di accoglimento.

La corte giudica con sentenza in via definitiva dichiarando: ) l’illegittimità costituzionale; 2)

l’infondatezza della questione. Nel 1 caso avremo sentenza di accoglimento; nel 2 caso sentenza di

rigetto.

Dispone l’art. 136 cost. quando la corte dichiara la illegittimità costituzionale di una norma di legge o di

atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della

decisione. L’efficacia di tale sentenza ha efficacia ex nunc e non riguarda i casi pregressi. La legge cost.

1/48 regolando i modi di accesso al giudizio della corte, ha dichiarato che l’illegittimità costituzionale

debba essere posta in un giudizio; la perdita dell’efficacia si intende dal giorno successivo alla

pubblicazione della sentenza non può più trovare applicazione. La disapplicazione della norma

incostituzionale non deve essere recepita solo dal giudice a quo ma da tutti i giudici essa ha efficacia erga

omnes, acquista sentenza di accertamento costitutivo con l’effetto di dichiarare le norme illegittime. Le

sentenze hanno un destinatario che è il legislatore, al quale art. 136 comma 1 cost. impone di accettare

l’immediata cessazione dell’efficacia giuridica della norma illegittima. La sentenza di illegittimità

costituzionale si attua in tutte quelle controversie che vedono pendenti i giudizi, con esclusione delle

sentenze passate in giudicato. Una eccezione si ha per le sentenze penali passate in giudicato per le quali

l’illegittimità costituzionale, ne cessa l’esecuzione e tutti gli effetti penali. Limite agli effetti temporali

sono stati poste dalla corte stessa al fine di determinare gravi inconvenienti. Nella stessa sentenza di

accoglimento la corte può dichiarare quali sono le altre norme la cui illegittimità deriva come

conseguenza della decisione adottata (illegittimità costituzionale consequenziale). Tale dichiarazione

costituisce una deroga al principio tra chiesto e pronunciato. Una ulteriore efficacia delle sentenze è

quella di far rivivere le norme abrogate dalla norma dichiarata illegittima. Spetta al controllo della corte

controllare la loro efficacia. Il dispositivo viene inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della

repubblica in quando la sentenza incide sull’ordinamento. La sentenza viene notificata alle camere e ai

consigli regionali per regolare il vuoto normativo creato. Sia alla camera che al senato apposite

commissioni esprimono pareri sulla opportunità di interventi legislativi per il vuoto normativo creato

dalla sentenza della corte.

12. Segue: b) le sentenze di rigetto.

Sono le sentenze con la quale la corte dichiara infondata la questione. La sentenza di rigetto vale ad

escludere la sussistenza di vizi di legittimità come denunciati nell’ordinanza di remissione o nel ricorso,

non da escludere che gli stessi vizi od altri possano essere riproposti con altre motivazioni, in quanto la

sentenza non ha l’efficacia del giudicato. La corte può giudicare la stessa norma con altri vizi, e se viene

riproposta con le stesse motivazioni dichiara la manifesta infondatezza. La sentenza di rigetto ha efficacia

solo per il giudice a quo che deve attuare la legge la quale aveva chiesto l’illegittimità costituzionale. Se

la richiesta era in via d’azione allora la legge regionale sarà promulgata ed avrà i suoi effetti.

13. Segue: Le sentenze interpretative. 42

La corte deve decidere se una norma sia incostituzionale o no . La corte ha ritenuto di dover

reinterpretare il testo legislativo. E’ accaduto che la corte ha tratto dal testo legislativo un nuovo indirizzo

per il giudice a quo. A conclusione del giudizio la corte ha dato una sentenza di interpretazione che a sua

volta poteva essere accoglitiva o di rigetto. Il potere reinterpretare il testo si arresta per riconoscimento

della stessa corte innanzi alla costante interpretazione giurisprudenziale che attribuisce al precetto

legislativo un determinato significato (diritto vivente). Delle sentenze interpretative di rigetto sono state

date diverse giustificazioni Una delle più importante è quella di Branca, che parla di opportunità,

convenienza riflessi politici come motivo contingenti di tali decisioni al fine di evitare un buco

nell’ordinamento, un buco che è di per se stesso un male (l’Horror vacui).La corte conserva la legge non

la caduca, o se la caduca cerca di farlo in parte. Al fine di evitare vuoti normativi tali da pregiudicare i

primari interessi protetti anch’essi nella carta costituzionale (Conso). Tale sentenze interpretative non

valgono a privare d’efficacia la norma, e non hanno efficacia erga omnes.Essa vincola il giudice a quo.

LA dottrina in merito è divisa Crisafulli dice che il giudice è tenuto ad applicare la norma quale la corte

l’ha individuata, nel suo proprio significato con vincolo positivo, Sandulli invece dice che il vincolo è

negativo giacché la sentenza vieterebbe al giudice di interpretare il testo nel senso disatteso dalla corte ma

lo lascerebbe libero di dargli qualsiasi altra interpretazione.

Le sentenze interpretative di accoglimento si hanno quando la corte dichiara l’illegittimità costituzionale

se e quando si ricavi da esso una determinata norma. In altre parole è dichiarato illegittimo un certo

significato del testo che viene espunto.

Vi sono sentenze di accoglimento parziali quando si ha illegittimità di un frammento del testo legislativo,

e quindi di una sentenza manipolativa che implicano la nascita di una norma più ampia, più ristretta, e in

ogni caso diversa da quella che era prospettata come illegittima dal giudice a quo.

La sentenza manipolativa comprende :

1) la sentenza additiva, con la quale la corte dichiara la illegittimità di un testo nella parte in cui non

contiene una previsione normativa, che deve necessariamente esserci; Le sentenze additive sono di

garanzia quando riconosce un diritto fondamentale negato dalla norma illegittima o di prestazione quando

riconoscono una pretesa patrimoniale tutelata dalla costituzione e negata dalla norma illegittima.

La corte può immettere un principio alla quale il legislatore debba attenersi e si parla di sentenze additive

di principio (Anzon).

2)Le sentenze riduttive con la quale la corte dichiara l’illegittima costituzionale di un testo nella parte in

cui contiene una previsione normativa che non deve esserci.

14. Segue: d) altri tipi di sentenze.

Altri tipi di sentenze sono:

1) sentenze sostitutive quando la corte sostituisce ad una parte del testo un’altra parte, che essa stessa

trae in via di interpretazione. Vedi esempio nel libro p. 336

2) Sentenze indirizzo o sentenze monito con la quale la corte si accorge che nella legislazione

manca una determinata disposizione ritenuta essenziale al fine di assicurare il rispetto della

costituzione ed indirizza al legislatore i criteri da seguire per il futuro.

3) Altre volte la corte suggerisce al legislatore il modo di disciplinare la materia. Ma tante volte il

legislatore non raccoglie i suggerimenti e la corte è costretta a far ricorso a sentenze monitorie.

Sezione II

I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE

15. I conflitti di attribuzione :a) fra i poteri dello stato

A norma dell’art. 134 comma 3 la corte giudica sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello stato, e su

quello tra lo stato e le regioni. L’art. 37 legge 87/53 dice che il conflitto tra i poteri dello stato è risolto

dalla corte se insorge tra organi competenti a dichiarare definitamene la volontà del potere cui

appartengono e per la delimitazione delle sfere di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme

costituzionali. Perché sorga conflitto deve esserci:

1) che sorga tra organi appartenenti a potere diverso;

2) sorga fra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono;

43

3) sorga per la delimitazione della sfera di competenza di attribuzione determinata per i vari poteri da

norme costituzionali.

Restano esclusi i conflitti giurisdizionali (TAR e tribunali ordinari) e tra organi di uno stesso potere

conflitti di competenza (tra 2 ministeri).

Per poteri dello stato va inteso la figura organizzatoria composta da più organi fra loro funzionalmente

collegati che va riferita una sfera di attribuzione costituzionalmente garantita. Oltre ai 3 poteri vi si

aggiunge anche il presidente della repubblica e la corte cost. La corte ha riconosciuto con proprie

sentenze che accanto ai poteri dello stato soggetto vi sono anche altre figure esterne rispetto allo stato

apparato, l’ordinamento conferisce la titolarità e l’esercizio di funzioni pubbliche costituzionalmente

rilevanti e garantite, concorrenti con quelle attribuite a poteri ed organi statuali in senso proprio . La corte

dei conti ad es. o i firmatari della richiesta di referendum.

L’art. 37 legge 87/53 parla di organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere. Essi

sono certamente gli organi costituzionali, quelli posti al vertice di ciascun potere. Il problema sorge nella

funzione giudiziaria. Essendo il CSM a vertice di struttura e organo previsto nella costituzione ed essendo

anche la corte di cassazione a vertice di struttura quale ultimo grado di giudizio, ma non previsto nella

costituzione, ma autonomi ed indipendenti. La corte cost. ha inteso con propria sentenza indicare alcuni

principi:

1) l’art. 37 legge 87/53 designa organi legittimati ad essere parti in conflitto ciò che viene

implicitamente dettato dall’art. 134 cost. alludendo ad organi che configurano atti di ultima ed

immodificabile espressione, cioè all’interno di questi organi nessuno può modificarli;

2) che la cerchia di chi è competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere, sia più larga

del previsto.

Nel conflitto di cui si discute possono anche essere parti sia poteri strutturati in un solo organo,

(presidente della repubblica corte cost.) sia organi minori di un singolo potere in quanto competenti a

dichiarare la volontà del potere al quale appartengono.

Perché sorga conflitto di attribuzioni la sfera di attribuzione degli organi deve essere delimitata dalle

norme costituzionali. La corte giudica dichiarando il potere al quale spetta tale attribuzione, ed annulla

gli atti posti in essere da altri dichiarando la non competenza. Vi possono essere ipotesi in cui un organo

non richiede la competenza ma denuncia l’omissione di altro organo (es. quando il presidente della

repubblica ritarda la pubblicazione oltre il 30 giorno di una legge), conflitto di menomazione.

Un conflitto fra poteri può sorgere quando un atto o un comportamento, che si assume illegittimo,

provochi un pregiudizio al ricorrente vuoi perché invade la sfera di competenza; vuoi perché gli

impedisce di esercitare proprie attribuzioni od ostacola l’efficacia dei suoi atti, vuoi perché ne turba in

qualche modo l’ indipendenza sul piano strutturale come potere dello stato.

La corte decide in camera di consiglio sull’ammissibilità con ordinanza. La corte con ordinanza in camera

di consiglio sentito il giudice istruttore, può dichiarare la manifesta infondatezza della questione. La corte

risolve il conflitto dichiarando il potere al quale spetti l’attribuzione in contestazione e ne annulla l’atto

se emanato.

16. Segue: b) fra stato e regione e fra regioni.

L’art. 39 della legge 87/53 dice che tale conflitto può sorgere quando una regione invada con suo atto la

sfera di competenza assegnata dalla costituzione allo stato o viceversa. Si tratta di una competenza

delimitata dalla costituzione. Perché sorga conflitto si deve avere una invasione della sfera di competenza,

in seguito all’emanazione di un atto, che deve essere specificato nel ricorso. La corte ha allargato tale

ipotesi riconoscendo che anche una circolare (atto ad efficacia interna) purché consista in una chiara

manifestazione di volontà …in ordine all’affermazione di una competenza. Perché possa sorgere conflitto

di attribuzione fra stato e regione la lesione non deve essere operata da una legge o da un atto avente forza

di legge, perché rientrerebbe il conflitto di legittimità, ma da un atto che può essere un qualunque atto

formalmente e materialmente amministrativo (un regolamento). Il ricorso è proposto per lo stato dal

presidente del consiglio o da un ministro da lui delegato e per la regione dal presidente della giunta in

seguito di deliberazione della giunta stessa. La sentenza dichiarerà a quale dei due enti spetti la

competenza e dichiara nulli gli atti creati dall’organo non competente. Le stesse osservazioni valgono per

i conflitti tra regioni, e le province autonome.

SEZIONE III 44

I GIUDIZI SULLE ACCUSE

17.I reati presidenziali (rinvio).

A norma dell’art. 27 legge 20/62 la corte può conoscere solo i reati compresi nell’atto di accusa. La corte

può conoscere per connessione i reati di cui all’art. 61 n. 21 cod. pen. Con riferimento ad un dei reati

previsti nell’art. 90 cost. Se per i suddetti reati vi sia procedimento da parte l’autorità giudiziaria la corte

richiede la trasmissione. La corte può dichiarare un reato non nell’atto di accusa e allora da

comunicazione al presidente della camera per la definizione da parte del parlamento in seduta comune.

La corte sospende il giudizio in attesa del nuovo atto da parte del parlamento.

17. Il procedimento.

L’art. 3 legge cost. 1/89 dispone che la messa in stato d’accusa del presidente della repubblica è adottata

dal parlamento in seduta comune su relazione di un comitato formato dai componenti della giunta del

senato e da quelli della giunta della camera per le autorizzazioni a procedere. La deliberazione è adottata

a scrutinio segreto. Il parlamento in seduta comune elegge anche fra i suoi componenti 1 o più

commissari con il compito di P.M. dinanzi alla corte.

Oltre i giudici ordinari della corte intervengono anche 16 giudici aggregati scelti a sorteggio dall’elenco

dei cittadini con requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il parlamento ogni 9 anni compila mediante

elezione con stesse caratteristiche dei giudici ordinari. Il collegio giudicante è funzionante se vi siano 21

giudici dei quali i giudici aggregati devono essere la maggioranza. Il presidente della corte provvede

direttamente o delega per il compimento degli atti di indagine ivi l’interrogatorio dell’imputato. Nella

votazione della sentenza il presidente raccoglie le i voti cominciando dal giudice più giovane e vota per

ultimo. In caso di parità di voti vale l’opinione più favorevole all’accusato. Non è ammessa astenzione

dal voto. La corte decide in camera di consiglio senza interruzioni con la presenza dei giudici che hanno

partecipato a tutte le udienze. I giudici del collegio continuano a farne parte anche se sono scaduti dalla

nomina. La corte determina nella sentenza di condanna le sanzioni penali nei limiti del massimo di pena

previsto dalla legge vigente al momento del fatto, nonché sanzioni costituzionali, amministrative e civili

adeguate al fatto. La sentenza è irrevocabile ma può essere sottoposta a revisione se dopo la condanna

sopravvengono o si scoprono fatti nuovi che rendano evidente che il fato non sussista o che il condannato

non lo aveva fatto.

Sezione IV

Considerazioni conclusive.

18. La forza politica della corte costituzionale.

Spetta alla corte la decisione ultima dell’interpretazione della norma costituzionale. Ad essa sono stati

conferiti una somma di funzioni notevolissima che attribuisce alla corte , organo tecnico non

rappresentativo, non responsabile una forza politica derivante dal ruolo che essa svolge di organo posto a

tutela della costituzione sia nel senso attivo (corretta attuazione) che passivo ( mancata attuazione). Essa

garantisce e rende operante il principio di legalità che il nuovo ordinamento dello stato ha esteso a livello

costituzionale, anche agli atti dei supremi poteri o tra lo stato e le regioni. Tale ruolo è stato accentuato in

seguito all’inerzia del legislatore di rinnovare organi che erano incostituzionali, smantellandoli con

proprie sentenze, o in altri casi sostituendosi al legislatore con sentenze di monito o additive. Tutto ciò ha

fatto si che la corte si assumesse un ruolo diverso da quello che il costituente aveva pensato. Alla corte

oggi sono assegnati poteri sostanziali di indirizzo politico, pur nel quadro delle sue funzioni dirette ad

assicurare il pieno rispetto della costituzione.

I. LIBERTA’

Il concetto di libertà appare uno dei più controversi e condizionati. Nella storia si è passati al concetto

di libertà della polis greca intesa o nell’età romana preclassica che consisteva nell’esercitare

45

collettivamente ma direttamente la sovranità, e l’individuo soggiaceva alla comunità che controllava e

guidava le attività private. Le libertà dei moderni vedono riconosciute e garantite la sfera

dell’autonomia dei cittadini nei confronti dei pubblici poteri. Alle liberta negative (dallo stato) si

aggiungono le libertà positiva (nello stato) e le libertà dell’individuo all’interno delle formazioni

sociali delle quali entra a farne parte. Collegato alle libertà è il concetto di autonomia. Si è liberi nei

confronti di qualcosa. Si è liberi o autonomi in quanto si possa esprimere e selezionare i propri

interessi e predisporre i moduli e le procedure idonei a comporre e soddisfare gli interessi

selezionati. Tale libertà od autonomia viene predeterminata dall’ordinamento giuridico che detta

regole di condotta. Le libertà e le autonomie del soggetto non esistono in assoluto; esse trovano dei

limiti nelle libertà e nelle autonomie degli altri gruppi, nell’interesse generale. E’ questo l’aspetto

formale, che vede le libertà e le autonomie garantite da norme giuridiche. Vi è poi l’aspetto

sostanziale secondo le quali tali libertà sono quelle effettivamente vigenti e di fatto operanti.

Particolare rilievo assumono questi concetti soprattutto nel diritto pubblico.

Sezione I

IL PRINCIPIO DI EGUAGLIANZA

1. L’eguaglianza formale.

A norma del comma 1 dell’art. 3 cost. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti

alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizione

personale e sociale. E’ opinione comune che il termine tutti i cittadini, (viene integrato con l’art. 2 cost.

La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo che nella formazione

sociale ove si svolge la sua personalità) sia da intendere anche, per talune situazioni, gli apolidi e gli

stranieri. La pari dignità consacrata nella norma sta a significare che non esistono distinzioni in base al

titolo, o al gradoni una classe sociale (la disposizione XIV trans. e finale dice i titoli nobiliari non sono

riconosciuti), e che l’unico titolo è da riconoscere nello svolgere una attività o una funzione che concorra

al progresso materiale o spirituale della società (art. 4 cost. comma 2). L’assemblea costituente ritenne

che fosse necessario prestabilire dei limiti ben precisi all’attività dei pubblici poteri, al fine di evitare

incertezze interpretative, ed evitare discrezionalità al legislatore ordinario, con il principio di eguaglianza

davanti alla legge. Il legislatore ordinario non può operare discriminazioni fra i cittadini a seconda del

sesso della religione della razza delle loro opinioni politiche. Alcune deroghe a tale principio sono

contemplate nella costituzione stessa. Infatti l’art. 29 nei quali l’eguaglianza morale e giuridica dei

coniugi può essere limitata dalla legge a garanzia dell’unità familiare; nell’art. 68 e 122 che sottraggono i

parlamentari ed i consiglieri regionali alla responsabilità civile, penale ed amministrativa per le opinioni

espresse ed i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni; l’art. 38 che subordina all’autorizzazione delle

camere la limitazione della libertà personale e domiciliare del parlamentare; art. 90, art. 98.

Il principio di eguaglianza può dirsi integralmente applicato in quanto la legge tratti in modo eguale

situazioni eguali ed in modo diverso situazioni diverse. Lasciare alla discrezionalità del legislatore tale

valutazione avrebbe potuto trasformarla in arbitrio. In regime di costituzioni rigide il legislatore è

vincolato alla costituzione. La corte cost. ha precisato nelle sue sentenze, che l’art. 3 mira ad impedire

che a danno dei cittadini siano delle leggi operate discriminazioni arbitrarie, senza che la disposizione

obblighi il legislatore a fissare per tutti una identica disciplina. Un ordinamento che non distingua

situazioni da situazioni e tutte le consideri allo stesso modo non è nemmeno pensabile, finirebbe col non

disporre regola alcuna (sent. 217/72). La discrezionalità legislativa trova sempre un limite nella

ragionevolezza (sent. 200/72). La corte sulla ragionevolezza individua 3 esigenze: 1) la salvaguardia

della discrezionalità del legislatore; 2)la tutela del principio di pari trattamento in situazioni uguali; 3) il

bilanciamento dei valori costituzionali diversi e contrastanti, per un equilibrio.

Più difficile è il controllo sulla razionalità in se e per se delle norme sottoposte al giudizio. Un tale

controllo, senza riferirsi al giudizio di uguaglianza, rischierebbe di sovrapporre la corte al legislatore (non

è dato reperire criteri di ragioni universali).

Destinatari della norma pare che sia il legislatore , gli amministratori ed i giudici che sono chiamati ad

osservarlo in sede di attuazione ed applicazione della legge.

La cost. contiene principi di eguaglianza formale si pensi all’art. 8, eguale libertà di confessione religiose,

l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi art. 29, la parità di trattamento economica tra uomo e donna,

art. 37 ecc. 46

2. L’eguaglianza sostanziale.

Il passaggio dello stato di diritto a quello sociale è segnato nell’art. 3 cost. che enuncia uno dei principi

fondamentali ed assume il valore di canone interpretativo all’interno del sistema. Il comma 2 dell’art. 3 è

chiaro: E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di

fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedisce il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva

partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Il costituente

ha di fatto assegnato alla repubblica il compito di rimuovere siffatti ostacoli affinché tutti i cittadini siano

posti sullo stesso punto di partenza. Esso mira a promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la

partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica,m economica e sociale del paese in un regime

di libertà e di eguaglianza affinché le discriminazioni si operino solo per le capacità naturali. Il principio è

di carattere programmatico, rivolto a tutti i soggetti dello stato affinché si attuino i fini da esso indicati.

Con legge cost. 1/2003 al 1 comma dell’art. 51 è stato aggiunto il seguente periodo A tal fine la

repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomo e donna. Con questa norma

si rendono possibili le azioni positive in favore della donna che prima la stessa corte cost. aveva

dichiarato illegittime.

Sezione II

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

3. I diritti pubblici soggettivi e le libertà

Il riconoscimento giuridico delle libertà segna il passaggio dallo stato assoluto allo stato di diritto e la

conquista della qualità di cittadino da parte di chi era considerato suddito. Il mero riconoscimento di

libertà non è sufficiente se non si accompagnino tutte una serie di garanzia dirette a stabilire dei limiti

invalicabili all’attività dello stato. L’esperienza statuaria fu illuminante per le libertà. Nelle costituzioni

contemporanee le norme nelle quali le libertà sono enunciate, assumono un contenuto non generico ma

dettano una disciplina puntuale delle materie riservate. Le libertà costituzionalmente garantite diventano

diritti inviolabili o diritti assoluti.

Le libertà riconosciute nella costituzione consistono in primo , luogo e originariamente, nella pretesa ad

un comportamento omissivo dello stato, e costituiscono l’oggetto di una situazione giuridica attiva di un

diritto soggettivo, vale a dire vanno configurate come un interesse protetto in via diretta ed immediata

dall’ordinamento giuridico.

Alcuni di questi principi non hanno ad oggetto la libertà ed in particolare:

a) il diritto alla difesa art. 24 cost. che è inviolabile in ogni stato e grado del

procedimento e che è connesso al 1 comma dello stesso articolo tutti possono agire in giudizio per

la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa consiste nella possibilità di resistere in un

giudizio. Come specificazione di tale diritto possiamo dire che l’imputato ha diritto di essere

assistito da un avvocato nell’interrogatorio; il diritto di essere ascoltati prima dell’emanazione di un

provvedimento; il diritto di notifica degli atti. La cost. all’art. 24 comma 3 si preoccupa di rendere

effettivo il diritto in esame disponendo pere i non abbienti il diritto di difesa in ogni ordine e grado

con mezzi idonei. Il patrocinio gratuito, sia per la difesa che per l’eventuale richiesta di risarcimento

danni cagionato dalle funzioni giudiziarie. La legge cost. 2/99 modificando l’0art. 111 cost. ha

introdotto il giusto processo penale rendendo così effettivo il diritto alla difesa dell’imputato o

dell’indagato. In particolare è stabilito che la persona sia informata in forma riservata dei motivi

dell’accusa; disponga a suo carico del tempo per preparare la difesa; interrogare o fare interrogare le

persone che lo accusano; ecc. La norma stabilisce che deve essere garantito nella sua pienezza il

principio di contraddittorio nel processo. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata se

il dichiarante si sia volontariamente sottratto al contro interrogatorio. Il carattere di tale norma cost.

è stato criticato perché assomiglia più ad un codice di rito che a norma costituzionale.

b) Il diritto di voto art. 48 il diritto di essere iscritto nelle liste elettorali ed a

partecipare alle elezioni ed ai referendum previsti nella cost.;

47

c) Il diritto di petizione art. 50 cost. si tratta di istituto di democrazia diretta nel

quale i cittadini chiedono con petizione alle camere provvedimenti legislativi o espongono comuni

necessità;

d) Il diritto all’accesso agli uffici pubblici ed alle cariche elettive art. 51 cost. che si

specifica nel diritto a porre la propria candidatura nelle elezioni politiche od amministrative ed a

partecipare a pubblici concorsi. Si distingue in ius ad officium (diritto ad essere investito della

carica elettiva e dell’ufficio) e ius in officio (diritto di essere mantenuto nella carica elettiva e

nell’ufficio e ad esercitare a relativa funzione);

e) Il diritto per chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche elettive, di disporre del

tempo necessario al loro adempimento e di conservare il proprio posto di lavoro art. 51 comma 3.

4. I doveri costituzionali

La costituzione prevede una serie prestazioni dai cittadini quali doveri:

1) dovere di essere fedele alla repubblica art. 54. questo dovere implica fedeltà ai principi dello stato

repubblicano.

2) Dovere di difendere la patria art. 52 quale sacro dovere, col prestare il servizio militare e col

resistere contro le forze straniere che abbiano occupato il territorio italiano.

3) Dovere di prestare il servizio militare art. 52 comma 2. La legge 230/98, ha disciplinato

l’obiezione di coscienza al servizio militare. La legge 331/2000 attuata dal D. Lvo 215/2000 ha

disposto nei 7 anni seguenti l’entrata in vigore della legge la sostituzione del servizio obbligatorio

con il servizio volontario in ferma prefissata. Il servizio militare obbligatorio può essere imposto

in 2 casi lo stato di deliberazione di guerra e la grave crisi internazionale che coinvolge l’italia.

4) Dovere del lavoro art. 4 questo si manifesta non solo nell’avere un lavoro ma anche nel dover

svolgere una attività od una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

5) Dovere di prestazioni patrimoniali art. 53 tutti hanno il dovere di concorrere alle spese pubbliche

(pagamento dei tributi) in ragione delle loro capacità. Le prestazioni patrimoniali non possono

essere imposte se non che da legge (art. 23) ed il sistema è informato a criteri di progressività (art.

53). La corte ha precisato che il principio di progressività si riferisce al sistema tributario nel suo

complesso e non ai singoli tributi (corte cost. 263/94).

6) Dovere di voto art. 48 comma 2, tale dovere è affidato alla coscienza civica e non alla

obbligatorietà del relativo comportamento non assistito da sanzione giuridica.

Particolare attenzione va rivolta ai doveri sociali che trovano fondamento nell’art. 2 cost. la

repubblica

richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, specificati in

altri articoli costituzionali es. art. 4, 53, 54 negli articoli del titolo 3 cost. ecc.

Sezione III

Le libertà negative.

Le libertà negative rientrano innanzitutto tra quei diritti inviolabili nell’art. 2 cost. riconosce e garantisce.

La costituzione ha preso atto che i diritti inviolabili dell’uomo possono avere ad oggetto non soltanto la

libertà dallo stato ma anche la pretesa ad un comportamento omissivo da parte di formazioni sociali

diverse dallo stato nelle quali il singolo svolge la sua personalità.

Le garanzie apprestate dalla costituzione alle libertà negative consistono in ciò che i pubblici poteri non

possono limitarle a discrezione del potere politico, bensì nei soli casi e modi consentiti dalla legge, e/o in

seguito a provvedimento giuridico. Non è questa una contraddizione perché limitare una libertà negativa

non significa violarla, a condizioni che la limitazione sia disposta per fini di cui la legge prevede (si pensi

ad una epidemia e alla limitazione delle persone nell’area). L’inviolabilità dei diritti di libertà costituisce

un limite sia alla revisione costituzionale che al legislatore ordinario la quale deve assicurare la massima

espansione con la tutela dell’interesse generale e dei singoli soggetti dell’ordinamento.

La costituzione prevede la libertà personale art. 13, la libertà di domicilio art. 14 , la libertà della

corrispondenza art. 15, libertà di circolazione e soggiorno art. 16, libertà di riunione art. 17, libertà di

associazione art. 18, libertà di religione art. 19, libertà di manifestazione del pensiero art. 21, libertà

dell’arte e della scienza e la libertà dell’insegnamento art. 33. Di queste alcune sono riconosciute ai

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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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