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Nessuno nega che uno degli elementi per classificare la forma di stato

consiste nella presenza di uno o più partiti, ma non da un punto di vista

giuridico e spesso l’influenza è stata considerata in modo superficiale.

Quindi ogni forma di governo oggi include un contesto partitico che la

qualifica sia da un punto di vista strutturale sia da uno funzionale.

SEPARAZIONE DEI POTERI

Il criterio usato per distinguere le forme di governo dello stato democratico

classico si rifà al grado di separazione dei poteri, tale separazione evidenzia

gli aspetti strutturali ma non funzionali ma tra i due aspetti non può non

esserci un collegamento.

Elia distingue tra :

GOVERNO PARLAMENTARE A BIPARTITISMO RIGIDO;

1. GOVERNO PARLAMENTARE A MULTIPARTITISMO TEMPERATO;

2. GOVERNO PARLAMENTARE A MULTIPARTITISMO ESASPERATO;

3. GOVERNO PRESIDENZIALE;

4. GOVERNO A COMPONENTI PRESIDENZIALI E PARLAMENTARI;

5. GOVERNO DIRETTORIALE.

6.

ELEMENTI COMUNI A TUTTI I TIPI DI GOVERNI PARLAMENTARI

Si potrebbe parlare di governo parlamentare solo quando la titolarità del

potere esecutivo è concepita come emanazione permanente (rapporto

fiduciario) dei collegi titolari del potere legislativo. Ci sono una serie di

istituti che si sono accompagnati a tale relazione, ad esempio la distinzione

tra Capo dello Stato e governo, l’esistenza di un potere di scioglimento delle

camere e non si può negare la rilevanza di tali istituti ma non sono decisivi

al fine di giudicare se si tratta o meno di una forma di governo

parlamentare, sembrerebbe più importante considerare il SISTEMA

ELETTORALE in vigore.

Il problema è che alcuni istituti come lo scioglimento sono sopravvalutati a

causa del richiamo del modello inglese. La forma di governo parlamentare,

a parte la componente del sistema partitico, non comporta che il potere sia

accentrato in uno dei termini della relazione fiduciaria ed è meno

significativo il modo di classificare le forme di governo a seconda degli

organi ai quali è attribuito il potere di indirizzo.

Il sistema qui accolto è stato criticato. Secondo Elia è fondamentale il

rapporto fiduciario per qualificare la forma di governo in senso

parlamentare.

FORMA PARLAMENTARE A BIPARTITISMO RIGIDO

Si riscontra il GB e in alcuni paesi del Commonwealth dove si nota la

responsabilità del Cabinet e del Governo verso la Camera dei Comuni ma

oggi si trova in un quadro più democratizzato con forti partiti di massa. Il

bipartitismo rigido è caratterizzato dal fatto che il potere di direzione

politica si accentra in un leader prescelto dal gruppo o partiti della Camera

elettiva e per questo si sono delineati maggioranza e opposizione visti come

2 eserciti con a capo il 1° ministro e l’aspirante Premier. Ciò provoca in

caso di instabilità all’interno del partito una sconfitta nelle elezioni

politiche generali. In realtà tutta la vita parlamentare rischia di essere vista

come una lunga vigilia per la rivincita elettorale. Risulta importante anche

il carattere plebiscitario dell’investitura del 1° Ministro. A volte il sistema

inglese viene avvicinato a quello americano, ma in tema di elezione il

programma di un partito inglese è più preciso ed è facile intuire che buona

parte dello Shadow Cabinet formerà il nuovo leader dell’opposizione ma

non sappia nulla dello Shadow Cabinet. Il Premier risulta vincolato da

situazioni di partito rispetto alla composizione iniziale. Una particolarità è

che la leadership in GB è molto longeva e confrontando con la Cost.

statunitense vediamo come in quella americana è prevista una durata

massima di 8 anni mentre la leadership del partito può durare decenni

considerando anche gli anni di opposizione. Nel tempo si sono consolidate

la posizione del 1° Ministro. L’importante è il punto d’arrivo a prescindere

che ci sia la preminenza del Premier o prevalga la collegialità di Gabinetto.

Il bipartitismo rigido garantisce la democrazia di investitura ma assicura

anche la “democrazia di operazione”. In pratica gli elettori determinano gli

uomini e poi il Premier, il ministro e il partito di maggioranza assicurano la

realizzazione del programma.

FORMA DI GOVERNO PARLAMENTARE A MULTIPARTITISMO

TEMPERATO

Nel momento in cui i partiti superano un numero x si entra nel

multipartitismo estremo. Il governo parlamentare a multipartitismo

temperato include realtà costituzionali meno omogenee di quello rigido. Il

multipartitismo moderato è caratterizzato da stabilità e in questo vanno

racchiusi gli small european democracies e cioè le monarchie scandinave e

le monarchie dell’area del Benelux e delle Repubbliche austriaca, irlandese,

islandese. In questi stati viene adottato uno schema di base e l’elemento

comune a questi ordinamenti è il ricorso ad un sistema elettorale di tipo

proporzionali stico anche se non è l’elemento distintivo perché anche nei

sistemi a multipartitismo estremo domina il sistema proporzionale.

Ci sono 4 situazioni, quella più vicina a quella britannica è la svedese dove

per molti anni un solo partito si assicura la maggioranza assoluta, il

secondo tipo di multipartitismo moderato è dato dalla contrapposizione

delle coalizioni e tutti i partiti sono utilizzabili per il governo. Se invece c’è

una posizione di centro si parla di SEMITURNOVER dove c’è alternanza tra

coalizioni separate e ciò riduce la competitività. Tale multipartitismo può

dar luogo ad un assetto “consociativo” dove tutti i partiti che raggiungono

una certa consistenza hanno parte nella composizione del governo. Le

specie consociative si caratterizzano per lo sforzo dei leaders di reagire ad

un numero troppo elevato di forze politiche.

FORMA DI GOVERNO PARLAMENTARE A MULTIPARTITISMO

ESTREMO

In genere si collega tale forma alla Repubblica di Weimar, alla 3a

Repubblica 1920-1940, alla 4a e alla Rep. Italiana nel periodo post-

gasperiano ed erano caratterizzate da instabilità ministeriale e insufficienza

dei blocchi governo-parlamento. Si tratta di insufficienza democratica e

mancata adeguazione della forma di governo alla forma di Stato e non ci

sono effetti consociativi. Si può prendere in considerazione il diverso modo

di contrapporsi dei partiti. Non è tanto il numero dei partiti il problema

quanto l’incapacità di creare regole per gli accordi di coalizione. Ci sono

due fattori che determinano la crisi :

L’assenza di regole vincolanti ;

1. La presenza di convenzioni

2.

La forma di governo a multipartitismo estremo si caratterizza anche per la

riduzione dei poteri del Presidente del Consiglio. Tale governo ha portato

nella maggior parte dei casi a conseguenze catastrofiche.

FORMA DI GOVERNO PARLAMENTARE IN ITALIA

Se si pensa al grande numero dei partiti e all’esclusione dall’area di

governo di cospicue forze parlamentari l’Italia dovrebbe essere inclusa nel

multipartitismo estremo, qualcuno ha qualificato lo Stato italiano come

“l’homme malade” e ciò che caratterizza il sistema italiano accanto alla

convenzione ad excludendum (accordo esplicito o tacito che prevede

l’esclusione di una parte terza) e dall’assenza di convenzioni che

stabilizzavano i rapporti tra le alleanze e questo provoca crisi

extraparlamentari. Sono i partiti dell’area governativa che influiscono nella

scelta del personaggio che appartiene alla maggioranza che deve presiedere

il governo di coalizione. Le coalizioni italiane non si realizzano tra i partiti

di pari legittimazione costituzionale e ci sono alleanze tra partiti di cui non

sia mai stata messa in dubbio l’adesione al sistema costituzionale o

coalizioni delle quali fanno parte uno o più partiti e per i quali vale la

conventio ad excludendum. La continua elezione del segretario politico, il

presidente del consiglio non implica la designazione di un leader per una

congrua durata e tale scelta non avviene neanche quando la direzione del

partito e i gruppi parlamentari deliberano indicando uno o più nomi per la

fondazione del Governo. Ciò si ritrova nella 4a Repubblica quando la DC

non conferì uno status a chi ha tentato di raccogliere la successione di De

Gasperi se fosse stato il contrario si sarebbe verificato un semiturnover. Il

buon funzionamento ha trovato qualche ostacolo nella persistenza del voto

segreto. I fenomeni di dissociazione occulta hanno trovato una soluzione

nella posizione della questione di fiducia con effetti di norma

consuetudinaria. Il ruolo del Capo dello Stato nell’esperienza repubblicana

è cresciuto rispetto alle disposizioni costituzionali. Con Einaudi si allargano

i poteri del PDR e ciò avviene attraverso il valore della controfirma

ministeriale e comporta che l’iniziativa dell’atto appartiene al Gabinetto o a

uno dei suoi componenti ma in alcuni casi la controfirma non esclude la

volontà del PDR. Il problema della controfirma non si poneva tanto per la

nomina del Pres. del Consiglio perché la controfirma è l’atto di accettazione,

il problema si poneva in relazione allo scioglimento delle Camere e tale

potere è sempre stato usato con il consenso del Pres. del Consiglio.

In caso di crisi profonda del sistema tutti i poteri di indirizzo e decisione si

concentrano nel PDR e la sua durata e l’influenza che esercita. Nonostante

le tante difficoltà il sistema italiano ha il merito di esistere ancora malgrado

il multipartitismo estremo ma la presenza di un partito più forte all’interno

di tutte le coalizioni è una caratteristica importante.

FORMA DI GOVERNO PRESIDENZIALE

Il problema principale sono le dimensioni e il ruolo d’ufficio presidenziale.

La centralità del presidente comporta che solo dal Presidente può partire

un progetto di indirizzo politico e l’iniziativa della Casa Bianca è

fondamentale e insostituibile. La migliore definizione del sistema

statunitense è data dalla separazione strutturale che si rovescia nella

“compartecipazione” all’esercizio delle potestà attinenti all’indirizzo politico

e amministrativo. La separazione delle struttura garantisce alla Presidenza

e al Congresso di rimanere centri autonomi di decisione. Dopo la 2a guerra

mondiale i compiti presidenziali sono aumentati nella politica estera e nel

comando militare. Il Congresso è spesso intervenuto per regolare l’entità e i

modi dell’azione federale ad esempio a favore delle scuole e dei centri

educativi e ciò dimostra il rilievo delle leggi – provvedimento per la

“compartecipazione funzionale tra legislativo e esecutivo e per questo i

leaders del Congresso esercitano molti condizionamenti e gli USA ancora

oggi presentano la figura del “legislator” ossia del parlamentare che per via

di iniziativa propria o di emendamento su testi altrui riesce a far approvare

norme non soltanto settoriali ma che toccano situazioni di indirizzo

politico. Non va trascurato neanche l’esercizio dei poteri senatoriali di

“consent” in ordine alle nomine presidenziali. La compartecipazione si

fonda sulla separazione strutturale ma tale separazione – indipendenza si

basa solo in parte sulle regole delle Cost. La brevità della leadership e il

fatto che emerge in relazione alle Conventions e alle elezioni presidenziali

hanno sempre impedito il tentativo di costituire un partito del Presidente.

FORMA DI GOVERNO A COMPONENTI PRESIDENZIALI E

PARLAMENTARI

La stessa esperienza di Weimar comprende il governo parlamentare e una

fase dove il PDR è eletto dal popolo anche la Cost. francese del 198

potrebbe presentare tali caratteri ma invertiti. Ci si chiede se sia possibile

realizzare una forma di governo dove il Capo dell’esecutivo eletto dal popolo

sia anche il vero leader della maggioranza e sempre che la Cost. francese

1958-1962 dia luogo ad un assetto di questo tipo e cioè una forma di

governo dove è presente “the best of two worlds”. Affinchè si riesca ad

attenuare è necessario che un partito di tipo europeo si ponga all’origine

della candidatura del presidente e dei deputati che devono avere la stessa

matrice politica a differenza degli USA. C’è quindi un forte partito del

Presidente e tale situazione si è verificata con De Gaulle e con Pompidou

dove il capo dell’esecutivo si è messo alla testa di una maggioranza

esistente.

È evidente la difficoltà di conservare un partito basato su una

organizzazione di massa e che conquista il consenso della maggioranza del

corpo elettorale. Sembra che debba esserci un massimo di “coincidenze” tra

maggioranze aggregate per elezioni diverse. De Gaulle voleva mantenere

distinte le due elezioni da una parte quella del Capo dello Stato e dall’altra

l’elezione dei parlamentari ma si è osservato che entrambe le elezioni erano

caratterizzate dai partiti di massa.

LA FORMA DI GOVERNO DIRETTORIALE

Fa riferimento all’esperienza elvetica caratterizzata da una concentrazione

di poteri nell’organo legislativo con una separazione strutturale

dell’esecutivo. Tale forma è originale se contrapposta al governo

presidenziale dove l’esecutivo deriva dal legislativo o a quello parlamentare

dove l’esecutivo una volta eletto si regge a prescindere dal rapporto

fiduciario. L’esecutivo non deriva dal popolo ma dal legislativo, c’è una

durata fissa della carica conferita ai consigli federali e la derivazione si ha

dalle elezioni e non dal rapporto fiduciario e questa caratteristica si

avvicina al sistema statunitense. Non c’è una separazione paritaria ma

l’Assemblea federale si trova in uno stato di sopraordinazione e gli elettori

non possono revocare i consiglieri nazionali e l’Assemblea non può

revocare i consiglieri federali. Inoltre il popolo attraverso il referendum può

bloccare le deliberazioni dell’assemblea. Il Consiglio elvetico non può

sciogliere le Camere così come il Presidente americano. La forma elvetica è

molto particolare in quanto il Consiglio federale è più un consiglio di

amministrazione anche a causa della posizione geografica e del numero

limitato di abitanti. Tale forma presenta dei punti di contatto con le small

european democracies e il più importante è quello “consociativo” e quindi

tutti i ipartiti sono rappresentati con proporzionalità nel Consiglio federale

ed è difficile identificare una opposizione. La scelta si esaurisce in via

elettorale con le preferenze espresse dal cittadino.

La democrazia svizzera è analogia a quella americana per la riduzione del

ruolo dei partiti nell’economia generale del sistema.

MODELLISTICA DELLE FORME DI GOVERNO

Nell’ambito ideologico c’è posto anche per i giuristi. Dopo la 1a guerra

mondiale la forma di governo parlamentare si impose ai costituenti del

continente europeo e ai paesi indipendenti del Commonwealth britannico.

Oggi la forma di governo parlamentare non è più la forma ideale e l’assetto

fondato sul rapporto fiduciario parlamento governo si è consolidato specie

in Austria e Rep. Federale tedesca. Ma il modello è entrato in crisi come in

Francia e Grecia. Il mal funzionamento è apparso nella 4a Rep., Italia e

Belgio anche a causa dell’avvento dei partiti di massa. La riproduzione del

bipartitismo britannico era quasi impossibile e dal fallimento del governo

parlamentare si era cercato di creare una formula diversa che si basava

sull’elezione del capo dell’esecutivo, si cercava un sistema più semplice e si

crea una forma poco democratica dove la scelta dei titolari dell’esecutivo

dipende sempre di più dai gruppi parlamentari e dai partiti ed è strano che

il corpo elettorale deve eleggere i titolari del potere legislativo e non quello

più elevato del potere esecutivo perché il potere di decisione tende a

trasferirsi sempre di più al Pres. del Consiglio e allora ci si chiede il perché

si debbano eleggere figure che contano mediocremente e non il capo del

governo. Diviene fondamentale l’occasione elettorale dove il cittadino si reca

alle urne ma il metodo che prevede l’elezione diretta del capo dell’esecutivo

evidenzia problemi che è difficile risolvere fuori dall’ambit statunitense e il

principale è il coordinamento tra elezione del vertice ed elezione di una o

più assemblee parlamentari.

Al polo opposto di tale formula si trova la formula “consociativa” secondo

cui tutti o quasi i partiti entrano a comporre il collegio governativo.

I paesi più forti tendono a formule che concentrano il potere esecutivo in

un titolare supremo mentre i piccoli e medi si orientano verso forme

consociative e ciò aprirebbe le porte a una dialettica aperta. Il governo

godrebbe di ampio potere normativo di carattere secondario e ciò

limiterebbe la sua azione ai compiti tipici della “ executive branch” ma

mantenesse un sicuro collegamento con la maggioranza in tema di leggi

provvedimento. Anche il Parlamento può assumere ruoli diversi ma tutto

dipende dalla presenza più o meno viva dei partiti, dall’apposizione.

FORME DI GOVERNO – M. LUCIANI

La definizione di forma di governo ha origine con Polibio che si riferiva alla

distribuzione tra i vari organi costituzionali.

La nozione di forma è stata definita da Platone con il termine êidos con idea

nel senso di forma eterna mentre Aristotele afferma che la forma equivale al

concetto. Sembra doversi intendere per forma un complesso di regole

giuridiche che disciplinano la ripartizione delle funzioni.


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nelly99

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Forme di Governo, Luciani. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le forme di governo, la separazione di poteri, il governo parlamentare e le sue varie forme, il governo presidenziale, il governo a componenti presidenziali e parlamentari.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nelly99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Luciani Massimo.

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