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Diritto costituzionale - le fonti comunitarie Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto costituzionale per l'esame del professor Toniatti sulle fonti comunitarie. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il diritto derivato, gli atti vincolanti, gli atti non vincolanti, la diretta applicabilità, l'effetto diretto, il contrasto tra norme interne e norme comunitarie, l'attuazione delle norme comunitarie.

Esame di Diritto costituzionale docente Prof. R. Toniatti

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EFFETTO DIRETTO:riguarda le norme ed è una nozione definita dall’interprete, ossia dalla Corte di Giustizia.

L’effetto diretto è la capacità di una norma comunitaria di creare diritti ed obblighi direttamente in capo ai

singoli, anche senza l’intermediazione dell’atto normativo statale: questa capacità discende dalla struttura

della singola disposizione e della norma che può esserne ricavata. È l’interprete a riconoscere le norme che

hanno effetto diretto, ossia che sono applicabili senza l’intermediazione di ulteriori atti (norme self-

executing). La nozione di effetto diretto è stata introdotta per garantire la prevalenza del diritto

comunitario sul diritto interno, anche nei casi in cui lo Stato membro, chiamato ad attuare una disposizione

sfornita di immediata applicabilità, ritardi l’emanazione delle norme interne, paralizzando l’operatività della

norma comunitaria. La Corte di Giustizia ha ritenuto che, dove una disposizione comunitaria è una norma

chiara, precisa e non condizionata dall’intervento del legislatore nazionale, questa deve essere applicata

direttamente, senza attendere l’attuazione nazionale. Nell’effetto diretto vi è una componente

sanzionatoria nei confronti dello Stato negligente che ritardi l’attuazione degli impegni posti dalle fonti

comunitarie o li attui in modo incompleto o scorretto; nonché una garanzia per i singoli, i quali potranno far

valere i propri interessi, tutelati dal diritto comunitario, anche contro lo Stato inadempiente. Lo Stato

negligente non potrà giovarsi della propria negligenza negando ai singoli quei diritti che il diritto

comunitario garantisce loro.

Incrociando la diretta applicabilità con l’efficacia diretta si ottengono 4 possibilità:

- Norme direttamente efficaci espresse da atti direttamente applicabili: negli Stati membri si

producono gli effetti giuridici previsti dai regolamenti senza interposizione del legislatore nazionale.

- Norme non direttamente efficaci espresse da atti direttamente applicabili: vi sono regolamenti che

definiscono un quadro normativo che deve essere attuato o da altri regolamenti, o da norme

nazionali;

- Norme direttamente efficaci espresse da atti non direttamente applicabili: sono i divieti posti da

direttive dettagliate o dagli stessi Trattati. Il divieto opera anche per lo Stato che non avesse dato

esecuzione alla direttiva.

- Norme non direttamente efficaci espresse da atti non direttamente applicabili: sono le norme che

di regola derivano dalle direttive CE. Non sono in grado di far sorgere posizioni soggettive azionabili

senza un previo intervento attuativo del legislatore nazionale.

Rapporti tra norme comunitarie e norme interne

Aderendo alla CE l’Italia ha accettato le condizioni di appartenenza fissate dal Trattato. La Corte di Giustizia

ha poi precisato che l’effetto diretto comporta la prevalenza del diritto comunitario su quello interno -> le

norme comunitarie prevalgono sulle norme interne contrastanti. Se la legge è la manifestazione più tipica

della sovranità, la prevalenza del diritto comunitario sulle leggi nazionali segna un cedimento della

sovranità nazionale, che viene limitata in seguito all’adesione dell’Italia alla CE.

In quasi tutti gli altri Stati europei, l’adesione alla CE e l’accettazione delle sue trasformazioni sono state

accompagnate da riforme costituzionali. In Italia ciò non è accaduto. L’unica fonte che disciplina l’adesione

dell’Italia è la legge di ratifica del Trattato di Roma, nonché l’ordine di esecuzione in essa contenuto. Ma la

legge di ratifica è una legge “meramente formale”, e l’ordine di esecuzione una semplice formula. Si tratta

di fonti primarie, sub-costituzionali: bastano a disporre una cessione di sovranità? La Corte costituzionale

ha risposto sì, appellandosi all’art. 11 Cost., nell’inciso in cui si dice che l’Italia consente, in condizione di

parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la

giustizia tra le Nazioni. La Corte ha potuto leggere nell’art. 11 un’autorizzazione costituzionale a cedere

parte della sovranità nazionale per aderire, in condizioni di parità, alla CE. Manca ancora, però, una vera

disciplina dei rapporti tra l’ordinamento italiano e quello comunitario.

Cosa accade se una norma interna contrasta con una norma comunitaria?

La Corte costituzionale ha dato nel tempo risposte differenti, applicando i diversi criteri di risoluzione delle

antinomie. In un primo tempo ha applicato il criterio cronologico: i conflitti tra leggi italiane e leggi

comunitarie si sarebbero dovuti risolvere secondo le regole della successione delle leggi nel tempo, le

norme più recenti abrogano quelle meno recenti. Questa soluzione non è stata gradita dalla Corte di

Giustizia della CE, impegnata a garantire sempre e comunque la prevalenza del diritto comunitario. La Corte

costituzionale cercò allora di adeguare la propria giurisprudenza applicando il criterio gerarchico: le leggi

italiane che contrastassero con un precedente regolamento CE dovevano essere impugnate davanti alla

Corte costituzionale per violazione “indiretta” dell’art. 11 Cost., cioè degli impegni e limitazioni che l’Italia

ha assunto ratificando il Trattato in attuazione dell’art. 11 stesso. La Corte di Giustizia non può accettare

nemmeno questa soluzione: se l’applicazione del criterio gerarchico sembra assicurare, sul piano

concettuale, la prevalenza del diritto comunitario, sul piano operativo la frusta, in quanto passa un sacco di

tempo tra l’entrata in vigore della norma comunitaria e l’impugnazione della legge italiana contrastante di

fronte alla Corte costituzionale, e la norma comunitaria resta a lungo disattesa. La sent. 170/84, nota come

Granital o La Pergola, modifica i rapporti tra diritto comunitario e diritto italiano:

a. L’ordinamento italiano e l’ordinamento comunitario sono 2 ordinamenti giuridici autonomi e

separati, ognuno dotato di un proprio sistema di fonti (teoria dualistica);

b. La normativa comunitaria non entra a far parte del diritto interno, né viene per alcun verso

soggetta al regime disposto per le leggi e gli atti aventi forza di legge dello Stato. Non esiste

neppure un vero e proprio conflitto tra le fonti interne e quelle comunitarie, perché ognuna è

valida e efficace nel proprio ordinamento secondo le condizioni poste dall’ordinamento stesso;

c. Con la ratifica e l’ordine di esecuzione del Trattato, il legislatore italiano ha riconosciuto la

competenza della CE a emanare norme giuridiche in determinate materie e che queste norme si

impongano direttamente nell’ordinamento italiano, non perché abbiano forza di legge, ma per la

forza che ad esse conferisce il Trattato. È il Trattato a segnare la ripartizione di competenza tra i 2

ordinamenti e il regime giuridico delle proprie fonti;

d. I conflitti tra norme che eventualmente sorgano vanno risolti dal giudice italiano applicando il

criterio della competenza. Il giudice deve accertare se in base al Trattato sia competente sulla

materia l’ordinamento comunitario o quello italiano e, di conseguenza, deve applicare la norma

dell’ordinamento competente. La norma interna, se non competente, non viene né abrogata, né

dichiarata illegittima, ma semplicemente non applicata. Resta valida ed efficace, applicabile

eventualmente in altri casi.

LA DISAPPLICAZIONE E LA NON APPLICAZIONE DELLA LEGGE

DISAPPLICAZIONE: è un effetto che evoca un vizio dell’atto. La disapplicazione di una legge ordinaria

implicherebbe un giudizio sulla sua validità, che al giudice è precluso perché “soggetto alla legge”.

NON-APPLICAZIONE: è frutto della scelta della norma competente a disciplinare la materia sulla base del

riparto di attribuzioni tracciato dal Trattato, fuori restando qualsiasi giudizio in merito alla validità della

legge.

NB: la disapplicazione può apparire come un accertamento di illegittimità con effetti inter partes, mentre la

non-applicazione implica solo la definizione dell’ambito di applicazione di norme che si suppongono tutte

valide ed efficaci.


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summerit

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Toniatti Roberto.

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