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La funzione della Corte Costituzionale

L’esistenza della Corte Costituzionale serve a garantire il rispetto della legalità costituzionale. L’articolo 134 della Costituzione indica le competenze fondamentali della Corte Costituzionale, e sono:

  • Il giudizio di costituzionalità delle leggi e degli atti aventi forza di legge.
  • Il giudizio sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato.
  • Il giudizio sui conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni, e tra le Regioni.
  • Il giudizio sulle accuse contro il Presidente della Repubblica (in questo caso la Corte Costituzionale giudica in sede penale).
  • Il giudizio di ammissibilità dei referendum abrogativi.

Dibattiti sulla custodia della Costituzione

Negli anni venti e trenta del '900 due teorici del diritto, Kelsen e Schmitt, si interrogarono su chi dovesse garantire la Costituzione. Secondo Kelsen il custode della Costituzione deve essere un tribunale, poiché secondo lui la Costituzione era la fonte che conteneva le fonti di produzione del diritto, e si collocava sopra le altre fonti. Il controllo che deve fare questo tribunale dovrebbe essere solo di conformità alle fonti di produzione del diritto.

Secondo Schmitt questo modello costituzionale non esiste, perché la Costituzione contiene anche principi sostanziali, non solo norme sulla produzione del diritto. Dunque questo tribunale sarebbe stato chiamato a giudicare anche su principi di eguaglianza sostanziale, che avrebbe portato a una politicizzazione del giudizio. Per Schmitt la Costituzione è il contenuto di una decisione politica, dunque il custode della Costituzione dovrebbe essere un organo politico, ovvero il Capo dello Stato.

Tra queste posizioni ha prevalso la teoria di Kelsen. Si dice che la Corte Costituzionale deve avere una sensibilità politica, ma non può intervenire nell’attività di indirizzo politico. Anche il Presidente della Repubblica concorre alla garanzia della legalità costituzionale.

Composizione della Corte Costituzionale

L’articolo 135 regola la composizione della Corte Costituzionale, ed è così composta: 15 giudici di cui:

  • 5 nominati dal Presidente della Repubblica
  • 5 nominati dalle Camere in seduta riunita
  • 5 nominati dalle supreme magistrature ordinarie ed amministrative

Possono essere membri della Corte Costituzionale i magistrati delle supreme corti, i professori ordinari in materia di Diritto e gli avvocati con almeno 20 anni di servizio. I giudici costituzionali restano in carica 9 anni, e la durata del mandato è contestuale alla funzione di garanzia dell’organo. Alla scadenza del mandato i giudici non possono essere rieletti. Il Presidente della Corte Costituzionale dura in carica circa 3 anni, e può essere rieletto nell’ambito dello stesso mandato. I giudici costituzionali sono incompatibili con le figure del parlamentare, del consigliere regionale, e dell’avvocato.

Funzionamento della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale giudica sulla manifesta irragionevolezza delle leggi. Teoricamente gli atti sui quali la Corte può giudicare sono tutte le fonti primarie, cioè tutte le fonti che trovano un fondamento in Costituzione (leggi, atti aventi valore di legge, regolamenti parlamentari). Per la Corte Costituzionale i regolamenti parlamentari non rientrano in questi giudizi.

Il parametro che la Corte adotta è la norma costituzionale. Il parametro di costituzionalità è elastico, e ha una natura tendenzialmente mista perché insieme ad elementi normativi si usano elementi fattuali. Il parametro a volte si amplia, perché si possono includere delle norme non costituzionali, a volte si restringe, poiché si utilizzano solo i principi fondamentali.

Accesso alla Corte Costituzionale

Nel nostro ordinamento manca il ricorso diretto individuale alla Corte Costituzionale. Si può ricorrere alla Corte in due modi:

  • Con un procedimento in via incidentale
  • Con un procedimento in via principale

Procedimento incidentale

Il giudizio costituzionale è una parentesi del giudizio comune (civile, penale, amministrativo). Avviene attraverso un'eccezione giudiziaria oppure può essere avviato d’ufficio dal giudice. La questione di legittimità costituzionale deve essere pregiudiziale al giudizio ordinario. Il giudice "a quo" deve verificare tre cose:

  • Che la situazione sia rilevante
  • Che la questione non sia manifestamente infondata
  • Deve tentare un'interpretazione adeguatrice o conforme a Costituzione del testo in giudizio

Rilevanza della questione: la norma oggetto del giudizio deve essere applicata nel processo in corso.

Non manifesta infondatezza: la questione deve essere valutata approfonditamente dal giudice, prima di rimettere gli atti alla Corte. Dopo questa prima fase, il giudice emette un'Ordinanza di Remissione, con la quale rimette gli atti alla Corte Costituzionale, sospende il giudizio e si dà comunicazione al Presidente del Consiglio, al Presidente della Giunta Regionale (nel caso in cui il giudizio sia su una legge costituzionale) e ai presidenti delle due camere. Nel giudizio davanti alla Corte possono costituirsi delle parti.

Procedimento in via principale

Viene instaurato su ricorso diretto alla Corte Costituzionale. Può essere promosso solo dagli enti pubblici territoriali dotati di potestà legislativa (Stato, Regioni e Provincie Autonome di Trento e Bolzano). L’articolo 127 della Costituzione regola questo procedimento. Il ricorso è successivo all’entrata in vigore della legge. Prima del 2001 lo Stato poteva impugnare la legge regionale prima della sua pubblicazione. Lo Stato può impugnare la legge regionale per qualsiasi tipo di vizio, invece la Regione può impugnare la legge statale solo per giudizio di incompetenza. Il giudizio in via principale è a parti necessarie: nel caso in cui le parti non si formino, il giudizio si estingue.

Sentenze della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale lavora come un giudice. Può pronunciare delle sentenze di accoglimento e di rigetto secco.

  • Accoglimento Secco: la corte accoglie il ricorso ed annulla la norma.
  • Rigetto Secco: la Corte rigetta la questione di legittimità costituzionale e fa salva la norma oggetto del giudizio.

L’effetto temporale delle sentenze è spiegato nell’articolo 136, con effetto anche retroattivo con limite nei rapporti esauriti. Rapporto esaurito: rapporto giuridico definitivamente disciplinato dalla vecchia norma. L’unica eccezione contemplata è per il giudizio penale. Le sentenze della Corte Costituzionale hanno un effetto “erga omnes”, cioè su tutti i cittadini.

Quando la Corte Costituzionale rigetta una questione di legittimità costituzionale, non dichiara la legge “costituzionale”. Questo tipo di pronuncia non ha effetti retroattivi, e ha effetti limitati nel tempo, poiché è vincolante solo per le parti del giudizio “a quo”. Altre parti di altri giudizi possono sollevare la questione, e le stesse parti possono risollevare la questione in un altro grado di giudizio. La Corte può anche pronunciarsi in maniera complessa, creando nuovi tipi di sentenza, che non si identificano con le sentenze secche. Si dividono in due categorie: Sentenze Interpretative e Sentenze Manipolative.

Sentenze interpretative

Riguardano l’interpretazione della disposizione normativa impugnata.

Sentenze manipolative

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bigpasqual di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Catanzaro - Magna Grecia o del prof Morelli Alessandro.
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