Il diritto costituzionale
Il diritto costituzionale è una branca del diritto pubblico. Il diritto pubblico tutela direttamente ed immediatamente un interesse pubblico, mentre il diritto privato tutela direttamente interessi privati ed indirettamente interessi pubblici. Il diritto pubblico regola il rapporto tra gli individui e lo Stato; il diritto privato, invece, regola il rapporto tra consociati.
Il costituzionalismo
Il costituzionalismo è una corrente di pensiero, alla quale appartengono pensatori come Locke e Montesquieu, che predica due principi fondamentali: la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo e la separazione dei poteri. Il potere tende ad espandersi, diventando liberticida. Un potere può essere ridimensionato o annientato solo da un altro potere. Il diritto costituzionale è lo studio scientifico dei poteri e dei diritti statali.
La Costituzione è una forma di diritto che, in base alla corrente ideologica del costituzionalismo moderno, separa i poteri e garantisce i diritti.
Le fonti del diritto
La fonte del diritto è una metafora che può indicare un soggetto, un oggetto o un fatto. La fonte di produzione del diritto è qualsiasi atto o fatto idoneo a produrre diritto in conformità all’ordinamento giuridico dato. La fonte atto è una manifestazione di volontà normativa espressa in forma scritta che produce diritto. La fonte fatto è un comportamento ripetuto costantemente ed uniformemente nel tempo, con la convinzione diffusa della sua obbligatorietà giuridica.
Le fonti dirette sono prodotte direttamente dall’organo giuridico di riferimento. Le fonti indirette sono prodotte da organi giuridici esterni che richiedono un recepimento. Le fonti di cognizione sono documenti che consentono di conoscere il diritto.
La necessità della fonte del diritto è una condizione che legittima l’adozione di una fonte in violazione delle norme vigenti. Lo stato di necessità, invece, è una condizione che legittima l’adozione di una fonte rispettando le norme vigenti. La fonte sulla produzione del diritto è una fonte che disciplina gli organi di produzione e i procedimenti di formazione delle fonti.
Norma giuridica e interpretazione
La disposizione normativa è un enunciato linguistico significante relativo a comportamenti umani giuridicamente qualificati. La norma giuridica è il significato che si trae per via interpretativa della disposizione, e che viene applicata. Il passaggio dalla disposizione alla norma è sempre soggetto all’interpretazione.
La norma giuridica è una regola che presenta specifici caratteri: Positività, Coattività, Esteriorità, Generalità ed Astrattezza.
- Positività: la norma deve tutelare gli interessi ritenuti rilevanti dalla collettività.
- Coattività: la norma deve essere corredata da una sanzione, sia essa giuridica o sociale.
- Esteriorità: la norma deve disciplinare comportamenti percepibili nei rapporti sociali.
- Generalità: deve rifarsi a categorie indefinite di destinatari.
- Astrattezza: è la generalità ripetuta nel tempo; la norma deve essere ripetibile in misura indeterminata e riferita a fattispecie astratte.
Il diritto può essere soggettivo o oggettivo. Il diritto soggettivo è il diritto espresso da ogni individuo. Il diritto oggettivo è l’insieme delle norme giuridiche. Le norme giuridiche sono rette da alcuni principi, che oltre ad avere una funzione regolatrice, hanno anche la capacità di generare altre norme.
Il giudice interpreta le norme giuridiche, applicandole al caso concreto. Secondo il diritto costituzionale, né lo Stato né il legislatore sono liberi di agire e dettare regole; essi sono soggetti a delle norme costituzionali. L’applicazione pratica della Costituzione si nota nelle vicende politiche quotidiane.
La disposizione è un testo scritto dal legislatore, mentre la norma giuridica è la regola da applicare al caso concreto. Il processo di estrazione della norma giuridica da una disposizione legislativa si chiama interpretazione. Per interpretare una disposizione bisogna avere degli strumenti giuridici, che non tutti possiedono.
Interpretazione delle norme
L’interpretazione dottrinale è fatta da uno studioso del diritto e non ha efficacia giuridica, ma è solo esplicativa. L’interpretazione giurisprudenziale è contenuta in una sentenza emessa da un giudice. Il precedente giudiziale non è vincolante nelle altre sentenze, ma è efficace e vincolante nei confronti delle parti. L’interpretazione autentica proviene da un’altra legge, scritta dallo stesso legislatore, ed esplica il significato.
L’interpretazione fa riferimento al Codice Civile e segue dei principi:
- Non si può dare alle parole un significato diverso da quello linguistico (Interpretazione Letteraria).
- La norma deve essere integrata nell’ambito dell’ordinamento giuridico di riferimento (Interpretazione Sistematica).
- La norma deve essere il più possibile conforme ai principi costituzionali (Interpretazione Adeguatrice).
- La norma deve tener conto dell’evoluzione della società corrente (Interpretazione Evolutiva).
Per fare giustizia di un caso specifico, quando non è presente una disciplina normativa, il giudice può utilizzare il principio di analogia, che può essere di due tipi: Legis e Iuris.
- Analogia Legis: disposizione che prevede un caso simile e disciplina il caso concreto in base alla sentenza del caso similare.
- Analogia Iuris: disposizioni universali che si applicano per principi generalissimi, senza essere tradotti in legge.
L’interpretazione delle norme costituzionali è diversa, poiché le norme costituzionali sono molto più elastiche rispetto a quelle del Codice Civile. L’efficacia delle norme è prolungata nel tempo e nello spazio. Le leggi interpretative hanno un valore retroattivo: anche se non previsto nella Costituzione in campo civile, fa parte del principio di lealtà tra cittadino e Stato, mentre è previsto nella Costituzione per il campo penale.
Le leggi, salvo diversa indicazione, decadono solo quando vengono abrogate. L’abrogazione può essere di due tipi: espressa o tacita.
- Abrogazione Espressa: si dichiara che la legge non è più valida e si disciplina con un’altra legge.
- Abrogazione Tacita: non c’è dichiarazione di abrogazione, ma una legge entra in contraddizione con un’altra, abrogandola di fatto.
Normalmente le leggi si applicano solo nei confini statali (terrestri, marini ed aerei), però esistono delle norme che hanno efficacia anche fuori dai confini nazionali.
Gli interessi sociali
Gli interessi sociali hanno diversa natura e sono molto vari; alcuni di essi a volte sono anche in conflitto tra di loro. Ci sono interessi che sono per loro natura individuali ed egoistici, come l’autoaffermazione. Altri interessi invece, pur essendo individuali, possono essere soddisfatti in modo collettivo, come la tutela degli interessi dei lavoratori, che prevede la riunione di quest’ultimi in sindacati.
In modo ancora più ampio esiste l’interesse pubblico, che trascende sia l’interesse individuale che collettivo poiché interessa tutta la comunità, come la pubblica sicurezza. Esistono pure degli interessi diffusi, come salute e ambiente. Questo è un insieme di interessi non specificamente imputabili a soggetti o categorie di soggetti (Vedi Art.9 Cost.).
Gli interessi non sono entità cristallizzate, ma hanno una natura mutevole e possono richiedere il sussidio di altri enti. Nel momento in cui si afferma un principio ordinatore unitario che indica come si compongono gli interessi, nasce un ordinamento giuridico, che può essere una tirannia, un’oligarchia o una democrazia. L’ordinamento giuridico è un gruppo sociale politicamente organizzato, retto da un principio unitario di composizione degli interessi.
In ogni ordinamento giuridico esistono due tipi di regole:
- Regole Organizzative: definiscono gli organi e le procedure deliberative dell’ordinamento (Art.70 Cost.), e gli organi decisionali. Esprimono scelte di valore.
- Regole Istituzionali: definiscono gli interessi che l’ordinamento giuridico reputa meritevoli di protezione (Articoli 2 e 3 Cost.).
Esiste una pluralità di ordinamenti giuridici. Secondo Santi Romano, il diritto è un ordine sociale, promuovendo il concetto di istituzione, che equivale all’ordinamento giuridico. Si ha una istituzione quando sono presenti tre elementi: decreto normativo, pluralità di soggetti ed elemento organizzativo.
Oltre all’istituzione Stato esistono altri tipi di istituzioni, come quelle locali, quelle sovrannazionali, quelle sportive, e secondo Santi Romano anche la mafia è una istituzione, anche se condannata moralmente e giuridicamente, nonché illegittima e combattuta dallo Stato. Tra queste istituzioni lo Stato ha assunto una importanza maggiore.
Il concetto di Stato
Il termine Stato è stato utilizzato per indicare sia i governanti che i governati. Esistono tre accezioni del termine: Stato-Istituzione, Stato-apparato, Stato-Comunità.
- Stato-Istituzione: indica l’ordinamento giuridico statale.
- Stato-Apparato: indica l’insieme dei governanti, cioè gli organi costituzionali.
- Stato-Comunità: indica l’insieme dei governati, ovvero i soggetti singoli o collettività soggette al potere.
Per forma di Stato si intende il rapporto tra Stato-Apparato e Stato-Comunità. Per forma di governo si intende il rapporto tra gli organi costituzionali, in particolar modo quelli che svolgono attività di indirizzo politico.
Lo Stato-Istituzione è un ordinamento statale originario, a fini generali, su base territoriale, dotato di un apparato autoritario posto in posizione di supremazia.
- Originarietà: Lo Stato non ricava la propria legittimazione da altri ordini.
- Apparato Autoritario posto in posizione di supremazia: L’Autorità può decidere autonomamente i fini da perseguire, e ha gli strumenti necessari per perseguire tali fini, anche in via coattiva. “Lo Stato ha il monopolio legale dell’uso della forza” (Marx Weber).
- Fini Generali: Lo Stato persegue fini che riguardano tutte le sfere esistenziali dell’uomo.
- Base Territoriale: Lo Stato è un ente territoriale, senza territorio non vi è Stato. Il Territorio è il centro di riferimento degli interessi perseguiti dallo Stato. Lo stesso territorio di volta in volta si rileva come elemento di interesse dell’ordine di riferimento.
La compresenza di questi quattro caratteri definisce l’ordinamento statale. Lo studio delle forme di Stato non è esclusivamente giuridico, ma richiede strumenti propri della storia, della scienza politica, dell’economia e della sociologia, oltre che del diritto. Lo studio del diritto costituzionale è attento alla limitazione giuridica del potere politico, a garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo.
Lo studio delle forme di stato
Lo studio delle forme di Stato può essere diacronico o sincronico:
- Studio Diacronico: è lo studio storico delle varie forme di Stato.
- Studio Sincronico: è lo studio delle forme di Stato coeve, nel passato ma soprattutto nel presente.
All’interno della forma di Stato Democratico, vi è lo studio delle forme di Governo. Stato Feudale: non è uno Stato nel senso proprio del termine, poiché nel feudalesimo non c’era distinzione tra la sfera pubblica e quella privata. Inoltre il sistema feudale mancava di unitarietà e concentrazione del potere. Tutto ciò portava anche ad una grande incertezza del diritto.
Monarchia Assoluta: il potere non ha alcun vincolo legislativo. Sottopone il diritto al potere sovrano. Concentra in un solo organo, il monarca, tutte le funzioni dello Stato, non vi è alcuna separazione dei poteri. In alcuni stati si parlò di Assolutismo Illuminato, dove il monarca promosse politiche che perseguivano gli interessi dei sudditi, ma ciò non cambiava l’ordinamento dello Stato. Questa è la prima forma di Stato vera e propria. La Monarchia Assoluta entra in crisi nel XVIII secolo, in particolare verso la fine del ‘700, con la Rivoluzione Americana (1776) e la Rivoluzione Francese (1789). Dalla Rivoluzione Francese nacque la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (26 agosto 1789), e l’Articolo 16 di questo documento rappresenta l’essenza del costituzionalismo moderno.
“Una società che non garantisce la separazione dei poteri e la tutela dei diritti non ha una Costituzione”.
Stato liberale di diritto
Lo Stato Liberale di Diritto ha diverse caratteristiche:
- Principio di Legalità: prescrive la sudditanza del potere alle leggi. La legalità può essere di due tipi: Legalità Formale e Legalità Sostanziale.
- Legalità Formale: si fa riferimento al principio che prescrive che l’amministrazione deve agire nel rispetto delle leggi, dove quest’ultime pongono un limite.
- Legalità Sostanziale: prescrive che l’amministrazione deve agire in conformità alle leggi, dove quest’ultime oltre a porre dei limiti, indicano degli obiettivi da raggiungere. Nello Stato Liberale di Diritto si affermò il principio di Legalità Formale.
- Principio di eguaglianza formale: prescrive che tutti i cittadini hanno pari dignità morale e sono uguali di fronte alla legge. A situazioni uguali si applicano le stesse leggi. Nello Stato Liberale di Diritto il suffragio era ristretto, su base censitaria, ed esclusivamente maschile.
- Adozione dello schema della Rappresentanza Politica: la Rappresentanza Politica è un istituto che si afferma nello Stato di Diritto.
Rappresentanza Politica: è una Fictio Iuris (finzione giuridica), uno schema ideale che serve per risolvere problemi pratici. Si basa sul meccanismo dell’analogia. Corrisponde ad un attributo che viene riconosciuto convenzionalmente a quegli organi che si formano attraverso il meccanismo delle elezioni. Nella rappresentanza il mandato è revocabile, è un rapporto in forza del quale gli atti del rappresentante non agiscono direttamente degli effetti sulla sfera giuridica rappresentata. Questo schema è un metodo proprio di governo dello Stato Liberale di Diritto.
Principio di Separazione dei Poteri: OMISSIS.
Diritti Fondamentali: sono diritti inviolabili dell’uomo, sono diritti di libertà che appartengono alla categoria delle Libertà Negative.
- Libertà Negativa: detta anche Libertà Dallo Stato, è una libertà che può essere opposta alla volontà dello Stato. Le Libertà Negative sono prese affinché lo Stato non invada la sfera individuale del soggetto.
- Libertà Positive: dette anche Libertà Nello Stato, sono diritti politici e sociali che richiedono la presenza dello Stato.
Presenza di Costituzioni: le Costituzioni nello Stato di Diritto sono dette Flessibili.
- Costituzione Flessibile: è una fonte che si pone sullo stesso piano della legge e può essere modificata senza un procedimento aggravato.
Lo Stato Liberale di Diritto entra in crisi tra il XIX e il XX secolo, poiché iniziarono ad acquisire maggior valore politico altre classi sociali, come il proletariato. Nascono anche i primi partiti di massa, e si affermano il Marxismo e il Leninismo. Nascono due forme di Stato: lo Stato Autoritario e lo Stato Socialista.
Stato autoritario e socialista
Stato Autoritario: nega i principi di separazione dei poteri e la tutela dei diritti fondamentali. Si distinguono per la presenza di un leader carismatico che guida un partito unico, che si identifica con l’apparato autoritario dello Stato.
Stato Socialista: si distingue per la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, l’esistenza di un partito unico, a volte affiancato da dei partiti satellite; la prevalenza del principio di eguaglianza sostanziale sui diritti fondamentali, e questi ultimi sono funzionalizzati ad uno scopo superiore.
Democrazia costituzionale
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nascono le forme di Stato conosciute come Stato Democratico e Stato Sociale. Queste forme di Stato sono conosciute anche come Democrazie Costituzionali. Una democrazia costituzionale è una democrazia in quanto riconosce il principio di sovranità popolare. È detta costituzionale poiché il principio di sovranità popolare è assolto in forma limitata, attraverso una Costituzione rigida che garantisce la separazione dei poteri e i diritti fondamentali (Art. 1 Comma 2 Costituzione Italiana).
La Democrazia Rappresentativa è la prima forma di sovranità popolare, che si manifesta attraverso il meccanismo delle elezioni. Il meccanismo della Democrazia Rappresentativa non nasce nello Stato Democratico, ma già nello Stato Liberale di Diritto esisteva; però, il suffragio era molto ristretto.
Rappresentatività: è un termine politologico, che indica il grado di corrispondenza dell’attività dei rappresentanti agli interessi dei rappresentati. Anche se eletti attraverso il meccanismo delle elezioni, la rappresentatività può essere molto bassa. La Democrazia Rappresentativa è necessaria nei grandi ordinamenti, per quanto si...
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