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Diritto Costituzionale I pt.1

Appunti di diritto costituzionale ispirati al manuale di Diritto Costituzionale del prof. Temistocle Martines. Argomenti trattati: fonti del diritto, forme si stato, forme di governo, costituzionalismo, organi dello stato, poteri e funzioni. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto costituzionale I docente Prof. A. Morelli

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Andamento Centrifugo: il potere passa dal centro alla periferia (Usa, Germania)

Andamento Centripeto: il potere passa dalla periferia al centro (Spagna, Italia)

Una Funzione è una sequenza di atti tra loro funzionalmente collegati, preordinata

al conseguimento di uno scopo. Nel concetto di Funzione è insito il concetto di

Unitarietà.

Le funzioni principali sono tre: Legislativa, Esecutiva e Giudiziaria.

Funzione Legislativa: è una funzione normativa, e intende la produzione di atti

normativi.

Funzione Esecutiva/Amministrativa: consiste nell’attuazione di norme (Art. 118

Costituzione).

Funzione Giudiziaria/Giurisdizionale: consiste nell’attività di controllo, svolta da

appositi organi, e serve ad assicurare e garantire la effettiva efficacia della norma.

Ad ogni funzione dovrebbe corrispondere un Potere dello Stato.

Potere: è un sinonimo di organo o insieme di organi.

Per Potere dello Stato si intende un organo più organi tra loro funzionalmente

collegati a cui sia riconosciuta una sfera di attribuzioni costituzionalmente

riconosciute (Art.70 Costituzione; Art.102, I comma). Il potere Giudiziario è un

potere diffuso ed orizzontale.

Al di sopra di queste funzioni si è individuata la funzione di Indirizzo Politico.

Funzione di Indirizzo Politico: indica una sequenza di atti nella quale si

concretizzerebbero le funzioni politiche dello Stato. Fondamentalmente si tratta di

una funzione a carattere unificatorio, che si svolge in una serie di atti che

appartengono ad altre funzioni (legislativa ed esecutiva).

Secondo alcuni autori il concetto di Forma di Governo ha senso di essere studiata

all’interno di una certa Forma di Stato, ovvero negli stati democratici, dove è

riconosciuta la separazione dei poteri.

Forma di Governo Parlamentare: ha come riferimento il nostro ordinamento

giuridico. Esiste un rapporto di fiducia tra il Governo ed il Parlamento. La fiducia

può essere espressa o implicita. Il Parlamento può sfiduciare il Governo, che in tal

caso ha l’obbligo giuridico di dimettersi. Il Governo non può svolgere le sue funzioni

senza la fiducia, anche implicita, del Parlamento. È definita Monastica, poiché c’è

un solo canale di legittimazione democratica e rappresentativa del Governo, ovvero

il Parlamento. Non c’è una rigida separazione dei poteri, esistono parecchie

deroghe ed interferenze interfunzionali. Sono giustificate dal fatto che in questa

forma di governo la funzione di indirizzo politico è sia del Parlamento che del

Governo. In alcuni casi la forma di governo parlamentare si configura a tendenza

assembleare. In questa forma di governo il Parlamento acquista un ruolo centrale

nei rapporti con il Governo, che si limita ad eseguire le decisioni del Parlamento.

Forma di Governo di Gabinetto: è una variante della forma di governo

parlamentare, che prevede un organo di riferimento più ristretto, ovvero il gabinetto.

Fa riferimento al modello britannico.

Forma di Governo Presidenziale: fa riferimento al modello statunitense. Non è

presente il rapporto di fiducia, e il principio di separazione dei poteri è molto più

rigido. Il capo dello Stato è anche il potere esecutivo. È eletto, anche se

indirettamente, dal corpo elettorale. Abbiamo due canali di legittimazione

democratica rappresentativa: una presidenziale, e una per il Congresso. È detta

anche Dualistica. Ci sono alcune interferenze funzionali, in particolare riferite al

potere di veto del capo dello Stato, e alle commissioni d’inchiesta che controllano

l’operato del capo dello Stato. Il Congresso può influenzare le decisioni del

presidente anche attraverso l’approvazione della legge di bilancio.

Forma di Governo Semipresidenziale: fa riferimento al modello della V repubblica

francese, indicato nella Costituzione del 1958. Esiste il rapporto di fiducia, dunque il

governo deve avere in consenso del Parlamento per svolgere le sue funzioni. Il

potere esecutivo è bicefalo, ha cioè due organi in capo, il capo dello Stato e il capo

del Governo. Il primo è eletto direttamente dal corpo elettorale. È una forma di

governo dualistica. Il Presidente della Repubblica svolge importanti funzioni di

indirizzo politico, in particolare per ciò che riguarda la difesa, la politica estera e

l’economia. Ha inoltre il potere di sciogliere le camere.

Forma di Governo Direttoriale: fa riferimento al modello elvetico. Prende il suo

nome dal Direttorio, un organo collegiale che è contemporaneamente potere

esecutivo e capo dello Stato. In questa forma di governo non vi è rapporto di fiducia

tra Parlamento e Direttorio, anche se di fatto il Parlamento può portare alle

dimissioni del Direttorio.

Lo studio delle forme di governo non si può limitare a un esame della sola forma

costituzionale, ma deve tener conto anche dei sistemi partitici. Elia ha messo in

luce la necessità di studiare i sistemi partitici, distinguendoli tra Bipartitismo e

Pluripartitismo, moderato o estremo. In Italia fino al 1993 vi era un sistema

pluripartitico estremo, in Germania vi è invece un sistema pluripartitico moderato.

Fondamentalmente lo studio delle forme di Governo si occupa del principio di

separazione dei poteri. Ovviamente ha senso farlo solo negli stati a regime

democratico, altrimenti si indagherebbe solo su una mera distribuzione di compiti.

Potere dello Stato: è una figura organizzativa composta da uno o più organi tra loro

funzionalmente collegati.

La separazione dei poteri è necessaria per limitare la crescita dei singoli poteri, che

andrebbe a ledere i diritti fondamentali.

Nell’ordinamento parlamentare esistono diverse interferenze funzionali: il Governo

in casi particolari può emettere leggi (Decreti Legge e Decreti Legislativi), compito

che spetterebbe al Parlamento. Il Parlamento a sua volta compie anche attività

giurisdizionali, come la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica.

Anche il potere giudiziario ha delle interferenze di tipo amministrativo quando

impone la “volontà giuridica”. Il Prof. Silvestri sostiene che tutte queste interferenze

dimostrano la necessità di rivedere il principio di separazione dei poteri, sostenendo

che non è imposto che a ciascun potere sia assegnato una funzione, ma che le

competenze siano divise nel medesimo ciclo funzionale.

Ciclo Funzionale: è quella dinamica del processo democratico che parte da un atto

di normazione, procede con un atto di attuazione, e si conclude con un atto di

controllo.

Gli organi esistono non solo in diritto pubblico, ma anche nel diritto privato. Ogni

qual volta ci si trova davanti ad un oggetto collettivo giuridicamente riconosciuto,

esso prende il nome di Organo.

Organo: è una persona fisica che agisce per una persona giuridica.

Esso ha un elemento soggettivo, cioè la persona fisica; poi ha un elemento

oggettivo; cioè la sfera di competenza; ed infine ha un insieme di mezzi materiali

funzionali all’esercitazione della competenza dell’organo, che costituiscono l’ufficio

d’organo. Il rapporto tra l’organo e la persona giuridica è di tipo organico di

immedesimazione: ogni atto compiuto dall’organo ricade direttamente sulla persona

giuridica.

La struttura degli organi è composta da Organi Individuali e Organi Collegiali.

Organo Individuale: la volontà della persona fisica incarna la volontà dell’organo.

Organo Collegiale: la volontà dell’organo è data dalla maggioranza delle persone

fisiche componenti l’organo stesso.

La maggioranza può essere Semplice Relativa, Assoluta o Qualificata.

Maggioranza Semplice Relativa: è data dal 50%+1

Maggioranza Assoluta: è data dal 50%+1 degli appartenenti all’organo (es. se

l’organo fosse composto da 50 persone, la Maggioranza Assoluta sarà di 26

preferenze)

Maggioranza Qualificata: corrisponde ad una frazione della Maggioranza Assoluta

(es. 2/3 del Parlamento)

Un’altra distinzione è data tra gli Organi Semplici e gli Organi Complessi.

Organo Semplice: è un organo che si identifica in un solo organo, a sua volta

individuale o collegiale.

Organo Complesso: è un organo di organi individuali o collegiali. A sua volta

l’organo può essere a Complessità Uguale o Diseguale.

Complessità eguale. La volontà è data dalla somma delle volontà degli organi che

lo compongono, in maniera eguale.

Complessità Diseguale: una volontà prevale sull’altra.

Un’altra distinzione è tra Organi Costituzionali ed Organi a Rilevanza

Costituzionale.

Organi Costituzionali. Sono organi che storicamente, in alcuni ordinamenti, si sono

posti al vertice di un ramo dell’Amministrazione dello Stato. Non esistono organi di

vertice del potere giurisdizionale: anche il singolo giudice ordinario può esprimere la

volontà dell’organo.

Organi a Rilevanza Costituzionale: sono organi le cui funzioni non sono

indispensabili, ma fungono da supporto agli organi costituzionali.

Gli atti possono essere Semplici o Composti.

Atti Semplici: sono approvati dalla volontà di una singola persona fisica.

Atti Composti: sono approvati dalla volontà della maggioranza dell’organo.

Gli Atti Composti a loro volta possono essere Reiterati o Complessi.

Atti Reiterati: richiedono di essere approvati più volte dallo stesso organo.

Atti Complessi: sono prodotti dagli Organi Complessi.

Esistono anche degli Atti Collettivi, per i quali la volontà degli organi che li

producono non si fonde, ma si accosta.

Le sequenze di atti funzionalmente collegati tra loro compongono i procedimenti.

Procedimento: è una sequenza di atti funzionalmente collegati tra loro, per

raggiungere un provvedimento finale. È composto da tre fasi: Introduttiva,

Costitutiva, Integrativa.

Fase Introduttiva: è la fase in cui si pongono in essere gli atti che avviano il

procedimento.

Fase Costitutiva: è la fase in cui si pongono in essere gli atti che producono il

provvedimento finale.

Fase Integrativa: è la fase in cui si pongono in essere gli atti necessari per dare

efficacia al provvedimento finale.

Un atto è Perfetto quando è completo di tutti i suoi elementi essenziali.

Un atto è Valido quando oltre ad essere perfetto, è esente da vizi formali o

sostanziali.

Un atto è Efficace quando è idoneo a produrre effetti, e li produce.

Vizi Formali: sono tali quando attengono al procedimento di formazione dell’atto.

Vizi Sostanziali: sono la Violazione di Legge, l’Incompetenza e l’Eccesso di Potere.

Violazione di Legge: è il contrasto dell’atto con una norma di legge (anche con la

Costituzione). È una categoria residuale, in cui confluisce tutto ciò che non è

Incompetenza o Eccesso di Potere.

Incompetenza: si ha quando l’atto è posto in essere da un organo o un ente che

non è legittimato a produrlo.

Incompetenza Assoluta: l’atto è stato prodotto da un organo che appartiene ad un

ramo dell’amministrazione diverso da quello al quale appartiene l’organo legittimato

(es. il MIUR che produce atti in materia di salute, che è di competenza del Ministero

della Salute).

Incompetenza Relativa: l’atto è stato posto in essere da un organo che appartiene

allo stesso ramo dell’organo legittimato (es. la Regione Calabria che pone in essere

atti di rilevanza statale).

Il vizio è valido anche per gli enti.

È un vizio ibrido, poiché oltre ad essere sostanziale è anche formale, poiché

riguarda anche l’organo o ente che lo ha posto in essere.

Eccesso di Potere: si ha quando l’atto è stato adottato per fini diversi da quelli per

cui era stato previsto. Questo schema può essere posto non solo nei confronti

dell’amministrazione, ma anche nei confronti della Legge.

Il giudizio di Ragionevolezza delle leggi nasce dai giudizi di eguaglianza.

La Corte Costituzionale valuta il principio di eguaglianza previsto nel comma 1

dell’articolo 3 della Costituzione in modo formale.

In una prima accezione la Costituzione è intesa come struttura dell’ordinamento

giuridico. Nello studio del Diritto Costituzionale la Costituzione è intesa in

prospettiva assiologica e prescrittiva, ed è la fonte praticata nel sistema normativo

che si occupa di determinati contenuti, ovvero la separazione dei poteri e i diritti

fondamentali.

Si distinguono in Costituzioni Corte o Lunghe.

Costituzioni Corte: contengono pochi principi fondamentali, solitamente Diritti e

Doveri.

Costituzioni Lunghe: contengono molti principi fondamentali, anche in materie

specifiche.

Un’altra distinzione da fare è tra Costituzione Bilancio e Costituzione

Programmatica.

Costituzione Bilancio: ha per fine quello di dare una forma giuridica ad una realtà

già esistente.

Costituzione Programmatica: ha per fine quello di sancire dei programmi per il

futuro.

Le Fonti del Diritto sono inserite all’interno del sistema secondo tre criteri: Criterio

Gerarchico, Criterio Cronologico e Criterio di Competenza.

Criterio Gerarchico: ordina le fonti del Diritto secondo una scala gerarchica, dove la

fonte di rango superiore ha più valore rispetto alla fonte di rango inferiore.

Criterio Cronologico: ordina le fonti per data di creazione ed entrata in vigore,

dando priorità alla fonte più nuova rispetto a quella più vecchia. Il criterio

cronologico si applica sulle fonti dello stesso rango.

Criterio di Competenza: ordina le fonti in base alle loro competenze, siano esse di

tipo territoriale (es. la legge regionale rispetto alla legge statale) o di tipo materiale

(il regolamento parlamentare rispetto alla legge ordinaria, se si applica all’interno

della Camera dei Deputati).

Le Fonti del Diritto sono dunque così ordinate secondo il criterio gerarchico:

Legge Ordinaria (o legge di 1°grado) in cui rientrano le leggi del Parlamento in

- senso formale, e gli atti aventi forza di legge (Decreto Legge e Decreto Legislativo).

Regolamenti, che possono essere governativi, statali non governativi, o regolamenti

- di organi costituzionali.

Consuetudini.

- Al di sopra di queste fonti si pone la Costituzione, che è la fonte massima

dell’ordinamento e, come definita da alcuni, “Fonte delle fonti”.

Vi sono inoltre delle fonti che si collocano in maniera particolare all’interno del

sistema gerarchico delle fonti, trovando garanzie all’interno della Costituzione,

come i Trattati Internazionali.

Trattati Internazionali: sono regolamenti tra stati che necessitano di un atto interno

di ratifica per diventare validi. Generalmente il Diritto Internazionale ha una

posizione gerarchica superiore alle leggi interne. Per il nostro ordinamento essi

sono Fonti Interposte

Fonte Interposta: è una fonte che non ha il rango di fonte costituzionale, che però si

pone in una posizione particolare rispetto la legge ordinaria, paragonandosi alla

fonte Costituzionale.

I Trattati Internazionali sono di due tipi: Consuetudinario, o Trattati nel senso proprio

del termine.

Tipo Consuetudinario: sono norme generali che sono garantite dall’articolo 10 della

Costituzione e non necessitano di un recepimento.

Trattati: sono norme in materia sovrannazionale che necessitano di un recepimento.

La CEE nasce con un obiettivo economico, quello di creare un mercato unico, ma è

intrinseco l’obiettivo di preservare la pace e la giustizia tra le nazioni. La Comunità

Europea ha un organo, chiamato Corte di Giustizia Europea, che ha stabilito che le

fonti della Comunità Europea (oggi UE) prevalgano sulle fonti nazionali, anche

quelle di rango costituzionale. La Corte Costituzionale ha individuato nell’articolo 11

della Costituzione il principio di primazia delle norme comunitarie sulle norme

interne.

Le fonti dell’Unione Europea sono di due tipi: i Regolamenti e le Direttive.

Regolamenti dell’UE: hanno tre caratteristiche: sono generali (si riferiscono a tutti gli

stati partner), sono direttamente applicati, e sono direttamente obbligatori.

Direttive dell’UE: a differenza dei regolamenti non sono generali, ma si riferiscono

solo al dato stato partner. Inoltre non sono direttamente obbligatorie. Esiste una

categoria di direttive particolari, dette “self-executive”, che si applicano

automaticamente al fine dei termini di prescrizione.

Per legge ordinaria (o di 1° grado) si intende la disposizione normativa posta in

essere dal Parlamento secondo il procedimento di formazione della legge, come

previsto dagli articoli 70 e seguenti della Costituzione. L’articolo 70 della

Costituzione sancisce inoltre il “bicameralismo perfetto”, ovvero la parità di funzioni

tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.

Il procedimento di formazione della legge è costituito da tre fasi: Iniziativa

Legislativa, Fase Costitutiva e Fase Integrativa dell’Efficacia.

Iniziativa Legislativa: È la fase in cui si da impulso al procedimento legislativo.

L’articolo 71 della Costituzione indica gli organi e i soggetti che possono dare

impulso al procedimento legislativo. L’iniziativa legislativa governativa prende il

nome di “disegno di legge”, poiché per ovvi motivi i progetti di legge del Governo

hanno molta più probabilità di essere approvati rispetto agli altri.

Una proposta di legge parlamentare solitamente mantiene il nome del parlamentare

che l’ha proposta. Gli altri organi e soggetti sono indicati espressamente in

Costituzione e sono:

Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro)

- I consigli regionali

- I progetti di legge di questi organi sono limitati alle funzioni per le quali tali organi

esistono. Inoltre il comma 2 dell’articolo 71 sancisce che il popolo può presentare

progetti di legge, purché siano sottoscritti da almeno 50.000 elettori.

Fase Costitutiva: È la fase in cui si costituisce la legge, ed è regolata dall’articolo 72

della Costituzione.

I procedimenti attraverso i quali ciò avviene sono tre: Accentrato, Decentrato e

Misto.

Procedimento Accentrato: i progetti di legge vengono discussi nelle commissioni

parlamentari permanenti, che esprimono un parere, e successivamente il progetto

passa all’assemblea per la discussione, la votazione per articolo e la votazione

finale del testo. È un procedimento lungo, ma è anche garante della

rappresentatività dell’organo.

Ci sono alcune materie per cui è previsto obbligatoriamente il procedimento

accentrato, e sono:

L’approvazione delle leggi costituzionali

- L’autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali

- I procedimenti di delegazione legislativa

- L’approvazione della legge di bilancio

- Secondo il comma 2 dell’articolo 72 della Costituzione, i regolamenti parlamentari

stabiliscono procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è stata

dichiarata l’urgenza. Essi sono il Procedimento Decentrato e il Procedimento Misto.

Procedimento Decentrato: le commissioni parlamentari permanenti discutono e

approvano autonomamente le proposte di legge

Procedimento Misto: le commissioni operano in sede redigente, e il testo che ne

risulterà verrà direttamente affidato alla votazione delle camere.

Fase Integrativa dell’Efficacia: È la fase in cui si attribuisce ad un testo “perfetto” la

capacità di sortire effetti giuridici. Questa fase è costituita dalla promulgazione da

parte del Presidente della Repubblica, e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Nel momento in cui il Presidente della Repubblica riceve la legge approvata, egli

può promulgarla, oppure può rimandarla alle camere, motivandone il motivo.

Questa azione può essere compiuta solo una volta, dopo di ché sarà costretto a

promulgare la legge. Il Presidente della Repubblica dovrebbe rinviare la legge solo

quando presenta dei gravi problemi di incostituzionalità.

Una volta passata la fase di promulgazione, la legge entra in uno stato di

quiescenza, detto Vacatio Legis.

Vacatio Legis: periodo che dura quindici giorni a partire dalla pubblicazione della

legge in Gazzetta Ufficiale, nella quale la legge non sortisce alcun effetto.

Finito questo periodo la legge acquista efficacia, e da quel momento vige il principio

di intolleranza dell’ignoranza della legge (“Ignorantia Legis non excusat”).

Rispetto al procedimento di formazione della legge, la revisione della Costituzione,

delle leggi costituzionali e delle leggi di revisione costituzionale, richiedono un

procedimento aggravato, come indicato nell’articolo 138 della Costituzione.

Il processo di iniziativa legislativa è pressoché invariato rispetto al processo di

formazione della legge ordinaria. L’aggravamento si nota nella fase costitutiva.

Il corpo elettorale ha il potere di proporre alla camera un progetto di legge, purché

sia sottoscritto da almeno 50.000 elettori.

Inoltre il popolo ha un potere negativo rispetto alle leggi e agli atti aventi forza di

legge, attraverso l’istituto del referendum abrogativo.

Il referendum abrogativo si distingue dal referendum costituzionale poiché

quest’ultimo agisce su un testo ancora in fase di formazione, mentre il referendum

abrogativo agisce su di un atto già perfetto.

Alla pari della legge ordinaria si pongono gli atti aventi forza di legge, che sono

nello specifico il Decreto Legge e il Decreto Legislativo.

Decreto Legge: è regolamentato dall’articolo 76 della Costituzione. Prevede

l’intervento del Governo e ha una durata limitata, entro la quale il Parlamento deve

convertire il decreto in legge. Interviene esclusivamente in casi di “straordinaria

necessità ed urgenza”. Se entro 60 giorni il D.L. non viene approvato dal

Parlamento, esso perde efficacia sin dall’inizio, con effetto retroattivo. La

“straordinaria necessità ed urgenza” è giudicata dalla Corte Costituzionale.

Decreto Legislativo: è regolamentato dall’articolo 76 della Costituzione. Il

Parlamento approva una legge che attribuisce il potere legislativo al governo,

limitandone però le funzioni a dei casi specifici. Questa legge è detta legge delega.

Queste fonti si pongono nel sistema come delle Fonti Interposte.

In subordine rispetto alle leggi del Parlamento e agli atti aventi forza di legge

troviamo i regolamenti, che possono essere di tre tipi: Governativi, Statali non

Governativi e i regolamenti degli Organi Costituzionali.

Regolamenti Governativi: essi sono emanati con decreto del Presidente della

Repubblica previa deliberazione del Consiglio del Governo e sentito il parere,

obbligatorio ma non vincolante, del Consiglio di Stato e delle eventuali Commissioni

Parlamentari.

I Regolamenti governativi sono di due tipi:

Primo tipo: Vengono adottati senza bisogno di specifiche autorizzazioni legislative

ed hanno per oggetto:

L’esecuzione, attuazione ed integrazione degli atti legislativi.

- L’organizzazione e il funzionamento delle Amministrazioni pubbliche.

- L’organizzazione e i rapporti di lavoro dei pubblici dipendenti.

- La disciplina delle materie in cui vi è assenza di previsione legislativa: si tratta di

- Regolamenti indipendenti che hanno dato luogo ad un potere importante, anche se

di scarso rilievo pratico per la marginale possibilità di applicazione.

Secondo tipo: Sono i regolamenti Delegati, chiamati così proprio perché per essere

emanati necessitano di un’apposita autorizzazione legislativa.

Questi tipi di Regolamenti sono in grado di porre in essere il fenomeno della

Delegificazione. Vale a dire possono disciplinare ex novo materie già disciplinate

con legge ordinaria e quindi facendo sì, che la nuova disciplina regolamentare si

sostituisca a quella legislativa preesistente.

Regolamenti Statali non Governativi: comprendono i Regolamenti Ministeriali e i

Regolamenti Interministeriali, che disciplinano materie più specifiche.

Regolamenti degli Organi Costituzionali: in questa categoria rientrano:

I Regolamenti delle Camere, che sono subordinati solo alla Costituzione

- I Regolamenti della Corte Costituzionale, che hanno come riferimento la legge

- ordinaria

I Regolamenti del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura)

- I Regolamenti della Presidenza della Repubblica

- I Regolamenti del Consiglio Nazionale dell’Economia

- I regolamenti interni del Consiglio dei Ministri

-

In fondo al sistema delle Fonti del Diritto troviamo infine le Consuetudini (dette anche

Usi). È subordinata alle Leggi e ai Regolamenti, è data dall’opinione che un

comportamento abbia una validità giuridica, e disciplina i rapporti tra i privati. È

ammessa la desuetudine, cioè la perdita di valore giuridico da parte di un Uso, per via

del suo inutilizzo.

La raccolta scritta delle norme consuetudinarie può essere su base Provinciale o

Nazionale

La raccolta degli usi su base provinciale è fatta a cura delle sedi locali della Camera di

Commercio, Confartigianato, Confagricoltura, Confindustria.

La raccolta degli usi su base nazionale è fatta a cura del Ministero per lo Sviluppo

Economico.

Il Parlamento è un organo costituzionale. Caratterizza la forma di governo parlamentare, e

caratterizza anche le moderne democrazie. Esso è inoltre un organo complesso, poiché

composto da due organi collegiali: Camera Dei Deputati e Senato della Repubblica, come

indicato nell’articolo 55 della Costituzione.

La complessità dell’organo è uguale, e le due camere sono poste sullo stesso piano e

svolgono le stesse funzioni.

Una critica al regime di bicameralismo perfetto è posta per via della pesantezza del

procedimento di approvazione delle leggi.

Un argomento a favore del bicameralismo perfetto è invece la maggiore riflessione sulle

disposizioni da approvare.

In molti altri paesi il bicameralismo non è perfetto, ma è differenziato. Nella grande

maggioranza dei casi la seconda camera rappresenta le autonomie locali (land, stati o

regioni). In altri paesi vi sono delle ipotesi di monocameralismo, ma sono solamente

marginali.

Il Parlamento può inoltre svolgere delle funzioni in seduta comune, che si riunisce solo in

occasioni espresse esplicitamente dalla Costituzione. Quando si riunisce, esso adotta il

regolamento della Camera dei Deputati.

Questo organo è detto Perfetto quando può discutere prima di decidere, mentre è

imperfetto quando esso non può discutere. Il Parlamento in seduta comune è tenuto a

discutere prima di decidere, però in alcune circostanze.

I metodi di designazione dei governanti possono essere racchiusi in due categorie: Metodi

Democratici e Metodi Non Democratici

Metodi Democratici: è solo uno, ed è rappresentato dalle elezioni.

Metodi non Democratici: sono l’ereditarietà, la conquista, la nomina e la cooptazione.

Nei sistemi democratici possono essere usati dei metodi non democratici.

Rappresentanza Politica: è una fictio iuris, cioè un attributo convenzionalmente

riconosciuto a quegli organi che si formano tramite il meccanismo delle elezioni.

Il rapporto è stretto tra gli elettori e gli eletti. La rappresentanza in genere non è

strettamente legata agli interessi dei rappresentati, bensì ad un ente astratto (la Nazione).

In genere nella rappresentanza politica non vi è mandato imperativo. La rappresentanza

politica è un rapporto bilatero, tra il rappresentante e il rappresentato. Nella

Rappresentanza Giuridica degli Interessi è invece trilatero (è presente un terzo).

Sono elettori tutti i cittadini dall’età di diciotto anni per il Parlamento, venticinque per il

Senato. Il voto è libero, personale e segreto. Il voto è inoltre uguale, e non è ammesso né

il voto multiplo, né quello plurimo. Il voto plurimo indica un voto che vale più di una unità. Il

voto multiplo indica invece la possibilità di votare più volte.

L’esercizio del voto non è propriamente un obbligo giuridico, bensì un dovere giuridico,

come indicato dal secondo comma dell’articolo 48 della Costituzione. Ciò permette la

legittimità di misure promozionali del voto e anche di sanzioni, purché non siano penali.

Sistema Elettorale: è l’insieme delle norme che disciplinano la modalità di trasformazione

di voti in seggi.

Si distinguono in due modelli: Maggioritario e Proporzionale.

Sistema Maggioritario: chi ottiene la maggioranza dei voti riceve la maggioranza dei seggi.

Ha come obiettivo la stabilità di governo, anche a scapito della rappresentatività. La

stabilità di governo è fondamentale per far valere la responsabilità politica.

Sistema Proporzionale: tende a garantire principalmente la rappresentatività politica,

anche a discapito della stabilità di governo.

Questo Sistema tende a favorire la disgregazione politica dei partiti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bigpasqual di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Magna Graecia - Unicz o del prof Morelli Alessandro.

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