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ESTRATTO DOCUMENTO

In seguito alla legge costituzionale n. 3 del 1963, entrambe le Camere sono elette per una

durata di cinque anni (periodo denominato con il termine legislatura), e non possono

essere prorogate se non in caso di guerra. Possono invece essere anticipatamente sciolte

dal Presidente della Repubblica (ma non negli ultimi sei mesi del suo mandato, a meno

che questi non coincidano - in tutto o in parte - con gli ultimi sei mesi della legislatura),

sentiti i rispettivi Presidenti (la prassi sviluppatasi vede lo scioglimento come uno strumento

da utilizzarsi solo ove non sia possibile instaurare un rapporto fiduciario tra il Parlamento e il

Governo).

Le camere restano in carica fino alla prima riunione delle nuove Camere per evitare un

possibile vuoto legislativo (istituto della prorogatio, da non confondere con la proroga). La

prima riunione delle nuove Camere deve avvenire entro i 20 giorni successivi alle elezioni,

che, a loro volta, devono svolgersi entro 70 giorni (e non prima di 45) dalla fine della

legislatura.

Le funzioni del Parlamento

Alle due Camere spettano la funzione legislativa, di revisione costituzionale, di indirizzo, di

controllo e di informazione nonché altre funzioni normalmente esercitate da altri poteri:

ovvero la funzione giurisdizionale e la funzione amministrativa.

Funzione legislativa

L'iter legis, ossia il procedimento che porta alla formazione di una legge, è così

schematizzabile:

iniziativa –> istruttoria -> esame –> approvazione (articolo per articolo e finale) –>

promulgazione –> pubblicazione

L'iniziativa spetta al Governo, ai singoli parlamentari(che devono presentare la proposta

di legge alla loro camera d'appartenenza), ai cittadini (che devono presentare una

proposta formulata in articoli e accompagnata dalle firme di 50.000 elettori), ai singoli

Consigli regionali e al CNEL.

L'iniziativa, una volta pervenuta ad una delle due Camere, deve essere assegnata ad

una commissione competente per materia perché svolga una preliminare attività

istruttoria (avvalendosi anche dei pareri formulati da altre commissioni, e in particolare

dalle così dette «commissioni filtro»). procedimento

A questo punto, il procedimento può seguire due strade diverse. Nel

normale la commissione competente si riunisce in sede referente e, formulata una

relazione e nominato un relatore, trasmette la competenza alla formulazione e

all'approvazione del testo all'assemblea Il tutto deve avvenire in non più di 4 mesi alla

Camera e di 2 mesi al Senato. Una volta approdato in una Camera, avviene la

discussione generale, a cui segue l'esame (e il voto) articolo per articolo, le dichiarazioni

di voto ed in ultimo la votazione generale, che normalmennte avviene e in modo palese

(il voto segreto è previsto per materie che implicano scelte dettate dalla coscienza

individuale). Se il progetto ottiene la votazione positiva di una Camera, passa all'altro

ramo del parlamento che la deve votare senza ulteriori modifiche. In caso di modifiche, il

testo ritorna all'altra Camera che lo deve riapprovare. Se il testo ripete questo

procedimento più volte si parla di "navette". Questa procedura è obbligatoria per i

disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione

legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e

procedura speciale:

consuntivi (art. 72 Cost.). In tutte le altre ipotesi, si potrà avere una la

commissione permanente potrà riunirsi in sede redigente (sarà di competenza

dell'assemblea, cioè, la sola approvazione finale) oppure deliberante o legislativa (l'intero

iter parlamentare si svolge in seno alla commissione), fatta salva in entrambi i casi la

possibilità per 1/10 dei membri della Camera che sta procedendo, 1/5 dei membri della

commissione o per il Governo di chiedere il ritorno alla procedura normale.

Procedure particolari sono previste per la conversione di decreti legge, la legge annuale

comunitaria, la legge di bilancio annuale preventivo (e relativa finanziaria), la legge

annuale di semplificazione e altre leggi di cui si decide l'urgenza.

Approvato lo stesso testo in entrambi i rami del Parlamento, questo verrà trasmesso al

Presidente della Repubblica, perché entro un mese provveda alla promulgazione, salva

la possibilità di chiedere alle Camere, con messaggio motivato, una nuova deliberazione

(ipotesi nella quale la promulgazione è atto dovuto). Una volta promulgata, la legge sarà

quindi pubblicata - a cura del Ministro della Giustizia - sulla Gazzetta Ufficiale,ed entrerà in

vigore dopo il periodo di vacatio legis (15 giorni, a meno che non sia altrimenti stabilito).

Funzione di revisione costituzionale

Oltre alle leggi ordinarie, il cui procedimento di formazione si è appena descritto, il

leggi costituzionali,

Parlamento può approvare anche ossia fonti equiparate alla

Costituzione e in grado di modificarla (fatti salvi i limiti, derivanti dalla distinzione tra potere

costituente e poteri costituiti, individuati dalla Corte costituzionale).

Dato il valore (formale ed assiologico) di queste leggi, si prescrive per esse un

di rigidità costituzionale):

procedimento aggravato (principio queste devono essere

approvate da ciascuna Camera a maggioranza assoluta dei componenti, e con due

deliberazioni tra le quali deve trascorrere un periodo non inferiore a tre mesi. Se esse, poi,

non sono approvate con la maggioranza dei 2/3(evidentemente auspicata dal

costituente), la legge può essere sottoposta a referendum confermativo, quando, entro

tre mesi dalla pubblicazione, «ne facciano domanda un quinto dei membri di una

Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali». Il primo referendum di

questo tipo si è tenuto il 7 ottobre 2001, e ha registrato la conferma - da parte del corpo

elettorale - della legge costituzionale n. 3 del 2001.

Funzione di controllo e indirizzo

Il parlamento, oltre alla funzione legislativa, esercita anche funzioni di controllo sul

Governo e funzioni di indirizzo politico.

La funzione di controllo si esplica in mozioni, risoluzioni e ordini del giorno, nonché negli

strumenti conoscitivi delle interrogazioni e delle interpellanze.

La funzione di indirizzo politico, invece, si concreta nel rapporto fiduciario che deve

sussistere tra Parlamento e Governo, oggettivizzato nella mozione di fiducia, nella

questione di fiducia e nella mozione di sfiducia (che può essere rivolta all'intero Governo

oppure anche a un singolo ministro). Altri strumenti di indirizzo politico sono le mozioni, le

risoluzioni e gli ordini del giorno di istruzione al governo.

Una profonda integrazione tra funzione legislativa, funzione di controllo e funzione di

indirizzo si registra, infine, negli atti che vengono svolti nella così detta sessione di bilancio,

e che vanno dall'approvazione DPEF del documento di programmazione economica e

finanziaria all'approvazione della legge finanziaria e dei bilanci.

Funzione di inchiesta

A norma dell'art. 82 della Costituzione, «ciascuna Camera può disporre inchieste su

materie di pubblico interesse. A tale scopo nomina fra i propri componenti una

commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La

commissione d'inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse

limitazioni dell'autorità giudiziaria». Il Parlamento, ossia, per adempiere alla sua funzione di

organo attraverso il quale si esercita in forma ordinaria la sovranità popolare, può

adottare penetranti strumenti conoscitivi e coercitivi (gli stessi poteri dell'autorità

giudiziaria) per sottoporre all'esame proprio - e di conseguenza del popolo sovrano - fatti

e argomenti su cui sia particolarmente viva l'attenzione sociale.

Camera dei deputati

Camera dei deputati Camera)

La (a volte chiamata semplicemente è uno dei due rami

che costituiscono il Parlamento italiano, insieme al Senato della Repubblica, svolgendo in

pari grado e separatamente le stesse funzioni parlamentari, secondo un sistema

bicamerale.

È composta, come stabilito dalla Costituzione, da 630 membri, che vengono detti

deputati; la carica di deputato è sempre elettiva, con suffragio universale e diretto, e ha

durata quinquennale, salvo il caso di scioglimento anticipato delle camere. A differenza

del Senato, il cui limite è di quarat'anni, può diventare deputato qualsiasi cittadino che

nel giorno dell'elezioni abbia compiuto i 25 anni.

Sede della Camera dei deputati è Palazzo Montecitorio, dove si riunisce sin dal 1871,

poco dopo lo spostamento della capitale dell'allora Regno d'Italia a Roma. Sedi

precedenti del Parlamento furono Palazzo Carignano a Torino (1848-1865) e Palazzo

Vecchio a Firenze (1865-1871). Dal 1939 al 1943, durante la dittatura fascista, la

denominazione ufficiale della Camera fu «Camera dei Fasci e delle Corporazioni».Il

Parlamento può riunirsi anche in seduta comune.

Il sistema di elezione della Camera

Secondo l'ultima legge elettorale in vigore, la Camera dei deputati è eletta con un

sistema proporzionale con doppia soglia di sbarramento; a seconda se il partito è

apparentato in una coalizione oppure se si presenta alle elezioni da solo: nel primo caso si

applica una soglia di sbarramento del 2% e nel secondo caso viene applicata una soglia

di sbarramento del 4%. In entrambi i casi se tali soglie non sono superate il partito non è

ammesso in parlamento. È previsto, tuttavia, il ripescaggio dei primi due partiti che pur

non superando tale sbarramento sono risultati i primi degli esclusi. Originariamente la

Costituzione prevedeva un numero di Deputati variabile in base alla popolazione di

ciascuna circorscrizione; in seguito il numero totale venne fissato in 630.

La prima legge elettorale, sin dalle elezioni dell'Assemblea Costituente nel 1946,

prevedeva un'elezione del Parlamento Italiano mediante ripartizione proporzionale dei

seggi, per la Camera dei deputati su base nazionale. A partire dal 1994 si passò dal

proporzionale puro a un nuovo sistema elettorale prevalentemente maggioritario (Legge

Mattarella): il 75% dei deputati (ossia 475) veniva eletto con un sistema di tipo

maggioritario: in ciascuno dei 475 collegi uninominali in cui era diviso il territorio italiano,

veniva eletto solo chi in essi raccoglieva il maggior numero di voti, mentre il restante 25%

dei seggi veniva eletto con un sistema proporzionale, corretto con un meccanismo per

favorire i partiti perdenti nei collegi uninominali, ma uno sbarramento per i partiti che non

superavano il 4% dei voti.

Nel 2006, dopo tre legislature, è stata applicata una nuova legge proporzionale, senza

possibilità di indicare preferenze fra i candidati ma solo a una lista, corretta con un premio

per la coalizione di maggioranza relativa (ottiene 340 seggi, se non riesce ad ottenerne

un numero superiore), e si è assegnato per la prima volta dei seggi per gli eletti dai

cittadini residenti all'estero.

Gli organi parlamentari

L'Ufficio di presidenza

L'Ufficio di presidenza (art. 5 e 12 regolamento interno.) è presieduto dal Presidente della

Camera dei deputati ed è composto:

Da quattro vicepresidenti, che collaborano con il Presidente e lo sostituiscono in

caso di assenza (art. 9 reg.) presiedendo a turno le sedute dell'Assemblea.

Dai tre questori.

Da almeno otto deputati segretari (art. 5 e art. 11 reg.) che in particolare

collaborano con il Presidente per assicurare la regolarità delle votazioni in

Assemblea.

Il numero dei deputati segretari può essere elevato al fine di consentire la presenza di tutti

i gruppi parlamentari nell'Ufficio di presidenza (art. 5, commi 4 e 5 reg.).

Il Collegio dei Questori

I tre deputati questori sovrintendono collegialmente al buon andamento

dell'Amministrazione, al cerimoniale, al mantenimento dell'ordine e alla sicurezza delle

sedi della Camera, secondo le disposizioni del Presidente. Essi compongono altresì il

Collegio dei Questori.

I gruppi parlamentari

Ai fini di un adeguato funzionamento della Camera, i parlamentari si ordinano secondo il

loro orientamento politico. Questi raggruppamenti prendono il nome di Gruppi

parlamentari. È previsto un gruppo misto per raccogliere i parlamentari che non riescono

a formare un gruppo di almeno venti deputati o che non si iscrivono ad alcuna

componente.

I gruppi hanno un organo direttivo ed eleggono un presidente. I presidenti dei gruppi

parlamentari si riuniscono per decidere i lavori della Camera, nella Conferenza dei

presidenti, partecipano alle consultazioni svolte dal Presidente della Repubblica in

occasione della formazione del Governo.

Vi è un orientamento al voto negli appartenenti al gruppo; in casi rilevanti, coloro che si

dissociano, possono venire espulsi e finire così nel gruppo misto.

La Conferenza dei Presidenti di gruppo

La Conferenza dei Presidenti di gruppo è presieduta dal Presidente della Camera e

costituita dai presidenti dei gruppi Parlamentari. Il Governo è sempre informato delle

riunioni della Conferenza per farvi intervenire un proprio rappresentante. Alla Conferenza

spetta la programmazione dei lavori della Camera, attraverso la definizione del

programma e del calendario dei lavori dell’Assemblea (articoli 23 e 24 del Regolamento

Interno). L'Assemblea

L'Assemblea è costituita da tutti i deputati riuniti in seduta a Montecitorio, che organizzano

il proprio lavoro secondo un calendario costituito da ordini del giorno. Alle riunioni

dell'Assemblea partecipa anche il Governo con i suoi ministri.

Le Commissioni permanenti

La Camera ha istituito 14 Commissioni permanenti. Questi i loro campi d'azione: affari

costituzionali, giustizia, affari esteri, difesa, bilancio, finanze e tesoro, cultura e istruzione,

ambiente, trasporti e telecomunicazioni, attività produttive, lavoro, affari sociali,

agricoltura, Unione europea.

Le Commissioni speciali

Due sono, invece, le Commissioni speciali: una si occupa dell'esame dei disegni di legge

di conversione, l'altra è un giurì d'onore che valuta la fondatezza delle accuse nel caso in

cui un deputato si senta leso nella sua onorabilità da accuse mossegli nel corso di una

discussione parlamentare.

Le Giunte

Tre sono le Giunte operative presso la Camera: la Giunta per il regolamento, la Giunta per

le elezioni, la Giunta per le autorizzazioni.

Il Comitato per la legislazione

Comitato per la legislazione

Il è un organo della Camera dei deputati, istituito nel 1997

con la modifica del Regolamento della Camera.

È composto da 10 deputati (fino al 1999 erano 8) scelti dal Presidente della Camera in

eguale numero fra i membri della maggioranza e dell'opposizione. La presidenza è a

rotazione, ogni mandato dura sei mesi. L'organo risulta quindi sottratto dal criterio

maggioritario e risulta avere una funzione non politica ma tecnica.

Esprime pareri sulla qualità dei testi, con riguardo alla loro omogeneità, alla semplicità,

chiarezza e proprietà della loro formulazione, nonché all'efficacia di essi per la

semplificazione e il riordinamento della legislazione vigente (art. 16 bis del citato

regolamento).

Devono essere affidati al Comitato tutti i decreti legge presentati dal Governo e i progetti

di legge che contengono norme di delegazione legislativa o di delegificazione. Inoltre su

richiesta di almento un quinto dei membri di una commissione parlamentare, il Comitato

esprima un parere su un progetto di legge sotto esame.

Le Commissioni d'inchiesta

Si possono formare Commissioni d'inchiesta con il compito di indagare su avvenimenti che

non risultano chiari di particolare importanza per la vita dello Stato. Il più delle volte si

formano in maniera bicamerale, cioè composte sia da senatori che da deputati.

Queste funzioni, previste dall'art. 82 della Costituzione, sono svolte con gli stessi poteri dei

giudici penali, ma privi della possibilità di formulare una condanna verso qualcuno. Alla

fine dei lavori presenteranno una relazione al Parlamento, il quale potrà occuparsi di

prendere le misure legislative che riterrà opportune oppure di rimuovere ministri che

hanno agito scorrettamente.

Un esempio è la «Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della criminalità

organizzata», istituita per la lotta alla mafia.

Le Commissioni bicamerali

Le Commissioni miste sono composte collegialmente da deputati e senatori.

Senato della Repubblica

Senato della Repubblica Italiana

Il è uno dei due rami che costituiscono il Parlamento

della Repubblica Italiana.

È composto, come richiesto dalla Costituzione, da 315 membri che vengono detti senatori

(abbreviazione: "sen."); la carica di senatore è elettiva, con durata quinquennale (salvo

scioglimenti anticipati eccezionali), ma può essere anche assegnata "a vita".

Sede del Senato è Palazzo Madama, a Roma, dove si riunisce sin dal 1871, poco dopo lo

spostamento della capitale dell'allora Regno d'Italia a Roma. Sedi precedenti del Senato

furono Palazzo Madama a Torino (1861-1865) e Palazzo della Signoria a Firenze (1865-

1871).

Il Parlamento può riunirsi anche in seduta comune; in questi casi si riunisce alla Camera

dei Deputati a Palazzo Montecitorio.

Il sistema di elezione del Senato

Secondo gli articoli 57 e 58 della Costituzione, il Senato della Repubblica è eletto su base

regionale. I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno

superato il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno

compiuto il quarantesimo anno.

Nella sua prima stesura, la Costituzione prevedeva un numero variabile di senatori in base

alla popolazione di ciascuna Regione; in seguito il numero dei Senatori elettivi venne

fissato a 315.

I seggi vengono divisi tra le Regioni in base alla popolazione corrispondente, prevedendo

che alla Valle d'Aosta spetti 1 senatore, al Molise 2, e a ciascuna delle restati Regioni un

numero non inferiore a 7. Per la Circoscrizione Estero (nella quale sono iscritti i cittadini

residenti all'estero) sono riservati 6 seggi.

La prima legge elettorale del dopoguerra, come per la Camera dei Deputati, prevedeva

una ripartizione dei seggi entro ciascuna Regione in senso proporzionale.

A partire dal 1994 era stato introdotto un nuovo sistema elettorale per la proclamazione

dei senatori. È entrato in vigore, con la nuova legge elettorale, il cosiddetto periodo della

Seconda Repubblica, che comportava una sostanziale abolizione del sistema

proporzionale "puro" in vigore sino a quel momento. 232 senatori venivano eletti con un

sistema di tipo maggioritario: in ciascuno dei 232 collegi in cui veniva diviso il territorio

italiano, si presentano dei candidati (con delle liste collegate) e viene eletto chi raccoglie

il maggior numero di voti. Questo sistema costituisce il fondamento del bipolarismo:

generalmente, infatti, nei collegi si presenta un candidato del centrosinistra e uno del

centrodestra, in aggiunta ad altri eventuali candidati di partiti minori. I restanti 83 senatori

venivano eletti con un sistema di tipo proporzionale; questi seggi, già attribuiti in numero

fisso alle 20 regioni italiane, venivano distribuiti tra le liste cui erano collegati i perdenti nei

collegi uninominali della Regione in proporzione alla somma dei voti di questi ultimi (i voti

raccolti dai vincitori dei collegi non venivano conteggiati).

Nel 2005 è stata introdotta una nuova legge elettorale, che prevede una ripartizione

proporzionale dei seggi all'interno delle Regioni, più un premio per la lista di maggioranza

relativa. Le singole liste possono coalizzarsi per raggiungere il cosiddetto premio di

maggioranza: alla coalizione che risulti di maggioranza relativa all'interno di ciascuna

Regione viene attribuito un numero di senatori pari ad almeno il 55% a meno che non le

spetti comunque una quota superiore.

Per l'attribuzione dei seggi sono previsti uno sbarramento del 20% dei voti per le coalizioni

e uno dell'8% per i partiti non coalizzati (o facenti parte di coalizioni che non raggiungano

il 20%). All'interno delle coalizioni i voti sono ripartiti tra le liste aventi raggiunto almeno il 3%

dei voti.

Tali sbarramenti sono solo teorici, in quanto l'esiguo numero di seggi per ciascuna

circoscrizione pone di fatto il limite per l'accesso alla rappresentanza ben più in alto.

I senatori a vita

Diventano "senatore a vita" tutti i Presidenti della Repubblica Italiana, una volta

terminato il proprio mandato.

Il Presidente della Repubblica nomina "senatore a vita" personalità che hanno reso

lustro alla Nazione per alti meriti nei campi sociale, scientifico, artistico e letterario.

Queste personalità vengono individuate e nominate dal Presidente della

Repubblica e non possono superare il numero di cinque (secondo una

interpretazione della Costituzione non condivisa da tutti i Presidenti della

Repubblica).

senatore a vita

La carica di è una carica cui accedono di diritto, salvo rinuncia, gli ex

Presidenti della Repubblica (art. 59, comma 1 della Costituzione) e i cittadini nominati dal

Presidente della Repubblica per aver "illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo

sociale, scientifico, artistico e letterario" (art. 59, comma 2 Cost.).

In dottrina si è posto il problema se il limite di cinque senatori a vita per merito fissato dal

già citato art. 59 comma 2 sia da intendersi come limite massimo di nomine a disposizione

di ciascun Presidente oppure limite massimo di senatori a vita presenti in Senato. Il

Presidente Pertini ha seguito la prima interpretazione nominando altri due senatori a vita,

che arrivarono ad essere quindi complessivamente sette. Il suo successore Cossiga ha

seguito la medesima interpretazione, nominando altri cinque senatori a vita. Il presidente

Scalfaro non ha nominato alcun senatore durante il suo mandato, mentre Ciampi ne ha

nominati 5. Napolitano, per ora, non ha effettuato alcuna nomina.

Gli organi parlamentari

Il Consiglio di Presidenza

Il Consiglio di Presidenza costituisce il vertice amministrativo del Senato. È composto dal

presidente, che lo presiede, e da:

vicepresidenti

questori

segretari

Il Collegio dei Questori

I tre senatori questori sovrintendono collegialmente al buon andamento

dell'Amministrazione, al cerimoniale, al mantenimento dell'ordine e alla sicurezza delle

sedi del Senato, secondo le disposizioni del Presidente. Essi compongono altresì il Collegio

dei Questori. I gruppi parlamentari

I senatori si organizzano in Gruppi Parlamentari a seconda dello schieramento politico di

appartenenza. È previsto un gruppo misto per quei senatori le cui formazioni non

raggiungono la consistenza di almeno 10 parlamentari, e i senatori non iscritti ad alcuna

componente.

La Conferenza dei Capigruppo

La Conferenza dei Capigruppo è presieduta dal Presidente della Camera e costituita dai

presidenti dei gruppi parlamentari. Il Governo è sempre informato delle riunioni della

Conferenza per farvi intervenire un proprio rappresentante.

L'Assemblea

L'Assemblea è costituita da tutti i senatori riuniti in seduta a Palazzo Madama, che

organizzano il proprio lavoro secondo un calendario costituito da ordini del giorno.

Commissioni e Giunte

Sono organi collegiali, costituite da senatori per attingere informazioni o indagare su

indirizzi specifici.

XV Legislatura Commissioni permanenti:

Attualmente ( ) operano le seguenti

1ª Affari costituzionali

2ª Giustizia

3ª Affari esteri, emigrazione

4ª Difesa

5ª Bilancio

6ª Finanze e tesoro

7ª Istruzione pubblica, beni culturali

8ª Lavori pubblici, comunicazioni

9ª Agricoltura e produzione agroalimentare

10ª Industria, commercio, turismo

11ª Lavoro, previdenza sociale

12ª Igiene e sanità

13ª Territorio, ambiente, beni ambientali

14ª Politiche dell'Unione europea

Giunte:

e le seguenti

Giunta Regolamento

Giunta elezioni e immunità parlamentari

Commissione biblioteca e archivio storico

Le Commissioni miste

Le Commissioni miste sono composte collegialmente da senatori e deputati.

Elezione del Presidente del Senato

All'apertura di una nuova legislatura il Presidente Provvisorio del Senato è il senatore più

anziano. In fase di elezione del nuovo Presidente i sei senatori più giovani fungono da

Segretari.

L'elezione del Presidente del Senato comporta al massimo quattro scrutini di votazioni a

scrutinio segreto da effetturasi in due giorni differenti.

Nelle prime due votazioni, per essere eletti, è necessario raggiungere il quorum della

maggioranza assoluta dei componenti del Senato (315 senatori più quelli a vita). Nello

scrutinio successivo, che viene effettuato il giorno successivo le prime due votazioni, è

necessario raggiungere la maggioranza dei voti dei presenti conteggiando anche le

schede bianche. Nel caso non si sia ancora riusciti a eleggere un Presidente si procede

alla quarta, ed ultima votazione che consiste in un ballotaggio tra i due candidati che

precedentemente hanno ottenuto più voti. Viene eletto chi riceve la maggioranza

relativa dei voti; in caso di parità tra i due è eletto il più anziano.

Verso un Senato federale

Dopo la bocciatura referendaria della riforma costituzionale della Casa delle Libertà (che

prevedeva l'istituzione di un nuovo Senato con l'aggettivo "federale" ma che,

sostanzialmente, lasciava le cose come stanno), l'Unione ha in cantiere una revisione del

bicameralismo volta a sostituire l'attuale camera alta italiana con un Senato federale

composto di membri nominati direttamente dalle Regioni, sul modello del Bundesrat

tedesco.

Legislature della Repubblica Italiana Legislatura

Nell'ordinamento costituzionale italiano, viene chiamato il periodo in cui

rimangono in carica gli eletti alla Camera e al Senato in seguito alle elezioni politiche.

Presidente della Repubblica Italiana

Presidente della Repubblica Italiana,

Il come stabilito dalla Costituzione, è il capo dello

Stato e rappresenta l'unità nazionale. Viene eletto dal Parlamento e dura in carica sette

anni.

La Costituzione stabilisce che può essere eletto ogni cittadino italiano che abbia

compiuto i cinquanta anni di età e che goda dei diritti civili e politici.

Il Presidente risiede a Roma presso il Palazzo del Quirinale[1]

L'attuale Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano, undicesimo ad assumere tale

ruolo.

Elezione

Viene eletto da un apposito corpo elettorale formato dal Parlamento riunito in seduta

comune insieme a tre delegati per ciascuna regione (uno solo per la Valle d'Aosta) eletti,

in modo da garantire la rappresentanza delle minoranze, dai Consigli Regionali che ne

scelgono due tra la maggioranza ed uno tra le minoranze. Per garantire un consenso il più

possibile esteso intorno ad una istituzione di garanzia, nelle prime tre votazioni è

necessaria l'approvazione dei 2/3 dell'assemblea; per le votazioni successive è sufficiente

la maggioranza assoluta (il 50% più uno degli aventi diritto al voto). La carica dura sette

anni; ciò impedisce che un presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, che

hanno mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici

con l'organo che lo vota.

La sede per la votazione è quella della Camera dei deputati. Il Presidente entra in carica

dopo aver prestato giuramento al Parlamento al quale si rivolge tramite un messaggio

presidenziale.

Il ruolo del Presidente

La Costituzione esplicita tutti i compiti e i poteri del Presidente della Repubblica, che in

dettaglio sono:

in relazione alla rappresentanza esterna:

accreditare e ricevere funzionari diplomatici;

ratificare i trattati internazionali, su autorizzazione delle Camere;

effettuare visite ufficiali all'estero, accompagnato da un esponente del Governo;

dichiarare lo stato di guerra, deliberato dalle Camere;

in relazione all'esercizio delle funzioni parlamentari:

nominare fino a cinque Senatori a vita;

inviare messaggi alle Camere, convocarle in via straordinaria, scioglierle salvo che

negli ultimi sei mesi di mandato (semestre bianco), a meno che non coincidano in

tutto o in parte con gli ultimi sei mesi di legislatura;

indire le elezioni e fissare la prima riunione delle nuove Camere;

in relazione alla funzione legislativa:

autorizzare la presentazione in Parlamento dei disegni di legge governativi;

promulgare le leggi approvate in Parlamento,

rinviare alle Camere con messaggio motivato le leggi approvate e chiedere una

nuova deliberazione (essendo obbligato a promulgare se questa viene effettuata

senza modifiche del testo);

in relazione all'esercizio della sovranità popolare:

indire i referendum e in caso di esito favorevole dichiarare l'abrogazione della legge ad

esso sottoposta;

in relazione alla funzione esecutiva e di indirizzo politico:

nominare dopo opportune consultazioni il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su sua

proposta, i ministri;

accogliere il giuramento del Governo e le eventuali dimissioni;

emanare i decreti-legge, gli atti amministrativi e i regolamenti del Governo;

nominare alcuni funzionari statali di alto grado;

presiedere il Consiglio Supremo della Difesa (CSD) e detenere il comando delle

forze armate;

decretare lo scioglimento di consigli regionali e la rimozione di presidenti di

Regione;

in relazione all'esercizio della giurisdizione:

presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM);

nominare un terzo dei componenti della Corte Costituzionale;

concedere la grazia e commutare le pene.

Conferisce inoltre le onorificenze della Repubblica Italiana tramite decreto presidenziale.

La Costituzione (art. 89) prevede che ogni atto presidenziale per essere valido debba

essere controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità, e richiede

la controfirma anche del presidente del Consiglio dei ministri per ogni atto che ha valore

legislativo o nei casi in cui ciò viene previsto dalla legge (come avviene ad esempio per

la nomina dei giudici costituzionali). Come stabilisce l'art. 90 della Costituzione, il

presidente non è responsabile per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne

per alto tradimento o per attentato alla Costituzione, per cui può essere messo sotto

accusa dal Parlemento. L'assenza di responsabilità, principo che discende

dall'irresponsabilità regia nata con le monarchie costituzionali, gli consente di poter

adempiere alle sue funzioni di garante delle istituzioni stando al di sopra delle parti. La

controfirma del ministro evita che si crei una situazioni in cui un potere non sia soggetto a

responsabilità: il ministro che partecipa firmando all'atto del Presidente potrebbe essere

chiamato a risponderne davanti al Parlamento o davanti ai giudici se l'atto costitusce un

illecito.

La controfirma assume diversi significati a secondo che l'atto del Presidente della

Repubblica sia sostanzialmente presidenziale ovvero derivi dai "poteri propri" del

Presidente, che non necessitano della "proposta" di un ministro, oppure sostanzialmente

governativi, come si verifica la maggior parte delle volte. Nel primo caso il ministro

firmando non ha motivo di opporsi alla decisione del capo dello Stato, nel secondo, il

Presidente, non avendo obiezioni insormontabili di legittimità e di merito, si limita ad

accettare la loro proposta.

Questioni in dottrina nascono in merito alla distinzione tra atti sostanzialmente

presidenziali, atti formalmente presidenziali ma in realtà sostanzialmente governativi, ed

atti complessi. Un vero e proprio conflitto si è creato in merito alla titolarità del potere di

grazia ed al ruolo del Ministro della Giustizia, tra l'allora Presidente della Repubblica Carlo

Azeglio Ciampi e l'ex Guardasigilli Castelli: la Corte Costituzionale nel maggio 2006 ha

stabilito che il potere di concedere la Grazia è di prerogativa presidenziale e che il

ministro della Giustizia è tenuto a controfirmare il decreto di concessione, pur

mantenendo questi un controllo sul requisito delle "ragioni umanitarie" per la concessione

della grazia.

Nella prassi ogni presidente ha interpretato in modo diverso il proprio ruolo e la propria

sfera di influenza, con maggiore o minore attivismo; in generale la potenziale rilevanza

delle prerogative ad essi conferite è emersa soprattutto nei momenti di crisi dei partiti e

delle maggioranze di governo, rimanendo più in ombra nelle fasi di stabilità politica.

Gli unici "atti" che il presidente può compiere senza l'obbligo di controfirma sono gli atti

che il Presidente compie nell'esercizio delle funzioni di presidenza del CSM e del CSD, e le

dichiarazioni informali (o esternazioni).

Mandato Presidenziale

Oltre che alla naturale scadenza, il mandato può essere interrotto per:

dimissioni volontarie;

morte;

impedimento permanente, dovuto a gravi malattie;

destituzione, nel caso di giudizio sulla messa in stato d'accusa per reati di alto

tradimento e attentato alla Costituzione.

decadenza, per il venir meno di uno dei requisiti di eleggibilità.

In caso di impedimento temporaneo, dovuto a motivi transitori di salute o a viaggi

all'Estero, le funzioni vengono assunte temporaneamente dal Presidente del Senato

(supplenza)

Gli ex presidenti della Repubblica prendono il nome di Presidenti emeriti della Repubblica

e assumono di diritto la carica di Senatore a vita.

Responsabilità

Al fine di garantire la sua autonomia e libertà, è riconosciuta al Presidente della

Repubblica l'irresponsabilità per qualsiasi atto compiuto nell'esercizio delle sue funzioni. Le

uniche eccezioni a questo principio si configurano nel caso che abbia commesso due

reati esplicitamente stabiliti dalla Costituzione: l'alto tradimento (cioè la collusione con

Stati esteri) o l'attentato alla Costituzione (cioè una violazione delle norme costituzionali

tale da stravolgere i caratteri essenziali dell'ordinamento al fine di sovvertirlo con metodi

non consentiti dalla Costituzione).

In tali casi il Presidente viene messo in stato di accusa dal Parlamento riunito in seduta

comune con deliberazione adottata a maggioranza assoluta e viene giudicato dalla

Corte Costituzionale (integrata da 16 membri esterni) che nel frattempo ha la facoltà di

sospenderlo in via cautelare. Nella storia repubblicana si è giunti in un solo caso alla

richiesta di messa in stato d'accusa, nel dicembre '91 contro il Presidente Cossiga; il caso si

chiuse con la dichiarazione di manifesta infondatezza delle accuse da parte del

Comitato Parlamentare, peraltro giunta quando il settennato si era già concluso.

Per i reati commessi al di fuori dello svolgimento delle sue funzioni istituzionali il Presidente è

responsabile come qualsiasi cittadino. In concreto, però, la dottrina dominante ritiene

esista improcedibilità in ambito penale nei confronti del Presidente durante il suo

mandato; nel caso del presidente Oscar Luigi Scalfaro (sotto accusa per peculato), di

fronte al suo rifiuto di dimettersi e alla mancanza di iniziative da parte del parlamento, il

processo fu dichiarato improcedibile.[citazione necessaria] Il Capo dello Stato/Presidente

della Repubblica può dar vita ad illeciti compiuti al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni,

ed in questi casi varrà l'ordinaria responsabilità giuridica. In particolare , se è difficile

immaginare un vero e proprio illecito amministrativo (coincidente con un reato

funzionale), non si può invece escludere che il Presidente sia chiamato, sul piano civile, a

risarcire un danno, ad esempio per un incidente stradale.

Secondo parte della dottrina, non sarebbe accettabile la tesi (rigettata a suo tempo in

Assemblea Costituente da Umberto Elia Terracini) che egli risponda di eventuali

comportamenti criminosi solo alla fine del settennato: si dimetta o meno, egli deve

rispondere subito per i reati di cui è accusato, pena l'ammissione di un privilegio che

romperebbe con gli artt. 3 e 112 della Costituzione. Altra autorevole dottrina è favorevole

al giudizio alla fine del settennato (sempre che nel frattempo non siano decorsi i termini di

prescrizione), non escludendo le dimissioni del Capo dello Stato, sia pur solo qualora il

reato commesso sia particolarmente grave. Questa incertezza si è cercata di ripararla

con il c.d. "lodo Schifani" disponendo che il Presidente della Repubblica, del Consiglio,

della Camera, del Senato e della Corte Costituzionale non potevano essere sottoposti a

procedimenti penali , per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione

della carica o della funzione , fino alla cessazione delle medesime. Ne discendeva la

sospensione dei relativi processi penali in corso in ogni fase, stato o grado. Legge , la 140

del 2003 che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima, almeno in questa parte, per

violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.

Il Presidente della Repubblica può dar vita ad illeciti anche nell'esercizio delle sue funzioni.

In tal caso, stando alla lettera della Costituzione, il Presidente della repubblica sarebbe

irresponsabile, tranne appunto che per Attentato alla Costituzione e Alto Tradimento.

Ma nella realtà le cose sono diverse, dovendosi distinguere almeno quattro diverse ipotesi

di patologie comportamentali e tre tipi di responsabilità.

Comportamenti discutibili, o istituzionalmente inopportuni o comunque reputati

scorretti sul piano dei rapporti politici. Il tal caso le sue azioni, pur formalmente

legittime, potrebbero ingenerare la sensazione di un tentativo di modificare la

Carta costituzionale contra constitutionem. Questo determinerebbe una

responsabilità politico-costituzionale, che sarebbe idonea a determinarne le

dimissioni, sotto pressanti influenze politiche.

Comportamenti penalmente rilevanti, sempre compiuti nell'esercizio delle sue

funzioni, diversi però dall'attentato alla costituzione o dall'alto tradimento. Si

tratterebbe di crimini comuni e, configurandosi una semplice violazione della

Costituzione, realizzata attraverso meri atti incostituzionali, che comportano una

mera responsabilità giuridico-costituzionale, discendeebbe l'obbligo di immediate

dimissioni.

Comportamenti invasivi o menomativi di altro potere dello Stato, risolvibili attraverso

l'esperimento di un conflitto di attribuzioni dinanzi alla Corte costituzionale.

Comportamenti caratterizzati da dolo specifico (consapevolezza del danno che si

vuole arrecare con quel comportamento), che sarebbero anti-costituzionali,

determinerebbero una responsabilità giuridico-penale costituzionale del Presidente

della repubblica, necessariamente soggetto al giudizio d'accusa della Corte.

Governo italiano

governo

Il in Italia è un organo collegiale composto dal Presidente del Consiglio e dai

Ministri, che insieme formano il Consiglio dei Ministri; spetta a questo il potere esecutivo.

Il Governo è un Organo Costituzionale in quanto previsto dalla Costituzione italiana negli

articoli 92, 93, 94, 95 e 96 ed ha la sua sede ufficiale a Palazzo Chigi in Piazza Colonna a

Roma.

Nomina

Il Presidente del Consiglio dei ministri è nominato dal Presidente della Repubblica. Anche i

Ministri, indicati dal Presidente del Consiglio, sono nominati dal Presidente della

Repubblica.

Ottenuta la nomina, il governo giura nella mani del Presidente della Repubblica e

successivamente si reca in entrambe le camere del Parlamento per ottenerne la fiducia,

tramite una votazione effettuata per appello nominale dei rappresentati eletti.

Il governo deve ottenere la fiducia del Parlamento entro dieci giorni dalla nomina.

Funzioni

Il governo è l'organo situato a vertice dell'amministrazione dello Stato. Esercita l'iniziativa

legislativa (art. 71 cost.), può richiedere il passaggio in aula (e non in commissione) di

proposte di legge (art. 72 cost.), emana leggi delegate (art. 76) e decreti legge (art. 77)

nelle forme e con i limiti determinati dalla Costituzione e dalle Leggi ordinarie, presenta

annualmente alle Camere, che lo devono approvare, il rendiconto dello Stato (art. 81

cost.), solleva la questione di legittimità rispetto le leggi regionali (art. 123 cost. e art. 127

cost.) nel caso ritenga che il consiglio abbia ecceduto nelle sue competenze.

Attività del consiglio

Il Presidente del consiglio dirige l'attività generale del governo, coordina l'attività del

Consiglio dei Ministri, dovendone anche mantere l'indirizzo politico ed amministrativo.

I ministri partecipano all'attività di governo, sia collegialmente per gli atti generali

demandati al Consiglio dei Ministri, sia singolarmente per gli atti svolti dai Ministeri.

Responsabilità

Il Presidente del Consiglio dei ministri è responsabile della politica generale del governo, i

ministri lo sono collegialmente per gli atti del Consiglio e individuamente per gli atti dei

propri dicasteri.

Eleggibilità

I ministri possono essere indicati dal Presidente del Consiglio anche tra persone al di fuori

dei membri del Parlamento (art. 64 cost.). In questo caso hanno comunque diritto a

partecipare alle sedute del Parlamento, diritto che si tramuta in obbligo se richiesto dai

membri del Parlamento. Consiglio dei Ministri

Consiglio dei Ministri

Il è l'organo di coordinamento del Governo italiano, guidato da un

suo Presidente.

Origine Storica

L'origine del Consiglio dei Ministri italiano risale al 1848, anno di emanazione dello Statuto

Albertino nell'ordinamento del Regno di Sardegna. In realtà la lettera di questa carta

costituzionale, che sarebbe in seguito diventata la Costituzione del Regno d'Italia, non

prevedeva la riunione collegiale dei singoli ministri, ma semplicemente l'esistenza di questi

ultimi come capi di dicastero, responsabili del loro operato. Il Consiglio dei Ministri si è

quindi formato in modo consuetudinario, data la necessità di incontro e di progettazione

politica del Governo; allo stesso modo la figura del Presidente del Consiglio è emersa

nell'esigenza di coordinare l'attività di ogni ministro.

Disciplina

Attualmente il Consiglio dei Ministri è disciplinato dalla Costituzione (Articoli 92 e seguenti)

e dalla legge 23 agosto 1988, n.400 ("Disciplina dell'attività di Governo e dell'ordinamento

della Presidenza del Consiglio dei Ministri").

Composizione

Esso è costituito dal Presidente e dai Ministri.

Il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica, che

conferisce il titolo in seguito a consultazioni parlamentari e tenuto conto della

maggioranza parlamentare.

I Ministri vengono nominati sempre dal Presidente della Repubblica, ma su esplicita

indicazione del Presidente del Consiglio, che affida loro altresì un apposito incarico.

Tutti i componenti del Consiglio dei Ministri, prima di assumere le funzioni, prestano

giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Rapporti con gli altri organi supremi dello Stato

Il Consiglio dei Ministri, in una forma di governo parlamentare quale l'italiana, è il

principale detentore del potere esecutivo, cioè il potere di rendere concreto un

determinato indirizzo politico.

Parlamento, rapporto di fiducia

Nei confronti del cruciale è il che si instaura tra i

due organi. Perché il CdM e il suo Presidente siano legittimati ad operare è

necessario il sostegno politico di entrambi i rami del Parlamento. È nel rapporto di

fiducia il fulcro di una forma di governo parlamentare, perché il Governo in tal

modo si "responsabilizza" nei confronti delle Camere.

Presidente della Repubblica

Il ha il potere di nomina del Presidente del Consiglio e

dei suoi Ministri.

Magistratura ordinaria

La è organizzata dal punto di vista strutturale dal Ministero

della Giustizia. Rimane fermo e necessario il carattere di indipendenza che gli

organi giudiziari devono avere nei confronti degli altri organi dello stato.

I membri del CdM, anche se cessati dalla loro carica, sono sottoposto, per i reati

commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione

di una delle Camere. (Art.96 Costituzione).

Funzioni

Essendo l'organo principale del potere esecutivo, il CdM ha come principale scopo

l'attuazione di una determinata politica nazionale. Gli strumenti previsti dalla Costituzione

con i quali questa viene portata avanti sono:

L'iniziativa legislativa

Il CdM ha il potere di presentare disegni di legge in seno alle due Camere.

Il potere di decretazione

Il CdM può emanare due diversi tipi di decreti con forza di legge (cioè con un valore

gerarchico normativo pariordinato alla legge). Questi sono il Decreto legge e il Decreto

legislativo. Un ampio utilizzo della decretazione fa translare il potere legislativo dal

Parlamento al CdM.

Il potere regolamentare

I Ministri possono essere intesi in due modi diversi e coesistenti. Essi sono politicamente le

figure supreme del potere esecutivo appoggiate dalla maggioranza parlamentare, ma

sono anche i capi dell'amministrazione dello Stato, di quell'attività, cioè, che

concretamente dà attuazione ad un indirizzo politico. Come amministrazione il CdM e i

regolamenti,

singoli ministri possono emanare dei atti normativi di rango secondario

(disciplinati dalla legge n.400 del 1988). Ciò vuol dire che i regolamenti contrastanti con

un atto avente forza di legge (legge ordinaria, decreto legge, decreto legislativo) sono

illegittimi e quindi possono essere disapplicati dal giudice ordinario ed annullati dal

giudice amministrativo.

Compiti del Presidente e dei Ministri

Il Presidente dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene

l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività

dei ministri.

I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e

individualmente degli atti dei loro dicasteri.

Presidente del Consiglio dei ministri

Presidente del Consiglio dei ministri

In Italia, il è colui che dirige, promuove e coordina la

politica generale del Governo ed è considerato la quarta o la quinta carica dello Stato

per importanza, sebbene non sia mai stata definita ufficialmente una gerarchia.

La Presidenza del Consiglio dei ministri è un organo costituzionale in quanto previsto dalla

Costituzione italiana negli articoli 92, 93, 94, 95 e 96. L'attuale Presidente del Consiglio dei

ministri è Romano Prodi.

Nomina

Il Presidente del Consiglio dei ministri è nominato dal Presidente della Repubblica.

Funzioni

Oltre a quelle attribuitegli in quanto membro del Governo (vedi la relativa sezione in

Governo italiano), il Presidente del Consiglio indica al Presidente della Repubblica la lista

dei ministri per la nomina e controfirma tutti gli atti aventi valore di legge dopo che sono

stati firmati dal Presidente della Repubblica. Dirige e promuove l'attivita' dei ministri,dirige

la politica generale del governo e ne è responsabile.art 95cost.

Evoluzione

La Costituzione, all'articolo 95, stabilisce che il Presidente del Consiglio dei ministri

promuove e coordina l'attività dei ministri: questo potere di coordinamento dei ministri è

stato di intensità molto variabile nella storia dello Stato italiano, in quanto fortemente

condizionato dal peso dei singoli ministri e quindi dei partiti dei quali essi erano

l'espressione.

Spesso l'attività dei presidenti del Consiglio è stata più quella di mediazione fra i partiti

della maggioranza, che quella di direzione dell'attività del Governo. Il suo potere di

indirizzo, inoltre, è limitato in quanto non ha - almeno formalmente - il potere di revocare i

ministri con i quali si trova in disaccordo; la prassi del "rimpasto" o quella più rara del voto

di sfiducia individuale da parte del Parlamento possono essere considerate dei surrogati

alla mancanza formale di questo potere.

L'affermarsi di un nuovo modo di fare politica, secondo alcuni sempre più legato alle

capacità mediatiche dei politici, l'indicazione del futuro presidente del consiglio da parte

delle coalizioni prima delle elezioni, il bipolarismo, hanno fatto sì che il presidente del

consiglio abbia, nei fatti, acquisito una maggiore capacità decisionale e direttiva, con

maggiore peso all'interno delle dinamiche del governo, la qual cosa rappresenta una

novità significativa per il sistema politico italiano.

Ministero

Ministero Dicastero)

Un (anche detto è un importante organo amministrativo dello Stato

che è distinto da una specifica competenza ed ha una struttura molto complessa.

Struttura dei ministeri

La struttura è costituita dai seguenti organi ed uffici:

Ministro;

Sottosegretario;

Gabinetto del ministro;

Consiglio di amministrazione;

Segretario generale;

Dipartimento, direzione generale, divisione.

Ministro

Il ministro (dal latino "minister" [minus] che significa "servo", ovvero, servitore dello Stato per

quel determinato ambito) è il capo del ministero ed è membro del corpo politico.

Propone al Consiglio dei ministri la nomina dei dirigenti con funzioni generali, dirige

l'azione amministrativa e adotta le decisioni di maggiore importanza.

Vi sono anche ministri detti "senza portafoglio", perché, avendo funzioni di minima

complessità operativa, non sono, di regola, a capo di un ministero (ad esempio, il Ministro

per i rapporti con il Parlamento).

Sottosegretario

Anch'egli è prescelto nell'ambito del corpo politico e si chiama così perché il ministro è

segretario di Stato. Esso è, però, organo ausiliario, non vicario del ministro: cioè aiuta il

ministro, ma non agisce in sua vece. Al sottosegretario (o ai sottosegretari, perché ce n'è

più di uno per ministero, anche se il loro numero è variabile) non spettano competenze

proprie, ma solo quelle che vengono loro delegate dal ministro. Se a un sottosegretario

sono conferite deleghe relative all'intera area di competenza di una o più strutture

dipartimentali, può essergli attribuito il titolo di vice-ministro.

Gabinetto del ministro

È composto dal capo di gabinetto, dall'ufficio legislativo e dalla segreteria particolare,

ognuno con un suo capo. Col variare dei Governi (ministri e, di conseguenza,

sottosegretari) variano anche i componenti del gabinetto. Il gabinetto ha funzioni di

ausilio del ministro e di coordinamento.

Consiglio di amministrazione

Presieduto dal ministro e composto dei direttori generali e di rappresentanti eletti dal

personale, ha una struttura stabile e compiti che riguardano l'organizzazione del lavoro

nel ministero.

Segretario generale

È presente solo in alcuni ministeri (ad esempio, Ministero degli affari esteri) e ha compiti di

coordinamento.

Dipartimento, direzione generale, divisione

Sono le articolazioni organizzative interne del ministero. Ve ne sono diverse in ogni

ministero. Il dipartimento è la struttura di primo livello costituita per l'esercizio organico e

integrato delle funzioni del ministero, dalla quale dipende la direzione generale; in alcuni

ministeri, tuttavia, non ci sono dipartimenti, sicché la ripartizione di primo livello è la

direzione generale. Le divisioni, invece, sono la struttura di base.

Riforme dell'ordinamento dei ministeri

Riforma del 1999

Con il decreto legislativo n.300/1999 l'ordinamento dei ministeri è stato assoggettato ad

una profonda riforma. Tale provvedimento ha delineato un nuovo assetto

dell'organizzazione ministeriale, muovendo in tre diverse direzioni.

Innanzitutto, è stata operata una riduzione degli apparati ministeriali: i ministeri da 18 sono

divenuti 12; sono state limitate le singole unità di comando, identificandole con precisione

(segretariati generali, dipartimenti, direzioni generali); il personale è stato raggruppato in

un ruolo unico, in modo da assicurarne la mobilità; si è sancito il principio della flessibilità

nell'organizzazione, stabilendo — salvo che per quanto attiene al numero, alla

denominazione, alle funzioni dei ministeri ed al numero delle loro unità di comando — una

ampia delegificazione in materia.

In secondo luogo, in un'ottica policentrista, sono state istituite dodici agenzie

amministrative indipendenti, con funzioni tecnico-operative che richiedono particolari

professionalità e conoscenze specialistiche, nonché specifiche modalità di organizzazione

del lavoro.

In terzo luogo, si è provveduto alla concentrazione degli uffici periferici

dell'amministrazione statale.

Riforma del 2001

Con il decreto legge n. 217/2001, convertito nella legge n. 317/2001, il numero dei ministeri

è stato aumentato a 14. Sulla base del nuovo assetto i ministeri possono suddividersi nei

seguenti gruppi:

Ministeri con compiti di ordine e di indirizzo

Ministero degli Affari Esteri, che attende ai rapporti internazionali;

Ministero dell'Interno, che ha attribuzioni molto differenziate, la principale riguarda

la pubblica sicurezza;

Ministero della Giustizia, che si occupa prevalentemente dell'amministrazione degli

organi giudiziari, svolgendo anche le funzioni dell'ufficio di Guardasigilli;

Ministero della Difesa, che è preposto alla gestione delle forze armate;

Ministeri con compiti economico-finanziari

Ministero dell'Economia e delle Finanze, che provvede essenzialmente alla politica

di gestione della spesa, di bilancio e fiscale, nonché delle entrate finanziarie dello

Stato;

Ministero delle Attività Produttive, che esercita le attribuzioni in materia di industria,

commercio e artigianato, rapporti commerciali con l'estero;

Ministero delle Comunicazioni, che è preordinato al settore delle

telecomunicazioni (postali, telefoniche, telegrafiche, elettroniche),

dell'informazione giornalistica, della pubblicità commerciale;

Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che svolge funzioni di cura

delle relazioni internazionali, di partecipazione alla elaborazione delle politiche

comunitarie e di definizione delle politiche nazionali;

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che è competente in materia di

lavoro e di previdenza sociale;

Ministeri con compiti di servizio sociale e culturale

Ministero dell'Istruzione, che amministra il sistema formativo pubblico scolastico;

Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, che amministra il

sistema formativo pubblico universitario e la ricerca scientifica e tecnologica;

Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che assicura la tutela, la promozione e la

valorizzazione del patrimonio culturale;

Ministero della Salute, competente in materia di tutela della salute e

coordinamento dei servizi sanitari regionali e delle province autonome;

Ministeri con compiti relativi a infrastrutture e servizi

Ministero delle Infrastrutture, che si occupa della politica delle opere pubbliche;

Ministero dei Trasporti, che gestisce e organizza il sistema dei trasporti;

Ministero dell'Ambiente, che sovrintende alla promozione, alla conservazione e al

recupero delle condizioni ambientali e del patrimonio naturale nazionale.

Ministeri nella Repubblica Italiana

I ministeri attualmente istituiti per il governo italiano in carica (Consiglio dei Ministri) sono:

Affari Esteri

Ministero degli (ministro: M. D'Alema)

Ministero dell'Interno (ministro: G. Amato)

Giustizia

Ministero della (ministro: C. Mastella)

Difesa

Ministero della (ministro: A. Parisi)

e delle Finanze

Ministero dell'Economia (ministro: T. Padoa Schioppa)

Sviluppo Economico

Ministero dello (ministro: P. Bersani)

Commercio Internazionale

Ministero del (ministro: E. Bonino)

Comunicazioni

Ministero delle (ministro: P. Gentiloni)

Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Ministero delle (ministro: P. De Castro)

e della Tutela del Territorio e del Mare

Ministero dell'Ambiente (ministro: A. Pecoraro

Scanio) Infrastrutture

Ministero delle (ministro: A. Di Pietro)

Trasporti

Ministero dei (ministro: A. Bianchi)

Lavoro e della Previdenza Sociale

Ministero del (ministro: C. Damiano)

Salute

Ministero della (ministro: L. Turco)

Istruzione

Ministero della Pubblica (ministro: G. Fioroni)

e della Ricerca Scientifica e Tecnologica

Ministero dell'Università (ministro: F. Mussi)

Beni e le Attività Culturali

Ministero per (ministro: F. Rutelli)

Solidarietà Sociale

Ministero della (ministro: P. Ferrero)

Ministri senza portafoglio

 Famiglia

Politiche per la (ministro: R. Bindi)

Parlamento e le Riforme Istituzionali

Rapporti col (ministro: V. Chiti)

Affari Regionali e le Autonomie Locali

Dipartimento per gli (ministro: L. Lanzillotta)

Politiche Giovanili e le Attività Sportive (ministro: G. Melandri)

Riforme e l'Innovazione (ministro: L. Nicolais)

Pari Opportunità

Dipartimento dei diritti e le (ministro: B. Pollastrini)

Attuazione del Programma di Governo (ministro: G. Santagata)

Ministeri non presenti

Altri ministeri esistiti in passato (elenco non completo):

Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste (oggi delle Politiche Agricole, Alimentari e

Forestali)

Ministro dell’Ambiente e delle Aree Urbane (oggi dell'Ambiente e della Tutela del

Territorio e del Mare)

Ministero del Bilancio (oggi parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze, già

Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica)

Ministero del Commercio con l'Estero (oggi parte del Ministero del Commercio

Internazionale e delle Politiche Europee)

Ministero per il Coordinamento della Protezione Civile (oggi Dipartimento della

Protezione Civile, parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Ministero di Grazia e Giustizia (oggi senza la denominazione Grazia)

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, MIUR (prima diviso in

Pubblica istruzione e Università e Ricerca, poi riaccorpato, oggi diviso; in passato il

ministero era unico e si chiamava della pubblica istruzione)

Ministero della Marina Mercantile

Ministero delle Partecipazioni Statali (istituito il 22/12/1956, soppresso dal

referendum popolare del 15/04/1993)

Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (oggi delle Comunicazioni)

Ministero della Sanità (oggi della Salute, per ragioni legate al trasferimento di

competenze alle regioni con la riforma del titolo V della parte II della Costituzione

del 2001)

Ministero del Turismo e dello Spettacolo (soppresso dal referendum popolare del

15/04/1993) Magistratura

Magistratura,

La secondo quanto stabilisce l'art. 104 della Costituzione italiana, costituisce

un da ogni altro potere. I magistrati ordinari sono titolari

ordine autonomo e indipendente

della funzione giurisdizionale (vedi voce giurisdizione), che amministrano in nome del

popolo.

In Italia l'organo di autogoverno della magistratura è il Consiglio Superiore della

Magistratura, presieduto dal Presidente della Repubblica. A tale organo spettano, ai sensi

dell'art. 105 della Costituzione, al fine di garantire l’autonomia ed indipendenza della

magistratura, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i

provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Indipendenza

Il principio di indipendenza, imparzialità e terzietà del giudice è consacrato, oltre che nel

ricordato art. 104, nell'art. 101 della Costituzione italiana, che stabilisce: "i giudici sono

soggetti soltanto alla legge".

Detta formula evidenzia, in primo luogo, che qualsiasi provvedimento giurisdizionale deve

essere fondato sul dettato legislativo, che il giudice è chiamato ad intepretare ed

applicare. In secondo luogo, l'avverbio "soltanto" rimanda, innanzitutto, al concetto di

indipendenza "esterna" del giudice, vale a dire all'indipendenza da qualsiasi interferenza

estranea alla legge.

Il giudice è, in altre parole, libero di decidere il caso concreto in piena autonomia di

giudizio e coscienza. D'altro canto, l'avverbio in esame vuole richiamare, altresì,

l'indipendenza "interna" del giudice, ossia l'assenza di vincoli e condizionamenti derivanti

dalle precedenti decisioni della giurisprudenza.

Invero, nei paesi a tradizione romanistica, la previa decisione giurisprudenziale, sebbene

possa costituire un autorevole nonché persuasivo precedente interpretativo di norme

esistenti, non è capace di vincolare in senso proprio il giudice che, successivamente, sarà

chiamato a decidere in ordine ad una questione di diritto analoga. Questi potrà pertanto

discostarsi dalla precedente decisione, debitamente motivandone le ragioni.

L'art. 107 della Costituzione italiana stabilisce, inoltre, che i magistrati si distinguono tra loro

soltanto per diversità di funzioni (funzione giudicante propria del giudice e funzione

requirente propria del pubblico ministero). Ciò implica che, con riferimento a quanto

detto poc'anzi circa l'indipendenza "interna", la Magistratura sia priva di una

organizzazione gerarchica in senso tecnico, essendo il potere giudiziario esercitato in

modo "diffuso" da ciascun magistrato nell'ambito della funzione svolta.

Ulteriore corollario dell'indipendenza della magistratura è, altresì, la regola della

inamovibilità dei magistrati, i quali non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né

destinati ad altre sedi o funzioni, se non a seguito di decisioni assunte dal Consiglio

Superiore della Magistratura. Conseguenza di tale principio è che nessuno può scegliersi il

giudice da cui venire giudicato ("nessuno può essere distolto dal giudice naturale

precostituito per legge"), nè il giudice può scegliere i soggetti da giudicare.

In ragione di questo articolo, poi, non possono essere istituiti ex post giudici straordinari o

giudici speciali (come previsto dall'articolo 102). Di fatto però, all’articolo 103, si deroga

costituzionalmente a tale principio con l’istituzione di giudici speciali (amministrativi,

tributari, contabili e militari). Oltre a questi non sarà possibile istituirne altri: mai i giudici

potranno essere straordinari, dato che devono esser "precostituiti per legge".

Categorie

I magistrati ordinari togati sono nominati per concorso, sulla base della valutazione delle

conoscenze tecniche possedute. Esistono anche magistrati onorari, come il giudice di

pace, il vice procuratore onorario ed il giudice onorario di tribunale. Inoltre, l'art. 106 della

Costituzione italiana stabilisce che l'ufficio di consigliere di cassazione può anche essere

affidato, per meriti insigni, a docenti universitari in materie giuridiche nonché ad avvocati

con almeno quindici anni di esercizio che siano iscritti negli albi per le giurisdizioni superiori.

I magistrati si distinguono in magistrati ordinari (civili e penali), magistrati amministrativi,

magistrati speciali.

Nel nostro ordinamento, i magistrati amministrativi (Consiglio di Stato, Tribunali

Amministrativi Regionali) hanno giurisdizione per la tutela degli interessi legittimi nei

confronti della pubblica amministrazione e, in materie particolari indicate per legge,

anche dei diritti soggettivi.

Fanno parte della magistratura anche la Corte dei Conti ed i tribunali militari.

L'autorità giudiziaria dispone della polizia giudiziaria.

Consiglio Superiore della Magistratura

Consiglio Superiore della Magistratura

Il (CSM) è l'organo di autogoverno della

Magistratura; tramite la previsione del CSM i costituenti hanno teso a garantire

l'autonomia e l'indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello stato, in particolare

da quello esecutivo.

Il Consiglio è un Organo Costituzionale in quanto previsto dalla Costituzione italiana negli

articoli 104, 105, 106 e 107. Viene nominato per la prima volta all'articolo 4 della legge 511

del 1907, che lo istituisce presso il ministero della Giustizia, sostanzialmente come organo

consultivo, e amministrativo riguardo alle nomine di alcune cariche entro la magistratura.

Pochi mesi dopo, il governo Giolitti firma la legge 689 dello stesso anno nel quale definisce

e inquadra il nuovo organo creato dal niente, anche se ovviamente, agendo la

magistratura in nome del Re, i suoi componenti si configurano sostanzialmente come

dipendenti del governo. Le sue funzioni rimasero grossomodo invariate fino alla

costituzione Repubblicana, che ne trasformava radicalmente i poteri da organo

consultivo-amministrativo presso un ministero, ad organo di auto-governo della


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Mazzarolli Ludovico.

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