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Parametro del giudizio

Il giudizio di legittimità implica un raffronto tra norme oggetto del giudizio e norme alla

stregua delle quali viene verificata la legittimità (in caso di conformità) o illegittimità (in

caso di difformità). Le Norme raffronto vengono definite come “norme parametro”. Tali

norme sono tutte quelle “formalmente costituzionali” ricavabili da norme Cost. o da

disposizioni contenute nella Cost.

La violazione di una norma costituzionale può venire in modo diretto e indiretto. La

violazione indiretta è un concetto elaborato poiché si tratta di spiegare con precisione e

ampiezza per quale motivo il contrasto tra due atti aventi lo stesso grado si dovesse

risolvere in termini di illegittimità costituzionale(e non deroga o abrogazione). Alcuni

esempi di norme interposte :

- art. 117 , subordina la legittimità delle leggi regionali al rispetto dei principi

fondamentali stabiliti dalle leggi dello stato.

- Art. 10 comma 2, subordina la legittimità delle leggi che regolano la condizione

giuridica dello straniero al rispetto di quanto al riguardo stabilito dalle norme

internazionali;

La Corte ha ritenuto che i decredi di attuazione degli Statuti delle regioni ad autonomia

speciale prevalgano sulle leggi ordinarie e che siano quindi non solo sindacabili ma

costituiscano anche il parametro del giudizio di legittimità costituzionale. Viene

riconosciuto carattere di norme interposte alle disposizione dei decreti in questione.

La norma interposta costituisce “stabilmente” il parametro della legittimità di un atto, ma

nella recente giurisprudenza della Corte troviamo anche “parametri eventuali” la cui

idoneità ad assumere la veste di norme interposte sussiste solo in presenza di

determinate condizioni.

Un caso di reiterazione dei decreti legge,per poter sindacare la violazione dell’ art. 77 la

corte deve integrare il parametro costituzionale con il decreto legge non convertito, al fine

di verificare se il nuovo decreto abbia reiterato disposizioni del precedente decreto. Tale

idoneità parametrica è meramente eventuale, in quanto il singolo decreto può divenire

parametro di legittimità solo quando riprodotto.

Quanto all’esito del referendum abrogativo esso può essere usato come elemento di

integrazione del parametro nella valutazione della legge che tenda ripristinare le norme

abrogate per volontà del popolo.

Riguardo le fonti comunitarie la Corte ha subito mutamenti in ordine alla loro

parametricità nei confronti delle leggi e degli atti con fdl. In un primo momento aveva

riconosciuto alle suddette norme capacità di derogare alle norme costituzionali,affermando

la loro parametricità in quanto norme interposte.

Nei casi in cui la Corte venga adita in via incidentale per valutare l’esistenza di un

contrasto tra norme comunitarie ed interne, la questione viene dichiarata inammissibile,

affidando ai soggetti competenti e al giudice a quo il compito di valutare il contrasto, di

disapplicare la norma interna e applicare quella comunitaria. SI REALIZZA UN CASO

DI GIUDIZIO DIFFUSO COME IN USA!!! La norma disapplicata potrà trovare applicazione

in un altro processo se il giudice ritenga non sussistente il contrasto tra norma interna e

comunitaria.

Aspetti processuali del giudizio di legittimità e meccanismi

L’esigenza di salvaguardare la funzionalità della Corte (evitando che fosse sommersa da

molti ricorsi) portò ad adottare la logica del “collo di bottiglia”, quindi limitazione sotto il

profilo quantitativo e qualitativo delle questioni di legittimità.

Sotto il profilo quantitativo fu consentito solo a due soggetti, Stato e Regioni, la possibilità

di ricorrere in via diretta alla Corte.

Sotto il profilo qualitativo una prima limitazione deriva dalla circostanza secondo cui la

Regione può ricorrere alla Corte contro una legge dello Stato o altra Regione NON per

qualsiasi vizio ma soltanto per vizio d’incompetenza (la regione sostiene che è stata

violata una norma cost. regolatrice della propria competenza e lamenti un’invasione da

parte di Stato o Regione).

Giudizio in via incidentale o di eccezione

Ha come presupposto l’esistenza di un giudizio che si voglia dinanzi ad una autorità

giurisdizionale. Tale giudizio è detto ”a quo”, giudizio dal quale può partire verso la Corte

Cost. la questione di legittimità.

Nel corso del giudizio ciascuna delle parti può sollevare, mediante un’eccezione, una

questione di legittimità cost. indicando:

- le disposizioni che si assumono viziate da illegittimità cost. ;

- le disposizioni della Corte Cost. o delle leggi cost. che assumono violate.

In mancanza di eccezione di una parte, il giudice può d’ufficio sollevare la questione di

legittimità.

Il giudice a quo deve compiere due importanti accertamenti in relazione alla questione di

legittimità cost. sollevata :

- giudizio sulla rilevanza : verifica della applicabilità nel giudizio in corso della norma la cui

incostituzionalità viene affermata dalla parte. Applicabilità inteso nel significato più ampio

possibile. Costituisce uno strumento di filtro a tutela della funzionalità della Corte.

- giudizio sulla non manifesta infondatezza della questione : nasce sulla base di due

questioni, la necessità che il giudice eserciti una funzione di filtro sulle questioni sollevate

e il rispetto del principio secondo cui il controllo del giudice non può risolversi in un

controllo sulla costituzionalità della norma, poiché tale controllo spetta alla Corte.

In fine, il giudice a quo deve respingere l’eccezione quando si convince che la questione è

priva di fondamento. Deve invece trasmettere alla Corte la questione quando la ritiene

“non manifestamente infondata”.

Giudizio in via principale o in via d’azione

Unica strada attraverso al quale si può ricorrere direttamente alla Corte Cost. come

giudice della legittimità cost. delle leggi, dello Stato e delle regioni.

I soggetti legittimati sono solamente Stato e regioni nei loro rapporti reciproci.

Situazione prima della legge cost. 3 del 2001 :

- Sotto l’aspetto sostanziale : la Corte affermava che, mentre la regione può ricorrere nei

confronti dello Stato o altar regione solo nell’ipotesi di “invasione” della propria

competenza, lo Stato invece può ricorrere contro le leggi regionali per qualsiasi vizio di

illegittimità cost.

- Sotto l’aspetto processuale, la vecchia normativa relativa al ricorso dello Stato era

diversa da quella relativa l ricorso delle regioni. Il primo di tipo preventivo, il secondo di

tipo successivo.

Il ricorso della regione : doveva essere deliberato dalla Giunta regionale e notificato allo

Stato, nella persona del pres. del Consiglio, entro 30 gg dalla pubblicazione della legge o

atto con forza di legge. Il termine era di 60 gg nel caso di ricorso nei confronti di una legge

di altra regione.

Il ricorso dello Stato : era qualificabile come ricorso preventivo, poiché proposto contro

leggi regionali non ancora promulgate, né pubblicate.

Situazione a seguito dell’entrata in vigore della legge cost. 3 del 2001 :

Il testo dell’art. 127 cost. è stato interamente sostituito, a da ciò ne consegue :

- la parificazione sul piano processuale del ricorso dello stato e della Regione (entrambi di

tipo successivo ed esercitabili entro il medesimo termine di 60 gg );

- eliminazione del controllo sulle leggi regionali da parte del Commissario di Governo;

- eliminazione del vizio di merito delle leggi regionali per contrasto con gli interessi

nazionali o con quelli regionali.

Ulteriori innovazioni riguardano il procedimento di formazione degli Statuti delle regioni ad

autonomia ordinaria. Il precedenza lo Statuto era deliberato dal Consiglio regionale con

legge ordinaria dello Stato; ora invece lo Statuto è approvato e modificato dal Consiglio

regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti con due

deliberazioni successive con intervallo non minore di 2 mesi. Lo Statuto è sottoposto a

referendum popolare qualora entro 3 mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta 1/50

degli elettori della regione o 1/5 del Consiglio regionale.

Lo Statuto diventa dunque fonte di esclusiva competenza delle regioni ad autonomia

ordinaria.

Il giudizio dinanzi alla Corte: procedura, ordinanze, sentenze

Dopo l’eventuale costituzione delle parti e la nomina di un giudice relatore, il giudizio può

proseguire in:

- camera di consiglio (qualora le parti non si siano costituite o se la Corte decide di

adottare una ordinanza di manifesta infondatezza);

- udienza pubblica

Le decisioni della Corte possono assumere la forma di sentenze o ordinanze.

Ordinanze

- ordinanze di manifesta infondatezza : adottate quando, senza bisogno di verifiche, la

Corte non ravvisa alcun argomento a sostegno della incostituzionalità della norma.

- ordinanze d’inammissibilità : individuano l’esistenza di una causa che impedisce una

decisione in merito alla questione (insufficiente motivazione da parte del giudice a quo

riguardo l’accertamento della rilevanza). Tale ordinanza, individua in taluni casi motivi di

preclusione insanabili (mancanza di fdl) e motivi di preclusione sanabili. La questione

eventualmente riproposta dal giudice a quo, dopo aver sanato i precedenti motivi di

preclusione, va considerata come questione del tutto nuova.

- ordinanze di restituzione degli atti al giudice a quo: la Corte preferisce utilizzare

ordinanze di inammissibilità, ricorrendo a quelle di restituzione quando la fattispecie che

ha dato origine alla causa pendente di fronte al giudice viene disciplinata da una nuova

norma rispetto a quella originaria. La restituzione ha lo scopo di consentire al giudice di

stabilire se la norma originaria è ancora applicabile (abrogazione non retroattiva) o se non

lo è più (abrogazione retroattiva).

- ordinanze istruttorie : servono ad acquisire notizie, documenti o tutto il necessario per

consentire la decisione della Corte.

Sentenze di rigetto

Rigettano la questione di legittimità cost. sottoposta alla Corte in via incidentale o

principale. Il rigetto può avvenire per infondatezza della questione, inammissibilità o

cessazione della materia del contendere. L’oggetto di tali sentenze è sempre negativo e

mai positivo.

Effetti della sentenza di rigetto:

a) la Corte non è vincolata dalle proprie sentenze di rigetto;

b) le parti possono riproporla in un nuovo giudizio e in un grado diverso; la questione di

legittimità cost. rigettata dalla Corte non può essere nuovamente riproposta negli stessi

termini nel medesimo giudizio a quo, né lo Stato o regione possono ripresentare il

medesimo ricorso.

c) qualsiasi altro soggetto sia parte in un giudizio diverso può riproporre la questione;

Sentenze di accoglimento

Accolgono la questione sottoposta e dichiarano la illegittimità cost. della disposizione. Tali

sono definite anche come sentenze di annullamento : definitiva eliminazione

dall’ordinamento della norma dichiarata incostituzionale.

Le sentenze di accoglimento hanno effetti retroattivi: la dichiarazione di illegittimità della

norma opera dal momento in cui si è determinata la incostituzionalità della stessa; travolge

tutti i rapporti “medio tempore” sorti sulla base della norma successivamente dichiarata

incostituzionale.

Fanno eccezione i rapporti cosiddetti “esauriti”, definitivamente chiusi dal punto di vista

giuridico. Un rapporto “esaurito” sussiste nei casi in cui l’esercizio di un diritto sia

sottoposto a termine di decadenza o prescrizione, e tale termine sia scaduto. Eccezione

all’eccezione è costituita, in materia penale, dalle sentenze di accoglimento che

determinano una pena più favorevole al reo rispetto a quello previsto dalla suddetta

norma.

La Corte, negli anno ’80, ha provveduto a contenere gli effetti retroattivi di tali sentenze,

utilizzando la categoria della “incostituzionalità sopravvenuta” con due ipotesi:

- illegittimità costituzionale sopravvenuta in senso stretto;

- bilanciamento dei valori.

Una disciplina conforme all’inizio alla Costituzione può diventare incostituzionale al

sopravvenire di fatti nuovi, per cui è solo da tale momento che l’effetto della dichiarazione

di incostituzionalità deve decorrere.

Alla seconda categoria vanno ricondotte le ipotesi in cui la Corte tempera l’efficacia

retroattiva della propria pronuncia indicando un termine dal quale cominciano a decorrere

gli effetti della sentenza.

Sentenze monitorie

Tali possono essere tanto di accoglimento che di rigetto. In ambedue i casi sono

caratterizzate da un “ammonimento” al Governo o Parlamento a provvedere, con atti con

fdl o leggi, in ordine alla situazione determinatasi a seguito di una sentenza di

accoglimento o in ordine alla modifica di norme che la Corte, pur adottando per il momento

una sentenza di rigetto, fa capire di considerare incostituzionali.

Sentenze interpretative

Create dalla Corte a fronte di disposizioni polisense, e per far fronte a due esigenze:

evitare lacune nell’ordinamento e non consentire la permanenza di norme incostituzionali.

“Interpretative di rigetto”: la questione viene rigettata in quanto la disposizione non era

incostituzionale se interpretata in un certo modo.

“Interpretative di accoglimento”: la questione viene dichiarata illegittima poiché interpretata

in un certo modo, indicato dalla motivazione.


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto cosituzionale sulla Giustizia costituzionale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: giudizio diffuso e accentrato, giudizio diffuso in USA, giudizio accentrato in Italia, giudizio di legittimità cost. delle leggi e degli atti (aventi fdl) dello Stato e delle Regioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cicconetti Stefano Maria.

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