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regionale è delegata dal legislatore nazionale vi è subordinazione piena

alla legge dello Stato centrale, se è una concorrenza competente

all’italiana si ha subordinazione non riguardo agli atti ma alle norme

(gerarchia dei contenuti), nel caso di competenza concorrente alla

tedesca, avendo il legislatore centrale una competenza della

competenza, i suoi atti sono in posizione di sovraordinazione gerarchica

rispetto a quelli adottati dal legislatore periferico.

quanto all’ultima coordinata, la possibilità di rivolgersi ad un giudice

4. mette tali enti in condizione di reagire alle lesioni delle loro competenze e

di promuovere così la restaurazione della legalità eventualmente violata.

Negli ordinamenti federali le entità sub-statali poi sono assistite da garanzie

ulteriori:

- esistenza di una seconda Camera rappresentativa delle istituzioni

federate: in alcuni ordinamenti la Camera di rappresentanza territoriale

si configura come un organo di primo grado (eletto direttamente dal

popolo: Stati Uniti e Svizzera); in altri come un rogano di secondo grado

(membri espressi dalle istituzioni che sono chiamati a rappresentare:

Germania e Austria).

- partecipazione delle entità federate ai procedimenti di revisione della

Costituzione federale: è una garanzia legata ai processi federativi di tipo

classico. Infatti è attraverso il coinvolgimento degli Stati membri nei

procedimenti di revisione della Costituzione che viene bilanciata la

sostituzione del principio dell’unanimità con la regola maggioritaria. La

partecipazione diretta avviene attraverso gli organi legislativi delle entità

sub-statali; la partecipazione indiretta si realizza a mezzo delle Camere

di rappresentanza territoriale, chiamate a codecidere le modifiche della

Costituzione. Negli Stati regionali invece la partecipazione delle Regioni

al procedimento di revisione della Costituzione o non è prevista (Spagna)

o gioca un ruolo assolutamente marginale (Italia).

MATERIE LEGISLATIVE E TIPOLOGIA DELLE COMPETENZE

La l. cost. n. 3/2001 ha individuato l’oggetto delle competenze legislative

ricorrendo alla collaudata tecnica dell’elencazione delle materie. Rovesciata

l’enumerazione l’elencazione si riferisce allo Stato anziché alle Regioni. O

meglio: si riferisce alle Regioni nei soli casi in cui le loro competenze sono

intrecciate con complementari competenze dello Stato; il che accade per la

competenza detta concorrente, la quale è condivisa dai due legislatori, centrale

e locale: chiamati a porre rispettivamente statuizioni di principio e norme di

dettaglio.

La questione delle materie non va posta in termini di attuazione-specificazione

della disciplina costituzionale, ma in termini di interpretazione.

Quanto al criterio da usare d’Atena è convinto che il più affidabile sia quello

storico-normativo: è ragionevole ritenere che qualora il legislatore

costituzionale non abbia sentito il bisogno di offrire direttamente la definizione

delle nozioni da esso impiegate, quest’ultime siano state attinte dalla

normazione vigente all’epoca del suo interevento.

Il criterio storico-normativo però non può ritenersi la chiave per risolvere tutti i

problemi. 6

Anzitutto non può ricevere applicazione nei casi in cui il legislatore

costituzionale ha usato formule “senza storia”, ossia nozioni nuove, prive di

significativi riscontri nella nostra tradizione normativa.

Altro caso in cui il criterio storico-normativo non può ricevere integrale

applicazione è costituito dalle materie che sono tali solo apparentemente:

individuando non l’oggetto della competenza, ma gli scopi che mediante essa

vanno perseguiti (competenza finalistiche).

LA COMPETENZA LEGISLATIVA CONCORRENTE: APPUNTI

Mentre nel vecchio sistema costituzionale la competenza legislativa regionale

era sempre concorrente, nel nuovo sistema essa è anche concorrente: la

competenza concorrente essendo una delle competenze legislative attribuite

alle Regioni. In base alla nuova disciplina infatti, queste sono altresì titolari di

competenza esclusiva.

Premesso che tutte le concorrenze legislative delle Regioni erano competenze

concorrenti è da dire che la concorrenza concorrente in senso stretto

presentava una specificità. Le norme che la contemplavano infatti

riconoscevano allo Stato un’autentica funzione di indirizzo, che trovava

espressione nel potere di fissare nelle leggi cornice i principi che dovevano

imporsi al rispetto delle Regioni.

Tale competenza era la competenza normale delle Regioni ordinarie, anzi, per

esse era la sola competenza propria (in quanto direttamente riconosciuta e

garantita dalla Costituzione). L’altra competenza per le medesime prevista era,

infatti, una competenza delegata: la cosiddetta competenza intergrativa o di

attuazione.

Quanto alle Regioni speciali è da dire che i rispettivi Statuti contemplavano (e

contemplano) oltre alla competenza piena, o primaria, la competenza

concorrente.

La competenza concorrente non ha dato buona prova di sé.

Ciò vale anzitutto per il riparto verticale, in base al quale lo Stato si sarebbe

dovuto limitare a porre i principi. È infatti noto che lo Stato è frequentemente

sceso nel dettaglio.

Inoltre, i principi che le Regioni dovevano rispettare dovevano essere posti con

legge del Parlamento. Nel concreto però, si è assistito alla delegificazione delle

disposizioni di principio: in molti casi i principi sono stati fissati da regolamenti.

Quanto alle cause esse sono di due ordini:

cause di natura politico-istituzionale: la competenza

1. concorrente si è trovata ad operare in un sistema politico di

tipo fondamentalmente consociativo, il quale comportando il

coinvolgimento dell’opposizione nelle scelte legislative,

perveniva più agevolmente a micro-decisioni che a decisioni

strategiche.

2. cause costituzionali: il modello della concorrenza concorrente

accolto presentava due caratteri apparentemente

contraddittori che ne rendevano difficile l’applicazione: si

trattava di un modello indeterminato (linea di confine tra le

competenze, ma di ordine evanescente) e rigido (la

Costituzione pretendeva di fissare direttamente e una volta

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per tutte gli argini entro cui si sarebbe dovuto sviluppare il

concorso delle due competenze legislative) al tempo stesso.

La competenza concorrente alla tedesca invece prevede un

riparto non rigido ma flessibile, consentendo al legislatore

federale di occupare ambiti in principio assegnati ai legislatori

periferici.

Nel nuovo sistema costituzionale l’unico tipo di competenza concorrente accolto

è rappresentato dalla competenza concorrente all’italiana.

Con la nuova formulazione dell’art. 117 lo Stato non dovrebbe più porre norme

di dettaglio, né sarebbe possibile delegificare i principi.

Un elemento di continuità va però ravvisato nell’esclusione che alla previa

adozione della legge cornice sia subordinato l’esercizio della competenza

concorrente da parte delle Regioni;

altro elemento di continuità è costituito dalla fungibilità tra principi espressi e

principi impliciti, cui consegue la necessità che in difetto di legge cornice la

Regione si attenga ai principi non scritti ricavabili dalla previdente legislazione

nazionale.

Nel testo della riforma possono rinvenirsi degli affioramenti della competenza

concorrente alla tedesca:

- competenze finalistiche dello stato: in questi casi il campo d’incidenza

della competenza non è rigidamente predeterminato, ma dipende dalle

scelte politiche effettuate dal legislatore nazionale; è inoltre consentito

allo Stato di scendere nel dettaglio.

- Disciplina dei poteri sostitutivi: art. 120 secondo comma, tra le ipotesi

che giustificano l’intervento sostitutivo del governo, ne include due che

sono espresse in termini analoghi a quelli usati dalla norma della Legge

fondamentale tedesca: essa prevede che tale intervento possa verificarsi

quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica e dell’unità economica.

NUOVI STATUTI REGIONALI E POSIZIONE DELLE ASSEMBLEE

LEGISLATIVE

Il Consiglio regionale è un’assemblea legislativa perché è un organo che

partecipa dello stesso codice genetico del Parlamento nazionale.

La l. cost. n. 1/1999 ha sottratto al Consiglio regionale la posizione che

precedentemente rivestiva: quella del centro gravitazionale dell’intera

costellazione costituzionale.

Ciò è avvenuto mediante la previsione dell’elezione diretta del Presidente della

Giunta.

Lo Statuto regionale può attribuire alla Giunta un potere normativo di

tipo non meramente regolamentare? Ci si riferisce all’ipotesi di

introduzione statuaria di atti con forza di legge della Regione: decreti legislativi

e decreti legge modellati sui corrispondenti atti contemplati dalla Costituzione

con riferimento allo Stato.

La posizione del prof è negativa per quattro ragioni:

1. non gli sembra che la legge costituzionale n. 1/1999 abbia modificato il

principio cardine del nostro sistema delle fonti, in forza del quale le fonti

legislative sono per intero regolate dalla Costituzione;

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2. a che titolo lo Statuto sarebbe legittimato ad occuparsi delle fonti

legislative? Esso non è una fonte a competenza generale, ma una fonte

specializzata;

3. l’art. 121 secondo comma riserva al Consiglio l’esercizio delle potestà

legislative attribuite alle Regioni;

4. se al legislatore statuario fosse spettata una competenza generale in

materia di fonti legislative non risulterebbe spiegabile la previsione di

attribuzioni puntuali relative ad oggetti compresi nella materia.

L’abrogazione della norma costituzionale che riservava al Consiglio la

potestà regolamentare ha avuto l’effetto di spostarne la titolarità in

capo alla Giunta? Anche in questo caso il prof propende per la negatività. La

disposizione, non prendendo posizione sul punto, sembra lasciare aperta la

soluzione. Né potrebbe dirsi che aver qualificato la Giunta l’organo esecutivo

della Regione comporti implicitamente il riconoscimento ad essa del monopolio

della potestà regolamentare, perché questa formulazione appariva anche nella

vecchia formulazione dell’art. 121.

È ammissibile un’atrofizzazione della funzione legislativa? Può

considerarsi conforme al sistema costituzionale che le Regioni

legiferino solo a mezzo di regolamenti? Il prof resta dell’opinione che la

disciplina originaria, l’art. 117 comma 1, nella versione licenziata

dall’Assemblea costituente nel 1947, non consentisse scenari del genere: essa

stabiliva che nelle materie da essa elencate la Regione intervenisse con norme

legislative; onde la conclusione che in tali materie sussistesse una riserva di

legge regionale, e che i regolamenti delle Regioni intanto potessero fare in esse

ingresso, in quanto specificatamente abilitati dalla legge. Il nuovo art. 117

contiene una notevole apertura in favore dei regolamenti; però quest’articolo

parla, quando individua l’oggetto della normazione regionale, di competenze

legislative.

LE REGIONI SPECIALI ED I LORO ENTI LOCALI, DOPO LA RIFORMA DEL

TITOLO V

In base al titolo V novellato la regola è ormai che sia il legislatore regionale il

titolare della competenza legislativa generale. Gli statuti speciali invece sono

costruiti sulla diversa logica dell’enumerazione delle competenze spettanti alla

Regione.

Alla luce del nuovo titolo V l’ente titolare di competenza amministrativa

generale è il comune, l’ente titolare di competenza legislativa generale è la

Regione (dissociazione). Negli statuti speciali vige invece il parallelismo.

I controlli, espulsi dal titolo V della Cost, restano nel testo degli Statuti.

Per cercare di superare queste tensioni la riforma ha introdotto la clausola di

equiparazione di cui all’art. 10 l. cost. n. 3/2001, ai sensi della quale le

disposizioni del nuovo titolo V si applicano anche alle Regioni ad autonomia

speciale per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto s

quelle già attribuite.

Per il prof la clausola si riferisce solo alle Regioni speciali e non anche agli enti

territoriali minori localizzati sul suo territorio.

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Questi enti comunque beneficiano degli incrementi di autonomia di cui per

effetto della riforma, hanno goduto i corrispondenti enti localizzati nel territorio

delle Regioni ordinarie.

Quindi per effetto della clausola di equiparazione, negli ordinamenti regionali

speciali vengono a coesistere due regimi nettamente distinti: il regime

speciale, informato al parallelismo delle funzioni, e il regime comune

relativamente agli oggetti attratti dall’art. 10 l. cost. n. 3/2001.

Al legislatore regionale (speciale) spetta una potestà piena, non però esclusiva

come quella contemplata dall’art. 117, comma 4. questo significa che

nell’esercizio di tale potestà il legislatore regionale è tenuto al rispetto dei

principi generali dell’ordinamento e delle norme fondamentali delle riforme

economico-sociali dello Stato.

- i legislatori regionali speciali non possono discostarsi dai principi che

informano la novella costituzionale;

- le leggi ordinamentali da essi adottate devono attenersi ai principi

inducibili dalla normativa statale in materia di organi di governo e

funzioni fondamentali di comuni e province.

SOVRANAZIONALITA’ ED AUTONOMIE REGIONALI: LINEE EVOLUTIVE

DI UN RAPPORTO DIFFICILE

Agli inizi dell’esperienza comunitaria il processo di integrazione europea ha

avuto un impatto drammatico sulle autonomie riconosciute alle entità sub-

statali presenti negli Stati membri che ne erano provvisti. Si trattava allora

della Germanica federale e dell’Italia. A cause di tale processo infatti i Lander e

le Regioni avevano subito una considerevole perdita di prerogative, tanto che

nella letteratura tedesca si era parlato di provincializzazione di tali enti. Tale

perdita poteva cogliersi su tre versanti:

1. poteri d’interazione che non potevano essere esercitati nei confronti dei

processi di decisione svolgentisi in sede sopranazionale.

2. tutela giurisdizionale nei confronti di decisioni adottate da Bruxelles;

3. espropriazione di poteri a vantaggio dell’ordinamento comunitario.

Una delle esigenze maggiormente avvertite dalle entità sub-statali è stata

quella di emanciparsi dalla provincializzazione originaria.

Le cose sono cominciate a cambiare quando è venuto a crescere il numero

degli Stati federali e regionali (anni 70).

Con riferimento all’ordinamento comunitario il momento di svolta è

rappresentato dal trattato di Maastricht, cui si devono tre novità:

apertura del Consiglio dei Ministri a rappresentanti delle entità sub-

1. statali;

creazione del Comitato delle Regioni;

2.

3. enunciazione del principio di sussidiarietà.

A livello nazionale il grado di emancipazione delle Regioni si presenta in termini

diversificati su scala nazionale:

1. fase ascendente dei processi di elaborazione delle decisioni comunitarie:

- quanto alla partecipazione delle Regioni al Consiglio dei Ministri, di tale

opportunità profittano le entità substatali di tutti gli Stati federali dell’Unione

(Germania, Austria e Belgio); di essa fruiscono anche le entità di Stati dotati di

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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof D'Atena Antonio.

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