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a. Abrogazione espressa: per dichiarazione espressa del legislatore. È il contenuto di una

disposizione e vale erga omnes;

b. Abrogazione tacita: per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti. Non è

prevista da una legge, ma è riscontrata dal giudice. Gli effetti dell’abrogazione tacita valgono

ex nunc, ma solo per le parti del singolo giudizio, ovvero inter partes;

c. Abrogazione implicita: la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge

anteriore. Non c’è una disposizione che abroghi la legge precedente, ma è l’interprete che trae

dal fatto che il legislatore abbia riformato la materia un argomento per sostenere che la

vecchia legge debba ritenersi abrogata e le sue norme non debbano essere più applicate.

Questa abrogazione, perciò, opera sul piano dell’interpretazione, non su quello della

legislazione. Non sempre il risultato dell’abrogazione è netto: la nuova legge può disciplinare

solo parte della materia disciplinata dalla legge precedente.

NB: diversa dall’abrogazione è la deroga, che nasce da un contrasto tra norme di diverso tipo, nel

senso che la norma derogata è una norma generale, mentre la norma derogante è una norma

particolare. La differenza tra abrogazione e deroga sta nel fatto che la norma abrogata perde

efficacia per il futuro, e può riprendere a produrre effetti soltanto nel caso in cui il legislatore

emani un’ulteriore disposizione che lo prescriva (riviviscenza della norma abrogata); la norma

derogata non perde invece efficacia, ma viene limitato il campo della sua applicazione. Simile alla

deroga è la sospensione dell’applicazione di una norma, sospensione limitata per un certo periodo

di tempo e spesso a singole categorie o zone.

2. Criterio gerarchico: in caso di contrasto tra 2 norme si deve preferire quella che nella gerarchia

delle fonti occupa il posto più elevato (lex superior derogat legi inferiori). La prevalenza della

norma superiore su quella inferiore si esprime attraverso l’annullamento. L’annullamento è

l’effetto di una dichiarazione di illegittimità che un giudice pronuncia nei confronti di un atto, di

una disposizione o di una norma. A seguito della dichiarazione di illegittimità l’atto perde validità

(= conformità di un attor rispetto alle norme che lo disciplinano). L’atto invalido è un atto

viziato: i vizi di legittimità possono essere formali (riguardano la forma dell’atto) o sostanziali

(riguardano i contenuti normativi di una disposizione). Quando un giudice dichiara l’illegittimità

di un atto normativo, questa dichiarazione ha effetti generali erga omnes: l’atto annullato non

può più essere applicato a nessun rapporto giuridico, anche se sorto in prcedenza

all’annullamento. L’annullamento non opera solo per il futuro, ma anche per il passato (ex tunc).

Gli effetti dell’annullamento, però, si avvertono solo per quei rapporti giuridici che l’interessato

possa sottoporre ad un giudice, ovvero ai rapporti pendenti. In genere i rapporti si chiudono con

il decorso del tempo (estinzione del diritto per prescrizione o perdita di esercitare il diritto, cioè

decadenza), o per volontà dell’interessato (acquiescenza), o perché il rapporto è stato definito con

una sentenza non più impugnabile (giudicato).

Rapporti tra criterio cronologico e criterio gerarchico

Se una norma posteriore di grado inferiore contraddice una norma precedente di grado

superiore, il criterio gerarchico prevarrà su quello cronologico (annullamento della norma

inferiore). Se una norma posteriore di grado superiore contrata con una norma precedente di

grado inferiore dipende dal fatto che le 2 norme siano omogenee (di principio o di dettaglio) o

meno. Se sono omogenee, si ritiene che prevalga il criterio cronologico (la norma successiva

Superiore abroghi direttamente quella precedente inferiore, senza dichiarare l’illegittimità di

quest’ultima. Se sono disomogenee c’è abrogazione nel caso in cui la norma successiva superiore

sia di dettaglio. Nel caso in cui la norma successiva superiore sia di principio, non si ha

abrogazione, ma dovrà intervenire il giudice dichiarando l’illegittimità della norma precedente,

inferiore di dettaglio (il criterio gerarchico prevale sul cronologico).

3. Criterio della specialità: in caso di contrasto tra 2 norme, si deve preferire la norma speciale a

quella generale, anche se questa è successiva (lex specialis derogat legi generali; lex posterior

generalis non derogat legi priori specialis). Questo criterio non è ben codificato, ma vi è un

accenno ad esso per scopi precisi in campo penalistico. Ci sono però dei problemi: cosa è genere e

cosa specie è spesso questione di opinioni. Inoltre, non sono chiari gli effetti dell’applicazione del

criterio di specialità. Infine, è complesso il rapporto tra criterio di specialità e gli altri criteri. La

preferenza della norma speciale non si esprime con riferimento all’efficacia della norma, né con

riferimento alla sua validità. Le norme in conflitto rimangono entrambe valide ed efficaci.

L’interprete opera solamente una scelta circa quale norma applicare: l’altre resta semplicemente

non applicata. La prevalenza della norma speciale non è affatto distinguibile dalla deroga: si può

dire che è proprio la deroga l’effetto tipico della prevalenza della norma speciale su quella

generale. Norma generale successiva Norma speciale successiva

Le norme hanno parità È preferita la norma speciale È preferita la norma speciale

gerarchica (DEROGA) (DEROGA)

La norma generale è superiore È preferita la norma generale È preferita la norma generale

superiore (ILLEGITTIMITA’ superiore (ILLEGITTIMITA’

DELLA NORMA SPECIALE) DELLA NORMA SPECIALE)

La norma generale è inferiore È preferita la norma speciale È preferita la norma speciale

superiore (ILLEGITTIMITA’ superiore (ABROGAZIONE O

DELLA NORMA GENERALE) DEROGA DELLA NORMA

GENERALE)

4. Criterio della competenza: non è un criterio prescrittivo, ma è esplicativo (serve a spiegare

come è organizzato attualmente il sistema delle fonti, e non ad indicare all’interprete come

risolvere le antinomie). L’introduzione della Costituzione rigida e sovrapposta alla legge ordinaria

ha comportato che, accanto alla legge formale, siano presenti altre leggi o altri atti equiparati

alla legge formale a cui la Costituzione assegna “competenze particolari”. La gerarchia delle fonti

non basta a dare il quadro esatto del sistema, perché all’interno dello stesso grado gerarchico vi

sono suddivisioni in termini di “competenza”. A decidere della prevalenza si arriva attraverso un

ragionamento:

a. Distinzione tra gli ambiti di applicazione delle 2 norme;

b. Scelta della norma competente per ambito;

c. Non applicazione della norma incompetente.

Benché il criterio di competenza non sembri avere una propria consistenza, in realtà è assunto

dalla Corte Costituzionale come criterio che deve guidare i giudici in alcune situazioni, come nei

rapporti tra gli atti normativi statali e gli atti normativi regionali, o quando si trovino in

contrato norme dell’ordinamento italiano e norme della CE.

RISERVE DI LEGGE E PRINCIPIO DI LEGALITA’

Riserva di legge: strumento attraverso cui la Costituzione regola il concorso delle fonti nella disciplina di

una determinata materia. L’obiettivo è di evitare che in materie particolarmente delicate manchi una

disciplina legislativa capace di vincolare il comportamento degli organi del potere esecutivo. Essa impone

al legislatore di disciplinare una determinata materia, impedendogli di lasciare che essa venga

disciplinata da atti che stanno ad un livello gerarchico più basso della legge.

Principio di legalità: prescrive che l’esercizio di un qualsiasi potere pubblico si fondi su di una norma

attributiva della competenza, la sua ratio è di assicurare un uso regolato, non arbitrario, controllabile,

giustiziabile de potere. Si divide in:

- Principio di legalità formale: richiede soltanto che l’esercizio di un potere pubblico si basi su una

previa norma di attribuzione della competenza;

- Principio di legalità sostanziale: richiede che l’esercizio del potere pubblico sia limitato e diretto

da specifiche norme di legge, tali da restringere la discrezionalità dell’autorità agente.

Esistono diverse tipologie di riserve di legge:

1. Riserve di legge

1.1. Riserve alla legge formale ordinaria: impone che sulla materia intervenga il solo atto legislativo

prodotto attraverso il procedimento parlamentare. La ratio di tale riserva è semplice: sono

riservate all’approvazione parlamentare tutte quelle leggi che rappresentano strumenti

attraverso i quali il Parlamento controlla l’operato del Governo. Il Parlamento esprime con la

legge la partecipazione ad un procedimento decisionale che ha il Governo come protagonista:

siccome gli atti equiparati alla legge formale sono tutti atti del Governo, se non vi fosse una

riserva di legge formale il Governo approverebbe con un suo atto il suo stesso operato.

1.2. Riserve alle fonti primarie: prescrivono che la materia da esse considerata sia disciplinata dalla

legge ordinaria e dagli atti aventi forza di legge, escludendo l’intervento di atti di livello

gerarchico inferiore. La ratio è di assicurare che la disciplina di materie delicate venga decisa con

la garanzia tipica del procedimento legislativo.

1.2.1.Riserve assolute: escludono qualsiasi intervento di fonti sub-legislative dalla disciplina della

materia, che dovrà essere integralmente regolata dalla legge formale ordinaria o da atti ad

essa equiparati. Si ritrovano soprattutto nella parte della Costituzione dedicata alle libertà

fondamentali. Siccome la legge lascia comunque un certo margine di discrezionalità a chi

deve applicarla, per vincolare ulteriormente l’attività dei poteri pubblici in materia di

libertà fondamentali, molte disposizioni costituzionali alla riserva di legge assoluta

aggiungono la riserva di giurisdizione. Ogni atto dei poteri pubblici che incida sulla libertà

deve essere autorizzato in concreto dal giudice.


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Casonato Carlo.

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