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Diritto costituzionale avanzato, parte speciale - Appunti

Appunti di Diritto costituzionale avanzato – parte speciale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: genesi della giurisdizione costituzionale nell’ordinamento austriaco, le fonti normative, composizione e organizzazione del Verfassungsgerichtshof.

Esame di Diritto Costituzionale Avanzato docente Prof. L. Mezzetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

 Esame dei reclami;

 Proclamazione dei risultati;

 E’ consultato sull’organizzazione del referendum;

 Controlla il corretto svolgimento della consultazione attraverso i suoi delegati.

In caso di gravi irregolarità il Consiglio può disporre l’annullamento parziale o totale della

consultazione.

L’accertamento di situazioni eccezionali

La competenza che l’Art. 16 Cost. assegna al Consiglio differisce dall’insieme delle competenze di

natura decisionale dell’alta istanza. La decisione del Presidente della Repubblica di ricorrere

all’attivazione dei poteri straordinari ex Art. 16 Cost. è un atto di natura governativa e tale è stato

qualificato dal Consiglio di Stato.

Tuttavia nel corso dell’esercizio dei poteri presidenziali straordinari, una serie di

consultazioni obbligatorie sono disciplinate dalla Costituzione.

Il Consiglio viene così consultato in due momenti, dal Presidente della Repubblica quando ha

deciso di ricorrere all’Art. 16 Cost. e su ogni misura adottata dal Presidente nel quadro del

medesimo articolo.

Il Consiglio, quando è consultato in merito all’applicazione dell’Art. 16 Cost. si riunisce

immediatamente ed emette un parere motivato e pubblicato, sulla sussistenza delle condizioni

richieste dal suddetto articolo.

In seguito il Consiglio rende il suo parere sulle misure adottate dal Presidente della Repubblica al

fine di assicurare ai poteri pubblici di riassumere, nel più breve tempo possibile, l’esercizio delle

proprie funzioni.

Il parere del consiglio assume 3 caratteristiche:

 Radica la competenza del Presidente di adottare tali misure;

 Verifica l’oggetto delle misure richieste dalle circostanze che lasciano ampia discrezionalità

al Presidente;

 Controlla la sussistenza della finalità delle misure considerate, che è quella si ripristinare il

regolare funzionamento delle istituzioni.

Il Conseil non ha competenza a deliberare la fine dei poteri straordinari: tuttavia può pronunciare

dei pareri negativi sulle misure d’applicazione dei poteri straordinari e di tali pareri il Presidente

della Repubblica non può non tenere conto.

La legge costituzionale 23 Luglio 2008 n°724 modifica l’Art. 16 Cost. confermando l’intervento ex

ante del Consiglio costituzionale, sotto forma di avis reso sulla decisione presidenziale di ricorrere

all’Art. 16 r introducendo una nuova fattispecie, il controllo ex post. La novità consiste

nell’attribuire al Consiglio il ruolo di garante della legittimità istituzionale che comporta sul piano

dei rapporti interistituzionali inquadramento dei poteri presidenziali: l’Art. 16 nel testo novellato

prevede un ricorso facoltativo al Consiglio nei primi 30 gg di esercizio dei poteri presidenziali

straordinari, durante i quali tali poteri si presumono legittimi e un ricorso automatico nell’ipotesi in

cui si superino i 60 gg di esercizio dei medesimi e in caso di inerzia dei titolari del droit de saisine,

che ad eccezione del Primo ministro, che in quanto parte dell’esecutivo non dispone della

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legittimazione a ricorrere, sono i medesimi soggetti abilitati a ricorrere per incostituzionalità.

Un’altra competenza che mette in stretto rapporto il Consiglio costituzionale e il Presedente della

Repubblica concerne la dichiarazione dello stato di impedimento del Presidente (Art. 7 Cost.): su

ricorso del Governo, il Consiglio per la costatazione dell’impedimento delibera a maggioranza

assoluta dei suoi membri.

La tipologia delle decisioni

Il Consiglio costituzionale ha sviluppato un vero e proprio arsenale di decisioni costituzionali:

 De conformité (di rigetto);

 De non conformité (di accoglimento).

La summa divisio delle decisioni prevede le decisioni “de conformité” alla Costituzione, la cui

pubblicazione produce l’effetto immediato della ripresa del decorso del termine per la

promulgazione della legge, sospeso dalla proposizione del ricorso di incostituzionalità; e dall’altro,

le decisioni “de non conformité” che possono essere di accoglimento totale e in tal caso la legge non

può essere promulgata, o di accoglimento parziale e in tal caso la legge viene promulgata senza le

disposizioni dichiarate incostituzionali, a meno che il Conseil non dichiari la cd. “inséparabilité”

delle disposizioni viziate.

In particolare, le decisioni di accoglimento si distinguono in:

 Decisioni di non conformità totale, che investono principalmente le violazioni del bloc de

constitutionnalité, comprendente come detto principi di diritto costituzionale materiale

scritti nella Costituzione o desunti in via interpretativa, ma possono censurare anche vizi di

procedura particolarmente gravi, che inficiano la validità dell’intera legge.

 Decisioni di non conformità parziale, che investono solo alcune disposizioni della legge

impugnata. In questo caso va distinta l’ipotesi in cui la disposizione affetta da

incostituzionalità sia:

- Separabile dall’insieme del testo legislativo ;

- Inseparabile dall’insieme della legge.

Le decisioni “ sous reserve d’interpretation

” (decisioni di rigetto interpretative)

Trattasi di una tipologia di pronunce cui il Consiglio ricorre allorché non possa addivenire ad una

declaratoria di conformità piena della legge alla Costituzione, e tuttavia il giudice delle leggi non

ritiene che sussistano i presupposto per dichiarare l’incostituzionalità della legge.

In tale modo il Consiglio fa salva la legge a condizione che venga interpretata secondo

quanto dedotto nella motivazione e ripreso nel dispositivo della sentenza: alcune parti della legge

sono dichiarate conformi alla Costituzione solo se interpretate nel senso enunciato dal Conseil

constitutionnel.

Le decisioni di conformità sous réserve d’interpretation possono essere di tre tipi:

 Interpretative dirette

: indicano come la legge deve essere applicata dai destinatari della

decisione. Tale effetto è evidente durante l’esercizio della delega legislativa, allorché il

Consiglio, esercitando il controllo sulla loi d’habilitation prevista dall’Art. 38 Cost., impone

al Governo di adottare le ordinanze nel rispetto delle esigenze costituzionali enunciate nella

decisione.

Con riferimento al potere legislativo, le direttive indirizzate dl Consiglio al Parlamento

hanno lo scopo di assicurare il rispetto di un principio costituzionale: in tale ipotesi

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l’interpretazione del giudice costituzionale è contenuta in una decisione di non-conformité

partielle che obbliga il legislatore a completare la legge nel senso indicato nella pronuncia.

Il buon esito delle decisioni interpretative è assicurato dal principio di collaborazione che

collega i diversi organi dello Stato nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali al fine di

realizzare l’interesse pubblico generale dei cittadini.

 Interpretative costruttive : hanno per oggetto di aggiungere attraverso l’interpretazione del

testo ciò che manca alla legge per essere costituzionale. Hanno duplice funzione:

1) Consentire la promulgazione di una legge dichiarata conforme alla Costituzione;

2) Indicare, a chi deve applicare la legge, il suo significato più preciso.

In linea generale il Consiglio è portato a pronunciare decisioni interpretative creative quando

la legge non contiene disposizioni sufficientemente chiare e l’omissione è tale da violare la

garanzia dei diritti fondamentali.

 Interpretative riduttive o neutralizzanti

: hanno come funzione quella di ridurre il senso e la

portata del testo di legge; consentono di giungere a una pronuncia di conformità, privando la

disposizione contestata del suo effetto normativo. Le decisioni di questo tipo possono

ridurre semplicemente la portata di una disposizione o di una competenza disciplinata dalla

legge (interpretativa riduttiva), o in modo più incisivo negare l’effetto normativo svuotando

il suo significato (interpretativa neutralizzante).

La “censure virtuelle”

È una tecnica decisoria singolare: confrontando la legge finanziaria del 1988 all’ordinanza del 2

Gennaio del 1959, aveva ritenuto l’incostituzionalità delle disposizioni che, prevedendo delle

entrate fiscali provenienti da prelevamenti su risanamenti fiscali e sulle entrate locali, avrebbero

violato il principio del pareggio di bilancio, giacché non includevano tali fondi nelle spese di

bilancio generale. La logica conclusione della motivazione della sentenza, giuridicamente corretta,

avrebbe voluto una dichiarazione d’incostituzionalità della disposizione esaminata; al contrario e

inaspettatamente il Consiglio conclude per il rigetto del ricorso, muovendo da tre argomentazioni:

1) Le spese sono integralmente rintracciabili dai conti di esercizio e sottoposto ad esame del

Parlamento nel quadro generale della legge;

2) I parlamentari possono essere informati della natura di detti fondi dagli allegati di bilancio e

dalla relazione della commissione delle finanze;

3) Il Governo ha dichiarato al Parlamento che i fondi sarebbero stati reintegrati al più tardi nel

bilancio generale del progetto della legge finanziaria del 1999.

Se ne coglie l’affinità con le sentenze cd. “d’incostituzionalità accertata ma non dichiarata” in

quanto anche in questo caso ci si trova di fronte a decisioni fortemente contraddittorie e pericolose

per il lineare svolgimento della giurisprudenza costituzionale, dato il contrasto esistente tra

motivazione e dispositivo della sentenza. Di certo però diversa è l’incidenza, le censure virtuali

operando pro futuro accentuano la loro natura di monito al legislatore e non incorrono in quel

pernicioso, quanto inopportuno conflitto di giudicati che le decisioni di incostituzionalità accertata

ma non dichiarata possono innescare operando in un sistema di giustizia costituzionale concreto e

successivo, come quello italiano.

Decisioni “ de refus d’abrogation

Tra le tecniche di controllo impiegate dal Consiglio, un posto a sé mantiene il cd. “effet cliquet”,

con il quale viene sindacato il potere di abrogazione. Con tale strumento interpretativo il Consiglio

dichiara l’incostituzionalità di una disposizione legislativa sul presupposto che la stessa non tiene

fermo il livello di garanzie dei diritti e delle libertà costituzionali assicurato dalla disciplina vigente,

che la disposizione censurata abroga. La tecnica dell’effet cliquet segue il ragionamento logico-

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giuridico per il quale:

a) Le leggi ordinarie hanno uguale valore giuridico;

b) Nessuna regola costituzionale vieta che una legge successiva abroghi una legge anteriore;

c) Il potere di abrogazione è controllato dal Consiglio nella misura in cui mette in pericolo

l’esercizio di un diritto o di una libertà aventi valore costituzionale.

Attraverso la giurisprudenza dell’effet cliquet il consiglio blinda la coerenza interna del sistema

delle garanzie costituzionali, assicurando, senza rotture da parte del legislatore, la continuità della

protezione dei diritti e delle libertà fondamentali.

L’esecuzione delle decisioni

L’efficacia delle decisioni del Consiglio costituzionale non si limita al “principio di autorità”

proclamato dall’Art. 62 Cost. che dichiara che tali decisioni non possono essere oggetto di

impugnazione e si impongono ai poteri pubblici e a tutte le autorità amministrative e giurisdizionali,

ma investe il cd. “seguito” delle pronunce giurisprudenziali. Se dal punto di vista dell’esecuzione

delle decisioni da parte dei pubblici poteri problemi interpretativi non se ne pongono, la situazione

muta se ci si appresta ad analizzare come queste decisioni sono recepite dall’amministrazione e dal

giudice.

a) Esecuzione ad opera dell’amministrazione : balza a evidenza la difficoltà a recuperare i casi

di esecuzione delle decisioni del Consiglio costituzionale ed opera dei regolamenti generali.

Ad ogni modo quando un testo normativo di esecuzione di una legge, corredata da riserve di

interpretazione, debba essere esaminato dal Consiglio di Stato, come nel caso del decreto,

l’alta giurisdizione amministrativa è particolarmente attenta al rispetto delle prescrizioni

fissate dal Consiglio: la funzione consultiva del Consigli odi Stato, infatti, comprende una

funzione di verifica della costituzionalità dei testi oggetto del suo controlla, anche con

riferimento alle decisioni del Consiglio costituzionale. I casi di applicazione delle “direttive

d’interpretazione”del Consiglio costituzionale da parte di decreti di esecuzione della legge,

anche se non frequenti, sono comunque facilmente individuabili giacché essi riprendono,

talvolta “mot pour mot”, le riserve espresse dal Consiglio. La possibilità offerta al Governo

dall’Art. 38 Cost. di chiedere al Parlamento l’approvazione di una loi d’habilitation che lo

autorizzi ad adottare ordinanze in materie coperte da riserva di legge non va certamente

inquadrata nella funzione di esecuzione della legge, trattandosi, piuttosto, di un caso di

sostituzione organica nell’esercizio di competenze legislative: giacché l’autorizzazione ad

emettere ordinanze viene data al Governo dal Parlamento con una legge ed è quest’ultima

che può essere impugnata dinnanzi al Conseil. In tale sede il Consiglio svolge un penetrante

controllo sulla conformità della loi d’habilitation alla Costituzione, fissando un “cadre de

constitutionnalité” che orienta in modo preciso la possibilità di intervento del Governo

mediante ordinanza. Il Consiglio ha così fissato alcuni principi:

- Le disposizioni di una legge di abilitazione non hanno né come oggetto, né per effetto di

dispensare il Governo, nell’esercizio dei poteri conferiti in applicazione dell’Art. 38

Cost. dal rispetto delle regole e dei principi di valore costituzionale;

- Compete al Consiglio costituzionale da un lato, di verificare che la legge di abilitazione

non contenga alcuna disposizione che permetta di “aggirare” regole e principi

costituzionale e dall’altro, di dichiarare la costituzionalità della loi d’habilitation sotto

l’espressa condizione che la stessa sia interpretata e applicata nel rispetto della

Costituzione, il Consiglio esercita un controllo sul contenuto futuro dell’ordinanza,

sollecitando da parte del giudice amministrativo, competente in caso di ricorso avverso

alle ordinanze non ratificate, la verifica del rispetto delle riserve indicate dal Consiglio.

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b) Esecuzione ad opera dell’autorità giurisdizionale: La recezione ed attuazione delle decisioni

del Consiglio non si esaurisce nell’esecuzione delle stesse da parte della pubblica

amministrazione: un ruolo rilevante è svolto dalla giurisdizione ordinaria e amministrativa.

L’analisi dei rapporti tra i giudici e il Consiglio si muove secondo due orientamenti

fondamentali:

- Considerare che il fenomeno della costituzionalizzazione del diritto ha consentito

l’interpretazione giurisprudenziale e che i giudici veicolano le decisioni del giudice

costituzionale;

- Esaminare in che modo si realizza il fenomeno della esecuzione delle pronunce

costituzionali da parte delle due giurisdizioni francesi.

Qui si realizza il paradosso: la Costituzione e la giurisdizione costituzionale assicurano

l’unità dell’ordinamento giuridico sotto un’unica bandiera che è quella dei principi

costituzionali, del “bloc de constitutionnalité”. Questo significa che la Costituzione e la

giurisdizione costituzionale non riconoscono sul piano dei diritti soggettivi una differenza

tra branche del diritto, ma solo delle variazioni d’interpretazione adattate alle specifiche

situazioni nelle quali è in gioco il potere pubblico, come è dimostrato dalle poliedriche

applicazioni del principio di eguaglianza. La presenza di due ordini di giurisdizioni

comporta necessariamente una variazione nella applicazione di un medesimo principio

costituzionale. La soluzione della questione passa attraverso l’analisi delle modalità di

recezione della giurisprudenza del Consiglio da parte del giudice amministrativo e di quello

ordinario: il giudice amministrativo ha adottato una posizione assai chiara nella recezione

delle decisioni del Consiglio, nel senso che si conforma all’interpretazione del giudice

costituzionale quando sia in gioco l’applicazione della medesima legge già oggetto del

sindacato di costituzionalità.

Per quanto riguarda la recezione delle decisioni del Consiglio da parte dei giudici ordinari

l’indagine sarà condotta con riferimento alla giurisprudenza della Cassazione, giacché il

giudizio svolto dinnanzi a questa si fonda su argomentazioni di puro diritto e riconduce al

conflitto tra norme, laddove il giudizio dinanzi al giudice ordinario lascia sovente indistinta

la linea di demarcazione tra norma e fatto. Al riguardo, 3 ordini di considerazioni:

1) Occorre verificare la competenza della Corte di Cassazione a utilizzare la Costituzione

quale parametro del suo giudizio: giacché in base all’Art. 604 Cpc la Corte di

Cassazione deve censurare la non conformità del giudizio alle regole di diritto, essa si

trova a dover fondare gran parte delle sue sentenze su una interpretazione ampia della

“regola di diritto” nella quale sovente vanno rintracciati principi costituzionali tratti

dalla Costituzione o dalla giurisprudenza del Consiglio;

2) La Cassazione può ritenere che il motivo di ricorso, fondato sull’incostituzionalità della

legge applicabile al caso, si basa su di un principio di ordine pubblico scaturente dalla

considerazione che la Costituzione e l’interpretazione che della stessa viene data ad

opera del Consiglio, riguarda l’ordine pubblico costituzionale e il giudice non può

lasciare in ombra un tale rilievo;

3) La Corte di Cassazione svolge un ruolo di rilievo nell’ambito del sistema

giurisdizionale: conserva il suo potere di apprezzamento e di qualificazione normativa

senza dover necessariamente far riferimento alla giurisprudenza costituzionale, se la

stessa non si adatta alla sua interpretazione.

Dunque si ritiene che la tendenza sia verso un ampliamento dell’impiego da parte della

Cassazione della norma costituzionale intesa in senso ampio, ossia includente la

giurisprudenza del Consiglio costituzionale.

4) La Cassazione inoltre impiega il parametro costituzionale quando esercita il controllo di

convenzionalità con riferimento alla normativa europea e comunitaria: la Corte può

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utilizzare una regola costituzionale o un pronuncia del Consiglio in modo tacito, allorché

la norma sopranazionale ha il medesimo contenuto della norma costituzionale,

applicando la Costituzione dietro il comodo paravento della norma comunitaria o

europea. Il controllo può anche essere implicito allorché la Corte di Cassazione prende

in considerazione un testo costituzionale nella sua sentenza, facendo proprie le

conclusioni della giurisprudenza costituzionale, modificando il precedente orientamento

 La prima applicazione di questa tecnica si è avuta con le sentenze del 1985 nei casi

Vulkovic e Bogdan in materia di controlli d’identità.

Inoltre il giudice può fare riferimento a un principio costituzionale senza prendere in

considerazione una decisione del Conseil constitutionnel.

In conclusione, entrambe le giurisdizioni, amministrativa e ordinaria, sono tenute a

eseguire le decisioni del Consiglio quando è in gioco l’applicazione del testo di legge

che ha dato luogo alla verifica di conformità costituzionale del Consiglio: diverso è il

caso in cui i giudici abbiano un margine di apprezzamento sul testo da applicare,

sebbene anche in questa ipotesi si registri la tendenza ad uniformarsi all’interpretazione

offerta dalla giurisprudenza costituzionale. 41

Cap.4

IL TRIBUNALE COSTITUZIONALE SPAGNOLO

Genesi storica della giurisdizione costituzionale in Spagna

La prima creazione di un modello di giustizia costituzionale in Spagna ha avuto luogo con la

Costituzione del 1931.

Successivamente viene elaborata una nuova Costituzione spagnola nel 1978 nella quale si

adotta come modello il sistema di giustizia costituzionale accentrato , già consolidatosi in Europa e

conosciuto con la denominazione di modello misto continentale contemporaneo. La creazione del

tribunale costituzionale si inquadra in un contesto politico molto particolare, risultato di una

transizione democratica pacifica, dopo più di cinquant’anni di dittatura franchista. In tal senso,

l’istituzione di un meccanismo di controllo della costituzionalità è strettamente legato al

consolidamento del sistema democratico spagnolo ed alla instaurazione di uno Stato di diritto che

ha nella Costituzione la norma superiore del proprio ordinamento. Così la posizione affidata al

tribunale quale interprete della norma fondamentale dello Stato è sicuramente determinante: la

stessa Costituzione si preoccupa di segnalare espressamente la supremazia del Tribunale

costituzionale ove stabilisce che le sue sentenze abbiano valore di cosa giudicata e che contro le

stesse non è concesso alcun mezzo di impugnazione.

Composizione e organizzazione

I membri del Tribunale costituzionale sono nominati dal Re su proposta dei seguenti organi:

 4 dal Congresso dei deputati (Parlamento);

 4 dal Senato (Parlamento);

 2 dal Governo (potere esecutivo);

 2 dal Consiglio generale del potere giudiziario (potere giudiziario).

La funzione del Capo dello Stato è puramente simbolica in una monarchia parlamentare come

quella spagnola. Il Re di fatto non interviene né può influire sulla decisione di nominare membri del

Tribunale costituzionale. Si limita unicamente a formalizzare giuridicamente una decisione adottata

da altri organi.

La designazione degli otto membri proposti dal Parlamento richiede una maggioranza

qualificata: 3/5 di ciascuna delle assemblee legislative.

I giudici che compongono il Tribunale sono eletti per un periodo di nove anni e la sua autonomia

politica è rafforzata da un sistema di rinnovo parziale (ogni tre anni si rinnova un terzo dei giudici),

in modo tale che non si verifichi mai una connessione tra la maggioranza parlamentare e la

composizione del Tribunale.

Il Presidente è eletto dai giudici che compongono il Tribunale costituzionale per un periodo di tre

anni, con la possibilità di una sola rielezione. La votazione è segreta e si richiede la maggioranza

assoluta o in mancanza la maggioranza semplice (maggior numero di voti).

Il Vicepresidente, eletto con lo stesso sistema del Presidente, la cui funzione principale è

quella di sostituire il Presidente in caso di assenza.

Ai sensi dell’Art. 159, 4°c Cost., per divenire giudici del Tribunale costituzionale è richiesta una

qualificazione speciale in quanto possono esservi designati solo giuristi “di riconosciuta

competenza” e con più di 15 anni di esercizio della professione di magistrato del potere giudiziario,

di PM, di professore universitario, di funzionario pubblico e avvocato.

Lo stesso articolo indica una serie molto ampia di incompatibilità, mediante le quali si tenta

di garantire indipendenza e neutralità politica dei suoi membri: ogni mandato rappresentativo

esercizio di funzioni direttive e impiego al servizio di partiti politici e organizzazioni sindacali,

l’esercizio della carriera di giudice e PM, nonché ogni tipo di attività professionale o commerciale.

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Valgono altresì le incompatibilità previste per il membri del potere giudiziario. Differenza con

quest’ultimi è che i membri del Tribunale possono far parte di associazioni come semplici affiliati,

pur non potendo occupare posti direttivi in seno alle medesime.

Al 5°c si esplica l’indipendenza e l’inamovibilità dei giudici, ossia l’impossibilità che siano

sospesi dalle loro funzioni e di cessazione della attività se non per i motivi previsti dalla legge. La

legge organica 27 Dicembre 1979 n°2 (LOTC) completa lo status giuridico attribuendo loro la

prerogativa dell’inviolabilità (divieto di essere perseguiti per le loro opinioni espresse nell’esercizio

delle proprie funzioni). Infine, ai giudici si impone il dovere di agire con imparzialità e con la

dignità che esige la funzione che svolgono.

I giudici possono cessare dalla carica per cause tassativamente previste nella LOTC:

1) Rinuncia volontaria, che deve essere accettata dal Presidente;

2) Incompatibilità “sopravvenuta”;

3) Incapacità, mancanza di diligenza nel compimento dei doveri che spettano come giudice;

4) Violazione dell’obbligo di riservatezza delle delibere;

5) Per essere stato dichiarato civilmente responsabile per dolo o condannato per delitto doloso

o colpa grave.

La LOTC ha anche previsto cause di sospensione temporale:

a) Processo giudiziale;

b) Per il fatto di rientrare in una delle cause di cessazione dinanzi menzionate.

Ciononostante la sospensione deve essere approvata con il voto favorevole dei ¾ dei membri del

Tribunale.

Procedimenti

 L’adunanza plenaria: è composta dai dodici membri del Tribunale costituzionale. Ha

competenza a conoscere di tutti i procedimenti di controllo di costituzionalità, salvo i ricorsi

di amparo, esaminati e risolti dalle due sezioni in cui si divide. Il quorum necessario per

adottare le decisioni è di 2/3 dei membri.

 Sezioni: il Tribunale si articola in due sezioni, ciascuna formata da cinque giudici e,

rispettivamente, dal Presidente e dal Vicepresidente. La competenza delle sezioni si fonda

sulla conoscenza e risoluzione dei ricorsi di amparo presentati da singoli cittadini per la

tutela dei propri diritti fondamentali. Godono inoltre di una competenza residuale, cioè su

ogni altra materia non espressamente attribuita alla conoscenza dell’adunanza plenaria. A

loro volta le sezioni si articolano in sub-sezioni (in totale 4), formate da un presidente e due

giudici, con la funzione di giudicare l’ammissione dei ricorsi. Analogamente all’adunanza

plenari, si richiede per l’adozione delle delibere nelle sezioni un quorum partecipativo dei

2/3 dei membri.

Le decisioni si adottano a maggioranza dei membri dell’adunanza plenaria, sezione o sub-sezione

che conosca della questione. In caso di parità la decisione dipende dal voto del Presidente. Le

discrepanze rispetto alla decisione adottata dalla maggioranza si possono esprimere attraverso i cd.

“voti particolari”, che possono adottarsi da parte di ogni giudicem sia relativamente al dispositivo

che alla motivazione della pronuncia. Tali voti particolari devono essere pubblicati congiuntamente

alla sentenza.

 Udienza pubblica : sia l’adunanza plenaria, sia le sezioni, possono accordare la celebrazione

del processo costituzionale in udienza pubblica. Questa non è comunque la regola

dominante nel funzionamento del Tribunale. La pubblicazione degli atti processuali davanti

al Tribunale è fondamentalmente circoscritta alle informazioni tra le parti dei differenti atti

del processo ed alla pubblicazione delle sue pronunce (sentenze e ordinanze).

Le delibere del Tribunale costituzionale sono sempre segrete; la violazione del dovere di segreto da

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parte di un giudice può dare luogo ad una sanzione (cessazione).

Il Tribunale gode di autonomia funzionale e finanziaria. L’Art. 2, 2°c LOTC gli riconosce la potestà

di elaborare norme regolamentari sulla propria organizzazione e sul proprio funzionamento.

L’approvazione di tali regolamenti spetta all’adunanza plenaria e vengono pubblicati nel Bollettino

ufficiale dello Stato (BOE).

Tale autonomia però non implica la impossibilità di un controllo giurisdizionale sui suoi atti

di natura amministrativa, anche se le pronunce di carattere giurisdizionale sono sempre definitive e

non possono essere oggetto di impugnazione. Secondo quanto enunciato dalla legge organica sul

potere giudiziario, i suoi atti (amministrativi) e le disposizioni (regolamentari) possono essere

oggetto di ricorso contenzioso-amministrativo, in unica istanza, davanti al Tribunale supremo.

Inoltre il Tribunale elabora il proprio bilancio, che si integra come sezione del bilancio generale

dello Stato, la cui preparazione è affidata al segretario generale del Tribunale.

Il Segretario generale viene eletto dall’adunanza plenaria e le cui funzioni sono:

a) Direzione e coordinamento dei servizi del Tribunale;

b) Direzione del personale;

c) Raccolta e pubblicazione della dottrina del Tribunale costituzionale;

d) Direzione del servizio di biblioteca e documentazione.

Le sue competenze possono essere ampliate per delega del Presidente. La durata della carica è di 3

anni, con possibilità di proroga indefinita.

Il Tribunale costituzionale spagnolo è composto da u corpo di funzionari cd. letrados formato da

specialisti di tutte le branche del diritto. Questi possono essere nominati per concorso o designati

con un incarico temporaneo. Tali segretari di giustizia esercitano la funzione di certificazione

pubblica giudiziale, oltre alle funzioni che lo stesso tipo di funzionari esercita presso gli organi di

giustizia ordinaria.

Le principali competenze del Tribunale costituzionale spagnolo sono:

 Controllo di costituzionalità delle norme con valore di legge, mediante il ricorso di

incostituzionalità e la questione di costituzionalità;

 Tutela dei diritti fondamentali mediante i ricorso di amparo;

 Risoluzione dei conflitti di competenza Stato-Comunità autonome e di queste tra loro;

 Risoluzione dei conflitti di attribuzione tra organi costituzionali;

 Impugnazione da parte del Governo statale di disposizioni e risoluzioni delle Comunità

autonome;

 Conflitto in difesa dell’autonomia locale.

L’unica forma di controllo preventivo è attualmente quella che si esercita sui trattati internazionali

prima che lo Stato abbia prestato il proprio assenso. Anteriormente, fino al 1985, esisteva anche un

ricorso preventivo di incostituzionalità contro gli statuti di autonomia e le leggi organiche. In tale

sede si adotta la forma della “richiesta” che può essere indirizzata al tribunale costituzionale dal

Governo o da una delle Camere che compongono il Parlamento. Il Tribunale non emana una

sentenza ma una “dichiarazione” in cui si pronuncia sulla conformità o meno del trattato

internazionale alla Costituzione. 44

Ove si riscontri da parte del Tribunale una contraddizione con la norma fondamentale la sua

decisione è vincolante e il trattato non potrà perfezionarsi o essere ratificato finché non si realizzi

una revisione della Costituzione. L’unica revisione della Costituzione spagnola del 1978 finora

approvata ha avuto luogo in conseguenza della dichiarazione del Tribunale costituzionale sul

trattato di Maastricht che ha implicato l’esigenza di modificare l’Art. 13 al fine di riconoscere il

diritto di suffragio passivo ai cittadini dell’Unione europea alle elezioni municipali ed europee.

La forma abituale di esercizio del controllo di costituzionalità in Spagna di realizza su norme in

vigore e atti emanati dai pubblici poteri (controllo a posteriori), riconoscendosi certi termini per

attivarlo davanti al Tribunale costituzionale.

Il controllo astratto si realizza ad opera del Tribunale su norme aventi forza di legge (ricorso di

incostituzionalità e controllo di costituzionalità) e norme regolamentari (conflitto di competenze).

Le norme comunitarie europee non rientrano pertanto nella sfera del controllo di costituzionalità,

anche se in maniera puntuale il Tribunale costituzionale ha segnalato la possibilità di controllare la

conformità di tali norme internazionali ai principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale

spagnolo.

Dal punto di vista procedimentale la Costituzione stabilisce due sistemi di accesso:

a) Il ricorso di incostituzionalità è una via diretta per controllare frontalmente la

costituzionalità delle leggi. Il fine principale ed unico di tale procedimento è di garantire la

conformità della legge alla Costituzione. I soggetti legittimati sono:

 Presidente del Governo;

 Difensore civico;

 50 deputati e 50 senatori;

 Organi esecutivi delle Comunità autonome e le assemblee legislative stesse.

NB L’Art. 32, 2°c LOTC ha ristretto la sfera dei legittimati attivi dei governi e delle

assemblee legislative delle Comunità autonome circoscrivendo la possibilità di

impugnazione alle leggi e alle altre norme con forza di legge dello stato che possano

violare il proprio ambito di autonomia.

Il ricorso di incostituzionalità deve formularsi entro tre mesi dalla pubblicazione della legge

o della disposizione. Il Tribunale costituzionale ne da notizia al Congresso dei deputati, al

Senato, al Governo ed agli organi esecutivi e legislativi delle Comunità autonome, affiche

possano comparire nel processo e presentare memorie nel termine di 15 gg. Trascorso tale

termine, il Tribunale costituzionale dispone di 10 gg, prorogabili a 30 gg, per emanare la

propria pronuncia.

b) La questione di costituzionalità è una via “indiretta” di controllo di costituzionalità delle

norme con valore di legge. Tale questione si produce quando in qualunque processo sorge il

dubbio circa la costituzionalità di una norma avente valore di legge applicabile al caso e

dalla cui validità dipenda la causa stessa. I legittimati attivi sono i giudici o il Tribunale,

d’ufficio o su istanza di parte, con tali requisiti:

 La questione deve essere sollevata una volta concluso il processo principale ed entro il

termine per l’emanazione della sentenza;

 Il dubbio dell’organo giurisdizionale deve essere ragionevole e sufficientemente

argomentato;

 Deve essere una norma giuridica applicabile al caso e dalla cui validità dipende la causa,

vale a dire che sia rilevante per la risoluzione della medesima.

Il controllo concreto di costituzionalità si esercita attraverso il ricorso di amparo, a tutela dei diritti

45

fondamentali della Costituzione, contro atti, risoluzioni e norme non aventi valore di legge dei

pubblici poteri. Oggetto del ricorso di amparo sono le violazioni e lesioni dei diritti proclamati

negli Artt. 14-30 Cost.: principio di eguaglianza, diritti fondamentali e libertà pubbliche, obiezione

di coscienza. Le violazioni di tali diritti possono provenire:

a) Da ogni “potere pubblico”;

b) Da singoli cittadini Ma solo quando gli organi giudiziali competenti ai fini della loro

protezione non li abbiano tutelati in seno ai processi giurisdizionali in cui si conosce di tali

violazioni dei diritti, preventivamente rispetto all’amparo davanti al Tribunale. In tal modo,

gli atti dei singoli non si impugnano direttamente ma mediante il ricorso di amparo contro le

menzionate decisioni giudiziali.

Legittimati a presentare un ricorso di amparo sono ogni persona (naturale o giuridica), il Difensore

civico ed il PM.

La caratteristica fondamentale del ricorso di amparo in Spagna è la sua natura “sussidiaria”, vale a

dire di può interporre davanti al Tribunale solo quando si siano esaurite le vie giudiziali davanti ai

tribunali di giustizia. L’unica eccezione al principio di sussidiarietà del ricorso di amparo concerne

violazioni dei diritti commesse da atti privi del valore di legge emanati da organi legislativi. Con la

riforma del 2007 si introduce una regola che stabilisce l’obbligo di giustificare la “particolare

rilevanza” del ricorso che si presenta.

Altre competenze:

Una delle principali competenze del Tribunale costituzionale consiste nella risoluzione dei conflitti

di competenze che si producono tra gli enti politico-territoriali. Quando le controversie insorgono a

causa dell’approvazione di una norma avente valore di legge, il meccanismo che si utilizza per

instaurare l’intervento del Tribunale costituzionale è il ricorso di incostituzionalità. Tuttavia,

quando oggetto del conflitto è una norma priva del valore di legge o un atto adottato dallo Stato o

da una Comunità autonoma si utilizza il cd. “conflitto di competenze”. Esistono due tipi di conflitti:

 Positivi

 Negativi

Nel conflitto positivo lo Stato e una Comunità autonoma si considerano competenti su una materia.

I soggetti legittimati sono il Governo e l’Esecutivo della medesima. Prima di sollevare il conflitto di

competenze si può richiedere all’altra parte di derogare o annullare la disposizione oggetto del

conflitto. Una delle caratteristiche più rilevanti di tale procedimento consiste nella potestà dello

Stato di sospendere l’applicazione della norma,dell’atto o della risoluzione regionale oggetto di

impugnazione. Tale sospensione dura almeno cinque mesi: trascorso tale termine il Tribunale

costituzionale può rimuovere la sospensione o mantenerla fino alla pronuncia della sentenza.

I conflitti negativi di competenze possono essere sollevati dal Governo statale e dagli organi

esecutivi delle Comunità autonome. Possono comunque essere proposti da cittadini che vantino un

interesse legittimo. Il motivo di questo tipo di conflitti è l’inibizione di una delle amministrazioni

menzionate a fronte della pretesa configurata dall’altra o ad opera dell’istanza del singolo. Nel

primo caso il Governo dello Stato può richiedere all’organo esecutivo della Comunità autonoma che

eserciti una competenza che il primo considera di titolarità regionale. Se tale richiesta non è

soddisfatta, il Governo può formalizzare il conflitto davanti al Tribunale, che lo risolve dichiarando

se spetta alla Comunità autonoma la titolarità della competenza controversa. Il conflitto negativo di

competenze può essere parimenti instaurato da cittadini che abbiano un determinato interesse

legittimo, al quale nessuna delle amministrazioni offre una risposta adeguata, ritenendo di non

disporre di una competenza ad agire. La sentenza stabilisce quale delle amministrazioni è

competente a soddisfare la pretesa del cittadino interessato. 46

I conflitti di attribuzioni sorgono tra i diversi organi costituzionali dello Stato (Governo,

Congresso, Senato, Consiglio generale del potere giudiziario) in relazione a possibili invasioni delle

rispettive competenze attribuite dalla Costituzione e dalle leggi organiche. Il conflitto si produce

quando uno degli organi legittimati ritiene che sia stata invasa la propria sfera costituzionale di

competenza. Il procedimento ha inizio con una notifica o comunicazione da parte dell’organo che si

ritiene pregiudicato, previa delibera in seduta plenaria, indirizzata all’organo “invasore”, con cui si

richiede che cessi da parte di quest’ultimo l’esercizio di tale competenza. Se tale richiesta non è

accolta, rimane aperta la via per sollevare il conflitto davanti al Tribunale costituzionale. La

sentenza emanata al fine di risolvere il conflitto di attribuzioni determina l’organo competente tra

quelli in conflitto, potendo contestualmente annullare gli atti viziati da incompetenza.

In conseguenza del cd “patto locale” è stata approvata nel 1999 una riforma della LOTC al fine di

introdurre un nuovo procedimento di controllo costituzionale, incentrato sulla tutela del principio

dell’autonomia locale. Tale conflitto in difesa dell’autonomia locale ha come oggetto il principio

dell’autonomia locale. Non esistono nella norma fondamentale altri riferimenti che consentano di

definire in modo più concreto tale garanzia costituzionale. Ciò rende pertanto problematica la

delimitazione del parametro di controllo che può utilizzare la giurisdizione costituzionale. D’altra

parte, il conflitto può essere interposto solo contro norme dello Stato o delle Comunità autonome

aventi valore di legge che violino l’autonomia locale costituzionalmente garantita. Il problema

principale per la sua utilizzazione si rinviene a proposito delle condizioni che la LOTC impone ai

fini della legittimazione processuale. In tal senso, sono legittimati a sollevare il conflitto in difesa

dell’autonomia locale:

a) Il comune o provincia ove siano unici destinatari della legge;

b) Un numero di comuni pari ad un settimo di quelli esistenti nell’ambito territoriale di

applicazione della disposizione della popolazione del relativo ambito territoriale;

c) Un numero di province pari almeno alla metà di quelle esistenti nell’ambito territoriale di

applicazione della disposizione avente valore di legge e che rappresentino almeno la metà

della popolazione.

Dunque, la pronuncia del Tribunale dichiara se esiste una violazione del principio dell’autonomia

locale e a quale amministrazione (statale, regionale o locale) spetta la competenza oggetto di

controversia. Inoltre il Tribunale ha la potestà di porsi una sorta di “auto-questione” sulla possibile

incostituzionalità della legge oggetto del conflitto, potendo dichiararne la nullità.

Effetti:

a) Erga omnes

I loro connotati più caratteristici sono:

1) L’effetto materiale consiste nella nullità delle norme dichiarate incostituzionali e, “salvo che

la sentenza disponga diversamente, rimane in vigore la legge nella parte non dichiarata

incostituzionale”;

2) Le sentenze che dichiarano l’incostituzionalità di una legge o di una norma con forza di

legge e tutte le sentenze che non si limitino al riconoscimento soggettivo di un diritto hanno

efficacia generale o erga omnes.

3) Le sentenza del Tribunale hanno valore di cosa giudicata, in quanto non è dato alcun ricorso

contro le stesse e si impongono a tutti i pubblici poteri.

Gli effetti delle sentenze pronunciate in seguito ad un conflitto di competenze tra Stato e Comunità

47

autonome dichiarano il titolare della competenza oggetto della controversia e annullano la

risoluzione, norma o atto che incorra nel vizio di competenza.

b) Inter partes

Le sentenze emanate nel ricorso di amparo producono effetti solo tra le parti del processo e

unicamente con riferimento al caso concreto. Ciononostante, l’interpretazione giurisprudenziale ha

anche una dimensione oggettiva, in quanto deve essere tenuta in considerazione in alti casi

analoghi. Le sentenze in materia di amparo contengono le seguenti dichiarazioni: nullità dell’atto o

risoluzione oggetto di impugnazione, riconoscimento del diritto o libertà violata e reintegrazione del

diritto.

Annullamento totale o parziale

Le norme oggetto di impugnazione possono essere dichiarate “parzialmente” contrarie o conformi a

Costituzione. Il Tribunale può fare salva la costituzionalità di precetti o parti delle norme oggetto di

impugnazione. Inoltre può estendere la dichiarazione di nullità ad altri articoli rispetto a quelli

oggetto di impugnazione e che presentino una connessione con quelli annullati.

Conseguenze delle decisioni: richiesta di danni

Non è stato contemplato alcun meccanismo processuale per richiedere il risarcimento del danno

derivante da decisioni adottate dal Tribunale costituzionale. Si è unicamente prevista la possibilità

di richiedere un ristoro economico per danni causati a singoli dalla decisione del Tribunale di

sospendere una decisione giudiziale oggetto di impugnazione mediante un ricorso di amparo. In

ogni caso l’entità quantitativa non è stabilita dal Tribunale ma dagli organi giudiziari competenti.

La LOTC ha tuttavia previsto la facoltà di addossare le spese processuali, nonché una

sanzione economica, a carico di coloro che utilizzino le vie della giurisdizione costituzionale in

forma “temeraria”, in “malafede” o con un “abuso di diritto”.

Dichiarazione di incostituzionalità e di illegittimità

In Spagna il Tribunale può pronunciarsi unicamente sulla conformità alla Costituzione di

disposizioni, risoluzioni o atti dei pubblici poteri. Le sentenze e ordinanze che emana il Tribunale

costituzionale non risolvono questioni di legittimità o illegittimità di azioni pubbliche o disposizioni

normative.

Tuttavia, in alcuni casi relativi al sistema di riparto delle competenze tra Stato e Comunità

autonome, il Tribunale utilizza come parametro di validità il cd. “blocco di costituzionalità”,

formato dalla Costituzione e dalle leggi che delimitano la sfera di competenza delle seconde. In tal

modo le sentenze che emana il Tribunale si pronunciano non solo sulla costituzionalità ma anche

sulla “legittimità” dell’esercizio di una competenza da parte dello Stato o di una Comunità

autonoma.

Controllo delle omissioni legislative

Il sistema spagnolo di giustizia costituzionale non comprende alcun meccanismo di controllo di

possibili omissioni legislative. In modo del tutto eccezionale ed unicamente in forma di

“raccomandazione” indirizzata al legislatore si è giunti ad indicare la soluzione normativa più

conforme alla Costituzione o si è realizzata una dichiarazione di nullità che comportava la necessità

immediata di una riforma legislativa nella direzione indicata dalla dottrina del Tribunale

costituzionale. 48

Pareri obbligatori sulla conformità dei trattati alla Costituzione

Il controllo di costituzionalità dei trattati internazionali si svolge una volta fissato definitivamente il

testo, ma quando ancora lo Stati non abbia apprestato il proprio consenso. Si tratta dunque di un

controllo preventivo, e non incompatibile con il controllo successivo delle norme internazionali,

che può attivarsi quando il trattato sia stato ratificato e sia in vigore come parte dell’ordinamento

giuridico interno.

Il controllo preventivo è caratterizzato dal fatto che il Tribunale agisce quale organo consultivo

elaborando un parere (diverso dalla sentenza o ordinanza) in cui esamina la conformità del trattato

alla Costituzione e di conseguenza valuta la legittimità dello Stato a prestare consenso. In omaggio

a tale carattere consultivo, gli organi legittimati a richiedere il parere del Tribunale sono unicamente

il Governo o una delle Camere mediante “richiesta”.

Il Tribunale emana infine una “dichiarazione” sulla costituzionalità del trattato

internazionale sottoposto a controllo. Tale dichiarazione ha carattere vincolante.

Pubblicazione delle pronunce

Le sentenze del Tribunale costituzionale sono pubblicate nella Gazzetta ufficiale dello Stato entro

30 gg dalla emanazione della pronuncia. Ciononostante la LOTC prevede la possibilità di utilizzare

altri mezzi di divulgazione delle decisioni come siti internet. 49

Cap.5

IL SISTEMA DI GIUSTIZIA COSTITUZIONALE PORTOGHESE

Nel passaggio dal sistema monarchico a quello repubblicano si registra il contestuale passaggio da

forme di controllo politico a forme di controllo giurisdizionale di costituzionalità. In particolare,

con la Costituzione repubblicana del 1911 si ha l’introduzione di un modello di controllo di

costituzionalità diffuso, incidentale e concreto, sull’impianto statunitense. Impianto che troverà

conferma nella Costituzione del 1933.

L’avvenuto passaggio da forme di controllo politico a forme di controllo giurisdizionali, nel

passaggio dalla fase monarchica a quella repubblicana, determina soprattutto il mutamento

d’influenza, dapprima del costituzionalismo di stampo francese, e successivamente di quello di

stampo statunitense. Tuttavia, quel modello di controllo di costituzionalità non riuscì a contrastare

l’avvento del regime sala zarista, con conseguente rottura dell’impianto costituzionale, cosicché,

con la Costituzione del 1976 si ha l’affiancamento di un sistema di sindacato accentrato al

precedente sistema diffuso.

La Costituzione del 1976 contempla dunque la Commissione costituzionale, quale organo

consultivo del Consiglio della Rivoluzione, al quale viene affidato un controllo accentrato di

costituzionalità, il cui giudizio presenta natura preventiva, successiva, astratta, concreta, per azione

e per omissione.

Il Consiglio della Rivoluzione era composta dal Presidente della Repubblica, in qualità di garante

della Costituzione, nonché da diverse autorità militari e, previo parere obbligatorio della

Commissione costituzionale:

 Controllava la costituzionalità degli atti legislativi in via preventiva e successiva, vigilando

inoltre che venissero adottate tutte le misure necessarie onde garantire l’adempimento delle

norme costituzionali;

 Svolgeva un controllo preventivo di costituzionalità sugli atti in attesa di promulgazione

presidenziale, azionato d’ufficio dallo stesso Consiglio o dal Presidente della Repubblica;

nell’evenienza d’incostituzionalità opponeva un vedo sospensivo per gli atti del Parlamento

e definitivo per quelli governativi;

 Svolgeva un controllo successivo e astratto per l’annullamento con efficacia erga omnes di

determinati atti normativi, azionato dal Presidente della Repubblica, dal Presidente

dell’Assemblea della Repubblica, dal Primo ministro, dal Provveditore di giustizia, dal

Procuratore generale della Repubblica e dalle Assemblee delle Regioni autonome;

 Svolgeva un controllo successivo e concreto, con effetti di annullamento erga omnes, nelle

ipotesi in cui la Commissione costituzionale in tre casi concreti avesse dichiarato

l’incostituzionalità di una norma, previa investitura ad opera dei tribunali o del PM, nonché

la declaratoria di incostituzionalità per omissione da parte del legislatore.

La Commissione costituzionale era composta da un membro designato dal Consiglio della

Rivoluzione, che la presiedeva, da magistrati e da “cittadini di merito riconosciuto” in numero

eguale, ed aveva, tra gli altri, l’importante compito di giudicare sui ricorsi avverso le decisioni rese

dai giudici comuni nell’ambito del controllo diffuso di costituzionalità.

Con la revisione operata con la legge costituzionale 30 Settembre 1982 n°1 si ha un ulteriore

avvicinamento del modello portoghese ai sistemi europei.

Organi del controllo di costituzionalità 50

Diversi sono nell’ordinamento portoghese gli organi che a vario titolo concorrono a vigilare sulla

tenuta dell’impianto costituzionale, così, non v’è dubbio che l’attività parlamentare debba essere

informata all’osservanza della Costituzione. L’Assemblea ha come compito quello di “vigilare

sull’osservanza della Costituzione”. Si tratta di un controllo meramente politico dal quale non potrà

derivare la declaratoria di incostituzionalità degli atti esaminati. Il vero e proprio controllo di

costituzionalità è invece quello del Tribunale costituzionale e dei tribunali comuni.

Composizione ed organizzazione del Tribunale

È composto da 13 giudici, di cui 10 designati dall’Assemblea della Repubblica e 3 cooptati da

questi; 6 giudici tra quelli designati dall’Assemblea della Repubblica o tra quelli cooptati devono

essere scelti tra giudici degli altri Tribunali, mentre i restanti vengono scelti genericamente tra

giuristi. L’Assemblea elegge a maggioranza del 2/3 dei deputati presenti in Aula, purché questi

siano almeno la maggioranza assoluta dei deputati in carica. I giudici durano in carica nove anni ed

il mandato non è rinnovabile. Il Presidente del Tribunale è eletto dall’intero collegio a scrutinio

segreto, a maggioranza qualificata, il suo mandato ha durata biennale ed è rinnovabile.

Il Tribunale è organizzato in due Sezioni, ciascuna composta da 6 giudici e presieduta dal

Presidente del Tribunale. Le decisioni sia del Tribunale che delle Sezioni sono prese a maggioranza,

con la possibilità da parte di ciascun giudice di formalizzare un’opinione dissenziente. I giudici del

Tribunale godono delle garanzie di indipendenza, inamovibilità, imparzialità ed irresponsabilità,

oltre ad essere soggetti alle incompatibilità contemplate per i giudici degli altri tribunali.

Per l’organizzazione, il funzionamento e lo svolgimento del processo costituzionale è fatto

rinvio ad una legge organica, la 15 Novembre 1982 n°28.

Come detto, il Tribunale non è l’unico soggetto istituzionale preposto a garantire la tenuta

dell’impianto costituzionale in via giurisdizionale, essendovi variamente a ciò preposti anche i

giudici comuni. Questi devono controllare la conformità a Costituzione delle norme che sono

chiamati ad applicare, disapplicando di conseguenza quelle in contrasto con la Costituzione e

preferendo l’applicazione della Legge fondamentale.

A differenza degli altri sistemi a controllo diffuso, ove la tenuta del sistema è garantita dal principio

dello Stare decisis, in assenza di un accentramento del controllo di costituzionalità, nel sistema

portoghese tutte le decisioni dei giudici comuni sulle questioni di costituzionalità sono sempre

impugnabili di fronte al Tribunale costituzionale. Addirittura, in taluni casi il ricorso al Tribunale è

obbligatorio, cosicché soltanto questo potrà definitivamente rimuovere dall’ordinamento taluni tipi

di atti per ragioni di incostituzionalità.

Diverse tipologie del controllo di costituzionalità

Vi sono quattro diverse tipologie di controllo di costituzionalità:

a) Controllo preventivo di incostituzionalità per azione;

b) Controllo successivo astratto di incostituzionalità per azione;

c) Controllo successivo concreto di incostituzionalità per azione;

d) Controllo di incostituzionalità per omissione.

I tribunali comuni si pronunciano in “prima istanza” sul controllo concreto di incostituzionalità per

azione, rilevando l’eventuale contrasto tra la Costituzione e la norma che sono chiamati ad

applicare.

a) Controllo preventivo di incostituzionalità per azione (Art. 278 Cost.) 51

Il Tribunale esercita un controllo antecedente all’entrata in vigore della norma presa ad esame; il

giudizio ha dunque valenza astratta ed ha come oggetto norme imperfette, in quanto ancora non

entrate in vigore. I soggetti legittimati attivi sono:

 Presidente della Repubblica con riferimento a qualsiasi atto legislativo (leggi, comprese

quelle organiche, o decreti-legge) o convenzione internazionale che gli viene sottoposta per

la promulgazione, firma o ratifica;

 Primo ministro;

 1/5 dei deputati dell’Assemblea della Repubblica, con riferimento alle leggi organiche;

 Rappresentanti della Repubblica per le Regioni autonome, con specifico riguardo ai

provvedimenti regionali (decreti legislativi regionali e regolamenti regionali applicativi di

leggi generali della Repubblica).

Il procedimento è caratterizzato da una certa celerità, con la possibilità per i soggetti legittimati di

proporre ricorso entro 8 gg dal ricevimento dell’atto e l’obbligo per il Tribunale di pronunciarsi

entro 25 gg (termine che può essere abbreviato dal PdR per ragioni di urgenza nei casi previsti

dall’Art. 278, 1°c Cost.). qualora il Tribunale non rilevi elementi di incostituzionalità nella norma

sottoposta al suo esame, il PdR o il Primo ministro potranno ugualmente rifiutarsi di promulgare o

emanare i relativi atti, opponendo un veto di natura politica. Questo veto ha natura meramente

sospensiva per le leggi e per i decreti dell’Assemblea regionale, potendo essere nel primo caso

superato con la riapprovazione della legge a maggioranza dei 2/3 o a maggioranza assoluta, a

seconda delle materie interessate, da parte dell’Assemblea della Repubblica, oppure nel secondo

caso con la riapprovazione del decreto a maggioranza assoluta ad opera dell’Assemblea regionale.

Con riguardo ai decreti del Governo il veto ha natura non già sospensiva, bensì definitiva.

Nell’ipotesi in cui il Tribunale si pronunci per l’incostituzionalità della norma sottoposta al suo

esame il PdR, il Primo ministro ed i ministri della Repubblica dovranno, a seconda del tipo di atto,

esercitare il veto costituzionale, fondato evidentemente non già su ragioni di mera opportunità

politica, bensì su vizi giuridici. Ancora una volta per gli atti governativi il veto avrà natura

definitiva. Nelle altre due ipotesi, invece, l’atto verrà rimesso all’organo che lo ha adottato, che

potrà provvedere ad emendarlo dai vizi di incostituzionalità, oppure riapprovarlo nel testo invariato

con la maggioranza dei 2/3 dei deputati presenti.

Proprio in ragione della possibilità di fare comunque entrare in vigore un atto sanzionato in sede di

controllo preventivo, ne deriva che l’avvenuta attivazione del giudizio preventivo qualunque sia

l’esito, non impedisca che su quello stesso atto di possa successivamente svolgere un controllo

successivo.

I trattati internazionali che vengano sanzionati con l’incostituzionalità potranno essere ratificati ed

entrare in vigore soltanto nell’ipotesi in cui siano riapprovati dal Parlamento con la maggioranza del

2/3 dei deputati presenti, che sia comunque superiore alla maggioranza assoluta del collegio.

b) Controllo successivo astratto di incostituzionalità per azione (Art. 281 Cost.)

Il controllo successivo astratto per azione, che ha ad oggetto tutte le disposizioni normative,

primarie e secondarie, comunque sottoponibili al controllo di costituzionalità e legalità, elencate

all’Art. 281 , 1°c Cost. Con riferimento a questa tipologia di controllo, la Costituzione portoghese

distingue tra controllo di costituzionalità e controllo di legalità. I soggetti legittimati attivi sono:

 Presidente della Repubblica;

 Presidente dell’Assemblea della Repubblica; 52

 Primo ministro;

 Provedor di giustizia;

 Procuratore generale della Repubblica;

 1/10 dei deputati dell’Assemblea della Repubblica;

 Rappresentanti dello Stato nelle Regioni autonome, i Presidenti delle Assemblee legislative

regionali, i Presidenti dei Governi regionali o 1/10 dei deputati dell’Assemblea legislativa

regionale: ma solo nell’evenienza di violazione di uno Statuto regionale o di diritti di una

Regione autonoma o di una legge generale della Repubblica.

Il controllo accentrato astratto è del tutto indipendente da quello concreto, salva la possibilità di

una sorta di traslazione del controllo concreto in controllo astratto, che consente la generalizzazione

delle pronunce rese in sede di controllo concreto. Il 3°c dell’Art. 281 Cost. infatti contempla la

possibilità per il Tribunale costituzionale di esaminare e dichiarare con efficacia obbligatoria e

generale la incostituzionalità o la illegalità di una norma che sia stata giudicata incostituzionale in

tre casi concreti, offrendo così un coordinamento tra sistema di controllo concreto e sistema di

controllo astratto, garantendo una portata generale alle pronunce della prima tipologia di controllo,

della quale sarebbero invece solitamente sfornite.

Vige il principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Sostanzialmente analoghi al

modello italiano di giustizia costituzionale sono inoltre gli effetti prodotti dalle pronunce di

incostituzionalità, che hanno efficacia retroattiva, incontrando il solo limite delle ipotesi passate in

giudicato o diversamente definite, potendo queste inoltre determinare la reviviscenza delle norme

abrogate da quelle successivamente dichiarate incostituzionali.

È fatta salva l’ipotesi della sopravvenienza di incostituzionalità, ove gli effetti non potranno

che retroagire al mutamente del parametro.

Per finire sul punto, l’ultimo comma dell’Art. 282 Cost. prevede la possibilità per il Tribunale,

previa adeguata motivazione in ordine alla sussistenza di ragioni di sicurezza, equità o di interesse

pubblico di eccezionale rilievo, di determinare gli effetti delle proprie decisioni di incostituzionalità

o di illegalità, conferendo a queste, in ipotesi, una portata più limitata, onde evitare (ad esempio)

che da una pronuncia di incostituzionalità possa derivare una aggravio per l’erario.

c) Controllo successivo concreto di costituzionalità

Il controllo successivo può essere astratto o concreto (fino a questo punto non vi sono particolari

differenze con il sistema italiano, ove si ha un controllo successivo astratto, in via d’azione, e un

controllo successivo concreto, in via incidentale).

A questo punto emergono le peculiarità del sistema portoghese che mantiene formalmente sia un

controllo diffuso di costituzionalità di matrice anglosassone, che un controllo accentrato di matrice

europea. Secondo il disposto dell’Art. 204 Cost. i tribunali non potranno fare applicazione di norme

che violano le disposizioni della Costituzione o i principi in essa consacrati, nelle questioni

sottoposte al loro giudizio, potendo (o meglio, potendo) disapplicare le norme assunte

incostituzionali, senza la necessità di adire il Tribunale. Fino a qui tale modello non si discosta da

un sistema improntato sul controllo diffuso di costituzionalità, ove le decisioni riferite al caso

concreto possono essere contestate di fronte ai gradi di giudizio successivi, fino al grado supremo,

le cui decisioni, in ragione del principio dello Stare decisis, divengono vincolanti per tutti i giudici

dei gradi inferiori, anche con riferimento alla decisione di disapplicare la norma incostituzionale,

che come tale, verrà sostanzialmente espunta dall’ordinamento.

Tutto ciò non si verifica nel modello portoghese in cui le decisioni dei singoli tribunali

possono essere fatte oggetto di ricorso di fronte a quello, su istanza del PM, di ciascuna parte del

giudizio abilitata all’impugnazione e nelle pronunce negative di incostituzionalità da parte soltanto

di chi aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale. Il Tribunale, a differenza di quanto

accade nei sistemi a controllo diffuso, ove il giudice di ultima istanza conosce anche del caso

concreto, dovrà limitarsi a giudicare sulla sola questione di costituzionalità, senza sindacare sulla

controversia che ha originato il dubbio di costituzionalità. Si coglie così il significato di questa

dichiarazione: 53

“Nel sistema portoghese, sul modello diffuso di impianta dunque un controllo di tipo

accentrato, dando vita ad un originale modello misto”.

In tal senso si sostiene il sistema portoghese di legittimità costituzionale un modello misto, per

alcuni versi paragonabile al controllo incidentale di costituzionalità del modello italiano, seppur con

effetti anticipati di incostituzionalità riferiti al caso concreto, ma non certo generalizzati.

L’oggetto del ricorso di fronte al Tribunale è costituito dalle decisioni giurisprudenziali dei tribunali

comuni, siano esse di disapplicazione di norme assunte incostituzionali, oppure decisioni che,

negando l’incostituzionalità, fanno applicazione della norma della cui legittimità si dubita. Per

quanto concerne i requisiti di proponibilità del ricorso, deve trattarsi di una decisione assunta da un

“giudice”, inteso in senso stretto, non già come nel sistema italiano, ove è sufficiente la posizione di

terzietà ed imparzialità per la proponibilità della questione; si deve inoltre trattare di una norma che

abbia un legame con il processo in corso, che sia “determinante” per la risoluzione della

controversia.

Stante l’assenza del principio dello Stare decisis, nell’evidenza in cui un tribunale faccia

applicazione di una norma già dichiarata incostituzionale dal Tribunale costituzionale, il 5°c

dell’Art. 280 Cost. contempla il ricorso obbligatorio da parte del PM, onde favorire l’uniformità e

l’omogeneità della giurisprudenza ordinaria.

La decisione su tale tipo di ricorso ha invece unicamente la finalità di chiarire la questione di

costituzionalità, senza entrare nel merito del giudizio, posto che l’efficacia generale della decisione

è propria solo del giudizio successivo astratto di costituzionalità, di qui la più volte richiamata

necessità di traslazione del giudizio concreto in giudizio astratto secondo le modalità contemplate

al 3°c dell’Art. 281 Cost.

d) Controllo di incostituzionalità per omissione (Art. 283 Cost)

È la conseguenza della natura programmatica di buona parte delle disposizioni della Costituzione

lusitana che come tale risulterebbe violata non solo da interventi con esse contrastanti, ma anche

dalla mera inerzia nell’attuazione di dette previsioni costituzionali. Legittimati attivi sono:

 Il Presidente della Repubblica, quale garante del regolare funzionamento delle istituzioni

democratiche;

 Il Provedor de Justiça, in forza di una richiesta da parte dei cittadini;

 I Presidenti delle Assemblee regionali nelle ipotesi in cui l’omissione determini la

violazione di diritti costituzionali delle Regioni autonome.

Gli atti ai quali fa riferimento l’Art. 283 Cost sono le “misure legislative”, vale a dire leggi, decreti

legge, decreti legislativi regionali.

La giurisprudenza costituzionale ha cercato di fare chiarezza individuando una serie di requisiti per

l’individuazione della omissione legislativa:

 Deve trattarsi di un obbligo a legiferare che sia specifico e chiaramente definito;

 Non deve essere stato attivato alcun procedimento teso all’adempimento di quell’obbligo;

 Non deve essere riconosciuto al legislatore un ampio margine di valutazione discrezionale in

ordine ai termini dell’intervento legislativo;

 Deve rimanere esclusa la possibilità che la norma costituzionale sia comunque il grado di

produrre effetti, prescindendo dall’attuazione legislativa.

Il Tribunale costituzionale si limita a verificare e dichiarare la sussistenza di un’ipotesi di

54

inattuazione legislativa e dunque di un’ipotesi di incostituzionalità per omissione. Si ha quindi una

mera certificazione dell’omissione: tale tipo di pronuncia assomiglia molto ad una sentenza monito

nel controllo di costituzionalità italiano.

Atti sottoponibili al controllo di costituzionalità

Mentre dal 3°c dell’Art. 3 Cost. si desume che la validità delle leggi, degli altri atti dello Stato, delle

Regioni autonome, dei poteri locali e di qualunque altro pubblico potere dipende dalla conformità a

Costituzione, il pur esteso oggetto del controllo di costituzionalità è comunque ristretto agli atti

normativi, con esclusione dunque degli atti politici o di governo, normalmente insindacabili, fatta

eccezione per la dichiarazione dello stato di assedio e dello stato di emergenza, soggetta a controllo

in quanto atto normativo, nonché di quelli amministrativi, la ci legittimità, anche sul versante

costituzionale, verrà vagliata dai giudici amministrativi, e degli atti giurisdizionali.

Oggetto del giudizio sono dunque tutti gli atti normativi, sia primari (leggi e trattati internazionali),

sia secondari o terziari (quali regolamenti e risoluzioni amministrative) , ad eccezione di quanto di

verifica per il controllo di incostituzionalità per omissione, ove l’oggetto è costituito dai soli atti

legislativi.

Generalmente vengono richiesti due presupposti affinché si possa parlare di norma giuridica:

1) REQUISITO MATERIALE Deve equivalere ad una regola

o ad un modello orientatore e regolatore di condotte o

comportamenti, e non già ad atti di applicazioni di quella

regola o di quel modello; 

2) REQUISITO ORGANICO Deve essere posta da un atto

espressione di un potere normativo, di un organo con

competenza a creare regole di condotta o modelli di valore.

Le peculiarità del modello di giustizia costituzionale portoghese si riverberano inevitabilmente sui

caratteri degli atti sottoponibili a sindacato di legalità e costituzionalità; così con specifico riguardo

al: 

a) CONTROLLO PREVENTIVO Sarà configurabile un

sindacato su atti normativi non ancora entrati in vigore; 

b) CONTROLLO SUCCESSIVO CONCRETO

Sarà possibile sottoporre a sindacato un

atto normativo revocato, nel caso di decisione

riferita al diritto vigente al momento in cui un

dato fatto si è verificato. Sarà finanche

configurabile una dichiarazione con forza

obbligatoria generale, per dare soluzione ai

diversi casi ancora pendenti nei quali vi sia

questione in origine all’incostituzionalità di una

norma già revocata; il che risulta possibile se

solo si ha riguardo alla circostanza che la

revoca, o l’abrogazione, ha normalmente effetto

pro futuro, mentre la dichiarazione di

incostituzionalità ha solitamente effetto

retroattivo (ex tunc), cosicché sarà naturalmente

esclusa l’incostituzionalità per le ipotesi in cui

la revoca abbia avuto effetto retroattivo.

c) CONTROLLO DEGLI ATTI COMUNITARI

55

 La dottrina è divisa.

Le pronunce del Tribunale costituzionale

Accanto alle decisioni semplici o estreme, vale a dire quelle di accoglimento o di rigetto, il

Tribunale costituzionale potrà pronunciare anche decisioni intermedie, che sfuggono alla anzidetta

dicotomia. Tale dicotomia è decisamente più frequente nei giudizi astratti, soprattutto in quelli

preventivi, ove la questione di costituzionalità perviene al Tribunale prescindendo da una previa

veicolazione ad opera di un giudice comune. Nelle ipotesi di controllo concreto di costituzionalità,

anche in considerazione dell’ossequio al principio della sovranità parlamentare, con conseguente

self-restraint da parte del Tribunale hanno invece grande valore le pronunce interpretative.

Nel controllo diffuso, vertendosi in un normale giudizio, la disposizione della cui

costituzionalità o legalità si dubita verrà presa in esame non astrattamente, ma calata nel caso

concreto, così come interpretata dal tribunale della controversia.

Le pronunce interpretative, così come nel sistema italiano, saranno interpretative di rigetto,

nel caso in cui venga assunta come possibile un’interpretazione conforme a Costituzione, che salvi

la disposizione oggetto del giudizio, od interpretative di accoglimento, nell’ipotesi in cui

l’interpretazione presa in considerazione sia assunta in contrasto la Costituzione.

Sono configurabili sentenze d’incostituzionalità parziali mentre non paiono configurabili

sentenze a contenuto meramente monitorio, posto che, prevedendo gli articoli 280 e 282 Cost. la

possibile restrizione degli effetti della dichiarazione di accoglimento, resterebbe preclusa la

possibilità di totale eliminazione degli stessi, salvo l’ipotesi dell’incostituzionalità per omissione,

con riferimento alla quale si è evidenziata una certa somiglianza con le pronunce monito italiane.

Il Tribunale ha talvolta adottato finanche decisioni dal contenuto manipolativo, cd.

decisioni integrative o additive, anche se formalmente presentate come decisioni di

incostituzionalità parziale, ove il parametro costituzionale assunto violato è sovente il principio di

uguaglianza, pronunce che inevitabilmente talune perplessità hanno destato in dottrina, in ragione

dei plausibili contrasti con l’organo legislativo per lo scarso ossequio al principio della sovranità

parlamentare. 56

Cap.6

LA GIUSTIZIA COSTITUZIONALE IN SVIZZERA

L’attuale assetto politico ed istituzionale della Svizzera origina da un processo aggregativo

iniziato nel 1192, quando le vallate a nord del San Gottardo stipularono un’alleanza militare a

scopo difensivo contro forze esterne ostili. Nei secoli successivi, si ampliò sia il numero delle

comunità aderenti che quello delle finalità del patto, sino a condurre:

 

Prima Ad una Confederazione di Stati sovrani;

 

Poi Ad un vero e proprio Stato federale.

Nel XIX sec., lo stesso Napoleone desistesse dall’idea di trasformare la Svizzera in repubblica

unitaria ed assecondò la formazione di un ordinamento fondato su cantoni; il patto della Dieta

risale appunto al 1815, stesso anno in cui il Congresso di Vienna formalizza i confini svizzeri

tuttora vigenti. Nel periodo della Rigenerazione (1830-1848) prese forma la separazione verticale

ed orizzontale dei poteri che ha condotto alla definitiva sagoma dell’ordinamento elvetico. La

Costituzione del 1848 disegna la struttura del più antico Stato federale europeo, dove si riservano

all’autorità centrale competenze organizzative in determinate materie, mentre si lasciano alle

autonomie territoriali cantonali le restanti significative prerogative.

Quanto alla forma di Stato, l’ispirazione dualista disegnata nella Costituzione federale del 1848

abbraccia una rigida separazione di competenze (matrice statunitense), conserva e valorizza le

autonomie territoriali, omaggia al contempo il principio di collaborazione e di reciproca assistenza

fra Confederazione e Cantoni, accoglie numerosi istituti di democrazia diretta. Quanto alla forma di

Governo, il potere esecutivo è assegnato ad un organo collegiale (Consiglio federale) designato dal

Parlamento all’inizio di ciascuna legislatura (quattro anni), turnizzato nel vertice e rispecchiante il

pluralismo etnico-linguistico dei soggetti aggregati; il potere legislativo è assegnato ad una

assemblea bicamerale paritaria (Assemblea federale) composta da Consiglio degli Stati (camera di

rappresentanza dei Cantoni, dove siedono due delegati per ciascun Cantone e uno per ciascun

Semicantone) e Consiglio nazionale (camera di rappresentanza del popolo, i cui 200 seggi sono

assegnati con sistema proporzionale in base al numero di abitanti dei Cantoni), che oltre al potere

legislativo esercita quello di nomina e vigilanza sui membri del Consiglio federale e del Tribunale

federale.

Gli assestamenti apportati con la riforma del 1874 risultano sollecitati dalle pulsioni centrifughe

manifestate da certi territori e, pertanto, sono tesi soprattutto al consolidamento delle prerogative

federali. La revisione totale entrata in vigore nel 2000 è frutto di un dibattito scientifico ed

istituzionale sorto negli anni Sessanta del XX sec., essa mantiene la struttura dell’ordinamento

nell’alveo originario, impegnandosi sull’aggiornamento lessicale del testo costituzionale rispetto

alla prassi istituzionale maturata nel tempo, nonché sulla sintonizzazione del medesimo nei

confronti degli incisivi progressi dell’ordinamento internazionale.

Il modello di giustizia costituzionale elvetico vede la luce con il testo del 1848 che, data la co-

esistenza di plurimi ordinamenti giuridici territoriali nell’ambito del medesimo territorio, invoca

l’immediata previsione di una istanza giurisdizionale unitaria capace di svolgere una duplice

funzione:

 Vigilare sulla corretta ed omogenea applicazione del diritto federale su tutto il territorio

nazionale;

 Garantire la supremazia del diritto federale rispetto a quello cantonale.

La prima risposta a tali esigenze è la creazione di un collegio non permanente di 11 giudici,

convocati da un Presidente in occasione di controversie tra Cantoni, fra Cantoni e Confederazione,

fra privati e Confederazione, tutte sollevate tramite rinvio da parte dell’Assemblea federale. Con la

57

revisione costituzionale del 1874 il Tribunale (TF) si trasforma un organo permanente cui sono

affidate funzioni giurisdizionali civili, penali, amministrative e costituzionali.

Nel 1967 viene creata una sezione del TF dedicata alla uniforme interpretazione del diritto

federale in materia di assicurazioni (TFA); essa ha funzionato in maniera indipendente sino alla

riforma del 2005 che ha ricondotto ad unitarietà l’apicale svolgimento dei poteri in parola

fondendo i due Tribunali.

In virtù della natura federale del sistema elvetico, esiste anche una giurisdizione

costituzionale di livello cantonale, articolata su variabili rimesse all’autonomia degli stati membri e,

perciò, esulanti dalle priorità della presente analisi.

Riferimenti costituzionali e legislativi

Se la regola comune alla maggioranza degli ordinamenti federali è la ripartizione delle competenze

in materia giudiziaria, in Svizzera è stato praticato per vari decenni un sistema di audace

“decentramento processuale”; sino a pochi anni fa, a livello federale esisteva un’unica autorità

giurisdizionale generale (TF), mentre ciascun Cantone gestiva in maniera autonoma le rispettive

procedure civili, penali ed amministrative. Simile quadro ha condotto ad una pesante

frammentazione delle discipline processuali ed a significativi cedimenti della funzione federale di

tutela/coordinamento dei diritti e degli interessi locali; perciò, nel 2000 è stato deciso un radicale

ripensamento del sistema di rango costituzionale e legislativo, entrato a pieno regime nel gennaio

del 2007. Grazie a tale modifica, ora si affida alla Confederazione la competenza di regolare in

modo uniforme le procedure civili e penali, riservando ai Cantoni funzioni

organizzative/amministrative della giustizia, anche in declinazione “intercantonale”.

Si introduce, così, una nuova articolazione del sistema di giustizia federale. Il Tribunale costituisce

l’autorità apicale del sistema giudiziario e ha competenze diverse a seconda che si eserciti come:

 

Giudice ORDINARIO SUPREMO In tale caso gli compete l’applicazione uniforme del

diritto federale in materia civile, penale e amministrativa, con facoltà di riforma delle

sentenze degli organi federali inferiori e con facoltà di vigilanza sull’applicazione del diritto

federale da parte delle autorità cantonali;

 

Giudice COSTITUZIONALE Gli compete la garanzia del rispetto della Costituzione

federale da parte di tutte le fonti normative interne con particolare riferimento alla tutela dei

diritti fondamentali dei cittadini, nonché la risoluzione delle controversie fra Confederazione

e Cantoni, e tra i Cantoni stessi. Esso vigila sulla gestione e sul funzionamento del Tribunale

penale federale (TPF) e del Tribunale amministrativo federale (TAF).

Il Tribunale penale federale si compone di un numero di giudici oscillante tra i 15 e i 35, eletti dalla

Assemblea federale e articolato in una Corte penale ed in due Corti per i reclami penali. Le

pronunce del TPF sono appellabili davanti al TF. Le Corti per i reclami penali sono adibite ai

reclami avverso i giudici istruttori federali, le misure di proroga detentiva nell’ambito delle

procedure federali, la esecuzioni di sentenze straniere, le misure di estradizione. Solo le misure in

materia di estradizione e quelle coercitive sono appellabili davanti al TF.

Il Tribunale amministrativo federale si compone da 50 a 70 giudici eletti dalla Assemblea federale,

suddivisi in cinque sezioni specializzate. Esso risponde principalmente a quattro esigenze dislocate

dal TF in base alla riforma:

1) Sostituzione delle attuali commissioni di ricorso e di arbitrato;

2) Assunzione dei compiti dei Servizi di ricorso dei Dipartimenti federali;

3) Realizzazione della garanzia generale della via giudiziaria per i settori del diritto

amministrativo;

4) Assunzione dei compiti del Consiglio federale nell’amministrazione della giustizia; 58

5) Giudicare le controversie di diritto pubblico derivanti dall’ambito di competenze

dell’Amministrazione federale;

6) Decidere sui ricorsi avverso decisioni di autorità federali;

7) Decidere in prima istanza su determinate azioni relative al diritto amministrativo federale.

NB In sostanza il TAF giudica come autorità inferiore al TF.

Siccome il presupposto di qualsiasi analisi del funzionamento di un sistema di giustizia costituzionale

riposa sulla struttura delle fonti dell’ordinamento, è lecito fare brevi riferimenti al sistema delle fonti.

A livello federale, l’ordinamento svizzere vede in posizione suprema la Costituzione, cui sono

subordinate le leggi federali. Le leggi federali urgenti, le ordinanze dell’Assemblea federale, le ordinanze

del Consiglio federale. Fra queste, ricadono ordinariamente nella competenza del TF le ordinanze di

Assemblea e Consiglio; le leggi federali vi ricadono in stretti limiti.

A livello di fonti cantonali, vanno segnalate le Costituzioni cantonali; le leggi e i decreti cantonali, le

ordinanze delegate; sia le leggi che i decreti cantonali e le ordinanze delegate sono impugnabili davanti

al TF mediante ricorso di diritto pubblico.

A livello comunale si producono poliforme fonti generalmente rimesse alla legislazione costituzionale

cantonale e sottratte al sindacato del TF; i Comuni sono di regola assoggettati alla sorveglianza delle

competenti autorità cantonali e possono difendere la propria autonomie da illecite invasioni della propria

sfera di autonomia davanti al TF tramite ricorso di diritto pubblico per violazioni del’autonomia

comunale.

Composizione e organizzazione

La prima attuazione della giurisdizione costituzionale federale è contenuta nella Legge federale

sull’organizzazione giudiziaria del 16 Dicembre 1943; essa risulta novellata dalla LFT del 2005. Il

TF è sia l’autorità giudiziaria suprema della Confederazione, sia l’autorità investita della funzione

di giurisdizione costituzionale accertata svolgente controlli di legittimità costituzionale sui ricorsi

diretti dei cittadini per violazione dei relativi diritti federali, sui conflitti fra Confederazione e

Cantoni, sui conflitti tra Cantoni. Il sistema svizzero di controllo si costituzionalità ha carattere

misto: infatti alle menzionate competenza del TF si affianca il controllo diffuso spettante a tutti gli

organi giurisdizionali ove non espressamente riservato al Tribunale. La composizione dell’organo

non è definita dalla Costituzione federale, bensì dalla LTF 2005: questa prescrive un numero

variabile da 35 a 45 giudici ordinari, ai quali si aggiunge una quota di magistrati non di carriera, nel

limite massimo di 2/3 rispetto alla quota dei giudici ordinari; essa rimette all’Assemblea federale,

mediante ordinanza la fissazione del numero complessivo di giudici. L’elezione dei Tribunali della

Confederazione si svolge in base a schede nominative dei magistrati in carica ripresentatesi, elencati

secondo l’ordine di anzianità di servizio; l’elezione avviene in unico turno e i candidati che non

ottengono la maggioranza assoluta possono candidarsi per la elezione complementare; quest’ultima

scatta qualora la prima elezione abbia prodotto seggi vacanti o mancate rielezione di un giudice.

Risulta eleggibile chiunque abbia “diritto al voto in materia federale”, benché la prassi

ossequi costantemente sia la competenza giuridica dei giudici, sia il pluralismo linguistico, religioso

e politico dei membri.

Status di giudice costituzionale

Il regime delle incompatibilità prescrive che i giudici non possano essere membri dell’Assemblea

federale o del Consiglio federale, né esercitare altra funzione al servizio della Confederazione, di

Stati esteri, dei singoli Cantoni o di società private a scopo lucrativo. Solo eventualmente il

Tribunale può autorizzare i giudici all’esercizio di attività accessorie, senza scopo di lucro e solo

59

nella misura in cui non pregiudizievoli del corretto e indipendente svolgimento delle funzioni di

giudice costituzionale.

A ciò si aggiunge un regime di “incompatibilità personale”, per cui non possono esercitare

nel medesimo tempo la funzione di giudice del TF:

 A coniugi, persone registrate come stabili conviventi;

 Coniugi o partner registrati di persone che sono tra loro fratelli e sorelle, nonché le persone

che convivono stabilmente con persone che tra loro sono fratelli e sorelle;

 Parenti in linea retta e collaterale fino al terzo grado;

 Gli affini in linea retta e collaterale fino al terzo grado.

NB La regola si applica analogicamente alle persone che stabilmente convivono con chi

ricopre la carica di giudice costituzionale.

La durata della carica è di sei anni. Al compimento del 68°anno, essa cessa automaticamente; i

membri dell’organo sono indipendenti e soggetti al solo diritto; sicché le sentenze sono modificabili

od annullabili solo dal TF medesimo e solo nei casi previsti dalla legge. La vigilanza sull’attività

del Tribunale è affidata all’Assemblea federale.

Il regime delle immunità prevede che nei confronti di un giudice in carica non possa promuoversi

alcun procedimento penale per crimine o delitto extra funzionale senza il consenso dell’interessato

o senza l’autorizzazione della Corte, fatta eccezione per i casi di arresto preventivo in flagranza di

reato. Ove il consenso a procedere fosse negato, l’autorità giudiziaria impegnata nel procedimento

può ricorrere all’Assemblea federale.

Articolazioni interne del Tribunale federale

All’interno il Tribunale federale è composto da:

 Organi direttivi;

 Organi giudiziari;

 Organi ausiliari.

Per quanto riguarda gli organi direttivi:

 

Il Presidente del TF E’ eletto dall’Assemblea federale fra i giudici ordinari; il mandato

dura due anni ed è ripetibile una sola volta; le mansioni coincidono con la rappresentanza

del TF nei rapporti esterni, nella direzione della Corte plenaria e della Commissione

amministrativa;

 

La Cour plénière Riunisce la somma dei giudici ordinari e si attiva validamente con un

minimo di 2/3 dei componenti; essa si occupa della emanazione dei regolamenti concernenti

organizzazione e amministrazione del TF, della ripartizione delle competenze fra sezioni

interne, della vigilanza sul TAF e sul TPF, del trattamento amministrativo ed economico dei

giudici afferenti, dell’adozione del Rapporto di gestione, della composizione delle sezioni

interne, delle decisioni concernenti l’adesione ad associazioni internazionali;

 

La Conference des présidents Include i presidenti di ciascuna Corte interna del

Tribunale e si occupa in particolare della uniformazione/armonizzazione delle decisioni

delle varie Corti e delle istruzioni per la stesura delle sentenze;

 

La Commission administrative Si compone di Presidenti e vicepresidenti e si incarica

precipuamente della formazione del personale, della assegnazione dei giudici non di carriera

60

delle diverse Corti, del bilancio del TF e della relativa rendicontazione all’Assemblea

federale, dei servizi scientifici ed amministrativi, delle autorizzazioni al compimento di

attività accessorie da parte dei giudici ordinari.

Per quanto riguarda gli organi giudicanti: in seno al TF esistono 7 organi giudicanti specializzati,

composti da un numero di membri che varia da 4 a 6, designati dalla Corte plenaria su proposta

della Commissione amministrativa per un periodo di due anni. L’assegnazione dei giudici alle

singole Corti è effettuata in base alle competenze scientifiche e linguistiche dei giudici; di regola, le

Corti deliberano con un minimo di 3 membri, richiedendosi 5 membri solo quando:

 La questione esaminata concerne un diritto fondamentale;

 Quando lo ha richiesto un giudice;

 Quando le Corti giudicano su ricorsi contro atti normativi cantonali suscettibili di

referendum;

 Contro decisioni cantonali sull’ammissibilità di iniziative popolari.

L’attribuzioni delle cause alle Corti si determina ratione materiae, ossia a seconda della questione

di diritto preponderante; sono ammesse deroghe a tale criterio quando reso necessario dalla natura

dell’affare e dalla sua connessione con altre cause e tramite accordo consensuale delle Corti

interessate.

Si considerano organi ausiliari:

 

La Commissione di ricorso E’ composta da 3 giudici e decide sulle controversie relative

al personale del TF, al principio di trasparenza nell’amministrazione, all’applicazione della

legge sulla archiviazione, alla cronaca giudiziaria presso il TF;

 

I Cancellieri Sono attribuiti a ciascun giudice ordinario e svolgono essenzialmente

compiti di istruzione delle cause, di elaborazione di rapporti, di verbalizzazione delle

udienze e delle sedute, di redazione delle sentenze e delle ordinanze del TF, di notificazione

dei dispositivi delle sentenze ove necessario, di adattamento ed anonimizzazione delle

sentenze destinate alla pubblicazione. Inoltre i cancellieri possono essere chiamati ad

esprimere voto consultivo, sempre dopo la dichiarazione di voto e/o opinione dei giudici

ordinari, sia nelle deliberazioni orali che nella procedura per circolazione degli atti;

 

Il Segretario generale Dirige l’amministrazione del TF e dei suoi servizi scientifici,

della Corte plenaria, della Conferenza dei presidenti e della Commissione amministrativa.

Disposizioni generali di procedura

E’ lo stesso TF a valutare la propria competenza sui ricorsi rivoltigli: se non si ritiene competente

annuncia di non entrare nel merito e trasmette la causa ad altra autorità federale eventualmente

competente.

La direzione del processo spetta al Presidente di ciascuna Corte sino alla pronuncia della

sentenza e salvo possibilità di delega ad altro giudice. Alle parti è concesso di fare domanda di

ricusazione di un giudice o Cancelliere, dimostrando verosimilmente l’interesse personale di questo

alla causa. Il ricusato si esprime sui motivi addotti dalla parte e può contestarne il fondamento. La

violazione delle norme sulla ricusazione comporta l’annullabilità degli atti compiuti e se il motivo

61

di ricusazione emerge dopo la chiusura del procedimento si applicano le disposizioni sulla

revisione.

Poiché il pluralismo linguistico è una delle cifre dell’ordinamento elvetico, esistono prescrizioni

circa la lingua del procedimento.

In relazione alla procedura del giudizio, la deliberazione avviene mediante circolazione degli atti ,

cioè senza dibattimento contestuale della causa da parte dei giudici; si pratica la deliberazione orale

su ordine del Presidente della Corte impegnata, su richiesta di un giudice o quando manca

l’unanimità sul contenuto della decisione.

Funzioni del Tribunale federale

La Costituzione all’Art. 189 prevede che il Tribunale federale giudichi le controversie per

violazione:

a) Del diritto federale;

b) Del diritto internazionale;

c) Del diritto intercantonale;

d) Dei diritti costituzionali cantonali;

e) Dell’autonomia comunale e di altre garanzie che i Cantoni conferiscono ad altri enti di

diritto pubblico;

f) Delle disposizioni federali e cantonali sui diritto politici.

Il Tribunale federale inoltre giudica le controversie tra Confederazione e i Cantoni e quelle tra

Cantoni. La legge può conferire altre competenze al Tribunale federale.

NB Gli atti dell’Assemblea federale e del Consiglio federale non possono essere impugnati

presso il TF. Le eccezioni sono stabilite dalla legge.

I Ricorsi ordinari

Il TF rappresenta istanza giurisdizionale ordinaria di ricorso avverso le decisioni pronunciate in

materia civile, penale ed amministrativa da parte di autorità inferiori, salvo diverse disposizioni di

legge; ciò significa che, in questi ambiti, esso rassicura l’attuazione uniforme delle leggi federali

riformando le sentenze degli organi giudiziari inferiori e sindacando gli atti delle autorità cantonali

non conformi al “diritto svizzero vincolante”. Ciascuno di questi ricorsi consente al Tribunale un

controllo di costituzionalità accentrato di natura concreta e successiva.

È da precisarsi che il sistema elvetico ospita anche un controllo di costituzionalità diffuso di

natura concreta. Questo controllo pregiudiziale si esercita su tutte le fonti cantonali e sulle fonti

federali non espressamente immuni da controllo di costituzionalità con efficacia meramente

disapplicativa e per i soli vizi originari dell’atto sindacato.

La legittimazione a ricorrere è assegnata ad un’ampia gamma di soggetti. Hanno diritto al ricorso:

1) Quanti hanno partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore;

2) Quanti risultino “particolarmente toccati dalla decisione o dall’atto impugnato”;

3) Quanti dimostrino un interesse degno di protezione all’annullamento od alla modifica degli

atti medesimi;

4) Cancelleria o dipartimenti federali quando l’atto impugnato violi la legislazione federale

nelle rispettive sfere di competenza; 62

5) Comuni ed altri enti pubblici per violazione di garanzie loro conferite dalla Costituzione

federale o da quelle cantonali. Questo reclamo si distingue da quello per violazione dei

diritti costituzionali sia perché il ricorrente è una collettività anziché un singolo individuo,

sia perché la natura della lesione denunciata non corrisponde alla nozione di diritto

fondamentale. La nozione di autonomia protetta dall’istituto coincide con la sfera

decisionale di cui i Comuni godono negli ambiti non disciplinati esaustivamente dal diritto

cantonale.

Il ricorso diretto ha lo scopo di garantire tutela alle posizioni dei suddetti soggetti giuridici nei

confronti dei pubblici poteri. Quindi l’oggetto può essere di natura amministrativa, legislativa e

giurisdizionale.

Gli atti normativi aggredibili sono quelli cantonali, fatta eccezione per le Costituzioni, la cui

conformità al diritto federale è vagliata dall’Assemblea federale al momento dell’adozione; la

procedibilità della loro impugnazione in via diretta è condizionata alla mancanza di un rimedi

giuridico cantonale. Dunque, il sistema consente l’accesso al TF per scrutinare gli atti legislativi

cantonali solo quando non esiste un’autorità territoriale abilitata allo scrutinio.

Gli atti amministrativi e giurisdizionali suscettibili di reclamo sono quelli prodotti dal TAF, dal

TPF, dal Garante in materia radiotelevisiva, dalle autorità cantonali di ultima istanza non

impugnabili davanti al TAF. I ricorsi concernenti il diritto di voto, le elezione e le votazioni

popolari sono ammessi contro gli atti cantonali di ultima istanza , oppure contro le decisioni della

Cancelleria federale.

Si nota dunque che le fonti della cui violazione il TF si occupa si distinguono in due categorie:

 

Diritto estero Facoltizza i ricorsi nell’ipotesi di mancata od erronea

applicazione del diritto straniero richiamato dal diritto internazionale

privato svizzero;

 

Diritto svizzero Individua con precisione ciò che il sistema di

giustizia costituzionale è chiamato a proteggere.

Onde evitare eccessive ingerenze federali nell’autonomia degli stati membri, l’abilitazione del TF è

espressamente circoscritta alla garanzia dei diritti costituzionali cantonali. In assenza di precise

disposizioni legislative sulla nozione di “diritto costituzionale”, la medesima risulta orientarsi alla

luce dei diritti espressamente o tacitamente riconosciuti dalla Costituzione federale e dalla CEDU.

Il termine per la presentazione del ricorso in via di azione è di 30 gg dalla notificazione della

decisione o dalla pubblicazione dell’atto normativo. Il reclamo deve essere redatto per iscritto e

contenere l’indicazione dell’atto lesivo, l’esposizione dei fatti probanti e dei diritti che si assumono

violati, la precisazione del contenuto della violazione e le conclusioni del ricorrente.

Di regola il ricorso non ha effetti sospensivi, tranne nei casi identificati dalla legge.

Il giudizio del TF si svolge in due fasi:

1° Fase: ISTRUTTORIA Il giudice designato provvede alla comunicazione dell’impugnazione

all’autorità che ha emanato l’atto viziato, alla controparte ed a eventuali

terzi interessati, fissando un termine per il deposito di memorie od altri

atti;

2° Fase: PROPOSTA Il giudice istruttore formula una proposta di giudizio da sottoporre al TF, il

quale esamina il caso attenendosi alle sole violazioni dedotte dal

ricorrente. 63

Merita, infine, citazione la cd. procedura semplificata, consistente nella trattazione della causa da

parte di giudice unico o di corti trimembri nei casi stabiliti dagli Artt. 108 e 109 LTF (perlopiù in

caso di manifesta inammissibilità, di insufficiente motivazione del ricorso, di ricorsi “querulomani”,

di ricorsi manifestamente infondati).

Peculiarità del sindacato sulle leggi federali

La più vistosa peculiarità del sistema di giustizia costituzionale elvetico è data dal ridotto margine

di sindacato sulle fonti federali primarie. Il fondamento del fenomeno si rinviene nell’Art. 190 Cost.

ai sensi del quale

“Le leggi federali e il diritto internazionale sono determinati per il Tribunale federale e per le altre

autorità incaricate dell’applicazione del diritto”.

Ovvio che l’intendo di tale comando fosse la consacrazione della supremazia dell’Assemblea

federale nei confronti degli altri poteri statali.

Nel corso del tempo, l’assolutezza della immunità delle leggi federali dal controllo di

costituzionalità, però, viene mitigata da un duplica ordine di fattori:

 Da un lato, alla fine degli anni ’60 il giudice costituzionale ha iniziato a praticare la tecnica

della interpretazione conforme, dichiarandoci obbligato a ricavare dalla disposizione

federale la norma in maggiore sintonia con le disposizioni costituzionali;

 Dall’altro, lo stesso legislatore ha contribuito ad erodere la categoria degli atti immunizzati:

infatti, per effetto della classificazione degli atti normativi introdotta dalla nuova

Costituzione, sono ora sottratti alla regola della applicazione obbligatoria i decreti federali

semplici e le ordinanze della Assemblea federale, come pure le ordinanze del Consiglio

federale.

Ricorso sussidiario in materia di diritto costituzionale

Il ricorso sussidiario è una modalità residuale di accesso diretto al Tribunale per violazione di diritti

costituzionali ad opera di decisioni cantonali di ultima istanza non impugnabili mediante il ricorso

ordinario.

Ad esso sono legittimati coloro che hanno partecipato alla procedura dinnanzi alla autorità

inferiore o che hanno un interesse legittimo all’annullamento od alla modifica della decisione. La

procedura prevede l’applicazione in via analogica delle regole per il ricorso ordinario.

I giudizio su azione

Spetta al TF la risoluzione dei conflitti di competenza tra autorità federali e cantonali e delle

controversie di diritto civile e pubblico tra Confederazione e Cantoni o fra Cantoni.

La lesione per essere oggetto deve essere attuale e concreta. Sono legittimati attivi:

 Gli organi confederali o cantonali che hanno subito la lesione;

 L’organo esecutivo dell’ente coinvolto;

 Altri organi eventualmente indicati dal legislatore;

 (per le controversie tra cantoni sono legittimati i soli esecutivi e mai i Comuni).

Non è apposto alcun termine generale all’azione. Il vizio deducibile può consistere:

a) Vindicatio potestatis Nell’usurpazione di una competenza che

il ricorrente dichiara propria; 64

b) Nella legittima modalità di esercizio di un determinato potere In tale caso il ricorrente

denuncia un conflitto da interferenza.

I Cantoni possono impugnare solo decreti e ordinanze dell’Assemblea federale, ordinanze

dell’esecutivo, mentre i loro atti normativi sono tutti contestabili da parte della Confederazione che

da parte degli altri Cantoni.

Per quanto riguarda il procedimento, il TF svolge una sommaria valutazione circa l’ammissibilità

della contesa. Qualora ritenga di procedere nel merito, fonda il giudizio:

 

Sul solo diritto federale Per le controversie relative alla delimitazione di competenze tra

Confederazione e Cantoni;

 

Sul diritto federale, intercantonale e consuetudinario Per la soluzione delle liti fra entità

federate.

La pronuncia finale ha carattere dichiarativo perché stabilisce la titolarità della competenza; la sua

efficacia cassatoria è quindi solo eventuale.

NB Ricordiamo che il TF ha come competenze ulteriori quella di soddisfazione delle pretesi di

risarcimento del danno o di indennità a titolo di riparazione morale risultanti dall’attività

ufficiale dei pubblici impiegati, nonché il complesso di attività di vigilanza in quale modo

collegate alle mansioni assegnate al TF in materia di diritto di voto e di elezioni. 65

Forma, natura ed efficacia delle decisioni

Le decisioni del TF rispecchiano la tradizionale tipologia delle delibere degli organi di giustizia

costituzionale, dipendente sia dalla funzione che dall’esito dell’indagine svolte. Nell’ambito dei

ricorsi ordinari, il TF può respingere il ricorso in assenza dei presupposti processuali o qualora sia

venuto meno l’oggetto del contendere.

Le sentenze di merito si distinguono in rigetto ed accoglimento: con le prime il TF esclude

l’esistenza delle violazioni addotte dal ricorrente, senza così precludere a terzi o al medesimo

ricorrente ulteriori reclami contro l’atto interposto o differenti episodi applicativi dell’atto

impugnato; con le seconde, esso annulla totalmente o parzialmente l’atto lesivo con efficacia ex

nunc, per cui l’effetto cassatorio della pronuncia fa sì che sia poi compito dell’autorità emanante

l’atto irrituale provvedere alla formazione di un nuovo atto conforme alla sentenza. La illegittimità

costituzionale di una sentenza di autorità inferiore consente al TF l’annullamento della pronuncia in

questione, senza però tangere la fonte basante la pronuncia medesima; il disconoscimento della

legittimità della fonte si traduce perciò in disapplicazione.

Qualora l’oggetto del ricorso consista in un atto normativo cantonale, il TF non ha dirette facoltà di

modifica, per cui si limitò all’annullamento delle disposizioni illegittime. Resta fermo il potere di

ingiungere all’autorità interessata l’adozione di atto sanante il vizio e conforme a diritto. Nei giudizi

sui conflitti di competenza, sia concesso di ripetere che la pronuncia finale ha carattere dichiarativo

e quindi efficacia cassatoria solo eventuale.

Salvo che la legge disponga diversamente, la Corte plenaria, la Conferenza dei presidenti, la

Commissione amministrativa e le Corti di merito deliberano a maggioranza assoluta dei voti.

Il regime della pubblicizzazione si discosta dai metodi dell’ordinamento italiano in quanto prevede

la pubblicazione delle sole decisioni principali.

Le comunicazioni processuali con le parti e le autorità inferiori sono affidate alla disciplina del

Regolamento del Tribunale federale sulla comunicazione elettronica.

Benché definitive, le sentenze sono suscettibili di modifica nell’ipotesi di revisione, interpretazione

e rettifica. La revisione è prevista in caso di:

a) Violazione di norme procedurali concernenti la composizione dell’organo giudicante;

b) Mancata corrispondenza fra chiesto e pronunciato;

c) Incompletezza della pronuncia rispetto alle conclusioni delle parti;

d) Trascuratezza di fatti rilevanti risultanti dagli atti;

e) Violazione della CEDU qualora la Corte europea abbia constatato, con sentenza definitiva,

inosservanza della convenzione o di un suo protocollo qualora la revisione sia necessaria per

rimediare alla violazione;

f) Crimine o delitto influente sulla sentenza a pregiudizio dell’istante in assenza di condanna

definitiva.

L’interpretazione e la rettifica sono presentate dal TF, su domanda di parte o di ufficio, quando il

dispositivo è poco chiaro, incompleto, ambiguo o contraddittorio, oppure esistono errori si

redazione o calcolo. 66

Cap.7

LA CORTE COSTITUZIONALE DELLA RUSSIA

La Corte costituzionale della Russia ha cominciato ad esercitare le competenze previste dalla

Costituzione del 1993 a partire dal marzo del 1995, dopo l’elezione dei giudici necessari a

completarne l’organico. Non si tratta però della prima esperienza di giustizia costituzionale in

questo paese. Già nel turbolento periodo di transizione (1991-1993) era stata in funzione una Corte

costituzionale, che ha costituito un primo ed imperfetto esperimento di giustizia costituzionale

introdotto alla fine dell’epoca comunista e che ha funzionato in un periodo difficile, sia dal punto di

vista politico che istituzionale. Alcuni elementi passano dal precedente sistema a quello nuovo

espresso dalla Costituzione del 1993, altri vengono perduti come l’ampia attività di tipo consultivo

a favore di una maggiore armonizzazione con i modelli occidentali, soprattutto con quello tedesco.

Non è ben chiaro nel dibattito dottrinale quale sia il ruolo che tale Corte ricopre tra i poteri

dello Stato in quanto c’è chi ne esalta la funzione di garante e chi invece ne sottolinea il carattere di

organo giurisdizionale, richiamandosi in particolare all’Art. 118 Cost. ai sensi del quale “la Corte

costituzionale della Federazione di Russia è un organo giurisdizionale per il controllo di

costituzionalità, che esercita in maniera indipendente il potere giudiziario tramite la giurisdizione

di costituzionalità”. In ogni caso non si può in alcun modo negare che la Corte abbia tutte le

caratteristiche di un tribunale, anche se dotato di evidenti particolarità:

a) Formazione della Corte: Infatti le modalità di formazione sono le stesse della Corte suprema

e della Corte arbitrale suprema (i giudici vengono nominati dal Consiglio della Federazione

su proposta del Capo dello Stato);

b) Principi di indipendenza e garanzia: Tali principi si estendono pienamente anche ai giudici

costituzionali; inoltre valgono per il processo costituzionale i principi del contraddittorio e

di uguaglianza dei diritti delle parti.

c) Profilo processuale: Non solo la Corte costituzionale agisce parallelamente agli altri ordini

giudiziari, ma anche sotto il profilo processuale ha rapporti con essi. Relativamente alla

tutela dei diritti, ad esempio, nel caso in cui la Corte decida di accogliere il ricorso dei

cittadini è obbligata ad avvisarne il tribunale che ha in esame la causa (in cui deve essere o è

stata applicata la legge impugnata), il quale può sospendere il processo in attesa della

sentenza della Corte costituzionale. Anche se non può giudicare l’attività degli altri

tribunali, non potendo più esaminare la costituzionalità della prassi applicativa del diritto

(come la precedente Corte del 1991), tuttavia in base alla nuova normativa nell’esaminare

gli atti essa deve considerare non solo il significato letterale delle norme, ma anche quello ad

esse conferito dalla prassi applicativa;

d) Impugnazione: La Costituzione ha mantenuto il diritto della Corte suprema e della Corte

arbitrale suprema di rivolgersi alla Corte costituzionale per impugnare in via diretta le leggi

e gli altri atti normativi. Essa conferisce inoltre per la prima volta, anche se solo in relazione

ad un caso concreto e dunque in via incidentale, la stessa possibilità anche agli altri

tribunali. Come conseguenza di tale ricorso, esperibile in ogni ordine e grado di giudizio, si

attua la sospensione obbligatoria del giudizio a quo fino alla pronuncia della sentenza della

Corte costituzionale;

e) Conseguenze: Secondo gli Artt. 79 e 87 della Legge costituzionale sulla Corte del 1994,

come modificati nel 2001, la dichiarazione di non conformità alla Costituzione di un atto

normativo o di un trattato o di loro singole disposizioni significa che tali atti o norme non

possono più essere applicati dai tribunali, né da altri organi e funzionari. Allo stesso modo,

se la Corte ha dichiarato una legge o un altro atto normativo, applicati in un caso concreto,

non conformi alla Costituzione, la sentenza emessa in base alle norme incostituzionali non

viene eseguita e deve essere riformata nei casi previsti dalla legge federale. La modifica al

67

codice di procedura civile del 2007 stabilisce che le sentenze esecutive possono essere

riesaminate nell’istanza di sorveglianza qualora la Corte costituzionale abbia dichiarato

incostituzionale la legge applicata al caso concreto relativamente all’adozione della

decisione per la quale il ricorrente aveva fatto ricorso alla Corte costituzionale.

Riferimenti normativi

I principali riferimenti normativi sulle competenze e il funzionamento della Corte sono costituiti,

oltre che dalle disposizioni costituzionali, dalla Legge costituzionale sulla Corte costituzionale e dal

regolamento interno del 1 Marzo 1995, che sostanzialmente riguarda questioni procedurali. L’atto

più importante cui far riferimento è la Legge costituzionale del 21 Luglio 1994 (Legge

costituzionale sulla Corte costituzionale). Tale legge riprende ampiamente dalla precedente

disciplina del 1991 (che però attribuiva alla Corte un ventaglio molto più ampio di competenze),

mantenendo le particolarità russe del contenzioso costituzionale.diverse innovazioni sono previste

relativamente alla struttura organizzativa interna alla Corte e allo status dei giudici:

1) Proposta sulla depoliticizzazione della Corte

: Durante i dibattiti parlamentari sull’adozione

della Legge si è discusso del problema della “depoliticizzazione” della corte, ricercandosi in

proposito soluzioni che impedissero il ripresentarsi di situazioni in cui la Corte prendeva le

parti di uno dei due contendenti in lotta per il potere. Tuttavia il risultato finale non apportò

sostanziali cambiamenti normativi.

2) Razionalizzazione dell’accesso alla giustizia e della attività consultiva : più efficaci sono

risultati i tentativi di razionalizzare l’accesso alla giustizia costituzionale precisando e

limitando l’elenco dei ricorrenti. Può presentare un’istanza alla Corte 1/5 dei componenti di

ciascuna Camera del Parlamento e non più un solo deputato come era in passato; per quanto

riguarda le associazioni, il diritto di rivolgersi alla Corte è limitato alla sola possibilità di

presentare una petizione in caso di violazione dei diritti e delle libertà costituzionali dei

cittadini. La Legge poi determina la sfera dei soggetti dotati del diritto di rivolgersi alla

Corte per la soluzione dei conflitti di competenza, che manca nella Costituzione.

3) Legge costituzionale sul referendum : Tale legge stabilisce che la Corte verifichi, su richiesta

del Presidente della Federazione di Russia che precede l’indizione del referendum, la

costituzionalità dell’iniziativa referendaria; in caso di risposta positiva il Presidente ha

l’obbligo di indire il referendum entro 15 gg, in caso contrario il procedimento di indizione

del referendum si interrompe a partire dalla data di pubblicazione della decisione della

Corte.

Composizione ed organizzazione

La Corte costituzionale è composta da 19 giudici nominati a tempo indeterminato. Nella versione

iniziale della Legge erano nominati per 12 anni, con la novella del 2001 per 15 anni. Il 5 Aprile

2005 è entrata in vigore una nuova modifica che elimina le durata fissa del mandato, stabilendo che

essi restano in carica fino all’età di 70 anni. Ai sensi del:

 

L’Art. 4 della Legge I giudici sono nominati dal Consiglio

della Federazione su proposta del Presidente della Federazione di

Russia;

 

L’Art. 9 Le candidature alla carica di giudice costituzionale possono

essere presentate al Presidente dai membri del Consiglio della Federazione:

- Dai deputati della Duma di Stato;

- Dagli organi legislativi dei soggetti della Federazione;

- Dai supremi organi giudiziari;

- Dalle associazioni giuridiche nazionali; 68

- Dalle istituzioni scientifiche e didattiche nel campo del diritto.

Il Consiglio della Federazione deve esaminare la questione entro 14 gg dalla

presentazione delle candidature ufficiali da parte del Presidente. In caso di

vacanza della carica, il Presidente deve presentare nuove candidature entro 1

mese dal giorno dell’apertura della vacanza.

Possono diventare giudici costituzionali solo i cittadini della FR che abbiano al giorno delle elezioni

almeno 40 anni, una reputazione irreprensibile, la laurea in giurisprudenza ed un’esperienza

professionale in campo giuridico di almeno 15 anni, ed inoltre un’elevata qualificazione in campo

giuridico.

Il regime delle immunità è parificato a quello previsto per i giudici originari e quindi

eliminando una serie di privilegi di cui godevano i giudici costituzionali stessi.

Ai sensi dell’Art. 17 della Legge le funzioni del giudice possono essere sospese solo in 2 casi:

1) Qualora nei suoi confronti sia stato promosso un procedimento penale;

2) Se per motivi di salute egli non sia temporaneamente in grado di adempiere ai suoi doveri.

Gli organi direttivi della Corte sono il Presidente, il Vicepresidente ed il giudice Segretario. Questi

sono eletti per un mandato di 3 anni, rinnovabile, e possono essere rimossi anticipatamente su

iniziativa di 5 giudici.

Le competenze del Presidente risultano ridotte e tassativamente previste dalla Legge; il ruolo del

giudice segretario appare invece molto importante:

1) Esercita la direzione dell’attività dell’apparato della Corte costituzionale;

2) Assicura dal punto di vista organizzativo l’istruttoria e lo svolgimento delle udienze;

3) Comunica agli organi ed organizzazioni competenti le decisioni adottate dalla Corte;

4) Informa la Corte circa la loro esecuzione;

5) Organizza il supporto informativo dei giudici costituzionali;

6) Esercita altre competenze in conformità alla Legge costituzionale e al Regolamento della

Corte;

7) Ha il diritto di rigettare i ricorsi presentati in violazione dei requisiti stabiliti dalla Legge o

manifestamente non di competenza della Corte.

Il processo costituzionale

Per un più efficace svolgimento del processo costituzionale la Legge prevede la divisione dei

giudici in camere o senati e la conseguente separazione del contenzioso tra il plenum e le camere.

Le camere sono due, una composta di 9 giudici e l’altra di 10. La Corte può esaminare nel plenum

qualsiasi questione che sia di propria competenza; tuttavia alcuni tipi di questioni particolarmente

importanti devono essere esaminate esclusivamente in seduta plenaria:

 Situazioni importanti tipizzate;

 Art. 73, nel caso in cui la maggioranza dei giudici partecipanti alla seduta di una camera sia

favorevole all’adozione di una decisione non corrispondente alla posizione giuridica

espressa in precedenti decisioni rese dalla Corte. 69

La decisione della Corte costituzionale viene adottata con voto palese tramite appello nominale dei

giudici. La decisione si ritiene presa nel caso in cui a suo favore abbia votato la maggioranza dei

giudici votanti, qualora non sia previsto altrimenti dalla Legge. Nel caso in cui in occasione

dell’adozione della decisione i voti si siano divisi in modo paritario, la decisione si ritiene adottata a

favore della costituzionalità dell’atto impugnato. In materia di conflitti di competenza la decisione

viene presa con la maggioranza dei voti. La decisione in merito alla interpretazione della

Costituzione viene presa a maggioranza di almeno i 2/3 del numero totale dei giudici.

NB Il giudice non ha diritto di astenersi o di rifiutarsi di votare. È prevista la possibilità di

manifestare opinioni dissenzienti o concorrenti rispetto al dispositivo della sentenza.

Originariamente erano allegate agli atti della causa e pubblicate insieme alla sentenza. A

seguito delle modifiche del 2001, oggi vengono pubblicate solo nel bollettino edito dalla

Corte costituzionale che non ha valore legale e ha tiratura limitata.

Competenze

Il Controllo Astratto _ Al primo posto nell’elenco delle competenze della Corte figura la verifica

della costituzionalità delle leggi e degli altri atti normativi, sia di organi federali che dei soggetti

della Federazione, ed anche degli accordi infra-federali e dei trattati internazionali non ancora

entrati in vigore. I legittimati attivi al ricorso sono:

 Il Presidente della FR;

 Il Consiglio della Federazione;

 La Duma di Stato;

 1/5 dei membri del Consiglio della Federazione o della Duma di Stato;

 Il Governo;

 La Corte suprema;

 La Corte arbitrale suprema;

 Gli organi del potere esecutivo e legislativo dei soggetti della FR.

Come si legge nel commentario della legge la Corte sarebbe competente a valutare la

costituzionalità anche delle leggi di revisione costituzionale, soprattutto considerando quanto

prevedono gli Artt. 16 (nessuna disposizione della Costituzione può essere in contrasto con le basi

dell’assetto costituzionale contenute nel Cap. I) e 135 (le disposizioni dei capitoli I, II e IX non

sono soggette a revisione da parte dell’Assemblea federale) della Costituzione.

Per quanto riguarda gli atti sub-legislativi federali, la Corte può verificare la costituzionalità di

qualunque atto normativo del Presidente, delle due Camere e del Governo, a prescindere dalla loro

forma e denominazione.

Per quanto riguarda gli atti dei soggetti della Federazione: costituzioni o statuti, leggi ed altri atti

normativi, si stabilisce che la Costituzione può esaminare solo gli atti emanati in materie di

competenza degli organi federali (ma in tali materie i soggetti non hanno il diritto di adottare atti) o

di competenza concorrente degli organi federali e degli organi dei soggetti della FR.

Seguono poi gli accordi o trattati tra centro ed entità federate o tra entità federate di cui

costituiscono un esempio gli accordi sulla ripartizione o delegazione di competenze. Infine vi sono i

trattati internazionali della FR non entrati in vigore, cioè non ratificati dalla Duma o non approvati

da altro organo federale a ciò competente unico caso di controllo preventivo .

L’Art. 85 della Legge stabilisce i requisiti di ammissibilità del ricorso in via d’azione. L’istanza è

ammissibile in due casi: 70

a) Qualora il ricorrente ritenga gli atti impugnati non applicabili per la loro incostituzionalità;

b) Qualora ritenga che essi vadano applicati nonostante una decisione ufficiale di organi

pubblici che ne rifiuti l’applicazione ritenendoli non conformi alla Costituzione.

L’Art. 86 stabilisce i limiti della verifica cui procede la Corte prevedendo sei parametri in base ai

quali effettuare l’esame:

1) Il contenuto delle norme;

2) La forma dell’atto o del trattato;

3) La procedura di sottoscrizione, conclusione, adozione, pubblicazione o entrata in vigore;

4) La separazione “potere legislativo, esecutivo e giudiziario” stabilita dalla Costituzione;

5) La ripartizione delle materie e dei poteri di competenza tra gli organi del potere statale della

FR e gli organi del potere statale dei soggetti della FR stabilita dalla Costituzione della FR,

dal Trattato Federale e da altri trattati sulla delimitazione delle materie e dei poteri di

competenza.

Il Controllo Concreto _ L’Art. 125, 4°c Cost. introduce 2 tipi di controllo concreto delle leggi:

a) Ricorso dei cittadini: La Legge sulla Corte costituzionale del 1991 pure prevedeva la

possibilità di ricorso dei cittadini alla Corte a tutela dei diritti costituzionali; tuttavia

l’oggetto di tale ricorso non era una legge bensì la “prassi di applicazione del diritto”, a

patto che il cittadino avesse già esperito tutti gli altri rimedi di tutela del proprio diritto

costituzionale. Oggi diverso è innanzitutto l’oggetto, in parte anche i soggetti, la procedura e

soprattutto gli effetti della pronuncia. I ricorsi possono essere individuali e collettivi. Hanno

diritto di presentare tale ricorso, oltre ai cittadine della FR, anche gli stranieri e gli apolidi.

Anche le associazioni hanno diritto di presentare il ricorso di costituzionalità, con accesso

distinto da quello dei “gruppi” di cittadini. È inoltre previsto che possano presentare ricorso

anche “altri organi” indicati nella legge federale. Per quanto riguarda “limitazioni e

condizioni”, il ricorso è ammissibile qualora:

1) La legge leda i diritti e le libertà costituzionali dei cittadini;

2) La legge sia stata o sarà applicata in un caso concreto, l’esame del quale sia stato

effettuato o sia iniziato in un tribunale o in un altro organo che applica la legge.

Ciò comporta:

a. Che presentando il ricorso bisogna indicare chiaramente quale diritto costituzionale

sia stato violato dalla legge;

b. Che il ricorso russo sia ibrido, contemporaneamente diretto ed incidentale.

Per quanto riguarda l’applicazione o la possibile applicazione della legge nel caso concreto, a tal

fine è sufficiente che l’esame di tale caso sia almeno iniziato. L’Art. 96, 2°c stabilisce infatti che al

ricorso vada allegata copia di un documento ufficiale che attesti l’applicazione, o la possibile

applicazione, della legge impugnata nella risoluzione di un caso concreto.

L’accoglimento del ricorso provoca una serie di conseguenze: 71

1) La Corte deve darne comunicazione all’organo che ha in esame la questione;

2) Il caso va sempre riesaminato, secondo le procedure di legge, dall’organo competente.

Questo significa che le decisioni giudiziarie non esecutive possono essere impugnate in

appello e quelle esecutive vanno riesaminate seguendo la procedura della riapertura del

procedimento per il manifestarsi di nuove circostanze.

c) Ricorso incidentale: Un tribunale, nell’esaminare una causa in qualunque grado di giudizio,

pervenendo alla convinzione della non conformità alla Costituzione di una legge, applicata o

da applicarsi in tale causa, si rivolge alla Corte costituzionale con un’istanza di verifica della

costituzionalità di tale legge. Dal momento in cui il tribunale prende la decisione di

rivolgersi alla Corte costituzionale, e fino alla pronuncia da parte di quest’ultima della

decisione nel merito, il procedimento giudiziario o l’esecuzione della sentenza già emessa

dal tribunale sono sospesi. L’istanza può essere presentata in qualunque grado di giudizio.

L’iniziativa del ricorso può provenire non solo dal giudice ma anche dalle parti; tuttavia la

decisione di rivolgersi alla Corte deve essere sempre presa dal giudice, il quale non è

vincolato dalla posizione delle parti in merito.

Le differenze tra le due tipologie di ricorso concreto riguardano:

 I soggetti concorrenti;

 Il fatto che nel ricorso di cittadini il procedimento da cui ha origine il ricorso può essere

giurisdizionale ma anche di altro genere;

 Nel ricorso di cittadini l’organo o il funzionario procedente non ha l’obbligo di sospendere il

procedimento in attesa della pronuncia della Corte, ma solo la facoltà;

 Nel ricorso di cittadini può essere impugnata solo una legge che leda i diritti e le libertà

costituzionali, nel rinvio incidentale può essere impugnata qualunque legge. 72

I Conflitti di competenza

La Costituzione conferisce alla Corte il diritto di dirimere i conflitti di competenza tra organi di vari

livelli, prevedendo tre tipi di conflitti:

a) Tra organi federali del potere statale;

b) Tra organi del potere statale della FR e organi del potere statale dei soggetti della FR;

c) Tra i supremi organi statali dei soggetti della FR.

Mentre la Costituzione non elenca i ricorrenti in materia di conflitti, l’Art. 92 della Legge stabilisce

che possono sollevare il conflitto di competenza tutte le parti coinvolte, tra quelle indicate al punto

3 dell’Art. 125 della Costituzione, cioè gli organi federali del potere statale e gli organi del potere

statale dei soggetti della FR. Oltre ad essi, gode di tale diritto anche il Presidente della FR, qualora

la procedura di conciliazione dei contrasti tra gli organi del potere statale non abbia portato ad una

decisione concordata e la controversia in questione sia di competenza della Corte costituzionale. Il

tal caso il Presidente non persegue un interesse giuridico proprio, come parte del conflitto, ma

agisce in difesa dell’interesse pubblico. Riguardo all’oggetto dei conflitti di competenza, si potrebbe

ritenere che esso non possa riguardare gli atti normativi, in quanto l’esame della costituzionalità

delle leggi e degli altri atti normativi è previsto in altra sede (controllo astratto). Tuttavia non lo si

può mai escludere in via generale, dal momento che l’Art. 93, 1°c punto 4 della Legge ammette che

oggetto del conflitto possa essere un atto oppure il compimento di una attività di natura giuridica.

Vi sono 2 condizioni per l’ammissibilità di tale ricorso:

1) Qualora non siano stati utilizzati preventivamente altri rimedi;

2) Qualora esso avrebbe potuto essere risolto da altri tribunali.

Interpretazione della Costituzione

La Corte può interpretare ufficialmente la Costituzione su richiesta del:

 Presidente della FR;

 Consiglio della Federazione;

 Duma di Stato;

 Governo;

 Organi del potere legislativo dei soggetti della Federazione.

A seguito della richiesta la Corte ha l’obbligo di pronunciarsi. Infatti, a differenza degli altri

procedimenti, la richiesta d’interpretazione della Costituzione non è soggetta a condizioni

preventive di ammissibilità, cioè non sono previsti per l’organo ricorrente condizioni formali per la

presentazione del ricorso. L’interpretazione ufficiale della Corte è obbligatoria, cioè ha efficacia

vincolante e generale. Gli atti, o le singole disposizioni normative, basati su interpretazioni delle

norme costituzionali in contrasto con l’interpretazione data dalla Corte vanno rivisti dagli organi di

produzione delle norme e possono anche essere oggetto di impugnazione in via giurisdizionale,

sulla base della decisione di interpretazione.

Ad avviso del giudice costituzionale Ebzeev, dal momento che la Costituzione del 1993 è

difficilmente emendabile, la funzione di interpretazione introdurrebbe un elemento di flessibilità,

conducendo ad una trasformazione silente della Costituzione, una modifica senza ritoccarne il testo.

Ciononostante la Corte ha dimostrato una certa cautela nell’accoglimento delle richieste

d’interpretazione dando la preferenza, in presenza delle relative condizione, ad altri tipi di

procedimento.

La giustizia politica

La Corte emette un “parere” in merito all’osservanza della procedura stabilita per la messa in stato

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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Mezzetti Luca.

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