Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

- 

Elezione di cittadinanza Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino

al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana entro un anno

dalla suddetta data. 

L’art 10 fa riferimento alla condizione giuridica dello straniero regolata secondo le norme e i trattati internazionali.

Il comma 3 dell’art 10 si riferisce al diritto d’asilo autonomo con cui si deve accogliere lo straniero a cui sono sottratte,

nel proprio paese, le libertà democratiche.

Quando la Costituzione riserva un determinato diritto ai cittadini, solo loro possono esercitarlo, sono ad esempio: quelle

leggi per cui esistono diverse discipline per lo straniero (es. libera circolazione al interno del territorio), diritti politici

(es. diritto di voto), diritti ad occupare determinate cariche pubbliche.

Quando si riferisce a tutti gli individui, si riferisce alla persona, e non possono esserci discriminazioni, ad esempio nei

seguenti campi: diritti civili, libertà economiche (es. diritto ad esercitare l’attività di impresa), libertà sociali (es. diritto

alla salute), diritti familiari (in particolare il matrimonio), diritto di istruzione.

Un esempio relativo a tutti gli individui si trova nell’art. 21.

I principi fondamentali dei primi 5 articoli sono:

∼ 1° articolo: principio democratico e lavorista;

∼ 2° articolo: principio personalista;

∼ 3° articolo: principio di uguaglianza;

∼ 4° articolo: principio lavorista;

∼ 5° articolo: principio autonomistico.

Importanti sono l’art. 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e l’art. 3 (eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge).

Diritti umani (art. 2)

∼ I diritti umani non accettano nessun tipo di distinzioni in dipendenza di qualsiasi tipo di qualità o posizione

soggettiva, incluse le distinzioni di cittadinanza o nazionalità. Infatti, essi spettano a chiunque appartenga

all’umanità e, dunque, debbono prescindere dall’inquadramento della persona anche dentro “popoli” e

“nazioni”, così come in qualunque “comunità”.

Partendo da tale definizione, bisogna, però, sottolineare che se anche gli stranieri avessero i nostri stessi diritti umani,

non ci sarebbe neppure da chiamarli tali, ma basterebbe la consapevolezza della comune appartenenza all’unica

umanità. Nei fatti quotidiani, però, predichiamo una tutela degli stranieri come tali, e quindi che possa essere graduata e

diminuita rispetto alla nostra. In alcuni casi, è possibile che per appartenenza ad un’altra “comunità”, si debbano

adempiere condizioni, requisiti o limiti che non sia illegittimo imporre per l’esercizio dei diritti umani stessi.

Ad esempio, per il diritto di voto, che viene ormai collocato come diritto di partecipazione politica tra i diritti umani, è

comune reputare possibile il subordinarne l’esercizio ad un requisito di cittadinanza, in quanto idoneo ad esprimere il

collegamento con la nazione, il popolo o la comunità sulla quale ricadranno gli effetti.

A tal proposito, è risultato incomprensibile che stranieri residenti in Italia, gravati da obblighi tributari, non possano

votare, mentre questo è possibile, per l’elezione del parlamento nazionale, per i cittadini italiani, i quali, in virtù dello

ius sanguinis, possono anche non aver mai visto il suolo patrio.

Gli strumenti di tutela dei diritti umani che cancellano separazioni di appartenenza, ci sono.

Essi, però, funzionano a scartamento ridotto es. Carta dei diritti fondamentali proclamata a Nizza, oppure l’ONU.

Un altro limite dei diritti umani, vi è con le regole dei simboli religiosi che vengono riportate ad un criterio di

maggioranza (es. esposizione di simboli religiosi in aule adibite all’istruzione), intuitivamente inquietante per la libertà

di religione come libertà individuale di scelte di fede porta a dei limiti, per quanto riguarda i diritti umani,

distinguendo “noi” e “loro”. La tutela dei diritti umani non può che trarre giovamento dall’unirsi delle persone, per il

loro esercizio, in formazioni sopraindividuali. La Convenzione OIL 169 su “Popoli indigeni e tribali” precisa che “i

popoli interessati devono avere il diritto di conservare le proprie consuetudine ed istituzioni” ma solo “in quanto esse

non siano incompatibili con i diritti dell’uomo riconosciuti a livello internazionale”.

Infine, bisogna sottolineare che resta significativa l’arretratezza della nostra lotta per i diritti umani per quanto riguarda

il diritto delle persone a soggiornare e circolare liberamente attraversando i confini tra gli Stati “sovrani”, a prescindere

dalla cittadinanza.

Eguaglianza (art. 3)

Essa vale solo di fronte alla legge non davanti ad un qualsiasi trattamento giuridico.

È, dunque, un’uguaglianza nei diritti, come modalità di trattamento che presuppone, anziché negarla, l’irripetibile

individualità dell’essere umano. Deve essere generale e astratta eguaglianza formale.

L’art. 3 comma 2 sostiene che la Repubblica deve togliere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei

cittadini eguaglianza sostanziale o di fatto.

L’insufficienza dell’eguaglianza formale deve essere integrata con quella di fatto.

L’uguaglianza riguarda qualunque protezione dell’individuo.

Es. 1 Un minore non ha desiderato/ creato da sé quella condizione che è oggettiva e al tempo stesso non può

rimuoverla finché resta tale. Quindi la legge giustamente lo tutela più di quanto farebbe con un adulto.

Es. 2 Una madre ha il diritto alla maternità prima e dopo il parto fintanto che la sua stessa condizione di salute sia a

rischio, ma poi se non ci sia più alcun rischio per la madre la legge da la possibilità (al fine di garantire il dovere del

bambino di essere curato dal genitore) anche dal padre di potersi assentare dal lavoro al posto della madre.

Caso di Rosa Parks 1955 Alabama. Questa donna occupò su un pullman il posto a sedere riservato ai bianchi, in

quanto gli altri erano tutti pieni. Quando sul pullman salirono dei bianchi il conducente si fermò e disse alla donna di

spostarsi; davanti al suo rifiuto chiamò la polizia e la Parks venne incarcerata.

Qualora venga imposto un vincolo all’essere liberi, per quanto modesto esso sia, può divenire insopportabile quando la

discriminazione sia effettuata sistematicamente.

In questo caso, la discriminazione nei confronti della signora Parks è il riflesso dell’intera collettività dei neri.

Popper contrappone la libertà all’egualitarismo quando quest’ultimo, abbattendo le differenze tra le persone, pretende di

omologarle l’una all’altra. Tale accezione è oggi corretta dicendo che questi termini sono tra di loro coessenziali e non

possono essere attuate disgiuntamente.

Inoltre, ad oggi, l’eguaglianza si traduce in ragionevolezza, riguardante la coerenza delle differenziazioni tra i singoli

casi esaminati, in modo da rimuovere l’oppressione nel tenere in uno stato di soggezione chi la subisce.

Le differenziazioni possono esserci fin dove il trattamento usato sia proporzionato al caso esaminato e non diano luogo

ad ingiustificate disparità di disciplina tra situazioni omologhe o che rendano uguali situazioni, in realtà, differenti.

Gli Stati, infatti, tendono a creare alcune misure sociali che difendano i più “deboli”.

Sono state attuate, a tal proposito, disposizioni a favore delle minoranze.

Es. 3 In Italia, le donne imprenditrici, essendo in minoranza, sono aiutate nella loro espansione, fino al

raggiungimento di uno stato di parità tra i due sessi. Ciò comporta il limite che non si scelga in base alla bravura del

singolo, ma al sesso minoritario.

Es. 4 Tutela delle minoranze linguistiche come la minoranza tedesca del Trentino. La Costituzione ha stabilito che

alcune minoranze linguistiche, come i tedeschi del Trentino hanno il diritto di richiedere il processo nella loro lingua,

qualora gli serva. Se fosse un tedesco di Germania a richiedere in Trentino il processo in tedesco, non avrebbe alcun

diritto contro un cittadino italiano che vuole celebrarlo nella sua lingua.

Esempi di disparità del trattamento:

Es. 5 La pasta italiana è fatta con grano duro. Viene concessa l’importazione dall’estero di pasta con grano tenero ma

non è permessa la produzione di questo tipo alle imprese italiane; queste ultime fanno causa sostenendo che loro erano

sfavorite nei confronti di quelle importatrici dal momento che la pasta di grano tenero costava meno e portava maggiori

profitti. A tal proposito, il giudice ha deciso di liberalizzare il mercato per consentire la libera concorrenza.

 

Es.6 Contratto frutto della volontà del contraente tra due parti equamente libere di agire, perché si presuppone che

 

siano su un piano di parità. E’ concesso al più forte la supremazia sul più debole es. contratto di lavoro lavoratore

subordinato al datore di lavoro.

L’articolo 4 si basa sul principio laburistico ed è complesso in quanto gli possono essere attribuite diverse

interpretazioni. Il lavoro è un dovere da parte del cittadino, se svolge un’attività socialmente utile; nel caso in cui non si

svolga un’attività socialmente utile, il lavoratore è sottoposto ad un trattamento deteriore.

Il diritto al lavoro non impone che tutti debbano avere lo stesso reddito o la stessa tipologia di lavoro, ma si deve avere

lo stesso trattamento di fronte alla legge.

− 1° comma: viene espresso il compito della Repubblica a garantire tale diritto al cittadino;

− 2° comma: viene espresso il dovere da parte del cittadino a svolgere un lavoro che porti al progresso della

società.

Nascono, quindi, delle esigenze:

− Il lavoro ha bisogno di promozione da parte dello Stato;

− Il lavoro vincola le dimissioni promozionali dell’imprenditore;

− 

Il lavoro come libertà partecipazione del singolo in un programma di emancipazione sociale.

Tutto il seguente articolo è visto come espressione di libertà di lavoro e quindi il 1°comma è una sorta di ripetizione.

L’articolo 4 si può contrapporre all’articolo 41, il quale parla di una libertà economica privata che nell’articolo 4 cerca

ancora l’aiuto della Repubblica, e sottolinea che sia la legge a indirizzare l’opera economica secondo controlli utili a

fini sociali, una volta che questa si sia stabilita.

Può essere desunto da tale articolo anche il fondamento costituzionale dell’indennità di disoccupazione, collegata

anche all’articolo 38, secondo cui ogni cittadino inabile al lavoro ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

Inoltre, è anche desumibile il diritto dei lavoratori a non subire licenziamenti arbitrari.

In riferimento all’articolo 35, si parla dei rapporti di lavoro. La tutela della Repubblica riguarda sia il lavoro

subordinato ma anche quello autonomo; per quello imprenditoriale ci si rifà all’articolo 41.

L’articolo 36 parla, invece, di giusta retribuzione, la durata massima della giornata lavorativa, il riposo settimanale e le

ferie annuali retribuite. Infine, con l’articolo 37, si stabilisce che alle donne lavoratrici e ai minori spettino, a parità di

lavoro, le stesse retribuzioni di cui godano i lavoratori adulti adibiti alle medesime mansioni.

Situazioni soggettive

La Costituzione le classifica in :

− Situazioni attive (di vantaggio). Esempi:

Libertà situazione di non impedimento;

 

Diritti soggettivi diritti assoluti, garantiti nei confronti di chiunque, nell’immediato interesse del

 titolare; situazioni

Interessi legittimi intimamente collegate con l’interesse pubblico, in quanto la loro tutela

 risulta mediata ed eventuale, risolvendosi nel potere di reagire contro i comportamenti illegittimi della

pubblica amministrazione.

− Situazioni passive (di svantaggio). Esempi:

Doveri in senso stretto rovescio dei diritti soggettivi costituzionalmente garantiti;

 

Obblighi posizione di svantaggio che si presentino correlative a determinate specie di diritti altrui.

La Carta costituzionale denomina inviolabili alcuni situazioni attive quali: le libertà personali, di domicilio, di

comunicazione e il diritto di difesa giudiziale.

Le libertà (articoli 13, 14, 15,21)

Oggi si definiscono libertà civili le libertà che per loro stessa natura cambiano nel momento in cui un soggetto viene a

contatto con altre persone. Il soggetto privato ha, quindi, in linea di massima dei diritti civili che può regolare da sé, fino

a quando non intervengono altri soggetti in questa ultima ipotesi si inserisce lo Stato attraverso le regolamentazioni.

Oltre a questo è lo Stato stesso a proclamare e proteggere le libertà civili, si dice che il diritto soggettivo viene protetto

fino a quando contrasta con il diritto obbiettivo. La costituzione stessa considera queste libertà alla stregua di diritti

protetti. Inoltre, l’assetto delle modalità di libertà attuali è molto diverso da quello del periodo fascista, grazie

all’assorbimento dell’influenza anglosassone. L’Inghilterra nella Magna Charta Libertatum introdusse un diritto

 

fondamentale habeas corpus oggi fa parte della Costituzione italiana e prevede che, ad esempio, nel caso

dell’arresto, un individuo non potesse essere incarcerato se non con previo ordine del giudice, il quale dopo aver

analizzato l’andamento dei fatti ed accostatolo ad una relativa legge, avesse deciso che tale individuo fosse colpevole.

Articolo 13 si basa sul fatto che la libertà personale è inviolabile e in quanto tale non può essere posta sotto qualsiasi

forma di costrizione o imposizione fisica o psichica. Anche la liberà personale però non è assoluta perché una persona

può essere sottoposta ad alcune misure restrittive per motivi d’interesse generale.

Per ridurre il rischio di abusi da parte del potere pubblico, le limitazioni della libertà personale sono ammesse solamente

in seguito ad un atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei casi previsti dalla legge, altrimenti sono illecite.

Esistono, però, due modalità di tutela dell’habeas corpus o di garanzia dello stesso articolo 13, attraverso

l’introduzione di due statuti:

− Riserva di legge: una materia può essere esaminata solo dal legislatore (Parlamento) con esclusione di fonti

subordinate. In casi particolari, però, può essere soddisfatta anche da atti avente forza di legge (Decreto-legge e

Decreto legislativo) emanati dal Governo, sempre sotto sorveglianza del Parlamento. Inoltre, le regole devono

 

essere conosciute prima che il fatto venga compiuto predeterminazione di legge ciò rende la riserva di

legge assoluta, perché è applicabile solo a quanto precedentemente deciso;

− Riserva di giurisdizione: solo un giudice o magistrato giudicante può subito giudicare un atto e, in caso,

restringere le libertà personali, di domicilio, di corrispondenza e di stampa (gli articoli 13,14,15, 21 rimandano

all’attività giudiziaria). In alcuni casi anche il PM può agire, essendo anche lui un giudice, giudicando il

contraddittorio in modo imparziale.

Le restrizioni imposte da altre autorità, come quella di pubblica sicurezza, vanno comunicate al giudice entro 48 ore e

convalidate da questi entro le 48 ore successive. Se non vengono convalidate, le restrizioni decadono.

La polizia e lo Stato pagheranno il danno commesso all’individuo.

Costituisce una limitazione della libertà personale anche la carcerazione preventiva che può essere disposta nei

confronti di una persona in attesa di giudizio, vale a dire di una persona che non è stata ancora condannata in un

processo con una sentenza definitiva. La custodia cautelare è legittima soltanto in esecuzione di un provvedimento

motivato del giudice e nei casi indicati dalla legge. Nel nostro Paese la lentezza dei processi penali pone due problemi

della carcerazione preventiva:

− Vi è il rischio che sia ingiusta;

− Vi è il pericolo che una persona sia scarcerata per decorrenza dei termini massimi della custodia cautelare.

La carcerazione preventiva quindi è un “male” necessario, almeno nei casi più gravi.

I termini massimi della custodia cautelare devono essere stabiliti dalla legge che prevede:

− La carcerazione preventiva soltanto per reati gravi (per i quali la pena della reclusione non sia inferiore ai 4

anni);

− La custodia cautelare non può durare, a seconda del reato, più di 2, 4, 6 anni.

La libertà personale viene limitata anche quando vi è una perquisizione in questo caso la persona può esprimere il

consenso a essere perquisita e, questo, può essere anche tolto qualora la si ritenga troppo invasiva. Questo perché il

consenso non è di tipo contrattuale ma anzi fa parte del diritto stesso.

Articolo 14 riguarda la libertà di domicilio, la quale è inviolabile.

Il domicilio è garantito, nel diritto costituzionale, come espressione della persona, ovvero come prolungamento della

libertà personale. Quindi tale libertà è inviolabile e strettamente legata all'art.13 ed è tutelata dalle sue stesse riserve di

legge: per cui vale per tutti e non solo per i cittadini e per le restrizioni è competente l'autorità giudiziaria e, nei casi di

necessità ed urgenza, l'autorità di polizia. Il concetto di domicilio è più ampio di quello stabilito dal codice civile (luogo

in cui il soggetto ha la sede dei suoi affari) e comprende tutta la sfera in cui si svolge la vita privata, giudicando

irrilevante il titolo che unisce il bene al soggetto (es. proprietà, locazione, comodato, ecc.).

La nozione penale di inviolabilità del domicilio si riferisce a qualunque luogo nel quale la persona abbia diritto di

rinchiudersi, sulla base di qualsiasi titolo giuridico, per condurvi la propria vita privata e la propria attività professionale

od economica. Le perquisizioni domiciliari vengono disposte con decreto motivato dall'autorità giudiziaria (A.G.) per

acquisire corpi di reato (es. droga) e cose ad esso pertinenti, oppure per arrestare un inquisito; il difensore deve essere

presente, salvo atti particolarmente urgenti per cui non si può avvertire. L'autorità giudiziaria può procedervi essa stessa

ovvero delegare la P.G. Le perquisizioni possono essere disposte direttamente dalla P.G. in caso di flagranza di reato o

di evasione, ovvero per delega del P.M. che vi può partecipare esso stesso, salvo convalida dell'A.G., o in altri casi

straordinari di necessità ed urgenza.

Le ispezioni domiciliari sono, come le perquisizioni, un mezzo di ricerca della prova. L'ispezione è un'attività volta a

rilevare tracce di reato (es. impronte digitali) ed altri suoi effetti materiali su persone, luoghi o cose. Per qualsiasi tipo di

ispezione, il diritto di difesa del soggetto contempla per il suo difensore la facoltà di assistere allo svolgimento dell'atto.

Procede di sua iniziativa la P.G. solo se si tratta di atto urgente; il giudice ed il P.M. emettono in ogni caso decreto

motivato (il P.M. delega con decreto la P.G.). Se l'ispezione viene eseguita negli uffici dei difensori, deve procedervi

personalmente il P.M. in forza di decreto motivato del gip.

La differenza quindi tra le due è che nell’ispezione non si possono portare via oggetti o prove dalla casa del sospettato.

Questo diritto si compone quindi di:

- Diritto ad isolarsi;

- Idoneità ad isolarsi;

- Proprietà di escludere gli altri.

Articolo 15 la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

Tale diritto consiste nel bisogno di un individuo di comunicare con determinate persone escludendone altre, cioè è la

libertà di manifestare effetti della privacy nei confronti di determinate persone (quindi è diversa dalla libertà di pensiero

o di stampa che riguardano le comunicazioni fatte a tutti).Questa libertà esisteva nelle Costituzioni Liberali solo per gli

atti dello Stato, quindi era una libertà del potere pubblico che poi è stata estesa ai privati. La titolarità della libertà di

corrispondenza spetta a tutti e non ai soli cittadini; spetta cioè anche agli stranieri, alle persone giuridiche ed alle

formazioni sociali in genere. La protezione giuridica si estende a qualsiasi tipo di comunicazione (lettere, telegrammi,

ecc.) destinata a certi soggetti escludendone altri. Tale diritto di segretezza è strettamente collegato a quello di libertà

perché non può esserci libertà (dallo stato, soprattutto) se non c'è segretezza.

Il secondo comma dell'art. 15 stabilisce che i limiti a tale libertà possono subire limitazioni solo per atto motivato

dell'A.G. con le garanzie stabilite dalla legge: quindi è escluso l'intervento dell'autorità amministrativa anche in via

provvisoria e per casi di necessità ed urgenza. Per quanto riguarda le intercettazioni di telecomunicazioni, la legge

indica tassativamente i reati per cui sono ammesse. Questo però non significa che il messaggio non può essere reso

pubblico dal destinatario. Per le intercettazioni, non valgono casi di urgenze, ma devono essere sempre autorizzate

precedentemente. Se autorizzate, in casi particolari, si può applicare un’intercettazione ambientale sia visiva che sonora

 nel caso in cui, una delle due venisse meno, la parte intercettata può far annullare l’intera intercettazione e giustificare

in altro modo la parte mancante, a suo favore.

Questo processo può essere applicato per controlli di ordine pubblico, mentre l’intercettazione che violi la vita privata

dei cittadini è considerata reato tale diritto è stato redatto anche a livello europeo.

Articolo 21 libera manifestazione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Tale diritto si basa sul presupposto che non esistono detentori della verità assoluta, per cui ogni verità è parziale e

occorre consentire il confronto delle idee perché in ogni uomo possa formarsi un'opinione criticamente fondata.

Questo diritto è collegato, inoltre, alla libertà di coscienza e creatività dell'uomo affermatesi durante la lotta per poter

manifestare liberamente la propria fede religiosa. Tale libertà è garantita nei suoi due aspetti:

- 

Aspetto sostanziale: è la libertà di pensare ed esprimere il pensiero stesso può essere limitata solo allo scopo

di garantire dei valori costituzionalmente garantiti. Ad esempio il processo in Italia è pubblico, ma non per i

minori. Tale libertà comprende anche il diritto al silenzio che consiste nella facoltà di non manifestare il

proprio pensiero, salvo gli obblighi di riferire notizie (es. testimonianza in giudizio, obbligo di denuncia)

previsti dalle leggi.

- 

Aspetto formale: è la libertà di adoperare ogni mezzo adatto a divulgare il proprio o l'altrui pensiero l'unico

limite è quello del buon costume comune senso del pudore.

Un atto non segue le regole del buon costume se la situazione è tale da danneggiare la concezione di libertà altrui, in

questo caso può andare incontro a limitazioni. Il problema si complica quando si tratta di considerare il buon costume

come limite alla libertà d'arte ed alla scienza garantite dall'art.33. L'indirizzo giurisprudenziale oscilla tra un

orientamento più tollerante, secondo cui l'arte non è mai oscena, ed uno più moralistico, secondo il quale l'osceno non è

mai arte. La legge disciplina la rappresentazione in pubblico di opere teatrali e cinematografiche.

Per le prime non è prevista la censura, ma solo il nulla osta del Ministero su parere di un'apposita commissione, per

l'ammissione alla visione dei minori. Per i film invece opera un preventivo nulla osta del ministero se il film non è

ritenuto idoneo, può essere censurato prima della sua uscita.

Tale articolo stabilisce un’apposita disciplina per quanto riguarda la stampa e in particolare la stampa periodica.

In modo da attuare la forma democratica dello Stato, la stampa non deve essere suscettibile né di autorizzazione né di

censura, salvo nei casi di delitti, per i quali la legge della stampa espressamente lo autorizzi, è permesso, però, il

sequestro dello stampato che richiede da parte del giudice un intervento entro le 24 ore.

Inoltre, nel caso in cui, una libertà leda le libertà altrui, essa non può godere delle protezioni previste dalla legge.

Ad esempio, se la stampa commette violazioni dei diritti fondamentali (es. razzismo), il giornalista deve pagarne i

danni, in quanto il giornale non può essere censurato prima che esca.

Si è posto anche il problema della stampa online e la giurisprudenza deve ancora decidere se equipararla o meno in

quanto a diritti a quella stampata.

L’impegno sul fronte dei diritti umani, da parte degli Stati stessi, ha un limite nel loro proclamarsi sovrani.

Questo limite intrinseco dell’impegno statale non è integralmente riparato dalle organizzazioni internazionali, le quali,

in quanto sono erette e traggono alimento dagli Stati, ne sono a loro volta condizionate.

Quindi, i doveri di tutelare i diritti umani sono solo doveri relativi e circoscritti per gli Stati, infatti non c’è, per i diritti

umani, un’obbligazione politica generale. Il contributo critico dei giuristi può consistere nel valutare il modo in cui sono

esercitati i doveri o gli obblighi piuttosto che regole e principi giuridici.

Il diritto dell’habeas corpus è stato configurato come diritto dell’uomo libero e cioè in grado di dissentire e di opporsi

all’intromissione nella propria sfera personale. Il che, dal momento che una persona può smarrire anche solo

provvisoriamente le proprie facoltà mentali e fisiche, comporta un tragico rischio ovvero che il diritto dell’habeas

corpus sia di fatto sottratto, in quanto egli non sia più capace di dissentire o di opporsi proprio a colui il quale

richiederebbe massima protezione. Ne deriva che non c’è diritto dell’essere umano se non viene assicurata ogni

manifestazione della sua personalità.

Una questione ancora non chiusa è quella riguardante l’affermazione del diritto alla vita come diritto umano.

Il diritto alla vita consiste nella protezione del “vivere” anche nella fase della nascita e rispetto all’evitare la morte.

Prendendo di mira il piano internazionale e sovranazionale, si ha che tale diritto viene visto con diffidenza dalle

costituzioni di alcuni Stati, i quali, in determinate situazioni, possono privare gli individui della propria vita, e per i

quali la legge internazionale sui diritti umani non fa alcuna obbiezione. Ne è un esempio la pena di morte in alcuni

Stati come, ad esempio gli USA, è concessa; in tal modo lo Stato si sente come un sovrano che porta i suoi sudditi ad

obbedire minacciandoli di morte. Per mettere un freno a tali mire espansive di sovranità occorre attenersi al principio di

indisponibilità del diritto alla vita (in questo caso riguardante la pena di morte), in modo che nessuno abbia titolo

giuridico di impedire di vivere ad un altro essere umano. La legge sui diritti umani non proibisce l’uso della pena di

morte come punizione di reati, ma ne incoraggia l’abolizione e cerca di limitarne l’uso. L’utilizzo della violenza come

difesa personale giace alla base di altre giustificazioni per la presa della vita umana. Uccidere è lecito nei periodi di

guerra (es. del “disertore” italiano nella guerra del golfo dove l’essersi assentato dalla nave per tre giorni doveva essere

punito con la pena capitale che però poi il capitano si guardò bene dall’applicare) , ad eccezione dell’uccisione di civili

e prigionieri di guerra. Inoltre, il diritto alla vita si pone in modo diverso per la NASCITA e la MORTE.

Rispetto alla nascita vi è una protezione rivolta a chi non è in grado di esprimere la propria volontà (embrione).

Gli sviluppi delle scienze mediche e biologiche hanno ampliato le possibilità di incidere sul venire ed il rimanere in vita

dell’essere umano. La Corte di Giustizia ha esteso la protezione obbiettiva (fermando l’intromissione umana) a tutto ciò

che è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano indisponibilità del diritto alla vita per quanto

riguarda la manipolazione altrui del concepito. La Corte fa, però, una distinzione tra l’utilizzazione di embrioni umani

per finalità terapeutiche o diagnostiche (concesso) e quella per fini industriali e commerciali (non concesso).

Riguardante quest’ultimo caso fa una concessione per quanto riguarda i fini di ricerca scientifica in funzione della

brevettabilità negarla non corrisponderebbe a una necessità di tutela immediata e potrebbe essere d’intralcio agli

scienziati nel reperire risorse per proseguire ricerche proprio a fini terapeutici o diagnostici.

Ogni diritto umano non può che essere indisponibile, poiché, se esso è correlato all’appartenenza all’umanità, non può

essere tolto per nessuna persona neanche in via di alienazione o di rinuncia.

Nella legislazione non troviamo una definizione di vita ma troviamo una definizione di morte dettata dal codice in

materia di donazione degli organi la vita finisce quanto vi è la morte cerebrale del paziente. Questo è un tipo di

valutazione oggettiva che però deve essere utilizzata solo per la donazione di organi e non in altri campi di applicazione.

Rispetto alla morte, la Corte europea ha negato che potesse ricomprendersi nel diritto alla vita, il diritto di morire.

In alcuni paesi, quali Belgio e Olanda, è ammessa l’eutanasia sotto specie di suicidio assistito.

Il terzo che assiste il suicidio, provocando una morte che senza il suo intervento non si verificherebbe, si appropria del

diritto alla vita di un altro, il quale non è né alienabile né rinunciabile. L’indisponibilità del diritto alla vita, non toglie

però, come accenna la Corte europea, che la persona conservi anche il diritto di evitare ciò che ai suoi occhi costituirà

una fine di vita indegna e penosa. L’idea di imporre ad un altro quel che per lui deve essere reputato degno, ignorando il

modo in cui soggettivamente la persona percepisce la propria dignità, sarebbe intollerabile. Ne deriva, quindi, che se da

una parte non esiste il diritto di morire, esiste però un diritto a lasciarsi morire, rifiutando trattamenti sanitari o

interventi invasivi indesiderati. Tale diritto deve, però, essere mosso dalla libertà della persona cui spetta, per tale

motivo non deve mai intralciare il diritto di altre persone che, invece, vogliono essere curate.

Un altro caso è quello dell’aborto oltre un certo limite di tempo, stabilito dalla legge, diventa un reato.

Nei casi in cui è consentito è resa obbligatoria l’assistenza pubblica. L’aborto non è vietato in modo assoluto, bisogna

invece dosare bene le norme. Il divieto assoluto porterebbe ad attività clandestine che danneggerebbero la vita della

madre e/o del nascituro.

Il diritto alla vita è la premessa dell’habeas corpus e, quindi, questo deve tenersi coerente al primo. Per tal motivo non è

più riferito solo alla garanzia dell’integrità psico-fisica personale, ma anche di ogni manifestazione della personalità.

∼ La garanzia dell’habeas corpus viene a coprire quell’area di facoltà, diritti e poteri per il cui esercizio,

solitario o collettivo, l’essere umano, oltre che libero, può essere responsabile di se stesso, in quanto non ha

da ottenere da altri né questi altri hanno da esigere da lui.

Articolo 16 ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente nel territorio nazionale.

I° comma // articolo 120 vieta di introdurre dazi che limitino la circolazione nel paese.

II° comma // articolo 35 espatrio.

II° comma // articolo 13 riserva di legge rinforzata, solo in alcuni casi diversi dai motivi di sanità o di sicurezza o

comunque per ragioni politiche. La riserva dell’articolo 16, a differenza del 13, è di tipo relativo non preclude

provvedimenti dettati dal legislatore. Se la coercibilità della misura (sfera fisica del soggetto) è uguale all’articolo 13,

la degradazione giuridica (sfera sociale soggettiva) va oltre tale articolo.

Tale articolo vieta un’applicazione generale di accusa di un atto illecito, solo perché un individuo si trova in un luogo

sospetto. Inoltre la condizione rispettiva dei cittadini e degli stranieri è differente.

Per i cittadini la legge non può stabilire limitazioni che non abbiano un fondamento costituzionalmente rilevante ed

adeguato. Per quanto riguarda i non cittadini, con il decreto legislativo 286, si deve fare una distinzione tra non

cittadino e non cittadino comunitario. Nel primo caso si tratta di cittadini di stati membri dell’UE, per tale motivo

hanno piena libertà di circolazione e soggiorno e uno specifico diritto di stabilimento.

Nel secondo caso, anche se regolarmente soggiornanti, godono di diritti civili ma hanno limitazioni nella circolazione.

A carico dei cittadini resta il limite della sicurezza, che limitativo delle libertà di circolazione e soggiorno è solamente

l’ordine pubblico materiale, e può agire solo se c’è un pericolo tra strade pubbliche.

Limitazione della libertà di circolazione per tutelare l’ambiente, è, ad esempio, l’ecopass.

Altro esempio limitante è il pagamento di pedaggi in questo caso prevale il diritto di proprietà.

Articolo 17 i cittadini hanno il diritto di riunirsi pacificamente e senza armi.

Insieme all’articolo 18, indica un diritto della sfera pubblica, in quanto il soggetto è un gruppo sociale.

∼ La riunione è la fisica compresenza di più individui in un luogo per raggiungere un fine comune/temporale; è

un atto che non ha limitazioni ma ha solo bisogno di un preavviso in determinati casi.

Si tratta di una libertà strumentale, ovvero si tratta di una situazione attiva, sottostante ai più vari diritti individuali e

collettivi. Questa relativa libertà viene conferita ai soli cittadini e non a tutti gli uomini, come invece nel caso

dell’articolo 21. Perché si abbia una riunione, occorre che più soggetti s’incontrino nello stesso luogo in vista di uno

scopo comune. Le riunioni diventano penalmente illecite, qualora tale scopo o attività risulta proibito.

Nel primo comma è espresso che tali riunioni debbano avvenire senza armi la presenza di un solo individuo con armi

non pregiudica la riunione stessa, perché devono essere tutti i membri. Si intende arma, ogni strumento atto ad

offendere. Ci sono armi proprie, quali le pistole, e improprie, le quali possono offendere ma hanno anche fini diversi, es.

lame, aste ecc. Non è l’astratta presenza di armi improprie a rendere non pacifica la riunione ma è l’uso che vi si fa.

I commi 2 e 3, si riferiscono al luogo in cui possono avvenire tali riunioni e differenziano tra:

- 

Luogo privato aperto al pubblico c’è un soggetto, anche pubblico, che può limitare l’accesso, ovvero

applica lo ius escludienti. In tale caso non è richiesto un preavviso;

- 

Luogo pubblico c’è un soggetto che può escludere alcuni dal partecipare alla riunione, ma non

arbitrariamente (es. in assenza di biglietto), non si può a priori escludere persone che presentano requisiti

idonei e porta ad un uguale godimento di tutti i consociati. Inoltre, in tal caso è richiesto un preavviso ovvero

portare a conoscenza le autorità, almeno tre giorni prima, che ci sarà una determinata riunione in un

determinato momento, in modo che ne possano garantire la sicurezza pubblica. L’organizzatore che non

richiede preavviso va incontro a sanzione, ma il partecipante no, perché è un diritto soggettivo poter

partecipare a una riunione. Tale obbligo non è previsto per le riunioni elettorali.

Il codice Zanardelli del 1800, non più in uso, distingueva tra riunione pubblica e privata.


ACQUISTATO

10 volte

PAGINE

17

PESO

86.13 KB

AUTORE

19fede93

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 19fede93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Angiolini Vittorio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto costituzionale

Riassunto esame Diritto Costituzionale, prof. D'Amico
Appunto
Appunti modulo: il sistema costituzionale della magistratura
Appunto
Tesi di laurea magistrale in giurisprudenza: riserva di legge e federalismo fiscale
Tesi
Lezioni di diritto costituzionale - Fonti e Parlamento
Appunto