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TITOLI DI CREDITO

I titoli di credito sono documenti costitutivi, nel senso che attraverso la confezione di essi si crea il

diritto cartolare, destinati alla circolazione del diritto di credito che attribuiscono il diritto ad una

determinata prestazione. Questa può consistere:

Nel pagamento di una somma di denaro, come avviene nella cambiale, nell’assegno

 bancario e circolare, nelle obbligazioni di società e nei titoli del debito pubblico (titoli di

credito in senso stretto).

Nel diritto alla riconsegna di merci depositate o viaggianti, come avviene nella fede di

 deposito, nella polizza di carico, nel duplicato della lettera di vettura e così via (titoli di

credito rappresentativi di merci).

Inoltre con riferimento ai titoli di credito si riconoscono:

Titoli di partecipazione titoli di credito che rappresentano una situazione giuridica

 

complessa ed i relativi diritti, come le azioni di società e le quote di partecipazione a fondi

comuni di investimento.

Titoli individuali titoli di credito emessi ognuno per una distinta operazione economica e

 

si presentano perciò come individuali, come cambiali ed assegni.

Titoli di massa titoli che rappresentano frazioni di uguale valore nominale di una unitaria

 

operazione economica di finanziamento ed attribuiscono ciascuno uguali diritti, come azioni

e obbligazioni.

Al fine di regolare questa varietà tipologica, il legislatore ha previsto:

Disciplina speciale alcune leggi speciali regolavano prima dell’emanazione del codice

 

civile e regolano tuttora alcune figure tipiche di titoli di credito. Così ad es.: cambiale

(r.d.n.1669/1933); assegno bancario e circolare (r.d.n. 1736/1933); titoli azionari

(r.d.n.1148/1941).

Disciplina generale il codice civile del 1942 ha nel contempo introdotto una disciplina

 

generale dei titoli di credito (artt. 1992-2027).

La previsione di regole comuni a tutti i titoli di credito consente di colmare eventuali lacune

delle discipline speciali (art. 2001). :

A fronte di una varietà di tipi, rimane sempre unica la funzione principe dei titoli di credito la

funzione di mobilizzare la ricchezza, prevedendo la circolazione rapida, semplice e sicura del diritto

di credito, neutralizzando così i rischi e gli inconvenienti che al riguardo presenta la disciplina della

cessione del credito (artt. 1260 ss. c.c.).

La cessione del credito è un degli istituti giuridici che disciplinano i rapporti tra i soggetti in

relazione alla circolazione della ricchezza. Attraverso la cessione del credito, un soggetto, il

cedente, si spoglia di un suo diritto trasferendolo ad un terzo, il cessionario. Il soggetto tenuto

all’adempimento nei confronti del cessionario prende il nome di creditore ceduto.

Le ragioni economiche della cessione del credito risiedono principalmente nella possibilità di

rendere attuale ed immediatamente disponibile quella ricchezza che diventerà esigibile solo con la

futura scadenza del credito o, comunque, con l’effettivo pagamento da parte del debitore. Ad es.

l’imprenditore può decidere di cedere alla banca i propri crediti verso i clienti, ottenendo in cambio

dalla banca cessionaria dei crediti un corrispettivo, cioè una liquidità monetaria, che potrà

immediatamente utilizzare per i suoi bisogni correnti senza dover attendere la futura scadenza

dell’obbligazione. 1

Ma gli inconvenienti della cessione sono quelli:

a. Che se l’alienante non è titolare del credito ceduto, o lo stesso non è sorto o è stato già

oggetto di una precedente cessione opponibili, allora nessun effetto acquisitivo si produce

per il cessionario.

b. Al cessionario risultano opponibili tutte le eccezioni opponibili al cedente, salvo la

comprensione della cessione accettata senza riserve.

Ai rischi esposti si aggiungono anche oneri di tipo formale:

a. Il Concessionario deve dare prova della cessione

b. Egli deve sottostare all’onere della tempestiva comunicazione al debitore dell’avvenuta

cessione per evitare un pagamento deliberatorio al cedente.

L’eliminazione di questi inconvenienti è data dall’estensione alla circolazione dei crediti della

disciplina, tipica della circolazione dei beni mobili, che garantisce all’acquirente in buona fede

l’acquisto della titolarità del bene pur in difetto della stessa. Questo è dovuto alla nascita del credito

cartolare, che origina da una dichiarazione unilaterale con la quale chi è gravato dell’obbligazione

nei confronti di un altro soggetto, in base ad un rapporto tipico, ne trasfonde i termini essenziali in

un documento, con il quale s’impegna ad eseguire la prestazione stabilita, a favore del possessore

del titolo.

Le regole di circolazione più semplici e sicure sono proprio quelle previste per i beni mobili: la

proprietà dei beni mobili si trasferisce con il semplice consenso (art. 1376) ed inoltre l’acquirente di

un bene mobile è tutelato contro il rischio della mancanza di titolarità nel trasferente dalla regola

“possesso di buona fede vale titolo” (art. 1153).

Ecco che per rendere parimenti più semplice e sicura la circolazione della ricchezza immateriale la

soluzione è quella di creare un modello alternativo di circolazione del credito, un modello che

consenta di far circolare i crediti secondo regole analoghe a quelle che governano la circolazione

dei beni mobili. Da questa semplice idea la disciplina dei titoli di credito muove e questa idea

realizza con un complesso di regole che, sia pure sulla base di una finzione giuridica, elevano il

documento ad equivalente materiale del diritto.

Incorporazione La finzione giuridica consiste nel ritenere che oggetto della circolazione sia il

 documento (cosa mobile) anziché il diritto in esso menzionato, mentre in realtà

è l’opposto.

Tale collegamento si esprime affermando che nel diritto di credito il diritto è

incorporato nel documento.

In sintesi si può dire che il titolo di credito è un documento necessario e sufficiente per la

costituzione, circolazione ed esercizio del diritto letterale ed autonomo in esso incorporato.

Per effetto dell’incorporazione, il credito cartolare presenta le seguenti caratteristiche:

Autonomia chi acquista la proprietà del documento (cosa mobile) diventa titolare del

 

diritto in esso menzionato a titolo originario. Diventa titolare del diritto cartolare anche se ha

acquistato il titolo a non domino (esempio da un ladro), purché sia in buona fede ed entri in

possesso del titolo.

È questo il principio dell’autonomia in sede di circolazione del diritto cartolare fissato

dall’art. 1994 c.c., con norma che sostanzialmente ricalca il principio “possesso di buona

fede vale titolo” proprio dei beni mobili ex art. 1153 c.c.

Ed è il principio che consente di neutralizzare il più grave dei rischi della cessione del

credito: il rischio cioè che chi trasferisce il credito non sia titolare dello stesso, così che nulla

il cessionario acquista. 2

Letteralità chi acquista un titolo di credito acquista un diritto il cui contenuto è

 

determinato esclusivamente dal tenore letterale del documento. Acquista inoltre un diritto

che è di regola immune dalle eccezioni fondate sui rapporti personali intercorsi tra debitore e

precedenti possessori del titolo.

Sono questi i principi della letteralità e autonomia in sede di esercizio del diritto cartolare

fissati dall’art. 1993 c.c.

E sono principi che consentono di superare l’ulteriore rischio cui è esporto il cessionario del

credito: il rischio cioè di vedersi opposte tutte le eccezioni che il debitore poteva opporre al

cedente.

Legittimazione chi a conseguito il possesso materiale del titolo di credito, nelle forme

 

prescritte dalla legge (diverse per i titoli al portatore, all’ordine e nominativi), è senz’altro

legittimato all’esercizio del diritto cartolare.

Può cioè pretendere dal debitore la prestazione senza essere tenuto a provare l’acquisto della

proprietà del titolo e della titolarità del diritto. D’altro canto, il debitore paga bene se paga in

buona fede al possessore qualificato del titolo, anche se questi non è il titolare del diritto.

È questa la funzione di legittimazione del titolo di credito fissata ex art. 1992 c.c.

Vincoli i vincoli sul diritto menzionato in un titolo di credito (pegno, sequestro,

 

pignoramento) devono essere effettuati sul titolo e non hanno effetto se non risultano dal

titolo (art. 1997 c.c.).

CREAZIONE DEL TITOLO DI CREDITO

La creazione ed il rilascio di un titolo di credito trovano giustificazione in un preesistente rapporto

tra emittente e primo prenditore: c.d. rapporto fondamentale o causale.

La messa in circolazione del documento avviene attraverso la c.d. convenzione di rilascio o

esecutiva: con il passaggio del titolo dalla sfera giuridica dell’emittente a quella del primo

prenditore. Ad esempio, in una vendita con pagamento differito (rapporto causale) si pattuisce

(convenzione esecutiva) che il compratore rlasci al venditore un pagherò cambiario per importo

corrispondente al prezzo dovuto.

(c’è poi anche il c.d. contratto di trasmissione: sancisce il passaggio dalla sfera giuridica di un

prenditore a quella di un altro prenditore).

Si sottolinea che entrambi i contratti hanno la funzione di attribuire al prenditore la proprietà del

titolo in via derivativa e la titolarità del diritto in via originaria.

Il titolo di credito, emesso in attuazione della convenzione di rilascio, riproduce in forma

semplificata e schematizzata l’obbligazione derivante dal rapporto fondamentale. Nell’esempio

fatto, la cambiale menzionerà solo l’obbligo dell’emittente (compratore) di pagare al prenditore

(venditore) una determinata somma (il prezzo della vendita) ad una determinata scadenza. La

dichiarazione risultante dal titolo di credito costituisce il rapporto cartolare ed il conseguente

diritto cartolare ( diritto incorporato in un documento così da non poter essere esercitato senza la

presentazione di questo). Nell’esempio fatto, il diritto cartolare è il diritto al pagamento di una

somma di denaro da parte dell’emittente e tale diritto sarà acquistato dal terzo cui la cambiale è

trasferita da parte del primo prenditore. E sarà acquistato immune dalle eccezioni derivanti dal

rapporto fondamentale intercorso tra emittente e primo prenditore trattandosi di eccezioni a lui

personali (art. 1993 c.c.).

Dunque la “causa” che giustifica l’emissione del titolo va sotto il nome di rapporto fondamentale,

che si distingue dal rapporto cartolare che nasce appunto con l’emissione del documento.

Pur essendo obbligato in base ad ambedue deve evitarsi che il debitore sia chiamato a pagare due

volte; e a tal fine l’art. 66 3°c legge cambiaria, estensibile a tutti i titoli di credito, stabilisce che “il

portatore non può esercitare l’azione causale (quella che trae origine dal rapporto fondamentale) se

3

non offrendo al debitore la restituzione della cambiale e depositandola presso la cancelleria del

giudice competente(…)”.

In base al rapporto fondamentale i titoli di credito possono distinguersi in 2 grandi categorie:

Titoli astratti sono astratti quei titoli di credito che possono essere emessi in base ad una

 

pluralità di rapporti fondamentali e che inoltre non contengono alcuna menzione del

rapporto che in concreto ha dato luogo alla loro emissione.

Es.: titolo astratto è la cambiale: chi emette una cambiale lo può fare per vari motivi (perché

ha acquistato merce a credito, perché ha contratto un mutuo, per liberalità, ecc…), ma la

cambiale non contiene e non può contenere per legge alcun riferimento al rapporto causale.

Lo stesso vale per l’assegno bancario e l’assegno circolare.

Questi titoli si definiscono a letteralità completa perché nei titoli di credito astratti il

contenuto del diritto cartolare è determinato esclusivamente dalla lettera del titolo: in essi

manca ogni riferimento al rapporto fondamentale che ha dato luogo all’emissione ed anche

se apparisse è per legge irrilevante. Nei rapporti tra emittente e terzo prenditore resta perciò

preclusa in radice ogni possibilità di far riferimento ad altre fonti regolamentari, anche

legali, per integrare quanto risulta dalla lettera del titolo.

Titoli causali sono invece causali quei titoli che possono essere emessi solo in base ad un

 

determinato tipo di rapporto fondamentale, predeterminato per legge e che risulta dal

contesto del titolo.

Es.: le azioni e le obbligazioni di società; le quote di partecipazione a fondi comuni di

investimento; i titoli rappresentativi di merce.

Questi titoli si definiscono a letteralità incompleta perché nei titoli di credito causali il

contenuto del diritto cartolare è invece determinato non solo dalla lettera del titolo, ma anche

dalla disciplina legale del rapporto obbligatorio tipico richiamato nel documento. E ciò

anche se tale disciplina non è riprodotta nel titolo, dovendosi ritenere da questo

implicitamente richiamata. Es.: le obbligazioni emesse da una S.p.A. sono assoggettate alla

relativa disciplina legale, anche se questa non è riprodotta nel titolo. La società potrà perciò

opporre al terzo portatore una modifica delle condizioni del prestito approvata

dall’assemblea degli obbligazionisti, anche se la stessa non risulta dal titolo.

Anche ai titoli causali è invece applicabile il principio dell’autonomia del diritto cartolare in

sede di esercizio (art. 1993 2°c c.c.). Il rapporto cartolare resta indipendente dal rapporto

fondamentale ed al terzo portatore non sono opponibili le eccezioni derivanti da

quest’ultimo rapporto in quanto eccezioni fondate su rapporti personali. Così, ad es., è

pacifico che, se il sottoscrittore del prestito obbligazionario non ha versato la somma

corrispondente, la società non potrà eccepire tale circostanza al terzo portatore per

contestarne il diritto al rimborso del capitale.

E discorso analogo vale per gli altri titoli “causali” che attribuiscono il diritto al pagamento

di una somma di denaro (es.: libretti di deposito al portatore e quote di partecipazioni a fondi

comuni). 4

Qualche ulteriore puntualizzazione riguardo ai Titoli rappresentativi di merce (fede di deposito,

polizza di carico, duplicato della lettera di vettura) Questi titoli attribuiscono al possessore:

a) il diritto alla consegna delle merci che sono in esse specificate;

b) il possesso delle medesime;

c) il potere di disporne mediante trasferimento del titolo (art. 1996).

Rappresentano quindi strumenti per la circolazione documentale di merci viaggianti o

depositate nei magazzini generali e si caratterizzano per il fatto che l'obbligazione cartolare

del vettore o del depositario ha per oggetto la riconsegna di cose determinate ed analiticamente

descritte nel documento (ad esempio, cento quintali di grano di una data qualità).

Orbene, il vettore o il depositario potranno opporre al terzo portato re, che chiede la riconsegna,

che la merce indicata nel titolo non gli è stata mai consegnata o è difforme da quella ricevuta

per il trasporto o in custodia (c.d. eccezioni ex recepto)? E se sì, deve ritenersi che per tali titoli

di credito non opera il principio dell'autonomia (in sede di esercizio) del diritto cartolare?

La risposta affermativa al primo quesito non è pacifica. Da più parti si ritiene infatti che

anche i rischi ex recepto ricadano sull'emittente del titolo rappresentativo, esposto al

risarcimento danni nei confronti del terzo possessore, trattandosi pur sempre di eccezioni

personali derivanti dal rapporto fondamentale.

Inoltre, anche chi propende per la soluzione affermativa ha chiarito che l'opponibilità delle

eccezioni ex recepto non contrasta con l'autonomia del rapporto cartolare rispetto al rapporto

sottostante. È solo conseguenza della natura di cosa determinata della prestazione promessa,

che ne rende oggettivamente impossibile l'adempimento se non vi è stata effettiva consegna.

Resta perciò fuori contestazione l'inopponibilità al terzo possessore di ogni altra eccezione

desunta dalla disciplina convenzionale del rapporto di trasporto o di deposito che ha dato

luogo all'emissione del titolo, così come previsto dall'art. 1993.

CIRCOLAZIONE DEL TITOLO DI CREDITO

Uno dei profili caratterizzanti la disciplina dei titoli di credito è la distinzione tra titolarità del diritto

cartolare e legittimazione all’esercizio dello stesso:

Titolare del diritto cartolare è il proprietario del titolo;

 Legittimato al suo esercizio è invece il possessore del titolo nelle forme prescritte dalla

 legge (possessore qualificato); forme che sono diverse per i titoli al portatore, all’ordine e

nominativi.

Le qualità di proprietario-titolare e di possessore-legittimato di regola circolano congiuntamente e

coincidono nella stessa persona.

Nel corso della circolazione del titolo si può tuttavia verificare una dissociazione delle due posizioni

reali sul titolo (proprietà e possesso). Al riguardo è necessario distinguere tra:

Circolazione regolare si ha circolazione regolare quando il titolo viene trasferito

 

dall’attuale proprietario ad altro soggetto in forza di un valido negozio di trasmissione, che

di regola trova fondamento in un preesistente rapporto causale tra le parti.

Es.: in una vendita (rapporto fondamentale) si può convenire che il compratore pagherà il

prezzo mediante girata di un assegno circolare a lui intestato. Il compratore quindi dovrà

dare attuazione a tale accordo (negozio di trasmissione) girando (girante) l’assegno e

consegnandolo al venditore affinché questi lo possa riscuotere (giratario). 5

In questo esempio: BANCA: emittente

COMPRATORE: primo prenditore

VENDITORE: secondo prenditore

È tuttavia opinione prevalente che, anche in materia di titoli di credito, trovi applicazione il

principio consensualistico fissato in via generale dall’art. 1376 c.c. per il trasferimento della

proprietà di una cosa materiale. Ne consegue che, nella circolazione regolare, il solo

consenso è sufficiente per il trasferimento della proprietà del titolo ed il conseguente

acquisto della titolarità del diritto.

L’investitura dell’acquirente nel possesso qualificato è per contro necessaria solo per

l’attribuzione della legittimazione all’esercizio del diritto e solo sotto tale profilo rileva la

distinzione tra titoli al portatore, all’ordine e nominativi.

Circolazione irregolare si ha circolazione irregolare quando la circolazione del titolo non

 

è sorretta da un valido negozio di trasferimento.

Es.: il titolo di credito è stato rubato. In tal caso il possessore del titolo (il ladro) non

acquista la proprietà del titolo e la titolarità del diritto, che restano al derubato; ha però la

possibilità di fatto di esercitare il diritto (legittimazione) e di far circolare ulteriormente il

titolo. Si ha quindi una dissociazione tra (proprietà) titolarità e (possesso) legittimazione.

Chi ha perso il possesso del titolo contro la sua volontà non è senza tutela: potrà esercitare

azione di rivendicazione nei confronti dell’attuale possessore e riottenere così il documento

necessario ai fini della legittimazione. Inoltre, se si tratta di titoli all’ordine o nominativi

potrà anche avvalersi della procedura di ammortamento, che gli consente di ottenere un

surrogato del titolo smarrito o distrutto.

Tutto ciò però fin quando il titolo non pervenga nelle mani di un terzo di buona fede, ignaro

cioè del difetto di titolarità dell’alienante. Infatti a tutela di colui che acquista a non domino

scatta il principio dell’autonomia in sede di circolazione: art. 1994 c.c. stabilisce che “chi ha

acquistato in buona fede il possesso di un titolo di credito, in conformità delle norme che ne

disciplinano la circolazione, non è soggetto a rivendicazione”; vale a dire che diventa anche

proprietario del titolo e titolare del diritto cartolare.

Ecco che allora la sua posizione diviene inattaccabile dall’ormai ex proprietario spogliato,

che potrà esercitare solo l’azione di risarcimento danni nei confronti di colui che gli ha

sottratto il titolo.

In sintesi, per esigenze di sicurezza della circolazione, il titolare spossessato prevale sul

ladro, ma non su colui che in buona fede ha acquistato il titolo dal ladro.

Perché si perfezioni l’acquisto a non domino di un titolo di credito devono ricorrere 3

presupposti:

1. un negozio astrattamente idoneo a trasferire la proprietà del titolo; un negozio cioè

in tutto valido ed efficace salvo che per il difetto di titolarità del dante causa.

2. l’investitura dell’acquirente nel possesso del titolo, con l’osservanza delle formalità

prescritte dalla relativa legge di circolazione (legittimazione).

3. la buona fede dell’acquirente, cioè l’ignoranza, non dovuta a colpa grave (art. 1147

c.c.), del difetto di proprietà del documento nell’alienante. 6

In base alla legge di circolazione i titoli di credito si distinguono in:

Titoli al portatore (artt. 2003-2007 c.c.) sono al portatore i titoli di credito che recano la

 

clausola “al portatore”, anche se contrassegnati da un nome.

I titoli al portatore circolano mediante la semplice consegna del titolo.

Il possessore è legittimato all’esercizio del diritto in essi menzionato in base alla sola

presentazione del titolo al debitore (art. 2003 c.c.).

Dato che la semplicità di circolazione li rende idonei a fungere da surrogato della moneta

legale, l’emissione di titoli di credito al portatore contenenti l’obbligo di pagare una somma

di denaro è ammessa solo nei casi stabiliti dalla legge (art. 2004 c.c.).

La libertà riconosciuta per l’emissione di titoli atipici trova un limite, all’autonomia privata,

nell’art. 2004 che sancisce il divieto di emettere titoli atipici al portatore aventi ad oggetto il

pagamento in denaro, pena la nullità Ratio serve ad evitare la formazione di documenti

suscettibili di fare concorrenza alla moneta legale. Vi sono due interpretazioni:

Estensiva, include quei documenti che svolgono di fatto una funzione generalizzata,

• uguale alla moneta (buono acquisto)

Restrittiva, esclude dalla ratio, l’ipotesi in cui il pagamento in il pagamento in denaro

• non sia l’oggetto esclusivo della promessa.

Possono essere al portatore: gli assegni bancari, i libretti di deposito, le azioni di risparmio,

le obbligazioni di società, le quote di partecipazione a fondi comuni, le azioni di SICAV

(società di investimento per azioni a capitale variabile , i titoli del debito pubblico.

)

Per i titoli al portatore non è, di regola, ammesso l’ammortamento.

Titoli all’ordine (artt. 2008-2020 c.c.) i titoli all’ordine sono titoli intestati ad una

 

persona determinata.

Essi circolano mediante consegna del titolo accompagnata dalla girata. Il possessore del

titolo all’ordine si legittima in base ad una serie continua di girate (art. 2008 c.c.).

Sono titoli di credito all’ordine: la cambiale, l’assegno bancario e circolare, i titoli

rappresentativi di merci.

GIRATA la girata è una dichiarazione scritta sul titolo (di regola sul retro) e sottoscritta,

 con la quale l’attuale possessore (girante) ordina al debitore cartolare di

adempiere nei confronti di altro soggetto (giratario) (Es.: Caio fa un assegno a

Tizio in qualità di suo debitore; Tizio, l’attuale possessore dell’assegno, lo gira

(girante) a Sempronio (giratario), così facendo Tizio dà ordine a Caio, suo

debitore cartolare, di adempiere nei confronti di Sempronio).

Con riferimento alla forma si rilevano 2 tipologie:

• Girata in pieno.

• Girata in bianco. 7

La girata è piena quando contiene il nome del giratario (art. 2009). La forma consueta è “per me

pagate a…..”, con la sottoscrizione del girante.

La girata è in bianco quando non contiene il nome del giratario. Di regola essa è costituita dalla

sola firma del girante. Chi riceve un titolo girato in bianco può:

a) Riempire la girata col proprio nome o con quello di altra persona;

b) Girare di nuovo il titolo in pieno o in bianco;

c) Trasmettere il titolo ad un terzo senza riempire la girata e senza apporne una nuova (art.

2011 2°c.). In questo caso la circolazione successiva avviene mediante semplice consegna

manuale del titolo, analogamente a quanto avviene nei titoli al portatore. Il titolo resta però

sempre un titolo all’ordine dato che il debitore è pur sempre tenuto a controllare quanto

meno che la prima firma di girata corrisponde al nome del primo prenditore.

La girata non può essere sottoposta a condizioni e qualsiasi condizione apposta si considera non

scritta.

È nulla la girata parziale (art. 2010).

Funzione di legittimazione effetto costante della girata è quello di mutare la legittimazione

all’esercizio del diritto cartolare. In questo senso va infatti interpretata la formula legislativa “la

girata trasferisce tutti i diritti inerenti al titolo” (art. 2001), una volta accolto il principio che la

proprietà del titolo e la titolarità del diritto si trasferiscono col semplice consenso.

Continuità delle girate quando vi siano state più girate, l’attuale possessore del titolo si legittima

in base ad una serie continua di girate, di cui l’ultima a lui intestata o in bianco. È necessario cioè

che il nome di ogni girante corrisponda a quello del giratario della girata precedente, fino a risalire

al primo prenditore. Il debitore è tenuto a controllare solo la regolarità formale delle girate. Non è

invece tenuto a verificarne l’autenticità e la validità.

Funzione di garanzia di regola la girata non ha funzione di garanzia. Salvo diversa disposizione

di legge (come per i titoli cambiari) o clausola contraria risultante dal titolo, il girante non assume

alcuna obbligazione cartolare: non è responsabile verso i giratari successivi per l’inadempimento da

parte dell’emittente.

Il giratario acquista nei confronti dell’emittente un diritto letterale ed autonomo ed è di regola libero

di trasferire ulteriormente il titolo.

Il codice regola però 2 tipi di girata con effetti limitati:

1. Girata per l’incasso o per procura (art. 2013) nella girata per procura, il giratario

assume la veste di rappresentante per l’incasso del girante.

Titolare del credito cartolare resta il girante ed il giratario non acquista alcun diritto

autonomo. Perciò, diversamente che nella girata pura e semplice, il debitore può opporre al

giratario per procura tutte e soltanto le eccezioni personali opponibili al girante; non invece

quelle personali al giratario. Inoltre, il giratario per procura non può ulteriormente girare il

titolo se non per procura.

2. Girata a titolo di pegno (art. 2014) la girata a titolo di pegno (detta anche girata in

garanzia o valuta in garanzia) attribuisce al giratario un diritto di pegno sul titolo, a

garanzia di un credito che il giratario stesso vanta nei confronti del girante. Il giratario

acquista perciò un diritto autonomo, sia pure limitato. Come nella girata pura e semplice (e

diversamente che nella girata per procura), al giratario non sono opponibili le eccezioni

personali al girante (art. 2014 2°c.).

Il giratario in garanzia può inoltre esercitare tutti i diritti inerenti al titolo per il

soddisfacimento del proprio credito verso il girante. Non può però trasferire ad altri il titolo

in quanto non è proprietario dello stesso. Perciò, la girata da lui fatta vale solo come girata

per procura. 8

Titoli nominativi (artt. 2021-2027) i titoli nominativi sono intestati ad una

 

persona determinata. Essi si caratterizzano per il fatto che l’intestazione deve risultare non

solo dal titolo, ma anche da un apposito registro tenuto dall’emittente (doppia intestazione).

Il possessore di un titolo nominativo è perciò legittimato all’esercizio dei relativi diritti per

effetto della doppia intestazione a suo favore: sul titolo e nel registro dell’emittente

(art.2021).

Possono essere titoli nominativi: le obbligazioni, le quote di partecipazione a fondi comuni

di investimento, i titoli del debito pubblico.

La nominatività è inoltre obbligatoria per le azioni diverse da quelle di risparmio e delle

Sicav (Società di investimento a capitale variabile).

Complesse sono le procedure per il trasferimento della legittimazione nei titoli nominativi: è

in ogni caso necessaria la cooperazione dell’emittente dovendosi procedere al mutamento

dell’intestazione non solo sul titolo, ma anche sul registro da questi tenuto. La doppia

annotazione del nome dell’acquirente può avvenire secondo 2 diverse procedure:

1. Una prima procedura prevede il cambiamento contestuale delle 2 intestazioni (o rilascio di

un nuovo titolo), a cura e sotto la responsabilità dell’emittente (c.d. transfert). Il transfert

può essere richiesto sia dall’alienante sia dall’acquirente. Diverse sono però le formalità che

nei due casi debbono essere osservate:

L’alienante deve esibire il titolo e deve provare la propria identità e la propria

 capacità di disporre (cioè, la capacità d’agire), mediante certificazione di un notaio,

di un agente di cambio (art. 2022 2°c.) o, per le azioni, anche di una banca a ciò

autorizzata.

L’acquirente che richiede il transfert deve invece esibire il titolo e deve inoltre

 dimostrare il suo diritto (cioè l’acquisto del titolo), mediante atto pubblico o scrittura

privata autenticata da un notaio o da un agente di cambio (art. 2022 2°c.).

2. più snella, veloce e quindi più diffusa è la seconda forma di trasferimento prevista per i titoli

nominativi: il trasferimento mediante girata (art. 2023).

Nel trasferimento per girata la doppia annotazione è eseguita da soggetti diversi ed in tempi

diversi: l’annotazione sul titolo (girata) è fatta dall’alienante; quella nel registro

dell’emittente ad opera di quest’ultimo e si rende necessaria solo quando l’acquirente voglia

esercitare i relativi diritti.

Nel frattempo, l’acquirente può trasferire ad altri il titolo, mediante ulteriore girata, dato che

dal documento già risulta l’intestazione a suo favore.

La girata dei titoli nominativi è assoggettata a particolari regole di riforma e produce effetti

diversi dalla girata dei titoli all’ordine:

Forma la girata deve essere datata.

deve contenere l’indicazione del giratario (non può perciò essere in bianco).

deve essere sottoscritta anche da quest’ultimo se il titolo non è interamente liberato.

deve essere autenticata da un notaio o da un agente di cambio (art. 2023) o, per le azioni, da

un funzionario di banca o da una Sim (Società di intermediazione mobiliare).

Effetti a differenza della girata dei titoli all’ordine, la girata di un titolo

 

nominativo attribuisce al possessore solo la “legittimazione ad ottenere la

legittimazione”; ad ottenere cioè l’annotazione del trasferimento nel registro

dell’emittente. Solo in seguito a quest’ultima il giratario consegue la legittimazione

all’esercizio dei diritti inerenti al titolo, mentre prima di tale momento il

trasferimento mediante girata non ha efficacia nei confronti dell’emittente (art. 2023

3°c.). ESERCIZIO DEL DIRITTO CARTOLARE 9

Legittimazione

• / /

La disciplina dei titoli di credito si caratterizza per la notevole semplicità delle modalità di esercizio

del diritto.

Il possessore qualificato del titolo può infatti far valere il diritto cartolare nei confronti del debitore

senza essere tenuto a provare il valido acquisto della proprietà del titolo e il conseguente acquisto

della titolarità del diritto.

Legittimazione attiva a conferma di quanto appena detto, l’art. 1992 1°c. stabilisce che il

possessore di un titolo di credito, legittimato nelle forme previste dalla legge, “ha diritto alla

prestazione in esso indicata verso presentazione del titolo” (c.d. legittimazione attiva). È così

spostato sul debitore l’onere di provare il difetto di titolarità, ove intenda resistere alla richiesta di

adempimento.

Legittimazione passiva nel contempo, “il debitore che senza dolo o colpa grave adempie la

prestazione nei confronti del possessore, è liberato anche se questi non è il titolare del diritto” ex

art. 1992 2°c.

E si presti attenzione: la liberazione del debitore non è subordinata alla sua buona fede, bensì

all’assenza di dolo o colpa grave. Ciò significa che il debitore è liberato non solo quando ignora il

difetto di titolarità del legittimato (buona fede), ma anche quando, pur essendone a conoscenza, non

disponga di mezzi di prova pronti e sicuri per contestare il difetto di titolarità o, quanto meno, non

sia in grado di procurarseli con l’ordinaria diligenza.

Eccezioni

• / /

Il regime delle eccezioni che il debitore cartolare può opporre al portatore del titolo per sottrarsi al

pagamento è fissato dall’art. 1993: norma che pone i principi della letteralità e dell’autonomia (in

sede di esercizio) del diritto cartolare.

Le eccezioni cartolari si distinguono in 2 categorie:

1. Eccezioni reali opponibili a qualunque portatore del titolo.

2. Eccezioni personali opponibili, invece, solo ad un determinato portatore e non si

ripercuotono sugli altri.

Danno luogo ad eccezioni reali:

a) Le eccezioni di forma: vale a dire la mancata osservanza dei requisiti formali del titolo

richiesti dalla legge a pena di nullità (ad es. la mancanza nel titolo cambiario della

denominazione cambiale).

b) Le eccezioni fondate sul contesto letterale del titolo (principio della letteralità del diritto

cartolare).

c) La falsità della firma: da ritenersi nel senso che la sottoscrizione non è giuridicamente

riferibile a colui che figura dal titolo come debitore (vi rientra perciò il caso di firma apposta

da un omonimo; non invece quello della contraffazione autorizzata di firma altrui).

d) Il difetto di capacità o di rappresentanza al momento dell’emissione del titolo: al momento

cioè in cui l’obbligazione cartolare diviene operativa con l’immissione del titolo in

circolazione.

e) La mancanza delle condizioni necessarie per l’esercizio dell’azione: Ad es. nella cambiale

la mancata levata del protesto, necessario per l’esercizio dell’azione contro gli obbligati di

regresso.

Sono invece eccezioni personali tutte le eccezioni diverse da quelle reali. Tra queste rientrano: 10

1) Le eccezioni derivanti dal rapporto fondamentale che ha dato luogo all’emissione

del titolo (eccezioni ex causa), opponibili solo al primo prenditore.

2) Le eccezioni fondate su altri rapporti personali con i precedenti possessori (ad es.

concessione di una dilazione di pagamento), opponibile solo a colui che è stato parte

del relativo rapporto.

3) L’eccezione di difetto di titolarità del diritto cartolare, opponibile al possessore del

titolo che non ne ha acquistato la proprietà (mancanza di un valido negozio di

emissione o di trasmissione) o l’ha successivamente persa (vendita del titolo senza

consegna all’acquirente).

Le eccezioni di cui ai punti 1) e 2) si definiscono “eccezioni personali fondate su rapporti

personali”; quelle di cui al punto 3) “eccezioni personali in senso stretto” in quanto non trovano

fondamento in un rapporto tra debitore e portatore del titolo.

La distinzione non è senza rilievo pratico. Il legislatore infatti, per evitare che l’inopponibilità delle

eccezioni personali possa dar luogo ad abusi, pone dei temperamenti a tale regola; ammette cioè che

a determinate condizioni esse possano essere opposte anche ai portatori successivi. Queste

condizioni sono però diverse per i 2 tipi di eccezioni personali:

Per le “eccezioni personali in senso stretto” (difetto di titolarità) è applicabile la

 regola dettata dall’art. 1994 per l’acquisto a non domino. L’eccezione di difetto di

titolarità è quindi opponibile nei confronti di tutti i successivi possessori in malafede

o colpa grave; che cioè conoscevano o dovevano conoscere il difetto di titolarità di

un precedente possessore.

Condizioni più rigorose sono invece richieste per l’opponibilità ai successivi

 possessori delle “eccezioni personali fondate su rapporti personali”. Ciò è possibile

solo se l’attuale possessore nell’acquistare il titolo “ha agito intenzionalmente a

danno del debitore” (art.1993 2°c.).

È questa la c.d. exceptio doli questa richiede non solo la conoscenza (mala fede) o

conoscibilità (colpa grave) dell’eccezione, ma una situazione più grave: il dolo. Vale a dire,

un accordo fraudolento (collusione) tra chi trasmette e chi riceve il titolo o, quanto meno, lo

specifico intento di quest’ultimo di danneggiare il debitore privandolo di eccezioni che

questi avrebbe potuto opporre al precedente possessore.

Ammortamento

• / /

Portato alle estreme conseguenze, il principio dell'incorporazione dovrebbe comportare che

l'esercizio del diritto cartolare è precluso anche in caso di perdita involontaria del titolo

(smarrimento, sottrazione o distruzione).

A queste estreme conseguenze la legge tuttavia non giunge. A favore di colui che ha perso il

possesso del titolo e la legittimazione sono infatti apprestati rimedi che, pur nel rispetto

dell'esigenza primaria di sicurezza della circolazione, consentono di svincolare l'esercizio del

diritto dal possesso del titolo. Questi rimedi sono diversi per i titoli all'ordine o nominativi e per

i titoli al portatore.

Per i titoli all'ordine e nominativi è previsto l'istituto dell'ammortamento (artt. 2016-2020 e 2027)

E questo uno speciale procedimento diretto ad ottenere la dichiarazione giudiziale che il titolo

originario non è più strumento di legittimazione (decreto di ammortamento).

Chi ha ottenuto l'ammortamento può infatti esigere il pagamento su presentazione del relativo

decreto e, se il titolo non è scaduto, può ottenere dall'emittente un duplicato del titolo perduto

(art.2019, 2° comma). 11

La procedura di ammortamento è ammessa solo in caso di smarrimento, sottrazione o distruzione

del titolo (perdita involontaria del possesso) e si articola in due fasi: la prima essenziale, la

seconda eventuale.

La procedura di ammortamento inizia con la denuncia al debitore della perdita del titolo e con il

contestuale ricorso dell'ex possessore al presidente del tribunale del luogo in cui il titolo è

pagabile; ricorso con il quale si richiede appunto l'ammortamento del titolo (art. 2016).

Il presidente del tribunale, dopo gli opportuni accertamenti sommari sulla verità dei fatti e sul

diritto del denunziante, pronuncia con decreto l'ammortamento. Il decreto deve essere

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e deve essere notificato al debitore, a cura del ricorrente.

Solo con la notifica del decreto il debitore non è liberato se paga al detentore del ti tolo

(art.2016, 5°c.). Il titolo perde cioè, a partire da tale momento, la sua funzione di legittimazione.

Il debitore non può però pagare neppure all'ammortante prima che siano decorsi trenta giorni

dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale.

Entro questo termine, infatti, il terzo detentore del titolo può proporre opposizione contro il

decreto di ammortamento depositando il titolo presso la cancelleria del tribunale.

Si apre così un ordinario giudizio di cognizione, che ha per oggetto l'accertamento della proprietà

del titolo e si chiude con la revoca del decreto se l'opposizione è accolta. Se invece l'opposizione è

respinta, il decreto di ammortamento diventa definitivo ed il titolo è consegnato al ricorrente.

La procedura di ammortamento non è ammessa per i titoli al portato re

, salvo alcune eccezioni

tassativamente previste per i titoli a circolazione ristretta (libretti di deposito e assegni bancari al

portatore). Il possessore del titolo al portatore che ne provi la distruzione, ha tuttavia diritto

ad ottenere dall'emittente il rilascio di un duplicato o di un titolo equivalente (art. 2007).

Nel caso invece di smarrimento o sottrazione del titolo (e di distruzione non provata), chi ha

subito tali eventi e li abbia denunziati all'emittente, dandone la prova, ha diritto alla prestazione,

decorso il termine di prescrizione del titolo (art. 2006). Solo così, infatti, il debitore è posto al

riparo dal pericolo di un doppio pagamento.

Documenti di legittimazione e titoli impropri

• / /

I titoli di credito vanno tenuti distinti dai documenti che hanno solo una funzione di legittimazione,

ma non presentano gli ulteriori caratteri propri del titolo di credito; non attribuiscono cioè un diritto

letterale ed autonomo.

L’art. 2002 prevede 2 categorie di tali documenti:

1) Documenti di legittimazione questi “servono solo ad identificare l’avente diritto alla

prestazione”. Sono documenti di legittimazione: i biglietti di viaggio, di cinema o teatro, i

biglietti della lotteria, gli scontrini di deposito di bagagli.

Questi documenti legittimano il possessore semplicemente come titolare originario del

diritto e non svolgono alcun ruolo ai fini della circolazione dello stesso. Il diritto, quando

non è dichiarato incedibile, potrà perciò circolare solo nella forma e con gli effetti propri

della cessione.

2) Titoli impropri consentono “il trasferimento del diritto senza l’osservanza delle forme

proprie della cessione”, ma con gli effetti di quest’ultima. È, ad es., titolo improprio, la

polizza di assicurazione all’ordine o al portatore (art. 1899).

I titoli impropri agevolano la circolazione in quanto dispensano il cessionario dalla formalità

della notifica al debitore. Non attribuiscono però un diritto letterale ed autonomo, dato che

legittimano il possessore come cessionario del diritto documentato.

A questi documenti non si applica la disciplina dei titoli di credito (art.2002). È applicabile solo

l’art. 1992, in quanto riguardo alla legittimazione svolgono funzione analoga ai titoli di credito.

Resta invece ferma l’inapplicabilità degli artt. 1993 e 1994. 12


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nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vassalli Francesco.

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