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Diritto commerciale - Società, titoli di credito e procedure concorsuali

Appunti per l'esame di Diritto commerciale del professor Cabras sui seguenti argomenti: le società, i titoli di credito e le procedure concorsuali, l’impresa, l'imprenditore agricolo e commerciale, il piccolo/medio-grande imprenditore, l'attività economica organizzata.

Esame di Diritto Commerciale docente Prof. G. Cabras

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Entrambi i criteri della l.fall. sono stati abrogati: l’imposta di ricchezza è stata sostituita nel ’74 dall’IRPEF,

mentre il principio del capitale investito è stato dichiarato incostituzionale nell’89, a causa dell’inflazione.

Della nozione fallimentare originaria sopravvive solo la parte secondo cui “in nessun caso sono considerati

piccoli imprenditori le società commerciali.”.

L’impresa artigiana

Per la legge del 1956 il dato caratterizzante risiedeva nella natura artistica o usuale. La legge speciale

derogava alla disciplina generale. La qualifica artigiana era riconosciuta anche alle società.

Questa situazione è superata con “la legge quadro del 1985”, che contiene una definizione basata:

• sull’oggetto dell’impresa (attività di produzione di beni, anche semilavorati);

• sul ruolo prevalente dell’artigiano nell’impresa e nel processo produttivo.

La categoria delle imprese artigiane risulta, quindi, ampliata. La legge quadro, però, non basta per sottrarre

l’artigiano allo statuto dell’imprenditore commerciale. È necessario altresì che sia rispettato il criterio della

prevalenza fissato dall’art. 2083, altrimenti, in mancanza di essa, vi sarà l’assoggettamento al fallimento.

Anzi, ad oggi, l’esonero dall’assoggettamento al fallimento è cessato.

L’impresa familiare

È tale l’impresa nella quale collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo

dell’imprenditore: è la c.d. famiglia nucleare. Non va confusa con la piccola impresa, sebbene sia possibile

che una piccola impresa sia famigliare e viceversa. Prima della riforma il lavoro famigliare si presumeva

prestato a titolo gratuito. La tutela legislativa si è realizzata riconoscendo diritti patrimoniali e

amministrativi:

• al mantenimento

• alla partecipazione agli utili (trasferibile solo a favore degli altri membri della famiglia, con il

consenso unanime degli altri membri)

• sui beni acquistati con gli utili

• di prelazione sull’azienda (in caso di divisione ereditaria o di trasferimento)

Le decisioni in merito alla gestione straordinaria sono adottate a maggioranza. L’impresa famigliare resta

un’impresa individuale e ne consegue che:

• i beni sono di proprietà dell’imprenditore;

• i diritti patrimoniali costituiscono semplici diritti di credito nei confronti dell’imprenditore;

• la gestione ordinaria è data all’imprenditore.

L’impresa societaria

La società semplice è utilizzabile solo per l’esercizio di attività non commerciale. Le società diverse si

definiscono società commerciali. Sono sottoposti allo statuto dell’imprenditore commerciale solo e tutti gli

imprenditori commerciali non piccoli. Parte della disciplina dell’imprenditore commerciale si applica alle

società commerciali, qualunque sia l’attività svolta: questo principio è valido per l’obbligo d’iscrizione e la

tenuta delle scritture contabili. Tale disciplina si applica anche nelle SNC e nelle SAS per i soci a

responsabilità illimitata. Resta fermo l’esonero delle società agricole dal fallimento.

Le società non sono mai piccoli imprenditori.

Le imprese pubbliche

Forme di intervento:

• partecipazione in SPA: l’impresa si presenta formalmente come una società;

• la PA, pubblica amministrazione, può generare enti il cui compito è l’esercizio di attività d’impresa.

Tali enti sono sottoposti allo statuto dell’imprenditore con la sola eccezione dell’esonero dal fallimento,

sostituito, però, dalla liquidazione coatta amministrativa.

• Lo Stato o altro ente pubblico territoriale possono svolgere direttamente attività d’impresa e sono

esonerati dall’iscrizione nel registro e dalle procedure concorsuali.

Dal 1990 quasi tutti gli enti pubblici sono stati trasformati in società per azioni a partecipazione statale (c.d.

privatizzazione formale). La dismissione delle azioni pubbliche è, invece, detta privatizzazione sostanziale.

Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni

Essenziale per aversi impresa è che l’attività venga condotta con metodo economico, che può ricorrere anche

quando lo scopo sia ideale. Resta, tuttavia, l’esposizione al fallimento.

4 Capitolo III: L’acquisto della qualità di imprenditore

Gli effetti degli atti giuridici ricadono solo sul soggetto il cui nome è stato validamente speso: l’imprenditore

diventa il rappresentato e non il rappresentante. Questo si ricava dalla disciplina del mandato con

rappresentanza. Per contro, quando il mandato è senza rappresentanza, il mandatario acquista i diritti e

assume gli obblighi. Esercizio indiretto dell’attività di impresa: l’imprenditore occulto

L’imprenditore indiretto od occulto somministra al prestanome (spesso nullatenente) i mezzi finanziari e fa

propri i guadagni per non esporre al rischio il patrimonio personale. È fuori dubbio che i creditori potranno

provocare il fallimento del prestanome, però ben poco potranno ricavarne. Quali i rimedi?

Secondo il principio dell’inscindibilità del rapporto potere-responsabilità, chi esercita il potere assume anche

il rischio. Questa teoria, però, non ha fondamento ed è smentita dai principi che regola le società di capitali.

A partire dal 1993, nella SRL neppure la qualità di unico socio comporta di per sé l’assunzione di

responsabilità illimitata. Diverse tecniche sono state proposte per limitare gli abusi. È frequente che il socio

di comando disponga sistematici finanziamenti o concessioni di garanzie con ingerenza negli affari sociali.

La giurisprudenza ritiene che questi comportamenti possano dar vita ad un’autonoma e distinta attività di

impresa ed in quanto tale potrà fallire. Inizio dell’impresa

L’iscrizione nel registro non è condizione né necessaria né sufficiente per l’attribuzione della qualifica di

imprenditore commerciale. Questo principio è pacifico per le persone fisiche. È invece convincimento

diffuso che le società acquistano la qualità di imprenditori dalla loro costituzione. Il principio dell’effettività,

perciò, può e deve trovare applicazione anche per le società; si diventa imprenditori già durante la fase

preliminare, anteriormente al compimento del primo atto di gestione. Un singolo atto non sarà di regola

sufficiente perché una persona fisica diventi imprenditore. Ed anche più atti, se inespressivi o non coordinati,

potrebbero non bastare. La valutazione può essere diversa quando gli stessi atti siano compiuti da una

società. Fine dell’impresa (rinvio agli appunti: più aggiornati)

Anche la fine dell’impresa è dominata dal principio di effettività: la qualità di imprenditore si perde solo con

l’effettiva cessazione dell’attività. L’art. 10 della legge fallimentare prevede che lo stesso possa essere

dichiarato fallito entro un anno dalla cessazione dell’attività. La fase di liquidazione costituisce ancora

esercizio dell’impresa e perciò la qualità di imprenditore si perde solo con la chiusura della liquidazione.

Non è però necessario che siano stati pagati tutti i debiti. Per le società la cancellazione dal registro delle

imprese presuppone non solo la disgregazione dell’azienda ma anche l’integrale pagamento delle passività.

Dopo la cancellazione risponderanno gli ex-soci (limitatamente o illimitatamente a seconda del tipo di

società). La Corte costituzionale nel 2000 ha affermato e imposto il principio che per le società l’anno per la

dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese.

Incapacità e incompatibilità

La capacità all’esercizio di impresa si acquista con la capacità di agire (18). Si perde in seguito ad

interdizione o inabilitazione. Ad esempio, gli impiegati dello Stato che svolgono attività d’impresa, pur non

potendo, sono comunque considerati imprenditori, ma saranno esposti a sanzioni amministrative e ad

aggravamenti delle sanzioni penali in caso di fallimento.

L’impresa commerciale degli incapaci

Il legislatore stabilisce che in nessun caso è consentito l’inizio di una nuova impresa commerciale in nome e

nell’interesse del minore, dell’interdetto e dell’inabilitato. È consentita solo la continuazione di un’impresa

preesistente, quando ciò sia utile per l’incapace e purché la continuazione sia autorizzata dal tribunale. Chi

ha la rappresentanza può compiere tutti gli atti che rientrano nell’esercizio dell’impresa, siano essi di

ordinaria o di straordinaria amministrazione. L’autorizzazione sarà necessaria solo per atti particolari, quali

la vendita dell’immobile in cui ha sede l’impresa. L’inabilitato, intervenuta l’autorizzazione, potrà esercitare

personalmente l’impresa, sia pure con l’assistenza del curatore. Il minore emancipato può essere autorizzato

dal tribunale anche ad iniziare una nuova impresa commerciale acquistando così la piena capacità di agire.

5 Capitolo IV: Lo Statuto dell’imprenditore commerciale

L’imprenditore commerciale è destinatario di una peculiare disciplina in parte comune agli altri imprenditori.

La pubblicità

È previsto l’obbligo di rendere di pubblico dominio atti o fatti relativi alla vita dell’impresa. In tal modo

diventano opponibili a chiunque indipendentemente dall’effettiva conoscenza (c.d. conoscibilità legale). Il

registro delle imprese è uno strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali non piccole e delle

società commerciali previsto dal codice civile. Per oltre 50 anni l’istituto è però rimasto inoperante. Vi era un

regime imperniato sull’iscrizione nei preesistenti registri di cancelleria. Per le società di capitali era prevista

nel 1969 la pubblicazione nel bollettino ufficiale delle società per azioni e a responsabilità limitata (Busarl,

per le cooperative Busc), in aggiunta all’iscrizione nel registro delle imprese (cancelleria del tribunale).

Ulteriori adempimenti erano previsti da leggi speciali, quali l’iscrizione nel registro delle ditte, tenuto dalle

camere di commercio. La situazione si sblocca nel 1993 con le norme per il riordino delle Camere di

Commercio. È stato finalmente istituito il registro delle imprese. Nel contempo sono stati soppressi il

registro delle ditte, il busarl ed il busc. L’unico strumento di pubblicità è oggi il registro delle imprese.

L’iscrizione è stata estesa agli imprenditori agricoli, ai piccoli imprenditori ed alle società semplici,

inizialmente con effetti di pubblicità-notizia, oggi di pubblicità legale. La tenuta del registro è affidata alle

Camere di Commercio, che la effettuano con tecniche informatiche.

Il registro delle imprese

È istituito in ciascuna provincia presso la Camera di Commercio. È articolato in una sezione ordinaria ed in

una sezione speciale. Nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori (non agricoli), per i quali

l’iscrizione produce effetti di pubblicità legale. Sono invece iscritti nella sezione speciale, gli imprenditori

che, secondo il codice civile ne erano esonerati (imprenditori agricoli-individuali, piccoli imprenditori, SS e

artigiani). Sono poi soggette a registrazione tutte le modificazioni di elementi già iscritti.

L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato, ma può avvenire anche d’ufficio, se l’iscrizione (così

come la cancellazione) è obbligatoria e l’interessato non vi provvede. Prima di procedere al l’iscrizione,

l’ufficio del registro deve controllare la regolarità formale e sostanziale. La pubblicità legale serve non solo a

rendere conoscibili i dati, ma ha anche efficacia costitutiva, dichiarativa e normativa (nella sezione ordinaria

ha efficacia semplicemente dichiarativa). Ha efficacia costitutiva (prima la società non esiste) totale

l’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto costitutivo delle società di capitali (art. 2332 e 2475) e delle

società cooperative. In altri casi, l’iscrizione, pur non avendo efficacia costitutiva, è presupposto per la piena

applicazione di un determinato regime giuridico. È questo il caso della SNC e della SAS. Tali società

vengono ad esistenza anche se non registrate; la mancata registrazione, però, impedisce che operi il regime di

autonomia patrimoniale per i soci a responsabilità limitata. La società in tal caso si definisce irregolare.

L’iscrizione nella sezione speciale del registro non produceva, invece, alcuno degli effetti fin qui esposti, in

quanto ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità-notizia: l’iscrizione non rende l’atto

opponibile. Lo statuto dell’imprenditore commerciale è iscritto nella sezione ordinaria, quello delle altre

imprese nella sezione speciale. Questa disciplina è stata modificata per gli imprenditori agricoli anche

piccoli: per tali categorie l’iscrizione ha efficacia legale.

L’obbligo di tenuta delle scritture contabili e le scritture obbligatorie

Da tale obbligo sono esclusi i piccoli imprenditori. Le società commerciali (tranne la SS) sono obbligate alla

tenuta, anche se non esercitano attività commerciale. Sono obbligatorie le seguenti scritture:

• Libro giornale

• Libro degli inventari

• Bilancio

• Libro mastro, libro magazzino.

Regolarità delle scritture contabili

• Formalità estrinseche: libro degli inventari, libro giornale devono essere numerati e bollati etc.

• Formalità intrinseche: la contabilità non deve presentare spazi interlinee, abrasioni, le parole

cancellate devono restare leggibili etc.

L’inosservanza di tali regole rende le scritture irregolari e, quindi, giuridicamente irrilevanti. L’imprenditore

che non tiene regolarmente le scritture non può utilizzarle come prova a suo favore ed è assoggettato a

sanzioni penali per i reati di bancarotta semplice o fraudolenta in caso di fallimento.

Per avere efficacia probatoria, devono essere presenti 3 condizioni:

1. scritture regolarmente tenute;

2. controparte imprenditore;

6 3. controversia relativa all’esercizio dell’impresa.

Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza

Gli ausiliari si dividono in interni o subordinati ed esterni o autonomi. La rappresentanza è regolata da norme

speciali, quando inerenti all’esercizio di impresa commerciale posti in essere da ausiliari interni (institori,

procuratori e commessi) che sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza. Il loro potere non

si fonda sulla procura ma costituisce effetto naturale. Chi conclude affari deve verificare se l’imprenditore ha

modificato i loro poteri.

• L’institore: è il direttore generale . È tenuto congiuntamente all’imprenditore agli obblighi di

iscrizione e tenuta delle scritture. In caso di fallimento, troveranno applicazione anche nei confronti

dell’institore, le sanzioni penali a carico del fallito, fermo restando che solo l’imprenditore potrà

essere dichiarato fallito. Anche in mancanza di espressa procura, può compiere, in nome

dell’imprenditore, tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa. Non può, invece, alienare o

ipotecare i beni immobili del proponente. I poteri rappresentativi dell’institore possono essere

ampliati o limitati dall’imprenditore. L’institore deve spendere il nome del rappresentato; sarà

personalmente obbligato se non lo fa.

• Art. 2209 Procuratori Le disposizioni degli artt. 2206 e 2207 si applicano anche ai procuratori, i

quali, in base a un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per l'imprenditore gli atti

pertinenti all'esercizio dell'impresa, pur non essendo preposti ad esso. I procuratori sono ausiliari di

grado inferiore all’institore (ad esempio: il direttore del settore acquisti). Essi potranno compiere in

nome dell’imprenditore tutti gli atti che tipicamente rientrano in tale funzione. Essi non hanno

rappresentanza processuale e non sono soggetti agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e

di tenuta delle scritture contabili (per conto, ovviamente, dell’imprenditore, come gli institori).

• Art. 2210 Poteri dei commessi dell'imprenditore I commessi dell'imprenditore, salve le limitazioni

contenute nell'atto di conferimento della rappresentanza, possono compiere gli atti che

ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati. Non possono tuttavia

esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, né concedere dilazioni o sconti

che non sono d'uso, salvo che siano a ciò espressamente autorizzati (2211).

7 Capitolo V: L’azienda

Art. 2555 Nozione

L'azienda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore (2082) per l'esercizio dell'impresa.

L’azienda costituisce l’apparato strumentale (locali, macchinari attrezzature etc.). Non sono considerati beni

aziendali i beni dell’imprenditore non destinati allo svolgimento dell’attività. Viceversa, la qualifica di bene

aziendale compete anche ai beni di proprietà di terzi, di cui l’imprenditore può disporre (es.: il leasing).

Il complesso unitario acquista, di regola, un valore di scambio maggiore della somma dei singoli beni; tale

valore è definito avviamento. L’avviamento può essere:

• Oggettivo: ricollegabile a fattori che permangono anche se muta il titolare (capacità di produrre);

• Soggettivo: quello dovuto all’abilità operativa dell’imprenditore (clientela).

La circolazione dell’azienda

È importante stabilire se un determinato atto sia trasferimento di azienda o di singoli beni aziendali. Per

aversi trasferimento di azienda non è necessario che l’atto di disposizione comprenda l’intero complesso, è

sufficiente che sia trasferito un insieme di beni potenzialmente idoneo ad essere utilizzato. È necessario che i

beni esclusi non alterino l’unità economica (es.: brevetto).

Art. 2556 Imprese soggette a registrazione

Per le imprese soggette a registrazione (2195, 2200) i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della

proprietà (2565, 2573) o il godimento dell'azienda devono essere provati per iscritto (2725), salva

l'osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l'azienda

(1350) o per la particolare natura del contratto (162, 782).

I contratti di cui al primo comma, in forma pubblica o per scrittura privata autenticata, devono essere

depositati per l'iscrizione nel registro delle imprese, nel termine di trenta giorni, a cura del notaio rogante o

autenticante.

I contratti di trasferimento devono essere iscritti nel registro entro 30 giorni.

La vendita dell’azienda.

Art. 2557 Divieto di concorrenza

Chi aliena l'azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall'iniziare una nuova

impresa che per l'oggetto, l'ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell'azienda

ceduta (2125, 2596).

Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma precedente è valido,

purché non impedisca ogni attività professionale dell'alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque

anni dal trasferimento.

Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non e stabilita, il divieto di concorrenza vale per il

periodo di cinque anni dal trasferimento.

Nel caso di usufrutto o di affitto dell'azienda il divieto di concorrenza disposto dal primo comma vale nei

confronti del proprietario o del locatore per la durata dell'usufrutto o dell'affitto.

Le disposizioni di questo articolo si applicano alle aziende agricole solo per le attività ad esse connesse

(2135), quando rispetto a queste sia possibile uno sviamento di clientela.

Il divieto è applicabile anche in caso di vendita coatta.

La successione nei contratti aziendali

Art. 2558 Successione nei contratti

Se non è pattuito diversamente, l'acquirente dell'azienda subentra nei contratti stipulati per l'esercizio

dell'azienda stessa che non abbiano carattere personale (2112, 2610).

Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se

sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell'alienante.

Le stesse disposizioni si applicano anche nei confronti dell'usufruttuario e dell'affittuario per la durata

dell'usufrutto e dell'affitto.

Questo articolo deroga i principio di diritto comune, infatti il consenso del terzo contraente non è necessario

per il trasferimento del contratto e l’effetto successorio si produce ex lege.

Crediti e debiti aziendali

Art. 2559 Crediti relativi all'azienda ceduta

La cessione dei crediti relativi all'azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua

accettazione (1265 e seguente), ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell'iscrizione del

trasferimento nel registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede

all'alienante (att. 100-5).

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Le stesse disposizioni si applicano anche nel caso di usufrutto dell'azienda, se esso si estende ai crediti

relativi alla medesima.

A (alienante) → B (acquirente)

↑ se C salda in buona fede ad A, il pagamento è valido.

C (debitore)

Art. 2560 Debiti relativi all’azienda ceduta

L'alienante non è liberato dai debiti, inerenti all'esercizio dell'azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se

non risulta che i creditori vi hanno consentito.

Nel trasferimento di un'azienda commerciale (2195) risponde dei debiti suddetti anche l'acquirente

dell'azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori (2212 e seguenti).

A (alienante) → B (acquirente)

↓ C può sempre rivalersi su A.

C (creditore)

Esiste, inoltre, una disciplina più favorevole per i lavoratori (debiti di lavoro): l’acquirente risponde in solido

con l’alienante anche se tali debiti non risultano da scritture contabili.

A (alienante) → B (acquirente)

↑ C può rivolgersi ad entrambi.

C (lavoratore) Usufrutto e affitto dell’azienda

Art. 2561 Usufrutto dell'azienda

L'usufruttuario dell'azienda deve esercitarla sotto la ditta che la contraddistingue.

Egli deve gestire l'azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l'efficienza

dell'organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. Se non adempie a tale obbligo o cessa

arbitrariamente dalla gestione dell'azienda, si applica l'art. 1015. (cessazione dell’usufrutto per abuso

dell’usufruttuario). La differenza tra le consistenze d'inventario all'inizio e al termine dell'usufrutto è

regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell'usufrutto.

Art. 2562 Affitto dell'azienda

Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche nel caso di affitto dell'azienda (1615 e seguenti).

In entrambi i casi si applica il divieto di concorrenza e la disciplina della successione dei contratti. Si applica,

invece, solo all’usufrutto la disciplina dei crediti aziendali. Non si applica a nessuna delle due fattispecie

l’art. 2560 Debiti relativi all’azienda ceduta.

9 Capitolo VI: I segni distintivi

La ditta, l’insegna ed il marchio sono i 3 principali segni distintivi dell’imprenditore.

La ditta contraddistingue la persona dell’imprenditore (nome commerciale), l’insegna individua i locali, il

marchio i beni e/o servizi prodotti. Principi comuni

L’imprenditore:

• gode di libertà nella formazione dei propri segni. È tenuto a rispettare 3 regole:

verità

o novità

o capacità distintiva.

o

• Ha diritto all’uso esclusivo dei propri segni, ma non può impedire che altri adottino gli stessi quando

non vi sia pericolo di confusione.

• Può trasferire ad altri i propri segni. La ditta

Essa è segno distintivo necessario: in mancanza di diversa scelta, coincide col nome civile dell’imprenditore.

Il principio della verità della ditta ha un contenuto diverso a seconda che si tratti di ditta:

• Originaria : quella formata dall’imprenditore (deve contenere almeno il suo cognome o le sue iniziali)

• Derivata : quella successivamente trasferita ad altro imprenditore (niente impone di modificarla).

Più consistente è il principio della novità: non deve essere uguale o simile a quella usata da altro

imprenditore o tale da creare confusione per l’oggetto dell’impresa o per il luogo in cui è esercitata. Ciò

anche quando la ditta usata per seconda corrisponda al nome civile dell’imprenditore (ditta patronimica).

L’obbligo di integrare o modificare la ditta spetta a chi ha iscritto l’impresa nel registro delle imprese.

Il diritto all’uso esclusivo sussiste solo se i due imprenditori sono in concorrenza.

Art. 2565 Trasferimento della ditta La ditta non può essere trasferita separatamente dall'azienda.

Il marchio

Al marchio nazionale si è affiancato nel 1993 il marchio comunitario. La disciplina è sostanzialmente

corrispondente alla nostra. Tali normative sono imperniate sull’istituto della registrazione. Il marchio non è

essenziale ma certamente importante, perché costituisce il collegamento coi consumatori. L’attuale

disciplina, infatti, ha esteso la tutela dei marchi celebri.

I tipi di marchio

Del marchio può servirsi:

• Il fabbricante (in un prodotto assemblato, infatti, possono essere presenti più marchi di fabbrica)

• Il commerciante (che, però, non può sopprimere il marchio del produttore)

• Imprese di servizi (la cui forma tipica è quella pubblicitaria)

L’imprenditore può anche servirsi di più marchi (anche assieme):

• Marchio generale (per tutti i prodotti)

• Marchio speciale (per sottolineare diverse qualità)

Il marchio può essere composto da:

• Parole (marchio denominativo)

• Figure, disegni, cifre o colori (marchio figurativo)

• La forma del prodotto (non è, però, possibile registrare forme imposte dalla natura stessa del

prodotto): si tratta del c.d. marchio di forma o tridimensionale.

Il marchio collettivo si distingue nettamente dagli altri, in quanto il titolare di tale marchio è un soggetto che

svolge la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti.

Requisiti di validità del marchio

1. Liceità : non deve contenere segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume, stemmi

o o altri segni protetti da convenzioni internazionali.

È richiesto il consenso dell’interessato per poter usare nome, pseudonimo o ritratti.

o

2. Verità : è vietato inserire segni idonei ad ingannare il pubblico, soprattutto circa la provenienza

geografica, la natura o la qualità dei prodotti o servizi.


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cabras Giovanni.

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