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Riassunto esame Diritto, prof. Ranieri, libro consigliato Diritto Commerciale, G.Auletta N.Salanitro

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Commerciale di G.Aueltta e N.Salanitro. Qui di seguito ecco in dettaglio gli argomenti trattati:
Parte Prima. L’IMPRESA

1. La nozione generale di imprenditore.
2. L’impresa e le professioni intellettuali.
3. Lo statuto... Vedi di più

Esame di Diritto Commerciale docente Prof. M. Ranieri

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ESTRATTO DOCUMENTO

Si applica per la concorrenza effettuata tra due o più stati membri. La normativa europea ha

comunque posizione preminente rispetto alla disciplina italiana, che si trova ad avere carattere

residuale.

Le singole fattispecie. Le intese restrittive della concorrenza

Fenomeni rilevanti per la disciplina antimonopolistica nazionale e comunitaria sono tre:

a) intese restrittive della concorrenza comportamenti concordati fra imprese per limitare la

prorpia libertà di azione sul mercato. Sono considerati in particolare intese:

1- accordi fra imprese

2- deliberazioni di consorzi, associazioni e imprese e altri organismi similari

3- “pratiche concordate” fra imprese.

Non tutte le intese anticoncorrenziali sono però vietate, ma solo quelle che falsino in maniera

consistente il gioco della concorrenza. Sono lecite le c.d. intese minori. Le intese vietate sono nulle

ad ogni effetto.

Abuso di posizione dominante e abuso di dipendenza economica

b) abuso di posizione dominante da parte di una o più imprese è vietato lo sfruttamento abusivo

della posizione dominante raggiunta da un’impresa, con comportamenti lesivi dei concorrenti e dei

consumatori, capaci di pregiudicare la concorrenza effettiva.

Ad un’impresa in posizione dominante è particolarmente vietato di:

- imporre, direttamente o indirettamente, prezzi e altre condizioni contrattuali ingiustificatamente

gravose;

- impedire, limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato;

- applicare nei rapporti commerciali condizioni oggettivamente diverse per prestazioni

equivalenti;

- subordinare la conclusione di contratti all’accettazione di prestazioni supplementari che non

abbiano alcuna connessione con l’oggetto del contratto stesso.

Le sanzioni sono emesse dall’Autorità garante, che può anche disporre la sospensione dell’attività

d’impresa fino a 30 giorni.

È oggi anche vietato l’abuso dello stato di dipendenza economica col quale s’intende la situazione in cui

un’impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, un eccessivo

squilibrio di diritti e obblighi. Il patto col quale si realizza l’abuso di dipendenza economica è nullo.

Le concentrazioni

c) Si ha concentrazione quando:

1- due o più imprese si fondono dando luogo ad un’unica impresa;

2- due o più imprese, pur restando giuridicamente distinte, diventano un’unica entità economica;

3- due o più imprese indipendenti costituiscono un’impresa societaria comune.

Le concentrazioni costituiscono uno strumento utile di ristrutturazione e non sono di per sé vietate in

quanto rispondono all’esigenza di accrescere la competitività delle imprese. Diventano illecite e vietate

quando diano luogo a gravi alterazioni del regime concorrenziale del mercato (solo per quelle di maggior

dimensione).

Concentrazioni che superino un determinato livello di fatturato devono essere preventivamente

comunicate.

L’Autorità può vietare la concentrazione o può autorizzarla, può infliggere sanzioni pecuniarie.

Diversamente dalle intese, le concentrazioni vietate comunque eseguite non sono nulle ma soggette a

sanzioni.

LE LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA

Limitazioni pubblicistiche e monopoli legali

Interventi del legislatore per limitare la concorrenza:

a) Controlli sull’accesso al mercato di nuovi imprenditori;

b) Ampi poteri di indirizzo e controllo dell’attività riconosciuti alla pubblica amministrazione nei

confronti delle imprese che operano in settori di particolare rilievo economico

c) Articolato sistema di controllo pubblico sui prezzi di vendita.

L’art. 43 della Costituzione pone una serie di limiti al riconosciuto potere statale di creare monopoli

pubblici. È necessario che la riserva di attività sia disposta con legge ordinaria e che il sacrificio della

libertà di iniziativa risponda ai fini di utilità generale.

Obbligo di contrarre del monopolista

La normativa antitrust non trova applicazione quando la produzione di determinati beni o servizi è

attuata in regime di monopolio legale. Il legislatore tuttavia tutela gli utenti contro possibili

comportamenti arbitrari del monopolista. Il monopolista ha l’obbligo di contrattare con chiunque

richieda le prestazioni che formano l’oggetto dell’impresa e l’obbligo di rispettare la parità di

trattamento fra i diversi richiedenti.

L’obbligo di contrarre del monopolista e il corrispondente diritto soggettivo dell’utente sussistono

per le richieste compatibili con in mezzi ordinari dell’impresa.

Il rispetto del principio della parità di trattamento comporta che il monopolista debba predeterminare

e rendere note al pubblico le proprie condizioni contrattuali che sono in larga parte fissate in via

legislativa o sottoposte a preventiva approvazione amministrativa.

Quello sopra detto valeva per il monopolio legale. Per il monopolista di fatto, che ha una posizione

dominante seppur non goda di un regime di esclusiva. Questi deve stare attento a non abusare della

sua posizione dominante verso gli utenti.

I divieti legali di concorrenza

Limitazioni, oltre che di natura pubblicistica, anche da parte del legislatore per la tutela di interessi

patrimoniali e privati. Rientrano fra i divieti legali di concorrenza:

a) l’ “obbligo di fedeltà” a carico dei prestatori di lavoro che fa divieto agli stessi di trattare affari in

concorrenza con l’imprenditore fin quando dura il rapporto di lavoro;

b) divieto di esercitare attività concorrente con quella della società di cui si è socio a responsabilità

illimitata;

c) il diritto di esclusiva reciproca nel contratto di agenzia.

Limitazioni convenzionali della concorrenza

Il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto ed è valido solo se circoscritto ad

un determinato ambito territoriale o a un determinato tipo di attività. Limite di durata: max 5 anni.

Si distinguono due diverse categorie di patti anticoncorrenziali: autonomi e accessori.

 Come patti autonomi, possiamo identificare quei contratti che hanno come oggetto e funzione

esclusivi la restrizione della libertà di concorrenza. Gli obblighi di non concorrenza possono essere a

carico di una parte (restrizioni unilaterali) o di entrambe (restrizioni reciproche). Questi ultimi si

definiscono solitamente cartelli o intese e possono essere di contingentamento, di zona, di prezzo…

Per le restrizioni reciproche di concorrenza invece le finalità di un cartello possono essere realizzate

anche attraverso la stipulazione di un contratto di consorzio, tipico e specificamente regolato. Il

contratto ha validità per 10 anni.

 I patti accessori, invece, sono anche clausole accessorie di un contratto e possono intercorrere sia

fra imprenditori in diretta concorrenza sia operanti a livelli diversi.

Alcuni di tali patti accessori (patti innominati) sono sottoposti a determinata disciplina:

- la clausola di esclusiva che può essere inserita in un contratto di somministrazione;

- il patto di preferenza a favore del somministrante inseribile nello stesso contratto di

somministrazione (max 5 anni);

- il patto di non concorrenza con il quale si limita l’attività del prestatore di lavoro per il tempo

successivo alla cessazione del contratto. Il patto è nullo se non è stipulato per iscritto;

- il patto col quale si limita la concorrenza dell’agente dopo lo scioglimento del contratto di

agenzia. Tale patto deve essere fatto per iscritto e durata max 2 anni.

La disciplina dell’art. 2596 è applicabile solo ai patti accessori innominati.

LA CONCORRENZA SLEALE

Libertà di concorrenza e disciplina della concorrenza sleale 

E’ interesse generale che la competizione fra imprenditori si svolga in modo corretto e leale

necessità di distinguere comportamenti leciti e leali da comportamenti sleali e vietati.

In generale, nello svolgimento della competizione fra imprenditori concorrenti è vietato servirsi di

mezzi e tecniche non conformi ai principi della correttezza professionale. I fatti, gli atti e i

comportamenti che violano tale regola sono atti di concorrenza sleale. Tali atti sono repressi e

sanzionati anche se compiuti senza dolo o colpa e anche se non hanno ancora arrecato un danno ai

concorrenti. Basta il cosiddetto danno potenziale. La disciplina della concorrenza sleale è una

disciplina speciale rispetto a quella dell’illecito civile. I consumatori sono i soggetti che non devono

essere tratti in inganno e perciò devono essere tutelati. Tuttavia, questi sono tutelati in maniera

mediata e riflessa perché i soggetti legittimati a reagire contro atti di concorrenza sleale sono SOLO

gli imprenditori concorrenti e le loro associazioni di categoria.

Ambito di applicazione della disciplina della concorrenza sleale

La disciplina della concorrenza sleale regola i rapporti di coesistenza sul mercato fra imprenditori

concorrenti. Per la sua applicazione, sono necessari due presupposti:

1) la qualità di imprenditore sia del soggetto che pone in essere l’atto di concorrenza vietato, dia del

soggetto che ne subisce le conseguenze il soggetto passivo dell’atto di concorrenza sleale può

essere esclusivamente un imprenditore. 

2) L’esistenza di un rapporto di concorrenza economica fra i medesimi i soggetti attivo e

passivo devono offrire nello stesso ambito di mercato beni o servizi destinati a soddisfare lo

stesso bisogno dei consumatori o bisogni similari o complementari.

Gli atti di concorrenza sleale. Le fattispecie tipiche

Art. 2598 definisce i comportamenti di concorrenza sleale:

a) atti di confusione ogni atto idoneo a creare confusione con i prodotti o con l’attività di un

concorrente. Molteplici sono le tecniche che possono essere poste in atto e il legislatore ne

individua 2 in particolare:

1. uso di nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi usati

legittimamente da altri imprenditori concorrenti

2. imitazione servile: riproduzione delle forme esteriori dei prodotti altrui.

L’imitazione deve riguardare elementi formali non necessari ma allo stesso

tempo caratterizzanti. 

b) Atti di denigrazione e appropriazione di pregi altrui diffusione di notizie e apprezzamenti sui

prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito e l’appropriazione

dei pregi degli altri concorrenti. Comune a entrambe le fattispecie è il falsare gli elementi di

valutazione comparativa del pubblico, con denigrazione e vanteria.

denigrazione: divulgazione di notizie screditatrici e pubblicità iperbolica

o appropriaz. pregi: pubblicità parassitaria (mendace attribuzione di pregi) e pubblicità per

o riferimento (credenza che i propri prodotti siano simili a quelli di un concorrente con uso

di espressioni come tipo, modello etc.).

Costituisce atto di concorrenza sleale ogni altro mezzo non conforme ai princìpi della correttezza

professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

Gli altri atti di concorrenza sleale

Tra gli altri atti di concorrenza sleale rientrano:

- pubblicità menzognera: falsa attribuzione ai propri prodotti di qualità o pregi non appartenenti ad

alcun concorrente. Illecita è anche la pubblicità menzognera non specificamente lesiva di un

determinato concorrente.

- Concorrenza parassitaria: sistematica imitazione delle altrui iniziative imprenditoriali.

- Boicottaggio economico: rifiuto ingiustificato di un’impresa in posizione dominante di fornire i

propri prodotti a determinati rivenditori, in modo da escluderli dal mercato.

- Dumping: è la vendita sottocosto.

- Storno di dipendenti: la sottrazione ad un concorrente di dipendenti o collaboratori autonomi

qualificati attuata con mezzi scorretti.

- Violazione di segreti aziendali: rivelazione a terzi delle informazioni aziendali segrete.

Le sanzioni

La repressione degli atti di concorrenza si fonda su due tipi di sanzioni:

a) l’inibitoria diretta ad ottenere una sentenza che accerti l’illecito concorrenziale, ne inibisca la

continuazione per il futuro e disponga a carico della controparte provvedimenti reintegrativi

necessari per far cessare gli effetti della concorrenza sleale.

b) Risarcimento dei danni il concorrente leso potrà anche chiedere il risarcimento dei danni. La

colpa del danneggiante si presume una volta accertato l’atto di concorrenza sleale. Ci può essere

la pubblicazione della sentenza in uno o più giornali a spese del soccombente.

L’azione per la repressione della concorrenza sleale può essere promossa dall’imprenditore o dagli

imprenditori lesi. I singoli consumatori o le associazioni che li rappresentano NON sono legittimari a

promuovere la repressione della concorrenza sleale.

La pubblicità ingannevole e comparativa

Punti salienti della disciplina legislativa in tema di pubblicità ingannevole: la pubblicità deve essere

palese, veritiera, corretta, nonché chiaramente riconoscibile come tale.

È ingannevole qualsiasi pubblicità che in qualunque modo indice in errore o può indurre in errore le

persone alle quali è rivolta e possa pregiudicare il loro comportamento economico o ledere un

concorrente.

Ogni interessato può chiedere che siano inibiti gli atti di pubblicità ingannevole o di pubblicità

comparativa ritenuta illecita e che ne siano eliminati gli effetti.

I CONSORZI FRA IMPRENDITORI

Nozione e tipologia

“Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina

e lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese”. (art. 2602)

La nuova ampia definizione legislativa comporta che il consorzio è oggi schema associativo tra

imprenditori idoneo a comprendere 2 distinti fenomeni della realtà:

consorzi anticoncorrenziali consorzio costituito al fine prevalente o esclusivo di disciplinare –

• limitandola – la reciproca concorrenza sul mercato fra imprenditori che svolgono la stessa attività o

attività similari (consorzio con funzione anticoncorrenziale). Puro contratto limitativo della reciproca

concorrenza. 

consorzi di coordinamento per conseguire un fine parzialmente o totalmente diverso ovvero per

• lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese. Il consorzio rappresenta anche (o solo)

uno strumento di cooperazione interaziendale, finalizzato (anche o esclusivamente) alla riduzione dei

costi di gestione delle singole imprese consorziate.

Consorzi e concorrenza: i consorzi anticoncorrenziali sollecitano controlli volti ad impedire che per loro

tramite si instaurino situazioni di monopolio di fatto contrastanti con l’interesse generale. Quelli di

cooperazione conservano e accrescono la competitività tra le imprese, favoriscono la sopravvivenza

delle piccole e medie imprese. Sono guardati con favore dal legislatore che ne agevola la costituzione ed

il funzionamento.

Divisione rilevante sul piano civilistico:

a. 

consorzi con (sola) attività interna il compito si esaurisce nel regolare i rapporti reciproci

fra i consorziati e nel controllare il rispetto di quanto convenuto.

b. 

consorzi con (anche) attività esterna le parti prevedono l’istituzione di un ufficio comune

(art. 2612), destinato a svolgere attività con i terzi nell’interesse delle imprese consorziate.

Contratto di consorzio

- Le parti: unico requisito richiesto è che sia stipulato tra imprenditori

- Forma e contenuto: è un contratto formale, deve essere formato per iscritto, a pena di nullità (art. 2603).

Essenziale è la determinazione dell’oggetto del consorzio, degli obblighi assunti dai consorziati e

degli (eventuali) contributi in danaro.

- Durata: è per sua natura un contratto di durata. Può essere liberamente fissata dalle parti, ma una

previsione al riguardo non è necessaria. Nel silenzio il contratto è valido dieci anni.

- Ammissione di nuovi consorziati: contratto tendenzialmente aperto. E’ possibile la partecipazione di

nuovi imprenditori senza che sia necessario il consenso di tutti gli attuali consorziati. Le condizioni

di ammissione devono però essere predeterminate nel contratto. Indicazione non essenziale se il

contratto nulla prevede al riguardo è da ritenersi che il consorzio abbia struttura chiusa. Nuovi

imprenditori potranno aderire solo con il consenso di tutti i consorziati.

- Recesso ed esclusione: Il contratto può sciogliersi limitatamente ad un consorziato, per volontà di questi

(recesso) o per decisione degli altri consorziati (esclusione). Le cause in entrambi i casi devono

essere indicate nel contratto e causa tipica di esclusione può essere l’inadempimento agli obblighi

consortili. Anche questa però non è clausola essenziale del contratto. Se nulla è pattuito opererà pur

sempre la causa di esclusione prevista dall’art. 2610. L’esclusione potrà sempre essere deliberata in

caso di gravi inadempienze.

- Liquidazione della quota: al consorziato receduto o escluso competerà la liquidazione della sua quota di

partecipazione al fondo patrimoniale consortile.

- Scioglimento del consorzio: le cause sono elencate nell’art. 2611 che consente lo scioglimento con

delibera maggioritaria dei consorzi quando sussiste giusta causa. In mancanza da decidere

all’unanimità.

I consorzi con attività interna. L’organizzazione consortile

Carattere strutturale essenziale è la creazione di un’organizzazione comune, cui è demandato il compito

di attuare il contratto assumendo e portando ad esecuzione le decisioni a tal fine necessarie.

Organizzazione che può avere rilievo solo interno o anche nei confronti dei terzi, ma che in ogni caso

non può mancare. Bisogna dunque determinare quali siano gli organi preposti all’attuazione del

contratto, nonché le rispettive funzioni e le modalità di funzionamento. Di regola: presenza di un organo

con funzioni deliberative composto da tutti i consorziati (assemblea) e di un organo con funzioni gestorie

ed esecutive (organo direttivo).

Assemblea: disciplina sintetica. Le delibere “relative all’attuazione dell’oggetto del consorzio sono

• prese col voto favorevole della maggioranza dei consorziati”. (art. 2606) Per quelle adottate a

maggioranza è poi previsto che esse possano essere impugnate entro 30 giorni davanti all’autorità

giudiziaria dei consorziati (assenti o dissenzienti) se non prese in conformità della legge o del

contratto. (art. 2606)

Organo direttivo: funzione tipica è quella di controllare l’attività dei consorziati al fine di accertare

• l’esatto adempimento delle obbligazioni assunte. (2605) Ulteriori compiti sono rimessi all’autonomia

contrattuale.

I consorzi con attività esterna

Hanno specifica disciplina integrativa rispetto ai precedenti. Essa prevede per i consorzi destinati a

svolgere attività con i terzi un ufficio a tal fine istituito (art. 2612). Disciplina che trova fondamento sia

nell’esigenza di regolare i rapporti patrimoniali consorzio-terzi, sia nel carattere tipicamente

imprenditoriale dell’attività di tali consorzi.

Pubblicità legale: è previsto un regime di pubblicità legale destinato a portare a conoscenza dei terzi

• i dati essenziali della struttura consortile. Un estratto del contratto di consorzio deve essere

depositato per l’iscrizione presso l’ufficio del registro delle imprese entro 30 giorni dalla

stipulazione a cura degli amministratori. A tale forma di pubblicità sono soggette le modificazioni

degli elementi iscritti. Vanno redatte le situazioni patrimoniali annuali osservando le norme previste

per il bilancio di esercizio.

Rappresentanza: il contratto deve specificare le persone a cui è attribuita la presidenza, la direzione

• e la rappresentanza del consorzio e i relativi poteri. Dati che devono essere iscritti nel registro delle

imprese. Il consorzio può essere chiamato in giudizio (rappresentanza processuale passiva) nelle

persone del presidente e del direttore, anche se la rappresentanza (sostanziale e processuale) è

attribuita ad altre persone (art. 2613).

Fondo consortile: è un fondo patrimoniale costituito dai contributi iniziali e successivi dei

• consorziati e dai beni acquistati con tali contributi. Esso è elevato a patrimonio autonomo rispetto al

patrimonio dei singoli consorziati. E’ destinato a garantire il soddisfacimento dei creditori del

consorzio e solo da questi è aggredibile fin quando dura il consorzio.

Obbligazioni consortili: art. 2615. La norma distingue tra

• Obbligazioni assunte in nome del consorzio dai suoi rappresentanti: es. spese degli uffici e

o degli impianti, risponde esclusivamente il consorzio ed i creditori possono far valere i loro

diritti solo sul fondo consortile. Sanzioni penali per gli amministratori.

Obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati:

o maggiormente tutelati sono i terzi in questo caso. Rispondono solidalmente sia il consorziato

sia il fondo consortile. In caso di insolvenza del consorziato interessato, il debito

dell’insolvente si ripartisce fra tutti gli altri consorziati in proporzione delle loro quote

funzione di garanzia del fondo consortile.

Le società consortili

Consorzi e società sono istituti nettamente diversi. Il consorzio svolge attività esclusivamente interna,

manca l’esercizio in comune di un’attività economica (attività d’impresa) da parte dei consorziati che è

elemento essenziale delle società. La distinzione è più sottile quando il consorzio svolge attività con i

terzi. In questo caso si hanno fenomeni associativi comuni: carattere imprenditoriale e il fine di

realizzare attraverso tale attività un interesse economico.

Scopo consortile: la qualità di imprenditori di tutti i partecipanti del consorzio e lo stretto nesso

• funzionale che esiste tra l’attività del consorzio e l’attività svolta dai singoli imprenditori consorziati.

FUNZIONE TIPICA di un consorzio (con attività esterna) è quella di produrre beni o servizi

necessari alle imprese consorziate. L’intento tipico non è ricavare un utile ma usufruire dei beni e

servizi prodotti e messi a loro disposizione in modo da conseguire un vantaggio patrimoniale diretto

sotto forma di minori costi sopportati o di maggiori ricavi conseguiti.

Scopo mutualistico: molto più affine allo scopo consortile. Anche l’impresa mutualistica tende a

• procurare un vantaggio patrimoniale diretto sotto forma di risparmio di spesa o di un maggior

guadagno personale.

Società consortili: tutte le società lucrative, ad eccezione della società semplice, possono assumere

• come oggetto sociale gli scopi indicati dall’art. 2602, cioè gli scopi di un consorzio. Chi li debba

disciplinare però è dibattuto ancora oggi. Disciplina mista? In mancanza di specifiche disposizioni di

legge o dell’atto costitutivo troverà integrale applicazione la disciplina legale del tipo societario

prescelto.

X. IL GRUPPO EUROPEO DI INTERESSE ECONOMICO

Caratteri generali

GEIE Gruppo Europeo di Interesse Economico: nuovo istituto giuridico predisposto dall’Unione

Europea per favorire la cooperazione fra imprese appartenenti a diversi stati membri, rimuovendo gli

ostacoli delle diversità delle singole legislazioni nazionale.

Fonti normative: la disciplina base è fissata dal regolamento comunitario 25/7/1985 n.

o 2137, direttamente applicabile in tutti gli stati membri. Ciascun legislatore nazionale ha

poi provveduto ad emanare specifiche norme integrative.

Struttura: struttura e funzione del Geie in larga parte coincidono con quelle dei consorzi

o di cooperazione con attività esterna. Parti del contratto costitutivo del gruppo possono

essere solo persone fisiche o giuridiche che svolgono un’attività economica. Non è però

necessario che si tratti di imprenditori. E’ necessario che almeno due membri abbiano

l’amministrazione centrale e/o esercitino la loro attività economica in stati diversi della

Comunità. L’istituto non può essere utilizzato per forme di cooperazione fra imprese

nazionali. E’ un organismo associativo a rilievo esterno.

Funzione: finalità del gruppo è quella di agevolare e di sviluppare l’attività economica

o dei suoi membri. La sua attività deve perciò necessariamente collegarsi, con funzione

ausiliaria, a quella dei partecipanti. Il gruppo non ha lo scopo di realizzare profitti per se

stesso.

La disciplina

- 

Costituzione il contratto costitutivo del Geie deve essere redatto per iscritto a pena di nullità.

Deve essere indicato: denominazione del gruppo, sede, oggetto, nome dei membri, durata. Il

contratto è soggetto a pubblicità legale nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica ( efficacia

dichiarativa) e poi in quella delle Comunità Europee. Poi si deve procedere con l’iscrizione nel

registro delle imprese (efficacia costitutiva).

- Nullità: cause del contratto costitutivo del gruppo sono quelle previste dai singoli ordinamenti

nazionali. La nullità è sanabile.

- Organizzazione: rimessa all’autonomia privata. Sono espressamente previsti due organi: organo

collegiale ed organo amministrativo.

- Assemblea: le decisioni più importanti debbono essere prese all’unanimità. Ciascun membro

dispone di un solo voto.

- Amministratori: gestione affidata ad uno o più amministratori, nominati con il contratto

costitutivo del gruppo o con decisione dei membri.

- Rappresentanza: poteri degli amministratori fissati dal contratto. Solo ad essi spetta per legge la

rappresentanza del gruppo verso i terzi.

- Scritture contabili: deve tenere quelle previste per gli imprenditori commerciali

indipendentemente dalla natura commerciale o meno dell’attività esercitata.

- Profitti e perdite: profitti risultanti dall’attività sono considerati direttamente profitti dei

membri e ripartiti fra gli stessi secondo la proporzione prevista nel contratto o, nel silenzio, in

parti uguali. Con lo stesso criterio i membri contribuiscono a coprire l’eccedenza delle uscite

rispetto alle entrate del Geie.

- Responsabilità: la disciplina non prevede la formazione obbligatoria di un fondo patrimoniale

iniziale. Delle obbligazioni di qualsiasi natura assunte dal Geie rispondono solidalmente ed

illimitatamente tutti i membri del gruppo oltre a questo con il proprio patrimonio.

- Nuove ammissioni: L’ammissione di nuovi membri deve essere decisa all’unanimità e

l’unanimità è necessaria anche per l’efficacia della cessione della quota di partecipazione, sia ad

un terzo sia ad un altro membro.

- Recesso ed esclusione: le cause in entrambi i casi devono essere fissate nel contratto. Il recesso

è sempre possibile se sussiste giusta causa o con accordo unanime degli altri componenti. Sono

esclusi di diritto: il componente che perda i requisiti soggettivi per la partecipazione, il membro

insolvente. Chi cessa ha diritto alla liquidazione del valore della sua quota di partecipazione.

- Scioglimento: cause obbligatorie sono lo scadere del termine, il conseguimento dell’oggetto o la

sopravvenuta impossibilità, il venir meno della pluralità dei membri o della diversa nazionalità

degli stessi.

Fallimento: ne è esposto nel caso di insolvenza

LE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE DI IMPRESE

Collaborazione temporanea ed occasionale fra le imprese

Le associazioni temporanee o raggruppamenti temporanei di imprese “JOINT VENTURES” sono

forme di cooperazione temporanea ed occasionale fra imprese poste in essere per realizzare

congiuntamente un’opera o un affare complesso, che supera le capacità operative della singola

impresa ma che presentano caratteristiche tali da consentire il consenso di più imprese distinte nella

loro realizzazione. E’ un fenomeno largamente diffuso in campo internazionale.

Es. grandi opere pubbliche o private

Problema giuridico: la costituzione di tali organismi comporta spese preventive che potrebbero

risultare del tutto inutili qualora la gara di appalto non venga vinta. Inoltre, se le imprese partecipano

alla gara attraverso una società o un consorzio saranno tali organismi a risultare, giuridicamente,

aggiudicatari dell’appalto.

Prassi contrattuale: accordi reciproci di cooperazione strutturati in modo da soddisfare le delineate

esigenze operative evitando nel contempo di dare vita ad un rapporto societario. Le imprese si

presentano così distinte ma collegate. Presentano un’offerta congiunta e si obbligano congiuntamente

ad eseguire l’opera complessiva affidando ad una di esse (impresa capogruppo) il compito di gestire

unitariamente i rapporti col committente e di coordinare i lavori nella fase esecutiva. Nel contempo

ciascuna impresa conserva piena autonomia giuridica ed economica nel compimento della parte

dell’opera. Questa forma di cooperazione si definisce con caratteri di originalità tali da rendere

difficile il loro puntuale inquadramento. Costituiscono secondo giurisprudenza “contratti associativi

innominati”.

Figure tipiche: la nostra legislazione regola solo taluni aspetti di alcune forme tipiche di

cooperazione

. accordi di cooperazione internazionale per la produzione di opere cinematografiche

. con titolarità della concessione per la ricerca e la coltivazione di giacimenti di idrocarburi

. ..

Le associazioni temporanee per la partecipazione agli appalti di opere pubbliche

Il raggruppamento temporaneo di imprese, oggi disciplinato dalla legge 109/1944 e dal d.p.r.

554/1999 si fonda su un MANDATO COLLETTIVO CON RAPPRESENTANZA conferito dalle

imprese che intendono partecipare alla gara di appalto ad una di esse qualificata capogruppo. Il

mandato deve risultare da scrittura privata autenticata ed è per legge gratuito.

Si avrà un unico interlocutore per tutta la durata dell’appalto. Il mandato è irrevocabile e la revoca,

anche per giusta causa, non ha effetto nei confronti del soggetto appaltante. Il capogruppo ha la

rappresentanza esclusiva, anche processuale delle imprese mandanti nei confronti della stazione

appaltante per tutte le operazioni.

Il concetto di società

Per l’art. 2247 con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in

comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.

La società nasce solitamente da un contratto, al quale possono partecipare più di due persone e quindi da un

contratto plurilaterale. La possibilità di partecipazione di più di due persone dipende dal fatto che le stesse

non si scambiano tra loro le rispettive prestazioni ad es. vendita, ma riuniscono le loro prestazioni per il

raggiungimento di uno scopo comune.

I conferimenti (prestazioni) dei soci consistono nell’attribuzione alla società di un diritto reale o di un diritto

personale.

Ogni contraente acquista:

lo stato di socio ossia il diritto a partecipare, per quota, ai risultati dell’attività sociale,

• il diritto di ricevere dalla società:

•  una parte degli utili

 una quota del patrimonio sociale allo scioglimento della società

il diritto di partecipare all’amministrazione della società.

La società non si deve confondere con la comunione (art. 2248). Nella comunione i condomini si limitano a

godere del bene comune ( ad es. danno in affitto il fondo rustico di cui sono comproprietari e dividono il

corrispettivo) ma non se ne servono per esercitare un’ impresa.

Se normalmente la società nasce da un contratto plurilaterale, può accadere che essa abbia origine da un atto

unilaterale. E’ infatti ammesso che la società per azioni e la società a responsabilità limitata possano essere

costituite con atto unilaterale da una sola.

La società semplice

La forma del contratto

La società semplice non può svolgere un'attività commerciale.

Il contratto può essere concluso in qualunque forma, anche oralmente o per fatti concludenti.

Poiché la società semplice deve essere iscritta nell'apposita sezione speciale del registro delle imprese,il

regolamento prevede che in caso di contratto verbale la domanda di iscrizione deve essere sottoscritta da tutti

i soci.

Quando però si conferiscono diritti su beni immobili, diritti reali ovvero diritti personali di godimento, si

deve osservare la forma scritta a pena di nullità.

I rapporti tra i soci

 I Conferimenti di ciascun socio.

Nel contratto può mancare l'indicazione dei conferimenti dovuti dai soci, perché la legge presume che

essi siano obbligati a conferire in parti uguali fra loro quanto è necessario per il conseguimento

dell'oggetto sociale.

Se i conferimenti risultino insufficienti per il raggiungimento dello scopo sociale, i soci non sono

obbligati a compiere altri conferimenti, mentre l'inidoneità del patrimonio sociale al raggiungimento

dello scopo è causa di estinzione della società.

La somma dei valori rappresentati dai conferimenti dei soci rappresenta il valore del patrimonio sociale

al momento della costituzione della società (capitale sociale); se il patrimonio sociale aumenta si hanno

degli utili, se invece diminuisce si hanno delle perdite.

Oggetto di conferimento in società può anche essere una prestazione di attività personale (c. d. socio

d'opera), secondo qualche sentenza della cassazione, è solo nella società semplice che i conferimenti

possono consistere esclusivamente in prestazioni di servizi; secondo altre sentenze, nelle società di

persone non è addirittura necessaria l'esistenza di un capitale sociale iniziale.

 L'amministrazione della società.

Modello legale. Se nel contratto non è stabilito nulla, tutti i soci sono amministratori. L'amministrazione

si svolge in forma disgiuntiva, e per ciò ogni socio ha il potere di compiere da solo qualunque atto di

gestione che rientri nell'oggetto sociale. Questo sistema garantisce la rapidità delle decisioni, ma non

assicura una tutela efficace contro il compimento di atti dannosi per la società che possono essere decisi

ed attuati anche da un solo socio nell'ignoranza degli altri soci (così accade anche nelle srl).

L'opposizione di un altro dei soci è possibile, ma prima del compimento dell'atto. Quando l'opposizione è

tempestiva, l'atto non può più essere compiuto (c.d. diritto di veto) fino a quando sull'opposizione stessa

non hanno deciso tutti i soci a maggioranza. Tale maggioranza non si computa per numero di soci, ma

secondo la quota di utili attribuita a ciascun socio.

Per la giurisprudenza, nelle società di persone, non esiste una assemblea dei soci, la loro volontà può

essere manifestata senza che occorra la riunione dei soci, ne la loro votazioni in un'assemblea.

Modelli statutari. Di solito però il contratto sociale stabilisce a chi spetta il potere di amministrazione:

1. si stabilisce che il potere di amministrazione disgiuntiva spetti soltanto ad alcuni soci, ovvero

2. si stabilisce che ogni atto di gestione deve essere deliberato a maggioranza o, più raramente,

all'unanimità da tutti i soci amministratori (amministrazione congiuntiva), ma si corre il rischio di

non consentire l'adozione di decisioni rapide: pertanto, malgrado il regime di amministrazione

congiuntiva, il codice ammette che gli amministratori possono compiere anche da soli le operazioni

necessarie quando vi è urgenza di evitare un danno alla società.

Si può anche stabilire che un socio sia amministratore unico.

I soci non amministratori hanno un potere di controllo, hanno diritto di avere notizie sullo svolgimento

degli affari sociali, di consultare i documenti, di ottenere il rendiconto degli affari compiuti.

I diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato e, vista l'onerosità

dell'incarico ad essi è dovuto un compenso per l'attività di gestione.

Essi possono anche essere revocati. Occorre distinguere se le persone del socio o dei soci amministratori

derivano il loro potere dal contratto di società ovvero da un atto di nomina.

Nella prima ipotesi, la revoca può avvenire soltanto se ricorre una giusta causa; nella seconda ipotesi la

revoca può avvenire anche se manca una giusta causa.

 Partecipazione agli utili e alle perdite. Nella società semplice le parti spettanti ai soci sugli utili e sulle

perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti non è determinato nel

contratto sociale, dette parti si presumono uguali.

Però i soci sono liberi di determinare come credono la loro partecipazioni agli utili e alle perdite.

Vi è però un limite. È infatti vietato, ed è nullo il patto (c.d. patto leonino) con cui uno o più soci sono

esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite; è invece ammesso che un socio partecipi agli utili

o alle perdite solo quando queste raggiungano un determinato ammontare, a meno che detta

determinazione non sia stata fatta ad un livello irraggiungibile (patto leonino mascherato).

La nullità della clausola che prevede il patto leonino non si estende all'intero contratto di società.

Di utili, a rigore, dovrebbero computarsi solo alla fine della società, ma ha prevalso la necessità di

concedere ai soci durante la vita della società una ricompensa per il capitale da essi investito.

Di conseguenza il legislatore ha diviso la vita della società in esercizi annuali.

Questa regola vale per tutti i tipi di società.

I rapporti con i terzi

 Rappresentanza. Se il contratto sociale non dispone altrimenti, ogni socio amministratore ha anche la

rappresentanza della società: pertanto, ha il potere di decidere gli atti da compiere e il potere di compierli

nell'interesse e in nome della società.

Poiché per legge l'amministrazione sociale è disgiunta, anche la rappresentanza si esercita in forma

disgiunta. Sovente, però, è richiesta, la c. d. firma congiunta di almeno 2 amministratori, questa clausola

è opponibile ai terzi a condizione che sia stata portata a loro conoscenza con mezzi idonei, e con

analoghi mezzi, devono essere rese note le modificazioni e l'estinzione dei poteri di rappresentanza degli

amministratori.

 Responsabilità verso i creditori sociali. Per le obbligazioni sociali è responsabile la società con il

patrimonio sociale, e inoltre rispondono tutti i soci con i loro patrimoni personali.

La responsabilità personale dei soci è illimitata e solidale: perciò i creditori sociali possono pretendere il

pagamento del loro intero credito anche da uno solo dei soci. Pure il nuovo socio è responsabile per tutte

le obbligazioni sociali contratte in precedenza dai vecchi soci.

La responsabilità personale dei soci, è però sussidiaria, e quindi i creditori sociali possono pretendere il

pagamento dai soci solo quando la società non in grado di soddisfare i suoi debiti.

Sul piano processuale, nella società semplice, la sussidiarietà è regolata in questo modo: se il creditore

sociale agisce direttamente in via esecutiva sul patrimonio personale di un socio, questi può bloccarne

l'azione, pretendendo l'escussione preventiva del patrimonio sociale, solo se è in condizioni di indicare i

beni della società sui quali il creditore possa soddisfarsi in agevolmente (ad es. il beneficium excussionis

non può essere eccepito dal socio se gli immobili sociali sono all'estero, e quindi non ne è agevole

l'espropriazione).

Patto contrario. Nella società a semplice alcuni soci possono essere liberati dalla responsabilità

personale, purché ricorrano le seguenti 3 condizioni:

1. che la mancanza di responsabilità personale risulti dal contratto sociale

2. che tale patto contrario sia portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei

3. che i soci senza responsabilità personale non amministrino la società

 Creditori particolari dei soci. La società semplice gode di autonomia patrimoniale, e quindi i creditori

particolari dei soci non possono né soddisfarsi sul patrimonio sociale nè pretendere che la società liquidi

la quota del loro debitore, possono soltanto fare valere i propri diritti sugli utili e compiere atti

conservativi sulla quota di liquidazione. Quando però i beni rimasti nel patrimonio personale del socio

sono insufficienti a soddisfare i suoi creditori particolari, costoro possono chiedere la liquidazione della

forza. L'art. 2271 vieta al creditore particolare la compensazione del credito che vanta verso il socio con

il debito che ha verso la società.

Le modificazioni del contratto di società. Il trasferimento della partecipazione sociale.

Nella società semplice, il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, a

meno che nel contratto non sia stabilito diversamente.

In 2 ipotesi il codice ammette che le modifiche del contratto possano essere adottate a maggioranza,

determinate secondo la partecipazione agli utili, quando i soci decidono la trasformazione di una società di

persone in una società di capitali ovvero la fusione con un’altra società: in tali ipotesi, ai soci contrari alla

trasformazione e/o alla fusione è quindi riconosciuto il diritto di recesso.

Analogamente nella società semplice, in cui il contratto è concluso intuitu personae, nel senso che la persona

di ogni socio è uno degli elementi che ha determinato gli altri soci a partecipare alla società, non è possibile

il libero trasferimento della partecipazione sociale, pertanto nessun socio può trasferire la sua quota ad un

terzo, se tutti gli altri soci non sono d’accordo o se nel contratto non è stato espressamente ammesso il libero

trasferimento.

Lo scioglimento parziale della società: recesso, esclusione, morte del socio

Si ha lo scioglimento totale del rapporto sociale quando la società cessa di esistere, si ha lo scioglimento

parziale quando la società continua ad esistere, ma uno o alcuni dei soci cessano di essere tali. Nella società

semplice si ha scioglimento parziale per recesso , esclusione o morte di uno o più soci.

 Recesso. Nella società semplice il socio ha il diritto di recedere:

1. Quando la durata della società è indeterminata o commisurata alla vita di uno dei soci. In questo

caso, l’atto di recesso produce il suo effetto dopo il decorso di un termine di 3 mesi.

2. Nei casi previsti nel contratto sociale

3. Quando sussiste una giusta causa.

Il recesso deve essere comunicato a tutti gli altri soci.

 Esclusione. La legge distingue l’esclusione di diritto dall’esclusione deliberata dalla maggioranza dei

soci, in entrambi i casi socio escluso è costretto ad uscire dalla società.

 Nell'esclusione di diritto l'avvenimento previsto dalla legge produce automaticamente l'esclusione.

 Mentre nell'esclusione per delibera l'avvenimento previsto dalla legge fa sorgere il diritto degli altri

soci di procedere all'esclusione. La maggioranza può deliberare di esercitare tale diritto ed esclude il

socio ovvero di non esercitarlo e lasciare che il socio rimanga nella società.

Gli avvenimenti, cui consegue automaticamente l'esclusione di diritto sono 2:

1. Il fallimento personale del socio

2. La richiesta di liquidazione della quota da parte di un creditore particolare del socio, che non abbia

modo di soddisfarsi sugli altri beni del socio.

Entrambi gli avvenimenti manifestano lo stato di insolvenza del socio.

Gli avvenimenti, fra i quali consegue il diritto della società di escludere il socio sono:

1. Gravi inadempienze agli obblighi sociali

2. Interdizione o inabilitazione del socio

3. Condanna del socio ad una pena che importi l'interdizione dai pubblici uffici

4. Impossibilità di compiere il conferimento d'opera che il socio si era obbligato a svolgere

5. Perimento del bene conferito in godimento, se il perimento è avvenuto per una causa non imputabile

agli amministratori; se invece il socio si era obbligato a conferire il bene in proprietà, l'esclusione si

può avere solo se il perimento è avvenuto prima che la società ne abbia acquistato la proprietà.

L'esclusione è decisa dai soci a maggioranza, maggioranza che va computata per numero.

Il rapporto sociale si scioglie decorsi 30 giorni dalla data della comunicazione della deliberazione al

socio escluso; entro questo termine il socio escluso può fare opposizione al tribunale.

Se la società si compone di 2 soci, l'esclusione di uno di essi è pronunciata dal tribunale, su domanda

dell'altro e sempre che il tribunale riconosca che si è verificato l'avvenimento da cui scaturisce il diritto

di esclusione.

 Morte del socio. Nella società semplice, la morte del socio produce l'estinzione del rapporto sociale tra

detto socio e la società, la quale liquida la quota del defunto ai suoi eredi, mentre la società continua tra i

soci superstiti.

Il codice ammette altre 2 soluzioni:

1. consentendo ai soci superstiti di deliberare lo scioglimento totale della società ovvero

2. continuarla assieme agli eredi del defunto, se questi vi ha consentano.

Nello statuto può essere stabilito che gli eredi del socio defunto hanno il diritto di succedere al suo posto

nella società.

 Liquidazione della quota. Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un socio, questi

o i suoi eredi hanno diritto di avere dalla società una somma di denaro corrispondente al valore della

quota. Detto valore si determina in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si

verifica lo scioglimento.

Il pagamento della somma di denaro deve avvenire:

 entro 6 mesi dal giorno dello scioglimento del rapporto

 in caso di scioglimento per domanda del creditore particolare del socio, entro 3 mesi.

Al momento della scadenza dell'obbligo di pagamento può avvenire che non si possa determinare con

esattezza il valore perché non si può ancora stabilire l'esito di affari sociali intervenuti quando il socio

faceva ancora parte della società. In tali ipotesi la quota viene ugualmente liquidata senza tener conto

dell'operazione in corso, quando questa sarà definita il socio dovrà ricevere o dare alla società quanto

risulta da detta definizione.

Quando il socio ha conferito in società soltanto il godimento o l'uso di un bene, conservandone la

proprietà, l'oggetto della liquidazione non può essere una somma di denaro pari al valore della proprietà

del bene, bensì una somma che corrisponda all'utilità che la società ricava dall'essere titolare del diritto di

godimento.

 Responsabilità del socio uscente o dei suoi eredi. Se il socio aveva responsabilità personale, egli o i

suoi eredi sono responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali sorte fino al giorno in cui si verifica

lo scioglimento. Questo deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, altrimenti non è

opponibile a coloro che l'hanno senza colpa ignorato. Verso tali terzi, l'ex socio è responsabile perché

non può opporre la cessazione del suo rapporto con la società. Se il socio paga delle somme ai creditori

della società, per la somma pagata diventa a sua volta creditore della società.

L'estinzione della società. Cause di scioglimento totale e procedimento di liquidazione.

Il codice enumera alcuni atti o fatti che costituiscono cause di scioglimento totale della società.

Al verificarsi di tali eventi, la società entra in una fase di liquidazione, durante la quale si devono soddisfare

tutti i creditori e si può distribuire tra i soci l'attivo residuo.

Dopo di che la società si estingue .

Le cause di scioglimento della società semplice sono 5:

1. Il decorso del termine, cioè della durata stabilita nel contratto

2. Il conseguimento dell'oggetto o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo

3. La deliberazione unanime dei soci

4. La cessazione della pluralità dei soci, a meno che nel termine di 6 mesi detta pluralità non venga

ricostituita mediante l'ammissione di nuovi soci

5. Le altre cause fissate nel contratto sociale.

Il procedimento di liquidazione è stabilito dalla legge ed è imperniato sulla regola che il soddisfacimento dei

diritti vantati dai terzi è preliminare alla definizione dei rapporti tra i soci.

Nelle società di persone è però ammesso che nel contratto sociale si possa determinare diversamente il modo

di procedere alla liquidazione della società.

Il procedimento:

 verificatasi una causa di scioglimento, i soci all'unanimità provvedono a nominare le persone dei

liquidatori.

 I liquidatori ricevono dagli amministratori beni e documenti sociali, e insieme ad essi redigono un

inventario dal quale risulti lo stato patrimoniale della società.

I liquidatori non possono intraprendere nuove operazioni.

 Devono impegnare le somme disponibili nell'estinguere i debiti della società. Se sono insufficienti

possono chiedere ai soci il completamento dei conferimenti ancora dovuti, ed ai soci con responsabilità

personale il versamento di somme ulteriori.

 Finché non sono soddisfatti i creditori sociali i liquidatori non possono distribuire beni tra i soci.

La distribuzione dell'attivo residuo tra i soci avviene così:

Ogni socio ha diritto a una somma corrispondente al valore del suo conferimento. Detto valore di solito

risulta dal contratto, in mancanza, deve essere determinato. L'eventuale eccedenza è ripartita tra i soci in

proporzione della parte di ciascuno nei guadagni, e l'eventuale deficienza secondo la parte di ciascuno nelle

perdite.

La società in nome collettivo

Per la società in nome collettivo si applicano le norme sulla società semplice, ma integrate.

Questa disciplina si basa sull'obbligo di pubblicità previsto per le imprese commerciali, e prescrive

l'iscrizione del contratto sociale nella sezione ordinaria del registro delle imprese, anche se la collettività non

esercitano attività commerciale. La mancata registrazione non produce inesistenza o invalidità della società,

ma solo l’irregolarità. Perciò, anche se irregolare, la società esiste ed opera.

La costituzione della società

Capacità dei soci. Il rappresentante legale dell'incapace assoluto non può partecipare alla costituzione di

• una società in nome collettivo. Solo se l'incapace acquista a titolo gratuito, per successione a causa di

morte o per donazione, la quota di una collettività e gli altri soci sono d'accordo nel farlo partecipare alla

società, sarà il tribunale a dover decidere se convenga all'incapace partecipare alla società. Lo stesso

regole vale per l'inabilitato, mentre, può parteciparvi, l'emancipato, ma previa autorizzazione del

tribunale.

Forma del contratto. Il contratto deve essere fatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata: la

• forma non è prescritta a pena di nullità, ma solo ai fini della registrazione.

Se pertanto il contratto è stato stipulato in una forma diversa, esso non potrà essere pubblicato nel

registro delle imprese, ma la società in nome collettivo, seppure irregolare, esisterà ugualmente.

Contenuto del contratto. Perché possa essere registrato, il contratto deve essere anche completo nel suo

• contenuto, si possono omettere le indicazioni riguardo la partecipazione agli utili e alle perdite, ma

occorre necessariamente stabilire:

1. L'oggetto sociale, cioè l’attività economica che esercita la società; può essere commerciale o non

commerciale ma comunque dev'essere lecita e possibile.

2. La sede sociale, cioè luogo in cui la società pone il centro della sua attività.

3. Il nome della società, che nelle società di persone è definita ragione sociale, non dev'essere indicato

il tipo di società, ma è sufficiente che vi sia il nome di uno o più soci e che appaia l'esistenza di un

rapporto sociale. Se il socio recede o muore, la società ne può conservare il nome personale nella

ragione sociale, ma occorre il consenso del socio receduto o degli eredi.

La società non può adottare un nome uguale o simile al nome di un'altra società, quando da questa

uguaglianza sorga pericolo di confusione (principio della novità).

4. La durata della società deve essere a tempo determinato, ma se alla scadenza i soci continuano a

compiere le operazioni sociali, si ha una proroga tacita a tempo indeterminato.

5. I conferimenti di ciascun socio ed il valore ad essi attribuito.

6. Indicare chi sono i soci amministratori e rappresentanti della società determinandone i poteri (non

indispensabile): con la pubblicazione, infatti, la società può opporre ai terzi gli eventuali limiti posti

a quei poteri, anche se i terzi non li hanno conosciuti. In mancanza di tali indicazioni, invece, ciascun

socio ha il potere di amministrare e di rappresentare disgiuntamente la società, e questa non può

opporre ai terzi eventuali limitazioni ai poteri di rappresentanza.

Pubblicità del contratto di società. Il legislatore ha stabilito che l'atto costitutivo della società in nome

• collettivo deve essere pubblicato nella sezione ordinaria del registro delle imprese.

Gli amministratori sono obbligati a depositare il contratto presso l'ufficio che deve compiere la

registrazione entro 30 giorni dalla sua conclusione; se gli amministratori non adempiono all'obbligo ogni

socio ha il potere di depositare il contratto a spese della società o di fare condannare gli amministratori

affinché provvedano al deposito.

Perché il contratto possa essere registrato occorre che esso sia stato stipulato nella forma prescritta e che

sia completo nel suo contenuto essenziale. Prima di registrare la società, occorre perciò esaminare se

esistano detti presupposti: l'esame viene compiuto dall'ufficio del registro delle imprese, contro la cui

decisione si può ricorrere al giudice del registro, e poi al tribunale.

Se il contratto viene registrato nonostante manchino i presupposti della registrazione, alla società si

applica la disciplina della collettività regolare, ma il giudice del registro può ordinare anche d'ufficio la

cancellazione della registrazione, che fa diventare la società irregolare.

L'esecuzione del rapporto sociale

Divieto di concorrenza. I soci hanno un obbligo legale di non concorrenza: essi cioè non possono, senza il

consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o altrui un'attività concorrente con quella della società,

ne partecipare come soci illimitatamente responsabili ad altra società in concorrenza con la prima. Si

presume che ci sia il consenso degli altri soci quando questi, al momento della conclusione del contratto di

società, erano a conoscenza della situazione di concorrenza, e non ne avevano preteso la cessazione.

La violazione del divieto di concorrenza dà alla società diritto al risarcimento del danno.

Tale divieto non opera nella società semplice perché non svolge attività commerciale, ne per i soci

accomandanti perché soci a responsabilità limitata, pertanto opera nella società in nome collettivo e per gli

accomandatari.

Distribuzione degli utili. Anche per la collettiva vale il principio dettato per la società semplice, per cui

ciascun socio ha diritto di percepire la sua parte di utili dopo l'approvazione del rendiconto annuale.

Con l'articolo 2303, il legislatore ha precisato che gli utili, per essere ripartibili, devono essere realmente

conseguiti. Poiché il concetto di utile è dato dalla differenza attiva tra il patrimonio e il capitale della società

non possono essere considerati utili le somme guadagnate nell'ultimo esercizio, qualora negli esercizi

precedenti si siano avute delle perdite: pertanto le somme guadagnate non possono essere distribuite ai soci a

titolo di utili, ma devono essere destinate all'eliminazione di tali perdite.

La distribuzione può invece avvenire se le perdite sono già state eliminate: o perché sono state colmate,

mediante reintegrazione del capitale sociale attraverso nuovi conferimenti dei soci; o perché sono state

estinte contabilmente.

L'autonomia patrimoniale della società

Creditori sociali. Nella collettiva, tanto registrata quanto non registrata, tutti i soci sono sempre

personalmente responsabili per l'adempimento delle obbligazioni sociali.

Eventuali patti di esclusione o di limitazione della responsabilità personale hanno valore solo nei rapporti

interni tra gli stessi soci, ma non sono opponibili ai creditori sociali: pertanto, se i soci intendono limitare la

responsabilità di qualcuno di essi dovranno scegliere o il tipo della semplice ovvero se la società è

commerciale il tipo della società in accomandita semplice.

La responsabilità personale, oltre che illimitata e solidale è sussidiaria, quindi:

se la collettiva è registrata, il creditore deve prima espropriare il patrimonio della società, e soltanto se

• rimane insoddisfatto può poi pretendere il pagamento dai singoli soci, mentre

nella società semplice e nella collettiva irregolare, il socio, per evitare l'espropriazione del proprio

• patrimonio personale, deve indicare su quali beni sociali il creditore può agevolmente soddisfarsi.

Creditori particolari dei soci. Il creditore particolare del socio non può chiederne la liquidazione della

quota finché dura la società. Se però alla scadenza della società, i soci ne deliberano la proroga, il creditore

particolare può fare opposizione entro 3 mesi dalla iscrizione della deliberazione di proroga nel registro delle

imprese: se l'opposizione è accolta dal tribunale, la società deve, entro 3 mesi dalla notificazione della

sentenza, liquidare la quota del socio debitore.

Le modificazioni del contratto sociale

Le modificazioni del contratto sociale, che sono decise, salvo patto contrario, all'unanimità da tutti i soci (con

l'eccezione delle decisioni di fusione e di trasformazione in società di capitali, adottabili anche a

maggioranza) devono essere pubblicate nel registro delle imprese. Finché non sono registrate, non sono

opponibili ai terzi, a meno che si provi che costoro ne erano a conoscenza.

Si ha la riduzione del capitale sociale, quando esso viene giudicato dai soci eccessivo per il conseguimento

dell'oggetto sociale. La legge attribuisce ai creditori della società il potere di impedire l'esecuzione della

delibera di riduzione.

La delibera di riduzione può essere eseguita soltanto dopo 3 mesi dal giorno dell'iscrizione nel registro delle

imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale abbia fatto opposizione.

Malgrado l'opposizione, l'esecuzione della delibera può essere consentita dal tribunale ma solo se la società

presta un idonea garanzia.

Il recesso va pubblicato nel registro delle imprese. E' riconosciuto a ciascun socio il diritto di recesso, pure

nell'ipotesi in cui, nonostante sia trascorso il termine di scadenza della società, le operazioni sociali siano

state continuate, provocando la proroga tacita della società a tempo indeterminato.

Lo scioglimento e la liquidazione della società

Nella società in nome collettivo, alle cause di scioglimento previste per la società semplice, se ne giungono

altre due: il provvedimento di scioglimento dell'autorità governativa, nei casi in cui detto potere le è

riconosciuto dalla legge; la dichiarazione di fallimento, quando la società esercita un'attività commerciale.

Tranne che nell'ipotesi di fallimento, nelle altre ipotesi allo scioglimento segue una fase di liquidazione.

Quando la società collettiva è registrata, gli atti di nomina e di sostituzione dei liquidatori devono essere

pubblicati nel registro delle imprese.

Compiuta la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale e predisporre un piano di riparto, dal

quale risultino le somme spettanti ad ogni socio: sia il bilancio finale che il piano di riparto devono essere

comunicati ai soci mediante raccomandata e si intendono approvati se, nel termine di 2 mesi dalla

comunicazione, non sono stati impugnati.

Dopo l'approvazione del bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della

società dal registro delle imprese. Dopo la cancellazione della società, i creditori sociali, che non sono stati

soddisfatti, possono fare valere i loro crediti nei confronti dei soci; e possono anche rivolgersi contro i

liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi.

Si può dichiarare fallimento entro un anno dalla cancellazione della società.

Le conseguenze della mancata registrazione

Ferma, e sempre inderogabile, la responsabilità personale illimitata e solidale di tutti i soci per le

obbligazioni sociali:

1. la responsabilità personale dei soci è sussidiaria come nella società semplice

2. la posizione dei creditori particolari dei soci è regolata come nella società semplice

3. i patti, che attribuiscono la rappresentanza ad alcuni soltanto tra i soci o che limitano i poteri di

rappresentanza, sono opponibili ai terzi solo se si prova che costoro ne erano a conoscenza.

4. la società irregolare non può ottenere il concordato preventivo nè l'amministrazione controllata

5. il termine di prescrizione dei diritti sociali è di 10 e non di 5, come è nelle società registrate.

La società in accomandita semplice

La società in accomandita semplice è composta di 2 categorie di soci:

gli accomandatari, i quali hanno una responsabilità illimitata e solidale per le obbligazioni sociali;

• gli accomandanti, i quali hanno una responsabilità limitata alla quota conferita.

L'atto costitutivo deve indicare chi sono i soci accomandatari e i soci accomandanti.

Alla società in accomandita semplice si applicano le norme della società in nome collettivo, adattate alla

diversa struttura sociale.

La posizione dei soci accomandatari

Il principio generale è che i soci accomandatari hanno gli stessi diritti e obblighi dei soci in nome collettivo.

Disposizioni particolari operano per quanto riguarda il nome e l'amministrazione della società:

1. la società agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con

l'indicazione del tipo sociale

2. l'amministrazione può essere conferita soltanto ai soci accomandatari, per la nomina l'eventuale revoca

degli amministratori sono richiesti:

il consenso di tutti i soci accomandatari;

• l'approvazione di tanti soci accomandanti che rappresentino la maggior parte del capitale da essi

• sottoscritto. Se gli amministratori sono stati nominati nel contratto sociale, la revoca è ammissibile

solo per giusta causa ed occorre il consenso di tutti i soci, sia accomandanti sia accomandatari,

escluso l'amministratore da revocare.

La posizione dei soci accomandanti

I soci accomandanti rispondono per le obbligazioni sociali limitatamente alla loro quota.

Questa responsabilità limitata sussiste anche se l'accomandita è irregolare (cioè non è stata registrata), salvo

che l'accomandante abbia partecipato alle operazioni sociali.

Al beneficio della responsabilità sono collegati 3 divieti:

1. amministrare la società,

2. l'inserimento del nome del socio accomandante nella ragione sociale

3. non possono compiere autonomamente atti di amministrazione e rappresentanza, trattando o

concludendo affari in nome della società (salvo che siano stati dotati di procura speciale). Se violano

detto divieto, assumono responsabilità illimitata e solidale per tutte le obbligazioni sociali, comprese

quelle sorte anteriormente all'atto di ingerenza, possono essere esclusi dalla società.

Poteri dei soci accomandanti:

1. i soci accomandanti possono soltanto prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori,

2. dare autorizzazioni e pareri

3. compiere atti di ispezione e di sorveglianza

4. i soci accomandanti hanno un diritto di informazione, e quindi devono avere comunicazione annuale del

bilancio d'esercizio, e possono controllarne l'esattezza, consultando i libri e gli altri documenti sociali

5. non possono essere costretti a restituire le somme ricevute a titolo di utili, anche se gli utili non erano

stati realmente conseguiti, purché ricorrano le seguenti due conseguenze:

che le somme sono state riscosse in buona fede

• sulla base di un bilancio regolarmente approvato.

Trasferimento della quota

A differenza dei soci accomandatari che, (essendo personalmente responsabili per i debiti sociali), per

trasferire la loro la loro quota necessitano del consenso di tutti gli altri soci, i soci accomandanti possono

trasferire la loro quota:

se il trasferimento avviene per atto tra vivi, è richiesto il consenso della maggioranza dell'intero capitale

• sociale, senza distinzione tra accomandatari e accomandante

in caso di morte dell'accomandante la sua quota di partecipazione è liberamente trasferibile agli eredi.

Lo scioglimento della società

Un'autonoma causa di scioglimento della società in accomandita semplice, che si aggiunge alle altre previste

per la società in nome collettivo, è costituita dal venir meno di una delle due categorie di soci, sempre che

nel termine di 6 mesi non sia sostituito il tipo di socio venuto meno.

Durante questi sei mesi, se mancano gli accomandatari, i soci accomandanti nominano a un amministratore

provvisorio che non diventa socio accomandatario.

Terminata la liquidazione della società, e dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese, i creditori

sociali rimasti insoddisfatti possono pretendere il pagamento dei loro crediti dagli accomandatari e dai

liquidatori. Possono agire anche nei confronti degli accomandanti, ma limitatamente a quanto da loro

ricevuto per la liquidazione del patrimonio sociale.

La costituzione della società. A) Formazione dell’atto costitutivo e dello statuto

La società per azioni deve avere un capitale, corrispondente al valore in euro dei conferimenti dei soci e che

non può essere inferiore a 120 mila euro. Il nome della società per azioni, è detto denominazione sociale,

dev’essere formato mediante l’indicazione del tipo sociale (società per azioni), ma non occorre inserirvi il

nome di uno o più soci.

La legge prevede due modi di costituzione della società per azioni:

 mediante un'offerta pubblica di sottoscrizione, procedimento piuttosto raro, composto da 4 fasi:

predisposizione di un programma, firmato dai c.d. promotori, in cui sono indicati gli elementi

1. essenziali che caratterizzano la società che si intende costituire entro un determinato termine

gli stessi promotori fanno un invito al pubblico a sottoscrivere le azioni emittende, cioè, ad

2. impegnarsi a versare i conferimenti corrispondenti; a cui segue, la sottoscrizione integrale delle

azioni e il versamento iniziale di almeno il 25% del loro valore di emissione

Art 2234. Raccolte le sottoscrizioni i promotori, con raccomandata o nella forma prevista nel

3. programma, devono assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore ad un mese per fare il

versamento.

Decorso inutilmente questo termine, è in facoltà dei promotori di agire contro i sottoscrittori morosi

o di scioglierli dall’obbligazione assunta. Qualora i promotori si avvalgano di quest’ultima facoltà,

non può procedersi alla costituzione della società prima che siano collocate le azioni che quelli

avevano sottoscritte.

Salvo che il programma stabilisca un termine diverso, i promotori, nei venti giorni successivi al

termine fissato per il versamento, devono convocare l’assemblea dei sottoscrittori mediante

raccomandata, da inviarsi a ciascuno di essi almeno dieci giorni prima di quello fissato per

l’assemblea, con l’indicazione delle materie da trattare.

i sottoscrittori si riuniscono in assemblea,

Art 2335. L’assemblea dei sottoscrittori:

1) accerta l’esistenza delle condizioni richieste per la costituzione della società;

2) delibera sul contenuto dell’atto costitutivo;

3) delibera sulla riserva di partecipazione agli utili fatta a proprio favore dai promotori;

4) nomina gli amministratori e i membri del collegio sindacale.

L’assemblea è validamente costituita con la presenza della metà dei sottoscrittori.

Ciascun sottoscrittore ha diritto a un voto, qualunque sia il numero delle azioni sottoscritte, e per la

validità delle deliberazioni si richiede il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

Tuttavia per modificare le condizioni stabilite nel programma è necessario il consenso di tutti i

sottoscrittori.

e in questa sede in qualità di soci fondatori, stipulano l'atto costitutivo della società, che deve

4. rispettare le condizioni stabilite nel programma.

I promotori, anche se non sottoscrivono azioni e quindi non diventano soci, si riservano una

partecipazione agli utili della società, che però non può superare il decimo degli utili netti risultanti

dal bilancio e per un periodo massimo di 5 anni, e deve essere approvata dall’assemblea dei

sottoscrittori.

 mediante costituzione simultanea, che è il procedimento consueto, per cui sono gli stessi soci fondatori

che, attraverso contatti diretti, concludono l'accordo per la stipulazione dell'atto costitutivo della società.

Qualunque dei due modi di costituzione sia stato adottato, l'atto costitutivo deve avere la forma dell'atto

pubblico a pena di nullità.

Esso deve contenere una serie di indicazioni, tra le quali:

1. i nominativi dei soci e gli eventuali promotori

2. la denominazione e il comune dove è la sede della società

3. l'attività che costituisce l'oggetto sociale

4. l'ammontare del capitale sottoscritto e versato

5. il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche le modalità di emissione e di

circolazione

6. il numero delle azioni assegnate ad ogni socio, il valore attribuito ai crediti e ai beni conferiti in natura

7. il sistema di amministrazione adottato, gli amministratori, il loro numero e i loro poteri

8. i sindaci e il loro numero

9. la durata della società

10. le regole di ripartizione degli utili

11. se la società è costituita a tempo indeterminato, occorre indicare un periodo di tempo (non superiore ad

un anno) entro il quale è ammesso per legge il recesso del socio.

Norme contrattuali relative al funzionamento della società sono contenute nel c.d. statuto che, si considera

parte integrante dell'atto costitutivo, e quindi deve essere redatto nella medesima forma pubblica. Se è redatto

separatamente, le norme dello statuto prevalgono su quelle dell'atto costitutivo.

Società unipersonale. La costituzione della società può avvenire anche per atto unilaterale, cioè ad opera di

un solo socio fondatore: in tale ipotesi, si ha una società per azioni unipersonale, composta da un unico

azionista, soggetta ad una disciplina particolare.

B) Iscrizione dell'atto costitutivo e dello statuto nel registro delle società.

 Iscrizione nel registro delle imprese. La redazione per atto pubblico del contratto sociale rappresenta la

condizione necessaria per la costituzione della società per azioni, ma perché questa venga ad esistenza è

richiesto che l'atto costitutivo venga iscritto nel registro delle imprese.

Entro 20 giorni dalla redazione dell'atto costitutivo, gli amministratori ed anche il notaio che lo ha

redatto sono obbligati a depositarlo presso il registro delle imprese nella provincia in cui è stabilita la

sede della società; se gli amministratori o il notaio non provvedono, può provvedervi ogni azionista a

spese della società.

 Condizioni. Contestualmente al deposito va richiesta l'iscrizione della società nel registro delle imprese.

Per procedere alla registrazione della società l'ufficio non ha il potere di controllare tutti i profili di

validità dell'atto costitutivo, ma solo di accertare la regolarità formale della documentazione, in

particolare:

1. che l'atto costitutivo sia stato redatto in forma pubblica

2. che contenga le indicazioni essenziali riguardanti la denominazione della società, i conferimenti,

l'ammontare del capitale sociale e l'oggetto sociale

3. che risulti sottoscritto per intero il capitale sociale; che risulti che i soci abbiano depositato presso

una banca almeno il 25% del loro conferimento ovvero, che l'unico socio abbia versato il loro intero

ammontare

4. che risulti che la valutazione dei conferimenti in natura e dei conferimenti di crediti sia stata

compiuta secondo il procedimento stabilito dalla legge

5. infine, nell'ipotesi in cui è necessaria l'autorizzazione, che detta autorizzazione risulti già rilasciata.

Effetti della mancata registrazione

 Se non avviene la registrazione la società per azione non si costituisce e non acquista la personalità

giuridica.

 Se la registrazione non avviene entro 90 giorni dalla stipulazione dell'atto costitutivo o, dal rilascio delle

autorizzazioni amministrative, l'atto costitutivo diventa inefficace, e la banca deve restituire ai

sottoscrittori le somme corrispondenti ai conferimenti in denaro.

Prima della registrazione:

 Gli amministratori non possono ritirare le somme versate dai sottoscrittori presso la banca

 E’ vietata l'emissione delle azioni, ma non la vendita della partecipazione sociale.

 Se vengono compiute operazioni in nome della società, coloro che hanno agito sono illimitatamente e

personalmente responsabili verso i terzi, insieme al socio unico fondatore o ai soci che hanno consentito

il compimento dell'operazione si aggiunge la responsabilità della società, se questa viene

successivamente registrata e se ratifica le operazioni compiute.

La nullità della società

Può darsi che la registrazione della società sia avvenuta malgrado la nullità del contratto sociale. Tuttavia,

poiché a seguito della registrazione la società si è costituita ed ha acquistato la personalità giuridica, si pone

l'esigenza di impedire che il successivo accertamento giudiziale della nullità del contratto ponga nel nulla

tutti i rapporti sociali già sorti, pregiudicando i diritti dei soci e dei terzi.

Pertanto, per evitare gravi turbamenti del traffico giuridico, il legislatore ha tassativamente elencato i casi in

cui, dopo la registrazione della società ne può essere dichiarata la nullità, ed ha escluso l'efficacia retroattiva

della sentenza dichiarativa della nullità, facendola invece seguire all'applicazione della disciplina dello

scioglimento della società che quindi viene posta in liquidazione.

I casi in cui la nullità della società può essere pronunciata sono:

1. mancata redazione dell'atto costitutivo in forma pubblica

2. illiceità dell'oggetto sociale

3. mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i

conferimenti, o l'ammontare del capitale sottoscritto o l'oggetto sociale.

La nullità della società non può essere dichiarata in nessun altro caso.

Gli effetti derivanti dalla dichiarazione di nullità:

1. Alla dichiarazione di nullità segue lo scioglimento della società

2. I soci non sono liberati dall'obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori

3. La dichiarazione di nullità opera ex nunc, e perciò non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome

della società.

4. La nullità non può essere dichiarata quando il vizio invalidante è stato eliminato.

5. La stessa sentenza che dichiara la nullità provvede alla nomina dei liquidatori della società

6. Il dispositivo della sentenza di nullità va pubblicato nel registro delle imprese.

Il capitale sociale: conferimenti degli azionisti

Nell'atto costitutivo deve essere indicato, a pena di nullità, l'ammontare del capitale sottoscritto dai soci

fondatori. I conferimenti devono farsi in denaro, se l'atto costitutivo lo consente, si possono anche fare,

purché i beni conferiti siano suscettibili di valutazione economica, conferimenti di beni in natura (ad es. un

immobile) e conferimenti di crediti.

 Ma non si possono avere conferimenti di lavoro, e perciò alle prestazioni di opera o di servizi,

malgrado la loro idoneità ad una valutazione economica, non può esser attribuito un valore da computare

nel capitale sociale. Esse possono costituire solo: prestazioni accessorie ulteriori rispetto al conferimento

e in cambio di un determinato compenso; autonomi apporti, non imputabili al capitale sociale,e a fronte

dei quali possono essere assegnati soltanto strumenti finanziari atipici.

 Beni in natura e/o crediti. Il valore effettivo dei beni conferiti in società non può essere inferiore a

quello corrispondente all'ammontare globale del capitale sottoscritto. Quando si tratta di conferimenti in

denaro, è sufficiente controllare che la somma del valore nominale di detti conferimenti non sia inferiore

al valore che viene imputato al capitale; quando invece si hanno conferimenti diversi dal denaro, in

natura o di crediti, vi è il pericolo che ai beni conferiti vengano attribuiti dei valori nominali superiori a

quelli reali, per questo la legge prescrive la stima dei conferimenti.

Il procedimento per la stima dei conferimenti:

1. chi conferisce beni in natura o diritti di credito, deve presentare una valutazione giurata fatta da un

esperto nominato dal tribunale. La relazione va depositata, assieme all'atto costitutivo, presso il

registro delle imprese.

2. Entro 180 giorni dalla registrazione della società, gli amministratori devono controllare dette

valutazioni e, fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni sono inalienabili.

3. Se risulta che il valore dei beni conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il

conferimento, il socio:

 può versare la differenza in denaro e mantenere intatta la sua quota di partecipazione alla società.

 se non versa la differenza: o recede dalla società e riceve in restituzione il conferimento

ovvero rimane azionista per una quota minore

In queste ultime due ipotesi, la società deve deliberare la riduzione del capitale e deve annullare

le azioni che risultano scoperte.

In questi ultimi 2 casi la società deve ridurre il capitale ed annullare le azioni scoperte.

 Nell'intento di impedire che l'obbligo della stima venga eluso, il legislatore ha disposto che sino a 2 anni

dalla registrazione della società gli acquisti di beni in natura o di crediti alienati alla società:

 dai promotori

 dai fondatori

 dai soci

 dagli amministratori

1. Debbano essere autorizzati dall'assemblea ordinaria, quando il corrispettivo dell'acquisto o della

cessione corrisponde ad almeno un decimo del capitale sociale.

2. Gli acquisti devono essere oggetto di una stima giurata, analoga a quella prevista per i conferimenti

diversi dal denaro. La stima deve essere depositata nella sede sociale, a disposizione dei soci, nei 15

giorni anteriori alla riunione dell'assemblea che deve decidere l'autorizzazione all'acquisto. Entro 30

giorni dall'autorizzazione, la delibera assembleare, e la relazione giurata, devono essere depositate

presso il registro delle imprese.

Si ha comunque responsabilità degli amministratori, in solido con l'alienante, se l'acquisto avviene senza che

sia stato osservato il suddetto procedimento di valutazione.

Tale procedimento non si applica agli acquisti che, per le loro circostanze o modalità, non presentano il

rischio della elusione dell'obbligo della stima: ossia, agli acquisti operati in borsa, o sotto il controllo

dell'autorità giudiziaria o amministrativa, o che rientrano nelle operazioni correnti della società.

Inadempimento dell'azionista e sua decadenza dalla società

 Denaro. Il patrimonio sociale costituisce il principale strumento finanziario per lo svolgimento

dell'attività sociale. È però possibile che all'inizio dell'attività le dimensioni dell'impresa sociale non

richiedano l'immediata utilizzazione di tutto il patrimonio conferito, la legge consente che al momento

della costituzione della società i soci non versino tutte le somme corrispondenti al valore delle azioni.

 E però prescritto che essi debbano versare almeno il 25% dei conferimenti di denaro presso una

banca prima della registrazione della società,

 restando naturalmente obbligati, quando ne saranno richiesti, a versare agli amministratori i decimi

residui, completati i versamenti, si dice che le azioni sono interamente liberate.

Se il socio non corrisponde alla richiesta degli amministratori:

1. costoro lo diffidano a versare le somme da lui dovute entro un termine che non può essere minore di

15 giorni e che decorre dalla pubblicazione di detta diffida nella gazzetta ufficiale.

2. Se il socio moroso non adempie entro 15 giorni, gli amministratori possono agire in giudizio per il

pagamento, ovvero ritenere preferibile di offrire le azioni agli altri soci.

In mancanza di offerte possono vendere le azioni per mezzo di una banca.

Se le azioni non si possono vendere per mancanza di compratori, gli amministratori dichiarano il

socio decaduto.

3. Dopo la dichiarazione di decadenza del socio inadempiente, gli amministratori devono cercare di

vendere durante l'esercizio in corso: se non riescono a venderle, le azioni devono essere estinte, e si

deve ridurre il capitale.

Il socio moroso non ha diritto di votare nelle assemblee della società.

La società unipersonale. L'unico azionista.

La società per azioni può essere costituita anche con un atto unilaterale da un unico socio fondatore.

La costituzione per atto unilaterale permette all'unico azionista di conseguire il vantaggio della responsabilità

limitata al solo patrimonio della società, agevolando lo sviluppo di imprese personali.

Può anche accadere che in una società costituita contrattualmente da due o più persone, le quote sociali

vengano successivamente ad appartenere ad un solo socio, ragion per cui, dopo la costituzione della società

per atto plurilaterale, il rapporto sociale diventa unipersonale.

La limitazione della responsabilità opera soltanto dopo l'acquisto della personalità giuridica della società.

 I conferimenti in denaro devono essere interamente versati all'atto della costituzione unilaterale della

società, ovvero entro 90 giorni dalla cessazione della pluralità di soci.

 La pubblicità è disposta per far sapere ai terzi che la società è unipersonale.

L'unico socio o gli amministratori devono depositare per l’iscrizione nel registro delle imprese una

dichiarazione contenente l'indicazione dei dati identificativi dell'unico socio, entro 30 giorni

dall'iscrizione di 3 avvenimenti nel libro dei soci:

1. concentrazione delle azioni nelle mani di un unico socio

2. mutamento della persona del socio unico

3. costituzione o ricostituzione della pluralità dei soci

Se le disposizioni non sono state osservate, si ha la responsabilità illimitata e personale dell'unico

azionista, seppure solo in caso di insolvenza della società e solo per le obbligazioni sociali sorte nel

periodo in cui le azioni gli sono interamente appartenute.

 I contratti della società con l'unico socio o le operazioni a favore dell'unico socio sono opponibili ai

creditori della società solo se risultano dal libro delle deliberazioni del consiglio di amministrazione

ovvero da un atto scritto di data certa anteriore al pignoramento.

La S.p.A. può emettere i seguenti documenti

 Le azioni (conferimenti)

Il capitale sociale è diviso in azioni, rappresentate da documenti cartacei sottoscritti, da uno degli

amministratori.

In ogni azione occorre anche indicare il valore nominale, che corrisponde ad una frazione

dell'ammontare nominale complessivo del capitale sociale. È consentita anche l'emissione di titoli

azionari senza valore nominale, ed in questo caso occorre indicare in ogni titolo sia l'ammontare del

capitale sia il numero complessivo delle azioni emesse, così chiunque può immediatamente dedurre il

valore nominale di ciascuna azione. Le azioni sono indivisibili.

È ammesso che una parte dei soci possa ricevere un numero di azioni di valore nominale superiore al

loro conferimento. Rimane però ferma l'esigenza della corrispondenza del valore dei conferimenti con

l'intero capitale sociale.

Le azioni sono titoli di credito nominativi (nominatività obbligatoria).

Le azioni conferiscono ai possessori uguali diritti (azioni ordinarie) sia patrimoniali che amministrativi:

1. il diritto di ricevere gli utili,

2. il diritto alla quota di liquidazione quando si scioglie la società

3. il diritto di votare nell'assemblea generale

4. il diritto di recesso

5. diritto di opzione

L'emissione delle azioni può essere esclusa nello statuto.

 Valore di emissione, può essere uguale o superiore al valore nominale

(sovrapprezzo) ma mai inferiore.

 Valore nominale, capitale sociale : numero di azioni

(fisso)

Valore azione  Valore reale, patrimonio sociale: numero di azioni

(variabile)

 Valore di mercato = quotazione di borsa

(variabile)

 Altri strumenti finanziari partecipativi (lavoro)

Nelle società per azioni non sono ammissibili conferimenti di servizi o di lavoro, i quali possono

costituire soltanto prestazioni accessorie ai conferimenti.

Sono titoli atipici emessi a fronte di un autonomo apporto non computabile nel capitale sociale e

effettuabili da soci o da terzi, (a differenza delle azioni che possono essere emesse solo in presenza di

conferimenti di denaro o di beni in natura computabili nel capitale della società).

Possono essere assegnati ai prestatori di lavoro o a chi presta opera o servizi.

Nello statuto vanno precisati quali sono i diritti spettanti ai loro titolari: si può trattare di diritti

patrimoniali o anche amministrativi, ma con esclusione del diritto di voto nell'assemblea generale degli

azionisti.

 Obbligazioni: titoli di debito (denaro in prestito)

Categorie di azioni

Nello statuto può essere prevista la creazione di diverse categorie di azioni.

Tutte le azioni appartenenti alla stessa categoria devono conferire uguali diritti.

L'autonomia statutaria può liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie.

1. Azioni privilegiate, sono privilegiate:

 nella ripartizione degli utili o

 nel rimborso del capitale

 ovvero in entrambi.

Il privilegio negli utili fa si che anche quando la società, in un determinato esercizio sociale, non ha

• realizzato utili tali da permettere il pagamento a tutti i soci della percentuale stabilita, egualmente i

soci privilegiati possano ottenere il pagamento, con danno degli altri soci che ricevono una

percentuale inferiore o che addirittura possono rimanere senza utili, qualora questi bastino soltanto x

pagare le azioni privilegiate fino alla percentuale stabilita.

Il privilegio nel rimborso del capitale fa si che, anche quando la società ha subito delle perdite,

• queste vengano sopportate prima dai soci non privilegiati, i quali non conseguono in tutto o in parte

il rimborso dei valori conferiti e poi, solo dopo il sacrificio di detti soci, dai soci privilegiati, titolari

di azioni postergate nell’incidenza delle perdite.

Di solito queste azioni sono a voto limitato: quando i soci sono garantiti dal privilegio della distribuzione

degli utili e/o nel rimborso del capitale, nello statuto si può stabilire che le azioni privilegiate non

abbiano il diritto di voto nelle assemblee ordinarie, conservando solo nelle assemblee straordinarie.

Lo statuto può inoltre prevedere la creazione di azioni, anche privilegiate:

 senza diritto di voto nelle assemblee generali;

 con diritto di voto limitata a particolari argomenti;

 ovvero con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni purché queste non siano

meramente potestative, e cioè dipendenti dalla mera volontà degli altri soci.

Le azioni senza diritto di voto o con voto limitato non possono superare la metà del capitale sociale.

Non si possono invece creare azioni a voto plurimo, cioè azioni che attribuiscano nelle assemblee ai loro

titolari più di un voto per ogni azione.

2. Azioni di godimento. In seguito alla riduzione del capitale sociale, la società può rimborsare parte dei

conferimenti, restituendo agli azionisti una somma corrispondente al valore nominale delle azioni

rimborsate, se però il valore reale delle azioni è superiore al loro valore nominale, ai titolari delle azioni

rimborsate possono essere attribuite delle azioni di godimento.

I possessori delle azioni di godimento hanno diritto di concorrere:

 alla ripartizione degli utili (con i possessori delle azioni non rimborsate soltanto dopo che a costoro

sia stato preliminarmente attribuito un dividendo pari all’interesse legale

 alla ripartizione del patrimonio sociale in caso di liquidazione della società.

Se lo statuto non dispone diversamente, le azioni di godimento sono prive del diritto di voto.

3. Azioni correlate. Sono azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati economici conseguiti

dalla stessa società in un determinato settore, ma tutta la società deve essere in attivo.

Nello statuto devono anche essere stabiliti i criteri di individuazione dei costi e ricavi imputabili al

settore, nonché i diritti attribuiti a tali azioni correlate, ai cui titolari i dividendi possono essere pagati

soltanto nei limiti degli utili annuali complessivi risultanti dal bilancio d’esercizio.

4. Azioni con prestazioni accessorie. Agli azionisti che, oltre all'obbligo del conferimento, si sono

obbligati ad eseguire anche prestazioni accessorie non consistenti in denaro (ad es. prestazioni

lavorative), possono essere assegnate azioni che, oltre ai diritti spettanti alle azioni ordinarie,

attribuiscono pure un particolare compenso relativo a dette prestazioni.

Dette azioni devono essere:

 nominative

 non sono trasferibili senza l'approvazione degli amministratori,

e gli obblighi a loro connessi

 possono essere modificati solo con il consenso unanime di tutti gli azionisti, a meno che il contratto

diversamente.

5. Azioni a favore dei prestatori di lavoro. Se gli azionisti, riuniti in assemblea straordinaria, rinunciano

agli utili, deliberando di assegnarli ai dipendenti della società, possono essere emesse, per un ammontare

corrispondente agli utili stessi, speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai prestatori di

lavoro, si possono anche dettare (nello statuto) regole particolari riguardo alla forma, al modo di

trasferimento ed ai diritti spettanti a queste azioni.

Il capitale deve essere aumentato in misura corrispondente.

Trasferimento della partecipazione sociale: modalità, limiti ed effetti

A differenza di quanto accade nelle società di persone, nella società per azioni la quota sociale di solito è

liberamente trasferibile. La partecipazione sociale si trasferisce

 tra le parti se sussiste un titolo idoneo al trasferimento del diritto di proprietà (ad es., vendita, donazione,

testamento)

 nei confronti della società dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci.

Se i titoli azionari sono stati emessi, le modalità di trasferimento all'acquirente che, per poter esercitare i

corrispondenti diritti sociali deve diventare portatore legittimo, sono diverse a seconda che si tratti di azioni

al portatore ovvero nominative.

 Se l'azione è al portatore, per diventare portatore legittimo è sufficiente che essa venga consegnata

all'acquirente, cosicché ne acquista il possesso può esercitarvi diritti sociali.

 Se l'azione è nominativa, la consegna del documento non è sufficiente, ne diventa portatore legittimo

l'acquirente al cui nome l'azione viene intestata, cura degli amministratori della società emittente (c.d.

doppia intestazione): 1. sia nello stesso documento

2. sia nel libro dei soci

Il trasferimento delle azioni deve avvenire mediante la scritturazione digitale su particolari conti destinati a

registrarne i movimenti, questa disciplina si applica:

1. alle società quotate, dove le azioni per legge sono dematerializzate, cioè non rappresentate da documenti

cartacei

2. alle società non quotate, ma solo quando così è stabilito nello statuto.

Limiti alla circolazione delle azioni. Al principio della libertà di circolazione delle azioni, sono posti dei

limiti dalla stessa legge:

 Limiti legali:

1. per le azioni corrispondenti ai conferimenti in natura

2. per le azioni con prestazioni accessorie

 Limiti convenzionali:

1. Statutari (inseriti nello statuto);

 il quale può vietarne il trasferimento sino a 5 anni dalla costituzione della società.

gli azionisti possono subordinare, senza limiti di tempo, la circolazione delle azioni nominative a

particolari condizioni:

 clausole di gradimento, per cui l'alienazione delle azioni viene subordinata al c.d. placet, cioè

all'approvazione di un organo sociale

 clausole di mero gradimento, nelle quali la concessione del placet è affidata al giudizio

assolutamente discrezionale degli organi sociali o di altri soci: sono però inefficaci se non

prevedono a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto oppure il diritto di

recesso dell'alienante.

 clausole di prelazione, per cui, in caso di trasferimento di azioni, ai terzi vengono anteposti gli

altri soci, preferiti nell'acquisto a parità di condizioni. Il legislatore ritiene meritevole di tutela

l'interesse del gruppo di maggioranza ad impedire l'ingresso di nuovi soci evitando il rischio di

perdere il controllo della società.

2. Non statutari: ai soci è consentito di porre limiti convenzionali alla circolazione delle azioni che non

risultano dagli statuti sociali, ma da appositi accordi separati (c.d. patti parasociali). Essi hanno

effetto solo nei confronti dei soci aderenti agli accordi (sindacato di blocco). L

Le clausole statutarie che vietano o limitano la circolazione delle azioni devono risultare dal titolo: in

mancanza, esse sono opponibili all'acquirente.

Responsabilità per il trasferimento di azioni non liberate: se il trasferimento ha per oggetto azioni ancora

non completamente liberate, l'alienante rimane obbligato solidamente con l'acquirente a versare alla società i

decimi ancora dovuti per il periodo di 3 anni dall'annotazione del trasferimento nel libro dei soci. La sua

responsabilità è però sussidiaria, e quindi la società non può chiedergli il pagamento, solo nel caso in cui non

sia riuscita ad ottenerlo dall'acquirente.

Comproprietà dell'azione. Le azioni sono indivisibili. Se una sola azione, o un pacchetto di azioni, vengono

acquistati da più persone (ad es., un socio, che era titolare di una sola azione, muore lasciando diversi eredi),

i comproprietari dell'azione devono nominare un rappresentante comune, il quale esercita il diritto di voto

nelle assemblee e al quale la società fa le comunicazioni dirette i soci; se il rappresentante non è stato

nominato, le comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società ad uno dei comproprietari sono efficaci nei

confronti di tutti; i comproprietari sono obbligati solidalmente a versare alla società i decimi ancora dovuti.

Usufrutto, pegno e sequestro. Se sulle azioni è stato costituito un diritto di pegno o di usufrutto, occorre

stabilire se continui a spettare al socio o se, tocca il creditore pignoratizio o all'usufruttuario, esercitare i

diritti ed adempiere agli obblighi connessi alla partecipazione sociale.

Pegno Usufrutto Sequestro

Diritto di voto Creditore pignoratizio Usufruttuario Custode

Diritti amministrativi Socio e Socio e Custode

(impugnazione delibere Creditore pignoratizio Usufruttuario

assembleari)

Versamenti decimi Il socio deve fornire al creditore Usufruttuario

residui le somme necessarie almeno 3 (salvo il suo diritto

giorni prima di quello previsto alla restituzione al

per il versamento; in mancanza il termine dell’usufrutto)

creditore può vendere le azioni,

per conto del socio, attraverso

una banca o una s.i.m.

Diritto di opzione Spetta al socio cui sono attribuite le azioni sottoscritte

se il socio provvede almeno 3 giorni prima della scadenza al

versamento delle somme e se gli altri soci non lo acquistano il

diritto di opzione deve essere alienato.

Gli organi della società per azioni. A) L'assemblea dei soci: deliberazioni ordinarie e straordinarie

L'organo fondamentale della società per azioni, è l'assemblea generale degli azionisti.

L’assemblea è regolarmente costituita e quindi può prendere valide deliberazioni, quando ricorrono entrambe

le seguenti condizioni:

1. tutti i soci siano avvisati dell'assemblea e degli argomenti sui quali è chiamata a deliberare

2. i soci presenti siano titolari di una determinata frazione del capitale sociale.

Se si richiedesse la presenza di tutti i soci, l'assemblea non potrebbe funzionare, dato che di solito molti

azionisti non vi intervengono.

Se l'assemblea non si costituisce perché non è presente il minimo del capitale richiesto, la legge prescrive che

debba essere riconvocata (c.d. assemblea di seconda convocazione), entro 30 giorni e che gli argomenti su

cui deliberare siano gli stessi.

Per determinare il capitale minimo necessario per la valida costituzione dell'assemblea, bisogna distinguere

tra assemblea ordinaria e assemblea straordinaria:

L’assemblea ordinaria:

1. approva il bilancio

2. nomina gli amministratori, i sindaci e il soggetto incaricato del controllo contabile, determina i loro

compensi e decide se esercitare contro gli stessi l'azione di responsabilità

3. autorizza, se richiesto dallo statuto, il compimento di atti di gestione degli amministratori

4. approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari

5. decide l'assunzione di partecipazioni in altre società, se ne deriva una responsabilità illimitata.

 in prima convocazione è richiesta la presenza di almeno la metà del capitale sociale

 in seconda convocazione, l'assemblea è valida qualunque sia il capitale presente.

L’assemblea straordinaria delibera:

1. tutte le modificazioni dello statuto

2. le emissioni di obbligazioni convertibili in azioni

3. la nomina dei liquidatori e la determinazione dei loro poteri

4. la decisione di non emettere titoli azionari

5. la proposta di concordato o di amministrazione controllata

6. la proposta di concordato per la cessazione della procedura di amministrazione straordinaria

 in prima convocazione, non è richiesto l'intervento di un numero minimo di azionisti, ma è prescritto che

a votare favorevolmente sia più della metà del capitale

 in seconda convocazione, occorre l'intervento di oltre un terzo del capitale sociale, e il voto favorevole di

almeno due terzi del capitale presente nell'assemblea.

Per le società che non ricorrono al mercato del capitale di rischio:

Occorre sempre il voto favorevole di più del terzo del capitale sociale per decidere:

1. il cambiamento dell'oggetto sociale

2. la proroga della durata della società

3. il trasferimento della sede sociale all'estero

4. l'emissione di azioni privilegiate

Per le società che ricorrono al mercato del capitale di rischio:

E’ sufficiente, per la costituzione delle assemblee straordinarie successive alla prima convocazione, la

presenza solo del quinto del capitale sociale.

Le disposizioni relative alle assemblee straordinarie si applicano anche alle assemblee speciali, e cioè a

quelle assemblee che (quando esistono diverse categorie di azioni ad es. azioni di godimento, privilegiate)

sono composte esclusivamente dai soci di ciascuna categoria interessata.

Il procedimento assembleare

Convocazione

 L'assemblea è convocata:

1. dall'organo amministrativo:

 almeno una volta l'anno, e precisamente entro 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio

sociale, per provvedere all'approvazione del bilancio di esercizio.

 quando ne fanno domanda da tanti soci che posseggano almeno un decimo del capitale

sociale e nella domanda sono indicati gli argomenti che si vogliono trattare.

2. dall'organo di controllo della gestione sociale (sindaci o consiglio di sorveglianza), se l'organo

amministrativo non adempie all'obbligo di convocare l'assemblea,

3. dal tribunale, con decreto, se nessuno degli organi sociali procede alla convocazione, sempreché ne

ritenga ingiustificata l'omissione.

 La convocazione dev'essere fatta mediante avviso di convocazione che deve essere pubblicato nella

gazzetta ufficiale, o in un quotidiano indicato nello statuto sociale, almeno 15 giorni prima di quello

fissato per l'assemblea. Nelle società le cui azioni non sono diffuse tra il pubblico in misura rilevante, si

può fare pervenire direttamente l'avviso a tutti i soci almeno 8 giorni prima dell'assemblea.

L’avviso deve contenente l'indicazione:

 del giorno, dell'ora e del luogo dell'adunanza,

 può essere fissato anche il giorno per l'assemblea di seconda convocazione, che deve essere diverso

da quello fissato per la prima convocazione

 l'elenco delle materie da trattare (ordine del giorno).

Assemblea totalitaria: malgrado l'irregolarità della convocazione, l'assemblea è sempre regolarmente

costituita, qualora vi intervengano tutti i soci e la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e

di controllo. Ciascuno dei partecipanti, può opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga

sufficientemente informato.

Intervento all'assemblea: hanno diritto di intervenire all'assemblea tutti gli azionisti cui spetta il diritto di

voto. Nello statuto può essere disposto:

 il preventivo deposito delle azioni presso la sede sociale o presso le banche

 l'intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione.

Rappresentanza: i soci possono farsi rappresentare:

 da terzi, oppure

 da un ente collettivo, una società, una associazione o un'istituzione (che possono delegare solo un

proprio dipendente o collaboratore).

Essa non può invece essere conferita ( divieti soggettivi):

 agli organi di amministrazione o di controllo e

 ai dipendenti delle società (nonché ai medesimi soggetti di società controllate.)

La delega non può essere in bianco (priva, cioè, del nome del rappresentante), ed è sempre revocabile.

Il rappresentante può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato nella delega, e comunque non può

rappresentare in assemblea un numero di soci superiore a 20. Nelle società che ricorrono al mercato del

capitale di rischio, 50, 100, 200 in relazione a determinati ammontare di capitale (limiti quantitativi,

derogabili solo nelle società quotate).

Invalidità delle deliberazioni assembleari

 Nullità. Le deliberazioni assembleari sono nulle nei seguenti casi:

1. quando è mancata la convocazione dell'assemblea (non si ha mancanza, se l'avviso con cui viene

convocata l'assemblea non proviene dall'organo collegiale competente, ma da qualcuno dei suoi

membri, purché l'avviso sia tale da consentire ai soci di conoscere tempestivamente la data i luoghi

della riunione assembleare)

2. quando è mancata la redazione del verbale (non si ha mancanza del verbale, se viene sottoscritta dal

presidente dell'assemblea un documento da cui risultano l'oggetto e la data della delibera)

3. quando l'oggetto è illecito o impossibile (questa nullità non è sanabile).

La delibera nulla può essere impugnata da chiunque vi ha interesse entro il termine di 3 anni, che inizia a

decorrere dalla sua trascrizione nel libro delle adunanze assembleari ovvero, dall'iscrizione nel registro

delle imprese.

L’azione di nullità per mancata convocazione non può essere esercitata, o proseguita, da chi ha

manifestato il suo assenso, anche successivo, allo svolgimento dell’assemblea. La mancanza del verbale

può essere sanata con una verbalizzazione eseguita prima dell’assemblea successiva.

Se la delibera ha inteso modificare l'oggetto sociale, prevedendo l'esercizio di attività impossibili o

illecite, essa può essere impugnata senza limiti di tempo.

La nullità delle delibere può essere rilevata d'ufficio dal giudice.

 Annullabilità. Le deliberazioni assembleari sono annullabili quando non sono prese in conformità della

legge o dello statuto, in particolare:

1. quando la costituzione dell’assemblea è dipesa dalla partecipazione di persone non legittimate (ad es.

per difetto di rappresentanza)

2. quando la maggioranza è stata raggiunta con i voti marginali di soci in conflitto d’interessi e la

deliberazione può recare danno alla società

3. quando la maggioranza è stata raggiunta mediante voti marginali erroneamente conteggiati ovvero

invalidi ( ad es. per dolo, violenza, errore o per incapacità)

4. quando il verbale è così incompleto o inesatto da impedire l’accertamento della regolarità, del

contenuto e degli effetti della delibera.

L'azione di annullamento:

 spetta agli amministratori, al consiglio di sorveglianza, al collegio sindacale, ai soci assenti,

dissenzienti o astenuti, che possiedono anche congiuntamente il 5% delle azioni aventi diritto al voto

(nelle società con azioni diffuse tra il pubblico occorre possedere l'uno per mille del capitale sociale).

I soci che non possiedono le suddette percentuali del capitale sociale possono chiedere il

risarcimento del danno alla società.

 È soggetta ad un termine di decadenza di 3 mesi dalla data della delibera o dalla sua iscrizione nel

registro delle imprese.

 L'annullamento non pregiudica i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in

esecuzione della delibera.

 L’impugnazione è proposta con atto di citazione davanti al tribunale del luogo dove la società ha

sede.

 Il tribunale non può dichiarare la nullità o l'annullamento della deliberazione impugnata, se questa è

stata sostituita con altra conforme alla legge o dallo statuto.

B) Il consiglio d'amministrazione: nomina,cessazione,sostituzione,attribuzioni degli amministratori

Nomina

La società per azioni può essere gestita:

 da un amministratore unico o

 da un consiglio d'amministrazione.

Gli amministratori sono nominati dall'assemblea ordinaria, fatta eccezione per i primi che sono nominati

nell'atto costitutivo. Essi:

 durano in carica al massimo 3 anni

 possono essere non soci

 non possono essere interdetti, inabilitati, falliti, condannati ad una pena che importi l'interdizione dai

pubblici uffici, né privi di requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza se richiesti dallo statuto.

Entro 30 giorni dalla notizia della loro nomina, gli amministratori devono chiederne l'iscrizione nel registro

delle imprese .

Estinzione.

Le cause di estinzione del rapporto di amministrazione sono:

1. la revoca da parte dell'assemblea (la revoca opera di diritto se è stata deliberata l'azione sociale di

responsabilità con voto favorevole almeno di un quinto del capitale sociale), se la revoca avviene senza

giusta causa, l'amministratore ha diritto al risarcimento dei danni.

2. la rinunzia dell'amministratore, il quale deve dare comunicazione scritta delle proprie dimissioni al

consiglio di amministrazione e al presidente del collegio sindacale.

3. la scadenza del termine. Ma, sono rieleggibili, se lo statuto non dispone diversamente.

4. le cause di decadenza: esse sono interdizione, inabilitazione, fallimento e alcune condanne penali.

5. la morte dell'amministratore.

La cessazione dev'essere iscritta entro 30 giorni nel registro delle imprese a cura del collegio sindacale.

Effetti della cessazione:

 scadenza del termine: dal momento il cui il consiglio è stato ricostituito

 dimissioni: effetto immediato se la maggioranza del consiglio resta in carica, ovvero dal momento in cui

detta maggioranza si è ricostituita.

Sostituzione.

 Se vengono a mancare uno o più amministratori, questi vengono sostituiti dallo stesso consiglio di

amministrazione (c.d. sistema della cooptazione) con l'approvazione del collegio sindacale, purché la

maggioranza del consiglio sia sempre costituita da amministratori nominati dall'assemblea.

Gli amministratori cooptati restano però in carica soltanto fino alla convocazione della prima assemblea

ordinaria, che può confermarli o sostituirli.

 Se viene meno la maggioranza degli amministratori, quelli rimasti in carica devono convocare

l'assemblea perché provveda alla sostituzione dei mancanti.

Gli amministratori così nominati scadono insieme con quelli già in carica

 Se vengono a mancare tutti gli amministratori o l'amministratore unico, per procedere alla sostituzione

deve essere convocata d'urgenza l'assemblea dal collegio dei sindaci, i quali nelle more possono

compiere soltanto gli atti di ordinaria amministrazione.

Per assicurare la continuità della funzione amministrativa:

 la cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto solo dal momento in cui il

consiglio è stato ricostituito, mentre

 le dimissioni hanno effetto immediato solo se resta in carica la maggioranza del consiglio o, dal

momento in cui tale maggioranza si è ricostituita.

Attribuzioni degli amministratori.

Spettano esclusivamente agli amministratori :

 il potere di gestione dell'impresa, cioè il potere di compiere gli atti diretti alla realizzazione del oggetto

sociale (potere interno).

 il potere di rappresentanza, cioè il potere di compiere nei confronti dei terzi tutti gli atti che rientrano

nell'oggetto sociale (potere esterno). Se la rappresentanza è attribuita a più di un amministratore, occorre

indicare nel registro delle imprese se gli amministratori hanno il potere di agire da soli o

congiuntamente, ai fini dell'opponibilità ai terzi.

Le cause di invalidità della nomina degli amministratori sono opponibili ai terzi solo se la società provi che i

terzi ne erano a conoscenza.

I limiti al potere di rappresentanza sono opponibili ai terzi solo se la società prova che hanno

intenzionalmente agito a danno della società.

Deliberazioni consiliari.

Il consiglio di amministrazione:

 è convocato dal presidente

 è validamente costituito se è presente la maggioranza degli amministratori in carica

 delibera a maggioranza assoluta degli amministratori presenti.

Non è ammesso il voto per mezzo di rappresentanti.

Le deliberazioni invalide possono essere impugnate entro 90 giorni dagli amministratori assenti o

dissenzienti e dal collegio sindacale.

Sono invalide le deliberazioni relative ad operazioni a cui sia interessato, qualcuno degli amministratori:

1. se questi non ne ha dato notizia agli altri amministratori e ai sindaci

2. se le delibere non sono adeguatamente motivate.

Tali delibere sono impugnabili se possono recare un danno alla società.

Amministrazione delegata.

Il consiglio di amministrazione, se lo statuto o l'assemblea lo consentono, può delegare i propri poteri:

 a un comitato esecutivo composto di alcuni dei suoi membri

 ad un consigliere (c.d. amministratore delegato).

Non possono essere delegati poteri di:

1. redigere il bilancio

2. adottare i provvedimenti relativi all'aumento o alla riduzione del capitale sociale per perdite

3. emettere obbligazioni convertibili in azioni

4. redigere i progetti di fusione o di scissione.

Secondo la giurisprudenza, salvi i limiti di cui all'articolo 2381, gli amministratori possono conferire anche a

soggetti estranei alla società poteri di rappresentanza per singoli atti.

L'amministratore delegato, se in conflitto di interessi con la società, deve astenersi dal compimento dell'atto.

Responsabilità degli amministratori

Azione sociale di responsabilità (contrattuale):

 Gli amministratori sono obbligati a svolgere l'attività economica della società adempiendo ai doveri ad

essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro

specifiche competenze, se per difetto di diligenza gli amministratori violano i loro obblighi, sono

solidalmente responsabili verso la società, la cui assemblea può deliberare di esercitare contro di loro

l'azione sociale di responsabilità per ottenere il risarcimento del danno sofferto.

 La deliberazione può essere presa anche in occasione della discussione del bilancio, malgrado non sia

indicata nell'ordine del giorno, se è approvata da una maggioranza assembleare che rappresenta almeno il

quinto del capitale sociale, esse importa la revoca ope legis degli amministratori.

Può essere esercitata dalla minoranza dei soci, se possiede almeno un quinto del capitale sociale.

 La società può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può anche transigere, purché non vi

sia il voto contrario di una minoranza che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale.

 Gli amministratori sono responsabili in solido tranne quello tra essi che, immune da colpa, ha

manifestato il suo dissenso, mediante annotazione sul libro del consiglio di amministrazione e dandone

immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

Responsabilità verso i creditori sociali (contrattuale):

Gli amministratori sono responsabili verso i creditori sociali alla duplice condizione:

1. che non abbiano adempiuto agli obblighi imposti dalla legge per la conservazione dell'integrità del

patrimonio sociale.

2. che il patrimonio della società risulti insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.

La rinunzia all'azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione dei creditori sociali che

possono anche esercitare l'azione revocatoria ordinaria (per farne dichiarare l’inefficacia contro di loro)

contro l’eventuale transazione conclusa con gli amministratori della società medesima.

Azione individuale del socio e del terzo (extracontrattuale):

Gli amministratori sono responsabili anche verso i terzi che sono stati direttamente danneggiati dal loro

comportamento (atti dolosi o colposi degli amministratori), quindi, anche se non vi è stato danno per il

patrimonio sociale, i terzi ed i soci danneggiati possono agire direttamente contro gli amministratori.

L'azione mira al risarcimento dei danni.

Il collegio dei sindaci

Nomina.

Il collegio sindacale, si compone

 di 3 o 5 sindaci effettivi e

 di 2 sindaci supplenti.

I sindaci sono nominati dall'assemblea ordinaria, ad eccezione dei primi che vengono direttamente nominati

nell'atto costitutivo.

Almeno un sindaco effettivo ed uno supplente devono essere scelti tra i revisori contabili iscritti nel registro

istituito presso il ministero di giustizia.

I sindaci:

 durano in carica 3 anni

 scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio

della carica.

 non possono essere nominati sindaci gli interdetti, gli inabilitati, i falliti, il coniuge, i parenti e gli affini

degli amministratori entro il quarto grado, coloro che sono stati condannati a determinate pene e coloro

che sono legati alla società, o a società da questa controllata, da rapporti di natura patrimoniale.

Cessazione dall'ufficio.

Il rapporto tra i sindaci e la società si estingue per le seguenti cause:

1. per la scadenza del triennio

2. per revoca deliberata dall'assemblea:

 solo se ricorre una giusta causa e

 deve essere approvata con decreto del tribunale, sentito l'interessato

3. per morte del sindaco

4. per rinunzia del sindaco

5. per decadenza del sindaco:

 per sopravvenuta una causa di ineleggibilità; ovvero

 per la mancata partecipazione senza giustificato motivo:

1. alle assemblee,

2. a 2 riunioni nello stesso esercizio sociale del collegio sindacale,

3. a 2 riunioni consecutive del consiglio di amministrazione o del comitato esecutivo.

Sostituzione dei sindaci

Per assicurare la continuità dell'ufficio, è disposto che:

 ai sindaci cessati subentrino i supplenti in ordine d'età

 se cessa il sindaco effettivo che è revisore contabile subentra il supplente più anziano che riveste la

medesima qualifica

 in caso di sostituzione del presidente, la presidenza è assunta dal sindaco più anziano.

I sostituti restano in carica fino alla prima assemblea, che provvede all'integrazione del collegio nominando i

nuovi sindaci i quali scadono assieme a quelli in carica.

Se i sindaci supplenti non sono sufficienti per completare il collegio sindacale, deve convocarsi subito

l'assemblea perchè provveda all'integrazione dello stesso collegio.

La nomina dei sindaci e la cessazione dall'ufficio devono essere, a cura degli amministratori, iscritte nel

termine di 30 giorni nel registro delle imprese.

Compenso

Per sottrarli all’influenza dei soci, è disposto che la retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita nello

statuto, dev’essere determinata dall’assemblea all’atto della nomina, ed è invariabile per tutto il triennio di

carica.

Poteri e doveri dei sindaci.

Il collegio:

 ha il potere e l'obbligo di controllare se egli atti degli altri organi sociali siano conformi alla legge e allo

statuto, nonché la correttezza della gestione

 deve, vigilare sull'adeguatezza sul funzionamento dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile

 nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e che non siano tenute a redigere un

bilancio consolidato, lo statuto può attribuire al collegio sindacale anche il controllo contabile: in tal caso

tutti i sindaci devono possedere la qualifica di revisori contabili.

 i sindaci possono compiere, atti di ispezione e di controllo, avvalendosi, di collaboratori.

Il collegio sindacale:

 deve riunirsi almeno ogni trimestre

 è regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei sindaci

 le deliberazioni vengono prese a maggioranza assoluta

 si redige processo verbale dell’assemblea, nel quale ogni sindaco dissenziente ha diritto di fare inserire i

motivi del proprio dissenso.

I sindaci:

 devono esercitare i loro doveri con la diligenza professionale richiesta dalla natura dell'incarico

 sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti e le omissioni di costoro, quando il

danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato.

Il controllo contabile

Il controllo contabile sulle società per azioni è esercitato:

 da un revisore contabile o

 da una società di revisione iscritti nel registro istituito presso il ministero della giustizia.

Se la società fa ricorso al mercato del capitale di rischio, l’incarico può essere conferito solo ad una società

di revisione.

L’incarico:

 ha durata di 3 anni e

 dev’essere deliberato dall’assemblea

Il revisore o la società di revisione sono responsabili nei confronti della società, dei soci e dei terzi per i

danni derivanti dall’inadempimento ai loro doveri.

L’organo di controllo:

1. verifica la regolare tenuta della contabilità sociale

2. verifica se il bilancio di esercizio (e il bilancio consolidato) corrisponde alle risultanze delle scritture

contabili

3. esprime con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato

4. può chiedere agli amministratori le notizie e i documenti utili per il controllo della società.

5. può procedere ad ispezioni

I sistemi statutari di amministrazione e di controllo

Invece del sistema tradizionale di amministrazione e di controllo, basato sulla presenza del consiglio di

amministrazione e del collegio sindacale, i soci possono scegliere: il c.d. sistema dualistico, incentrato sulla

presenza di un consiglio di gestione e di un consiglio di sorveglianza; ovvero il c.d. sistema monistico,

incentrato sulla presenza del solo consiglio di amministrazione soggetto al controllo di un comitato costituito

all’interno dello stesso consiglio.

 Sistema dualistico: la principale differenza rispetto al sistema tradizionale non è sul piano

dell’amministrazione, ma sul piano del controllo, in quanto al consiglio di sorveglianza sono attribuiti

diversi poteri che, nel sistema tradizionale, spettano alla stessa assemblea e al collegio sindacale.

Il consiglio di sorveglianza:

 è composto da almeno 3 membri, anche non soci, almeno un componente effettivo deve essere

scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il ministero di giustizia

 i membri sono nominati dall’assemblea ordinaria, tranne il primo che è nominato nell’atto

costitutivo

 dura in carica 3 anni

 deve riunirsi almeno ogni 90 giorni

 nomina e revoca i membri del consiglio di gestione

 approva il bilancio di esercizio ( e il bilancio consolidato)

 esercita l’azione di responsabilità contro i consiglieri di gestione

 denuncia al tribunale le gravi irregolarità commesse dai membri del consiglio di gestione

 riferisce per iscritto all’assemblea almeno una volta all’anno sull’attività di vigilanza svolta,

sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevati.

Alla sostituzione dei consiglieri di sorveglianza deve provvedere senza indugio l’assemblea.

Il consiglio di gestione:

 è costituito da soci o non soci in numero non inferiore a 2

 dura in carica 3 anni e i suoi componenti sono rieleggibili

 è nominato dal consiglio di sorveglianza il quale provvede alla sostituzione dei suoi componenti

senza indugio

 i suoi componenti sono revocabili dal consiglio di sorveglianza in qualunque tempo, salvo il

diritto al risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa.

 Sistema monistico: la gestione spetta al consiglio di amministrazione, il controllo ad un comitato

istituito all’interno dello stesso consiglio.

Consiglio di amministrazione:

 è nominato dall’assemblea ordinaria (i primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo)

 almeno un terzo dei suoi componenti deve essere in possesso:

1. dei requisiti di indipendenza previsti per i sindaci o

2. dei requisiti previsti da c.d. codici di comportamento redatti da associazioni di categoria

Comitato per il controllo della gestione:

 E’ composto da amministratori in possesso di requisiti di indipendenza e di onorabilità e

professionalità stabiliti dallo statuto.

 Almeno un componente deve essere scelto fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili

 Nelle società quotate il numero dei componenti non può essere inferiore a 3

 I suoi componenti sono sostituiti senza indugio dal consiglio di amministrazione

 elegge il presidente (a maggioranza)

 vigila sull’adeguatezza delle struttura organizzativa della società, del sistema di controllo

interno, del sistema amministrativo e contabile nonché sulla sua idoneità a rappresentare

correttamente i fatti di gestione

 svolge i compiti affidatigli dal consiglio di amministrazione con particolare riguardo ai rapporti

con i soggetti incaricati del controllo contabile.

I patti parasociali

I patti parasociali sono quegli accordi con cui gli azionisti stabiliscono preventivamente le modalità con cui

concordare il voto da esprimere nelle assemblee delle società.

Permettono ai soci di conseguire il controllo, o almeno un’influenza rilevante sulla gestione della società.

Pongono limiti al trasferimento delle partecipazioni sociali.

Hanno lo scopo di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della società.

Essi non hanno effetto nei confronti dei soci estranei e dei terzi, nei rapporti interni tra i soci aderenti ai patti,

dalla loro violazione scaturisce l’obbligo del risarcimento del danno.

 Patti a tempo determinato:

1. non possono avere durata superiore a 5 anni

2. una durata maggiore è ridotta a 5 anni

3. sono rinnovabili alla scadenza.

 Patti a tempo indeterminato:

1. non possono avere durata superiore a 3 anni,

2. ciascun contraente ha diritto a recedere con un preavviso di 6 mesi.

 Per le società quotate, il legislatore ha ritenuto necessario, che la Consob sia informata, e ne sia

informato il pubblico, dell’esistenza e del contenuto dei patti parasociali.

È infatti disposto che nelle società quotate i patti parasociali, devono essere:

1. comunicati alla Consob entro 5 giorni dalla loro stipulazione

2. pubblicati sulla stampa quotidiana entro 10 giorni

3. depositati presso il registro delle imprese entro 15 giorni.

L’inosservanza di questi obblighi di pubblicità importa la nullità dei patti e la sospensione del diritto di

voto.

 Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti vanno:

1. comunicati alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea,

2. questa dichiarazione va trascritta nel verbale assembleare e questo va depositato nel registro delle

imprese.

La denuncia delle irregolarità degli amministratori all’autorità giudiziaria art 2409

La denuncia al collegio sindacale art. 2408

Il codice attribuisce ai soci titolari del decimo del capitale sociale (o del ventesimo, nelle società che fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio) i quali abbiano il fondato sospetto che siano state compiute gravi

irregolarità dagli amministratori, il potere di denunziare tali irregolarità al tribunale, quando vi è un pericolo

di danno per la società o per una società controllata.

Lo stesso potere spetta al:

 collegio sindacale

 consiglio di sorveglianza

 comitato per il controllo sulla gestione

 pubblico ministero, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio

Dopo la denunzia, il tribunale sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare

l’ispezione dell’amministrazione della società.

Il tribunale:

 non ordina l’ispezione, e sospende il procedimento, se l’assemblea sostituisce amministratori e sindaci

che accertano le irregolarità e le eliminano.

 Se le violazioni non sono state eliminate, il tribunale può disporre provvedimenti provvisori e convoca

l’assemblea

 Nei casi più gravi, revoca gli amministratori e nomina un amministratore giudiziario, il quale può:

1. proporre l’azione di responsabilità

2. convoca e presiede l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci, o per proporre la

messa in liquidazione della società o la sua ammissione ad una procedura concorsuale

3. riferisce al tribunale i risultati del suo operato, prima della scadenza del suo incarico

L'acquisto delle proprie azioni

Il legislatore ha dettato regole particolari per vietare alle società per azioni il compimento di determinati atti

o per consentirlo solo quando ricorrano determinati presupposti.

1. L'acquisto delle proprie azioni è vietato perché, se la società potesse acquistarle trasferendo in

corrispettivo, agli azionisti, somme di denaro che fanno parte del suo patrimonio, si avrebbe una

diminuzione del patrimonio e quindi della garanzia dei creditori sociali, senza che costoro ne siano

nemmeno informati.

Il divieto non opera quando l'acquisto è finalizzato alla riduzione del capitale.

È inoltre consentito a determinati presupposti:

1. che l'acquisto avvenga entro i limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili

2. che l'acquisto sia autorizzato dall'assemblea ordinaria la quale stabilisce le modalità dell'acquisto,

indicando:  il numero massimo delle azioni da acquistare

 il periodo, non superiore a 18 mesi, entro il quale gli acquisti possono

avvenire

 il minimo ed il massimo del prezzo che può essere pagato

3. che le azioni siano interamente liberate.

Il valore nominale delle azioni acquistate non può mai eccedere la decima parte del capitale sociale.

Se non ricorrono i presupposti o se l’ammontare delle azioni proprie acquistate supera il limite del

decimo del capitale sociale, la società ha la seguente alternativa:

 procede, entro un anno dall'acquisto, all'alienazione delle azioni (secondo modalità determinate

dall'assemblea dei soci)

 oppure, annulla le azioni e riduce il capitale. Se l'assemblea non provvede alla riduzione, questa deve

essere disposta dal tribunale su richiesta degli amministratori e dei sindaci.

Onde questa disciplina non venga elusa, il legislatore ha disposto che essa si applica anche quando la

società procede all'acquisto delle proprie azioni per mezzo di una persona/società interposta che le

acquista in nome proprio, ma per conto della società emittente.

 Le suddette limitazioni non si applicano quando:

1. l'acquisto avviene a titolo gratuito

2. quando l'acquisto è una conseguenza accidentale di altra operazione (fusione con altra società, o

acquisto di un patrimonio a titolo universale, o infine, quando si ha una esecuzione forzata sulle

azioni appartenenti ad un debitore della società e questa ne ottiene dal giudice l'assegnazione a

soddisfazione del proprio credito).

Anche in tali ipotesi opera il limite quantitativo, per cui il valore nominale delle azioni proprie

acquisite dalla società non può superare il decimo del capitale,in caso contrario:

 la società deve vendere l'eccedenza, entro 3 anni

 in mancanza di alienazione, dovrà ridurre il capitale.

 Il potere di disporre delle azioni acquistate, non spetta agli amministratori, ma all'assemblea dei soci.

Il diritto di voto è sospeso finché le azioni restano in proprietà della società.

Gli utili attribuiti a dette azioni vengono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni.

Azioni riscattabili: la disciplina dell'acquisto delle azioni proprie si applica anche alle azioni per le quali

lo statuto prevede un potere di riscatto della società. Le azioni riscattabili sono solitamente assegnate a

soci legati alla società da rapporti extra sociali (ad esempio di lavoro), per cui la società può esercitare il

potere di riscatto quando cessa la prosecuzione del rapporto extrasociale: il valore di riscatto viene

determinato secondo i criteri fissati per i casi di recesso.

Il divieto di sottoscrizione delle proprie azioni. Altre operazioni vietate

2. Per assicurare l'effettività dei conferimenti, e quindi del capitale sociale, alla società per azioni è vietata

la sottoscrizione delle proprie azioni.

Il divieto di sottoscrizione è assoluto, nel senso che non si hanno eccezioni.

Il divieto opera:

 sia al momento della costituzione della società,

 sia al momento di ogni successivo aumento del capitale.

La violazione del divieto di sottoscrizione non importa un obbligo di alienazione delle azioni acquistate

o del loro annullamento con conseguente riduzione del capitale. Il legislatore ha invece preferito una

soluzione diversa che consente di tener fermo l'obbligo di effettuare i conferimenti e di mantenere

inalterata la misura del capitale sociale.

Nell'ipotesi di sottoscrizione diretta il legislatore ha disposto che le azioni si intendano sottoscritte, e i

conferimenti effettuati, da soci e amministratori (questi, perciò diventano titolari delle azioni sottoscritte

in nome della società).

Nell’ipotesi di sottoscrizione indiretta, il terzo prestanome rimane titolare delle azioni sottoscritte, ma se

non è in grado di effettuare i versamenti, provvederanno soci e amministratori.

In entrambe le ipotesi, chi dimostra di essere esente da colpa non è responsabile della liberazione delle

azioni.

3. Infine, alla società è vietato accordare prestiti o fornire garanzie a terzi per l'acquisto o la

sottoscrizione delle proprie azioni. Mancando questo divieto, potrebbe accadere che il capitale sociale

appaia interamente versato, mentre il denaro necessario per la sottoscrizione o l'acquisto delle azioni

sarebbe stato fornito dalla stessa società.

È inoltre vietato accettare in pegno azioni proprie, perchè in caso di inadempimento del debitore, sarebbe

costretta ad acquistarne la proprietà.

Questi divieti tuttavia non operano quando: prestiti o accettazione di garanzie sono fatte per favorire

l'acquisto di azioni da parte di dipendenti della società, o società controllate (le somme impiegate e le

garanzie prestate devono essere contenute nei limiti degli utili distribuibili regolarmente accertati e delle

riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvate).

Il divieto di sottoscrizione reciproca delle azioni

L'affidamento dei creditori sociali è posto in pericolo anche quando la società A ne costituisce un'altra B

sottoscrivendone il capitale per una certa cifra (ad es., un milione di euro), e poi delibera l'aumento del

proprio capitale per lo stesso importo di un milione, facendone sottoscrivere le azioni alla stessa società B.

Per evitare tali pericoli, è vietato alle società di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione

reciproca di azioni, sottoscrizione vietata anche se avviene per interposta persona.

Al di fuori della costituzione e dell'aumento del capitale, è sempre possibile che si abbiano partecipazioni

incrociate tra le società, in conseguenza di acquisti reciproci di azioni corrispondenti al capitale già

sottoscritto da rispettivi azionisti.

Le partecipazioni in altre società: società finanziarie e società d’investimento

In linea di massima, le società sono libere di acquistare azioni o quote di altre società, ma l’art. 2361

stabilisce che l’assunzione di partecipazioni in altre imprese:

 non è consentita se, per la misura e per l’oggetto della partecipazione, ne risulta sostanzialmente

modificato l’oggetto sociale determinato dallo statuto.

 deve essere deliberata dall’assemblea se comporta responsabilità illimitata x le obbligazioni della

partecipata.

Tali acquisti possono condurre alla costituzione di gruppi di società che mirano a soddisfare le esigenze di

sviluppo dell'attività economica attraverso la formazione di imprese autonome e distinte, ma in effetti

coordinate tra di loro. Di solito, il coordinamento avviene attraverso la costituzione di società finanziarie

(dette holdings) e, le quali svolgono quale attività esclusiva o principale l'assunzione di partecipazioni in

altre società, allo scopo di dirigerne l'attività.

Tra le imprese finanziarie vengono ricomprese anche le società di investimento mobiliare, le quali non

acquistano le partecipazioni di altre società allo scopo di controllarne l'attività e di costituire gruppi di

società, ma allo scopo di investire il proprio capitale in titoli, con l'obiettivo di trarne un reddito.

95. Società controllate e società collegate. Acquisto e sottoscrizione di partecipazioni della società

controllante.

Il legislatore ha dettato regole particolari per limitare l'esercizio del potere di partecipazione e per

disciplinare i rapporti tra le società interessate.

Controllo societario

Azionario

mediante acquisto di azioni o quote

 controllo di diritto:maggioranza dei voti in

assemblea ordinaria

 controllo di fatto: voti sufficienti per

esercitare una influenza dominante in

assemblea ordinaria

 controllo indiretto: da società da essa

controllate, o tramite società fiduciarie o

persone interposte.

Contrattuale

Il controllo deriva da accordi contrattuali fra gli

amministratori delle società interessate (ad es.,

contratto di agenzia). Una società è sotto

l’influenza dominante di un’altra in virtù di

particolari vincoli contrattuali

Sono società collegate, le società che sono sotto “l’influenza notevole”di un’altra società. L’influenza è

notevole, quando l’una società può esercitare nell’assemblea ordinaria dell’altra almeno un quinto dei voti; o

un decimo, se la società ha azioni quotate in borsa.

Acquisto reciproco di azioni

L’acquisto delle azioni o quote della controllante (A), da parte della controllata (B) è assoggettato alla

medesima disciplina dell’acquisto delle azioni proprie.

La controllata non può, neppure tramite società fiduciaria o interposta persona, acquistare azioni o quote

della società controllante se non ricorrono le seguenti condizioni:

 che l’acquisto avvenga nei limiti degli utili o delle riserve disponibili

 che le azioni acquistate siano interamente liberate

 che l’acquisto sia deliberato dall’assemblea dei soci

 che non venga superato il limite di un decimo del capitale sociale

In caso di violazione di questi limiti:

 le azioni devono essere alienate entro un anno dall’acquisto

 se la vendita non avviene, la controllante deve annullare le azioni e deve essere ridotto il capitale. La

controllata ha diritto al rimborso delle azioni annullate.

Gli amministratori della società controllata non possono esercitare il diritto di voto nelle assemblee della

società controllante.

Le condizioni prescritte x l’acquisto di azioni o quote da parte di società controllate non operano se

l’acquisto avviene per effetto di successione universale o di fusione, ovvero a titolo gratuito o in occasione di

esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della società controllata (in questi ultimi 2 casi le

azioni devono essere interamente liberate).

Quando viene superato il limite del possesso del decimo del capitale è disposto che la società controllata

proceda all’alienazione dell’eccedenza nel termine di 3 anni, o in mancanza, che la società controllante

proceda alla riduzione del capitale, col corrispondente rimborso del valore delle azioni annullate alla società

controllata. Se il limite del decimo viene superato per circostanze sopravvenute,la società controllante, entro

3 anni dalla circostanza, deve annullare le proprie azioni e ridurre il capitale.

Sottoscrizione

Alla società controllata è vietato sottoscrivere azioni o quote della società controllante.

In caso di sottoscrizione diretta della società controllata, gli amministratori, se non dimostrano di essere

esenti da colpa, sono obbligati a versare i conferimenti.

In caso di sottoscrizione indiretta, il terzo che ha sottoscritto le partecipazioni in nome proprio, ma per conto

della società controllata, è considerato sottoscrittore per conto proprio, e rimane quindi titolare delle

partecipazioni sottoscritte, se non è in grado di pagare il debito, il pagamento dovrà essere effettuato dagli

amministratori, sempre che non diano la prova di essere esenti da colpa.

I gruppi di società. L'attività di direzione e coordinamento

Quando sussiste una posizione di controllo tra due o più società, la legge presume che la società controllante

svolga una attività di direzione e di coordinamento delle attività delle società controllate. Tale attività (per

cui la società controllante viene denominata capogruppo) può essere svolta:

 in base a vincoli contrattuali esistenti tra le società (c.d. contratto di dominio), oppure

 in virtù di clausole statutarie o anche solo

 in via di fatto ( per la coincidenza degli organi amministrativi delle 2 società).

Vi è il rischio, che la società capogruppo induca gli amministratori delle società controllate ad adottare

decisioni, corrispondenti all'interesse della stessa capogruppo, o anche all'interesse complessivo del gruppo,

che però possono arrecare pregiudizio alla singola società controllata.

1. Pubblicità a tutela degli interessi dei soci di minoranza e dei creditori della controllata è disposto che la

stessa controllata debba dare pubblicità al fatto di essere soggetta all'altrui attività di direzione e di

coordinamento. In mancanza, gli amministratori della società controllata sono responsabili dei danni che

la mancata conoscenza del fatto abbia arrecato ai soci o ai terzi.

2. Motivazione. Le decisioni delle società controllate, quando influenzate dalla capogruppo, devono essere

motivate e recare indicazione delle ragioni e degli interessi la cui valutazione ha inciso sulla decisione.

3. Responsabilità. Ai soci e ai creditori della società controllata e attribuita una azione diretta di

responsabilità extracontrattuale anche contro la società capogruppo, se questa ha indotto le società

controllate a violare i principi di correttezza della gestione.

 I soci, possono agire per il risarcimento dei danni arrecati al valore e alla redditività della loro

partecipazione sociale.

 I creditori, agiscono per la lesione cagionata all'integrità del patrimonio sociale, quando tale lesione

non consente alla società controllata il pagamento dei propri debiti.

Tale azione di responsabilità (extracontrattuale):

 è diretta

 può essere esercitata solo se i soci e i creditori non sono stati soddisfatti dalla società controllata

 se la società controllata viene sottoposta ad una procedura concorsuale, l'azione dei creditori contro

la capogruppo è esercitata dall'organo a cui la legge attribuisce l'amministrazione.

4. Finanziamenti postergati. I finanziamenti effettuati dalla capogruppo alla società controllata in una

situazione in cui sarebbe stato invece ragionevole procedere ad un aumento del capitale sociale, sono

disciplinati, se la società controllata fallisce, come se fossero conferimenti, e quindi vengono rimborsati

alla società capogruppo solo se prima vengono soddisfatti tutti gli altri creditori della controllata.

La suddivisione in comparti con autonomia patrimoniale.

Anche le società per azioni rispondono dei propri redditi con tutto il loro patrimonio. Può accadere, pertanto,

che quando una società intende compiere una particolare operazione economicamente autonoma, possa avere

interesse a costituire un’altra società da essa controllata, destinata a compiere solo tale operazione (per

esempio, la costruzione di un'autostrada) così da rispondere dei debiti scaturenti dalla stessa operazione solo

con la parte del proprio patrimonio che è stata oggetto del suo conferimento nella società controllata. Ma

invece di procedere per questa via, alle società per azioni è consentito di costituire al loro interno appositi

patrimoni separati, ciascuno dedicato al compimento di una specifica operazione economica.

 Patrimoni destinati ad uno specifico affare

La società per azione può costituire uno o più patrimoni separati, ciascuno dei quali destinato in via

esclusiva ad uno specifico affare. Tali patrimoni non possono essere costituiti per un valore

complessivamente superiore al 10% del patrimonio netto della società.

La deliberazione è adottata dall'organo amministrativo della società a maggioranza assoluta dei suoi

componenti e deve indicare:

 l'affare al quale sono destinati i beni

 il piano economico finanziario da cui risulti la congruità del patrimonio rispetto alla realizzazione

dell'affare

 gli eventuali apporti di terzi

 la possibilità di emettere strumenti finanziari di partecipazione all'affare con i diritti che essi

attribuiscono

 la nomina di una società di revisione

 le regole con cui deve essere presentato il rendiconto dell'affare

 gli amministratori possono stabilire che la società risponda illimitatamente con tutto il proprio

patrimonio anche dei debiti relativi allo specifico affare; se invece manca tale previsione, per tali

debiti della società risponde solo con i beni del patrimonio separato.

La deliberazione va depositata ed iscritta entro 30 giorni nel registro delle imprese.

Entro 2 mesi dall'iscrizione della delibera i creditori sociali possono fare opposizione, ma il tribunale può

consentire alla società, in attesa di decidere sull'opposizione, di prestare un'idonea garanzia, per poter

procedere alla realizzazione dell’affare: anche il provvedimento del tribunale va pubblicato nel registro

delle imprese. Dopo il decorso del termine bimestrale, o dopo la pubblicazione del provvedimento del

tribunale, i creditori sociali, i cui crediti non derivano dallo svolgimento dell'affare, non possono agire

sui beni inclusi nel patrimonio separato, ma solo sulla parte di frutti o proventi spettanti alla stessa

società.

Se vengono emessi strumenti finanziari di partecipazione all'affare, i loro possessori deliberano sugli

oggetti di interesse comune e sulle eventuali modificazioni dei diritti partecipativi assemblea speciale,

procedendo alla nomina di un rappresentante comune che controlli il regolare andamento dell'affare.

Quando l'affare si è realizzato, o è divenuta impossibile la realizzazione, l'organo amministrativo redige

il rendiconto finale e lo deposita presso il registro delle imprese.

Se i debiti sociali scaturenti dall'affare non sono stati integralmente soddisfatti, i creditori possono

chiedere alla società di nominare un liquidatore che proceda alla liquidazione del comparto separato,

vendendone i beni e pagando le passività. Anche in caso di fallimento della società, il ricavato della

liquidazione concorsuale dei beni del comparto deve essere destinato in via prioritaria al soddisfacimento

dei crediti derivanti dall'affare.

 Finanziamenti destinati ad uno specifico affare

Gli amministratori della società possono stipulare con un terzo (solitamente una banca o una finanziaria)

un contratto di finanziamento destinato alla realizzazione di uno specifico affare, contratto in cui sia

previsto che la restituzione delle somme oggetto del finanziamento debba avvenire esclusivamente con i

proventi, o con una parte dei proventi, derivanti dalla realizzazione dell'affare; e che, se la restituzione

non avviene entro un certo termine, il prestito non debba essere più rimborsato.

Il contratto deve contenere:

1. una descrizione dell’operazione; i tempi di realizzazione; i costi previsti e i ricavi attesi

2. il piano finanziario dell’operazione

3. i beni strumentali necessari alla realizzazione dell’operazione

4. le garanzie offerte dalla società

5. i controlli consentiti al finanziatore

6. la parte dei proventi destinati al rimborso del finanziamento

7. le garanzie che la società presta per il rimborso del finanziamento

8. il tempo massimo del rimborso

Si tratta di una fattispecie diversa dalla precedente:

 anzitutto, perché sono soltanto i proventi dell'operazione a costituire un patrimonio separato da

quello della società

 e poi, perché il finanziamento ha natura partecipativa, nel senso che il finanziatore partecipa al

rischio dell'operazione sociale, in quanto non ha diritto al rimborso del suo credito, il quale diventa

irredimibile, se la società non riesce a realizzare i proventi previsti nello stesso contratto di

finanziamento.

Onde i proventi dell'operazione costituiscano un patrimonio separato, si devono osservare, a tutela degli

altri creditori sociali, particolari regole di pubblicità e di identificazione dei proventi, è pertanto

prescritto che:

 copia del contratto di finanziamento sia depositata ed iscritta nel registro delle imprese;

 la società adotti sistemi di incasso e di contabilizzazione idonei ad individuare in ogni momento i

proventi dell'affare ed a tenerli separati dal restante patrimonio della società.

Le modificazioni dell'atto costitutivo

Nelle società per azioni le modifiche dell'atto costitutivo sono di competenza dall'assemblea straordinaria,

quindi possono essere decise solo da una parte degli azionisti, purché si raggiunga il quorum.

Entro 30 giorni il notaio deve richiedere l'iscrizione nel registro delle imprese di tutte le modifiche.

A differenza di quanto accade per l'atto costitutivo, il notaio non può rifiutare di verbalizzare la delibera

modificativa, neanche se i soci hanno approvato disposizioni contrarie alla legge.

Il notaio, se ritiene la delibera illegittima, deve comunicare, entro 30 giorni, la propria valutazione agli

amministratori che, entro i 30 giorni successivi, devono richiedere al tribunale di accertarne la legittimità

(giudizio di omologazione).

Il tribunale, se l'accertamento è positivo, ordina l'iscrizione.

La modifica diventa efficace solo a seguito di tale iscrizione.

Dopo ogni modifica, il testo aggiornato dello statuto va integralmente depositato nel registro delle imprese.

L'aumento del capitale sociale.

La società può deliberare l'aumento del proprio capitale. La deliberazione di aumento non può essere seguita

fino a che le azioni precedentemente emesse non siano interamente liberate, se è ugualmente avvenuta la

sottoscrizione per l'aumento, i sottoscrittori restano obbligati ai versamenti, che però devono eseguire solo

dopo che avviene la liberazione delle azioni precedenti.

L'azione di nullità contro la delibera di aumento non può essere proposta se non sono trascorsi 6 mesi dalla

sua iscrizione nel registro delle imprese.

 Aumento a pagamento. Si ha aumento del capitale con corrispondente aumento del patrimonio della

società:

o perché i vecchi soci compiono nuovi conferimenti

• o perché ulteriori conferimenti sono compiuti da terzi che così entrano a far parte della società,

• diventandone azionisti.

Se si ha una "sollecitazione all'investimento", deve essere portato a conoscenza della Consob.

Se si conferiscono somme di denaro, bisogna versarne il 25% all'atto della sottoscrizione dell'aumento;

se si conferiscono beni in natura o diritti di credito, occorre procedere alla loro stima.

Delega agli amministratori. Lo statuto (o l'assemblea straordinaria mediante una modifica dello statuto)

possono attribuire agli amministratori il potere di aumentare il capitale attraverso l'emissione di titoli

azionari, fino ad un ammontare massimo determinato nello stesso statuto o dalla stessa assemblea.

Anche la scelta delle categorie di azioni da emettere deve essere indicata nello statuto o dall'assemblea

straordinaria; in mancanza, si può pensare che la scelta spetti all'organo amministrativo o che questo,

possa emettere solo azioni ordinarie. Anche perché, si ritiene che l'emissione di azioni diverse debba

essere approvata dall'assemblea speciale degli azionisti della categoria interessata.

Con la delega si dà modo agli amministratori di procedere all'emissione nel momento in cui la situazione

del mercato finanziario pare più favorevole, o anche di non procedervi affatto: detto potere può essere

esercitato solo entro 5 anni dalla costituzione della società o dalla modifica dello statuto. La delibera

dev'essere redatta da un notaio ed iscritta nel registro delle imprese.

Diritto di opzione. Il diritto di opzione fa si che i vecchi azionisti debbano essere preferiti nella

sottoscrizione delle azioni di nuova emissione in proporzione al numero delle azioni già possedute.

Per l'esercizio dell'opzione dev'essere concesso un termine di 30 giorni dalla pubblicazione nel registro

delle imprese. Per agevolare il collocamento delle azioni, l'assemblea straordinaria, può decidere che

esse vengano sottoscritte da banche o da enti finanziari soggetti al controllo della Consob, che assumono

l'obbligo di offrirle in opzione (c. d. opzione indiretta) agli azionisti. Almeno tre giorni prima della

scadenza del termine per l'esercizio del diritto di opzione, il socio deve versare le somme necessarie per

l'esercizio del diritto di opzione; se il versamento non avviene, il diritto di opzione, deve essere alienato

per loro conto a mezzo di una banca o di una società di intermediazione mobiliare.

Può accadere che per una parte dei titoli l' opzione non venga esercitata: in tale ipotesi, chi ha già

esercitato l'opzione e né ha fatto contestuale richiesta ha un (ulteriore) diritto di prelazione sui titoli non

optati.

Il diritto di opzione può essere escluso o limitato:

1. quando le azioni devono essere liberate mediante conferimenti in natura

2. quando lo esige l'interesse della società (la delibera di esclusione deve essere approvata da oltre la

metà del capitale sociale)

3. quando l'assemblea straordinaria delibera di offrire le nuove azioni ai dipendenti della società, ma

limitatamente ad un quarto, o oltre, delle azioni di nuova emissione.

Nelle prime due ipotesi, occorre una relazione degli amministratori da cui risultino le ragioni per cui si

propone l'esclusione o la limitazione dell'opzione. La relazione deve essere corredata da un parere

dell'organo di vigilanza che deve pronunciarsi sulla congruità del prezzo di emissione, e posta a

disposizione dei soci, assieme alla stima giurata, nella sede sociale durante i 15 giorni anteriori alla

riunione dell'assemblea.

La differenza tra il prezzo di emissione delle azioni ed i loro valore nominale viene denominata

sovrapprezzo. Il sovrapprezzo deve essere versato integralmente. Quanto ottenuto dalla società come

sovrapprezzo deve essere destinato alla riserva legale: solo quando questa ha raggiunto il quinto del

nuovo ammontare del capitale sociale, il sovrapprezzo può essere distribuito tra i soci.

Sottoscrizione parziale: se l'aumento non è sottoscritto integralmente entro il termine prescritto, i

sottoscrittori restano vincolati nei limiti della somma sottoscritta, solo se così è stato espressamente

disposto nella stessa deliberazione di aumento (inscindibilità dell'aumento), perché, invece, se l’aumento

è scindibile, si potrà avere un aumento in misura minore.

Warrants in ipotesi di esclusione del diritto di opzione, può accadere che la società emittente rilasci agli

stessi azionisti particolari "buoni" detti warrants, documenti che attribuiscono il diritto di sottoscrivere o

di acquistare, entro un periodo di tempo e ad un prezzo predeterminati, le azioni di nuova emissioni (c.d.

azioni di compendio).

I warrants sono titoli liberamente trasferibili, con conseguente trasferimento, a chiunque ne diventi

portatore, del diritto di acquisire le azioni di compendio.

Avvenuta la sottoscrizione, entro 30 giorni gli amministratori devono iscrivere nel registro delle imprese,

un'attestazione che l'aumento del capitale è stato eseguito: solo dopo l'iscrizione nel registro di tale

attestato, la nuova cifra del capitale può essere indicata negli atti sociali.

I warrants sono un'altra forma di sottoscrizione indiretta.

 Aumento gratuito Si ha aumento gratuito, e quindi aumento del capitale senza contemporaneo aumento

del patrimonio, quando nel capitale vengono computati valori che già fanno parte del patrimonio della

società (ad es., si imputano a capitale le riserve volontarie, statutarie o facoltative.

All'imputazione a capitale di detti valori vi si procede allo scopo di rendere quei valori indisponibili

(indisponibili, nel senso che non possono più essere distribuiti tra gli azionisti se prima non si adotta una

nuova deliberazione di riduzione del capitale).

L'aumento gratuito di capitale può attuarsi in due modi:

1. si emettono nuove azioni, assegnandole agli azionisti in proporzione di quelle già possedute o

2. si aumenta proporzionalmente il valore nominale delle vecchie azioni, senza aumentarne il numero.

Riduzione del capitale sociale

Riduzione facoltativa. Quando il patrimonio appare eccessivo, gli amministratori possono convocare

l'assemblea straordinaria indicando le ragioni per cui propongono la riduzione del capitale (nell'avviso di

convocazione devono anche indicare le modalità della riduzione).

Detta riduzione, è effettiva, nel senso che diminuisce il patrimonio della società.

Se la maggioranza degli azionisti è d'accordo, l'assemblea può deliberare la riduzione, liberando la società,

per la parte in esubero, dal corrispondente vincolo di indisponibilità.

La società può deliberare di eseguire la riduzione in diversi modi:

1. libera i soci dall'obbligo dei versamenti ancora dovuti

2. restituisce a tutti i soci parte dei conferimenti

In entrambe le ipotesi occorrerà o diminuire il numero delle azioni in circolazione o ritirarle tutte

emettendo altre azioni di valore nominale inferiore.

3. acquista una parte delle proprie azioni, e le annulla

4. sorteggia numero di azioni corrispondente all'ammontare della riduzione, e ne rimborsa il valore

nominale ai titolari ritirando i titoli ed annullandoli (ma in quest'ultimo caso, derivandone la cessazione

del rapporto sociale, si ritiene che la delibera debba essere adottata all'unanimità).

Il capitale non può essere ridotto al di sotto del minimo legale (120 mila euro).

L'esecuzione della riduzione può avvenire soltanto dopo 3 mesi dall'iscrizione della delibera nel registro

delle imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia fatto

opposizione, ovvero, se l'opposizione c'è stata, l'esecuzione sia stata autorizzata dal tribunale, perché la

società acconsente a prestare un idonea garanzia, o perché, anche senza garanzia il pericolo di un pregiudizio

per i creditori è giudicato senza fondamento.

Riduzione per perdite. La principale ragione per cui si ricorre alla riduzione del capitale per perdite è quella

di permettere la distribuzione degli utili successivamente conseguiti, distribuzione altrimenti inammissibile,

in quanto occorrerebbe prima colmare le perdite.

In questo caso, la riduzione del capitale è nominale, giacché non si ha riduzione anche del patrimonio della

società, ma soltanto adeguamento dell'uno all'altro valore.

La riduzione, è obbligatoria se il valore del patrimonio è inferiore a quello del capitale di oltre un terzo.

Gli amministratori devono convocare l'assemblea, sottoponendole una relazione sullo stato patrimoniale

della società corredata dalle osservazioni del collegio sindacale o del consiglio di sorveglianza o del comitato

per il controllo della gestione.

 se l'assemblea giudica la situazione irrimediabile, deve deliberare la riduzione del capitale per adeguarlo

a livello del patrimonio sociale.

 se invece l'assemblea prevede un miglioramento, può rinviare ogni decisione all'esercizio successivo.

Qualora alla fine di quest'altro esercizio sociale la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo,

l'assemblea ordinaria o il consiglio di sorveglianza ha l'obbligo di deliberare la riduzione del capitale in

proporzione delle perdite accertate.

Se la società rifiuta di deliberare la riduzione, su richiesta degli amministratori e dei sindaci, viene disposta

dal tribunale con un decreto che deve essere iscritto nel registro delle imprese.

Il ricorso al tribunale non occorre quando le azioni sono prive dell'indicazione del valore nominale, e lo

statuto consente che in tale ipotesi la riduzione obbligatoria del capitale per perdite possa essere disposta

direttamente dagli amministratori con una delibera pubblicata nel registro delle imprese.

Se poi, sempre per le perdite, si è al di sotto del minimo legale, l'assemblea deve deliberare:

 la riduzione del capitale, aumentandolo contestualmente fino a 120 mila euro o

 lo scioglimento della società ovvero

 la trasformazione in un tipo diverso.

Una ipotesi particolare è quella in cui il capitale appare interamente, perduto. In questa ipotesi, secondo un

orientamento dottrinale, si dovrebbe avere lo scioglimento della società ed eventualmente la costituzione di

una nuova società, invece la giurisprudenza riconosce alla maggioranza dell'assemblea straordinaria il potere

di deliberare la riduzione a zero del capitale, disponendone contestualmente la reintegrazione mediante

aumento.

Il diritto di recesso

Poiché nella società per azioni la modificazione del contratto sociale può avvenire per decisione della sola

maggioranza si è dovuto tutelare l'interesse degli azionisti di minoranza a non subire mutamenti del contratto

che non modifichino in modo radicale quei punti che secondo il legislatore è possibile che essi abbiano

considerato essenziali per la loro partecipazione alla società.

È stato perciò riconosciuto agli azionisti contrari a determinate modificazioni il diritto di recedere dalla

società, la quale dovrà rimborsargli una somma corrispondente al valore della loro quota di partecipazione, o

di parte di essa.

Le principali modificazioni, a cui consegue il diritto di recesso, sono:

 Inderogabili:

1. il cambiamento significativo dell'oggetto sociale

2. trasformazione del tipo della società

3. il trasferimento della sede sociale principale all'estero

4. la revoca della liquidazione

5. soppressione di alcuni casi di recesso previsti dal 2° comma dell’art. 2437, ovvero dallo statuto

6. modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso

7. modifiche dello statuto relative al diritto di voto o di partecipazione

8. società a tempo indeterminato ( il recesso può essere esercitato in qualunque momento con preavviso

di almeno 180 giorni)

 Derogabili:

1. proroga della durata della società

2. introduzione o rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni (clausole di gradimento o di

prelazione) ( art. 2437, 2°comma)

 Statutari:

casi previsti dallo statuto, ma ammessi solo nelle società che non fanno ricorso al marcato del capitale di

rischio (società chiuse).

Termini e modalità di esercizio. Il diritto di recesso spetta ai soci dissenzienti, astenuti o assenti

dall'assemblea, i quali devono comunicarlo alla società con raccomandata entro 15 giorni dalla iscrizione

della delibera nel registro delle imprese.

Dopo l'esercizio del recesso, le azioni devono essere depositate presso la sede sociale e non possono essere

cedute a terzi.

Il recesso diventa inefficace se entro 90 giorni viene revocata la delibera di modifica dello statuto che ne ha

consentito l'esercizio, ovvero viene deliberato lo scioglimento della società.

Determinazione del valore delle azioni. I soci recedenti hanno il diritto di ottenere dalla società il rimborso

delle proprie azioni, il cui importo, se nello statuto non sono stabiliti criteri di valutazione diversi, deve

essere determinato dagli amministratori, prima della riunione assembleare convocata per l'approvazione della

proposta di delibera da cui può scaturire il diritto di recesso.

Nei 15 giorni anteriori all'assemblea i soci hanno diritto di prendere visione del valore del rimborso

determinato dagli amministratori. Se non lo ritengono corretto, devono contestarlo nella stessa dichiarazione

di recesso. A seguito di tale contestazione il valore di liquidazione della quota deve essere determinato da un

esperto nominato dal tribunale.

Per le società quotate: il valore delle azioni è determinato secondo la media aritmetica dei prezzi di

chiusura nei 6 mesi anteriori alla pubblicazione della delibera nel registro delle imprese.

Procedimento di liquidazione. Le azioni dei soci recedenti devono essere:

 offerte in opzione, al valore di rimborso, agli altri soci e ai titolari di obbligazioni convertibili,

se l’opzione non viene esercitata, gli amministratori possono

 collocare le azioni presso terzi estranei e procedere, col ricavato, al rimborso della quota,

nel caso di mancato collocamento, la società deve

 rimborsare le azioni del socio receduto acquistandole nei limiti degli utili e delle riserve disponibili,

in mancanza di utili o di riserve sufficienti, gli amministratori devono

 annullare le azioni, convocando l'assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale o lo

scioglimento della società.

Il recesso può essere esercitato anche dai soci di società soggette ad attività di direzione e di coordinamento

in particolari ipotesi in cui la capogruppo addotta provvedimenti che possono incidere negativamente sul

valore della loro partecipazione sociale.

Per le società quotate: se le azioni del socio receduto non vengono acquistate dagli altri soci, gli

amministratori devono provvedere al loro collocamento mediante offerta nel mercato di quotazione.

Le obbligazioni

Le obbligazioni sono titoli di credito emessi in serie dalla società, tutti identici e liberamente trasferibili:

possono essere nominativi o al portatore.

Le società per azioni, infatti, possono ricorrere al mercato finanziario contraendo mutui a fronte dei quali

rilasciano ai creditori dei documenti, denominati obbligazioni.

Le obbligazioni non rappresentano quote di partecipazione alla società, ma soltanto il diritto di credito che

l'obbligazionista vanta verso la società. Pertanto, gli obbligazionisti non hanno diritto alla distribuzione degli

utili né sopportano le eventuali perdite, ma hanno diritto a percepire periodicamente l'interesse stabilito (se

l'interesse è fisso, le obbligazioni sono denominate titoli a reddito fisso).

Talvolta la società, per invogliare i risparmiatori alla sottoscrizione dei titoli, emette le obbligazioni "sotto la

pari ", e perciò riceve una somma inferiore al loro valore nominale, impegnandosi però a rimborsare alla

scadenza agli obbligazionisti una somma pari al valore nominale. Se la società ha intenzione di rimborsare il

prestito in dieci anni, ogni anno saranno sorteggiate un numero determinato di obbligazioni che saranno

rimborsate ai titolari delle obbligazioni sorteggiate.

Il pagamento del capitale e degli interessi può essere subordinato al soddisfacimento degli altri creditori

sociali (credito postergato o subordinato); e che l'entità e i tempi del pagamento possano variare in

dipendenza dell'andamento economico della società (tasso variabile e indicizzato).

Il legislatore ha apposto dei limiti per tutelare gli obbligazionisti. La regola infatti è che la società può

emettere obbligazioni solo per una somma non superiore al doppio del capitale sociale e delle riserve.

Tale somma può essere superata:

1. Quando le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado che la società concede alla massa degli

obbligazionisti sopra propri immobili il cui valore sia superiore di almeno un terzo all'ammontare del

mutuo obbligazionario.

2. Quando ricorrono ragioni che interessano l'economia nazionale, l'autorità governativa può autorizzare la

società ad emettere obbligazioni oltre il limite prescritto e senza le garanzie, ma prescrivendo altri limiti

modalità e cautele.

3. Quando le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da investitori

professionali: tali obbligazioni possono in seguito essere trasferite anche a terzi che non siano investitori

professionali, ma l'alienante diventa responsabile del mancato rimborso delle obbligazioni da parte della

società emittente.

La riduzione facoltativa può avvenire solo in proporzione delle obbligazioni rimborsate.

La riduzione per perdite rimane obbligatoria: ma la società non può più distribuire utili ai soci sino a quando

l'ammontare del capitale e delle riserve non eguagli nuovamente l'ammontare delle obbligazioni in

circolazione.

Se non è disposto diversamente dallo statuto, l'emissione di obbligazioni è deliberata dagli amministratori:

essa rimane inefficace, sino a quando non viene pubblicata nel registro delle imprese.

La legge prevede una organizzazione unitaria degli obbligazionisti di società commerciali. Questi vengono a

costituire una collettività, che ha come suoi organi:

1. L'assemblea degli obbligazionisti, decide sulle proposte della società che intende modificare le clausole

del prestito o che chiede l'amministrazione controllata o il concordato.

All'assemblea degli obbligazionisti possono assistere gli amministratori e i sindaci della società

emittente, le sue deliberazioni sono impugnabili secondo il procedimento prescritto per l'impugnativa

delle deliberazioni delle assemblee degli azionisti.

2. Il rappresentante comune è nominato dall'assemblea degli obbligazionisti: ne segue le deliberazioni, ne

tutela gli interessi comuni nei rapporti con la società e li rappresenta nelle procedure concorsuali apertesi

a carico della stessa società, assiste alle assemblee dei soci e alle operazioni di sorteggio delle

obbligazioni.

Le obbligazioni convertibili in azioni. I "warrants"

L'emissione di obbligazioni convertibili in azioni è di competenza dell'assemblea straordinaria, esse non sono

solo titoli di debito, ma hanno anche natura partecipativa, in quanto attribuiscono ai loro possessori una

duplice alternativa:

1. ottenere dalla società il rimborso del valore nominale dei titoli

2. sottoscrivere azioni della stessa società, utilizzando per la loro liberazione, le somme già versate all'atto

della sottoscrizione delle obbligazioni.

Con le obbligazioni convertibili:

 da un lato, i sottoscrittori entrano in possesso di titoli che non gli fanno acquisire immediatamente una

partecipazione sociale per cui sarebbero coinvolti in eventuali perdite della società

 dall'altro lato, avendo la facoltà di convertire successivamente, dopo essersi resi conto dell'andamento

della gestione sociale, hanno modo di usufruire dell'eventuale aumento del valore del patrimonio sociale.

L'assemblea straordinaria deve deliberare:

 sia le modalità del diritto di conversione (in particolare, il rapporto di cambio, la data dalla quale si potrà

chiedere la conversione)

 sia l'aumento del capitale sociale per un importo corrispondente al valore nominale delle azioni che gli

obbligazionisti otterranno ove esercitino tutti il diritto di opzione.

Non può essere deliberata l'emissione di obbligazioni convertibili se il capitale sociale non sia stato

interamente versato.

Il codice stabilisce che non può esserne indicato il valore nominale e che il valore complessivo delle

obbligazioni convertite non possa in nessun caso essere inferiore al corrispondente valore globale del

capitale sociale.

Lo statuto o l'assemblea straordinaria possono delegare agli amministratori l'emissione di obbligazioni

convertibili, in una o più tranches, sino ad un ammontare determinato e per il periodo massimo di 5 anni.

Sulle obbligazioni convertibili, gli azionisti possono esercitare il diritto di opzione, se non lo esercitano, non

hanno poi nessuna prelazione neppure sulle azioni emesse per consentire la conversione delle obbligazioni,

che altrimenti ne verrebbe impedita. La delibera di aumento del capitale viene eseguita al momento e nella

misura in cui gli obbligazionisti esercitano la facoltà di conversione.

Il legislatore si è preoccupato di evitare che nella conversione la società possa arrecare pregiudizio alle

posizioni degli obbligazionisti. Pertanto, fino a quando non è scaduto il periodo di tempo previsto per

l'esercizio della conversione, la società può deliberare la riduzione volontaria del capitale esuberante e la

modifica delle clausole statutarie sulla ripartizione degli utili solo se ha dato la possibilità agli obbligazionisti

di esercitare la conversione, anche se ancora non è iniziato il termine per provvedervi, in tempo utile per

partecipare in qualità di soci all'assemblea straordinaria convocata per adottare una delle deliberazioni

suddette. Una regola analoga vale per l'ipotesi di fusione con altre società.

La possibilità di conversione anticipata non è invece necessaria, e quindi non è concessa, nei casi di aumento

gratuito del capitale o di riduzione obbligatoria per perdite, giacché in questi casi il legislatore ha ritenuto

sufficiente disporre la correzione automatica del rapporto di cambio in proporzione alla misura dell'aumento

o della riduzione: in modo che, se e quando gli obbligazionisti eserciteranno la conversione in azioni, le

conseguenze di questi eventi si rifletteranno egualmente sulla loro posizione, in caso di aumento del capitale

a pagamento, ai possessori di obbligazioni convertibili spetta, il diritto di opzione sui titoli di nuova

emissione.

Warrants. Differiscono da quelle convertibili le obbligazioni che vengono emesse con i c. d. warrants.

I warrants possono avere una circolazione, e quindi una valutazione, separata da quella del titolo

obbligazionario, e l'esercizio del diritto di sottoscrizione delle azioni di nuova emissione non fa perdere

all'obbligazionista, che può rimanere tale se le obbligazioni hanno una durata maggiore del warrant, la

posizione di creditore della società emittente.

Quindi con i warrants si può essere contemporaneamente obbligazionista e soci.

La documentazione dell'attività della società. I libri sociali. L'informazione dei soci e dei terzi.

La società per azioni, oltre le scritture contabili prescritte per tutti gli imprenditori commerciali, deve tenere

anche i seguenti libri regolarmente numerati e bollati:

1. Il libro dei soci, nel quale devono essere indicati il numero delle azioni, il nome di titolari delle azioni

nominative, i loro trasferimenti e vincoli, i versamenti eseguiti

2. Il libro delle adunanze delle deliberazioni delle assemblee dei soci, in cui vanno trascritti anche i verbali

redatti per atto pubblico

3. Il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e del consiglio di gestione

4. Il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale, ovvero del consiglio di sorveglianza o

del comitato per il controllo della gestione

5. Il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo

6. Il libro delle obbligazioni, il quale deve indicare l'ammontare delle obbligazioni emesse e di quelle

estinte, il nome dei titolari delle obbligazioni nominative e i trasferimenti

7. Il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti

8. Il libro degli strumenti finanziari di partecipazione ai patrimoni destinati ad uno specifico affare.

L’ 1,il 2,il 3,il 6 e l’8 sono tenuti dagli amministratori;

Il 4 dal collegio sindacale o dal corrispondente organo di controllo;

Il 5 dal comitato esecutivo;

Il 7 dal rappresentante comune degli obbligazionisti.

Ispezione dei libri. I soci hanno il diritto di esaminare il libro dei soci e il libro delle deliberazioni

assembleari, e di ottenerne estratti.

Il diritto di ispezione può riguardare l'intero contenuto dei due libri, anche per le parti che si riferiscono a

tempi anteriori all'acquisto della qualità di socio.

Eguale diritto spetta ai possessori degli strumenti partecipativi ad un singolo affare e al loro rappresentante

comune in relazione al libro degli stessi strumenti; e al rappresentante comune degli obbligazionisti per il

libro delle obbligazioni e il libro delle assemblee degli azionisti; il rappresentante comune, a sua volta, a

ciascun obbligazionista deve permettere l'esame e rilasciare gli estratti del libro delle assemblee degli

obbligazionisti.

L'informazione dei soci e dei terzi. Nelle società non quotate entro 30 giorni dall'approvazione del bilancio

di esercizio, gli amministratori devono depositare nel registro delle imprese l'elenco dei soci, indicando

anche i trasferimenti delle azioni della costituzione di altri diritti o di vincoli sugli stessi titoli annotati nel

libro dei soci nell'anno precedente: poiché il registro delle imprese è pubblico, di tali dati possono prendere

cognizione ai soci, ed anche i terzi interessati.

Bilancio di esercizio

L'organo amministrativo, alla chiusura di ogni esercizio sociale (che, di norma, coincide con la fine dell'anno

solare), deve redigere il bilancio di esercizio.

La redazione del bilancio non può essere delegata ad uno o più amministratori.

Il bilancio si compone di 3 documenti:

1. Stato patrimoniale

2. Conto economico

3. Nota integrativa Bilancio abbreviato

Alle società che non superano determinate dimensioni delle attività patrimoniali e/o del fatturato e/o del

personale dipendente è consentita la redazione di un bilancio abbreviato, con riduzione del numero delle voci

dello stato patrimoniale e delle indicazioni della nota integrativa.

Bilancio straordinario

Il bilancio straordinario (infrannuale) è redatto in particolari momenti della vita della società (ad es. fusione,

liquidazione). Patrimoni destinati ad uno specifico affare

Qualora la società costituisca patrimoni destinati ad uno specifico affare, sotto il profilo contabile, è previsto

che:

 i beni e i rapporti in essi compressi siano indicati distintamente nello stato patrimoniale

 gli amministratori redigono un separato rendiconto, allegato al bilancio, secondo lo schema previsto per

la redazione del bilancio

 gli amministratori illustrino, nella nota integrativa, il valore e la tipologia dei beni e dei rapporti giuridici

compressi in ciascun patrimonio destinato, ivi inclusi quelli apportati dai terzi, i criteri adottati per

l'imputazione degli elementi comuni di costo e di ricavo, nonché il corrispondente regime di

responsabilità

 in calce allo stato patrimoniale, risulti che la deliberazione costitutiva del patrimonio destinato prevede

una responsabilità illimitata della società per le obbligazioni sorte in relazione allo specifico affare.

I principi di redazione del bilancio

Gli scopi della relazione del bilancio annuale sono quelli di informare i soci ed i terzi sulla consistenza del

patrimonio della società (e delle variazioni intervenute tra un anno e l'altro) e di accertare gli utili o le perdite

dell'esercizio sociale.

Per realizzare tali scopi, il legislatore richiede il rispetto di una serie di principi.

1. Il bilancio dev'essere redatto con chiarezza: ciò comporta il rispetto della struttura dello stato

patrimoniale e del conto economico, nei quali devono essere iscritte separatamente, e nell'ordine

prescritto, le “voci”, cioè le poste del bilancio indicate negli art. 2424 e 2425.

Le voci previste dalla legge, se necessario, possono essere ulteriormente suddivise, altre voci possono

essere aggiunte, si può anche procedere alla loro raggruppamento, ma solo se questo, a causa

dell'importo delle voci, è irrilevante, ovvero quando favorisce la chiarezza del bilancio.

Inoltre, per ogni voce deve essere indicato, quando è possibile, l'importo della voce corrispondente

dell'esercizio precedente.

È vietata la compensazione, totale o parziale, delle diverse partite, che perciò vanno indicate

distintamente nella voce di pertinenza.

2. Rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della società e del

risultato economico dell'esercizio: i valori contabili attribuiti ai beni compresi nelle diverse poste devono

essere determinati in modo da esprimere un quadro fedele della situazione patrimoniale della società e in

modo da non alterare la misura degli utili conseguiti e delle perdite subite.

A tal fine il legislatore ha stabilito i criteri di valutazione che devono essere osservati per la

determinazione del valore dei beni ed ha posto la regola per cui la valutazione delle voci deve essere

fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell'attività.

Ed, infatti, la valutazione dei beni dell'attivo è, di solito, ispirata al criterio della loro iscrizione al costo

di acquisto o di produzione (sull'idea che la misura del costo non è solo l'espressione di una spesa, ma

indica anche il valore di funzionamento che l'imprenditore ha attribuito al bene nella prospettiva del suo

inserimento e della sua utilizzazione nell'organizzazione aziendale).

Non è dunque consentita l'indicazione di un valore di vendita o di liquidazione volontaria o forzata; così

come non è ammessa la rivalutazione economica (per aumento del valore di mercato del bene) né quella

monetaria (per svilimento della moneta): solo se leggi speciali lo consentono, è possibile tenere conto

della svalutazione della moneta, procedendo ad una rivalutazione dei cespiti secondo i coefficienti

prescritti dal legislatore.

Altri principi di redazione del bilancio sembrano corrispondere sia alle esigenze di chiarezza, sia a quelle di

verità del bilancio. Così:

3. Si deve tenere conto delle entrate e delle spese di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla

data dell'incasso del pagamento

4. Si possono indicare solo gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio

5. Gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente

6. I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro (c.d. principio di continuità

dei bilanci)

Deroghe ai principi di redazione ed ai criteri di valutazione sono ammesse in casi eccezionali e solo se

necessarie per la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato

economico: le deroghe, e le eventuali variazioni dei criteri di valutazione da un esercizio all'altro, devono

essere motivate dagli amministratori nella nota integrativa.

Se a causa della deroga ai criteri di valutazione emergono utili, questi devono essere iscritti in una apposita

riserva e non possono essere distribuiti fino a quando il maggior valore iscritto non venga realizzato (ad es.

per effetto dell'alienazione del bene o dell'incasso del credito).

Il conto economico

Il conto economico deve indicare il risultato economico dell'esercizio, risultato che corrisponde la differenza

tra i ricavi e i costi dell'attività produttiva, e tra i proventi e gli oneri di natura finanziaria.

Se la somma dei ricavi e dei proventi è superiore alla somma dei costi di produzione e degli oneri finanziari,

la differenza costituisce l'utile, se invece è inferiore costituisce la perdita.

Gli utili o le perdite vanno riportati nella parte passiva dello stato patrimoniale, per indicare l'incremento o il

decremento del patrimonio netto.

il conto economico deve essere redatto nella forma c. d. " scalare ", diviso in 5 sezioni:

1. Nella prima si indicano e si sommano i ricavi dell'attività dell'esercizio sociale

2. Nella seconda dal totale dei ricavi vengono detratti i costi, comprendendosi anche ammortamenti e

accantonamenti.

 Gli ammortamenti sono un espediente contabile per ripartire fra più esercizi i costi dei beni durevoli

in relazione alle loro possibilità di utilizzazione.

Le quote di ammortamento:

sono indicate nel conto economico dell'esercizio,

• il loro ammontare complessivo deve risultare dalla nota integrativa ed essere inserito all'attivo

• dello stato patrimoniale, in sottrazione al valore dei beni durevoli utilizzabili solo per un certo

tempo.

 Gli accantonamenti sono costituiti da fondi occorrenti per il rinnovamento dei beni, o per

fronteggiare eventuali rischi (ad es. l'insolvenza dei debitori) con futuri impegni (ad es. il trattamento

di fine rapporto).

Le quote di accantonamento:

sono indicate nel conto economico,

• il loro ammontare è inserito al passivo dello stato patrimoniale.

3. Nella terza vanno iscritte le voci relative ai proventi finanziari ed a gli oneri finanziari.

4. Nella quarta vanno indicate le rettifiche di valore intervenute nell'esercizio con riguardo alle attività

finanziarie.

5. Nella quinta vanno indicati i proventi e gli oneri straordinari cioè che non derivano dall'attività ordinaria.

Si può così iscrivere il totale dei risultati della gestione prima delle imposte.

Vanno poi indicate le imposte, in modo che alla fine risultino gli utili (o le perdite) dell'esercizio al netto

delle imposte da pagare; utili sui quali dovrà essere calcolata la quota di riserva legale e sulla cui

destinazione delibererà l'assemblea ordinaria.

La nota integrativa

La nota integrativa ha una funzione informativa, perché serve ad illustrare ed integrare in modo analitico i

dati dello stato patrimoniale e del conto economico, per consentirne una adeguata interpretazione ai soci ed

ai terzi.

Nella nota integrativa:

 devono essere motivate le deroghe e/o le modifiche ai criteri di valutazione, anche rispetto al bilancio

dell'esercizio precedente

 devono essere indicate le eventuali rivalutazioni o svalutazioni delle immobilizzazioni

 devono essere date tutte le notizie che consentano una migliore comprensione della situazione

patrimoniale e finanziaria della società, tra cui:

1. l'elenco delle partecipazioni in altre imprese

2. l'ammontare dei debiti assistiti da garanzie reali sui beni sociali

3. la composizione delle voci " ratei e risconti "

4. la composizione dei conti d'ordine.

Nella nota integrativa deve essere contenuto anche un apposito prospetto dal quale risultino:

 gli effetti dell'applicazione di norme fiscali

 il numero medio dei dipendenti, ripartito per categoria

 i compensi agli organi sociali

 la composizione degli strumenti finanziari che caratterizzano l'assetto della società

 i finanziamenti dei soci

 i dati relativi ai patrimoni destinati a specifici affari e ai contratti di leasing.

Relazione degli amministratori

Al bilancio d'esercizio gli amministratori devono allegare una propria relazione, nella quale riferiscono

sull'andamento della gestione sociale, nel suo complesso e nei vari settori in cui la società ha operato, anche

attraverso imprese controllate, in particolare si deve riferire su:

 costi, ricavi ed investimenti

 rapporti di controllo

 fatti di rilievo successivi alla chiusura dell'esercizio

 l'evoluzione prevedibile della gestione.

Anche le società in nome collettivo e in accomandita semplice, quando tutti loro soci illimitatamente

responsabili sono società di capitali, hanno l'obbligo di redigere il proprio bilancio, secondo le norme

prescritte per le società per azioni, onde evitare l'elusione della relativa disciplina.

Disposizioni particolari sono previste per la redazione dei bilanci, anche consolidati, di banche, imprese

finanziarie, imprese di investimento, imprese assicuratrici.

Il procedimento per l'approvazione del bilancio. Destinazione degli utili: riserve e dividendi.

Pubblicazione del bilancio. Invalidità.

Per le S.p.A. l'approvazione del bilancio spetta all'assemblea ordinaria dei soci.

Dopo la redazione, il bilancio deve essere comunicato, assieme alla relazione, dagli amministratori al

collegio sindacale almeno 30 giorni prima del giorno fissato per la riunione dell'assemblea che deve

discuterlo.

Il collegio sindacale, deve stendere una relazione sui risultati dell'esercizio e sulla tenuta della contabilità con

particolari riferimenti alle eventuali deroghe.

Analoga relazione deve essere predisposta dal revisore incaricato del controllo contabile.

Il bilancio, assieme alle copie dei bilanci delle società controllate e delle società collegate, deve restare

depositato, assieme alle relazioni degli amministratori, dei sindaci e del controllore contabile, nella sede della

società, a disposizione di ciascun socio, durante i 15 giorni che precedono l'assemblea, e finché questa lo

abbia approvato.

L'assemblea ordinaria può approvare il bilancio, rifiutarne l'approvazione e deliberare sulla destinazione

degli utili.

Infatti gli utili conseguiti nell'esercizio non sono tutti distribuibili agli azionisti: non solo per è possibile che

negli esercizi precedenti si siano avute perdite che ancora devono essere reintegrate, ma perché è prescritto

che almeno il 5% deve essere trattenuto dalla società per costituire una riserva legale, fino a che questa non

abbia raggiunto il quinto del capitale sociale.

La riserva legale è indisponibile, se diminuisce essa deve essere reintegrata negli esercizi successivi.

Oltre la riserva legale, si possono avere riserve statutarie e facoltative:

 La riserva statutaria è quella prescritta, dallo statuto, in aggiunta a quella legale.

 La riserva facoltativa è quella disposta dalla stessa assemblea ordinaria la quale, approvando il bilancio,

delibera di non distribuire tutti gli utili disponibili, ma di destinare una parte a riserva.

Utili inesistenti: se, vengono distribuiti utili non realmente esistenti, la distribuzione è contraria alla legge, e

produce responsabilità anche penale degli amministratori e dei sindaci.

Ma gli azionisti non sono obbligati a restituire i dividendi riscossi, purché:

1. gli utili siano stati riscosse in buona fede

2. gli utili siano stati distribuiti in base ad un bilancio regolarmente approvato

3. gli utili riscossi corrispondano agli utili risultanti dal bilancio.

Pubblicità: entro 30 giorni dall'approvazione, una copia del bilancio con il verbale della delibera di

approvazione, le relazioni degli amministratori, dei sindaci e del soggetto incaricato del controllo contabile,

devono essere depositate presso l'ufficio del registro delle imprese. Assieme al bilancio le società non

quotate devono anche depositare nel registro delle imprese l'elenco dei soci, con le modifiche intervenute

dalla data di approvazione del bilancio dell'esercizio precedente.

Invalidità. Inosservanza delle disposizioni prescritte per la regolare formazione del bilancio produce

l'invalidità della deliberazione dell'assemblea che lo ha approvato. L'impugnativa non può però essere

proposta dopo l'approvazione del bilancio dell'esercizio successivo, neppure se si tratta di una azione di

nullità.

Anche se è dichiarata l'invalidità del bilancio, non occorre procedere alla redazione di un nuovo bilancio, e

quindi alla sostituzione di quello impugnato, ma è sufficiente tenere conto delle ragioni di invalidità nel

successivo bilancio dell'esercizio sociale in cui è stata pronunciata la sentenza che ha accolto l'impugnazione.

Il bilancio consolidato

Hanno l'obbligo di redigere un bilancio consolidato:

1. le società di capitali che controllano altre imprese,

2. le società cooperative e le mutue assicuratrici che controllano società di capitali.

Sono esonerati:

 i gruppi che non superano determinate dimensioni, purché nessuna delle imprese del gruppo abbia

emesso valori mobiliari quotati in borsa.

Gli amministratori della società controllante redigono il bilancio consolidato di gruppo riprendendo gli

elementi dell'attivo e del passivo dei bilanci delle imprese controllate incluse nel consolidamento, così che

venga rappresentata con chiarezza ed in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il

risultato economico del complesso delle imprese costituito dalla controllante e dalle controllate. A tali fini, le

imprese controllate sono obbligate a trasmettere tempestivamente all'impresa controllante le informazioni da

questa richieste.

Poiché il consolidamento mira ad offrire solo una informazione corretta della effettiva consistenza

patrimoniale del gruppo, dal bilancio consolidato vanno eliminati:

1. i valori corrispondenti alle partecipazioni delle imprese controllate

2. i debiti e i crediti derivanti da operazioni effettuate tra le stesse imprese nell'ambito del gruppo

3. i dati relativi ad imprese controllate, quando la loro inclusione altererebbe la rappresentanza veritiera e

corretta della situazione complessiva del gruppo.

Gli elementi dell'attivo e del passivo devono essere valutati con criteri uniformi, e devono essere quelli

utilizzati nel bilancio di esercizio dell'impresa che redige il bilancio consolidato.

Il bilancio consolidato non deve essere approvato dall'assemblea dei soci (non vi sono utili di cui decidere la

distribuzione).

Il controllo sul bilancio consolidato è affidata agli stessi organi e/o soggetti, cui è attribuito per legge quello

sul bilancio di esercizio dell'impresa controllante, i quali devono redigere una relazione da cui risulti l'esito

degli accertamenti compiuti.

La data di riferimento del bilancio consolidato coincide con la data di chiusura del bilancio dell'impresa

controllante.

Copia del bilancio, della relazione degli amministratori, della relazione degli organi di controllo, devono

essere depositate presso il registro delle imprese.

Il bilancio di esercizio ed il bilancio consolidato sono documenti detti " a rilevanza esterna " perché destinati

anche all'informazione del pubblico.

Lo scioglimento della società

Nell'atto costitutivo possono essere previste cause di scioglimento.

Le cause comuni alle altre società sono:

1. il decorso del termine stabilito nell'atto costitutivo o successivamente prorogato

2. il conseguimento dell'oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo

3. il fallimento, la liquidazione coatta amministrativa, l'amministrazione straordinaria.

Si hanno inoltre altre cause di scioglimento:

1. impossibilità di funzionamento o la continuata inattività dell'assemblea ordinaria

2. la riduzione del capitale sociale al di sotto di 120 mila euro

3. la deliberazione dell'assemblea dei soci riuniti in sede straordinaria: scioglimento obbligatorio, se la

società non ha riserve utili disponibili per rimborsare la quota sociale gli azionisti precedenti, e

l'assemblea rifiuta di deliberare la riduzione del capitale.

La deliberazione dell'assemblea decide lo scioglimento o la dichiarazione degli amministratori che accerta il

verificarsi di una delle altre cause di scioglimento devono essere depositate ed iscritte nel registro della

società: dalla data dell'iscrizione si determinano gli effetti dello scioglimento.

La liquidazione della società

A seguito dello scioglimento inizia la fase di liquidazione della società.

Quando la liquidazione è coatta o fallimentare si applicano le speciali procedure concorsuali.

Quando si verifica una delle altre cause di scioglimento, gli amministratori che ne accertano la sussistenza

devono, convocare l'assemblea straordinaria perchè deliberi la nomina dei liquidatori, determinandone i

poteri.

Se gli amministratori non provvedano a convocare l'assemblea, o se questa non provvede alla nomina dei

liquidatori, questi vengono nominati con decreto del tribunale su istanza dei soci, degli amministratori o dei

sindaci.

La nomina dei liquidatori deve essere pubblicata nel registro delle imprese.

Gli amministratori, al verificarsi di una causa di scioglimento, possono seguitare a gestire la società solo per

conservare l'integrità del patrimonio sociale, cessano dalla carica appena viene pubblicata la nomina dei

liquidatori, ai quali devono consegnare i beni sociali.

I liquidatori devono procedere alla liquidazione dei beni secondo le modalità determinate dall'assemblea: non

possono ripartirli tra i soci, se prima non sono stati soddisfatti i creditori (possono però distribuire acconti ai

soci, se dei bilanci, risulta che la ripartizione degli acconti non incide sulla disponibilità di somme idonee

alla soddisfazione dei creditori).

I liquidatori devono anzitutto:

1. Estinguere i debiti sociali, e se i fondi disponibili non sono sufficienti, possono chiedere

proporzionalmente agli azionisti i versamenti ancora dovuti.

2. Redigere il bilancio finale, indicando la parte dell'eventuale attivo spettante a ciascuna azione (c.d. piano

di riparto). Il bilancio finale deve essere depositato presso il registro delle imprese.

Entro 3 mesi ogni socio può proporre reclamo davanti al tribunale.

Se i reclami sono respinti, il bilancio è approvato.

L'approvazione può essere tacita, se nei 3 mesi non vengono presentati reclami od anche se, i soci

rilasciano quietanza senza riserve del pagamento dell'ultima quota di riparto.

3. In seguito all'approvazione del bilancio, i liquidatori sono liberati di fronte ai soci e devono chiedere la

cancellazione della società dal registro delle imprese, con conseguente estinzione della stessa società.

Dopo l'estinzione della società, i creditori sociali eventualmente rimasti insoddisfatti possono agire

contro i soci fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di

liquidazione e contro i liquidatori se il mancato pagamento è dipeso da colpa loro.

Compiuta la liquidazione, i libri sociali devono essere depositati e conservati per 10 anni presso il registro

delle imprese.

Revoca della liquidazione. Prima dell'estinzione della società, lo stato di liquidazione può essere revocato

con delibera dell'assemblea straordinaria, pubblicato nel registro delle imprese.

La revoca diventa inefficace quando risulta il consenso dei creditori sociali o il pagamento dei creditori non

consenzienti.

Diventa in ogni caso efficace dopo il decorso di 2 mesi dalla pubblicazione della delibera nel registro delle

imprese, salvo che i creditori anteriori alla pubblicazione abbiano fatto opposizione davanti al tribunale.

Il tribunale, se ritiene infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori o se ritiene idonea la garanzia

eventualmente prestata dalla società, dichiara efficace la revoca della liquidazione, nonostante l'opposizione

dei creditori sociali.

Le società sportive

Per le società sportive costituite nella forma di S.p.A. o s.r.l. è sempre obbligatoria la nomina del collegio

sindacale.

Gli organi delle società sportive sono obbligati ad osservare la disciplina delle società di capitali, disciplina

volta ad assicurare la regolarità della gestione, e particolarmente rigorosa nelle disposizioni relative alla

documentazione dell'attività sociale.

L'atto costitutivo deve prevedere che le società sportive professionistiche possano svolgere esclusivamente

attività sportive ed attività connesse e strumentali: l'ammissibilità dello svolgimento di attività accessorie

consente a dette società l'utilizzazione economica dei propri segni distintivi mediante la vendita di prodotti

(maglie, cappellini, c. d. attività di merchandising).

La legge, ha inteso assicurare un collegamento tra le società sportive e le federazioni nazionali riconosciute

dal CONI, stabilendo che le prime non possono depositare l'atto costitutivo per la conseguente iscrizione nel

registro delle imprese se non hanno ottenuto preventivamente la c. d. affiliazione ad una o più federazioni

sportive nazionali.

Al solo scopo di garantire il regolare svolgimento dei campionati, le società sportive devono essere

sottoposte dalle federazioni sportive a controlli diretti a verificarne l'equilibrio finanziario.

Alle federazioni è stato anche attribuito il potere di denunciare al tribunale le gravi irregolarità degli

amministratori.

Le società azionarie

1. Spa che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (M.C.R.)

Si applica la disciplina di base posta dal Cod. Civile, a seguito della riforma attuata con D.Lgs. 6/03

2. Spa che fanno ricorso al mercato di rischio ( società con strumenti finanziari diffusi tra il pubblico in

misura rilevante):

 Società con azioni quotate in borsa, si applicano : Testo unico in materia di intermediazione

• finanziaria (t.u.f.) D.lgs. 58/98

Codice Civile per gli aspetti non regolati dal

• testo unico

 Società con azioni non quotate nei mercati regolamentati

(i criteri di individuazione sono stabiliti dalla Consob): Patrimonio sociale netto 5 milioni di euro

• Numero azionisti o obbligazionisti (oltre

• 200). Si applica la disciplina del Cod. Civ.

3. Spa unipersonale, si applica il Codice Civile

4. Società europee (società di cui possono essere socie solo altre società, costituite secondo le leggi

nazionali di almeno 2 stati comunitari), si applicano:

 Regolamento comunitario

 Disciplina nazionale

Le società con azioni quotate nei mercati regolamentati

I controlli esterni sulle società quotate:

a) I poteri della Commissione nazionale delle società e della borsa (Consob)

Le società x azioni quotate nei mercati regolamentati sono sottoposte a controlli esterni, attribuiti alla

Consob ed a c.d. società di revisione, nell’intento di garantire ai soci (e al pubblico) la veridicità e la

compiutezza dell’informazione societaria.

 Composizione

1. La Consob ha sede a Roma ed ha una seconda sede operativa a Milano.

2. Ha personalità giuridica di diritto pubblico

3. È composta da un presidente e 4 membri, di comprovata competenza ed esperienza e di indiscussa

moralità e indipendenza. Nominati, sentito il parere del parlamento, dal presidente della repubblica

su designazione del consiglio dei ministri. La loro durata in carica è di 5 anni e possono essere

confermati una sola volta.

 Funzionamento

Le deliberazioni della Consob sono adottate collegialmente, salvi i casi di urgenza previsti dalla legge.

In caso di impossibilità di funzionamento o di continuata inattività si può procedere allo scioglimento

della Consob.

A seguito dello scioglimento si ha la decadenza dei commissari, e viene nominato un commissario

straordinario. La Consob deve essere ricostituita entro 45 giorni dallo scioglimento.

 Poteri

La Consob deve esercitare i propri poteri di vigilanza avendo riguardo alla tutela degli investitori nonché

all' efficienza e alla trasparenza del mercato dei capitali.

In particolare le spettano i seguenti poteri:

1. Il potere (regolamentare) di determinare i contenuti informativi del c. d. prospetto di quotazione, per

assicurare una adeguata informazione al pubblico.

2. Poteri di indagine: sia sul piano informativo, richiedendo alle società quotate la comunicazione di

notizie e di documenti, nonché assumendo notizie dalle società di revisione; sia sul piano ispettivo,

eseguendo ispezioni presso le stesse società quotate. Per vigilare sulla correttezza delle informazioni

fornite al pubblico.

 Trasparenza

La Consob può richiedere alle società quotate l'indicazione nominativa degli azionisti, se le azioni sono

intestate a società fiduciarie, la Consob può chiedere i nomi dei fiducianti.

 Enti soggetti al controllo

I poteri della Consob sussistono nei confronti di:

1. chiunque emette strumenti quotati, anche se l'emittente non è costituito nella forma di S.p.A.

2. sulle società che controllano altre società le cui azioni sono quotate o ne sono controllate.

 Altre funzioni della Consob

La Consob ha anche poteri di vigilanza sulle società di gestione dei mercati di borsa regolamentati,

esercita poteri di vigilanza in concorso e in collaborazione con la banca d'Italia.

b) I controlli contabili delle società di revisione

Funzioni:

1. L’accertamento della regolare tenuta della contabilità sociale e della corrispondenza del bilancio alle

risultanze delle scritture contabili, nelle società quotate spettano ad una società di revisione che sia anche

iscritta in un albo speciale tenuto dalla Consob. Per essere iscritte in questo albo, le società di revisione

devono rispondere a determinati requisiti volti ad assicurarne l’indipendenza e l’idoneità tecnica; devono

anche essere munite, a copertura dei rischi derivanti dall’esercizio dell’attività di revisione, di idonea

garanzia prestata da banche, assicurazioni o finanziarie.

Nelle Spa il controllo è effettuato da un revisore e dalla società di revisione

2. Esprimere il proprio parere sulla congruità del prezzo di emissione delle nuove azioni, quando le società

quotate intendono aumentare il capitale sociale escludendo o limitando il diritto di opzione dei vecchi

azionisti, o attuare operazioni di fusione o di scissione. La proposta di aumento deve essere comunicata

alla società incaricata della revisione, la quale presta il parere, detto parere deve restare depositato nella

sede della società durante i 15 giorni che precedono l’assemblea e finché questa non abbia deliberato

sull’aumento, in modo che i soci possano prenderne visione.

3. Il controllo sulla stima, che in caso di aumento del capitale mediante conferimenti in natura, oltre che

dagli amministratori, dev’essere effettuato dalla società di revisione.

4. Redigere la relazione sulla congruità del rapporto di cambio tra le partecipazioni delle società interessate

alla fusione o alla scissione

Incarico:

Alla società di revisione l’incarico di controllare la contabilità ed i bilanci deve essere conferito:

 dall’assemblea ordinaria, previo parere dell’organo di controllo

 dalla Consob, d’ufficio, solo a società di revisione iscritte in un albo speciale tenuto dalla Consob, se

l’assemblea non conferisce l’incarico di revisione

L’incarico:

 non può essere conferito a società di revisione che si trovino in situazioni di incompatibilità, tali da

compromettere l’indipendenza nei confronti della società quotata.

 ha durata di 3 esercizi sociali, può essere rinnovato solo 2 volte

 può essere revocato dall’assemblea solo se ricorre una giusta causa.

Per svolgere la sua attività, la società di revisione ha diritto di ottenere dagli amministratori della società

quotata tutti i documenti occorrenti, potendo procedere anche ad ispezione: essa informa senza indugio la

Consob e l’organo sociale incaricato del controllo della gestione dei fatti ritenuti censurabili ( non è così

nelle soc. non quotate).

La società di revisione deve esprimere il proprio giudizio:

 sul progetto di bilancio di esercizio e

 sul bilancio consolidato.

I giudizi possono essere positivi (con o senza rilievi) o negativi.

 Il giudizio positivo è senza rilievi, quando il progetto del bilancio di esercizio ed il bilancio consolidato

sono corretti.

Ma il giudizio positivo può contenere anche rilievi, quando tali rilievi non incidono sulla correttezza dei

bilanci, la società di revisione deve esporre nella relazione i motivi della propria decisione.

In caso di giudizio positivo, la successiva delibera assembleare che approva il bilancio di esercizio può

essere impugnata da tanti soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale. Tali impugnative

possono essere esercitate anche dalla Consob entro 6 mesi dal deposito dei bilanci nel registro delle

imprese.

 Se invece il giudizio sui bilanci è negativo ( o la società di revisione non ha avuto la possibilità di

esprimere nessun giudizio, ad es. perché il progetto del bilancio di esercizio non è stato redatto dagli

amministratori, o non le è stato posto a disposizione), la società di revisione deve informare

immediatamente la Consob.

La Consob, quando accerta gravi irregolarità nello svolgimento dell’attività di revisione, può disporne la

cancellazione dall’albo.

La società di revisione deve adempiere i suoi doveri con la diligenza professionale propria della natura

dell’incarico, deve conservare il segreto sui fatti e documenti di cui ha avuto conoscenza per ragione del suo

ufficio.

I responsabili della revisione e dipendenti che hanno effettuato le operazioni di controllo contabile devono

risarcire, in solido con la società di revisione, i danni derivanti da propri inadempimenti.

Il collegio sindacale

Funzioni

 Vigilanza:

1. sull'osservanza della legge e dell'atto costitutivo,

2. sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sull'adeguatezza della struttura organizzativa

della società, ed in particolare del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo

contabile.

A tali fini:

 I sindaci possono chiedere agli amministratori notizie sull'andamento delle operazioni sociali.

 Essi devono essere informati periodicamente sull'attività di gestione e sulle operazioni di maggiore

rilievo effettuate dalla società o dalle società controllate, con particolare riferimento alle operazioni

in potenziale conflitto di interessi.

 Devono comunicare alla Consob le irregolarità riscontrate.

A sua volta la Consob, se ha fondato sospetto di gravi irregolarità nell'adempimento dei doveri dei

sindaci, può denunziare i fatti al tribunale.

 Convocazione dell’assemblea. Anche 2 soli sindaci possono convocare l'assemblea dei soci, il consiglio

di amministrazione o il comitato esecutivo.

Composizione.

Lo statuto deve contenere le clausole necessarie per assicurare che un sindaco effettivo sia eletto dalla

minoranza (ad es., con il c. d. voto di lista).

Se il collegio sindacale è formato da più di 3 membri, i sindaci effettivi eletti dalla minoranza devono essere

almeno 2.

Le disposizioni suddette, riferite nel testo unico solo ai sindaci, si applicano, quando le società quotate hanno

scelto i sistemi di amministrazione e di controllo dualistico o monistico, anche ai componenti del consiglio di

sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione, solo se compatibili con le specificità di tali organi.

La trasparenza degli assetti proprietari. Le partecipazioni rilevanti. Le partecipazioni reciproche.

 Partecipazioni rilevanti. Vanno distinte 2 ipotesi:

1. Quella in cui una persona fisica, una società o un ente abbia, in una società quotata, una

partecipazione superiore al 2% del capitale di questa (comunicazioni successive, soglie fisse: 5%,

7,5%, 10% e successivi multipli di 5).

2. Quella in cui una società quotata abbia, in una società non quotata ovvero in una s.r.l., una

partecipazione superiore al 10% del loro capitale (comunicazioni successive periodiche).

Raggiunte dette percentuali scattano, a carico dei soggetti partecipanti, obblighi di comunicazione nei

confronti:

 Della Consob

 Della società partecipata

La commissione dà notizia al pubblico delle comunicazioni ricevute.

Se non vengono effettuate le comunicazioni alla società o alla Consob si avrà:

1. Sospensione del diritto di voto

2. Sanzioni pecuniarie ed amministrative

Tuttavia, le azioni o le quote per le quali il diritto di voto è sospeso sono egualmente computate ai fini

della regolare costituzione dell'assemblea.

Se, malgrado la sospensione, il voto viene espresso, la deliberazione dell'assemblea è annullabile

quando, senza il voto dei soci che avrebbero dovuto astenersi dalla votazione, non si sarebbe raggiunta la

necessaria maggioranza.

Anche la Consob, in aggiunta agli altri soggetti legittimati, ha il potere di esercitare l'azione di

annullamento entro 6 mesi dalla delibera o dall'iscrizione nel registro delle imprese.

Spetta alla Consob di determinare anche i criteri per il calcolo delle partecipazioni, in quanto le

percentuali superiori al 2 o al 10% vanno calcolate tenendo conto pure delle partecipazioni indirette di

società controllate o fiduciarie.

La Consob deve anche regolare le ipotesi in cui il diritto di voto spetta o è attribuito a un soggetto

diverso dal socio ad esempio ipotesi di pegno o usufrutto.

Occorre anche evitare l'elusione della disciplina, ad es., se il socio trasferisce le azioni ad un terzo

mediante la stipula di un contratto di riporto, per cui l'acquirente (c. d. riportatore) assume l'obbligo di

ritrasferire la proprietà dei titoli, decorso un certo termine convenuto, allo stesso alienante (c. d.

riportato), si può stabilire che in tale ipotesi le azioni oggetto del contratto di riporto concorrano a

determinare l'ammontare delle partecipazioni di entrambi i contraenti, sia del riportato che del

riportatore, considerando irrilevante che il diritto di voto aspetti all'uno o dall'altro.

 Partecipazioni reciproche. I limiti del 2 o 10% operano anche quando una società ha una

partecipazione in un’altra società, (se entrambe le società sono quotate, il limite è quello del 2%).

Il limite del 2% non è insuperabile, esso può essere elevato sino al 5% nell'interesse di entrambe le

società quotate se gli amministratori abbiano concluso un accordo per consentirne l'elevazione.

Se la società supera la percentuale:

1. Non può esercitare il voto per le azioni in eccesso

2. Deve alienare l’eccedenza entro un anno

3. In mancanza, la sospensione del voto si estende all’intera partecipazione

L'inosservanza dell'obbligo di sospensione del voto, importa l'invalidità della stessa delibera,

impugnabile anche dalla Consob.

Società non quotate. Pubblicazione annuale (entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio) dell’elenco di

tutti i soci, mediante iscrizione nel registro delle imprese.

I patti parasociali

Il legislatore ha ritenuto necessario che la Consob sia informata, e ne sia informato il pubblico, dell'esistenza

del contenuto dei patti parasociali.

È infatti disposto che nelle società quotate i patti parasociali devono essere:

1. comunicati alla Consob entro 5 giorni dalla loro stipulazione

2. pubblicati sulla stampa quotidiana entro 10 giorni

3. depositati presso il registro delle imprese entro 15 giorni

L'inosservanza dei suddetti obblighi di pubblicità importa la nullità dei patti e la sospensione del diritto di

voto.

Se i patti sono stipulati a tempo determinato, non possono avere durata superiore a 3 anni.

Ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso di 6 mesi.

Nelle società che ricorrono al mercato del capitale di rischio (non quotate) si ha una diversa disciplina per

quanto riguarda la pubblicità:

1. comunicazioni alla società

2. dichiarazione in apertura di ogni assemblea ( da trascriversi nel verbale che va depositato nel registro

delle imprese).

Le assemblee. La sollecitazione e la raccolta delle deleghe di voto. Le associazioni di azionisti. La

modalità del voto per corrispondenza.

Per agevolare l'adozione delle delibere nelle assemblee delle società quotate, alle cui riunioni solitamente

non è possibile assicurare la presenza di piccoli azionisti, e tuttavia nello stesso tempo per consentire la loro

partecipazione alle votazioni, è stata posta una disciplina particolare in deroga a quella prevista dall'art. 2372

in tema di rappresentanza assembleare.

 Sollecitazione. La sollecitazione al conferimento di deleghe di voto, può essere effettuata da un

azionista, o congiuntamente da più azionisti, e deve essere rivolta alla generalità dei soci, richiedono

l'adesione a specifiche proposte di voto (azionista sollecitante = committente).

Perché il committente sia legittimato a sollecitare le deleghe di voto, occorre che sia titolare di una

partecipazione di un certo rilievo ( l'1% del capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto) e

di una certa stabilità (deve risultare scritto nel libro dei soci da almeno 6 mesi per la medesima quantità

di azioni).

Per effettuare la sollecitazione il committente deve darne incarico ad un intermediario professionale

(sim, banche, società di gestione del risparmio, o anche società di capitali aventi per oggetto esclusivo

l'attività di sollecitazione e la rappresentanza di soci in assemblea). L'intermediario non può affidare a

terzi l'esecuzione dell'incarico ricevuto.

Se il committente è un intermediario professionale, può procedere direttamente alla sollecitazione.

La sollecitazione viene effettuata mediante la diffusione di un prospetto informativo e di un modulo di

delega. Il voto è esercitato dal committente o, su incarico di questo, dallo stesso intermediario.

 Associazioni di azionisti. Anche i piccoli azionisti, per aumentare la propria influenza alle assemblee

sociali, possono procedere alla raccolta di deleghe di voto.

Perchè la raccolta sia ammissibile, occorre che gli azionisti siano riuniti in apposite associazioni,

costituite con scrittura privata autenticata e composte da almeno 50 persone fisiche ciascuna proprietaria

di un quantitativo di azioni non superiore allo 0.1 % delle azioni con diritto di voto.

Questi accordi associativi tra piccoli azionisti sono assimilati ai patti parasociali e quindi devono essere

comunicati alla Consob, pubblicati nella stampa quotidiana e depositati nel registro delle imprese. Ma, a

differenza dei patti parasociali, l'inosservanza degli obblighi pubblicitari non importa né la nullità degli

accordi associativi , né la sospensione dell'esercizio del voto.

Le deleghe di voto possono essere raccolte solo tra gli stessi associati, mediante la diffusione di un

apposito modulo di delega (l'associato non è tenuto a conferire la delega).

La delega è rilasciata ai rappresentanti legali dell'associazione, che votano, anche in modo divergente, in

conformità alle indicazioni di voto espresse da ogni associato.

 Disciplina comune.

1. Le informazioni date agli azionisti devono essere idonee a consentirgli di assumere decisioni di voto

consapevoli

2. Nei giudizi di responsabilità promossi dagli azionisti contro il committente, l'intermediario o le

associazioni spetta ai convenuti l'onere della prova di avere agito con diligenza

3. La Consob può esercitare nei confronti dei committenti e delle associazioni di azionisti i propri

poteri di vigilanza informativa

4. Le deleghe di voto:

 devono essere sottoscritte dal delegante e possono essere conferite soltanto per singole

assemblee già convocate, con effetto per le eventuali convocazioni successive

 non possono essere lasciate in bianco e devono contenere le istruzioni di voto

 sono revocabili.

 Le modalità di esercizio del voto per corrispondenza devono essere stabilite dalla Consob.

1. La scheda di voto deve essere predisposta dalla società in modo da garantire la segretezza.

2. Il voto deve essere espresso su ciascuna delle proposte di deliberazione

3. Il voto può essere revocato entro il giorno precedente l'assemblea.

4. L'azionista può manifestare la propria volontà anche per l'ipotesi di modifica o di integrazione delle

proposte risultanti dalla scheda di voto, scegliendo nella stessa scheda tra l'astensione, il voto

contrario e l'adesione alle proposte modificative espresse dal consiglio di amministrazione o da altro

azionista.

Le azioni di risparmio

Le società, le cui azioni ordinarie sono quotate nei mercati di borsa, possono emettere anche azioni di

risparmio.

L'emissione può avvenire:

 tanto in sede di aumento di capitale

 quanto in sede di conversione di azioni già emesse, ordinarie o di altra categoria.

Le azioni di risparmio costituiscono particolari categorie di azioni privilegiate.

Lo statuto determina il contenuto dei privilegi di natura patrimoniale ad esse attribuibili, e nei certificati che

le rappresentano bisogna inserire la denominazione di azioni di risparmio, e l'indicazione dei privilegi che le

assistono: si possono quindi avere, diverse categorie di azioni di risparmio.

Le azioni di risparmio sono destinate, agli azionisti disinteressati alla gestione sociale ed invece

particolarmente interessati alla remunerazione del capitale investito, esse, infatti, sono prive del diritto di

voto.

Possono essere:

 al portatore, se interamente liberate

 nominative, solo le azioni di risparmio appartenenti:

1. agli amministratori

2. ai sindaci

3. ai direttori generali.

L'ammontare delle azioni di risparmio, in concorso con quello delle azioni a voto limitato, non può superare

la metà del capitale sociale. L'eventuale supero -conseguente alla riduzione del capitale sociale per perdite-

deve essere eliminato entro 2 anni mediante emissione di azioni ordinarie da attribuire in opzione ai

possessori di azioni ordinarie. In mancanza, si ha lo scioglimento della società. In caso di aumento del

capitale a pagamento con diritto di opzione, gli azionisti di risparmio hanno diritto di opzione su:

1. azioni di risparmio della stessa categoria o di altra categoria,

2. azioni privilegiate,

3. azioni ordinarie.

E' prevista un'assemblea speciale degli azionisti di risparmio competente a deliberare su ogni oggetto di

interesse comune, e in particolare:

 sull'approvazione delle delibere delle assemblee sociali che pregiudicano i diritti dei possessori delle

azioni di risparmio

 sulla nomina e sulla revoca di un rappresentante comune, unico per tutte le categorie di azioni di

risparmio. Possono essere nominate rappresentante comune anche banche, sim, società di gestione del

risparmio e società fiduciarie. Il rappresentante comune degli azionisti di risparmio ha gli stessi poteri ed

obblighi del rappresentante comune degli obbligazionisti, ed in particolare può assistere all'assemblea

generale degli azionisti ed impugnarne le deliberazioni.

Le azioni di risparmio, in quanto azioni privilegiate, forniscono ai loro possessori, privilegi nella ripartizione

degli utili o nel rimborso del capitale (o in entrambi):

 Il privilegio negli utili fa si che anche quando la società, in un determinato esercizio sociale, non ha

realizzato utili tali da permettere il pagamento a tutti i soci della percentuale stabilita, egualmente i soci

privilegiati possano ottenere il pagamento, con danno degli altri soci che ricevono una percentuale

inferiore o che addirittura possono rimanere senza utili, qualora questi bastino soltanto x pagare le azioni

privilegiate fino alla percentuale stabilita.

 Il privilegio nel rimborso del capitale fa si che, anche quando la società ha subito delle perdite, queste

vengano sopportate prima dai soci non privilegiati, i quali non conseguono in tutto o in parte il rimborso

dei valori conferiti e poi, solo dopo il sacrificio di detti soci, dai soci privilegiati, titolari di azioni

postergate nell’incidenza delle perdite.

Gli acconti sui dividendi

Il legislatore ha ammesso la distribuzione di acconti sui dividendi, nelle società quotate dove è

particolarmente avvertita l'esigenza di una remunerazione infrannuale del capitale per sollecitare

l'investimento azionario; ma la distribuzione degli acconti è consentita solo se ricorrono una serie di

condizioni richieste per ridurre i rischi dell'operazione.

Le condizioni sono:

1. La distribuzione degli acconti è consentita solo alle società il cui bilancio è assoggettato per legge al

giudizio da parte di società di revisione iscritte all'albo speciale tenuto dalla Consob.

2. La distribuzione deve essere ammessa dallo statuto.

3. La distribuzione può essere deliberata dagli amministratori solo dopo che il bilancio dell'esercizio

precedente ha avuto il giudizio positivo della società incaricata della revisione, ed è stato approvato

dall'assemblea o dal consiglio di sorveglianza; e sulla base di un prospetto contabile e di una relazione

degli stessi amministratori, corredata da un parere della società di revisione dai quali risulti che la

situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società consente la distribuzione degli acconti.

4. La misura degli acconti non può superare la minor somma tra:

 l'importo degli utili del periodo e

 l'importo delle riserve disponibili risultanti dal precedente bilancio.

Così, si possono distribuire solo 10 milioni di acconti sia se gli utili accertati sono 10 milioni e le riserve

disponibili 20, sia se gli utili sono 20 e le riserve 10 (ne risulta che gli acconti distribuibili non possono

in ogni caso superare l'importo delle riserve disponibili).

Solo se vengono osservate tutte le condizioni suddette, gli acconti distribuiti non sono ripetibili se i soci li

hanno riscossi in buona fede.

Le offerte pubbliche di acquisto o di scambio

Gli offerenti hanno l'obbligo di dare preventiva comunicazione dell'offerta alla Consob.

Se entro 15 giorni dalla comunicazione la Consob non indica agli offerenti informazioni integrative da

inserire nel documento d'offerta, il documento può essere pubblicato, e così portato a conoscenza del

pubblico.

L'offerta è irrevocabile, e deve essere rivolta a parità di condizioni a tutti i titolari dei prodotti finanziari che

ne formano oggetto.

Compete alla Consob di disciplinare il contenuto e le modalità di pubblicazione del documento d'offerta; lo

svolgimento dell'offerta e le regole da osservare per la correttezza e la trasparenza delle operazioni sui

prodotti finanziari oggetto dell'offerta.

Quando i prodotti finanziari oggetto dell'offerta di acquisto sono azioni quotate in mercati regolamentati

italiani o di altri paesi dell'unione europea, le società emittenti hanno l'obbligo di astenersi dal compiere atti o

operazioni che possono contrastare il conseguimento degli obiettivi dell'offerta, salvo che vi sia stata

autorizzazione dell'assemblea dei soci.

Le partecipazioni di controllo nelle società quotate

Una disciplina particolare riguarda l'acquisizione di partecipazioni di controllo delle società quotate nei

mercati regolamentati italiani.

Si tratta di una disciplina volta a regolare il c.d. mercato del controllo societario.

 Preventiva (facoltativa), prezzo fissato dall’offerente:

1. Totalitaria. Offerta diretta a conseguire la totalità delle azioni ordinarie. L'acquisizione di una

partecipazione di controllo può essere avvenuta attraverso l'effettuazione volontaria di un'offerta

pubblica di acquisto delle azioni ordinarie rivolta alla totalità degli azionisti.

Se, a seguito dell'offerta, l'offerente acquista il controllo di diritto o comunque un'influenza

dominante, e quindi il controllo di fatto, sulla società quotata, la legge non impone nessun obbligo di

ulteriori acquisizione delle azioni residue. In tale ipotesi, infatti, tutti gli azionisti, compresi quelli

che non hanno aderito all'offerta hanno avuto la possibilità di cedergli le proprie azioni, effettuando

un'operazione di disinvestimento.

2. Non totalitaria. Può invece accadere che l'offerta pubblica di acquisto abbia avuto per oggetto

almeno 60% delle azioni ordinarie, ma non la loro totalità.

 Successiva (obbligatoria):

1. Totalitaria chiunque, a seguito di acquisti a titolo oneroso, venga a detenere (in una società quotata

in un mercato regolamentato italiano) una partecipazione superiore alla soglia del 30% ha l'obbligo

di promuovere successivamente, entro 30 giorni, un'offerta pubblica di acquisto sulla totalità delle

azioni ordinarie.

In effetti, soprattutto nelle società ad elevata capitalizzazione e con azionario diffuso, è possibile che

si abbia una posizione di controllo di fatto anche con una partecipazione inferiore al 30%: ma il

legislatore ha ritenuto opportuno, entro tale soglia, non imporre all'azionista l'onere dell'eventuale

acquisto delle azioni residue.

Quando invece viene superata la soglia del 30%, il legislatore ritiene prevalente la tutela

dell'interesse degli altri soci ad uscire dalla società ad un prezzo corrispondente al valore di scambio

delle proprie azioni. Imporre pertanto all'obbligo della promozione dell'offerta pubblica di acquisto

rivolta la totalità degli azionisti, senza che l'offerente sia libero di determinare il prezzo di acquisto:

egli deve infatti promuovere l'offerta di acquisto ad un prezzo non inferiore alla media aritmetica tra

il prezzo di mercato dell'ultimo anno ed il prezzo più elevato da lui stesso pattuito nello stesso

periodo per l'acquisto di azioni ordinarie in modo da consentire a tutti gli azionisti destinatari

dell'offerta di vendere le proprie azioni ad un prezzo adeguato.

2. Residuale, quando si ha il possesso di una partecipazione sociale superiore al 90% del capitale

sociale, di guisa che l'ammontare delle azioni effettivamente disponibile per le contrattazioni di

borsa (c. d. flottante) non è considerato dal legislatore sufficiente ad assicurare il regolare andamento

delle quotazioni, e quindi a riflettere l'effettivo valore delle azioni disponibili nel mercato: in tale

ipotesi l'azionista di controllo, se non provvede entro 4 mesi a ripristinare un flottante sufficiente per

la corretta negoziazione delle azioni quotate, ha l'obbligo di promuovere un'offerta pubblica di

acquisto sulla totalità delle azioni con diritto di voto ancora in circolazione al prezzo fissato della

Consob.

Acquisto coattivo. Chiunque a seguito di una offerta pubblica totalitaria, diventa titolare di oltre il 98% delle

azioni con diritto di voto, ha diritto di acquistare le azioni residue entro 4 mesi dalla conclusione dell'offerta,

a condizione che nel documento d'offerta abbia dichiarato l'intenzione di avvalersi tale diritto. Gli azionisti

che non hanno aderito all'offerta hanno pertanto un obbligo di vendita, al prezzo fissato da un esperto

nominato dal presidente del tribunale, tenuto conto anche del prezzo dell'offerta del prezzo di mercato

dell'ultimo semestre: il trasferimento delle azioni ha effetto verso la società emittente, che quindi deve

provvedere alle conseguenti annotazioni nel libro dei soci, al momento in cui essa riceve la comunicazione

dell'avvenuto deposito del prezzo di acquisto presso una banca.

Casi di esenzione dall’ OPA obbligatoria

La Consob stabilisce con regolamento i casi in cui il superamento della soglia del 30% non comporta

l’obbligo di offerta (art. 106 T.U.) In particolare:

 quando l’acquisto è realizzato in presenza di altri soci che detengono il controllo

 quando l’acquisto è determinato da operazioni dirette al salvataggio di società in crisi

 quando l’acquisto è determinato da:

1. trasferimento di azioni ordinarie tra soggetti legati da rilevanti rapporti di partecipazione

2. Operazioni di carattere temporaneo

3. Operazioni di fusione o di scissione

4. Cause indipendenti dalla volontà dell'acquirente (ad es. a seguito di esercizio del dir. di opzione).

 OPA preventiva non totalitaria.

Alla Consob è attribuito il potere di concedere all'offerente, il quale ha acquisito una partecipazione

superiore al 30%, in seguito al lancio di un OPA preventiva non totalitaria, di non promuovere un

ulteriore OPA sulla totalità delle azioni ordinarie residue, purché ricorrano 2 condizioni:

1. l'offerente non abbia acquistato, nell'anno anteriore all’ OPA preventiva, altre azioni ordinarie in

maniera superiore all'1% del capitale;

2. l'efficacia dell'offerta sia stata condizionata dall'offerente all'approvazione, di tanti soci che

detengano la maggioranza delle azioni ordinarie.

Malgrado la presenza di tutte le condizioni, egualmente l'offerente è obbligato a promuovere una

ulteriore offerta di acquisto sulla totalità delle residue azioni ordinarie, se il suo comportamento

successivo ne dimostra l'interesse a conseguire o rafforzare la posizione di controllo:

1. perché ha acquistato, nell'anno successivo alla chiusura dell'offerta preventiva, un ulteriore quota di

azioni ordinarie in misura superiore all'1% del capitale sociale;

2. o perché ha determinato, col proprio voto nell'assemblea della società, l'adozione di deliberazioni di

fusione o di scissione.

Acquisto di concerto. L'obbligo di promuovere l'una o l'altra offerta pubblica di acquisto, a seconda che

vengano superate le percentuali del 30 o del 90%, si ha anche se gli acquisti a titolo oneroso che hanno

condotto al superamento alle rispettive soglie di partecipazione è stato effettuato da più soggetti di concerto

tra loro.

Tale obbligo ricorre quando gli acquisti concertati e frazionati tra più soggetti sono effettuati nelle seguenti

quattro ipotesi:

1. dai soggetti aderenti ad un patto parasociale, anche se nullo

2. da un soggetto e da società da esso controllate

3. da 2 o più società sottoposte ad un controllo comune

4. da una società e da suoi amministratori e direttori generali.

Fuori di tali ipotesi, per l'applicazione delle OPA obbligatorie, occorre la prova dell'interposizione di

persona.

Sospensione del voto. In caso di violazione della suddetta disciplina sulle OPA obbligatorie, il diritto di voto

inerente all'intera partecipazione detenuta non può essere esercitato e le azioni eccedenti devono essere

alienate entro un anno dal superamento delle rispettive percentuali. Se il voto viene egualmente esercitato, e

risulta marginale, le deliberazioni assembleari approvate sono annullabili e l'impugnazione può essere

proposta entro 6 mesi anche dalla Consob.

Le denuncie ai sindaci e al tribunale. L’ azione sociale di responsabilità

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio sono ridotte le percentuali azionarie

richieste per denunciare ai sindaci i fatti ritenuti censurabili e al tribunale i fatti che generano il fondato

sospetto di gravi irregolarità.

Tale riduzione opera anche nelle società quotate, x la denuncia all’organo interno di controllo è richiesto il

2% ( anziché il 5) mentre x la denuncia al tribunale il 5% (anziché il 10).

Lo statuto può ridurre ulteriormente dette percentuali.

Per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità il 5% o la minore misura stabilita nello statuto: anche tale

regola vale per le società quotate, dove però il testo unico richiede che i promotori dell’azione giudiziaria

siano iscritti da almeno 6 mesi nel libro dei soci.

Altre disposizioni particolari

In diverse ipotesi la disciplina delle società quotate è diversa da quella delle società non quotate.

 Acquisto di azioni proprie e della società controllante.

Devono essere effettuati per mezzo di un offerta pubblica di acquisto o di scambio; ovvero nello stesso

mercato regolamentato in cui le azioni sono quotate, concordandone le modalità con la società di

gestione del mercato in modo da assicurare la parità di trattamento tra tutti gli azionisti, evitando che con

acquisti fuori borsa si possano scegliere i venditori, avvantaggiando determinati azionisti.

 Diritto di opzione.

Ci sono 3 differenze rispetto alle società non quotate:

1. Nelle operazioni di aumento del capitale a pagamento, il termine per l’esercizio del diritto di opzione

è dimezzato (15 giorni, anziché 30).

2. Se vi sono soci che non esercitano l’opzione, sulle azioni quotate rimaste inoptate non spetta nessun

diritto di prelazione agli altri soci, e gli amministratori hanno invece l’obbligo, entro il mese

successivo alla scadenza del termine stabilito per l’esercizio dell’opzione, di offrire in borsa per

conto della società, per almeno 5 riunioni, i diritti di opzione non esercitati, e soltanto dopo possono

collocare diversamente le azioni o le obbligazioni convertibili residue.

3. Lo statuto delle società quotate può prevedere l’esclusione del diritto di opzione sino al 10% del

capitale preesistente, in modo che possa essere sottoscritto da terzi estranei: in tal caso, il prezzo di

emissione deve corrispondere al valore di mercato delle azioni.

Invece, nelle altre ipotesi di esclusione dell’opzione, il prezzo delle azioni di nuova emissione deve

tenere conto anche dell’andamento delle quotazioni nell’ultimo semestre.

 Informazioni dei soci.

Nelle società quotate i soci hanno diritto di prendere visione di tutti gli atti depositati presso la sede

sociale per assemblee già convocate e di ottenere copia a proprie spese.

 Relazione semestrale.

Entro 3 mesi dalla fine del primo semestre dell’esercizio gli amministratori delle società quotate devono

trasmettere al collegio sindacale una relazione sull’andamento della gestione.

 Recesso.

Per le società quotate, alle ipotesi di recesso previste nell’art. 2437

 Inderogabili:

9. il cambiamento significativo dell'oggetto sociale

10. trasformazione del tipo della società

11. il trasferimento della sede sociale principale all'estero

12. la revoca della liquidazione

13. soppressione di alcuni casi di recesso previsti dal 2° comma dell’art. 2437, ovvero dallo statuto

14. modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso

15. modifiche dello statuto relative al diritto di voto o di partecipazione

16. società a tempo indeterminato ( il recesso può essere esercitato in qualunque momento con

preavviso di almeno 180 giorni)

 Derogabili:

1. proroga della durata della società

2. introduzione o rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni (clausole di gradimento o di

prelazione) ( art. 2437, 2°comma)

 Statutari:

casi previsti dallo statuto, ma ammessi solo nelle società che non fanno ricorso al marcato del

capitale di rischio (società chiuse).

Ne è aggiunta una ulteriore:

1. a favore degli azionisti che hanno concorso deliberato l’esclusione dalla quotazione, ed inoltre

2. l’art. 131 T.U. consente il recesso in caso di fusione o di scissione che comportino l’assegnazione di

azioni non quotate.

In tali ipotesi, dalla cessazione della quotazione in borsa può derivare minore facilità di trasferimento

delle azioni, con conseguente diminuzione del loro valore di mercato.

Nelle Spa, le azioni del socio recedente devono essere:

 offerte in opzione agli altri soci titolari di azioni convertibili

 collocate presso terzi

 rimborsate mediante l’acquisto da parte della società utilizzando le riserve disponibili

 annullate

Se gli altri soci non acquistano le azioni del socio receduto, gli amministratori devono provvedere al loro

collocamento mediante offerta nel mercato di quotazione.

In mancanza di collocamento, il valore delle azioni da rimborsare al socio receduto dev’essere

determinato facendo esclusivo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei 6 mesi

anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese della delibera che ha condotto al recesso.

Nelle Spa, il valore delle azioni è determinato, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto

incaricato della revisione contabile:

 dagli amministratori

 secondo la consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, nonché

dell’eventuale valore di mercato delle azioni.

La società in accomandita per azioni

Nella società in accomandita per azioni si hanno 2 categorie di soci:

 gli accomandatari che, dopo l’escussione del patrimonio della società, rispondono solidalmente e

illimitatamente per le obbligazioni sociali

 gli accomandanti, che sono obbligati solo nei limiti del loro conferimento.

Le quote dei soci sono rappresentate da azioni, ed alla società in accomandita si applicano le stesse norme

relative alla società per azioni. L’applicazione della disciplina delle società per azioni vale solo nei limiti

della loro compatibilità con le disposizioni specifiche alla società in accomandita per azioni.

Nella denominazione sociale, oltre all’indicazione del tipo di società, deve essere inserito essere inserito il

nome di almeno uno degli accomandatari. Gli accomandatari devono essere indicati nell’atto costitutivo e

sono di diritto amministratori della società; possono essere revocati dall’assemblea straordinaria, ma se la

revoca avviene senza giusta causa, hanno diritto al risarcimento dei danni. In ogni caso di cessazione

dall’ufficio di amministratori, la stessa assemblea straordinaria, con l’approvazione degli amministratori

rimasti in carica, provvede a nominare i nuovi amministratori che assumono la qualità di accomandatari dal

momento dell’accettazione della nomina. Spetta pure all’assemblea straordinaria deliberare le modifiche

dell’atto costitutivo, ma queste devono inoltre essere approvate da tutti i soci accomandatari.

Se l’accomandatario trasferisce ad altri le proprie azioni, l’acquirente non diventa accomandatario ( tale

qualifica viene acquisita solo se l’acquirente è nominato socio amministratore); se a causa del trasferimento

delle azioni, l’accomandatario cessa di essere socio, egli cessa anche dall’ufficio di amministratore( ma vi è

chi ritiene che in questa ipotesi egli è obbligato a risarcire alla società i danni causati per essersi sottratto

all’obbligo di amministrare la società).

Se l’accomandatario cessa dall’ufficio, egli non risponde per i debiti sociali posteriori all’iscrizione della

cessazione nel registro delle imprese. Se cessano dall’ufficio tutti gli amministratori, si verifica una causa di

scioglimento della società, qualora nel termine di 6 mesi non si sia provveduto alla loro sostituzione e i

sostituti non abbiano accettato la carica. Per detto periodo il collegio sindacale nomina un amministratore

provvisorio, il quale però non assume la qualità di socio accomandatario, e può compiere soltanto gli atti di

ordinaria amministrazione.

Disposizioni comuni a tutte le società - Trasformazione – Fusione - Scissione

Società nazionali ed estere - Sanzioni penali

La trasformazione delle società

La trasformazione è una modifica dell'atto costitutivo, mediante la quale la società adotta un tipo sociale

diverso da quello scelto in precedenza.

La trasformazione eterogenea è quella in cui muta lo scopo dell'ente o della società.

Le società di capitali possono trasformarsi in:

 consorzi

 società consortili

 società cooperative

 comunioni di azienda

 associazioni non riconosciute

 fondazioni

Fatta eccezione per le cooperative e le associazioni non riconosciute, queste società possono trasformarsi in

società di capitali, così come le associazioni riconosciute.

La delibera di trasformazione è adottata:

 nelle società per azioni: dall'assemblea straordinaria

 nelle società di persone: dalla maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita negli utili.

La deliberazione di trasformazione di una collettiva o di un accomandita semplice in una società di capitali:

 deve risultare da atto pubblico

 deve contenere tutte le indicazioni prescritte dalla legge per il tipo di società adottato

 essere fatta una relazione giurata di stima del patrimonio sociale

 deve essere iscritta nel registro delle imprese

Dopo la pubblicazione nel registro delle imprese, l'invalidità dell'atto di trasformazione non può essere più

pronunciata.

La trasformazione di una società con responsabilità illimitata in un tipo a responsabilità limitata:

 non libera i soci dalla responsabilità personale per le obbligazioni anteriori all'iscrizione della delibera di

trasformazione nel registro delle imprese

 la liberazione dei soci è possibile col consenso dei creditori.

In caso di silenzio dei creditori, trascorsi 60 giorni dalla comunicazione della delibera di trasformazione il

loro consenso si presume. Fusione delle società

La fusione di più società può eseguirsi:

 mediante la costituzione di una nuova società, oppure

 mediante l’incorporazione di una o più società in un'altra (società incorporante)

La partecipazione alla fusione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano iniziato la

distribuzione dell’attivo.

Procedimento di fusione:

1. Progetto di fusione.

Occorre che gli amministratori delle società partecipanti alla fusione redigano un progetto di fusione, che

poi dev’essere adottato, con apposita deliberazione, dall’organo amministrativo di ciascuna società

interessata.

Dal progetto devono risultare:

 il testo dell’atto costitutivo della nuova società

 il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, nonché l’eventuale conguaglio in denaro ( che non

può superare il 10% del valore nominale delle azioni o quote assegnate)

 le modalità di assegnazione delle azioni o delle quote della società che risulta dalla fusione o di

quella incorporante

 il trattamento eventualmente riservato a particolari categorie di soci e ai possessori di titoli diversi

dalle azioni

 i vantaggi particolari eventualmente proposti a favore degli amministratori delle società partecipanti

alla fusione

 la data dalla quale i soci partecipano agli utili della società risultante dalla fusione o di quella

incorporante, e la data a decorrere dalla quale avviene la imputazione al bilancio della nuova società

o di quella incorporante degli esiti delle operazioni delle società partecipanti alla fusione.

Il progetto di fusione deve essere depositato per l’iscrizione nel registro delle imprese

2. Documentazione.

 Gli amministratori devono redigere la situazione patrimoniale, che costituisce un bilancio

straordinario, dev’essere riferita ad una data non anteriore di oltre 120 giorni rispetto al giorno in cui

il progetto di fusione è depositato nella sede della società, e dev’essere redatta con l’osservanza delle

norme sul bilancio di esercizio

 La relazione degli amministratori deve illustrare e giustificare, sotto il profilo giuridico ed

economico, il progetto di fusione ed in particolare il rapporto di cambio delle azioni o delle quote,

indicando i metodi di valutazione adottati e la loro influenza sulla determinazione del rapporto di

cambio.

 1 o + esperti scelti dalle società partecipanti alla fusione tra i revisori contabili devono redigere una

relazione sulla congruità del rapporto di cambio, esprimendo un parere sull’adeguatezza dei

metodi di valutazione adottati dagli amministratori.

Il progetto di fusione, la situazione patrimoniale e le relazioni degli amministratori e degli esperti devono

rimanere depositati, durante i 30 giorni che precedono la decisione sulla fusione, e finché la fusione sia

decisa, nelle sedi delle società partecipanti alla fusione.

3. Delibera assembleare.

La fusione viene decisa da ciascuna società mediante l’approvazione da parte dei soci del relativo

progetto di fusione:

 nelle società di persone non occorre l’unanimità, ma è sufficiente l’approvazione della maggioranza

dei soci determinata secondo la loro partecipazione agli utili

 nelle società di capitali, l’approvazione spetta all’organo competente a decidere le modifiche dello

statuto

Le decisioni di approvazione della fusione devono essere iscritte nel registro delle imprese.

4. Atto di fusione.

 L'atto di fusione non può essere stipulato se non decorre il termine di 60 giorni dall'iscrizione delle

decisioni sulla fusione nel registro delle imprese.

Durante tale termine i creditori sociali, i cui diritti sono sorti prima del deposito del progetto di

fusione nel registro delle imprese, possono fare opposizione, ma il tribunale può consentire la

stipulazione dell'atto di fusione se giudica infondato il pericolo di pregiudizio o se la società presta

un'idonea garanzia.

L'opposizione può essere proposta anche dagli obbligazionisti. Se le obbligazioni sono convertibili,

agli obbligazionisti deve essere data la possibilità di convertire anticipatamente.

Non è necessario attendere il decorso dei 60 giorni, se risulta:

 il consenso dei rispettivi creditori sociali ovvero

 il pagamento, o

 il deposito presso una banca delle somme corrispondenti,

dei creditori non consenzienti.

Se a seguito della partecipazione alla fusione si verifica la trasformazione di una società con soci a

responsabilità illimitata in una società di capitali in cui i soci non sono più illimitatamente

responsabili, questi rimangono tali verso i creditori anteriori alla fusione, salvo che risulti il loro

consenso alla fusione.

 L'atto di fusione deve essere redatto in forma pubblica (per atto notarile), ed entro 30 giorni

depositato per l'iscrizione nel registro delle imprese dei luoghi ove sono poste le sedi delle società

partecipanti alla fusione.

1. La fusione ha effetto quando è stata eseguita l'iscrizione dell'atto di fusione nel registro delle

imprese ove è la sede della sua nuova società o della società incorporante, la quale, succede in

tutti i rapporti attivi e passivi delle società estinte.

2. L'invalidità della fusione non può più essere dichiarata una volta eseguite le iscrizioni dell'atto di

fusione nel registro delle imprese.

L’inammissibilità della pronuncia di invalidità non preclude il diritto al risarcimento

eventualmente spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione.

Alcune regole particolari:

1. Una società contrae debiti per acquistare le azioni della società con cui si viene a fondere, quando la

società acquirente ritiene che i beni della società acquisita consentono il rimborso dei debiti: in tale

ipotesi, nel progetto di fusione e nelle relazioni degli esperti occorre illustrare i termini dell'operazione

finanziaria

2. la società incorporante possiede interamente le azioni o le quote della società incorporata: in tale ipotesi

non si procede al cambio delle azioni, e le azioni della società incorporata vengono annullate.

3. le società partecipanti alla fusione posseggono azioni proprie: il valore di queste azioni va valutato ai fini

della determinazione del rapporto di cambio, ma esse vengono annullate e quindi non vengono sostituite

con azioni della nuova società o della società incorporante.

La scissione delle società

La scissione di una società si esegue mediante l'assegnazione dell'intero suo patrimonio, o di parte di esso, ad

una o più società, già preesistente oppure di nuova costituzione.

 Si ha la scissione parziale se la società trasferisce solo parte nel patrimonio ad uno o più società.

 Si ha la scissione totale se le società beneficiarie sono più d'una, ed è possibile trasferire l'intero

patrimonio, con conseguente estinzione della società conferente.

A seguito della scissione, le azioni o le quote della società beneficiaria vengono attribuite direttamente ai

suoi soci, di conseguenza, nell'ipotesi di trasferimento dell'intero patrimonio sociale a società di nuova

costituzione, si verifica una causa di scioglimento, per azzeramento del capitale, della società scissa, senza

che occorra procedere alla sua liquidazione.

Come nella fusione:

 è ammissibile un conguaglio in denaro non superiore al 10% del valore nominale delle partecipazioni

attribuite ai soci.

 la scissione non è consentita alle società in liquidazione che hanno iniziato la distribuzione dell'attivo.

 è prescritta la redazione di un progetto di scissione, della situazione patrimoniale e delle relazioni degli

amministratori e degli esperti.

Sono analoghe alla fusione le regole relative:

 all'iscrizione degli atti nel registro delle imprese

 alla data dalla quale ha effetto la scissione

Dopo l'iscrizione dell'atto di scissione nel registro delle imprese, non può più essere dichiarata l'invalidità

della scissione.

Poiché, a seguito del trasferimento del patrimonio sociale, le corrispondenti partecipazioni non vengono

assegnate alla società scissa, ma ai suoi soci, la scissione può pregiudicare i diritti dei creditori della società

scissa. A tutela di tali creditori, i cui diritti sono sorti prima del deposito del progetto di scissione nel registro

delle imprese, è perciò previsto che:

 possono fare opposizione al tribunale

 ciascuna delle società beneficiarie assume i diritti e risponde degli obblighi della società scissa che le

sono attribuiti dall'atto di scissione. Se però una delle società beneficiarie non è in grado di soddisfare i

debiti che le fanno carico, la società scissa e le altre società beneficiarie ne rispondono in solido, ma

ciascuna nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa rimasto o trasferito.

Società nazionali ed estere

Le società che si costituiscono nel territorio dello stato, anche se l'oggetto della loro attività è all'estero,

rimangono soggette a tutte le disposizioni della legge italiana.

Alle stesse disposizioni sono soggette anche le società costituite all'estero, quando hanno nel territorio dello

stato:

 la sede della società

 l'oggetto principale dell'impresa

Si vuole impedire, che la costituzione all'estero costituiscono un mezzo per sottrarre la società all'osservanza

delle nostre leggi.

Le società costituite all'estero, le quali, pur svolgendo lì la loro attività, tuttavia stabiliscono nel territorio

dello stato una o più sedi secondarie, devono iscrivere nel registro delle imprese l'atto costitutivo e i nomi

delle persone che le rappresentano in Italia.

In mancanza di queste iscrizioni, coloro che agiscono in nome di tali società rispondono illimitatamente e

solidalmente per le obbligazioni sociali.

Disciplina comunitaria: sul reciproco riconoscimento, tra gli stati aderenti alla C. E., delle società civili e

commerciali che:

1. sono costituite in uno di detti stati

2. vi hanno la sede statutaria.

Se ricorrono queste 2 condizioni, il riconoscimento opera di diritto, ed ha per effetto che nella Comunità la

capacità di dette società è quella loro conferita dalla legge in conformità della quale sono state costituite ed

ogni stato non può rifiutare loro quei diritti e quelle facoltà che esso riconosce alle società nazionali di tipo

corrispondente.

È tuttavia ammesso:

 da un lato, che ogni stato possa rifiutare il riconoscimento se la sede effettiva della società si trovi fuori

dei territori in cui si applica la convenzione, sempre che la società non abbia un legame serio con

l’economia di uno dei detti territori;

 dall'altro lato, che ogni stato possa dichiarare che applicherà le proprie disposizioni imperative alla

società la cui sede effettiva si trovi nel suo territorio, nonostante esse siano state costituite

conformemente alla legge di un altro stato contraente.

A tutt'oggi questa disciplina non entra in vigore.

Disposizioni penali in materia di società

Gli amministratori sono passibili di sanzioni penali quando:

1. incorrono in falsità nei bilanci, nelle loro relazioni o in altre comunicazioni sociali

2. violano le disposizioni volte a tutelare l'integrità del capitale sociale

3. impediscono o comunque ostacolano il controllo della gestione da parte dei soci, degli altri organi sociali

o delle società di revisione

4. compiono atti di infedeltà patrimoniale

5. violano la disciplina sull'acquisto delle azioni o quote o sull'acquisto delle azioni delle società

controllanti, o sulla sottoscrizione reciproca di azioni

6. influiscono sulla formazione delle maggioranze assembleari usando mezzi illeciti

7. sono considerati reati pure le esagerate valutazioni dei conferimenti di beni in natura o di diritti di

credito.

Sanzioni penali sono pure previste a carico dei direttori generali, dei componenti degli organi di controllo,

dei liquidatori e delle società di revisione.

Si può avere anche l'interdizione temporanea di seguito aria svolgere attività di gestione, di direzione, di

controllo, di liquidazione e di rappresentanza di imprese commerciali, anche non societarie.

L’impresa coniugale

La legge di riforma del diritto di famiglia (l. 151/75) ha stabilito che fanno parte della comunione:

 le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio,

 gli utili e gli incrementi delle aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma

gestite da entrambi.

Disciplina:

1. gli atti di amministrazione ordinaria, con la relativa rappresentanza in giudizio, possono essere compiuti

disgiuntamente da entrambi i coniugi

2. gli atti di amministrazione straordinaria, con la relativa rappresentanza in giudizio, devono essere

compiuti congiuntamente da entrambi i coniugi.

Se però si tratta di un azienda costituita dopo il matrimonio e che quindi fa parte della comunione, in

caso di rifiuto del consenso di uno dei coniugi, l’altro può chiedere al tribunale l’autorizzazione al

compimento dell’atto se la stipulazione è necessaria nell’interesse dell’azienda.

3. analoga autorizzazione può essere ottenuta dal coniuge privo di procura, in caso di lontananza o di

impedimento dell’altro coniuge.

4. in ogni caso di gestione comune dell’azienda, ognuno dei coniugi può essere delegato dall’altro al

compimento di tutti gli atti necessari all’attività d’impresa.

È controverso se in questa fattispecie occorra ravvisare un’impresa sociale, ovvero un nuovo tipo di impresa

collettiva.

È tra l’altro discusso se l’impresa coniugale goda di autonomia patrimoniale, ovvero se sia priva di tale

autonomia in quanto integralmente soggetta al regime della comunione legale.

Quando della comunione legale fa parte l’intera azienda, è ammesso che i coniugi concordino con atto

pubblico lo scioglimento della comunione, senza bisogno di osservare le altre disposizioni relative alla

modifica delle convenzioni matrimoniali, in modo che, se nella conseguente divisione dei beni della

comunione l’azienda non viene attribuita ad uno dei coniugi, essa potrà seguitare ad essere gestita in comune

da entrambi o anche da uno solo di essi, ma i beni aziendali verranno ripartiti tra i due in conformità all’esito

della divisione. La società tra professionisti

L'esercizio professionale delle attività intellettuali, non ha natura commerciale, pertanto è escluso che

l'esercizio in forma collettiva di tali attività possa avvenire mediante l'adozione dei modelli societari previsti

per l'esercizio delle attività commerciali.

Appunto perché non si tratta di attività commerciali, da taluno sia ammessa l'utilizzazione del modello della

società semplice. Tuttavia anche il ricorso a tale modello appare incerto nei casi in cui è prescritto che

l'attività debba essere svolta personalmente da un professionista, non solo legato da un rapporto fiduciario

col cliente ma anche in possesso di un titolo di studio ed iscritto in un albo ufficiale che ne attesti la capacità

professionale (in tali casi si parla di professioni protette, sia a favore del professionista la cui attività è

protetta dalla concorrenza di coloro che non sono iscritti negli albi professionali; sia a favore dei clienti ai

quali l'iscrizione nell'albo assicura la capacità professionale del professionista).

Il d.lg. 96/2001 ha ammesso l'esercizio della professione di avvocato anche in forma societaria,

esclusivamente nella forma della società in nome collettivo.

La disciplina della collettiva è derogata in diversi punti:

1. La società tra avvocati deve avere per oggetto esclusivo l'esercizio in comune dell'attività professionale

di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio. La società può anche svolgere le attività strumentali

all'esercizio della professione forense (acquisto o locazione di beni aziendali, assunzione di dipendenti)

2. I soci possono essere solo avvocati, ogni avvocato può essere socio di una sola società di avvocati, la

cancellazione dall'albo degli avvocati costituisce causa di esclusione del socio

3. Nella ragione sociale devono essere indicati i nomi di tutti i soci, ovvero quello di uno o più soci, seguito

dalla locuzione " ed altri ", la ragione sociale deve anche contenere l'indicazione " società tra

professionisti ", in forma abbreviata s.t.p.. Se un avvocato cessa di essere socio, il suo nome non può

essere mantenuto nella ragione sociale, salvo diverso accordo della società con l'ex socio, ovvero, in caso

di morte con i suoi eredi. In quest'ultimo caso, l'utilizzazione del nome è consentita con l'indicazione " ex

socio " o " socio fondatore " accanto al nominativo utilizzato, purché nella società vi siano ancora

colleghi del socio cessato.

4. L'amministrazione della società spetta ai soci avvocati in forma disgiunta. È esplicito il divieto di

affidare l'amministrazione della società a terzi estranei.

5. L'incarico professionale è conferito alla società, e non ai soci: il cliente ha diritto di chiedere che

l'esecuzione dell'incarico sia affidata ad uno o più soci da lui scelti, in mancanza di scelta, prima

dell'inizio dell'esecuzione, la società comunica al cliente il nome del socio o dei soci incaricati del

mandato.

6. I compensi derivanti dall'attività professionale dei soci costituiscono crediti della società, e non dei soci.

7. La disciplina dei debiti. la legge distingue tra responsabilità professionale e responsabilità sociale. Delle

obbligazioni derivanti dall'attività professionale sono responsabili personalmente e illimitatamente, oltre

la società, soltanto i soci incaricati dell'esecuzione dell'incarico: se però la società non ha comunicato al

cliente i nomi dei soci incaricati, responsabili sono tutti i soci. Per le obbligazioni non derivanti

dall'attività professionale opera la disciplina propria delle società collettive, per cui di tali obbligazioni,

oltre la società, rispondono personalmente e solidalmente tutti i soci; il patto contrario non ha effetti nei

confronti dei terzi.

8. La società tra avvocati ha l'obbligo dell'iscrizione in una sezione speciale dell'albo degli avvocati. per

l'iscrizione occorre che l'atto costitutivo sia stato redatto in forma autentica. L'iscrizione nell'albo deve

essere annotate in una sezione speciale del registro delle imprese, con l'ordinaria funzione di

certificazione anagrafica e di pubblicità notizia.

9. La società tra avvocati non è soggetta a fallimento.

Di queste società tra avvocati, in Italia, se sono create pochissime, perché il trattamento fiscale è uguale a

quello previsto per le società tra imprenditori. In particolare l'imposta sul reddito è basata sul principio della

cassa. Per cui, mentre se un avvocato che non fa parte di una società emette una fattura e il cliente non lo

paga lui non dovrà pagare le tasse su quella fattura, invece l'imprenditore e quindi anche l'avvocato socio di

una società tra avvocati, pagherà le tasse anche se la fattura non è stata pagata.

È questo il motivo principale per cui non sono state costituite molte società tra avvocati.

Le società cooperative

Nelle società cooperative, lo scopo è mutualistico, cioè, lo scopo che si prefiggono i soci è quello di trarre

dall'esercizio dell'impresa un vantaggio patrimoniale che può derivare:

 da un risparmio di spesa (sul corrispettivo che essi pagano alla società per acquistare i beni o i servizi)

 dalla maggiore remunerazione (che si ottengono dalla società quando le cedono i propri beni o servizi)

Tale risultato può essere conseguito attraverso 2 strade:

1. cedendo ai soci i beni e i servizi a prezzi più bassi di quelli praticati dagli altri imprenditori concorrenti

2. facendo ai soci prezzi eguali a quelli praticati dagli altri imprenditori, ma distribuendo alla fine

dell'esercizio agli stessi, quali soci, e in proporzione agli atti di scambio da ciascuno di loro compiuti con

la società, la differenza tra i ricavi ed i costi (c. d. ristorni).

Se la società cooperativa opera non solo con i propri soci cooperatori, ma anche con terzi, si possono avere

sia utili che ristorni.

Sono cooperative a mutualità prevalente, sia quella che svolgono la loro attività solo con i propri soci, sia

quelle che operano anche con i terzi, purché l'attività mutualistica con i soci sia superiore alla metà

dell'attività complessiva svolta dalla società.

L'art. 2512 (per le cooperative che operano anche con i terzi) definisce tali le società che:

1. svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi

2. si avvalgono prevalentemente nello svolgimento della loro attività:

 delle prestazioni lavorative dei soci

 degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.

Deve essere documentata nella nota integrativa al bilancio, la condizione di prevalenza, evidenziando i

seguenti parametri contabili:

1. i ricavi dalle vendite dei beni, e dalle prestazioni di servizio verso soci sono superiori al 50% del totale

dei relativi ricavi

2. il costo del lavoro dei soci è superiore al 50% del totale del costo del lavoro per il personale

3. il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci ovvero per i beni conferiti dai soci è rispettivamente

superiore al 50% del totale dei costi di servizi, ovvero al costo delle merci o materie prime acquistate o

conferite iscritti a bilancio (precisamente nel conto economico).

Nelle cooperative agricole la condizione di prevalenza sussiste quando la quantità o il valore dei prodotti

conferiti dai soci è superiore al 50% della quantità o del valore totale dei prodotti.

Negli statuti delle cooperative a mutualità prevalente devono essere previsti:

 limiti alla distribuzione dei dividendi e delle riserve

 limiti al rendimento di eventuali strumenti finanziari sottoscritti dai soci cooperatori

 l'obbligo di devolvere, allo scioglimento della società, il patrimonio sociale (tranne il capitale sociale e i

dividendi non distribuiti, che spettano ai soci) c. d. fondi mutualistici istituiti dalle associazioni di

categoria per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

L'introduzione o la soppressione delle suddette clausole è deliberata con le maggioranza dell'assemblea

straordinaria.

Le cooperative mutualità prevalente:

 devono iscriversi in apposito albo, tenuto dal ministero delle attività produttive, presso il quale

depositano annualmente i propri bilanci

 sono sottoposte alla disciplina del codice civile

 godono delle agevolazioni di natura fiscale previste dalla legge

 non possono trasformarsi in società ordinarie, cioè lucrative.

La disciplina delle società cooperative

Le società cooperative sono persone giuridiche a responsabilità limitata.

 Per costituire una cooperativa è necessario che i soci siano almeno 9.

 L’atto costitutivo redatto da un notaio deve essere depositato entro 10 giorni (anziché 20) nel registro

delle imprese.

Le quote possano essere rappresentate da azioni.

Il valore nominale di ciascuna quota o azione non può essere inferiore a 25 euro né superiore a 500 euro.

Nessun socio può avere una quota superiore a 100mila euro, né tante azioni il cui valore nominale superi tale

somma.

Le quote e le azioni dei soci cooperatori non possono essere trasferite ad altri senza il consenso degli

amministratori:

 la decisione sul consenso va adottata dagli amministratori su richiesta del socio,

 la decisione deve essere comunicata al socio entro 60 giorni, in mancanza di comunicazione, il socio è

libero di trasferire la propria partecipazione.

 se gli amministratori negano il consenso, devono motivare il diniego, entro 60 giorni, il socio può

proporre opposizione al tribunale.

L'atto costitutivo può vietare la cessione della partecipazione, ma in tal caso il socio può recedere dalla

società con un preavviso di 3 mesi.

I soci della cooperativa possono essere di 2 categorie:

1. soci cooperatori

2. soci finanziatori, possessori di strumenti finanziari.

Se l'atto costitutivo prevede l'emissione di strumenti finanziari, i sottoscrittori diventano soci finanziatori

della cooperativa. Nello stesso atto devono essere previsti i diritti amministrativi e patrimoniali loro spettanti

e le eventuali condizioni per il trasferimento delle loro partecipazioni.

Variabilità dei soci e del capitale sociale. Le cooperative sono società a capitale variabile, nel senso che il

numero dei soci può aumentare o diminuire, con conseguente aumento o diminuzione del capitale sociale,

senza che ciò comporti modificazione dell'atto costitutivo.

L'ammissione di un nuovo socio avviene:

 su domanda dell'interessato

 con deliberazione degli amministratori

 il nuovo socio deve versare, oltre il valore nominale della quota, anche l'eventuale sovrapprezzo

determinato dall'assemblea in sede di approvazione del bilancio.

 se gli amministratori rigettano la domanda di ammissione, il richiedente può reclamare all'assemblea.

La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata alla società.

L'esclusione del socio, può avvenire:

 oltre che nei casi previsti dall'atto costitutivo

 per mora

 per gravi inadempienze

 nelle ipotesi previste nella società in nome collettivo

L’esclusione:

 deve essere decisa dagli amministratori o, se lo prevede l'atto costitutivo, dall'assemblea

 va comunicata al socio

 il socio entro 60 giorni può proporre opposizione al tribunale.

Il creditore particolare del socio finché dura la società, non può agire sulla sua partecipazione sociale.

Diritto di voto.

 Ogni socio cooperatore ha un voto, qualunque sia il valore della quota (voto capitario)

 Ad ogni socio cooperatore persona giuridica l'atto costitutivo può attribuire + vuoti, ma non oltre 5.

 I voti dei soci finanziatori non possono superare un terzo dei voti spettanti all'insieme dei soci presenti,

anche per delega, nell'assemblea generale.

È possibile il voto per delega, ma:

 il socio può farsi rappresentare nelle assemblee soltanto da un altro socio

 ciascun socio non può rappresentare più di 10 soci.

Assemblee separate. Se la cooperativa ha almeno 3000 soci e svolge la propria attività in più province,

nell'atto costitutivo si può stabilire che l'assemblea sia costituita da soci delegati da assemblee parziali.

Qualunque sia il sistema di amministrazione adottato dalla cooperativa (tradizionale, monistico o

dualistico), la maggioranza degli amministratori devono essere soci cooperatori ovvero persone fisiche

indicate da persone giuridiche soci cooperatori.

Nell'atto costitutivo si può stabilire che uno o più amministratori siano scelti tra gli appartenenti a diverse

categorie di soci, in proporzione dell'interesse di ciascuna categoria.

Obbligazioni. Se è previsto nell'atto costitutivo, le società cooperative possono anche emettere titoli di

debito, e quindi anche titoli obbligazionari, se la cooperativa decide di procedere a tali emissioni, è

obbligatoria la nomina dell'organo interno di controllo.

Utili. Nelle cooperative a mutualità prevalente, per usufruire delle agevolazioni tributarie, gli utili non

possono essere distribuiti oltre determinati limiti, ed una parte di essi deve essere destinata a riserva

invisibile: cioè, può essere utilizzata per la copertura di perdite solo dopo l'utilizzazione delle altre riserve

(volontarie, statutarie e legali) e che non può essere ripartita tra i soci neppure in caso di scioglimento della

cooperativa, perché va devoluto ai fondi mutualistici.

In tutte le cooperative, nell'atto costitutivo deve essere stabilita la percentuale massima degli utili ripartibili

tra i soci cooperatori.

Alla riserva legale, deve essere destinato almeno il 30% degli utili netti annuali.

Scioglimento parziale. In caso di morte del socio, gli eredi hanno diritto alla liquidazione della quota, nel

contratto può però essere stabilito che la società continui con gli eredi.

Per determinare la somma che la società deve corrispondere per la liquidazione della quota, si fa riferimento

al bilancio dell'esercizio in cui avviene lo scioglimento del rapporto.

Il pagamento deve avvenire entro 6 mesi dall'approvazione del bilancio.

In tutte le ipotesi di scioglimento parziale del rapporto, per un anno il socio o i suoi eredi continuano a

rispondere per i versamenti non effettuati.

Se entro un anno dallo scioglimento si manifesta l'insolvenza della società, il socio o i suoi eredi sono tenuti

a restituire alla società quanto hanno ricevuto a titolo di liquidazione.

Trasformazione.

 Alle cooperative a mutualità prevalente è vietato di trasformarsi in società ordinarie (cioè lucrative).

 Le altre cooperative possono invece trasformarsi in società lucrative, purché la delibera di

trasformazione venga approvata da determinate maggioranze qualificate. A seguito della trasformazione,

il patrimonio sociale, dedotti il capitale rivalutato e i dividendi ancora non distribuiti ai soci, deve essere

devoluto ai fondi mutualistici.

Controlli. Le cooperative sono sottoposte ai controlli della pubblica amministrazione. inoltre, se vi è il

fondato sospetto di gravi irregolarità degli amministratori che possono danneggiare la società, una minoranza

qualificata di soci può chiedere l'intervento del tribunale.

I rapporti tra il controllo amministrativo e quello giudiziario:

 se per le medesime irregolarità l'autorità di vigilanza ha già nominato un ispettore o un commissario, il

tribunale deve dichiarare improcedibile il ricorso dei soci

 se invece è stato il tribunale ad avere nominato un ispettore o un amministratore giudiziario, l'autorità di

vigilanza deve sospendere il procedimento amministrativo eventualmente iniziato.

Scioglimento. Le cause di scioglimento sono le stesse di quelle previste per la società per azioni.

In caso di insolvenza, se non svolgono attività commerciale, le cooperative sono sottoposte a liquidazione

coatta amministrativa.

Per inattività o per inidoneità a raggiungere i propri scopi mutualistici esse possono essere sciolte anche con

atto amministrativo. La piccola società cooperativa

La piccola cooperativa è una forma semplificata di società cooperativa.

Essa può essere composta da 3 a non oltre 8 soci.

In conseguenza del numero ridotto dei soci , l’amministrazione può essere affidata all’assemblea, in questo

caso vi è l’obbligo di attribuire la rappresentanza legale della società al solo presidente.

Consorzi di cooperative

I consorzi di cooperative sono di 2 specie:

1. in un primo significato si fa riferimento all’ipotesi in cui 2 o più società cooperative concludono, per il

coordinamento delle loro attività economiche, il tipico contratto di consorzio.

2. in un secondo significato, possono costituirsi in consorzio, mediante l’adozione di una struttura

organizzativa comune, le società cooperative che, per facilitare i loro scopi mutualistici, si propongono

l’esercizio in comune di un attività economica. È richiesto che le cooperative siano almeno 5 e che sia

sottoscritto un capitale di almeno un milione, versandone almeno la metà.

Gruppi cooperativi paritetici, sono costituiti da più cooperative appartenenti anche a categorie diverse, con

cui possono essere regolati, anche in forma consortile, la direzione e il coordinamento delle rispettive

imprese. Le mutue assicuratrici

Le mutue assicuratrici sono società cooperative che esercitano l’industria delle assicurazioni e presso le

quali, i soci possono assicurare i loro rischi.

Si tratta di una figura ormai obsoleta, perchè di solito non in grado di conseguire le dimensioni occorrenti per

una efficiente attività assicurativa.

I soci si distinguono in 2 grandi categorie:

1. soci assicurati, i quali assumono la qualità di soci assicurandosi presso la società e la perdono con

l’estinguersi dell’assicurazione.

2. soci sovventori, i quali non assicurano nessun rischio, e i cui conferimenti servono per la costituzione di

fondi di garanzia per il pagamento delle indennità.

Ciascuno dei soci sovventori può avere più voti nelle assemblee, ma non oltre 5, in relazione all’ammontare

del loro conferimento.

I voti attribuiti ai soci sovventori, in ogni caso devono essere inferiori al numero dei voti spettanti ai soci

assicurati.

Le obbligazioni contratte sono garantite dal patrimonio sociale.

Le mutue assicuratrici sono disciplinate dalle norme stabilite per le società cooperative e soggette ai controlli

e agli interventi amministrativi previsti per l’esercizio dell’assicurazione.

L'associazione in partecipazione

Nel contratto di associazioni in partecipazione si hanno due parti:

1. L'associante che è colui il quale ha una propria impresa ovvero che intende compiere uno o più affari

attribuendo all'associato una parte degli utili dell'impresa o degli affari

2. L'associato che è colui il quale dà un determinato apporto all'associante, il quale lo adopera nell'impresa

e nella gestione dell'affare.

Così l'associante ha modo di procurarsi dei capitali, ed in corrispettivo attribuisce all'associato una

partecipazione ai guadagni che verrà a realizzare. Di solito, perciò, l'apporto dell'associato è di natura

patrimoniale; ma la giurisprudenza non esclude tempi possa consistere anche in prestazioni di opera.

L'impresa o l'affare vengono compiuti dall'associante in nome proprio, ed è perciò che i terzi, con i quali

viene svolta l'impresa o concluso l' affare, acquistano diritti ed assumo obbligazioni solo verso l'associante,

che è responsabile dei debiti con tutto il proprio patrimonio. La gestione dell'impresa dell'affare spetta

all'associante. L'associante non può associare altre all'impresa senza il consenso dei precedenti associati.

L'associato ha diritto al rendiconto dell'affare compiuto può quella annuale della gestione.

Nel contratto può essere attribuito all'associato un maggior diritto di controllo sull'impresa o sullo

svolgimento dell'affare. Se non è stata determinata la durata del rapporto, l'associato ha diritto di recedere dal

contratto.

Se non è stabilito diversamente, la quota di utili spettante all'associato a fissata proporzionalmente al valore

del suo apporto, rispetto al valore dell'impresa dell'associante o dell'affare per cui l'associazione è stata

contratta.

Salvo patto diverso, l'associato sopporta le perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le sue

perdite non possono superare il valore dell'apporto: se perciò, alla fine del rapporto, le perdite che egli deve

sopportare superano o eguagliano il valore dell'apporto, l'associante non deve restituirgli nulla. La cassazione

ammette che l'associato possa essere esonerato da ogni partecipazione alle perdite: ma questa soluzione non

consente di distinguere con sicurezza un contratto di associazione in partecipazione da un contratto di

cointeressenza.

può anche accadere che non sia agevole distinguere l'associazione in partecipazione, da un canto, da una

società irregolare (occulta) in cui l'impresa è comune; dall'altro canto, da un rapporto di finanziamento.

Peraltro, anche quando la natura del contratto appare sicura, è controverso se l'associazione in partecipazione

e rientri nella categoria dei contratti associativi ovvero in quella dei contratti di scambio con prestazioni

corrispettive: conseguentemente, non è facile indicare con sicurezza quali norme bisogna applicare per

integrare la scarsa disciplina prevista nel codice.

Contratti di cointeressenza. Se nel contratto viene stabilito che l'associato parteciperà solo agli utili ma non

alle perdite, ovvero che parteciperà agli utili e alle perdite senza compiere alcun apporto, si avranno contratti

di cointeressenza, a cui la disciplina dell'associazione in partecipazione è applicabile solo parzialmente.

I CONTRATTI COMMERCIALI

Spesso gli imprenditori commerciali di grandi dimensioni, e le associazioni di imprenditori commerciali,

predispongono le condizioni generali dei contratti che gli stessi imprenditori sono soliti stipulare con i terzi,

per ottenere il vantaggio di economia e rapidità nella contrattazione.

In particolare, i contratti in serie predisposti dagli imprenditori commerciali assumono la figura di contratti

c.d. standard, a cui i terzi contraenti si limitano a prestare adesione.

Tali contratti sono disciplinati dall’art. 1341 c.c. in forza del quale:

a) le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti

dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto

conoscerle con l’ordinaria diligenza;

b) ed inoltre, alcune clausole particolarmente gravose per il terzo contraente non hanno valore se non

sono specificamente approvate per iscritto dallo stesso contraente; e precisamente tali clausole sono

dette vessatorie, in quanto sanciscono a carico del terzo decadenze, limitazioni alla facoltà di

opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o

rinnovazione del contratto, ecc…

Distinguiamo:

- i contratti che hanno per oggetto la prestazione di cose, quali: compravendita, contratto

estimatorio, somministrazione;

- i contratti che, invece, hanno per oggetto la prestazione di servizi, quali: appalto, forniture di

servizi informatici, trasporto, viaggio turistico, deposito in albergo e nei magazzini generali;

- inoltre vi sono, i contratti che hanno per oggetto un’attività ausiliaria, ossia la prestazione di

una collaborazione agli stessi imprenditori per agevolare la conclusione dei loro affari o

comunque la loro attività economica, e precisamente essi sono: mandato, commissione,

concessione, affiliazione, spedizione, agenzia, mediazione, subfornitura;

- ancora abbiamo, i contratti che hanno per oggetto la prestazione di cose e di servizi, quando

stipulati a distanza o fuori dei locali aziendali, ossia: forniture di cose o di servizi ai

consumatori; nonché i contratti che hanno per oggetto l’acquisizione di un diritto di

godimento periodico di beni immobili (ad esempio, la multiproprietà);

- poi abbiamo, i contratti di assicurazione, i contratti bancari e i contratti di finanziamento;

- ed infine vi sono, i contratti di investimento che hanno per oggetto prodotti finanziari, e

soprattutto valori mobiliari (ad esempio, azioni od obbligazioni di società) acquistati a

seguito di attività di sollecitazione del pubblico risparmio agli investimenti finanziari.

Il c.d. sistema di negoziazione accentrata di strumenti finanziari consente un più rapido trasferimento dei

valori mobiliari quotati in borsa, o di larga diffusione tra il pubblico, evitando la trasmissione materiale dei

titoli, e sostituendola mediante registrazioni contabili presso una società appositamente designata dalla legge

(Monte Titoli S.p.A.): c.d. dematerializzazione degli strumenti finanziari e/o della loro circolazione.

LA COMPRAVENDITA

Ai sensi dell’art. 1470 la compravendita soddisfa una delle più diffuse e importanti tra le esigenze

economiche, ovvero quella di trasferire un diritto (di solito la proprietà) di un bene diverso dal denaro (e

quindi una cosa), ricevendo in corrispettivo la proprietà di una determinata quantità di denaro (prezzo).

Inoltre, secondo l’art. 1326, ogni compravendita è un contratto consensuale, che si conclude con l’accordo

delle parti.

A) Di solito, la compravendita ha effetti reali nel senso che al momento della conclusione del contratto il

compratore acquista la proprietà della cosa; affinché ciò avvenga, è necessario che la cosa venduta sia

determinata nella sua individualità (ad esempio, vendo questo appartamento, questo sacco di grano). Non è

invece necessario che la detenzione della cosa sia trasferita al compratore: infatti, essa può restare al

venditore, ed in questo caso dalla vendita sorge anche l’obbligo di consegnare la cosa al compratore che ne è

(già divenuto) proprietario.

Al momento della conclusione del contratto può anche avvenire che il venditore acquisti la proprietà del

denaro; affinché ciò avvenga, è necessario che il denaro gli sia consegnato o almeno che sia individuato in

modo non equivoco. Poiché, se il denaro non è consegnato al venditore – o, almeno, individuato – al

momento del contratto, dalla vendita sorge l’obbligo di pagamento del prezzo al momento stabilito nel

contratto: in tal caso si parla di vendita con pagamento differito, in quanto la proprietà del denaro passerà dal

compratore al venditore solo quando verrà compiuto il pagamento.

B) Per quando riguarda, invece, la vendita con effetti obbligatori diciamo che, può capitare che alla

conclusione del contratto non consegua nessun effetto reale, cioè nessun trasferimento di diritti reali, ma

scaturiscano solo effetti obbligatori, cioè solo obblighi (ad esempio, l’obbligo del venditore di trasferire al

compratore la proprietà della cosa, ed obbligo del compratore di trasferire al venditore la proprietà del

prezzo). Cioè, praticamente, può capitare che il trasferimento di proprietà della cosa dal venditore al

compratore non avvenga al momento della stipulazione del contratto, ma in un momento successivo, ossia

all’avverarsi di determinati atti o fatti giuridici.

La vendita obbligatoria si ha principalmente nelle seguenti ipotesi:

1. vendita di cose generiche, quando la cosa è indicata attraverso il riferimento a determinate

caratteristiche, che sono comuni ad una pluralità di beni (ad esempio, un’automobile di un

determinato modello). In questa ipotesi, infatti, il trasferimento di proprietà al compratore avviene

quando nel genere si sceglie un bene determinato; e precisamente la scelta si chiama specificazione,

che deve essere fatta d’accordo tra le parti o nei modi da esse stabiliti, o individuazione, che avviene

anche mediante la consegna al vettore o allo spedizioniere (art. 1378).

2. vendita di cose future, - cioè, di cosa che al momento del contratto ancora non esiste – la proprietà

della cosa viene acquistata automaticamente dal compratore nello stesso momento in cui la cosa

viene ad esistenza; se si tratta di frutti naturali, nel momento in cui questi vengono separati (art.

1472). È opportuno specificare che, se la cosa non viene ad esistenza, il contratto è nullo e quindi

non produce nessun effetto, a meno che le parti non abbiano stabilito che il compratore deve

egualmente pagare il prezzo (in questo caso si tratta di un “contratto aleatorio”, denominato vendita

di speranza).

3. vendita di cosa altrui, che si ha se al momento del contratto la cosa non è in proprietà del venditore,

ma di un terzo; in questo caso il venditore è obbligato a fare acquistare al compratore la proprietà

della cosa, il che può avvenire o se il proprietario della cosa ne trasferisce la proprietà direttamente

al compratore o anche se il venditore ne acquista la proprietà, in quanto questo acquisto fa diventare

ipso facto proprietario della cosa il compratore (art. 1478). Inoltre, se il compratore di cosa altrui, al

momento della conclusione del contratto, ignorava che il venditore non fosse proprietario della cosa

venduta, può chiedere la risoluzione della vendita fino al momento in cui il venditore non gliene fa

acquistare la proprietà (art. 1479 c.1).

4. vendita con riserva di proprietà, in cui nelle vendite con pagamento differito, di solito il venditore

vuole garantirsi contro il rischio che il compratore non paghi il prezzo e che non sia più possibile

ottenere la restituzione della cosa chiedendo la risoluzione della vendita per inadempimento, perché

il compratore ha già rivenduto la cosa ad altri ovvero i suoi creditori l’hanno pignorato. Per garantirsi

contro questi rischi si stabilisce nel contratto – attraverso una clausola – che il compratore acquista la

proprietà della cosa solo al momento del “pagamento dell’ultima rata di prezzo” e che fino a questo

momento egli avrà solo la detenzione della cosa.

Per quanto riguarda l’opponibilità della riserva ai terzi acquirenti diciamo che, il compratore – finchè non

ha pagato il prezzo – non può rivendere la cosa in quanto non è ancora sua; dunque, se la rivende compie un

reato (c.d. appropriazione indebita); né il terzo acquirente acquista la proprietà della cosa mobile, a meno che

non ne abbia avuto la consegna in buona fede, credendo cioè che il compratore ne fosse già proprietario. Se

si tratta di macchina vendute ad un prezzo superiore a 30000 £, per potere opporre la riserva ad eventuali

terzi acquirenti è necessario che il patto di riservato dominio sia trascritto in un registro della cancelleria del

tribunale e che la macchina, quando è acquistata dal terzo, si trovi ancora nella circoscrizione del tribunale

nella cui cancelleria la trascrizione è stata eseguita (art. 1524 c.2).

Quanto, invece, all’opponibilità ai creditori del compratore diciamo che costoro non possono pignorare la

cosa, purchè la riserva di proprietà risulti da atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento (art. 1524

c.1).

Per quanto riguarda l’inadempimento del compratore diciamo che, nel passato i venditori con patto di

riservato dominio avevano preteso dai loro acquirenti l’inserzione nel contratto di clausole vessatorie, quale

quella che, in caso di ritardo nel pagamento anche di una sola rata, il venditore avesse il diritto di pretendere

immediatamente il pagamento dell’intero prezzo, ovvero la risoluzione della vendita col diritto di trattenere

le rate già pagate quale corrispettivo dell’uso della cosa. Per impedire simili sopraffazioni contrattuali il

codice ha stabilito:

a) nonostante patto contrario, se il compratore è in ritardo nel pagamento di una sola rata che non super

l’ottava parte del prezzo, il venditore non può risolvere il contratto né pretendere che il compratore,

decadendo dal beneficio del termine, paghi subito le rate successive (art. 1525);

b) se per inadempimento del compratore avviene la risoluzione del contratto, il venditore deve restituire

le rate riscosse, salvo il diritto ad un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del

danno (1526 c.1).

C) Nelle compravendite commerciali, abbastanza frequente è la clausola di esclusiva che può essere

apposta o a carico del venditore, o del compratore o di entrambi. Se è apposta a carico del venditore, questi –

nella zona stabilita nel contratto – non può vendere la merce ad altri ma soltanto al compratore; se è apposta

a carico del compratore, questi si impegna ad acquistare la merce soltanto dal venditore; se è apposta a carico

di entrambi, queste obbligazioni sono reciproche per venditore e compratore.

Inoltre, può capitare che la cosa venduta venga consegnata in un momento posteriore a quello della

conclusione del contratto. Tuttavia, la cosa dev’essere consegnata nello stato in cui si trovava al momento

della vendita (art. 1447 c.1).

E precisamente, se la consegna deve avvenire dopo la conclusione del contratto e si tratta di cosa mobile, il

compratore si affida alla onestà del venditore, in quanto corre il rischio che questi venda e consegni la stessa

cosa ad altri, il quale ignori che la cosa fosse stata già venduta e la creda invece ancora di proprietà del

venditore. In questo caso, infatti, il secondo compratore acquista la proprietà della cosa (che è stata venduta

due volte), ed il primo compratore ne perde la proprietà, potendo pretendere soltanto il risarcimento del

danno dal venditore (ciò ai sensi dell’art. 1153).

Se il bene venduto è divisibile, può stabilirsi nel contratto che la consegna debba avvenire in più riprese, e –

pertanto – in questo caso si ha la vendita a consegne ripartite (o successive).

Quanto al luogo della consegna diciamo che, se nel contratto nulla è stabilito circa il luogo dove la consegna

deve essere fatta, bisogna distinguere se al momento del contratto le parti conoscevano – oppure no – dove

la cosa si trovasse. Poiché, nella prima ipotesi la consegna deve avvenire in tale luogo; mentre, nella seconda

ipotesi la consegna deve avvenire nel luogo in cui al momento del contratto il venditore aveva il suo

domicilio: ma se il venditore è un imprenditore e la vendita costituisce un atto di esercizio della sua impresa,

la consegna deve avvenire nella sede dell’impresa (art. 1510 c.1).

Ora, per la validità della vendita, è necessario che il prezzo – anche se non determinato al momento del

contratto – sia almeno determinabile, essendo stati indicati gli elementi idonei a determinarlo.

Infatti, se nel contratto il prezzo non è stabilito, e si tratta di cose che hanno un prezzo di borsa o di mercato,

il prezzo si desume dai listini o dalle mercuriali della piazza di consegna o della piazza più vicina (art. 1474

c.2); se si tratta di cose che il venditore vende abitualmente, il prezzo è quello normalmente praticato dal

venditore (art. 1474 c.1).

Nella vendita di prodotti industriali dal produttore al rivenditore, è frequente la clausola di prezzo imposto in

base alla quale l’acquirente si obbliga a non rivendere la merce ad un prezzo diverso da quello impostogli dal

produttore. Se tale clausola viene violata, e la cosa rivenduta ad un prezzo inferiore, il terzo subacquirente

non è tenuto a nessuna integrazione del prezzo, poiché la clausola non ha effetto nei suoi confronti.

Per alcune merci (di solito, di largo consumo), il prezzo è talvolta stabilito dall’autorità amministrativa: in

questo caso, detti prezzi (c.d. prezzi di imperio) “sono di diritto inseriti nel contratto”, prevalendo anche sui

diversi prezzi che eventualmente sono stati convenuti tra le parti (art. 1339).

Quanto alle spese della vendita diciamo che, se non è stato pattuito diversamente, le spese della vendita e le

altre accessorie – comprese le spese di trasporto (art. 1510 c.2) – sono a carico del compratore (ai sensi

dell’art. 1475).

Nelle vendite commerciali, il pagamento delle spese di trasporto è regolato diversamente, in quanto il prezzo

è comprensivo di dette spese e quindi il venditore si obbliga a spedire le merci al compratore con la clausola

“franco” (ad esempio, franco arrivo, franco consegna domicilio).

Nelle vendite marittime, invece, sono emerse le clausole cif (o caf) [cif: cost, insurance, freight o – in

francese - caf: cost, assurance, fret] e fob [free on board].

Se è apposta la clausola “franco trasporto assicurazione” (cif o caf), il prezzo di vendita è comprensivo delle

spese di trasporto della merce, di caricamento sul mezzo di trasporto e di assicurazione, spese che sono

perciò a carico del venditore (la clausola cif è di solito prevista nella vendita di documenti). Dal momento

che la merce è assicurata, se essa perisce o subisce avarie dopo il caricamento, il compratore ha il diritto di

essere indennizzato dall’assicuratore. Se, invece, è apposta la clausola “franco a bordo” (fob), le spese di

trasporto rimangono a carico del compratore, mentre tocca al venditore provvedere al pagamento delle spese

di caricamento sulla nave o sul diverso mezzo di trasporto previsto; dalla clausola fob va distinta la clausola

fas (free alongside ship, in italiano “franco banchina”), perché l venditore si obbliga a provvedere a sue spese

solo alla consegna della merce nel punto di imbarco (appunto la banchina), restando al compratore l’obbligo

di pagare le spese di trasporto e di caricamento della merce.

Per quanto riguarda la vendita su documenti diciamo che, normalmente si ricorre a questo tipo di vendita

quando la merce è in viaggio, ed il venditore ha la disponibilità dei documenti rilasciati dal vettore, dai quali

risulta che la merce è viaggiante (polizza di carico, rilasciata dal vettore marittimo; duplicato della lettera di

vettura, o ricevuta di carico, rilasciate dal vettore terrestre; lettera di trasporto aereo, rilasciata dal vettore

aereo).

Per avere la disponibilità dei documenti (titoli rappresentativi) del trasporto, il venditore deve esserne

portatore legittimo e quindi – se si tratta di documenti al portatore – deve averne il possesso ovvero – se si

tratta di titoli all’ordine – deve averli ricevuti attraverso una serie continua di girate.

Nella vendita su documenti, le parti convengono di sostituire la consegna della merce con la consegna dei

titoli di trasporto (e degli altri documenti stabiliti nel contratto: ad esempio, certificati d’origine della merce),

in virtù dei quali il compratore può pretendere la consegna della merce dal vettore: pertanto, al momento

fissato dal contratto, il venditore deve consegnare al compratore detti documenti facendolo diventare

portatore legittimo di essi, ed il compratore deve trasferire al venditore il prezzo (art. 1527, 1528).

Può anche convenirsi che il pagamento del prezzo debba avvenire per mezzo di una banca (art. 1530): in tal

caso si parla di vendita con pagamento contro documenti a mezzo banca.

Possiamo distinguere diverse clausole contrattuali che incidono sulla stessa conclusione del contratto di

vendita:

 Vendita con riserva di gradimento e a prova, e precisamente: nella vendita con “riserva di

gradimento” le parti stabiliscono che il compratore esamini la cosa entro un dato termine (in

mancanza di un termine contrattuale, l’esame deve essere fatto nel termine risultante dagli usi o, in

mancanza, in un termine congruo fissato dal venditore), dichiarandola o meno di suo gradimento. La

vendita si perfeziona nel momento in cui il compratore dichiara la cosa di suo gradimento; nel caso

opposto, il contratto non viene concluso, e quindi gli effetti della vendita non si producono (art. 1520

c.1). Se il compratore fa trascorrere il termine senza compiere l’esame e la cosa è detenuta dal

venditore, gli effetti della vendita non si producono (art. 1520 c.2); se, invece, la cosa è detenuta

dallo stesso compratore e questi fa trascorrere il termine senza comunicare la sua decisione, si

producono gli effetti della vendita (art. 1520 c.3).

Nella vendita “a prova” (art. 1521), il contratto è sottoposto a condizione sospensiva, nel senso che si

perfeziona e produce i suoi effetti solo se la cosa venduta ha le qualità pattuite ed è idonea all’uso a cui è

destinata; altrimenti la vendita non si perfeziona. Ma nell’ipotesi di vendita a prova – appunto perché si tratta

di una condizione – il compratore deve attenersi alla realtà obiettiva e non può dichiarare che la cosa non è di

suo gradimento se questa è idonea all’uso ed ha le qualità pattuite.

 Vendita su campione e su tipo di campione, in cui il campione è una piccola quantità di merce

divisibile e serve per individuare le qualità della merce oggetto della vendita. In questo tipo di

vendita, il contratto si conclude al momento dell’accordo: il campione deve servire soltanto come

esclusivo paragone delle qualità della merce, e pertanto qualsiasi difformità tra la qualità della merce

e il campione attribuisce al compratore il diritto di risolvere il contratto (vendita “su campione”) (art.

1522 c.1). Ma può anche risultare dal contenuto del contratto o dagli usi che il campione deve servire

ad indicare le qualità della merce solo in modo approssimativo, in questo caso – infatti - si parla di

vendita “su tipo di campione”, e si può domandare la risoluzione soltanto se la difformità sia

notevole (art. 1522 c.2).

Per quanto riguarda l’inadempimento del venditore, diciamo che contro l’inadempimento del venditore si

può anche fare ricorso ad alcuni rimedi specifici posti a tutela del compratore, e precisamente:

1) Esecuzione coattiva, se il venditore al termine stabilito non consegna la cosa venduta, e questa è una

“cosa fungibile che ha un prezzo corrente” risultante da atti della pubblica autorità o da listini o da

mercuriali, il compratore – il quale non abbia pagato il prezzo – può procedere alla c.d. esecuzione

coattiva (art. 1516): cioè fa comprare la cosa da un altro venditore per mezzo di un intermediario

professionale (agente di cambio o società di intermediazione mobiliare) o di un commissionario

nominato dal tribunale, e ha il diritto di esigere dal venditore inadempiente la differenza tra la

somma occorsa per l’acquisto e il prezzo stipulato per la prima vendita, oltre al risarcimento degli

ulteriori danni (in questo modo, se il prezzo della merce è aumentato, la differenza di prezzo viene

subita dal venditore inadempiente, mentre il compratore si procura senza ritardo la disponibilità della

merce di cui ha bisogno).

2) Vizi o mancanza di qualità della cosa, poiché nelle vendite di cose mobili, oltre alla mancata

consegna, i più frequenti inadempimenti del venditore consistono nella consegna di cose affette da

vizi che le rendono inidonee all’uso cui sono destinate o ne diminuiscono in modo apprezzabile il

valore ovvero di cose prive delle qualità promesse o di quelle essenziali per l’uso cui sono destinate.

Se si tratta di vizi, il compratore può chiedere:

a) o la risoluzione del contratto (c.d. azione redibitoria)

b) ovvero la riduzione del prezzo (c.d. azione estimatoria o quanti minoris) (art. 1492 c.1).

Inoltre, è opportuno specificare che può chiedere solo la riduzione del prezzo se ha rivenduto o trasformato

la cosa o se gli usi escludono la risoluzione: la scelta tra le due azioni (o quella redibitoria o quella

estimatoria) è irrevocabile una volta che sia stata fatta con la domanda giudiziale. Se si tratta di mancanza di

qualità, il compratore ha il diritto di chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento, purchè il difetto

di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi (art. 1497 c.1).

Il compratore, per non perdere il diritto alla risoluzione del contratto o alla riduzione del prezzo, deve però

denunziare – a pena di decadenza – i vizi o la mancanza di qualità entro 8 giorni dalla scoperta; compiuta la

denunzia, ed evitata così la decadenza, occorre poi che egli si preoccupi di iniziare, entro 1 anno dalla

consegna, il giudizio per chiedere la risoluzione o la riduzione, giacchè dopo il decorso dell’anno si compie

la prescrizione (art. 1495 c.1 e 3, art. 1497 c.2). Se però il compratore non ha ancora pagato il prezzo, può

anche lasciare trascorrere l’anno e chiedere in via di eccezione la risoluzione o la riduzione quando viene

convenuto in giudizio dal venditore per il pagamento del prezzo, purchè gli abbia denunziato il vizio o la

mancanza di qualità della cosa entro 8 giorni dalla scoperta e prima del decorso dell’anno dalla consegna

(art. 1495 c.3).

L’azione di risoluzione non è invece soggetta a detti termini di decadenza e di prescrizione abbreviata

nell’ipotesi di “aliud pro alio” : ipotesi che ricorre quando le caratteristiche della cosa consegnata sono

completamente diverse da quelle della cosa contrattata.

3) Cattivo funzionamento della cosa, in quanto può capitare che il venditore abbia garantito per un

certo tempo il buon funzionamento della cosa venduta (ad esempio, orologi, penne stilografiche,

autoveicoli) ovvero questa garanzia sia dovuta in forza degli usi. In questo caso, il compratore può

pretendere – oltre al risarcimento dei danni – la sostituzione o la riparazione della cosa: ma, per non

perdere tale diritto, deve denunziare al venditore il cattivo funzionamento entro 30 giorni ed agire

giudizialmente entro 6 mesi dalla scoperta (art. 1512).

Per avere una prova sicura:

a) dei vizi

b) o della mancanza di qualità

c) o del cattivo funzionamento della cosa

è opportuno che il compratore, subito dopo la scoperta e prima di iniziare il giudizio civile, chieda

all’autorità giudiziaria un “accertamento tecnico preventivo” diretto ad accertare le predette circostanze

attraverso la verifica della condizione o della qualità delle cose vendute (art. 696 cod. proc. civ.).

Quanto all’inadempimento del venditore di beni di consumo diciamo che una disciplina particolare, di

origine comunitaria, regola la responsabilità del fornitore nella vendita di beni di consumo, ossia di cose

(beni mobili) a persone fisiche che le acquistano per scopi estranei all’esercizio della loro attività

imprenditoriale o professionale.

Allo scopo di applicare tale disciplina, ai contratti di vendita sono equiparati i contratti di permuta e di

somministrazione, nonché quelli di appalto, di opera e tutti gli altri

contratti che hanno per oggetto la fornitura di beni di consumo da fabbricare o produrre, o anche solo da

assemblare.

Il fornitore, infatti, ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni idonei al loro uso abituale o a quello

particolare voluto dal consumatore, ed è responsabile nei suoi confronti per “qualsiasi difetto di conformità”

esistente al momento della consegna del bene o che derivi dalla sua installazione quando nel contratto è

convenuto che essa sia effettuata dal fornitore. Si tratta di una garanzia legale di conformità, a cui possono

aggiungersi anche apposite garanzie convenzionali. La responsabilità legale del fornitore sussiste quando la

difformità si manifesta entro 2 anni dalla consegna del bene; ma soprattutto il consumatore non può

pretendere immediatamente la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto, perché prima deve, a sua

scelta, richiedere la sostituzione o la riparazione del bene. Solo nel caso in cui tali rimedi sono

oggettivamente impossibili o eccessivamente onerosi, il consumatore può ottenere – sempre a sua scelta -

una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto.

Quanto, invece, all’inadempimento del compratore diciamo che in questo caso vi sono alcuni rimedi

particolari posti a tutela del venditore, e precisamente:

innanzitutto, anche qui è ammesso il ricorso all’esecuzione coattiva: infatti, se il compratore non paga il

prezzo al termine stabilito, il venditore ha il diritto di far vendere senza ritardo la cosa all’incanto – per

mezzo di un pubblico mediatore o di un ufficiale giudiziario – per conto e a spese del compratore

inadempiente; prima di procedere alla vendita, tuttavia, bisogna avvisare il compratore del luogo giorno e ora

in cui essa sarà eseguita. Se poi la cosa venduta ha un prezzo corrente, la vendita può essere fatta

dall’incaricato anche senza incanto, e il venditore deve dare pronta notizia al compratore dell’avvenuta

vendita. In ogni caso, il venditore ha diritto alla differenza tra il prezzo convenuto e il ricavo netto della

vendita, oltre al risarcimento del maggiore danno.

Inoltre, può darsi che nel contratto si sia stabilito che il pagamento del prezzo debba avvenire nel momento

della consegna della cosa, ma che poi il venditore consegni la cosa venduta senza esigere

contemporaneamente il prezzo; in questo caso, il venditore può ottenere la restituzione della cosa consegnata

(e non pagata) purchè ricorrano le seguenti condizioni:

a) che la domanda di restituzione sia proposta entro 15 giorni dalla consegna;

b) che la cosa venduta sia ancora presso il compratore;

c) che la cosa venduta non sia stata trasformata;

d) che non sia stata pignorata o sequestrata da creditori del compratore, i quali ignorassero che il

prezzo era ancora dovuto (art. 1519) [il rimedio è denominato “rivendicazione del venditore”,

ma si tratta di una denominazione impropria, in quanto la proprietà della cosa venduta è già

passata dal venditore al compratore inadempiente].

Per quanto riguarda, infine, la risoluzione di diritto diciamo che nelle compravendite, in cui la consegna

della cosa e il pagamento del prezzo devono avvenire contemporaneamente, se una delle parti (il venditore o

il compratore) si vuole assicurare la possibilità di risolvere rapidamente il contratto in caso di inadempimento

della controparte, può: prima del giorno, in cui deve avere luogo la consegna della merce e il pagamento del

prezzo, comunicare alla controparte – nelle forme di uso – di essere pronta ad eseguire il contratto al termine

stabilito; se a tale giorno l’altra parte non è pronta ad eseguire il contratto, la parte che era pronta ad

adempiere la propria prestazione può comunicarle – entro 8 giorni successivi – che il contratto è risolto di

diritto (art. 1517).

Se non si è fatto ricorso a questo procedimento o se si sono lasciati trascorrere gli 8 giorni concessi dall’art.

1517 per comunicare che ci s’intende valere della risoluzione di diritto, si potrà fare ricorso alle disposizioni

generali sulla risoluzione per inadempimento (art. 1453), e si potrà ancora provocare la risoluzione di diritto

della vendita osservando l’altro procedimento prescritto dall’art. 1454 (diffida scritta ad adempiere entro un

termine non inferiore a 15 giorni). IL CONTRATTO ESTIMATORIO

Nel contratto estimatorio (detto anche, nel linguaggio degli affari, contratto in conto deposito) si hanno due

parti, una delle quali (tradens) consegna all’altra che la riceve (accipiens) una o più cose mobili, stimate per

un certo prezzo (di qui la denominazione del contratto).

Il ricevente (ossia l’accipiens) si obbliga, dunque, a pagare al tradens il prezzo di stima, ma ha la facoltà di

liberarsi da quest’obbligo restituendogli integra la cosa nel termine stabilito nel contratto (art. 1556).

Pertanto, se la cosa perisce (anche per caso fortuito) o se, comunque, il ricevente lascia trascorrere il termine

senza restituirla, deve pagare il prezzo (art. 1557).

Tuttavia è opportuno specificare che, secondo la giurisprudenza – malgrado l’art. 1557 ponga a carico

dell’accipiens il rischio del perimento – la proprietà della cosa rimane al tradens, il quale perciò, scaduto il

termine pattuito per la restituzione, può rivendicare la cosa con l’azione reale fondata sul diritto di proprietà

ovvero chiedere il pagamento del prezzo stimato con l’azione personale basata sul contratto estimatorio.

Il ricevente di propone, di solito, di rivendere la cosa ed è libero di rivenderla a qualunque prezzo, a meno

che nel contratto non sia stabilito il contrario. Se il ricevente non trova il compratore, egli può restituire la

cosa e così non corre il rischio di doversi tenere la cosa invenduta: di solito questo contratto viene – dunque

– usato nel commercio di quegli oggetti (quali, libri, oggetti preziosi, oggetti usati), in cui, per una od altra

circostanza, si presenta più difficile ed aleatorio trovare l’acquirente a cui rivendere l’oggetto.

Il tradens, che ha consegnato la cosa, non può più disporne, finchè essa non gli venga restituita; mentre

l’accipiens può validamente disporne, ma i suoi creditori non possono sottoporre la cosa a pignoramento o a

sequestro finchè non ne sia stato pagato il prezzo

(art. 1558). LA SOMMINISTRAZIONE

La somministrazione è il contratto con il quale una parte (detta somministrante) si obbliga, contro il

corrispettivo di un prezzo, ad eseguire a favore dell’altra (detta avente diritto alla somministrazione o

somministrato) prestazioni periodiche o continuative di cose (art. 1559). Poichè la somministrazione ha per

oggetto l’esecuzione di prestazioni di cose, ne deriva che nel caso di prestazioni – anche se periodiche e

continuative – di servizi (ad esempio, il servizio della pulizia di un grande edificio) non si ha un contratto di

somministrazione, bensì un contratto di prestazione d’opera ovvero di appalto, al quale però si applicano sia

le norme del contratto d’appalto che quelle del contratto di somministrazione (art. 1677).

Nel contratto di somministrazione può essere stabilita la quantità delle prestazioni (ad esempio, un quintale

di carbone al mese); inoltre può essere stabilito un massimo e un minimo, ed in questa ipotesi spetta

all’avente diritto alla somministrazione stabilire, entro i limiti suddetti, il quantitativo dovuto (art. 1560 c.1).

Se è stabilito che il prezzo sia quello di mercato, bisogna riferirsi al prezzo del luogo e del tempo di ogni

prestazione (art. 1561). Nella somministrazione a carattere periodico, il prezzo dev’essere pagato all’atto

delle singole prestazioni, mentre nella somministrazione continuativa, secondo le scadenze d’uso (art. 1562).

In caso di inadempimento di una delle parti relativo a singole prestazioni, l’altra parte può chiedere la

risoluzione del contratto, solo però se l’inadempimento ha notevole importanza ed è tale da menomare la

fiducia nell’esattezza dei successivi adempimenti (art. 1564).

Se la parte che ha diritto alla somministrazione è inadempiente e l’inadempimento è di lieve entità, il

somministrante non può sospendere l’esecuzione del contratto senza dare congruo preavviso (art. 1565).

Essendo la somministrazione un contratto di durata, l’effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni

già eseguite (art. 1458 c.1).

Nel contratto di somministrazione può anche essere stabilito un patto di esclusiva tanto a favore del

somministrante che del somministrato (art. 1567, 1568).

Si può stabilire anche un patto di preferenza a favore del somministrante, nel senso che l’avente diritto alla

somministrazione si obbliga – rispetto ad altri eventuali proponenti e a parità di condizioni – a dare la

preferenza al somministrante nella stipulazione di un successivo contratto per lo stesso oggetto (art. 1566

c.1).

Il contratto di somministrazione non può – tuttavia – avere durata perpetua. Se la durata della

somministrazione non è stabilita, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, dando preavviso nel

termine pattuito o in quello stabilito dagli usi, o in mancanza, in un termine congruo avuto riguardo alla

natura della somministrazione (art. 1569).

CONTRATTI RELATIVI ALLA PRESTAZIONE DI SERVIZI

L’APPALTO

L’appalto è il contratto con il quale una parte (detta appaltatore) si obbliga al compimento di un’opera

(come ad esempio, la costruzione di una casa), o di un servizio (ad esempio, la pulizia di una città) ed ha

diritto ad un corrispettivo in denaro, cui si obbliga l’altra parte (detta committente) (art. 1655).

L’appaltatore è necessariamente un imprenditore, che deve organizzare tutti i mezzi necessari per il

compimento dell’opera o del servizio (ad esempio, procurarsi i macchinari o assumere gli operai) e deve

fornire la materia necessaria, a meno che dal contratto o dagli usi non sia stabilito che la materia debba

essere fornita dal committente (art. 1658).

Se non è stato autorizzato dal committente, l’appaltatore non può dare in subappalto a terzi l’esecuzione

dell’opera o del servizio (art. 1656).

Secondo la giurisprudenza, l’appalto si distingue dal contratto d’opera (lavoro autonomo), appunto perchè

esso presuppone l’esistenza di un’impresa in capo all’appaltatore; inoltre esso (ossia l’appalto d’opera) si

distingue anche dalla vendita, poichè la prestazione dell’appaltatore è soprattutto una prestazione di fare

(cioè, ha per oggetto un’attività lavorativa diretta alla produzione della cosa) e non soltanto una prestazione

di dare.

Quando si tratta di appalti per l’esecuzione di opere pubbliche, è previsto che all’aggiudicazione possono

concorrere anche consorzi tra imprenditori commerciali, consorzi di cooperative, od anche imprese che si

sono riunite per l’occasione conferendo mandato ad una di esse, che le rappresenti nei confronti dell’ente

committente. Inoltre, la progettazione delle opere pubbliche può anche essere affidata a società di

ingegneria, costituite nelle forme di società di capitali ovvero di cooperative.

Nell’appalto la costruzione dell’opera avviene a rischio dell’imprenditore: dunque, se la cosa perisce, per

causa non imputabile a nessuna delle parti, prima che sia accettata dal committente o prima che il

committente sia in mora nel verificarla, l’appaltatore non ha diritto al corrispettivo.

Se, invece, dopo l’inizio dell’opera il completamento ne diventa impossibile per causa non imputabile a

nessuna delle parti, il committente deve pagare la parte di opera già compiuta, in proporzione dell’intero

prezzo pattuito, ma solo “nei limiti in cui (detta parte) è per lui utile” (art. 1672).

Il corrispettivo può essere determinato globalmente (ossia à forfait) o a misura, e precisamente: se le parti

non hanno determinato la misura del corrispettivo nè hanno stabilito il modo di determinarla, essa è

determinata con riferimento alle tariffe esistenti o agli usi; in mancanza, è determinata dal giudice (art.

1657).

Se dopo la conclusione del contratto – per effetto di circostanze imprevedibili – il costo dei materiali o della

manodopera aumenta o diminuisce in misura superiore al decimo del prezzo stabilito, l’appaltatore (in caso

di aumento ) e il committente (in caso di diminuzione) possono chiedere una revisione del prezzo per quella

parte che eccede il decimo (art. 1664).

[Ad esempio: la villa da costruire, al momento del contratto, costa 80000,00; il corrispettivo convenuto è di

100000,00; se durante la costruzione il costo sale a 92000,00 – ossia 12000,00 di aumento, superiore

(dunque) a 10000,00 che è il decimo del prezzo – l’appaltatore ha diritto ad un aumento di 2000,00 (che è la

differenza tra l’aumento che si è verificato nel costo dell’opera e il decimo del prezzo pattuito].

L’appaltatore deve dare pronto avviso al committente dei difetti della materia da lui fornita, ovviamente se

questi difetti si scoprono nel corso dell’esecuzione dell’opera e sono tali da comprometterne la regolare

esecuzione (art. 1663).

Il committente, tuttavia, ha il diritto di controllare lo svolgimento dei lavori: infatti, se accerta che il lavoro

non procede secondo quanto stabilito nel contratto o secondo le regole d’arte,

può fissare un termine congruo entro il quale l’imprenditore deve togliere all’opera i suoi difetti, altrimenti il

contratto verrà risolto e l’appaltatore dovrà risarcire i danni al committente (art. 1662 c.2).

Il committente può sempre recedere dal contratto, purchè rimborsi all’appaltatore le spese sostenute, e lo

ricompensi dei lavori eseguiti e del mancato guadagno (art. 1671).

Se l’appaltatore muore, non c è motivo di sciogliere il contratto, quando l’opera o il servizio possono essere

egualmente eseguiti dall’impresa del defunto: lo scioglimento, pertanto, avviene solo nell’ipotesi di

cessazione dell’impresa o se l’appalto era stato stipulato intuitu personae, cioè in considerazione della

particolare fiducia riposta dal committente nella persona del defunto; inoltre, se gli eredi dell’appaltatore non

danno affidamento per la buona esecuzione dell’opera o del servizio, il committente può recedere dal

contratto

(art. 1674), pagando agli eredi una somma “nei limiti in cui le opere gia eseguite e le spese sostenute per

l’esecuzione delle opere rimanenti gli sono utili” (art. 1675 c.1).

Compiuta l’opera, l’appaltatore invita il committente a procedere a verifica per controllarne la conformità

alle pattuizioni contrattuali e, quindi, a consegnarsi l’opera.

L’opera si considera accettata quando ricorrono queste 4 ipotesi:

1. se il committente, dopo la verifica, dichiara di accettarla;

2. se il committente non comunica all’appaltatore i risultati delle verifica entro un breve termine;

3. se il committente riceve senza riserve la consegna dell’opera, senza procedere a verifica;

4. ed infine, se il committente non compie la verifica né riceve la consegna senza giusti motivi.

Subito dopo l’accettazione l’appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo, a meno che il contratto o

gli usi non stabiliscano che il pagamento debba avvenire prima (art. 1665).

Per quanto riguarda la responsabilità dell’appaltatore diciamo che l’appaltatore è responsabile se l’opera

presenta dei vizi o è difforme da quanto convenuto. Il committente può chiedere che la difformità o i vizi

siano eliminati a spese dell’appaltatore oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito; se però la

difformità o i vizi sono tali da rendere l’opera del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può

chiedere la risoluzione del contratto

(art. 1668).

La responsabilità dell’appaltatore si estingue in queste 3 ipotesi:

1. se il committente ha accettato l’opera, e i vizi o le difformità erano da lui conosciuti, o erano almeno

conoscibili e non taciuti in mala fede dall’appaltatore;

2. se il committente fa trascorrere il termine (di decadenza) di 60 giorni dalla scoperta senza denunziare

i vizi all’appaltatore;

3. se poi fa trascorrere il termine (di prescrizione) di 2 anni dalla consegna senza fare valere

giudizialmente la responsabilità dell’appaltatore o senza compiere nessun atto di messa in mora. Il

committente, però, può sempre fare valere detta responsabilità in via di eccezione quando

l’appaltatore agisce per il pagamento del prezzo, purchè le difformità o i vizi siano stati denunziati

entro 60 giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi 2 anni dalla consegna dell’opera (art. 1667).

La responsabilità decennale dell’appaltatore è inoltre stabilita nell’ipotesi di rovina o gravi difetti di edifici o

di altre cose immobili destinate per la loro natura a lunga durata.

Il committente, i suoi aventi causa e qualunque terzo che sia stato danneggiato dalla rovina o dal pericolo di

rovina o dai gravi difetti della costruzione, devono denunziare i fatti dannosi entro 1 anno dalla scoperta art.

1669 c.1), e l’azione del committente si prescrive entro 1 anno dalla denunzia (art. 1669 c.2).

I CONTRATTI DI FORNITURA DI ELABORATORI E DI SERVIZI INFORMATICI

L’UTILIZZAZIONE DEI “COMPUTERS”

Lo sviluppo dei calcolatori elettronici (c.d. computers) incide sempre più sulle strutture organizzative delle

imprese commerciali, le quali li utilizzano per soddisfare le proprie esigenze di raccolta e di elaborazione di

dati (ad esempio, per la redazione e la tenuta della contabilità) e/o di funzionamento di elementi aziendali.

Per soddisfare tali esigenze, le imprese possono avere interesse ad acquisire un sistema elettronico, più o

meno complesso. Tale sistema è essenzialmente composto di un hardware (ovvero le componenti

meccaniche dell’elaboratore elettronico) e di un software (i c.d. programmi, ovvero i modelli operativi che

forniscono all’hardware la “memoria” necessaria per l’elaborazione dei dati che vengono immessi nel

computers (inputs), consentendogli di erogare le conseguenti risposte (outputs).

Per l’acquisizione del sistema elettronico si possono stipulare contratti aventi per oggetto la fornitura

dell’hardware, e contratti aventi per oggetto la fornitura dei softwares.

A tal proposito è opportuno specificare che il software è un bene immateriale (e precisamente un’opera

dell’ingegno), per cui solitamente l’utente, nell’acquistare la proprietà del disco o del nastro in cui è inserito

il programma necessario per il funzionamento dell’elaboratore, deve anche pagare il diritto di utilizzarlo per

le elaborazioni programmate.

Spesso, le imprese fornitrici di hardwares e/o di softwares si obbligano a prestare all’utente anche servizi

accessori (quali: manutenzione, aggiornamento dei programmi, ecc..).

Tuttavia, senza acquisire il sistema elettronico, gli utenti possono anche stipulare contratti aventi per oggetto

(solo) la prestazione di servizi informatici (ad esempio, per la raccolta e la classificazione di dati contabili)

raggiungendo accordi con imprese o organizzazioni non imprenditoriali che gestiscono elaboratori elettronici

(centri elettronici) o anche con liberi professionisti (ad esempio, commercialisti, ragionieri), che a loro volta

possono avvalersi dei suddetti centri elettronici.

Inoltre, quando il fornitore dei servizi informatici è un imprenditore commerciale, il contratto di fornitura

assume le caratteristiche dell’appalto di servizi; quando – invece – il fornitore è un libero professionista, si è

in presenza di un contratto d’opera. IL TRASPORTO

Con il contratto di trasporto una parte (detta vettore) si obbliga a trasferire persone o cose da un luogo ad un

altro.

L’obbligo può essere assunto dietro corrispettivo (art. 1678), e in questo caso si ha il contratto di trasporto a

titolo oneroso; oppure senza corrispettivo e in questo caso – invece – si ha il contratto di trasporto a titolo

gratuito.

Se poi la prestazione del vettore avviene solo in via extracontrattuale, cioè:

a) senza assumere alcun obbligo

b) e nell’interesse esclusivo del trasportato (un mio amico, sapendo che io mi reco con la mia

automobile da Milano a Pavia, mi prega di trasportarlo ed io acconsento per cortesia), si ha il

trasporto a titolo amichevole.

Questa distinzione è molto importante per l’accertamento del grado di responsabilità del vettore per i danni

subiti dal trasportato.

A seconda se il trasferimento ha per oggetto una persona o una cosa, si distingue il trasporto di cose dal

trasporto di persone. Inoltre, a seconda del mezzo di trasporto, si distinguono il trasporto ferroviario, il

trasporto automobilistico. Ed infine, a seconda dell’ambiente in cui il trasporto si svolge, si distinguono il

trasporto terrestre, il trasporto aereo, e il trasporto marittimo.

Se le cose debbono essere trasportate attraverso le linee di vari vettori, si possono seguire più vie: o si

concludono direttamente tanti contratti quanti sono i vettori, oppure si conclude un unico contratto col primo

vettore, il quale si obbliga verso il mittente per l’esecuzione dell’intero trasporto, di guisa (cosicché) il

mittente rimane estraneo ai rapporti tra il primo vettore ed i successivi (c.d. contratti di subtrasporto).

Se il primo vettore si impegna a compiere il trasporto nelle proprie linee e a concludere per conto del

mittente coi successivi vettori altri contratti di trasporto, assume la figura dello spedizioniere (infatti in

questo caso si parla di servizio di corrispondenza o di ricarteggio).

Infine, il trasporto può essere assunto con un unico contratto da più vettori successivi (c.d. trasporto

cumulativo): che è, appunto, l’unico contratto che può essere concluso con un solo vettore, con le adesioni

successive degli altri.

L’OBBLIGO DEL VETTORE DI CONTRARRE CON PARITÀ DI TRATTAMENTO

Per fare in modo che chiunque possa godere, in condizioni di parità con gli altri dei servizi delle ferrovie

dello stato e delle altre imprese concessionarie che gestiscono pubblici servizi di linea, queste sono soggette

al c.d. “obbligo di contrarre”, essendo obbligate ad accettare tutte le richieste di trasporto che ricevono, a

meno che tutte le richieste siano incompatibili con i mezzi ordinari dell’impresa.

Esse, inoltre, hanno l’obbligo della parità di trattamento, essendo obbligate ad eseguire i contratti conclusi,

senza preferenze, seguendo l’ordine delle richieste ed applicando a tutti gli utenti le stesse tariffe (art. 1679

c.1 e 3).

Per quanto riguarda il trasporto di persone diciamo che con questo contratto il vettore si obbliga a trasferire

il viaggiatore dal luogo di partenza al luogo di destinazione nel tempo stabilito.

Di solito al viaggiatore viene consegnato un documento il c.d. biglietto di viaggio, che costituisce la prova

dell’avvenuta conclusione del contratto e che egli deve esibire per poter esigere la prestazione dal vettore

(documento di legittimazione).

Normalmente (ad esempio, nel trasporto ferroviario) viene dato al viaggiatore, prima dell’inizio del viaggio,

il diritto di recedere dal contratto e di avere rimborsato il prezzo del biglietto, con la deduzione di una

modesta percentuale.

Per quanto riguarda, invece, la responsabilità del vettore diciamo che nel caso in cui il viaggiatore subisca

un sinistro ovvero la perdita o l’avaria delle cose che trasporta con sè, la legge pone una presunzione relativa

di responsabilità a carico del vettore, che è obbligato a risarcire il danno sofferto dal viaggiatore, a meno che

non dia la prova di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno; pertanto affinchè il vettore non

sia responsabile, non è sufficiente una diligenza media, ma è necessaria una diligenza che escluda ogni

colpa, anche lieve; sono nulle le cause del contratto che limitano la responsabilità del vettore per i sinistri che

colpiscono il viaggiatore (art. 1681 c.1 e 2).

Inoltre vi è – per entrambi i tipi di trasporto – anche la responsabilità extracontrattuale del vettore fondata sul

principio generale del neminem laedere previsto dall’art. 2043.

Non vi è responsabilità contrattuale, invece, nel trasporto terrestre a titolo amichevole, dove il vettore è

responsabile solo in via extracontrattuale.

Nei trasporti cumulativi di persone (in cui, cioè, è stato stipulato un unico contratto con più vettori), è

obbligato al risarcimento solo quel vettore nel cui percorso si è verificato il danno (art. 1682 c.1).

Se l’inadempimento del vettore ha causato ritardo nell’arrivo o nell’ interruzione del viaggio, il vettore è

obbligato a risarcire l’intero danno subito dal viaggiatore (art. 1682 c.2), ma spesso le condizioni generali di

contratto limitano tale diritto al rimborso (totale o parziale) del prezzo del biglietto.

Inoltre, nel trasporto aereo può accadere che il vettore proceda alla sovraprenotazione dei voli (c.d.

overbooking); pertanto, se al momento dell’accettazione dei passeggeri (check in) il loro numero risulta

superiore ai posti disponibili, quelli in eccesso non possono essere imbarcati.

Di conseguenza, i passeggeri non imbarcati hanno diritto di scegliere tra il rimborso del biglietto e l’imbarco

in un volo alternativo; in ogni caso il vettore, oltre al rimborso delle spese conseguenti al mancato imbarco, è

tenuto anche al pagamento immediato di una somma (detta di compensazione, appunto perché ha la finalità

di compensare il negato imbarco).

Per quanto riguarda, invece, il trasporto di cose diciamo che con tale contratto il vettore si obbliga a

trasportare entro il termine convenuto (c.d. termine di resa) dal luogo di partenza a quello di destinazione

una o più cose consegnategli dal mittente, il quale si obbliga a pagargli il corrispettivo (c.d. porto).

Se cosi viene stabilito nel contratto, il vettore deve consegnare le cose trasportate al domicilio (c.d. resa a

domicilio) del mittente o di altra persona a cui le cose sono indirizzate (detta destinataria); altrimenti, dovrà

consegnare le cose trasportate nel proprio stabilimento al mittente o al destinatario, dopo averli avvertiti

dell’arrivo (art. 1687 c.2).

I diritti verso il vettore spettano al mittente dal momento della conclusione del contratto fino allo svincolo

(cioè, fino a quando la merce non è stata lui consegnata – art. 1689 c.1 –); dopo questo momento, spettano al

destinatario.

Il mittente ha il diritto di dare contrordini finchè il destinatario non abbia operato lo svincolo, ma deve

pagare le spese e i danni derivanti al vettore dal contrordine.

Attraverso il contrordine il mittente può chiedere che il trasporto sia sospeso e le merci gli siano restituite, o

che le merci siano consegnate ad un diverso destinatario, oppure ancora modificare le altre condizioni del

trasporto (art. 1685 c.1).

Il trasporto di cose è un contratto consensuale, che si conclude con le dichiarazioni delle parti, senza che sia

necessario che il mittente consegni la merce al vettore; mentre, nel trasporto ferroviario, il contratto è reale in

quanto la consegna della merce è necessaria per la sua conclusione.

Inoltre, il mittente – se il vettore lo richiede – deve rilasciare un documento detto lettera di vettura, da lui

sottoscritto ed in cui devono essere indicate:

la natura, il peso, la quantità e il numero delle cose trasportate

• il luogo di destinazione e il nome del destinatario

• e tutte le altre clausole del contratto (art. 1683 e 1684 c.1).

Il vettore, di contro, - se il mittente lo richiede - deve rilasciare un duplicato della lettera di vettura con la

propria sottoscrizione ovvero, se non gli è stata rilasciata lettera di vettura, una ricevuta di carico, con le

stesse indicazioni (art. 1684 c.2).

Tuttavia, se non viene redatta la lettera di vettura col suo duplicato né rilasciata la ricevuta di carico, il

contratto di trasporto è ugualmente valido e può essere provato con qualsiasi mezzo (pertanto, il contratto di

trasporto è un contratto a forma libera, la cui conclusione può essere dimostrata con qualunque mezzo di

prova).

Nel trasporto ferroviario, il documento probatorio del contratto deve essere sempre rilasciato e peraltro la

documentazione relativa al tale trasporto (ferroviario) è più complessa che negli altri trasporti, poiché alla

lettera di vettura (che rimane in possesso del vettore), ed al duplicato della lettera di vettura (che viene

consegnato al mittente) si aggiungono:

- l’avviso di arrivo, mediante il quale il vettore avverte il destinatario – in tutti i trasporti

senza consegna a domicilio – che le merci sono giunte a destinazione;

- e il bollettino di consegna, nel quale – invece – sono ripetute le indicazioni contenute nella

lettera di vettura, e viene consegnato al destinatario al momento dello svincolo, perché questi

possa constatare se la merce è giunta in ordine.

I TITOLI RAPPRESENTATIVI DELLA MERCE VIAGGIANTE

Nei diversi tipi di trasporto (terrestre, marittimo, aereo) possono essere emessi documenti che hanno la

natura giuridica dei titoli di credito rappresentativi, di titoli, cioè che attribuiscono al possessore il diritto alla

consegna delle merci che sono in essi specificate, il possesso delle medesime e il potere di disporne

mediante il trasferimento del titolo stesso (art. 1996).

E precisamente:

A) Nel trasporto terrestre, sono titoli rappresentativi il duplicato della lettera di vettura o la ricevuta di

carico allorquando vengono rilasciate dal vettore con la clausola “all’ordine”: pertanto, solo chi è

legittimato dal titolo può esercitare di fronte al vettore i diritti derivanti dal contratto di trasporto (ad

esempio, dare contrordini, chiedere la riconsegna della merce) (art. 1691 c.1). Al momento della

riconsegna della merce, il possessore legittimo del titolo deve restituirlo al vettore (art. 1691 c.3).

B) Nel trasporto marittimo, sono titoli rappresentativi la polizza di carico, la polizza ricevuto per

l’imbarco, gli ordini di consegna. In particolare, la polizza ricevuto per l’imbarco e la polizza di

carico sono emesse – dopo la conclusione del contratto – dal vettore marittimo o da un suo

rappresentante (ad esempio, il comandante della nave). E precisamente la prima (cioè la polizza di

carico) quando le merci sono state ricevute per l’imbarco, ma non sono state ancora caricate sulla

nave; mentre la seconda (cioè la polizza ricevuto per l’imbarco) quando già è avvenuto il carico delle

merci, cioè l’imbarco.

Questi titoli vengono emessi in due originali: l’uno sottoscritto dal caricatore (nel trasporto

marittimo si indica con questo nome il mittente) e destinato a rimanere presso il vettore; l’altro (che

è, poi, il titolo rappresentativo della merce) sottoscritto dal vettore e consegnato al caricatore. Il

secondo originale può essere nominativo, all’ordine o al portatore, e si trasferisce secondo le regole

generali dei titoli di credito.

Le polizze contengono le seguenti principali indicazioni:

 Nome e domicilio del vettore, del caricatore ed – eventualmente – del destinatario, il quale

viene ad essere l’intestatario del titolo, se questo è nominativo o all’ordine;

 Luogo di destinazione;

 Luogo e data di caricamento e di consegna;

 Natura, qualità e quantità delle cose da trasportare, numero dei colli e marche che li

contraddistinguono, stato delle merci e degli imballaggi;

 Prezzo del trasporto.

La polizza di carico serve a trasferire, in caso di vendita della merce, il possesso di tutta la merce al

compratore, e non si presta pertanto ad un funzionamento della merce in partite da vendere,

consegnandone il possesso, a compratori diversi. Per consentire questo frazionamento, si può

convenire nel contratto di trasporto che il vettore, su richiesta del portatore legittimo della polizza di

carico, debba emettere degli ordini di consegna, relativi a singole partite della merce rappresentata

dalla polizza, con cui si ordina al comandante della nave di consegnare le diverse partite ai

possessori dei titoli frazionati. Anche gli ordini di consegna possono essere nominativi, all’ordine o

al portatore, e sono regolati in modo analogo alla polizza di carico.

Inoltre, si hanno anche ordini di consegna impropri, poiché pur contenendo l’ordine per il

comandante della nave di consegnare le merci al possessore, non sono però emessi dal vettore (o da

un suo rappresentante), ma dallo stesso possessore della polizza di carico.

C) Nel trasporto aereo, titolo rappresentativo è la lettera di trasporto aereo che viene emessa in 3

originali, e precisamente: il primo originale porta l’indicazione “per il vettore”, è firmato dal

mittente e rimane presso il vettore; il secondo originale porta l’indicazione “per il destinatario”, è

firmato dal mittente e dal vettore, ed accompagna nel viaggio le cose trasportate; il terzo originale

(che costituisce il titolo rappresentativo delle merci) è firmato dal vettore e consegnato al mittente,

che può così trasferirlo a terzi trasmettendo il possesso e la disponibilità della merce.

L’ESECUZIONE DEL RAPPORTO DI TRASPORTO

Il vettore deve consegnare al destinatario le cose trasportate nel termine di resa; resa che deve avvenire al

domicilio del destinatario, solo se si è stabilito nel contratto.

Le cose trasportate possono essere gravate da assegni; ciò significa che il mittente ha dato disposizioni al

vettore di non consegnare le cose trasportate al destinatario, se prima questi non paga una determinata

somma, che di solito costituisce il prezzo della merce e che il vettore riscuote per conto del mittente.

Se il destinatario ritira le cose con ritardo, il vettore ha diritto ad uno speciale compenso a titolo di sosta. Se,

invece, il destinatario non ritira le cose trasportate, il vettore deve chiedere istruzioni al mittente; poiché in

mancanza (di tali istruzioni), se le cose sono soggette ad un rapido deterioramento, il vettore può farle

vendere osservando la disciplina dell’esecuzione coattiva della vendita, ed informandone prontamente il

mittente (artt. 1686 e1690).

Se il porto è assegnato, e il destinatario non lo paga, il vettore deve richiederne il pagamento al mittente; se

anche questi non provvede al pagamento, il vettore – che sulla merce ha un privilegio per il suo credito –

può ricorrere alla procedura esecutiva (disposta dagli artt. 2796 e 2797).

Pertanto il vettore, per mezzo di un atto notificato da un ufficiale giudiziario, può intimare al mittente di

pagare, avvertendolo che – in mancanza – si procederà alla vendita delle cose trasportate; dopo 5 giorni da

detta intimazione, se il mittente non paga il porto o non fa opposizione all’autorità giudiziaria, le cose

trasportate possono essere vendute al pubblico incanto o, se hanno un prezzo di mercato, al prezzo corrente

(sulla somma cosi ricavata il vettore può realizzare il proprio privilegio, soddisfacendosi prima degli altri

creditori del mittente).

LA RESPONSABILITÀ DEL VETTORE NEL TRASPORTO DI COSE

Se le cose trasportate giungono avariate o addirittura si perdono, il vettore è obbligato a risarcire il danno, a

meno che non provi che l’avaria o la perdita siano state causate o da caso fortuito (ad esempio, un furto

inevitabile perché avvenuto in modo violento ed in circostanze di luogo e di tempo imprevedibili), o da un

fatto del mittente o del destinatario o dalla natura delle cose (ad esempio, si trattava di merce per sua natura

deteriorabile in 3 giorni, ed invece il termine di resa era di 10 giorni) o – ancora – da vizi delle cose stesse o

dal loro imballaggio.

Vi è perciò una presunzione di responsabilità a carico del vettore, che può superarla solo offrendo la prova

positiva e specifica dell’evento incolpevole che ha cagionato il suo inadempimento, e rimane quindi

obbligato al risarcimento dei danni anche se l’avaria o la perdita sono avvenute nonostante egli provi di

avere usato l’ordinaria diligenza (ad esempio, che il furto è avvenuto nonostante le cose siano state sempre

custodite). Né deriva che la responsabilità del vettore è una responsabilità aggravata; essa può – però –

essere attenuata mediante le clausole contrattuali, le quali stabiliscono che si presumono dovuti a caso

fortuito quegli eventi che normalmente dipendono da caso fortuito (art. 1694).

Il diritto al risarcimento spetta al destinatario dopo lo svincolo, poiché prima di questo momento spetta al

mittente.

In caso di avaria o di perdita, il danno viene calcolato secondo il prezzo delle cose trasportate nel luogo di

destinazione, senza tener conto se il danno sofferto dal destinatario sia maggiore o minore (art. 1696).

A differenza dei trasporti cumulativi di persone, nei trasporti cumulativi di cose sono obbligati al

risarcimento del danno tutti i vettori in modo solidale (in quanto è difficile stabilire in quale tratto del

percorso il sinistro si è verificato).

Il mittente infatti può pretendere il risarcimento del danno da tutti i vettori e non ha importanza sapere in

quale tratto del percorso il sinistro si è verificato. Tuttavia è opportuno specificare che, nei rapporti interni

fra i vettori – invece – ha importanza sapere in quale tratto del percorso ha avuto luogo l’inadempimento,

infatti se si prova che il danno è avvenuto nel percorso di un determinato vettore, è questi che deve subire il

danno e rimborsare – dunque – coloro che hanno indennizzato il mittente o il destinatario; poiché se –

viceversa – non c’è detta prova, il danno si divide tra tutti i vettori in parti proporzionali alla lunghezza dei

percorsi, con esclusione di quei vettori i quali provino che il danno non è avvenuto nel proprio tratto (art.

1700 c.2).

Il destinatario – per procurarsi una prova dell’avaria o della perdita - ha il diritto di fare accertare (verifica)

prima della riconsegna l’identità o lo stato delle cose trasportate: se non esiste nè avaria, né perdita, le spese

della verifica sono a carico del destinatario; in caso contrario, sono a carico del vettore (art. 1697).

L’obbligo del vettore di risarcire il danno si estingue se il destinatario riceve le cose e paga il porto senza

fare riserve, nonostante sia riconoscibile un’avaria o la perdita parziale: non si ha estinzione dell’obbligo

solo se l’avaria o la perdita è stata causata da dolo o colpa grave del vettore.

In caso di avaria o perdita parziale “non riconoscibile” il diritto al risarcimento si estingue se il danno non è

denunziato appena conosciuto e non oltre 8 giorni dopo il ricevimento delle cose; ma poiché il destinatario

deve provare che l’avaria o la perdita parziale è avvenuta mentre le cose erano in possesso del vettore e non

dopo il ricevimento.

LA PRESCRIZIONE DELLE AZIONI CONTRO IL VETTORE

Le azioni derivanti dal contratto di trasporto si prescrivono normalmente in 1 anno. E precisamente, si

prescrivono in 18 mesi se il trasporto ha inizio o termine fuori d’Europa.

È opportuno specificare che questi termini decorrono dall’arrivo a destinazione della persona; nel trasporto

di cose, dal giorno del sinistro o, se non vi è stato nessun sinistro, dal giorno in cui è avvenuta o sarebbe

dovuto avvenire la riconsegna delle cose trasportate (art. 2951 c.3).

IL CONTRATTO DI VIAGGIO TURISTICO

A seguito dello sviluppo dei mezzi di trasporto, che consentono rapidi spostamenti nazionali ed

internazionali, delle strutture presenti nelle località turistiche, e del miglioramento delle condizioni culturali e

reddituali di molte popolazioni, si è incrementata l’offerta nel mercato di c.d. “pacchetti turistici” da parte di

imprenditori che organizzano per un prezzo forfetario appositi viaggi, in corrispondenza dell’itinerario

proposto (dell’alloggio, dei pasti e degli altri servizi).

L’organizzatore, inoltre, ha la possibilità di ottenere dai vettori, dagli albergatori e dagli altri prestatori dei

diversi servizi prezzi più bassi delle normali tariffe e, quindi, può offrire un servizio “tutto compreso”

inferiore all’ammontare che sarebbe costituito dalla somma dei prezzi corrispondenti a ciascuno dei diversi

servizi. Gli utenti, di contro, sono sollevati dalle cure e dalle difficoltà dell’organizzazione dei viaggi e dal

rischio degli imprevisti.

La materia è regolata, in attuazione di una direttiva comunitaria, dal d.lgs. 6 settembre 2005 n. 206, in base

alla quale i pacchetti turistici preorganizzati hanno ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto

compreso”, risultanti dalla combinazione di almeno 2 dei seguenti elementi:

a) il trasporto

b) l’alloggio

c) i servizi turistici non accessori al trasporto o all’alloggio (ad esempio, l’itinerario, le visite, le

escursioni, ecc..).

Inoltre è opportuno specificare che, affinché il contratto di viaggio turistico sia soggetto alla disciplina del

decreto legislativo, occorre che i pacchetti turistici siano “venduti od offerti in vendita ad un prezzo

forfetario”, e che siano “di durata superiore alle 24 ore” o si estendano “per un periodo di tempo

comprendente almeno una notte” (art. 84).

L’organizzatore dei viaggi può vendere pacchetti turistici direttamente o tramite un venditore (art. 3 c.2).

L’acquirente dei pacchetti è denominato “consumatore”, con il quale si intende:

- o la persona (c.d. contraente principale) che acquista o si obbliga ad acquistare servizi tutto

compreso;

- o le persone per conto delle quali il contraente principale acquista in nome proprio i servizi

(c.d. beneficiari dei servizi: ad esempio, moglie, figli,…);

- o, infine, anche le persone a cui il contraente principale o i beneficiari cedono i contratti di

viaggio che hanno per oggetto i pacchetti acquistati (c.d. cessionari dei servizi tutto

compreso) (art. 83 c.1 lett. c).

La disciplina del contratto di viaggio turistico è ispirata a 2 esigenze fondamentali:

1) la completezza dell’informazione del consumatore, che dev’essergli fornita

dall’organizzatore o dal venditore anche con riferimento agli aspetti regolati

dalla stessa legge;

2) e la corrispondenza tra i servizi proposti e prepagati e i servizi effettivamente

prestati.

Pertanto, sia l’organizzatore che il venditore devono fornire al consumatore – già prima della conclusione del

contratto – le notizie rilevanti del viaggio e, se gli pongono a disposizione un opuscolo informativo (c.d.

dèpliant), le informazioni in esso indicate devono essere chiare e precise.

Quanto alla forma diciamo che il contratto di viaggio dev’essere redatto per iscritto, ed una copia sottoscritta

dall’organizzatore o dal venditore dev’essere consegnata al consumatore (art. 85).

Quanto, invece, al contenuto diciamo che il contratto di viaggio deve contenere tutte le informazioni indicate

nell’art. 87, e precisamente: oltre all’indicazione del prezzo e delle caratteristiche principali del viaggio

(quali, itinerari, alberghi, pasti, coperture assicurative), devono essere anche indicati gli effetti del recesso del

consumatore o dell’annullamento del viaggio, nonché i termini di presentazione dei reclami per

l’inadempimento o l’inesatta esecuzione del rapporto.

Gli effetti sono disposti dall’art. 92. E precisamente, in caso di recesso del consumatore, perché si sono

verificate le condizioni per la revisione del prezzo concordato, o perché l’organizzatore è stato costretto a

modificare in modo significativo uno o più elementi del contratto; o di annullamento del viaggio, cancellato

prima della partenza per qualsiasi motivo diverso dalla colpa del consumatore, il rimborso della somma di

denaro già corrisposta.

Nei casi di recesso per modifica delle condizioni contrattuali o di annullamento del viaggio, il consumatore

ha inoltre diritto di essere risarcito di ogni ulteriore danno; anche se tale risarcimento non è dovuto, se la

cancellazione del viaggio è dipesa da forza maggiore.

In caso di inadempimento, l’organizzatore e il venditore sono obbligati al risarcimento dei danni, secondo le

rispettive responsabilità, se non provano che l’inadempimento è stato determinato dalla impossibilità della

prestazione derivante da causa a loro non imputabile (art. 93 c.1).

Per quanto riguarda i termini di eventuali reclami, l’art. 98 dispone che: “ogni mancanza nell’esecuzione del

contratto deve essere contestata dal consumatore senza ritardo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante

locale o l’accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio”; e che “il consumatore può altresì sporgere

reclamo mediante l’invio di una raccomandata, con avviso di ricevimento, all’organizzatore o al venditore,

entro e non oltre 10 giorni lavorativi dalla data di rientro presso la località di partenza”.

Inoltre, presso il Ministero delle attività produttive è istituito un fondo nazionale di garanzia per consentire,

qualora si verifichi l’insolvenza o il fallimento dell’organizzatore o del venditore del viaggio turistico, il

rimborso del prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore nel caso di viaggi all’estero (art. 100).

IL DEPOSITO IN ALBERGO E NEI MAGAZZINI GENERALI

Nel contratto d’albergo, l’albergatore, contro un corrispettivo in denaro, si obbliga ad alloggiare il cliente in

uno o più locali dell’albergo, convenientemente mobilitati e forniti di adeguati servizi e – di solito – a

fornirgli le bevande e i cibi richiesti.

Il codice regola la responsabilità dell’albergatore nell’ipotesi in cui il cliente subisca la sottrazione, la perdita

o il deterioramento delle cose che ha con sé (art. 1783); e precisamente, si distinguono 2 ipotesi:

a) e cioè, l’ipotesi in cui dal cliente le cose sono state consegnate in custodia all’albergatore, o che

questi ha rifiutato di ricevere pur avendo l’obbligo di accettarle (art. 1784);

b) e l’ipotesi in cui si tratta di cose dal cliente portate in albergo (intendendosi per tali, oltre a quelle

nell’alloggio, anche quelle consegnate all’albergatore o ad un suo dipendente onde vengano

custodite fuori dell’albergo per il periodo in cui il cliente dispone dell’alloggio).

Nella prima ipotesi (a), la responsabilità dell’albergatore è illimitata; mentre nella seconda (b), la sua

responsabilità è limitata al valore della perdita “sino all’equivalente di 100 volte il prezzo di locazione

dell’alloggio per giornata”.

Da questa responsabilità (sia illimitata sia limitata) l’albergatore può liberarsi solo provando che la perdita o

il deterioramento “sono dovuti: 1) al cliente, alle persone che l’accompagnano, che sono al suo servizio o gli

rendono visita; 2) a forza maggiore; 3) alla natura della cosa” (art. 1785).

Il cliente, appena constata il danno, ha l’obbligo di denunciarlo senza ingiustificato ritardo all’albergatore,

altrimenti questi non ne risponde, a meno che si tratti di danno causato da colpa grave, sua o dei suoi

familiari o dipendenti. Infatti, i patti o le dichiarazioni volte ad escludere o limitare preventivamente la

responsabilità dell’albergatore sono nulli.

Tuttavia è opportuno specificare che, questa disciplina della responsabilità non si applica ai veicoli, alle cose

lasciate negli stessi, né agli animali vivi; pertanto, se veicoli o animali vengono affidati alla custodia

dell’albergatore, questi è obbligato come depositario (art. 1766), e quindi deve custodirle con la diligenza del

buon padre di famiglia (art. 1768), sottraendosi ad ogni responsabilità solo se prova che il danno è dipeso da

una causa a lui non imputabile (artt. 1218, 1780).

La stessa responsabilità degli albergatori, è prevista per gli imprenditori titolari di case di cura, stabilimenti

di pubblici spettacoli, stabilimenti balneari, pensioni, trattorie, carrozze letto e simili (ad esempio, campeggi

turistici: art. 1786).

Quanto al deposito nei magazzini generali, diciamo innanzitutto che i magazzini generali sono luoghi di

deposito particolarmente attrezzati per garantire ai depositanti una conservazione razionale della loro merce.

In particolare, le imprese di deposito nei magazzini generali sono soggette ad autorizzazione ed a vigilanza

governativa. Esse sono obbligate, finchè dispongono di spazio, a prendere in deposito tutte le merci

comprese nelle loro tariffe.

Spesso il deposito nei magazzini generali è un deposito “alla rinfusa”, nel senso che il depositante consente

che la sua merce venga unita a quella di altri depositanti (ad esempio, in modo da formare un solo cumulo di

grano); in questo caso, il depositante non ha più un diritto esclusivo sulla sua merce, ma un diritto di

comunione (insieme agli altri depositanti) sulla merce riunita in una sola massa. Se il deposito è alla rinfusa,

i magazzini generali non possono rilasciare la fede di deposito e la nota di pegno relative alla merce

depositata, giacchè in quei titoli devono essere indicati “ gli estremi atti a individuare” le merci rappresentate

(art. 1790).

La responsabilità dell’imprenditore esercente i magazzini generali è più grave della responsabilità degli altri

depositari. Invece, l’esercente i magazzini, per essere esente da responsabilità, deve fornire la prova positiva

che la perdita o il calo o l’avaria sono dovuti ad una di queste 4 cause specifiche:

1) il caso fortuito

2) la natura delle merci

3) i vizi delle merci

4) l’imballaggio (art. 1787).

Di conseguenza, i danni derivanti da cause ignote sono a suo carico.

Inoltre, l’esercente i magazzini – previo avviso al depositante – può fare vendere le merci per mezzo di un

pubblico mediatore, nelle seguenti 3 ipotesi:

a) quando il deposito è a tempo determinato e, scaduto il termine, le merci non sono state ritirate;

b) quando il deposito è a tempo indeterminato, ed è decorso un anno dalla data del deposito;

c) quando le merci sono minacciate di deperimento.

Il ricavato della vendita, dedotte le spese e quanto altro spetta ai magazzini generali, deve essere tenuto a

disposizione degli aventi diritto (art. 1789 c.2).

I TITOLI RAPPRESENTATIVI DELLA MERCE DEPOSITATA: FEDE DI DEPOSITO E NOTA DI

PEGNO

I magazzini generali – a richiesta di chi ha depositato presso di essi una determinata quantità di merce

specificata – devono rilasciare congiuntamente, staccandole da un unico registro a matrice (art. 1791 c.2),

una fede di deposito ed una nota di pegno, intestate al depositante o ad un terzo da questi designato, e

contenenti le seguenti indicazioni:

a) il cognome, il nome o la ditta e il domicilio dell’intestatario;

b) il luogo del deposito;

c) la natura e la quantità delle merci depositate e gli altri estremi per l’individuazione;

d) posizione doganale della merce e sua eventuale assicurazione (art. 1790).

In particolare, fede di deposito e nota di pegno sono titoli di credito rappresentativi (che però, possono essere

emessi solo con la clausola “all’ordine”), per cui il portatore legittimo di essi ha diritto ad avere riconsegnate

le merci dal magazzino generale, ed ha anche il diritto di chiedere che, a sue spese, le cose depositate siano

divise in più partite e che per ogni partita gli siano rilasciate una fede di deposito ed una nota di pegno

distinte (art. 1793 c.1).

Pertanto, quando l’intestatario dei titoli vende la merce, per consegnare il possesso al compratore, non ha che

a girargli e a consegnarli entrambi i titoli.

Può accadere, però, che i due titoli (piuttosto che circolare congiuntamente) circolino separatamente. Infatti,

con questi titoli di deposito, l’intestatario ha anche la possibilità di dare in pegno le merci per ottenere

finanziamenti: per questo effetto, è sufficiente girare e consegnare la sola nota di pegno, costituendo così un

diritto cartolare di credito garantito da un diritto di pegno sulla merce, e pertanto il portatore legittimo della

nota di pegno è legittimato sia a pretendere l’adempimento del credito cartolare sia a realizzare – in caso di

inadempimento – il diritto di pegno costituito a garanzia del credito stesso.

La prima girata della sola nota di pegno deve indicare l’ammontare e la scadenza del credito concesso dal

giratario, e l’indicazione degli interessi. Questa prima girata, corredata da queste indicazioni, deve essere

trascritta sulla fede di deposito e controfirmata dal giratario, in modo che ogni (successivo) titolare della fede

di deposito venga a conoscenza dell’ammontare del credito e della sua scadenza (art. 1794 c.1).

Se nella girata della nota di pegno non si indica l’ammontare del credito, il possessore della nota in buona

fede può pretendere l’intero valore delle cose depositate.

Il portatore legittimo della sola fede di deposito può ritirare la merce solo se deposita presso i magazzini

generali la somma che risulta dovuta al creditore pignoratizio.

Venuta la scadenza del credito garantito dal pegno, il portatore legittimo della nota di pegno ne chiederà il

pagamento al debitore principale, cioè al primo girante della nota di pegno (che è colui che ha ottenuto il

finanziamento); se questi è ancora il portatore della fede di deposito, provvede al pagamento e così,

ottenendo la restituzione della nota di pegno, riunisce in sé di nuovo i due titoli e può senz’altro farsi

riconsegnare la merce dai magazzini generali; se – invece – ha girato ad altri la (sola) fede di deposito, ma

alla scadenza del debito provvede egualmente a pagare il possessore della nota di pegno, resta surrogato nei

diritti di quest’ultimo e può procedere alla vendita delle cose depositate decorsi 8 giorni dalla scadenza del

credito (art. 1796 c.2).

Pertanto, l’attuale titolare della fede di deposito, privo della nota di pegno, essendo informato della scadenza

del credito garantito dalla nota di pegno dalla trascrizione che sulla fede di deposito è stata fatta nella prima

girata della nota di pegno, sa che – dopo 8 giorni da detta scadenza – la merce corre il rischio di essere

venduta.

Per la soddisfazione del suo credito, il portatore della nota di pegno ha azione contro il debitore principale

(primo girante della nota), contro gli altri giranti della nota di pegno e contro i giranti della fede di deposito.

Dunque, per agire in regresso contro gli altri giranti della nota di pegno, il creditore pignoratizio non solo

deve avere proceduto alla vendita della merce gravata dal pegno (art. 1797 c.1), ma inoltre alla scadenza del

credito deve avere levato tempestivamente il protesto ed entro 15 giorni dal protesto deve anche avere fatto

istanza per la vendita delle cose depositate.

L’azione di regresso si prescrive in 1 anno.

Anche se il creditore pignoratizio ha perduto – o per decadenza o per prescrizione – l’azione di regresso

contro i giranti della nota di pegno successivi al primo girante (debitore principale), tuttavia conserva

l’azione contro quest’ultimo e contro i giranti della fede di deposito: azione che si prescrive in 3 anni (art.

1797 c.4).

CONTRATTI CON FUNZIONE AUSILIARIA IL MANDATO

Il mandato è il contratto con il quale una parte (detta mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti

giuridici (di solito, contratti) per conto dell’altra parte (detta mandante) (art. 1703).

È proprio il compimento di atti giuridici che consente di distinguere il mandato da altri contratti affini, quali

ad esempio: l’appalto, il trasporto o il contratto d’opera.

Il mandato può anche essere a titolo gratuito, ma di solito è a titolo oneroso (art. 1709), e quindi il mandante

è obbligato a ricompensare il mandatario per l’attività prestatagli.

La misura del compenso, se non è stata stabilita nel contratto, è determinata in base alle tariffe professionali

o agli usi; in mancanza, è determinata dal giudice.

Se il mandatario è incaricato di compiere uno o alcuni atti determinati, il mandato si dice speciale; se, invece,

è incaricato di compiere tutti gli atti giuridici che interessano il mandante, il mandato si dice generale.

Tuttavia è opportuno specificare che il mandato generale comprende, però, solo gli atti di ordinaria

amministrazione (art. 1708 c.2).

Se il mandante è un imprenditore commerciale, il mandatario può essere definito un suo ausiliario: però a

differenza degli institori, dei procuratori e dei commessi, egli è un

ausiliario autonomo, perché non è vincolato da un rapporto di lavoro subordinato.

IL MANDATO CON RAPPRESENTANZA E SENZA RAPPRESENTANZA

Il mandato, essendo un contratto, è un negozio giuridico bilaterale, perché è costituito dalle dichiarazioni di

volontà di entrambe le parti. Al mandato, si può aggiungere la procura, che invece è un negozio unilaterale,

poiché è costituito dalla dichiarazione di volontà del solo mandante. E precisamente, con la procura, il

mandante conferisce al mandatario il potere di rappresentanza; pertanto, si possono distinguere mandatari

con rappresentanza e mandatari senza rappresentanza (art. 1704 e 1705).

Il mandatario con rappresentanza compie tutti gli atti giuridici in nome del mandante, cioè dichiara al terzo

che il soggetto degli effetti dell’atto è il mandante; pertanto, se il mandatario compra un bene determinato, la

proprietà del bene viene acquistata dal mandante, il quale è obbligato a versare il prezzo al terzo venditore.

Il mandatario senza rappresentanza, invece, compie gli atti giuridici per conto del mandante, ma in nome

proprio. I terzi non entrano in rapporti con il mandante, anche se sapevano dell’esistenza del mandato, e che

quindi il mandatario agiva nell’interesse del mandante. Pertanto è il mandatario che diventa titolare dei

crediti e dei debiti derivanti dagli atti conclusi, anche se si ammette che il mandante possa esercitare i diritti

di credito del mandatario, sostituendosi allo stesso (art. 1705 c.2).

Nei rapporti tra mandante e mandatario gli effetti degli atti compiuti devono essere attribuiti al mandante,

pertanto quest’ultimo deve fornire al mandatario i beni necessari per adempiere le obbligazioni assunte verso

i terzi, ed inoltre – egli – deve porre a disposizione del mandante i beni acquistati per suo conto (somme di

denaro, beni mobili e immobili).

Per le somme di denaro, per i beni immobili e per i beni mobili iscritti in pubblici registri, il mandatario è

obbligato a trasferirne la proprietà al mandante (art. 1706 c.2), e se non lo fa il mandante può chiedere

all’autorità giudiziaria che, questo, trasferimento avvenga mediante sentenza.

Per i beni mobili, invece, il mandatario è obbligato a trasferirne solo il possesso, il che significa che la

proprietà degli stessi appartiene al mandante fin dal momento dell’esecuzione del mandato (ciò si desume

dall’art. 1706 c.1, il quale attribuisce al mandante l’azione di rivendicazione).

Quanto alla forma diciamo che, il mandato è un contratto a forma libera (può essere, cioè, concluso in

qualsiasi forma); tuttavia, se il mandato (anche quello senza rappresentanza) ha per oggetto l’acquisto o

l’alienazione di beni immobili, esso dev’essere conferito per iscritto a pena di nullità.

GLI ALTRI OBBLIGHI DEL MANDANTE E DEL MANDATARIO

Il mandante, oltre al pagamento del compenso, è obbligato a rimborsare al mandatario le somme

• dallo stesso anticipate, con gli interessi dal giorno dell’anticipo (art. 1720). Per assicurargli la

soddisfazione dei suoi crediti, la legge stabilisce che il mandatario è privilegiato sulle cose che

detiene in esecuzione del mandato e sui crediti pecuniari scaturiti dagli affari che ha concluso e può

vendere le cose soggette a privilegio come se sulle stesse avesse un diritto di pegno.

Il mandatario deve eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1710 c.1),

• seguendo le istruzioni ricevute e discostandosene solo quando circostanze ignote al mandante e non

comunicabili in tempo facciano ragionevolmente ritenere che lo stesso mandante avrebbe modificato

le istruzioni originarie.

Quanto all’eccesso di potere diciamo che, se il mandatario eccede i limiti del mandato, il mandante può

decidere: - o di ratificare l’atto compiuto dal mandatario, e quindi (con la ratifica) accettarne gli effetti

per sé;

- oppure può rifiutarne la ratifica, e lasciare gli effetti dell’atto a carico del mandatario (art.

1711 c.1). In quest’ultimo caso, se il mandatario era privo del potere di rappresentanza,

l’atto si considererà compiuto per proprio conto; se, invece, il mandatario aveva la

rappresentanza, egli non sarà tenuto ad acquistare la merce al prezzo pattuito, ma sarà

soltanto “responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato senza

sua colpa nella validità del contratto”.

Per quanto riguarda l’esecuzione del mandato diciamo che, il mandatario può eseguire il mandato per mezzo

di un’altra persona (sostituto). Per stabilire se il mandatario sia ( o meno) responsabile delle eventuali colpe

del sostituto, bisogna distinguere se il mandante avesse o meno autorizzato detta istituzione:

a) in caso di autorizzazione, con indicazione da parte del mandante dell’eventuale sostituto, il

mandatario non risponde dell’operato del sostituto; se, viceversa, il sostituto è stato scelto dal

mandatario, questi ne risponde se ha commesso colpa nella scelta (art. 1717 c.2);

b) se la sostituzione non era autorizzata né era necessaria per la natura dell’incarico, il mandatario

risponde dell’operato del sostituto e perciò, in caso di colpa del sostituto, sono direttamente

responsabili verso il mandante sia il mandatario che il sostituto (art. 1717 c.1 e 3).

Il mandatario, inoltre, deve avvisare senza ritardo il mandante dell’esecuzione del mandato, rendergli il conto

degli affari compiuti e rimettergli tutto ciò che ha ricevuto in esecuzione del mandato (art. 1712 e 1713). Se i

terzi, con i quali il mandatario ha concluso degli affari, non eseguono le loro obbligazioni, il mandatario non

è responsabile. Egli, infatti, è responsabile solo se all’epoca del contratto conosceva – o avrebbe dovuto

conoscere – l’insolvenza delle controparti, ovvero se la sua responsabilità è stata prevista nel contratto di

mandato (art. 1715).

Se il mandato è gratuito, la responsabilità del mandatario per colpa è valutata con minore rigore (art. 1710

c.1). Nel mandato, inoltre, può essere aggiunta la c.d. clausola di esclusiva, e precisamente: se l’esclusiva

• è a favore del mandatario, il mandante non può nominare altri mandatari nella stessa zona; se,

invece, è a favore del mandante, il mandatario non può assumere altri mandati nella stessa zona e per

lo stesso genere di affari; se, infine, è a favore di entrambi, si producono ambedue dette

conseguenze.

L’ESTINZIONE DEL MANDATO

Il rapporto di mandato si estingue per le seguenti cause (previste dall’art. 1722):

1. Scadenza del termine o compimento, da parte del mandatario, dell’affare per il quale il mandato è

stato conferito.

2. Morte, interdizione o inabilitazione del mandante o del mandatario. Se però il mandato ha per

oggetto il compimento di atti relativi all’esercizio di un’impresa, e l’impresa viene continuata, il

mandato non si estingue: tuttavia, ciascuna delle parti, e i loro eredi, hanno il diritto di recedere dal

rapporto.

3. Revoca del mandante. E precisamente, questi rimane però obbligato al risarcimento del danno in 3

ipotesi:

a. Se il mandato era a titolo oneroso e a tempo indeterminato, ed egli lo ha revocato senza

giusta causa o senza preavviso (art. 1725 c.2);

b. Se il mandato era a titolo oneroso ed era stato conferito per un tempo determinato o per un

determinato affare, e la revoca è fatta senza giusta causa prima della scadenza del termine o

prima del compimento dell’affare

c. Se era stata convenuta la irrevocabilità del mandato, e la revoca è compiuta senza una giusta

causa (art. 1723 c.1).

4.Rinunzia del mandatario. E questi è tenuto al risarcimento del danno in 2 ipotesi:

a. Se il mandato è a tempo indeterminato, e il mandatario rinunzia senza una giusta causa o

senza preavviso;

b. Se il mandato è a tempo determinato o per un determinato affare, e il mandatario rinunzia

senza giusta causa (art. 1727 c.1).

Tuttavia, negli artt. 1723-1730 è contenuta una disciplina più dettagliata delle cause di estinzione del

mandato.

LE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE D’IMPRESA PER L’ESECUZIONE DI OPERE PUBBLICHE

Spesso più imprenditori possono decidere di riunirsi insieme per eseguire un opera di dimensioni molto

rilevanti o che presenti caratteristiche tecniche che possono essere soddisfatte dall’una o dall’altra impresa.

Per l’esecuzione dell’opera potrebbe anche essere costituita una società, un consorzio o una società

consortile, o anche farsi ricorso ad un contratto di associazione in partecipazione.

La legislazione speciale in tema di appalti pubblici ammette che possono partecipare alle gare per

l’aggiudicazione dei lavori, presentando apposite offerte congiunte – oltre a imprese individuali e sociali, a

consorzi formati da imprese commerciali, artigiane e cooperative – anche associazioni temporanee di

imprese, appositamente raggruppate.

Le singole imprese “facenti parte del gruppo risultato aggiudicatario della gara” devono conferire, con un

unico atto, mandato speciale con rappresentanza ad una di esse, designata quale capogruppo; in particolare,

si tratta di una mandato collettivo, perché – esso – viene conferito da più persone con unico atto e per un

affare di interesse comune (art. 1726).

Il mandato conferito all’impresa capogruppo deve risultare da scrittura privata autenticata (art. 2703). Esso

è per legge gratuito ed irrevocabile. All’impresa capogruppo spetta la rappresentanza esclusiva, anche

processuale, delle imprese mandanti nei confronti dell’amministrazione appaltante.

Tutte le imprese sono però solidalmente responsabili nei confronti della stessa Amministrazione appaltante,

la quale può agire direttamente nei confronti di ciascuna di esse.

I CONTRATTI DI DISTRIBUZIONE:

- COMMISSIONE

- CONCESSIONE

- E AFFILIAZIONE COMMERCIALE (FRANCHISING)

Quando il mandato (senza rappresentanza) ha per oggetto la compera o la vendita di beni in nome del

mandatario e per conto del mandante, si denomina commissione, e precisamente: il mandante si chiama

committente e il mandatario – invece – commissionario (art. 1731).

Spesso, il committente è un produttore che affida al commissionario i rapporti con la clientela, talvolta

assicurandole anche l’assistenza tecnica.

Al commissionario spetta una provvigione sugli affari conclusi, la cui misura, se non è stabilita dalle parti o

dalle tariffe professionali, si determina secondo gli usi del luogo in cui è compiuto l’affare; in mancanza, è

determinata dal giudice secondo equità (art. 1733).

Se il committente revoca la commissione, al commissionario spetta una parte della provvigione, che si

determina tenendo conto delle spese sostenute e all’opera prestata

(art. 1734).

Se nel contratto nulla è stabilito circa il potere del commissionario di concedere dilazioni di pagamento (c.d.

vendite a fido), bisogna accertare se gli usi del luogo in cui si compie l’operazione attribuiscono o meno

questo potere al commissionario: se gli usi gli danno questo potere, il commissionario che ha concesso

dilazioni di pagamento deve indicare al committente la persona del contraente e il termine concesso (art.

1732 c.3); se il commissionario non fa detta comunicazione, o se gli usi non gli danno il potere di fare fido, o

se nel contratto gliene è stato fatto divieto, il committente può esigere dal commissionario che ha concesso

dette dilazioni il pagamento immediato della merce venduta (art. 1732 c.2).

Il contratto o gli usi possono stabilire che il commissionario è responsabile verso il committente per la

mancata esecuzione del contratto da parte del terzo contraente, cioè di colui a cui il commissionario ha

venduto la cosa o da cui il commissionario l’ha comprata – c.d. star del credere – . In questo caso, cioè

quando è stabilito lo star del credere, per tale responsabilità al commissionario spetta una maggiore

provvigione, la quale è stabilita dal contratto o dagli usi; in mancanza anche di usi, è determinata dal giudice

secondo equità (art. 1736).

Il contratto di concessione di vendita, è il contratto nel quale le imprese produttrici si obbligano a

“concedere” in vendita, rifornendolo continuamente, i propri prodotti ad un altro imprenditore (detto

concessionario), il quale ne acquista cosi la proprietà, assumendo verso il concedente l’obbligo di

promuovere la rivendita ai terzi.

Nei contratti di concessione, sono di solito previste clausole per cui il concessionario acquista il diritto di

usare nella pubblicità il nome e i marchi del concedente, ricevendone anche ricambi ed assistenza tecnica; a

sua volta, il concessionario assume l’obbligo di assicurare, con una idonea organizzazione della propria

azienda, i servizi di garanzia e di assistenza alla clientela (il contratto di concessione è particolarmente

diffuso per la vendita di autoveicoli, di prodotti meccanici ed informatici).

Il contratto di affiliazione (franchising) è il contratto con il quale l’impresa affiliante, anche se utilizza per

la vendita al pubblico proprie sedi secondarie;inoltre, stipula accordi con altri imprenditori del settore (detti

affilianti), cosicché costoro vendano al pubblico nelle loro sedi i prodotti dell’affiliante, svolgendo così un

servizio ausiliario all’ampliamento dell’attività di distribuzione; a tali fini concedendo agli affiliati “la

disponibilità, verso un corrispettivo, di un’insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relative a

marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, know how, brevetti,

eccc…

Di conseguenza, gli affiliati si obbligano ad adottare modalità di vendita simili a quelle usate nelle succursali

dell’affiliante.

I contratti di affiliazione (franchising) possono essere utilizzati in ogni attività economica (art. 1 c.2) e

devono essere redatti per iscritto a pena di nullità (art. 3 c.1).

Le norme legislative tendono soprattutto a tutelare la posizione degli affiliati, in quanto sono considerati

contraenti deboli. A sua volta, l’affiliato ha per legge l’obbligo di osservare e di fare osservare ai propri

collaboratori e dipendenti, anche dopo lo scioglimento del contratto, la massima riservatezza sul contenuto

dell’attività oggetto di franchising (art. 5).

IL CONTRATTO DI SPEDIZIONE

Quando il mandato (senza rappresentanza) ha per oggetto la conclusione di un contratto di trasporto per

conto del mandante e in nome del mandatario, il contratto si denomina spedizione (e precisamente il

mandatario è lo spedizioniere e il mandante è il committente) [art. 1737].

La differenza tra contratto di trasporto e contratto di spedizione dipende dal contenuto dell’obbligo assunto,

e precisamente: se si assume l’obbligo di trasportare la merce, si ha un contratto di trasporto, sia che si

esegua l’obbligo mediante attività e mezzi propri e sia che si esegua l’obbligo con mezzi altrui; se invece si

assume l’obbligo di concludere un contratto di trasporto per conto del committente, si ha la spedizione.

Spesso lo spedizioniere si assume sia gli obblighi del vettore, in quanto si obbliga a trasportare la merce dalla

residenza del committente fino allo stabilimento del vettore; e sia quelli dello spedizioniere, in quanto – dopo

detto trasporto – deve concludere un contratto di trasporto per conto del committente (art. 1741).

Fino a quando lo spedizioniere non ha concluso il contratto di trasporto con il vettore, il committente può

revocare l’ordine di spedizione, rimborsando allo spedizioniere le spese sostenute e corrispondendogli un

equo compenso per l’attività prestata (art. 1738).

Se non è stabilito dal contratto o dagli usi lo spedizioniere non ha l’obbligo di assicurare le cose spedite (art.

1739 c.2).

Se la misura della provvigione non è fissata nel contratto, essa si determina secondo le tariffe professionali o

– in mancanza – secondo gli usi del luogo in cui avviene la spedizione; oltre alla provvigione, lo

spedizioniere ha diritto al rimborso delle spese anticipate e ad un compenso per le eventuali prestazioni

accessorie (ad esempio, per l’imballaggio della merce) [art. 1740].

IL CONTRATTO DI AGENZIA

Il contratto di agenzia intercorre tra due parti: una detta preponente, l’altra detta agente.

L’agente si obbliga a svolgere – in modo continuativo e in una determinata zona territoriale – tutta l’attività

necessaria per fare concludere al preponente i contratti d’esercizio della sua impresa (art. 1742).

La figura dell’agente si distingue da quella del c.d. procacciatore d’affari poiché l’attività di quest’ultimo è

saltuaria, mentre quella dell’agente è stabile e duratura. Di solito il compito dell’agente è quello di

promuovere la conclusione degli affari del preponente; se, però, gli viene conferito pure il potere di

concludere direttamente i contratti, allora l’agente assume anche la figura del rappresentante (così, accanto

alla figura dell’agente di commercio, si ha la figura del rappresentante di commercio).

Quando all’agente è stata conferita la rappresentanza per la conclusione dei contratti, la stabilità del rapporto

costituisce l’elemento principale per distinguere il contratto di agenzia dal contratto di mandato con

rappresentanza.

L’agente, per svolgere la sua attività, deve costituire un’azienda (detta agenzia), procurandosi la disponibilità

di un locale, arredandolo di quanto necessario, procurandosi i mezzi di trasporto, assumendo il personale

necessario; ed inoltre, le spese per la costituzione e il funzionamento dell’agenzia sono a carico dell’agente

(art. 1748 c.4).

In ricompensa delle sue attività, l’agente ha diritto alle corrispondenti provvigioni; se le spese sono inferiori

alle provvigioni, l’agente ha un guadagno; altrimenti subisce una perdita.

Pertanto, anche l’agente corre i rischi caratteristici dell’imprenditore, ed è anch’egli un imprenditore

commerciale, seppure ausiliario autonomo dell’imprenditore preponente.

Se, invece, l’attività dell’agente ha carattere prevalentemente personale, allora egli non è un imprenditore

commerciale, bensì un lavoratore autonomo.

Per svolgere la loro attività, gli agenti di commercio devono iscriversi in un apposito ruolo istituito presso la

camera di commercio. A tal proposito è opportuno specificare che senza l’iscrizione, il rapporto di agenzia è

nullo, e l’agente non ha quindi diritto al pagamento delle

provvigioni, ma potrebbe agire nei confronti del preponente soltanto con l’azione generale di arricchimento

senza causa (art. 2041).

LA DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI AGENZIA

Il contratto di agenzia deve essere provato per iscritto, e ciascuna parte ha il diritto di riceverne dall’altra una

copia (art. 1742 c.2). Del contratto di agenzia il diritto di esclusiva costituisce un elemento naturale; pertanto

l’agente, anche nel silenzio del contratto, nella zona territoriale assegnatagli (c.d. zona riservata) non può

svolgere la sua attività per conto di un altro imprenditore che sia in concorrenza col primo.

Il preponente, a sua volta, nella zona riservata all’agente non può servirsi di altri agenti per lo stesso ramo di

affari (art. 1743).

Di solito l’agente promuove soltanto la conclusione dei contratti, visitando i probabili clienti, facendo

pubblicità ai prodotti, informando il preponente delle condizioni del mercato nella zona assegnatagli; ciò

significa che è poi il preponente che conclude direttamente i contratti coi clienti, che esercita i diritti

derivanti dai contratti conclusi (ad esempio, i diritti di credito). L’agente, dunque, non ha il potere di

concludere i contratti in rappresentanza del preponente nè di riscuoterne i crediti.

Il preponente, però, può attribuirgli espressamente detti poteri.

All’agente spetta la provvigione per tutti gli affari conclusi a seguito della sua attività (art. 1748 c.1), nonché

per quelli che siano stati promossi dal preponente personalmente, ossia senza la collaborazione dell’agente,

nella sua zona riservata.

L’agente, tuttavia, ha diritto alla provvigione solo per gli affari che hanno avuto regolare esecuzione; per gli

affari conclusi anche dopo lo scioglimento del rapporto, se promossi in precedenza dallo stesso agente e se la

loro conclusione è effetto soprattutto della sua attività.

Per gli affari che, invece, non hanno avuto esecuzione per causa imputabile al preponente diciamo che: se il

preponente e il terzo si accordano per non dare, in tutto o in parte, esecuzione al contratto, l’agente ha diritto

– per la parte ineseguita – ad una provvigione ridotta nella misura stabilita dagli usi o, in mancanza, dal

giudice secondo equità (art. 1748 c.5).

A differenza di quanto è previsto per il contratto di commissione, nel contratto di agenzia è nullo lo “star del

credere” che preveda in modo generalizzato a carico dell’agente la responsabilità per l’inadempimento delle

obbligazioni dei clienti. La garanzia dello star del credere è eccezionalmente ammessa solo “con riferimento

ai singoli affari, di particolare natura ed importo, individualmente determinati”, ed a condizione che

l’ammontare della garanzia assunta dall’agente non superi l’ammontare della provvigione spettategli per

l’operazione garantita.

Il rapporto di agenzia può essere:

- a tempo determinato, in cui il contratto si scioglie per lo scadere del termine;

- o indeterminato, in cui, invece, si scioglie per il recedere di una delle parti, che può farlo ma

deve dare preavviso all’altra parte nel termine stabilito dalla legge (da uno a sei mesi) [art.

1750 c.2 e 3].


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Commerciale di G.Aueltta e N.Salanitro. Qui di seguito ecco in dettaglio gli argomenti trattati:
Parte Prima. L’IMPRESA

1. La nozione generale di imprenditore.
2. L’impresa e le professioni intellettuali.
3. Lo statuto generale dell’imprenditore.
4. I diversi tipi di impresa.
5. L’imprenditore commerciale.
6. L’imprenditore agricolo.
7. Il piccolo imprenditore.
8. Le imprese societarie
9. Le imprese pubbliche.
10. L’acquisto della qualità d’imprenditore
11. Lo statuto dell’imprenditore commerciale
12. L’azienda, i segni distintivi
13. la concorrenza (cenni)


Parte II. LE SOCIETÀ

1. La nozione di società.
2. I tipi di società.
3. Le società di persone
4. Le società di capitali
5. Le società cooperative
6. Trasformazione, fusione e scissione.

Parte III. I TITOLI DI CREDITO (caratteri generali)

Parte IV. Fallimento e procedure negoziali di soluzione della crisi d’impresa (cenni)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (VERONA, VICENZA)
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Ranieri Melania.

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