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Il collegio sindacale ha facoltà di convocare l’assemblea quando ha riscontrato fatti gravi e occorre

provvedere con urgenza.

Può anche sollecitare il controllo giudiziario sull’operato degli amministratori in caso di fondati sospetti di

irregolarità commesse.

4. IL FUNZIONAMENTO DEL COLLEGIO SINDACALE

Nelle spa non quotate il presidente del collegio sindacale è nominato dall’assemblea; invece nelle spa

quotate è l’atto costitutivo a stabilire i criteri di nomina.

Il collegio sindacale deve riunirsi almeno una volta ogni 90 giorni e le riunioni possono svolgersi anche

tramite mezzi telematici.

Occorre fare verbale delle riunioni, che sarà iscritto nel registro delle adunanze e delle delibere.

Il collegio sindacale è regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei sindaci,e le delibere

sono approvate con la maggioranza assoluta dei voti favorevoli.

Il collegio sindacale può avvalersi di ausiliari per svolgere attività di controllo; il singolo socio può sollecitare

i sindaci a controllare determinati fatti sospetti, che saranno poi riportati nella relazione annuale redatta dal

collegio sindacale.

Il collegio sindacale ha invece l’obbligo di controllare tempestivamente se la denuncia proviene da più soci

detentori di almeno il 5% del capitale sociale (o altra percentuale da statuto).

5. LA RESPONSABILITA’ DEI SINDACI

Il c.c. impone ai sindaci di operare con la dovuta diligenza.

I sindaci sono responsabili anche penalmente della veridicità dei loro controlli, e sono tenuti a mantenere il

segreto sulle loro attività e documenti.

Se i sindaci violano il segreto d’ufficio, può aver luogo risarcimento da parte dei sindaci stessi (e non della

spa).

I sindaci sono responsabili in solido con gli amministratori per violazioni di questi ultimi se con un corretto

controllo dei sindaci si sarebbe potuta evitare la violazione.

Anche contro i sindaci può essere promossa azione di responasabilità.

B) IL CONTROLLO CONTABILE

6. IL SISTEMA

Oggi nelle spa non quotate il controllo contabile è affidato ad un revisore esterno (persona fisica) o ad una

società di revisione, entrambi iscritti in un apposito registro dei revisori.

Nelle spa che ricorrono al mercato del capitale di rischio, diverse dalle spa quotate, il controllo contabile è

affidato solo alle società di revisione iscritte.

Nelle spa quotate il controllo contabile è affidato a società di revisione iscritte in un albo speciale presso la

Consob.

7. CONTROLLO CONTABILE

Nelle spa non quotate il primo controllore esterno è nominato nell’atto costitutivo, i successivi sono

nominati dall’assemblea, che ne determina anche il compenso.

Non possono essere nominati controllori contabili i sindaci della spa o di spa facenti parte dello stesso

gruppo. 32

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Nelle spa quotate i controllori contabili sono nominati dall’assemblea, previo parere del collegio sindacale,

al momento dell’approvazione del bilancio.

La durata dell’incarico dei controllori contabili è nelle spa non quotate di 3 esercizi, ed è rinnovabile.

Delibere assembleari di nomina e revoca dei controllori contabili vanno iscritte nel registro delle imprese.

L’incarico dei controllori contabili può essere revocato dall’assemblea solo per giusta causa, sentito il parere

del collegio sindacale.

8. LA REVISIONE CONTABILE OBBLIGATORIA

E’ quella svolta dalle società di revisione dell’albo speciale presso la Consob.

Si occupano solo di spa quotate.

Queste società di revisione possono essere società di persone o società di capitali e devono avere come

oggetto esclusivo la revisione dei conti.

I soci e gli amministratori devono avere caratteristiche di professionalità e onorabilità.

La Consob vigila su queste società di revisione, verificandone indipendenza e idoneità tecnica.

In caso la Consob riscontri gravi irregolarità, può anche comminare sanzioni amministrative e pecuniarie alle

società di revisione.

La delibera assembleare con cui una spa quotata nomina la società di revisione esterna, è inviata alla

Consob, la quale entro 20 giorni può vietarne l’esecuzione, se ritiene inidonea la società di revisione scelta.

La legge vieta ad una società di revisione e a qualunque suo componente o dipendente di fornire una serie

di servizi non collegati alla sua attività di revisione.

Amministratori, sindaci e dirigenti di una spa non possono essere nominati dalla stessa per effettuare il

controllo contabile, a meno che non siano passati 3 anni dalla cessazione del loro incarico.

I componenti o dipendenti di una società di revisione che ha revisionato i conti di una spa non possono

lavorare o ricoprire cariche all’interno della spa controllata, a meno che non siano passati 3 anni dal

controllo.

L’incarico di controllore contabile dura 6 esercizi ed è rinnovabile una sola volta; se rinnovato comunque la

società di revisione ha l’obbligo di cambiare il diretto responsabile della revisione;

dopo il secondo mandato quella società di revisione potrà effettuare un altro controllo sulla medesima spa

solo dopo 3 anni.

La delibera assembleare di revoca della società di revisione va inviata alla Consob, che entro 20 giorni può

vietarne l’esecuzione se manca la giusta causa.

La Consob può anche revocare d’ufficio l’incarico a una società di revisione, se riscontra incompatibilità o

irregolarità.

Tutte le delibere di nomina e revoca, nonché tutte le decisioni della Consob vanno iscritte nel registro delle

imprese.

9. FUNZIONI E RESPONSABILITA’ DEL REVISORE DEI CONTI

Il revisore o società di revisione ha il compito di tenere le scritture contabili e di giudicare i bilanci di una

spa.

A seguito del giudizio, la spa dovrà motivare le sue decisioni.

L’assemblea della spa potrà approvare il bilancio anche in caso di giudizio negativo del controllore contabile.

Il controllore contabile può chiedere e ottenere informazioni e documenti agli amministratori della spa.

Tutta l’attività di controllo del controllore contabile è riportata su un apposito libro, tenuto presso la sede

della spa o altro luogo indicato da statuto.

Il controllore contabile è tenuto per legge ad operare con la dovuta diligenza, è responsabile per quanto

riguarda la verità dei suoi riscontri e deve mantenere il segreto d’ufficio sulle sue attività.

Anche contro i revisori e le società di revisione può essere promossa azione di responsabilità.

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

I SISTEMI ALTERNATIVI DI AMMINISTRAZIONE E

CONTROLLO

1. IL SISTEMA DUALISTICO

Il sistema dualistico si articola in consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza, con controllo contabile

affidato a revisore dei conti o società di revisione esterni.

Il consiglio di gestione è paragonabile al cda. 34

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Il consiglio di sorveglianza raduna in sé invece le funzioni di controllo del collegio sindacale e di indirizzo

societario dell’assemblea.

Invece l’assemblea si limita a nominare o revocare il consiglio di sorveglianza, ik revisore, i relativi compensi

e delibera su eventuali azioni di responsabilità nei loro confronti.

Non nomina quindi il consiglio di gestione, e non approva il bilancio.

E’il consiglio di sorveglianza a nominare e revocare il consiglio di gestione.

Il sistema dualistico dunque pone maggiori distanze tra soci azionisti e gestori/amministratori della spa

(poiché tra loro si frappone il consiglio di sorveglianza).

E’ un modello infatti indicato in caso di spa con azionariato diffuso, cioè tanti piccoli azionisti e nessun

gruppo di comando.

2. IL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA

I membri del consiglio di sorveglianza possono essere soci o non soci, mai inferiori a 3, e il loro n. è fissato

nello statuto.

I primi consiglieri di sorveglianza risultano da atto costitutivo, i successivi vengono nominati dall’assemblea.

La legge richiede requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza per i consiglieri di sorveglianza.

Nelle spa non quotate:

- almeno un consigliere di sorveglianza va scelto dal registro dei revisori contabili;

- non può essere nominato consigliere di sorveglianza un membro del consiglio di gestione o qualunque

soggetto legato da un rapporto di lavoro, consulenza, ecc. con la spa o con altra società dello stesso gruppo;

- le cause di ineleggibilità e decadenza sono le stesse previste dal c.c. per amministratori e sindaci.

I consiglieri di sorveglianza hanno carica che dura 3 esercizi rinnovabile, e compenso stabilito

dall’assemblea.

3. COMPETENZE E FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA

Le funzioni sono paragonabili a quelle del collegio sindacale nel sistema tradizionale.

Il consiglio di sorveglianza annualmente riferisce all’assemblea i dettagli dei controlli svolti ed

eventualmente ha competenza a presentare denuncia al tribunale.

Il consiglio di sorveglianza svolge anche funzioni che nel sistema tradizionale spettano all’assemblea:

1) nomina e revoca il consiglio di gestione e ne determina il compenso;

2) approva i bilanci;

3) promuove l’azione di responsabilità contro il consiglio di gestione.

Il presidente del consiglio di sorveglianza è eletto dall’assemblea e i suoi poteri sono determinati dallo

statuto.

I consiglieri di sorveglianza per legge devono svolgere il loro incarico con la dovuta diligenza e sono

responsabili solidalmente coi consiglieri di gestione se le violazioni causate da questi ultimi si sarebbero

potute evitare con l’appropriato controllo del consiglio di sorveglianza.

4. IL CONSIGLIO DI GESTIONE

Il consiglio di gestione è paragonabile al cda nel sistema tradizionale.

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

I primi consiglieri di gestione devono risultare nell’atto costitutivo, i successivi sono nominati dal consiglio di

sorveglianza, che ne stabilisce anche il n. nel rispetto dello statuto.

Il n. minimo di consiglieri di gestione è 2.

I consiglieri di gestione non possono essere anche consiglieri di sorveglianza; il consiglio di sorveglianza ha

competenza a revocare i consiglieri di gestione.

I consiglieri di gestione restano in carica 3 esercizi ed è una carica rinnovabile.

Nel consiglio di gestione non può esserci cooptazione, quindi se viene a mancare anche solo un consigliere

di gestione, il consiglio di sorveglianza provvederà immediatamente alla sua sostituzione.

Il consiglio di gestione può delegare alcune competenze specifiche a singoli consiglieri di gestione.

5. IL SISTEMA MONISTICO

Nel sistema monistico non c’è il collegio sindacale.

La gestione è affidata al cda, e il controllo al comitato per il controllo della gestione, che si forma all’interno

del cda.

Il controllo contabile è come sempre affidato a revisori o società di revisione esterne.

I membri del comitato di controllo sulla gestione sono scelti tra i membri del cda e sono richiesti requisiti di

indipendenza, onorabilità, ecc.

Ed inoltre all’interno del cda non devo svolgere funzioni gestorie.

Almeno un membro del comitato di controllo va scelto dalla lista dei revisori contabili, e sarà il cda a

stabilire il n. dei membri del comitato di controllo.

Il comitato di controllo elegge un suo presidente e segue le regole di funzionamento del collegio sindacale

nel sistema tradizionale.

Come il collegio sindacale, il comitato di controllo vigila sull’idoneità dell’organizzazione e amministrazione

della spa.

Partecipa quindi alle riunioni dell’assemblea e del cda e riporta i dettagli del suo operato in un apposito

libro.

Il principale difetto del sistema monistico consiste nel fatto che i controllori (comitato di controllo) sono

nominati dai controllati (cda), e il requisito di indipendenza richiesto è difficilmente effettivo.

I CONTROLLI ESTERNI

1. IL SISTEMA

Oltre al controllo interno esercitato dal collegio sindacale e al controllo contabile esterno effettuato da

revisori e società di revisione, in Italia è prevista anche un’ulteriore forma di controllo esterno affidata al

tribunale (in caso di patologie gravi dell’organizzazione societaria).

2. IL CONTROLLO GIUDIZIARIO SULLA GESTIONE

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

L’attuale disciplina prevede come presupposto per ricorrere al controllo giudiziario, il fondato sospetto di

gravi irregolarità commesse dagli amministratori che recano danno alla spa.

Chi denuncia deve dimostrare coi fatti l’esistenza del fondato sospetto.

Da chi può partire la denuncia:

1) dai soci detentori di almeno il 10% del capitale sociale;

2) dal collegio sindacale;

3) nelle spa quotate può partire anche d’ufficio dai Pubblici Ministeri o dalla Consob.

3. IL PROCEDIMENTO

La 1° fase del procedimento è istruttoria, con amministratori e sindaci che vengono ascoltati in camera di

consiglio dal tribunale per accertare le irregolarità denunciate e per adottare provvedimenti per

correggerle.

A spese dei denuncianti, può essere incaricato dal tribunale un consulente che effettui una approfondita

ispezione dell’amministrazioni della spa.

Il procedimento e l’ispezione possono essere sospesi se il gruppo di comando della spa rimuove

immediatamente dall’incarico gli amministratori e i sindaci “sospettati” e li sostituisce con soggetti di

comprovata professionalità capaci di risolvere le irregolarità.

Se anche questo tentativo fallisce, il tribunale può disporre misure cautelari per evitare che le irregolarità

perdurino e convocare l’assemblea per farla deliberare di conseguenza (l’assemblea è libera di approvare o

no); mentre nei casi più gravi il tribunale ha facoltà di revocare (esso stesso e non l’assemblea) gli

amministratori e i sindaci “sospettati” e di sostituirli con un amministratore giudiziario.

Poteri e durata dell’amministratore giudiziario sono stabiliti dal tribunale con decreto.

L’amministratore giudiziario (che è un pubblico ufficiale) è pagato dalla spa con compenso stabilito dal

tribunale, e può essere revocato solo da quest’ultimo.

Al termine dell’incarico, l’amministratore giudiziario deve rendicontare la sua attività al tribunale.

L’amministratore giudiziario ha rappresentanza anche processuale della spa, e non può compiere atti di

straordinaria amministrazione senza l’autorizzazione del tribunale.

Al termine dell’incarico, l’amministratore giudiziario deve convocare l’assemblea per proporle la nomina di

nuovi amministratori e sindaci o la messa in liquidazione della spa, o l’avvio della procedura concorsuale.

L’assemblea è libera di valutare tali proposte come crede.

4. LA CONSOB

Commissione nazionale per le società e la borsa.

E’ una persona giuridica di diritto pubblico, ha piena autonomia e ha sede principale a Roma e secondaria a

Milano.

Ha autonomi poteri normativi e regolamentari nelle materie di sua competenza (ha riserva di legge).

Adotta delibere collegiali e ha un presidente che sovrintende alle attività di controllo.

La Consob è tenuta a collaborare con Banca d’Italia, Isvap, autorità europee, stati membri ed extra-UE senza

osservare il segreto d’ufficio al fine di garantire una migliore vigilanza.

Inizialmente alla Consob era affidato il controllo solo delle spa quotate in borsa, poi ha esteso la sua

vigilanza un pò a tutto il mercato finanziario (intermediari, emittenti di qualsiasi strumento finanziario al

pubblico, ecc.), con l’obiettivo di tutelare gli investitori e la trasparenza del mercato.

5. AMMISSIONE DELLE AZIONI ALLE QUOTAZIONI DI BORSA

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Con la privatizzazione della Borsa Italiana avvenuta nel 1997, le competenze relativa all’ammissione della

quotazione in borsa di una spa, della sospensione e revoca delle azioni quotate è passata dalla Consob alla

neonata “Borsa Italiana S.p.A.”, sempre e comunque vigilata dalla Consob.

L’assemblea della Borsa Italiana S.p.A. ha deliberato il regolamento di mercato, contenente le modalità di

ammissione, sospensione e revoca delle azioni dalla borsa.

A sua volta la Consob controlla la regolarità del regolamento, in modo che assicuri la trasparenza del

mercato.

Per l’ammissione delle sue azioni in borsa, l’assemblea di una spa interessata deve deliberare sulla

presentazione di apposita domanda da presentare alla Borsa Italiana S.p.A.

Entro 2 mesi la Borsa Italiana S.p.A. deve comunicare la sua decisione di ammissione o rigetto alla spa

emittente e alla Consob.

Una volta accettata dalla Borsa Italiana S.p.A., prima dell’inizio della quotazione delle azioni di una spa, va

pubblicato il c.d. prospetto di quotazione, contenente tutti i dettagli patrimoniali, economici e finanziari

della spa emittente e dei suoi strumenti finanziari, in modo da informare esaurientemente i potenziali

investitori.

Contenuto e modalità di pubblicazione di questo prospetto sono stabiliti dalla Consob con regolamento.

Nel caso in cui la Borsa Italiana S.p.A. opti per la sospensione o revoca delle azioni di una spa, tale decisione

va comunicata alla Consob, la quale entro 5 giorni può anche annullare i provvedimenti della Borsa Italiana

S.p.A.

La sospensione delle azioni è deliberata se vengono a mancare le condizioni di regolarità del mercato o per

tutelare gli investitori, può durare massimo 18 mesi, dopo di che può essere esclusa, ristabilendo la

situazione di partenza.

La spa quotata può chiedere e ottenere l’esclusione dalla Borsa Italiana se è stata ammessa in altro mercato

regolamentato.

6. (SEGUE): CONSOB E INFORMAZIONE SOCIETARIA

La Consob è tenuta a rendere pubbliche le informazioni sulla vita delle spa quotate in modo da tutelare gli

investitori.

Sono obbligati per legge a rendere pubbliche le informazioni sulla loro attività:

- gli emittenti di strumenti finanziari e i loro controllori;

- gli emittenti di strumenti finanziari non quotati in Italia ma comunque diffusi tra il pubblico.

Il Testo Unico della Finanza (TUF) impone a tutte le spa emittenti di azioni e strumenti finanziari tra il

pubblico di pubblicare ogni informazione sulla loro attività, e sull’attività delle loro controllate, che può

influire sul prezzo degli strumenti finanziari.

La Consob può anche richiedere la pubblicazione di specifiche informazioni o documenti, e provvedere essa

stessa alla pubblicazione.

La Consob obbliga le spa a rendere pubbliche notizie su acquisti e cessioni di pacchetti azionari, fusioni,

scissioni, ecc.

Devono essere pubblicati anche il bilancio e la relazione semestrale degli amministratori.

La Consob vigila sulla veridicità delle informazioni pubblicate dalle spa quotate.

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

I LIBRI SOCIALI. IL BILANCIO

1. I LIBRI SOCIALI OBBLIGATORI

Libri sociali che una spa deve tenere in osservanza del c.c.:

1) libro soci -> con n. di azioni emesse, generalità dei soci possessori, trasferimenti di azioni, vincoli su

azioni (ipoteche, ecc.), versamenti di quote di capitale effettuati;

2) libro delle obbligazioni -> con n. di obbligazioni emesse, generalità dei possessori, trasferimenti di

obbligazioni, vincoli su obbligazioni;

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

3) libro delle adunanze

e delibere delle

assemblee -> con i verbali redatti per atto pubblico;

4) libro delle adunanze

e delibere del

cda;

5) libro delle adunanze

e delibere del

collegio sindacale;

6) libro delle adunanze

e delibere del

comitato esecutivo;

7) libro delle adunanze

e delibere della

assemblea degli obbligazionisti;

8) libro degli strumenti finanziari

di partecipazione ad uno specifico

affare.

I soci della spa e il rappresentante comune degli azionisti di risparmio possono esaminare solo il libro soci e

il libro delle adunanze e delibere delle assemblee.

2. IL BILANCIO DI ESERCIZIO

Si redige al termine di ogni esercizio e descrive la situazione patrimoniale e finanziaria, nonché il conto

economico (ricavi meno spese della spa).

Il bilancio è formato da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa.

Ad esso vanno allegate le relazioni fatte dal cda, dal collegio sindacale e dai revisori contabili esterni.

Quindi il bilancio fotografa periodicamente lo stato patrimoniale (aspetto statico) e la redditività (aspetto

dinamico) di una spa.

Il bilancio serve ai soci per essere aggiornati sull’andamento degli affari sociali, e ai creditori sociali per

controllare la consistenza del patrimonio sociale.

Il bilancio serve anche al fisco per determinare la tassazione da applicare alla spa.

3. PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA DISCIPLINA DEL BILANCIO

Il c.c. impone chiarezza e veridicità dei dati nella redazione del bilancio.

Inoltre nell’elencazione degli elementi attivi e passivi del bilancio, deve essere fatta prevalere la funzione

economica di entrambi, in modo da privilegiarne la sostanza in caso di contrasti coi criteri formali previsti

invece per l’iscrizione in bilancio.

I criteri di valutazione economica usati devono essere sempre gli stessi nei bilanci di ogni esercizio.

Nel bilancio, le entrate e le uscite vanno iscritte indipendentemente dalla data in cui avviene il pagamento

effettivo (es. è necessaria solo la stipula di un contratto di compravendita).

4. LA STRUTTURA DEL BILANCIO

E’ la legge a stabilire l’ordine con cui sono esposte le varie voci all’interno del bilancio.

40

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Le voci di bilancio sono divise in categorie, sottocategorie, voci e sottovoci.

Per ogni voce va riportato il valore economico attuale e quello risalente all’esercizio precedente.

E’ vietato il compenso di partite (cioè non si può inserire solo il risultato della somma algebrica tra voci

attive e passive).

Il bilancio va redatto in Euro.

Per le spa di piccole dimensioni è consentito redigere un bilancio abbreviato, con meno categorie e voci, e

senza la relazione del cda, qualora le informazioni necessarie siano già presenti nella nota integrativa.

Stato patrimoniale

Va redatto a colonne (secondo il c.c.) e rappresenta la composizione quantitativa e qualitativa del

patrimonio sociale al termine dell’esercizio.

Riporta anche il patrimonio netto.

Voci dell’attivo:

1) crediti verso soci per versamenti di capitale ancora dovuti;

2) immobilizzazioni -> sono elementi patrimoniali usati durevolmente dalla spa; nel bilancio va fatta la

distinzione dalle immobilizzazioni concesse in locazione;

si dividono in:

- immobilizzazioni

immateriali -> (es. avviamento, brevetti industriali, ecc.);

- immobilizzazioni

materiali -> (es. terreni, fabbricati, macchinari, ecc.);

- immobilizzazioni

finanziarie -> (es. titoli, azioni, obbligazioni, ecc.);

3) attivo circolante -> - rimanenze -> (materie prime, semilavorati, prodotti finiti, merci, ecc.);

- crediti -> (crediti tributari, d’imposta, ecc.);

- attività

finanziarie -> (titoli, azioni, obbligazioni a breve termine);

- disponibilità

liquide -> (depositi bancari, denaro in cassa).

4) ratei e

risconti

attivi -> i ratei sono entrate che saranno incassate in esercizi successivi;

i risconti sono spese sostenute nel presente esercizio, ma di competenza di esercizi successivi.

Voci del passivo:

1) patrimonio netto -> formato dal capitale sociale nominale e dalle riserve;

2) fondi per

rischi ed oneri -> sono accantonamenti per coprire perdite o eventuali debiti;

41

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

3) trattamento di

fine rapporto dei

lavoratori subordinati -> calcolato in base agli anni di servizio;

4) debiti;

5) ratei e

risconti

passivi -> i ratei sono spese contratte nel presente esercizio ma che saranno pagate negli esercizi

successivi;

i risconti sono proventi percepiti nel presente esercizio, ma di competenza degli esercizi

successivi.

Lo stato patrimoniale si chiude con i conti d’ordine, ossia eventuali rischi legati ad operazioni future che non

incidono sullo stato patrimoniale attuale.

Conto economico

Va redatto in forma espositiva scalare (secondo il c.c.) e deve riportare i costi e gli oneri sostenuti, a

confronto con ricavi e proventi percepiti nell’esercizio.

Si suddivide in 5 sezioni:

1) valore della produzione -> in cui si sommano i ricavi provenienti dalla produzione e le rimanenze di

magazzino.

Da ciò si sottraggono i

2) costi di produzione -> (ammortamenti, accantonamenti, svalutazioni);

3) somma algebrica di

proventi e oneri finanziari;

4) somma algebrica di

rettifiche di valore

di attività finanziarie;

5) somma algebrica

di proventi e oneri straordinari.

La somma algebrica di tutte queste voci rappresenta l’utile o la perdita della spa, e va riportata nello stato

patrimoniale.

Gli amministratori devono redigere anche la nota integrativa, in cui forniscono ulteriori informazioni

patrimoniali e finanziarie, nonché sul conto economico e su eventuali partecipazioni della spa in spa

controllate o collegate.

Altro documento da redigere è la relazione sulla gestione, che è esterna al bilancio.

5. I CIRTERI DI VALUTAZIONE

Al momento di redigere il bilancio, gli amministratori devono svolgere una stima del valore (c.d. valutazione)

dei vari cespiti patrimoniali. 42

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Il c.c. impone di usare prudenza e continuità di tipologia dei criteri di valutazione da un esercizio all’altro.

Tutti i tipi di immobilizzazioni vanno iscritte in bilancio al costo storico (cioè quello d’acquisto o di

produzione).

Il valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali va ammortizzato periodicamente in ogni esercizio.

Il c.c. prevede regole di valutazione specifiche per alcuni tipi di immobilizzazioni:

1) le immobilizzazioni finanziarie come le quote di partecipazione in spa controllate, oltre che col costo

storico possono essere valutate iscrivendo in bilancio la quota di patrimonio netto della spa partecipata

che si possiede, come risulta dall’ultimo bilancio della spa partecipata;

2) costi d’impianto, ampliamento, ricerca e pubblicità possono essere iscritti nell’attivo solo se hanno utilità

pluriennale;

3) l’avviamento può essere iscritto nell’attivo solo se acquistato a titolo oneroso e nei limiti del costo

sostenuto (costo storico).

I cespiti patrimoniali dell’attivo circolante (es. titoli a breve termine), vanno valutati con la regola base del

prezzo d’acquisto (costo storico), ma se l’andamento del mercato attualmente ne determina un valore

inferiore, va messo in bilancio quest’ultimo.

Per quanto riguarda attività e passività, quelle non costituenti immobilizzazioni vanno iscritte in bilancio al

tasso di cambio del giorno di chiusura dell’esercizio.

La differenza tra questo cambio e quello risalente alla conclusione dell’operazione, genera utili o perdite da

imputare al conto economico.

Invece le attività e passività costituenti immobilizzazioni, vanno iscritte al tasso di cambio del giorno della

conclusione dell’operazione, o al cambio del giorno di chiusura dell’esercizio se inferiore.

Queste norme sono finalizzate ad evitare che gli amministratori gonfino illecitamente il valore del

patrimonio.

6. IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL BILANCIO

Alla redazione del bilancio partecipano amministratori, collegio sindacale, assemblea e revisori contabili.

Il c.c. per l’approvazione del bilancio impone alla spa la convocazione dell’assemblea almeno una volta

l’anno e comunque 120 giorni dopo la chiusura dell’esercizio (salvo diversa disposizione dello statuto).

Il cda si occupa di redigere il progetto di bilancio, e questo compito non è delegabile a nessuno.

Il progetto di bilancio va depositato e tenuto in sede almeno 15 giorni prima dell’assemblea per

l’approvazione, in modo da consentire ai soci di prenderne visione.

L’assemblea può approvare o respingere il bilancio.

Ciò comunque non libera da responsabilità gli amministratori e i sindaci.

7. UTILI. RISERVE. DIVIDENDI

L’assemblea delibera sulla distribuzione degli utili ai soci sotto forma di dividendi.

La legge però impone che una parte degli utili abbia altre destinazioni.

In caso di perdita del capitale sociale avutasi in più esercizi, gli utili non possono essere distribuiti fin

quando il capitale non viene recuperato o fin quando non si ha una riduzione di capitale ufficiale.

Riserva legale

La legge impone di accantonare almeno il 5% degli utili netti a salvaguardia dell’integrità del capitale

sociale.

Riserva statutaria 43

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

E’ un accantonamento diparte degli utili a salvaguardia del capitale sociale, i cui caratteri e criteri sono

stabiliti nello statuto societario.

Riserva facoltativa

Può essere disposto un accantonamento diparte degli utili di volta in volta con delibera dell’assemblea.

Gli utili distribuibili tra soci si dividono in:

1) utili provenienti dall’ultimo esercizio;

2) utili realizzati ma non distribuiti negli esercizi precedenti.

Nelle spa è dunque possibile la non immediata distribuzione degli utili tra i soci.

Gli azionisti non sono obbligati a restituire i dividendi che risultano da utili poi non esistenti se:

1) erano in buona fede al momento della riscossione;

2) se il bilancio da cui sono emersi quegli utili era stato regolarmente aprovato;

3) dal bilancio risultano gli utili corrispondenti.

Sono possibili anche distribuzioni di acconti dividendo nelle spa i cui revisori contabili devono essere iscritti

nell’albo speciale, a condizione che:

- va previsto da statuto;

- va autorizzato dai revisori;

- sono vietati se l’ultimo bilancio presenta perdite.

E inoltre l’acconto non deve essere maggiore della somma tra gli utili conseguiti nel penultimo esercizio e le

riserve risultanti nell’ultimo esercizio.

Anche gli acconti dividendo non vanno restituiti se i soci erano in buona fede alla riscossione ed anche se si

scopre che gli utili corrispondenti non esistono.

8. IL BILANCIO CONSOLIDATO DI GRUPPO

Redatto dalla spa capogruppo in aggiunta al proprio bilancio.

Riporta la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’intero gruppo societario.

Rientrano nel bilancio consolidato solo le spa di cui la capogruppo ha partecipazioni.

Non c’è l’obbligo di redigere il bilancio consolidato per i gruppi di piccole dimensioni, purchè al loro interno

non ci sia nessuna spa quotata.

Il bilancio consolidato ha le stesse caratteristiche di quello d’esercizio: è formato da stato patrimoniale,

conto economico e nota integrativa, nonché da una relazione di gestione da parte degli amministratori.

Il bilancio consolidato non è soggetto ad approvazione dell’assemblea (è solo un atto degli amministratori).

Non si iscrivono nel bilancio consolidato:

1) le quote di partecipazione della controllante nelle controllate;

2) crediti e debiti fra le spa consolidate; 44

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

3) proventi ed oneri relativi ad operazioni fatte tra le spa consolidate;

4) utili e perdite derivanti da operazioni fatte tra le spa consolidate.

LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO

1. NOZIONE

Si intende la soppressione, modifica o inserimento di nuove clausole nel contratto sociale.

2. PROCEDIMENTO

Le modifiche sono votate dall’assemblea straordinaria con le maggioranze previste per spa quotate e non

quotate.

Le spa quotate devono inoltre osservare obblighi informativi verso Consob e pubblico.

Oggi le delibere modificative dello statuto sono omologate dal notaio, con un controllo del tribunale solo

facoltativo.

Il notaio richiede l’iscrizione nel registro delle imprese della modifica dello statuto entro 30 giorni dalla

delibera modificativa. 45

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

La modifica ha efficacia solo dopo l’iscrizione.

3. IL DIRITTO DI RECESSO

Il c.c. concede diritto di recesso dalla spa per i soci facenti parte della minoranza che ha votato contro la

modifica dello statuto (qualora la modifica è di una certa gravità).

Cause inderogabili di recesso, in caso di modifiche statutarie riguardanti:

- modifica dell’oggetto sociale;

- trasformazione della società;

- trasferimento della sede all’estero;

- revoca dello stato di liquidazione;

- eliminazione di una o più cause di recesso derogabili o previste da statuto;

- modifica dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso;

- modifica dello statuto riguardante il diritto di voto o i diritti patrimoniali dei soci.

Sono cause inderogabili poiché nessuno statuto può sopprimerle o vietarle.

Cause derogabili di recesso (sono sopprimibili o vietabili dallo statuto), in caso di modifiche statutarie

riguardanti:

- proroga del termine di durata della società;

- introduzione o rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni.

In caso di spa senza un termine fissato, cioè a tempo indeterminato, la legge da diritto ai soci di recedere

con preavviso di 180 giorni, allungabile dallo statuto fino a un anno.

Il socio rende nota la volontà di recedere tramite raccomandata inviata alla spa entro 15 giorni

dall’iscrizione della modifica statutaria nel registro delle imprese, o 30 giorni se il recesso non dipende da

una delibera modificativa (30 giorni dal momento in cui ne viene a conoscenza).

Le azioni del socio che recede vanno depositate presso la spa, la quale non è obbligata a rimborsarle al socio

uscente se entro 90 giorni revoca la delibera modificativa che ha causato il recesso o se delibera lo

scioglimento della spa.

Nelle spa non quotate il valore delle azioni da rimborsare al socio uscente è determinato dagli

amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e dei revisori contabili, tenendo conto dello stato

patrimoniale della spa e dell’attuale valore di mercato delle azioni.

Il socio uscente deve conoscere la valutazione nei 15 giorni precedenti l’assemblea.

In caso di contestazione della valutazione, il valore è stabilito entro 90 giorni dall’esercizio del recesso da un

esperto incaricato dal tribunale.

Invece nelle spa quotate la valutazione delle azioni da rimborsare al socio uscente è fatta in base alla media

matematica dei prezzi di chiusura degli ultimi 6 mesi prima dell’assemblea.

Le azioni del socio recedente per legge vanno prima offerte agli altri soci in proporzione alle quote da loro

possedute, e poi la parte di azioni restante viene offerta al pubblico.

Se non si riesce comunque a collocare queste azioni, sarà la spa stessa ad acquistarle (sempre

compatibilmente con gli utili che produce e le riserve che ha a disposizione).

46

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Se non ci sono utili e riserve, si convoca l’assemblea straordinaria per deliberare su una riduzione del

capitale o sullo scioglimento della spa.

4. LE MODIFICAZIONI DEL CAPITALE SOCIALE

5. L’AUMENTO REALE DEL CAPITALE SOCIALE

Consiste nel fatto che i soci effettuano nuovi conferimenti nella spa.

Così si da luogo all’emissione di nuove azioni da parte della spa.

La raccolta delle nuove sottoscrizioni deve avere un termine di almeno 30 giorni, successivi all’emissione

delle nuove azioni.

L’aumento di capitale reale è deliberato dall’assemblea straordinaria.

Però lo statuto può anche prevedere che siano gli amministratori a prendere tale decisione, purchè sia

stabilito un limite massimo di aumento di capitale sociale richiedibile dagli stessi amministratori e la delega

a loro conferita deve durare massimo 5 anni (rinnovabile).

La delibera di aumento reale del capitale sociale votata dal cda, va omologata da un notaio (e

facoltativamente anche dal tribunale) e iscritta nel registro delle imprese.

Lo statuto può prevedere che, se con le sottoscrizioni non si raggiunge l’aumento di capitale sociale

deliberato, si avrà un aumento di capitale reale pari solo alle sottoscrizioni effettivamente raccolte;

se invece lo statuto non prevede nulla a riguardo, i sottoscrittori sono liberi di non conferire più quanto

sottoscritto e hanno diritto al rimborso.

Una volta raccolte tutte le sottoscrizioni, gli amministratori entro 30 giorni devono pubblicare nel registro

delle imprese un’attestazione che certifichi l’aumento di capitale sociale.

6. (SEGUE): IL DIRITTO DI OPZIONE

Prevede di offrire le nuove azioni emesse a seguito di delibera di aumento di capitale sociale prima ai soci

già esistenti.

Il diritto di opzione va esercitato sempre in proporzione alle quote azionarie che già si posseggono (es. un

socio al 60% può opzionare il 60% delle nuove azioni emesse, e così via).

Il socio già esistente ha anche la possibilità di vendere il suo diritto di opzione a terzi, ed è anche possibile

che la spa non riconosca ai soci questo diritto (di opzione) in nome del primario interesse della spa.

Nelle spa non quotate le azioni non optate (cioè quelle su cui nessun socio ha voluto esercitare l’opzione)

sono oggetto di diritto di prelazione da parte dei soci che hanno esercitato l’opzione già su altre azioni.

Invece nelle spa quotate, i diritti d’opzione non esercitati dai soci già esistenti, sono messi sul mercato

quotato (quindi offerti al pubblico) dagli amministratori, e il ricavato della loro vendita va nelle casse della

spa.

Il diritto di opzione per i soci già esistenti è escluso per legge quando:

1) la spa ha maggior interesse a ricevere un conferimento in natura da un terzo piuttosto che un

conferimento in denaro da un socio già esistente che esercita il diritto d’opzione;

2) nella delibera con cui si decide l’aumento di capitale si fa notare l’esclusione del diritto d’opzione in

nome dell’interesse primario della spa;

3) con delibera dell’assemblea straordinaria si stabilisce che le nuove azioni emesse devono essere offerte

in sottoscrizione ai dipendenti della spa, e/o ai dipendenti di spa controllanti/controllate.

La delibera con cui si decide l’aumento di capitale deve anche riportare il valore delle nuove azioni emesse,

valore da determinare tenendo conto del patrimonio netto della spa e, in caso di spa quotata,

dell’andamento delle quotazioni in borsa degli ultimi 6 mesi.

47

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Nel caso in cui la spa affida a banche o altri intermediari finanziari la collocazione delle nuove azioni

emesse, anche questi soggetti incaricati dovranno rispettare la disciplina del diritto d’opzione.

La spa può anche emettere i c.d. warrant (buoni di opzione), che consentono ai loro titolari di sottoscrivere

nuove azioni emesse a particolari condizioni.

7. L’AUMENTO NOMINALE DEL CAPITALE SOCIALE

Non c’è aumento fisico e reale del capitale sociale tramite conferimenti.

L’aumento nominale di capitale sociale deve essere deliberato dall’assemblea straordinaria.

In caso di aumento nominale di capitale, vengono “travasate” riserve facoltative e altri fondi iscritti in

bilancio nel capitale sociale della spa, così da avere sulla carta un aumento del valore del capitale sociale

avendo utilizzato valori già esistenti nella spa.

A seguito di aumento nominale si procede poi o all’aumento del valore delle azioni già esistenti, o

all’emissione di nuove azioni (sempre nel rispetto delle proporzioni delle quote di partecipazione di ogni

socio).

8. LA RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE. LA RIDUZIONE REALE

Anche la riduzione del capitale sociale può essere reale (con rimborso dei conferimenti ai soci) o nominale

(senza rimborso).

Il c.c. prevede in caso di riduzione reale, una serie di tutele per i creditori sociali (visto che si riduce il

patrimonio sociale) e per i soci di minoranza (visto che con la riduzione potrebbe compromettersi l’attività

d’impresa).

Il capitale minimo per legge deve essere sempre e comunque di € 120.000,00.

L’avviso di convocazione per l’assemblea che delibererà la riduzione reale deve già riportare i motivi e le

modalità di tale riduzione.

La delibera è esecutiva 90 giorni dopo la sua iscrizione nel registro delle imprese (tempo dato ai creditori

sociali per opporsi ad essa).

Si ha riduzione reale col rimborso dei conferimenti ai soci o con l’annullamento degli obblighi di versamenti

residui dei soci.

Qualunque modalità di riduzione scelta deve garantire parità di trattamento tra gli azionisti.

9. LA RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE PER PERDITE

In caso di perdite subite, il capitale reale della spa può scendere al di sotto del capitale nominale risultante

da atto costitutivo;

con la riduzione per perdite si adegua il capitale nominale a quello reale.

la spa è obbligata per legge a deliberare la riduzione per perdite solo se subisce perdite che riducono il

capitale reale di più di 1/3.

Anche in caso non sia obbligata a ridurre, il cda o il collegio sindacale sono però obbligati a convocare

l’assemblea straordinaria (negli 8 giorni precedenti devono depositare un resoconto patrimoniale a seguito

delle perdite subite).

L’assemblea straordinaria prenderà provvedimenti in merito.

Siccome la legge impone alle spa di non distribuire utili ai soci fin quando le perdite non sono recuperate,

una spa può deliberare una riduzione per perdite in modo da poter distribuire tra i soci i primi utili che

produce.

Se le perdite riducono il capitale reale al di sotto del minimo legale (€ 120.000,00), è obbligatoria la

convocazione dell’assemblea straordinaria che dovrà o deliberare una riduzione per perdite del capitale

nominale con contemporaneo aumento di capitale al di sopra del minimo legale, o deliberare la

trasformazione della società (da spa ad altro tipo senza quel limite minimo legale).

48

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Se l’assemblea straordinaria non prende nessun provvedimento, la spa si scioglie ed è messa in stato di

liquidazione. LE OBBLIGAZIONI

1. NOZIONE

Con l’emissione di obbligazioni la spa emette titoli di credito tramite i quali i sottoscrittori operano un

prestito nei confronti della spa.

Mentre il possesso di azioni rende soci e compartecipi del destino della spa, le obbligazioni invece rendono

creditori della spa.

L’obbligazionista percepisce periodicamente gli interessi (e non i dividendi) e ha inoltre diritto al rimborso di

quanto speso per acquistare le obbligazioni, alla scadenza di un termine stabilito.

2. TIPI DI SPECIALI OBBLIGAZIONI

Tipi speciali di obbligazioni:

1) obbligazioni 49

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

partecipanti -> con interessi proporzionati agli utili della spa;

2) obbligazioni

indicizzate -> non sono soggette a svalutazione monetaria ed hanno interessi legati all’andamento del

mercato finanziario;

3) obbligazioni

convertibili

in azioni -> danno diritto all’obbligazionista di trasformare le proprie obbligazioni in quote azionarie

di partecipazione alla spa o ad altra società ad essa collegata;

4) obbligazioni

con warrant -> consentono all’obbligazionista di sottoscrivere in futuro nuove azioni della spa;

5) obbligazioni

subordinate -> con cui l’obbligazionista avrà diritto a percepire gli interessi e ad essere rimborsato solo

dopo il soddisfacimento di tutti gli altri creditori.

3. I LIMITI ALL’EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI

Le spa quotate non hanno alcun limite all’emissione di obbligazioni.

Per le spa non quotate con la riforma del 2003 una spa non può emettere obbligazioni dal valore

complessivo superiore al doppio del valore del capitale sociale, delle riserve legali e delle riserve disponibili

risultanti dall’ultimo bilancio.

Il collegio sindacale ha il compito di far rispettare tale limite.

Una spa non può quindi ridurre volontariamente il capitale sociale o sopprimere delle riserve, se ciò

comporta il non rispetto della proporzione legale che deve esserci tra obbligazioni emesse e capitale più

riserve (le obbligazioni non devono superare il doppio del capitale più riserve fin quando sono in circolo).

Casi in cui il limite all’emissione di obbligazioni può non essere rispettato:

1) quando le obbligazioni eccedenti sono sottoscritte da investitori istituzionali sottoposti a vigilanza

prudenziale;

2) quando le obbligazioni eccedenti sono garantite da ipoteca su immobili di proprietà della spa emittente,

fino a 2/3 del valore degli immobili;

3) quando lo autorizza il Governo del Paese in nome dell’interesse dell’economia nazionale.

50

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

4. IL PROCEDIMENTO DI EMISSIONE

L’emissione di emissioni è decisa dal cda con delibera omologata dal notaio e soggetta al controllo del

tribunale.

La delibera di emissione sarà esecutiva solo dopo la sua iscrizione nel registro delle imprese.

Dopo la sottoscrizione delle obbligazioni c’è il rilascio dei titoli, che possono essere nominativi o al

portatore.

Il prezzo di emissione delle obbligazioni può anche essere inferiore al loro valore nominale, tranne in caso di

obbligazioni convertibili in azioni.

La spa deve tenere un libro delle obbligazioni, in cui annota l’ammontare delle obbligazioni emesse,

l’ammontare delle obbligazioni estinte, la generalità dei possessori di obbligazioni nominative, i

trasferimenti di obbligazioni avvenuti, ecc.

5. LE OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI IN AZIONI

Con le obbligazioni convertibili in azioni l’obbligazionista, senza alcun nuovo conferimento, può trasformare

le proprie obbligazioni in azioni, passando da obbligazionista ad azionista.

Le obbligazioni convertibili devono essere offerte dalla spa in opzione a tutti gli azionisti e a tutti gli

obbligazionisti con obbligazioni convertibili già esistenti.

Una spa non può emettere obbligazioni convertibili, se il suo capitale sociale non è stato interamente

liberato dai soci (cioè i soci devono aver effettuato tutti i versamenti dovuti).

Il prezzo di emissione delle obbligazioni convertibili non può essere mai inferiore al loro valore nominale.

La delibera di emissione di obbligazioni convertibili è di competenza dell’assemblea straordinaria (invece

tutti gli altri tipi di obbligazioni sono emessi dal cda).

La legge ha previsto 3 norme per conciliare la libertà di decisione e strategia delle spa con il diritto di

conversione degli obbligazionisti (poiché alcune operazioni messe in atto dalla spa potrebbero mettere a

rischio il diritto di conversione degli obbligazionisti):

1) in caso di aumento di capitale reale con conseguente emissione di nuove obbligazioni convertibili, su di

esse deve esserci diritto d’opzione anche per gli obbligazionisti con obbligazioni convertibili già esistenti,

in modo da garantire a questi di mantenere in futuro sempre la stessa quota di partecipazione nella spa

(proporzionata all’aumento deliberato);

2) in caso di aumento di capitale nominale o di riduzione per perdite, il valore delle obbligazioni convertibili

possedute dagli obbligazionisti viene automaticamente riproporzionato;

3) una spa non può ridurre volontariamente il capitale, non può fondersi con altre spa, non può scindersi,

non può modificare lo statuto per quanto riguarda la distribuzione degli utili fino alla scadenza del

termine per la conversione da parte degli obbligazionisti (a meno che non si conceda agli obbligazionisti

una conversione anticipata).

6. L’ORGANIZZAZIONE DEGLI OBBLIGAZIONISTI

A differenza delle obbligazioni di Stato ed enti pubblici, le obbligazioni emesse dalle spa consentono agli

obbligazionisti di organizzarsi per tutelare i loro interessi in assemblea e rappresentante comune.

L’assemblea degli obbligazionisti è convocata dagli amministratori della spa o dal rappresentante comune.

All’assemblea assistono amministratori e sindaci della spa.

Il c.c. prevede la disciplina generale sulle delibere assembleari nulle e annullabili anche per l’assemblea

degli obbligazionisti.

L’assemblea degli obbligazionisti delibera su: 51

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

1) nomina e revoca del rappresentante comune;

2) modifiche delle condizioni del prestito elargito alla spa tramite le obbligazioni;

3) proposte di amministrazione controllata, di concordato preventivo e fallimentare;

4) costituzione di un fondo finalizzato alla tutela dei loro interessi e relativo rendiconto;

5) altri oggetti di interesse comune degli obbligazionisti.

Il rappresentante comune degli obbligazionisti ha una carica di 3 anni rinnovabile e tutela gli interessi degli

obbligazionisti.

Ed in particolare:

1) esegue le delibere dell’assemblea degli obbligazionisti;

2) assiste alle operazioni di estinzione a sorteggio delle obbligazioni;

3) rappresenta processualmente gli obbligazionisti;

4) assiste alle assemblee dei soci della spa;

5) può esaminare il libro delle obbligazioni tenuto dalla spa.

Comunque è diritto del singolo obbligazionista di tutelarsi personalmente nei confronti della spa, purchè le

sue azioni di tutela individuali non contrastino con quelle promosse dall’assemblea e/o dal rappresentante

comune a tutela di tutti gli obbligazionisti.

LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA’ PER AZIONI

1. LE CAUSE DI SCIOGLIMENTO

Cause di scioglimento di una spa e di entrata nello stato di liquidazione previste dal c.c.:

1) scadenza del termine di durata della spa risultante da atto costitutivo;

2) conseguimento dell’oggetto sociale o impossibilità di raggiungerlo.

A meno che l’assemblea dei soci non apporti modifiche statutarie relative all’oggetto sociale;

3) impossibilità di funzionamento della spa o continuata inattività dell’assemblea;

4) riduzione del capitale al di sotto del minimo legale, a meno che l’assemblea deliberi la riduzione del

capitale e contemporaneamente un aumento di capitale al di sopra del minimo legale, oppure deliberi

la trasformazione della spa; 52

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

5) delibera dell’assemblea di scioglimento della spa per il recesso di uno o più soci, oppure per

l’impossibilità di rimborsare le azioni dei soci recedenti;

6) delibera di scioglimento anticipato, che nelle spa quotate per essere approvata ha bisogno dei voti

favorevoli dei detentori di almeno 1/3 del capitale sociale in tutte e 2 le convocazioni;

7) altre cause eventualmente previste da atto costitutivo o statuto, i quali devono specificare a chi spetta

deliberare tali decisioni e i relativi obblighi pubblicitari;

8) sentenza giudiziaria di nullità della spa.

In caso si verifichi una di queste cause, gli amministratori procedono al suo accertamento e all’iscrizione nel

registro delle imprese della delibera assembleare di scioglimento.

Se gli amministratori non provvedono a fare ciò, sarà il tribunale ad operare (su istanza di soci o sindaci)

l’accertamento e ad iscrivere la delibera di scioglimento con decreto.

Nel registro delle imprese affianco al nome della spa sarà aggiunta la dicitura “società in liquidazione”.

Gli effetti prodotti dall’esistenza di una causa di scioglimento si manifestano dal momento dell’iscrizione nel

registro delle imprese della delibera di scioglimento; in caso di mancati accertamento e iscrizione da parte

degli amministratori, questi sono ritenuti responsabili solidalmente per eventuali danni recati alla spa, ai

suoi creditori e a terzi.

2. LA SOCIETA’ IN STATO DI LIQUIDAZIONE

Prima che la spa si sciolga definitivamente, con la liquidazione si provvede al soddisfacimento dei creditori

sociali e alla ripartizione tra soci del residuo attivo della spa.

Gli amministratori restano in carica fino alla nomina dei liquidatori, e devono comunque convocare

l’assemblea affinchè deliberi in merito alla liquidazione.

Gli amministratori sono responsabili dei beni sociali fin quando tali beni non vengono consegnati ai

liquidatori.

Il mantenimento dell’integrità del patrimonio sociale è l’unico potere di competenza degli amministratori

quando la spa è in liquidazione.

L’assemblea può in ogni momento revocare lo stato di liquidazione e tornare al suo normale esercizio,

tramite delibera con voti favorevoli di almeno 1/3 del capitale sociale in tutte e 2 le convocazioni.

I soci che votano contro o si astengono hanno diritto di recesso.

3. IL PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE

L’assemblea straordinaria nomina uno o più liquidatori.

Se l’assemblea straordinaria non provvede alla nomina, sarà il tribunale a farlo, su istanza di singoli soci,

amministratori, o sindaci della spa.

I liquidatori possono essere revocati dall’assemblea straordinaria.

Per giusta causa possono essere rimossi anche dal tribunale su richiesta di soci, sindaci o del Pubblico

Ministero.

La nomina e revoca dei liquidatori va iscritta nel registro delle imprese.

Gli amministratori (non più in carica) devono consegnare i libri sociali ai liquidatori.

Funzioni dei liquidatori previste dal c.c.:

1) devono operare con la dovuta diligenza e professionalità;

2) prendono in consegna dagli amministratori libri e beni sociali, e con gli stessi amministratori redigono

l’inventario del patrimonio sociale; 53

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

3) compiono tutti gli atti utili per la liquidazione della spa.

I liquidatori non possono ripartire tra i soci i beni della società fin quando non sono stati soddisfatti tutti i

creditori.

I liquidatori redigono il normale bilancio ed anche una colta terminata la liquidazione dei beni della spa, il

bilancio finale di liquidazione, che deve essere approvato da ogni singolo socio (e non dall’assemblea),

dopodiché richiederanno la cancellazione della spa dal registro delle imprese.

A questo punto i libri sociali vengono depositati presso l’ufficio del registro delle imprese.

4. L’ESTINZIONE DELLA SOCIETA’

Una spa si intende estinta d’ufficio quando per 3 anni consecutivi i liquidatori non iscrivono il bilancio di

liquidazione nel registro delle imprese.

Se anche dopo l’estinzione della spa permangono dei creditori insoddisfatti, questi possono far valere i loro

diritti:

- nei confronti dei soci per quanto riguarda le somme da loro percepite risultanti dal bilancio finale di

liquidazione;

- nei confronti dei liquidatori, se il mancato soddisfacimento è dipeso da una loro colpa.

I creditori possono chiedere il fallimento della spa entro un anno dalla sua estinzione (cioè dalla

cancellazione dal registro delle imprese).

LA SOCIETA’ IN ACCOMADITA PER AZIONI

1. CARATTERI DISTINTIVI

Abbreviata in S.A.p.A.

Hanno 2 tipi di soci:

- accomandatari -> amministrano la società e sono responsabili solidali e illimitati;

- accomandanti -> sono responsabili limitatamente alla loro quota di capitale sociale.

2. L’AZIONISTA ACCOMANDATARIO

Il c.c. specifica che:

1) in una società in accomandita per azioni, i soci risultanti da atto costitutivo come accomandatari, devono

essere indissolubilmente anche amministratori della società;

54

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

2) l’accomandatario che cessa di essere amministratore, non è più responsabile solidale e illimitato per le

obbligazioni sociali contratte dopo l’iscrizione nel registro delle imprese della cessazione della sua carica

di amministratore;

3) il nuovo amministratore, dal momento dell’accettazione della carica, assume automaticamente la qualità

di accomandatario.

3. COSTITUZIONE. CONFERIMENTI. AZIONI

Nell’atto costitutivo devono essere specificati i soci accomandatari.

La denominazione sociale deve includere il nome di almeno un accomandatario, nonché la dicitura di

“società in accomandita per azioni”.

Il c.c. considera le azioni detenute dagli accomandatari uguali in tutto e per tutto a quelle degli altri soci.

Un accomandatario può liberamente trasferire le proprie azioni a un acquirente (non occorre il consenso

degli altri accomandatari); l’acquirente non acquisisce automaticamente la qualifica di accomandatario

dall’alienante.

4. GLI ORGANI SOCIALI

Come la spa, anche la sapa si compone di assemblea, cda e collegio sindacale.

L’assemblea di una sapa osserva le stesse regole previste per le spa, tranne che per particolari delibere:

1) gli accomandatari non hanno diritto di voto nelle delibere di nomina e revoca dei sindaci;

2) le modifiche dell’atto costitutivo vanno deliberate dall’assemblea straordinaria (come nelle spa) e

devono essere approvate da tutti gli accomandatari, che hanno dunque potere di veto;

3) nomina e revoca di amministratori/accomandatari sono deliberate dall’assemblea straordinaria (nelle

spa è invece competenza dell’assemblea ordinaria).

Se l’atto costitutivo non dispone diversamente, gli accomandatari hanno carica permanente.

Possono essere però revocati, anche senza giusta causa, con delibera dell’assemblea straordinaria.

Gli accomandatari hanno le stesse responsabilità degli amministratori delle spa, sono quindi tenuti al

risarcimento del danno provocato a causa di una loro violazione degli obblighi previsti da legge nei confronti

della sapa, ei soci, dei creditori sociali e dei terzi.

5. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA’

Oltre alle tipiche cause di scioglimento previsto per le spa, ce n’è una specifica solo per le sapa:

la sapa si scioglie se cessano dalla carica di amministratori tutti gli accomandatari, ed entro 6 mesi non si

provvede alla loro sostituzione o i sostituti non accettano la carica.

In questi 6 mesi il collegio sindacale deve nominare un amministratore provvisorio che si occupa solo degli

atti di ordinaria amministrazione.

Qualora il patrimonio della sapa si riveli insufficiente per soddisfare i creditori sociali. i liquidatori potranno

coinvolgere gli accomandatari, attingendo al loro patrimonio personale, proporzionalmente alla

partecipazione di ciascuno di loro alle perdite della sapa.

Dopo la cancellazione della sapa dal registro delle imprese, i creditori sociali ancora insoddisfatti potranno

rivalersi sugli accomandatari ed anche sui liquidatori, se il mancato soddisfacimento è dipeso da questi

ultimi. 55

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

I creditori sociali possono rivalersi anche sugli accomandanti, ma solo limitatamente alla quota di

liquidazione da loro percepita.

LA SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA

1. CARATTERI DISTINTIVI

E’ una società di capitali.

I creditori sociali possono rivalersi solo sul patrimonio sociale.

Nella srl le partecipazioni dei soci non sono sotto forma di azioni.

Con la riforma del 2003 è possibile anche per le srl emettere obbligazioni, in modo da aumentare il capitale

sociale.

Il c.c. vieta però alle srl di collocare le loro obbligazioni o altri titoli di credito presso il pubblico di

risparmiatori.

Il nostro ordinamento consente alle srl di assumere forme organizzative simili a quelle delle società di

persone, in modo da accentuare una distinzione netta con le spa e per essere più funzionali alle piccole e

medie imprese.

2. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA’. LA S.R.L. UNIPERSONALE

56

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Per quanto riguarda la costituzione di una srl, il c.c. stabilisce che:

1) non è possibile la pubblica sottoscrizione (come invece accade per le spa);

2) deve avere un capitale sociale minimo di € 10.000,00;

3) nelle denominazione sociale deve essere presente la dicitura “società a responsabilità limitata”;

4) possono costituirsi anche srl a tempo indeterminato, con la possibilità per i soci di recedere dando

preavviso di 180 giorni (prolungabili dallo statuto fino a un anno).

Nello statuto sarà indicata la suddivisione della srl per quote tra soci, e non per azioni.

E’ possibile costituire anche srl uni personali, con disciplina legale uniformata a quella delle spa uni

personali.

3. I CONFERIMENTI. LE ALTRE FORME DI FINANZIAMENTO

I conferimenti in una srl possono essere costituiti da ogni elemento valutabile economicamente.

Il versamento immediato obbligatorio del 25% del conferimento può essere sostituito dalla stipula di una

polizza assicurativa o di una fideiussione bancaria.

L’esperto deputato alla stima dei conferimenti non in denaro non deve essere nominato obbligatoriamente

dal tribunale, ma può far parte anche di una società di revisione.

In caso di socio moroso (che non ha effettuato il conferimento o con polizza assicurativa o fideiussione

scadute o inefficaci), il c.c. dispone che questi non può partecipare alle decisioni della srl, che si può

procedere alla vendita coattiva delle sue quote con diritto di opzione per gli altri soci, e che se non si riesce

a venderle il capitale sociale sarà ridotto.

In caso di finanziamento tramite prestiti dei soci alla srl, il c.c. impone che la srl debba soddisfare prima gli

altri creditori sociali e poi i soci.

Inoltre se il rimborso dei prestiti è avvenuto nell’anno precedente al fallimento della srl, è obbligatoria la

restituzione da parte dei soci alla srl di quanto ricevuto.

Si procede allo stesso modo in caso di finanziamenti di una società capogruppo alle sue controllate.

4. I TITOLI DI DEBITO

Lo statuto di una srl può prevedere anche l’emissione di titoli di debito, specificando di quale organo sia la

competenza ad emetterli (soci o amministratori), le modalità, ecc.

La delibera di emissione va iscritta nel registro delle imprese.

I titoli di debito emessi devono ammontare a minimo € 50.000,00 e non possono essere collocati presso il

pubblico dei risparmiatori, ma solo presso investitori professionali soggetti a controllo.

5. LE QUOTE SOCIALI

Nelle srl il capitale sociale non è suddiviso in azioni (tutte standardizzate e della stessa dimensione), ma in

quote personali di ciascun socio (ogni socio ha una sola quota che può avere diverse

dimensioni/ammontare).

A seconda della dimensione/ammontare della quota di un socio in una srl, possono variare anche i suoi

diritti all’interno della srl.

La quota di partecipazione in una srl deve essere proporzionale al conferimento effettuato.

6. (SEGUE): LE VICENDE E IL TRASFERIMENTO DELLE QUOTE SOCIALI

57

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Il trasferimento di quote di una srl è valido tra alienante e acquirente con il semplice consenso tra le parti.

Mentre è valido per la srl solo con l’iscrizione del trasferimento nel libro dei soci.

Al fine di assicurare la trasparenza di tali operazioni, il trasferimento di quote deve avvenire tramite scrittura

privata autenticata da notaio, che dovrà provvedere entro 30 giorni all’iscrizione dell’atto nel registro delle

imprese (nel libro soci).

Questa procedura vale per i trasferimenti di quote si tra vivi, sia mortis causa.

La srl non può acquistare proprie quote (a differenza della spa).

La quota di srl può essere oggetto di pegno, usufrutto o altro vincolo (stessa disciplina prevista per le spa).

7. RECESSO ED ESCLUSIONE

L’atto costitutivo di una srl gode di ampia autonomia nel disciplinare le modalità di recesso dei soci, ma

comunque il c.c. prevede alcuni casi in cui il recesso è inderogabile:

1) in caso di srl a tempo indeterminato con preavviso di 180 giorni;

2) in caso di srl a tempo determinato possono recedere i soci che si sono opposti al cambiamento

dell’oggetto sociale, di trasformazione della società, o ad una fusione/scissione della società;

3) in caso di revoca dello stato di liquidazione;

4) in caso di trasferimento della sede all’estero;

5) in caso di cancellazione di una più cause di recesso dall’atto costitutivo;

6) in caso di operazioni che comportano una modifica dell’oggetto sociale o dei diritti dei soci;

7) un socio può recedere quando la srl delibera un aumento di capitale senza prevedere diritto di opzione

per i soci già esistenti.

Il recedente ha diritto alla liquidazione della sua quota, quota che sarà offerta in opzione prima ai soci già

esistenti.

Se nessun socio esercita l’opzione, il recedente può essere rimborsato attingendo alle riserve della srl o

riducendo il capitale sociale, ma se i creditori sociali si oppongono a questa riduzione, la srl è obbligata a

sciogliersi.

L’atto costitutivo di una srl può prevedere anche cause di esclusione di un socio per giusta causa.

8. GLI ORGANI SOCIALI. LE DECISIONI DEI SOCI

L’assemblea dei soci nella srl è un organo solo eventuale per deliberare alcune decisioni.

In alternativa le decisioni possono essere votate dai soci non in assemblea ma per iscritto, con delibera

approvata grazie ai voti favorevoli dei soci detentori delle quote rappresentanti almeno la metà del capitale

sociale.

Nella srl l’assemblea dei soci delibera su:

1) approvazione del bilancio e distribuzione degli utili;

2) nomina degli amministratori (se previsto dall’atto costitutivo);

3) nomina dei sindaci, del presidente del collegio sindacale, e dei revisori;

58

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

4) modifiche dell’atto costitutivo;

5) operazioni che comportano modifiche dell’oggetto sociale o dei diritti dei singoli soci.

L’assemblea dei soci si costituisce con la presenza di almeno la metà del capitale sociale.

9. (SEGUE): AMMINISTRAZIONE E CONTROLLI

L’amministratore è un socio, nominato da tutti i soci, che resta in carica a tempo indeterminato.

Se sono nominati più soci amministratori, si forma il cda.

Nelle srl l’atto costitutivo può prevedere, in caso di cda, una forma di amministrazione disgiunta o

congiunta.

Per quanto riguarda l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di una srl, il c.c. ne

autorizza la promozione per danni recati alla srl, ai soci e ai terzi, non menzionando i creditori sociali (come

invece accade per le spa);

è inoltre sancita la responsabilità solidale, con gli amministratori, dei soci che hanno autorizzato il

compimento delle operazioni che hanno causato il danno; anche il singolo socio ha diritto di promuovere

azione di responsabilità contro gli amministratori, ed anche di chiederne la revoca in caso di gravi

irregolarità da parte loro.

I soci non amministratori hanno diritto ad essere informati circa la gestione della srl dagli amministratori, di

consultare i libri sociali e ogni altro documento.

10. ALTRI ASPETTI DELLA DISCIPLINA

Per quanto riguarda la redazione del bilancio, la disciplina è la stessa delle spa.

Quindi lo redigono gli amministratori.

Nelle srl il c.c. prevede la delega agli amministratori per deliberare aumenti di capitale reale, rimandando

però la disciplina delle modalità con cui avviene all’atto costitutivo della srl.

LE SOCIETA’ COOPERATIVE

A) LE SOCIETA’ COOPERATIVE

1. IL SISTEMA LEGISLATIVO

Per il c.c. sono società a capitale variabile che perseguono lo scopo mutualistico.

L’art. 45 della Costituzione riconosce la funzione sociale della cooperazione finalizzata alla mutualità e senza

scopo di lucro, e lo Stato deve promuoverne lo sviluppo tramite mezzi idonei.

Alcune leggi speciali disciplinano cooperative attive in specifici settori (es. banche di credito cooperativo e

banche popolari), altre leggi speciali invece concedono agevolazioni fiscali, ecc. alle cooperative che

perseguono fini sociali.

La riforma delle cooperative del 2003 ha individuato 2 categorie di cooperative: “a mutualità prevalente” e

“altri tipi di cooperative”.

2. LE SOCIETA’ CON SCOPO MUTUALISTICO 59

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Le cooperative attraverso lo stesso mezzo delle società con scopo di lucro, cioè l’attività

economica/imprenditoriale, perseguono però un fine diverso dal lucro, e cioè quello mutualistico.

La cooperativa offre beni, servizi o lavoro ai suoi stessi membri, a condizioni più vantaggiose di quelle del

libero mercato.

Nelle cooperative di consumo sono gli stessi soci a usufruire dei beni prodotti dalla cooperativa.

Nelle cooperative di produzione e lavoro i soci forniscono i fattori produttivi necessari per la produzione dei

beni della cooperativa.

3. (SEGUE): SCOPO MUTUALISTICO E SCOPO LUCRATIVO

Le cooperative hanno scopo prevalentemente ma non esclusivamente mutualistico, dato che possono

offrire i loro beni e servizi anche a terzi (non soci) per realizzare un lucro (utili).

Nelle cooperative è però vietata la distribuzione della totalità degli utili ai soci.

4. LE COOPERATIVE A MUTUALITA’ PREVALENTE

Le cooperative a mutualità prevalente godono di agevolazioni fiscali.

Caratteristiche delle cooperative a mutualità prevalente (secondo il c.c.):

1) nello statuto devono esserci clausole che limitano la distribuzione di utili e riserve tra i soci cooperatori;

2) devono prevalentemente offrire i loro beni agli stessi soci (cooperative di consumo), o devono

prevalentemente servirsi di prestazioni lavorative dei soci (cooperative di lavoro), o devono

prevalentemente servirsi di fattori produttivi apportati dai soci (cooperative di produzione e lavoro).

Se per 2 esercizi consecutivi non vengono rispettate queste condizioni, si perde la qualifica di cooperativa a

mutualità prevalente.

Nell’atto costitutivo si devono specificare le modalità di svolgimento dell’attività mutualistica, va rispettata

la parità di trattamento tra soci e si deve rendere noto se la cooperativa può interagire anche coi terzi o

meno.

L eco operative a mutualità prevalente sono tenute ad iscriversi nell’albo delle cooperative, a cura del

Ministero delle attività produttive.

5. I CARATTERI STRUTTURALI

Norme previste dal c.c. per favorire il carattere mutualistico delle cooperative:

1) n. minimo obbligatorio di soci (9) per la costituzione di una cooperativa, con i soci che devono rispondere

a specifici requisiti;

2) limiti posti alla dimensione della quota di partecipazione di ciascun socio e alla percentuale di utili

percepibile;

3) variazioni del n. dei soci e del capitale sociale non comportano modifiche dell’atto costitutivo;

4) ciascun socio ha diritto a un solo voto, indipendentemente dal n. di quote o azioni che possiede (una

testa – un voto); si da così rilievo alla persona e non al potere economico;

5) le cooperative sono sottoposte al controllo del Governo dal punto di vista amministrativo e contabile.

60

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

6. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA’

Sono necessari come minimo 9 soci.

Ma bastano solo 3 soci persone fisiche per costituire una cooperativa sotto forma di srl.

Se il n. di soci scende al di sotto del minimo e non lo si è reintegrato entro 1 anno, la cooperativa deve

sciogliersi ed essere posta in liquidazione.

Nell’atto costitutivo redatto per atto pubblico, quasi del tutto analogo a quello delle spa, va però specificato:

1) l’oggetto sociale, facendo presente i requisiti e gli interessi dei soci;

2) requisiti necessari per l’ingresso di nuovi soci e modalità con cui si effettuano i conferimenti;

3) condizioni per il recesso e l’esclusione dei soci;

4) regole per la distribuzione degli utili e dei ristorni.

L’atto costitutivo può anche essere integrato o affiancato da regolamenti redatti dagli amministratori e

approvati dall’assemblea straordinaria.

Per far parte della cooperativa i soci devono svolgere attività coerente e non incompatibile con l’oggetto

sociale della cooperativa.

Non può essere socio di una cooperativa chi svolge per conto proprio attività d’impresa uguale o affine a

quella della cooperativa.

7. LE QUOTE. LE AZIONI

La partecipazione nelle cooperative si manifesta mediante possesso di quote o azioni.

Un socio di una cooperativa non può avere una partecipazione superiore a € 100.000,00.

Ma nelle cooperative con più di 500 soci l’atto costitutivo può prevedere un limite massimo di possesso di

quote pari al 2% del capitale sociale.

Le quote o azioni possono essere trasferite solo con autorizzazione degli amministratori. (il socio deve farne

richiesta ed entro 60 giorni gli amministratori si pronunciano, altrimenti il silenzio vale assenso).

L’autorizzazione negata va motivata dagli amministratori e contro di essa il socio può ricorrere davanti al

tribunale.

L’atto costitutivo può prevedere il divieto assoluto di trasferire le quote, concedendo però al socio di

recedere con preavviso di 3 mesi, purchè siano passati 2 anni dal suo ingresso in cooperativa.

L’atto costitutivo può consentire agli amministratori di acquistare o rimborsare (in caso di recesso dei soci)

quote o azioni, purchè il patrimonio netto della cooperativa sia superiore almeno di 1/4 rispetto

all’indebitamento della cooperativa e gli utili e le riserve risultanti dall’ultimo bilancio lo permettano.

8. (SEGUE): LE NUOVE FORME DI FINANZIAMENTO

In passato le uniche forme di finanziamento per le cooperative erano i prestiti elargiti dai soci.

Oggi la legge prevede le figure dei soci sovventori e delle azioni di partecipazione cooperativa.

I soci sovventori possono effettuare un finanziamento alla cooperativa anche se non dispongono dei

requisiti necessari per essere soci di una cooperativa.

I soci sovventori partecipano al capitale sociale tramite quote o azioni nominative liberamente trasferibili.

L’atto costitutivo può prevedere una distribuzione degli utili e una liquidazione di quote o azioni più

favorevole ai soci sovventori rispetto ai normali soci della cooperativa.

Sono previste delle norme per evitare che i soci sovventori acquisiscano troppo potere all’interno delle

cooperative. 61

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

La cooperativa può anche emettere azioni di partecipazione cooperativa, che non possono superare

complessivamente il valore del patrimonio netto della cooperativa o delle sue riserve indivisibili.

Sono titoli azionari al portatore e liberamente trasferibili, inoltre hanno i seguenti privilegi:

1) garantiscono una distribuzione degli utili maggiorata del 2% rispetto alle quote o azioni normali;

2) in caso di scioglimento della cooperativa hanno diritto di prelazione nel rimborso delle quote per l’intero

valore nominale;

3) le eventuali perdite della cooperativa incidono sulle azioni di partecipazione cooperativa solo per la parte

che è scesa al di sotto del valore nominale delle azioni normali (es. se l’azione nominale ha valore 100 e le

perdite sono di 130, le azioni di partecipazione cooperativa perdono solo il 30).

Recentemente è stato consentito anche alle cooperative di emettere obbligazioni.

Inoltre con la riforma del 2003 per le cooperative è possibile emettere tutti gli strumenti finanziari previsti

per le spa.

Le cooperative costituitesi sotto forma di srl possono collocare strumenti finanziari solo presso investitori

professionali (come nelle normali srl).

9. GLI ORGANI SOCIALI. L’ASSEMBLEA

Nell’assemblea per i soci persone fisiche vale il principio “una testa un voto”, mentre i soci persone

giuridiche possono disporre di massimo 5 voti.

I soci sovventori possono disporre di più voti, ma con un limite massimo di non più di 1/3 dei voti di tutta

l’assemblea.

1) Hanno diritto di voto solo i soci iscritti nel libro soci da almeno 3 mesi;

2) un socio può farsi rappresentare in assemblea solo da un altro socio;

3) se l’atto costitutivo lo consente, il voto può essere dato anche per corrispondenza o per altro mezzo di

telecomunicazione.

Per le cooperative con più di 3.000 soci e che svolgono un’attività dislocata in più province, sono

obbligatorie le assemblee separate, in cui si votano decisioni che si discuteranno poi nell’assemblea

generale e si elegge un delegato per ogni assemblea separata, i quali poi parteciperanno all’assemblea

generale finale dove si delibera o meno sugli argomenti già trattati nelle assemblee separate.

Nelle cooperative i quorum costitutivi e deliberativi delle assemblee si calcolano in base al n. di teste

presenti e votanti, e non alla percentuale di capitale sociale rappresentato (come invece avviene nelle spa).

10. (SEGUE): AMMINISTRAZIONE. CONTROLLI. COLLEGIO DEI PROBIVIRI

Col sistema tradizionale è obbligatorio che solo la maggioranza degli amministratori sia composta da soci

della cooperativa.

Col sistema dualistico i soci possessori di strumenti finanziari possono eleggere al massimo 1/3 dei membri

del consiglio di sorveglianza.

Invece col sistema monistico gli amministratori eletti dai soci possessori di strumenti finanziari non possono

occuparsi della gestione della cooperativa.

Nelle cooperative è obbligatoria la presenza di un collegio sindacale solo se il capitale sociale è almeno pari

a quello minimo previsto per le spa, o se si superano i limiti previsti per la redazione di un bilancio

abbreviato, o se la cooperativa ha emesso strumenti finanziari.

62

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Per la nomina del collegio sindacale lo statuto della cooperativa può attribuire ai soci un diritto di voto

proporzionale alla percentuale di capitale sociale rappresentato (quindi non con il voto per testa).

Solitamente nelle cooperative è presente anche il collegio dei probiviri che si occupa di dirimere le

controversie tra soci e cooperative, ma non sempre è garanzia d’imparzialità.

Per legge anche le cooperative sono sottoposte al controllo giudiziario della gestione come le spa.

11. LA VIGILANZA GOVERNATIVA

Le cooperative sono soggette al controllo amministrativo e contabile da parte del Governo al fine di godere

o meno delle agevolazioni fiscali previste dallo Stato.

Il controllo governativo è esercitato dal Ministero del lavoro, tramite ispezioni ordinarie e straordinarie.

In caso di riscontro di irregolarità nelle cooperative, il Ministero può disporre la revoca di amministratori e

sindaci e l’affidamento della gestione ad un commissario.

Il Ministero può disporre anche lo scioglimento della cooperativa se non è in grado di perseguire lo scopo

per cui è stata costituita.

12. BILANCIO. UTILI. RISTORNI

La disciplina della redazione del bilancio per le cooperative è la stessa prevista per le spa.

Le cooperative di grandi dimensioni devono sottoporre il bilancio al controllo di una società di revisione

contabile esterna.

La legge per far sì che le cooperative dispongano di un patrimonio consistente, impone la destinazione

obbligatoria del 30% degli utili annuali alle riserve legali (a differenza del 5% previsto per le spa).

Una legge del 1992 ha poi imposto alle Cooperative di destinare il 3% degli utili a “Fondi mutualistici per la

promozione e lo sviluppo della cooperazione” (una sorta di auto-contribuzione che le cooperative devono

attuare per favorire la nascita di nuove cooperative).

Nelle cooperative di altro tipo, nello statuto va specificata la percentuale massima di di videndi che possono

essere distribuiti tra i soci sovventori.

Invece nello statuto delle cooperative a mutualità prevalente, va specificato:

1) divieto di distribuire dividendi in misura superiore agli interessi dei buoni fruttiferi postali;

2) divieto di remunerare gli strumenti finanziari emessi e collocati presso i soci non più del 2% oltre il limite

massimo;

3) divieto di distribuire le riserve tra i soci;

4) obbligo di devolvere, in caso di scioglimento della cooperativa, l’intero patrimonio sociale ai “Fondi

mutualistici per la promozione e sviluppo della cooperazione”.

Per legge le cooperative possono distribuire i dividendi ai soci solo se il patrimonio netto è superiore di

almeno 1/4 all’indebitamento complessivo (come accade per l’acquisto o il rimborso da parte degli

amministratori ai soci di quote o azioni).

Ristorni

Nelle cooperative di consumo sono un rimborso ai soci di parte del prezzo pagato da essi per aver

acquistato beni o servizi dalla cooperativa a prezzo di mercato; nelle cooperative di produzione e lavoro

sono un’integrazione alla retribuzione data ai soci per le prestazioni fornite.

Possono esserci ristorni anche sotto forma di aumenti di capitale gratuiti o strumenti finanziari.

63

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

13. VARIAZIONI DEI SOCI E DEL CAPITALE SOCIALE

Le cooperative sono a capitale variabile, cioè il capitale sociale non ha valore prestabilito risultante dall’atto

costitutivo, e non è obbligatoria una modifica dell’atto costitutivo in caso di variazioni di capitale sociale o

del n. dei soci.

Sono gli amministratori della cooperativa a deliberare l’ingresso di nuovi soci e ad annotarlo nel libro soci.

Il nuovo socio paga oltre al prezzo delle quote che intende sottoscrivere, anche un sovraprezzo stabilito

dall’assemblea su proposta degli amministratori.

Sono cause di riduzione del n. dei soci e del capitale sociale: il recesso, l’esclusione e la morte di uno o più

soci.

La legge consente il recesso del socio di una cooperativa:

1) quando l’atto costitutivo vieta il trasferimento di quote o azioni;

2) nei casi previsti per il recesso dalle spa.

Il recesso del socio per quanto riguarda il rapporto sociale ha effetto dal momento dell’accoglimento della

domanda di recesso; mentre per quanto riguarda lo scambio mutualistico con la cooperativa, il recesso ha

effetto al momento della chiusura dell’esercizio in corso.

La cooperativa può anche disporre l’esclusione di un socio in caso di mancato pagamento delle quote o

azioni, o in caso di gravi inadempienza.

In altre circostanze l’esclusione va deliberata dall’assemblea o dagli amministratori della cooperativa.

In caso di morte del socio, il rapporto col socio si intende estinto, a meno che l’atto costitutivo disponga la

continuazione con gli eredi.

14. IL GRUPPO COOPERATIVO PARITETICO

Più cooperative possono, tramite contratto, unirsi in un consorzio di imprenditori, che ha una strategia

imprenditoriale comune.

Il c.c. dispone che nel contratto devono essere riportate la durata del gruppo di cooperative, la cooperativa

che dirige il gruppo con i suoi poteri, i criteri di distribuzione dei vantaggi derivanti dall’attività comune tra

le cooperative del gruppo.

Ogni cooperativa del gruppo può recedere liberamente e senza oneri dal contratto se ritiene che la

prosecuzione dell’attività comune sia pregiudizievole per i propri soci.

Il contratto di gruppo delle cooperative va depositato in forma scritta presso l’Albo delle cooperative.

15. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA’

Le cause di scioglimento delle cooperative sono le stesse previste per le spa, tranne che per avere

scioglimento le cooperative devono aver perso tutto il capitale sociale e non solo scendere al di sotto del

capitale sociale legale minimo (come è invece per le spa).

In più esistono 2 cause specifiche di scioglimento delle cooperative:

1) se il n. dei soci scende al di sotto del minimo (9 o 3 per le srl) ed entro un anno non è stato reintegrato;

2) il Governo dispone la liquidazione coatta amministrativa.

In caso di liquidazione di una cooperativa, se ci sono irregolarità o eccessivi ritardi, il Governo è autorizzato

alla sostituzione dei liquidatori o a richiedere al tribunale la sostituzione dei liquidatori.

64

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

B) LE MUTUE ASSICURATRICI

16. CARATTERI DISTINTIVI. DISCIPLINA

Il c.c. stabilisce che le mutue assicuratrici sono cooperative in cui il socio deve obbligatoriamente

sottoscrivere un’assicurazione con la cooperativa, alla scadenza della quale perde la qualità di socio.

Per le obbligazioni contratte dalla mutua assicuratrice coi creditori, ne risponde solo la mutua col suo

patrimonio.

I soci assicurati sono tenuti solo a versare alla mutua assicuratrice i c.d. contributi, che sono al tempo stesso

conferimenti e premio di assicurazione.

Affinchè il patrimonio della mutua assicuratrice non si riveli insufficiente, l’atto costitutivo può prevedere

l’istituzione di fondi di garanzia tramite contributi speciali da parte dei soci assicurati o di terzi.

Nelle mutue assicuratrici possono esserci anche soci sovventori, che finanziano il capitale della mutua senza

essere soci assicurati.

I soci sovventori possono essere nominati anche amministratori della mutua, ma la maggioranza degli

amministratori deve essere composta da soci assicurati.

TRASFORMAZIONE. FUSIONE E SCISSIONE

A) LA TRASFORMAZIONE

1. NOZIONE E LIMITI

Oggi la legge prevede la trasformazione da un tipo di società a un altro tipo (trasformazione omogenea), e

da una società di capitali ad altro ente o viceversa (trasformazione eterogenee).

Il c.c. sancisce che una società che compie una trasformazione omogenea non comporta l’estinzione della

società preesistente e la nascita di una nuova società, ma è solo il cambiamento della veste giuridica di un

soggetto nel corso della sua vita, che mantiene intatti i sui diritti e obblighi, nonché tutti i rapporti

processuali.

La legge vieta la trasformazione di cooperative a mutualità prevalente in società con scopo di lucro, neanche

se l’assemblea approva la trasformazione all’unanimità; invece è consentita la trasformazione di cooperative

di altro tipo in società con scopo di lucro,e la trasformazione di società di capitali in cooperative.

2. LA TRASFORMAZIONE OMOGENEA: IL PROCEDIMENTO E TRASFORMAZIONE

65

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

La trasformazione omogenea di una società va deliberata secondo le modalità previste dall’atto costitutivo.

Il c.c. dispone che, se non diversamente previsto dall’atto costitutivo, per decidere sulla trasformazione di

una società di persone in società di capitali è sufficiente il consenso della sola maggioranza dei soci (il socio

che si oppone alla trasformazione ha diritto di recesso).

Per decidere sulla trasformazione di una società di capitali in società di persone invece occorre nelle spa

non quotate una delibera dell’assemblea straordinaria con maggioranza forzata; è inoltre necessario

ottenere il consenso dei soci che nel nuovo tipo di società avranno responsabilità illimitata (per i soci che si

oppongono è sempre previsto diritto di recesso).

Per decidere sulla trasformazione di una cooperativa di altro tipo occorre il voto favorevole di almeno metà

dei soci, o di almeno 2/3 dei soci se sono meno di 50.

La delibera di trasformazione di una società deve riportare tutte le condizioni e i requisiti dell’atto

costitutivo del nuovo tipo di società che si va a creare (vanno adempiuti anche tutti gli obblighi previsti da

legge per la costituzione di una nuova società).

Alla delibera di trasformazione va allegata una relazione di stima della nuova società.

La delibera di trasformazione in una società di capitali va sottoposta al controllo di un notaio e va iscritta nel

registro delle imprese (come un normale atto costitutivo di una società di capitali).

Ai soci della nuova società di capitali va assegnato un tot di azioni o quote in proporzione alla loro

partecipazione in società.

In caso di trasformazione omogenea di cooperativa di altro tipo in società con scopo di lucro, la vecchia

cooperativa al momento della trasformazione è obbligata a devolvere tutto il suo patrimonio ai “Fondi

mutualistici per la promozione e sviluppo della cooperazione”.

3. (SEGUE): LA RESPONSABILITA’ DEI SOCI

Se la nuova società che va a crearsi con la trasformazione comporta una responsabilità illimitata per alcuni

soci, è necessario il loro consenso per effettuare la trasformazione (questi soci hanno responsabilità

illimitata anche per le obbligazioni sociali già esistenti prima della trasformazione).

Il c.c. favorisce la trasformazione da società con soci a responsabilità illimitata a società con soci a

responsabilità limitata, prevedendo che:

1) col consenso dei creditori sociali ha l’autorizzazione a liberare tutti i soci che avevano responsabilità

illimitata;

2) ai creditori va recapitata tramite raccomandata la delibera di trasformazione in società con soci a

responsabilità limitata, e se entro 60 giorni non danno risposta, il loro silenzio vale come consenso.

I soci che nella nuova società non avranno più responsabilità illimitata, restano comunque con

responsabilità illimitata nei confronti delle obbligazioni contratte precedentemente alla trasformazione.

4. LA TRASFORMAZIONE ETEROGENEA

La legge prevede solo la trasformazione eterogenea di società di capitali in altro tipo di ente e viceversa,

escludendo dunque le società di persone.

Il c.c. dispone che una società di capitali può trasformarsi in consorzio, cooperativa, fondazione, ecc.

Il c.c. però vieta ad esempio la trasformazione di cooperative a mutualità prevalente in società di capitali.

B) LA FUSIONE

5. NOZIONE. DISTINZIONI 66

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Unione di 2 o più società in una sola.

La fusione può avvenire in 2 modi:

1) con la costituzione di una nuova società che sostituisce tutte le società che si sono fuse (fusione in senso

stretto);

2) con l’assorbimento da parte di una società già esistente di uno o più società (fusione per incorporazione).

Può esserci fusione omogenea (tra società dello stesso tipo) o eterogenea (tra società di tipo diverso).

Nella fusione eterogenea occorre che una o più società che si fondono si trasformino.

Le società sottoposte a procedura concorsuale possono fondersi, mentre è vietata la fusione per le società

poste in liquidazione.

Con la fusione si viene a formare un’impresa di maggiori dimensioni e competitività, per cui la legge la

favorisce tramite agevolazioni fiscali.

Con la fusione si ha l’unione dei singoli patrimoni sociali e di tutti i soci in un’unica struttura organizzativa.

La nuova società creatasi con la fusione, o la società incorporante si assumono tutti i diritti e obblighi,

nonché i rapporti processuali delle società che si fondono.

6. IL PROGETTO DI FUSIONE

Il primo passaggio per effettuare la fusione è il progetto di fusione.

Nel progetto di fusione devono essere riportati:

1) tipo, denominazione o ragione sociale e sede delle società che intendono fondersi;

2) atto costitutivo della nuova società che nascerà dalla fusione, o della società incorporante;

3) rapporto di cambio di azioni o quote (quantificazione del n. de della proporzione di quote o azioni della

nuova società o della società incorporante che saranno assegnate ai soci delle società che si estinguono).

Il progetto di fusione va iscritto nel registro delle imprese delle province in cui hanno sede le società che

andranno a fondersi.

Il c.c. prevede anche, preventivamente alla fusione, altri 3 documenti informativi:

1) situazione patrimoniale;

2) relazione degli amministratori;

3) relazione degli esperti.

Tutta questa documentazione va depositata nelle sedi delle società fondentesi fino al momento della

delibera di fusione.

Gli esperti (nominati dal tribunale se la nuova società o la incorporante è una spa o una sapa, e nel caso di

una società quotata gli esperti si scelgono tra le società di revisione) devono veriificare la congruità del

rapporto di cambio e della relazione degli amministratori.

Gli amministratori di ogni società che intende fondersi devono redigere una relazione sullo stato

patrimoniale delle loro società, rispettando le norme sul bilancio (bilancio di fusione).

Serve ai creditori sociali per decidere se opporsi o meno alla fusione.

7. LA DELIBERA DI FUSIONE 67

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Il c.c. dispone che tutte le società fondentesi devono approvare con delibera il progetto di fusione.

La delibera di fusione può apportare modifiche rispetto al progetto, purchè non vengano intaccati i diritti

dei soci e dei terzi.

Le società di capitali approvano la fusione con delibera dell’assemblea straordinaria.

Se la nuova società o la incorporante è una società di capitali, le delibere di fusione delle società fondentesi

vanno iscritte nel registro delle imprese dopo il controllo del notaio.

8. LA TUTELA DEI CREDITORI SOCIALI

L a fusione si attua 60 giorni dopo l’iscrizione dell’ultima delibera di fusione.

Entro questi 60 giorni i creditori sociali anteriori alla pubblicazione del progetto di fusione possono opporsi

alla fusione.

In tal caso la fusione è sospesa fino all’esito del giudizio sull’opposizione.

Se la nuova società o la incorporante è una società di capitali e alcuni soci delle società fondentesi hanno

responsabilità illimitata, questi rimangono tali, anche dopo la fusione, per le obbligazioni contratte prima

della fusione.

9. L’ATTO DI FUSIONE

Con l’atto di fusione si completa la fusione.

E’ sempre redatto per atto pubblico.

Va iscritto nel registro delle imprese del luogo delle sedi delle società fondentesi e della nuova società

incorporante.

La fusione ha efficacia dal momento dell’ultima iscrizione dell’atto di fusione.

C) LA SCISSIONE

10. NOZIONE. FORME

Con la scissione il patrimonio sociale di una società si scompone, per essere assegnato ad altre società.

Contemporaneamente ai soci della società scissa si assegnano quote o azioni delle società cui è stato

assegnato il patrimonio scisso (società beneficiarie).

Ci sono 2 tipi di scissione:

totale -> la società scissa si estingue e non viene posta in liquidazione, poiché le società beneficiarie si

assumono diritti e obblighi della società scissa, proporzionalmente alla quota di patrimonio di cui

hanno beneficiato;

parziale -> viene suddiviso tra società beneficiarie solo una parte di patrimonio della società scissa, la quale

resta in vita con un patrimonio ridotto, e i suoi soci acquisiscono quote o azioni delle società

beneficiarie.

Si possono avere 2 tipi di società beneficiarie:

1) società di nuova costituzione, che nascono per gemmazione dalla società scissa (scissione in senso

stretto);

2) società già esistenti, che con la scissione vedono incrementato il loro patrimonio e il n. dei soci.

68

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

11. IL PROCEDIMENTO

Gli amministratori di scissa e beneficiarie innanzitutto devono redigere un progetto di scissione, che è

oggetto di pubblicazione.

Il progetto di scissione deve contenere anche la dettagliata descrizione del patrimonio da scindere, e i criteri

con cui saranno assegnate le quote o azioni delle società beneficiarie ai soci della società scissa (rapporto di

cambio).

Nella scissione totale, le attività della società scissa di dubbia attribuzione (non si sa a quale beneficiaria

assegnarle), si assegnano in proporzione alle quote di patrimonio ricevute dalle beneficiarie;

invece per le passività della società scissa di dubbia attribuzione ne rispondono solidalmente tutte le società

beneficiarie.

Il c.c. dispone che, se una delle società coinvolte nella scissione ha un debito a carico e non riesce a

soddisfarlo, tutte le altre società (scissa e beneficiarie) sono responsabili solidalmente in proporzione alla

quota di patrimonio ricevuta/rimasta.

Invece nella scissione parziale le attività della scissa restano imputate a quest’ultima poiché rimane in vita,

e le passività se le accollano in comune sia la scissa che le beneficiarie.

La documentazione comprendente situazione patrimoniale, relazione degli amministratori e degli esperti,

deve osservare la disciplina prevista per la fusione, così come la delibera di scissione, pubblicità,

opposizione dei creditori e atto di scissione.

LA SOCIETA’ EUROPEA

1. FINALITA’

Predisposta dall’UE, è disciplinata da un regolamento UE del 2001 (valido per tutti gli Stati membri).

In Italia, sussidiariamente al regolamento UE, si applica un d.lgs. in materia di lavoratori, le norme sulla spa

(c.c.) e lo statuto della società europea.

La società europea è composta da società di capitali di vari stati che danno vita a un’impresa di dimensioni

comunitarie.

La società europea è caratterizzata dalla facilità di modifica della sede da uno Stato all’altro, senza il bisogno

di liquidare la società nel Paese di costituzione e poi di ricostituirla in un altro Paese.

2. LA COSTITUZIONE

Se la società europea che si intende costituire è una spa, il capitale sociale minimo è di € 120.000,00 (come

le spa italiane).

Csi in cui può costituirsi una società europea, previsti dal regolamento UE:

1) fusione di spa di stati diversi, sia per incorporazione che con creazione di nuova società; nella fase

preliminare della fusione ogni società deve rispettare le norme previste dal suo Stato, mentre l’atto di

fusione deve osservare la legge dello Stato in cui avrà sede la società europea; il regolamento UE dispone

quali devono essere i contenuti del progetto di fusione, la relazione degli esperti, una certificazione da

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

parte di un tribunale o notaio che attesti la regolarità degli atti preliminari alla fusione;

2) 2 o più società costituiscono una holding che le dirige unitariamente, ovviamente devono appartenere

a Stati diversi;

3) 2 o più enti (anche non società) costituiscono una società europea affiliata, cioè controllata in comune;

4) una società europea già esistente costituisce per atto unilaterale una società europea affiliata;

5) una spa di uno Stato membro si trasforma in società europea, purchè la spa controlli da almeno 2 anni

una società di un altro Stato membro.

Per le società europee con sede in Italia, l’atto costitutivo va iscritto nel registro delle imprese.

In tal modo la società europea acquista personalità giuridica; fino a quel momento per le operazioni

compiute a nome della società europea (ancora non iscritta) ne risponde personalmente chi le ha poste in

essere.

La modalità con cui si effettuano i conferimenti in una società europea deve rispettare le norme degli Stati

membri (il regolamento UE è lacunoso in tal senso).

3. L’ASSEMBLEA

L’amministrazione di una società europea può essere di tipo dualistico o monistico.

Il funzionamento dell’assemblea di una società europea è regolato dall’ordinamento dello Stato in cui ha

sede (il regolamento UE stabilisce solo pochi dettagli, per es. l’assemblea deve riunirsi minimo una volta

l’anno nei 6 mesi successivi alla chiusura di un esercizio).

La legge dello Stato dispone chi deve convocare l’assemblea, ma il regolamento UE dispone che il consiglio

di gestione e/o di sorveglianza (sistema dualistico) o il cda (sistema monistico) possono sempre convocarla,

e che i soci rappresentanti almeno il 10% de capitale sociale possono convocarla e integrare l’ordine del

giorno.

Le delibere assembleari ordinarie sono approvate a maggioranza semplice, ma per le modifiche dello

statuto occorre la maggioranza dei 2/3 dei voti.

4. LA GESTIONE

Nel sistema dualistico il consiglio di sorveglianza è nominato dall’assemblea; è anche possibile che a

nominarne una parte siano i lavoratori della società europea.

Il consiglio di gestione è tenuto a informare almeno ogni 3 mesi il consiglio di sorveglianza circa gli affari

della società europea.

Lo statuto della società europea può prevedere che il consiglio di sorveglianza debba autorizzare il consiglio

di gestione per alcune operazioni.

In linea di massima la nomina e revoca del consiglio di gestione spetta al consiglio di sorveglianza, ma la

legge dello Stato in cui ha sede la società europea può disporre che spetti all’assemblea.

Nel sistema monistico il cda è nominato e revocato dall’assemblea.

In Italia è obbligatorio che la società europea nomini anche un comitato di controllo sulla gestione del cda.

La carica dei componenti dei vari consigli non può superare i 6 anni e devono essere rinnovabili.

Tra i membri dei consigli non possono essere nominati quei soggetti che la legge dello Stato in cui ha sede la

società europea considera ineleggibili per le spa.

La responsabilità dei membri dei consigli è disciplinata dalle norme sulle spa dello Stato in cui ha sede la

società europea, così come il bilancio. 70

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

L’INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

A) IL LEASING

1. PREMESSA

Uno strumento alternativo finanziario all’acquisto o alla locazione/affitto dei beni strumentali per le imprese

è il leasing.

2. TIPOLOGIA

3 tipi di leasing:

leasing

finanziario -> l’impresa si rivolge a una società d’intermediazione finanziaria (società concedente), la quale

acquista il bene strumentale dal fornitore concedendolo in godimento all’impresa in cambio

di canoni stabiliti e di un’eventuale maxirata finale per l’acquisizione della proprietà del bene.

Si divide in leasing tradizionale (per beni strumentali, contratto di lunga durata, basso valore

residuo), e leasing traslativo (per beni di consumo, contratto di durata inferiore alla vita del

bene, alto valore residuo); 71

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

leasing

operativo -> è direttamente il fornitore a concedere in locazione il bene strumentale all’impresa dietro

pagamento di canoni stabiliti;

leasing di

ritorno o

lease-back -> un’impresa vende un suo bene ma lo continua ad utilizzare in leasing, e può al termine del

contratto riscattarlo (riacquisendone la proprietà).

il leasing evita all’impresa di immobilizzare il suo capitale (a differenza dell’acquisto del bene).

In caso di inadempienza dell’impresa nel pagamento dei canoni di leasing, la società d’intermediazione

finanziaria ha diritto alla risoluzione del contratto, a trattenere i canoni già versati ed eventualmente anche

ad un risarcimento danni, di solito consistente (dipende dal contratto) nell’ammontare dei canoni mancanti

e residui e del prezzo di opzione.

Il contratto di leasing deve già prevedere il prezzo d’opzione, cioè il prezzo con cui l’impresa utilizzatrice può

riscattare il bene usato, prezzo calcolato in base al valore residuo.

Nel caso di leasing traslativo, la Cassazione ha sancito che, qualora le parti abbiano concordato un prezzo

d’opzione (o riscatto del bene) molto inferiore al valore residuo del bene, e l’impresa è inadempiente,

l’intermediatore finanziario deve restituire i canoni già riscossi, ma ha diritto a un equo compenso per l’uso

del bene ed eventualmente al risarcimento danni.

Le società di leasing per legge devono avere forma di spa o cooperativa, capitale minimo di 5 volte

superiore al capitale minimo delle spa e devono iscriversi all’elenco delle imprese finanziarie.

3. LEASING FINANZIARIO (già descritto precedentemente)

4. LEASING OPERATIVO (già descritto precedentemente)

5. LEASING DI RITORNO (LEASE-BACK)

Per quanto riguarda il lease-back, la Giurisprudenza lo paragona alla vendita a scopo di garanzia (o patto

commissorio), con cui un imprenditore vende un bene con l’impegno di riacquistarlo quando il debito sarà

saldato.

Siccome il c.c. vieta espressamente il patto commissorio, poiché l’imprenditore può vendere il bene

sottostimandolo per necessità economiche, si ritiene che il lease-back è consentito solo se impostato in

modo proporzionato al valore dei beni.

B) IL FACTORING

6. IL CONTRATTO

Il contratto di factoring con le banche o intermediari finanziari è disciplinato da una legge speciale del 1991;

mentre se i crediti sono ceduti ad altro tipo di imprese, la disciplina da osservare è quella del c.c.

Col contratto di factoring un imprenditore incarica una banca o intermediario finanziario (detti “factor”),

dietro pagamento di un corrispettivo, di riscuotere i crediti sorti, o che sorgeranno in base a rapporti futuri

con i propri clienti (es. crediti da forniture).

Si parla di cessione dei crediti d’impresa (possibili solo per le imprese commerciali).

La cessione dei crediti futuri è possibile solo se l’impresa specifica al facto chi siano i debitori e se i rapporti

futuri da cui sorgeranno tali crediti saranno definiti da contratti stipulati nel biennio successivo alla firma del

contratto di factoring. 72

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

I factor possono essere solo imprese bancarie o intermediari finanziari nel cui oggetto sociale, deve risultare

l’acquisto di crediti d’impresa.

Esistono 2 tipi di factoring:

pro solvendo -> l’impresa che cede i crediti, deve garantire al factor la solvibilità dei debitori;

pro soluto -> l’impresa che cede i crediti deve solo dimostrare al factor l’esistenza e la validità dei crediti.

Il factor s’impegna a versare le somme ricevute dai debitori all’impresa che le ha ceduto i crediti, solo dopo

averle effettivamente incassate.

Il contratto di factoring può prevedere anche che il factor, pur non avendo ancora riscosso i crediti, conceda

un anticipo all’impresa cedente, che in tal modo riceve una sorta di finanziamento.

In merito all’opponibilità ai terzi del contratto di factoring, questa sussiste anche se non è stata data notifica

ai terzi o se i debitori del cedente non l’abbiano accettato, purchè però il factor abbia pagato in tutto o in

parte l’impresa cedente ad una certa data.

Così il contratto di factoring è opponibile ai creditori dell’impresa cedente che hanno pignorato i crediti

dopo la data del pagamento del factor; ed è opponibile anche ad altri factor cui sono stati ceduti i crediti

dopo la data del pagamento del primo factor.

La legge intende liberato il debitore se questi paga un altro factor prima che il primo factor gli abbia

notificato l’esistenza del contratto di factoring, o prima che lo stesso debitore accetti il contratto di

factoring.

I contratti di factoring prevedono poteri di controllo del factor sulle scritture contabili dell’impresa cedente,

nonché una serie di obblighi per la cedente, che se non rispettati sono causa idi risoluzione del contratto.

C) LA CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

7. LA DISCIPLINA E LE OPERAZIONI DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

Acquisendo i crediti dalla cedente, la cessionaria acquisisce anche tutti i diritti accessori su quei crediti (es.

ipoteche, ecc.).

Le banche o intermediari finanziari, quando sono cessionari di crediti di un’altra impresa, effettuano la

cartolarizzazione di quei crediti, operando di solito un finanziamento all’impresa cedente e un

investimento per i risparmiatori.

La cessionaria di crediti deve pubblicare tale operazione in Gazzetta Ufficiale.

Con la cartolarizzazione si ha la trasformazione dei crediti acquisiti dalla cessionaria (banca o intermediario

finanziario) in titoli emessi di debito da collocare presso i risparmiatori.

A seguito di acquisizione dei crediti della cedente, la cessionaria emette titoli di debito (es. obbligazioni);

dunque la cedente grazie alla cessione dei crediti riceve un finanziamento per la sua attività, la cessionaria

con il ricavato dell’emissione dei titoli di debito può pagare la cedente, e con la riscossione dei crediti può

pagare alla scadenza gli obbligazionisti (con i relativi interessi).

I crediti cartolarizzati e collocati ai risparmiatori costituiscono un patrimonio separato da quello della

cessionaria, sul quale possono compiere operazioni solo i titolari dei titoli di debito (i risparmiatori).

La cessionaria può collocare i titoli cartolarizzati direttamente o affidandosi ad intermediari finanziari,

comunicando obbligatoriamente questa operazione alla Banca d’Italia (oltre alla pubblicazionein G.U.).

L’affidabilità dei titoli cartolarizzati va valutata da un’impresa indipendente (agenzia di rating) solo se si

vogliono collocare i titoli ai piccoli risparmiatori.

D) LE CARTE DI CREDITO. LA MONETA ELETTRONICA

73

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

8. LE CARTE DI CREDITO: NOZIONE. TIPI

Esistono 2 tipi di carte di credito:

bilaterali -> rilasciate da imprese (es. grandi magazzini) con cui il cliente può effettuare acquisti in tutti i

punti vendita della stessa catena;

trilaterali.

9. LE CARTE DI CREDITO TRILATERALI

Queste carte di credito devono riportare le generalità del titolare, il n. della carta e la sua scadenza.

Il titolare deve porre la propria firma sulla carta.

Nella transazione sono coinvolti 3 soggetti:

1) il titolare della carta che si impegna a restituire all’emittente della carta l’importo della transazione nelle

modalità stabilite (in un’unica soluzione, a rate, ecc.);

2) il fornitore che vende il bene o servizio;

3) l’emittente della carta che paga il fornitore al posto del titolare della carta, al netto delle commissioni.

Quindi con la carta di credito il pagamento non avviene in contanti, il fornitore è più tutelato perché non

corre il rischio dell’insolvenza del cliente, e l’emittente eroga un servizio in cambio di una commissione.

La carta di credito ha anche funzione di prelievo soldi allo sportello automatico (tipo Bancomat), tramite

digitazione di un codice segreto.

10. LA MONETA ELETTRONICA

Sono carte prepagate che hanno la stessa funzione delle carte di credito, ma il titolare versa all’emittente

anticipatamente i pagamenti (es. Postepay).

E) IL CREDITO AL CONSUMO

11. IL CREDITO AL CONSUMO

Per acquistare un bene o servizio, un soggetto ha diverse opzioni:

- utilizzare proprie risorse finanziarie (denaro);

- ricorrere, per convenienza o costrizione, al finanziamento da parte di terzi;

- rivolgersi a banche o intermediari finanziari;

- ottenere dilazioni di pagamento dagli stessi fornitori. 74

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Per credito al consumo la legge intende la concessione, da parte di un’impresa commerciale, di una

dilazione di pagamento o di un prestito o di un finanziamento ad altra persona fisica, la quale non destinerà

quanto ottenuto alla propria attività commerciale o professionale.

Ad esercitare il credito al consumo possono essere:

- banche;

- imprese finanziarie;

- fornitori di beni e servizi.

Banche e finanziarie esercitano credito al consumo tramite prestiti (mutui) o contratti bancari/finanziari

(leasing, apertura di conti correnti, ecc.).

I contratti bancari/finanziari con cui si concede credito al consumo devono essere in forma scritta e una

copia va rilasciata al consumatore che richiede credito.

Nel contratto di credito al consumo devono essere riportati:

1) ammontare e modalità del finanziamento;

2) numero, importi e scadenze delle rate;

3) tasso annuo effettivo globale (TAEG), cioè il tasso d’interesse annuo da applicare al credito concesso,

comprensivo di interessi e oneri vari;

4) modalità di eventuale modifica del TAEG;

5) eventuali garanzie e coperture chieste al consumatore.

Il rispetto di tali norme è sotto la vigilanza della Banca d’Italia e del Ministero delle attività produttive.

75

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

L’INTERMEDIAZIONE MOBILIARE

A) I SERVIZI DI INVESTIMENTO

1. LE SOCIETA’ DI INTERMEDIAZIONE MOBILIARE

SIM, società con sede e direzione generale in Italia, iscrittein apposito Albo dalla Consob, previo parere della

Banca d’Italia.

Affinchè le sim ottengano l’iscrizione nell’albo, occorre che:

- siano costituite come spa;

- la loro denominazione sociale comprenda “società d’intermediazione mobiliare”;

- il loro capitale sociale, stabilito dalla Banca d’Italia, deve essere già stato versato;

- presentino un programma iniziale della loro attività e una relazione sulla loro organizzazione;

- amministratori e sindaci devono avere requisiti di onorabilità e professionalità;

- i soci con partecipazioni qualificate devono avere requisiti di onorabilità.

Il TUF riporta quali sono i servizi d’investimento che le sim (soprattutto banche) possono offrire al pubblico:

76

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

1) negoziazione per conto proprio;

2) esecuzione di ordini per conto dei clienti;

3) collocamento di strumenti finanziari;

4) gestione su base individuale di portafogli di investimento in strumenti finanziari.

2. LA GESTIONE DI PORTAFOGLI

Il cliente affida al promotore finanziario una certa somma da investire in strumenti finanziari, secondo una

“strategia” personalizzata per il cliente, o secondo modelli standard.

Con tale somma vengono attuate operazioni di investimento e disinvestimento tese ad aumentare quel

patrimonio mobiliare.

Gli strumenti finanziari sono acquistati in nome e per conto del cliente, e poi depositati regolarmente

presso la sim.

Il cliente può a suo piacimento dare istruzioni sugli investimenti da effettuare e può recedere dal contratto

con la sim in qualsiasi momento.

B) GLI ORGANISMI DI INVESTIMENTO COLLETTIVO

(abbreviati per comodità in OIC)

3. CARATTERI GENERALI

Gli organismi d’investimento collettivo investono in strumenti finanziari fondi raccolti tra i risparmiatori,

secondo il principio della ripartizione dei rischi.

Ad esempio se un oic è di tipo aperto, ciò significa che un risparmiatore può in ogni momento ritirare il

proprio capitale investito; con questa modalità il rischio è minore e i risparmiatori sono più propensi a

investire.

Ci sono 2 tipi di oic:

1) fondi comuni d’investimento;

2) società d’investimento a capitale variabile (SICAV).

Entrambe devono avere forma di spa.

I fondi raccolti dai risparmiatori costituiscono patrimonio autonomo e separato da quello dell’oic.

Ogni risparmiatore/investitore è titolare di una o più quote del fondo.

Nelle sicav, i risparmiatori depositano fondi attraverso la sottoscrizione di azioni emesse dalla sicav stessa; i

risparmiatori/azionisti possono recedere in qualunque momento.

4. I FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO. STRUTTURA. TIPOLOGIA

I fondi dei risparmiatori/investitori sono custoditi presso una banca, per essere investiti in strumenti

finanziari da una società specializzata.

Il fondo comune è controllato dalla banca presso cui è depositato, da una società di revisione, dalla Banca

d’Italia e dalla Consob.

Ciascuna quota del fondo comune d’investimento ha uguale valore e uguali diritti.

L’ammontare del fondo è prestabilito al momento della sua istituzione, e va raccolto mediante emissione di

quote al pubblico entro 18 mesi. 77

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Può esserci anche un fondo comune d’investimento aperto, oppure chiuso, dove i risparmiatori/investitori

non hanno libertà di entrata e uscita dal fondo.

5. LA DISCIPLINA

Ad istituire i fondi comuni d’investimento possono essere solo le società di gestione del risparmio (SGR),

autorizzate dalla Banca d’Italia previo parere della Consob, e da esse vigilate.

Le sgr possono svolgere anche gestione di portafogli, consulenze, gestione di fondi pensione, ecc.

La legge concede alle sgr di operare come meglio credono nella gestione dei fondi, ma sempre con diligenza

e trasparenza, in modo da ridurre il rischio di conflitti d’interesse.

Sgr e fondo comune sono soggette a revisione contabile obbligatoria.

6. I FONDI PENSIONE

Coi fondi pensione i lavoratori e i liberi professionisti possono usufruire di trattamenti pensionistici

integrativi a quello erogato dallo Stato.

La costituzione di fondi pensione può essere stabilita da accordi collettivi di lavoro, da accordi fra lavoratori

autonomi o da enti e imprese.

I fondi pensione sono finanziati dai datori e dai lavoratori che vi aderiscono (dal 2005 i lavoratori dipendenti

possono destinare anche il TFR ai fondi pensione).

I fondi pensione sono investiti in strumenti finanziari per farne aumentare il valore.

7. LE SOCIETA’ DI INVESTIMENTO A CAPITALE VARIABILE (SICAV)

I risparmiatori/azionisti, sottoscrivendo azioni emesse dalla sicav (che è una spa), ne aumentano il capitale

sociale mentre se recedono e ottengono il rimborso delle azioni, si ha una riduzione del capitale sociale.

Il capitale sociale iniziale delle sicav, per legge è di almeno 1 milione di €, e deve essere interamente versato

dai soci fondatori al momento della costituzione.

Per invogliare i risparmiatori alla sottoscrizione di azioni, si può dare loro la facoltà di scegliere di acquistare

azioni nominative o al portatore.

Siccome i soci di minoranza delle sicav partecipano raramente alle assemblee, sono soppressi i quorum

costitutivi, quindi si possono convocare assemblee indipendentemente dal n. di soci presenti, o dalla

percentuale di capitale sociale rappresentato.

Le sicav non possono investire in beni immobili e diritti reali immobiliari.

C) L’OFFERTA AL PUBBLICO DI PRODOTTI FINANZIARI

8. NOZIONE. DISCIPLINA

La legge disciplina le modalità con cui le società che intendono offrire strumenti finanziari al pubblico

devono pubblicizzare la loro offerta, in modo da consentire ai potenziali investitori di prendere decisioni

consapevolmente.

Innanzitutto le società devono pubblicare un prospetto informativo che sarà esaminato dalla Consob (come

le spa che intendono quotarsi in borsa).

Tale prospetto deve consentire ai potenziali investitori di conoscere tutti i diritti e i rischi legati a un

eventuale investimento.

E’ la Consob l’organo deputato alla vigilanza sulle modalità di pubblicazione utilizzate dalle società, al fine di

garantire la parità di trattamento tra i destinatari dell’offerta, cioè gli investitori.

78

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

La Consob inoltre regolamenta il comportamento dell’offerente, dell’emittente, di chi colloca gli strumenti,

ecc. MERCATO MOBILIARE E CONTRATTI DI BORSA

1. IL MERCATO MOBILIARE

E’ necessaria la regolamentazione dei mercati mobiliari (cioè quelli in cui vengono scambiati gli strumenti

finanziari) per favorire la conclusione e l’esecuzione dei relativi contratti di compravendita, nonché la

determinazione di prezzi ufficiali degli strumenti finanziari.

Il più antico mercato mobiliare italiano è la Borsa Valori, in cui si scambiano titoli largamente diffusi tra il

pubblico (azioni di società, obbligazioni, ecc.), ma anche altri tipi di strumenti finanziari.

Il regolamento della Borsa italiana è deliberato dall’assemblea ordinaria della società che la gestisce, ossia la

“Borsa Italiana S.p.A.”

La Consob è l’organo di vigilanza dei mercati mobiliari italiani, a tutela della trasparenza del mercato e degli

investitori.

2. I CONTRATTI DI BORSA

Col contratto di borsa (tipo di contratto standardizzato) si definiscono i trasferimenti di proprietà di

determinati quantitativi di valori mobiliari (azioni, obbligazioni, ecc.)

L’alienante o l’acquirente devono rivolgersi agli intermediari autorizzati dalla Borsa per incaricarli (in forma

scritta) della vendita o acquisto di titoli mobiliari; le trattative avvengono per via telematica, e i contratti di

borsa sono stipulati dagli stessi intermediari in nome proprio e per conto dei loro clienti.

L’effettiva esecuzione di un contratto di borsa (cioè con la consegna delle azioni e il pagamento del prezzo)

avviene in differita dal momento della stipula, alla scadenza di un termine fissato.

Se la Consob verifica l’insolvenza di uno dei soggetti coinvolti nella trattativa mobiliare, si procede alla

liquidazione dei contratti firmati dall’insolvente non ancora scaduti.

E’un contratto standardizzato poiché è il regolamento della Borsa che ha determinato delle tipologie

prestabilite di contratti di borsa con specifici quantitativi minimi di tioli trasferibili.

3. CONTRATTI A CONTANTI E A TERMINE

A seconda delle diverse modalità di esecuzione di un contratto di borsa, la Borsa Italiana distingue tra

contratti a contanti e contratti a termine.

Col contratto a contanti, oggi il più usato, la consegna dei titoli e il pagamento devono avvenire entro un

termine che decorre dalla conclusione del contratto tra le parti (oggi il termine è di 3 giorni).

Col contratto a termine, oggi meno usato, l’esecuzione effettiva del contratto è differita ad una determinata

scadenza più lunga (la Borsa fissa un giorno preciso in cui vanno liquidati tutti i contratti a termine stipulati

ad esempio nel mese precedente). 79

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

Col contratto a premio, l’acquirente o l’alienante prima della scadenza del termine di

esecuzione/liquidazione del contratto, tramite il pagamento di un premio acquisiscono la facoltà di recedere

dal contratto.

Dal 2003 è stato introdotto il mercato degli strumenti finanziari derivati, dove sono utilizzati i contratti c.d.

futures, con cui le parti si impegnano ad una scadenza fissata a scambiarsi delle attività finanziarie a un

prezzo prestabilito.

I covered warrant sono strumenti finanziari con cui, dietro pagamento di un premio, si acquisisce la facoltà

di acquistare o vendere delle attività finanziarie entro un termine ad un prezzo prestabilito.

I certificati sono strumenti finanziari, il cui valore varia in dipendenza dell’andamento di un’attività assunta

come parametro di riferimento.

4. IL RIPORTO

Previsto dal c.c., il riporto è un contratto con cui una parte (il riportato) trasferisce all’altra parte (il

riportatore), a un prezzo determinato, la proprietà di titoli di credito; poi il riportatore si impegna a

trasferire al riportato, entro un termine, la proprietà di altrettanti titoli di credito della stessa specie a un

prezzo maggiore o minore rispetto alla prima transazione (se minore si ha il deporto).

Il prezzo sarà maggiore se è il riportato ad avere più bisogno dei titoli di credito, mentre il prezzo sarà

minore se è il riportatore ad avere più bisogno di quei titoli di credito.

Il c.c. classifica il riporto come contratto reale, poiché si perfeziona nel momento in cui il riportato

trasferisce i titoli al riportatore (primo passaggio).

Il contratto di riporto è utilizzato soprattutto dalle banche (in veste di riportato), per fornire all’altro

contraente (riportatore) la disponibilità di denaro o titoli di credito per adempiere un contratto di borsa.

80

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

I TITOLI DI CREDITO

I TITOLI DI CREDITO IN GENERALE

1. FUNZIONE E CARATTERI ESSENZIALI DEI TITOLI DI CREDITO

Il titolo di credito è un documento sottoscritto da un debitore che si impegna a compiere una certa

prestazione verso chi alla scadenza riportata sul titolo è in possesso di quel documento.

Se il titolare del credito vuole trasferire tale diritto a un terzo, tramite un contratto di trasferimento gli

trasmette il possesso del documento.

Il credito cartolare trasferito a seguito di contratto, presenta caratteri di autonomia e letteralità:

autonomia ha 2 significati:

1) il debitore non può porre eccezioni al terzo nuovo titolare del credito, risalenti al rapporto sottostante,

cioè il rapporto col creditore originario che ha dato luogo all’emissione del titolo di credito;

2) sono fatti salvi i diritti dei terzi in buona fede (es. se ad A viene rubato il titolo di credito da B, B pur non

essendo titolare diventa portatore legittimo del titolo, che è al portatore, e se C acquista da B il credito in

buona fede, ne diventa l’assoluto legittimo titolare, con A che non può rivendicare più alcun diritto;

l’autonomia è del soggetto C grazie alla buona fede con cui ha agito).

Letteralità, nel senso che il debitore deve attenersi a ciò che è letteralmente riportato nelle clausole del

titolo di credito, che prevalgono su qualsiasi accordo o convenzione successiva col creditore (es. il debitore

non può rivendicare convenzioni fatte col vecchio creditore, tipo proroghe di scadenza, nei confronti del

nuovo creditore, per il quale valgono esclusivamente le condizioni letterali presenti nel titolo di credito).

Dunque, secondo la legge, il cessionario del credito non corre rischi dovuti alla mancanza di titolarità del

credito da parte del cedente (è sufficiente che ne sia portatore), all’opponibilità da parte del debitore delle

eccezioni concordate col cedente (precedente creditore).

Il c.c. però consente al debitore di opporsi all’adempimento della prestazione in caso di sua sottoscrizione

non autentica (eccezione per falsità), o in caso di non consapevolezza da parte sua al momento della

sottoscrizione (eccezione per incapacità).

Il debitore in questi casi ha diritto ad opporsi anche se il creditore è in buona fede.

Il c.c. dispone che per titoli di credito come la cambiale e l’assegno bancario esiste un rimedio al mancato

pagamento del debitore, e cioè il diritto di rivalsa del cessionario nei confronti del cedente (sarà il

precedente creditore a risarcire il nuovo creditore). 81

Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

2. LA CREAZIONE DEL TITOLO DI CREDITO: RAPPORTO CARTOLARE E RAPPORTO

FONDAMENTALE

Il diritto di credito è incorporato nel documento che lo attesta.

E’ assolutamente necessaria la costituzione del documento del titolo di credito (osservante le condizioni

previste da legge), affinchè si costituisca anche il corrispondente diritto cartolare.

Il legame tra documento e diritto cartolare permane non solo alla costituzione del documento, ma anche

alla sua circolazione (si trasferisce il diritto cartolare quando cambia il portatore del documento).

Il legame tra documento e diritto cartolare è presente anche al momento dell’estinzione (pagamento),

infatti il debitore è tenuto al pagamento solo e soltanto nei confronti del portatore del documento (il

portatore è l’unico legittimato ad ottenere il pagamento).

Il creditore cui hanno rubato il documento non può neanche trasferire il titolo di credito, poiché non è più

portatore legittimo, ma solo titolare del credito.

Il titolare in questo caso può richiedere al tribunale la procedura di ammortamento, con cui il giudice

emette un decreto che scorpora il diritto cartolare dal documento.

Quindi abbiamo 2 casi:

1) il titolare del credito è anche portatore legittimo del documento (acquisito mediante contratto di

trasferimento), ed ha quindi diritto al pagamento;

2) il titolare del credito non è portatore legittimo del documento (gli è stato rubato, dunque è il ladro ad

avere diritto al pagamento).

Il debitore è quindi liberato se paga senza dolo al portatore, con o senza titolarità del credito.

3. TITOLI DI CREDITO ASTRATTI E CAUSALI

I titoli di credito astratti (è il caso di cambiali e assegni bancari) sono quelli sul cui documento non fanno

menzione delle cause del rapporto che ha originato l’obbligazione (e se anche lo riportasse, per la legge è

irrilevante).

I titoli di credito causali invece per essere emessi necessitano di una precisa motivazione, sono cioè legati

alla nascita di uno specifico rapporto (es. sottoscrizione di azioni o obbligazioni).

Questi titoli sono regolati dalla disciplina legale del relativo rapporto, anche se questa non è menzionata nel

documento (c.d. titoli a letteralità incompleta).

4. LE LEGGI DI CIRCOLAZIONE DEI TITOLI DI CREDITO: AL PORTATORE, ALL’ORDINE

E NOMINATIVI

Per il c.c. il diritto cartolare si trasferisce solo quando viene osservata la relativa disciplina di circolazione

(che varia a seconda siano titoli al portatore, all’ordine e nominativi).

Inoltre col diritto cartolare si trasferiscono anche i diritti accessori (es. interessi, ecc.).

Il diritto cartolare può anche essere dato in usufrutto, con l’usufruttuario che gode dell’esercizio del titolo di

credito e dei diritti accessori;

il diritto cartolare può anche essere dato in pegno, con il girante che ne resta proprietario, e il giratario che

ne gode il solo esercizio, senza diritti accessori.

Titoli

al

portatore -> per questi titoli non occorre un’intestazione nominale, ma solo il possesso fisico per l’esercizio

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Riassunti di Gianluca Pulpo Pagina

del credito (titoli a legittimazione reale).

La clausola “al portatore” deve essere presente sul documento.

Possono essere titoli al portatore gli assegni, i libretti di deposito, le azioni di risparmio, le

obbligazioni di società, ecc.;

titoli

all’ordine -> per l’esercizio del credito di questi titoli occorre non solo il possesso ma una serie continua di

girate che possono essere piene o in bianco:

girata

piena -> con cui sul documento si scrive e sottoscrive una dichiarazione mediante la quale

l’attuale creditore (girante) ordina al debitore di pagare un nuovo creditore (giratario);

la serie di girate deve riportare come ultimo giratario il creditore al quale sarà

effettivamente adempiuta la prestazione, e come primo girante il prenditore, cioè il

primo creditore cui fu emesso il titolo dal debitore;

un Regio decreto dispone che il debitore è tenuto al pagamento all’ultimo giratario

anche se alcune firme dei giranti fossero false;

girata

in

bianco -> nella dichiarazione sul documento manca il nome del giratario, o al suo posto viene

scritto semplicemente “al portatore”;

il portatore legittimo può, se vuole, girare il titolo giratogli in bianco con una girata

piena al successivo giratario, e può anche riempire gli spazi in bianco delle girate

precedenti, ma in tal caso ha l’obbligo di accertare la regolare successione tra giratari

poi trasformatisi in giranti al passaggio successivo.

La girata è anche una forma di garanzia per i giratari, che possono rivalersi sul girante in caso di mancato

pagamento del debitore (la legge lo prevede esplicitamente per cambiali e assegni, mentre per altri titoli di

credito deve essere presente una specifica clausola sul documento).

Esiste anche la girata per procura, con cui il giratario è solo un rappresentante del girante, il quale resta

dunque il titolare del credito, e quindi il debitore può opporre al giratario per procura tutte le eccezioni che

poteva opporre al girante.

Gli effetti della girata per procura continuano anche in caos di morte o incapacità del girante.

Il c.c. dispone che è possibile anche la girata a titolo di pegno, con cui il giratario riceve in pegno dal girante

il titolo di credito; in tal caso il giratario diventa titolare di un diritto cartolare totalmente autonomo e

indipendente dal girante, per cui il debitore non può opporre al giratario alcuna eccezione che poteva

opporre al girante; le potrà comunque opporre (e quindi non pagare) solo se il giratario con dolo (senza

buona fede) ha voluto acquisire il titolo di credito solo per impedire al debitore di esimersi dal pagamento

del vecchio creditore (ora girante).

Essendo però solo un titolo di credito dato in pegno, il giratario non può a sua volta girarlo a terzi.

Se lo fa, quella girata varrà solo come girata d’incasso.

Titoli

nominativi -> per esempio azioni di società; per l’esercizio di questi titoli di credito occorre l’intestazione

nominale presente sul documento e sul registro di chi emette il titolo (es. libro soci di una

spa);

l’emittente è tenuto al cambio d’intestazione se:

1) glielo chiede l’alienante del titolo, a patto che dimostri e certifichi la propria identità e

capacità di disporre, tramite notaio o agente di cambio;

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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti di Diritto Commerciale II, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro consigliato dal docente G.F. Campobasso, volumi 2 e 3 del 2011. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La società per azioni, L'evoluzione della disciplina, La Costituzione, il Procedimento, stipula dell’atto costitutivo, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Di Rienzo Massimo.

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