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L’ORGANIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ

Il codice non formula norma che stabiliscano, in termini generali, come debbano essere

adottate le DELIBERAZIONI CHE ATTENGONO ALL’ORGANIZZAZIONE SOCIALE.

NOMINA E REVOCA DEGLI AMMINISTRATORI

Nonostante non manchi chi in dottrina ha ritenuto sufficiente il consenso della maggioranza,

per la nomina e la revoca dell’amministratore è necessario il CONSENSO UNANIME di

tutti i soci. Questa conclusione può essere desunta da due norme:

 L’art l’applicabilità,

2259, che dispone per quanto riguarda la revoca della facoltà di

tra le quali figura quella dell’art 1726 che richiede,

amministrare, delle norme sul mandato,

per la revoca del mandate, il consenso di tutti i mandatari, salvo che ricorra una giusta causa.

 L’art 2319, che richiede, per la nomina e la revoca degli amministratori nella società in

accomandita semplice, il consenso dei soci accomandatari (ai quali competono i diritti che nelle

altre società personali spettano ad ogni socio) e della maggioranza dei soci accomandanti.

Più complessa è l’ipotesi dell’ SOCIALE,

AMMINISTRATORE NOMINATO CON IL CONTRATTO

il quale gode di una tutela rafforzata rispetto a quello nominato con atto separato: anche in questo

caso, la revoca dell’amministratore, implicando pur sempre una modifica del contratto sociale,

richiede il CONSENSO UNANIME degli altri soci.

Gli interessi qui tutelati sono tanto quelli dell’amministratore, quanto quelli dei soci:

l’amministratore si fa riservare, con il contratto social, la carica di amministrator perché la

considera condizione determinante della sua partecipazione; gli altri soci accettano di partecipare

alla società solo in quanto quel dato socio, che riscuote la loro fiducia, ne sia amministratore.

1

Oltre al consenso unanime dei soci, l’art 2259 stabilisce che la revoca non ha effetto se

non ricorre una GIUSTA CAUSA: è giusta causa di revoca non solo la violazione dei

imputabile all’amministratore,

propri doveri di amministratore, bensì ogni evento, anche non

l’assolvimento dei compiti che l’amministrazione comporta.

che renda impossibile

L’ultimo comma dell’art 2259 aggiunge poi che la revoca dell’amministratore per giusta

causa “può tanto

in ogni caso essere CHIESTA GIUDIZIALMENTE da ciascun socio”:

dell’amministratore nominato con il contratto sociale, quanto in quello

cioè nel caso

dell’amministratore nominato con atto separato.

L’unanimità del consenso soci è necessario, nelle società di persone, anche per materie che

non importano modificazione del contratto sociale.

Esigere il consenso unanime dei soci significa indubbiamente sacrificare esigenze di

funzionalità, tuttavia esso è necessario ai fini della loro tutela : ciascuno di essi, infatti,

rischia l’intero suo patrimonio, ed a ciascuno di essi è perciò riconosciuto un diritto di veto

nella scelta della persona che dovrà dirigere l’impresa.

Per tale ragione, questo diritto di veto viene meno per i soci che non siano illimitatamente

responsabili (es. soci accomandanti nella società in accomandita semplice).

Se i soci non trovano il modo di accordarsi e sorge fra essi un insanabile dissidio, non

c’è altra alternativa se non lo scioglimento della società per sopravvenuta impossibilità di

conseguire l’oggetto sociale (2272 n. 2).

CONTROLLO DEI SOCI NON AMMINISTRATORI

La responsabilità illimitata dei soci spiega inoltre perché a ciascuno dei soci non amministratori

intensi poteri di controllo sull’amministrazione,

siano riconosciuti privi di riscontro nei soci

di società di capitali (2261).

A ciascun socio non amministratore è dunque riconosciuto un DUPLICE DIRITTO:

 Un diritto di informazione, che può esercitare e che si concreta

IN QUALSIASI MOMENTO

nel diritto di ottenere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di

consultare, senza distinzioni di sorta, i documenti della società;

 Un diritto al rendiconto, che acquista e che ha la funzione di

AL TERMINE DI OGNI ANNO

conoscere l’esito dell’esercizio sociale trascorso.

porlo in condizione di 21

IL RENDICONTO

Il “rendiconto” di cui parla la legge non può esaurirsi in un mero prospetto di entrate e di uscite.

Ciò lo si può desumere dall’art il quale stabilisce che, “salvo

2262, patto contrario, ciascun

socio ha diritto di percepire la sua parte di utili dopo l’approvazione del rendiconto”:

è evidente che, se il “rendiconto” deve servire per determinare l’utile da distribuire ai soci, deve

trattarsi di un VERO E PROPRIO BILANCIO, nel quale devono essere espressi, in termini

ai vari elementi dell’atto e del passivo,

monetari, i valori attribuiti dal raffronto dei quali potrà

emergere l’esistenza di utili (ossia di una eccedenza dell’attivo) da distribuire ai soci.

Gli amministratori devono redigere ANNUALMENTE il bilancio della società.

In caso di OMISSIONE, ciascun socio non amministratore potrà agire in giudizio.

Ciò che gli amministratori redigono è però solo un progetto di bilancio: occorrerà poi

l’APPROVAZIONE DEI SOCI, approvazione che non si risolve in un semplice riconoscimento

della veridicità di quanto viene loro esposto dagli amministratori, ma in una vera e propria

approvazione delle valutazioni discrezionali in esso contenute (es. stima del valore dei beni

sociali o del valore di realizzo dei crediti della società).

Il bilancio va approvato all’UNANIMITÀ: i soci amministratori lo propongono e ciascuno degli

altri soci potrà approvarlo oppure, constatandone la validità o censurando il merito delle

valutazioni, disapprovarlo.

FORMAZIONE DELLE DELIBERAZIONI

Nel silenzio della legge, che non fa alcuna menzione, per le società di persone, del metodo

assembleare, si è da tempo consolidato un orientamento in GIURISPRUDENZA secondo il

quale, mancando in queste società l’assemblea dei soci, è sufficiente raccogliere le

singole volontà anche separatamente, senza che occorra uno speciale procedimento per

una unitaria deliberazione in senso formale.

Ne deriva che, quando si deve deliberare a maggiorana, non occorre neppure consultare

tutti i soci: basta consultarne tanti quanti occorrono per formale la maggioranza richiesta.

Le deliberazioni possono essere prese a maggioranza anche all’insaputa della minoranza.

La volontà dei soci può infine essere dichiarata anche tacitamente: può in particolare

desumersi per implicito da atti concludenti.

Non sono però mancati AUTORI di diverso avviso, sostenendo delle volte che il concetto stesso

di deliberazione implica, per necessità logica, una riunione dei soci in assemblea, altre volte che

il metodo assembleare si impone sempre perché utile ai fini di una saggia deliberazione, altre

volte ancora si è dato rilievo alle esigenze di tutela della minoranza.

C’è però un preciso dato testuale che depone nel senso della SUPERFLUITÀ DEL

l’ammissibilità prevista dall’art 2273 di una

METODO ASSEMBLEARE: proroga tacita della

società, che, in quanto modificazione del contratto sociale, richiede il consenso di tutti i soci

(2252), postula infatti necessariamente la superfluità del metodo assembleare.

Si intende poi che i soci possono, con apposita clausola del contratto sociale, introdurre il

metodo assembleare per tutte o per determinate loro deliberazione, il che comporterà, fra

l’altro, l’inammissibilità di deliberazioni tacite e, in particolare, di una proroga tacita della società.

RESPONSABILITÀ DEGLI AMMINISTRATORI

Grazie al loro potere di controllo, i soci non amministratori sono in condizione di giudicare la

condotta degli amministratori e di prendere i conseguenti provvedimenti, come la loro

riconferma o meno alla scadenza della carica, la revoca immediata prima della scadenza.

2

possono agire nei loro confronti anche con l’AZIONE

Essi DI RESPONSABILITÀ (2260 ), la

l’inadempimento

quale presuppone degli obblighi ad essi imposti dalla legge o dal contratto

sociale e il conseguente danno che la società abbia subito.

L’azione può essere esercitata in giudizio da ciascun socio (anche dai nuovi amministratori) e

tende alla restaurazione del patrimonio sociale, sicché il socio agente non potrà trattenere,

neppure per la sua quota, le somme versate dagli amministratori a titolo di risarcimento.

Gli amministratori sono responsabili solidamente: essi hanno infatti il dovere di vigilare

sull’operato degli altri e possono essere chiamati a rispondere per non aver impedito che gli

altri cagionassero danni alla società. È però ammessa la prova, da parte del singolo

amministratore, di essere “esente da colpa”. 22

LA RIPARTIZIONE DEI GUADAGNI E DELLE PERDITE

“Salvo patto contrario

Art 2262. Utili. ciascun socio ha diritto di percepire la sua parte di utili

dopo l’approvazione del rendiconto”.

Lo “scopo di dividerne gli utili” di cui all’art 2247 viene tradotto dall’art 2262 nel diritto di

ciascun socio alla percezione annuale degli utili realizzati e risultanti dal bilancio.

Si manifesta, sotto questo aspetto, una profonda differenza fra società di persone e di capitali:

nelle prime ciascun socio ha un preciso diritto alla integrale divisione annuale degli utili, nelle

seconde è l’assemblea che approva il bilancio a deliberare sulla distribuzione degli utili ai soci.

Quell’interesse di autofinanziamento dell’impresa che nella società di capitali prevale

sull’interesse del socio alla ripartizione immediata dell’utile realizzato, nelle società di

persone è possibile solo con il consenso di tutti i soci, o in base ad una clausola del

contratto sociale che introduca il principio di maggioranza.

Vale il principio della proporzionalità fra valore del conferimento e misura della partecipazione:

1

l’art 2263 “le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono

stabilisce infatti che

proporzionali ai conferimenti”.

che “se

Aggiunge poi il valore dei conferimenti non è determinato, esse si presumono uguali” ,

(c1)

“se

e che, il contratto determina soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni, nella stessa

misura si presuma che debba determinarsi la partecipazione alle perdite” .

(c4)

Le parti sono però limite di pattuire diversamente: esse incontrano il solo limite del

sancito dall’art per il quale “è

DIVIETO DEL PATTO LEONINO 2265, nullo il patto con il

quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite”.

vietato che uno o più soci facciano la “parte del leone”

È dunque o escludendo la

partecipazione agli utili degli altri soci, o escludendo la propria partecipazione alle perdite.

Secondo Galgano la nullità del patto leonino non si estende all’intero contratto, ma

comporterà solo la sua automatica sostituzione.

La ripartizione degli utili ha luogo ogni anno, dopo l’approvazione del rendiconto.

Manca, invece, una norma corrispondente riguardo alla ripartizione delle perdite: Galgano

ritiene che i soci illimitatamente responsabili possano esercitare l’azione di regresso subito dopo

aver adempiuto l’obbligazione sociale nelle mani del terzo creditore, anche se non è mancato

chi ha ritenuto che le ragioni di regresso siano esercitabili solo in sede di liquidazione.

IL SOCIO D’OPERA

L’art colloca il socio d’opera in una posizione particolare, stabilendo che

2263 comma 2

“la parte spettante al socio che ha conferito la propria opera, se non è determinata dal

contratto, è fissata dal giudice secondo equità”, il quale potrà quindi valutare le esigenze

di sostentamento del socio lavoratore (prima la partecipazione del socio lavoratore era

equiparata a quella spettante al socio capitalista).

Il metro elastico dell’equità giudiziale l’estensione al socio d’opera

permette, in tal modo,

dei principi propri del lavoro subordinato, che il giudice attuerà quando avrà accertato, in

d’opera, l’unico mezzo

rapporto al caso concreto, che la prestazione di lavoro è, per il socio

per soddisfare le sue necessità di vita.

L’elasticità del criterio dell’equità giudiziale non è però tale da consentire al giudice di

escludere la partecipazione del socio d’opera alle perdite, stabilendo che le perdite cui il

d’opera è assoggettabile consistono nella mancanza di remunerazione del proprio

socio

lavoro (verrebbe altrimenti violato il patto leonino). 23

LA RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETÀ

“acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo di soci che

La società hanno la

1

rappresentanza” (2266 ).

Il diritto o l’obbligazione del socio è qualificato come diritto o obbligazione della società,

 a condizione però che il socio abbia la rappresentanza della società, ossia che sia

nell’interesse della società.

investito del potere di agire in nome e

“In mancanza di diversa disposizione del contratto, la rappresentanza spetta a ciascun

socio amministratore”, senza che sia richiesto alcun espresso conferimento di poteri.

Nella società di persone c’è questa sequenza:

 ciascun socio (illimitatamente responsabile)

è, in quanto tale, amministratore della società (ha il potere di decidere le operazioni

sociali; 2247) e, in quanto tale, rappresentante della società (ha il potere di concludere le

2

operazioni sociali con i terzi; 2266 ).

La rappresentanza, al pari dell’amministrazione, spetta a “ciascun socio amministratore”

dagli altri, per cui il diritto o l’obbligazione è della società anche se assunta

disgiuntamente

da un solo socio: se però è stato instaurato il sistema di amministrazione congiuntivo, anche

così come l’amministrazione,

la rappresentanza, spetta congiuntamente a tutti i soci.

“La rappresentanza si estende a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale”: essa

presenta dunque la stessa estensione del potere di amministrazione, comprendendo anche

come l’alienazione di immobili o la costituzione di

gli atti di straordinaria amministrazione

ipoteca su di essi. la società “sta in

È, al tempo stesso, rappresentanza NEGOZIALE e PROCESSUALE:

giudizio” nella persona dei soci che ne hanno la rappresentanza, ciascuno può da solo agire in

giudizio in nome della società, e la società può essere convenuta in giudizio in persona di uno

solo fra i soci amministratori, sempre che non viga il sistema di amministrazione congiuntiva.

 QUESTO È IL SISTEMA LEGALE DI RAPPRESENTANZA.

2

L’art 2266 ammette però che il contratto sociale regoli diversamente la rappresentanza.

Il contratto sociale può infatti:

 Dissociare il potere di rappresentanza dal potere di amministrazione, riservandolo ad uno

soltanto o ad alcuni soltanto fra i soci amministratori

 Stabilire che la rappresentanza spetti ai soci amministratori congiuntamente

 Limitare i poteri di rappresentanza del singolo socio amministratore (es. richiedendo la

firma congiunta di tutti i soci amministratori per gli atti di straordinaria amministrazione) 3

“Le modificazioni e l’estinzione dei poteri di rappresentanza sono regolate dall’art 1396” (2266 ),

società l’onere di portare

per cui incombe alla i terzi a conoscenza, con mezzi idonei,

delle modificazioni e dell’estinzione dei poteri di rappresentanza.

La norma tace riguardo alle limitazioni originarie per cui al riguardo valgono i principi generali:

l’onere di accertare,

incombe sul terzo sulla base del contratto sociale, il potere di

rappresentanza di colui che agisce in nome della società, mentre la società potrà opporre al

terzo le limitazioni del potere di rappresentanza, anche se il terzo non le conosceva.

L’art 2266 si riferisce ai poteri di rappresentanza dei “soci amministratori”: tuttavia, possono

agire in nome della società, in virtù di procura rilasciata dagli amministratori, anche

persone estranee alla società stessa, come mandatari o veri e propri insitori.

I poteri di costoro non saranno regolati dall’art 2266, che presuppone la qualità di “socio

amministratore”, ma dalle norme generali sul mandato: il rappresentante non potrà

compiere gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione se non siano stati espressamente

indicati nella procura.

D’altra parte, il conferimento di poteri rappresentativi anche generali a non soci non priva

questi ultimi del potere di rappresentanza.

anche se affidano ad un estraneo la gestione dell’impresa,

 I soci conservano, la qualità

di amministratori e, di conseguenza, quelli di rappresentanti della società. 24

LE OBBLIGAZONI SOCIALI:

RESPONSABILITÀ DELLA SOCIETÀ E DEI SOCI

agli effetti dell’art 2267 ogni

È obbligazione imputabile alla società:

OBBLIGAZIONE SOCIALE

sono tali le obbligazioni assunte dai rappresentati delle società, quelle derivanti da contratto, da

fatto illecito, e qualsiasi altra obbligazione extra-contrattuale (es. prima della riforma tributaria

dell’86 il debito di imposta).

C’è, anzitutto, la RESPONSABILITÀ DELLA SOCIETÀ: i creditori possono agire sul

“patrimonio sociale” formato dai conferimenti dei soci e dai loro successivi incrementi,

sempreché esso esista, dato che la sua costituzione non è obbligatoria.

Il patrimonio sociale è quindi autonomo rispetto al patrimonio individuale dei soci (anche se

non si tratta di autonomia patrimoniale perfetta), e ciò conferma che il legislatore considera la

società di persone quale soggetto di diritto.

C’è, inoltre, la RESPONSABILITÀ ILLIMITATA E SOCIALE DEI SOCI, caratteristica delle

società personali, la quale segue queste regole:

 Sono illimitatamente e solidamente responsabili tutti i soci: è però ammesso il patto

contrario che escluda una tale responsabilità per i soci che non agiscono (2267).

Si tratta di una responsabilità diretta: il creditore sociale può direttamente agire nei confronti

dei soci, senza doversi preventivamente rivolgere alla società e senza l’onere di dimostrare

l’insufficienza dl patrimonio sociale a soddisfare le sue ragioni.

Il socio gode tuttavia di un limitato beneficio di escussione preventiva del patrimonio sociale,

che può esercitare indicando al creditore i beni sui quali esso potrà agevolmente soddisfarsi,

ossia beni di pronta e facile convertibilità in denaro (2268).

La responsabilità illimitata e solidale incombe su tutti coloro che sono soci al momento della

richiesta del pagamento, anche se non erano tali quando sorse l’obbligazione (socio nuovo,

2269), e su tutti coloro che erano soci al momento del sorgere dell’obbligazione, anche se

non sono più tali al momento della richiesta di pagamento (socio uscente o suoi eredi, 2290).

 È ammesso il patto sociale di limitazione della responsabilità o di esclusione della

(implicante quest’ultimo l’assunzione di una responsabilità

solidarietà parziaria).

Esso “deve altrimenti non sarà

essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei”,

loro opponibile: la norma è posta a tutela di coloro che, ignorando il patto di limitazione,

abbiano fatto affidamento sulla responsabilità illimitata del socio, pertanto vale solo per le

obbligazioni contrattuali, e non anche per quelle extracontrattuali, rispetto alle quali è

inconcepibile un affidamento del creditore sul patrimonio del socio.

 Il patto di limitazione della responsabilità o di esclusione della solidarietà non vale

per i soci che “hanno agito in nome e per conto della società” (= in qualità di

rappresentante), i quali restano, nonostante qualsiasi patto a loro favore, illimitatamente e

solidamente responsabili.

Sembra quindi inderogabile, nella società semplice, solo la responsabilità illimitata dei

soci che agiscono quali rappresentanti, mentre sembrerebbero poter fruire del patto di

purché non agiscano all’esterno,

limitazione, anche i soci amministratori.

MA, una simile conclusione, sebbene sorretta dalla lettera della norma, appare incongrua

in quanto spezza, nella società semplice, quella correlazione fra potere di direzione e

rischi dell’impresa che costituisce un principio fondamentale delle società di persone.

Per soci che “hanno agito in nome e per conto della società” devono intendersi i soci

 che, in qualunque modo, abbiano partecipato al compimento di affari sociali, anche

limitandosi a deliberarli, e senza agire all’esterno quali rappresentanti della società

all’amministrazione).

(= abbiano partecipato 25

IL CREDITORE PARTICOLARE DEL SOCIO DI FRONTE ALLA SOCIETÀ

Il patrimonio sociale costituisce un patrimonio autonomo, vincolato a quella specifica

destinazione che è l’esercizio dell’impesa sociale, “sensibile” alle pretese dei creditori sociali,

“insensibile”, per contro, di fronte alle pretese dei creditori particolari.

IL CREDITORE DEL SOCIO NON PUÒ AGIRE SUL PATRIMONIO SOCIALE. Egli può:

 1

Far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio suo debitore (2270 )

 Compiere atti conservativi, in particolare procedere al sequestro conservativo, sulla

1

quota spettante al socio suo debitore nella liquidazione (2270 )

 Chiedere, se gli altri beni del debitore siano insufficienti a soddisfare i suoi crediti, la 2

liquidazione della quota, che la società deve attuare entro 3 mesi dalla domanda (2270 ):

egli avrà l’onere di provare tale insufficienza, non bastando la circostanza che non possa

agevolmente sodisfarsi (finché vi sia capienza nel patrimonio del socio la liquidazione non

può essere chiesta).

L’autonomia patrimoniale della società semplice si rivela meno intensa

 di quella delle

società in nome collettivo e in accomandita semplice registrate, per le quali vige

l’opposta regola secondo la quale il creditore particolare non può, finche dura la

società, chiedere la liquidazione della quota del socio debitore.

Il socio nei cui confronti un creditore particolare abbia ottenuto la liquidazione della quota

2

“è escluso di diritto” dalla società l’esclusione

(2288 ). La norma è però mal formulata:

del socio non è conseguenza della liquidazione della quota, ma ne è causa.

Ciò che il creditore particolare domanda è l’esclusione

 del socio dalla società, al fine di

poterne ottenere la quota di liquidazione: egli gode quindi del diritto di provocare lo

scioglimento anticipato del rapporto che lega il socio suo debitore alla società.

In coerenza con l’autonomia riconosciuta al patrimonio sociale, è ammessa compensazione

NON

nell’ipotesi del terzo debitore della società e creditore del socio (2271), in quanto

produrrebbe l’effetto di far pagare alla società il debito del socio.

La norma non si occupa dell’ipotesi inversa, quella del terzo creditore della società e debitore

del socio. Ammettere la compensazione significa far pagare al socio i debiti della società, perciò:

 Sarà esclusa quando si tratti di socio a responsabilità limitata

 Sarà ammessa quando si tratti di socio a responsabilità illimitata, il quale potrà però

impedirla avvalendosi del beneficio della preventiva escussione (2268), ossia indicando i

beni sociali sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi. 26

SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO SOCIALE

LIMITATAMENTE AD UN SOCIO

la morte o il recesso o l’esclusione del socio non

In conformità ai principi sui contratti plurilaterali,

determina, di regola lo scioglimento della società, ma solo lo scioglimento del rapporto sociale

relativo al socio defunto o receduto o escluso, mentre la società prosegue con i soci superstiti.

1. MORTE DEL SOCIO

In caso di morte di uno dei soci gli altri devono liquidare la quota agli eredi (2284),

ossia versare loro una somma di danaro corrispondente al valore della quota (2289).

L’art 2284 prevede però due ECCEZIONI a questa regola:

 Ammette che i soci superstiti preferiscano sciogliere la società

 Oppure preferiscano continuarla con gli eredi stessi e questi vi acconsentano

L’ingresso degli eredi nella società non si attua quindi in via di trasmissione ereditaria, ma

è richiesto tanto il consenso dei soci superstiti, quanto il consenso degli eredi: sarebbe

con l’unica differenza

questa un’ipotesi di adesione di nuove parti al contratto società,

che, in questa ipotesi in cui i nuovi soci siano eredi di un socio defunto, non sarà necessario

alcun conferimento in società, valendo a questi effetti quello già eseguito dal socio defunto.

Il contratto sociale può però disporre diversamente: può stabilisce che alla morte di un socio

si sciolga l’intero contratto di società, ma le clausole più importanti sono le clausole di

continuazione della società con gli eredi. Se ne conoscono tre tipi fondamentali:

 Clausola di continuazione facoltativa: il contratto sociale impone ai soci di continuare la

società con gli eredi, i quali conservano però la facoltà di aderire o meno al contratto stesso.

È una sorta di autolimitazione contrattuale dei soci (consenso preventivo) che viene

universalmente considerata valida.

 Clausola di continuazione obbligatoria: il contratto sociale impone anche agli eredi

l’obbligo di continuare la società.

 con l’accettazione dell’eredità si ha

Clausola di successione: assunzione automatica della

qualità di socio. Senza alcuna necessità di una esplicita adesione.

siccome l’erede dovrà rispondere

La validità di queste due ultime clausole è molto dubbia:

senza limiti anche dei debiti sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio, si troverà

nell’impossibilità di avvalersi della facoltà di accettare l’eredità con beneficio d’inventario.

2. RECESSO

La facoltà di recedere non è riconosciuta dall’art 2285 a ciascun socio in modo illimitato:

 Il socio può, a proprio arbitrio, recedere dalla società SOLO quando la SOCIETÀ SIA

1

(2285 ).

CONTRATTA A TEMPO INDETERMINATO O PER TUTTA LA VITA DI UNO DEI SOCI

Questa deroga al principio generale per cui il contratto non può essere sciolto che per

muto consenso (1372) consente di evitare la perpetuità del vincolo contrattuale, tutelando

così la libertà individuale e, in particolare, la liberà di iniziativa economica anche nel suo

aspetto negativo, come libertà di rinunciare all’esercizio di un’attività già intrapresa.

 , il socio può recedere SOLO

SE LA SOCIETÀ È CONTRATTA A TEMPO DETERMINATO

quando sussista una giusta causa o quando ricorra un caso previsto dal contratto sociale

come possibile causa di recesso: la ricorrenza della giusta causa è valutata dal giudice

volta per volta, il quale ne ha finora dato una concezione molto restrittiva come altrui

violazione di obblighi contrattuali o doveri che incidono sulla natura fiduciaria del rapporto.

la dichiarazione di recesso è subordinata all’onere di

Nel caso di recesso ad nutum,

preavviso di almeno 3 mesi: acquista quindi efficacia dopo 3 mesi dalla sua comunicazione.

Il recesso per giusta causa si esercita invece mediante domanda giudiziale: acquisterà

quindi efficacia, una volta passata in giudicato la sentenza, dalla data della domanda.

La “giusta oltre a permettere il recesso del socio dalla società a tempo determinato,

 causa”,

assolve un’altra funzione: può essere invocata anche se la società è a tempo indeterminato,

al fine di rendere immediatamente operativa la dichiarazione di recesso, potendo altrimenti

che intercorrono tra la comunicazione e l’operatività del recesso,

accadere che, nei 3 mesi

il socio venga escluso dagli altri soci dalla società, e la dichiarazione di esclusione prevarrà

sulla dichiarazione di recesso (ciò non accade se la società è composta da soli due soci).

27

3. ESCLUSIONE

L’art subordina l’esclusione del socio dalla società per volontà degli altri soci alla

2286

ricorrenza di determinate “CAUSE esso

DI ESCLUSIONE FACOLTATIVA”: impedisce così

un’esclusione del socio arbitraria e immotivata, riconoscendo, implicitamente, a ciascun

socio un diritto alla permanenza nella società.

Tale norma è applicazione del generale principio per cui il contratto non può essere sciolto

che per mutuo consenso o per altre cause ammesse dalla legge (1372).

Sono cause di esclusione del socio:

 Le gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto

quali ad esempio l’obbligazione l’obbligazione di collaborazione

sociale, di conferimento o

(es. socio che disapprovi per “capriccio” e senza alcuna motivazione il bilancio annuale o

che, con il proprio sistematico e immotivato voto contrario, impedisca lo svolgimento

dell’attività sociale). Queste gravi inadempienze sono le inadempienze “non di scarsa

importanza” previste per la risoluzione del contratto in genere.

 L’interdizione, l’inabilitazione o la sua condanna ad una pena che importi

l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici: costituiscono cause di esclusione

proprio perché esiste un dovere di collaborazione del socio.

 inidoneità del socio a svolgere l’opera conferita, o il perimento

La sopravvenuta

della cosa conferita in godimento non imputabile agli amministratori, o il perimento

della cosa conferita in proprietà e non ancora acquistata dalla società.

L’art 2287 prevede un meccanismo procedimentale di esclusione:

 L’esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci, senza computare tra questi il

socio da escludere: da ciò si desume che la maggioranza è qui calcolata per capi e non

per quote di interesse (altrimenti la scelta sarebbe rimessa al solo socio più importante).

 La deliberazione di esclusione produce effetto decorsi 30 giorni dal momento in cui

viene comunicata all’interessato.

 Entro detto termine di 30 giorni, il socio espulso può fare opposizione davanti al

il quale può sospendere l’esecuzione e sarà

tribunale, tenuto ad accertare la sola esistenza

l’opportunità.

o meno della causa di esclusione adottata, mentre non potrà sindacarne

processuale, ad un’inversione dell’iniziativa del contraddittorio:

 Si assiste, dal punto di vista

l’accertamento della sussistenza della causa di risoluzione segue, (non precede), la

risoluzione stessa, e l’iniziativa è assunta dalla parte che ha subito la risoluzione.

Tale inversione non ha luogo se la società si compone di due soli soci: in questo caso

3

l’esclusione di uno di essi è pronunciata su domanda dell’altro (2287

dal tribunale, ).

 L’annullamento dell’esclusione opera ex tunc e comporta l’automatica reintegrazione

del socio nella pienezza dei suoi diritti.

L’art prevede due “CAUSE in cui lo

2288 DI ESCLUSIONE DI DIRITTO”, scioglimento del

rapporto sociale relativo ad un socio si determina in modo automatico, senza necessità di

una deliberazione dei soci e senza possibilità, per i soci, di impedire lo scioglimento:

 Un’ipotesi è quella della dichiarazione di fallimento del socio

 L’atra è quella della liquidazione della quota del socio su domanda del suo creditore

LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA

In tutti i casi di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, il socio o i suoi

eredi hanno diritto solo ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota,

determinata in base alla situazione patrimoniale della società al momento dello scioglimento

il

(2289), tenuto conto anche del valore dell’avviamento: socio uscente o i suoi eredi, quindi,

non hanno diritto alla restituzione in natura dei beni conferiti.

La quota deve essere liquidata entro 6 mesi dal giorno di scioglimento del rapporto:

nonostante l’ambiguità della norma, si tratta di debito della società, non dei soci superstiti.

Il socio uscente o i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite e rispondono di tutte le

obbligazioni sociali sorte fino al momento dello scioglimento: per evitare di rispondere anche

di quelle sorte successivamente, dovranno portare a conoscenza dei terzi la cessazione della

altrimenti sarà inopponibile ai terzi che l’avessero senza colpa ignorata (2290).

qualità di socio, 28

SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ

Le cause di scioglimento della società sono tassativamente previste dall’art 2272:

1. IL DECORSO DEL TERMINE, se la società è a tempo determinato, sempreché i soci non

abbiano deliberato la proroga della società che può essere espressa, ossia risultante da

esplicite dichiarazioni di volontà dei soci modificative del contratto sociale (2252), o tacita,

ossia risultante dal comportamento concludente dei soci, in particolare dal continuo

compimento di operazioni sociali anche decorso il tempo per cui la società fu contratta (2273).

Questa volontà di prorogare la società, sebbene desunta da comportamenti successivi,

deve essere presente nei soci già al momento della scadenza del termine.

A differenza della proroga tacita, che per sua natura è a tempo indeterminato, quella

espressa può, ovviamente, contenere la previsione di un nuovo termine di durata della

società.

IL CONSEGUIMENTO DELL’OGGETTO SOCIALE O LA SOPRAVVENUTA

2. quest’ultima può essere

IMPOSSIBILITÀ DI CONSEGUIRLO: determinata tanto dal

sopraggiungere di eventi esterni, di ordine naturale o giuridico (es. divieto legislativo di

svolgere quella data attività, revoca della concessione amministrativa), quanto dal

sopraggiungere di eventi interni alla società (es. morte o recesso di un socio la cui

alla società fosse essenziale, l’insanabile discordia fra i soci).

partecipazione

3. LA VOLONTÀ DI TUTTI I SOCI, o della maggioranza di essi qualora il contratto sociale

abbia introdotto il principio maggioritario.

4. IL VENIRE A MANCARE DELLA PLURALITÀ DEI SOCI, SE NEL TERMINE DI 6 MESI

QUESTA NON È RICOSTITUITA.

Se, entro questo termine il socio superstite trova un nuovo socio, si avrà continuazione

dell’antico rapporto sociale fra questi due soggetti: non ci sarà quindi un nuovo

conferimento, ma il nuovo socio risponderà delle obbligazioni sociali pregresse.

 Perché si abbia scioglimento occorre che la mancanza di pluralità dei soci si

protragga per 6 mesi: fino a quando questo periodo non sia trascorso, la società non

potrà dirsi sciolta.

Lo scioglimento opererà nel momento in cui scade il 6° mese senza che la pluralità dei

soci si sia ricostituita e opererà ex nunc.

La giurisprudenza ritiene che, se la società si riduce ad un solo socio per morte, recesso o

esclusione del penultimo socio, il socio uscente o gli eredi hanno diritto ad ottenere solo la

(e non partecipare alla ripartizione dell’attivo sociale), basandosi

liquidazione della quota

sul fatto che la società con due soci si scioglie non al momento della morte, del recesso o

dell’esclusione del socio, ma 6 mesi dopo.

5. ALTRE CAUSE PREVISTE DAL CONTRATTO SOCIALE (es. morte del singolo socio).

Le cause di scioglimento della società OPERANO DI DIRITTO:

 Non occorre una deliberazione sociale che metta la società in liquidazione;

 Ciascun socio può, in caso di dubbi, rivolgersi al giudice per ottenere una sentenza che

accerti l’avvenuto verificarsi di una causa di scioglimento. 29

LIQUIDAZIONE DELLA SOCIETÀ l’effetto di porre la

Il verificarsi di una causa di scioglimento produce, in modo automatico,

società in liquidazione: il vincolo contrattuale permane, ma al limitato effetto della

definizione dei rapporti sociali pendenti al momento dello scioglimento.

I beni sociali continuano quindi a formare un patrimonio autonomo sui quali i creditori social

verranno soddisfatti con esclusione dei creditori personali dei soci.

L’avvenuto scioglimento della società limita, ma non sopprime, i poteri degli

compiere, nei limiti degli “affari solo gli atti

amministratori, i quali possono urgenti”,

necessari alla conservazione del patrimonio sociale (2274).

Per effetto dello scioglimento, sorge un preciso diritto di credito del socio, il diritto al

rimborso dei conferimento e alla ripartizione del residuo attivi: è fatto divieto agli amministratori

e ai liquidatori di porre in essere “nuove che esporrebbero a nuovi rischi il

operazioni”,

patrimonio sociale (2279).

Il codice civile regola un procedimento legale di liquidazione (2275-83), il quale è però

solo “se il contratto non prevede il modo di liquidare

derogabile: si applica il patrimonio

i soci non sono d’accordo nel determinarlo”.

sociale e

Ferma restando l’obbligatorietà della liquidazione, questa può svolgersi secondo

 modalità

concordate fra i soci, ossia secondo un procedimento convenzionale di liquidazione.

PROCEDIMENTO LEGALE DI LIQUIDAZIONE

Secondo il :

1. NOMINA DEI LIQUIDATORI

all’unanimità,

I soci nominano, uno o più liquidatori, che possono essere soci o anche gli

stessi amministratori: in caso di disaccordo, provvede il presidente del tribunale

2. CONSEGNA DEI BENI E DOCUMENTI SOCIALI AI LIQUIDATORI

I soci dovranno consegnare ai liquidatori i beni sociali e i documenti della società

REDAZIONE DELL’INVENTARIO DELLA SOCIETÀ

3. devono, insieme, redigere l’inventario della società, dal quale

Amministratori e liquidatori

risulti lo stato attivo e passivo del patrimonio sociale.

 I LIQUIDATORI:

 poteri limitati agli atti “necessari per la liquidazione”,

Hanno inclusi fra questi la vendita dei

beni sociali, le transazioni e i compromessi

 Gli spetta la rappresentanza della società, anche in giudizio, mentre decadono da ogni potere

di rappresentanza i soci amministratori (subentrano completamente agli amministratori)

 Non possono “intraprendere nuove operazioni”: se lo fanno, lo fanno a proprio rischio

 l’unanimità dei soci può revocarli

Rispondono del loro operato nei confronti della società:

in ogni tempo, ciascuno di essi può chiederne al tribunale la revoca per giusta causa, e

potranno esercitare nei loro confronti azione di risarcimento.

4. PAGAMENTO DEI CREDITORI SOCIALI

I liquidatori devono, se necessario, trasformare in danaro, mediante la vendita, i beni sociali.

chiederanno ai soci l’adempimento dell’obbligazione di

Se i fondi sono ancora insufficienti,

conferimento non ancora integralmente eseguita.

Se ancora insufficienti, chiederanno ai soci illimitatamente responsabili, in proporzione

della parte di ciascuno nelle perdite, le somme ancora necessarie per estinguere le

passività sociali.

5. ESTINZIONE DELLA SOCIETÀ

Solo quando tutti i creditori sociali siano stati soddisfatti la società potrà dirsi estinta.

Verrà meno l’autonomia del patrimonio sociale e i soci potranno decidere se restare

comproprietari dei beni che formavano il patrimonio sociale o se ripartirli fra loro in natura,

secondo le norme sulla divisione delle cose comuni.

Altrimenti si applicherà l’art 2282:

L’attivo residuo sarà destinato al rimborso dei conferimenti, l’ammontare

- dei quali

è determinato secondo la valutazione che ne fu fatta nel contratto sociale o, in

mancanza, secondo il valore che avevano nel momento in cui furono seguiti.

L’eventuale eccedenza sarà ripartita tra i soci in proporzione della parte

- spettante a ciascuno nei guadagni. 30

LA SOCIETÀ IN NOME COLLETIVO

4.

Essa costituisce il tipo generico di società commerciale: quando oggetto di una società è

un’attività commerciale, e non è stato adottato un diverso tipo di società, il rapporto sociale

dovrà essere qualificato come società in nome collettivo.

del tipo della società in nome collettivo solo quando l’oggetto

Occorre una esplicita opzione

della società sia un’attività non commerciale (es. società con oggetto agricolo), dovendo

altrimenti il rapporto essere qualificato come società semplice. 1

In essa tutti i soci rispondo solidamente e illimitatamente per le obbligazioni sociali (2291 ),

non solo gli amministratori quindi.

A differenza della società semplice, qui il patto di limitazione della responsabilità o di

esclusione della solidarietà non ha effetto nei confronti dei terzi, ma solo nei rapporti interni

fra soci: esso opera come patto di limitazione della partecipazione del socio alle perdite.

 Il socio potrà essere chiamato a rispondere con il proprio patrimonio dei debiti sociali, ma

per l’intero

avrà azione di regresso nei confronti degli altri soci.

Per poter limitare la responsabilità anche verso i terzi occorre adottare le forme di uno

specifico tipo di società, quelle della società in accomandita semplice.

La società in nome collettivo è regolata, in parte, per rinvio alle norme sulla società semplice,

in parte, con norme specifiche che derogano o integrano la disciplina della società semplice.

Come tutte le società commerciali, la società in nome collettivo è soggetta a quella particolare

forma di pubblicità legale data dall’iscrizione l’obbligo

nel registro delle imprese (2296): se

della pubblicità viene adempiuto la società sarà REGOLARE, altrimenti sarà IRREGOLARE.

Società in nome collettivo irregolare e regolare sono varianti di un medesimo tipo di società,

se una società irregolare provvede all’iscrizione,

non già tipi diversi di società: e diventa in tal

modo regolare, prosegue il preesistente rapporto sociale, senza che vi sia bisogno di una

deliberazione modificativa dell’atto costitutivo. 2

È, anzi, riconosciuto a ciascun socio un diritto alla regolarizzazione della società (2996 ): se

dell’atto costitutivo presso l’ufficio del registro

gli amministratori non provvedono al deposito

delle imprese, “ciascun socio può provvedervi a spese della società, o far condannare gli

e può, nel caso si tratti di società di fatto, rivolgersi al giudice per

amministratori ad eseguirlo”

sentenza che, ai fini dell’iscrizione, tenga luogo dell’atto costitutivo.

ottenere una

Società regolare e non sono sottoposte alla medesima disciplina per ciò che attiene ai rapporti

interni fra soci, mentre è prevista una disciplina differenziata dei rapporti fra la società e i terzi.

SOCIETÀ IRREGOLARE

La disciplina propria della società in nome collettivo non iscritta nel registro consiste in ciò:

 I rapporti tra la società e i terzi, ferma restando la responsabilità illimitata e solidale di

1

tutti i soci, sono regolati dalle disposizioni relative alla società semplice (2297 ),

ad eccezione dell’art 2267 (ammette il patto di limitazione ed

quindi gli artt 2266-71,

esclusione), e di un’altra norma in tema di rappresentanza.

 Le limitazioni ai poteri di rappresentanza sono inopponibili ai terzi di buona fede

(nella società semplice sono opponibili ai terzi anche se costoro non ne erano a

conoscenza): essendo una società di tipo commerciale, l’interesse dei soci è sacrificato di

dei terzi.

fronte alle esigenze di protezione dell’affidamento

La specie delle società in nome collettivo irregolari è, nella pratica, molto diffusa (il numero è

di gran lunga superiore rispetto a quelle regolari): vi rientrano tutte le società di fatto e

occulte che avviano oggetto commerciale.

Nel linguaggio corrente le espressioni “società irregolare” e “società di fatto” vengono spesso

usate come sinonimi, il che però non è: tutte le società di fatto sono irregolari, ma non tutte le

società irregolari sono società di fatto (si pensi a tutte le società che stipulano il contratto per

iscritto ma non lo depositano presso l’ufficio del registro delle imprese ai fini dell’iscrizione).

31

SOCIETÀ REGOLARE

Tale condizione si consegue mediante l’iscrizione, e offre un triplice ordine di vantaggi:

 C’è, rispetto alla società semplice, una più intensa autonomia patrimoniale: il creditore

particolare del socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota

del socio debitore (2305).

 La responsabilità illimitata e solidale non è, come nella società semplice, diretta, ma

sussidiaria: il creditore sociale deve agire prima nei confronti della società e solo dopo,

se ancora insoddisfatto, nei confronti dei singoli soci (2304)

C’è un’inversione dell’onere della prova: a dover provare l’insufficienza

 qui è il creditore

del patrimonio sociale, mentre nella società semplice incombe sul socio l’onere di

provare che il creditore può agevolmente soddisfarsi sul patrimonio sociale.

 Le limitazioni non sono opponibili ai terzi, se non sono iscritte nel registro delle

1

imprese o se non si prova che i terzi ne hanno avuto conoscenza (2298 ).

incombe alla società l’onere di portare a conoscenza

A differenza della società semplice, qui

dei terzi le limitazioni dei poteri di rappresentanza degli amministratori

A differenza della società irregolare però, la limitazione, una volta iscritta, potrà essere opposta

anche se l’aveva, in concreto, ignorata (non serve provare che ne era a conoscenza).

al terzo

L’ATTO COSTITUTIVO DELLA SOCIETÀ REGOLARE (in nome collettivo)

L’atto costitutivo dev’essere redatto per scrittura privata autenticata o per atto pubblico

(2296): il documento scritto non è richiesto per la validità del contratto sociale (valido anche

se concluso oralmente o se risultante da comportamento concludente dei soci), ma come

per l’iscrizione nel registro delle imprese

titolo alle società che aspirano ad essere regolari

(è quindi superfluo per le società irregolari).

L’atto costitutivo deve contenere (2295):

dei soci

1. La GENERALITÀ e dev’essere “costituita dal nome di uno

2. SOCIALE: è il nome della società,

La RAGIONE

o più soci con l’indicazione del rapporto sociale”.

 Sono essenziali due elementi: il nome di almeno un socio (non per forza attuale, per non

perdere la sua funzione di “collettore di clientela”: si avrà “ragione sociale derivata”), e

l’indicazione di società in nome collettivo (basta anche “e compagni” o “e C”).

diritto all’uso esclusivo

La società ha della propria ragione sociale, per cui le altre società

hanno un obbligo di “differenziazione”.

I SOCI CHE HANNO L’AMMINISTRAZIONE E LA RAPPRESENTANZA

3. della società,

se tali facoltà sono riservate ad uno o più soci soltanto.

4. della società e le sue eventuali sedi secondarie, rilevante ai fini

La SEDE

dell’individuazione dell’ufficio del registro delle imprese presso cui registrarsi, la

competenza giudiziaria per territorio, gli usi applicabili nella interpretazione dei contratti.

l’amministrazione

La sede è quella in cui ha luogo della società.

Sedi secondarie sono quelle filiali o succursali nelle quali esista una rappresentanza stabile.

SOCIALE, ossia l’attività economica che la società eserciterà.

L’OGGETTO

5.

6. di ciascun socio, il valore ad essi attribuiti e il modo di valutazione,

I CONFERIMENTI

indicazione solo eventuale non essendo indispensabile, nelle società di persone, la

costituzione di un iniziale patrimonio sociale.

SOCI D’OPERA

7. Le a cui sono obbligati i , sempre che ve ne siano

PRESTAZIONI

8. Le secondo le quali gli e la di

NORME UTILI DEVONO ESSERE RIPARTITI QUOTA

in mancanza si applicheranno l’art 2262 che

ciascun socio negli utili e nelle perdite:

prevede l’integrale ripartizione dell’utile annuo e l’art 2263 che stabilisce le quote di

partecipazione di ciascun socio agli utili e alle perdite.

9. La della società, che sembrerebbe necessaria per la regolarità della società

DURATA

(anche se poi è ammessa la proroga tacita, che è di per sé a tempo indeterminato).

Oltre che l’atto costitutivo, vanno iscritte anche le sue successive modificazione e gli

“altri fatti relativi alla società” (es. morte, recesso o esclusione dei soci), altrimenti non

saranno opponibili ai terzi, a meno che non si provi che ne erano a conoscenza (2300). 32

IL CAPITALE SOCIALE

Nella società in nome collettivo (regolare), il capitale sociale è il VALORE IN DANARO DEI

.

CONFERIMENTI DI BENI ESEGUITI O PROMESSI DAI SOCI

È quindi una nozione diversa da quella di patrimonio sociale, il quale è formato dai beni e

dai rapporti giuridici attivi (come i crediti) facenti capo alla società (insieme delle attività e

delle passività riferibili alla società).

All’inizio della società, il capitale coincide con il valore del patrimonio sociale: nel corso della

società, mentre il capitale scoiale rimane inalterato fino a quando una modificazione

dell’atto costitutivo non ne determini l’aumento o la riduzione, il patrimonio sociale varia

di giorno in giorno.

Gli artt 2303 e 2306 sono posti a tutela dei creditori sociali: essi tendono ad assicurare

che il patrimonio sociale sia di ammontare almeno pari al capitale sociale, del quale i

creditori hanno conoscenza attraverso il registro delle imprese e sul quale, pertanto, sono

indotti a fare affidamento.

L’art 2303 vieta la “ripartizione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti”.

dei conferimenti o per liberare i soci dall’obbligo degli ulteriori

 Per attuare un rimborso

versamenti non ancora eseguiti, occorre una riduzione di capitale, ossia una

modificazione dell’atto costitutivo da iscriversi nel registro delle imprese.

L’art 2306 prevede che la deliberazione di riduzione di capitale può essere eseguita

solo dopo 3 mesi dall’iscrizione nel registro delle imprese, purché entro questo termine

nessun creditore abbia fatto opposizione.

 Il creditore sociale ha diritto di opposizione: se se ne avvale, la deliberazione di riduzione

del capitale sociale non può essere eseguita, a meno che il tribunale non la autorizzi,

previa prestazione da parte della società di una idonea garanzia.

UTILE RIPARTIBILE “se

Sempre per esigenze di salvaguardia della integrità del capitale sociale, si verifica una

perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il capitale non

2

(2303

sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente” ).

L’utile ripartibile è l’eccedenza

 del patrimonio sociale rispetto al capitale.

dell’art 2303,

In caso di violazione i soci sono tenuti a restituire le somme indebitamente

riscosse: l’obbligo di restituzione può anche essere fatto valere, in via surrogatoria, dai

creditori sociali, e ad esso si aggiunge la responsabilità (anche penale) degli amministratori.

IL DIVIETO DI CONCORRENZA DEL SOCIO

Al socio è vietato esercitare un’attività che sia concorrente con quella della società,

individualmente o partecipando come socio illimitatamente responsabile in altra società (2301):

lo scopo è quello di impedire che il socio si avvalga di notizie e conoscenze acquisite all’interno

della società per trarne profitto personale, con danno per la società.

Questo divieto è espressione del dovere di collaborazione che sussiste tra i soci.

di esercitare l’attività

Il divieto non è però inderogabile: gli altri soci possono consentirgli

se l’esercizio dell’attività

concorrente, ed il consenso si presume o la partecipazione ad altra

società preesisteva al contratto sociale, e gli altri soci ne erano a conoscenza.

La violazione del divieto comporta una duplice conseguenza: il socio può essere

condannato a risarcire il danno (c’è un illecito) ed essere escluso dalla società (c’è un grave

inadempimento).

Il divieto incombe sul socio, non sull’ex socio (receduto, escluso, che ha alienato la quota).

la dottrina ritiene applicabile all’ex socio l’art 2557

Nonostante la Cassazione sia contraria,

secondo il quale, chi aliena l’azienda deve astenersi, per 5 anni, dall’iniziare una nuova

impresa idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta: si ritiene che vi sia perfetta identità

di ratio perché, tanto nella cessione della quota societaria (e nella liquidazione della quota al

socio uscente), quanto nell’alienazione dell’azienda, una parte del prezzo pagato

dall’acquirente rappresenta il valore di avviamento, per cui il socio che, dopo l’uscita dalla

società, iniziasse un’attività concorrente, non farebbe che riprendersi ciò (o parte di ciò) che

egli ha trasferito e per cui il cessionario ha pagato un corrispettivo. 33

SCIOGLIMENTO ED ESTINZIONE DELLA SOCIETÀ

Lo SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ in nome collettivo è regolato dalle norme sulla società

semplice, integrate da alcune disposizioni specifiche: fra le cause di scioglimento

si aggiunge il “provvedimento dell’autorità governativa nei casi stabiliti dalla legge”,

ossia il provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa (procedura prevista

per le banche e le imprese di grandi dimensioni), e, salvo che la società abbia per oggetto

un’attività non commerciale, la dichiarazione di fallimento della società, che determina lo

ma non l’estinzione della società, la quale si estinguerà solo al termine della

scioglimento,

procedura fallimentare.

Chiusosi il fallimento per concordato, secondo la giurisprudenza la fase di liquidazione

riprende il suo corso normale.

Per lo SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO LIMITATAMENTE AD UN SOCIO valgono le

norme sulla società semplice, cui si aggiunge quella dell’art 2307 sullo scioglimento

provocato dall’opposizione del creditore particolare alla proroga della società.

Il creditore particolare del socio, cui è impedito di chiedere la liquidazione della quota del

socio debitore, può fare opposizione alla proroga della società, da proporsi in giudizio

entro 3 mesi dalla iscrizione della deliberazione di proroga nel registro delle imprese: il

l’opposizione se la proroga rechi pregiudizio alla realizzazione del credito

giudice accoglie

vantato dal creditore, e, in tal caso, la società deve, entro 3 mesi dalla notificazione della

del socio debitore all’opponente.

sentenza, liquidare la quota

Le medesime conseguenza si determinano nel caso di proroga tacita della società.

LIQUIDAZIONE integrate dall’art

Anche la liquidazione è regolata dalle norme sulla società semplice, 2309,

che richiede l’iscrizione nel registro delle imprese della nomina dei liquidatori, per effetto

della quale la rappresentanza della società, anche in giudizio, si trasferisce ad essi (2310).

Per le società in nome collettivo è però obbligatorio il procedimento formale di liquidazione

(facoltativo per la società semplice).

Conclusa la liquidazione, i liquidatori redigono il bilancio finale di liquidazione e il piano di riparto,

che vengono comunicati ai soci e si intendono approvati se non impugnati entro 2 mesi (2311).

L’approvazione determina un duplice : i liquidatori sono liberati nei confronti dei soci,

EFFETTO

e devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese (2312).

Se non si intende approvare il bilancio o il piano di riparto è necessario proporre nel termine

opposizione giudizialmente: ciò mostra come non si tratti di una vera e propria

“approvazione”, ma come il bilancio sia atto dei liquidatori (non già dei soci), tacitamente

formato con la mancata impugnazione.

SOPRAVVENIENZE PASSIVE

Il decorso del termine per impugnare il bilancio segna il momento di estinzione della società, e

la cancellazione dal registro delle imprese vale a rendere opponibile ai terzi l’avvenuta

ciò lo conferma l’art per il quale “dalla

estinzione: 2312, cancellazione della società i creditori

sociali che non sono stati soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il

mancato pagamento è dipeso da colpa dei liquidatori, anche nei confronti di questi”.

Con la cancellazione non esiste più, essendosi estinta la società, un patrimonio sociale

distinto dal patrimonio personale dei soci: i beni sociali formeranno oggetto di mera comunione

e i creditori sociali si troveranno sullo stesso piano dei creditori particolari dei soci.

, temendo che, siccome l’estinzione della

Senonché la società dipende

GIURISPRUDENZA

esclusivamente dalla volontà unilaterale dei soci e dei liquidatori, costoro possano voler frodare i

creditori sociali, si era orientata nel senso di ritenere che la chiusura delle operazioni di liquidazione

e la cancellazione dal registro delle imprese creerebbero solo una presunzione di estinzione,

suscettibile come tale di prova contraria: si riconosceva ai creditori sociali il diritto di agire ancora

e a costoro si imponeva l’obbligo

nei confronti della società e dei liquidatori, di ricostituire il patrimonio

sociale al fine di permettere, ai creditori i soddisfarsi su di esso, e di permettere la dichiarazione di

fallimento della società e dei soci illimitatamente responsabili.

Tuttavia la Corte costituzionale ha di recente superato tale orientamento e la stessa Cassazione

ha statuito che la cancellazione determina la definitiva estinzione della società. 34

SOCIETÀ E SOCI IN NOME COLLETTIVO

COME IMPRENDITORI COMMERICALI

La qualità di imprenditore è riconosciuta sia alla società, ossia al gruppo di soci

collettivamente considerati, sia ai soci illimitatamente responsabili, ossia a ciascuno di

essi singolarmente considerato (co-imprenditori).

Per certi aspetti, i soci sono solo collettivamente destinatari delle norme che la legge rivolge

all’ “imprenditore” (es. obbligo della tenuta delle scritture contabili), per altri aspetti invece, si

prestano ad essere singolarmente considerati come imprenditori commerciali (es. norme

sull’incapacità di agire dell’imprenditore).

FALLIMENTO DEI SOCI ILLIMITATAMENTE RESPONSABILI

La sentenza che dichiara il fallimento della società con soci a responsabilità illimitata

(società in nome collettivo, in accomandita semplice, in accomandita per azioni) produce

anche il fallimento dei soci illimitatamente responsabili, siano essi persone fisiche o

persone giuridiche (147 l. fall).

C’è una

 PLURALITÀ DI FALLIMENTI: quello della società, e quello di ciascuno dei soci

illimitatamente responsabili (il giudice delegato può nominare più comitati dei creditori).

Il fallimento della società ha per oggetto il patrimonio sociale, quello dei singoli, invece, ciò

che appartiene loro solo individualmente.

La ragione di queste distinte procedure concorsuali sta nell’esigenza di evitare che sul

patrimonio sociale possano soddisfarsi i creditori particolari dei soci:

 I creditori particolari possono soddisfarsi solo sul patrimonio personale dei soci, quindi

partecipano solo al fallimento del socio loro debitore.

 I creditori sociali partecipano al fallimento della società e, data la responsabilità illimitata

dei soci per le obbligazioni sociali, anche al fallimento di ciascuno dei soci.

Il fallimento dei soci si determina in modo automatico, senza che vi sia la necessità di

accertare la loro personale insolvenza (lo stessi vale anche per i soci occulti).

In altri paesi, come Germania e Gran Bretagna, vale il diverso principio per cui i singoli soci

falliscono solo se siano personalmente insolventi: la più rigorosa regola vigente in Italia non la

l’insolvenza della società farebbe

si può giustificare, come spesso accade, adducendo che

presumere l’insolvenza dei soci, essendo i soci obbligati a pagare i debiti sociali, in quanto

sarebbe difficilmente sostenibile per i soci occulti, che sono normalmente persone solvibilissime.

La loro automatica soggezione al fallimento mira a costringere il socio a pagare i debiti

prima della dichiarazione di fallimento della società ed al fine di evitarne il fallimento.

La norma non protegge l’interesse dei creditori, ma l’interesse

 dei soci nei loro reciproci

rapporti, in particolare l’interesse del socio insolvente ad essere salvato dal fallimento per

intervento del socio solvibile.

Molto spesso infatti il socio occulto, confidando di non essere scoperto, e sapendo che il

rischio che corre eventualmente è solo quello di essere chiamato a pagare i debiti sociali,

vista la prassi dei tribunali che mostrano una certa riluttanza ad estendergli il fallimento

sapendo di essere di fronte a persona solvibile (e talvolta notevolmente facoltosa),

si astiene dall’intervenire e lascia fallire la società e i soci palesi. 5

È poi ammesso il fallimento del socio occulto di società occulta (147 ): se, dopo la

dichiarazione di fallimento di un imprenditore individuale, si scopre che egli era in realtà

socio di una società con altri soci illimitatamente responsabili, sarà dichiarato anche il

fallimento di costoro, oltre che della società fra essi esistente. 35

FALLIMENTO DEL SOCIO CESSATO

10 l. fall., l’imprenditore che ha cessato

Ci si è a lungo domandati se l’art secondo il quale

l’esercizio dell’impresa ed è stato cancellato dal registro delle imprese può essere dichiarato

fallito entro un anno dalla cancellazione, può essere applicato anche ai soci in nome

collettivo.

In Francia ogni norma formulata pe il “commerciante” è, in linea di principio, suscettibile di

applicazione individuale ai soci in nome collettivo.

In Italia, invece, la mancanza di una norma corrispondente ha indotto gran parte della

dottrina e della giurisprudenza a negare ai soci in nome collettivo la qualità di

imprenditori commerciali: si suole dire che, essendo la qualità di imprenditore commerciale

riconosciuta alla società, essa non può spettare anche a ciascun socio. Ma il ragionamento

può essere rovesciato, e si può dire che essa è riconosciuta ai soci e che, per ciò stesso,

non spetta alla società.

Il fatto è che tale qualità spetta sia alla società sia ai soci in quanto non tutte le situazioni

giuridiche della società sono situazioni giuridiche individuali o collettive dei soci.

Era poi intervenuta la Corte Costituzionale, ponendo definitivamente termine alla questione:

al socio cessato si applicano gli artt 10 e 11 l. fall., sicché egli non potrà essere dichiarato

fallito se sia tra scorso oltre 1 anno dalla sua cessazione.

del 2005 ha introdotto nell’art 147 l. fall un 2° comma,

Infine, la riforma il quale dispone che

il fallimento del socio illimitatamente responsabile non può essere dichiarato decorso

un anno dallo scioglimento del rapporto sociale. 36

LA SOCIETÀ

5.

IN ACCOMANDITA SEMPLICE

Per essa valgono, in quanto compatibili, le norme applicabili alla società in nome collettivo.

Nelle società in accomandita semplice esiste una DUPLICE CATEGORIA DI SOCI:

 Gli ACCOMANDATARI, aventi gli stessi diritti e obblighi dei soci in nome collettivo (2318)

 Gli ACCOMANDANTI, la cui posizione differisce sotto un triplice aspetto:

2

all’amministrazione della società

- Non partecipano (2318 , 2320)

- Godono del beneficio della responsabilità limitata (2313): in termini economici,

essi corrono il solo rischio di perdere il capitale conferito, in termini giuridici, non sono

obbligati se non ad eseguire il conferimento pattuito e solo nei confronti della società.

- Sono necessariamente, quanto al conferimento, soci capitalisti: che non possano

1

essere soci d’opera si desume dall’art 2322 “la

, per il quale quota di partecipazione del

socio accomandante è trasmissibile per causa di morte”, il che presuppone, evidentemente,

la fungibilità del conferimento (riscontrabile solo nel conferimento di capitale).

Ai soci accomandanti di società in accomandita semplice si applica, in caso di fallimento

l’art 150 l. fall, ai sensi della quale

della società, il giudice delegato può, su proposta del

curatore, ingiungergli di eseguire i versamenti ancora dovuti, quantunque non sia

scaduto il termine stabilito per il pagamento: si dice può, e non già deve, perché il credito

della società verso il socio per il conferimento dovuto si presenta come un credito del fallito

e quindi, come per il recupero di ogni altro credito del fallito, l’amministrazione fallimentare

può, a propria discrezione, agire o non agire nei confronti del socio.

LA RAGIONE SOCIALE DELLA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE

La società agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno uno dei soci

accomandatari, con l’indicazione di società in accomandita semplice. (2314)

 Sono anche qui NECESSARI DUE ELEMENTI:

1. Il nome di un socio illimitatamente responsabile (non quindi di un socio accomandante)

L’indicazione di società in accomandita semplice,

2. cosicché i terzi siano avvertiti del

fatto che, prima di fare affidamento sulla responsabilità dei soci non figuranti nella

ragione sociale, dovranno accertare se si tratta di soci accomandanti o accomandatari.

“L’accomandante, il quale consente che il suo nome sia compreso nella ragione

sociale, risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidamente con i soci accomandatari

2

per le obbligazioni sociali” più che tutelare l’affidamento dei terzi (dal

(2314 ): la norma,

momento che l’accomandante risponde illimitatamente anche se i terzi sapevano che era

socio accomandante e di tutte le obbligazioni sociali, anche quelle da fatto illecito per le quali

non si pone il problema dell’affidamento), si propone di reprimere in radice i possibili abusi

che si possono commettere con il ricorso a questo tipo di società, in particolare che il socio

acquisti, all’interno della società, direzione effettiva dell’impresa e la eserciti,

la eludendo il

divieto legislativo, con il beneficio della responsabilità limitata.

dell’accomandante

Perché sorga la responsabilità illimitata è necessario che egli abbia

consentito che il suo nome fosse compreso nella ragione sociale, consenso desumibile

per sottrarsi alla responsabilità illimitata, avrà l’onere di provare di non

dalla sua tolleranza:

aver autorizzato tale inclusione, e, anzi, di averla ignorata.

L’accomandante che consente l’inclusione del suo nome nella ragione sociale o compie un

atto di amministrazione decade dal beneficio della responsabilità limitata: egli però non

se egli era l’unico

si trasforma in socio accomandatario, né la società si converte,

accomandante, in società in nome collettivo, salvo che venga accertata la sua effettiva

qualità di socio accomandatario, o la effettiva natura del rapporto sociale quale società in

nome collettivo, sulla base anche del comportamento complessivo delle parti, posto che il

nomen iuris da esse utilizzato non vincola il giudice.

La mancata indicazione del tipo di società invece vale solo a rendere irregolare la ragione

sociale, con la conseguenza che la società non potrà essere iscritta nel registro delle imprese.

37

L’ESCLUSIONE DEGLI ACCOMANDANTI

DALL’AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ 2

L’amministrazione della società può essere conferita solo ai soci accomandatari (2318 ).

 Il socio accomandante è pretermesso da qualunque attività gestoria.

2320 vieta l’ingerenza degli accomandanti nell’amministrazione della società:

L’art gli

accomandanti non possono compiere atti di amministrazioni, né trarre o concludere affari in

nome della società, pena la responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte e

obbligazioni sociali (senza possibilità di regresso nei confronti degli accomandatari),

oltre che l’esclusione società a norma dell’art 2286, l’ingerenza

dalla a meno che

dell’accomandante sia stata consentita dagli altri soci.

“i soci accomandanti possano

Il 2° comma ammette invece che prestare la loro opera sotto la

direzione degli amministratori”: giudica fra loro compatibili la qualità di socio accomandante e di

lavoratore subordinato della società.

È poi consentito agli accomandanti di agire in nome della società, pur conservando il beneficio

della responsabilità limitata, in forza di PROCURA SPECIALE per singoli affari: è così vietato,

l’accomandante

implicitamente, che posse agire come insitore o mandatario generale della

società, in forza cioè di una procura generale.

Se l’accomandante agisce in forza di procura degli amministratori, gli atti da lui compiuti

impegnano la società: ne risponderà la società, se il patrimonio sociale è insufficiente, i soci

accomandatari, e, se ha agito in forza di una procura generale, decadendo così dal beneficio

della responsabilità limitata, anche l’accomandante.

l’accomandante ha agito senza procura l’atto

Se, invece, (falsus procurator), da lui compiuto

(salvo che ratifichi l’atto):

dovrà considerarsi nullo, la società non ne sarà vincolata ne

risponderà, a titolo di risarcimento danni, solo l’accomandante che l’ha compiuto.

nell’amministrazione,

Egli poi, essendosi ingerito assumerà la responsabilità illimitata e solidale

per tutte le obbligazioni sociali.

L’atto costitutivo può solo concedere, ai soci accomandanti, di “dare autorizzazione e

pareri per determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza”: non può,

una partecipazione all’amministrazione

invece, permettere ai soci accomandanti eccedente

tali limiti, e, se lo fa, il giudice potrà modificare la qualificazione giuridica del rapporto sociale,

non essendo egli vincolato dal nomen iuris dato dalle parti al rapporto contrattuale.

Il DIVIETO DI INGERENZA è posto a tutela di molteplici ordini di interesse:

 L’interesse dei soci a che l’impresa sia amministrata solo da chi, essendo esposto ad un

illimitato rischio, offra la garanzia di una responsabile amministrazione

 L’interesse dei creditori della società, i quali possono esser indotti a scambiare per

accomandatario l’accomandante munito di procura generale ed a fare affidamento sulla

sua personale responsabilità

 L’interesse dell’intera collettività, ad un responsabile esercizio dell’attività economica,

garantito solo dalla necessaria correlazione fra esercizio del potere economico e

assunzione di un rischio illimitato.

Se questa è la ragione politica del divieto di ingerenza, si comprende poi come

l’accomandante violi il divieto e decada dal beneficio della responsabilità limitata anche se

compia atti di sola limitazione interna, senza entrare quindi in rapporto con i terzi, e anche

se compia un solo atto di amministrazione, quale che sia la sua importanza.

l’assunzione di una

Il compimento di un solo, sporadico, atto, comporta illimitata responsabilità

dell’accomandane a tutte le

per tutte le obbligazioni sociali e il conseguente assoggettamento

conseguenze collegate a tale qualità (compresa quella della personale soggezione al

fallimento), mentre non comporta la conversione della sua posizione contrattuale di socio

accomandante in socio accomandatario.

PERÒ, se l’ingerenza dell’accomandante nell’amministrazione si manifesti con caratteri e

intensità tali da apparire un vero e proprio dominio della società, si porrà un

problema di qualificazione del rapporto contrattuale: il sedicente accomandante potrà

o, se egli era l’unico accomandante,

essere qualificato dal giudice come socio accomandatario

il contratto sociale potrà essere qualificato come contratto di società in nome collettivo. 38


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliabertaiola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Meruzzi Giovanni.

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