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parte di coloro che posseggono azioni cui si riferisce il patto parasociale,con l’annullabilità della deliberazione in caso di

esercizio del voto,se determinante per l’adozione stessa. La dichiarazione in assemblea può essere fatta da qualunque

soggetto parte del patto,o dal presidente che lo rappresenta, oppure da parte del presidente dell’assemblea. Se l’assemblea e’

d’accordo si può procedere alla lettura di un estratto del patto .Per le società con azioni quotate e’ prevista anche la

comunicazione del patto alla Consob,entro 5gg dalla stipulazione,la pubblicazione per estratto sulla stampa quotidiana

entro 10 gg dalla stipulazione e il deposito presso il registro delle imprese entro 15gg dalla stipulazione. Per quanto

riguarda la natura dei patti parasociali,essi sono accordi di natura contrattuale, distinti ma collegati al regolamento

societario dell’atto costitutivo e dello statuto,che in autonomia negoziale disciplinano interessi e comportamenti di soci nei

rapporti societari,senza spiegare direttamente effetti nei confronti della società. Sono contratti di natura associativa che

tendono ad incidere sui rapporti societari; sono integrativi ed accessori al regolamento societario,ma l’efficacia del patto

ha come presupposto l’avvenuta perfezione del procedimento costitutivo della società, e il patto si risolve se la società si

estingue.

Conferimenti. Socio moroso.

I conferimenti sono gli apporti obbligatori che,in fase di costituzione o di aumento di capitale non gratuito, i soci

assumono ai fini della formazione del patrimonio della società imputato a capitale. La somma del valore dei conferimenti

rappresenta il capitale sociale nominale della società. I conferimenti possono essere:in denaro,beni in natura e crediti; non

possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi,date le difficoltà di una valutazione oggettiva.

Il modello legale attribuisce preferenza ai conferimenti di liquidità: il conferimento deve farsi in denaro,se non e’ disposto

diversamente nell’atto costitutivo(quindi i conferimenti in natura e i crediti devono essere espressamente previsti).Almeno

il 25% dei conferimenti in danaro deve essere versato presso una banca all’atto della sottoscrizione(nel caso di società

unipersonale deve essere versato l’intero ammontare). Se non c’e’ esecuzione dei pagamenti, il socio moroso non e’

legittimato al voto in assemblea,inoltre sono previsti dei provvedimenti da parte degli amministratori volti a garantire la

corretta ricostruzione del patrimonio e, al tempo stesso a tutelare quanto possibile la posizione del socio. Gli

amministratori devono:1)trascorsi 15 gg dal termine dell’esecuzione pubblicare una diffida in G.U., 2) possono stabilire se

conviene agire nei confronti del socio,oppure offrire le azioni ad altri soci in proporzione della loro partecipazione,

3) se non ricevono offerte possono far vendere le azioni a spese del socio tramite una banca o un intermediario,

4)se la vendita non riesce possono dichiarare decaduto il socio,trattenendo dai suoi versamenti le somme riscosse,salvo ad

agire per il risarcimento in caso di maggiori danni,

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5)se le azioni non possono essere rimesse in circolazione entro l’esercizio in cui e’ stata pronunciata la decadenza devono

estinguere le azioni e procedere, perché la società riduca corrispondentemente il capitale sociale. Se ci sono conferimenti in

natura e di crediti, per la certezza delle garanzie patrimoniali della società, si prevede che le azioni corrispondenti ai beni e

ai crediti,devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione;quindi il socio deve immediatamente

attribuire alla società la titolarità e la disponibilità del bene conferito. Per salvaguardare il patrimonio sociale e’ prevista

una disciplina della stima dei conferimenti in natura e dei crediti. La competenza territoriale del tribunale che designa

l’esperto deve essere quello del circondario dove ha sede la società. L’esperto ha l’obbligo di descrivere i beni o i crediti

conferiti e di attestare che il loro valore e’ almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale

sociale ,nonché i criteri di valutazione seguiti. E’ anche prevista una responsabilità dello stimatore,egli risponde dei danni

causati alla società,ai soci e ai terzi. La relazione di stima deve essere allegata all’atto costitutivo. Entro 180 gg. gli

amministratori devono controllare le valutazioni della relazione di stima,e se ci sono fondati motivi devono procedere alla

revisione della stima;per le società quotate e’ prevista anche una competenza dei sindaci a maggior garanzia dell’effettività

del capitale sociale a tutela dei terzi. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni che corrispondono

ai conferimenti sono inalienabili e restano depositate presso la società(non e’ previsto nulla circa l’alienazione nonostante

il divieto).Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il

conferimento,la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale,annullando le azioni che risultano scoperte e, il

socio in questo caso o può rimanere in società versando la differenza in denaro,oppure può uscire dalla società con il

recesso. Quindi il bene conferito dal socio recedente non resta acquisito alla società, egli ha il diritto alla restituzione del

conferimento in natura (è stato comunque stabilito che la restituzione avvenga solo se è possibile in tutto o in parte ).

Gli acquisti della società da promotori, fondatori, soci……

Se la società acquista beni o crediti di promotori, fondatori, soci o amministratori nei due anni dall’iscrizione della società

nel registro delle imprese per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, vige una disciplina particolare

(questo per evitare l’elusione della stima).

In questi casi l’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria, ed è previsto che l’alienante presenti una

relazione giurata di un esperto, che a sua volta deve essere designato dal tribunale del circondario dove ha sede la società.

Questa relazione deve contenere: la descrizione dei beni o dei crediti, il valore ha ciascuno di essi attribuito, i criteri di

valutazione seguiti, l’attestazione che questo valore non è inferiore al corrispettivo. La relazione deve essere depositata

nella sede della società durante 15 gg. che precedono l’assemblea, per consentire ai soci di prenderne visione. Inoltre è

prevista la responsabilità solidale degli amministratori e dell’alienante per i danni causati alla società, ai soci e ai terzi

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dall’inosservanza della disciplina. La disciplina non si applica agli acquisti effettuati a condizioni normali nell’ambito

delle operazioni correnti della società.

Le prestazioni accessorie

È escluso il conferimento di opere e servizi, ma il socio può eseguire prestazioni accessorie alla sua partecipazione non

consistenti in denaro (possono anche consistere nella propria attività di lavoro subordinato); non si tratta di conferimenti

imputabili a capitale, ma di apporti di natura diversa. L’atto costituivo disciplina il contenuto di questi obblighi, la loro

durata, le modalità di svolgimento i relativi compensi e le sanzioni in caso di inadempimento. Queste prestazioni sono solo

collegate al rapporto societario. CAPITOLO TERZO

AZIONI E ALTRI STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI

L’azione ha 3 significati: 1) è una frazione o quota del capitale sociale, 2) è il complesso unitario di posizioni giuridiche

soggettive, 3) è un titolo documentale in funzione della circolazione delle frazioni di capitale e delle posizioni soggettive.

Fermo restando che deve esistere una categoria di Azioni con diritto di voto in tutte le assemblee (per almeno la metà del

capitale sociale), è riconosciuta allo statuto la libertà di creare azioni e strumenti finanziari partecipativi con

caratteristiche diverse; è anche prevista una tipicità degli strumenti finanziari partecipativi nel senso che l’azione

rappresenta tipicamente una quota di capitale e quindi ad essa corrisponde un conferimento a capitale. La partecipazione

sociale è rappresentata da azioni ma nell’ambito del riconoscimento dell’autonomia privata è stato consentito che lo

statuto possa escludere l’emissione dei titoli azionari o utilizzare diverse tecniche di legittimazione e circolazione (salvo

leggi speciali). La riforma del 2003 ha introdotto le azioni senza valore nominale queste vengono chiamate “azioni senza

indicazione del valore nominale”,in quanto anche esse hanno un valore nominale (cd. valore contabile), ma questo valore è

inespresso e corrisponde al valore ottenuto dalla divisione del capitale per il numero complessivo delle azioni. La funzione

delle azioni senza valore nominale risiede in esigenze di semplificazione della vita societaria. Il valore nominale del

capitale sociale differisce dal valore patrimoniale che è rappresentato dal valore reale commisurato all’effettivo ammontare

del patrimonio, ma differisce anche dal valore di mercato che è costituito dal valore che deriva da una valutazione del

prezzo di realizzo in caso di vendita. A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte di capitale

sociale sottoscritta, per un valore non superiore a quello del suo conferimento. È possibile però (nell’ambito dell’autonomia

privata) prevedere nell’atto costitutivo una diversa assegnazione delle azioni, cioè dopo aver emesso le azioni in

proporzione dei conferimenti, si possono distribuire le azioni in modo non proporzionale, in base a un accordo tra soci che

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rinunciano ad una parte di azioni con quelli che ne ricevono un numero maggiore.

Principio di indivisibilità. La singola azione è caratterizzata dalla sua indivisibilità. In caso di comproprietà di un’azione

il gruppo deve esercitare i diritti azionari in modo unitario. Nel caso di comproprietà i diritti devono essere esercitati da un

rappresentante comune e, dal lato passivo i comproprietari sono solidalmente responsabili per le obbligazioni derivanti

dalla comproprietà. Se non c’è la nomina del rappresentante comune, la società è autorizzata ad indirizzare comunicazioni

e dichiarazioni ad uno dei comproprietari con efficacia per tutti gli altri. La nomina del rappresentante comune avviene a

maggioranza dei comproprietari, secondo le rispettive quote di partecipazione e se non si forma la maggioranza si ricorre

all’autorità giudiziaria (questo perché se c’è il veto di uno dei partecipanti potrebbe paralizzare la gestione del bene

comune).

Per quanto riguarda le categorie di azioni c’è un largo riconoscimento dell’autonomia privata nella determinazione del

contenuto delle partecipazioni. La società nei limiti imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle

varia categorie (le categorie di azioni non costituiscono un numero chiuso). È rimesso all’autonomia societaria definire le

categorie e i relativi diritti, nel senso che se ad ogni azione è attribuito il diritto a una parte proporzionale degli utili netti

e del patrimonio netto che risulta dalla liquidazione, sono comunque fatti salvi i diritti stabiliti a favore di speciali

categorie di azioni. In linea generale ogni azione attribuisce diritto di voto, ma lo statuto può prevedere azioni senza d. di

voto o a voto limitato, purché all’interno della stessa categorie tutte le azioni abbiano uguali diritti: le azioni devono

essere di uguale valore e conferiscono ai loro possessori uguali diritti. Si possono tuttavia creare con lo statuto o con

successive modificazioni di questo, categorie di azioni fornite di diritti diversi anche per quanto concerne l’incidenza delle

perdite. In tal caso, la società nei limiti imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle azioni delle

varie categorie. Tutte le azioni appartenenti ad una medesima categoria, forniscono uguali diritti. Inoltre se lo statuto lo

prevede possono essere emesse speciali categorie di azioni, con norme particolari riguardo alla forma, al modo di

trasferimento ed ai diritti spettanti (dai quali però non può essere esclusa l’assegnazione di utili)è possibile però escludere

il diritto di voto. È anche prevista la categoria delle azioni correlate, qui i diritti patrimoniali sono correlati all’andamento

di un settore e l’azione non rappresenta un diritto di partecipazione ai risultati economici dell’intera impresa. Se il settore

ha avuto un risultato negativo, ma la società nel suo complesso ha prodotto utili, le azioni correlate non attribuiscono

alcun diritto; lo stesso risultato si ottiene se il settore ha prodotto utili ma la società ha subito perdite tali da annullare gli

utili.

Quindi non possono essere distribuiti utili per singoli settori aziendali se la società nel suo complesso non ha prodotto utili.

Le azioni correlate sono vantaggiose se in un determinato esercizio gli utili prodotti dal settore sono proporzionalmente

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superiori agli utili generali della società. È prevista una rendicontazione separata (da allegare al bilancio della società )

secondo le modalità stabilite dai soci, in quanto è lo statuto che stabilisce criteri di individuazione dei costi e dei ricavi

imputabili al settore sono anche previste le azioni riscattabili, per le quali lo statuto preveda un potere di riscatto da parte

della società o dei soci. Queste azioni sono strumento utile soprattutto per i rapporti extrasociali, lavori o forniture (una

volta terminata l’esecuzione delle prestazioni ). Il riconoscimento dell’autonomia privata è significativo anche per

l’aspetto del diritto di voto; le azioni possono anche essere senza diritto di voto, esso può anche essere limitato a

particolari argomenti, le azioni possono attribuire il diritto di voto subordinato a particolari condizioni non meramente

potestative (come nel caso che i dividenti non siano distribuiti per alcuni esercizi ). Tuttavia le azioni con limitazione di

voto non possono superare la metà del capitale sociale (ciò per evitare la concentrazione del potere assembleare a favore di

una minoranza del capitale sociale ). È prevista la possibilità (per le sole società che non fanno ricorso al mercato del

capitale di rischio) che il voto sia limitato ad una misura massima o disponendo scaglionamenti (cd. voto scalare). Per

quanto riguarda il d. di voto nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, la normativa è diversa (non è

previsto il voto scalare). Particolari tipi di azioni, sono le azioni di risparmio per le società con azioni quotate. In questi

casi gli azionisti non sono interessati alla gestione, ma al rendimento della partecipazione. Per le azioni di risparmio

domina l’autonomia privata; l’atto costitutivo determina il contenuto, le condizioni, le modalità di esercizio, il diritto di

conversione, la spettanza del diritto di opzione in caso di aumento del capitale a pagamento. Le azioni di risparmio

possono essere emesse al portatore (tranne quelle dei sindaci, amministratori), sono prive del d. di voto sia nelle assemblee

ordinarie che quelle straordinarie (non vengono infatti computate nel calcolo dei quorum deliberativi e costitutivi). Il

capitale rappresentato dalle azioni di risparmio e delle altre azioni con voto limitato non può superare la metà del capitale

sociale. Gli azionisti di risparmio, all’interno della società, rappresentano un gruppo organizzato per la difesa dei propri

interessi; hanno un assetto organizzativo composto da un’assemblea speciale e da un rappresentante comune. L’assemblea

nomina il rappresentante e l’azione di responsabilità nei suoi confronti, nonché sulle deliberazioni dell’assemblea generale

che pregiudichi i diritti di categoria. Al rappresentante degli obbligazionisti. L’autonomia statuaria può anche attribuire

al rappresentante comune e all’assemblea ulteriori poteri a tutela degli interessi dei possessori delle azioni di risparmio.

Vincoli delle azioni. Le azioni possono anche essere sottoposte a vincoli: a pegno, concesse in usufrutto, assoggettate a

sequestro. Il pegno si costituisce mediante annotazione del vincolo sul titolo e sul libro soci (fermo restando che gli effetti

nei confronti della società si producono con l’annotazione nel libro dei soci), il d. di voto spetta (salvo convenzione diversa)

al creditore pignoratizio o all’usufruttuario, nel sequestro spetta al custode.

Per quanto riguarda la circolazione, i titoli azionari possono essere nominativi o al portatore (questi ultimi non possono

essere emessi fino a che le azioni non sono interamente liberate). I titoli azionari devono indicare: 1) la denominazione e la

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sede della società (non la durata la cui indicazione non è più obbligatoria nell’atto costitutivo), 2) la data dell’atto

costitutivo e della sua iscrizione e l’ufficio del registro delle imprese dove la società è iscritta, 3) il valore nominale delle

azione e in mancanza il numero complessivo delle azioni emesse, nonché l’annotare del capitale sociale, 4) l’ammontare dei

versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate, 5) i diritti e gli obblighi particolari inerenti ai titoli.

I titoli devono essere sottoscritti da uno degli amministratori. Importanti novità sono state introdotte per quanto riguarda

la legittimazione all’esercizio dei diritti. È stato confermato a livello societario per le azioni al portatore ciò che è previsto

per i titoli al portatore: le azioni si trasferiscono con la consegna del titolo. Per l’azioni nominative: si trasferiscono

mediante girata autenticata da un notaio, agente di cambio, funzionario di banca. Da tenere presente che, mentre per i

titoli nominativi in generale il trasferimento mediante girata non ha efficacia nei confronti dell’emittente fino a che non

ne sia stata fatta annotazione nel registro il giratario delle azioni è invece legittimato ad esercitare diritti sociali anche

senza l’iscrizione nel libro soci, perché si dimostri possessore in base a una serie continua di girate, restando salvo

l’obbligo della società di aggiornare il libro dei soci. Dunque con la sola girata sul titolo si può procedere anche ad una

successiva alienazione senza bisogno dell’intervento della società che annoti ogni volta il trasferimento sul libro soci. Per il

trasferimento delle azioni nominative con mezzo diverso dalla girata è previsto il regime tipico del trasferimento nei titoli

nominativi, per il quale occorre procedere alla doppia annotazione sul titolo e sul registro dell’emittente a cura e sotto la

responsabilità (cd. transfert). Il transfert può essere richiesto sia dall’alienante che dall’acquirente; se è richiesto

dall’alienante questi deve provare la propria identità e la propria capacità di disporre mediante certificazione di notaio,

agente di cambio ecc., se è chiesto dall’acquirente questi deve esibire il titolo dimostrare il suo diritto mediante atto

autentico.

Azioni dematerializzate. Si ha quando le azioni di società quotate non possono più essere materialmente emesse ma sono

rappresentate da scritturazioni contabili all’interno di un sistema di gestione accentrata (praticamente i titoli cartacei

sono sostituiti da scritture contabili tenute presso un depositario). Il trasferimento di tali azioni si opera mediante

scritturazione su conti a ciò destinati e, se le azioni sono nominative la scritturazione sul conto equivalente alla girata e

dà quindi la legittimazione ad esercitare i diritti sociali, fermo l’obbligo della società di aggiornare il libro dei soci. Nel caso

in cui sussistono i titoli, l’azionista li deposita presso un intermediario autorizzato, il quale ha facoltà in virtù di clausola

approvata per iscritto, di subdepositarli (apponendo girata in caso di titoli nominativi) presso la società di gestione

accentrata. La legittimazione all’esercizio dei diritti spetta al titolare depositante, dopo aver esibito i certificati di

partecipazione al sistema. Rimane fermo l’obbligo di annotazione nel libro soci e a tal fine la società di gestione accentrata

comunica alla società emittente le azioni ad essa girate per le conseguenti annotazioni. In caso di assenza del titolo sin

dall’origine (demater. totale) la circolazione è un po’ diversa; il trasferimento avviene per il tramite di intermediari

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autorizzati a norma del T.U.F. a nome dei quali la società di gestione accende conti di registrazione dei nuovi movimenti;

gli stessi intermediari registrano le azioni, i trasferimenti, gli atti di esercizio ed i vincoli in conti separati. Anche nelle

azioni dematerializzate (che sono quelle fondate su scritture contabili che si avvalgano del supporto informatico) è

possibile una scissione tra la titolarità e la legittimazione ai diritti. La titolarità è la situazione soggettiva del

proprietario e si ottiene con un valido negozio di trasferimento dei diritti per il tramite dell’intermediario. La

legittimazione si ha con il possesso dei certificati e quindi a seguito della registrazione telematica dei movimenti degli

strumenti finanziari sui conti dell’intermediario autorizzato. Una volta che ha ottenuto la registrazione, il titolare del

conto (l’azionista) ha la legittimazione piena ed esclusiva all’esercizio dei diritti. Tra i compiti dell’intermediario c’è quello

di segnalare all’emittente i nominativi degli aventi diritti sulle azioni ai fini degli adempimenti a carico dell’emittente.

L’intermediario è responsabile sia verso l’azionista (per i danni derivanti dall’esercizio delle attività di trasferimento) che

verso l’emittente (per gli obblighi di certificazione, segnalazione ed annotazione).

Limiti statuari alla circolazione.

Lo statuto della società può sottoporre il trasferimento delle azioni nominative a particolari condizioni anche in caso di

mancata emissioni dei titoli azionari (2355 bis). Le particolari condizioni possono essere poste sia attraverso clausole di

gradimento, sia attraverso clausole di prelazione. Per le clausole di gradimento (se lo statuto prevede che il trasferimento è

sottoposto al mero gradimento degli organi sociali o degli altri soci), la clausola statutaria è inefficace se non prevede a

carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto oppure il diritto di recesso dell’ambiente. Questo perché, le

clausole di gradimento sono quelle che statutariamente attribuiscono discrezionalità nell’ambito di approvazione del

trasferimento delle azioni da un socio a un terzo; di conseguenza colui che verrebbe alienare le sue azioni resterebbe

vincolato a vita nella società, ed ecco perché il legislatore ha stabilito il vincolo dell’inefficacia. Nello statuto sono anche

previste particolari condizioni per il trasferimento anche in caso di successione a causa di morte, con applicazione della

disciplina sulle clausole di mero gradimento. Se la clausola limitativa non è di mero gradimento, ma si riferisce ad interessi

oggettivi e specifici (ad. es. caratteristiche personali dei soci) essa è legittima e quindi il socio alienante deve ricercare un

acquirente che abbia le caratteristiche richieste dalla disposizione statutaria. Il trasferimento delle azioni può anche essere

sottoposto dallo statuto alla prelazione degli altri soci. La clausola di prelazione, a differenza della clausola di gradimento

non è sottoposta a particolari limiti, e per essa opera solo la disposizione che le limitazioni al trasferimento devono

risultare dal titolo (i trasferimenti a titolo gratuito non sono assoggettate a clausole di prelazione). Tutte le clausole,

poiché sono poste nello statuto, hanno efficacia reale e in caso di violazione l’acquirente non è legittimato ad esercitare i

diritti sociali. Per ogni tipo di trasferimento è previsto che lo statuto può evitare il trasferimento delle azioni per un

periodo non superiore a 5 anni dalla costituzione della società. Inoltre per garantire la max trasparenza i titoli azionari

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devono portare l’indicazione dei limiti alla circolazione; i limiti alla circolazione non riguardano le società che fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio.

Acquisto di azioni proprie della società. Non ci sono preclusioni di principio a che la S.p.A. detenga azioni proprie

(partecipazioni al proprio capitale) però, poiché può essere pericoloso sia per i terzi che per i soci (mina l’effettività del

patrimonio sociale in quanto le azioni della società, gestite dagli amministratori potrebbero essere amministrate a

vantaggio degli stessi o di alcuni soci) sono stati posti dei limiti prima di tutto a garanzia del capitale sociale. La società

può utilizzare per l’acquisto solo utili distribuibili e riserve disponibili che risultano dall’ultimo bilancio regolarmente

approvato, possono essere acquistate solo azioni interamente liberate e il valore nominale delle azioni acquistate non può

eccedere la decima parte del capitale sociale. Per quanto riguarda le condizioni a tutela dei soci, l’acquisto deve essere

autorizzato dall’assemblea che ne fissa le modalità, indica il numero max delle azioni da acquistare, la durata non

superiore ai 18 mesi. Per le società quotate gli acquisti devono essere fatti tramite offerta pubblica di acquisto o di scambio,

oppure sul mercato. Gli acquisti compiuti violando questi limiti sono validi, ma le azioni devono essere alienate entro 1

anno dall’acquisto; in caso contrario la società deve procedere senza indugio al loro annullamento e deve ridurre il capitale.

Il legislatore ha previsto una serie di casi speciali di acquisto di azioni proprie a cui non si applica questa disciplina: 1) se

c’è una delibera dell’assemblea di ridurre il capitale (mediante riscatto e annullamento delle azioni), 2) a titolo gratuito se

le azioni sono interamente liberate, 3) per effetto di successione universale o di fusione o scissione, 4) quando c’è esecuzione

forzata per il soddisfacimento di un credito della società, e sempre che le azioni siano interamente liberate. Una disciplina

analoga a quella prima vista, si applica anche per i casi di acquisto da parte di società controllante; il legislatore considera

il gruppo basato sul controllo come una impresa unitaria nella quale le azioni o quote delle società controllanti possedute

dalle società controllate rilevano come partecipazioni proprie delle stesse società controllanti.

Per quanto riguarda la sottoscrizione delle proprie azioni c’è il divieto assoluto (tranne che in caso di esercizio del diritto

di opzione inerente ad azioni proprie). Le azioni proprie sottoscritte in nome della società in violazione del divieto si

intendono sottoscritte e devono essere liberate dai promotori e dai soci fondatori, o in caso di aumento di capitale, dagli

amministratori (questo non si applica a chi dimostra di essere esente da colpa). Le azioni proprie sottoscritte in nome

proprio ma per conto della proprietà sono considerate come sottoscritte a tutti gli effetti per conto del sottoscrittore (questi

sarà titolare delle azioni ed obbligato ad eseguire i conferimenti). La stessa disciplina si applica in caso di sottoscrizioni di

azioni o quote della controllante da parte della controllata.; è anche fatto divieto alle società di costituire o aumentare il

capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni.

Controllo e collegamento.

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Sono considerate società controllate: 1) le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili

nell’assemblea ordinaria (è un controllo di diritto, la controllante ha una maggioranza per esercitare un’influenza

dominante sull’assemblea ordinaria ad. es. nomina e revoca degli amministratori), 2) le società in cui un’altra società

dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (è un controllo di fatto, la

controllante ha il potere di decidere in assemblea ordinaria a causa del disinteresse degli altri azionisti), 3) le società che

sono sotto l’influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa (in questo caso il

controllo si esercita indipendentemente da una partecipazione, ma per il fatto che una società è in una posizione di

soggezione nei confronti di un’altra in ragione di un contratto). Diverse sono le società collegate, in questo caso non c’è

una influenza dominante, ma un’influenza notevole.

L’assunzione di partecipazioni in altre imprese.

È in linea di principio lasciata all’autonomia societaria, ci sono però dei limiti: Prima di tutto l’assunzione delle

partecipazioni è vietata se per la misura e per l’oggetto della partecipazione ne risulta sostanzialmente modificato

l’oggetto sociale determinato nello statuto. Questo limite opera quando all’oggetto sociale si sostituisce o si aggiunge in

modo rilevante una nuova e diversa attività. Sono esclusi dal divieto: 1) i casi in cui la società pur acquistando in notevole

misura partecipazioni in altra società, non svolga attività di gestione delle partecipazioni, mantenendo la sua originaria

attività operativa; 2) i casi in cui l’oggetto sociale consiste proprio nell’assunzione di partecipazioni in altre imprese. La

violazione del divieto comporta la responsabilità degli amministratori. In caso di società con azioni quotate c’è una

particolare disciplina prevista per gli incroci tra società. Se entrambe le società sono quotate, una società non può avere più

del 2% delle azioni con diritto di voto di un’altra società se quest’ultima già partecipa alla prima in misura superiore al

2%. Se una sola delle società è quotata questa può possedere sino al 10% delle azioni con diritto di voto della non quotata,

fermo il tetto del 2%. La società che ha superato il limite successivamente non può esercitare il diritto di voto inerente le

azioni o quote eccedenti, e deve alienare l’eccedenza entro un anno dalla data in cui ha superato il limite.

CAPITOLO QUARTO

L'ASSEMBLEA.

Organo necessario della S.p.A. è l'assemblea.

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L'assemblea è composta da soci che vi intervengano in proprio o per delega, la sua funzione consiste nella formazione della

volontà sociale nella materia espressamente determinate dalla legge o dallo statuto. La sua attività si svolge con metodo

collegiale ed in base al principio di maggioranza. L'assemblea si riunisce in sede ordinaria e in sede straordinaria.

L'assemblea ordinaria:

1) approva il bilancio,

2) nomina e revoca gli amministratori, nomina i sindaci, il presidente del collegio sindacale,

3) determina il compenso degli amministratori e dei sindaci (se non è stabilito dallo statuto),

4) delibera sulla responsabilità degli amministra e dei sindaci,

5) delibera sulle autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori (fermo

restando in ogni caso la responsabilità degli amministratori per gli atti compiuti),

6) approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari.

L'assemblea ha anche competenze in materia gestionale come: autorizzazione all'acquisto di beni o crediti di promotori,

l'autorizzazione all'acquisto e le modalità di alienazione di azioni proprie, delibera sulla distribuzione degli utili,

deliberazione di riduzione del capitale per perdite (nelle società con amministrazione dualistica le cose sono diverse). Per

quanto riguarda l'assemblea straordinaria la riforma del 2003 ha portato innovazioni di notevole portata. E' stata

mantenuta sia la competenza per quanto riguarda le modificazioni dello statuto, sia la nomina, sostituzione e poteri dei

liquidatori. Inoltre l'assemblea straordinaria delibera su ogni altra materia espressamente attribuita alla sua competenza,

dalla legge. Alcune materie di competenza dell'assemblea straordinaria sono delegabili dallo statuto alla competenza

dell'organo amministrativo, del consiglio di sorveglianza o del consiglio di gestione (gli aumenti di capitale, istituzione e

soppressione di sedi secondarie, l'indicazione di quali tra gli amministratori hanno la rappresentanza della società, la

riduzione del capitale in caso di recesso del socio). Accanto all'assemblea generale dei soci, sono previste assemblee speciali:

1) se esistono diverse categorie di azioni,

2) se la società ha emesso strumenti finanziari forniti di diritti partecipativi amministrativi; in questi casi l'assemblea

speciale (che è composta dagli azionisti della categoria o dai titolari degli strumenti finanziari) delibera nel caso in cui le

deliberazioni dell'assemblea generale pregiudicano i diritti della categoria; dunque in questo caso le deliberazioni

dell'assemblea generale dei soci devono, a pena d'invalidità, essere approvate anche dall'assemblea speciale. All'autonomia

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privata è dato spazio anche nella delicata fase della convocazione; se lo statuto non prevede diversamente, l'assemblea deve

essere convocata nel comune dove ha sede la società (se però lo statuto lo prevede è possibile anche la convocazione in

edificio diverso da quello della sede legale, è anche possibile partecipare all'assemblea ed esercitare il proprio voto con mezzi

di telecomunicazioni e per corrispondenza). L'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l'anno, entro

120 gg dalla chiusura dell'esercizio sociale, ma lo statuto può anche prevedere un termine inferiore. Lo statuto può anche

prevedere un termine maggiore non superiore però a 180 gg nel caso di società tenute alla redazione del bilancio

consolidato, oppure quando ci sono particolari esigenze relative alla struttura e all'oggetto della società (in questi casi gli

amministratori devono segnalare i nominativi di tale dilazione).

La convocazione è fatta dagli amministratori o dal consiglio di gestione attraverso avviso che deve contenere l'indicazione

del giorno, dell'ora, e del luogo dell'adunanza, nonché l'elenco delle materie da trattare. Nell'avviso si può anche indicare il

giorno della seconda convocazione; per le società quotate, nell'ambito di assemblea straordinaria (anche se lo statuto non lo

prevede) se i soci intervenuti in seconda convocazione non rappresentano, la parte, del capitale necessaria per la regolare

costituzione, l'assemblea può di nuovo essere convocata entro 30 gg (terza convocazione). L'avviso della convocazione,

deve essere pubblicato nella G.U. almeno 15 gg prima, tuttavia sono consentite (se previste dallo statuto) altre forme di

pubblicità come la pubblicazione su un quotidiano (sempre 15 gg prima); per le società che non fanno ricorso al mercato del

capitale di rischio, lo statuto può anche consentire la convocazione mediante la comunicazione dell'avviso con altri mezzi

che garantiscono la prova dell'avvenuto ricevimento almeno 8 gg prima dell'assemblea. L'ordine del giorno indica glia

argomenti da trattare è deve essere analitico e chiaro. Ci sono però due eccezioni:

1) si può deliberare su materie strettamente legate a quelle previste,

2) si può discutere e deliberare la promozione dell'azione di responsabilità degli amministratori, anche se non è prevista

nell'ordine del giorno se però l'assemblea è stata convocata per deliberare sul bilancio, e la responsabilità riguardi fatti di

competenza dell'esercizio cui il bilancio si riferisce.

In mancanza delle formalità suddette, l'assemblea si reputa regolarmente costituita se è totalitaria e quindi quando è

rappresentato l'intero capitale sociale ed è presente la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di

controllo, tuttavia ciascuno dei partecipanti può opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga

sufficientemente informato. La convocazione può avvenire ogni volta che gli amministratori la ritengano opportuna (è

comunque obbligatoria almeno una volta l'anno per l'approvazione del bilancio), nonché quando le sia fatta domanda da

tanti soci che rappresentino almeno il decimo del capitale sociale o la minore percentuale prevista dallo statuto. I quorum

assembleari rappresentano la percentuale di capitale sociale richiesta per la valida costituzione dell'assemblea (quorum

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costitutivo) e la percentuale di capitale o di voti richiesta per l'approvazione della deliberazione (quorum deliberativo). Nel

calcolo del quorum costitutivo dell'assemblea ordinaria non si tiene conto dell'azioni prive del diritto di voto

nell'assemblea, mentre per tutte le assemblee si calcolano le azioni per le quali il diritto di voto non può essere esercitato

(come ad es. l'azioni del socio moroso). Per quanto riguarda invece il quorum deliberativo di tutte le assemblee gli astenuti

volontariamente o coloro che esprimono un voto invalido vengono comunque computati. I quorum sono diversi a seconda

che si ratti di assemblea ordinaria o straordinaria. L'assemblea ordinaria in prima convocazione è regolarmente costituita

con l'intervento di almeno la metà del capitale sociale (quorum costitutivo); essa delibera a maggioranza assoluta a meno

che lo statuto richieda una maggioranza più elevata (quorum deliberativo). Nella seconda convocazione dell'assemblea

ordinaria ( e nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, anche nella terza convocazione) non sono

previsti né quorum costitutivi, né deliberativi: l'assemblea può deliberare qualunque sa la parte di capitale rappresentata.

L'assemblea straordinaria in prima convocazione delibera con il voto favorevole di più della metà del capitale sociale (salvo

che lo statuto non richieda una maggioranza più elevata); il quorum costitutivo e deliberativo coincidono nel senso che,

essendo previsto solo il quorum deliberativo, l'assemblea non può validamente costituirsi senza la presenza di soci che

rappresentano la percentuale prevista con il quorum deliberativo. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di

rischio l'assemblea straordinaria richiede un quorum costitutivo di almeno la metà del capitale sociale (o la maggior

percentuale prevista dallo statuto) e il quorum deliberativo è dato dai due terzi del capitale rappresentato in assemblea. In

seconda convocazione dell'assemblea straordinaria il quorum costitutivo è di oltre un terzo del capitale sociale; il quorum

deliberativo è sempre almeno due terzi del capitale rappresentato in assemblea. Nelle società che fanno ricorso al mercato

del capitale di rischio nelle convocazioni successive alla seconda il quorum costitutivo è di almeno un quinto del capitale

sociale (salvo che lo statuto richieda una maggioranza più elevata ). Nell'assemblea straordinaria delle società che non

fanno ricorso al mercato del capitale di rischio sono richiesti quorum deliberativi rafforzati per alcune materie di

particolare rilevanza:

1) quando bisogna cambiare l'oggetto sociale,

2) trasformazione della società, scioglimento anticipato.

Per tutte le assemblee lo statuto può prevedere maggioranza più elevate tranne che in seconda convocazione per

l'approvazione del bilancio e per la nomina e la revoca delle cariche sociali. Possono intervenire in assemblea solo gli

azionisti cui spetta il diritto di voto (la norma è stata introdotta con la riforma del 2003); lo statuto può richiedere il

preventivo deposito delle azioni (o nel caso di titoli dematerializzati il deposito delle azioni è sostituito da una

comunicazione dell'intermediario che tiene i relativi conti, nonché da una certificazione di questo che il socio deposita

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presso la sede sociale o le banche indicano nell'avviso di comunicazione), fissando il termine entro il quale debbono essere

depositate, ed eventualmente prevedendo che non possono essere ritirate prima che l'assemblea abbia avuto luogo. Nelle

società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (società aperte) il termine non può essere superiore a 2 gg. Se le

azioni sono nominative, la società provvede all'iscrizione del libro dei soci di coloro che hanno partecipato all'assemblea o

che hanno effettuato il deposito. Sempre per dare adeguato spazio all'autonomia statutaria l'intervento in assemblea può

essere consentito dallo statuto anche mediante mezzi di telecomunicazioni o mediante voto per corrispondenza. Al

presidente dell'assemblea sono attribuiti i poteri ordinatori e decisori connessi alla sua funzione: ha il potere­dovere di

verificare la regolare costituzione dell'assemblea, l'identità e la legittimazione degli intervenuti regola lo svolgimento

dell'assemblea ed accerta i risultati delle votazioni (può cioè organizzare e dirigere la discussione, può escludere gli

interventi che sono estranei all'ordine del giorno), determina l'ordine e le modalità delle votazioni e ne dichiara l'esito.

Salvo disposizione contraria dello statuto i soci possono farsi rappresentare in assemblea; per tutte le società valgono però

dei limiti. la delega deve essere data per iscritto e i relativi documenti devono essere conservati presso la società, la delega

deve essere piena cioè con il nome del rappresentante ed è sempre revocabile con possibilità di sostituzione del delegato solo

se il sostituto è espressamente indicato nella delega la rappresentanza non può essere conferita né ai membri degli organi

amministrativi o di controllo né ai dipendenti della società, la stessa persona non può rappresentare in assemblea più di 20

soci o 50 (se sono società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio). Per queste ultime inoltre la rappresentanza

può essere conferita solo per singole assemblee. Per le società quotate operano anche le norme sulla sollecitazione e sulla

raccolta di deleghe la cui finalità è quella di rendere più agevole la rappresentanza. la sollecitazione è la richiesta di

conferimento di deleghe di voto rivolta alla generalità degli azionisti, e viene effettuata mediante diffusione di un

prospetto e di un modulo di delega da parte di un intermediario su incarico del committente.

la raccolta di deleghe è la richiesta di conferimento di deleghe di voto compiuta dalle associazioni di azionisti

esclusivamente nei confronti dei propri associati.

Conflitto d'interessi Art. 2373 c.c.: "La deliberazione approvata con il voto determinante di soci che abbiano per conto

proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società, è impugnabile a norma dell' art. 2377 qualora possa

recarlo danno. Gli amministratori non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità. I componenti

del consiglio di gestione non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca o la responsabilità dei

consiglieri di sorveglianza." Il presidente o l'assemblea stessa, non possono escludere il socio dal voto assumendo la

presenza di un conflitto d'interessi il cui apprezzamento è riservato al giudice in sede d'impugnazione. Per poter

impugnare la deliberazione è necessario che sia stato determinante (per l'approvazione) il voto del socio in conflitto

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d'interessi (è la cd. prova di resistenza per la quale se il voto dei soci in conflitto è stato marginale e non ha portato ad un

deliberazione assembleare viziata non c'è ragione di annullare la deliberazione). La deliberazione presa con il voto

determinante del socio in conflitto è impugnabile anche se in concreto non vi è danno per la società (occorre però la

potenzialità del danno).

I soci intervenuti che riuniscono un terzo del capitale rappresentato nell'assemblea, se dichiarano di non essere

sufficientemente informati sugli oggetti posti in deliberazione, possono chiedere che l'assemblea sia rinviata a non oltre 5

gg.; questo diritto si può esercitare una sola volta per lo stesso oggetto.

La riforma del 2003 ha disposto l'obbligo di verbale analitico, esso deve essere sottoscritto dal presidente e dal segretario (o

dal notaio se si tratta di assemblea straordinaria) e deve indicare: la data, l'identità dei partecipanti, il capitale

rappresentato da ciascuno, i soci favorevoli astenuti o dissenzienti,le modalità e il risultato delle votazioni. L'inosservanza

degli obblighi di contenuto del verbale comporta, nel caso di verbale redatto dal notaio la responsabilità dello stesso; le

deliberazioni prese sono annullabili solo se l'incompletezza o l'inesattezza del verbale impedisce l'accertamento del

contenuto, degli effetti e della validità della deliberazione. Le deliberazioni sono invece nulle se manca il verbale; tuttavia

il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione e il suo oggetto, ed è sottoscritto dal presidente

dell'assemblea o dal presidente del consiglio di amministrazione, o dal notaio. Il verbale deve essere redatto senza ritardo,

nei tempi necessari per la tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione.

Invalidità, annullabilità

La riforma del 2003 ha innovato la disciplina dell' invalidità delle deliberazioni assembleari nelle due forme

dell'annullabilità e della nullità della deliberazione. Sono state individuate specifiche causa d'invalidità e limitazioni della

legittimazione dei soci all'impugnazione. Art. 2377 c.c.: "le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o

dello statuto possono essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori dal consiglio di

sorveglianza e dal collegio sindacale".

La deliberazione, anche se presa non in conformità della legge non può essere annullata se: 1) per la partecipazione

all'assemblea di persone non legittimate, salvo che tale partecipazione sia stata determinante ai fini della regolare

costituzione dell'assemblea, 2) per l'invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio siano stati determinanti ai fini

del raggiungimento della maggioranza richiesta, 3) per l'incompletezza o l'inesattezza del verbale, salvo che impediscono

l'accertamento del contenuto, degli effetti e della validità della deliberazione. Inoltre l'annullamento della deliberazione

non può aver luogo se la deliberazione impugnata viene sostituita dall'assemblea con un'altra presa in conformità della

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legge o dello statuto. L'annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci e obbliga gli amministratori, il

consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione a prendere i conseguenti provvedimenti sotto la propria responsabilità

(ma sono salvi in ogni caso i diritti acquisiti in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della

deliberazione). Sono legittimati all'impugnazione i soci assenti, dissenzienti o astenuti che possiedono anche

congiuntamente tante azioni aventi diritto di voto alla deliberazione che rappresentino almeno il 5% del capitale sociale

(nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l'aliquota minima è dell'uno per mille del capitale).

Per i soci che non possiedono la percentuale del capitale sociale che legittima all'impugnazione e per i soci privi del d. di

voto è previsto il diritto al risarcimento del danno cagionato dall'invalidità della delibera. Per quanto riguarda la

legittimazione degli amministratori sono più di uno la legittimazione spetta collegialmente al consiglio di amministrazione

(salvo che non si tratti di deliberazione che leda gli interessi personali del componente del collegio come una deliberazione

di revoca). Il termine per l'impugnazione e per la domanda di risarcimento è di 90 gg. (pena decadenza)

. Le azioni di annullamento e di nullità non possono essere proposte dopo l'approvazione del bilancio dell'esercizio

successivo e la legittimazione all'impugnazione (se il revisore non ha formulato rilievi) spetta solo ai soci che rappresentano

almeno il 5% del capitale sociale.

Procedimento d'impugnazione. L'impugnazione,deve essere proposta con atto di citazione davanti al tribunale del luogo

dove la società ha sede; il socio opponente deve dimostrarsi possessore(al tempo dell'impugnazione) del numero di azioni

corrispondenti al quorum richiesto; se nel corso del procedimento, il richiesto numero delle azioni viene meno per atto tra

vivi,il giudice non può più pronunciare l'annullamento e revoca il provvedimento di sospensione. In caso di eccezionale e

motivata urgenza, il presidente del tribunale, omessa la convocazione della società convenuta, provvede sull'istanza di

sospensione(il ricorso per la sospensione dell'esecuzione e' depositato contestualmente al deposito della citazione)con

decreto motivato. Il decreto deve contenere la designazione del giudice per la trattazione della causa di merito e la

fissazione, davanti al giudice designato entro 15gg, dell'udienza per la conferma,modifica o revoca dei provvedimenti

emanati con il decreto. Nel giudizio di sospensione il giudice designato per il merito, sentiti gli amministratori e i sindaci,

provvede valutando da una parte il pregiudizio che subirebbe il ricorrente dall'esecuzione,e dall'altra quello che subirebbe

la società dalla sospensione dell'esecuzione della deliberazione. E' stato anche introdotto il tentativo di conciliazione

giudiziale con un ruolo attivo del giudice per la risoluzione della controversia, eventualmente suggerendo le modifiche da

apportare alla deliberazione impugnata. Tutte le impugnazioni relative alla medesima deliberazione(anche se

separatamente proposte) devono essere istruite congiuntamente e decise con unica sentenza.

La nullità delle deliberazioni assembleari.

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Il principio di conservazione degli atti societari è a fondamento della nuova disciplina della nullità delle deliberazioni

assembleari. Da una parte è stata prevista anche per le deliberazioni nulle la possibilità di sanatoria, dall'altro accanto

alle tradizionali cause di nullità (rappresentate dalla impossibilità e dalla illiceità dell'oggetto) è stato ricondotto alla

nullità il caso particolarmente grave di deliberazione assunta da alcuni soci in assenza di convocazione e di preventivo

avviso dell'assemblea agli altri soci. La nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e può essere rilevata

d'ufficio dal giudice; nel caso invece di invalidità (nullità e annullabilità) della deliberazione di approvazione del bilancio

di esercizio(se il revisore non ha formulato rilievi)la legittimazione spetta solo ai soci che rappresentano almeno il 5% del

capitale sociale.

LE CAUSE DI NULLIT À SONO: 1) mancata convocazione dell'assemblea.

La convocazione non si considera mancante se c'e' irregolarità dell'avviso, se l'avviso proviene da un componente

dell'organo di amministrazione o di controllo ed e' idoneo a far pervenire a coloro che hanno diritto di intervenire,di essere

tempestivamente avvertiti della convocazione e della data dell'assemblea; in questo caso però questa irregolarità può essere

causa di annullabilità delle deliberazioni prese a seguito della convocazione irregolare;l'azione di nullità per mancata

convocazione non può essere esercitata da chiunque successivamente ha dichiarato il suo assenso allo svolgimento

dell'assemblea.

2) La mancanza del verbale,il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione, il suo oggetto e la

sottoscrizione. Inoltre la nullità della deliberazione per mancanza del verbale può essere sanata mediante una

verbalizzazione successiva purché eseguita prima della successiva assemblea.

3) L'impossibilita' o illiceità dell'oggetto. L'oggetto della deliberazione e' costituito dal contenuto di essa; la illiceità della

deliberazione deriva dalla violazione di norme imperative. Per quanto riguarda il termine, la deliberazione può essere

impugnata entro tre anni dalla iscrizione o dal deposito nel registro delle imprese,o dalla trascrizione nel libro della

adunanze se la deliberazione non e' soggetta ne' a iscrizione,ne' a deposito. Il termine per la nullità della deliberazione per

mancanza di convocazione dell'assemblea e' ridotto a 90gg dall'approvazione del bilancio dell'esercizio. Per le deliberazioni

relative all'aumento o alla riduzione volontaria del capitale sociale, l'impugnazione per nullità deve essere proposta entro

180gg dall'iscrizione nel registro delle imprese. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l'invalidità

delle deliberazioni di aumento di capitale,di riduzione volontaria di capitale e di emissioni di obbligazioni non può essere

pronunciata dopo che la deliberazione e' stata anche parzialmente eseguita. In tutti i casi resta salvo il diritto al

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risarcimento dei danni che eventualmente spettano ai soci e ai terzi.

Per sintesi consultare le tavole da pag. 103 a 106

CAPITOLO QUINTO

GLI AMMINISTRATORI

Per quanto riguarda il sistema di amministrazione e dei controlli vige la regola della tipicità dei modelli (tradizionale,

dualistico e monistico) con la possibilità che lo statuto determini la scelta tra essi e quindi l'articolazione interna, il

funzionamento e la circolazione delle informazioni nel silenzio dello statuto il modello è rappresentato dal sistema

tradizionale.

La società può scegliere: 1) il sistema tradizionale, basato su un organo amministrativo (monocratico o collegiale), ed un

organo di controllo, il collegio sindacale; 2) sistema dualistico, basato sulla ripartizione di competenze tra un consiglio di

gestione che amministra la società (a cui si applicano salva diversa disposizione le norme sugli amministratori), ed un

consiglio di sorveglianza, nominato dall'assemblea, che nomina e revoca il consiglio di gestione, ne determina il compenso e

vigila su di esso e che ha anche competenze dell'assemblea ordinaria come l'approvazione del bilancio e la promozione

dell'azione sociale di responsabilità nei confronti dei consiglieri di gestione; 3) sistema monistico, in cui si prevede la

presenza del solo consiglio di amministrazione come organo amministrativo, al cui interno viene costituito il comitato per il

controllo sulla gestione (che ha sostanzialmente i compiti e i requisiti soggettivi del collegio sindacale). In tutti i modelli il

controllo contabile che è affidato ad un revisore esterno; solo nel sistema tradizionale nelle società che non fanno ricorso al

mercato del capitale di rischio e che non sono tenute al bilancio consolidato, è possibile che per scelta statuaria, il collegio

sindacale svolga entrambe le funzioni. L'art 2380 bis c.c. dispone che: "La gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli

amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale, essi hanno l'esclusiva

competenza e la responsabilità della gestione dell'impresa sociale". Il potere di rappresentanza attribuito agli

amministratori dallo statuto o dalla deliberazione nomina è generale. è stato eliminato il riferimento all'oggetto sociale

come limite all'agire degli amministratori in rappresentanza della società, tuttavia la nuova disposizione precisa che, gli

amministratori, nell'esercizio del loro potere di gestione dell'impresa, compiono le operazioni necessarie per l'attuazione

dell'oggetto sociale, gli atti compiuti da essi in rappresentanza della società obbligano questa nei confronti dei terzi in

quanto siano preordinati alla conduzione dell'impresa societaria nel rispetto, in definitiva, dell'oggetto sociale.. L'unico

limite al potere rappresentativo (che opera nei confronti dei terzi) è costituito dall'agire intenzionalmente a danno della

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società; riguardo a ciò opera la max protezione della buona fede dei terzi, indipendentemente dalla conoscenza o dalla

diligenza che essi abbiano nel conoscere o poter conoscere le limitazioni ai poteri degli amministratori; le limitazioni ai

poteri degli amministratori (che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti) non sono opponibili ai

terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società. diverso, è il

caso in cui vi sia per statuto una scissione tra potere amministrativo collegiale (consiglio di amministrazione) e potere

rappresentativo in capo ad un amministratore (ad es. nella qualità di presidente del consiglio di amministrazione). Se al

rappresentante che agisce, non compete individualmente il potere di gestione riservato al consiglio di amministrazione,

l'assenza del potere di gestione non è sanata dal potere rappresentativo generale.

Gli amministratori possono anche non essere soci; lo statuto può stabilire il numero degli amministratori, in modo fisso o

variabile, indicando un numero minimo e un numero massimo (in questo caso la determinazione spetta all'assemblea).

Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste formano il consiglio di amministrazione che opera

collegialmente. Il c. di amm. sceglie tra i suoi componenti il presidente, se questi non è nominato dall'assemblea. Lo

statuto può determinare i poteri e i compiti del presidente; se lo statuto non dispone nulla si ricorre alle tipiche funzioni di

un presidente di un organo collegiale: convoca le riunioni, fissa l'ordine del giorno, ha il potere ­ dovere di controllare la

redazione del verbale e lo sottoscrive.

Lo statuto può consentire al consiglio di amministrazione di delegare alcune proprie attribuzioni ad un organo composto di

alcuni dei suoi componenti (il comitato esecutivo) o ad uno o più dei suoi componenti (gli amministratori delegati); se lo

statuto non dice nulla il potere di delega può anche essere attribuito all'assemblea ordinaria.

Ovviamente spetta al con. di amm. determinare i limiti il contenuto e le eventuali modalità di esercizio delle deleghe.

Non si può delegare tutto: emissione di obbligazioni convertibili, aumento del capitale sociale, riduzione del capitale

sociale per perdite, redazione del bilancio, progetti di fusione e di scissione. Al con. di amm. spetta anche il potere di

impartire direttive agli organi delegati. Il legislatore, ha previsto una serie di poteri­doveri specifici del con. di amm. :

valuta l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile sulla base di informazioni ricevute, valuta il

generale andamento della gestione. Gli organi delegati curano l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e

contabile e riferiscono al con. di amm. e al collegio sindacale (almeno ogni 6 mesi) sul generale andamento della gestione e

sulla sua prevedibile evoluzione. Gli amministratori hanno il dovere di agire in modo informato e quindi ogni

amministratore ha il potere di chiedere agli organi delegati informazioni relative alla gestione della società.

La nomina degli amministratori spetta all’assemblea ordinaria, tranne che in due casi: 1) i primi amministratori che sono

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nominati nell’atto costitutivo, 2) gli amministratori che sono nominati da soggetti non azionisti ma titolari del diritto di

nomina (titolari di strumenti finanziari).

La nomina deve essere iscritta nel registro delle imprese entro 30 gg. dalla notizia, indicando le generalità di ciascuno,

nonché a quali degli amministratori è attribuita la rappresentanza se disgiuntamente o congiuntamente.

Cause di ineleggibilità e decadenza dall’ufficio sono: l’intermediazione, l’inabilitazione, fallimento, incapacità ad

esercitare uffici direttivi. Leggi speciali inoltre prevedono cause di incompatibilità (impiegati civili dello stato, membri del

parlamento, commissari Consob), l’amministratore casi nominato non decade, ma ha la possibilità di optare per una delle

due cariche. Con la riforma del 2003 lo statuto può subordinare l’assunzione della carica di amministratore al possesso di

speciali requisiti di onorabilità professionalità ed indipendenza (l’assenza di requisiti è causa di ineleggibilità). Per le

società quotate, la legge sulla tutela del risparmio del 2005 dispone che lo statuto preveda che i membri del con. di amm.

siano eletti sulla base di liste di candidati e determini la quota minima di partecipazione richiesta per la presentazione di

tali liste, in misura non superiore al 2,5% del capitale sociale; inoltre è stata introdotta la previsione inderogabile del voto

segreto per le elezioni alle cariche sociali. Perché le minoranze siano rappresentate nell’organo amministrativo, si prevede

che almeno uno dei membri del consiglio di amministrazione sia espresso dalla lista di minoranza che abbia ottenuto il

maggiore numero dei voti, e non sia collegato in alcun modo (nemmeno indirettamente) con la lista risultata prima per

numero dei voti. Nelle società con sistema monistico, da una parte e’ prevista la salvezza dei requisiti d’indipendenza per il

con. di amm., e dall’altra parte, che il membro espresso dalla lista di minoranza sia in possesso dei requisiti di onorabilità,

professionalità e indipendenza; se difetta uno dei requisiti si decade dalla carica(nel sistema dualistico invece non e’

previsto un tale amministratore). Per il solo sistema tradizionale,e qualora il con. di amm. sia composto da più di sette

membri,e’ previsto che almeno uno di essi debba avere i requisiti d’indipendenza stabiliti per i sindaci. Nel sistema

dualistico,qualora il consiglio di gestione sia composto da più di quattro membri,almeno uno di essi deve possedere i

requisiti d’indipendenza previsti per i sindaci. Salvo autorizzazione dell’assemblea, gli amministratori non possono

assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti,ne’ esercitare un’attività concorrente per

conto proprio o di terzi,ne’ essere amministratori o direttori generali in società concorrenti. La sanzione per l’inosservanza

del divieto e’ la responsabilità per i danni che ne possono derivare;inoltre l’amministratore può essere revocato dall’ufficio.

La durata max della carica è di tre esercizi e scade alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio

relativo all’ultimo esercizio della carica. Gli amministratori sono rieleggibili senza limiti(se lo statuto non dispone

diversamente)e sono revocabili dall’assemblea in qualunque momento(anche se sono nominati nell’atto costitutivo),salvo il

diritto al risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa. In tutti i casi di cessazione dalla carica, si tende

a garantire la continuità dell’organo per un miglio funzionamento societario;Sono quindi previste sia forma di prorogatio

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che di cooptazione da parte degli amministratori. In caso di rinunzia all’ufficio, l’amministratore deve darne

comunicazione per iscritto al consiglio di amministrazione e al presidente del collegio sindacale; la rinunzia ha effetto

immediato se rimane in carica la maggioranza del con. di amm. ,altrimenti la rinunzia ha effetto dal momento in cui la

maggioranza del consiglio è stata ricostituita in seguito all’accettazione dei nuovi amministratori: quindi l’amministratore

che ha rinunciato resta in carica fino a tale momento in regime di prorogatio.Anche la cessazione degli amministratori per

scadenza del termine ha effetto solo dal momento in cui il consiglio è stato ricostituito e quindi gli amministratori scaduti

continuano ad esercitare le funzioni in regime di prorogatio. Nei casi di morte,decadenza,revoca senza immediata

sostituzione si prevede che se nel corso dell’esercizio cessa la minoranza degli amministratori, gli altri provvedono a

sostituirli per cooptazione con deliberazione approvata dal collegio sindacale (sempre però che la maggioranza sia

costituita da amministratori nominati dall’assemblea). La cooptazione è quindi sottoposta a due limiti:che sia rimasta in

carica la maggioranza del con. di amm. e che questa sia stata nominata dall’assemblea. Gli amministratori cooptati restano

in carica solo fino alla prossima assemblea,nella quale i soci provvederanno alla nomina,con piena libertà di confermare o

meno gli amministratori cooptati. Se invece cessa la maggioranza degli amministratori nominati dall’assemblea, quelli

rimasti in carica devono convocare l’assemblea perché provveda alla sostituzione dei mancanti; gli amministratori così

nominati scadono insieme con quelli in carica all’atto della loro nomina(salvo diversa disposizione dello statuto o

dell’assemblea).In caso di clausole statutarie, per le quali a seguito dell’anticipata cessazione di taluni

amministratori,cessa l’intero consiglio, gli amministratori rimasti in carica devono convocare d’urgenza l’assemblea per la

limona dell’intero consiglio;lo statuto può però prevedere che la convocazione venga fatta d’urgenza dal collegio sindacale.

In caso di cessazione dell’amministratore unico o di tutti gli amministratori,l’assemblea per la nomina deve essere

convocata d’urgenza dal collegio sindacale, il quale può compiere nel frattempo gli atti di ordinaria amministrazione. In

tutti i casi di cessazione degli amministratori, il collegio sindacale deve iscrivere la cessazione nel registro delle imprese

entro 30gg.I compensi che spettano ai membri del con. di amm. sono fissati dall’assemblea o all’atto della nomina,se non

sono stabiliti dallo statuto. I compensi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli utili o

dall’attribuzione del diritto di sottoscrivere azioni di futura emissione(quest’ultima è una novità della riforma)

Deliberazioni del consiglio,invalidità.

Il consiglio,è convocato dal presidente, salvo diversa disposizione statutaria. Per la validità delle deliberazioni del

consiglio è necessaria la presenza della maggioranza degli amministratori in carica, salvo che lo statuto richieda un

maggior numero di presenti(quorum costitutivo).Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei presenti,salvo

diversa disposizione statutaria(quorum deliberativo).Lo statuto può prevedere che la presenza ed il voto avvenga mediante

mezzi di telecomunicazione. Importanti innovazioni riguardano l’invalidità delle deliberazioni del consiglio.

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Le deliberazioni contrarie alla legge o allo statuto possono essere impugnate entro 90gg dalla data della deliberazione. La

legittimazione all’impugnazione compete al collegio sindacale e agli amministratori assenti o dissenzienti:sono quindi

esclusi i soci, sia i singoli sindaci;però nel caso in cui le deliberazioni siano lesive dei diritti dei soci,questi possono

impugnarle. Come per le deliberazioni assembleari sono salvi i diritti che i terzi hanno acquistato in buona fede in base ad

atti di esecuzione della deliberazione. Anche le deliberazioni nulle sono impugnabili e qui la legittimazione spetta a

chiunque vi abbia interesse e si applica per analogia la disciplina sulla nullità della deliberazioni assembleari. L’art 2391

c.c. è rubricato “interessi degli amministratori” e qui assume specifico rilievo giuridico il principio di trasparenza fondato

su una compiuta informazione degli interessi degli amministratori in una determinata operazione. Qualunque interesse

dell’amministratore(quindi non solo una situazione di conflitti d’interesse)deve essere portata a conoscenza a cura dello

stesso amministratore,facendo puntuale e piena luce sulle sue caratteristiche. E’ l’amministratore a dover dare notizia agli

altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che,per conto proprio o di terzi abbia in una determinata

operazione della società,precisandone la natura,i termini l’origine e la portata. L’obbligo di notizia prescinde dal fatto che

l’interesse all’operazione, se realizzato,possa o meno provocare un danno alla società. L’interesse dell’amministratore

all’operazione va reso noto,anche se non è in antitesi con quello della società,ma sia a questo strumentale e quindi la sua

realizzazione non crei neppure potenzialmente un danno per la società. L’interesse va precisato nella sua

natura(finanziaria,patrimoniale),nei suoi termini,nella sua origine(spiegando i rapporti di diritto e di fatto da cui

deriva) ,e nella sua portata. Se si tratta di amministratore delegato,al dovere d’informazione si aggiungono gli obblighi di

astensione dal compimento dell’operazione,investendo della stessa l’organo collegiale; per l’amministratore unico è previsto

che egli debba dare notizia dell’interesse all’operazione oltre che al collegio sindacale,alla prima assemblea utile. A

xseguito della notizia data dall’amministratore delegato,la deliberazione del consiglio di amministrazione deve

adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza dell’operazione per la società. Le deliberazioni prese nei casi in cui

l’amministratore non ha osservato l’obbligo di notizia, o nelle quali non siano state adeguatamente motivate le ragioni e la

convenienza dell’operazione sono impugnabili qualora possano recare danno alla società;mentre quindi i doveri degli

amministratori e del con. di amm. rispettivamente di informazione e di motivazione operano per il solo fatto che si sia in

presenza di un interesse dell’amministratore nell’operazione,per l’impugnazione della deliberazione è richiesto il requisito

del danno anche solo potenziale della società. Legittimati all’impugnazione sono gli amministratori e il collegio sindacale

entro 90gg dalla data della deliberazione.

Altra innovazione riguarda la responsabilità dell’amministratore nel caso di violazione della disciplina sugli interessi degli

amministratori:l’oggetto del risarcimento sono i danni derivati alla società dall’azione o dall’omissione

dell’amministratore. Si è disciplinata anche la situazione delle cd. corporate opportunies di cui l’amministratore abbia

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profittato;si è disposto che l’amministratore è chiamato a rispondere(in pratica a riversare alla società i vantaggi ottenuti)

dei danni derivati alla società dalla utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o opportunità. Per le

società che fanno ricorso al mercato di capitale di rischio c’è una disciplina sulle operazioni con parti correlate con

l’attribuzione di un rilevante potere regolamentare alla Consob. Questa indica i principi generali in attuazione dei quali

l’organo amministrativo della società deve adottare regole che assicurano la trasparenza e la correttezza sostanziale e

procedurale delle operazioni con parti correlate e devono darne notizia nella relazione sulla gestione.(Le operazioni

rilevanti sono quelle che possono avere effetti sull’integrità del patrimonio aziendale o sull’informazione anche contabile

della società, ed le parti correlate sono i soggetti che controllano o sono controllati o sono sottoposti a comune controllo

con la società).

Responsabilità degli amministratori verso la società.

Oltre alla specifica responsabilità degli amministratori per inosservanza dei doveri concernenti l’interesse patrimoniale in

una determinata operazione, gli amministratori rispondono verso la società per l’inosservanza dei doveri loro imposti dalla

legge o dallo statuto;la responsabilità è fatta valere in giudizio con l’azione sociale di responsabilità(questa viene promossa

con deliberazione dell’assemblea o anche dalla minoranza dei soci). Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi

imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze.

E’ stata confermata la responsabilità solidale degli amministratori,i quali,essendo a conoscenza di fatti

pregiudizievoli,non hanno fatto quanto potevano, per impedirne il compimento o eliminarne le conseguenze dannose. La

responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quelli tra essi che essendo immune dalla

colpa,abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,dandone

immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale. L’azione sociale di responsabilità è promossa a seguito di

deliberazione dell’assemblea ordinaria,anche se la società è in liquidazione; la deliberazione costituisce quindi presupposto

processuale dell’azione. Nel sistema dualistico,l’azione di responsabilità contro i consiglieri di gestione può anche essere

proposta a seguito di deliberazione del consiglio di sorveglianza. La deliberazione può anche essere assunta a prescindere

dall’inclusione della materia nell’ordine del giorno se l’assemblea è chiamata a deliberare sul bilancio,e la responsabilità

riguarda fatti di competenza dell’esercizio cui il bilancio si riferisce. La legge sulla tutela del risparmio ha innovato (solo

per il sistema di amministrazione tradizionale) sull’azione di responsabilità degli amministratori, estendendo il novero dei

legittimati:l’azione di responsabilità può infatti anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio

sindacale,assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. Per quanto riguarda la prescrizione dell’azione di

responsabilità è stato confermato il termine di 5 anni, è però espressamente previsto che il termine decorre dalla cessazione

dell’amministratore dalla carica. La deliberazione dell’azione di responsabilità comporta la revoca dall’ufficio di quegli

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amministratori contro i quali l’azione è proposta purché la deliberazione sia stata presa con il voto favorevole di almeno un

quinto del capitale sociale(in questo caso l’assemblea provvede alla loro sostituzione.) Nel sistema dualistico,la

deliberazione del consiglio di sorveglianza, se è espressa a maggioranza dei due terzi dei componenti,comporta la revoca

dall’ufficio dei consiglieri di gestione contro cui è proposta,e il consiglio di sorveglianza provvede alla sostituzione. La

società può anche rinunziare o transigere l’azione di responsabilità:la rinunzia e la transazione sono approvate con

deliberazione dell’assemblea ordinaria purché non vi sia il voto contrario di almeno un quinto del capitale sociale. Nel

sistema dualistico la rinunzia e la transazione da parte del consiglio di sorveglianza devono essere approvate dalla

maggioranza assoluta dei componenti,e purché non si oppongano le maggioranze previste per il sistema tradizionale. La

riforma ha inoltre previsto l’azione sociale di responsabilità esperibile non a seguito di deliberazione maggioritaria

assembleare,ma da parte dei soci di minoranza. I soci che vogliono promuovere l’azione nominano,a maggioranza del

capitale posseduto uno o più rappresentanti comuni per l’esercizio dell’azione;l’azione anche se è promossa dai soci di

minoranza,è diretta a reintegrare il patrimonio sociale. Anche l’azione sociale di responsabilità esercitata dai soci di

minoranza può essere rinunciata o transatta dai soci che hanno agito. Oltre alla responsabilità verso la società,sono

previste anche responsabilità degli amministratori verso i singoli soci e i terzi. Nel caso di responsabilità nei confronti dei

creditori sociali, si tratta di una responsabilità non riconducibile a quella da inadempimento contrattuale.

QUEST’AZIONE È SOGGETTA A DUE PRESUPPOSTI :

1) l’inosservanza da parte degli amministratori degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio

sociale;

2)l’insufficienza del patrimonio sociale alla soddisfazione dei crediti(quindi eccedenza di passività sulle attività). Questo

tipo di responsabilità ha carattere autonomo rispetto alla responsabilità degli amministratori verso la società. Quindi la

rinuncia dell’azione da parte della società non impedisce l’esercizio dell’azione da parte dei creditori sociali. Tuttavia,se la

società ha esperito l’azione,ed ha reintegrato il proprio patrimonio,viene meno l’interesse ad agire dei creditori;se invece la

società transige si estingue anche l’azione dei creditori sociali in quanto il patrimoni sociale viene considerato reintegrato

con la transazione.

Gli amministratori sono anche responsabili nei confronti dei singoli soci e dei terzi che siano stati direttamente danneggiati

da atti colposi o dolosi degli amministratori.

La responsabilità ha natura extracontrattuale e i presupposti dell’azione sono:

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1) la condotta colposa o dolosa dell’amministratore,

2)il pregiudizio diretto al patrimonio del socio o del terzo.

Le ipotesi nelle quali può ricorrere la responsabilità diretta degli amministratori nei confronti dei soci o di terzi,riguardano

tra gli altri il caso della formazione di bilancio falso per indurre a sottoscrivere un aumento di capitale con sovraprezzo

eccessivo. IL direttore generale è un dipendente della società stabilmente inquadrato nell’organico dell’impresa con

funzioni di max dirigenza(immediatamente subordinato agli amministratori);è nominato dall’assemblea o per disposizione

statutaria,e per quanto riguarda la sua responsabilità è assimilata a quella degli amministratori della società.

CAPITOLO SESTO

I CONTROLLI

IL COLLEGIO SINDACALE

1.

COMPOSIZIONE, INELEGGIBILITA’, LIMITI AL CUMULO DEGLI IN C ARICHI, COLLEGIO SINDAC ALE DELLE

SOCIETA’ QUO TATE, REQUISITI DI ONORABILITA’ E PROFESSIONALITA’ , LA DECADENZA NELLE SOCIETA’

QUO TATE, NOMINA, IL SINDACO DELLA MINORANZA, IL PRESIDENTE, REVOC A, SOSTITUZIONE RETRIBUZIONE.

Il collegio sindacale è composto da tre o cinque membri effettivi e di due supplenti, mentre nelle società con azioni quotate

in borsa può essere anche superiore ma non inferiore a tre effettivi e a due supplenti. Per quanto riguarda il requisito della

professionalità nel caso di collegio sindacale senza compiti di controllo contabile, almeno un membro effettivo ed un

supplente devono essere scelti tra gli scritti nel registro dei revisori contabili e gli altri membri, se non iscritti i tale registro

devono essere scelti tra gli scritti in albi professionali o tra professori universitari in materie economiche o giuridiche.

L’indipendenza dei sindaci è garantita da norme sulla loro ineleggibilità e decadenza, per un corretto funzionamento

dell’organo. Le cause di ineleggibilità e, se eletti di decadenza dall’ufficio sono: a) interdizione, inabilitazione, fallimento,

condanna ad una pena che comporti interdizione anche temporanea dai pubblici uffici o incapacità ad esercitare uffici

direttivi. B) essere coniuge, parente affine entro il 4° degli amministratori della società, amministratore, coniuge, parente o

affine entro il 4°degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle

sottoposte a comune controllo ( le società figlie controllate con altre società partner); c) essere legati alla società o alle

società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di

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lavoro o un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione di opera retribuita, altri rapporti di natura patrimoniale

che ne compromettono l’indipendenza ( es. locazione, finanziamento). Sono cause di decadenza dall’ufficio di sindaco la

cancellazione o la sospensione dal registro dei revisori contabili o la perdita dell’iscrizione all’albo o della qualifica di

professore universitario. Lo statuto può prevedere altre cause di ineleggibilità o decadenza, nonché cause di incompatibilità

e limiti e criteri per il cumulo degli incarichi. Nelle società quotate la legge ha previsto una normativa per rafforzare il

concreto esercizio della professionalità: la Consob stabilisce i limiti al cumulo degli incarichi di amministrazione e controllo

che i componenti degli organi di controllo delle società quotate e delle società emittenti strumenti finanziari fra il pubblico

in rilevante misura, possono assumere presso le società di società di capitali. Ancora per le società quotate si prevede che un

regolamento adottato dal ministro della giustizia di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, sentiti la

Consob, la Banca D’Italia, e l’ Isvap, stabilisca i requisiti di onorabilità e di professionalità, dei membri del collegio

sindacale, del consiglio di sorveglianza e del comitato per il controllo sulla gestione. Il difetto dei requisiti determina la

decadenza dalla carica, essa è dichiarata dal consiglio di amministrazione o, nelle società organizzate con i sistemi

dualistici e monistici, dall’assemblea entro trenta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto. In caso

di inerzia vi provvede la Consob su richiesta di soggetti interessati. I sindaci e il presidente del collegio sindacale sono

nominati una prima volta nell’atto costitutivo e successivamente dall’assemblea ordinaria. Durano in carica per tre

esercizi, inoltre, è disposta la prorogatio dei poteri dei sindaci in caso di cessazione per scadenza del termine, che ha effetto

dal momento in cui il collegio è stato ricostruito. A garanzia della stabilità e indipendenza dei sindaci, essi sono revocabili

solo per giusta causa, con deliberazione dell’ assemblea ordinaria approvata con decreto del tribunale sentito l’interessato.

Non è previsto un sindaco nominato dalla minoranza diversamente dalle società quotate nelle quali il sindaco è eletto dalla

minoranza: la Consob stabilisce con regolamento modalità per le elezione del membro effettivo del collegio sindacale. A

garanzia delle minoranze la legge sulla tutela del risparmio del 2005 ha stabilito che il presidente del collegio sindacale

venga nominato dall’assemblea tra i sindaci eletti dalla minoranza a tutela degli investitori istituzionali che operano sul

mercato di borsa. Al fine di dare a terzi informazioni sull’ organo di controllo della società è disposta la pubblicità sia

della nomina, con l’indicazione delle generalità dei sindaci, sia della cessazione dall’ufficio, attraverso l’iscrizione del

registro delle imprese entro 30 giorni ad opera degli amministratori. In caso di morte, rinuncia o decadenza dei sindaci per

garantire la continuità delle funzioni sindacali subentrano i supplenti in ordine di età, restando in carica fino alla

successiva assemblea. Se si sostituisce il presidente, la presidenza è assunta sino alla successiva assemblea dal sindaco più

anziano. Se con i sindaci supplenti non si completa il collegio deve essere convocata l’assemblea per la sua integrazione. La

funzione dei sindaci è onerosa e la retribuzione deve restare invariata per tutta la durata dell’incarico, se non è

determinata nello statuto va stabilita dall’assemblea.

31

2. FUNZIONI DEL COLLEGIO SINDAC ALE, IL CONTROLLO SULLA LEGALITA’ E QUELLO NEL MERITO, I POTERI E I

DOVERI DEI SINDACI, LA RESPONSABILITA’ ,RIUNIONI E DELIBERAZIONI, LA DENUNZIA DEI SOCI AL COLLEGIO

SINDACALE.

La riforma del 2003 ha attributo ai sindaci funzioni analoghe a quelle previste per le società quotate. Al controllo di

legalità si è aggiunto il controllo sull’amministrazione, nella forma di vigilanza sul rispetto dei principi di corretta

amministrazione e sull’adeguatezza e sul concreto funzionamento dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile.

La vigilanza sul rispetto dei principi di corretta amministrazione consente di censurare comportamenti irragionevoli

attraverso regole e procedimenti di una sana e oculata amministrazione nell’interesse della società. Il sindacato

sull’adeguatezza e sul concreto funzionamento degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili implica una verifica

dei procedimenti in cui si articola l’attività in relazione alle caratteristiche della società. Per le società quotate, la legge

sulla tutela del risparmio del 2005 ha stabilito che il collegio sindacale vigila sulle modone di mercati regolamentati o da

associazioni di categoria cui la società, dichiara di attenersi. Il collegio sindacale ha il potere di chiedere agli

amministratori notizie sull’ andamento delle operazioni sociali, o su determinati affari, scambiare informazioni con i

corrispondenti organi delle società controllate. :i sindaci hanno poteri ispettivi e di controllo, che vanno annotati nel libro

delle adunanze e deliberazioni del collegio sindacale. Il collegio sindacale ha il potere, previa comunicazione al presidente

del consiglio di amministrazione, di convocare: assemblea dei soci,consiglio di amministrazione. Il potere di convocare

l’assemblea dei soci può peraltro essere esercitato da almeno due membri. nelle società non quotate il collegio sindacale non

ha potere di convocare gli altri organi sociali, ma gli è attribuito il potere di convocare l’assemblea in caso di omissione o di

ingiustificato ritardo da parte degli amministratori qual’ora nell’espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di

rilevante gravità e vi sia urgente necessità di provvedere. I sindaci hanno dovere di dovere di riunione e di presenza, e

devono riunirsi almeno ogni 90 giorni. Il quorum costitutivo è rappresentato dalla presenza della maggioranza dei sindaci;

quello deliberativo dalla maggioranza assoluta dei presenti, si prevede la sanzione della decadenza dall’ufficio se il

sindaco, senza giustificato motivo, non partecipa durante un esercizio sociale a due riunioni del collegio e si prevede che

rediga il verbale delle riunioni del collegio, essi devono assistere alle adunanze del consiglio di amministrazione, alle

assemblee e alle riunioni del comitato esecutivo. Se non assistono senza giustificato motivo all’assemblee o a 2 adunanze

consecutive decadono dall’ ufficio. Tutti i poteri attribuiti ai sindaci costituiscono poteri­doveri che comportano, che se un

socio denunzia al collegio sindacale fatti che ritiene censurabili, questo deve tenerne conto nella relazione all’ assemblea, se

i soci denunziano i fatti ritenuti censurabili e rappresentano un quorum significativo (un ventesimo del capitale sociale

nelle società chiuse o un cinquantesimo nelle società che fanno appello al mercato del capitale di rischio), il collegio sui

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fatti denunziati e presentare conclusioni ed eventuali proposte all’ assemblea, nelle società quotate , il collegio ha il dovere

di comunicare alla consob le irregolarità riscontrate nell’ attività di vigilanza, anche a seguito della denunzia dei soci.

IL CONTROLLO GIUDIZIARIO (ART. 24 09)

1. LA DENUNZIA AL TRIBUNALE, IL FONDATO SOSPETTO DI GRAVI IRREGOLARITA’ PO TENZIALMENTE DANNOSE,

LA LEGITTIMAZIONE,IL PROCEDIMENTO, LA NOMINA DI AMMINISTRATORI E SINDACI PROFESSIONISTI DA PARTE

DELL’ASSEMBLEA. L’ISPEZIONE, L’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO.

per garantire un corretto funzionamento della società,il controllo viene esercitato dall’ autorità giudiziaria, per accertare

violazioni ai doveri degli amministratori e ripristinare la legalità gestionale. per l ‘avvio al procedimento giudiziario non è

necessario dimostrare l’ esistenza di irregolarità gestionali,e neanche che si dimostri l’ esistenza di un pregiudizio subito, in

quanto è sufficiente che le irregolarità possano arrecare danno alla società o a una o più società controllate. Occorre che il

pregiudizio potenziale abbia carattere di attualità dovendo le irregolarità incidere su una concreta, anche se potenziale,

lesione patrimoniale della società. Costituiscono irregolarità gestionali anche quelle che si manifestino nella tenuta della

contabilità e nella redazione del bilancio. Altri esempi di irregolarità possono essere l’ agire in conflitto di interessi, o le

violazioni in tema di capitale sociale(come la mancata convocazione dell’ assemblea per riduzioni obbligatorie a causa di

perdite). I soci sono legittimati all’ iniziativa purchè rappresentino il decimo o, nelle società che fanno ricorso al mercato

del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale, nonché il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza o il

comitato per il controllo della gestione nei sistemi dualistico e monistico di amministrazione. Non sono invece legittimati il

creditore pignoratizio e l’ usufruttuario. per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l’ iniziativa

spetta anche al pubblico ministero. Nelle società con azioni quotate l’ iniziativa è data anche alla consob. Il procedimento

di volontaria giurisdizione, viene introdotto con ricorso al tribunale, e notificato anche alla società. Tutti i provvedimenti

del tribunale sono disposti con decreto: Il tribunale deve sentire in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, e

qualora riscontri un fondato sospetto di gravi irregolarità ordina l’ ispezione dell’ amministrazione della società. La

riforma ha previsto un rimedio endosociatario, che consente alla società di sottrarsi all’ ispezione ad ogni altro

provvedimento. Il tribunale non può ordinare l’ ispezione e deve sospendere per un periodo determinato il procedimento se

l’ assemblea sostituisce gli amministratori e i sindaci, i quali devono attivarsi per accertare le violazioni ed eventualmente

eliminarle. per i procedimenti iniziati prima dell’entrata in vigore della riforma e pendenti, che proseguono secondo le

33

norme previgenti, il tribunale ha il potere di dichiarare cessata la materia del contendere qualora le modifiche introdotte

comportino la sanatoria delle irregolarità denunciate. Se le violazioni sussistono, il tribunale può disporre gli opportuni

provvedimenti provvisori e convocare l’ assemblea, i provvedimenti provvisori sono di qualunque tipo e non solo cautelari

tipici. In casi più gravi il tribunale revoca gli amministratori e i sindaci e nomina un amministratore giudiziario, il quale

priva dell’ amministrazione gli organi sociali rimasti in carica, e se il decreto non dispone diversamente, può compiere gli

atti eccedenti l’ ordinaria amministrazione solo con l’ autorizzazione del tribunale. L’ amministratore giudiziario può

proporre l’ azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci, prima della scadenza dalla carica, deve rendere

conto al tribunale, convoca e presiede l’ assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci, o per proporre se del

caso, la messa in liquidazione della società o la sua ammissione ad una procedura concorsuale.

I REVISORI

1. IL CONTROLLO CONTABILE, LA SEPARAZIONE DEI CONTROLLI, IL REVISORE ESTERNO LE FUNZIONI.

2. L’IN C ARICO, IL CORRISPETTIVO, REVOCA, L’INELEGGIBILITA’, DECADENZA E IN COMPATIBILITA’, LA RETE,

RESPONSABILITA’ DEI REVISORI E DELLA SOCIETA’ DI REVISIONE.

Nelle società chiuse il controllo contabile è affidato ad un revisore contabile persona fisica o società di revisione iscritti nel

registro di revisori contabili istituiti presso il ministero della giustizia. Nelle società che fanno ricorso al mercato del

capitale di rischio il controllo contabile viene affidato ad una società di revisioni iscritta nel registro dei revisori contabili.

Invece il controllo contabile può, restare con apposita previsione statutaria, al collegio sindacale nelle società che non

facciano ricorso al mercato del capitale di rischio e che non siano tenute alla redazione del bilancio consolidato, che non è

richiesto se la società non controlla alcun altra impresa.

Le funzioni del controllo contabile sono:a) la verifica di regolare tenuta della contabilità e di corretta rilevazione delle

scritture contabili, con periodicità trimestrale, per le società chiuse, e nel corso d’ esercizio;b) la verifica che il bilancio d’

esercizio e l’ eventuale bilancio consolidato corrispondano alle risultanze delle scritture contabili, e siano conformi alle

norme che le disciplinano .c)un giudizio sul bilancio di esercizio e sull’ eventuale bilancio consolidato. per le società con

azioni quotate, il giudizio può essere senza rilievi, o con rilievi, negativo,impossibile da rilanciarsi. Nei casi di giudizio

senza o con rilievi tanti soci che rappresentano almeno il 5 % del capitale sociale e la consob entro sei mesi possono

impugnare le deliberazioni dell’ assemblea che approva il bilancio d’ esercizio per difformità dai criteri di redazione e

relativamente al bilancio consolidato possono chiedere al tribunale una sentenza di accertamento. Il revisore può chiedere

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agli amministratori ogni documento e notizia utile al controllo e può procedere ad ispezioni, per garantire l’ indipendenza e

la funzionalità dell’ attività del revisore si prevede che:a) l’ assemblea determini il corrispettivo spettante al revisore o alla

società di revisione per l’ intera durata dell’ incarico b) che l’ incarico abbia la durata di tre esercizi. per le società quotate

l’ incarico ha durata di sei esercizi, rinnovabile una sola volta e non può essere rinnovato se non sono trascorsi almeno tre

anni dalla data di cessazione del precedente c) l’ incarico può essere revocato solo per giusta causa, la deliberazione di

revoca deve essere approvata con decreto dal tribunale, sentito l’ interessato. La conferma giudiziale della revoca non è

prevista per le società quotate, in quanto per esse la società di revisione è sottoposta alla vigilanza della consob; l’

assemblea provvede alla revoca a conferire l’ incarico ad altra società di revisione. Le funzioni di controllo contabile

continuano ad essere esercitate dalla società revocata fino a quando la deliberazione di conferimento dell’ incarico non sia

divenuta efficace ovvero fino al conferimento dell’ ufficio da parte della consob. d) un rafforzamento delle cause di

ineleggibilità o di decadenza rispetto a quelle previste per i sindaci. Non possono essere incaricati del controllo contabile, e

se incaricati decadono dall’ ufficio i sindaci della società o delle società da queste controllate, delle società che la

controllano o di quelle sottoposte a comune controllo. Lo statuto può prevedere altre cause di ineleggibilità o di decadenza

nonché cause di incompatibilità che condizionano l’ indipendenza dei revisori (es. l’esistenza di rapporti finanziari o di

lavoro con amministratori o sindaci di società del gruppo) La responsabilità del revisore è regolata facendo rinvio alla

responsabilità dei sindaci. I soggetti incaricati del controllo contabile sono responsabili nei confronti della società e di terzi

per danni che derivano dall’ inadempimento dei loro doveri e, nel caso di società di revisione , sono responsabili in solido

con la società medesima. La legge sulla tutela del risparmio del 2005 prevede che la società incaricata della revisione

contabile della capogruppo quotata è interamente responsabile per la revisione del bilancio consolidato del gruppo. . In

analogia con il termine di prescrizione previsto per l’ azione sociale di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci l’

azione nei confronti dei soggetti incaricati del controllo contabile e della società di revisione si prescrive nel termine Di 5

anni dalla cessazione dell’ incarico. CAPITOLO SETTIMO:

I SISTEMI ALTERNATIVI DI AMMINISTRAZIONE E DI CONTROLLO

1. IL SISTEMA DU ALISTICO, PROFILI GENERALI, IL MODELLO TEDESCO, FUNZIONALITA’

35

La riforma del 2003 ha introdotto per le società per azioni la facoltà da esercitare nello statuto di avvalersi del sistema

dualistico di governance (consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza). La riforma ha tenuto conto del sistema

tradizionale italiano, basato su amministratori­ collegio sindacale. In tal senso il consiglio di gestione è assimilato, anche

attraverso ampi rinvii salvo il limite della compatibilità, al consiglio di amministrazione ed il consiglio di sorveglianza al

collegio sindacale. Le differenze poste dalla riforma rispetto al modello tradizionale italiano, fondato sul consiglio di

amministrazione come organo gestorio e sul collegio sindacale come organo di controllo, risiedono nei maggiori poteri del

consiglio di sorveglianza rispetto al collegio sindacale che vengono sottratti all’ assemblea: approvazione del bilancio,

promozione dell’ azione sociale di responsabilità nei confronti dei consiglieri di gestione e potere di nomina e revoca dei

consiglieri di gestione, inoltre il controllo contabile è affidato ad un revisore esterno.

2 . IL CONSIGLIO DI GESTIONE, COMPETENZE , STRUTTURA, NOMINA, L’IN CARICO, DELIBERAZIONI, OBBLIGHI,

RESPONSABILITA’, L’AZIONE DI RESPONSABILITA’

Il consiglio di gestione è disciplinato sia in via autonoma, sia con richiamo alla disciplina degli amministratori in quanto

compatibile. ad esso spetta la gestione dell’ impresa , compiendo quindi operazioni necessarie per l’ attuazione dell’ oggetto

sociale. I consiglieri di gestione possono non essere soci, ma non possono essere nominati consiglieri di sorveglianza. E ‘

possibile prevedere un numero massimo e un numero minimo, purché non inferiore a 2. Il consiglio sceglie tra i suoi

componenti il presidente se non è nominato dal consiglio di sorveglianza. La nomina dei componenti del consiglio di

gestione spetta al consiglio di sorveglianza, entro 30 gg. Dalla nomina , i consiglieri devono chiedere l’ iscrizione nel

registro delle imprese, le cause di nullità o di annullabilità della nomina dei consiglieri che hanno la rappresentanza della

società, non sono opponibili ai terzi dopo l’adempimento della pubblicità, salvo che la società provi che i terzi ne erano a

conoscenza. Essi restano in carica per un periodo non superiore a tre esercizi, salvo diversa disposizione dello statuto, essi

sono rieleggibili e sono revocabili dal consiglio di sorveglianza, in qualunque tempo, anche se nominati nell’ atto

costitutivo, salvo il diritto al risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa. se nel corso dell’ esercizio

vengono a mancare uno o più componenti del consiglio di gestione, il consiglio di sorveglianza provvede alla loro

sostituzione. per quanto riguarda la cessazione dei consiglieri, si applica in quanto compatibile la disciplina in tema di

amministratori. anche la disciplina delle deliberazioni e degli obblighi e responsabilità degli amministratori è applicabile in

quanto compatibile: così la disciplina sulla validità delle deliberazioni del consiglio e sugli interessi degli amministratori,

anche se la legittimazione ad impugnare spetta anche al consiglio di sorveglianza, sul divieto di concorrenza e sulla

responsabilità verso la società verso i creditori sociali e verso i soci e i terzi. l’ azione sociale di responsabilità contro i

consiglieri di gestione, oltre che promossa dalla società e dai soci, può anche essere proposta a seguito di deliberazione del

consiglio di sorveglianza, con maggioranza dei componenti del consiglio di sorveglianza. Se la deliberazione è presa a

maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, comporta la revoca dall’ ufficio dei consiglieri di gestione; il consiglio di

sorveglianza può rinunziare all’ esercizio dell’ azione di responsabilità e può transigerla ma a condizioni che la rinuncia e

la transazione siano approvate dalla maggioranza assoluta dei componenti del consiglio di sorveglianza e purché non si

opponga la percentuale dei soci indicata per il consiglio di amministrazione. La rinunzia all’ azione da parte della società

o del consiglio di sorveglianza non impedisce l’ esercizio dell’azione di responsabilità che spettano ai soci di minoranza e ai

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creditori sociali. L’ azione può essere esercitata dal consiglio di sorveglianza entro 5 anni dalla cessazione

dell’amministratore dalla carica, in conformità a quanto disposto per gli amministratori.

3. IL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA, STRUTTURA PROFESSIONALITA’ E INDIPENDENZA, NOMINA, L’IN CARICO.

La disciplina del consiglio di sorveglianza è contenuta in 2 articoli, esso si compone di un numero non inferiore a 3

componenti, salvo che lo statuto non disponga diversamente, anche non soci, almeno un componente effettivo del consiglio

di sorveglianza deve essere iscritto nel registro dei revisori contabili, non possono essere eletti alla carica di componente del

consiglio di sorveglianza e se eletti, decadono dall’ ufficio, coloro che si trovano in condizioni di ineleggibilità previste per

gli amministratori, i componenti del consiglio di gestione coloro che sono legati alla società o alle società da questa

controllate o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza

o di prestazione d’opera retribuita che ne compromettano l’indipendenza. Non sono cause di ineleggibilità essere legati alle

società controllanti o avere altri rapporti di natura patrimoniale; lo statuto può prevedere altre cause di ineleggibilità o

decadenza, cause di incompatibilità, limiti e criteri per il cumulo degli incarichi. La nomina dei componenti del consiglio di

sorveglianza spetta inderogabilmente all’assemblea, che elegge anche il presidente i cui poteri sono stabiliti nello statuto.

Per le società quotate, la Consob stabilisce modalità per l’elezione del membro effettivo del consiglio di sorveglianza da

parte dei soci di minoranza. L’assemblea nell’atto della nomina stabilisce la retribuzione annuale, per tutta la durata

dell’ufficio. La nomina dei consiglieri con le relative indicazioni, nome cognome luogo e data di nascita e domicilio devono

essere iscritte nel registro delle imprese entro 30 gg . i componenti del consiglio di sorveglianza restano in carica per tre

esercizi e scadono alla data della successiva della successiva assemblea annuale di bilancio, sono rieleggibili, salvo diversa

disposizione dello statuto e sono revocabili dall’assemblea con deliberazione di almeno di un quinto del capitale sociale,

con diritto al risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa. Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare

uno o più componenti, l’assemblea provvede alla sua sostituzione.

4. COMPETENZE DEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA, FUNZIONI DELL’ASSEMBLEA E DEL COLLEGIO SINDAC ALE,

IL CONTROLLO CONTABILE DEL REVISORE ESTERNO

Il consiglio di sorveglianza nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione determinando ne il sistema (sistema

dualistico puro) salvo che le relative competenze siano attribuite dallo statuto all’assemblea( sistema dualistico misto);

approva il bilancio d’esercizio e ove è redatto il bilancio consolidato; promuove l’esercizio dell’azione di responsabilità nei

confronti dei componenti del consiglio di gestione; se previsto dallo statuto delibera, in ordine alle operazioni strategiche e

ai piani strategici, industriali e finanziari della società. Vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto della

corretta amministrazione, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo, e contabile; presenta la denuncia

al tribunale in caso di fondato sospetto di irregolarità gestionale; riferisce una volta all’anno all’assemblea sull’attività di

vigilanza svolta. Nelle società quotate i componenti del consiglio di sorveglianza possono, anche individualmente, chiedere

notizie ai consiglieri di gestione sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari, e può procedere anche ad

ispezioni nonché scambiare informazioni con gli organi delle società controllate. I componenti del consiglio di sorveglianza

possono, anche individualmente, chiedere al presidente la convocazione dell’organo, la riunione deve essere convocata senza

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ritardo, salvo che vi siano ragioni tempestivamente comunicate al richiedente ed illustrate al consiglio alla prima riunione

successiva. Il consiglio di sorveglianza può, previa comunicazione al presidente del consiglio di gestione convocare

assemblea dei soci. I consiglieri di sorveglianza devono adempiere ai loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura

dell’incarico; possono assistere alle adunanze del consiglio di gestione e devono partecipare alle assemblee; sono

responsabili solidalmente con i componenti del consiglio di gestione per i fatti o le omissioni di questi quando il danno non

si sarebbe prodotto se avessero agito in conformità degli obblighi della loro carica. Le riunioni e le deliberazioni sono

disciplinate dalla normativa sul collegio sindacale non applicandosi la norma che prevede la decadenza del sindaco che

senza giustificato motivo non partecipa durante un esercizio sociale a due riunioni del collegio. I poteri­doveri

comprendono, poteri informativi e di accertamento attributi al collegio sindacale, e il dovere di convocazione

dell’assemblea in caso di omissione o ingiustificato ritardo da parte dei consiglieri di gestione; i doveri dei sindaci in caso

di denunzia dei soci e il potere­dovere di scambio di informazioni tra il consiglio di sorveglianza e coloro che esercitano il

controllo cantabile. Alla deliberazione del consiglio di sorveglianza con la quale viene approvato il bilancio d’esercizio si

applica la disciplina della invalidità delle deliberazioni assembleari di approvazione del bilancio ed essa può essere

impugnata anche dai soci.

5. IL SISTEMA MONISTICO PROFILI GENERALI, IL MODELLO ANGLOSASSONE, FUNZIONALITA’

Con la riforma del 2003 si è data la possibilità che lo statuto preveda che l’amministrazione ed il controllo siano esercitati

rispettivamente dal consiglio di amministrazione e da un comitato costituito al suo interno ( comitato per il controllo sulla

gestione). E’ il sistema monistico di origine anglosassone, nel quale il controllo sulla gestione spetta la board, mentre

all’audit committee spetta un monitoraggio del sistema dei controlli interni e la vigilanza sui revisori.

6. IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, IDENTITA’ E DIFFERENZE CON IL SISTEMA TRADIZIONALE.

Anche nel sistema monistico la gestione dell’impresa spetta esclusivamente al consiglio di amministrazione. E’ compresa

quindi la possibilità che i consiglieri preposti al controllo siano anche amministratori, ciò lì espone alla caduta insieme a

questi se ciò è previsto nello statuto. Almeno un terzo dei componenti del consiglio di amministrazione deve essere in

possesso dei requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci e, se lo statuto lo prevede, anche dei requisiti previsti da codici

di comportamento redatti da associazioni di categoria o da società di gestione di mercati regolamentati. Se un

amministratore perde i requisiti o può restare in carica se il numero minimo rimane indipendente. Il consiglio di

amministrazione determina il numero e la nomina dei componenti del comitato per il controllo sulla gestione, salvo diversa

disposizione dello statuto. Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il numero dei componenti del

comitato non può essere inferiore a tre.

7. IL COMITATO PER IL CONTROLLO SULLA GEATIONE, REQUISITI, FUNZIONI, IL CONTROLLO CONTABILE DEL

REVISORE ESTERNO

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.

La disciplina del comitato per il controllo sulla gestione, è volta a garantire la massima autonomia sin dal momento della

nomina da parte di amministratori per un terzo dotati di requisiti di indipendenza. I membri del comitato devo no

possedere, i requisiti di onorabilità e professionalità e di requisiti di indipendenza . inoltre il comitato non può essere

formato da membri del comitato esecutivo o ai quali siano attribuite deleghe o particolari cariche. E’ posta quindi una

rigorosa distinzione tra gli amministratori esecutivi e non esecutivi e solo questi possono far parte del comitato di

controllo. Almeno uno dei componenti del comitato deve essere scelto fra gli iscritti del registro dei revisori contabili. In

caso di morte, rinunzia, revoca o decadenza di un componente il consiglio di amministrazione provvede a sostituirlo

scegliendolo tra gli altri amministratori, se ciò non è possibile provvede senza indugio con cooptazione, secondo la

disciplina sulla sostituzione degli amministratori. Il comitato per il controllo sulle gestione elegge al suo interno a

maggioranza assoluta dei suoi membri, il presidente. Quanto al funzionamento dell’organo le riunioni e le deliberazione

sono disciplinate dalle norme sul collegio sindacale, non si applica però la norma che prevede la decadenza del sindaco che

senza giustificato motivo non partecipa durante un esercizio sociale a due riunioni del collegio; vigila sull’adeguatezza in

relazione alla natura e alle caratteristiche anche dimensionali dell’impresa, della struttura organizzativa della società, del

sistema di controllo interno, del sistema amministrativo e contabile; deve assistere alle adunanze del consiglio di

amministrazione, alle assemblee e alle riunioni del comitato esecutivo; svolge ulteriori compiti affidatigli dal consiglio di

amministrazione. Nelle società quotate è previsto che i componenti del comitato per il controllo sulla gestione possono

anche individualmente chiedere agli altri amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate

sull’andamento dell’operazioni sociali, o su determinati affari; il comitato o un componente può procedere ad atti di

ispezione e di controllo, nonché scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate; i componenti

del comitato possono, anche individualmente chiedere al presidente la convocazione del comitato indicando gli argomenti

da trattare; il comitato può previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione convocare il consiglio di

amministrazione ed avvalersi di dipendenti della società per l’espletamento delle proprie funzioni. Il controllo contabile

viene esercitato da un revisore esterno. CAPITOLO OTTAVO:

OBBLIGAZIONI E TITOLI DI DEBITO

1. IL RICORSO AL CAPITALE DI CREDITO, LE OBBLIGAZIONI, TITOLI DI CREDITO E STRUMENTI FINANZIARI,

AUTONOMIA E IMPERATIVITA’ DEL SISTEMA, LE NUOVE TIPOLOGIE DI OBBLIGAZIONI E TITOLI DI DEBITO.

Le società per azioni possono rappresentare l’esigenza di ricevere finanziamenti ricorrendo a capitale di prestito ( capitale

di credito, in contrapposizione al capitale di rischio, attribuito alla società con i conferimenti), senza dover aumentare il

capitale di rischio con l’emissione di nuove azioni. Le obbligazioni rappresentano lo strumento primario per la raccolta del

capitale di prestito con l’emissione di nuove azioni.

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Le azioni attribuiscono lo status di socio ed i relativi diritti di partecipazione, con le obbligazioni si diventa creditore

della società, con il diritto alla restituzione del capitale e agli interessi, oltre ad eventuali altri diritti. La riforma ha

introdotto obbligazioni che consentono di partecipare in certa misura al rischio di impresa,

( obbligazioni variabili e subordinate). Le obbligazioni sono titoli di credito nominativi e al portatore , di massa ossia

rappresentativi di uni stesso valore nominale e di uguali diritti; causali, con la rilevanza del rapporto di mutuo sottostante

al rapporto cartolare; dematerializzati a certe condizioni: se negoziate o destinate alla negoziazione sui mercati

regolamentati italiani. I titoli obbligazionari devono indicare: la denominazione, l’oggetto e la sede della società; il

capitale sociale e le riserve esistenti al momento dell’emissione; la data della deliberazione di emissione e della sua

iscrizione di registro; l’ammontare complessivo dell’emissione, il valore nominale di ciascun titolo, i diritti, il rendimento o

i criteri per la sua determinazione e il modo di pagamento e di rimborso; le eventuali garanzie. Categorie di obbligazioni

dal contenuto essenziale tipico: ordinarie, subordinate, variabili, convertibili in azioni. Le obbligazioni ordinarie hanno

diritto alla restituzione del capitale e degli interessi , indipendentemente dai risultati economici. Le obbligazioni

subordinate sono quelle in cui il diritto degli obbligazionisti alla restituzione del capitale ed agli interessi viene, in tutto o

in parte, subordinato alla soddisfazione dei diritti ad altri creditori, non azionisti della società. L’obbligazioni variabili

sono quelle i cui tempi ed entità del pagamento degli interessi ,e non del rimborso capitale, dipendono da parametri

oggettivi relativi all’andamento economico della società. Notevole gamma di sottotipi, da quelle a premio a quelle

indicizzate, a quelle partecipanti le obbligazioni convertibili in azioni sono quelle che prevedono l’emissioni di azioni della

medesima società a seguito di esercizio di un diritto potestativo di conversione. Affine a queste sono le obbligazioni

convertibili in azioni di altra società; e le obbligazioni con diritto di opzione, che danno all’obbligazionista, oltre al diritto

alla restituzione e agli interessi, il diritto ( opzione) di sottoscrive o acquistare azioni dell’emittente o di altra società. Gli

altri titoli di debito diversi dalle obbligazioni, che il legislatore contempla come

“ strumenti finanziari comunque denominati”, sono di categoria analoga alle obbligazioni variabili ma, a differenza delle

obbligazioni condizionate nel rimborso degli interessi, sono condizionati nei tempi e nell’ entità del rimborso del capitale;

la normativa sembra legittimare anche titoli di debito atipici x esempio titoli di debito il cui capitale non sia

predeterminato in ammontare fisso Ma ancorato non all’ andamento economico della società ma ad indici( titoli

indicizzati ad una variabile specifica, come il prezzo di una merce o una valuta). Né i titoli obbligazionari né gli altri

titoli di debito attribuiscono diritti partecipativi amministrativi.

2. L’EMISSIONE DELLE OBBLIGAZIONI, LE SOCIETA’ LEGITTIMATE ALL’EMISSIONE, COMPETENZA DEGLI

AMMINISTRATORI. LIMITE, LA RATIO DEL NUOVO LIMITE, NON OPERATIVITA’ DEL LIMITE.

Possono emettere obbligazioni e titoli di debito atipici, oltre alle S.P.A., ED ALLA SA.P.A. le società cooperative. Alle

società a responsabilità limitata è consentito emettere titoli di debito, ma destinato ad un circuito limitato di operatori. La

disciplina consente di rimettere all’ organo amministrativo la decisione in ordine a tutte le forme di indebitamento della

società. Essa è derogabile dall’ atto costitutivo, che può, oltre che prevedere una diversa competenza, graduare la stessa. In

ogni caso la deliberazione deve rispettare le regole di forme e pubblicità previste per le modifiche dell’ atto costitutivo, cioè

la verbalizzazione del notaio e l’ iscrizione nel registro delle imprese. È prevista anche una disciplina sul limite

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quantitativo dell’ emissione, esso è pari all’ ammontare del doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve

disponibili che risultano dall’ ultimo bilancio approvato. Resta rivelante il mantenimento di un equilibro nel rapporto tra

il patrimonio netto della società(capitale e riserve) e il debito obbligazionario. per le società con azioni quotate nei mercati

regolamentati il limite non opera, inoltre quando le obbligazioni in eccedenza sono destinate alla sottoscrizione da

investitori professionali soggetti a vigilanza potenziale a norma delle leggi speciali. Questi infatti rispondono della

solvenza della società nei confronti degli acquirenti laddove abbiamo immesso il titolo sul mercato al di fuori del circuito

degli investitori professionali. Il limite può ancora essere superato con provvedimento governativo che ne stabilisce limiti e

modalità, infine si possono emettere obbligazioni al di sopra del limite, se le obbligazioni sono garantite da ipoteca di

primo grado su immobili di esclusiva proprietà della società, fino a i 2 / 3 del valore degli immobili stessi. L’altra norma a

tutela del risparmio del limite, riguarda la riduzione del capitale, salvo i casi di superamento del limite per obbligazioni

garantite o emesse da società quotate o quando ricorrono ragioni di interesse economico nazionale, la società che ha messo

obbligazioni non può ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire riserve, se con riguardo all’ammontare delle

obbligazioni ancora in circolazione, il limite del doppio del capitale e delle riserve non risulta più rispettato.

3. L’ORGANIZZAZIONE DEGLI OBBLIGAZIONISTI, L’ASSEMBLEA, COMPETENZE, FUNZIONAMENTO,

IMPUGNAZIONE DELLE DELIBERAZIONI, IL RAPPRESENTANTE COMUNE, NOMINA IN CARICO, OBBLIGHI E PO TERI

DEL RAPPRESENTANTE COMUNE.

Gli obbligazionisti per tutelare i proprio interessi dispongono di un organizzazione, composta da un assemblea e da un

rappresentante comune. L’assemblea degli obbligazionisti delibera sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune,

sulle modifiche delle condizioni del prestito, sulla proposta di amministrazione controllata e di concordato; sulla

costituzione di un fondo per le spese necessarie; sugli altri oggetti di interesse degli obbligazionisti. È consentito

all’assemblea di modificare le condizioni di prestito relative al tasso di interesse, alle garanzie, al tempo di rimborso. Non è

invece legittimo modificare le basi qualificanti del rapporto ( come richiedere nuove prestazioni, rinunciare agli interessi)

senza il consenso di tutti. L’assemblea è convocata dagli amministratori o dal rappresentante degli obbligazionisti, le

deliberazioni sono iscritte dal notaio che ha redatto il verbale nel registro delle imprese. Per la validità delle deliberazioni

sulle condizioni di prestito, è necessario anche in seconda convocazione il voto favorevole degli obbligazionisti che

rappresentano la metà delle obbligazioni emesse e non estinte. Il rappresentante comune può essere scelto al di fuori degli

obbligazionisti e possono essere nominate anche persone giuridiche autorizzate all’esercizio dei servizi di investimento

( SIM, banche, società di intermediazione finanziaria, società fiduciaria.) se il rappresentante comune non è nominato

dall’assemblea, esso è nominato con decreto dal tribunale su domanda di uno o più obbligazionisti o degli amministratori

della società, entro 30gg dalla nomina il rappresentante comune deve richiederne l’iscrizione nel registro delle imprese, dura

in carica per un triennio e può essere rieletto. Può essere revocato, ma ha diritto al risarcimento del danno se la revoca

avviene senza giusta causa. Provvede all’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti; tutela gli

interessi comuni di questi nei rapporti con la società; assiste alle operazioni di sorteggio delle obbligazioni, ha inoltre

diritto di assistere attivamente all’assemblea dei soci.

41

4 . LE OBBLIGAZIONI CONVERIBILI IN AZIONI.

Competente a deliberare le emissioni di obbligazioni convertibili in azioni è l’assemblea straordinaria che con la stessa

deliberazione determina il rapporto di cambio obbligazioni­azioni e il periodo e le modalità della conversione; le

obbligazioni devono essere offerte in opzione agli azionisti e ai possessori di obbligazioni convertibili. Il procedimento di

conversione è così articolato: gli obbligazionisti chiedono la conversione, nel primo mese di ciascun semestre gli

amministratori provvedono all’emissione delle azioni spettanti agli obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel

semestre precedente; entro il mese successivo gli amministratori devono depositare per l’iscrizione nel registro dell’imprese

un attestazione dell’aumento del capitale sociale corrispondente al valore nominale delle azioni emesse; fino a che

l’iscrizione nel registro non sia avvenuta, l’aumento del capitale non può essere menzionato negli atti della società. è

previsto anche una disciplina per il periodo di pendenza della conversione, fino a quando non siano scaduti i termini

fissati per la conversione, la società non può deliberare né la riduzione volontaria del capitale sociale, né la modificazione

delle disposizioni dello statuto concernenti la ripartizione degli utili. Tali limiti vengono rimossi se ai possessori di

obbligazioni convertibili viene data la facoltà di conversione anticipata, almeno 90gg prima della convocazione

dell’assemblea; il diritto di conversione può essere esercitato nel termine di 30 gg dalla pubblicazione. Nel caso di fusione e

scissione, ai possessori di obbligazioni convertibili che non abbiano esercitato la facoltà di conversione devono essere

assicurati diritti equivalenti al rapporto di cambio, a quelli loro spettanti prima della fusione, salvo che la modificazione

dei loro diritti sia stata approvata dall’assemblea degli obbligazionisti. Le emissioni di obbligazioni convertibili in azioni

può anche essere delegata agli amministratori. Lo statuto può attribuire agli amministratori la facoltà di emettere in una o

più volte obbligazioni convertibili, fino ad un ammontare determinato e per il periodo massimo di 5 anni dalla data di

iscrizioni della società nel registro delle imprese. In questo caso la delega comprende anche quella ad aumentare

corrispondentemente il capitale sociale, la deliberazione di emissione deve risultare da verbale redatto da notaio ed è

depositata e iscritta come le deliberazioni di modifica dello statuto.

CAPITOLO NONO:

I LIBRI SOCIALI E IL BILANCIO

1) I LIBRI SOCIALI.

Le società di capitali devono tenere i libri e le scritture contabili previsti per gli imprenditori commerciali e una serie di libri

sociali. i libri sono: il libro dei soci, il libro delle obbligazioni, il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’ assemblee, il

libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione o del consiglio di gestione, il libro delle

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adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale, il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo, se

questo esiste, il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti, se sono state emesse

obbligazioni, il libro degli strumenti finanziari. tali libri possono essere esaminati(diritto di ispezione), e di

documentazione, ossia da essi si possono ottenere estratti, ma non tutti vi possono accedere. I libri sociali hanno una

efficacia probatoria, sono probanti nei rapporti sociali interni,

2) IL BILAN CIO DI ESER CIZIO, BILAN CI STRAORDINARI, PRIN CIPI GENERALI, PRIN CIPI DI REDAZIONE

Le società di capitali devono redigere il bilancio di esercizio. Esso è un documento che rappresenta il patrimonio dell’

azienda al termine d’ esercizio e il reddito conseguito nel corso di esso. il bilancio è composto dallo stato patrimoniale che

dà rappresentazione dell’ attivo e del passivo , dal conto economico, che illustra i componenti negativi e positivi di reddito

e quindi risultato, utile e perdita, e dalla nota integrativa, che spiega motiva e integra i valori indicati nelle poste dello

stato patrimoniale e del conto economico. Altri bilanci possono essere previsti per altre finalità, i c. d. BILANCI

STRAORDINARI, come il bilancio in caso di riduzione del capitale in caso di perdite, di liquidazione, di fusione e

scissione. il bilancio deve essere redatto con chiarezza, in modo veritiero e corretto. Ad integrare tali principi generali, sono

dettati altri principi di redazione del bilancio. La valutazione delle voci deve essere fatta, con prudenza, nella prospettiva

della continuazione dell’ attività, tenendo conto della funzione economica dell’ elemento dell’ attivo o del passivo

considerato. Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’ esercizio, nonché dei rischi e delle perdite di

competenza dell’ esercizio. Secondo il principio di competenza l’ effetto delle operazioni e degli altri eventi deve essere

rilevato contabilmente ed attribuito all’ esercizio in cui accadono, indipendentemente dai relativi movimenti.

3)LO STATO PATRIMONIALE E IL CONTO ECONOMICO ,ARTICOLAZIONI E CONTENUTO

La struttura dello stato patrimoniale e del conto economico è disciplinato con norme che danno attuazione ai principi di

verità e chiarezza. In primo luogo è disposta l’ inderogabilità del contenuto e dell’ ordine delle voci. Le voci sono articolate

in categorie omogenee precedute da lettere maiuscole e sottocategorie di numeri romani, e ulteriormente sotto articolate in

voci precedute da numeri arabi, queste possono ancora essere suddivise, senza eliminazione della voce complessiva e dell’

importo corrispondente. Lo stato patrimoniale rappresenta in colonna la composizione del patrimonio della società,

suddiviso in attività e passività. Il conto economico rappresenta il risultato economico dell’ esercizio. le prime 2 sezioni

sono costituite del valore della produzione meno i costi di produzione, la terza e la quarta parte indicano i proventi e gli

oneri finanziari dell’ esercizio, nella quinta sezione sono iscritti i proventi e gli oneri straordinari della gestione. Due

ulteriori documento integrano il contenuto dello stato patrimoniale e del conto economico:la nota integrativa e la relazione

sulla gestione. Si aggiunge la relazione del collegio sindacale.

4)I CRITERI DELLE VALUTAZIONI.

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Il codice detta una serie di criteri che devono essere osservati nelle valutazioni. le immobilizzazioni sono iscritte al costo,

ossia prezzo effettivo, di acquisto o di produzione. il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali,la cui

utilizzazione è limitata nel tempo, deve essere ammortizzata in ogni esercizio in relazione all’ utilizzazione. l’

immobilizzazione che, risulti durevolmente di valore inferiore deve essere iscritto al minor valore. I costi di impianto, e di

avviamento, e i costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità aventi utili pluriennali possono essere iscritti nell’ attivo con il

consenso, ove esiste del collegio sindacale, e ammortizzati per un periodo non superiore a 5 anni. L’ avviamento può essere

iscritto nell’ attivo, con il consenso, ove esiste del collegio sindacale. Il disaggio su prestiti deve essere iscritto nell’ attivo, e

ammortizzato in ogni esercizio per il periodo di durata del prestito. I crediti devono essere iscritti secondo il valore

presumibile di realizzazione. Le attività e le passività in valuta, devono essere iscritti al tasso di cambio a pronti alla data

di chiusura dell’ esercizio, ad eccezione delle immobilizzazioni. Le rimanenze e i titoli e le attività finanziarie che non

costituiscono immobilizzazioni c. d. attivo circolante, sono iscritti al costo di acquisto o di produzione. I beni fungibili

sono difficili da calcolare in quanto vengono di regola acquistati o prodotti in tempi diversi. Il relativo costo può essere

calcolato con il metodo della media ponderata o con quelli PRIMO ENTRATO PRIMO USCITO C.D. METODO FIFO.

O ULTIMO ENTRATO, PRIMO USCITO C. D. METODO LIFO.(domanda di contabilità e bilancio).i lavori in corso

su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza.

5)LA NOTA INTEGRATIVA, FUNZIONE, CONTENUTO

La nota integrativa ha funzioni di spiegazioni, motivazione e completamento dei valori indicati nelle poste dello stato

patrimoniale e del conto economico, essa è parte integrante del bilancio. La legge ne detta il contenuto minimo , ma la nota

deve indicare tutte quelle informazioni richieste dalla natura e dimensioni dell’ impresa.

6) GLI ALLEGATI AL BILAN CIO, LA RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI SULLA GESTIONE, LA RELAZIONE DEI

.

SINDACI E DEL SOGGETTO IN C ARICATO DEL CONTROLLO CONTABILE, BILAN CIO IN FORMA ABBREVIATA

Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori, sulla situazione della società e sull’ andamento

della gestione. Si tratta di un documento che non è parte integrante del bilancio, ma che ha funzioni di rendicontazione

propria del bilancio. PER le società con azioni quotate in mercati regolamentati è prevista una relazione semestrale, gli

amministratori devono trasmettere al collegio sindacale una relazione sulla gestione redatta secondo i criteri stabiliti dalla

Consob. È disciplinato l’ intervento del collegio sindacale con una relazione nel processo di formazione del bilancio. Un

ulteriore relazione è predisposta dal soggetto incaricato del controllo contabile, cui il bilancio deve essere anche

comunicato. Le società che non abbiano emessi titoli negoziati in mercati regolamentati, possono redigere il bilancio in

forma abbreviata, a condizioni che, nel primo esercizio o, successivamente, per 2 esercizi consecutivi non abbiano superato

limiti dimensionali.

7)

LA DELIBERAZIONE DI APPROVAZIONE DEL BILAN CIO, PUBBLICITA’,IMPUGNAZIONE.

44

La deliberazione di approvazione del bilancio è adottata dall’ assemblea ordinaria, ovvero nel sistema dualistico dal

consiglio di sorveglianza. In base al principio della competenza e responsabilità degli amministratori l’ approvazione del

bilancio non implica liberazione degli amministratori, dei direttori generali dei dirigenti preposti alla redazione dei

documenti contabili societari. Fondamentale è la pubblicità del bilancio, entro 30 gg. Deve essere depositata presso l’

ufficio del registro delle imprese a cura degli amministratori. Inoltre le società con azioni quotate in mercati regolamentati

sono tenuti a depositare per l’ iscrizione nel registro delle imprese l’ elenco dei soci riferito alla data di approvazione del

bilancio. Sono state previsti taluni limiti alla impugnazione della deliberazione del bilancio. Le azioni di annullamento e

di nullità delle deliberazioni di approvazioni del bilancio non possono essere proposte dopo l’ approvazione del bilancio

dell’ esercizio successivo. Legittimati ad impugnare la deliberazione di approvazione del bilancio su cui il revisore non ha

formulato rilievi spetta ai soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale.

8) .

RISERVE. ACCONTI SUI DIVIDENDI

In relazione al bilancio è prevista una disciplina sugli utili e sulle riserve diretta al rispetto dei principi di integrità ed

effettività del capitale sociale. È quindi prevista una serie di vincoli alla deliberazione sulla distribuzione degli utili ai

soci. La prima disposizione è posta in tema di riserva legale. dagli utili netti annuali deve essere dedotta almeno la

ventesima parte per costituire una riserva, fino a che questa non abbia raggiunto un quinto del capitale sociale. La riserva

deve essere reintegrata con le stesse modalità se viene diminuita per qualsiasi ragione, per esempio per perdite. Un ulteriore

riserva legale non distribuibile è quella rappresentata dalle plusvalenze, per il costo d’ acquisto, delle partecipazioni

quando queste vengono iscritte in bilancio in base al metodo del patrimonio netto. Inoltre lo statuto può prevedere la

formazione di riserve da utili per scelta della società( riserva statutaria) , inoltre l’ assemblea ordinaria che approva il

bilancio può prevedere riserve facoltative, per le quali si può successivamente deliberare la loro mobilizzazione e

distribuzione ai soci. Prima di poter distribuire gli utili ai soci, l ‘ assemblea deve rispettare gli eventuali vincoli che

derivano da partecipazione agli utili che spettano ai promotori, ai soci fondatori e agli amministratori. A salvaguardia del

capitale sociale è disposto che non possono essere pagati dividenti sulle azioni se non per utili realmente conseguiti che

risultano dal bilancio regolarmente approvato, ne può farsi luogo a ripartizioni di utili laddove si verifichi una perdita del

capitale sociale. per effetto della deliberazione di approvazione del bilancio e della deliberazione sulla distribuzione degli

utili ai soci sorge in questi il diritto al dividendo. Tale diritto è rimesso alla discrezionalità dell’ assemblea, la quale

potrebbe decidere di non distribuire gli utili , ma di reinvestirli nell’ attività sociale. inoltre è prevista la possibilità di

distribuire acconti sui dividendi, essa è un operazione pericolosa, per il rischio di indebito depauperamento del capitale in

caso di mancato conseguimento degli utili a fine esercizio, è pertanto consentita a condizioni che: il bilancio della società

sia assoggettata per legge al controllo da parte di società di revisione iscritte all’ albo speciale, la distribuzione di acconti

sui dividendi sia prevista dallo statuto e deliberata dagli amministratori, dall’ ultimo bilancio approvato non risultino

perdite relativo a esercizi o esercizi precedenti, l’ ammontare degli acconti non superi la minor somma tra l’ importo degli

utili conseguiti dalla chiusura dell’ esercizio precedente, diminuito delle quote che dovranno essere destinate alle riserve

legali o statutario e quello delle riserve disponibili, gli amministratori deliberino la distribuzione degli acconti sulla base di

un prospetto contabile e di una relazione da cui risulti la situazione patrimoniale economica e finanziaria della società

consente la distribuzione.

45 9) IL BILAN CIO CONSOLIDATO, FUNZIONE, LE IMPRESE IN CLUSE NEL CONSOLIDAMENTO, IL CONTENUTO, IL

CONTROLLO

La disciplina del bilancio consolidato è contenuta in una legge comunitaria, esso è costituito da stato patrimoniale, conto

economico, nota integrativa, deve essere redatto con chiarezza veridicità e correttezza. La situazione patrimoniale e

finanziaria e il risultato economico, non della singola società ma del complesso delle imprese costituito dalla controllante e

dalle controllate, quindi è il risultato economico di dell’ impresa di gruppo considerata nella sua unità. Il bilancio

consolidato è redatto dagli amministratori dell’ impresa controllante, e non è sottoposta all’ approvazione dell’ assemblea. i

soggetti che devono redigere il bilancio consolidato sono: le società di capitali che controllano altre imprese, gli enti pubblici

che hanno ad oggetto un attività commerciale, le società cooperative e le mutue assicuratrici che controllano una società di

capitali. Le imprese controllate da includere nell’ area di consolidamento sono:le società in cui un'altra società dispone

nell’ assemblea ordinaria della maggioranza dei voti(controllo di diritto) o di voti sufficienti per esercitare un influenza

dominante(controllo di fatto), le imprese su cui un'altra ha il diritto di esercitare un influenza dominante in virtù di un

contratto o di una clausola statutaria, le imprese in cui un'altra, in base ad accordi con altri soci controlla da sola la

maggioranza dei diritti di voto. La nota integrativa deve contenere una serie di informazioni a quelle del bilancio di

esercizio, e l’ elenco delle imprese incluse nel consolidamento, nonché le l’ elenco delle partecipazioni controllate e collegate.

Anche la relazione sulla gestione deve riguardare la situazione complessiva delle imprese, e l’andamento della gestione nel

suo insieme. Il bilancio consolidato deve essere controllato dagli stessi organi o soggetti che controllano il bilancio di

esercizio della società che redige il bilancio consolidato. Una copia del bilancio deve essere comunicata per il controllo

insieme al bilancio d’ esercizio, depositato presso la società per la revisione dei soci che approvano questo bilancio. Nelle

società per azioni quotate la Consob entro 6 mesi dalla data del deposito , e i soci che rappresentano almeno il 5% del

capitale sociale sono legittimati a far accertare la conformità del bilancio consolidato.

CAPITOLO DECIMO:

LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO

1 . LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO, PROCEDIMENTO, IL CONTROLLO NOTARILE, ED IL CONTROLLO

DELL’UFFICIO DEL REGISTRO DELLE IMPRESE, ISCRIZIONI E PUBBLIC AZIONI.

46

La disciplina delle modificazioni dello statuto è costituita da una parte generale, e da una parte speciale che riguarda le

modifiche del capitale sociale. A cui si aggiunge la disciplina delle modifiche per le operazioni straordinarie

(trasformazioni scissione fusione). Le modificazioni dello statuto sono di competenza dell’ assemblea straordinaria. Il

notaio che ha verbalizzato la deliberazione di modifica dello statuto, entro 30 gg. Ne richiede l’ iscrizione nel registro delle

imprese. Il notaio ha un duplice ruolo: verbalizza la deliberazione e svolge il controllo di legalità sostanziale, l’ ufficio del

registro delle imprese verificata la regolarità formale, della documentazione, iscrive la deliberazione nel registro. È prevista

una residuale omologazione da parte del tribunale, quando la deliberazione non supera il vaglio di legittimità del notaio,

in questo caso né da comunicazione agli amministratori, i quali nei 30 gg. Successivi possono convocare l’ assemblea per gli

opportuni provvedimenti, ovvero ricorrere in sede di volontaria giurisdizione al tribunale per il provvedimento d’ iscrizione

nel registro delle imprese, in mancanza la deliberazione è definitivamente inefficace.

Il tribunale verificato l’ adempimento delle condizioni richieste dalla legge, e sentito il p. m. ordina l’ iscrizione nel registro

delle imprese con decreto soggetto a reclamo.

Al fine di rendere più agevole la conoscenza del nuovo statuto, si prevede che ogni modifica debba essere depositata nel

registro delle imprese.

2. IL DIRITTO DI RECESSO, LE CAUSE IMPERATIVE, LE CAUSE DISPOSITIVE, L’AUTONOMIA STATUTARIA, TERMINI

E MODALITA’ DI ESER CIZIO, CRITERI DI DETERMINAZIONE DEL VALORE DELLE AZIONI, PROCEDIMENTO DI

LIQUIDAZIONE.

La riforma del 2003 ha innovato la disciplina del diritto di recesso, si può recedere anche limitatamente ad una parte delle

azioni possedute; sono state ampliate le cause di recesso imperative ed ineliminabili. per tali cause è nullo ogni patto volto

ad escludere o rendere più gravoso l’ esercizio del diritto di recesso. Hanno inderogabilmente diritto di recedere, i soci che

non hanno concorso alle deliberazioni

( assenti, dissenzienti, e astenuti) che riguardano: modifica della clausola dell’ oggetto sociale quando consente un

cambiamento significativo dell’ attività della società; trasformazione della società, trasferimento della sede sociale all’

estero; revoca dello statuto di liquidazione; eliminazione di una o più cause di recesso; modificazione dello statuto

concernenti i diritti di voto, o di partecipazione;società a tempo indeterminato con azioni non quotate; nelle società con

azioni quotate esclusione della quotazione; introduzione o soppressione di clausola compromissoria. Hanno ancora diritto

di recesso, ma lo statuto può disporre diversamente, i soci che non hanno concorso all’ approvazione delle deliberazioni che

riguardano la proroga del termine e l’ introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari. Il diritto

di recesso è esercitato mediante lettera raccomandata entro 15 gg. Dall’ iscrizione nel registro delle imprese con l’

indicazioni delle generalità del socio, del domicilio del numero e della categoria delle azioni per le quali viene esercitato il

diritto di recesso. Il recesso non può essere esercitato, e se esercitato, è privo di efficacia,se entro 90 gg. La società revoca la

delibera che lo legittimità, ovvero se è deliberato lo scioglimento della società. per quanto riguarda la valutazione delle

partecipazioni da liquidare al socio recedente, sono competenti gli amministratori, sentito il collegio sindacale e il revisore

contabile,tenendo conto della situazione patrimoniale attuale della società, e dell’ eventuale valore di mercato delle azioni.

47

Lo statuto può stabilire criteri diversi di determinazione del valore indicando gli elementi dell’ attivo e del passivo del

bilancio che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio. Gli amministratori devono offrire in opzioni

le azioni del socio recedente agli altri soci. Coloro che esercitano il diritto di opzione, hanno diritto di prelazione sulle

azioni non optate. L’ offerta di opzione è depositata presso il registro delle imprese entro 15 gg. Dalla determinazione

definitiva del valore di liquidazione. Qualora le opzioni non vengono acquistate in tutto o in parte, gli amministratori

possono collocarli presso terzi; se ciò non avviene si prevede che la società le acquisti utilizzando riserve disponibili anche

in deroga al limite della decima parte del capitale sociale. In mancanza di utili e riserve disponibili si procede con

deliberazione dell’ assemblea straordinaria a riduzione del capitale sociale, ovvero allo scioglimento della società.

3. LE OPERAZIONI SUL CAPITALE, L’AUMENTO DI CAPITALE, L’AUMENTO A PAGAMENTO, AZIONI NON LIBERATE,

SOTTOSCRIZIONE E VERSAMENTI, CONFERIMENTI DI BENI IN NATURA E DI CREDITI, DIRITTO DI OPZIONE,

ESCLUSIONE E LIMITAZIONE, AUMENTO GRATUITO:PASSAGIO DI RISERVA A CAPITALE, ISCRIZIONE NEL REGISTRO

DELLE IMPRESE, PO TENZIALE SOLLECITAZIONE ALL’INVESTIMENTO NELLE SOCIETA’ QUOTATE, DELEGA AGLI

AMMINISTRATORI.

La disciplina delle operazioni sul capitale, come modificazione dello statuto è ispirata, oltre che dal riconoscimento dell’

autonomia privata (in particolare per il diritto di opzione) dalla tutela dell’ integrità ed effettività del capitale a garanzia

dei terzi.

L’ aumento del capitale può essere a pagamento( o reale) con un aumento del patrimonio a seguito di nuovi conferimenti, o

gratuito(o nominale) utilizzando il patrimonio esistente. In relazione all’ aumento del capitale la riforma del 2003 prevede

che l’ aumento non possa essere eseguito fino a che le azioni precedentemente emesse non siano interamente liberate. In

caso di violazione gli amministratori sono solidalmente responsabili per i danni arrecati ai soci e ai terzi. Sotto il profilo

dei conferimenti l’ operazione è disciplinata in modo analogo alla fase costitutiva, i sottoscrittori delle azioni di nuova

emissione devono, all’ atto della sottoscrizione versare alla società almeno il 25% del valore nominale delle azioni

sottoscritte, salvo si tratti di socio unico che deve effettuare i versamenti per l’ intero entro 90 gg. Se l’ aumento di capitale

avviene mediante conferimento di beni in natura o di crediti si applicano le disposizioni previste in sede costitutiva. La

deliberazione può prevedere che l’ aumento sia “ scindibile” in tal caso il capitale è aumentato di un importo pari alle

sottoscrizioni raccolte; se non prevede nulla l’ aumento è “inscindibile” e alla scadenza i sottoscrittori sono liberati dal

conferimento assunto e hanno diritto alla restituzione di quanto versato. I soci e i possessori di azioni convertibili in

azione hanno il diritto di opzione, sulle azioni di nuova emissione e sulle obbligazioni convertibili in azioni. L’ offerta di

opzione deve essere depositata presso l’ ufficio del registro delle imprese per esercitare il diritto deve essere concesso un

termine non inferiore a 30 gg. Coloro che esercitano il diritto di opzione, hanno diritto di prelazione nell’ acquisto delle

azioni e delle obbligazioni convertibili in azioni che siano rimaste non optate. La società può anche emettere buoni di

opzione

( warrant) che attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni di nuova emissione, sono rappresentati da titoli nominativi o

al portatore favorendo la circolazione del diritto di opzione. Il diritto di opzione è escluso o limitato, quando le azioni di

nuova emissione debbano essere liberate mediante conferimenti in natura, per espressa volontà dei soci, nelle società con

48

azioni quotate in mercati regolamentati, lo statuto può escludere il diritto di opzione nei limiti del 10% del capitale sociale

preesistente, se le azioni sono offerte in sottoscrizione ai dipendenti delle società o di società che la controllano o che sono

da esse controllate. per le proposte di aumento del capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto di opzione

mediante conferimenti in natura, o quando l’ interesse della società lo esige, si prevede un procedimento a tutela della

corretta decisione nei riguardi dei soci. Le proposte devono essere illustrate dagli amministratori con apposita relazione,

che deve essere comunicata al collegio sindacale, o al consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato del controllo

contabile, 30 gg. Prima di quello fissato per l’ assemblea. Entro 15 gg. Tali organi devono esprimersi sulla congruità del

prezzo di emissione dell’ azioni. Una particolare disciplina è prevista per l’ emissioni di nuove azioni sottoscritte da

banche, da enti o società finanziarie soggetti al controllo della Consob, ovvero da altri soggetti autorizzati nell’ attività di

collocamento di strumenti finanziari, con l’ obbligo di offrirle agli azionisti della società (c.d. opzione indiretta). In questo

caso, non si considera escluso o limitato il diritto di opzione, nel periodo di detenzione delle azioni offerte agli azionisti e

comunque fino a quando non sia esercitato il diritto di opzione i medesimi soggetti non possono esercitare il diritto di voto.

La società può anche deliberare un aumento gratuito di capitale sociale senza la necessità di ulteriori conferimenti,

imputando a capitale le riserve e gli altri fondi scritti in bilancio.

A questi fini è consentito l’ utilizzo di tutte le riserve e fondi non vincolati ad altri fini. Le modalità dell’ aumento

possono essere 2: 1. emissioni di nuove azioni, 2. aumento del valore nominale delle azioni in circolazioni. In materia di

operazioni di capitale sono avvertite particolarmente L’ esigenze di pubblicità a tutela dei terzi. nei 30 gg. Dall’ avvenuta

sottoscrizione delle azioni gli amministratori devono depositare per l’ iscrizione, nel registro delle imprese un’ attestazione

che l’ aumento del capitale è stato eseguito, fin quando ciò non è avvenuto, l’ aumento del capitale non può essere

menzionato negli atti della società compresi bilancio e statuto. In funzione ad esigenze finanziare dell’ impresa sociale,

per la scelta del momento più utile, per finanziare la società attraverso capitale di rischio è consentito che lo statuto

riconosca agli amministratori la facoltà di aumentare una o più volte il capitale, fino ad un ammontare determinato e per

un periodo di 5 anni dalla data dell’ iscrizione della società nel registro delle imprese. Tali facoltà può prevedere l’

esclusione del diritto di opzione per conferimenti in natura.

4. LA RIDUZIONE VOLONTARIA DEL CAPITALE SOCIALE, LA RIDUZIONE DEL CAPITALE PER PERDITE, LA

RIDUZIONE DEL CAPITALE AL DI SOTTO DEL LIMITE LEGALE, DELEGA AGLI AMMINISTRATORI.

La riduzione del capitale sociale può essere reale, se si riduce sostanzialmente il patrimonio e si restituiscono i

corrispondenti conferimenti; essa può aver luogo sia mediante deliberazione dei soci dall’ obbligo di versamenti ancora

dovuti, sia mediante rimborso del capitale ai soci, sino al limite del minimo del capitale sociale; e delle obbligazioni in

circolazione. Tale procedimento necessita di pubblicità per consentire ai creditori sociali di proporre in tribunale,

opposizione se il capitale ridotto non è più sufficiente a soddisfarli. La riduzione deve avvenire con modalità tali che le

azioni proprie eventualmente possedute dopo la riduzione non eccedano la decima parte del capitale sociale. La

deliberazione può essere eseguita solo dopo 90 gg. Dal giorno dell’ iscrizione nel registro delle imprese, salvo che entro tale

termine nessun creditore sociale anteriore all’ iscrizione abbia fatto opposizione. La riduzione del capitale per perdita è

disciplinato in modo imperativo; in caso di perdite oltre il terzo del capitale, esso deve essere risolto con provvedimenti nel

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più breve tempo, e se la perdita persiste nell’ esercizio successivo, con la riduzione obbligatoria del capitale. Se risulta che il

capitale è diminuito di oltre un terzo al netto delle riserve, gli amministratori o il consiglio di gestione, e in caso di inerzia

di questi, il collegio sindacale ovvero il consiglio di sorveglianza, devono convocare l’ assemblea per gli opportuni

provvedimenti: riportare la perdita a nuovo, cioè rinviarla all’ esercizio successivo, ovvero aumentare il capitale o

deliberare altre operazioni straordinarie, come trasformazione, fusione, scissione, per riportare la perdita a meno del terzo,

ovvero ridurre il capitale .se entro l’ esercizio successivo la perdita non diminuisce a meno di un terzo, l’ assemblea

ordinaria, o il consiglio di sorveglianza deve ridurre il capitale in proporzione alle perdite. La deliberazione comporta una

modifica allo statuto, in mancanza di tale deliberazione gli amministratori e i sindaci, o il consiglio di sorveglianza devono

chiedere al tribunale che sia disposta la riduzione del capitale; il tribunale con decreto soggetto a reclamo, che deve essere

iscritto dagli amministratori nel registro delle imprese. La situazione è più grave se la perdita porta il capitale al di sotto

del minimo di legge: in questo caso gli amministratori e il consiglio di gestione, in caso di inerzia di questi, i sindaci o il

consiglio di sorveglianza devono convocare l’ assemblea per deliberare la riduzione del capitale e l’ aumento di una cifra

non inferiore al minimo, o la trasformazione della società. Tale disciplina opera anche se le perdite abbiano comportato l’

azzeramento del capitale sociale: in tale ipotesi occorre deliberare un aumento tale da assorbire le perdite.

Agli amministratori può essere delegata la decisione di riduzione obbligatoria del capitale sociale per perdite nel caso in cui

le azioni emesse dalla società siano senza valore nominale.

5. quadro sinottico: DIRITTO DI RECESSO PAG. 217

CAPITOLO UNDICESIMO:

I PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE

1 . PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE, LE DUE FATTISPECIE DEL PATRIMONIO, PROVENTI

DELL’AFFARE DESTINATI AL RIMBORSO DI UN FINANZIAMENTO, IL FENOMENO DELLA SEPARAZIONE

PATRIMONIALE, SOGGETTO UNICO CON PI Ù ASSETTI PATRIMONIALI, VANTAGGI E SVANTAGGI..

Una novità rilevante della riforma del 2003 è rappresentata dai patrimoni destinati ad

uno specifico affare. L’istituto ha trovato attuazione in 2 distinte fattispecie:

1. quella dei patrimoni destinati ad uno specifico affare, con destinazione esclusiva di uno o più patrimoni già della

società,

2. e quella dei finanziamenti destinati ad uno specifico affare , al rimborso del quale si destinano i proventi dell’affare, o

parte di essi. In effetti il fenomeno, nella sua essenza, è già conosciuto dall’ ordinamento: si tratta della separazione

patrimoniale, in base alla quale si costituisce un nucleo patrimoniale che corrisponde ad una classe di creditori

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autonomamente rispetto ad altre classi di creditori. Nel quadro della separazione patrimoniale la fattispecie assume

carattere di originalità per due profili concorrenti: la generale operatività, nel senso che il patrimonio può costituirsi per

ogni tipo di attività; la separazione perfetta bi o pluri­univoca, nel senso che i creditori possono soddisfarsi esclusivamente

sui beni del patrimonio destinato. Il patrimonio vincolato non comporta una speciale imputazione soggettiva dei rapporti

giuridici, né la nascita di un soggetto diverso dal titolare del patrimonio.

2) LA NOZIONE DI AFFARE, IL LIMITE DEL 10% DEL PATRIMONIO NETTO, LA DELIBERAZIONE COSTITUTIVA,

L’OPPOSIZIONE DEI CREDITI SOCIALI, PUBBLICIT À E TRASCRIZIONE, MENZIONE DEL VIN COLO DI DESTINAZIONE

NEGLI ATTI.

L’affare deve essere specifico, e può consistere sia in una singola operazione, che in un gruppo di operazioni protratte nel

tempo. Potrebbe consistere in un ramo di azienda o in una divisione operativa dell’impresa. Per il patrimonio destinato in

senso stretto è previsto un limite quantitativo, non possono essere costituiti per un valore complessivamente superiore al

10% del patrimonio netto della società. Il limite non opera per i finanziamenti destinati, dato che l’apporto di nuovo

patrimonio avviene per opera dei terzi. Inoltre non possono essere costituiti patrimoni separati per l’esercizio di affari

attinenti ad attività riservate, come nel settore bancario ed assicurativo. La deliberazione di costituzione del patrimonio

destinato in senso stretto ha un contenuto inderogabile, deve indicare, l’affare i beni, e i rapporti giuridici compresi nel

patrimonio, il piano economico­finanziario da cui risulti la congruità del patrimonio rispetto alla realizzazione

dell’affare, le modalità e le regole del suo impiego, il risultato che si intende perseguire e le eventuali garanzie offerte ai

terzi; gli eventuali apporti ai terzi, la possibilità di emettere strumenti finanziari; la nomina di una società di revisione per

il controllo contabile sull’andamento dell’affare; le regole di rendicontazione o di gestione a maggioranza assoluta dei suoi

componenti. Essa deve essere depositata e iscritta nel registro delle imprese. Nel termine di 2 mesi dall’iscrizione i creditori

sociali possono fare opposizione se con la separazione di parte del patrimonio sociale vengono pregiudicate le loro garanzie

patrimoniali. Il tribunale può disporre che la deliberazione sia eseguita previa prestazione di idonea garanzia da parte

della società. In mancanza di pubblicità o sino al termine di due mesi dall’iscrizione o, se vi è stata opposizione dei

creditori sociali, sino al provvedimento del tribunale che predisponga l’esecuzione della deliberazione, non si produce

l’effetto giuridico della separazione patrimoniale del patrimonio destinato a dei frutti o proventi da esso derivati. Dal

momento in cui si verifica la separazione patrimoniale, i creditori della società non possono far valere più alcun diritto sul

patrimonio destinato allo specifico affare ne, salvo che per la parte spettante alla società sui frutti o proventi da esso

derivanti. E inoltre previsto che resta salva la responsabilità illimitata della società per le obbligazioni derivanti da fatto

illecito che può riguardare sia le attività connesse al patrimonio destinato, sia l’attività generale della società: è inoltre

esperibile l’azione revocatoria generale, dove ne ricorrano i presupposti. La separazione non è pienamente efficace se gli

atti compiuti in relazione allo specifico affare non recano espressa menzione del vincolo di destinazione, in tal caso gli atti

compiuti in relazione allo specifico affare risponde con il suo patrimonio residuo.

3. I LIBRI OBBLIGATORI E LE ALTRE SCRITTURE COINTABILI, BILAN CIO , STRUMENTI FINANZIARI E ASSEMBLEE

SPECIALI, IL RENDICONTO FINALE, IN CAPIENZA PATRIMONIO DESTINATO, LIQUIDAZIONE.

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

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